Interoperabilità delle biblioteche digitali costituzione, diffusione e condivisione delle risorse informative

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1 Interoperabilità delle biblioteche digitali costituzione, diffusione e condivisione delle risorse informative Convegno Roma, 9-10 ottobre 2006 Università Roma Tre Facoltà di Lettere - Aula Magna (via Ostiense, 236) ABSTRACT degli interventi La Biblioteca Virtuale dell Università Roma Tre Eduardo Lasser Università Roma Tre A seguito del boom dell Editoria elettronica, ben presto si è percepita la necessità di uno strumento d aggregazione di queste nuove risorse. Diversità di formati e di mezzi di lettura ed altrettanta varietà d interfaccia fecero un imperativo del one-stopshopping. Seppur sostenendo che i principi della biblioteconomia siano più vivi che mai, credo che il baricentro delle attività da essi derivanti si sia spostato radicalmente. In vista del valore aggiunto, nascono concetti quale Information literacy, User centred/oriented, Archivi istituzionali aperti, Virtual reference desk sul fronte dell utenza; e così le Statistiche d uso, Acquisti consortili, Big deal sul fronte degli acquisti. Ma è, secondo me, dalla politica che nasce il nuovo ruolo della Biblioteca come strumento d apprendimento. I vari trattati della Unione Europea nel tentativo di normalizzare i titoli di studi nell UE hano anche coniato termini quali Insegnamento a distanza, Formazione continua, e-learning. Il nostro progetto vuole contribuire, oltre a fornire un buon software di ricerca e collegamenti, ad una partecipazione attiva alla Didattica, alla Ricerca scientifica, all Archivio istituzionale aperto/chiuso, all utilizzo e creazione di documentazione in formato elettronico. La Tor Vergata Digital Library: scopi e stato dell'arte Marco Di Cicco, Gabriele Mazzitelli Università Tor Vergata di Roma Inaugurata nel febbraio del 2004, la Tor Vergata Digital Library e' nata con l'obiettivo di creare un portale che consenta all'utenza istituzionale di accedere a tutte le risorse elettroniche che le sei biblioteche di area dell'ateneo mettono a disposizione della loro utenza, sia che si tratti di basi di dati, di periodici elettronici o di e-books. Nel corso di questi due anni si e' deciso di ampliare l'offerta inserendo anche gran parte dei periodici a accesso gratuito disponibili in rete in modo da favorire anche l'utilizzo di risorse Open Access.

2 Il portale e' governato da un back-office molto semplice da utilizzare e da aggiornare che consente una personalizzazione dei dati. Attualmente sono presenti più di titoli di periodici per circa holdings. Negli ultimi mesi si e' proceduto anche ad armonizzare con il portale, sia da un punto di vista grafico che strutturale, i siti web delle sei biblioteche di area in modo da creare un sistema di accessi strutturati e coerenti. Evoluzione di SBN: nuove prospettive di interoperabilità tra l indice e le biblioteche Gabriella Contardi Istituto Centrale per il Catalogo Unico del MiBAC L evoluzione del Servizio Bibliotecario Nazionale ha comportato una totale riprogettazione del sistema, con particolare riguardo a tre aspetti innovativi: standardizzazione; flessibilità; interoperabilità. Le linee guida del progetto indicavano un sistema centrale che si ponesse sempre più come infrastruttura per le biblioteche, lasciando loro la più ampia libertà di gestione delle proprie bd. Interoperabilità e cooperazione possono garantire alle biblioteche al tempo stesso una libertà di gestione dei propri dati e, attraverso la partecipazione al catalogo collettivo, la visibilità, un maggior numero di accessi e in ultima analisi una più ampia fruizione del patrimonio e dei servizi offerti. La logica perseguita già da anni nell ambito dell OPAC SBN, con il reindirizzamento della ricerca dal catalogo centrale all OPAC locale e l aggancio con i servizi di prestito interbibliotecario, è stata replicata nel progetto Biblioteca digitale italiana Network turistico culturale. Sono oggi allo studio soluzioni per migliorare sia la ricerca integrata tra l OPAC dell Indice SBN e la BDI, sia l indirizzamento dell utente alla fonte della risorsa digitale. DL: nuove dimensioni informative e nuovi linguaggi Daniela Canali CNR-ITB/Ministero della