IONARIO DI ETIE. abbozzo: v. bozzetto

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1 DIZIONAR IONARIO DI ETIE TIMOLOGIA abbaiare: voce di origine onomatopeica da ba... o bai... verso del cane. Generalmente i verbi che indicano i versi degli animali sono di origine onomatopeica: belare da be..., muggire da mu..., tubare da tu, cinguettare da cin... A volte, per effetto della mediazione della corrispondente voce latina, il rapporto con l origine onomatopeica è più sfumato; è il caso p. es. di nitrire, dal lat. hinnire, e di barrire, dal lat. tardo barrire da barrus, elefante (v. onomatopea). abbozzo: v. bozzetto A abolire: deriva dal lat. abolere, annullare ; nel passato la voce è stata erroneamente interpretata come composto di ab, allontanamento, e olire, odorare, cioè a dire togliere (di qualcosa fin) l odore. abuso: il termine deriva dal lat. abusus, a sua volta da usus; quest ultima voce ha dato luogo a numerosi derivati: usuale, usurpare, usufruire, usura, usitato, ecc. Ma anche l infinito del verbo, dal quale questi termini derivano, cioè uti, ha avuto in italiano una sua linea di sviluppo: utile, utilitario, utilizzare, utente, utensile, ecc. ne sono esempi. accademia: non lontano dall antica Atene vi era un bosco, sacro all eroe Academo, chiamato Akadémeia. Il filosofo Platone vi insegnava passeggiando fra gli alberi e tale circostanza fece sì che, con il passare del tempo, il nome proprio Akademia si trasformasse in nome comune con il significato di scuola platonica. In epoca romana Marco Tullio Cicerone volle chiamare academia il parco presso Tuscolo dove avevano luogo le dotte conversazioni tra lui e i suoi amici e discepoli. Il termine, di così alta tradizione, fu ripreso dagli Umanisti, sempre tuttavia con il significato di luogo suburbano di riunioni di dotti. Nel Seicento infine assistiamo a una vera e propria esplosione della moda delle accademie; ormai il termine sta a significare sodalizio di dotti, cioè insieme di persone più che luogo, e da questo significato a quello attuale il passo è stato molto breve. accento: la voce latina dalla quale deriva è accentus, composta da ad, vicino, e cantus, canto ; sono gli stessi elementi che costituiscono il termine greco prosodia: pros, vicino, e oidé, canto. Tale modo di procedere nella formazione di una parola (e la parola stessa) tecnicamente si chiama calco. Esempio recente di calco è la locuzione fine settimana, dall inglese weekend (da week, settimana, e end, fine ). acciaio: il termine ci viene dal lat. tardo aciarium, da acies, ei, punta, filo tagliente e (fig.) acutezza. La voce latina è, a sua volta, una derivazione dalla radice ac, alla quale risalgono una serie di parole che in senso letterale o figurato hanno a che fare con l idea di cosa pungente, punta : acido, aceto, acre, acerbo, agrume, acuto, ago, aculeo, aguzzo, acume, acuire, aguzzare, guglia, ecc. accordo: è un derivato di accordare e questo viene dal lat. cor, cordis, cuore, dunque un avvicinare i cuori. Il cuore, si sa, è simbolo potente degli affetti, delle virtù, della vita superiore dell uomo: è per questa ragione che la lingua se ne è servita per foggiare termini come concordia, concordare, cordiale, coraggio, cordoglio, corroborante, misericordia. Poiché gli affetti e le sensazioni rimangono, per così dire, scolpiti nel cuore, ecco anche: ricordo, ricordare e scordare (v. anche cuore). aculeo: v. acciaio acuto: v. acciaio adolescente: dal lat. adolescens, p. pres. di adoléscere, crescere. Il verbo latino adolescere è un derivato di 503

2 álere, nutrire, allevare a cui risale una grande quantità di parole: alimentare, alto, alunno, allevare, prole e molte altre. Adolescere, quindi, significa crescere fino a diventare adulti. affatto: comp. di a e fatto; bisogna fare attenzione quando uno degli elementi che compongono una parola è rappresentato da una a iniziale. Questo elemento può avere due origini e due significati che differiscono. Può, come nel nostro caso, derivare dal lat. ad ed essere unito a verbi, sostantivi e aggettivi, con esiti quali: ornare-adornare; costa-accostare, bello-abbellire (nota il raddoppiamento della consonante), con valore di avvicinamento o intensivo. Può, in altri casi, derivare dal greco, dal cosiddetto alfa privativo, e indicare negazione, mancanza, privazione : p. es. morale-amorale, ecc. È bene ricordare infine che davanti a vocale l alfa priv. assume la forma eufonica an (produce suono gradevole e facilita la pronuncia): p. es. alcolico-analcolico. agonia: deriva dal latino dei primi Cristiani, i quali presero dal greco la parola. La voce greca agonia significava lotta, sforzo ; tale significato, per noi, è andato perduto. Ma, come spesso accade, qualche traccia di esso è possibile ritrovare nelle voci agonismo, agonista, agonistico, protagonista, antagonista, che si sono formate sul latino agon, agonis, luogo di contesa, ancora vivo nel linguaggio colto (agone) (v. antagonista). agricoltura: parola latina, comp. di ager, agri, campo, e cultura, ae, coltura, coltivazione. Agro, campagna, è presente anche in italiano, sebbene limitatamente alle espressioni agro romano e simili. Alcuni suoi derivati, invece, sono molto comuni: agreste, contadinesco, campagnolo ; agricolo, della campagna ; agronomo e agronomia, lo scienziato delle coltivazioni e la sua scienza. aguzzino: il termine deriva dall arabo al-wazir, ministro, luogotenente ; un luogotenente che ha percorso due carriere non poco differenti. L al-wazir incaricato di comandare una nave, una galea, diventa, dovendo vigilare sui galeotti, un aguzzino vero e proprio; l al-wazir al quale invece viene affidata l amministrazione di un distretto o di una provincia, diventa vizir o visir. aia: v. area altare: dal lat. altare, altaris, usato prevalentemente al pl. altaria, ium. Per gli antichi era soltanto la parte superiore della pietra sacrificale, cioè proprio la lastra sulla quale la vittima veniva immolata. E a proposito di immolare ( sacrificare, dare in olocausto ), va ricordato che il termine significava inizialmente spargere di salsa mola, cioè cospargere la vittima di un misto di farro e sale prima di sacrificarla. alto: v. adolescente alunno: dal verbo àlere, nutrire, in latino alumnus, che è stato nutrito, naturalmente del cibo del sapere. alzare: v. adolescente amnesia: viene dal fr. amnésie, comp. dagli elementi greci alfa priv. (v. affatto) e mnesis, ricordo. Le voci greche ricordare, ricordo sono presenti nella nostra lingua nel prefissoide mnemo che da esse deriva e che ritroviamo in mnemonico, della memoria, mnemotecnica, tecnica per usare al meglio la memoria, e, per finire, anámnesi, cioè la raccolta delle informazioni riguardanti i precedenti patologici di un paziente che viene compilata dai sanitari. Nella mitologia greca Mnemósine, dea della memoria, aveva significativi rapporti parentali: figlia di Gea (la Terra) e sorella di Crono (il Tempo), fu amata da Zeus e da questi resa madre delle Muse. anacronismo: dal gr. ana, contro, e chronos, tempo (v. cronaca). Questo prefisso greco ana-, presente in moltissime parole, oltre che contro, significa anche all in su, indietro, sopra, ed è comune in italiano (p. es. anagrafe, anagramma, ecc.). analfabeta: dal gr. an (alfa priv. euf.) e alphabetos, alfabeto. Alfabeto viene appunto dal greco e precisamente dai nomi delle prime due lettere dell alfabeto greco, alpha e beta. anfibio: è parola composta greca amphibios; amphi, da una parte e dall altra (ma anche all intorno, in giro, si pensi p. es. ad anfiteatro), e bios, vita (v. biologia, biografia, ecc.). antagonista: dal gr. antagonistés, comp. di anti, contro, e agonistés, lottatore (v. agonia). Nel teatro antagonista è colui che si contrappone direttamente al protagonista (gr. protos, primo ), il quale, non di rado, è alleato con il deuteragonista (gr. deuter, secondo ). È bene precisare che disponiamo, in italiano di un antí, di origine greca, che significa contro ; se ne fa un grande uso anche nella formazione di parole nuove (neologismi): antifurto, antisportivo, antigelo, antifascista, per citarne solo alcune. Ma abbiamo un anti (o ante), di origine latina, che può tradursi con prima, davanti, ed indica anteriorità, precedenza nel tempo o nello spazio : p. es. anticamera, antipasto, anticipare, antefatto, ecc. apogèo: dal gr. apogeion, comp. di apo, lontano, da, via, e ge, Terra ; il termine è usato insieme a perigèo, comp. di peri, vicino, e ge, Terra. Sulla base di questi due termini, Keplero coniò afèlio e perièlio in riferimento questa volta a helios, il Sole. ara: lat. ara, arae (v. anche altare); l etimologia permette di non confondere questa voce con ara, unità di misura di superficie, che deriva dal fr. are (v. aria). arabesco: dal lat. Arabes, bum (pl.), gli Arabi, e questo dall ar. Arab, beduini nomadi. Il beduino è, in buona sostanza, l abitante del deserto che vive da nomade, cioè esercitando la pastorizia e spostandosi di continuo (dal gr. nomas, colui che erra per mutare pascoli ) nelle regioni del Medio Oriente e dell Africa Settentrionale. arcaico: dal gr. archaikós e questo da archáios, antico. La voce greca nella forma del prefissoide italiano archeoè presente in parole composte che si riferiscono allo studio delle antichità: archeologia, archeologo, ecc. A ogni modo questo archeo- va tenuto distinto dal somigliante 504

3 archi- (in qualche caso arche-) che significa primo, principio, capo, ed è facilmente individuabile in composti che si riferiscono a persone: arciduca, arcivescovo, archimandrita, pastore (v. aristocrazia). arcipelago: dal gr. Aigaios pélagos, mare Egeo, a causa della presenza in questo mare di numerosissime isole vicine. Siamo in presenza di una arbitraria trasformazione della prima parola Aigaios in arci (v. arcaico). Quanto al secondo termine, esso è usato in poesia come sinonimo di mare nella forma pelago e sopravvive nel linguaggio comune nel verbo impelagarsi, cacciarsi in situazioni difficili. area: v. aria aria: dal lat. aër, aeris. La voce latina ha avuto in italiano un esito aere, caro ai poeti, che, attraverso l accusativo alla greca aera, e un intermedio area, si è trasformato successivamente in aria. Tutte queste modificazioni hanno avuto luogo senza che il termine venisse a confondersi con area, ae, alla base non solo dell italiano area, ma anche di aia e, attraverso il francese are, di ara, misura di superficie (v. ara). Area, ae deriva da arere, essere secco, e quindi aia, luogo dove si essiccano i cereali, suo primo significato. Dal verbo arere, infine, derivano sia arido, sia ardere. aristocrazia: gr. aristocrazia, comp. di áristos, ottimo, e kratía, dominio, potere. La voce offre lo spunto per chiarire l origine e il significato di analoghi composti: democrazia, dal gr. demos, popolo ; teocrazia, dal gr. theós, dio, cioè sistema di governo basato sull osservanza di precetti religiosi ; autocrazia, dal gr. autós, di se stesso, cioè governo assoluto e dispotico ; plutocrazia, dal gr. ploutos, ricchezza, cioè dominio dei più ricchi (v. burocrazia). In qualche caso nel composto entra l oggetto del dominio, come nell antico talassocrazia, dal gr. thálassa, mare, potenza basata sul dominio del mare. A questo proposito si può ricordare che dal già citato archi-, capo (v. arcaico), deriva un suffissoide -archía, che vuol dire anch esso governo, dominio e che spiega l origine di termini quali: monarchia, dal gr. monos, uno, cioè governo di uno solo ; oligarchia, dal gr. olígoi, pochi ; anarchia, con alfa priv., cioè assenza totale di governo, vuoto assoluto di potere. arma: dal lat. arma, neutro plurale pervenutoci come femminile singolare; il plurale arme, soppiantato completamente da armi, sopravvive nella parola allarme. Nel XV secolo dal fr. gens d arme derivò il nostro gendarme, che in alcuni dialetti si pronuncia giandarme, proprio alla francese. Armistizio è pure il francese armistice, formato sul modello di solstizio. Il luogo dove si tengono le armi si chiama arsenale. Inizialmente questa parola aveva il significato di luogo dove si costruiscono e si riparano le navi, dal veneziano arzanà. Arzanà è un adattamento dell ar. dãr as-sina a, casa di lavoro, fabbrica, ed è curioso che questo stesso termine si sia poi diffuso a partire da Genova (o Pisa) e nella forma darsena, con il significato di parte interna del porto circondata da officine. articolo: dal lat. articulus, i, dim. di artus, arto, quindi piccolo arto, poi articolazione, giuntura, e, infine, elemento grammaticale. Questo stesso articolo ci è giunto in seguito dal provenzale, con tutt altro significato, nella forma artiglio. assassino: dall ar. hashīshiyya, fumatore di haschish. Assassino era l appartenente a una setta musulmana diffusa in Siria nell XI secolo e obbediva agli ordini di un capo chiamato Veglio della Montagna. Sicario, invece, viene da sica, un pugnale che a Roma veniva usato prevalentemente dai briganti. astronomia: ai giorni nostri si sta bene attenti a tenere distinte l astronomia, scienza che studia gli astri, e l astrologia, tentativo di individuare le influenze degli astri sulla vita umana ; ma un tempo le cose non stavano così. Per gli antichi vi era solo l astrologia, dal gr. aster astron, astro, stella, ed essi dedicavano molte energie allo studio delle stelle. In anni a noi più vicini è diventato comune sentir parlare di astrodinamica o di astrofisica e si è inaugurata l avventura dell astronautica. Ma già gli antichi avevano l astrolabio, strumento portatile per determinare l altezza di un astro, e da parte nostra si continua a chiamare disastro (cioè cattiva stella ) ogni sciagura. Dall inglese asteroid, tratto sempre dal greco, abbiamo asteroide (v. geoide) e da un diminutivo di aster deriva la stelletta grafica o tipografica, detta asterisco. Il verbo astrologare ha il significato di congetturare, fantasticare, parlare a vanvera e, forse per influenza di questo verbo, si è dato il nome di strolaga ad un palmipede dalle abitudini bizzarre. atomo: i Greci avevano un verbo, temnein, che significava tagliare, sezionare, dividere. Dall idea della divisibilità della materia essi trassero la nozione di atomo (comp. di alfa priv. e un deriv. di temnein), cioè di una particella di materia che non è ulteriormente frazionabile, divisibile. I Latini, per esprimere lo stesso concetto, operarono un calco dal greco (per la nozione di calco v. accento) e coniarono la voce individuo, comp. di in, che non, e dividuum, (è) divisibile. Sempre per i Greci un atomo significava in una parentesi di tempo tanto breve da non poter essere frazionata e nel latino tardo tale locuzione venne espressa con in atomo, divenuto il nostro attimo. Da temnein, per concludere, deriva il termine anatomia; con quel -tomìa che, come secondo elemento di parola composta del linguaggio medico, indica il taglio, l asportazione operata con intervento chirurgico (p. es. tonsillectomìa, tracheotomìa, laparotomìa, ecc.). attivo: il verbo latino ágere significava fare e aveva, al pari della corrispondente voce italiana, un impiego vastissimo. Dal verbo ágere derivano, oltre ad attivo, agente, agire, agitare, anche atto, attuale, attualità, attuazione, attività, attivare, attore, azione, ecc. atto: v. attivo attualità: v. attivo automatico: fino al secolo scorso auto- significava soltanto di se stesso, da se stesso, e nelle parole com- 505

