Roma, aprile Legge di. giorni). ulteriori 90. applicate, 1 La legge 24

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1 La fiscalità dellee banche: i principali gap competitivi e l armonizzazione fiscale a livello europeo Roma, aprile 2015 Con l Unione Bancaria sono venute meno, quanto alla disciplinaa prudenziale, le residue barrieree nazionali, con un unico campo di gioco e un unica Autorità dii vigilanza. Il recente esercizio di valutazione approfondita condotto dalla Banca Centrale Europea (BCE)) prima di assumere i nuovi compiti di vigilanza prudenziale, ha dimostrato, però, che non sono più giustificate differenze di trattamento in altri settori di diritto e, in particolare, per tutti quegli elementi, inclusa la materia fiscale, che sono in grado di incidere sulla redditivitàà delle banche e, per questa via, sulla loroo capacità di sostenere l economia e la crescita. c E pertanto necessario promuovere, in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, la realizzazione di un quadro normativoo omogeneoo per tutte le l banche operanti in Europa.. Sul fronte nazionale, la normativa fiscale contiene numerose e specifiche penalizzazioni gravanti sulle banche italiane, che sarebbe necessario rimuovere poiché,, anche in questo caso, incidonoo sulla redditività dellee banche e, per questaa via, sulla loro capacità di sostenere l economia e la crescita. Alcuni interventi normativi si prestano ad essere realizzati utilizzando la Legge di Delega fiscale, la cui attuazione è stata prorogata dal comma 2 dell articoloo unico della legge 24 marzo 2015, n dal 27 marzo al 27 giugno 2015 (estensibile, a determinate condizioni, di ulteriori 90 giorni). 1. I principali gap competitivi delle banche italiane in materia fiscale Come anticipato, l armonizzazione a livello europeo dellaa normativa fiscale non è un obiettivo semplice e raggiungibile inn tempi brevi, visto che c incontraa la resistenza politica di quegli Stati membri che utilizzano la fiscalità come arma competitivac a. Con riferimento ai meccanismi per determinare le basi imponibili e a prescindere dal livello delle aliquote applicate, alcuni Paesi, infatti, puntano a superare gli altri sulle deduzioni che accordano, finendo f col tassare una quota infinitesima o comunque molto bassa - deii ricavi. La mera circostanza che nel confronto tra Paesi, le aliquote nominali sul reddito di impresa possano risultare simili, il perverso gioco delle minori deduzioni e di riprese a tassazionee può tradursi in uno svantaggio enorme a danno dellee banche operanti in Italia in termini di aliquota effettiva. Tali penalizzazioni sono accumunate dal fatto che si ripercuotono inevitabilmente sulle risorse disponibilii delle banche e, quindi, sulla loro capacità di fornire adeguato supporto al finanziamento dell economia reale. r 1 La legge 24 marzo 2015, n. 34, recante Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, recante misure urgenti in materia di esenzione IMU. Proroga di d termini concernenti l esercizio della delega in materia di revisione del sistema fiscale, è stata pubblicata nel Supplementoo Ordinario alla a Gazzettaa Ufficiale n. 70 del 25 marzo

2 Alcune di esse incidono direttamente sui bilanci sotto forma di maggiori imposte, molte incidono indirettamente sotto forma di maggiori oneri di adempimento, sanzioni, spese di contenzioso, perdita di occasioni di investimento, limitazione nella scelta dei prodottii da offrire, disaffezione della clientela. Tutte incidonoo sulle risorse disponibili per le banche per svolgere la loro principale missione, cioè, erogare credito all economia. DI seguito, si riporta una prima mappatura delle principali penalizzazp zioni fiscali cui sonoo soggette le banche italiane che potrebbero essere oggetto di analisi comparativa: trattamento IRES e IRAP delle rettifiche di valore da valutazione dei crediti verso la clientela trattamento IRES e IRAP degli interessi passivi imposizione indiretta tassazione digitale. a) Trattamento IRES e IRAP delle rettifiche di valore da valutazione dei crediti verso la clientela La Legge di Stabilità per il 2014 ha modificato la disciplina delle rettifiche di valore su creditii prevedendo dal periodo d imposta 2013: i) ai fini IRES: - la deducibilità immediata dellee perdite relative ai crediti verso la clientela a derivanti da cessionee a titolo oneroso - la deducibilità in cinque anni delle svalutazioni e delle