Una Medaglia Dop per il Ficodindia

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1 Il ficodindia ha recentemente ottenuto il marchio di Denominazione di Origine Protetta, un riconoscimento per la qualità ottenuta e l innovazione applicata in una delle tradizioni agricole siciliane Due marginalità si sono incontrate alla periferia ultima della Provincia di Catania: San Cono e il ficodindia. Assolutamente periferico il paese (incuneato com è tra le tre province di Enna, Caltanissetta e Catania e con un popolo migrante) e cultura secondaria il frutto del ficodindia (usato da sempre per delimitare i confini tra i terreni e pure per contenere le frane) ma insieme hanno stretto una robusta alleanza e hanno scalato i mercati e con essi la notorietà, non solo territoriale ma anche all estero dove ormai entrambi principeggiano fieri dei risultati ottenuti, in una sorta di indissolubile simbiosi. E così da qualche decennio San Cono è comunemente chiamato La Capitale della ficodindicoltura italiana grazie alla lungimiranza dei suoi contadini e alla loro caparbia volontà di non lasciare le terre incolte, di sfidare la sirena dell emigrazione, sfruttando la vocazione dei loro appezzamenti per la cactacea, la famosa opuntia ficus indica Miller, cosicché oggi questo solo straordinario paese coltiva oltre la metà dell intera produzione ficodindicola italiana, superando perfino il Messico da dove navigò verso l Europa subito dopo la scoperta delle Americhe. Un risultato ambizioso e forse unico nel panorama agricolo siciliano perché i sanconesi hanno Una Medaglia Dop per il Ficodindia saputo utilizzare e valorizzare economicamente un frutto che, se per un verso ha rappresentato il colore e il simbolo della Sicilia, per l altro non ha attirato interessi commerciali in grado di produrre ricchezza da parte di altre zone magari altrettanto vocate. Da solo qualche mese tuttavia, grazie al lavoro instancabile dell agronomo sanconese, Cataldo Firrarello, il ficodindia ha pure ottenuto il marchio DOP, denominazione di origine protetta, con cui si intende proprio premiare e, soprattutto, proteggere la specifica produzione di San Cono, non solo da facili mistificazioni ma anche da frutti non corrispondenti alla effettiva rispondenza organolettica del fiorone sanconese. Come infatti è noto il fiorone (un tempo comunemente chiamato bastandone ) si ottiene dalla scozzolatura del primo fiore che appare sui cladodi in primavera ma che se vi è lasciato produce il classico agostano di più scarsa consistenza, molliccio e di non ottimo sapore. L antica sapienza contadina col ficodindia agostano usava fare la mostarda che in ogni caso ancora oggi raccoglie l interesse di molti estimatori mentre in alcune zone della Sicilia di questo particolare dolce si è creata una sorta di industria in ambiziosa espansione. Se fra l altro la scozzolatura viene fatta con scadenze temporali precise e dilazionate nel tempo secondo un calendario preciso, si potranno avere seconde fioriture distanziate a cominciare da fine settembre cosicché fino a dicembre si potranno raccogliere fioroni da immettere sui mercati e soprattutto senza eccedenze produttive che rappresentano uno degli assilli più pesanti per i contadini. Ma il fiorone può essere pure di tre qualità oltre che di diversa grandezza. In ordine alla qualità si hanno ficodindia: bianche, gialle e sanguigne; alla grandezza si può arrivare anche all extra e a San Cono si sono raccolti singoli frutti anche di 450 grammi. E stata proprio questa consapevolezza produttiva, la concorrenza spesso 12

2 ingloriosa di altre zone che arbitrariamente hanno sfruttato il nome del paese del Calatino ai propri fini commerciali e di immagine, la commistione di prodotti non del tutto adeguati alla richiesta e al prezzo comprese le facili speculazioni a indurre il dott. Firarello, che è stato anche uno dei primi a studiare la possibilità di colture intensive simili per sesti, irrigazione e concimazioni agli agrumeti, a fare in modo di rendere identificabile il frutto sanconese col marchio di origine protetta. Dice infatti il nostro agronomo che avendo constato che negli ultimi decenni i consumatori tendono a privilegiare la qualità anziché