4 poste, derivanti dal greco o foggiate con elementi greci o anche misti, serviva a riferire l azione o la cosa al soggetto stesso: autocombustione, autoritratto, autonomia, ecc. Con l avvento dell automobile (termine formato nel modo che sopra si è visto) un secondo auto- si è affacciato alla ribalta; la forma abbreviata di automobile infatti è divenuta elemento utilizzabile per la formazione di parole composte che hanno a che fare con l automobile: autocolonna, autoambulanza, autostrada, autotrasporti, ecc. autonomia: nomos in greco è, fra gli altri significati, la legge ed il termine autonomia è un derivato dall agg. gr. autonomos, che si governa da solo (v. automatico). avvocato: dal latino advocatus, colui che è stato chiamato, p. pass. di avocare, comp. da vocare, chiamare e ad, presso. L advocatus, dunque, era chiamato per difendere l imputato. Per il femminile, perciò, sarebbe più preciso dire avvocata (advocata). B baccano: i baccanali erano le feste celebrate dai Romani in onore di Bacco. Bacco (per i greci, Dioniso) era il dio del vino e durante le feste che avvenivano di notte, le sacerdotesse del dio, le baccanti, urlavano a squarciagola, mentre l insieme dei partecipanti si abbandonava all ubriachezza e alla sregolatezza. bacillo: da un diminutivo del lat. baculus, i, bastone, bacillum fu introdotto nel linguaggio scientifico nel XIX secolo parallelamente a batterio, che è l equivalente greco di bastoncino. Secondo alcuni imbecille deriverebbe appunto da bacillum e trarrebbe il suo significato da un iniziale senza bastone quindi debole, senza difese, remissivo. Sicuramente derivano da baculus, invece, bacchio, la lunga pertica usata per far cadere dall albero le castagne e le noci, con i suoi derivati; baccello per la forma. badare: per i Latini questo verbo significava esattamente stare a bocca aperta, guardare ammirati. In epoca più tarda se ne trasse bataculare che è diventato, ai giorni nostri, sbadigliare. baffi: voce di origine forse popolare romanesca. L espressione leccarsi i baffi si riferisce alle tracce che restano intorno alla bocca dopo aver mangiato o bevuto qualcosa con avidità. bagnare: dal lat. balneare. Il termine ha una doppia tradizione: da un lato bagno e bagnare testimoniano una derivazione popolare; dall altro balneo e balneare denotano la contemporanea tradizione colta. La recente voce balneazione, presente soprattutto nei frequenti divieti lungo rive e coste, non gode della simpatia dei linguisti. banale: nel francese antico ban era il proclama del signore feudale e banal, che inizialmente significava appartenente al signore, in seguito passò a significare comune agli abitanti del villaggio, di tutti. Da questa voce si fece la locuzione être a bandon, essere esposto (e simili), dalla quale derivano abbandono e abbandonare. Il termine bando deriva sia da questo ban, sia dal gotico bandwo, segno, a cui sono da ricondurre pure bandito, banda e bandiera. barbaro: per gli antichi un barbaro era un individuo che balbettava, ma non nel senso letterale della parola; pareva ai Greci e ai Latini che lo straniero, parlando, balbettasse. Il termine, forse solo scherzoso, ha subito nella tarda latinità il sostanziale spostamento di senso che ha portato alla connotazione negativa con la quale è tuttora in circolazione. Le parole risentono del contesto socio-culturale nel quale sono forgiate e/o circolano. Gli storici di casa nostra, considerando gli eventi dal punto di vista dell Impero Romano, hanno denominato invasioni barbariche l arrivo in massa in Italia di alcuni bellicosi popoli del Nord. È bene ricordare che lo stesso insieme di eventi nella cultura tedesca viene indicato con una parola che significa migrazione dei popoli. Le stesse osservazioni potrebbero sostanzialmente ripetersi per il termine vandalo, che è dal tedesco wandeln, vagare, peregrinare. Una curiosità. Nei film western di solito i Messicani chiamano i Nordamericani gringos; ebbene, gringo deriva da griego, greco, lingua incomprensibile ; quindi gringo è colui che non parla bene il castigliano. basilica: per i Greci stoà, portico, basiliké, dei re, era un pubblico edificio con funzione di tribunale, di luogo d incontro dei mercanti, ecc.; in seguito il termine passò a significare semplicemente sala con colonne. In quest ultima accezione la parola fu utilizzata dai Cristiani per indicare il luogo dove usavano riunirsi e, ancora oggi, in questo senso, sia pure specializzato, la voce vive accanto al più generico e diffuso chiesa (v. ecclesiastico). Oltre al portico è sopravvissuta fino ai nostri giorni anche l erba del re: si tratta dell okimon basilikós, il basilico, insomma. battesimo: dal verbo greco baptízein, immergere ; infatti il rito battesimale prevedeva l immersione totale o parziale del battezzando nell acqua. bello: i Latini usavano altri aggettivi, come pulcher, formosus; nel linguaggio familiare usavano inoltre il diminutivo di bonus, buono e bellus, carino. La fortuna di questa parola è stata tale che essa non solo ha definitivamente scalzato pulcher e formosus, ma ha probabilmente determinato l adozione del germanico werra ( mischia ), divenuto il nostro guerra, in luogo del latino bellum, i, che poteva confondersi con bello e dal quale comunque l italiano ha tratto: bellico, bellicoso, belligerante, ecc. bibbia: dal gr. tà biblía, i libri (v. biblioteca). biblioteca: dal gr. bìblion, papiro, poi libro, e theke, custodia, deposito ; molte sono le parole composte sia con l una sia con l altra di queste voci. Bibliofilia (con il gr. filia, amore ) è l amore per il libro, inteso come oggetto fisico; bibliofilo è colui che ama i libri; bibliografia (con il gr. graphia, scrittura, descri- 506

5 zione ) è la scienza della catalogazione dei libri, e, nell accezione maggiormente corrente, sia l elenco degli scritti apparsi su un argomento o su un autore, sia l elenco delle opere consultate per realizzare un saggio, una ricerca, un trattato. La forma -teca, il secondo termine che ci interessa, ha avuto di recente un enorme fortuna. Già in anni a noi non vicinissimi c erano, oltre che biblioteche, anche pinacoteche (dal gr. pinax, pinakos, quadro ), emeroteche (dal gr. emera, giorno, cioè locale nel quale vengono conservati giornali, riviste e periodici in genere) e altre raccolte di prodotti dell arte e dell ingegno; ma il successo di composti arditi quali: discoteca, enoteca, paninoteca lascia supporre che sia stato arbitrariamente attribuito all elemento -teca un significato di negozio, bottega, temibile per gli sviluppi che può avere (è già stata avvistata qualche scarpoteca). bidello: fr. bidil, messo di giustizia, presso i Franchi era il messo che portava le notizie ufficiali; da qui il francese bedel. Molto probabilmente il termine fu importato in Italia dagli studenti universitari francesi venuti qui a studiare, specialmente all Università di Bologna; bedellus, infatti, voleva dire servo dell Università. biografia: dal gr. bíos, vita, e graphía, scrittura. Molte delle informazioni intorno alla vita degli uomini illustri e dei personaggi storici sono note grazie all opera di scrittori che in ogni epoca si sono dedicati alle biografie, anche se talvolta esse risultano infarcite di eventi e situazioni frutto di fantasia o conseguenza di scarsa informazione. Spesso, poi, il personaggio famoso provvede da sè a consegnare alla carta le sue memorie, componendo un autobiografia, cioè una narrazione della propria vita (per l elemento auto- v. automatico). Lo spazio non consente di fare un elenco delle parole composte con ciascuno dei due elementi in discussione. Basti accennare all elemento bio- come prima parte di composti del linguaggio scientifico, nei quali, più che alludere alla vita individuale, bio significa l insieme delle condizioni che rendono possibile l esistenza organica: p. es. biologia, biosfera, microbiologia, ecc. Quanto al secondo elemento, grafia, è sufficiente ricordare che esso concorre alla formazione di composti che si diramano in due direzioni: a. quelli che si riferiscono alle tecniche della creazione artistica (dalla riproduzione a stampa) e alle varie forme nelle quali può avvenire l impressione di immagini (p. es. fotografia, litografia, serigrafia, cinematografia, ecc.); b. quelli che si riferiscono a una descrizione, a una teoria, a un elaborazione (p. es. geografia, cosmografia, demografia, ecc.). bisestile: dal lat. bisextus, i (o bisextum, i), comp. di bis, due volte, doppio, a due a due, e sextum, sesto. Nel 46 a.c. Giulio Cesare riformò il calendario romano. Adottando l anno solare degli Egizi ed aggiungendo 10 giorni al calendario precedente, portò l anno a 365 giorni. Tuttavia, secondo i calcoli che gli erano stati forniti, mancava ancora un quarto di giorno per completare l anno solare; fu così che Cesare stabilì che, ogni quattro anni, il sesto giorno precedente le Calende di marzo (l attuale 24 febbraio) si dovesse ripetere; bisextus fu chiamato quel giorno e bisextiles l anno (v. calendario, mese). bisettrice: termine formato con il prefisso bi- (lat. bis, due ) e sectrice(m), equivalente f. di sector, oris, tagliatore, divisore (da secare, segare, tagliare ); come si vede, anche secante deriva dallo stesso verbo latino, al quale si fa risalire (oltre alla scure) pure il termine settore, inteso sia come spazio, àmbito, campo di attività sia, più alla lettera, come perito settore, cioè medico addetto all autopsia. bivio: lat. bivium, ii da bis, due, due volte e via, ae, strada. Ancora una volta (v. bisettrice, bisestile) bi- (lat. bis) con significato di due; questo prefisso, tuttavia, può in italiano significare tutt altro. È evidente, infatti, che se la bisaccia è una doppia sacca e il biscotto qualcosa di cotto due volte, questo significato di duplicità è assente, per esempio, in un termine come bistrattare. Allora, per ricapitolare, bi- dà l idea della duplicità (bidente); bis dà l idea della duplicazione, della cosa ripetuta (biscotto); bis, ancora, può avere valore negativo, peggiorativo (bistorto, bistrattate, ecc.). bocciare: da boccia; molto probabilmente deriva dall usanza di giudicare chi si presentava a un esame introducendo in un urna una boccia nera, se si voleva bocciare, o una bianca, se si voleva promuovere. bora: lat. boreas, ae e gr. boreas, tramontana. Il termine ha una doppia tradizione: bora, del dialetto triestino, vento impetuoso dell alto Adriatico e borea, vento di settentrione, con il suo derivato boreale (p. es. aurora boreale), cioè dell emisfero settentrionale. Hanno origine da queste voci sia burrasca che buriana (lett. temporale e fig. trambusto, chiasso ) e, infine boria superbia, vana ostentazione di grandezza. bozzetto: diminutivo di bozza, prima stesura di un lavoro letterario. Bozzetto è anche equivalente di abbozzo, breve scritto ; tutte e tre queste parole derivano da una voce del latino parlato bottia, la pietra rotondeggiante lavorata approssimativamente e in rilievo su un muro. Dalla stessa bottia, infine, hanno origine tanto boccia, palla per il gioco, quanto bòccio, bocciolo, cioè il fiore non ancora sbocciato. burocrazia: termine coniato in Francia nel XVIII secolo ed esportato in tutta Europa con la Rivoluzione. Si tratta di un ibrido (cioè qualcosa di formato dall unione di elementi eterogenei ) costituito dall elemento di origine greca -crazia (v. aristocrazia) e da una parola francese, bureau, che significa ufficio. C calcio: dal lat. calx, calcis. In latino calx è il tallone o calcagno, termine, quest ultimo, che l italiano ha tratto da un derivato del latino tardo calcaneus. Da calx derivano, oltre a calcio e derivati, calza, calzino, calzatura, calzare e calzoni, oggi messi in ombra dai più comuni pantaloni (dal fr. pantalon, ma di origine italiana, avendo i Francesi chiamato così questo indumento perché indos- 507