perdite relative ai crediti verso la clientela, diverse da quelle derivanti da cessione a titolo oneroso (come detto deducibilii integralmente) ii) ai fini IRAP, la deducibilità in i cinque anni delle svalutazioni e delle perdite relative ai creditii verso la clientela diverse da quelle derivanti da cessione a titolo oneroso, già deducibilii integralmente nell esercizio di contabilizzazione. Tali interventi hanno certamente attenuato, ma non implicite nella normativa fiscale italiana. ancora dell tutto rimosso le penalizzazionii b) Trattamento IRES e IRAP degli interessi passivi Gli interessi passivi sono deducibili sia ai i fini IRES che IRAPP in misura del 96%. Ai soli finii IRES, è prevista, invece, la deducibilità integrale degli interessii relativi a specifiche operazionii finanziarie (pronti contro termine) e di quelli infragruppo nell ambito n del c.d. consolidato o fiscale. La limitazione della deducibilità, nel caso delle banche, non trova giustificazione alcuna se nonn nelle esigenze di gettito. In Europa, generalmente le limitazioni alla deducibilità degli interessii passivi sono dirette a sanzionare fiscalmente i soggetti che presentano squilibri nella gestionee finanziariaa (eccedenze di interessi passivi rispetto a quelli attivi),, e non riguardano i soggetti che fisiologicamente nonn presentano squilibri in tal senso (come le banche). b 2

3 c) Imposizione indiretta Altri elementi di disallineamento in campoo fiscale possono essere individuati nel comparto della imposizione indiretta, dove la varietà stessa dei tributi rende ancora piùù difficile ogni sforzoo di comparazione. Una indagine potrebbe comunque essere produttivamente svolta con riferimento alle principalii imposte indirette gravanti sull operatività bancaria, quali quellee di registro e quella di bollo e all imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio/lungo termine. Una nota critica sul permaneree stesso nel sistema tributario italiano - di imposte indirette del tipo stamp duty che colpiscono le singole transazioni con aliquote proporzionali applicate su valori nonn rappresentativi del costo sostenuto dall apparato statale per la gestione degli atti (es: costi vivii della registrazione) proviene proprio di recente dall Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economicoo (OCSE) 2, 2 che nel proprio rapporto Economic survey Italy I 2015 pubblicato lo scorso febbraio ha evidenziato una serie di distorsioni create, in via generale, dagli attuali meccanismi di tassazione indiretta. Si tratta di ragionamenti sviluppati nel documento o OCSE soprattutto per il comparto della tassazione immobiliare (impostaa di registro) ma che possono essere estesi anche alla tassazione indiretta dei finanziamenti e di altre operazionii bancarie. Finanche sul tributo armonizzato per eccellenza, l IVA, permangono gravi gap competitivi: - l obiettivo dell introduzione anchee in Italia del regimee dell IVA di Gruppo incontra tuttora ostacoli, nonostante l impegno assunto dal Governo conn la Legge di Delega fiscale la cui attuazione, come detto, è stata prorogata al 272 giugno le regole italiane di determinazionee del pro-rata dell IVA detraibile sono più rigorose di quelle in vigore negli altri Paesi. Questo comporta chee l IVA ha un carattere peculiaree per le banche italiane per le quali il tributo perde i connotati tipici della neutralità trasformandosi in un vero e proprioo costo a completo carico delle banche. Un discorso a parte, poi, dovrebbe essere svolto con riferimento all imposta sulle transazionii finanziarie (Financial Transaction Tax - FTT), che il legislatoree italiano ha deciso di introdurre sin dal 2013, collocando così l Italia nel perimetro ristretto dei pochi Paesi che già sperimentano, con diverse regole e presupposti, tale tipo di imposta. Ciò senza attendere gli esiti del dibattito comunitario ill cui sviluppo in questi anni ha incontrato i non poche difficoltà, come dimostra il fatto stesso che rivelatosi impossibile un accordo che e coinvolgesse tutti gli Stati membri la realizzazionee del progetto è ora affidata ai meccanismi della cooperazionee rafforzata secondo cui la direttiva (quandoo approvata) troverà applicazione solo da parte degli undici Stati membri che si sono impegnati in tal senso 3. Non è da escludere che le l intese in corso di formazione conducano ad una FTT europea applicata limitatamente alle azioni e ad alcuni derivati, analoga sotto questo aspetto a quella italiana. Ciò, tuttavia, non scongiura il rischio che le caratteristiche applicative della FTT europea possano esseree divergenti rispetto a 2 Dai 20 Paesi iniziali, tra cui l Italia, Paese fondatore, l OCSE raccoglie oggi 34 Paesi membri (Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica di Corea, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria). 3 Gli undici Stati membri sono: Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. 3

