Quando qualcuno soffre di DEPRESSIONE, FORSE ci vuole di più di un MAZZO di FIORI PAGINA 6 I «LEAN ON ME»

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1 LA SVOLTA Informazioni sulla depressione e sui disturbi d ansia I Numero 10 Quando qualcuno soffre di DEPRESSIONE, FORSE ci vuole di più di un MAZZO di FIORI PAGINA 3 I DEPRESSIONE PAGINA 6 I «LEAN ON ME» PAGINA 10 I TERAPIA Trarre insegnamento da una crisi Yvonne ed Erwin Christen parlano dei loro momenti difficili Affrontare il tema depressione con «lean on me» In che modo amici e familiari possono essere al fianco dei malati Insieme contro la depressione: coinvolgere i familiari nella terapia Un colloquio con il Dr. Philippe Huguelet Lundbeck (Schweiz) AG Dokument letztmals geprüft:

2 EDITORIALE INDICE EDITORIALE 2 DEPRESSIONE 3 «La depressione ci ha uniti 3 più strettamente» Yvonne ed Erwin Christen parlano della loro convivenza con la depressione La Sua opinione ci interessa 4 Partecipi e vinca! Libro: «Irriverenza Una 5 strategia di sopravvivenza per i terapeuti» «LEAN ON ME» 6 «lean on me»: sono tuo amico 6 anche quando stai male Una campagna per destigmatizzare la depressione Equilibrium ogni aiuto è 8 prezioso Intervista a Christine Heim, presidentessa di Equilibrium «lean on me»: i risultati 9 dell indagine TERAPIA 10 «Coinvolgere i familiari nella 10 terapia può essere un aiuto prezioso per i malati» Intervista al Dr. Philippe Huguelet IN BREVE 12 Centri di riferimento e link 12 Colophon 12 Gentili lettrici, Cari lettori, N ella nostra società sono molto diffuse le malattie del sistema cardiocircolatorio ipertensione, arteriosclerosi o infarto cardiaco ed anche il diabete. La sofferenza e l inabilità al lavoro che provocano incontrano comprensione ed accettazione incondizionate. Purtroppo invece, per le malattie psichiche come la depressione le cose non stanno così non se ne parla, oppure ci si vergogna della propria debolezza. Questa grave malattia è ancora oggetto di stigmatizzazione. Spesso i colpiti non riescono a chiedere aiuto professionale. La loro disperazione emotiva gli impedisce di aprirsi persino agli amici o alla famiglia, e si vergognano di raccontare la tristezza, la spossatezza o perfino i pensieri di suicidio per paura di non essere capiti. Yvonne Christen ha avuto il coraggio di rivelare la propria depressione, e la sua franchezza ha incontrato la comprensione del partner, che le è rimasto vicino nei momenti più difficili. Nel ritratto a pagina 3 Yvonne ed Erwin Christen raccontano come sono riusciti a superare i molti ostacoli ma anche come hanno dovuto combattere contro i molti pregiudizi. Il loro racconto sottolinea quanto è importante per i depressi essere sostenuti dalla famiglia e dagli amici. Per promuovere la comprensione della malattia e l appoggio dato a chi ne soffre, nonché superare la stigmatizzazione, abbiamo lanciato, insieme alla European Depression Association (EDA), la campagna «lean on me». In Svizzera l iniziativa è supportata da Equilibrium, Associazione per far fronte alla depressione, dalla Società Svizzera di Psichiatria e Psicoterapia (SSPP) e dalla fondazione Werner Alfred Selo. Alle pagine 6 e 7 troverete maggiori informazioni sulla campagna e su come parteciparvi attivamente. Parallelamente all iniziativa «lean on me» è stata condotta lo scorso anno un indagine sul tema della depressione. Abbiamo presentato i risultati così ottenuti a Christine Heim, presidentessa di Equilibrium, chiedendole di illustrarcene i possibili retroscena. Alle pagine 8 e 9 potrete leggere l intervista e i risultati dell indagine. Grazie alla sua attività ambulatoriale, il Dr. Philippe Huguelet sa bene quanto possa essere utile per i malati il coinvolgimento dei familiari nella terapia. Nell intervista alle pagine 10 e 11 lo psichiatra ginevrino descrive le proprie esperienze e illustra in che modo i familiari possono migliorare il loro approccio ai malati. L incoraggiamento e la solidarietà di familiari ed amici sono di enorme importanza per i malati di depressione: sono infatti decisivi per farli sentire meno isolati e spingerli ad agire per superare la malattia. Contribuite anche voi ad aiutarli e visitate il nostro nuovo sito che offre utili informazioni. Vi auguriamo una lettura stimolante. PD Dr Rico Nil Medical Director Lundbeck (Schweiz) AG 2

