SPAZI-PROGETTO AUTOGESTITI.

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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI ROMA LA SAPIENZA FACOLTA DI SCIENZE UMANISTICHE CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN STORIA DELL ARTE Tesi di laurea SPAZI-PROGETTO AUTOGESTITI. ISOLA ART CENTER, LA GÉNÉRALE EN MANUFACTURE E MAINS D ŒUVRES. ESPERIENZE DI AUTOGESTIONE DI CENTRI PER L ARTE CONTEMPORANEA. RELATORE Prof. Claudio ZAMBIANCHI CORRELATORE Prof.ssa Carla SUBRIZI LAUREANDA Michela SACCHETTO Matricola Anno Accademico

2 INDICE Introduzione p. 3 1.Tre progetti e tre luoghi. Spazi progetto: Isola Art Center, Mains d Œuvres, La Générale en Manufacture...p Isola Art Center...p Come nasce IDA-Isola Art Center p Sperimentare e creare il Centro per l Arte e il quartiere. p. 20 Scheda 1. L OCCUPAZIONE DELLA BROWN BOVERI MILANO. VERSO LA METÁ ANNI p La Générale en Manufacture p La Générale: da Belleville a Sèvres.....p Sperimentare e creare La Générale en Manufacture.....p. 35 Scheda 2. SQUAT ARTISTICI A PARIGI..... p Mains d Œuvres...p Lo sviluppo del progetto di Mains d Œuvres...p Sperimentare e creare Mains d Œuvres...p. 45 Scheda 3. TEH-TRANSEUROPEHALLES...p. 50 Scheda 4. USINES EPHEMERES...p. 52 Scheda 5. CONFORT MODERNE-LE FRICHES ARTISTIQUES...p Il processo di istituzionalizzazione degli spazi-progetto. Politiche culturali e casi concreti a confronto Isola Art Center e La Générale en Manufacture...p Introdurre la questione..p Cosa si intende per processo di istituzionalizzazione e a quali livelli esso si manifesta p Isola Art Center e La Générale en Manufacture - l attuazione di una politica di istituzionalizzazione. Casi specifici a confronto...p La politica culturale francese-attraverso i programmi ministeriali e le I

3 manifestazioni di dissenso-e la politica culturale italiana?...p I Nouveaux Territoires de l art -dal Rapport Lextrait al Rapport Padillae i CSOA Milano dall esperienza di dialogo mancato con il Leoncavallo negli anni 90 alle recenti tensioni con la Stecca degli Artigiani...p L Istituzionalizzazione di realtà indipendenti nate sotto il vessillo dell autogestione come forma di pacificazione sociale. Limiti e sviluppi della situazione attuale...p L azione nello spazio pubblico e le dinamiche relazionali. Isola Art Center e Mains d Œuvres a confronto...p Gli spazi-progetto nella città......p Il fondamento spaziale: i vuoti urbani... p Il Dirty Cube e il Cubo esploso.p Il fondamento territoriale: lo spazio pubblico - l arte come costruzione sociale?..p Mains d Œuvres - Incubatore di opere dell immaginazione artistica...p Isola Art Center lo spazio-progetto col quartiere come alternativa all arte relazionale di istituzione..... p. 135 Appendice.....p Interviste Isola Art Center A. INTERVISTA A BERT THEIS e MARIETTE SHILTZ.p. 143 B- INTERVISTA CON ALBERTO PESAVENTO.. p Intervista La Généralle en Manufacture A- INTERVISTA A OLIVIER NOURISSON.. p Intervista Mains d Œuvres. A- INTERVISTA A FAZETTE BORDAGE....p. 154 Bibliografia....p. 160 II

4 Introduzione L ossessione attuale è lo spazio. afferma Foucault e lo dimostrano le numerose ricerche urbanistiche, sociologiche, antropologiche e artistiche sui temi dell abitare e del riformulare lo spazio pubblico. Sempre Foucault sostiene: Viviamo nell epoca del simultaneo, della giustapposizione, nell epoca del vicino e del lontano. Il mondo si sperimenta più come un reticolo che come un percorso che si sviluppa nel tempo. 1 L aspetto rizomatico assunto dal territorio urbano delle attuali megalopoli è da anni un campo di ricerca privilegiato per le pratiche artistiche interessate a relazionarsi direttamente con la questione dello spazio e del suo plasmarsi. Il fenomeno urbano e la riflessione sullo spazio cittadino oltretutto vanno di pari passo con il delicato sviluppo del legame sociale. Il dissolvimento delle relazioni tradizionali, l indebolimento dei rapporti personali diretti, il regresso degli incontri non finalizzati al raggiungimento di uno scopo e l ampliamento su scala internazionale, globale della sfera degli interessi, creano da un lato un isolamento senza precedenti, dall altro una nuova socializzazione che si configura sul modello di una rete di collegamenti e si sostanzia nell affermazione di un desiderio di riconquista di un identità persa. In queste dinamiche si inseriscono le pratiche che si sviluppano nell ambito di progetti artistici autonomi e che si vogliono sempre più votate al sociale, in quanto inscritte nello spazio pubblico e quindi esercitanti un ruolo sociale, anche al di là dell'intenzione definita dall artista. Attualmente centri e associazioni indipendenti per le arti contemporanee proliferano 1 M. Foucault, Eterotopia Luoghi e non-luoghi metropolitani, Milano, Mimesis, 1997, p

