LA POLITICA FISCALE PER IL RISPARMIO. LE SCELTE FATTE. ALCUNI EFFETTI

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1 LA POLITICA FISCALE PER IL RISPARMIO. LE SCELTE FATTE. ALCUNI EFFETTI Norberto Arquilla * L analisi di ciò che è stato fatto, nel corso degli ultimi anni, per la fiscalità del settore del risparmio non può prescindere da una valutazione complessiva dei provvedimenti adottati dal Governo e che hanno interessato sia gli intermediari sia i risparmiatori. Per quanto riguarda il primo aspetto (gli intermediari) si è rilevato un aumento generalizzato del livello di pressione fiscale sulle imprese finanziarie ed un loro coinvolgimento crescente nei procedimenti di applicazione dei tributi (es. nuovi obblighi di sostituzione tributaria e di comunicazione in capo agli intermediari finanziari, più pesante tassazione delle riserve ed aumento dei prelievi di acconto per le imprese di assicurazione che operano nel comparto vita). Questi interventi aumentano il costo sostenuto per la prestazione dei servizi finanziari ed impediscono di destinare risorse agli investimenti di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e servizi e di formazione delle risorse umane specializzate nell assistenza alla clientela. La necessità di destinare risorse crescenti per adeguare i processi informativi alle sempre maggiori esigenze di supporto alle attività di accertamento dell Amministrazione finanziaria e la maggiore difficoltà, che ne deriva, di attuare politiche di ricerca e sviluppo per nuovi prodotti e servizi finanziari rappresenta un fattore che (valutato assieme ad un elevato prelievo sul reddito societario) riduce la competitività degli intermediari italiani rispetto agli operatori esteri e rischia di favorire un maggiore afflusso del risparmio verso altre piazze finanziare. Un efficiente politica fiscale di tutela del risparmio non può prescindere dall esigenza di rendere gli operatori nazionali competitivi rispetto agli operatori esteri. Ma la competitività degli intermediari è solo il primo, importante, aspetto da considerare. Non l unico. Una particolare attenzione va prestata anche ai prodotti e agli strumenti e, quindi, alle misure di tassazione del risparmio che, negli ultimi anni non sono stati coerenti con un obiettivo di sviluppo del mercato dei capitali e tutela del risparmio diffuso. Una prima riflessione muove dal dibattito politico sviluppatosi negli ultimi anni che ha portato a richieste d innalzamento dell aliquota di tassazione delle rendite finanziarie. E stato detto che, * Le opinioni dell autore non rispecchiano necessariamente il punto di vista della Federazione. 1