4 quelle dell imposta domestica così da richiedere modifiche alle complessee e costose proceduree che le banche italiane hanno dovuto già implementare. d) Tassazione digitale L attuale quadro normativo appare decisamente inadeguato a regolamentare uno scenario economicamente nuovo quale quello rappresentato dal commercio elettronico. Tale fenomenoo è caratterizzato dalla presenza di alcuni colossi del WEB, quali Google, Amazon, ecc, che sonoo in grado di penetraree ogni mercato stabilendo un contatto diretto tra il produttore ed il singoloo consumatore. Tali operatori del WEB, solitamente ubicati in paesi a bassa fiscalità, hanno completamentee disintermediato le varie fasi del commercio tradizionale assumendo via via un ruolo sempree maggiore; è sufficiente pensare che ad oggi il volume d affari del d commercio elettronico è pari al PIL della Danimarca (circa il 10% del prodotto UE) ed è stimato che possa raggiungere il per cento nei prossimi anni. A livello europeo è completamente mancata una reazione comune a tale fenomeno, soltanto in tempi recenti alcuni paesi membri hanno varato un apposita webb tax generalmentee rappresentata da un aliquota parametrata al valore della transazione. Tale soluzione allo stato attuale appare la più agevolee per contrastare sia laa mancata percezionee dell imposta sulle società, sia per la mancata applicazione dell IVA. Paradossale appare, infine, la circostanza di dover inseguire un reddito nonostante tutte le transazioni sul web siano regolatee con pagamenti eseguiti con mezzi tracciabili, quali bonifici e carte c di credito. Bisogna evitaree però che in Italia venga introdotta un imposta che con l obiettivo di contrastare questi fenomeni finisca, invece, per penalizzare lee operazioni compiutee da soggetti come le banche che sono, invece, già ampiamente tassati. L esperienza inglese: Diverted Profits Tax (DPT): I lineamenti della nuova imposta inglesee - DPT - sono stati dettagliati all interno della bozza di leggee finanziaria per il 2015 (Finance Bill 2015), che il Governo UK ha pubblicato perr consultazione. L intenzione come confermato anche nelle dichiarazioni ufficiali del Governo precedenti allaa pubblicazione definitiva della legge finanziaria è quella di applicare tale imposta a partire dal 1 aprile L imposta, comunemente denominata anche Google tax, sarà applicata nella misura del 25% sugli utili generati nel Regno Unito dalle multinazionali ma che vengonoo attualmente spostati artificialmente altrove per motivi fiscali. Sono disciplinate due distinte fattispecie suscettibili di dare luogo all applicazione della DPT: - Avoidedd UK permanent establishment - L ipotesi è quella di costruzioni giuridiche dirette ad erodere la base imponibile UK grazie alla mancata costituzione di una stabile organizzazione, in modo da poter effettuare cessioni di benii e prestazioni di servizi a clientii UK senza che vi sia una stabile organizzazione. L imposta si applica al ricorrere di taluni presupposti, la cui presenza rende ragionevole assumere che la costruzione sia finalizzata ad evitare che si creino i presupposti di imponibilità secondo le norme ordinarie UK. In I tal caso,, la base imponibile è rappresentata dall ammontare di profitti che sarebbe considerato giusto e ragionevole tassare 4

