Progetto Interculturale IN TUTTE LE NOSTRE LINGUE

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1 DIREZIONE DIDATTICA STATALE F. S. CABRINI VIA DELLE FORZE ARMATE 65 - MILANO Progetto Interculturale IN TUTTE LE NOSTRE LINGUE A.S a cura di Valentina Caracausi e Piervito Cucinelli 1

2 INDICE GENERALE Premessa p.4 Descrizione e obiettivi del progetto p.6 Il contesto p.8 Attività a sostegno degli stranieri p.10 La classe multiculturale p.11 Le attività proposte p.13 Focus group p.14 Intervista individuale p.15 Valorizzare la lingua d origine: l insegnante si racconta p.16 Un mondo di scritture p.18 Buon compleanno p.20 Il confronto linguistico: come si scrive? p.21 Gli alfabeti del mondo a colori p.23 L importanza dei documenti p.23 L organizzazione dei materiali acquisiti p.26 Conclusioni p.29 INDICE MATERIALI FILE UTILI File Il Quaderno dell integrazione File Materiale Zanichelli 2

3 File Raccontami una fiaba File Parole per accogliere ALLEGATI Allegato 1: Per Conoscerci Allegato 2: Giochi dal Mondo Allegato 3: Confronto tra Alfabeti Allegato 4: Buon Compleanno Allegato 5: Come si scrive Allegato 6: Filastrocche del Mondo Allegato 7a: Biglietto Natalizio Allegato 7b - file musicale A me non importa Allegato 8: Colori Allegato 9a: Parole di cortesia Allegato 9b: A domanda risposta Allegato 9c: Numeri Allegato 10: Foto dal Mondo 3

4 IL PROGETTO IN TUTTE LE NOSTRE LINGUE PREMESSA Non bisognerebbe permettere a nessun bambino, iniziata una nuova esperienza educativa, di mettere da parte la cultura e la lingua delle proprie origini, in quanto il curricolo scolastico dovrebbe sempre riflettere gli aspetti principali che hanno caratterizzato la sua vita fino a quel momento. 1 Prendendo spunto da questa citazione ho avviato il progetto interculturale di seguito presentato e denominato In tutte le nostre lingue, svolto in una classe quarta della scuola primaria dove ho prestato servizio durante l anno scolastico 2009/2010. La società plurale e di conseguenza anche le istituzioni scolastiche sono attraversate, oggi più che mai, dal tema della relazione, dell integrazione, dell'incontro con gli altri e della gestione delle differenze. Differenze più o meno visibili, vissute e diventate pratica quotidiana grazie alla presenza di chi viene da lontano e vive accanto a noi. Partendo dalla considerazione che l apprendimento della seconda lingua da parte degli alunni stranieri deve essere al centro dell azione didattica, sono consapevole che l attenzione all acquisizione del nuovo idioma deve prevedere anche il riconoscimento e la valorizzazione della lingua d origine e delle culture altre, da considerare risorse e non ostacoli da rimuovere. 1 Amatucci L., Prospettive di educazione interculturale, Roma, Bulzoni,1995 4