5 nello spazio urbano, creando un dispositivo di ricerca, sperimentazione e progettazione di nuovi modelli di socialità che non lavorano tanto alla definizione di un territorio proprio, quanto allo stimolo di attività e modi di fare creativi che vogliono essere collettivi. Il carattere evenemenziale delle tattiche di autogestione attiva molteplici tipi di interventi contestualizzati entro spazi definiti indipendentemente dalle istituzioni. Affermando la propria libertà questi luoghi indipendenti non si chiudono su se stessi, ma al contrario rendono pubblico anche ciò che solitamente non lo è, come la pratica creativa quotidiana. Come l arte contemporanea può interagire con lo spazio, rendendolo un territorio pubblico? Quali processi artistici concorrono a plasmare lo spazio rendendolo un ricettacolo di bisogni collettivi, di partecipazione attiva e interrelazione? Come l autogestione di un progetto permette di mantenere la necessaria autonomia dalle politiche culturali ufficiali affinché l attività sia politicamente, artisticamente e culturalmente svincolata da obiettivi a essa estranei o da strumentalizzazioni esterne? Nell ambito del presente testo, tenteremo un analisi comparativa di tre esperienze associative autogestite indirizzate alle arti contemporanee, nate negli ultimi nove anni, per rispondere a esigenze specifiche che vanno oltre la semplice volontà di usare lo spazio come luogo di lavoro privato o di esposizione. La scelta di porre il confronto tra un progetto italiano e due progetti francesi è dettata dalla volontà di sottolineare la diversità, in relazione al rapporto con lo spazio pubblico, tra esperienze sorte nell ambito di due sistemi culturali simili, ma tuttavia distinti da un trascorso politico e sociale specifico. I tre centri sono diversamente riconducibili alla definizione di spazio-progetto Chiariamo innanzitutto la scelta della definizione. Le diversità contestuali e operative implicate nei tre centri e il loro carattere sperimentale sono tanto significativi da porre in questione la possibilità e la legittimità 4

6 di trovare un nome che li contenga. Tuttavia i tre spazi sono partecipi di una comune dinamica di relazione con lo spazio pubblico e agiscono come strumenti che definiscono traiettorie proprie a partire da uno stesso nucleo, che è la necessità di gestire in autonomia la pratica artistica e culturale e porla in relazione diretta con la realtà dei fatti. Per parlare di qualcosa inoltre la prassi analitica prevede la ricerca di una denominazione che la definisca, che non sia fuorviante o limitativa, ma tenga conto della complessità reale. Una pluralità di appellativi sono stati creati dagli stessi protagonisti per definire i propri progetti e il fenomeno della loro emergenza: Friches artistiques 2, fabbriche dell immaginazione, squat artistici, luoghi effimeri per l arte e la cultura contemporanea, laboratori, centri d arte contemporanea precari e inediti. Un ampia categoria di aggettivi qualificativi interviene per sottolineare caratteri specifici, riferiti allo spazio occupato o alla natura dell autogestione: intermediari, interstiziali, imprevedibili, alternativi, indipendenti, aperti, nuovi. È frequente la scelta di fare riferimento direttamente al luogo di installazione, evocando la storia precedente dell edificio o del quartiere in cui operano. Alain Lefebvre afferma: Oggi gli spazi alternativi recentemente installatisi nelle Friches scelgono di chiamarsi fabbriche, consumando così il passato industriale del luogo in cui lavorano. [ ] Queste fabbriche costituiscono un evento urbano che può partecipare alla costituzione dello spazio pubblico, ovvero della città. 3 Una pluralità di attori culturali lavora al loro interno: collettivi di artisti, operatori culturali, curatori, architetti, associazioni locali. Dai documenti consultati e dai discorsi 2 Friche, letteralmente dismissione, è il nome comunemente utilizzato in Francia per indicare gli edifici abbandonati precedentemente occupati da attività industriali. Il movimento spontaneo e informale di occupazione, legale o illegale, di questi spazi inutilizzati da parte di associazioni, attori culturali o collettivi di artisti, sorge in Francia all inizio degli anni 80 e negli anni 70 in Inghilterra, Germania e Paesi Bassi. M. Vanhamme e P. Loubon, Arts en friches, Usines Dèsaffectées: fabriques de l imaginaires, Editions Alternatives, Parigi, A. Lefebvre, in Actes du colloque «Autrement, autres part, comment : repenser la place de la culture et de l art dans la citè», Parigi, Palais de Luxembourg, 6 febbraio

