Voi che ntendendo : un teatro dell anima, ovvero la strategia dell ambiguità

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1 Voi che ntendendo : un teatro dell anima, ovvero la strategia dell ambiguità EMILIO PASQUINI Vorrei subito esordire partendo dalla lettera e cioè infliggendovi una spiegazione parola per parola del nostro testo. Cerco di non ripetere le parole di Dante (come tentai di fare molti anni fa col testo della Commedia), ma di usare termini moderni, che però non tradiscano in alcun modo il significato, non dico il sapore, dell originale. 1 A STROFA, VV O Intelligenze motrici del terzo cielo, ascoltate il discorso che si sviluppa nel mio intimo, che non so comunicarlo ad altri, tanto mi sembra inaudito. Il cielo che obbedisce alla vostra virtù, nobili creature quali voi siete, mi trascina nella condizione in cui mi trovo. Così, il ragionare sullo stato che in me sto sperimentando risulta giustamente indirizzato a voi; perciò vi prego che lo comprendiate. Io vi rivelerò la novità che è nel mio cuore, come l anima rattristata pianga dentro di me e come la contraddica uno spirito che deriva dagli influssi del vostro cielo. 2 A STROFA, VV Soleva essere conforto del cuore rattristato un dolce pensiero, il quale molto spesso si elevava fino ai piedi di Dio, dove vedeva in atto di essere 15

2 LA BIBLIOTECA DE TENZONE GRUPO TENZONE glorificata una donna, della quale mi raccontava cose così soavi che la mia anima esclamava: «Me ne voglio uscire dal corpo!». Ora mi appare una creatura che mette in fuga quel dolce pensiero e mi domina con tale energia che il cuore è indotto a tremare e quel turbamento si rispecchia nel mio volto. Ed è proprio il cuore che mi induce a guardare una donna, dicendo: «Chi vuol mirare in faccia la felicità, contempli gli occhi di questa donna, se non ha paura di sospirare per angoscia». 3 A STROFA, VV L umile pensiero, che era solito celebrarmi le lodi di un angela incoronata di gloria in cielo, trova un avversario di tale forza che lo annienta. La mia mente è offuscata dal pianto, vinta da un duplice dolore, e confessa: «Povera me, come svanisce questo pietoso pensiero che mi consolava (della perdita di Beatrice)!». E alludendo ai miei occhi, quest anima poveretta aggiunge: «Sia maledetta l ora che questa donna li vide! E perché mai non mi hanno reso consapevole del pericolo che essa rappresentava? Lo dicevo io che Certamente negli occhi di costei deve risiedere colui che uccide le anime come la mia. Tuttavia ciò non giovò a rendermi edotto del rischio di guardare a una persona tale che ne è derivata la mia morte». 4 A STROFA, VV «Tu non sei uccisa, ma sei sbigottita, anima nostra che tanto ti lamenti», dice un nobile spiritello d amore, «perché quella bella donna, di cui ti si parla, ha a tal punto trasformato la tua esistenza che sei così avvilita da averne paura! Guarda quanto è pietosa e benigna, saggia e generosa nella sua dignità, e deciditi ormai ad invocarla come tua signora! Infatti, se saprai aprire gli occhi, potrai accorgerti delle mirabili virtù che la fanno risplendere a tal punto che tu dirai: Amore, vero signore, ecco la tua ancella: fa di me ciò che vuoi!». 16