5 Il modello di scuola a cui il mio percorso si è ispirato è quello che si pone in equilibrio tra accoglienza e riconoscimento delle diversità e che si può definire integrativo, interculturale, attento alla tutela e alla valorizzazione delle lingue e culture d origine. Questa, tuttavia, non è ancora una regola condivisa e può accadere che di fronte ad un bambino immigrato appena inserito, un insegnante esordisca dicendo: <Non mi interessa se non capisci, basta che non disturbi!> 2 Di fronte ad affermazioni simili più volte mi sono chiesta: cosa fanno gli insegnanti per dare valore al background linguistico-culturale degli allievi appena arrivati? L approccio interculturale attento alle differenze e alla relazione con l altro promuove il confronto, la scoperta e lo scambio fra storie e culture, a partire dalla consapevolezza che i valori che danno senso alla vita non sono tutti nella nostra cultura, ma neppure tutti nella cultura degli altri. 3 Partendo da questo presupposto ogni insegnante dovrebbe formulare il suo intervento educativo in modo da fronteggiare adeguatamente contesti variegati come quelli di una classe multiculturale, dove non sono solo importanti le risorse tecniche e didattiche, ma anche quelle emotive intrinseche al lavoro educativo. 2 L invisibile bambino filippino neo-inserito in una classe quinta della scuola primaria dove ho lavorato come insegnante di sostegno qualche anno fa. Un insegnante continuava a chiamarlo Marco perché si trovava in Italia e lo ha spesso ignorato senza prestare quell attenzione particolare di cui ogni bambino immigrato durante la fase del primo inserimento necessita. Dopo la fase di silenzio, di timore e di spaesamento, in modo del tutto autonomo e senza alcun aiuto da parte degli insegnanti, i quali hanno assunto un comportamento che potremmo definire escludente, Mark inizò a dire qualche parola in italiano, unica chance per essere accettato. 3 C.M. 73, Dialogo Interculturale e Convivenza Democratica: l impegno progettuale della scuola,marzo,

6 DESCRIZIONE E OBIETTIVI DEL PROGETTO Il mio tentativo è stato quello di trovare il modo di rivalutare le conoscenze linguistiche di tutti gli alunni, senza però dimenticare che dietro ogni bambino c è una storia da cui occorre partire per promuovere un reale progetto di integrazione e inclusione che vada oltre la semplice attuazione del protocollo d accoglienza di cui ogni scuola dispone. A tal proposito durante la realizzazione del progetto sono stati previsti percorsi didattici e attività che hanno coinvolto ogni bambino in modo attivo nell effettuare ricerche, interviste, reperire foto e ricette magari coinvolgendo i familiari, e ancora giochi, curiosità, divertirsi confrontando gli alfabeti per trovare la differenza tra lingua scritta e lingua parlata, ma anche fare cose da grandi come qualcuno mi ha detto - organizzando il materiale/documenti che loro stessi avevano portato a scuola, il tutto volto alla realizzazione finale del cartellone interculturale, strumento rivelatosi indispensabile per realizzare una vero percorso di integrazione. Le attività proposte hanno stimolato i bambini al confronto tra le diversità culturali, alla conoscenza di altre lingue, alla valorizzazione degli idiomi presenti nella classe. Nella progettazione del percorso ho individuato alcuni filoni che, a mio avviso, ne costituiscono i punti di forza, garanzia di un approccio interculturale nella scuola: dare agli alunni bilingui l opportunità di condividere le conoscenze linguistiche legate alla loro origine; allargare gli orizzonti culturali degli alunni italofoni; prendere coscienza che ogni cultura, quale portatrice di valori, va trattata con dignità e rispetto; 6

7 stimolare la consapevolezza dell'esistenza di diversi punti di vista e modalità di relazione, analizzando le reazioni e le emozioni messe in luce dal confronto con la diversità; favorire nei bambini l'accettazione e la valorizzazione delle diversità nell incontro con espressioni di culture diverse con cui vengono quotidianamente a contatto; superare l'etnocentrismo e scoprire l'arricchimento che ogni cultura rappresenta per le altre, in vista di un atteggiamento più solidale e aperto; dare ai genitori l opportunità di essere attivamente coinvolti nell apprendimento dei loro bambini. Partendo dal presupposto che generalmente si teme e si allontana da sé ciò che non si conosce, la finalità del progetto è stata quella di avvicinare i bambini ad altre culture per educare al rispetto reciproco e all integrazione, per allontanare la paura che spesso nasce quando ci accostiamo all altro e per comprendere, invece, che l arricchimento personale deriva dall incontro con la diversità. I contenuti del percorso sono stati veicolati in modi diversi: sono stati presi in considerazione gli argomenti delle singole discipline scolastiche quali punto di partenza delle diverse attività del progetto, sono state utilizzate metodologie attive che hanno visto la partecipazione di ogni singolo alunno e l intervento-testimonianza di genitori e nonni quali portavoce di esperienze e tradizioni che, anche se lontane, diventano vicine attraverso il loro racconto e le loro parole. Altro nucleo tematico del progetto è rappresentato dalla dimensione linguistica, spesso trascurata, dalle differenze e dalle analogie di cui ogni lingua si caratterizza, analizzata a partire da un comune sfondo integratore, il viaggio, che 7