3 «Ladepressione DEPRESSIONE ci ha uniti più strettamente» PER CHI SOFFRE DI DEPRESSIONE È DIFFICILE PARLARE DEL PROPRIO STATO CON LA FAMIGLIA O GLI AMICI. PER QUESTA RAGIONE YVONNE CHRISTEN HA ATTRAVERSATO MOLTE DIFFICILI CRISI. SOLO SU SUO MARITO HA POTUTO SEMPRE CONTARE: ERWIN CHRISTEN LE È STATO SEMPRE VICINO ED HA CONTINUATO A CREDERE IN LEI. OGGI YVONNE CHRISTEN STA MEGLIO. LA DEPRESSIONE HA UNITO LA COPPIA ANCORA DI PIÙ. F ine settimana dai Christen: nella loro stanza le tre figlie, di 9, 14 e 18 anni, litigano, mentre mamma Yvonne ripone gli indumenti che hanno lasciato in giro in soggiorno. Così facendo passa davanti ad un quadro che salta subito agli occhi a tutti i visitatori: un foulard di seta in una cornice di vetro, sul quale sono raffigurati vari personaggi dei cartoni animati. Predominano i colori chiari, come giallo, rosa e blu. Il quadro emana pura gioia di vivere. Prima che la cena sia pronta, papà Erwin fa ancora una rapida doccia. Dai Christen regna la vita quotidiana e la normalità. Non è stato sempre così, però, perché Yvonne Christen soffre di depressione e già da decenni. Ogni giorno prende un antidepressivo per stabilizzare l umore e una volta al mese si reca ad un colloquio psicoterapico. Ora sta bene, «ma una nuova fase depressiva potrebbe arrivare in ogni momento», dice. Solo pochi mesi fa, certi giorni non sapeva se sarebbe riuscita ad affrontare tutti gli impegni dei suoi ruoli di madre, casalinga e moglie. Sebbene Yvonne Christen abbia sofferto di depressione sin dall infanzia, la malattia è emersa solo alla nascita della prima figlia. «Invece di provare gioia, avrei voluto buttare mia figlia dalla finestra», così la cinquantenne confessa oggi con franchezza il sentimento di allora. Dopo il parto pianse a dirotto per ore. «Gli umori cambiavano come se si premesse un interruttore», ricorda. Se durante la gravidanza aveva provato solo gioia, ora all improvviso si sentiva prigioniera e legata. Per colmo di sventura la figlioletta era una piccola urlatrice. Di notte Yvonne rimaneva sveglia per ore per calmarla. Per sei mesi non riuscì godere di un sonno ininterrotto. Si sentiva logora e spossata. Il medico le prescrisse un antidepressivo e la situazione migliorò lentamente. Per suo marito Erwin (50) la situazione familiare fu all inizio difficile da giudicare. «Durante il giorno andavo a lavorare e non c ero», racconta. Ma dopo il lavoro aiutava la moglie il più possibile e le stava vicino, perché le credeva quando diceva di essere depressa e di avere bisogno di aiuto. A differenza dei genitori di Yvonne: «Mio padre mi ha fatto capire che non valgo niente, non riesco in niente e soprattutto che non sono malata, ma che faccio solo finta», dice. Queste osservazioni la fanno sentire colpevole e la feriscono profondamente. Purtroppo, invece di aiuto ha ricevuto solo percosse verbali. «Una nuova fase depressiva può arrivare in ogni momento» Ci vollero tre anni prima che la giovane coppia si riprendesse dalla crisi e decidesse di avere un altro bambino. Questa volta niente doveva andare storto. 3