7 di ciascuno degli operanti emerge l attenzione al linguaggio utilizzato per qualificare il proprio progetto e conferirgli l eco mediatico indispensabile al suo sviluppo. Il legame imprescindibile e innovativo tra questi centri e il contesto urbano e sociale in cui si sviluppano ha portato sociologi e attori culturali a mettere in gioco la polisemica nozione di territorio. Il sociologo Fabrice Raffin negli ultimi studi dedicati alle Friches artistiques francesi ha concentrato la propria riflessione sulla nozione di territorializzazione delle pratiche culturali legata alla produzione di spazi urbani 4, prendendo in analisi gli elementi delle pratiche e dei progetti che definiscono lo spazio, il rapporto con il territorio, l immagine e i legami personali instaurati all interno dei centri studiati. Nel 2001 il Ministero della Cultura francese ha promosso l utilizzo della sigla Nouveaux Territoires de l art (NTA) per definire la molteplice natura dei progetti indipendenti moltiplicatisi negli anni 90 in Francia. Il termine NTA è riconosciuto e utilizzato in ambito ufficiale e burocratico, ma l accento posto sul concetto di territorio lascia perplessi numerosi attori implicati nelle esperienze artistiche prese in considerazione 5. I sociologi Philippe Henry e Fabrice Raffin hanno invece parlato recentemente di spazi-progetto artistici che partecipano alla ricostruzione e allo sviluppo di spazitempo di prossimità a valenza artistica F Raffin, Territorialisation de projets culturels en Ile-de-France, rapport final, Parigi, Sea Europe, Il concetto di territorializzazione, introdotto da Gilles Deleuze e Felix Guattari, viene ripreso da Raffin e applicato alla definizione della rete di relazioni che vengono a crearsi tra i centri e il contesto territoriale. Per Deleuze e Guattari la territorializzazione e la riterritorializzazione sono la forma dell interpretazione e della decodifica operate dal pensiero umano. Sono inoltre concetti insiti nell organizzazione spaziale capitalistica del sistema mondo. Raffin opera un riadattamento del termine 5 Camille Dumas, coordinatrice di Mains d Œuvres, testimonia : NTA è una missione, non è un label. Noi non utilizziamo questa denominazione per Mains d Œuvres. Serve per permettere alle autorità di riconoscere e di avvicinarsi a realtà autonome e alternative.. Dichiarazione rilasciata durante l intervista avvenuta a Mains d Œuvres, il 28 gennaio Stéphanie Lefebvre, presidentessa della Générale testimonia: Quando lavoro con i bambini pongo spesso in questione il concetto di territorio, a cui sono legate le nozioni di limite, di confine. È un concetto di cui oggi si abusa, quello di territorio. Certo è una concettualizzazione, ma io preferisco la pratica di uno spazio dai confini porosi. Noi lavoriamo con altri collettivi, con altri squat, così come con il ministero, con altre istituzioni della città. Siamo aperti, i nostri confini non sono stabiliti. Dichiarazione rilasciata durante l intervista avvenuta a La Générale en Manufacture, il 15 febbraio Il concetto di spazio-progetto è utilizzato dal sociologo Philippe Henry Jeudy in Les espaces-projets artistiques-une utopie concrète?, testo della conferenza Nouveuax espaces, nouvelles formes, Barcellona, 6

8 L appellativo spazio-progetto racchiude la natura spaziale e processuale di questi luoghi e può soddisfare il bisogno di denotare le esperienze analizzate. Questo dando al termine spazio un accezione complessa che racchiude, oltre al luogo fisico in cui si sviluppano le attività e la vita dei centri, i concetti di: territorio relazionale, portatore di identità e storia in senso antropologico, come definito da Marc Augé 7, di realtà urbana non omogenea con cui tali progetti interagiscono in qualità di crocevia di pratiche artistiche, sociali e politiche e infine di territorio della creazione artistica e cittadina, dinamico, aperto e non circoscrivibile. Introduciamo brevemente i tre spazi-progetto. Isola Art Center è un progetto associativo installato nel quartiere Isola a Milano, che attraverso progressive trasformazioni, ha inaugurato nel 2003 come Centro d arte contemporanea precario e inedito 8, prima che lo spazio occupato all interno dell edificio della Stecca degli artigiani venisse recuperato dal Comune e abbattuto per esigenze di politica urbanistica. Privata di un unico luogo espositivo di riferimento, l associazione lavora tuttora come progetto a carattere rizomatico e estende il proprio campo d azione su tutto il quartiere Isola. Bert Theis, uno degli artisti fondatori dell associazione, preferisce parlare di un progetto con il quartiere, indipendente e autogestito 9, senza porre l accento sulla natura spaziale di Isola Art Center. Mains d Œuvres a Saint Ouen è un centro indipendente che si definisce luogo per l immaginazione artistica e sociale. 10 La coordinatrice Fazette Bordage dice di aver voluto creare una scatola di strumenti a uso di artisti e cittadini che abbiano bisogno di accompagnamento, manodopera e sostegno. 11 È un centro nato grazie alle MIRA!Sitges Teatre International, luglio 2003 e da Fabrice Raffin in Friches industrielles, un monde culturel européen en mutation, Parigi, Harmattan, M.Augé, Non luoghi, introduzione a una antropologia della surmodernità, Eleuthera, Milano, Vedi il sito 9 Vedi l intervista rilasciata il 10 marzo 2009, riportata in appendice. 10 Journal d activités 2007, Saint-Ouen, Association Le Lieu Mains d Œuvres. 11 F.Lextrait, F. Kahn (a cura di), Nouveaux territoires de l art, Parigi, Edition Sujet/Objet, 2005, p

9 precedenti esperienze degli attori culturali che lo hanno fondato e vive sul sistema delle residenze artistiche. Gli occupanti di La Générale en Manufacture a Sèvres parlano del loro progetto come di un luogo di lavoro, organizzato come un semi-squat e regolarizzato tramite convenzione con il Ministero della Cultura francese. Il progetto è nato per rispondere alle esigenze di un collettivo di artisti e nonostante il cambiamento di statuto, il funzionamento interno, a livello di gestione e utilizzo degli spazi e dei tempi, mantiene notevoli affinità con la precedente realtà di squat artistico. Isola Art Center è assunto come fulcro dell analisi, per il suo intenso legame con lo spazio pubblico urbano e per la natura di esperimento artistico e sociale inserito nelle dinamiche cittadine di un contesto specifico. Il confronto con i due spazi-progetto francesi è basato su due tematiche fondanti la specificità delle esperienze autogestite, che permettono inoltre di allargare il discorso alla questione più generale del rapporto tra arte e spazio pubblico. Entrambe le tematiche vengono affrontate ponendo il parallelo con uno solo dei centri francesi, alternativamente scelto perché esemplare di un determinato modo di affrontare la relativa questione. Il primo dei due termini di paragone è il fenomeno di istituzionalizzazione, che si configura come dialogo tra realtà autogestita e istituita. Viene analizzato il rapporto con lo spazio urbano attraverso i modi e i termini in cui si realizza il dialogo tra spaziprogetto e istituzioni, tradizionalmente incaricate di garantire l ordine pubblico e nello specifico gestire la posizione assunta dalle pratiche artistiche all interno della società attuale. Il fatto che il fenomeno di istituzionalizzazione assuma modelli di attuazione e riflessioni teoriche diverse in Francia e in Italia è determinato da una diversa politica culturale e di conseguenza da un diverso interessamento agli spazi-progetto. Fermo restando che il fenomeno può declinare la propria realizzazione a seconda del contesto 8

10 preciso, essendo l analisi estesa a un livello più generale e in seguito applicata a due casi specifici, risulta chiaro che le diverse politiche statali abbiano un influenza non trascurabile. Sono infatti diverse, come vedremo, le condizioni e i contesti di rapporto con le istituzioni in cui sono emerse Isola Art Center e La Générale en Manufacture. Mains d Œuvres è nato grazie a una concertazione iniziale tra i fondatori e il Comune di Saint-Ouen e non si sono registrati particolari sviluppi nei rapporti con l amministrazione locale. In tal senso esemplifica una condizione di istituzionalizzazione che risulta meno interessante nell analisi dell evoluzione del processo. Il secondo tema è quello del rapporto tra le pratiche artistiche partecipative promosse da Isola Art Center e Mains d Œuvres e lo spazio urbano. I due progetti mettono in atto due modi diversi di concepire lo spazio d azione. Inoltre differiscono nell impegno politico, che trascende l ambito specifico dell arte e del ruolo dell artista all interno dello spazio urbano, nelle dimensioni in cui il progetto coinvolge gli abitanti e i non professionisti e nel livello di fusione tra attività artistica e vita quotidiana, che si completa in un azione unica e coerente per Isola Art Center mentre si attua a sostegno di azioni originatesi esternamente nel caso di Mains d Œuvres. La Générale en Manufacture, come configuratasi nell attuale esperienza a Sèvres, non ha sviluppato una relazione costruttiva con il territorio circostante. Le pratiche artistiche degli occupanti tessono continui e percettibili legami con i processi urbani, ma lo spazio-progetto nel suo insieme risulta meno interessante dal punto di vista del discorso sulle pratiche artistiche relazionali. L istituzionalizzazione e il rapporto tra forme d arte partecipativa e tessuto urbano, guidano l analisi delle dinamiche di funzionamento e sviluppo degli spazi-progetto in questione. Confluiscono poi nel discorso più generale relativo alla problematizzazione 9

11 del ruolo sociale dell arte e la relazione tra questo e la politica culturale istituzionale, che attraversa entrambe le tematiche e in misure diverse coinvolge i tre spazi-progetto. È stato indispensabile il dialogo diretto con i protagonisti, attori culturali e artisti, dato che le discussioni attorno ai significati e le posizioni teoriche e storico-contestuali che tali realtà assumono nascono da e in funzione di situazioni concrete. Penetrare nelle dinamiche quotidiane dei tre spazi progetto, in primis Isola Art Center, ha permesso di rivelare un modello operativo ricco di sfaccettature e complessità e motore di partecipazione collettiva e energia solidale. 10

12 1. Tre progetti e tre luoghi. Spazi-progetto: Isola Art Center, Mains d Œuvres, La Générale en Manufacture. 1. Isola Art Center Così nasce il progetto di Q Art, un laboratorio permanente fra quartiere e arte che agisca nel sociale, pensato e gestito da cittadini in associazione, e con professionisti di livello internazionale. La proposta si basa su anni di mostre e progetti artistici organizzati dall Associazione Isola dell Arte, su anni di lavoro con bambini, adolescenti e famiglie dell Associazione Genitori F. Confalonieri e su anni di lavoro di aggregazione civica svolto dal Comitato I Mille. Un appello al Comune affinché non chiuda Isola Art Center e realizzi il Laboratorio per l Arte ed il Quartiere nei giardini dell Isola sarà firmato da molte personalità del mondo dell Arte e della Cultura in Italia e all estero. Facciamo a tutti i milanesi un appello dicendo: - manteniamo e riqualifichiamo i giardini di via Confalonieri - ristrutturiamo la Stecca degli Artigiani - spostiamo l area commerciale verso il Garibaldi-Repubblica, perché i negozi di prossimità sono un presidio reale per la sicurezza e, essendo sotto casa, riducono di fatto l utilizzo delle auto da parte dei privati - manteniamo l attuale viabilità - diciamo sì a ogni forma di mezzi pubblici - apriamo, negli spazi demaniali esistenti, botteghe artigiane che sono la storia e un ulteriore possibilità di lavoro qualificato Come nasce IDA-Isola Art Center Parlare di Isola dell Arte e di Isola Art Center significa parlare di un progetto artistico, urbanistico e cittadino vasto e molteplice, un soggetto collettivo immaginifico e 12 Dall Appello del Forum Isola, pubblicato nell aprile testo integrale disponibile sul sito 11