8 ha alimentato la curiosità degli alunni e ha consentito loro di avvicinarsi, conoscere ed apprezzare realtà distanti anche grazie alla lettura di alcune fiabe del progetto RACCONTAMI UNA FIABA, contenute nella cartella FILE UTILI e rivelatesi un importante premessa per iniziare il mio percorso. IL CONTESTO Nella scuola F.S. Cabrini vi è un elevato numero di alunni stranieri, in grande prevalenza extracomunitari e di nazionalità diverse. L insediamento sul territorio di componenti plurietniche non ha causato forti problematiche, anzi la frammentarietà del tessuto sociale implica che nell istituzione scolastica vi sia un alto grado di attenzione verso i diversificati bisogni dell intera utenza ed una pertinente e adeguata risposta alle necessità educativo-formative individuali. Pertanto la scuola e non solo quella di cui vi parlo, è lo specchio della realtà sociale e si ritrova oggi a dover affrontare tematiche e situazioni complesse come: multiculturalità e plurietnicità accrescimento quantitativo e non qualitativo delle esperienze trasformazione della configurazione della famiglia e conseguenti problematiche Questa realtà, se da un lato porta con sé occasione di arricchimento, dall altro richiede alla scuola e a tutti coloro che ne fanno parte, interventi educativi personalizzati sempre più mirati ed efficaci. Delle linee didattiche che definiscono il POF, ne ho voluto riportare solo alcune, quelle che secondo me meritano un preciso pensiero. Ognuna di esse esprime il modo di essere e di vivere la scuola oggi: 8

9 la flessibilità: cioè la capacità di leggere e tener conto dei risultati, degli esiti, degli effetti complessivi, attraverso un continuo feedback, prodotti dall operare l investimento: cioè l utilizzo razionale delle risorse volto ad ottenere i migliori risultati possibili l interazione scuola e famiglia: cioè il miglioramento e la collaborazione fattiva fra scuola e famiglia degli alunni per soddisfare i bisogni della crescita integrale della persona. I principi fondamentali cui si ispirano le attività della scuola sono quelli che possiamo ritrovare in qualunque altro documento all interno di ogni istituzione scolastica. Il punto che merita un accurata riflessione è proprio quello in cui si parla di accoglienza ed integrazione, principi che possono sembrare scontati ma che in alcuni casi, soprattutto il secondo, non lo sono affatto e nonostante sia un diritto a norma di legge, i trasgressori senza dolo, si spera, rimangono impuniti; gli unici a pagarne le conseguenze sono i bambini stranieri o chiunque si senta non integrato che si ritrovano, come sostiene Peguy, confinati alle porte della città. Il principio dell integrazione non può e non deve rimanere fine a se stesso, ma si tratta di un concetto più ampio, di quello che è stato definito il terremoto inserimento, che arriva all improvviso e che non puoi fare a meno di viverlo. Ciò che più conta è che viverlo non dovrà significare subirlo e farlo subire passivamente, ma si dovranno sfruttare e valorizzare tutte le risorse e ricchezze, implicite ed esplicite, di cui ognuno di noi è portatore. La Scuola si deve impegnare a favorire l accoglienza degli alunni con iniziative volte a migliorare 9