2 attraverso un progressivo innalzamento delle aliquote impositive sui redditi di capitale e diversi, si potessero generare ingenti risorse per ridurre il peso fiscale sui redditi da lavoro. Portando avanti questa tesi non sono stati ben valutati gli scenari nei quali si inseriva la nuova tassazione e, quindi, gli effetti concreti in termini di tassazione. Non si è, infatti, tenuto presente che l innalzamento dell aliquota (dal 12,50 per cento al 20) non avrebbe prodotto entrate rilevanti in quanto i mercati finanziari e, quindi, i valori dei titoli negoziati registravano continue flessioni creando notevoli minusvalenze sui portafogli degli investitori. L eventuale aumento, quindi, avrebbe prodotto effetti soltanto sulla componente cedolare dei titoli a reddito fisso detenuti al di fuori dei portafogli gestiti. Va poi evidenziato che, in generale, un incremento delle aliquote di tassazione (o l eliminazione di esenzioni), come pure l introduzione di nuove forme di esenzione, se riguarda anche gli investitori esteri, riduce l afflusso di ricchezza nel paese ed ha un effetto depressivo sui ricavi da servizi degli intermediari finanziari italiani. Gli intermediari italiani gestiscono minori risorse, rilevano minori commissioni, e vi è un effetto diretto sull imposizione dei redditi societari degli intermediari stessi. La ricchezza si trasferisce sull estero e le imposte complessivamente percepite dall Erario si riducono. Questo rischio si è accentuato negli ultimi tempi con l introduzione dell imposta di bollo proporzionale sulle attività finanziarie detenute presso il sistema finanziario italiano. Il prelievo colpisce i capitali amministrati o gestiti anche se detenuti da soggetti residenti in paesi esteri che attuano uno scambio d informazione con l Amministrazione finanziaria italiana. In assenza di significative modifiche delle norme di riferimento, vi è il rischio che questa imposta si traduca in un nuovo disincentivo a trasferire risorse finanziarie nel nostro Paese. L esperienza applicativa della nuova imposta di bollo dimostra come l introduzione di nuove forme di tassazione patrimoniale possa produrre un effetto depressivo per l attività degli intermediari finanziari italiani favorendo un crescente interesse per forme di disintermediazione del risparmio o per il suo trasferimento verso intermediari non residenti. La disintermediazione del risparmio oppure il suo trasferimento verso intermediari esteri sono fenomeni che dovrebbero essere evitati perché forieri di effetti negativi sul sistema economico nazionale anche per quanto riguarda il controllo dei flussi di capitali. Non va dimenticato che all annuncio di nuove misure di prelievo patrimoniale sulla ricchezza finanziaria, vi è stata negli ultimi mesi la reazione di molti di trasferire all estero o la propria ricchezza 2

3 finanziaria o, addirittura, la propria residenza fiscale. Ancora una volta con effetti depressivi sulla raccolta diretta ed indiretta degli intermediari finanziari italiani. Si tratta di fenomeni che dovrebbero essere evitati anche perché il processo inverso (di ritorno dei capitali trasferiti), di solito, non avviene con la stessa rapidità ed è molto più difficile a realizzarsi in uno scenario di incertezza normativa. Ci sono state altre misure che hanno inciso e incideranno ancora nel tempo sulle scelte d investimento degli italiani tra prodotti e servizi di diversa natura. Il riferimento è, in primo luogo, alle disposizioni di unificazione dell aliquota di imposizione del risparmio, introdotte nel 2011 ed entrate in vigore lo scorso anno. Un osservazione su tutte: il mantenimento dell aliquota di tassazione del 12,50 per cento per i proventi dei titoli del debito pubblico ha creato una nuova segmentazione del mercato dei capitali e, ancora una volta, nuovi costi per gli intermediari per l adeguamento dei processi operativi. La valutazione dell impatto complessivo delle nuove norme non è semplice. Se, infatti, da un lato devono essere viste con favore le norme che hanno disciplinato la patrimonializzazione delle banche, delle assicurazioni e degli intermediari finanziari, dall altro si è introdotta una forte ed ingiustificata differenziazione nella fase di emissione delle attività finanziarie tra forme di risparmio con finalità pubbliche e forme di risparmio privato. Il debito privato italiano (banche ed emittenti privati) è stato penalizzato a tutto vantaggio del debito pubblico nazionale ed estero che ha accresciuto il costo della raccolta dei capitali delle imprese e degli intermediari. Valutazione di altre misure. Le più recenti manovre finanziarie hanno introdotto misure fiscali che, se non adeguatamente riformate, rischiano di produrre nuovi effetti negativi sul risparmio diffuso. Il riferimento è, ancora una volta, alle norme sull imposta di bollo applicabili dal Queste norme sono state apprezzate dai risparmiatori come una forma di imposizione sul patrimonio senza, però, avere le caratteristiche strutturali di un siffatto prelievo. L imposta, infatti, colpisce la ricchezza finanziaria delle famiglie formata da strumenti e prodotti finanziari depositati o comunque intermediati presso il sistema finanziario, lasciando immune dal prelievo le altre forme di ricchezza detenute al di fuori del circuito finanziario. Ne deriva una forte sperequazione tra attività finanziarie ed un nuovo effetto di disintermediazione in quanto non tutta la ricchezza finanziaria è assoggettata a tassazione ma l imposizione colpisce soltanto la ricchezza liquida depositata presso il sistema finanziario nazionale. 3

