Studio di Impatto Ambientale QUADRO PROGETTUALE INDICE

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2 INDICE QUADRO PROGETTUALE PREMESSA COMMITTENTE GRUPPO DI LAVORO ELENCO ELABORATI INQUADRAMENTO CARTOGRAFICO, GEOLOGICO, CATASTALE INQUADRAMENTO CARTOGRAFICO CARATTERI GEOLOGICI E IDROGEOLOGICI LOCALI INQUADRAMENTO CATASTALE VIABILITÀ E INFRASTRUTTURE INFRASTRUTTURE DESCRIZIONE DELLE CARATTERISTICHE DEL PROGETTO MINERALE ESTRATTO E SUO UTILIZZO CARATTERISTICHE GENERALI DEL PROGETTO OPERE PROPEDEUTICHE ALL ATTIVITÀ DI CANTIERE FASI DI COLTIVAZIONE QUANTIFICAZIONE DELLA MOVIMENTAZIONE DEL MATERIALE RISISTEMAZIONE AMBIENTALE Modalità di risistemazione ambientale Modalità di accumulo e conservazione del terreno di scortico Rimodellamento morfologico del sito estrattivo RINATURALIZZAZIONE DELL AREA Opere a verde Cure post impianto Alternative progettuali Alternative territoriali Alternative modalità di coltivazione Alternativa di non realizzazione del progetto: OPZIONE ZERO ALLEGATO A FIGURE... 16

3 QUADRO PROGETTUALE Il presente documento costituisce l elaborato denominato SIA_01 - QUADRO PROGETTUALE e contiene quanto previsto dall'allegato VII alla Parte II del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i. :. 1. Descrizione del progetto, comprese in particolare: a. una descrizione delle caratteristiche fisiche dell'insieme del progetto e delle esigenze di utilizzazione del suolo durante le fasi di costruzione e di funzionamento; b. una descrizione delle principali caratteristiche dei processi produttivi, con l'indicazione, per esempio, della natura e delle quantità dei materiali impiegati; c. una valutazione del tipo e della quantità' dei residui e delle emissioni previsti (inquinamento dell'acqua, dell'aria e del suolo, rumore, vibrazione, luce, calore, radiazione, eccetera) risultanti dall'attività' del progetto proposto; d. la descrizione della tecnica prescelta, con riferimento alle migliori tecniche disponibili a costi non eccessivi, e delle altre tecniche previste per prevenire le emissioni degli impianti e per ridurre l'utilizzo delle risorse naturali, confrontando le tecniche prescelte con le migliori tecniche disponibili. 2. Una descrizione delle principali alternative prese in esame dal proponente, compresa l'alternativa zero, con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell'impatto ambientale, e la motivazione della scelta progettuale, sotto il profilo dell'impatto ambientale, con una descrizione delle alternative prese in esame e loro comparazione con il progetto presentato. Si è fatto inoltre riferimento a quanto previsto nella Legge Regionale 7 settembre 1990, n. 43, che all art. 11 Disposizioni in ordine alla redazione degli studi di impatto ambientale recita: 2. Lo studio di impatto ambientale deve contenere i seguenti elementi: b) la descrizione delle finalità dell opera e dei motivi della localizzazione prescelta rispetto ad eventuali alternative; c) la descrizione del progetto con particolare riferimento: 1) alle caratteristiche fisiche del suo insieme; 2) alle principali caratteristiche dei processi produttivi, con l'indicazione della natura e quantità dei materiali impiegati e del suolo occupato durante le fasi di costruzione ed esercizio; 3) alla qualità e quantità dei residui ed emissioni previsti, nel rispetto della normativa vigente, relativamente all'inquinamento delle acque, dell'aria, del suolo, da rumore, vibrazioni, luce, calore, radiazioni, rischio di incendi, risultanti dall'opera progettata; 4) alla qualità e quantità dei materiali in ingresso e in uscita dagli impianti e alla specificazione dei mezzi di trasporto previsti; 5) ai tempi di realizzazione dell'opera; d) la descrizione, stima e valutazione delle principali alternative progettuali, con indicazione delle determinanti ragioni della scelta sotto il profilo dell' impatto ambientale; Infine si è fatto riferimento a quanto previsto nel Regolamento di esecuzione delle norme della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia in materia di valutazione di impatto ambientale (L.R. 43/1990) - Decreto del Presidente della Giunta 8 luglio 1996, n. 0245/Pres. L art. 6 Criteri e metodologie per l'elaborazione dello studio di impatto ambientale prevede: 1. Lo studio di impatto, predisposto a cura e spese del committente o dell'autorità proponente, è redatto con approccio interdisciplinare, diretto ad assicurare l'uso integrato delle conoscenze che inseriscono a ciascun tipo di progetto e viene sottoscritto dai tecnici e dagli esperti intervenuti. Lo studio ha il fine di identificare gli impatti temporanei c definitivi sull'ambiente naturale e antropico derivanti dalle opere proposte, e inoltre illustrare in modo dettagliato gli eventuali interventi di mitigazione degli impatti al fine di consentire un esame tecnico improntato a criteri oggettivi di scientificità e un giudizio di compatibilità da parte dell'autorità competente che sia consapevole ed informato. 2. Lo studio indica le corrispondenze tra l'opera o l'intervento e gli strumenti vigenti di programmazione e quelli di pianificazione territoriale generale o di attuazione; indica inoltre i vincoli di qualunque natura che possano interessare l'opera o l'intervento. 3. Nella descrizione dell'opera e dell'intervento lo studio viene formulato tenendo conto in relazione al livello di approfondimento necessario per la tipologia proposta delle indicazioni e dei criteri stabiliti dall'articolo 4 del D.P.C.M. 27 dicembre 1988, integrate inoltre dalla stima della durata dell'intervento e da una descrizione delle misure di eventuale smantellamento e di ripristino finale del luogo. Pagina 2 di 20