10 l inserimento e la vera integrazione di questi ultimi, non solo con tante belle parole ufficiali ma soprattutto con i fatti. ATTIVITA A SOSTEGNO DEGLI STRANIERI Tenendo conto delle variabili di complessità e di coerenza con le finalità educative e formative esplicitate sopra, quello che ogni insegnante e ogni istituzione scolastica dovrebbe proporsi è: garantire a ogni bambino pari opportunità di istruzione, sviluppando al massimo le potenzialità e i talenti individuali (Vedi file PAROLE PER ACCOGLIERE ); favorire l accoglienza e l integrazione degli alunni stranieri (vedi file IL QUADERNO DELL INTEGRAZIONE ); promuovere lo scambio interculturale come occasione di confronto/arricchimento e come esperienza di convivenza civile e democratica (vedi file MATERIALE ZANICHELLI ); predisporre al rispetto dell altro, all accettazione delle diversità, alla cooperazione, alla condivisione e alla solidarietà (vedi file RACCONTAMI UNA FIABA ). Purtroppo come qualsiasi altro settore, la scuola è in crisi per cui le risorse professionali disponibili interne vengono utilizzate per organizzare laboratori i cui destinatari, suddivisi in piccoli gruppi di livello, fruiscono di interventi compensativi in un clima rassicurante e sereno. Gli insegnanti titolari dei laboratori sono però supplenti temporanei ai quali è stato assegnato tale incarico senza che abbiano nessuna preparazione in merito e che giorno per giorno si 10

11 arrangiano con un metodo fortuito per insegnare qualcosa a questi bambini con il trattino. Bisognerebbe invece progettare unità di apprendimento funzionali ai bisogni formativi rilevati dopo il momento dell accoglienza dove un equipè preparata deve adottare di volta in volta le metodologie didattiche più idonee a valorizzare la cultura, la lingua del neo-inserito e favorire l apprendimento della nuova lingua facendogli capire che non dovrà dimenticare la sua lingua d origine, non dovrà far tabula rasa di ciò che fino a ieri era la sua vita, non dovrà dimenticare ma dovrà fare tesoro del suo passato che insieme al suo presente renderà ricco il suo futuro. Prove e momenti ludico didattici potranno fare in modo che il bambino non si senta sotto esame ma libero di esprimersi. Ormai dovrebbe essere chiaro che nella scuola, come in ogni altra istituzione formativa, la presenza di alunni stranieri richiede disponibilità e collaborazione fra tutti gli operatori scolastici al fine di favorire, in un clima sereno e accogliente, un processo dinamico di scambi affettivi, intellettivi e operativi che comportino la crescita individuale e collettiva. Nella scuola Cabrini le attività a sostegno degli alunni stranieri sono progettate e attuate nell'ambito della classe di appartenenza, per favorire l'integrazione e migliorare la relazione; all'esterno della classe per un lavoro individuale finalizzato all'acquisizione delle capacità operative di base; nei vari laboratori attrezzati (informatica, psicomotricità, pittura, etc.) per attività specifiche. LA CLASSE MULTICULTURALE Il progetto ha dunque avuto nell integrazione e nella valorizzazione dell alunno straniero i suoi principali, ma non unici, punti di forza. Su di essi ho voluto 11

12 focalizzare la mia attenzione nel tentativo di dare valore alle varietà linguistiche presenti nella classe. Al suo interno sono presenti sei bambini di origine straniera: due di loro sono nati in Perù, S. che è arrivato in Italia a sette anni e H. appena arrivata e inserita nella classe quarta dove si è svolto il progetto, entrambi parlano lo spagnolo come anche K. che è nata in Colombia dove ha vissuto fino a tre anni, poi trasferitasi in Olanda dove viveva il nonno, e successivamente in Italia con la mamma dove ha iniziato la scuola; S. invece è nata in Macedonia ed è arrivata in Italia con i genitori molto piccola, avendo il resto della famiglia a Skopje, torna molto spesso e lì parla il macedone come seconda lingua. I restanti due bambini sono D. che ha origini familiari libanoromene (rispettivamente il padre e la madre), nato in Italia non conosce l arabolibanese e invece comprende qualche parola in romeno. Il bambino vive le sue origini familiari libanesi in modo fortemente negativo a tal punto da soffrire quando i compagni o gli insegnanti nominano il suo Paese di origine: <Ma io non sono straniero, sono italiano, sono nato in Italia, parlo italiano! [ ]No, non dire che sono libanese (parlando con un compagno quasi in lacrime), i libanesi sono cattivi! [ ]>. E ancora c è M. che vive una situazione di bilinguismo; i suoi sei fratelli sono nati in Egitto lei, nata in Italia, parla in modo del tutto naturale in arabo-egiziano ma anche in italiano. Infine, ma non certo per importanza, vi sono bambini che non hanno vissuto direttamente l esperienza dell emigrazione, ma che sono in ogni modo definiti immigrati interni di seconda generazione. Molti di loro hanno genitori di origine sarda, veneta, campana, ligure anche loro comprendono due lingue, anche loro 12