Salute DG Sistema Informativo e Statistico L informazione digitale, flusso dinamico e non prevedibile, esalta la natura flessibile ed in continuo mutamento della comunicazione. La tempestività e l accesso diretto ai contenuti costituiscono il valore aggiunto dei circuiti informativi digitali di cui le digital libraries rappresentano una delle realtà più complesse per diverse ragioni, dalla eterogeneità degli oggetti, all espansione della rete e dei suoi utilizzatori, alla facilità di manipolazione e modifiche cui si presta l informazione digitale ed infine al proliferare di attività di progettazione e realizzazione del tutto indipendenti tra loro. Il bisogno primario rimane dunque quello di organizzare e rendere ricercabili le risorse tenendo conto del fatto che la natura eterogenea degli oggetti digitali richiede una gestione che ne rispetti le peculiarità e al contempo assicuri uniformità nell ambito di un sistema informativo. Descrizioni standardizzate, un modello capace di generare una puntuale tracciatura del ciclo di vita degli information objects, tramite l utilizzo di mappature di schemi appositamente elaborati, costituiscono le componenti chiave di un sistema informativo innovativo che presenti un approccio descrittivo attento alle molteplici interconnessioni (processi di indicizzazione, ricerca, disseminazione, recupero, refreshing, migrazione, controlli di integrità, conservazione e disponibilità).

3 Dopo una breve disamina sugli sviluppi delle biblioteche digitali nel corso degli anni e sui cambiamenti verificatisi nei circuiti della comunicazione grazie all utilizzo pervasivo delle tecnologie digitali, l intervento definisce come si delineano nuovi scenari e nuovi approcci descrittivi in un ottica di accesso e fruizione sempre più estesi e raggiungibili. Sensemaking in digital libraries: le dimensioni organizzative delle biblioteche digitali Michele Santoro Università di Bologna, AIB CNUR Le collezioni digitali come servizio percepito dall'utente: non solo una questione di standard Rossana Morriello Università Ca' Foscari di Venezia, AIB CNUR Gli standard tecnici rappresentano sontanto uno degli aspetti da considerare quando si parla di interoperabilità. L interoperabilità tecnica è infatti efficace solo quando è sorretta da una collaborazione di tipo organizzativo e politico, sia all interno dell istituzione sia tra istituzioni cooperanti. Le università italiane acquisiscono le risorse digitali attraverso consorzi e le rendono disponibili ai propri utenti organizzando biblioteche digitali indipendenti. L intento è quello di creare un unico punto di accesso privilegiato alle collezioni e agli strumenti per consultarle resi disponibili dalle biblioteche. Ma, proprio come accade nella biblioteca tradizionale, per trasformare le collezioni in vere e proprie biblioteche digitali e fare in modo che queste siano percepite dagli utenti come un servizio, occorre qualcosa di più che non la sola componente tecnologica ed una collaborazione che si estenda oltre le singole biblioteche. L interoperabilità sia tra le diverse biblioteche accademiche, sia tra i consorzi e con gli editori sarebbe infatti già possibile a livello tecnico con l uso di standard come ONIX, elaborato per l acquisizione di monografie e periodici ed in fase di implementazione anche per le risorse digitali, ma risulterebbe poco efficace in assenza degli altri elementi che contribuiscono a definire il concetto di interoperabilità nel suo complesso. Introduzione all'interoperbilità tecnica Valdo Pasqui Università di Firenze, Gds AIB Biblioteche Digitali Nell ambito dell Information and Communication Technology (ICT) l interoperabilità tra sistemi e componenti diversi si riferisce sia alla capacità di scambiarsi ed usare le informazioni sia alla possibilità di svolgere insieme delle attività di elaborazione o, più in generale, di cooperare per realizzare determinati compiti. Negli ultimi anni questa necessità è diventata di particolare attualità nei settori dell e-business e dell egovernment dando impulso alla definizione di nuovi modelli per lo sviluppo delle applicazioni e per la gestione dei processi che sono basati su servizi modulari e