3 EMILIO PASQUINI Voi che ntendendo : un teatro dell anima CONGEDO, VV Canzone, credo che pochi saranno gli uomini e le donne in grado di intendere a fondo il tuo significato, tanto arduo e complesso appare lo sviluppo del tuo ragionamento. Cosicché, se per caso accada che tu incontri persone che ti paiano incapaci di comprenderti, ti prego che tu te ne consoli dicendo a costoro, mia ultima e amatissima figlia: «Considerate almeno la mia bellezza!». Si sarebbe tentati, a una prima lettura, di prescindere dal gioco incrociato delle molte voci che danno vita a una sorta di teatro interiore, per individuare invece una svolta tematica ai vv. 46 ss., dove si avverte uno stacco nei riguardi della donna reale che ha messo in crisi il pensiero della perduta Beatrice, ormai assunta nella gloria del cielo. Ma resistiamo alla tentazione, e puntiamo invece verso il contesto storico-biografico di Voi che ntendendo. Se ne volessimo fissare il cronotopo alla luce dei dati che oggi si possiedono, sembrerebbe più agevole, rispetto alla ricerca del luogo di composizione, puntare sulla sua probabile cronologia. Il terminus ante quem difficilmente potrà identificarsi col II libro del Convivio (dunque ), a meno che non si valuti la canzone quale rifacimento o riciclaggio 1 di testo anteriore operato per agevolare l inserimento nel trattato. Una diagnosi, questa, che a molti è apparsa e appare faciliore rispetto all ipotesi di una genesi originariamente allegorica 2. Sicura è invece la sua anteriorità rispetto al sonetto Parole mie che per lo mondo siete, dove al v. 4 compare la citazione dell incipit del nostro testo all interno di una dichiarazione inequivocabile circa un ciclo di rime dedicate alla «donna gentile» (appunto, «la donna in cui errai»), ciclo aperto dalla nostra canzone e chiuso, a mo di epigrafe, dal sonetto stesso. Quest ultimo sarebbe dunque una sorta di tombeau della «Gentile» («Con lei non state, ché non v è Amore»), creatura sconvolgente e degna di omaggio, ma da abbandonare come esperienza superata; mentre le Parole mie, cioè la sua stessa poesia, vengono invitate dall autore a un malinconico pellegrinaggio, unitamente alle rime dolorose per la morte di Beatrice 17

4 LA BIBLIOTECA DE TENZONE GRUPO TENZONE (le «antiche sore», sorelle dunque di queste rime per la Gentile), alla ricerca di una misteriosa «donna di valore»: che potrebbe dunque essere la Filosofia del Convivio. Il Parodi (in Contini 1965: 106) parla di una «rivincita di Beatrice»; non ne sarei così sicuro, come del resto neppure Contini, incerto fra una «crisi teoretica» e una «crisi poetica (tedio dell allegorismo)». Certo, questa nostra canzone nasce segnata da un ambiguità non casuale ma strategicamente voluta; come è voluta la sua inclusione ad aprire la serie delle quattordici nel trattato; non meno voluta la citazione del suo incipit, oltre che nella voce dell autore (sonetto Parole mie) in sede di dolente autobiografia letteraria, in quella di Carlo Martello, tanti anni dopo, entro il cielo di Venere (Paradiso VIII 37 ), voce addetta a trasferirla per supremo onore di Dante dal piano delle contraddizioni terrene a quello dell approdo all amore celeste. E dunque legittimo situare il terminus post quem della composizione di Voi che ntendendo fra l innamoramento per la «donna gentile» che la Vita nova (XXXV) lascia indeterminato in rapporto alla disperazione per la morte di Beatrice 3, mentre il Convivio (II, II, 1) fissa il distacco a tre anni e due mesi. Tutto, insomma, converge verso il 93 4 o i mesi iniziali del 94 5, alla vigilia del soggiorno (marzo 1294) di Carlo Martello a Firenze. Così, il principe angioino può avere avuto in dono da Dante la canzone fresca di stampa 6 : di qui, la pertinenza della citazione dell incipit nel canto dedicato alla «bella Ciprigna». Ma soprattutto siamo alla vigilia della pubblicazione della Vita nova: il che suggerisce che il luogo di composizione della canzone sia proprio Firenze, anche se le parole usate da Dante (Vita nova XXXV 1), «con ciò fosse cosa che io fosse in parte ne la quale mi ricordava del passato tempo», non diradano tutti i dubbi. Di fatto, il prosimetro giovanile non designa inequivocabilmente Firenze 7, neppure nei paragrafi successivi; mentre sembra additare non nella canzone (Voi che ntendendo è del tutto ignorata nella Vita nova), ma nel sonetto Videro li occhi miei quanta pietate il primo componimento stimolato da quell esperienza consolatoria. Meno che mai Firenze viene suggerita dalle pagine in prosa che seguono i versi nel Convivio (II, I, 1 ss.): dove 18