6 sato dalla maschera popolare veneziana Pantalon). Alla voce latina calx va riferito il verbo incalzare, che significa stare alle calcagna di qualcuno; la nota in calce cioè una nota a pie di pagina, attraverso l ulteriore significato di calx che indicava pure la base, il piede dell albero, e che in qualche misura ritroviamo nel calcio del fucile. Dal gr. chalix i Latini trassero un secondo calx, calcis: la calce, con i suoi molti derivati che a volte hanno esiti uguali a calcio; p. es. calcare v. tr. (da calcagno), pigiare, premere, e calcare s. m., roccia di calcite ; calcio s. m. piede delle armi da fuoco, colpo che si dà col piede (dal quale deriva il nome del gioco), e calcio s. m., elemento chimico delle rocce. Un importante diminutivo di calx è calculus, i, sassolino, che è divenuto il nostro calcolo, perché gli antichi usavano dei sassolini per far di conto; non solo, nient altro che un sassolino è infine quel compatto deposito dell organismo umano che nei casi più gravi va asportato chirurgicamente (p. es. calcolo renale). calendario: le calende erano per i Romani il primo giorno del mese. Ma calendario inizialmente significò soltanto annotazione di scadenze di crediti. I Latini chiamavano nonae il quinto giorno del mese e idus il tredicesimo; in marzo, maggio, luglio e ottobre però le none cadevano il settimo giorno e le idi il quindicesimo. Il giorno, dies, era sia di genere femminile che maschile e durante la settimana c era il giorno dedicato alla Luna, quello dedicato a Marte, quello dedicato a Mercurio, quello dedicato a Venere; seguivano, poi, un giorno dedicato a Saturno, allora l ultimo della settimana, e uno al Sole. I primi Cristiani presero dagli Ebrei shabbáth, sabato, e con esso sostituirono il giorno dedicato a Saturno; quindi chiamarono dies dominica, giorno del Signore, domenica, il primo giorno della settimana. Tutti gli altri giorni furono chiamati feria seconda, feria terza e così via. Queste ultime denominazioni sono, in seguito, venute meno e si è tornati ai vecchi nomi pagani (v. bisestile; mese). L espressione alle calende greche, infine, è scherzosa, (significa mai ) poiché nel calendario greco non c erano le calende. calligrafia: voce composta dagli elementi greci kallos, bellezza, e graphia, scrittura (v. biografia), quindi, bella scrittura. Sembrerebbe dunque che in frasi come hai una bella calligrafia si ripeta due volte lo stesso concetto. Ciò è perdonabile. Calligrafia, infatti, ormai significa scrittura a mano, semplicemente; e se in tribunale viene disposta una perizia calligrafica, si tratterà di un indagine volta ad accertare la paternità di un manoscritto, non certo a verificarne la bellezza formale. campione: chi combatte in campo, nel Medioevo, chi scendeva in campo nei tornei cavallereschi e combatteva in duello per sostenere le ragioni di un altro. Da campo deriva anche campionato. candidato: colui che nella Roma antica avesse posto la propria candidatura a una magistratura, indossava una toga bianca. Bianco in latino è candidus, candido, e candidatus, vestito di bianco, si chiamava il nostro speranzoso personaggio. Si rammenti che la toga (i diversi tipi di toga) scandiva la vita e i successi del romano libero in tempo di pace. Egli, infatti, indossava la toga virilis al compimento del diciassettesimo anno di vita; la toga candida se, come abbiamo visto, aspirava a qualche magistratura; la toga praetexta se diventava magistrato; la toga picta, cioè ricamata, quando veniva portato in trionfo. Dal verbo latino tégere, coprire, derivano sia la toga che la tunica, oltre che il tetto, la tegola e, a causa della somiglianza con quest ultima, la teglia, cioè il tegame basso e largo per cuocere cibo nel forno. caos: dal gr. kháos. Quasi tutte le tradizioni mitologiche prendono le mosse dal caos, che non di rado viene divinizzato e ritenuto il remoto progenitore di tutte le cose. Nel XVII secolo un medico e chimico fiammingo, Van Helmont, scoprì uno spirito sottile che volle chiamare, deformando leggermente il termine caos, gas. Si tratta di uno dei tanti casi di onomaturgia, cioè di accertata creazione di una parola da parte di una persona determinata. cariatide: le statue femminili che nelle facciate degli edifici sostengono sporti e mensole; sono dette cariatidi, perché raffigurano le donne di Caria fatte prigioniere dagli Ateniesi. Le statue maschili che hanno la stessa funzione, invece, sono dette atlanti. Atlante, dal gr. Atlas, era uno dei Titani (giganti della mitologia greca) che, per aver mosso guerra contro Zeus, fu condannato a reggere sulle spalle la volta del cielo. In seguito il mito subì una modificazione e sulle spalle del titano venne posto il globo terrestre. La funzione di tenere sollevato il mondo spiega facilmente l attribuzione del nome di atlante a questo genere di statue maschili. Inoltre, nel 1585 Gerardo Mercatore cominciò a pubblicare una raccolta di carte geografiche, intitolata Atlas: da allora anche questo genere di libro porta il nome di atlante. La funzione di reggere un enorme sfera, infine, ha spinto gli anatomisti a denominare atlante la prima vertebra cervicale, cioè quella che regge il cranio. carica: sia carica che carico derivano dal verbo caricare, il quale a sua volta ha origine dalla voce caricare del latino parlato. Quest ultima deriva da carrus e letteralmente significa mettere qualcosa sopra un carro. Da un ampliamento di senso in direzione del significato esagerare, deriva il termine caricatura, disegno che mette esageratamente in risalto i tratti tipici di un personaggio. carta: con tale termine nel corso dei secoli si sono indicati oggetti tra loro diversissimi. La carta, come noi la conosciamo, giunge in Europa negli anni dell espansione araba, cioè durante il Medioevo; in Italia, a Fabriano, si afferma nel IX secolo il primo e il più importante centro di produzione cartaria. I primi in assoluto a fabbricare la carta sembra che siano stati comunque i Cinesi nel lontano I secolo d.c. Se, invece, con il termine carta si intende il supporto sul quale scrivere, in questo senso più ampio la parola risale a tempi molto antichi. Furono gli Egizi a unire insieme delle listerelle di papiro (albero molto diffuso lungo le rive nel Nilo) in modo da formare un comodo foglio sul quale scrivere, che poi veniva arrotolato. Dal verbo volvere ( arrotolare ) nasce- 508

7 va il volumen ( rotolo ). In concorrenza con il papiro si affermò poi, a partire dalla città di Pergamo, la pergamena: una pelle di pecora conciata in modo particolare e levigata con una pietra. I vari fogli di pergamena non venivano più arrotolati, ma legati insieme lungo un dorso: è il codex (v. codice), il diretto progenitore del nostro libro. Anche libro è parola latina; liber significava la materia fibrosa del papiro, quella stessa che i Greci chiamavano biblion (v. biblioteca). Sia i Greci che i Latini chiamavano carta il foglio di tale materia pronto per scrivere. cervello: dal nome latino cerebellum, diminutivo di cerebrum ( cervello ), deriva cervello. Nel linguaggio scientifico i termini che si riferiscono al cervello derivano tutti da cerebrum: cerebrale, cerebralismo, cerebrospinale, ecc. Le poche voci tratte dal dim. cerebellum si riferiscono, invece, al cervelletto: cerebellare, cerebellite, ecc. Fuori dell ambito strettamente medico le facoltà intellettuali vengono indicate con il termine mente, lat. mens, mentis, da cui derivano: dimenticare, rammentare, commentare, mentire, menzione, ecc. chimica: nel significato che ci è più familiare, chimica deriva dal francese. Ma la voce francese chimie non è altro che l antica chimia o alchimia, dall ar. (san a) al-kîmiã, (arte della) pietra filosofale. L alchimia non è semplicemente la progenitrice lessicale della chimica, ma ne rappresenta l antecedente tecnico e scientifico. La pietra filosofale, trovare la quale era lo scopo ultimo e mai raggiunto di ogni alchimista, era una pietra che avrebbe permesso di trasformare qualunque metallo in oro e di creare l elisir di lunga vita. Le due cose erano in realtà una sola, perché la pietra filosofale sotto forma di sostanza secca, al iksir, rappresentava anche il miglior medicamento. L alchimista si affacendava intorno ai suoi alambicchi (dall ar. al-ambiq, apparecchio per distillare ), lambiccandosi il cervello nella sua utopistica ricerca. chiudere: il verbo ha moltissimi derivati: includere, accludere, escludere, precludere, recludere, ecc. che rimandano al corrispondente latino clàudere (tardo cludere); altri derivati, come rinchiudere, racchiudere, schiudere, dischiudere, chiusura, chiuso, chiusa, ecc., sono più direttamente collegabili alla forma italiana. Inoltre alcuni termini, pur derivando da questa voce, non appaiono immediatamente riconducibili a essa; p. es. clausura severa regola osservata in alcuni conventi, chiostro, convento, monastero, clàustrale, claustrofobia, timore morboso dei luoghi chiusi ; infine, chiostra, chiusura, recinto, che è termine usato soprattutto per la struttura della dentatura, la chiostra dei denti. cielo: dal latino caelum, i; il più importante derivato di caelum è senza dubbio l agg. celeste, del quale si fa un uso letterale ( di colore uguale a quello del cielo ) e un uso fig. ( del paradiso, della sede della divinità ). I colori che di solito vengono associati al cielo sono: azzurro, dal persiano lazward, con caduta della l iniziale percepita come articolo (conservata, invece, nel composto lapislazzuli, v. lapis); turchino, dal colore della turchese, pietra di colore azzurro pallido della Turchia (può anche usarsi come agg.). circuito: da un drappello di parole latine ed italiane si è tratta l armata delle voci imparentate con quella in esame. Da circulus, s. m. ( cerchio ), circus s. m. (che significa sia circolo sia luogo dove si disputano corse di cocchi ), circum avv. ( intorno ) e dal nostro cerchio derivano fra gli altri: circolare, circolazione, circondare, circonferenza, circostanza, circoscrivere, circolo; inoltre, circa, circuire, circuito, circumnavigazione, circense, circo, accerchiare, cerchia, ecc. Dalla prep. circa, intorno a, deriva cercare, andare intorno, con tutti i suoi derivati. Anche il greco ky klos, cerchio, circolo, è presente in italiano; si pensi a ciclo e a tutti i termini, antichi e moderni, che ne derivano. Basti qui accennare alla lettera che il pontefice indirizza a tutta la Chiesa, detta dal latino (epistula) encyclica, enciclica, lettera che va in giro (nel linguaggio burocratico circolare da lettera circolare ) (v. enciclopedia). classe: per i Romani classe era sia la flotta, l esercito, sia ciascun gruppo, ciascuna categoria delle cinque nelle quali era divisa la popolazione romana. Espressioni come classico o di classe, in senso positivo, si riferiscono appunto alla classe per antonomasia, cioè alla prima. Dall idea di partizione, invece, di gruppo di persone inquadrate con ordine trae origine la classe scolastica, la classe di alunni. Con l evolversi dell indagine scientifica in epoca moderna, nasce la classe quale vera e propria partizione teorica e descrittiva; compaiono i derivati classificare e classificazione. Nel corso dell Ottocento, la nozione di classe, come categoria di cittadini, viene ripresa dagli economisti e dai pensatori politici e assume il significato di aggregato sociale con una determinata funzione in rapporto ai fattori produttivi : classe operaia, classe media, classe borghese o capitalista. Negli ultimi tempi si è giunti a un uso fin troppo generalizzato del termine: la classe politica, la classe medica, ecc. clero: dal greco kléros, eredità, diventato poi parte scelta dei fedeli. Anche rispetto a questa voce è facile individuare una doppia tradizione; i derivati che sono di tradizione popolare, infatti, perdono la -l-: chierico, chierichetto, ecc. codice: dal lat. codex, codicis (v. carta). Prima di indicare l antenato del nostro libro, significava tavoletta di legno, vale a dire il supporto di legno sul quale si spalmava della cera e si incideva, per scrivere, con uno stilo. Solo all inizio del XIX secolo la parola ha assunto il significato di raccolta di norme con il quale ci è familiare. corona: dal lat. corona, ae. Nell antichità la corona, che poteva essere anche solo di foglie, non rappresentava solo il massimo riconoscimento per condottieri, poeti e artisti di ogni genere, ma anche il consueto ornamento dei commensali e delle statue degli dei. La coroncina di foglie, di fiori o d altro, era invece un omaggio consueto che si faceva soprattutto agli attori e si chiamava in latino corolla; a volte, per rendere l omaggio più gradito, si donava insieme alla coroncina una somma di denaro, l aes corollarium, cioè denaro dato in aggiunta alla corolla. Di questo vocabolo si impadronirono i matematici, i quali partendo dalla sua accezione più ampia di cosa 509