13 in un certo senso stranieri in quanto i loro genitori e le loro famiglie hanno origini straniere, come sembra affermare E.: <[ ] anche io sono straniera, mia mamma e mio papà vengono dalla Sardegna!> Questo il quadro generale della classe multiculturale. Tante storie, tante culture, tante lingue e adesso toccava a me creare una bella cornice in cui inserirle. Così cominciò la nostra esperienza. LE ATTIVITA PROPOSTE L intero percorso è stato progettato tenendo conto della realtà della classe, del programma didattico affrontato e delle curiosità manifestate dai bambini. Le attività sono state organizzate all interno del gruppo classe per favorire l integrazione e la relazione senza però escludere momenti di lavoro in piccolo gruppo per la realizzazione di attività specifiche. Ne è conseguita una programmazione che rifiuta il modello lineare e che viene interpretata in maniera più dinamica, in termini evolutivi; una programmazione che si costruisce insieme all alunno sulla base dei suoi interessi e delle sue esperienze. Ne è testimonianza il fatto stesso che all interno del lavoro di gruppo sono spesso affiorati, in modo del tutto naturale, atteggiamenti di guida e di sostegno da parte di alcuni alunni stranieri nei confronti dei compagni che, non conoscendo le caratteristiche della lingua trattata, si sono lasciati aiutare, in situazione di tutoring, da chi fino a quel momento era stato considerato il compagno in difficoltà perché non italiano, creando quel clima accogliente e di fiducia reciproca che si è poi rivelato fondamentale per il raggiungimento delle finalità generali dell intero progetto. 13

14 All interno di questa cornice era certamente necessario approfondire la conoscenza del rapporto dei singoli alunni stranieri con le rispettive lingue e culture di appartenenza e condividere tali aspetti con i compagni. Ciò è stato possibile a partire da una conversazione di gruppo, organizzata in biblioteca, che ha rappresentato il primo tentativo per raggiungere questo scopo. Il focus group Notai sin dall inizio da parte di alcuni bambini stranieri un rifiuto a collaborare, ad esporsi. Fu per questo motivo che decisi di organizzare l attività di FOCUS GROUP in biblioteca, luogo gradito ai bambini, pensando che poteva essere un modo per sbloccarli. Dopo queste iniziali considerazioni, divisi la classe in piccoli gruppi e proposi loro l attività sotto forma di gioco. Tra le varie domande e le loro facce incuriosite i bambini si disposero in cerchio. Inizialmente sembrava che andasse tutto bene, i bambini immigrati interni raccontarono la propria storia in modo del tutto naturale, ma gli alunni di origine straniera erano come frenati e, in alcuni casi, manifestavano una vera e propria riluttanza nel riconoscersi stranieri di origine, per lo meno in quella situazione di conversazione collettiva. D.<A me non importa niente[ ]e non è interessante!> <Perché?> D.<I libanesi sono cattivi, io non sono libanese e non sono straniero!> Nonostante i compagni cercassero di rassicurarlo, lui era terribilmente contrariato nel dichiarare le proprie origini familiari libano-rumene. 14