4 cooperanti secondo i canoni della Service Oriented Architecture (SOA) e avvalendosi di tecnologie quali i Web Services, il Grid computing e la virtualizzazione delle risorse. Da sempre sensibili alla cooperazione a tutti i livelli, le biblioteche hanno promosso l interoperabilità tra ambienti eterogenei fino dai primi sviluppi dei propri sistemi informatizzati mediante la definizione di ben noti standard per la rappresentazione dei dati bibliografici (UNIMARC, US-MARC, MARC-21, ISO2709, Dublin Core etc.) e di protocolli di livello applicativo (Z39.50, ISO ILL, NICP, OAI-PMH, OpenURL, etc.). Tuttavia oggi le biblioteche si trovano ad affrontare nuove sfide che si propongono con un duplice aspetto: da un lato la necessità di estendere i servizi tradizionali concepiti per la gestione degli oggetti analogici e fisici (catalogazione, ricerca, prestito, document delivery, prestito interbibliotecario, servizi di reference) alla gestione e al trattamento delle risorse digitali e immateriali (derivate e originali) distribuite in rete; dall altro la pressione esercitata dalla diffusione sempre più pervasiva dei nuovi servizi Web (es. Google, Amazon, itunes, De.li.cio.us, Technoraty, Wikipedia, etc.) che propongono modelli semplici e intuitivi (tagging, folksonomies, etc.) per la ricerca e la fruizione delle risorse. Il proliferare di soluzioni e approcci diversi per lo sviluppo delle biblioteche digitali ha determinato uno scenario in cui si avverte in modo sempre più evidente la mancanza di interoperabilità tra repository e tra comunità. Le applicazioni esistenti presentano le risorse come tanti silos indipendenti, dotati di interfacce eterogenee e senza o con limitate integrazioni tra domini che ormai necessitano di una forte integrazione quali la formazione (e-learning), l editoria, l e-government e la preservazione del patrimonio culturale (cfr. tesi n.16 del Manifesto per le biblioteche digitali). Occorre abbattere questo divario funzionale ed operativo e ripensare i servizi delle biblioteche al fine di costruire un tessuto interconnesso e flessibile di servizi sul quale costruire le applicazioni. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che la progettazione dei servizi informatizzati delle biblioteche ed in particolare di quelle digitali ponga al centro dell attenzione gli utenti ed i loro workflow, metabolizzando le innovazioni più significative provenienti dalla recenti evoluzioni della rete (Web 2.0) e della tecnologia informatica (cfr. tesi n.19 del Manifesto per le biblioteche digitali). A tale scopo è necessario individuare i modelli e gli strumenti appropriati che consentano lo sviluppo di una infrastruttura di servizi modulari e interoperanti con i quali sviluppare applicazioni che si adattino dinamicamente alle diverse esigenze e contesti degli utenti e siano indipendenti dalle interfacce (PC, telefono cellulare, PDA, ipod etc.) e dai momenti e luoghi (fisso, mobile, casa, lavoro, istituzioni) di utilizzo. Per orientarsi nel complesso mondo dell interoperabilità tecnologica si possono individuare tre assi di riferimento: gli standard, i modelli architetturali e funzionali e lo sviluppo di software open source. Riguardo al primo asse l adozione di standard aperti e consolidati, anche non originariamente concepiti nel contesto bibliotecario, è il pilastro sui cui si fonda la realizzazione pratica di servizi interoperanti. Le aree rilevanti per le biblioteche digitali sono molte e comprendono la descrizione delle risorse mediante gli schemi di metadati, i formati dei dati e la rappresentazione di oggetti digitali complessi e compositi (MPEG-21 DIDL, METS, MAG), i sistemi di identificazione delle risorse (URI, URN, Handle, DOI) e quelli di gestione dei diritti (DRM), inoltre mutuano dal contesto ICT gli standard relativi ai middleware (protocolli, API, Web Services), alla virtualizzazione delle risorse hardware e software (grid computing, storage virtualization), alle sicurezze (single sign-on, federated identity management, public key infrastructure) e ai servizi di e-commerce. Nel corso della Sessione sugli aspetti tecnici sono approfonditi con interventi specifici tre di queste tematiche: la Rappresentazione degli oggetti composti/complessi, la Service Oriented Architecture (SOA) e i Web Services ed infine