la quantità si è cercato di rispondere a questa domanda con prodotti agricoli aventi un origine geografica ben determinata. Da qui la necessità da parte dell Unione Europea di disciplinare, con propri provvedimenti legislativi, la tutela dei prodotti tipici di determinate aree geografiche in modo che questi prodotti abbiano un riconoscimento europeo di tipicità e specificità e siano allo stesso tempo tutelati da imitazioni e contraffazioni. Per poter accedere al DOP, continua ancora Firrarello, bisogna rispettare un disciplinare di produzione redatto secondo le normative comunitarie in materia di ambiente, di trattamenti antiparassitari, di concimazioni e di tecniche colturali appropriate in modo che il consumatore sappia esattamente con quali modalità di coltivazione sia stato prodotto l alimento. Attraverso il rispetto del disciplinare si ha l esatta configurazione della genuinità del prodotto, del suo grado di salubrità e delle caratteristiche organolettiche. In questo modo si ottengono due gradi di tutela: il primo è quello del prodotto stesso e delle specificità in essa contenute; il secondo è quello nei confronti del consumatore che così riesce ad avere il quadro completo delle caratteristiche del prodotto e un alto grado di sicurezza alimentare. Un riconoscimento DOP è quindi un riconoscimento prestigioso ed ambito nei confronti di un frutto, come il fiorone, dotato di ottime caratteristiche organolettiche e capace di tutelare l immagine e la specificità non solo del prodotto stesso ma dell intera area geografica che diventa così sinonimo di garanzia, di serietà e di pieno rispetto dei metodi di produzione. Un utilizzo appropriato del DOP può avere dunque una ricaduta enorme sul territorio di appartenenza, sia di immagine, per il valore che assume nel settore sociale, economico e commerciale, sia di mercato, in quanto sfrutta l influsso positivo del riconoscimento internazionale, e sia occupazionale perché non si può selezionare e confezionare il prodotto DOP. in altre località al di fuori del comprensorio delimitato dal disciplinare di produzione. Ma c è pure una ricaduta sulle aziende perché un comprensorio che si fregia del marchio DOP subisce una rivalutazione fondiaria positiva sul valore delle aziende stesse. Rispettare il disciplinare significa garantire la produzione perché viene selezionata, confezionata e commercializzata solo quella con il marchio DOP. Il consumatore, quindi, ha una percezione istantanea della provenienza, della bontà e della genuinità del prodotto senza timori e senza dubbi sulle modalità di produzione con cui è stato realizzato e con quali tecniche e sia stato coltivato, selezionato e confezionato. Pasquale Almirante Per il ficodindia si aprono nuove prospettive di mercato, non solo in Europa Agrumi da Rilanciare La politica regionale deve dare tutto il proprio sostegno agli agricoltori siciliani, per evitare che l applicazione della riforma dell Ocm (Organizzazione comune di mercato) ortofrutta in Italia crei situazioni di evidenti svantaggi per le nostre produzioni. Lo sostiene Salvo Torrisi, assessore provinciale all Agricol- tura, che ritiene sia necessario rivedere il decreto di attuazione con particolare riferimento alle modalità di individuazione dell aiuto al reddito. Vogliamo che la Sicilia, principale produttrice di agrumi in Italia -sottolinea Torrisi- riceva la sua giusta valorizzazione e possa trarre vantaggio dalla riforma. 13

3 Sole dell Etna Qualità al 100 L eccellenza agroalimentare della provincia etnea sulle nostre tavole Il meglio della produzione agroalimentare della provincia di Catania, questo è Qualità di Sicilia al 100%, il nuovo brand di mercato lanciato dall agenzia Sole dell Etna, la società per azioni di cui la Provincia Regionale di Catania, possiede il 70% del capitale. La società mista pubblico-privato, sorta con l obiettivo di promuovere le eccellenze alimentari del distretto etneo e di commercializzarle attraverso le catene distributive medio-grandi, fornisce inoltre ai produttori e agli operatori della filiera, strategie di marketing mirato perché incentrato sullo studio attento del binomio prodotto-mercato. In particolare il marchio Qualità di Sicilia 