Ricerca sull atteggiamento degli investitori nella provincia di Parma

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1 Ricerca sull atteggiamento degli investitori nella provincia di Parma Struttura del campione Il campione di 1425 individui intervistati è per il 48,7% costituito da persone di età compresa tra i 40 e i 65 anni, per il 36,07% tra i 20 e i 39 anni e solo per il 13,82% da persone di età compresa tra i 66 e i 75 anni. La percentuale più elevata di queste persone è in possesso di diploma di licenza media superiore (39,37%), seguite dai laureati (35,86%) e dai titolari di diploma di licenza media inferiore (21,26%): una percentuale di individui limitata (2,11%) ha seguito corsi post laurea. Per il 71,44% si tratta di persone ancora in attività lavorativa (i pensionati rappresentano il 20,42% del totale), con una prevalenza di liberi professionisti (18,18%), seguiti da impiegati (14,53%) e da persone che non hanno fornito informazioni in materia (12,42%). Gli altri si distribuiscono tra insegnanti (7,02%), operai (5,61%), commercianti (3,93%), artigiani (3,44%), dirigenti (3,44%) e imprenditori (2,88%). Ben il 43,01% del totale intrattiene rapporti con 2 o più banche, il 27,37% utilizza i servizi di internet banking e per il 30,11% legge abitualmente o occasionalmente quotidiani o riviste a contenuto finanziario specialistico. Si può quindi affermare che il campione, pur non essendo rappresentativo della popolazione complessiva della provincia di Parma, ne incorpora la componente più interessante dal punto di vista dell investimento in attività finanziarie, con qualche coda di controllo. La soddisfazione per gli investimenti effettuati Date le finalità dell indagine (che mira prevalentemente a cogliere l atteggiamento dei parmigiani nei confronti del rischio e le principali motivazioni di tale atteggiamento), la prima domanda posta agli intervistati ha riguardato la loro soddisfazione in materia di rendimento ottenuto dagli investimenti effettuati. Su una scala di valori da 1 a 10 il voto medio è stato 5,12. Il risultato non è quindi particolarmente brillante, non raggiungendo nemmeno la sufficienza. Tuttavia, la distribuzione dei voti assomiglia abbastanza da vicino ad una gaussiana, con una forte concentrazione delle frequenze attorno alla media e una coda più consistente sui voti bassi che sui voti alti: il 45,47% del totale si colloca su una valutazione tra il 5 e il 6 e il 70,88% tra il 4 e il 7. Per capire se il giudizio espresso sui rendimenti fosse influenzato dalle caratteristiche del campione e potesse trovare una correlazione con altre risposte dell indagine si sono isolati due sottocampioni. Il primo è stato costruito prendendo in considerazione coloro che avevano fornito un giudizio inferiore a 6 (che per comodità indicheremo da qui in avanti come i meno soddisfatti), il secondo considerando coloro che avevano fornito un giudizio da 6 in su (che per comodità indicheremo da qui in avanti come i più soddisfatti). I più soddisfatti dei rendimenti ottenuti dai loro investimenti sono mediamente più giovani dei meno soddisfatti (il voto medio passa da 5,36 per gli individui da 20 a 39 anni, a 5,06 per quelli con età compresa tra i 40 e i 65 anni, a 4,75 per gli ultrasessantacinquenni), utilizzano in media più banche degli altri (anche in questo caso, il voto medio conferma l affermazione: gli utilizzatori di una sola banca danno un voto medio di 4,82, mentre gli utenti di più banche danno un voto medio di 5,49), sfruttano maggiormente l internet banking ( anche qui il rilievo è confermato dal voto medio: chi utilizza l internet banking da un voto medio di 5,60-che è anche il voto medio più elevato di tutta l indagine- mentre chi non usa l internet banking da un voto medio di 4,94), sono più orientati ad informarsi sugli investimenti (il voto medio di chi legge abitualmente o occasionalmente stampa specializzata è pari a 5,35, mentre quello di chi la legge raramente o mai è 5,03, così il Commento predisposto dal prof. Luciano Munari, Facoltà di Economia dell Università degli Studi di Parma Pagina 1

2 voto medio di chi ritiene utile occuparsi di persona dei propri investimenti finanziari è 5,37 contro un 4,48 di chi lo ritiene inutile), hanno un livello di istruzione mediamente più elevato, sono più propensi al rischio, a valutare le alternative di investimento, a puntare sui rendimenti piuttosto che alla conservazione del capitale, a confrontarsi con una maggiore quantità di interlocutori, a diversificare gli investimenti, ad essere più attenti nella stipulazione dei contratti, a fornire agli intermediari informazioni sulla propria situazione finanziaria, a fornire consigli di investimento ad altri e a rivolgersi ad un consulente indipendente. In sostanza, come ci si poteva attendere, i più soddisfatti dei rendimenti dei propri investimenti sono mediamente