5 secondo i principi OCSE in tema di attribuzione dei profitti alle stabili organizzazioni qualoraa l attività della società non residente fosse stata svolta in UK tramite una stabile organizzazione; - Insufficient economic substance la seconda ipotesi si riferisce a situazioni in cui le società UK o le stabili organizzazion in UK di società estere abbiano creato delle costruzioni i giuridiche con entità ad esse connesse dalle quali originano dei mismatch fiscali (arbitraggii fiscali), come ad esempio nel caso di pagamento di royalties deducibili in UK, quando la società estera che percepiscee le somme è localizzata in un paese a fiscalità più bassa di quella UK. La norma in tali casi applica quando la societàà estera sia caratterizzata da una sostanza economica insufficiente. Le società potenzialmente comprese nell ambito di applicazione della DPT sonoo tenute a notificare tale loro posizione al fisco UK (HMRC) entro terminii prestabiliti (con applicazione di sanzioni nel caso in cui tale adempimento venga omesso). La notifica fa scattare un processo di accertamento da parte del fisco UK, al quale fa seguito l emissione di una liquidazione presuntiva con riguardo alla quale il contribuente può opporre delle osservazioni, con possibilità anche di appello, il i tutto nell rispetto di un preciso calendario, a tempi stetti. L appello non blocca comunque il pagamento dell imposta che c va effettuato entro terminii ristretti dalla liquidazione definitiva. 2. Armonizzazione fiscale Come detto, le divergenze di trattamento in campo fiscale a livello europeo possono risultare fortementee accentuate per effetto delle diverse politiche attuate dai Governi nazionali e della circostanza che in materia fiscale a livello comunitario le decisioni possono essere assunte soloo con la completa unanimità. La difficoltà di prendere un accordoo in questoo settore risulta esseree confermata anche quando per superare l ostacolo dell unanimità di tutti i 28 Stati si voglia sperimentare la strada della cooperazione rafforzata come si è già g accennato con riferimento al progetto di introduzione di una imposta armonizzata sulle transazioni finanziarie. Ed invero, tale contrastato progetto, anche se portato a compimento, non n potrà che condurre ad una armonizzazione parziale, in quanto limitata ad un gruppo di 11 Stati, dai quali risulterebber e oltretutto esclusa una delle maggiori piazze finanziarie mondiali stantee la netta contrarietà manifestata dal Regno Unito. In taluni Stati gli obiettivi di attrazionee di capitali dall estero sono stati tradizionalmentee perseguiti (anche) attraverso misure fiscali di particolare favore per le imprese operanti sul territorio, configurando così forme di competizionee fiscale destinate a giocare pesantementee sugli equilibri concorrenziali delle imprese stesse. Si tratta di comportamenti che hanno trovato sinora pacifica giustificaziog one nel principio della sovranità di ciascun Paese in ambito fiscale. Ma anche in questo comparto lo scenario internazionale di riferimento sta mutando, imponendo un ripensamento complessivoo dello status quo, a fronte f dellee nuove connotazionii dei rapporti tra gli Stati sul fronte della fiscalità in senso piùù generale, e della competizionee fiscale internazionalee in modo più specifico. 5

6 La cadutaa del segreto bancario è ormai un dato di fatto, che si è determinato per l effetto cumulato di una molteplicità di iniziativee maturate pressochéé in contemporanea nei più alti consessi internazionali, a partire dai primi impulsi di fonte OCSE ed Unione Europea. Un punto di svolta è stata l introduzione della legge USA per ill contrastoo dell evasione fiscale realizzata oltrefrontiera, comunemente denominata come Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA), per il tramite della quale si è rotto quell equilibrio che in passato caratterizzava i rapporti fiscali tra gli Stati, basato sulla accettazione tacitaa del principio secondo cui la regolamentazione fiscale interna di uno Stato ordinamento non poteva incidere direttamentee sulla normativa fiscale interna di un altro Paese. L onda d urto della riforma fiscale USA ha aperto quindi la strada per la concretizzazione di progetti di collaborazione fiscale tra ordinamenti con una velocità sorprendente, sia sul fronte dello scambio di informazioni di tipo automaticoo e di tipo multilaterale sul quale si troverannoo impegnati gli Stati UE già dall 2016 per effetto della Direttiva sulla Cooperazionee Amministrativa (c.d. DAC 2) sia su quello dello scambio bilaterale, automatico o su richiesta, basato sulla stipula di accordi tra i singoli Stati, secondo i nuovi standard OCSE. In particolare, ben 58 giurisdizioni, ivi inclusa l Italia e molti paesi p EU, si sono impegnate ad attivare lo scambio automatico di informazioni finanziarie 4 già a partire dal Altri 35 Paesi, tra i quali importanti piazze finanziarie quali la Svizzera, Hong Kong e Singapore, si sonoo impegnati a scambiare le informazioni a partire dal Sintomatico, e politicamente altamente