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5 DEPRESSIONE negli ultimi anni. Anche le figlie crescono e diventano più autonome. Sanno di dover avere riguardi per la mamma in fase depressiva. La più grande si occupa delle piccole senza brontolare. La vita familiare si è assestata. Erwin e Yvonne Christen hanno più tempo l uno per l altro e si godono questa nuova situazione: «Poco tempo fa ci siamo concessi per la prima volta da quando siamo insieme un fine settimana di welness», racconta con orgoglio Erwin Christen. E la moglie aggiunge: «Ora la sera andiamo anche a mangiare fuori.» Senza le figlie forse la loro coppia non avrebbe superato i momenti difficili. «I figli sono un sostegno», ammette francamente Erwin Christen. Ma ce l hanno fatta. LIBRO! importante iniziare con franchezza, «Per noi era informando gli altri» A 50 anni hanno iniziato una nuova fase della vita, che vogliono percorrere insieme. La crisi li ha uniti più strettamente: Yvonne sa di potersi appoggiare al marito ed Erwin ha imparato che ogni crisi può insegnare qualcosa, facendoci diventare più forti. Irriverenza Una strategia di sopravvivenza per i terapeuti Nel medioevo il popolo vestiva i panni di vescovi e signori per sbeffeggiare regole e rituali: oggi questo libro invita ad una festa all insegna dell irriverenza. Cecchin, Lane e Ray propongono ai terapeuti un gioco al di fuori dei dogmi come serio metodo per aiutare davvero chi si rivolge a loro. L irriverenza come via per superare gli assiomi delle «psicoteologie» e guadagnare in curiosità, desiderio, passione, fantasia, invenzione, creatività e improvvisazione. I terapeuti vengono esortati a prendersi la libertà di accettare o respingere teorie e pratiche terapeutiche totalizzanti e a considerare le «verità» riverite dalla prassi solo come punti di riferimento provvisori non sempre validi. Nato dalla creatività di tre irriverenti terapeuti, il libro è uno stimolo a sfidare modelli e ideologie annidati in istituzioni, relazioni interpersonali e nella mente del terapeuta. Si tratta, osserva Bradford Keeney nella prefazione, di «una buona occasione per danzare nelle strade tirando fuori quello che sta dentro e capovolgendo quello che sta sopra». Seguiamo il suo consiglio «Irriverenza Una strategia di sopravvivenza per i terapeuti», Gianfranco Cecchin, Gerry Lane, Wendel A. Ray, FrancoAngeli Editore, brossura 112 pagine, ISBN: , ISBN 13:

6 «lean on me»: sono tuo amico anche quando stai male È RARO CHE I DEPRESSI CHIEDANO AIUTO. MOLTI SI VERGOGNANO DELLA PROPRIA MALATTIA E SI ISOLANO. INVECE L APPOGGIO DELLA FAMIGLIA O DEGLI AMICI È DI ENORME IMPORTANZA PER FAR SENTIRE I MALATI MENO SOLI E MOTIVARLI AD AFFRONTARE ATTIVAMENTE LA DEPRESSIONE CHE LI HA COLPITI. LA CAMPAGNA «LEAN ON ME» INTEN- DE PROPORRE VARI MODI CON I QUALI CHIUNQUE PUÒ DIMOSTRARE AMICIZIA ED ESSERE AL FIANCO DEI MALATI DI DEPRESSIONE: AD ESEMPIO CON UN VIDEO FRIEND-CLIP SU OPPURE TRAMITE TWITTER O FACEBOOK. S «Lean on me when you re not strong. And I ll be your friend, I ll help you carry on» (Appoggiati a me quando sei debole, sarò tuo amico e ti aiuterò ad andare avanti ), queste le parole della canzone sigla della campagna. Dimostrate anche voi ai vostri amici di voler essere al loro fianco e trasformatevi in una star del rock, in una primadonna o in un ballerino di R&B dance in un video friend-clip, ed esprimete il vostro appoggio inviandoglielo. Oppure scegliete una foto del vostro viso formato ritratto ed una foto del viso del vostro amico o di una persopesso i depressi interrompono i contatti sociali, ed evitano di parlare dei propri problemi con amici e familiari per cercare di trovare soluzioni. A questo si aggiunge lo stigma che ancora segna le malattie psichiche, delle quali fa parte anche la depressione. Ecco allora che entrambi gli interlocutori sono a disagio se devono parlare apertamente del problema. L appoggio psicologico offerto dalla famiglia, dagli amici o da professionisti della sanità può invece aiutare enormemente il malato a raggiungere la guarigione. La campagna «lean on me» si è prefissa lo scopo di proporre vari modi che permettano a chiunque di dimostrare amicizia e partecipazione. «lean on me» ha preso vita per iniziativa della Lundbeck, ed è supportata dall European Depression Association (EDA) un organizzazione indipendente