più giovani e più predisposti e attivi nell effettuare scelte di portafoglio più consapevoli. Queste conclusioni vengono sostanzialmente confermate dagli incroci effettuati tra le risposte alla prima domanda del questionario e ad alcune altre domande. Tali incroci, tuttavia, ci permettono di approfondire l analisi, presentando una distribuzione più articolata delle correlazioni tra i fenomeni indagati. Così, dall incrocio tra il giudizio sul rendimento degli investimenti e il titolo di studio ci si accorge che se è vero che, nella media, all aumentare del secondo parametro migliora anche il primo, la percentuale di individui che assegna ai propri investimenti un voto piuttosto alto (da 7 a 10) cresce passando da chi possiede solo la licenza media inferiore a chi possiede la licenza media superiore e poi diminuisce all aumentare del grado di istruzione. Il fenomeno va valutato con particolare cautela, anche perché al diminuire del numero delle osservazioni si riduce la significatività dei valori riscontrati, tuttavia se ne potrebbe dedurre che, se le valutazioni non sono eccessivamente influenzate dalla diversità delle tipologie di investimenti effettuati, all aumentare del grado di istruzione aumenta la consapevolezza delle scelte di investimento, ma anche la capacità critica di una loro valutazione ex post. Ad analoghe considerazioni conduce l analisi dell incrocio tra il giudizio sui rendimenti ottenuti dagli investimenti e la frequenza di letture specialistiche: anche in questo caso pare che la lettura abituale della stampa specializzata, oltre a migliorare le capacità di scelta ex ante, consenta anche un miglioramento della capacità di valutazione ex post. Anche l abitudine a confrontare le alternative in materia di rischio aiuta a effettuare investimenti di cui si è mediamente più soddisfatti, tuttavia, anche in questo caso, le votazioni più elevate non sembrano coerenti con questa affermazione. È possibile che i voti più alti, peraltro di numerosità scarsa, siano stati dati da persone fortemente influenzate più da aspetti soggettivi e irrazionali dell investimento (fiducia nel distributore-consulente, fiducia in se stessi senza bisogno di verifica) che da aspetti oggettivi e razionali. In generale, poi, la soddisfazione per i rendimenti ottenuti cresce al diminuire dell avversione al rischio. Ciò potrebbe dimostrare che, nella maggior parte degli individui intervistati, pur essendoci una generica percezione di una relazione diretta tra rischio e rendimento negli investimenti, non c è abbastanza consapevolezza dei termini di scambio tra i due parametri: quando il rischio non si manifesta si è portati, ex post, a porre maggiore attenzione al rendimento nella valutazione degli investimenti effettuati. L atteggiamento nei confronti dell informazione Il giudizio sugli investimenti effettuati dipende molto dalla disponibilità del risparmiatore ad informarsi: senza un adeguato sforzo d informazione sia la valutazione nella fase di scelta che quella in fase di analisi consuntiva non può essere considerata razionale ed oggettiva, ma risulta inevitabilmente condizionata da fattori emotivi e da influenze di origine esterna. In altre parole, si corre il rischio che un investimento ottimale per le caratteristiche dell investitore venga considerato insoddisfacente perché l opinione pubblica, condizionata dai media, è genericamente critica nei confronti dell industria del risparmio o viceversa. Da questo punto di vista emerge che il 50,88% degli intervistati non legge mai quotidiani o riviste a contenuto finanziario specialistico, degli altri, il 17,68% li legge raramente, mentre rispettivamente il 18,46% e l 11,65% del campione lo fa occasionalmente o abitualmente. Solo queste due ultime categorie di risparmiatori (il 30,11%) possono essere quindi classificate nella categoria dei risparmiatori consapevoli e solo il giudizio di questi ultimi può essere considerato affidabile per valutare l efficienza e l efficacia dei servizi di investimento (anche se, a dire il vero, Commento predisposto dal prof. Luciano Munari, Facoltà di Economia dell Università degli Studi di Parma Pagina 2