significativo, è statoo il raggiungimento in questee settimane di accordi per lo scambio di informazioni su richiestaa tra il Governo Italiano e quelli di Svizzera, Liechtenstein e del Principato di Monaco. Anchee San Marino, dopo l entrata in vigore della convenzione contro le doppie imposizioni, è oraa incluso nel novero degli Stati collaborativi, tanto da essere stato aggiunto alla White list che elenca e i Paesi con i quali sussiste un adeguato scambio di informazioni fiscali. L importanza di tali sviluppi non può però essere circoscritta agli a effetti, sia pur fondamentali, che essi determinano ai fini della lotta all evasione fiscale internazionale.. Il processo che si è avviato assume invero maggiore significatività laddove si consideri che la rimozione dellee barriere alla comunicazione delle informazioni fiscali rappresenta una prima presa d atto, da parte degli Stati, di come il principio della sovranità nazionale inn materia fiscale debba ora esseree necessariamente rivisitato. Allo stesso modo in cui ora non è più ipotizzabile una concorrenza fiscale basata sul segreto bancario, occorre quindi ora domandarsi se possa ancora avere senso, in prospettiva, il concettoo stesso di concorrenza fiscale. Il passo successivo dovrà pertanto essere quello dell accettazione di un nuovo principio, quello della negatività della competizione traa ordinamenti fiscali, in primo luogo e soprattuttoo quando ci si colloca in un contesto europeo, dove la ricerca di d linguaggii comuni ed uniformii appare una costante in tutti i comparti, tranne in quello fiscale. 4 L accordo quadro multilaterale secondo il Common Reporting Standard ( c.d. CRS) elaborato dall OCSE è stato firmato il 29 ottobre 2014, in occasione del Global Forum dell OCSE di Berlino B per la trasparenza e lo scambio di informazioni. 6

7 In questa logica si colloca quindi l esigenzaa di una trasformazione, che consenta la realizzazione di una fiscalità comune all interno dell Unione Europea, quanto meno per quei soggetti che, come le banche, sperimentano in modo diretto ed immediato gli effetti negativi della persistenza di norme nazionali non uniformi, nel momento stesso in cui si trovano pienamente e coinvolte nel processo di realizzazione dell Unione bancaria. I beneficii di un siffatto processo potranno riguardare tutti i comparti della cominciare da quella gravante sui redditi societari. fiscalità, a Ed invero, riguardo al concetto di base imponibile, ci sono oggi 28 diverse legislazionii tributarie e 28 diverse interpretazioni: si tratta di uno dei problemi centrali dell'integrazionee europea che se nonn sarà affrontato conn tempestività può inficiare il raggiungimento degli obiettivi alla base dell'unione Bancaria. Almeno per gli Stati membri che partecipano all Unione Bancaria, e che hanno deciso di cederee importantii quote di sovranità in tema di vigilanza bancaria per conseguire l obiettivo di una più stretta integrazione è infatti paradossale manteneree uno status quo che a livello tributario t è lasciato alla più estrema discrezionalità nazionale, e che per questo motivoo è diventato uno dei più "divisivi" argomenti europei. Per fare un primo ma importante passo verso la soluzione di questo problema, la Commissione europea si è già adoperata in passato quanto all imposta sullee società e, nonostante tutte le difficoltà e le resistenze che ha incontrato, nel 2011 ha pubblicato la bozza di direttiva per armonizzare le regole per la determinazione della base imponibile dellee impresee (Common Consolidated Corporate Tax Base c.d. CCCTB). Dalla versione di compromesso che la Presidenza italiana è riuscita a finalizzare nel 2014, emerge chiaramente che la direttiva CCCTB potrebbe essere il veicolo v normativo con il quale si potrebberoo trasporre molti dei temi proposti con il progetto Base B Erosion and Profit Shifting (c.d. BEPS) presentato dall OCSE, in occasione dell'incontro del G20 dii luglio Ove si volesse utilizzare questa direttiva per procedere ad una seria unificazione dellee regole di tassazione societaria, sarà da valutare l'eventuale eliminazione del d carattere di opzionalità della CCCTB. Il progettoo CCCTB è destinato a fermarsi almeno per un anno. Per l estatee 2015 è invece attesaa una proposta legislativa della Commissione per cominciare a recepire le prime raccomandazionii dell OCSE. 5 Il Comitatoo Affari Tributari dell OCSE, su indicazione del G-20, sta lavorando a delle proposte perr modificare i propri standard e, se sarà necessario, i Trattati per aggiornare le regole sulla doppia a imposizionee alla luce del mutato contesto economico mondiale. L obiettivo è quello di identificare e contrastare le pratiche di pianificazione fiscale aggressiva che permette alle società multinazionali di erodere la base imponibile nellee giurisdizionii con aliquote più alte per spostare i profitti nellee giurisdizioni che hanno aliquote più basse (Base Erosion and Profit Shifting - BEPS). Per una disamina sullo stato di avanzamento lavori del BEPS si rimandaa all allegato contenuto nel presente documento. 7