15 Al percorso di lavoro immaginato si oppose il silenzio dei bambini stranieri e forse anche il tentativo di sottrarsi alle richieste che venivano fatte loro. Sulla base di queste osservazioni ho capito che era necessario cambiare metodologia, consentendo a ciascuno di loro di rivivere le proprie conoscenze culturali e linguistiche in modo più discreto e individuale compilando a casa con i genitori, per esempio, la scheda PER CONOSCERCI (ALL.1), seguita dall INTERVISTA INDIVIDUALE di seguito presentata. L intervista individuale Il tentativo di coinvolgere i bambini stranieri nella narrare usi e costumi e nel valorizzare la loro lingua era fallito. Le ragioni di questi comportamenti possono essere tante ma, di certo, era emerso il bisogno di una conversazione individuale che avrebbe consentito a ognuno di loro di aprirsi con meno soggezione e in modo più naturale. Nel tentativo di evitare che l attenzione dei compagni si catalizzasse sul bambino intervistato, inizio l attività. Mentre i compagni erano impegnati in altri lavori, ciascun bambino sarebbe stato chiamato alla cattedra e se ne avesse avuto voglia, avrebbe potuto raccontare quello che voleva, attraverso un intervista semistrutturata che prendeva spunto dalla scheda PER CONOSCERCI, compilata a casa. Ogni bambino ha rivissuto con più tranquillità e discrezione la propria origine, tutti ad eccezione di D., il bambino di origini familiari libano-rumene che associava la lingua del padre all idea che, a suo avviso, si ha di questa gente: un popolo cattivo in cui non voleva riconoscersi. 15

16 Queste due prime attività mi hanno consentito di avere un quadro generale circa gli atteggiamenti dei singoli alunni stranieri verso le proprie origini familiari, ma anche di comprendere la qualità delle relazioni tra tutti i componenti della classe e il loro rapporto con le lingue. La possibilità di riscoprire le proprie radici senza il rischio di essere derisi ha consentito a ciascun bambino di farsi testimone nei confronti dei compagni rispetto alla propria cultura e alla propria lingua. Ciò è potuto accadere solo attraverso un lavoro di sensibilizzazione e di valorizzazione della diversità, a partire dal RACCONTO della mia storia di insegnante siciliana, emigrata dalla sua terra d origine per cercare lavoro. La mia storia ha favorito da un lato una maggiore apertura e disponibilità alla conoscenza e dall altro il superamento di ogni timore nel riconoscersi straniero. Valorizzare la lingua d origine: L INSEGNANTE SI RACCONTA Dopo aver intervistato tutti i bambini, mi resi conto che potevo riproporre l attività di focus group in biblioteca ma con una variante: io insegnante mi metto in gioco. I bambini inizialmente sembravano non entusiasti, ma sicuramente incuriositi. Arrivati sul grande tappeto esordii pronunciando delle frasi in dialetto: < Allura picciotti cà ma fari, va ssittati accussì cuminciamu?!> In seguito ho recitato una filastrocca in siciliano Dumani è duminica, poi abbiamo fatto Lu jocu di la chiavuzza (ALL. 2 GIOCHI DAL MONDO) e finalmente, in quell occasione, ho visto i bambini divertiti e interessati. Lo stesso D., affascinato dalla situazione, aveva cambiato atteggiamento, si dimostrava più 16