4 4. Ai fini dell'identificazione, analisi e stima degli impatti in riferimento al contesto ambientale, sono utilizzate le indicazioni metodologiche di cui all'articolo 5 e all'allegato II del D.P.C.M. 27 dicembre Possono essere utilizzate metodiche standardizzate o riconosciute valide a livello internazionale, purché assicurino sistemi di indagine e di analisi almeno equivalenti a quelli stabiliti dalla citata normativa statale. In ogni caso viene descritto e giustificato il tipo di metodologia scelta e utilizzata dal committente o dalla autorità proponente nell'elaborazione dello studio. 5. Fermo restando guanto stabilito dall'articolo 2, comma 3 della legge regionale 43/1990, nelle indagini e nelle stime in nessun caso potranno essere superati i parametri e gli standard stabiliti dalle normative vigenti. 6. Lo studio espone le eventuali alternative considerate, sia tecnologiche sia localizzative. In tal caso, le alternative sono illustrate in ragione del livello di approfondimento necessario per la tipologia di intervento proposto, prendendo in considerazione anche le conseguenze derivanti dalla mancata realizzazione dell'opera. 7. Nei casi di opere o interventi pubblici o di interesse pubblico deve essere dedicata particolare attenzione alla analisi del rapporto fra costi e benefici, e dei risultati attesi. Pagina 3 di 20

5 1. PREMESSA La ditta Sira s.a.s, con sede in via Michelangelo 6, Cavaione Veronese (VR), ha presentato, in data 9 giugno 2014 la domanda per l'attivazione della procedura di verifica di assoggettabiiità alla VIA di cui all'art. 20 del D.Lgs 152/2006 e s.m.i. (punto 8 - lettera I dell Allegato IV del DLgs 152/2006 e s.m.i. - punto i) cave e torbiere) per il progetto di Riattivazione e risistemazione ambientale di una cava dismessa di pietra ornamentale in località Plan di Zermula in Comune di Paularo (UD). Con Decreto n dell 8 ottobre 2014 il Servizio Valutazioni Ambientali della Direzione Centrale Ambiente ed Enengia della Regione Friuli Venezia Giulia, ha ritenuto di assoggettare il progetto alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale di cui alla LR 43/1990 e D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. integrata dalla Valutazione di Incidenza ai sensi del D.P.R. 357/1997, con le seguenti motivazioni: 1. la localizzazione dell'opera si inserisce in un'area poco antropizzata, fruita per la maggior parte da turisti e saltuariamente da taglialegna per la gestione del bosco; 2. poiché la strada Paularo - Plan di Zermula è caratterizzata da scarsa larghezza della carreggiata lungo tutto il percorso con pochi punti di scambio e presenza di strettoie il passaggio dei camion potrebbe risultare problematico nei periodi di attività della cava che parzialmente si sovrappongono al periodo turistico estivo ed al periodo di trasporto del legname derivanti dalla gestione del bosco e per i lavori connessi alla gestione delle malghe e dei rifugi presenti nel circondario; 3. attualmente I'area non è percepibile visivamente né dalla strada provinciale né dai sentieri in zona in quanto vi è una schermatura derivante dalla presenza di alberi e vegetazione ma la cava riattivata rappresenta un elemento paesaggistico che diminuisce il valore ciel contesto per la fruibilità in generale, 4. il disturbo derivante dall'aumento della pressione sonora nell'area influenzerà principalmente la fauna presente; 5. sono emerse criticità su alcune specie di interesse comunitario presenti nella zona in relazione al fatto che il periodo di attività di cantiere ed il periodo riproduttivo di diverse specie tutelate si sovrappongono, ed in particolare il Servizio tutela del paesaggio e biodiversità ha rilevato che I'area risulta idonea alla nidificazione di diverse specie incluse nell'allegato 1 della Direttiva Uccelli (galliformi aspini, picchi e rapaci notturni) ed ha segnalato che nelle immediate vicinanze della cava è stata riscontrato il francolino di monte nel periodo riproduttivo; 6. vi è un potenziale rischio per gli anfibi che possono sfruttare le zone umide poste in prossimità della cava. Alla luce di quanto previsto dal Decreto n dell 8 ottobre 2014 la ditta Sira s.a.s. ha incaricato all architetto Antonio Fabiani il compito di coordinatore per la predisposizione degli elaborati tecnici necessari per la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) inerente al progetto di Riattivazione e risistemazione ambientale di una cava dismessa di pietra ornamentale in località Plan di Zermula in Comune di Paularo (UD). 1.1 Committente Ragione sociale: Sira s.a.s Sede legale: Via Michelangelo n Cavaion Veronese (VR) C.F e P.Iva Tel (+39) Fax (+39) E mail: Pec: Pagina 4 di 20

6 1.2 Gruppo di lavoro L architetto Antonio Fabiani ha ottemperato all incarico individuando il seguente gruppo interdisciplinare di professionisti esperti nelle materie di competenza per la redazione della documentazione progettuale e ambientale: PROFESSIONISTA Arch. Antonio Fabiani Per. Min. Martino.dott. Dell Osbel Geol. Danilo Simonetti Dott. For. Marco Vlaich Dott. Agr. Mariotti Monica Ing. Emanuele Albrigi Ing. Michele Andrighetti Geom.Pietro Pellegrini ATTIVITÀ Coordinatore Aspetti pianificatori Progettista Geologia, idrogeologia, geomeccanica Aspetti vegetazionali e faunistici V.Inc.A Indagini ambientali Progetto Risistemazione ambientale Modellazione emissioni in atmosfera Relazione previsionale acustica Rilievo topografico Pagina 5 di 20

7 2. ELENCO ELABORATI La Valutazione di Impatto Ambientale ha comportato la predisposizione di una serie di elaborati tecnici e grafici, elencati nella Tabella 1, i cui contenuti risultano conformi a quanto richiesto dall Allegato VII alla Parte II del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i. N serie Cod. elab. Titolo elaborato DOCUMENTAZIONE STUDIO IMPATTO AMBIENTALE SIA 01 QUADRO PROGETTUALE SIA 02 QUADRO PROGRAMMATICO SIA 03 QUADRO AMBIENTALE SIA 04 STIMA DEGLI IMPATTI E PROPOSTE DI MITIGAZIONE SIA 05 SINTESI NON TECNICA SIA 06 ANALISI DELLA VIABILITA STUDI SPECIALISTICI VIN 01 VALUTAZIONE D INCIDENZA Tabella 1: Documenti relativi alla Valutazione di Impatto Ambientale Gli elaborati tecnici e grafici costituenti il PROGETTO DI RIATTIVAZIONE E RISISTEMAZIONE AMBIENTALE sono elencati nella Tabella 2 e contengono, tra gli altri, un rilievo planoaltimetrico dell area oggetto dell intervento aggiornato al N serie Cod. elab. Titolo elaborato DOCUMENTAZIONE DI INQUADRAMENTO P01 01 RELAZIONE TECNICA GENERALE - P01 02 RELAZIONE E COMPUTO METRICO DEL RECUPERO AMBIENTALE - P01 03 RELAZIONE FOTOGRAFICA - P01 04 RELAZIONE GEOLOGICA - CARTOGRAFIA DI INQUADRAMENTO P02 01 COROGRAFIA 1: P02 02 LOCALIZZAZIONE SU CARTA TECNICA REGIONALE 1:5.000 P02 03 CARTA GEOLOGICA 1:500 P02 04 INQUADRAMENTO CATASTALE 1:2.000 P02 05 PIANO REGOLATORE DEL COMUNE DI PAULARO 1:5.000 P02 06 CARTA DEI VINCOLI SU BASE CTR 1:5.000 PROGETTO DI COLTIVAZIONE P03 01 PLANIMETRIA STATO DI FATTO AL :500 P03 02 PLANIMETRIA AREE DI SCAVO - VIABILITÀ DI SERVIZIO - AREA DI SERVIZIO 1:500 P03 03 PLANIMETRIA STATO DI PROGETTO 1:500 P03 04 SOVRAPPOSIZIONE SEZIONI - STATO ATTUALE STATO DI PROGETTO 1-4 1:500 P03 05 SOVRAPPOSIZIONE SEZIONI - STATO ATTUALE STATO DI PROGETTO 5-8 1:500 P03 06 PLANIMETRIA STATO FINALE 1:500 P03 07 SEZIONI STATO FINALE 1-4 1:500 P03 08 SEZIONI STATO FINALE 5 8 E SEZIONE DI RIPRISTINO Tabella 2 Elenco degli elaborati di progetto Scala Pagina 6 di 20

8 3. INQUADRAMENTO CARTOGRAFICO, GEOLOGICO, CATASTALE 3.1 Inquadramento cartografico Il sito in esame è ubicato in località Plan di Zermula in Comune di Paularo (UD) a circa 1063 m di quota nell Alta Val Chiarsò, a nord dell abitato di Paularo (ALLEGATO A - Figura n 1). Il sito è raggiungibile attraverso la strada comunale Paularo Passo Lanza, che sale in direzione Nord lungo le pendici del Monte Zermula (2.143 m s.l.m.) fino alla località Stua Ramaz. All altezza del Plan di Zermula si stacca verso sud un tracciato forestale che scende nel sottostante piano della ex cava. A ovest si eleva una modesta culminazione rocciosa arrotondata che raggiunge i m s.l.m. di altezza; il versante precipita per oltre 200 m nella forra del torrente Chiarsò in loc. Las Callas. In sponda destra del torrente il rilievo sale a Ovest in direzione di Cima Cravostes (1.662 m s.l.m.) del Gruppo del Dimon Paularo. Il territorio è chiuso a nord dalla catena di confine delle Alpi Carniche, le cui maggiori vette sono Cuestalta (2.198 m s.l.m.), Lodin (2.015 m s.l.m.), Creta di Aip (2.379 m s.l.m.). La quasi totalità del territorio comunale di Paularo ricade nel bacino idrografico del torrente Chiarsò, tributario sinistro del Torrente But. Solo nella valle a est del Passo di Cason di Lanza, il Torrente Pontebbana confluisce nel bacino idrografico del Fiume Fella, all altezza di Pontebba La Tavola P02 01 (Corografia) indica il posizionamento su area vasta dell area d intervento. Il sito di intervento ricade al foglio n Cresta Cravostes della Carta Tecnica Regionale scala 1:5000, le coordinate geografiche del sito sono: - Latitudine 46,56570 N - Longitudine 13,11220 E La Tavola P02 02 (Localizzazione su Carta Tecnica Regionale) riporta sulla Carta Tecnica Regionale l ubicazione dell area d intervento. La topografia di dettaglio dell area presa come stato attuale per il progetto preliminare si basa su un rilievo georeferenziato aggiornato al eseguito con stazione totale Topcon GPT9005A. L utilizzo di un programma di modellazione tridimensionale (DISCAV) dell area di cava ha permesso di effettuare le elaborazioni cartografiche e la determinazione dei volumi relativi alla coltivazione del giacimento e alla risistemazione ambientale. 3.2 Caratteri geologici e idrogeologici locali 1 Il sito in esame è a circa 1050 m s.l.m. al margine settentrionale di una vallecola che divide un rilievo roccioso arrotondato dove affiorano calcari devonici definiti in letteratura come Calcari a goniatiti e climenie stratificati, entro cui è presente un banco carbonatico dello spessore di circa 4 5 metri, già coltivato fra gli anni 60 e i primi anni 70 del secolo scorso. Dal punto di vista geologico, il territorio posto sul fianco occidentale del Monte Zermula è caratterizzato dall affioramento di rocce prevalentemente terrigene di origine torbiditica paleozoiche (Formazione del Hochwipfel, Formazione del Dimon Carbonifero), cui si associano locali eventi vulcanici effusivi sottomarini. In subordine, procedendo verso nord a partire dalla loc. Las Callas, si rilevano in affioramento litotipi carbonatici, la cui origine è ascrivibile a depositi di piattaforma di età devonica. In particolare, lungo una stretta fascia orientata NW-SE si rilevano in affioramento i Calcari a Goniatiti e Climene (Devoniano sup. Carbonifero inf.) ed i Calcari a Tentaculiti (Devoniano inf. e medio). Le morfologie del territorio sono generalmente aspre, con frequenti pareti rocciose sub verticali elevate alternate a pendici molto acclivi solcate da impluvi e rii secondari dal decorso molto accidentato. Depositi di copertura grossolani di origine detritica ed eluvio-colluviali più fini celano il substrato lapideo abbastanza diffusamente lungo le pendici del rilievo su cui sorge l ex cava. L ammasso roccioso presenta un grado di fatturazione modesto, con famiglie di discontinuità continue con piani scabri privi di riempimenti argillitici e un grado di alterazione nullo o moderato. Il rilievo carbonatico sede dell ex cava mostra una forma allungata secondo la direttrice NW SE con una morfologia tipica delle rocce montonate, cioè completamente sepolte ed esalate dal ghiacciaio nel movimento verso valle. 1 Relazione Geologica per il progetto Riattivazione di una cava dimessa in località Plan di Zermula in Comune di Paularo (UD) Dott. Geol. Danilo Simonetti Pagina 7 di 20