8 3. Armonizzazione contabile Al tema dell armonizzazione fiscale si ricollega con immediatezza quelloo dell armonizzazione delle regole contabili, visto che la l fiscalità d impresa si basa sui dati d contabili. La creazione di un linguaggio contabile unico è necessaria anche per rendere effettivamentee operativa l'unione bancaria visto che la reportistica di vigilanza verso la BCE si basa sui dati contabili. Infatti, la BCE, utilizzando i dati di vigilanza costruisce modelli di vigilanza unici per tutte le banche operanti in Europa e perfeziona esercizi di stress che possono incidere in modoo significativo sulla profittabilità e in alcuni casi sulla sopravvivenzaa stessa delle banche vigilate. Il linguaggio contabile comune per l Europa sono i principi contabili internazionali IAS/IFRS, oggi obbligatori nell Unione europea soloo per i bilanci consolidati delle società quotate o con titoli diffusi in misura rilevante. L adozione obbligatoria degli IAS/IFRS dovrebbe essere estesa ai bilanci individuali delle banche operanti in Europa, analogamente a quanto fatto dal Legislatoree italiano con il D. Lgs. 28 febbraio 2005 n. 38 in sede di esercizio delle opzionii previste dal Regolamento IAS n del

9 ALLEGATO Stato di avanzamento lavori del BEPS A settembre 2014 il G-20 di Cairns (Australia) ha approvato 7 raccomandazioni finalii dell OCSE delle 15 azioni previste dal progetto BEPS. Lee giurisdizioni che partecipano all OCSE dovranno recepirle nei rispettivi ordinamenti nazionali. Le sette misure (delle 15 previste) che il G20 ha dato mandato all OCSE di individuare per meglio combattere l evasione fiscale internazionale riguardano: Azione 1: la tassazione dell economia digitale, che nell identificaree le maggiori criticità nella mobilità (tra giurisdizioni) degli attivi immateriali delle imprese digitali e nella possibilità di accentrare tutte le operazioni in un solo Paese sfruttando poi canali di distribuzione terzi per la consegna di prodotti in altri Paesi, propone un esplicito rimando alle azioni che l OCSE l sta intraprendendo in tema di identificazione delle stabilii organizzazioni, riforma del regime di esenzione sulle imposte sul valore aggiunto (VAT) e sull estensione alle imprese digitali del regime CFC. Azione 2: le modalità di utilizzoo degli strumenti finanziari ibridi (hybrid mismatch arrangements) ), con la quale l OCSE raccomanda di negare la deducibilità (o l esenzione) per i pagamenti (interessi, cedole, ecc) che sono deducibili anche nella giurisdizione di emissione, e negare la deduzione dei pagamenti che nonn sono soggetti a tassazione nel Paese di residenza del beneficiario o (naturalmente nel caso in cui non siano soggetti a regimi Controlled Foreign Companies - CFC). Azione 5: il contrasto alle pratichee fiscali dannose, che si sostanzia in proposte volte a promuovere lo scambio automaticoo di informazioni tra amministrazioni fiscali. Il punto più rilevante di tale azione è l estensione di tali pratiche ai Paesii che non aderisconoo all OCSE. Azione 6: riallineare la tassazione e la sostanza rilevanti per p ripristinare i benefici previstii per gli standard internazionali e perr prevenire l abuso di Trattati fiscali. In questo caso le raccomandazioni OCSE si sostanziano nella richiestaa di modificare i Trattati per includere un esplicito riferimento all obiettivoo di evitaree fenomenini di non-tassazione o riduzione della tassazione, oltre che introdurre nuove regole ad hoc (sul modello del limitation-on-benefits LOB adottato dagli Stati Uniti, che prevede una sostanziale restrizione del campo dii applicazione del Trattato ai soli residentii dei Paesi che hanno sottoscritto il Trattato, per evitare specifici casi di abuso; ; e del principal purposes test PPT rule, che invece si riferisce alle regole che permettono, ai fini dell applicazione del Trattato, di fare riferimento agli effettivi beneficiari dell operazione, e nonn all intermediario il conduit che le pone in essere) - volte a evitare l applicazione di benefici che permettonoo di conseguire l indesiderato obiettivo di ostacolare le regole anti abuso. L OCSE riconosce tuttavia che su tale azione permangonoo delle criticità legate, per esempio, all esistenza di regolee europee che non permettono l agevole introduzione di regole di LOB (per esempio la libertà di stabilimento). Infine, l OCSE riconosce che 9

10 alcune interpretazioni dei Trattati fornite da alcunee Corti inn merito all effettivaa prevalenza della sostanza economica sulla forma giuridica in effetti permettono di conseguire gli stessi obiettivi anti elusione dell azione 6. Azione 8: i prezzi di trasferiment nto e gli intangibles (brevetti, marchi). Il lavoro sulle raccomandazioni volte ad assicurare che i prezzi di trasferimentoo dei beni immaterialii i siano in linea con la creazione di valore si è rilevato molto complesso, e all momentoo l OCSE non è riuscito a trovare unaa soluzione di compromesso. Sul punto, pertanto, si è deciso di rimandare la stesura dii un documento definitivo nell corso del 2015, in coordinamento con il lavoro sulle PE e sul CFC. Azione 13: la documentazione sui prezzi di trasferimentoo attraversoo il modelloo Paese per Paese (country by country). In sintesi, per migliorare la trasparenza per le Amministrazionii fiscali e rafforzare la certezza e la prevedibilità per i contribuenti, l OCSE propone di imporre alle imprese multinazion nali di dichiarare, perr ciascun Paese dove operano, l ammontare del fatturato, l utile prima delle imposte, lee imposte versate, il numero dei dipendenti, il capitale, i profitti portati a nuovo e le attività materiale. Sul punto è importante ricordare che il settoree bancario europeo già g forniscee tali informazioni ai sensi dell art. 89 della CRD4. Azione 15: lo studio di fattibilità condotto dall OCSE ha dimostrato la fattibilità (e la desiderabilità) di uno strumento giuridico multilaterale di modificaa dei trattati bilateralii per facilitare un adozione uniformee delle misure BEPS nei n Paesi partecipanti. Si tratta di un progetto ambizioso e sicuramente innovativo che l OCSE si è pertanto impegnato a portare a termine avviando le necessarie negoziazion ni con i Paesi che partecipano all OCSE. Entro settembre 2015 l OCSE si è impegnato ad emanare le seguenti raccomandazioni: Azione 3: Raccomandazione sulla a definizione delle regole per rafforzare il Foreign Companies (CFC). Controlled Azione 4: Raccomandazione sulla deduzione degli interessi e finanziari, la cui consultazione si è appena conclusa 6. degli altri pagamenti Azione 7: Misure per evitare l elusione dello status di d PE. In particolare, obiettivoo dell OCSE è quello di contrastare i fenomeni di erosione della basee imponibile connessi allo status di stabile organizzazione. La consultazionee è scadutaa a gennaio Il discussion paper non è stato commentato da FBE e IBFed, ma solo dalle associazioni i nazionali inglese e francese, che inn estrema sintesi hanno criticatoto la proposta perché produrrebbe l effetto ( indesiderato ) di costringere le banche con attività transfrontaliera a riorganizzare la propria struttura perr tenere conto delle PE che si verrebbero a creare nei Paesi in cui operano. Azioni 9 e 10: Modifiche alle regolee sui prezzi di trasferimento. 6 Sulla citataa consultazione, l ABI ha risposto r per il tramite della FBE e dell IBFed. 10

11 Azione 11: Raccomandazione sullaa raccolta dei dati dell BEPS e sulla metodologia per predisporre un analisi economica. Azione 12: Raccomandazione suglii obblighi di disclosuree dei tax planning aggressivi. Azione 14: Misure per previsti dai Trattati. rendere più efficaci i meccanismi di risoluzione delle dispute Infine, per il mese di dicembree 2015, l OCSE si è impegnata add emanare: Azione 4: Le modifiche alle regolee sul transfer pricing per p la deduzione deglii interessi e degli altri pagamenti finanziari. La definizionee dello strumento giuridico multilaterale di modifica dei trattati bilaterali per facilitare un adozione uniforme u delle misure BEPS nei Paesi partecipanti. Azione 5: Le nuove regole per il contrasto alle pratiche fiscali f dannose. 11

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