3 per formarsi una opinione affidabile non basta leggere la stampa specializzata solo nel momento in cui si deve fare un investimento). Le valutazioni fatte dal restante 69,89% di risparmiatori può invece essere utile per indagare l impatto esercitato dai media o dai movimenti d opinione che, sebbene molto utili per evidenziare i problemi generali dell investimento finanziario, hanno poco a che fare con le valutazioni dell investimento del singolo risparmiatore. Se non sorprende constatare che le percentuali più elevate di non lettori si registra tra le categorie professionali meno qualificate e tra i pensionati, sorprende constatare che tra le classi di età sono i più giovani a detenere il primato di non lettori assoluti, così come appare eccessivamente elevata la percentuale del 62,05% di non lettori tra gli utenti dell internet banking, che dovrebbero rappresentare il gruppo di risparmiatori più evoluti. Se è vero che tra gli intervistati vi sono anche risparmiatori con patrimoni modesti, che non giustificano gli sforzi per raggiungere una adeguata competenza in materia finanziaria, una situazione del genere appare un terreno fin troppo fertile per il prosperare di comportamenti opportunistici da parte dei distributori di servizi finanziari, disincentiva pesantemente il diffondersi di servizi di consulenza seria e responsabile, è un forte ostacolo allo sviluppo di una concorrenza salutare nel settore dell industria dei servizi finanziari. Fortunatamente, il 72,49% degli intervistati ritiene utile occuparsi dei propri investimenti finanziari. Il rilievo può apparire ovvio, ma non è così se il 26,25% è convinto che sia inutile occuparsene. Può essere interessante capire le motivazioni di fondo di quest ultimo atteggiamento, apparentemente incomprensibile dal punto di vista razionale. Dall indagine emerge che solo l 8,8% di questi risparmiatori non si occupa dei propri investimenti per svogliatezza, le ragioni più importanti sono la consapevolezza di non avere le conoscenze adeguate per farlo (36,34%) e una sostanziale sfiducia nell industria dei servizi finanziari (29,41%), evidentemente sviluppata non per esperienza diretta. Questi risultati sottolineano come, alla base dei problemi dell industria dei servizi finanziari in Italia ci sia una sostanziale carenza informativa e formativa dei risparmiatori. Peraltro, la disponibilità a farsi guidare nell apprendimento dei temi della finanza non è molto diffusa: il 45,68% del campione, infatti, non è disponibile a dedicare un ora al mese per ricevere dagli intermediari informazioni sui rischi relativi ai propri investimenti. Le percentuali più elevate di persone disponibili a dedicare tempo all analisi guidata del problema sono gli utenti dell internet banking e i lettori abituali della stampa specializzata. La cosa è solo apparentemente sorprendente: chi capisce qualcosa di finanza sa quanto sia importante il confronto con gli esperti e quindi è disponibile a dedicare parte del suo tempo a questa attività, gli altri sono molto probabilmente condizionati dalla bassa reputazione generalmente attribuita agli intermediari finanziari. L atteggiamento nei confronti del rischio Il giudizio sui rendimenti degli investimenti effettuati va peraltro interpretato alla luce dell atteggiamento verso il rischio 1, sia in termini di consapevolezza del problema, sia in termini di grado di avversione ad esso. Da questo secondo punto di vista emerge dall indagine la decisa avversione al rischio da parte della maggior parte del campione esaminato. Si registra infatti una distribuzione delle risposte fortemente crescente dal livello di maggiore propensione al rischio (2,25%) al livello di massima avversione (42,46%), passando per i livelli intermedi rappresentati da un orientamento a preferire investimenti con buoni rendimenti e rischio discreto (13,89%) e da un orientamento a guadagni discreti in presenza di un rischio modesto (37,75%). Sotto la media in termini di avversione al rischio si collocano i clienti di più banche, i possessori di servizi di internet banking, i gruppi professionali rappresentati da impiegati, insegnanti e dirigenti, dai liberi professionisti e imprenditori e dai non classificati (altro), i più assidui lettori di stampa 1 È opportuno precisare che nella ricerca il rischio è stato identificato prevalentemente col rischio di perdita di capitale. Se ciò non è corretto dal punto di vista finanziario, la scelta è stata fatta per semplificare il concetto nei confronti degli intervistati. Commento predisposto dal prof. Luciano Munari, Facoltà di Economia dell Università degli Studi di Parma Pagina 3

4 specializzata, chi ritiene utile occuparsi dei propri investimenti e gli intervistati più giovani (l avversione al rischio cresce con l età). Naturalmente, poiché gli unici impieghi del risparmio che in Italia assicurano sempre il rimborso del capitale sono i conti correnti e, d altra parte, il correlato quantitativo di guadagni limitati è soggettivo, è comprensibile come il giudizio sulla soddisfazione dei rendimenti ottenuti sia inversamente correlato all avversione al rischio: chi è meno avverso è più soddisfatto. Abbastanza 2 coerenti, anche se non facilmente realizzabili, sono le prime preoccupazioni della maggior parte di chi decide di effettuare un investimento: la percentuale più elevata di intervistati (38,74%) dichiara di pensare a non perdere il capitale, mentre il 25,47% è addirittura convinto di poter ottenere un rendimento certo: in pratica, il 64,21% del campione non troverà mai l investimento in grado di soddisfarlo pienamente. