PROGETTO PAIKULI - IRAQ

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1 Dario Federico Marletto PROGETTO PAIKULI - IRAQ RAPPORTO TECNICO SUI LAVORI PER IL CORSO DI FORMAZIONE PRESSO LA SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA DI OSTIA ANTICA Intervento sul mosaico pavimentale del Cortile di Dioniso OPERAZIONI DI RESTAURO CONSERVATIVO CORSO DI FORMAZIONE ANNO 2007

2 INDICE TIPOLOGIA DEI MATERIALI STATO DI CONSERVAZIONE: CAUSE DI DANNO E DI DEGRADO INTERVENTO SULLO SCAVO OPERAZIONI CONSERVATIVE A MOSAICO STACCATO 1

3 Veduta del terrapieno su cui si poggia il mosaico. Come si può notare, il terrapieno copre un pavimento mormoreo per permettere il cui scavo si è reso necessario il progetto di rimozione del mosaico stesso e la sua conservazione in altro sito. Veduta d insieme del mosaico dopo la prima fase di pulitura e subito prima dello stacco. 2

4 TIPOLOGIA DEI MATERIALI Il mosaico si estende per una superficie di circa 5 metri per 2. Il suo stacco si è reso necessario per poter procedere con lo scavo dell area. Le tessere che lo formano sono di marmo bianco e di una pietra nera, forse basalto. La malta di allettamento di colore bianco è probabilmente formata da grassello di calce (idrossido di calcio) e inerti sottilissimi. Il substrato presenta inerti di media grandezza di tipo pozzolanico legati probabilmente da grassello di calce. Si noti che la presenza degli inerti pozzolanici conferisce alla malta un comportamento idraulico, permettendo la presa di strati piuttosto spessi in assenza di aria. Veduta della sezione del mosaico con l individuazione delle componenti e dello strato di deposito calcareo. 3

5 STATO DI CONSERVAZIONE: CAUSE DI DANNO E DEGRADO Il mosaico in oggetto presenta le seguenti tipologie di degrado : a) Mancanza di tessere: aree in cui le tessere si sono staccate dalla malta chiara di allettamento e disperse. La carenza di adesione è dovuta con grande probabilità dalla cattiva esecuzione del mosaico. b) Mancanza dello strato preparatorio: aree in cui oltre al de grado di cui al punto a) si aggiunge l assenza dello strato di allettamento chiaro. c) Mancanza di adesione dello strato preparatorio: aree in cui il mosaico presenta un distacco tra le tessere e uno degli strati preparatori. d) Incrostazioni: aree in cui sono presenti depositi non calcarei molto resistenti e persistenti. e) Concrezioni calcaree: aree in cui sono presenti depositi calcarei molto resistenti e persistenti. f) Depositi di sporco non aderente: aree in cui è presente pulviscolo non resistente. g) Depositi di sporco aderente: aree con concrezioni mediamente resistenti e non calcaree. h) Fessurazioni e fratture: interruzioni della continuità del mosaico che possono interessare gli strati preparatori profondi o semplicemente la malta di allettamento e le tessere. 4

6 Mancanza di tessere probabilmente causata da un evento traumatico che ha causato il distacco delle stesse dalla maltina bianca di allettamento. In questa immagine è possibile osservare la presenza di depositi incoerenti sulla superficie del mosaico e la presenza di piante superiori, sia tra le tessere che nell intonaco che ricopre parte della muratura del locale. 5

7 Alcune fessurazioni e crepe, accompagnate da perdita di tessere e di malta di allettamento, sono probabilmente dovute al movimento della zolla sottostante il mosaico e alla cattiva stesura degli strati preparatori profondi. Parte dell intonaco crollato dalle pareti sul mosaico pavimentale, si è solidificato calcificandosi sulla superficie del mosaico stesso. La rimozione di queste concrezioni si rende necessaria per rendere più agevole lo stacco. 6

8 In questo caso, oltre alla mancanza delle tessere, è probabile la perdita degli strati preparatori. I vuoti lasciati dalle componenti il mosaico sono stati riempiti da materiale incoerente proveniente dalle aree circostanti. 7

9 INTERVENTO SULLO SCAVO a) Spolveratura delle superfici: la superficie del mosaico è stata liberata dai depositi non consistenti di polveri con l uso di pennelli e spazzole morbide. b) Rimozione dello sporco non aderente: la superficie del mosa ico è stata liberata dai depositi non aderenti seppur solidifi cati, con l uso di pennelli, spazzole morbide e semi-rigide. c) Rimozione dello sporco a bassa aderenza: la superficie del mosaico è stata liberata dai depositi aderenti e solidificati, con l uso di spatole lignee, pennelli, spazzole morbide e semi-rigide. d) Pulitura superficiale con acqua: la superficie del mosaico è sottoposta ad una pulitura con l uso di acqua e spugne quadrangolari riducendo al minimo il ristagno e rimuovendo le polveri rimaste in superficie. e) Mappatura diretta del mosaico si foglio di nylon: sulla super ficie del mosaico è stato steso un foglio di nylon su cui, con l ausilio di pennarelli ad inchiostro indelebile, è stato riportato l andamento dei confini, delle fratture e delle mancanze. f) Preparazione di una soluzione di resina acrilica (Paraloid B72) in acetone (25%). g) Applicazione con l utilizzo di una soluzione di cui al punto f) di uno strato di garza sulla superficie del mosaico; questa permetterà di mantenere unita l opera durante le operazioni di stacco, di trasporto e di pulitura. h) Applicazione di un secondo strato di garza di rinforzo alla prima. i) Tracciatura di un reticolo di paralleli e di meridiani sulla garza per consentire una maggiore facilità nel riposiziona mento delle porzioni staccate. j) Trasposizione del reticolo di cui al punto i) sulla mappatura di cui al punto e). k) Distacco e separazione di porzioni di mosaico fino al completamento della superficie con l uso di martelli di legno, sciabole in alluminio e bisturi a lama fissa e mobile. 8

10 I partecipanti al corso procedono con una prima spolveratura del mosaico con l aiuto di scopette di saggina. L operazione si presenta particolarmente delicata a causa della presenza di porzioni del mosaico in cui le tessere seppur non aderenti agli strati preparatori si trovano ancora nella loro posizione originaria. Rimozione dei residui di polvere dalla superficie del mosaico con spugnature di acqua. Il restauratore opera con due secchi, uno di acqua pulita e uno per versare i residui di acqua sporca. In questo modo è possibile evitare il trasferimento delle polveri da una zona all altra del mosaico. 9

11 I confini, le mancanze di tessere, le fratture e le crepe del mosaico vengono riportate su un foglio di nylon trasparente con un pennarello indelebile. Quest operazione restituirà una mappatura del mosaico a grandezza naturale. I restauratori procedono con una prima velatura delle tessere non solidali intorno alle fratture e lungo i confini liberi del mosaico. La velatura viene eseguita con garza di cotone spennellata con una soluzione di Paraloid B72 in acetone. 10

12 Stesura della garza sull intera superfice del mosaico. In questa fase del lavoro gli operatori sono costretti a non portare calzature per ridurre al minimo il rischio che materiale estraneo possa andare a posarsi sul mosaico, venendo poi intrappolato dalla seguente velatura. I restauratori procedono con la velatura dell intera superficie del mosaico. 11

13 Una volta asciugata la resina che fissa il velatino di garza alla superficie del mosaico, il restauratore procede a disegnare un reticolo di coordinate direttamente sulla garza. Questo reticolo verrà inoltre riportato sul foglio di nylon con la mappatura 1:1. 12

14 Distacco del mosaico e di parte delle malte di allettamento. Il restauratore fa uso di una sciabola di alluminio che, battuta in cima, permette di separare gli strati costitutivi del mosaico senza arrecare danno alle tessere. Si noti come la velatura a garza di cotone permetta la coesione superficiale del mosaico. la porzione di mosaico staccata e adagiata sulla barella per il trasporto in laboratorio. 13

15 Il pool degli archeologi della missione ispeziona una porzione di mosaico appena staccata e i residui dei substrati di allettamento. Veduta della sezione del mosaico rimasto in situ, subito dopo lo stacco della sezione adiacente. 14

16 Una porzione di mosaico staccata vista dal retro. Sono visibili gli strati preparatori del mosaico ancora adesi alle tessere. Ripresa macroscopica della moneta lasciata in fase di stesura del mosaico al di sotto della malta di allettamento. 15

17 OPERAZIONI CONSERVATIVE A MOSAICO STACCATO a) trasporto su barelle di legno delle porzioni di mosaico staccate fino all area coperta di lavoro. b) capovolgimento delle porzioni di mosaico staccate per consentire la rimozione degli strati di allettamento originali e la pulitura e il consolidamento del retro delle tessere c) primo posizionamento delle porzioni staccate per controllare la coincidenza dei punti di attacco d) rimozione delle malte di allettamento dal retro del mosaico con l ausilio di bisturi, scalpelli, martelli, aspirapolvere, spazzole e scopette di saggina. e) pulitura finale del retro del mosaico con bisturi a lama fissa e aspirapolvere f) consolidamento del retro delle tessere a mezzo spennellatura di una soluzione al 6% di Paraloid B72 in acetone. g) protezione del mosaico con teli in nylon agganciati alla struttura del tavolo da lavoro. 16

18 Il mosaico riposizionato capovolto è stato riassemblato per permettere il controllo della corrispondenza dei punti di contatto. Il restauratore esegue una prima rimozione dei depositi incoerenti. Veduta del mosaico parzialmente liberato dagli strati di allettamento. La tenuta del mosaico è garantita dalla velatura con garza di cotone operata prima dello stacco. 17

19 Il restauratore esegue una aspirazione delle polveri leggere prodotte durante la fase di rimozione delle malte di allettamento dalle tessere del mosaico. 18

20 Veduta del retro del mosaico liberato dalle malte di allettamento. Fase di scavo dell area precedentemente occupata dal mosaico pavimentale rimosso. Sullo sfondo è visibile l intonaco del locale. 19

21 Macro fotografia dell intonaco del locale ove è stato rimosso il mosaico. Si può apprezzare come le piante superiori recise stiano gettando nuovi germogli. Questo è dovuto al fatto che i loro apparati radicali sono ancora attivi. Le piante esercitano sugli intonaci e sulle murature un azione fortemente disgregante ed è per questo motivo che è sempre bene controllarne l espansione in aree archeologiche. Il restauratore irrora gli apparati radicali delle piante con un biocida ad ampio spettro. Questa operazione garantisce che le piante non germoglino più dietro l intonaco. 20

22 I restauratori sigillano con una malta a base di calce idraulica e polveri pozzolaniche la parte sommitale dell intonaco. Questa operazione garantisce che sia le acque meteoriche che le polveri dell ambiente circostante non si depositino creando un ambiente adatto alla crescita di piante superiori. 21

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