5 i Sistemi per l identificazione delle risorse digitali. Altre tematiche saranno trattate nel corso di futuri eventi promossi dal Gruppo di studio AIB sulle Biblioteche Digitali Relativamente al secondo asse di riferimento l adozione di modelli architetturali e funzionali consolidati è indispensabile per la corretta progettazione dei servizi delle biblioteche (digitali) (cfr. tesi n.20 del Manifesto per le biblioteche digitali). Il modello Open Archives Iniziative (OAI) guida lo sviluppo di servizi di aggregazione, sia di metadati che di risorse, attraverso l harvesting basato sul protocollo OAI-PMH. Le architetture ispirate alla Service Oriented Architecture e ai Web Services (SOAP, WSDL, WS-Security, BPEL, etc) sono il modello di riferimento per lo sviluppo delle applicazioni bibliotecarie di nuova generazione basate su servizi modulari, cooperanti e ricomponibili. Dal punto di vista funzionale OAI suggerisce un modo semplice per organizzare le biblioteche digitali distinguendo tra Data Provider e Service Provider e per distribuire quest ultimi su più livelli (di tipo geografico, istituzionale o di contesto). Il modello Open Archival Information System (OAIS) ha formalizzato i processi relativi alla preservazione e gestione delle risorse digitali, individuando le tre tipologie di Information Package (SIP, AIP, DIP) e mettendo in risalto la necessità di definire standard per la rappresentazione/serializzazione degli oggetti complessi e per l identificazione delle risorse. La componente funzionale relativa alla fruizione delle risorse da parte degli utenti è ancora largamente influenzata dal modello Discover to Deliver (D2) anche se ormai diffusamente affiancato da quello Publish-Subscribe (per esempio attraverso l uso degli RSS feeds). Infine, un attenzione particolare meritano le evoluzioni del modello Pathways che nell affrontare in modo sistematico l interoperabilità tra repository digitali ha definito un modello dati astratto, ha elaborato il concetto di surrogato inteso come l attualizzazione di un oggetto digitale in accordo al modello dati condiviso e ha individuato un insieme di servizi base (harvest, obtain, put). Per quanto attiene al terzo asse di riferimento è importante sottolineare che lo sviluppo e l adozione di software open source sono già una prima forma di interoperabilità, sia a livello organizzativo che tecnologico, perché questi strumenti si fondano sul principio della condivisione e della cooperazione. Anche a livello governativo e legislativo negli ultimi anni sono state prese delle iniziative per spingere le Pubbliche Amministrazioni locali e centrali ad investire in questa direzione (cfr. sito web CNIPA per il Centro di Competenza sull open source e per il Portale del Riuso). L adozione di software open source permette un migliore controllo della rispondenza ai requisiti funzionali e della qualità dei prodotti e dei servizi e consente di ridurre il Total Cost of Ownership favorendo la sostenibilità dei progetti. L utilizzo di strumenti open source già disponibili (una breve e non esaustiva rassegna rivela un ampia copertura per lo sviluppo delle biblioteche digitali) è un requisito indispensabile per la promozione di progetti nel contesto delle biblioteche digitali (cfr. tesi n. 28 del Manifesto per le biblioteche digitali). Standard tecnologici, modelli architetturali e funzionali, software open source sono i punti di riferimento che permettono agli operatori interessati di garantire lo sviluppo di biblioteche digitali interoperanti non tralasciando di mantenere il focus costantemente fisso sulle esigenze degli utenti (accesso alle risorse, personalizzazione, indipendenza dai dispositivi, mobilità, processi, internazionalizzazione) e di promuovere le sinergie tra contesti diversi (e-science, e- learnig, e-goverment, e-commerce). Rappresentazioni di oggetti composti/complessi Angela Di Iorio Università La Sapienza di Roma, Gds AIB Biblioteche Digitali