8 aggiunta, ne fecero l attuale corollario, cioè un teorema che consegue immediatamente da un altro teorema. E corolla, infine, fu il termine adottato da Linneo nel 1736 per indicare l insieme dei petali del fiore. corpo: dal lat. corpus, corporis, la parte materiale dell uomo. Il termine ha moltissime accezioni e derivati. Per quanto riguarda il suo significato primo, basti ricordare fra i derivati corporale, corpetto, corpulento; (fig.) di qualcosa che risulta consistente si dice che ha corpo, che è corposa. Dalla nozione di corpo come insieme organico di persone, abbiamo i derivati corporazione, corporativo e l espressione spirito di corpo. Dall accezione di corpo come parte di materia derivano corpuscolo e le locuzioni corpo estraneo, corpo contundente, corpo celeste, ecc. corte: inizialmente la corte, dal lat. cohors, cohortis, era una schiera composta da sei centurie, e rappresentava la decima parte di una legione. Ma già dall antichità il termine significava anche guardia del corpo, corteggio, corteo, e per giunta cortile, recinto. Successivamente la parola fu soprattutto impiegata per indicare il seguito dei sovrani, nell epoca in cui l agg. cortese ( di corte ) passò a qualificare uno stile, un modello di vita. Da questo orizzonte concettuale derivano l attuale significato di cortese ( gentile, garbato ) ed il suo derivato cortesia. Chi usa eccessive cortesie con i potenti cade nella cortigianeria, cioè nell adulazione. Cortigiano ( uomo di corte ), infatti, nel significato comune, è passato a identificare un uomo servile. cosmo: dal gr. kosmos, che significava inizialmente ordine, poi universo. Dall iniziale idea di ordine, tuttavia, il termine ha avuto uno sviluppo in una direzione inaspettata. I Greci ne fecero un verbo, kosmeo, con il significato di io ordino e da quest ultimo trassero la parola kosmésis cosmesi, l ordinare, l abbellire e da qui la kosmetiké (téchne) la cosmetica. cristallo: punto di partenza è il gelo. I Greci formarono da kryos, gelo, la parola kristallos, ghiaccio, acqua gelata, individuando la forma cristallina che l acqua assume a una temperatura inferiore a zero gradi. critica: critico, per i Greci, era colui che giudicava e critica il giudicare, il distinguere ; i Greci chiamarono crisi il giudizio, la scelta così formata; questa parola oggi significa fase difficile, situazione incerta o pericolosa. cronaca: Chronos era in greco il tempo e il dio del tempo ; chronika erano gli annali, l ordinata narrazione della storia. Da questi termini sono state tratte numerose parole: cronista, inizialmente scrittore di storie poi redattore di giornale ; cronico, di stato patologico (malattia) prolungato nel tempo ; cronologia e cronologico; cronometro. Meno direttamente: sincrònico (o sìncrono), contemporaneo, che avviene nello stesso tempo e anacronismo. (v.) cronologia: v. cronaca cuore: dal lat. cor, cordis (v. accordo). Se il latino cor, cordis ha avuto una grande influenza nel linguaggio comune, il suo corrispettivo greco kardia si è affermato nel linguaggio scientifico. Molto acutamente è stato osservato che fra cordoglio (lat. cordolium comp. di cor e un deriv. di dolere, provare dolore ) e cardialgia (gr. kardia e un deriv. di algos, dolore ) non ci sarebbe alcuna differenza; se non quella appunto della specializzazione dei due derivati; per cui si parlerà di cardialgia per la sofferenza fisica e di cordoglio per il dolore provocato da un lutto. Ricordiamo, per concludere, che sono composti di kardia: cardiologia, branca della medicina che studia il funzionamento e la patologia del cuore, e cardiologo; cardiopatia, malattia del cuore, ed elettrocardiogramma, grafico che registra i fenomeni elettrici che accompagnano l attività del cuore ; oltre, naturalmente, all agg. cardiaco. danno: lat. damnum, i. Importantissimi i derivati: damnare significava dichiarare colpevole, quindi gli attuali condannare, dannato, dannazione. Da danno in senso stretto, invece, abbiamo esiti come dannoso e dannosità; più recenti sono danneggiare e danneggiamento. decimazione: ha un collegamento sia con il verbo decimare, che significa privare della cima, sia con il numerale ordinale dècimo. Nella Roma antica la decimazione consisteva nella punizione inflitta a un reparto militare, condannando (anche a morte) un soldato estratto a sorte ogni dieci, cioè il decimo soldato per ogni gruppo. Il termine ha assunto anche il significato di forte diminuzione : l influenza ha decimato la classe. defezione: deficere, verbo dal quale il termine deriva, significava in latino mancare, venir meno ; da tale verbo derivano sia deficit, che è voce prettamente latina, sia difetto, difettivo e deficiente: tutti termini, come facilmente si vede, che inducono a pensare a una mancanza. deficit: v. defezione D democrazia: dal gr. demokratía (v. aristocrazia). La voce greca demos, popolo, è anche alla base di demografia, studio delle variazioni quantitative della popolazione ; demoscopia, tecnica di indagine sugli orientamenti della pubblica opinione ; epidemia, malattia che colpisce moltissime persone (o animali) contemporaneamente ; demagogia, arte di accattivarsi, specialmente in politica, il favore del popolo ; endemico, di una regione (popolo) circoscritta (termine ormai adottato quasi esclusivamente dalla scienza medica). denaro: dal latino denarius, quindi denario, infine denaro. Il denarius, da deni ( a dieci a dieci ), era una moneta d argento che valeva dieci monete più piccole, gli assi. Quando, dopo alterne fortune, da moneta d argento divenne d oro e infine di rame, si tramutò in spicciolame, 510

9 cosicché denaro assunse il significato di moneta generica senza una specifica valutazione. dente: lat. dens, dentis; i Romani conoscevano già il dentifricium, ii. Il dentista in italiano può anche chiamarsi odontoiatra (e odontoiatría la sua specializzazione medica), dal gr. odús, odóntos, dente. deragliare: dal fr. dérailler. L elemento rail, dal quale la voce deriva, è di importazione anche per i Francesi; il termine, infatti, è inglese e significa rotaia. Come inglese è guard-rail (la ringhiera laterale delle autostrade e dei tratti di strada che si affacciano su scarpate) che inizialmente era proprio un pezzo di rotaia. diavolo: voce del latino dei primi Cristiani, dal greco diabolos, che significava calunniatore. Nel greco della Bibbia c è invece Satanas, Satana (o Satanasso come pure per qualche tempo si è detto), dall ebraico satan, avversario, nemico. Maligno, poi, è come dire la stessa essenza del male. Anche dal tardo latino deriva demonio, dal gr. dáimon; in greco la parola non aveva la connotazione negativa che è propria del pensiero cristiano; in qualche misura questa differenza si è conservata nella quasi impercettibile diversità delle due voci demònio e dèmone. Ha a che fare con il principe delle tenebre anche il termine comunissimo cattivo. Esso inizialmente significava prigioniero (dal lat. capere, catturare, prendere ); infatti, cattività è ancora oggi la mancanza di libertà e accattivarsi vuol dire carpire, catturare. I primi Cristiani usavano dire di chi fosse particolarmente malvagio che era captivus diaboli, prigioniero del diavolo, e così da prigioniero, con un notevole spostamento, la parola ha finito col significare malvagio, perfido. didascalia: in greco didaskein significava insegnare e didáskalos era il maestro. L agg. didattico, che inizialmente significava relativo al genere letterario volto a impartire insegnamento, venne in seguito a significare riguardante l attività di insegnamento, riguardante, cioè, quello che noi chiamiamo, con un altro derivato, la didattica. Si ricordi, a questo proposito, che si chiama autodidatta colui che si impegna a imparare da solo senza l aiuto di una guida o di un insegnante. didattica: v. didascalia difetto: v. defezione dilettante: dal lat. delectare, attrarre, sedurre. Dilettare, quindi, è procurare piacere e dilettante significava semplicemente che procura piacere ; in seguito il termine, probabilmente per influenza del rifl. dilettarsi, passò a indicare la persona che coltiva un arte o si dedica a un attività sportiva con il solo fine del proprio diletto. Attenzione: la parola diletto derivata da dilettare è identica al p. pass. di diligere, prediligere, avere caro (p. es. figlio diletto). dinamica: in gr. dynamis è la forza (v. energia). Da quest idea di forza derivano appunto sia l agg. dinamico, che è dotato di movimento, sia i sostantivi dinamica, parte della meccanica che studia il movimento, e dinamismo, vivacità, energia. Come è facile avvertire già a orecchio, dynamis è anche alla base delle voci dinamite e dinamo. diritto: da dirictum per il classico directum con il significato di diritto opposto a storto. I Latini chiamavano jus ciò che noi chiamiamo diritto; ed è infatti alla voce jus che rimandano non solo termini tecnici come giurisprudenza, giurisdizione, giudice, giudicare, giudiziario, giurare, giuria, ecc., ma anche parole più comuni come giusto, giustizia, ingiuria e tutti i loro derivati. disastro: composto da dis e astro (v. astronomia). Poiché il prefisso dis esprime negazione e astro buona stella, disastro acquista il significato di qualcosa che non avviene sotto una buona stella. Da disastro derivano: disastrato, molto danneggiato, e disastroso, che costituisce un disastro, pieno di disastri : un quartiere disastrato; un terremoto disastroso. disciplina: dal verbo latino discere, imparare (lo stesso dal quale deriva discente, colui che impara, alunno ) ha origine disciplina e i derivati disciplinare, disciplinato, indisciplinato e discepolo. Tuttavia per molti anni si chiamò disciplina un mazzo di funicelle con nodi ai capi, usato in alcuni ordini religiosi per battere e per battersi in segno di penitenza; disciplinam dare significava punire con la flagellazione (v. dottore). discordia: v. accordo e disgrazia disgrazia: da dis e grazia. Il prefisso dis può esprimere negazione (p. es. onore - disonore) o separazione (p. es. giungere - disgiungere). dogana: la voce araba diwan significava libro dove si segnano le merci in transito ; con un modesto assestamento di significato la parola ha potuto essere utilizzata per indicare la dogana. Ma diwan era anche il libro sul quale si segnavano le direzioni del Consiglio di Stato e il Consiglio di Stato stesso. Da queste accezioni il termine passò a significare il seggio sul quale sedevano i ministri e così la parola ci è pervenuta nella forma divano. L Oriente è stato per secoli un modello in fatto di comodità. Il sofà è di origine turca e l ottomana dà immediatamente l idea della sua origine. doge: dal verbo latino ducere, condurre, guidare (si pensi a condottiero) e dal suo derivato dux, ducis comandante, duce, si è prodotta un evoluzione politica : dal comando in battaglia si è passati, cioè, al governo in tempo di pace, alla guida dello Stato. In italiano tale evoluzione è avvertibile nei termini duca, arciduca: i Veneziani coniarono doge. Dall equivalente del verbo ducere in tedesco e in inglese derivano führer e leader. domestico: domus in latino era la casa e domesticus (agg.) significava relativo alla casa. Domestico (s. m.) voleva dire persona di casa. Le parole che derivano da domus sono molte e varie. Domicilio è la più vicina concettualmente, poi dominus e domina, il padrone e la padrona di casa. Da domina, a sua volta, deriva il nostro donna e da dominus domi- 511

10 nare, dominazione, dominio e persino domineddio (v. domenica alla voce calendario). Per finire il duomo, cioè la chiesa principale, la cattedrale, non è altro che la domus episcopi, la casa del vescovo ; il maggiordomo, dal latino tardo maior domus, è il maggiore (servo) della casa, il capo della servitù nelle case signorili. dottore: da docère, insegnare, in latino correlativo di díscere, imparare (v. disciplina); da docere derivano docente ( insegnante ), dotto, dottrina. Dottore è dunque chi conosce in modo approfondito una materia al punto da essere in grado di insegnarla; dottori della Chiesa si chiamarono nel passato i maggiori scrittori ecclesiastici. Oggi è dottore chiunque abbia concepito un diploma di laurea, anche se sopravvive l abitudine di usare questo titolo soltanto con il dottore in medicina, che meglio sarebbe chiamare medico, dal lat. mederi, curare. Con qualche enfasi, o nel caso di medico rinomato, si potrebbe anche chiamarlo clinico, colui che cura i pazienti costretti a letto, come insegna l etimologia che fa derivare il termine dal greco klíne ( letto ), da cui clinica (v. politica). dramma: drammatico, drammaturgo ( colui che scrive drammi ) e drammaturgia sono tutte parole già greche che si riferiscono alla rappresentazione teatrale. In tempi recenti i termini dramma e drammatico si sono caricati di sfumature che sarebbero pertinenti alla tragedia; la drammaturgia e il drammaturgo ne sono immuni. A riprova di quanto si è detto, si pensi a espressioni come: farne un dramma, drammatizzare, sdrammatizzare, ecc. duomo: v. domestico E ecatombe: dal gr. hekatombe, comp. di hekatòn ( cento ) e bóus ( bue ) (v. ara). Ricordiamo, a proposito di bous, il celebre cavallo di Alessandro Magno, Bucefalo, dalla testa (kephalé) di bue. In un ambito più quotidiano, invece, notiamo che il burro, per secoli chiamato butirro, deriva anch esso dal nostro bous e da tyros, il greco formaggio. ecclesiastico: della chiesa, cioè della lat. e gr. ekklesía, assemblea, parola che i primi Cristiani scelsero per designare il luogo dove si riunivano per pregare (v. basilica). Per molti di noi la chiesa più familiare è la parrocchia, termine che deriva dal greco, precisamente da una forma verbale che significava abitare in un luogo senza esserne cittadini ; i Cristiani, infatti, si ritenevano stranieri sulla terra, poiché la loro vera dimora era il cielo. Si deve invece alla loro umiltà aver scelto anche il termine plebe per indicare la comunità cristiana ; il latino plebs divenne poi in bocca al popolo pieve. Infine ricordiamo che da preporre deriva prevosto e che da una parola greca con il significato di ispettore deriva il latino episcopus, vescovo (v. clero; cfr. domestico, ecologia). ecologia: parola moderna (XIX sec.) coniata, come spesso accade, con elementi antichi. La seconda parte è nota: -logía è scienza, studio, ecc. Oikos, la voce che è alla base della prima parte (eco-) significava in greco casa, abitazione, ed è passata a indicare l ambiente in generale. Lo stesso genere di modificazione dell antico significato possiamo notare nella parola economia, che era la tecnica di amministrare la casa, ed è passata poi a significare la scienza e la tecnica dell amministrazione delle ricchezze pubbliche e private. Ritroviamo oikos nelle parole: diocesi, dal gr. dioikesis, prima amministrazione (della casa), poi distretto, provincia ; e nell agg. ecumenico, generale, universale, di tutti ; da ecumène, gr. oikomene (ge), parte della terra abitata dall uomo. economia: lat. oeconomia, gr. oikonomia, comp. di oikos, casa (v. ecologia) e nomos che, oltre a significare distribuito, ripartito, ha il significato di legge, regola, diritto, come si vede nelle parole italiane autonomia (v.), ecc. edificare: dal lat. aedificare, comp. di aedes, dimora, casa (nel senso di fabbricato ). Aedes è anche il tempio e attraverso questa accezione si spiega l origine di edicola, che prima significò (e significa tuttora in architettura) tempietto e dopo essere passata a indicare la baracchetta del giornalaio, ha finito col significare rivendita di giornali in genere. Sono molte le parole che devono la loro origine al lat. aedes: edilizia, edificio, edìle (oggi solo associato all idea del costruire, ma per i Latini edilità era l importantissima dignità di magistrato cittadino). Si ricordi anche quel piccolo cortile che dà aria e luce a locali secondari della casa che si chiama cavèdio, appunto da cavum aedium, il vuoto della casa, il cortile interno. Infine, si segnala una parola che risale al XIX secolo ed è stata foggiata sul modello di cavedio, per indicare quell edificio o quella parte di cimitero dove sono sepolti gli uomini illustri: il famedio, da fama e aedes, casa della fama. elettricità: il termine elektor era usato dai Greci nel senso di brillante. Un derivato di questo elektor, cioè elektron, indicava l ambra, una resina fossile che, se sfregata, attrae altri pezzetti di materia. Per alludere a tale fenomeno, nel XVII secolo, si usò l agg. electricus. Con Alessandro Volta (dal cognome del quale derivano sia volt che voltaggio) il termine elettricità e l elemento elettrocominciano a essere utilizzati con il significato attuale. Con il passare degli anni si sono prodotte nuove parole e oggetti: elettromeccanica, elettrotecnica, elettronica, elettrodomestico, elettrotreno, per citarne solo alcune. Una curiosità: il nome proprio Elettra significa bionda come l ambra. elettronico: v. elettricità elica: dal gr. helix, spirale. La voce è stata utilizzata per formare elicottero da helix e pteron, ala. L elemento pteron entra in moltissimi composti scientifici e soprattutto nella denominazione degli ordini degli insetti: dìtteri, a doppia ala, imenòtteri, che hanno le ali a membrana, ecc. 512