100% che campeggia all interno di un bollino rosso, sarà al centro alcune sessioni di degustazione e promozione tematica, che proporrà ai consumatori siciliani di volta in volta, le decine di prodotti agroalimentari ed enogastronomici autoctoni, favorendone anche l inserimento all interno della catena distributiva attraverso accordi già sottoscritti con cinque trai maggiori distributori alimentari che operano in Sicilia. In particolare gli appuntamenti contrassegnati dal bollino Qualità di Sicilia al 100% saranno legati dalla condotta catanese Slow Food, garanzia di qualità e simbolo di un modo nuovo di mangiare strettamente connesso al benessere e alla genuinità. Occorre intervenire per imprimere un inversione di tendenza all andamento negativo del comparto agroalimentare siciliano, - commenta così Raffaele Lombardo, Presidente della Provincia di Catania, il lancio dell iniziativa, proseguendo la strategia del Fermers market s place, cioè la vendita diretta da parte del produttore, è solo un primo passo, occorre creare una rete di diffusione capillare del prodotto nell intera isola. Sole dell Etna, nasce con questo obiettivo, attraverso la filiera compartecipata, permette da una parte ai produttori di collocare sul mercato i loro prodotti ad un prezzo più vantaggioso, e dall altra, mettendoli al riparo da speculazioni commerciali, consente ai consumatori siciliani, in un momento di congiuntura dell economia, l acquisto di prodotti di qualità e più convenienti nei supermercati delle grandi catene di distribuzione. Attraverso Sole dell Etna, finalmente i prodotti siciliani potranno essere acquistati prima di tutto dai siciliani, raggiungendo attraverso il circuito distributivo le tavole oltre di consumatori. 14

4 I Sapori del Vulcano Sicilia terra di sole, mare, colori e luce. È la Sicilia dei luoghi comuni? Quella delle cartoline da mandare agli amici che abitano latitudini normalmente immerse nelle nebbie? Non sempre. Quella raccontata in queste righe è la Sicilia dei luoghi sempre più reali e sempre meno comuni. È la Sicilia della positività che, al di fuori dei suoi confini, oltre ad esportare immagini, vuole fare conoscere i propri sapori, i propri odori, la sua essenza. È la terra del patrimonio enogastronomico dell Etna. Luoghi di produzioni tipiche, per lungo tempo sottovalutate, che vogliono e trovano spazi nei mercati nazionali ed internazionali. I vini prodotti attorno al vulcano più alto d Europa, i liquori dalle essenze uniche, la frutta secca, gli agrumi e le tradizioni popolari fanno di questo territorio, incastonato tra Europa ed Africa, un luogo unico. Non un luogo comune. Etna in Vetrina 2007 è il nome della manifestazione itinerante, organizzata dall assessorato provinciale alle Politiche di valorizzazione dell Etna e Comunità montana, retto da Orazio Pellegrino, che ha avuto luogo nei comuni di Randazzo e Castiglione di Sicilia. Obiettivo: promuovere il prodotto Etna. Un prodotto fatto da vini doc, dal patrimonio artistico e culturale unico al mondo, dalle peculiarità degli antichi borghi di Randazzo e Castiglione e dalle risorse ambientali che solo il cuore del Mediterraneo può offrire. Un attento e ricco programma di degustazioni, spettacoli, visite guidate nei centri storici, corsi di enologia e tante altre iniziative a tema ha reso possibile, specialmente ai tanti turisti che hanno avuto modo di partecipare alle varie iniziative, la promozione dell Etna e delle sue tipicità, a trecentosessanta gradi. Una vetrina, dunque, rivolta a quel crescente segmento turistico che privilegia l arte, la natura e l enogastronomia. Appuntamento tra i più attesi della manifestazione è stato il convegno Sviluppo del turismo etneo: investimenti mirati e incoming di qualità tenutosi nelle Cantine Patria di Passopisciaro, frazione di Castiglione di Sicilia. Due le tematiche affrontate durante il convegno: la prima dedicata a Le politiche degli investimenti: il rapporto fra pubblico e privato ; la seconda incentrata su Le scelte per un incoming di qualità: dove insistere e dove rinunziare. I lavori, coordinati dall assessore Orazio Pellegrino e moderati dal giornalista RAI Carlo Ravanello, hanno visto gli interventi del