6 La scelta di uno standard in favore di un altro può diventare un compito complesso almeno quanto lo sono gli oggetti da "dichiarare", "codificare", "trasmettere", "amministrare", "gestire". L'intervento intende mettere a confronto diversi standard in relazione alle strutture logiche e fisiche degli oggetti digitali complessi, attraverso esempi pratici ed invitando alla riflessione sulle possibili direzioni da intraprendere nella "jungla degli standard". I servizi: attuali tendenze dello scenario tecnologico Andrea Gariboldi E-Force di Milano Le necessità di business dei sistemi delle grandi aziende dove i dipartimenti IT sono costantemente sotto pressione al fine di rilasciare nuove funzionalità e integrazioni per ieri con budget essenzialmente piatti, ha portato ormai da diversi anni alla definizione di architetture software in grado di fronteggiare problemi quali 1) separazione di logica e presentazione 2) rilasci incrementali di nuove funzionalità 3) riutilizzo dei componenti/servizi già implementati. SOA (Service Oriented Architecture) è diventata da tempo una risposta a queste necessità. SOA potrebbe portare enormi benefici nell'implementazione di biblioteche digitali permettendo una più efficace gestione dei sistemi (funzionale e implementativa) e una immediata capacità di integrazione delle informazioni tra enti diversi. Identificativi per le risorse digitali Zeno Tajoli CILEA di Milano La presentazione si sofferma sui motivi che rendono necessari gli identificativi per le biblioteche digitali. Vengono passati in rassegna alcuni di essi e ci si sofferma su come i sistemi informatici possono comunicarli tra di loro. Sono illustrati alcuni software Open Source strettamente collegati agli identificativi e alla loro gestione. Si conclude con alcune considerazioni generali sulla situazione attuale. Gestire il cambiamento: un'analisi dei flussi di lavoro delle risorse elettroniche in biblioteca Maria Cassella Università di Torino La crescita inarrestabile delle raccolte digitali ha innestato una serie di profonde trasformazioni sia interne che esterne alla biblioteca: dalla natura delle collezioni, sempre più ibride, all allocazione delle risorse economiche ed umane, all organizzazione dei sistemi bibliotecari, ai processi e ai flussi di lavoro in biblioteca. Il presente intervento si propone di esaminare i flussi di lavoro delle RE: dalla selezione, attraverso la fase di acquisto e quella gestionale-amministrativa, fino alle conclusive fasi di misurazione e valutazione, il workflow delle RE si presenta come un processo complesso, non lineare, richiede competenze elevate e diversificate, cooperazione tra profili professionali differenti, una gestione accurata e tempestiva dei flussi comunicativi. Particolare attenzione sarà rivolta alle problematiche relative ai contratti di licenza di uso, che rappresentano l elemento più innovativo del workflow.

7 In conclusione la biblioteca che cambia necessita e sempre più necessiterà in futuro di maggiore cooperazione e pianificazione, a livello organizzativo e di maggiore standardizzazione e interoperabilità, a livello tecnico. VIVA è viva! Kathy Perry Direttrice della Virtual Library of Virginia (VIVA) Inheriting the past or creating the future David Kohl University of Cincinnati (Ohio) Folksonomies e semantiche controllate: due strade conciliabili Gino Roncaglia Università della Tuscia di Viterbo La recente esplosione degli strumenti di social tagging e dei siti che ne fanno uso, ha riproposto in un nuovo contesto una discussione che in realtà va avanti da tempo: quella legata all alternativa fra forme di classificazione semantica libere e personali, basate su ontologie aperte, formalmente poco rigorose ma facili e immediate, prevalentemente fuzionali e descrittive, e forme di classificazione semantica controllata, legate a ontologie costruite e condivise intersoggettivamente, rigorose dal punto di vista formale e nelle quali è spesso individuabile anche una componente normativa. Se questa alternativa ha tradizionalmente e, credo, correttamente visto i professionisti delle scienze della documentazione schierati di norma a favore di classificazioni semantiche rigorose e di ontologie controllate, è indubbio che la diffusione delle folksonomies rappresenta almeno in parte una sfida a questa impostazione. Si tratta di una sorta di ubriacatura passeggera, legata a una delle molte mode di rete, o di una sfida seria? Per rispondere a questo interrogativo, occorre esaminare una delle caratteristiche più innovative delle folksonomies: il loro collegamento a forme di collaborative filtering su larga scala. Il collaborative filtering è in grado di ridurre l elemento di arbitrarietà e soggettività delle semantiche non controllate? L intervento analizzerà brevemente alcune strategie che sembrano suggerire una risposta affermativa a questa domanda (Google Co-op, social tagging con start-up specialistico), prefigurando la possibilità di una collaborazione fra due impostazioni tradizionalmente considerate poco conciliabili. Web Semantico e applicabilità al campo Biblioteche Digitali Giovanni Tummarello Università Politecnica delle Marche di Ancona