9 Gli affioramenti carbonatici devonici sono troncati ad oriente da una faglia subverticale orientata NNW SSE impostata nella vallecola esistente fra le località Cason dal Nelut e la cava dismessa. Dal punto di vista idrogeologico l area interessata dal progetto proposto presenta un reticolo superficiale poco sviluppato con la presenza di due modesti impluvi che dai pascoli della Casera Zermula scendono in direzione della vallecola ubicata a valle del Plan di Zermula. Le portate di questi due impluvi sono modeste, con trasporto solido trascurabile e non danno luogo a fenomeni esondativi. Relativamente alla falda freatica, in zona è da ritenersi assente. I due impluvi confluiscono in un inghiottitoio carsico, impostato lungo gli specchi di faglia esistenti. Nell area dell ex cava, dove le acqua incanalate provenienti dal vicini impluvio divagano su terreni posti in debole pendio si nota la saturazione dei terreni superficiali sciolti in funzione della mancata presenza di un sistema di raccolta e allontanamento delle acque. Relativamente alla falda freatica, in zona è da ritenersi assente. I terreni di copertura, rappresentati da detrito di falda grossolano di tipo carbonatico (massi, ciottoli, ghiaie). Gli spessori dei terreni di copertura, anche in funzione della pregressa attività estrattiva, sono variabili, modesti e compresi tra i 20 cm e 1-2 mt con variazioni laterali significative sulla breve distanza". La relazione geologica allegata, evidenzia le direzioni, le immersioni e l'inclinazione dei banchi presenti nell area interessata dal progetto proposto Le operazioni di coltivazione saranno condotte quindi sulle bancate in funzione della loro giacitura, in questo caso operando anche in funzione della salvaguardia del giacimento e dell'ottimizzazione dei tagli. La Tavola P02 03 (Carta Geologica) illustra gli aspetti geologici del sito interessato dal progetto proposto. 3.3 Inquadramento catastale La Tavola P02 04 (Inquadramento catastale), riporta un estratto di mappa catastale che evidenzia come l intervento interessi solo il mappale n.1 del Foglio 8 del Comune di Paularo. La visura storica dell immobile (ALLEGATO A - Figura n 2) indica che la particella in parola è di proprietà del Comune di Paularo, ha una superficie totale di m 2 ed una qualità di classe definita come Bosco alto. 3.4 Viabilità e infrastrutture Il sito di intervento si trova, in loc. Plan di Zermula, a nord dell abitato di Paularo, a circa m di quota nell Alta Val Chiarsò. E raggiungibile attraverso la strada comunale Paularo Passo Lanza, che sale in direzione Nord lungo le pendici del Monte Zermula (2.143 m s.l.m.) fino alla località Stua Ramaz. All altezza del Plan di Zermula si stacca verso sud un tracciato forestale che scende nel sottostante piano presso la ex cava. Il materiale pronto per la commercializzazione verrà successivamente portato allo stabilimento di lavorazione ubicato nella zona artigianale di Paularo. Il materiale trasformato verrà quindi spedito attraverso la viabilità provinciale (S.P. 23 e S.P. 111), fino a raggiungere il casello autostradale della A23 di Carnia (ALLEGATO A - Figura n 3). All interno dell area di cava, per le lavorazioni connesse allo sviluppo della coltivazione, si utilizzeranno delle piste di servizio adatte per i mezzi d opera. 3.5 Infrastrutture All interno dell area di coltivazione non sono attualmente presenti infrastrutture di alcun genere Pagina 8 di 20