5 EMILIO PASQUINI Voi che ntendendo : un teatro dell anima però l interpretazione allegorica (II, xii, 1 ss.) giunge a collocare l incontro con madonna Filosofia tra i francescani di santa Croce e i domenicani di Santa Maria Novella, dunque in riva all Arno. Una volta sondata natura e qualità del cronotopo, occorre passare al piano dell esegesi. E evidente che non si può ignorare l ampia spiegazione d autore che costituisce il II libro del Convivio; ma occorre evitare di lasciarsi invischiare nella raffinata manipolazione di un Dante che cerca di obliterare o meglio di rimuovere gli ultimi capitoli della Vita nova rileggendoli in tutt altra chiave. Qui, insomma, si consuma il trapasso dalla donna reale, consolatrice di Dante dopo la morte di Beatrice, ad icona della Filosofia: uno dei più raffinati giochi di prestigio non solo nell ambito dell opera dantesca, ma nell intero circuito della letteratura occidentale. Di tutto questo sembrava ignaro un intellettuale della forza di Benedetto Croce, quando se ne usciva con questo giudizio sommario sulla nostra canzone: in qualunque senso la si prenda, come rappresentazione di lotta tra un antico e un nuovo amore per donna, o di quella tra l amore per la vita religiosa e l amore per la filosofia, si dimostra fiacca, perché la lotta, il secondo amore che cerca soppiantare il primo, e il rimorso che ne segue, non sono messi in azione, ma intellettualizzati ed esposti in modo riflesso, e avvolti poi nelle forme convenzionali della lirica stilnovistica (Croce 1966: 39). Che è una censura arbitraria e in fondo superficiale 8, la quale prescinde totalmente dal cronotopo, ossia anche dalla metamorfosi subita dalla deuteragonista, unica ma simbolicamente sdoppiata. Né vale argomentare, come fa Giorgio Petrocchi 9, che si tratti di due personaggi distinti, da designare, il primo (della Vita nova) come «donna pietosa» e il secondo (del Convivio) come «donna gentile». Che la«gentile» fosse donna reale, ci sono certi paragrafi della Vita nova (XXXV, 1-XXXIX, 10) a dimostrarcelo inequivocabilmente. Nel gorgo dell angoscia che lo tormenta inconsolabile per la perdita di Beatrice, fra «dolorosi pensamenti» e «terribile sbigottimento», lei appare affacciata dall alto di una casa, in atto e sguardo pietosi: 19