13 multiforme la cui storia e attività hanno un legame intrinseco col quartiere Isola a Milano e le vicende politiche e urbanistiche che lo riguardano. Nella presentazione del progetto si legge: [IDA] è una specie di utopia concreta, quasi un miracolo forse, dimostrazione viva e coerente di quanto e come l arte abbia una sua funzione sociale, rispondente a necessità che si trasformano in qualcosa di utile quanto duraturo, perché ormai facente parte di un immaginario collettivo, del modo di pensare e di agire di una comunità, testimonianza tangibile di volontà aggregative e costruttive, di una politica che parte dal basso, e che quando ben gestita, come in questo caso, riesce ad assumere una rilevanza molto maggiore della politica che parte dall alto, specie se, sempre come in questo caso, diviene imposizione di un modus operandi talmente estraneo al contesto, da volerlo eliminare completamente per sostituirlo con un altro. 13 È importante introdurre brevemente la storia del quartiere, dei giardini di Via Confalonieri e della Stecca degli Artigiani, per quattro anni centro espositivo e organizzativo del progetto Isola Art Center. Isola è situato alle spalle della stazione Garibaldi e tuttora mantiene particolarità sociali, una popolazione mista, ma solidale e specificità urbane, caseggiati bassi e irregolari e piazze animate da mercati settimanali e piccole botteghe, che lo distinguono dalle zone commerciali limitrofe, avvicinandolo a una realtà di paese. Come suggerisce il nome è chiuso tra i binari della stazione, il primo scalo ferroviario commerciale di Milano aperto a fine 800, e il Naviglio. Per decenni quartiere a forte concentrazione operaia, rifugio fino a pochi anni fa della malavita milanese, installata e bene o male integrata nelle dinamiche cittadine della zona, è noto per essere stato centro delle lotte antifasciste e partigiane a Milano. Dopo la seconda guerra mondiale molte famiglie si sono trasferite nel quartiere per lavorare all industria di componenti meccaniche per locomotive e motori marini Brown Boveri, integrandosi con gli abitanti locali, artigiani e piccoli commercianti. In seguito alla chiusura della fabbrica negli anni 60, contraccolpo dovuto all inizio della crisi del settore industriale e delle politiche di decentramento, Isola ha continuato a vivere come 13 Dal sito Virgolette dell autore. 12

14 quartiere popolare e dinamico, accogliendo comunità di immigrati, famiglie di operai e studenti che giungevano, all inizio degli anni 70, per appoggiare le manifestazioni del movimento di contestazione post-sessantottino organizzate nel quartiere (nel 1964, in Via Volturno, Togliatti inaugura la storica sede del PCI, coinvolta nel sostegno delle rivendicazioni sindacali e studentesche). Proprio negli anni 70 vicino ai giardini di Via Confalonieri, che nasceranno più tardi in seguito all abbattimento di parte degli edifici della fabbrica Brown Boveri, un gruppo di giovani occupa per qualche anno la sede di un ex-convento, facendone un polo politicosociale della sinistra antagonista, assai importante in quel periodo a Milano. A questo primo centro sociale seguiranno altre occupazioni, intensificatesi negli anni 90: Sant Antonio Rock Squat 14 che si approprierà degli spazi dell ex-cinema Zara, poi sede dell associazione culturale Punto Rosso 15 e l ostello autogestito Metropolix, oggi sgomberati; poco distante nel 1990 aprirà La Pergola, storico centro sociale del quartiere che, dopo aver ottenuto un contratto d affitto, è ora in attesa dell espulsione, imminente in ragione dei nuovi piani urbanistici che prevedono la sistemazione di Isola per accogliere la Città della Moda. È interessante tornare agli anni 80 e alla zona intorno ai giardini di Via Confalonieri. Nell inverno tra il 1984 ed il 1985 un gruppo di giovani, molti dei quali studenti d architettura, penetra illegalmente in uno degli edifici dell ex-brown-boveri per farne un temporaneo spazio di libera espressione, un rave party visivo, invece che sonoro, realizzato da intraprendenti e colti dilettanti 16. Nel contesto di quegli anni milanesi 17, 14 Vedi il sito 15 Vedi il sito Punto Rosso attualmente in Via Guglielmo Pepe nel quartiere dell Isola è uno degli spazi che ospita saltuariamente le riunioni e le attività di Isola Art Center dopo la chiusura della Stecca degli Artigiani. È un associazione che ha per scopo la promozione della ricerca culturale e l alimentazione del dibattito intorno alla costituzione di una nuova cultura critica e antagonistica a partire dalla rifondazione teorica del marxismo, per un comunismo nuovo e moderno. Esterna alla logica dei partiti, si fonda sul rifiuto della società capitalistica e promuove un modello di società comunitario, egualitario e solidale, rispettoso nei confronti dell'ambiente. 16 G. Ciavoiello, Dagli anni 80 in poi, il mondo dell arte contemporanea in Italia, Torino, Artshow Edizioni-Juliet editrice, catalogo mostra al Castello di rivoli, settembre-febbraio 2005, 2005, p