10 4. DESCRIZIONE DELLE CARATTERISTICHE DEL PROGETTO L area d intervento per il progetto Riattivazione e risistemazione ambientale di una cava dismessa di pietra ornamentale in località Plan di Zermula in Comune di Paularo (UD) si sviluppa in una zona ove fino alla fine degli anni settanta era attiva una cava di pietra ornamentale denominata Grigio Carnico. 4.1 Minerale estratto e suo utilizzo 2 Il Grigio Carnico è composto da calcare devonico leggermente metamorfosato compatto ben cristallizzato. Il colore di base è il grigio (ora chiaro, ora scuro) intersecato da un fittissimo reticolo di vene più scure e talora quasi nere. Le linee di sutura sono perfettamente obliterate e si presentano con orientazione sub parallela. Rare plaghe e vene calcistiche quasi bianche. Alcune varietà hanno un reticolo più o meno bianco, più o meno accentuato e ramificato. Viene utilizzato per pavimentazioni e rivestimenti di pareti, sia interne sia esterne. La pietra Grigio Carnico è composta da roccia sedimentaria molto compatta e resistente, molto adatta alla lucidatura. Si possono ricavare lastre fino ad uno spessore di 3 centimetri, che riduce sia il peso del prodotto sia lo spazio necessario per l applicazione. I diversi tagli permettono di disporre le pietre mantenendo una naturale casualità cromatica. 4.2 Caratteristiche generali del progetto Il progetto di Riattivazione e risistemazione ambientale di una cava dismessa di pietra ornamentale in località Plan di Zermula prevede la coltivazione di un banco di pietra ornamentale Grigio Carnico all interno dell area richiesta con un ampliamento ed un approfondimento del pianoro esistente e con la coltivazione della bancate di marmo presenti sulla parete a SW del pianoro stesso fino alla quota di mt s.l.m.. La Tavola P03 01 (Stato di fatto al ) riporta il rilevo topografico georeferenziato dell area interessata dai lavori estrattivi. L ingresso all'area di cava avverrà attraverso la strada forestale esistente, che opportunamente sistemata consentirà il raccordo con la viabilita' ordinaria, mentre l accesso alla parte alta del sito estrattivo sarà garantito dalla strada di arroccamento appositamente realizzata. Oltre all area di cantiere minerario il progetto prevede l utilizzo di una superficie al servizio dell attività estrattiva ove verranno depositati temporaneamente i materiali estratti in attesa di essere trasportati presso lo stabilimento di lavorazione di Paularo, i materiali di risulta delle lavorazioni che saranno utilizzati per la risistemazione ambientale e per il posizionamento delle dotazioni di cantiere necessarie per l attività estrattiva. L estensione della superficie complessivamente interessata dai lavori di coltivazione mineraria (area di cantiere estrattivo e di servizio) sarà in pianta di circa di circa m 2 di cui circa 700 m 2 per area a servizio di cantiere e m 2 per l area di coltivazione. La volumetria del materiale movimentato, comprensiva di quello derivante dalla preparazione dell area a servizio dell attività, sarà di circa m 3 di cui circa m 3 di materiale commercialmente utile e circa m 3 di materiale da riutilizzare per il ripristino ambientale. Si prevede di valorizzare la risorsa mineraria in un periodo di 10 anni movimentando in questo modo circa m 3 /anno. Per la coltivazione del materiale roccioso si utilizzeranno le seguenti attrezzature: 1 Tagliatrice per marmo a catena. 1 Macchina a filo diamantato. 1 Escavatore cingolato. 1 Generatore. 1 Compressore. 1 Camion. Per la logistica invece si provvederà a posizionare nell area a servizio dell attività estrattiva le seguenti infrastrutture: Baracca adibita a piccolo magazzino e deposito degli utensili. Serbatoio gasolio. Servizi igienici (bagno chimico). 2 Pagina 9 di 20

11 4.3 Opere propedeutiche all attività di cantiere Al fine di predisporre la superficie interessata dalle attività di coltivazione previste, verranno predisposte le seguenti opere propedeutiche quali: Sistemazione della strada forestale che attualmente consente l accesso all area di progetto e realizzazione di di un tornante a quota mt s.l.m. e di un tratto di nuova viabilità che consenta l innesto sulla strada comunale Paularo Passo Lanza senza pregiudizio per la circolazione di altri mezzi. Predisposizione dell area a servizio dell attività di coltivazione a SE dell area estrattiva alla quota di mt s.l.m.. Preparazione della strada di arroccamento, fino alla quota massima di mt s.l.m., sul versante SW dell area di coltivazione ove iniziare le operazioni di sbancamento e coltivazione del banco di Grigio Carnico. La Tavola P03 02 (Planimetria - aree di scavo - viabilità di servizio - area di servizio) riporta l ubicazione delle opere propedeutiche all attività di cantiere. 4.4 Fasi di coltivazione Il cantiere estrattivo sarà suddiviso in due aree: Area del versante a SW del vecchio sito estrattivo per lo sfruttamento del banco che si sviluppa dalla quota di mt s.l.m. fino al pianoro esistente su cui si è esercita in passato la coltivazione del banco di Grigio Carnico. Dopo la realizzazione della strada di arroccamento fino alla quota massima di mt s.l.m. si procederà con preventiva asportazione del materiale di copertura con lo scopo di mettere in sicurezza il fronte di cava. Il materiale asportato verrà provvisoriamente stoccato nell apposita area a servizi del cantiere estrattivo per il riutilizzo nella fase di sistemazione finale. In questa fase le operazioni di sbancamento e asportazione del materiale di copertura saranno eseguite con l escavatore cingolato e il camion. Terminate le operazioni di preparazione del banco di Grigio Carnico si procederà alla sua coltivazione con il metodo a gradoni discendenti realizzando successivi terrazzamenti caratterizzati da alternanze di alzate aventi un altezza massima di 3 metri e pedate sub orizzontali aventi larghezza variabile (minimo 5 metri). L attività di preparazione non dovrà mai interferire con l'attività di coltivazione ma dovrà essere sospesa ogni qualvolta possa esserci la possibilità di creare un pericolo alla sicurezza degli operatori in coltivazione. Taglio primario della roccia, attraverso l utilizzo della tagliatrice a catena o della macchina a filo diamantato isolando in questo modo una bancata di materiale. Nel caso si utilizzi la macchina a filo diamantato si renderà necessaria la perforazione, da effettuarsi con sonde portatili, di due fori intersecatesi entro ai quali il filo viene fatto passare, per poi essere chiuso ad anello. Dopo l isolamento si procederà con il sezionamento della bancata in elementi di forma idonea fette per essere ribaltati sul piazzale di cava. Prima di eseguire il ribaltamento sarà necessario predisporre il "letto", costituito da materiale di scarto di piccola e media pezzatura, in modo tale da evitare rotture nelle bancate in corso di ribaltamento. In questo modo si potranno evidenziare le fratture nascoste, le venature i difetti etc. della massa rocciosa. Durante queste operazioni si dovrà porre particolare attenzione al metodo, sia per motivi di sicurezza che per modalità pratica di coltivazione, in base alle caratteristiche geomorfologiche esistenti. Al Taglio primario seguirà la fase di ritaglio e riquadratura, effettuata con la macchina a filo diamantato al fine di selezionare le porzioni utili delle fette e la loro riduzione in blocchi di dimensioni commerciali. Area del pianoro realizzato con la vecchia attività estrattiva per lo sfruttamento dell ammasso roccioso che si sviluppa dalla quota minima di mt s.l.m. fino alla quota di mt s.l.m. L attività estrattiva sul pianoro, frutto della passata attività di cava di cava avverrà con il metodo a gradino basso con un approfondimento del piano campagna secondo l andamento del banco di Grigio Carnico. Con questa metodologia è possibile ricavare dei blocchi di dimensione finale direttamente dall ammasso roccioso senza dover ricorre a procedure di divisioni successive. In questo caso sarà possibile operare con la tagliatrice a catena per i tagli orizzontali e con la macchina a fili diamantato per quelli verticali. L altezza del gradino corrisponde ad una delle dimensioni del blocco da ritagliare e riquadrare. Al fine di evitare la produzione di polvere, sia sul versante che sul pianoro, durante le operazioni di taglio si provvederà a bagnate l area di taglio e a mantenere umide le vie di carreggio. Pagina 10 di 20