6 LA BIBLIOTECA DE TENZONE GRUPO TENZONE Onde io, accorgendomi del mio travagliare, levai li occhi per vedere se altri mi vedesse. Allora vidi una gentile donna giovane e bella molto, la quale da una finestra mi riguardava sì pietosamente, quanto a la vista, che tutta la pietà parea in lei accolta. Onde, con ciò sia cosa che quando li miseri veggiono di loro compassione altrui, più tosto si muovono a lacrimare, quasi come di se stessi avendo pietade, io senti allora cominciare li miei occhi a volere piangere; e però, temendo di non mostrare la mia vile vita, mi partio dinanzi da li occhi di questa gentile Così, egli si allontana per non mostrare il proprio avvilimento, ma immagina che quella pietà nasca da amore, e se ne consola, esprimendo questo stato d animo in un sonetto, Videro li occhi miei quanta pietate. E tuttavia lei ha occasione di vederlo spesso in seguito, mostrando sempre pietà e un pallore amoroso, a tal punto che nel segno del De Amore di Andrea Cappellano (1947: 358-9) si ha come una sovrapposizione fra la Donna gentile e Beatrice, «che di simile colore si mostrava tuttavia» (cfr. Fenzi 2009: 37-38). Ne nasce il sonetto Color d amore e di pietà sembianti, prologo alla tentazione degli occhi, sempre più attirati dalla donna e tuttavia in un passaggio dall avvilimento al disprezzo maledetti perché lo distoglievano dal pensiero e dal rimpianto della «gloriosa donna» perduta («Onde più volte bestemmiava la vanitade de li occhi miei»): di qui il sonetto L amaro lagrimar che voi faceste. E questa l origine della angoscia e della «battaglia de pensieri», quali si rispecchiano nel sonetto Gentil pensero che parla di vui; ma si ha poi il ritorno prepotente dell immagine di Beatrice, a dissolvere e sconfiggere questo «avversario de la ragione», con la vittoria definitiva della «gentilissima», ritmato dalla climax dei tre sonetti finali (Lasso! Per forza di molti sospiri, Deh peregrini che pensosi andate e Oltre la spera che più larga gira). Così, il capitolo II del II libro del Convivio sembra continuare il discorso del prosimetro giovanile, con un preciso aggancio ( 1) a «quella gentile donna, cui feci menzione ne la fine de la Vita nova», non senza il richiamo ( 3) alla «battaglia de pensieri», fra questo nuovo e quello di Beatrice che «tenea ancora la rocca de la mia mente». Dunque, la vista opposta alla 20

7 EMILIO PASQUINI Voi che ntendendo : un teatro dell anima memoria, con una apparentemente fatale prevalenza del presente sul passato 10. Proprio a questa condizione spirituale il 5 del citato capitolo fa risalire la genesi della prima canzone del Convivio: il che non poteva non garantirle una peculiare centralità nell esperienza esistenziale o specificamente amorosa di Dante. Di questa centralità, come già si accennava, rappresenta un eco fascinosa la citazione della canzone stessa nell VIII canto del Paradiso, per bocca di Carlo Martello; mentre ne svela la genesi anti- o extra-beatriciana il sonetto estravagante Parole mie che per lo mondo siete (2005: 232-5), prospettandola all origine di un gruppo di testi «per quella donna in cui errai». Essa è dunque fatalmente rivolta a «quella parte onde procedeva la vittoria del nuovo pensiero», ossia alle Intelligenze motrici del cielo di Venere, lo stesso dove Dante-personaggio incontra Carlo Martello. Non a caso nel congedo si allude alla bellezza del testo, in nome del primato della retorica: Voi che ntendendo nasce infatti sotto l egida di quelle stesse Intelligenze motrici, cui corrisponde appunto a norma di Convivio II, XIII, la terza disciplina del Trivio. E non a caso il «ragionar [ ] novo» cui accenna l esordio della canzone (vv. 2-3) si alloga «nel mio core», con un implicita polemica nei confronti di Guido Cavalcanti 11, alla luce di quanto Dante stesso dice nel relativo commento (II, VI, 2): «in tutta questa canzone [ ] lo core si prende per lo secreto dentro, e non per altra spezial parte de l anima e del corpo». Dunque, un eccezionale dialogo interiore che solo dai Troni può essere compiutamente inteso, proprio per «la novitade de la mia condizione, la quale, per non essere da li altri uomini esperta, non sarebbe così da loro intesa come da coloro che ntendono li loro effetti ne la loro operazione» (Convivio II, VI, 3). Si apprezza meglio, così, la pregnanza di quell incipit, appunto Voi che ntendendo il terzo ciel movete, con quel vocativo rivolto alle Intelligenze motrici del cielo di Venere: quindi, profondamente diverso dai tanti vocativi citati dagli studiosi 12, anche perché riferito a una categoria di destinatari particolarissima, che per Platone sono le idee, «che 21