11 enciclopedia: nel senso in cui noi la usiamo, la parola risale al 1751, anno in cui fu pubblicata l Encyclopédie a cura di D Alembert e Diderot. I due grandi illuministi trassero questo termine ancora una volta dal greco. Già dai tempi più antichi in greco vi era una locuzione per indicare la formazione completa, complessiva di un giovanetto, un educazione ciclica, circolare : enkyklios ( circolare ) paideia ( educazione ). Saldando queste due parole è nata l enciclopedia e da essa i derivati enciclopedico, enciclopedismo. Per quanto attiene al primo termine, cioè enkyklios, v. circuito; a proposito di paideia, educazione, invece, la parola greca è un derivato di pais, paidós, fanciullo ; da cui paidagogos, che era per i Greci colui che istruisce (lett. conduce) i fanciulli. Ai nostri giorni pedagògo, pedagogia e pedagògico indicano rispettivamente l educatore, la teoria dell educazione e ciò che è educativo o riguarda l educazione (v. didattica). endecasillabo: dal gr. hendeca, undici, e syllabe, sillaba ; come decasillabo da deca, dieci ; si osservi che procedendo a ritroso nella classificazione dei versi in base al numero delle sillabe, dall origine greca si passa a quella latina: novenario, ottonario, settenario, senario, quinario, quaternario, ecc. Dal gr. hex, sei, e metros, metro, deriva la parola esametro, il verso greco-latino formato da sei piedi. Piede è la più piccola unità ritmica di un verso, formato di due o più sillabe. Per quanto riguarda, invece, la classificazione delle parole in base al numero delle sillabe, avremo: monosillabe, bisillabe, trisillabe, ecc. energia: dal gr. enérgeia, forza. Quando si trattò di formare l aggettivo che indicasse ciò che è dotato di energia si rimase per un po incerti fra energico ed energetico; poi prevalse la prima ipotesi con l allargamento di significato ancora oggi corrente: energico forte, sicuro, risoluto. Col passare del tempo il termine energia andò conquistando terreno nel senso proprio della scienza fisica: energia elettrica, energia nucleare, ecc. La necessità di un aggettivo che si riferisse a questo tipo di energia fece recuperare energetico; quindi crisi energetica, fabbisogno energetico, alimento energetico, cioè che produce energia. Va ricordato inoltre che la parola greca energeia è un comp. di en ( in ) ed ergon ( opera ); si trattava insomma per i Greci di una forza dispiegata, attuale, distinta dalla forza potenziale che essi chiamavano dynamis (v. dinamica). Per concludere, un cenno a ergon, opera, lavoro, elemento, che entra nella formazione di termini come chirurgo e chirurgia (da cheir, mano, ed ergon), metallurgia ( il lavorare i metalli ), ecc. entusiasmo: gr. enthousiasmos, deriv. di enthousiazein (da en, in, e theos, dio ): essere ispirato in dio, cioè essere nello stato di esaltazione dell indovino, del sacerdote, del poeta quando sono ispirati. Una condizione in qualche modo simile all estasi ( stare fuori sott. della mente ) o al delirio (dal lat. delirare, uscire fuori dal solco, la lira, cioè zolla di terra; la locuzione uscire fuori dal seminato deriva proprio da delirare). episodio: gr. epeisodion, comp. di epí, di nuovo, éis verso, e hódos, via ; per i Greci questa entrata aggiuntiva era una scena della tragedia compresa fra due parti cantate. Da questo iniziale significato il termine è passato a indicare un qualunque avvenimento secondario all interno di una narrazione, per diventare, infine, quasi un sinonimo di fatto. Vi sono in italiano altri importanti composti di hodos, nei quali fra l altro è più o meno ravvisabile il significato di via, sia in senso letterale come in esodo (da ex, fuori, e hodos, cioè uscita ), sia in senso fig. come in metodo (da metá hodos, via che porta oltre ) o in periodo (da peri hodos, strada intorno, giro ). esercito: inizialmente in latino exercitus significava esercizio, poi esercitazione militare, infine, insieme di soldati. Il soldato si chiamava miles, militis, milite, che è la voce dalla quale derivano milizia, militare, ecc. Soldato, invece, deriva da soldo, paga del soldato. esigere: v. peso estetica: la voce deriva dal greco, ma in greco significava semplicemente la facoltà di percepire. In epoca molto più vicina (XIX secolo) con il termine estetica si cominciò a indicare la teoria del bello nell arte ; ma il rapporto fra questa parola e la bellezza è andato oltre. Abbiamo la chirurgia estetica, cioè la rimozione chirurgica di gravi difetti che deturpano l aspetto di una persona e l estetista, che è un esperto dei mezzi cosmetici (v. cosmo) per migliorare l aspetto. età: dal lat. aetas, aetatis che a sua volta deriva da aevitas, aevitatis e questa da aevum, i: tempo, evo (in italiano ormai solo nelle denominazioni evo antico, medio evo, evo moderno). Era, invece, deriva dal pl. di aes, aeris ( quantità ) e significava data dalla quale s iniziano a contare gli anni. Dal greco epoche (asteron), posizione degli astri e, quindi, periodo di tempo, era, età, infine, deriva epoca. Per concludere, da evo derivano eterno (aeviternus, poi aeternus), primevo e longevo. eterno: v. età evo: v. età F fama: dal lat. fama, ae derivato di fari, parlare (v. fiaba). Il termine in sé è neutro, cioè andrebbe specificato parlando di fama se questa è buona o cattiva. Certo, si dice godere di ottima fama o di cattiva fama, ma la parola, usata senza altre specificazioni, sembra possedere una sfumatura positiva. Sicuramente negativo, invece, il significato di famigerato. famiglia: in latino famulus, i è il servo. Il termine ha per molto tempo conservato il significato di servitù. Non è 513

12 raro imbattersi nel termine famiglio per servo ed è famosissimo il verso leopardiano Apre terrazze e logge la famiglia (La quiete dopo la tempesta). Da famulus nasce la parola famiglia, l istituzione sociale di base della società. fascismo: la parola fascio dal lat. fascis, is ha conservato il suo significato anche nei derivati fascina e fastello; fasciculus, invece, che per i Latini era un piccolo fascio, dal XIX secolo significa dispensa, singolo numero di una pubblicazione periodica e, infine, insieme di fogli e di carte. Ma fascio tra la fine del XIX e l inizio del XX secolo assunse il significato di associazione, unione di lavoratori ; da una di queste organizzazioni prese l avvio l uso del termine fascista e in seguito di fascismo, che Mussolini rinsaldò nel 1919 fondando i fasci di combattimento e adottando, di lì a non molto, il fascio littorio (già romano; littorio è un deriv. di ligare) come simbolo del Partito Nazionale Fascista. fase: v. fenomeno fato: dal lat. fatum, i; da fari parlare (v. fiaba). Dal pl. di questo termine deriva fata; i derivati fatale, fatalità, erano già latini. fauci: dal lat. faux, faucis (usato prevalentemente al plurale fauces, faucium) derivano sia fauci che foce, con uno spostamento di significato abbastanza intuibile. Dalla stessa voce derivano anche affogare e soffocare. fauna: nella mitologia classica Fauna era figlia o moglie del dio Fauno; tali voci sono da avvicinare al lat. favère, favorire (la crescita degli animali). Flora, invece, era la dea dei fiori, appunto dal lat. flos, floris, fiore. Sia flora che fauna vennero introdotti nella terminologia scientifica, rispettivamente, nei sec. XVII e XVIII. federazione: dal lat. foederatio, onis e questo da foedus, foederis, patto, alleanza. Federati per i Romani erano quei popoli con i quali avevano un rapporto di amicizia; infatti, fedifrago (da foedus e frangere, rompere ) significa chi rompe i patti. fenomeno: il verbo greco phaínein ( apparire ) è all origine di molte parole, fra le quali fenomeno ( cosa che appare ) e fase ( apparizione di un astro, ciascuno degli aspetti mutevoli e osservabili di un astro ). L apparizione dall alto di una divinità era per i Greci una epifania; tale termine fu adottato dai Cristiani per indicare i momenti della vita di Gesù accompagnati da manifestazioni della sua divinità : la stella cometa e la nascita, il battesimo, le nozze di Cana. A livello popolare il termine è diventato prima befanìa, poi befàna. fiaba: come favola e confabulare, deriva dal lat. fari, parlare. Oltre ai già citati fama e fato (v.), derivano da fari: favella, favellare e facondia. Di un bambino molto piccolo, che non fosse ancora in grado di parlare, si diceva che era infans, cioé infante, non parlante, con una nutrita schiera di derivati: infanzia, fanciullo, fantesca, fante, fanteria, fantino, fantolino, fantoccio. fiamma: da un aggettivo latino flammiferus, che porta fiamma si ricavò il sostantivo fiammifero. I composti con il verbo latino ferre ( portare ) di cui si è utilizzato il derivato -fero, sono in italiano una moltitudine; si va dalle voci più antiche, p. es. mortifero, vessillifero, crocifero, Lucifero, ecc., ai neologismi, p. es. frigorifero, calorifero. Dal corrispondente verbo greco phorein si è tratto, come secondo elemento di parole composte, il derivato -foro: Cristoforo, semaforo (da sema, segno ), fosforo (che è pari pari lucifero da fos, luce ). fiato: dal lat. flatus, i e dal v. flare una doppia tradizione: accanto a fiato, fiatone, affiatamento, la tradizione colta con afflato, insufflare, flabello. Dal verbo flare, ma più propriamente dai suoi composti, derivano inoltre: soffiare, soffio, soffione, gonfiare, inflazione. filo: deriva dal lat. filum, i, che, essendo una parola di genere neutro, aveva il pl. in -a: fila. Ebbene tale neutro plurale, come in altri casi (v. arma), è diventato in italiano una voce femminile singolare, ma con il plurale regolarissimo: file. Esistono quindi due termini (che hanno fra l altro significati diversissimi): il filo e la fila che al plurale fanno, rispettivamente, i fili e le file; filo conserva in particolarissimi casi il plurale le fila. filosofia: da philosóphia, parola greca comp. di filo ( amore, simpatia, disposizione ) e sófia ( saggezza ). Il primo termine della voce si incontra in molti altri composti: filantropo (benefattore, da filo, amore, e anthropos, uomo ), filodrammatico (che si dedica al teatro per passione), filatelia (collezionismo di francobolli), ecc. Per quanto riguarda il secondo elemento non vi sono, in verità, derivati che abbiano attecchito nel linguaggio comune se non quelli che discendono da sofista. Il sofista nel mondo greco era un maestro di saggezza. Socrate stesso sembra sia stato un sofista. Spesso i sofisti ricorrevano, nelle loro argomentazioni, a complicati artifici retorici: da questa consuetudine traggono origine i termini sofisma ( ragionamento cavilloso ) e sofisticare che, da ragionare per sofismi (v. intr.), ha finito col significare alterare fraudolentemente la genuinità dei prodotti alimentari (v. tr.); infine, sofisticato conserva il significato di raffinato, ricercato, pur continuando a svolgere le sue funzioni di p. pass. di sofisticare (v. tr.). fisica: per i Greci physis era la natura e quindi la fisica rappresentava per loro un terreno di indagine vastissimo e sterminato rispetto a come oggi consideriamo questa particolare materia, anche grazie alla specializzazione della ricerca scientifica. A ogni modo un derivato di fisica, cioè fisio-, è rintracciabile in alcuni composti con il significato di natura o che si riferisce al corpo umano : p. es. fisiologia, fisioterapia, fisionomia (un tempo disciplina che si proponeva di individuare le caratteristiche spirituali dell uomo dal suo aspetto fisico e oggi solo aspetto esteriore della persona ). fiuto: v. olfatto foce: per l etimologia del termine v. fauci. Foce a delta, o anche solo delta, cosiddetta dalla forma della quarta lettera dell alfabeto greco corrispondente alla nostra D. Foce a estuario, o anche solo estuario, da un derivato del lat. aestus, calore (dalla stessa radice di estate). forma: dal lat. forma, ae e questa dal gr. morphé (per 514