17 sereno e, proprio in quell occasione, propose un gioco che faceva abitualmente quando si recava in Romania (ALL. 2 GIOCHI DAL MONDO). Le mani alzate dei bambini che chiedevano la parola per poter dire, raccontare, quello che sapevano o che ricordavano è stato un risultato che andava oltre le mie aspettative. K. recitò Palo Palito (ALL. 2 GIOCHI DAL MONDO), una filastrocca/gioco colombiano che faceva quando andava dalle cugine in Sud America. Anche H., arrivata da poco dal Perù, insegnò ai compagni il gioco Recuerda il color (ALL. 2 GIOCHI DAL MONDO), anche questo nel libro dei giochi insieme a tanti altri pervenuti a scuola grazie alla collaborazione delle famiglie dei bambini stranieri e tradotti in lingua italiana. Ognuno ha riscoperto l altro in un atmosfera di grande interesse linguistico e culturale. La valorizzazione e il confronto tra la cultura italiana e quella dei diversi Paesi d origine ha rappresentato il filo conduttore di questa attività e di quelle che ad essa sono seguite. La possibilità di utilizzare la L1 e, quindi, di confrontare i differenti aspetti culturali ha solleticato la curiosità dei bambini maturando un interesse crescente verso l altro e nei confronti della diversità di cui ciascuno si fa portavoce. In biblioteca per conoscerci 17

18 Un mondo di scritture Dopo aver suscitato l interesse nei bambini per le lingue non restava che passare ad un altro aspetto pratico: conoscere più da vicino i diversi sistemi di scrittura utilizzati nel mondo a partire dalla considerazione che il linguaggio orale, la scrittura e la lettura sono alla base della comunicazione, della conoscenza, dell evoluzione delle civiltà, dell incontro e della scoperta dell altro. Quando si conoscono diverse lingue è più facile avvicinarsi all altro, è più facile conoscere davvero chi ci sta accanto, anche se arriva da lontano. Un confronto tra i diversi sistemi di trascrizione delle lingue (scritture pittografiche, ideografiche, alfabetiche e miste) permette di individuare la scrittura alfabetica come una delle soluzioni più pratiche: l alfabeto latino è quello che, con le dovute sistemazioni, si usa attualmente nella maggior parte dei Paesi del mondo. Il confronto tra alfabeti è risultata un attività molto positiva e interessante nella classe, dove gli alunni presenti appartengono ad aree culturali non omogenee come quella araba e macedone. Sotto questo punto di vista è stato stimolante esaminare i seguenti aspetti: numero e tipologia di caratteri presenti nell alfabeto; presenza di vocali (nell arabo classico se ne contano tre); direzione della scrittura (l arabo si scrive da destra a sinistra). Anche nel caso di alfabeti di origine latina simili tra loro come quello spagnolo e italiano, è stato utile un confronto per evidenziare le differenze esistenti (consonanti uguali con pronuncia differente o consonanti completamente differenti). Di contro, non poche difficoltà sono emerse dall accostamento tra 18

19 lingua italiana e lingua macedone, in particolare nella trascrizione di quest ultima il cui alfabeto, il cirillico, è costituito da lettere di derivazione greca, in parte modificate, introdotte nell Europa dell Est dai santi Cirillo e Metodio, dal primo dei quali l alfabeto prende il nome. (ALL. 3 CONFRONTO TRA ALFABETI) Il confronto tra i diversi idiomi presenti in classe ha incuriosito i bambini che, in modo del tutto spontaneo, hanno cominciato a chiedere ai compagni stranieri Come si dice in?. Ascoltare, imparare parole e frasi di uso quotidiano nelle altre lingue ha permesso ai bambini di avvicinarsi agli idiomi presenti nelle classe, a prima vista così distanti e diverse tra loro, ma soprattutto li ha aiutati a conoscersi meglio, per superare forme di pregiudizio riferito a determinati gruppi etnici socialmente discriminati o svalutati. " Come si dice in...?" 19