8 LA BIBLIOTECA DE TENZONE GRUPO TENZONE tanto è a dire quanto forme e nature universali», per i pagani invece «Dei e Dee» (Convivio II, IV, 5-6). In ogni caso, i Troni trasmettono al terzo cielo «uno ardore virtuoso, per lo quale le anime di qua giuso s accendono ad amore», funzione che nell VIII canto del Paradiso sarà invece assunta dai Principati: una delle tante palinodie dantesche, in questo caso nella scia dello pseudo-dionigi e non più di Gregorio Magno, com era all altezza del Convivio e della nostra canzone 13. Ma ritorniamo alla genesi di quest ultima, che abbiamo visto eminentemente dialogica, fin dall inizio segnata da rilevanti particolarità, specie quelle sintattiche, rivelatrici di solenni intertesti: insomma, il «Voi [ ], udite» modellato sul topico delle Lamentazioni di Geremia, «O vos omnes qui transitis per viam, attendite». Ma anche quelle metriche, se si riflette che questa è l unica canzone dantesca, con la prima della Vita nova, che «solis endecasillabis gaudet esse contexta» 14 ; e che non può sfuggire l eccezionalità del congedo, modellato sulla fronte 15. S aggiunga la fitta serie di assonanze e consonanze interne (registrate nel commento De Robertis-Vasoli), che contribuiscono anch esse a sprigionare o a conseguire quella bellezza che «si pertiene a li musici» (Convivio II, XI, 9). In altre parole, tutto ciò porta verso l alta retorica della canzone, che non è perseguita per se stessa, in una dimensione di autosufficienza formale, ma pienamente funzionale al genere prescelto. Si tratta infatti di un dialogo a più voci, inclusivo di un débat o contrasto 16 fra l «anima» legata alla «memoria di quella gloriosa Beatrice» e lo «spirito», equivalente ad una immoderata cogitatio per il nuovo amore, «uno frequente pensiero a questa nuova donna commendare e abbellire». Insomma, un teatro interiore di marca cavalcantiana, segnato però da quella che noi definiamo una strategia dell ambiguità, legata all erma bifronte della protagonista, del tutto ignota alla prassi di Guido. Occorre a questo punto mettere a fuoco la struttura teatrale del nostro testo, e cioè il gioco incrociato delle diverse voci che si sviluppano all in- 22

9 EMILIO PASQUINI Voi che ntendendo : un teatro dell anima terno della macrosequenza (vv. 1-52) dominata dalla voce dell autore che si rivolge ai Troni: vv voce del «soave penser» (il pensiero di Beatrice), rivolta a Dio; v. 19 voce dell «anima», indirizzata a se stessa; vv voce del pensiero dominante (per la «Gentile»), volta all autore; vv voce dell «umil pensero» (il «soave» di sopra), indirizzata all autore; vv e voce dell «anima», rivolta a più destinatari; vv discorso interiore della medesima; vv voce dello «spiritel d amor gentile», indirizzata all «anima»; vv voce dell «anima» riferita dallo «spiritel». Ritorna infine nel congedo (vv ) la voce dell autore che si rivolge alla canzone, ma al suo interno (v. 61) si leva la voce della canzone stessa che fa entrare in gioco un pubblico di persone filosoficamente poco dotate, condannate alla superficie del testo. E proprio questa specificità 17 che segna una distanza non colmabile fra la nostra canzone e la monologica Amor che ne la mente mi ragiona, che la segue sia nel libro delle canzoni sia nel Convivio, e ne rappresenta la logica continuazione, sviluppando «il motivo delle straordinarie qualità della nuova donna» 18. La seconda canzone del Convivio non presenta infatti nulla di dialogico o di teatrale, anche se nel congedo chiama in causa la ballata Voi che savete ragionar d amore, dove la Gentile è bollata come «fera e disdegnosa»: con una palinodia che non può non richiamare quella del sonetto O dolci rime che parlando andate rispetto al sonetto Parole mie, che per lo mondo siete 19. Al tempo stesso pare indubitabile 20 un parallelismo fra la voce di Casella che intona (Purgatorio II 112 ss.) Amor che ne la mente mi ragiona e quella di Carlo Martello che abbiamo visto alludere esplicitamente a Voi che ntendendo (Paradiso VIII, 33-39); e altrettanto indubitabile che le due canzoni rappresentino un anello importante nella sequenza del concetto di amore fra Vita nova (o stilnovo) e Paradiso. 23