creata con l obiettivo di aumentare il livello di consapevolezza sul tema depressione in tutti i paesi europei nonché da Equilibrium, Associazione per far fronte alla depressione, dalla Società Svizzera di Psichiatria e Psicoterapia (SSPP) e dalla fondazione Werner Alfred Selo. Siate anche voi un amico a cui appoggiarsi Cosa può fare ciascuno di noi per aiutare? Soprattutto non guardare da un altra parte! Molte persone considerano la depressione un segno di debolezza, superabile con un po di «forza di volontà». La depressione invece è una malattia seria, proprio come una patologia cardiovascolare o tumorale, e richiede un trattamento. Purtroppo opinioni e punti di vista sbagliati spesso fanno sì che chi soffre di depressione non ammetta i propri problemi neanche con sé stesso, per paura di ciò che possono pensare gli altri. Per paura che la diagnosi possa avere ripercussioni sul posto di lavoro o per l assicurazione. Così i malati si sentono soli ed isolati, ed esitano a rivolgersi ad un medico. Le amicizie aiutano il malato. Siate anche voi un amico a cui appoggiarsi: sul sito troverete informazioni utili sulla depressione e sulla campagna, e suggerimenti sul modo di andare incontro ai diretti interessati. Siamo tutti delle star inviate un video friend-clip 6

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8 Equilibrium ogni aiuto è prezioso L INDAGINE «LEAN ON ME» RIVELA CHE I FAMILIARI DELLE PERSONE DEPRESSE VORREBBERO AIUTARLE, MA NON SANNO COME. DA PARTE LORO I DEPRESSI SONO INSICURI E DELLA PROPRIA MALATTIA NON NE PARLANO PROPRIO. «EQUILIBRIUM: L ASSOCIAZIONE PER FAR FRONTE ALLA DEPRESSIONE» OFFRE SOSTEGNO A FAMILIARI E DIRETTI INTERESSATI. «LA NOSTRA CONSULENZA APPROFONDITA MIGLIORA LA COMPRENSIONE DELLA MALATTIA», SOTTOLINEA CHRISTINE HEIM, PRESIDENTESSA DI EQUILIBRIUM. Secondo l indagine, oltre un terzo (37%) di coloro che hanno già sofferto di depressione non ha detto nulla né alla famiglia né agli amici. Perché ritiene che ciò accada? Molti si vergognano della propria depressione. Devono imparare a convivere con la malattia: solo accettando la depressione sarà loro possibile uscire allo scoperto. Anche questo però richiede una forza che molti depressi non hanno. Infatti, dover continuamente spiegare la propria situazione è estremamente faticoso e persino umiliante. Per di più, nella maggior parte dei casi anche le persone care non riescono a collegare sintomi come svogliatezza e indolenza con la depressione. Spesso invece li si sente dire che il malato dovrebbe fare uno sforzo. A questo punto il dialogo diventa impossibile, perché la persona depressa ora sa che l interlocutore manca di comprensione. Questo silenzio però si mantiene anche con chi opera nel settore sanitario. Solo un ottavo degli interrogati si paleserebbe in un colloquio! Anche per me questo risultato è sorprendente. Esso indica tuttavia che lo stigma è onnipresente in tutti i settori anche in quelli dove ci si aspetterebbe maggiore conoscenza. Ma anche i professionisti della sanità sembrano mancare di esperienza nel rapportarsi ai depressi, altrimenti farebbero domande mirate. Che cosa si può fare al riguardo? Penso che siano necessarie maggiori conoscenze ed una migliore informazione, non solo per i familiari ma anche per le professioni sanitarie. La depressione è una malattia metabolica cerebrale. Se fosse più noto che sono i neurotrasmettitori a scatenare stimoli e desideri, ci sarebbe maggiore comprensione. Si parla molto di depressione, ma ben pochi sanno che cosa accade veramente nel cervello. In che modo possono comportarsi i familiari nei confronti del malato per aiutarlo? Non bisogna prendere la malattia e il comportamento del depresso come un affron- to personale. È importante comportarsi amorevolmente nei suoi confronti, anche se è terribilmente faticoso. Frasi come: «Ti capisco», sono per lui un conforto. È anche utile indirizzarlo gentilmente. Ad