15 caratterizzati dall entusiasmo e la creatività di una nuova generazione di artisti, questa manifestazione volontariamente indipendente dai circuiti artistici tradizionali, assume il ruolo di evento pivot di un nuovo modo di investire lo spazio, che avvicina la città alle esperienze vissute a New York, Londra e Berlino. Bert Theis, fondatore e animatore di Isola Art Center, racconta brevemente cosa è successo prima del suo arrivo all Isola a metà anni 90: Gli anni 80 erano anche il momento in cui l installazione diventava un modo di lavorare nello spazio che si sostituiva alla scultura, ma il legame con il quartiere non c era. L edificio era chiuso e loro entrarono. Il quartiere non ne sapeva nulla. I proprietari, la Brown Boveri, hanno in seguito deciso di distruggere la fabbrica e hanno riempito le cantine con le macerie, per questo oggi devono fare le bonifiche. Hanno chiuso il terreno con delle palizzate. Sono cresciuti degli alberi. Sono arrivate alcune famiglie rom e hanno occupato questo spazio entro le palizzate, creando una sorta di ghetto. Tutti lo sapevano e lo vedevano, ma non c era conflitto. Era una cosa separata, un altro cosmo, tollerato dal quartiere. In seguito c è stato un incendio, dovuto a quanto pare allo scoppio di una bombola del gas e la gente del quartiere presa dalla paura, ha chiesto l intervento del comune, che ha evacuato il ghetto. Così sono nati i giardini, cui hanno lavorato gli stessi abitanti del quartiere, riuniti nell associazione Compagnia del Parco. 18 Dell intero complesso Brown-Boveri l unica cosa salvatasi dalle demolizioni degli anni 80 è la stecca adiacente a una delle vie esterne del quartiere, che viene recuperata dal comune di Milano: due edifici, memoria del passato industriale del quartiere, che si affacciano su una strada interna in prossimità dei giardini. Gli spazi vengono assegnati liberamente agli artigiani e da qui nasce il nome di Stecca degli artigiani. Il pittore Francesco Magli 19 apre un laboratorio artistico, dove lavora e insegna a un gruppo di giovani allievi. Dopo la metà degli anni 90 alcuni degli occupanti lasciano i laboratori a causa dell aumento dei prezzi degli affitti e della sempre più pressante politica di riqualificazione del quartiere, che il comune vuole intraprendere ormai da anni. Negli spazi disponibili subentrano alcune associazioni, come ATHLA, che organizza attività 17 Vedi scheda 2. L occupazione della Brown Boveri-Milano verso la metà degli anni 80, a pp del presente testo. 18 Vedi l intervista rilasciata il 10 marzo 2009, riportata in appendice. 19 Francesco Magli, pittore, vive all Isola dagli anni 60 e è tra i primi a giungere alla Stecca degli Artigiani negli anni 80, dopo una formazione presso l Accademia degli Artefici di Brera. 14

16 per il tempo libero di ragazzi disabili e Apolidia che tiene corsi di italiano per stranieri e fornisce servizi di assistenza legale agli extracomunitari. In breve tempo la Stecca degli Artigiani diventa luogo di riferimento e sede di molte associazioni di aggregazione spontanea attive nel quartiere, che mettono in atto una riqualificazione partecipata del primo piano dell edificio e delle cantine. Due esempi sono il collettivo di giovani artisti e designer Controprogetto o l associazione culturale Cantieri Isola. Il luogo, insieme ai giardini, è vissuto e usato come punto di ritrovo e coinvolge non soltanto la gente del quartiere, ma un pubblico vasto e vario, attirato dalla possibilità di usufruire di attività di animazione e di ristorazione, di ascoltare concerti, come di partecipare a laboratori creativi o ricevere vario tipo di assistenza. 20 La Stecca 21 diventa anche rifugio per famiglie di immigrati senegalesi che, per necessità abitative e di aggregazione, abitano alcuni spazi liberi dell edificio. L esperienza dell associazione Isola dell arte si sviluppa nel contesto eterogeneo del quartiere Isola e nell ambito di una situazione politica conflittuale originata dai piani urbanistici previsti dal comune di Milano per la zona della Stecca degli Artigiani e gli adiacenti giardini di via Confalonieri (facenti parte del progetto di riqualificazione dell area Garibaldi-Repubblica che, come vedremo in seguito, ha avuto un peso notevole nel determinare le iniziative e le azioni coordinate dall associazione). Il progetto ha inizio nel 2001, quando alcuni artisti e curatori si incontrano per discutere e organizzare piccoli eventi che si focalizzano sullo spazio pubblico del quartiere: Bert Theis e Stefano Boccalini, abitanti di Isola dalla metà degli anni 90 e coscienti delle 20 L associazione Cantieri Isola organizza il mercatino biologico nei giardini di via Confalonieri e crea un archivio storico ricco di documenti sul quartiere e sui piani urbanistici del Comune, oltre che gestire uno dei due bar della Stecca, il baretto (l altro è gestito dal collettivo Controprogetto); vengono attivati una camera oscura (la prima pubblica e a prezzi popolari a Milano), una sala prove e uno spazio per proiezioni; prende il via la Jazz Jam Session, punto di riferimento per gli autodidatti e gli studenti più giovani e brillanti della scuola Civica e del Conservatorio; nasce Isola TV, la TV di quartiere, che da voce ai giovani videomaker; AcKme mette a disposizione postazioni internet per la navigazione libera, organizza seminari e lezioni sui temi dell informatica e gestisce un laboratorio di sperimentazione legato all elettronica; viene aperta +BC, la ciclofficina di Critical mass presso cui è possibile imparare ad aggiustare la propria bicicletta; nasce infine il Ristorantino alla Stecca. 21 Così viene comunemente nominato il luogo la Stecca degli Artigiani. 15