presidente della Provincia regionale di Catania, On. Raffaele Lombardo, dell assessore provinciale alle Politiche agricole, Salvo Torrisi, di quello all Ambiente, Angelo Sicali, e dei sindaci di Randazzo e Castiglione di Sicilia, Salvatore Agati e Claudio Scavera. Tra i relatori anche l Assessore regionale ai Beni Culturali, On. Lino Leanza, il presidente di Confindustria Catania, Fabio Scaccia, e l imprenditore del settore enologico Franco Di Miceli. Questa è una delle tante iniziative sottolinea l assessore Orazio Pellegrino che la Provincia regionale di Catania attua per la promozione del proprio territorio. È necessario favorire la collaborazione tra pubblico e privato affinchè possa esserci davvero sviluppo per questo settore e crescita per il territorio. Un settore verso cui la provincia etnea è naturalmente vocata e sul quale un sempre maggior numero di imprenditori sta decidendo di scommettersi. Michele Massimiliano Patanè Vini, frutta secca, agrumi: un patrimonio del gusto da esportare in tutto il mondo e un territorio da valorizzare L assessore Orazio Pellegrino, durante il suo intervento. Accanto a lui il vicepresidente della Regione Siciliana, Lino Leanza 15

5 Etna Rosso Tu vuò fà l Americano Grande apprezzamento per i nostri Vini esportati negli Stati Uniti Due momenti della degustazione dei rossi di Sicilia a Los Angeles e Phoenix Tra Los Angeles e Phoenix una linea rosso Etna si prepara a colorare i bicchieri dei più rinomati ristoranti ed enoteche. L Etna Rosso è pronto a sbarcare nella terra di Cristoforo Colombo con tutti gli onori riservati ad un ospite di riguardo. Dalla sua, il nettare del Vulcano ha una sorta di inconfondibile unicità: eleganza nel gusto e bevibilità che pochi altri vini di qualità hanno. L Etna Rosso, in pratica, vuol fare l americano ed è per questo che la Camera di Commercio di Catania ha organizzato, nelle settimane scorse, una missione a stelle e strisce per promuovere il vino e il territorio dell Etna. Un binomio inimitabile grazie al quale la trasferta si è rivelata più che fruttuosa visti i risultati ottenuti. Alla scoperta dell America, grazie all iniziativa della Camera di Commercio di Catania, sono andate ben 80 etichette di aziende catanesi: Antichi Vinai, Capirossa, Coop. Patria, (tutte e tre di Castiglione di Sicilia), Tenuta Chiuse del Signore (Linguaglossa), Barone di Villagrande (Milo), Rocca d Api (Zafferana Etnea), Russo Vincenzo (Giarre), Gruppo Nicosia (Trecastagni) e Dimore di Giurfo (Licodia Eubea, area Cerasuolo). Della delegazione catanese, oltre ai rappresentanti delle 9 aziende vinicole, facevano parte il vice presidente della Camera di Commercio di Catania, Francesco Costanzo, il segretario generale, Alfio Pagliaro, il funzionario del Centro pro mozione e sviluppo, Orazio Sciacca, l enologa e assaggiatrice dell Onav Isabella La Rosa, e il dirigente dell Azienda provinciale al turismo di Catania Daniela Lo Cascio. Quest ultima si è occupata della promozione del territorio con i tour operator americani. A Phoenix (Arizona) e Los Angeles (California) i produttori dell Etna Rosso hanno avuto modo di incontrare oltre 50 buyer professionali: importatori, distributori (negli Stati Uniti, per la normativa anti-trust, le due figure devono essere distinte) e i titolari dei ristoranti ed enoteche più famosi delle due città. L accoglienza è stata a dir poco calorosa: per personalità, struttura e prezzo competitivo, l Etna Rosso si è rivelato un vino ideale per i gusti dei più esigenti consumatori americani. Nelle città americane dove il vino rosso dell Etna è stato presentato spiega il presidente della camera di Commercio di Catania, Piero Agen è stata attivata una serie di contatti che, c è da sperare, prelude ad un prossimo rapporto commerciale di lunga durata. Una bella esperienza -osserva Salvo Castorina, titolare dell azienda Etna Rocca d Api- è stato significativo parlare di Etna e specificità del nostro territorio a persone nuove e competenti: in questo senso tutti noi produttori abbiamo colto l interesse degli importatori. Siamo agli inizi e siamo sulla buona strada. Al ritorno in Italia -commenta Carmelo Marletta, direttore commerciale del Gruppo Nicosia- abbiamo già ricevuto richieste via mail di acquisto di vino rosso dell Etna da parte di alcuni importatori americani da noi incontrati. E la conferma della bontà della missione americana. Ad attirare l interesse degli esperti è stata la diversità del nostro vino. E proprio su questa specificità che dobbiamo lavorare per entrare nel mercato statunitense in maniera autorevole. Nicola Savoca 16