esempio cucinando insieme gli si potrebbe dire: «Puoi riscaldare già il sugo per gli spaghetti?». Sono esortazioni precise, che gli rendono più facile orientarsi nella vita quotidiana. Se un padre di famiglia con depressione necessita di molta tranquillità, mentre il figlio vuole per forza ascoltare della musica, ci si può accordare perché usi le cuffie. I depressi devono fare movimento. Perché non sia troppo gravoso, i familiari potrebbero alternarsi nell accompagnarlo a passeggio. E i familiari come possono ricaricare le batterie? Con l appoggio di gruppi di auto-aiuto (GAA). Purtroppo i familiari si uniscono raramente ad un GAA, o lo abbandonano subito non appena il malato sta meglio. Inoltre, nel migliore dei casi gli psichiatri 8

9 dovrebbero coinvolgere tutta la famiglia nella terapia. In questo modo sono tutti informati circa la malattia e possono fare insieme il percorso. Molti malati hanno paura che le persone care possano abbandonarli. Qual è la Sua esperienza in proposito? Purtroppo in effetti ciò accade molto spesso. Molti non sanno come comportarsi o come parlare della depressione. La separazione però può venire anche dal malato, se la relazione richiede troppo sforzo. Quasi una persona su due pensa che la depressione prima o poi passa. Sottovalutano l entità della malattia? Bisogna distinguere fra depressione lieve, moderata e grave. Chi soffre di depressione grave sa che non può farcela da solo. La depressione grave presenta un quadro clinico estremamente limitante. I pensieri di suicidio sono sempre presenti. Con una depressione lieve o un burnout è diverso. Molti pensano che l attacco passerà e non lo prendono sul serio, visto che ancora si riesce ad ottenere un certo rendimento, anche se peggiore di prima. Per non sprofondare in una depressione grave, però, ci vuole una compensazione nel tempo libero, come sport o terapie corporee, ad esempio yoga o meditazione. Più della metà è disposta ad aiutare una persona cara. Si tratta di un enorme risorsa! Probabilmente a chiunque farebbe piacere aiutare. Ma il primo passo deve venire dal depresso. E se riesce a farlo dipende dalla gravità della depressione e dal tipo di rapporto reciproco. Mi piacerebbe che Equilibrium diventasse conosciuto altrettanto quanto la Caritas, presso la quale tutti sanno che si ottiene aiuto. Dovrebbe essere così anche per noi: Equilibrium come sinonimo di aiuto contro la depressione. «lean on me»: i risultati dell indagine Nel luglio, agosto e dicembre del 2010 è stata effettuata un indagine a livello europeo chiamata «lean on me». Il sondaggio è stato condotto online in Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Spagna e Svizzera. Hanno partecipato 8127 persone, di cui 1005 in Svizzera. L indagine ha registrato le opinioni sulla depressione di una popolazione generale di età fra 16 e 64 anni. Le domande vertevano su vari settori tematici, fra cui conoscenze sulla malattia, percezione e stigma della depressione e sostegno sociale per i malati. I risultati dell indagine in Svizzera Sulle 1005 persone interrogate in Svizzera, più di un terzo (36 %) ha dichiarato di aver sofferto di depressione. A più di uno su sette (17 %) un medico ha già diagnosticato almeno una depressione di rilevanza clinica. Quasi quattro quinti (78 %) degli interrogati conoscono una persona che soffre di depressione. Percezione e stigma Una persona su dieci (10 %) ha dichiarato nel sondaggio online che si sentirebbe a disagio dovendo parlare di depressione con un amico o un familiare che ne soffre. Oltre un terzo (37 %) di coloro che hanno già sofferto di depressione non lo ha raccontato né alla famiglia né agli amici. Quasi tre quarti (74 %) dei colpiti hanno dichiarato di essersi allontanati persino dalla famiglia e dagli amici. Le ragioni: paura e vergogna (27 %), paura dell incomprensione delle persone care (18 %), non voler gravare sugli altri con i propri