17 tensioni locali, gli architetti del Gruppo A12 e i curatori Roberto Pinto, Marco Scotini e Emanuela De Cecco. Lo spazio d azione e d interesse è centrato sulla situazione dell Isola e sulla collaborazione con gli abitanti, che nel frattempo iniziano ad organizzarsi in un comitato di quartiere il Comitato dei Mille e in un associazione spontanea di genitori, l Associazione dei Genitori di F. Gonfalonieri, ufficialmente fondate l anno successivo. Isola Art Project studia e attua interventi site specific 22 che sostengono la polemica degli abitanti di Isola, coinvolgendo gli spazi no - profit Care Of e Via Farini 23 e invitando gli artisti Marjetica Potrc, Thomas Hirschhorn e Stalker. In questa fase iniziale il progetto non ha ancora uno spazio all interno della Stecca degli Artigiani, ma collabora con Cantieri Isola, associazione di giovani architetti che porta avanti una ricerca sulle trasformazioni in atto nella zona. Nel 2002, per sostenere le attività del movimento degli abitanti e degli artisti, viene aperto OUT (la sigla sta per Office for Urban Transformation) 24, ufficio che da subito svolge il ruolo di catalizzatore per le energie e le proposte dei comitati di quartiere e degli artisti e da strumento per coordinare le volontà e i sogni degli abitanti coi progetti degli architetti di Cantieri Isola e degli stessi membri di OUT. Le tre parole d ordine del lavoro di OUT sono: analizzare e studiare situazioni urbane e sociali (le esigenze della gente) sognare (insieme alla gente) e prendere iniziative per trasformare le situazioni. Il nucleo iniziale, che occupa una stanza al primo piano della Stecca, è composto da Bert Theis, Mariette Shiltz, Alessandro di Giampietro, Marco Velieri e l architetto messicano Lorenzo Rocha Cito. 22 Il primo intervento Untitled consiste nella realizzazione di una palizzata bianca, eretta in collaborazione con una trentina di volontari, e simbolicamente posta come blocco ai progetti urbanistici. 23 Vedi scheda 2. L occupazione della Brown Boveri-Milano verso la metà degli anni 80, a pp del presente testo. 24 Vedi il sito OUT è attualmente attivo in tre città: Milano, Bilbao e Città del Messico DF: nel 2004 apre un ufficio nel quartiere Santa Maria La Ribera a Città del Messico DF, coordinato da Lorenzo Rocha Cito; nel 2008 Lorenzo Rocha Cita apre un ufficio a Bilbao, negli spazi della Fundacìon Bilbao Arte. Inoltre OUT collabora con Luis Miguel Selvelli a Istambul e Renaud Codron a Parigi. Attualmente Out è composto da Alberto Pesavento, Alice Pintus, Mariette Schiltz, Bert,Theis, Rafaela Trevisan, Marco Vaglieri (Milano) Luis Miguel Selvelli (Istanbul), Renaud Codron (Parigi), Lorenzo Rocha Cito (Città del Messico e Bilbao). 16

18 L associazione Isola dell Arte (IDA) viene creata nel febbraio 2003 con l allargamento del gruppo a una trentina di artisti, critici, curatori, editori e direttori di museo milanesi e italiani. L associazione si riunisce nei locali di OUT e organizza una serie di eventi artistici accompagnati da discussioni, dibattiti, attività collettive e laboratori. Dal 2003 IDA organizza una serie di eventi artistici di una giornata, Le mille e una notte, il cui titolo propone l arte contemporanea in termini di racconto sullo spazio e il futuro dell Isola. 25 Contemporaneamente alla prima di queste giornate si organizza un convegno con partecipazione internazionale sul tema: Quali spazi per l arte contemporanea?. Nello stesso anno IDA partecipa alla mostra Fragments d un discours italien al Mamco di Ginevra, durante la quale viene presentato il progetto di creazione di un centro per l arte, Isola Art Center, all interno della Stecca. Dall inizio dell anno un documento firmato da tutte le associazioni del quartiere Isola per proporre la creazione di un centro per l arte viene inoltrato all Amministrazione Comunale, al Consiglio di Zona e a tutti i consiglieri comunali. Prendono avvio anche i lavori per rendere agibile il secondo piano della Stecca, un open space di 1500 m² che già dopo pochi mesi diventa lo spazio di riferimento, espositivo e organizzativo, di una piattaforma di sperimentazione interdisciplinare, in cui sono coinvolti l ufficio OUT, artisti e curatori di Isola dell arte e diverse altre associazioni e progetti culturali e sociali. Il centro, frutto di due anni di lavoro, viene inaugurato ufficialmente nel 2005 dall Assessore alla Cultura della Provincia di Milano Daniela Benelli. Gli eventi artistici non si limitano più a eventi di un giorno o conferenze, ma quasi ogni mese sono programmate mostre che durano più settimane. 25 In occasione della prima edizione di Mille e una notte, nell aprile del 2003, sono realizzati interventi di: A12, Mario Airò, Stefano Arienti, Stefano Boccalini, Gabriele Di Matteo, Eva Marisaldi, Liliana Moro, Adrian Paci, Luca Pancrazzi, Bert Theis, Grazia Toderi, Undo.net, Cesare Viel, Luca Vitone. Il gruppo Park Fiction di Amburgo aderisce al progetto con la versione in lingua italiana del film I sogni lasciano le case e scendono in piazza presentato a Documenta XI. 17

