Sono Rosalba, socio-volontaria

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1 PRIMAVERA 86 E PROGETTO CSERDI Rosalba Mancinelli Socia fondatrice e consigliere di amministrazione dell Organizzazione di volontariato Primavera 86. Pedagogista e insegnante Sono Rosalba, socio-volontaria dell Organizzazione di volontariato Primavera 86 e componente del consiglio di amministrazione. La mia relazione traccerà la storia della nostra associazione, le finalità e gli obiettivi che ci proponiamo di perseguire, gli interventi che nei vari anni ci hanno visti impegnati nel settore dell handicap. Presenterò poi l attuale progetto Centro socio-educativo riabilitativo Diurno Intercomunale (CSERDI) organizzato in collaborazione con i comuni di Monterotondo, Mentana e Fontenuova. Le tappe più importanti della nostra storia È il 1981 quando alcuni volontari e genitori di ragazzi disabili eretini, costituiscono il Gruppo a favore degli handicappati con la finalità di sensibilizzare, coinvolgere e responsabilizzare gli enti locali e la comunità di Monterotondo sui temi della disabilità, così da realizzare una piena integrazione con queste persone con altre abilità. Incontri pubblici di informazione e sensibilizzazione, avvio del primo servizio di assistenza domiciliare, attività di tutela dei diritti, promozione dell integrazione scolastica, sono alcune delle attività realizzate dal gruppo che, nel 1986, decide di dar vita alla cooperativa di volontariato Primavera 86. Nei primi 15 anni di operatività abbiamo avviato, come Primavera 86, attività di socializ- 35

2 zazione, laboratori, corsi di formazione professionale, un centro diurno e con la promozione della cooperativa sociale Il pungiglione - percorsi di inserimento lavorativo di giovani disabili. Oggi il nostro impegno si è potenziato grazie anche allo sviluppo dell attività del Centro socio-sducativo riabilitativo diurno Intercomunale (CSERDI) ed all utilizzo della comunicazione facilitata, innovativa metodologia capace di valorizzare i segnali di comunicazione dei ragazzi con gravi disabilità. Cosa proponiamo La filosofia che caratterizza i nostri interventi è semplice ed, al tempo stesso, innovativa. Infatti, le diverse attività e servizi che svolgiamo, costituiscono il mezzo con cui stimolare e promuovere la partecipazione, l affettività, la socialità dei ragazzi disabili che seguiamo. Mezzi che forniscono ai ragazzi un ventaglio di esperienze rivolte alla conquista della propria autonomia ed integrazione personale e sociale. In particolare le nostre attività sono di carattere: occupazionale, sviluppando nei ragazzi non solo le abilità ma la responsabilizzazione ed assunzione dei ruoli adulti più complessi; educativo, volto a sviluppare le abilità relazionali, cognitive e motorie dei ragazzi. Inoltre, siamo impegnati da sempre nella promozione di interventi a rete con le altre realtà che operano sul territorio di Monterotondo e Mentana, così da realizzare una piena integrazione sociale dei disabili. A chi ci rivolgiamo Una stretta collaborazione con tutte le risorse che operano sul territorio richiede, innanzitutto, l individuazione degli interlocutori. Ecco chi sono, ad oggi, i nostri: enti locali, pubbliche amministrazioni, ASL: con loro vogliamo intensificare gli spazi di confronto, promuovendo la costituzione di un tavolo comune aperto a tutte le realtà del territorio, per la pianificazione e la progettazione degli interventi sulla disabilità, così da rendere i servizi sempre più efficaci, efficienti, ed in linea con i bisogni della comunità locale; Purtroppo dobbiamo ancora lamentare l assenza totale di un 36