12 Dopo il ritaglio e la riquadratura i blocchi verranno trasportati per mezzo di camion alla segheria e laboratorio in zona artigianale di Paularo dove saranno sottoposti a successivi trattamenti. La Tavola P03 03 (Planimetria stato di progetto), la Tavola P03 04 (Sovrapposizione sezioni - stato attuale stato di progetto 1-4) e la Tavola P03 05 (Sovrapposizione sezioni - stato attuale stato di progetto 5 6) illustrano lo stato finale al termine dei lavori estrattivi evidenziando: Il rimodellamento del versante SW con la realizzazione di una pendice che a partire dalla quota di mt s.l.m. scende fino alla quota minima di scavo a mt s.l.m.. L approfondimento medio di 5 metri del pianoro esistente fino partendo da nord alla quota minima di mt s.l.m. fino alla quota di mt s.l.m. con uno spessore massimo di 8 metri rispetto al piano campagna. In nessuna fase è previsto l uso di esplosivo. 4.5 Quantificazione della movimentazione del materiale In fase di preparazione e di esercizio è prevista la movimentazione di circa m 3 di cui circa m 3 di materiale commercialmente utile e circa m 3 di materiale da riutilizzare per il ripristino ambientale provenienti da: operazioni di preparazione nuova viabilità e piazzale a servizio del cantiere estrattivo (circa m 3 ); scortico medio di 10 cm del versante avente superficie inclinata di m 2 (circa m 3 ); copertura del detrito di falda posto alla base del versante e sfridi di lavorazione in cava (4.500 m 3 ). Tale quantità risulta sufficiente a completare le operazioni di ripristino ambientale previste e quindi non sarà necessario l apporto di materiale inerte e terroso proveniente dall esterno. 4.6 Risistemazione ambientale Modalità di risistemazione ambientale La coltivazione per gradoni discendenti farà sì che, sul versante posto a SW il recupero ambientale avvenga in modo contestuale con la valorizzazione del banco di Grigio Carnico mentre il pianoro esistente, frutto della passata attività di cava, e coltivato con il metodo a gradino basso verrà ritombato al termine dell attività. Il progetto di risistemazione ambientale, la cui esecuzione sarà graduale e congiunta, per quanto possibile, con i lavori estrattivi, interesserà tutta la superficie di progetto, comprendendo quindi sia l area di sfruttamento del banco di marmo che quella dell area a servizio dell attività estrattiva. La risistemazione ambientale intende conferire all area interessata dal progetto un assetto paesaggistico, vegetazionale ed ecologico che ne permetta il corretto reinserimento sul territorio attraverso la realizzazione di un ampia superficie inerbita creando una radura all interno di una zona boscata. Gli obiettivi prioritari perseguiti nella progettazione sono stati i seguenti: Mitigare nel più breve tempo possibile l impatto che i lavori di escavazione produrranno sul paesaggio. Controllare ed eventualmente limitare l erosione superficiale del versante ripristinato dovuta allo scorrimento superficiale delle acque meteoriche. Accelerare e favorire i processi naturali di ricolonizzazione erbacea. Ripristinare le condizioni ambientali favorevoli alla riattivazione dei flussi biologici e trofici dell ecosistema. La progettazione delle opere a verde ha privilegiato, tra l altro, i seguenti criteri: Scelta delle specie in sintonia con i caratteri ecologici della stazione forestale. Scelta delle specie predisposte alla funzione richiesta. Diversità flogistica. Bassa manutenzione. La tempistica degli interventi avverrà secondo le seguenti fasi: Interventi di recupero contemporanei alla coltivazione (versante SW). Interventi di recupero al termine della coltivazione (pianoro ex cava, piazzale di servizio e viabilità ad uso attività estrattiva). Interventi di manutenzione Modalità di accumulo e conservazione del terreno di scortico Il terreno vegetale autoctono, frutto di lenti e complessi processi pedogenetici, dovrà essere accumulato per l utilizzo durante le fasi di ricomposizione ambientale. Pagina 11 di 20

13 Per prima cosa si dovrà preparare l area in cui accumulare il materiale di scotico movimentato avendo l attenzione di posizionare i cumuli al riparo di eventuali vie di sgrondo delle acque superficiali e sotterranee, da movimenti franosi, da erosione, da possibili inquinamenti esterni (idrocarburi,rifiuti, ecc). La movimentazione del terreno vegetale, da effettuarsi con l escavatore, non dovrà essere eseguita nei periodi di forte umidità, al fine di evitare la lisciviazione ed il dilavamento della sostanza organica. Il materiale dovrà essere stoccato temporaneamente all interno dell area autorizzata. I cumuli di terreno vegetale dovranno avere un altezza inferiore ai 3 metri al fine di evitare il dilavamento e l insorgere di alterazioni fisiche, chimiche e biologiche del terreno stesso. Il materiale di copertura derivante dalle operazioni di scortico e da quelle estrattive all interno delle aree di cantiere richiesta nel progetto proposto ammonta a circa m 3. Circa m 3 di materiale deriveranno dalle operazioni di preparazione della nuova viabilità e del piazzale a servizio del cantiere estrattivo, m 3 dal materiale di scortico (considerando uno spessore medio di 10 cm sul versante per una superficie inclinata di m 2 ) e altri m 3 derivanti dalla copertura del detrito di falda posto alla base del versante e agli sfridi di lavorazione in cava Rimodellamento morfologico del sito estrattivo Area del versante a SW Il rimodellamento della pendice, effettuato al termine dello sfruttamento del banco di Grigio Carnico avverrà tramite lo scoronamento della testa dei gradoni con il graduale riempimento degli stessi. Le pendici derivanti da questa operazione avranno una pendenza variabile fra i 26 e i 33 simile all inclinazione delle scarpate naturali di contorno e si raccorderanno con il piazzale di cava. Alla quota di circa mt s.l.m. verrà ricavata una pista di manutenzione, avente larghezza di circa 2 metri, con funzione anche di riduzione dello scorrimento superficiale delle acque meteoriche lungo il versante seppur caratterizzato da una bassa pendenza. Si prevede, inoltre, di ricavare delle microbanchette realizzate diagonalmente rispetto all andamento del versante e con una pendenza adeguata (10 15 circa) per favorire il convogliamento delle acque verso la canaletta posta nel fondo cava. In questo modo le acque provenienti dalle scarpate verranno intercettate in corrispondenza di ciascuna microbanchetta e recapitate direttamente alla canaletta, evitando di farle scorrere sino al piazzale di fondo con il rischio che il ruscellamento determini dilavamento ed erosione. Tale funzione è fondamentale ai fini del ripristino vegetazionale, poiché, limitando l erosione superficiale del terreno, si favorirà l affermazione dello strato erbaceo Al di sopra del materiale di riempimento verrà steso uno stato di terreno vegetale, precedentemente accumulato nell area a servizio del cantiere, avente uno spessore di circa 10 cm su cui verranno eseguite le operazioni di rinverdimento Operativamente si avanzerà dall alto verso il basso, con l utilizzo di un escavatore cingolato che progredirà lungo la trancia di coltivazione e procederà al riempimento dei gradoni ed al posizionamento del terreno vegetale sulla superficie del pendio. Tutte le operazioni per la sistemazione del terreno di riporto dovranno essere eseguite in periodi di tempo asciutto riducendo quindi il rischio di dilavamento con conseguente degrado delle caratteristiche agronomiche e strutturali dello stesso. A tutto il versante verrà conferito un assetto simile a quello dei versanti vicini e delle superfici sovrastanti la cava, avendo cura di non creare brusche variazioni fra l area interessata dal progetto e quelle limitrofe. provvedendo, anche in questo caso alla stesa nella parte sommitale di uno strato di circa 10 cm di terreno vegetale su cui effettuare l idrosemina per il rinverdimento. Area del pianoro Area del pianoro derivante dalla vecchia attività estrattiva verrà riempita con il materiale di risulta per la realizzazione di una superficie avente una limitata pendenza longitudinale (max 10 ) al fine di ragguagliare la superficie rimodellata con la morfologia circostante posizionando, anche in questo caso alla stesa nella parte sommitale di uno strato di circa 10 cm di terreno vegetale su cui effettuare l idrosemina per il rinverdimento. Pagina 12 di 20

14 3.4.3 Regimazione delle acque Terminate le operazioni di rimodellamento delle superfici si concluderà la sistemazione morfologica delle aree non più soggette ad attività estrattiva con la realizzazione della rete scolante che permetterà di far confluire le acque meteoriche verso le naturali vie di deflusso garantendo la continuità con la rete idrografica preesistente. 4.7 Rinaturalizzazione dell area Opere a verde L'inerbimento, finalizzato all'ottenimento di una copertura erbacea in grado di limitare l'erosione idrica, sarà effettuato utilizzando miscugli di semina composti da specie erbacee, caratterizzate cioè da insediamento rapido, perennità o moltiplicazione naturale sufficiente, copertura sufficiente, sistema radicale profondo e colonizzatore, nonché adatte alle locali condizioni climatiche. Il miscuglio utilizzato sarà composto per il 65% da graminacee che presentano un apparato radicale esteso e fascicolato che consente a queste specie di esplorare il terreno in ogni sua particella migliorandone la struttura e facilitando l ancoraggio delle piante su di esso; per il 30% di leguminose che arricchiscono il terreno in sostanza organica e azoto e per il 5% da altre specie. L attività di idrosemina consiste nell'aspersione in un unica soluzione, con speciali macchine irroratrici a forte pressione (idroseminatrici): La Tabella 3 riporta i componenti della miscela da utilizzare per l idrosemina. Prodotto Dosaggio Acqua Miscuglio per semina Sementi di specie erbacee selezionate ed idonee al sito: 30 g / m 2 Collante organico per semina Stabilizzatore tridimensionale ecologico del suolo, biodegradabile e anallergico che elimina l erosione idrica ed eolica, riduce del 40% la diminuzione di germinabilità 30 g / m 2 Concime per semina Organico minerale. 200g / m 2 Tabella 3 : Miscela intervento di idrosemina In questo modo si potrà creare un letto di germinazione e attecchimento favorendo la crescita del manto erboso con una probabilità e velocità superiori rispetto ad altri metodi di rinverdimento. La Tabella 4 riporta le specie da utilizzare per l idrosemina. Specie Festuca varia 30% Bromus erectus 15% Poa alpina 10% Koeleria piramidata 10% Trifolium pratense subsp. nivale 15% Trifolium alpinum 15% Achillea millefolium 2,5% Dosaggio Anthyllis vulneraria 2,5% Tabella 4: Specie da miscelare per realizzare il miscuglio Le operazioni di idrosemina dovranno essere effettuate nei mesi primaverili (marzo - maggio) o in quelli autunnali (settembre - novembre) evitando quindi i periodi invernali (freddi) e quelli estivi (siccitosi). Il materiale da impiegare per l inerbimento dovrà essere munito di certificazione d identità e autenticità, con l indicazione del grado di purezza e di germinabilità e della data di scadenza stabilita dalle leggi vigenti. Le tavole P03 06 (Planimetria stato finale) e la Tavola P03 07 (Planimetria stato finale particolari sezioni di ripristino) illustrano lo stato dell area al termine dei lavori di risistemazione. Pagina 13 di 20