4 Peraltro la correlata imposizione delle attività detenute all estero (inserita dallo stesso provvedimento per evidenti finalità perequative) colpisce soltanto le persone fisiche e non tutti i soggetti che detengono attività finanziarie. L ultima Legge di Stabilità, ha introdotto l imposta sulle transazioni finanziarie di prossima applicazione. L imposta colpirà essenzialmente le transazioni finanziarie su titoli azionari di emittenti italiani appartenenti a taluni soggetti. Il prelievo su talune tipologie di strumenti finanziari e per di più appartenenti soltanto ad alcuni soggetti, creerà nuovi effetti distorsivi sulla scelta dei prodotti o servizi d investimento. Sarà inevitabile un nuovo effetto di spiazzamento dei mercati nazionali a tutto vantaggio di quelli esteri che non applicano il prelievo in esame ed una diversa competitività a carattere esclusivamente fiscale tra strumenti e servizi finanziari, dipendente anche soltanto dalla natura dell emittente dello stesso strumento (soggetto italiano o estero). In ultimo si registra un nuovo intervento normativo che interessa specificamente il settore del risparmio gestito. La Legge di stabilità, in adempimento di una recente sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità europee, ha introdotto l imposizione IVA delle commissioni di gestione individuale dei portafogli d investimento. Oltre all applicazione dell imposta di bollo, quindi, nel 2013, troverà applicazione anche l IVA sulle commissioni di gestione di portafogli individuali d investimento. Il nuovo prelievo nei prossimi mesi potrebbe avere effetti sulle scelte d investimento dei privati che potrebbero, ingiustificatamente, danneggiare tutti gli intermediari che operano nel comparto del servizio di gestione patrimoniale. L effetto negativo potrebbe essere accentuato anche dal previsto aumento dell aliquota IVA (attualmente il 21 per cento e, dal 1 luglio, il 22 per cento). Ci saranno quindi, ancora una volta, nuovi effetti di riduzione dei volumi di ricavi, non voluti, e per questo ancor più ingiustificati, anche sull attività degli intermediari specializzati (banche, sim, sgr) nella prestazione del servizio d investimento di gestione individuale. L analisi degli interventi normativi fin qui fatta porta ad alcune prime conclusioni. La politica di tutela del risparmio, sul fronte fiscale, non è avvenuta in modo omogeneo. Sono stati creati differenti regimi fiscali su prodotti e servizi che non solo creano una distorsione tra emittenti ma producono effetti negativi sugli intermediari finanziari. 4

5 Gli effetti negativi sono riconducibili essenzialmente a maggiori costi dovuti per il continuo adeguamento dei sistemi informativi e ad una perdita di volumi di raccolta a favore di strumenti e prodotti con una migliore fiscalità. Le risorse spese per adeguare i sistemi informativi e la contrazioni dei ricavi di servizi impediscono di destinare adeguate risorse allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi da offrire alla clientela nazionale ed estera. In ultimo si deve ricordare che nel 2011 il Governo, in occasione dell entrata in vigore della normativa di riordino della tassazione delle attività finanziarie, aveva sancito un importante principio: agevolare le forme di risparmio vincolato a medio e lungo termine con un aliquota agevolata rispetto a quella ordinaria. L obiettivo di dare attuazione a quel principio non deve essere dimenticato, specie in questo momento; una politica di tutela del risparmio deve dare adeguata disciplina di favore al risparmio non speculativo così come la normativa attuale accorda specifiche agevolazioni al risparmio avente una finalità previdenziale. Risparmio con finalità previdenziale e risparmio individuale vincolato a medio e lungo termine, se adeguatamente disciplinati, sono la realizzazione di un programma di tutela e sviluppo del risparmio che risulti idoneo a perseguire gli interessi di sviluppo del sistema finanziario nazionale. 5

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