10 LA BIBLIOTECA DE TENZONE GRUPO TENZONE In conclusione, va detto che la natura teatrale della nostra canzone nulla toglie alla validità delle conclusioni di Fenzi sulla passione culturale di un Dante che si è posto nella scia di Brunetto Latini (e non più di Guinizzelli) per fondare un nuovo statuto di intellettuale fortemente impegnato nella politica 21. Dalla stagione stilnovistica all insegna del «cuore gentile» maturava il passaggio alla stagione «adulta della grande poesia filosofica e civile» (Fenzi 2009: 57 ss.): appunto le rime dottrinali che dovevano poi confluire nel grande organismo del Convivio. E tuttavia l originale sceneggiatura teatrale di Voi che ntendendo non poteva azzerare del tutto la sua origine tutta umana e poco filosofica, legata all incontro con la Gentile, reale consolatrice del poeta dopo la morte di Beatrice. 24

11 EMILIO PASQUINI Voi che ntendendo : un teatro dell anima NOTE 1 Così nella mia Vita di Dante (2006: 45), cit. anche da E. Fenzi (2009: 60), ultimo e amplissimo contributo sul tema, che anche per la cospicua bibliografia messa in campo e discussa mi esime dall insistere su molti particolari. 2 Si vedano le considerazioni sviluppate, nella scia di M. Barbi e J. Scott, da Fenzi (2009: 32-33). 3 Poco importa che il sintagma per alquanto tempo venga ripetuto dal Convivio (II, XII, 2) all esordio dell esposizione allegorica; si veda anche la complessa postilla di D. De Robertis (1980: 217-8) nel commento al capitolo XXXV. 4 Per Barbi-Pernicone (1969: 377): «fine di agosto 1293». 5 Più precisamente, secondo A. Santi (1907: 74-6 e 319), ai «primi di marzo». 6 Cfr. anche Fenzi (2009: 44 e 64). 7 Sul cronotopo astratto (o vuoto ) nella Vita nova, rinvio al mio saggio del 2003: specie Si ricordino le obiezioni di Pirandello recensore di Croce (2006: ); ma anche le sottili osservazioni di Fenzi (2009: 38-39), sullo stacco fra il momento della Gentile e quello della canzone. 9 Voce donna gentile nell Enciclopedia dantesca (1970). 10 Sul nesso dialettico, se non addirittura conflittuale, fra la canzone e l ultimo sonetto della Vita nova, cfr., nella scia di Foster-Boyde, Fenzi (2009: 34ss.). 11 Secondo Pernicone (1969: 378-9) e De Robertis ( ). 12 Cfr. il Convivio a cura di D. De Robertis-C. Vasoli (1988: 92). 13 Cfr. Fenzi (2009: 34), con riepilogo bibliografico a p De vulgari eloquentia II XII 3, richiamato da De Robertis-Vasoli (1988: 91). 15 Ibidem, ma cfr. anche quanto afferma Dante stesso sulla tornata in Convivio II, XI, Cfr. i vv della canzone e Convivio II, VI, Agevolmente descrivibile in sequenza di battute teatrali, una volta che si faccia bene attenzione ai corretti segnali di discorso diretto. 25

12 LA BIBLIOTECA DE TENZONE GRUPO TENZONE 18 Cfr. Fenzi (2009: 39), il quale tuttavia si dichiara persuaso che la nuova donna sia affatto diversa dalla Gentile della Vita nova. 19 Cfr. il riepilogo di Fenzi (2009: 42-43). 20 Ibidem, pp. 43 e 63-64, con interessanti messe a punto e il rinvio a Freccero, ugualmente persuaso della qualità non umana della donna celebrata nella seconda canzone del Convivio. 21 Importante il discorso di Fenzi (2009: 47ss.), in quest orbita civile, sulle fonti classiche della canzone, specie Cicerone e Seneca, oltre alla Consolatio di Boezio e a certi testi biblici. 26

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