13 metàtesi che è la trasposizione di suoni all interno di una parola, p. es. palude-padule; interpretare-interpetrare, ecc.). Dalla voce latina derivano formare, informare, deformare, conformare, riformare, trasformare e deriv.; formale, formalità, formalismo; informe, deforme, uniforme, multiforme; e, attraverso il francese fromage (in Italia si diceva cacio dal lat. caseus, i, sopravvissuto in prodotto caseario, caseificio, ecc.), formaggio. Dalla voce greca: morfologia (studio della forma, insieme delle caratteristiche formali), antropomorfismo, amorfo (con alfa priv., senza caratteristiche definite ). Formula, per concludere, è diminutivo di forma. formula: v. forma frutto: dal lat. fructus, us (nell evoluzione di questa parola è probabile che sia comparsa una forma di genere neutro, la quale sola può spiegare l esistenza di le frutta e del generico la frutta, v. filo) con i numerosi derivati: fruttifero, fruttuoso, infruttuoso, fruttificare, ma soprattutto dalla stessa radice del v. fruire, usare qualcosa traendone vantaggio, e di fruges, um, i frutti della terra. Discendono inoltre da tale radice: frumento, frugale, persona che si nutre sobriamente anche fig. La parola frugivoro ( che si ciba solo di frutti della terra ) è stata costruita con gli elementi fruges e voro sul modello di carnivoro, erbivoro, onnivoro ( che consuma alimenti sia animali sia vegetali, come l uomo). Il verbo latino vorare, divorare, mangiare avidamente (dal quale derivano vorare, voracità, ecc.), condivide con l elemento di origine greca fago e fagia la funzione di formare parole che si riferiscono all atto del mangiare. Si ricordino antropofago, antropofagia ( cannibale, cannibalismo ), ecc. fucile: dal latino focus, fuoco, è derivato (petram) focile, acciarino, da cui archibugio a focile, quindi fucile, la parte per il tutto. fuoco: lat. focus, i; per gli antichi focus era il focolare domestico; il fuoco in senso stretto si chiamava ignis. Vi è traccia di questa distinzione nell uso, protrattosi fino al secolo XIX, di indicare nei censimenti e nelle statistiche il numero delle famiglie come numero di fuochi. Comunque in italiano fuoco ha avuto il sopravvento su ignis, il quale pure sopravvive in termini di uso colto e scientifico quali igneo, ignifugo, in concorrenza con il greco pyr, dal quale derivano la polvere pirica, lo spettacolo pirotecnico e il piromane. fuso: lat. fusum, i (o fusus, i); il termine ha avuto una certa fortuna in alcune espressioni metaforiche che ne giustificano la diffusione al di là dell ormai scomparso oggetto che serviva per filare. Non sempre però è evidente il nesso che lega le espressioni ancora in circolazione al fuso vero e proprio. Se dritto come fuso non ha bisogno di alcuna spiegazione, il fuso orario si spiega con la somiglianza fra la superficie terrestre delimitata da esso (stretta alle estremità e più larga al centro) e il fuso propriamente detto. Quanto alle fusa del gatto, va precisato che fusa (f. solo pl.) è il residuo del neutro plurale latino (v. filo, arma) e vuol dire i fusi ; l espressione trova quindi una giustificazione nel fatto che il gatto, quando assume questo suo specialissimo atteggiamento, produce un rumore molto simile a quello di più fusi in azione. galassia: dal gr. galáxia ky klos, il cerchio della via lattea. La fortuna del termine, più che alla somiglianza dell insieme delle stelle al latte di Giunone, che è l immagine dalla quale deriva (Giunone, Era per i Greci, la regina degli dei in quanto moglie di Giove), sembra sia da attribuire all inglese galaxy, che significa riunione di cose molto belle. Il nostro termine latte deriva dal latino lac, lactis; le parole lattante, lattaio, latticino, lattiginoso, lattescente, lattuga (perché emette un succo bianco) testimoniano che nell uso comune non si è avuto bisogno di ricorrere al greco gala, galaktos, come è invece avvenuto nel linguaggio scientifico, dove le derivazioni dal greco sono molto più diffuse: galattosio (componente dello zucchero del latte), galattoforo, ecc. galateo: caso di nome proprio diventato nome comune. Negli anni fra il 1551 e il 1554 monsignor Giovanni della Casa compose un manuale di buone maniere che ebbe in seguito una immensa fortuna. Il manuale si intitolava Il Galateo perché il della Casa lo aveva dedicato a Galeazzo Florimonte (Galeazzo alla latina, Galatheus) che l aveva incitato a comporlo. galea: termine che deriva dal greco dei Bizantini (X secolo) trasformato poi in galera e rimasto in tale forma a indicare spreg. il carcere. I galeotti erano i condannati ai remi sulle galee e, seguendo la degenerazione di galera, in seguito sono diventati i carcerati. gas: v. caos G gastronomia: parola moderna formata con elementi antichi greci: gaster, gastros ( ventre, stomaco ) e nomia ( regola ). Gastro (o gastero) è lo stomaco in tutti i composti della medicina; è genericamente il ventre nelle altre voci scientifiche. Nel linguaggio comune prevalgono pancia, ventre, stomaco sia in senso letterale che figurato. Intestino, lat. intestina (n. pl.), è un aggettivo sostantivato derivato da intus ( dentro ) ed esistente anche in italiano (p. es. lotte intestine, cioè all interno di un gruppo, di un partito, ecc.) Curiosa l etimologia di fegato; i Greci lo chiamavano hepar (e ancora oggi l agg. relativo al fegato è epatico), ma in seguito cominciarono a chiamarlo (specie quello animale) sykoton, a causa della consuetudine di rimpinzare di fichi, sykon, oche e maiali destinati alla tavola, provvisti di un grosso fegato. I Latini fecero propria questa consuetudine e da ficus, fico, chiamarono ficatum il fegato. generale: dal latino general, generalis a sua volta da genus, generis, genere (v.). genere: lat. genus, generis (v. generale) deriva dal verbo latino gignere, generare. Vi è una moltitudine di parole che, avendo a che fare con l idea di generazione e di creazione, discendono da gignere. Genio e ingegnere; ingegno e congegno; genesi, genetica, genìa e genealogia; generalità e generatore; generoso, genitore, genero, congenito, primogenito, ecc.; genitivo, ingenuo 515

14 e genitale; gente, indigeno, progenie e genocidio; ancora omogeneo, eterogeneo, fotogenico, ecc.; ossigeno fumogeno, spinterogeno, ecc. Alla stessa radice può farsi risalire anche germe, con germogliare, germinare, e germano, fratello che è figlio dello stesso padre e della stessa madre. gentile: gente (v. genere), in latino gens, gentis, aveva inizialmente il significato di gruppo di coloro che hanno un capostipite comune e gentile, in latino gentilis, e significava della stessa stirpe ; si trattava, insomma, della nobiltà e di coloro che potevano vantarla e dimostrarla. Da questa nozione originaria fu tratto in epoca medievale l aggettivo gentile (v. corte e cortesia). Il sostantivo, invece, subì già in epoca classica delle sostanziali modificazioni. Gens cominciò a significare razza, popolo, continuando a mutare significato fino al totale capovolgimento: gentiles allora furono dette le popolazioni non romane dell impero. E i primi Cristiani, dal canto loro, designarono con il termine gentiles i non cristiani, i pagani. geografia: parola comp. di geo e grafía. Geo- è il gr. ge, la Terra, ed entra nella formazione dei più vari composti: geofisica, geopolitica, geologia, geometria (v.), geotermico, ecc.; non è solo prefisso (v. apogèo, geoide). geoide: termine coniato alla fine del secolo XIX utilizzando il gr. ge, la Terra, e il suff. oide che significa simile a, a forma di (p. es. asteroide, metalloide, ecc.) e che ha avuto una certa fortuna anche fuori dall ambito scientifico: intellettualoide, pazzoide, ecc. (sempre, come si vede, con una certa irrisione). geometria: etimologicamente geometria è misurazione della Terra (v. geografia) e, in questo senso, appare più coerente con l attività del geometra che con quella dello studioso di geometria; si badi, poi, che nel passato col termine geometra si designava anche il matematico, e a misurare e a fare rilevamenti andava l agrimensore, comp. di mensor ( misuratore ) e agri ( della terra, v. agricoltura), calco latino sul termine greco. gerarchia: il termine deriva dal greco, precisamente da un composto dell elemento archia, del quale si è detto (v. aristocrazia), che significa comando, e di hieros, che vuol dire sacro ; quindi, nel mondo greco il gerarca era il capo delle funzioni sacre. germe: v. genere ghetto: la parola deriva dal nome di un isola di Venezia sulla quale in antico funzionava una fonderia (in veneziano gheto); quando su questa stessa isola vennero poi confinati gli Ebrei, la voce da nome proprio divenne nome comune e dal veneziano passò all italiano. ghibellino: la contrapposizione fra Guelfi e Ghibellini risale ai primi anni del XIII secolo. In Italia essa fu importata dalla Germania dove era nata, avendo preso i seguaci degli Hohenstaufen e fautori dell impero il nome di Ghibellini (dal castello di Wibeling in Franconia) e i nemici dell imperatore e favorevoli a un accordo col papato il nome di Guelfi (dai Welf, duchi di Baviera). ghigliottina: dal francese guillottine, dal nome del medico Guillotin che nel 1789 ne propose l adozione all Assemblea Nazionale. Fu l uso a sancire la definitiva affermazione del termine; il terribile strumento di morte, infatti, doveva chiamarsi louison o più gentilmente louisette dal nome del suo inventore Antoine Louis, chirurgo. giacobino: dal nome dei frati del convento di S. Giacomo a Parigi, dove nel 1789 si riunirono un gruppo di rivoluzionari che decisero, fra l altro, di assumere tale nome. giubileo: l espressione capro espiatorio viene usata ai nostri giorni per indicare colui al quale si addossano i torti o le colpe altrui (p. es. Non ci sto a fare da capro espiatorio!, detto da una persona ingiustamente accusata). Per il popolo ebraico, invece, si trattava di una grande solennità religiosa. Ogni 50 anni, nel giorno dell espiazione (kippur), si celebrava una festa durante la quale si caricava simbolicamente un capro dei peccati del popolo e lo si allontanava. Ebbene, il capro si chiamava in ebraico iobel e la festa iobelaios. La solennità è entrata poi nella tradizione cristiana, col nome di giubileo, a indicare quel particolare anno (ogni 50 o 25), durante il quale il Pontefice rimette integralmente i peccati a quei fedeli che compiono opere meritorie. Un altra importantissima solennità religiosa che il Cristianesimo ha mutuato dalla tradizione ebraica è la Pasqua. Pasqua è dall ebr. pesah, passaggio, poiché con essa si commemorava l uscita degli Ebrei dall Egitto; per i Cristiani la festa rappresenta, invece, (la passione, la morte e) la resurrezione di Gesù Cristo, intesa come passaggio alla vita eterna. goccia: dal latino gutta, ae, attraverso il latino parlato guttia. Deriva dal latino gutta anche la gotta, malattia che consiste in un deposito di acido urico nelle articolazioni, che colpisce specialmente i piedi (podagra) o le mani (chiràgra). gotico: bisogna fare attenzione a non confondere l accezione propria del termine: gotico = dei Goti, della popolazione dei Goti, con l arbitraria attribuzione a essi di uno stile architettonico, il gotico appunto, fiorito più di seicento anni dopo la fine della dominazione di questo popolo germanico. grafia: v. biografia grafico: v. biografia greto: il punto di partenza per la ricostruzione dell origine della parola è ghiaia (in latino glarea, ae), dalla quale si è avuto un esito ghiara e una modificazione in ghiareto, trasformatosi poi in greto. guelfo: v. ghibellino I iconoclasta: icona è l immagine sacra dipinta su tavola tipica dell arte religiosa bizantina e russa. La parola deriva dal greco eikon. Da un verbo greco che significava rompere deriva la seconda parte di iconoclasta. In greco, però, icona significava genericamente immagi- 516

15 ne e in questo senso ci spieghiamo composti tipo iconografia, elencazione delle immagini e raffigurazioni relative a un soggetto. La ricerca iconografica è quella che ci permette, attraverso lo spoglio del maggior numero di immagini in nostro possesso, di ricostruire, ad esempio, l interno di una casa del 600, l abbigliamento di un epoca ormai remota, e così via. idolo: dal lat. idolum, che deriva dal greco eidolon, immagine. Il termine è andato via via specializzandosi fino a designare esclusivamente una statua di un falso dio. La stessa parola composta idolatria ha una sfumatura negativa rispetto a religione. idrografia: del secondo elemento di cui è composto questo termine si è detto (v. biografia). Quanto al primo, idro, esso deriva dal greco hydor, acqua. Possiamo affermare che tutte le parole composte o derivate che hanno a che fare con acqua sono tratte da hydor: idrico, idraulico, idrofilo, idrofobo, idrosolubile, idrovolante, ecc. Una curiosità: ha a che fare con -idro pure la clessidra che, per quanto venga rappresentata quasi sempre a sabbia, era anche ad acqua e il suo nome è composto di kleptein, rubare (quello stesso di cleptomane, ladro involontario ), e hydor. illudere: dal latino illudere, comp. di in con funzione rafforzativa e ludere, scherzare, giocare. Ludere e il sostantivo ludus sono termini attualmente di gran moda; si parla di attività ludiche, cioè giocose, ed esistono locali dove tenere occupati a giocare per qualche ora i bambini, che si chiamano ludoteche (v. biblioteca). I Latini, invece, tenevano distinti i due termini ludus e iocus; al primo attribuivano il significato che noi diamo a gioco, al secondo il significato di scherzo, gioco di parole, facezia. Per tornare al nostro illudere, diremo che con gli stessi adattamenti concettuali che sono alla base di in-ludere, si comprendono ad-ludere alludere e de-ludere deludere. imbrogliare: deriva dal francese antico brou, brodo, e brouiller, sbrodolare ; stando all etimologia sembrerebbe che il primo significato del termine sia stato quello di confondere le idee a qualcuno più che con l intenzione con il fare confusione ; tale significato attualmente è espresso ancora con incisività dall intr. pron. imbrogliarsi, fare confusione. In questo senso è molto curiosa la somiglianza con la metafora che è alla base della voce italiana impappinare e impappinarsi, dove pappina, diminutivo di pappa, sta al posto dell antico brodo francese. incentivo: dall aggettivo latino incentivus (deriv. del v. incinere e questo da in e canere, cantare ) che dà tono al canto, animatore, divenuto in seguito sostantivo maschile con il significato di stimolo. indigeno: dal lat. indigena, comp. di indu e gena, che è nato in (v. genere). Da notare che in italiano abbiamo anche la voce, strutturalmente analoga, endogeno: cosa che avviene e si produce all interno. Il prefisso endo vale sempre in, all interno e al suo opposto troviamo eso, esterno, all esterno (p. es. esotico, esosfera, l involucro più esterno dell atmosfera ). inerzia: deriva da inerte (lat. iners, inertis) che risulta composto dal prefisso in con valore negativo e arte (lat. ars, artis) nel senso di attività, abilità. inferiore: dal comparativo latino di inferus che sta sotto. Gli inferi erano nella mitologia gli abitanti del mondo sotterraneo, i morti (o come anche si diceva dal gr. Haides, l Ade). Da un doppione latino di inferus, e cioè infernus, a, um, i Cristiani hanno tratto il sostantivo inferno. inflazione: v. fiato insetto: la voce deriva da un calco (v. accento) latino sul greco entomoion (zoion), (animale) segmentato ; il greco entomoion deriva da en, in, e temnein, tagliare (v. atomo) e i Latini con gli stessi elementi in, in, e secare, tagliare, fecero insecta, (gli animali) segmentati. Da notare che lo studio degli insetti si chiama, dal greco, entomologia ed entomologo lo studioso di questa disciplina. insieme: dal latino simul che nel parlato aveva assunto la forma insimul e successivamente insemul. Come sostantivo maschile il termine, però, deriva dal francese ensemble. inventare: da invenire, verbo latino composto di in e venire, venire dentro ; quindi, quasi un imbattersi, trovare ; nel senso stretto il termine non ha più corso: ne è rimasta una piccola traccia in quell operazione che si fa per ritrovare facilmente le cose, l inventario. ipotenusa: dal greco hypoteinousa, (linea) tesa sotto ; il prefisso greco italianizzato ipo indica sempre inferiore, in basso, basso, sotto : p. es. ipogeo, sotto terra ; ipotesi, la tesi sulla quale poggia il ragionamento ; ipodermoclisi, introduzione di sostanze (lett. klysis, lavanda ) sotto (ipo) la cute (dermo); ipoacusia, abbassamento dell udito. ipotesi: v. ipotenusa ispirazione: dal verbo ispirare, latino inspirare, soffiare ; anche in italiano abbiamo un inspirare, con il significato, però, di introdurre aria nei polmoni. L espulsione di quest aria dai polmoni costituisce l atto dell espirare; mentre l insieme delle due azioni si chiama respirare. L labirinto: labirinto si chiamava la reggia di Minosse, re di Creta; ma, secondo il mito, Minosse avrebbe fatto costruire a Cnosso un luogo così complicato e intricato dal quale non si potesse uscire, per rinchiudervi il Minotauro (mostro, mezzo uomo e mezzo toro) e avrebbe commissionato l opera a Dedalo, famoso architetto ateniese. Concluso il lavoro, Minosse, però, avrebbe fatto imprigionare nel labirinto lo stesso Dedalo con il figlio Icaro, ma i due sarebbero riusciti a fuggire costruendosi 517

16 delle ali con piume di uccello e cera. Durante il volo Icaro, per essersi avvicinato troppo al sole, sarebbe precipitato in mare; Dedalo, invece, avrebbe raggiunto sano e salvo la Sicilia. Tutto questo spiega perché il termine dedalo (un dedalo di viuzze) è una sorta di sinonimo di labirinto. lapide: dal latino lapis, lapidis. Oggi è solo la pietra sepolcrale ; la voce pietra (v.) infatti ha prevalso in ogni accezione. Ancora sussiste, tuttavia, uno stile lapidario che, per essere quello delle iscrizioni su pietra, deve di necessità avere carattere conciso, stringato. Si ricordi inoltre che il verbo lapidare è quel buttare qua e là come pietre : cioè più familiare dilapidare. Lapis, poi, se qualcuno ancora usa questa parola, è la matita : lapis haematitos, pietra di ematite si chiamava inizialmente (ematite: (minerale) del colore del sangue, dal gr. haima dal quale i prefissi italiani emo ed emato, sangue : cfr. emostatico, emorragia, ematologia, ecc.). Per concludere citiamo lapislazzuli, pietra azzurra (v. cielo). lato: dal latino latus, lateris che sopravvive nella schietta forma latina nell espressione giudice a latere, ciascuno dei giudici che insieme al presidente formano una corte. Deriva da lato l agg. laterale. Non hanno niente a che vedere con latus, lateris invece né la latifoglia, né il latifondo, né la latitudine, i quali derivano dall aggettivo latino latus, a, um ( largo, spazioso, esteso ), come nell espressione in senso lato (o alla latina lato sensu), contr. di in senso stretto (o alla latina stricto sensu). lecito: dal latino licère, essere permesso, dal quale derivano pure licenza, licenzioso, liceità. Importante tenere distinti lecito ( consentito dalla norma o dalla morale ), legale ( di legge, riconducibile alla legge ) e legittimo ( rispondente a quanto la legge prescrive ). Non sembra per niente facile rispettare nel linguaggio corrente tale distinzione, ma un aiuto può venire dai contrari: illecito è non consentito, illegale è contrario alla legge, illegittimo è privo di validità giuridica. licenza: v. lecito liturgia: dal greco leitourgía, comp. di leiton, luogo degli affari pubblici, e ergon, lavoro, quindi servizio di pubblica utilità reso dai cittadini allo Stato. La parola è stata scelta nel tradurre in greco la Bibbia per rendere un termine ebraico che significava servizio del tempio. locuzione: dal lat. locutio, locutionis da loqui, parlare ; da questo termine derivano molte parole: eloquio, eloquenza, loquace, loquacità, interloquire, loquela, colloquio, soliloquio, turpiloquio, vaniloquio, ventriloquo. logica: da logos, ragionamento, discorso ; già i Greci avevano tratto logikós e logiké (téchne) ed i Latini logicus, a, um e (ars) logica. lordo: dal lat. luridus, a, um, lurido, attraverso il latino parlato lurdus; ugualmente nitidus, a, um, nitido poi netto. Tara, invece, deriva dall arabo, Tarh, detrazione. In Italia il peso lordo era chiamato anche peso brutto e tale espressione, della quale in Italia si è persa la memoria, venne adottata da numerose altre lingue europee. M macchina: la parola, nonostante i suoi odierni significati, è antichissima. I Greci prima e i Romani poi, oltre a disporre di macchine da guerra, avevano quella che nel mondo antico era la macchina per eccellenza, la macina dal lat. machina; un grande sasso, di quelli che potevano essere usati per macinare, era un machineum, un macigno. Quando quel macigno veniva messo a girare e a macinare si chiamava mola, un derivato di quel verbo mólere ( macinare ) dal quale pure derivano il mulino e i molari, cioè quei denti che triturano i cibi. Da macinare si fece un macinulare dal quale ha origine maciullare. Da macchina derivano: meccanica, meccanico, meccanismo, ecc.; macchinario, macchinista, macchinazione, ecc. maestro: dal latino magister, i e questo da magis ( più ) con un iniziale significato (politico) di capo ; qualcosa che ha a che fare con questo significato sopravvive in magistrato, magistratura, nel muro maestro, nel libro mastro, nel vento maestrale, nella vela e nell albero di maestra. La filiazione più diretta della parola ci conduce a maestro e a magistero. All opposto di magis troviamo minus e minister ( servitore ), che tuttavia, attraverso il verbo ministrare ( amministrare ), sale di grado fino ad arrivare a ministro e ministero. Sopravvive però qualche traccia delle umili origini: da ministerium provengono mestiere e menestrello e da ministrare, amministrare, somministrare e la fumante minestra. magnetismo: derivato di magnete e questo dal greco lithos (v. pietra) magnes, pietra di Magnesia, che aveva la proprietà della calamita. Con il XIX secolo e la scoperta del magnesio arrivano i lampi di magnesio e l ossido di magnesio, detto confidenzialmente magnesia; dal greco bizantino magnesion deriva manganese; un recente neologismo è il termine magnetofono. La città di Magnesia si chiama oggi Manisa. malinconia: secondo l antica medicina vi era una stretta relazione fra lo stato di salute dell uomo e il suo carattere. Si credeva, cioè, che gli umori, le sostanze liquide in circolazione nell organismo (dal lat. umére, essere umido ) interagissero e di essi, che erano quattro: flemma, sangue, bile gialla e bile nera, prevalesse ora l uno ora l altro, determinando il temperamento del soggetto. Il temperamento, dunque, poteva essere: flemmatico, sanguigno, bilioso, atrabiliare. L atrabile (dal lat. ater, atra, atrum, nero ) poteva anche chiamarsi, dal greco melas, melanos ( nero ) e chole ( bile ): melancolìa. Il termine stabilizzatosi in malinconìa, con gli anni passò a significare quello stato di tristezza, di pessimismo, di sfiducia che ancora designa ai giorni nostri. Nel linguaggio comune sopravvivono in qualche misura pure flemmatico, posato, ma anche svogliato, sanguigno, passionale, bilioso, iracondo. Dal greco chole ( bile ) derivano sia la collera che il colèra e tanti altri composti e termini scientifici, soprat- 518

17 tutto della medicina. Da bile infine deriva la bilirubina (bile rossa), il residuo della distruzione dei globuli rossi che viene eliminato dal fegato con la bile. meccanica: v. macchina melodia: il termine deriva dal greco ed è composto da melos, musica, e oidé, canto ; dal primo elemento deriva p. es. melomania, mania della musica, dal secondo ode. Nel mondo antico la distinzione fra musica e poesia era inesistente, perché i poeti cantavano i loro versi accompagnandosi con uno strumento. merenda: dal latino che si deve meritare, dal verbo merère, meritare ; infatti è offerta come ristoro a chi lavora: lo spuntino pomeridiano. A proposito del rapporto con il pomeriggio si pensa che merenda possa essere accostata anche a meridie(m), pomeriggio. mese: lat. mensis, mensis. Un tempo l anno cominciava con il mese di marzo, il cui nome deriva dal dio Marte al quale era dedicato. Di aprile nulla si sa. Maggio prende nome da Maia, madre di Mercurio. A Giunone (lat. Juno) la potente moglie di Giove, deve il nome giugno (Junius). Seguivano quintilis, sextilis, september, november, december. Poi Januarius, gennaio, sacro a Giano (Ianus) e februarius, ultimo mese del calendario, dedicato alle purificazioni (februus, purificante ). In seguito il quinto mese fu dedicato a Giulio Cesare (Julius), passato a lulius e infine a luglio; il sesto a Ottaviano Augusto (augustus), agosto, durante il quale si festeggiavano le feriae augusti, ferragosto. microbio: dal gr. comp. di mikrós ( piccolo ) e bíos ( vita ); micro entra nella composizione di moltissime parole: microcosmo, microscopio, microfotografia, microeconomia, ecc. Basti qui ricordare che a esso si contrappone macro, dal gr. makros ( grande, ma il cui significato originario era lungo, esteso ): macroeconomia, macroscopico, macrocosmo, ecc. Queste voci vengono utilizzate per la formazione di numerosi neologismi (p. es. microcriminalità). microscopio: dal gr. mikros- (v. sopra) e -scopion deriv. dal verbo skopein, guardare. Questo secondo elemento della parola entra nella formazione di numerosissimi composti: periscopio, telescopio ( strumento che permette l osservazione da lontano ), cinemascope e oroscopo (propriamente osservazione dell ora della nascita ). ministro: v. maestro monaco: dal greco monachos, solitario, da monos (v. monoteismo): all inizio dell esperienza monastica storicamente c è l eremo, luogo solitario, o, come anche si dice, il romitorio; solo in seguito si giungerà al cenobio, dal greco koinos ( comune ) e bios ( vita ), cioè la comunità (di religiosi). monarchia: v. aristocrazia monoteismo: dal greco monos, solo, unico, singolare, e theós, dio (v. politeismo). Il greco monos (in italiano mono-) rappresenta il primo elemento di un grandissimo numero di parole: monosillabo, monarca, monotono, monografia ( scritto che si occupa di un solo argomento ), monomio, monopolio ( mercato in cui è presente un solo venditore ). Mono- del resto viene continuamente utilizzato nella formazione di neologismi: monoposto, detto delle automobili da corsa; monocolore, governo costituito da rappresentanti di un solo partito ; monolocale, abitazione composta di una sola camera. morale: lat. moralis, e, cioè relativo ai mores; per i Latini mos, moris era il costume, la tradizione, e i mores l insieme dei precetti dei padri. Per i Greci éthos era il costume ed ethíkos l equivalente di moralis. In italiano si usano sia morale, sia etica con i rispettivi derivati: morale, moralità, moralizzare, etico, eticità. Tuttavia in alcuni derivati di morale si può avvertire una vaga connotazione negativa: moralismo è quasi un eccesso di sentimento morale e moraleggiante è come dire sentenzioso, pedante. mosaico: dal latino (opus) musaicum, (opera) mosaico ; l espressione designava una nicchia dedicata alle Muse che veniva decorata incollando alle pareti sassi e conchiglie. Etimologicamente il mosaico è vicino alla musica, arte delle Muse, e allo stesso museo, il tempio delle Muse, poiché raccoglie prodotti artistici e oggetti di particolare interesse storico. nadir: v. zenit navigare: dal latino navigare, da navis, navis con i derivati navigante, navigatore, navigazione, naviglio e anche navata, spazio interno di una chiesa fra due file di colonne. Nave in greco è naus, termine dal quale derivano nautica, naufragio (da naus e un deriv. di frangere, rompere, spezzare ), nausea (prima mal di mare, poi generico senso di ripugnanza al cibo e fig. non solo al cibo), nolo e quel nauta che ritroviamo in composti recenti come astronauta, cosmonauta, ecc. nero: dal latino niger, nigra, nigrum. L italiano negro, uomo di colore, ha assunto una generica connotazione spregiativa. Da notare che denigrare, cioé screditare qualcuno o qualcosa, alla lettera significa tingere di nero, non diversamente da offuscare (da fuscus, a, um: nero, oscuro ). nettare: dal latino nectar, nectaris e questo dal greco nektar che per i Greci era la bevanda degli dei; il cibo, invece, che assicurava loro l immortalità era l ambrosia, da ambrotos, immortale. netto: v. lordo N nobile: si tratta di un derivato del verbo latino nóscere, conoscere alla lettera, quindi, noto, conosciuto. In seguito, con un evoluzione avvenuta associando all idea di notorietà quella di successo nella politica, gli antichi 519

18 cominciarono a usare come sostantivo il termine per dire discendente da una famiglia che ha avuto membri insigniti di pubbliche magistrature. Il contrario di nobile, cioè ignobile, ha più o meno seguito la stessa evoluzione; anche riguardo a esso, infatti, il legame con il verbo conoscere appare remoto. Per qualche tempo si è creduto che il termine inglese snob, colui che imita le abitudini dei ceti elevati, derivasse da una contrazione di s(ine) nob(ilitate), senza nobiltà ; ma è stato chiarito che la parola deriva invece da un appellativo che nel gergo studentesco si dava a un individuo particolarmente rozzo (snob = ciabattino). nostalgia: la parola nasce come termine medico. Nel 1888 a Basilea un laureando in medicina si accingeva a discutere la sua tesi di laurea che aveva come argomento il malessere dal quale erano colpiti non pochi soldati austriaci in servizio in eserciti stranieri. Il disturbo consisteva in una grave svogliatezza e in un morboso desiderio di rimanere soli, che il giovane studioso riteneva causato dalla lontananza della patria, della casa. Dovendo dare un nome a questa malattia, egli utilizzò il greco e coniò nostalgia, comp. di nostos, ritorno, e -algia da algos, sofferenza. Alla fine del XIX secolo la parola uscì dall ambito medico e col passare del tempo è diventata di uso comune. nucleo: in latino nux, nucis è la noce e nucleus rappresenta il diminutivo di questo termine; in italiano a partire non dal sostantivo ma dall agg. nuceus ( della noce ) si è tratto nuceola ( nocciola ) e da questa nocciòlo e nòcciolo. occasione: da un composto latino di cádere, occídere, che è all origine anche della parola occidente (inizialmente agg. sole occidente, sole che cade ). Con lo stesso modo di derivazione di caso da cadere, si ottiene occaso, tramonto (in poesia, soprattutto), e occasione, in un primo tempo con il significato di momento favorevole, poi momento adatto, infine genericamente circostanza, situazione. occidente: v. occasione oceano: nella mitologia greca, il dio delle acque, identificato anche con il caos (v.) primigenio, da non confondere con Poseidon (il latino Nettuno), dio del mare, dei fiumi e delle fonti. olfatto: odorare in latino si diceva olere; da tale voce derivano aulente e olezzo, termini poetici per odoroso e odore, nonché il più comune lezzo. È da un derivato di olere, precisamente olfacere, che ha avuto origine olfatto, odorato (v. abolire). oligarchia: v. aristocrazia O omogeneo: dal greco, composto da homós ( uguale, simile ) e génos (v. genere). Per quanto riguarda il primo elemento del composto, in italiano omo evidenzia sempre una somiglianza e spesso si contrappone a ètero: p. es. eterogeneo, di diverso genere, d altro genere. omonimo: dal greco, composto da homos, uguale (v. omogeneo), e onoma, onomatos, nome ; richiama omografo, che si scrive con gli stessi segni grafici e omofono, che ha lo stesso suono (detto sempre di parole). Il sostantivo greco onoma, onomatos fa subito venire in mente onomastico ( del nome ) e, come sostantivo maschile, la forma abbreviata di giorno onomastico, che richiama genetliaco (forma abbreviata di giorno genetliaco): compleanno. onomatopea: coniazione di un nome (per imitazione di un suono), comp. del greco onoma, onomatos ( nome ) e poiein ( fare ), lo stesso verbo greco che è all origine di poesia. Molto vicino all onomatopea è il fonosimbolismo, cioè la formazione o l interpretazione di un vocabolo capace di rappresentare non un suono ma un fatto visivo o una qualità astratta (p. es. zig zag). opportuno: letteralmente era per i Latini l aggettivo del vento favorevole durante la navigazione, composto di ob ( verso ) e portum ( porto ); in seguito ha ampliato il suo significato. oracolo: dal lat. orare, pregare, ma i derivati orazione, oratore, oratoria avvertono che in questa radice è anche insito il significato di pronunciare un discorso solenne, un sermone o un arringa ; anche perorare è difendere con una certa solennità. orale: i latini chiamavano la bocca os, oris ma il termine è sopravvissuto solo nei derivati, essendo stato completamente soppiantato da bucca, che significava guancia, termine ripreso da una lingua germanica. Os comunque ha dato origine uscio, orifizio, orlo, ecc. Curioso che il termine oscillare derivi da oscillum, diminutivo di os, mascherina, e dal fatto che queste mascherine si appendevano agli alberi a protezione dei campi. ortodossìa: dal greco orthodoxia, retta opinione, comp. di orthos ( diritto, retto, dritto, corretto, vero ) e doxía ( opinione ). Il primo di questi due elementi entra in due parole che hanno una grande importanza grammaticale: ortografìa, il modo corretto di scrivere, e ortoepìa, il modo corretto di pronunciare le parole. Un altro importante composto di orto è ortopedia; la presenza di un derivato di pais, paidós, bambino (v. enciclopedia), ci fa comprendere che questa disciplina è nata come cura dei bambini (una specie di pediatria, anche questa con pais, paidós). Ortopedia è un termine coniato in Francia nel XVIII secolo da un medico. ostile: in latino c erano due parole per dire straniero, hostis e hospes; ma mentre la seconda cominciava a significare che dà ospitalità, fino a dare origine ad ospizio e ospedale, la prima mutava significato in senso peggiorativo, fino a raggiungere quello di nemico ; da questa accezione discendono ostile, ostilità e osteggiare. 520

19 Da hospes, hospitis, invece, derivano sia oste, osteria, sia la parola ospite, che designa sia chi ospita sia chi viene ospitato. ottuso: dal verbo latino obtundere, comp. di ob ( contro ) e tundere ( percuotere ), quindi obtusus: meno appuntito perché battuto, spuntato, allargato e (fig.) stordito. P paese: in latino il villaggio, il borgo si chiamava pagus, i: il termine derivava dal verbo pangere ( conficcare ), che aveva anche il significato di stabilire (i confini). L aggettivo, tratto dalla voce pagus, era paganus, a, um, al quale venne ad affiancarsi, nel latino parlato, pagense; ed è da pagense che deriva paese. Per quanto riguarda, invece, pagano, la parola assunse il significato con il quale noi l adoperiamo nel latino dei Cristiani del IV-V secolo; probabilmente come conseguenza delle difficoltà di penetrazione del Cristianesimo nei villaggi, nelle campagne. pagano: v. paese paladino: sul colle Palatino di Roma sorgeva la residenza dei Cesari, il palatium, appunto. Con il riaffermarsi dell impero a opera di Carlo Magno, si rimise in circolazione l aggettivo del palazzo imperiale, cioè palatinus, a, um, della corte. Da un uso sostantivato di questo aggettivo, che inizialmente designava un funzionario di corte, si foggiò paladino, nome attribuito a ciascuno dei dodici nobili scelti come guardia del corpo dell imperatore. panorama: parola moderna foggiata con materiale antico. Intorno alla fine del XVIII secolo un pittore inglese denominò panorama una raffigurazione della città di Edimburgo rappresentata su una superficie circolare; tale termine passò in seguito a significare veduta generale di un paesaggio. Si tratta di un composto di due elementi greci: pan ( tutto, interamente ) e horama ( vista ). Pan greco, utilizzato anche nella forma panto, costituisce la prima parte di un gran numero di parole antiche e moderne: panacea, pianta che guarisce tutti i mali ; pantheon, tempio di tutti gli dei ; e una serie di termini che significano unione di tutti i popoli con la stessa origine: panarabismo, pangermanesimo, panellenismo; infine, una parola d autore del poeta inglese J. Milton che nel suo Paradiso perduto chiamò pandemonium il parlamento dei demoni. paragone: è un derivato di paragonare, che a sua volta trae origine da un verbo greco che aveva il significato di affilare, aguzzare. La voce è composta di un primo elemento para- che, quando è di provenienza greca, vuol dire presso, accanto e quindi simile, affine (ma può anche indicare deviazione, alterazione, contrapposizione ); è presente in molti termini antichi e moderni: parabola (sia la curva sia il racconto ), paralisi, parallelo, paradigma, ecc. Tuttavia un secondo paradi provenienza latina, viene largamente utilizzato con il significato di riparare, proteggere : paracadute, parafango, parafulmine, paralume, ecc. Per quanto riguarda il secondo elemento del verbo greco dal quale paragone deriva, si tratta del verbo akoan, aguzzare, da akone ( cote, pomice ), parola che discende da un antica radice ak per la quale si rinvia alla voce acciaio [v. pietra (di paragone)]. parassita: dal greco parásitos, commensale, da para (v. paragone) e sitos, cibo. Anticamente il termine indicava un assistente ai templi che in occasione delle solennità organizzava il banchetto dei sacerdoti con i quali, poi, andava a tavola. perimetro: termine che si rifà al greco perímetros, comp. di peri e metron, misura intorno. L elemento peri, che in astrologia significa punto di maggiore vicinanza a un astro (v. apogeo), di solito sta a indicare intorno, giro : periplo ( circumnavigazione ), periferia, peripezia ( evento imprevisto, che cade in mezzo a qualcosa ), ecc. periodo: v. episodio persona: la parola deriva dal latino persona, ae: maschera ; dall etrusco phersu. La maggior parte dei derivati di persona ci vengono dal francese, a cominciare da personaggio, che nell accezione di persona rappresentata in un opera artistica coincide perfettamente con l uso che i Latini facevano del termine persona, nei casi in cui naturalmente non si riferissero all oggetto materiale (maschera). peso: i due verbi pesare e pensare derivano dallo stesso pensare latino che significava pesare accuratamente e che aveva origine da pendere, pesare. La pesatura in latino si chiamava pensio, pensionis e già presso gli antichi aveva assunto anche il significato di pagamento. Il pesare, il misurare era pure reso con il verbo exígere, dal quale derivano esiguo (pesato esattamente), piccolo, irrilevante ; esatto (pesato esattamente), privo di errori ; saggio (peso, bilancia), prova. Exigere significava poi chiedere con autorità, riscuotere e da questa accezione derivano esigere, esatto, nel senso di riscosso, esattore, esattoria, e infine esigente ed esigenza. Per tornare a peso, ricorderemo che la parola deriva dal latino pensum, i, la quantità di lana che la schiava doveva filare in un giorno, e che (fig.) significava compito, dovere ; v. anche salario). piazza: parola con doppia tradizione. Piazza e platea sono due esiti dal latino platea, ae, piazza, che a sua volta è dal greco platy s, largo, ampio ; termine dal quale derivano sia l aggettivo che il sostantivo piatto. pietra: deriva dal latino petra, ae che a sua volta deriva dal greco. In latino il termine indicava la roccia, mentre per indicare un sasso, un frantume di roccia si usava lapis (v. lapide). I Greci, invece, per indicare una pietra usavano o petra o lithos, termine, questo, dal quale derivano parole quali monolito, unico blocco ; 521

20 litografia, stampa realizzata sulla base di un incisione su pietra, ecc. Dal termine greco che significava inciampo, insidia deriva scandalo : pietra dello scandalo, quindi, è propriamente la pietra di inciampo ; e un sasso aguzzo per i latini era scrupus, i con il dim. scrupolo, sassolino aguzzo ( preoccupazione ). Dal latino medievale provengono: il petrolio ( olio di pietra ); la pietra di paragone, cioè il diaspro nero usato per riconoscere l oro, e la petra focilis, l acciarino, divenuta semplicemente focile ed entrata come elemento meccanico nell archibugio a fucile denominato poi, ellitticamente, fucile. (Per la pietra filosofale v. chimica). pinacoteca: termine che deriva dal greco ed è composto dall elemento -teca per il quale si rinvia a biblioteca e da pínax, pínakos, quadro. Pinax aveva in greco un significato molto ampio: da tavola, asse a tavoletta (per scrivere), a quadro ad albo a catalogo. platea: v. piazza poligono: parola composta da poli, molti, e gonio o gono, angolo (v. trigonometria). Questo secondo elemento è alla base di goniometro, strumento per misurare gli angoli, tetragono a quattro angoli, e (fig.) solido, forte, resistente. Per l elemento poli v. politeismo. politeismo: letteralmente (adorazione di) molti (poli) dei (theoi). L elemento greco poli che indica molteplicità numerica è in questo caso in contrapposizione con l elemento mono-, uno, solo, per il quale si rinvia proprio a monoteismo. L elemento poli- di origine greca entra nella formazione di molte parole di uso scientifico e anche del linguaggio comune; p. es. polinomio ( somma di monomi ), poligrafo ( colui che scrive su più argomenti e si occupa di svariate materie ), polivalente, ecc. Anche dal latino tuttavia l italiano ha tratto dei prefissoidi che si riferiscono alla quantità numerica: uni- (correlativo di mono-) entra in uniforme, univoco, unigenito, ecc.; multi- entra in multiforme, multicolore, multimilionario; pluri- svolge la stessa funzione, in pluriennale, plurisillabo, plurivalente. Da notare inoltre che ciascuna di queste voci latine ha un aggettivo, mentre gli elementi greci non l hanno: unico, multiplo, plurimo risultano quindi molto utili. politica: la famosa città-stato greca si chiamava polis e polítes il cittadino. Da tali voci gli stessi Greci trassero il termine politica, cioè la tecnica di governare la città. Degna di nota la circostanza che lo stesso termine greco che è alla base di politica è anche all origine della voce polizia la quale, in senso lato, era il sistema con il quale si governa la città. La parola è andata via via specializzando il suo significato e più tale sistema si rivelava contiguo a controllo, vigilanza, più polizia si avvicinava a nozioni quali ordine pubblico, sicurezza pubblica e simili. A proposito di polis, è curioso il destino della clinica (v. dottore) cittadina, cioè del policlinico, importante ospedale di altrettanto importanti città. Probabilmente sotto l influenza della stessa organizzazione dei policlinici, strutturati in varie cliniche, clinica medica, clinica oculistica, clinica pediatrica, si è giunti a interpretare la parola policlinico come molteplicità di cliniche (v. politeismo), non riconoscendogli più alcun legame con la città. polizia: v. politica polline: questa minutissima polvere gialla è stata chiamata polline utilizzando una voce latina pollen, pollinis (anche pollis, pollinis), che inizialmente significava soltanto fior di farina e passò in seguito a significare anche polvere. pontefice: pontifex, icis era per i Romani colui che faceva costruire i ponti sul fiume (è composto infatti da pons, pontis, ponte, e facere): pontifex maximus era il capo del collegio sacerdotale. Quando anche la memoria di questi sacerdoti precristiani si dileguò, il termine entrò nel repertorio degli scrittori cristiani che con esso designarono prima ogni vescovo, poi solo il vescovo di Roma. Risale all epoca della civiltà delle palafitte la relazione tra attività costruttive e funzioni sacre: questa sembra l unica giustificazione del significato letterale di pontifex. potabile: l aggettivo deriva dal latino. Il verbo potare in latino significava bere con un legame con il greco, forse con pinein, bere, certamente con posis, bevanda. Dal latino potare, comunque, deriva la nostra pozione, bevanda medicamentosa ; dal greco deriva invece il simposio, banchetto, divenuto, da non molto, convegno di studiosi. preside: significa colui che siede avanti. Dal lat. praeses, praesidis derivato dal verbo praesidère (da cui anche presidente), comp. di prae ( avanti ) e sidere ( sedere ). privato: con il significato originario di esentato, il termine risale al latino ed è un derivato del verbo privare; come sostantivo, al pari di privus, ha significato di suddito, persona senza magistratura, ciò che i Greci, con una parola passata a significare tutt altro, chiamavano idiotes, idiota. Dal citato privus deriva proprio (pro privo) e proprietà ; da un composto di privus e lex, legis viene privilegio, legge eccezionale. professione: dal latino profiteri, comp. di pro, davanti, e fateri (che deriva da fari v. fato): confessare, quindi dichiarare apertamente, professare, insegnare, esercitare (con variazioni di significato già latine). A professione si collega professore, legato anch esso al verbo profiteor ( dichiaro pubblicamente ) da cui si passa a professor, colui che spiega in pubblico. professore: v. professione prole: dal lat. pro alere, v. adolescente proprio: v. privato protestantesimo: questo termine ha un origine ben precisa. Allorché con la dieta di Spira nel 1526 venne confermato il decreto della dieta di Worms contro Lutero, gli Stati che erano già passati al Luteranesimo presentarono una solenne protesta; intorno ai principi che avevano firmato tale protesta si creò una lega segreta i cui componenti furono appunto detti protestanti. Col passare del tempo il termine passò a indicare tutte le Chiese formate in seguito alla ribellione di Lutero, e cioè: la luterana, la calvinista, la zwingliana, l anglicana. 522

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