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1 APPROFONDIMENTO FINANZA Iniziativa Comunitaria Equal II Fase IT G2 CAM Futuro Remoto Approfondimento LE SCELTE DI STRUTTURA FINANZIARIA ORGANISMO BILATERALE PER LA FORMAZIONE IN CAMPANIA

2 LE SCELTE DI STRUTTURA FINANZIARIA CONOSCENZE Per operare un impresa ha bisogno di una pressoché infinita varietà di attività reali. Molte di queste sono tangibili (impianti, stabilimenti, uffici) altre sono intangibili (tecnologia, pubblicità, ricerca). Sfortunatamente tutte queste attività devono essere pagate e richiedono dei fondi. Il reperimento di questi fondi è uno dei compiti della funzione finanziaria che agisce come un intermediario (Figura 1), ponendosi tra le operazioni dell impresa e i mercati finanziari in cui sono negoziate le attività emesse dalle imprese. La funzione finanziaria, sulla base della pianificazione aziendale, deve fronteggiare le esigenze di fondi per le attività reali, a fronte delle quali vi sono degli introiti previsti con differenti scadenze e profili di rischio. Compito della funzione finanziaria è dunque gestire scambi di flussi di cassa aventi fra loro diverse caratteristiche di scadenza e rischio. Figura 1. Il ruolo della funzione finanziaria investimenti raccolta Impresa Funzione Finanziaria Mercati Finanziari flussi di cassa rimborsi COMPETENZE Nell impresa, la gestione finanziaria deve assumere un ruolo strumentale nei confronti della gestione tipica. I confini della gestione finanziaria, però, si sono progressivamente ampliati, anche in rapporto alla crescente importanza assunta dalla finanza nella gestione aziendale. Ai tradizionali compiti di reperimento dei fondi occorrenti per coprire il fabbisogno 2

3 finanziario dell impresa, si sono aggiunte legate soprattutto alla programmazione degli investimenti. La funzione finanziaria si comprende il complesso di decisioni ed operazioni volte a reperire e ad impiegare i fondi aziendali. E in questa veste che occupa un ruolo centrale nella programmazione strategica poiché la formazione del piano degli investimenti si pone quale obiettivo prioritario della strategia aziendale. E nei piani a lunga scadenza che si affrontano i problemi relativi all elaborazione di un programma di investimenti e di finanziamenti. La gestione finanziaria deve essere inquadrata non solo sotto il profilo strategico, ma anche sotto quello operativo. Mentre nel primo si considerano le decisioni finanziarie di lungo periodo, nel secondo si ricomprendono i compiti di attuazione e di controllo delle decisioni prese. La gestione aziendale deve rispettare tre diversi equilibri, interdipendenti tra loro: l equilibrio economico tra ricavi e costi, l equilibrio finanziario ossia il bilanciamento tra impieghi di capitale e fonti di provvista, l equilibrio monetario tra entrate e uscite. Le interrelazioni dipendono dal fatto che il ciclo di formazione dei costi e dei ricavi incide sul fabbisogno di capitale e sul ciclo dei movimenti monetari. Nella gestione finanziaria sussiste una netta differenza tra il momento della pianificazione finanziaria di competenza dell alta direzione e quello dell attuazione delle scelte di piano che, generalmente, viene delegato a livelli inferiori della struttura direzionale. A differenza delle altre funzioni,la finanza, infatti, si caratterizza per un maggiore accentramento al vertice dell organizzazione. STRUMENTI La struttura finanziaria assume una notevole rilevanza perché ogni impresa necessita di capitali per finanziare i processi di investimento e per far fronte alla gestione corrente. Il fabbisogno aziendale è dato dalla somma del capitale fisso, necessario per acquisire le immobilizzazioni, e del capitale circolante, occorrente per alimentare il ciclo acquistiproduzine-vendite. L ammontare del fabbisogno varia, nella sua entità, a seconda se ci si trova in fase di costituzione o di funzionamento dell impresa. Ogni azienda, pertanto,presenta un differente rapporto di composizione tra capitale fisso e capitale circolante, in relazione alle sue caratteristiche di gestione. Più cresce la presenza di attrezzature e di macchinari, maggiore è il 3

4 fabbisogno di capitale fisso. Il capitale circolante, ovvero i mezzi finanziari che si rigenerano al massimo nei 12 mesi, è correlato ciclo di rientro dei ricavi. Il capitale circolante è costituito dai seguenti elementi: le scorte di materie, semilavorati e prodotti; i cediti verso i clienti; i debiti verso i fornitori; le attività finanziarie necessarie per assicurare la liquidità aziendale (cassa, banca); le altre attività e passività correnti (altri crediti e debiti a breve termine). Il capitale circolante netto è dato dalla differenza tra attività e passività correnti. Risulta, allora importante determinare il fabbisogno finanziario netto in modo da prevedere in anticipo le esigenze di reperire nuove fonti di copertura oppure di individuare le migliori opportunità di impiego dei capitali in esubero. Si comprende, allora, l importanza delle scelte di struttura finanziaria che può assumere caratteristiche molto differenti in funzione degli assetti proprietari e delle condizioni del mercato dei capitali. In primo luogo le scelte di struttura finanziaria si collegano alla forma di governo dell impresa. Il finanziamento mediante capitale proprio o indebitamento è correlato al grado di controllo che l imprenditore vuole mantenere sull impresa. L aumento del capitale proprio potrebbe collegarsi con la volontà di ampliare la base societaria. L indebitamento bancario, invece, non influisce sull assetto proprietario, ma potrebbe comportare un controllo delle banche sulle scelte strategiche. Le variabili che maggiormente incidono sul fabbisogno finanziario dell impresa sono: le operazioni di investimento e di vendita dei bei impiegati nella gestione aziendale; il livello delle scorte di magazzino; le condizioni di pagamento applicate ai clienti e stabilite con i fornitori; il livello di liquidità. Di queste voci, la prima incide sul fabbisogno di capitale fisso, tutte le altre sul fabbisogno di capitale circolante. A livello strategico la gestione finanziaria si concretizza nell assunzione nell attuazione delle scelte che incidono sul fabbisogno e sulle vie di copertura. Essa è 4