20 Buon Compleanno Fra i diversi ambiti in cui i bambini possono essere accompagnati a entrare in contatto e a convivere con la varietà culturale e linguistica potremmo identificare la sensibilizzazione alla variabilità linguistica attraverso un approccio alle lingue e al linguaggio che, da un lato, educa al rispetto per tutte le varietà linguistiche al di là del loro statuto sociale, dall'altro sviluppa nei bambini interessi per le diversità, l apertura al non familiare e un desiderio maggiore di imparare le lingue. Occasioni per far incontrare interessi e bisogni di bambini italiani e stranieri, all interno della classe vista come una comunità inclusiva. L obiettivo principale di questa sequenza di attività denominata Buon Compleanno, è quello di fare scoprire progressivamente agli alunni i rapporti tra lingua scritta e orale dei sistemi alfabetici trattati (arabo, macedone o latinoitaliano). Questa attività rappresenta la cornice all interno della quale si inserisce l intero progetto denominato In tutte le nostre lingue, e attraverso il quale ho cercato di rafforzare l'interesse per le lingue da parte di tutti i bambini, sviluppando in loro le competenze necessarie per riflettere sulle somiglianze e differenze dei materiali e dei messaggi proposti (Buon compleanno, Buon Natale, Felice anno nuovo). Scopo di questa attività è stato quello raggiungere effetti positivi relativi a: rappresentazioni, atteggiamenti e interessi dei bambini rispetto alle lingue e alle culture altre; sviluppo di capacità metalinguistiche, metacognitive e cognitive rispetto alla lingua presentata o conosciuta; sviluppo della comprensione della realtà multilingue e multiculturale odierna. 20

21 Ho avviato l attività mostrando agli alunni un biglietto di auguri contenente l espressione Buon compleanno scritta in diverse lingue (ALL.4). I bambini stranieri presenti in classe sono stati invitati a leggere nella propria lingua di origine e si è poi proceduto alla trascrizione dell espressione. Il confronto linguistico: COME SI SCRIVE? L obiettivo di questa attività è stato quello di portare tutti gli alunni a riflettere sulla varietà di trascrizioni per una stessa parte del messaggio e sull'indeterminatezza delle trascrizioni stesse quando viene usato un alfabeto diverso (il valore fonico delle lettere non è fissato in italiano). In modo naturale è stata evidenziata, talvolta, l'impossibilità di scrivere alcuni suoni sconosciuti nella lingua italiana; inoltre l intento è stato quello di far conoscere ai bambini nuove parole in una lingua diversa dalla propria, osservando le eventuali somiglianze e/o differenze rispetto alla scrittura della lingua materna e confrontarle con l italiano. Per fare ciò è stata fornita agli alunni una tabella (ALL.5), con il titolo Come si scrive? al cui interno ogni alunno doveva scrivere le parole straniere ascoltate utilizzando l alfabeto italiano, mentre l insegnante o i compagni stranieri presenti le pronunciavano lentamente. Le lingue trattate in questa attività sono state: 1. MACEDONE: S. si è fatta portavoce della sua lingua <Sreken Rodenden> 2. ARABO-EGIZIANO: come una dolce melodia M. ha letto l espressione <Sana Helua> 3. OLANDESE: K. tra l imbarazzo e l emozione, ha fatto gli auguri di buon compleanno <Gelukkige Verjadag> 21

22 4. SPAGNOLO: H. molto entusiasta di essere la protagonista di quel momento ha letto in spagnolo l espressione <Feliz cumpleaño> Le altre espressioni augurali contenute nel biglietto e facenti capo ad altri idiomi (francese, inglese, greco, cinese ) sono state lette da bambini stranieri di altre classi e da colleghi che si sono resi disponibili per la realizzazione dell attività. Il biglietto di auguri è stato consegnato a ciascun bambino solo alla fine dell attività in modo che ognuno di loro potesse constatare quanto la propria scrittura fosse stata fedele all espressione dettata e a quel punto trascrivere nel modo corretto la frase augurale. Nella discussione collettiva che ha seguito questo lavoro gli alunni si sono scambiati idee su ciò che hanno sentito, sulla melodia di queste lingue più o meno sconosciute, sulla loro varietà e sulla difficoltà di pronuncia e di scrittura di alcune parole ma, soprattutto, si sono resi conto della grande varietà linguistica presente in mezzo a loro e di come ciascun idioma rappresenti un codice comunicativo che racchiude, al suo interno, un mondo di significati. I bambini mi chiedevano entusiasti di scrivere una parola che conoscevano, che avevano letto: <Posso venire a scrivere in!> Il confronto tra le lingue 22

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