3 interlocutore fondamentale come ASL RMG che, nonostante le ripetute richieste, non si è ancora dotata di una équipe handicappati adulti come punto di riferimento per le famiglie interessate e per i servizi del territorio; scuola / università: il lavoro con queste agenzie formative è volto a rafforzare la reciproca conoscenza, così da avvicinare il mondo giovanile ai temi della diversità. Tutto ciò attraverso lo strumento del credito formativo per gli Istituti Superiore ed una convenzione con l Università Roma Tre, facoltà di Scienze della Formazione, accogliendo in tirocinio futuri educatori sociali e partecipando a progetti integrati attraverso il Consorzio intercomunale Diverso è possibile per quei disabili non in grado di proseguire l iter scolastico dopo la scuola dell obbligo. Importante è la collaborazione e lo scambio di esperienze con altre organizzazioni di volontariato che lavorano con i disabili. Prima fra tutte segnaliamo la pluriennale partnership con la Comunità di Sant Egidio con la quale condividiamo spesso attività ed eventi comuni come: Mostra annuale di Pittura Il Grigio, feste, spettacoli e manifestazioni religiose. Come siamo organizzati La nostra organizzazione di volontariato è strutturata legalmente in forma cooperativa. È costituita da 45 soci volontari e da oltre 20 volontari non soci. La gestione è guidata dal Consiglio di amministrazione, formato da presidente, vice-presidente e 3 consiglieri di amministrazione, e dal Collegio sindacale formato da presidente, 2 sindaci effettivi e 2 sindaci supplenti. Dal 1994 siamo iscritti nel Registro regionale del volontariato al n. 92 della Sezione servizi sociali. IL PROGETTO O CSERDI È importante riflettere su alcune considerazioni di fondo: 1. il progetto è dinamicamente proiettato a sviluppare nel massimo grado consentito tutte le potenzialità dei singoli sia nel rapporto interno sia nel rappor- 37

4 to esterno per realizzare una socializzazione ed una integrazione convincenti, che coinvolgano non solo l utente, ma anche e soprattutto il territorio nel quale egli è normalmente collocato. Ciò presuppone la conoscenza della storia di ogni singolo ragazzo partecipante, le sue capacità e potenzialità, l utilizzazione degli strumenti idonei a consentire lo sviluppo fino ai livelli massimi. 2. In questo contesto di dinamicità non si può prescindere dalla conoscenza delle storie individuali e dei percorsi educativi attuati, dei livelli raggiunti per progettare un programma coerente con le iniziative adottate ma anche in grado di sviluppare le potenzialità individuali. Le finalità del progetto CSERDI si possono così riassumere: miglioramento della qualità della vita, intesa come ricerca del massimo sviluppo sia in termini di acquisizione di abilità sia di capacità relazionali; acquisizione e/o mantenimento della massima autonomia possibile di ciascun soggetto per favorire una sua reale integrazione nel tessuto sociale di riferimento; potenziamento e/o mantenimento delle capacità cognitive affettivo-relazionali e comunicative, allo scopo di ottenere un elevato livello di integrazione e di realizzazione personale nei diversi sottosistemi sociali (famiglia, scuola, comunità, ecc.) in cui l individuo con ritardo mentale si trova ad interagire; socializzazione, sia all interno del Centro, sia all esterno, sensibilizzazione all accoglienza da parte del territorio; inserimento ed integrazione sociale; sostegno e supporto alle famiglie, favorendo la permanenza del portatore di handicap nel proprio nucleo familiare. Per quanto riguarda la progettazione e programmazione degli interventi occorre tener presente che l utenza attuale del Centro è costituta da persone temporaneamente o permanentemente handicappate, cha hanno assolto l obbligo scolastico, le cui 38