problemi (59 %), non sapere come dirglielo (25 %) e convinzione che la fase depressiva sarebbe passata (46 %). Sostegno Tre interrogati su quattro (75 %), fra coloro che hanno già sofferto di depressione ritengono che per chi è depresso sia difficile mantenere relazioni strette. Circa un terzo (32 %) di tutti coloro che hanno già sofferto di depressione dichiarano che famiglia e amici non sapevano come reagire quando sono venuti a sapere della malattia. Conoscenze Quasi due terzi (62 %) dei partecipanti sanno che la depressione è una malattia curabile, per la quale esistono medicamenti efficaci. Un ottavo degli interrogati (13 %) ha ammesso tuttavia che non avrebbe il coraggio di parlare di depressione con altri, nemmeno con professionisti della sanità. PROFILO PERSONALE Christine Heim (48 anni) è presidentessa di Equilibrium dal maggio Assistente di studio medico e laboratorista, è da anni inabile al lavoro in seguito a disturbo bipolare. La terapia che ha scelto per sé è la pittura: possiede un atelier proprio e si dedica all arte astratta. Christine Heim vive a Zurigo. 9

10 TERAPIA «Coinvolgere i fami nella terapia aiuto prez per i malati» QUANDO UNA PERSONA SOFFRE DI DEPRESSIONE, NON SEMPRE I FAMILIARI SI RENDONO CONTO CHE IL SUO COM- PORTAMENTO È DOVUTO ALLA MALATTIA. LO PSICHIATRA GINEVRINO PHILIPPE HUGUELET INVITA PERCIÒ TALVOLTA I PARENTI A PARTECIPARE AD UNA SEDUTA CON IL PAZIENTE PER INFORMARLI SUGLI EFFETTI DELLA DEPRESSIONE. QUESTO SCAMBIO PERMETTE DI AIUTARE L ENTOURAGE DEL MALATO A TROVARE L ATTEGGIAMENTO GIUSTO NEI SUOI CONFRONTI. Dr. Huguelet, Lei segue numerosi pazienti, sia nelle visite del servizio di psichiatria dell ospedale che nel Suo studio privato. Le accade spesso di coinvolgere nella terapia di un paziente con depressione membri della sua famiglia? Diciamo che non è una regola. Fintantoché la sindrome depressiva non impedisce alla persona di lavorare o non interferisce con la vita di famiglia, i pazienti di solito vengono alle sedute da soli. Ma quando la depressione comporta ripercussioni familiari o altri problemi, si inizia ad interessarsi all entourage. D altra parte, spesso i familiari sono partecipi, vogliono sapere cosa succede. In questo caso li incontro in presenza dei pazienti. Si tratta in genere del partner della coppia, oppure dei genitori. Qual è lo scopo di questa iniziativa? Soprattutto informare i familiari circa la depressione: quali ne sono i sintomi, l evoluzione e il trattamento. Talvolta, nell ignoranza di cosa comporta la malattia, lo stato del paziente scatena conflitti familiari. I familiari non riconoscono che si tratta di depressione e ritengono che il paziente voglia fare sempre di testa sua, sia pigro, dia prova di cattiva volontà e così via, mentre invece in realtà non sta bene. È essenziale che le persone care riconoscano i sintomi principali della depressione ed interpretino correttamente il compor tamento del proprio partner. Non è cosa facile quando si ha davanti una persona abbattuta, che vede tutto nero, che non riesce ad armonizzare con un piccolo gruppo, destando facilmente l impressione che nutra malumore o ira contro il partner. Un problema tipico nelle coppie è che il depresso ha meno libido ed è spesso insopportabile, cosicché il partner è por tato a credere di non essere più amato e se ne va, mentre questo comportamento è provocato dalla depressione. Come reagiscono i familiari alle Sue spiegazioni? Quando capiscono che l atteggiamento del paziente è un sintomo di depressione, i familiari sono sollevati. In seguito cerchiamo di aiutarli ad affrontare la situazione, evitando reazioni controproducenti. «È essenziale che le persone care riconoscano i sintomi principali della depressione» A proposito: quali comportamenti bisogna assolutamente evitare con chi soffre di depressione? Bisogna cercare di non giudicare ed evitare osservazioni antipatiche del tipo «basterebbe che ti dessi una scossa»! Non si deve neanche spingere i pazienti 10