5 orientata ad alcuni obiettivi o politiche generali, tese ad assicurare l omogeneità, la flessibilità, l elasticità e l economicità della struttura finanziaria. La prima regola che la struttura finanziaria dovrebbe rispettare è quella di impiegare capitali omogenei rispetto al tipo di fabbisogno da coprire: ad esempio nell ipotesi del finanziamento di immobilizzazioni dovrebbero essere attinti mezzi finanziari a lungo termine, mentre nel caso di fabbisogno di esercizio sarebbe opportuno farvi fronte con mezzi a breve. La caratteristica dell omogeneità si lega a quella della flessibilità, ossia alla possibilità di modificare la struttura finanziaria in rapporto all evoluzione del fabbisogno. La possibilità di modificare la struttura finanziaria si traduce nell opportunità di migliorare il risultato finanziario della gestione liberando o attraendo fondi in funzione delle prospettive di ritorno economico. La flessibilità della struttura finanziaria dipende, in effetti, dalla particolare combinazione delle fonti di finanziamento, ciascuna delle quali presenta un grado diverso di vincolo rispetto alla gestione aziendale. L attributo dell elasticità si lega ai primi due, concretandosi nell opportunità di dilatare l area di manovra delle scelte finanziarie. Una struttura è molto elastica quanto più ci sono le possibilità quali-quantitative di espanderla. Elasticità e flessibilità potrebbero sembrare simili, ma non lo sono perché il primo riguarda la capacità di riprodurre un costante equilibrio tra le fonti e gli impieghi di capitale, mentre il secondo si riferisce all ampiezza del processo di scelta delle fonti di finanziamento. A questi attributi qualitativi dovrebbe accompagnarsi quello dell economicità, in quanto l ottimizzazione delle scelte finanziarie riposa sulla massimizzazione dei differenziali tra i rendimenti dell investimento e la costosità del capitale. Gli attributi di elasticità e flessibilità potrebbero comportare un maggiore costo, che andrà valutato, però, alla luce dei vantaggi assicurabili da una gestione finanziaria flessibile ed elastica. Nel processo di decisione dell ottimale struttura finanziaria si intrecciano una serie di fattori qualitativi e quantitativi che vanno pesati in relazione alle strategie aziendali e all uso che si vuol fare della leva finanziaria 1. In sintesi la gestione finanziaria dovrebbe essere orientata alla minimizzazione dei costi di finanziamento (oneri finanziari) e alla minimizzazione del rischio finanziario. La 1 La leva finanziaria è misurata dal rapporto tra indebitamento totale (compreso eventuale leasing) ed il capitale investito (comprese le eventuali attività ottenute in leasing). Essa può essere calcolata anche tenendo conto esclusivamente dell indebitamento a lungo termine rispetto al capitale investito. 5

6 prima condizione è, spesso, un obiettivo subordinato ad elementi di giudizio estranei alla gestione di impresa 2. In merito al rischio finanziario di impresa va detto che è rappresentato dall incapacità di alimentare i processi della gestione caratteristica. Esso può essere di natura strutturale o congiunturale (Figura 2): il primo si verifica nello squilibrio delle fonti rispetto agli impieghi; il secondo si collega ad occasionali carenze di cassa. Figura 2. L articolazione del rischio finanziario Rischio finanziario Strutturale Congiunturale Rischio di insolvenza Rischio di illiquidità Fonti di fin. < impieghi di capitale Saldo cassa e banche <uscite monetarie Nelle due situazioni si potrebbe qualificare il rischio finanziario come rischio di insolvenza e come rischio di il liquidità. Il primo si estrinseca nell incapacità, da parte dell azienda, di alimentare i processi di investimento e le esigenze di capitale circolante, il secondo si concretizza nel momentaneo deficit di cassa durante lo svolgersi della gestione. Il rischio di illiquidità può essere, in determinate situazioni,altrettanto grave come quello di insolvenza. L incapacità di bilanciare le entrate e le uscite finanziarie, la difficoltà di smobilizzo delle attività aziendali e gli ostacoli all ottenimento di ulteriore credito bancario possono concorrere a creare una situazione di sofferenza generalizzata con conseguenze che, nel tempo, potrebbero portare anche alla determinazione dello stato di insolvenza. Sempre in relazione al rischio finanziario si deve osservare che nella gestione finanziaria potranno essere adottate linee di maggiore prudenza sotto il duplice profilo del rischio globale e del rischio di incremento degli oneri finanziari. Secondo il primo aspetto è evidente che in un ottica di più elevata tranquillità l impresa dovrebbe disporre in ogni momento di riserve finanziarie (mezzi propri o ulteriori capacità di indebitamento), mentre secondo il profilo degli oneri finanziari potrebbe far ricorso a formule di copertura contro il rischio di variazione dei tassi di interesse. 2 Il fatto che gli oneri finanziari siano deducibili nell economia dell impresa e non deducibili nell economia del singolo individuo crea un forte differenziale di convenienza per l indebitamento aziendale rispetto a quello individuale. 6

7 Bibliografia di riferimento Brealey R. A., Myers S. C., Sandri S. (1999), Principi di finanza aziendale, McGraw-Hill, Milano. Pivato G. (1983), Finanza aziendale, Franco Angeli, Milano. Sciarelli S. (2002), Economia e gestione delle imprese II volume, Cedam, Padova. 7

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