19 Nel 2006 il lavoro con le associazioni del quartiere porta all elaborazione di un concetto inedito: il sogno di un centro per l arte e la comunità, inizialmente denominato Isola Art & Community Center. Come spiega Alberto Pesavento, membro di OUT e di Isola Art Center: Abbiamo proposto il progetto di un Centro per l arte e per il quartiere, che inizialmente si chiamava Art and Comunity Center. In seguito a riflessioni teoriche e a considerazioni sul modo in cui veniva usata la parola Comunità a livello di comunicazione, ci era sembrato di far tendere il discorso verso un Comunity Center per l Isola, che era la proposta degli immobiliaristi e era altro da ciò che avremmo voluto proporre. Da qui la decisione di usare la denominazione quartiere e la creazione della sigla Q art. Il modello prevedeva degli spazi che non sarebbero mai stati destinati in modo univoco a finalità espositive e artistiche o associative e pubbliche, ma che avrebbero unito entrambe le cose, congiunto i bisogni 26. La proposta intende porsi come alternativa, possibile e sperabile per gli abitanti e gli artisti di Isola Art Center, all abbattimento della Stecca degli Artigiani e la chiusura dei giardini, previsti dal piano urbanistico PII Isola-De Castillia. Nel 2006 insieme all Associazione Genitori e il Comitato dei Mille, Isola Art Center crea il Forum Isola. Dice Alberto Pesavento: Il Forum Isola è stato forse il momento in cui siamo emersi come figura rappresentativa del quartiere. Nel momento in cui c è stato il primo scontro diretto con la nuova proprietà immobiliare Hines, il Forum era la forma con la quale ci presentavamo agli incontri, anche quelli ufficiali, con le autorità per sistemare la vicenda. Poi all interno ognuno manteneva la propria indipendenza, ma la forma di aggregazione che era nata con Forum era la forma ideale per combattere per la causa. 27 Nonostante la resistenza attuata dal Forum Isola e i continui ricorsi al T.A.R., nell aprile del 2007 la polizia comunica lo sfratto agli artigiani, alle associazioni e agli altri occupanti dalla Stecca, al fine di consegnare il terreno nelle mani della multinazionale edilizia texana Hines. Il pretesto ufficiale e morale per l operazione, come trapela anche dalle dichiarazioni rilasciate dal sindaco Letizia Moratti e dagli articoli pubblicati in quei giorni su Il 26 Vedi l intervista rilasciata il 10 marzo 2009, riportata in appendice. 27 Vedi l intervista rilasciata il 10 marzo 2009, riportata in appendice. 18

20 Corriere della Sera e La Sestina 28, è la presenza di spacciatori nell edificio. Il 17 aprile la polizia e la Dicos, senza il mandato per lo sgombero del secondo piano, secondo quanto testimoniano i membri dell associazione, irrompono e forzano gli occupanti a lasciare gli spazi 29. Lo sgombero trova la resistenza di alcuni artigiani, che ottengono dal comune diritto all usufrutto degli spazi per uso capione, rinunciandovi però dopo pochi giorni, dietro la pressione dello stesso comune di Milano. Isola Art Center fino all ultimo presidia il secondo piano della Stecca con l appoggio di consiglieri comunali, regionali e provinciali di Rifondazione comunista, che ha una sezione al primo piano dell edificio e degli ambientalisti Milly Moratti e Carlo Monguzzi. La lotta degli occupanti trova la solidarietà di Vittorio Sgarbi: Chiedo a Bertinotti di andare a verificare la sezione di Rifondazione comunista di cui è pur sempre il leader. Non dico che dovrebbe impedire l abbattimento, ma almeno aprire un dibattito per valutare se non sarebbe bene conservare la Stecca come rappresentanza di architettura antropologica 30. Il leader di Rifondazione Comunista incontrerà di lì a pochi giorni i comitati del quartiere e Isola Art Center, riconoscendo la legittimità della loro resistenza. 31 In quel momento le ruspe hanno già abbattuto la metà dell edificio. Nella demolizione dell ex fabbrica molte opere d arte vengono danneggiate, ma una forte protesta politica ferma la totale distruzione dell edificio, affinché sia possibile il 28 Vedi gli articoli Stecca degli artigiani, blitz all alba, Corriere della Sera, 18 aprile 2007; La stecca degli artigiani in allarme: teme lo sfratto dalla "città della moda, lasestina, 16 marzo 2007; 29 Vedi il film Isola Nostra di Mariette Shiltz. Il video, proiettato per la prima volta alla Biennale di Istambul nel 2007, è un documento fondamentale per la conoscenza del progetto e del quartiere. Il film suddiviso in sei capitoli, documenta lo sviluppo di Isola Art Center, la storia del centro all interno del quartiere, la polemica con l assessore all urbanistica della città di Milano, gli architetti Boeri e Catella, la multinazionale Hines per difendere la Stecca e i giardini di Via Gonfalonieri, l abbattimento dell edificio e l epilogo dell avventura della Stecca, la continuazione delle attività di Isola Art Center nello spazio pubblico del quartiere. Il capitolo sei documenta gli ultimi giorni di attività alla Stecca, la resistenza e la difesa attuata dagli occupanti e da personaggi politici solidali, tra cui Milly Moratti, Carlo Monguzzi, Vittorio Sgarbi, Fausto Bertinotti. Il video è disponibile al sito 30 Vedi articolo Le ruspe in azione-via la demolizione della Stecca, in La Repubblica, 26 aprile Vedi il quarto capitolo del film Isola Nostra di Mariette Shiltz, Il video è disponibile al sito 19

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