8 Questo intervento presenterà in maniera schematica gli strumenti di base, gli obiettivi e la filosofia dell'iniziativa "Semantic Web", cosi' come organizzata dal W3C consortium. Sarà quindi effettuata una carrellata su alcune applicazioni di queste tecnologie in progetti di potenziale interesse a scenari attuali e futuribili nel campo delle Biblioteche Digitali. XML metadati Semantic Web : dall interoperabilità sintattica a quella semantica Fabio Ciotti Università La Sapienza di Roma Una delle conseguenze più rilevanti determinate della diffusione del Web è stata il superamento definitivo del sistema informativo inteso come monade e la diffusione del paradigma dei sistemi aperti e interoperabili. Nei primordi del Web la semplicità dell architettura (basata su HTTP/URL/HTML in modalità client side) forniva sufficienti garanzie per far interagire senza limiti gli agenti presenti nel sistema. Ma con l introduzione dell elaborazione server side e l aumento della complessità dei servizi erogati la necessità di interazione tra sistemi informativi diversi ha richiesto soluzioni tecniche sempre più avanzate, facendosi al contempo sempre più centrale: l interoperabilità è divenuta uno dei requirement principali di un sistema informativo Web. Un ruolo centrale nel garantire l interoperabilità è stato svolto dall introduzione di XML Nato come formalismo per la modellizzazione di documenti digitali sottoforma di alberi etichettati XML è stato utilizzato anche per serializzare (cioè rappresentare sintatticamente) modelli di dati non intrinsecamente gerarchici (reti, tabelle, strutture relazionali). Il problema è che XML di per sé non può giocare nessun ruolo nel garantire una adeguata interoperabilità semantica dei dati, sebbene spesso si sente affermare il contrario. XML non aggiunge senso ai dati, almeno non lo aggiunge in modo computazionalmente trattabile. Si pone dunque l esigenza di individuare dei sistemi di interoperabilità semantica che consentano l integrazione di sistemi eterogenei al fine di fornire servizi avanzati di ricerca, selezione ed elaborazione semantica dell informazione. In questa direzione si muovono le sperimentazioni che complessivamente ricadono nell area del Semantic Web. Il termine Semantic Web è stato coniato nel 2001 da Tim Berners Lee per designare il progetto di potenziare l efficacia del World Wide Web come fonte di informazione e di conoscenza attribuendo ad agenti software la capacità di analizzare il significato dei documenti in esso presenti, e dunque di selezionarli o confrontarli in modo semanticamente rilevante o di inferirne conseguenze non esplicitate. Nell intervento si analizzeranno brevemente i due paradigmi e formalismi principali emersi in questa area: RDF/OWL e Topic Map. Si passera poi a esaminare alcune questioni aperte: interoperabilità tra i due paradigmi,; popolamento di una ontologia formale; possibilità di integrazione con sistemi basati su folksonomies o con sistemi di knowledge discovery su base statistica. Accesso all'informazione per codificazione o per condivisione? Le "folksonomie" Nicola Benvenuti Università di Firenze, Presidente AIB Toscana

9 L'intevento mira a esaminare la diffusione delle cosiddette folksonomie, o classificazioni fatte dagli utenti nell'ambito di sistemi di creazione, condivisione e accesso alla conoscenza (es. Connotea), come pure di servizi commerciali (Google, Amazon), e a metterle a confronto con i sistemi di codificazione consolidati, in particolare con le classificazioni disciplinari delle biblioteche. L'intento è di analizzare la diversità degli ambiti di applicazione e la compatibilità tra i diversi approcci, delineando possibili collaborazioni.

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