5 verificate potenzialità residue non consentono idonee forme di integrazione lavorativa. Bisogna tener presente che la maggior parte dei ragazzi che frequenta il CSERDI è costituito da persone ormai in età adulta con una personalità strutturata: ognuno di loro ha abitudini e stili comportamentali di cui occorre tenere necessariamente conto nel momento in cui si organizzano i gruppi e le attività. Per ogni persona emergono, comunque, abilità ed interessi specifici. L obiettivo è dunque quello di evidenziare, anche nei casi più gravi, l esistenza di capacità residue, in modo da formulare un progetto educativo individualizzato (P.E.I.) che possa consentire l acquisizione di competenze nuove e/o l utilizzazione di funzioni non ancora mature con l aiuto dell operatore e la collaborazione dei compagni più capaci. Per organizzare le attività il primo compito è quello di suddividere l utenza in base al tipo di handicap che presenta. A tal fine ci è sembrato opportuno scegliere il criterio dell omogeneità, che tiene conto dei livelli di competenza dei singoli partecipanti e consente, inoltre, la programmazione di attività che meglio rispondano ai bisogni educativi del gruppo. Ciò significa individuare, mediante l uso di schede di osservazione e valutazione diretta, alcune abilità presenti nel gruppo: abilità di base (capacità attentive, abilità fino e grosso motorie, abilità di comunicazione, di imitazione motoria, ); abilità cognitive (abilità di discriminazione, generalizzazione, classificazione, abilità di orientamento temporale schema corporeo, linguaggio ricettivo ed espressivo, abilità logiche, abilità mestiche); bilità di autosufficienza (alimentazione, controllo sfinterico e vescicale, igiene, vestirsi/svestirsi); comportamenti problematici (aggressività, stereotipie, autolesionismo); Dall identificazione delle abilità possedute dai ragazzi mediante le schede di osservazione, si passa alla suddivisione in piccoli gruppi (2-3 persone al massimo) e si prosegue la programmazione degli interventi educativi da attuare in ciascun gruppo. Si costituiranno così micro 39

6 gruppi omogenei e si procederà alla individuazione dei principali temi educativi di cui necessitano tutti i gruppi. Le difficoltà maggiori sono peraltro riconducibili sul piano dei comportamenti e della comunicazione (difficoltà sensoriali, assenza di espressione verbale, difficoltà di attenzione, instabilità, problemi emotivi). In tali situazioni occorre pertanto promuovere costanti azioni di orientamento, definendo comunque e con la massima collaborazione ottenibile dal singolo, impegni personali, precisi compiti, responsabilità specifiche. La gravità neuropsichica può precludere, per così dire, l accesso al mondo normale, poiché il soggetto avrà difficoltà ad elaborare e ad integrare i dati sensoriali, con una conseguente rigidità percettiva. D altro canto l incapacità di esprimersi non significa non aver niente da esprimere. Questa convinzione deve essere alla base del lavoro con l handicap, ma è tanto più importante per chi lavora con il grave, che rischia altrimenti un doppio isolamento: il proprio atteggiamento autistico e l isolamento derivante dall ambiente circostante che non riesce a trovare canali di comunicazione soddisfacenti. Appare pertanto evidente che l intervento con ragazzi con handicap grave deve privilegiare essenzialmente l aspetto della comunicazione, intesa come scoperta e valorizzazione di quei segnali inviati dal soggetto che possono essere resi significativi in un contesto di relazione. Tali risultati possono essere raggiunti, anche con esiti straordinari, attraverso la conoscenza e l apprendimento della comunicazione facilitata (CF) considerata una strategia aumentativi/alternativa secondo una metodica messa a punto dall Istituto della comunicazione facilitata dell Università di Syracuse (Stato di New York), diretto dal dottor D. Bilken ed applicata in Italia anche dall ARV (Associazione reatina volontari) che gestisce in convenzione con la ASL di Rieti un centro diurno per disabili. Ai fini dell apprendimento e applicazione di tale metodica fortemente innovativa, questa cooperativa ha organizzato e realizzato, in collaborazione con l ARV, un corso di formazione per i propri operatori e volontari, ora in grado di dare esecuzione concre- 40