15 4.7.2 Cure post impianto Eventuali chiarie nella copertura erbacea che si dovessero presentare negli anni successivi alla prima idrosemina dovranno essere risarcite nelle prima stagione utile al fine di mantenere, sulle superfici rimodellate morfologicamente, una copertura adeguata Alternative progettuali In questo capitolo vengono prese in esame le alternative territoriali e progettuali possibili, al fine di motivare la scelta fatta sia dal punto di vista economico e sociale, che della sensibilità ambientale e territoriale Alternative territoriali Il sito di interesse è già stato in funzione nel passato per l estrazione di materiale denominato Grigio Carnico ed è potenzialmente ed economicamente ancora sfruttabile, grazie a tecnologie e mezzi più avanzati e all esperienza di qualità dell azienda che ne propone la coltivazione. Alternative territoriali che permettano la riattivazione di cave per l estrazione di un materiale avente pari caratteristiche stratigrafiche non sono presenti in ambito comunale, come si può anche dedurre dalla (ALLEGATO A - Figura n 4) e sono limitate ad altri due siti estrattivi in provincia di Udine all interno del territorio del comune di Paluzza. Si escludono altre diverse localizzazioni, anche in considerazione che lo scopo finale è quello di concludere lo sfruttamento di un giacimento di pietra ornamentale oggetto in passato di coltivazione mineraria e di con la contestuale ricomposizione ambientale del sito Alternative modalità di coltivazione In fase di progettazione sono state analizzate varie alternative riguardo la metodologia e la tecnica di scavo, al fine di giungere ad un progetto di valorizzazione della risorsa ottimale, che tenga conto di tutti gli aspetti e le problematiche più significativi che questo comporta. Gli elementi posti alla base delle alternative progettuali sono i seguenti: le caratteristiche chimico-fisiche e meccaniche del materiale da estrarre; le caratteristiche geologiche e geomorfologiche dell area di intervento; la configurazione della cava durante e dopo i lavori, soprattutto in relazione alla ricomposizione ambientale dell area. All interno delle varie alternative possibili si è ricercata la soluzione più adatta, in grado di soddisfare al meglio le esigenze di compatibilità ambientale e la convenienza dell intervento estrattivo proposto. Il progetto di coltivazione poteva contemplare due opzioni principali: avanzamento dello scavo in galleria; avanzamento del fronte di scavo già aperto, con contemporaneo ripristino a fine escavazione. Allo stato delle conoscenze sulle caratteristiche geologiche del sito, la scelta di operare in galleria non risulta supportata da sufficienti certezze circa la sufficiente potenza ( metri) dei corpi minerari esistenti e le adatte caratteristiche geo-meccaniche dell ammasso roccioso, presupposti fondamentali per operare in sicurezza e per rendere l operazione sostenibile anche da un punto di vista di investimenti. La coltivazione in sotterraneo appare pertanto non applicabile al progetto in studio. Inoltre l obiettivo del progetto è da sempre mirato sì alla riattivazione della cava, ma anche alla sua risistemazione ambientale. L avanzamento del fronte di scavo già aperto, con contemporaneo ripristino a fine escavazione, è risultata da subito la metodologia migliore per soddisfare tale obiettivo. Tale soluzione comporta un minor impatto visivo, soprattutto al termine dell attività di coltivazione, ed un cambiamento morfologico più facilmente assorbibile dal contesto, ricomponendo il precedente fronte di scavo Alternativa di non realizzazione del progetto: OPZIONE ZERO L opzione zero è quella che prevede la mancata realizzazione dell intervento estrattivo proposto. Le principali conseguenze di questa eventualità sono le seguenti: Mancata occasione di operare una risistemazione ambientale dell attuale fronte di cava lasciato aperto; negare una risorsa economica locale importante; non utilizzare una risorsa locale disponibile nel territorio ed estraibile nel rispetto delle condizioni di Pagina 14 di 20

16 compatibilità ambientale; non rispondere direttamente alla domanda del mercato riguardante i prodotti in cui viene impiegato il grigio carnico; perdere la possibilità di impiegare professionalità sul territorio e di coinvolgete il livello occupazionale diretto ed indotto. Pagina 15 di 20

17 ALLEGATO A FIGURE Pagina 16 di 20

18 Figura n 1 Carta fisica della Regione Friuli Venezia Giulia Pagina 17 di 20

19 Figura n 2 Visura catastale del mappale 1, foglio 8 del Comune di Paularo Pagina 18 di 20

20 Figura n 3 - Localizzazione del sito di intervento rispetto alla principale rete di viabilità provinciale (Google Maps) Pagina 19 di 20

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