6 L asino, il Miglior Amico dell Uomo Mens sana in corpore sano. Effettivamente mai come oggi questo detto risulta attuale. Una verità calata in una realtà ben delineata dove, a volte, è necessario fare i conti con situazioni gravi di alimentazione. E in modo particolare mi riferisco ai tantissimi casi di lattanti che soffrono di allergia alle proteine del latte vaccino e di intolleranze alimentari. Ed ecco che, tra mille difficoltà, in contrada Miscarello Aranci (Giarre), ha sede una singolare azienda agricola, l Asilat, la cui vocazione è per l appunto quella di allevare asini per la produzione del latte. L Asilat,come ci illustra una delle fautrici di questo importante centro, Daniela Franchina, è un Azienda agricola nata circa 7 anni fa. Siamo quattro professionisti che hanno unito le loro competenze per creare e recuperare un attività da tanto tempo abbandonata. L idea, nata per risolvere un problema personale di Ketty Torrisi, veterinaria, è stata successivamente realizzata con la mia collaborazione in quanto farmacista e specializzata in scienza dell alimentazione, con Saro Torrisi, dottore in economia e commercio, e Ivan Stefio, chimico. Oggi l Asilat possiede circa 80/90 asine, per il 90% di razza ragusana, nostra razza autoctona, e per il restante 10% indigene siciliane: le cosiddette Ferrantine. - Perché un allevamento di asine? Per la produzione del latte che è il più simile a quello materno. Questo pur senza studi scientifici, era noto fin dai tempi dei nostri bisnonni, che spesso usavano il latte di asina quando la mamma non poteva allattare. Inoltre era molto utile nei casi di pertosse, tanto che allora questa patologia veniva chiamata tosse asinina. Oggi alla luce di tanta esperienza, e supportati da diversi studi sia universitari sulla qualità chimico qualitativa del latte, sia da studi ed esperienze dirette in campo pediatrico, con tabelle esplicative possiamo affermare che è veramente molto simile al latte materno, con il quale differisce per il contenuto in grassi, minore nel latte di asina e per la maggiore quantità di eisotema in esso contenuto. Finalmente anche le Istituzioni cominciano a rivolgere attenzione questo nostro antico prodotto naturale, così utile, ed in al- cuni casi indispensabile alimento che quasi sempre risolve allergie e intolleranze alle proteine del latte vaccino. Nel contempo abbiamo creato un associazione Asilandia che si propone di promuovere e divulgare la conoscenza verso questo animale, così bistrattato, abbandonato, soprattutto, nell ultimo trent ennio, con la meccanizzazione avvenuta in agricoltura. Asilandia ha creato per le scuole (Fattoria didattica) un percorso dall asina alla bottiglia. Programma corsi, seminari e visite guidate per famiglie, facendo loro riscoprire antiche nostre tradizioni, e recuperando insieme un nostro patrimonio zootecnico che altrimenti rischiava l estinzione. Abbiamo attivato con l aiuto del presidente della Kinesiologia italiana, dottor Roi, corsi di brain gym sull asinello. Il brain gym, tradotto letteralmente ginnastica della mente, venne riconosciuto ufficialmente nel 1991 (Paul Dennison), è una particolare tecnica che attraverso una serie di movimenti attiva le connessioni cerebrali, migliorandone funzioni e capacità. Noi con l aiuto dell asino come coterapeuta, rendiamo piacevole, divertente come un gioco quello che altrimenti sarebbe vissuto dai bambini, che già hanno problemi, come un obbligo, una medicina. In effetti il contatto e il gioco con gli animali, permette di sviluppare l autocontrollo di movimenti ed emozioni, la capacità di stare in gruppo, l autostima. Gianvito De Salvo Riscoperte le qualità nutrizionali del latte d asina, grazie all intraprendenza di un coraggioso gruppo di imprenditori etnei 17

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