11 liari TERAPIA può essere un oso a interrompere il trattamento. Ancora troppa gente ignora che la depressione in parte ha cause biologiche, sulle quali si può agire tramite i medicamenti. Si teme anche che il paziente possa sviluppare una dipendenza, mentre in realtà gli antidepressivi non provocano assuefazione. Allora qual è il comportamento migliore? Nel migliore dei casi i familiari dovrebbero mostrare comprensione ed empatia, esortando con dolcezza il malato a non cedere al suo presente umore negativo. Potrebbero ad esempio proporre attività non molto impegnative, che il malato ama fare. Le capita di incontrare i familiari all insaputa del paziente? Assolutamente no! Il paziente ha una rapporto privilegiato con il proprio medico, del quale deve potersi fidare completamente. Prima dell incontro ci mettiamo d accordo: se il paziente desidera che non si parli di alcune delle cose che mi ha raccontato, io rispetto la sua volontà. E all inizio della seduta con i familiari gli chiedo se mi autorizza a parlare della sua malattia. Con questo permesso mi solleva implicitamente dal rispetto del segreto professionale. Incontrando i familiari sempre insieme al paziente tutti sanno ciò che si è detto. «Sprofondare a loro volta non aiuterà, l altro a migliorare» Alcuni pazienti rifiutano di farle incontrare i familiari? Può capitare, soprattutto se una persona ha paura che il medico sveli i suoi segreti. Alcuni temono anche che il terapeuta si renda conto che non hanno detto la verità, o che hanno presentato le situazioni a proprio vantaggio. Il rischio in questo caso è che si incrini l alleanza terapeutica fra paziente e medico. Ma ciò succede piuttosto di rado. Quali sono i limiti di questo metodo? Quando la situazione familiare è molto tesa o costituisce una delle cause dei problemi del paziente, è meglio evitare di incontrare i familiari. Preferisco allora proporre loro una terapia di coppia presso un collega. In altri casi i familiari si rifiutano di venire perché intuiscono che dovranno rimettersi in questione. In che modo il Suo metodo si differenzia da una terapia familiare? La terapia familiare è un approccio di tipo sistematico. Si parte dal presupposto che la depressione del paziente sia fortemente influenzata dal sistema familiare ed il lavoro terapeutico si concentra perciò su di esso. La terapia cognitiva comportamentale si concentra invece sul paziente che soffre di depressione. I familiari possono partecipare saltuariamente per aiutarlo. Come fare quando il paziente non ha familiari? Anche se la persona che soffre di depressione non fa parte di una coppia, avrà pur sempre qualcuno con cui ha un legame importante e che potrà essere coinvolto nella terapia se necessario. Ma è sempre possibile curare un paziente anche senza incontrarne la cerchia familiare. Non è facile vivere con chi soffre di depressione. Non si rischia di cadervi a propria volta? Certo la depressione non è contagiosa, ma a lungo andare la vicinanza di una persona depressa può «appesantire» la cerchia familiare, soprattutto se questa si sente in obbligo di sobbarcarsi tutto. Durante le sedute con i familiari li esorto a rispettare i propri limiti e a mantenere il proprio equilibrio, vedendo amici e continuando le proprie attività. Sprofondare a loro volta non aiuterà l altro a migliorare. PROFILO PERSONALE Il Dr. Philippe Huguelet è responsabile da circa dieci anni di uno dei quattro settori del Servizio di psichiatria generale degli Ospedali universitari di Ginevra (HUG) e conduce corsi all Università di Ginevra. Nato a Neuchâtel 49 anni fa, è specializzato nel trattamento delle turbe psicotiche e della depressione, nonché dei disturbi della personalità. Il suo campo di ricerca di elezione consiste nei legami fra psichiatria e spiritualità. 11

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