7 ta ai principi fondamentali di tale metodologia, con la supervisione, già concordata, degli esperti dell ARV medesima. A tal proposito vale ricordare che le prime sperimentazioni effettuate hanno dato risultati di fondamentale importanza, avendo consentito a chi fino a quel momento, non era in grado di comunicare, di corrispondere con gli operatori e il mondo esterno, manifestando in tal modo qualità e capacità imprevedibili a qualsiasi altro livello diagnostico. Su tale metodologia, quanto più generalizzata, dovrà dunque articolarsi in futuro l attività del Centro, superando metodiche tradizionali scarsamente efficaci, per avviare verso un esito soddisfacente il processo di socializzazione e di integrazione dei singoli partecipanti. Attualmente nella struttura di via Don Milani, appositamente realizzata con finanziamento regionale, la Primavera 86 segue 30 ragazzi disabili sia nelle attività pomeridiane gestite esclusivamente da volontari, che nelle attività del Centro socio-riabilitativo diurno intercomunale (CSERDI) gestite in collaborazione con i comuni di Monterotondo, Mentana e Fontenuova e con la Provincia di Roma. Le tradizionali attività di volontariato con finalità ludico-ricreative e di socializzazione si svolgono con frequenza settimanale nelle ore pomeridiane del giovedì e coinvolgono 5 ragazzi disabili e 10 volontari coordinati da una terapista occupazionale. Mentre le attività del CSER- DI si svolgono dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore e vedono impegnati educatori, tecnici, operatori sociali e volontari dell Organizzazione di volontariato Primavera '86, e prevedono una precisa suddivisione degli spazi e degli orari. Sono, inoltre, previste delle riunioni interne così articolate: lunedì, dalle ore alle ore 18.00, riunione di équipe per verifica e programmazione settimanale delle attività; martedì, dalle ore alle ore 18.00, supervisione dei casi individuali, del lavoro di équipe e della comunicazione facilitata. Prima di elencare tutte le attività che si svolgono nel Centro Diurno, occorre ricordare che esse non rappresentano semplicemente momenti occupazionali o 41

8 ludici, quanto piuttosto mezzi attraverso cui modulare la partecipazione, l affettività, la socialità in un ventaglio di esperienze rivolte alla conquista dell autonomia e dell integrazione personale e sociale. Gli obiettivi, di volta in volta, sono quelli di permettere all individuo di essere consapevole dei propri limiti e delle proprie capacità, di realizzare esperienze di successo, di scegliere fra alternative diverse, di essere interpellato, di vivere da protagonista il proprio percorso di vita. Le attività strutturate su laboratori si possono dividere in attività svolte all interno del Centro ed attività svolte all esterno. ATTIVITÀ DEL CENTRO DIURNO DI MONTEROTONDO ONDO 1 Elettra Busetti Laureata in pedagogia. Dal 1997 lavora presso il CSERDI, dove gestisce il laboratorio di attività cognitive. 42 Buon giorno. Immaginiamo di intraprendere un viaggio all interno dello CSER- DI (letteralmente: Centro socioeducativo riabilitativo diurno intercomunale) che si trova a Monterotondo in via don Milani. Con una semplice piantina saremmo in grado di seguire un percorso che ci porterà, attraverso i vari ambienti che suddividono lo stabile, a conoscere le tante attività educative che vedono im-

9 pegnati educatori, tecnici, operatori sociali e volontari dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore16. La scelta di questa modalità come linea guida del mio intervento è supportata dall importanza di essere in grado di padroneggiare determinate coordinate spaziotemporali. Dominare due elementi fondamentali come lo spazio e il tempo può rappresentare già un passo avanti nella conquista dell autonomia personale e sociale. È infatti di fondamentale importanza per un ragazzo essere pienamente cosciente di dove si trova e di dove si dovrà recare a seconda delle attività che dovrà svolgere, per lo meno durante l arco della giornata che passerà al Centro.Cognizione che, probabilmente, se adeguatamente stimolato, continuerà ed esercitare durante il resto del giorno. Procederò quindi su questa linea. L arrivo al centro dei ragazzi è previsto solitamente tra le 9.00 e le L accoglienza rimanda sia allo spazio (si svolge nella mensa) che al tempo. È qui infatti che i ragazzi, dopo avere attestato la propria presenza e posto (ove sia possibile) la propria firma su di un registro, vengono avviati alle varie occupazioni. Sono cioè chia- mati per nome e gli viene ricordata l attività che dovranno svolgere. Attiguo alla sala mensa vi è il laboratorio di ceramica che, fondandosi sul rispettare le fasi di asciugatura, cottura, cristallinatura, porterà il ragazzo verso una forma più elevata di cognizione dello scorrere del tempo. Per raggiungerlo i ragazzi non dovranno far altro che uscire dalla sala in cui si trovano, percorrere pochi metri di corridoio per trovarsi dinanzi alla porta desiderata. Il programma in sintesi delle attività del laboratorio di ceramica è il seguente: manipolazione con l argilla, pittura su biscotto, applicazione delle decalcomanie, cristallinatura, uso del forno. Gli obiettivi prefissati sono: raggiungere maggior acquisizione e affinamento delle capacità lavorative, aumento delle autonomie all interno del laboratorio, approfondimento della conoscenza e l utilizzo degli attrezzi e del materiale, sviluppo del movimento e coordinamento occhio-mano. Attualmente questo laboratorio ospita un numero di quindici ragazzi per quattro volte alla settimana, dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30, con un tecnico di 43

10 ceramica. Quindicinalmente si avvale della collaborazione dei ragazzi della Scuola media Federici di Monterotondo. Finalità degli incontri è il mirare ad un integrazione affettivo-lavorativa fra tutti i ragazzi nonché fra le scuole e il nostro centro. Proseguendo sempre il corridoio per circa dieci metri più avanti, ci troviamo davanti la porta del laboratorio di attività educative per l autonomia personale. Il programma si articola in varie fasi: si parte dalla conoscenza delle parte del corpo, proprio e degli altri, per poi passare all individuazione delle cure necessarie. Sviluppare l interesse verso la cura del proprio corpo, ossia la cura della propria persona cercando di aumentare le condotte autonome, è l obiettivo principale. Attualmente il programma viene seguito da sei ragazzi con un operatrice assistenziale per due volte la settimana il mercoledì e il giovedì dalle 9.30 alle Il programma di autonomie sociali prevede uscite invece sul territorio con diverse finalità: la conoscenza diretta dei luoghi di vita di ciascun componente del gruppo con visite ai rispettivi quartieri di provenienza e la conoscenza di strutture sociali o private che fanno parte della rete di realtà del vivere sociale (uffici, negozi, centri sportivi, cinema), l uso dei servizi pubblici per raggiungere le diverse zone di Roma. Obiettivo primario sarà un ampliamento delle autonomie sociali che possono consentire un discreto livello di autosufficienza negli spostamenti sia all interno del proprio rione che nella comunità cittadina. Attualmente il programma delle autonomie sociali viene seguito da sette ragazzi con un operatrice assistenziale e due educatori professionali per una volta alla settimana, di lunedì, dalle 9.30 alle La conoscenza dei luoghi, l autosufficienza negli spostamenti, la padronanza del proprio corpo rimanderanno ad un discorso spaziale, alla capacità di dominare lo spazio che sia interno o esterno alla propria persona. Per proseguire il nostro percorso ci spostiamo ora al piano superiore. Possiamo utilizzare le scale o più comodamente l ascensore e poi percorrere un corridoio. Siamo cosi giunti dinanzi alla porta delle attività grafico-pittoriche. Anche qui l importanza che 44

11 si darà allo spazio, ci rimanderà, alla delimitazione di una superficie, quale è un foglio, dove, entro un contorno prestabilito, dovranno essere convogliati idee, emozioni e desideri. Il programma prevede lo sviluppo delle tecniche pittoriche già studiate e sperimentate, lavorando in modo più approfondito, sia con la tecnica dei pastelli su foglio che con la tecnica della tempera, senza tralasciare l olio su tela o su foglio appositamente preparato. Punto centrale sarà lavorare su temi riguardanti se stessi e la propria esperienza personale, convinti del fatto che l espressione pittorica è un ampio mezzo di comunicazione. Obiettivi saranno: migliorare la capacità di tecnica pittorica e dell uso del colore, visionare e interpretare le esperienze e le emozioni attraverso i propri disegni. Attualmente il laboratorio viene seguito da sei ragazzi con tecnico di pittura e dramma-teatro terapia una volta alla settimana, di mercoledì, dalle 9.30 alle Sono ormai tre anni che inoltre i nostri ragazzi partecipano alla mostra pittorica S. Egidio che si tiene ad ottobre nella piazza di S. Maria in Trastevere a Roma dove si concorre con la presentazione di quadri a tema. La Primavera 86 negli anni 1999 e 2001 è stata premiata con una menzione speciale. La stessa stanza è utilizzata anche per il laboratorio di sartoria. Attività basata soprattutto sull identificazione dello scorrere del tempo poiché, per poter vedere realizzato un prodotto, il ragazzo sarà portato a rispettare le varie fasi di lavoro. Il programma prevede la realizzazione di alcuni oggetti di uso quotidiano presine, portatrucchi, portaeuro finalizzati alla conoscenza dei requisiti di base: conoscenza dei numeri e delle unità di misura, del materiale e degli strumenti di lavoro, utilizzo del cartamodello, taglio, cucito, utilizzo della macchina da cucire, dell asse e del ferro da stiro. L attività viene attualmente seguita da tre ragazzi con una tecnica volontaria e per una volta alla settimana dalle alle 12.30). Importante ricordare la preziosa collaborazione di questo laboratorio con le attività interne del centro quali la creazione dei costumi per le recite La Gabbianella e il gatto nonché Alice nel pae- 45

12 se delle meraviglie. Continuando lungo il corridoio, giungiamo nella stanza che ospita le attività educative sulle abilità cognitive. La programmazione risulta diversificata e individualizzata a seconda del livello cognitivo dei singoli ragazzi. Si cercherà per tutto il gruppo di mantenere e/o integrare le proprie abilità di linguaggio, lettura e scrittura cercando di portarle ad un livello di maggiore padronanza. Alcuni obiettivi prefissati di maggior rilievo saranno: saper distinguere i colori, imparare nuove parole, imparare a riconoscere gli elementari cambiamenti di tempo atmosferico e del suo scandire, ore, giorni, settimane, mesi e stagioni visualizzati tramite letture e disegni a tema. La piena libertà data ad o- gnuno di loro di potersi esprimere liberamente lascerà la sensazione di aver finalmente conquistato un tempo ed uno spazio ideali e perfetti e permetterà un totale e reale coinvolgimento emotivo per mezzo della creazione di piccole storie nate dall osservazione dei propri disegni. Attualmente l attività accoglie tredici ragazzi seguita da una pedagogista per cinque volte alla settimana, dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle La stessa stanza ospita anche le attività di volontariato pomeridiane. Il programma prevede due momenti differenziati. Il primo momento vede l attività diretta con i ragazzi e si basa su giochi di accoglienza e socializzazione durante i quali ognuno ha la possibilità di sperimentare diversi modi di scegliere le modalità di approccio verso l altro, nonché di vivere il desiderio-timore di essere scelto. Si procede poi alle attività creative tramite manipolazione di materiali diversi (acqua, farina, impasti, pongo ), utilizzo dei colori, decoupage. Gli obiettivi prefissati saranno: un aumento della comunicazione verbale e non; una maggior acquisizione di modalità di interazione più adeguate. Per terminare gli incontri si procede ad una merenda con il coinvolgimento sempre maggiore dei ragazzi nella preparazione e nell organizzazione. Il secondo momento prevede la discussione tra i volontari finalizzati all elaborazione e verifica del lavoro svolto, nonché alla formulazione delle strategie da adottare nell incontro successivo. Attualmente le attività vengono seguite da cinque ragazzi per una volta alla settimana di giovedì dalle ore 16 alle ore 19, con un coordinatore terapista occupazionale e dieci volontari. 46

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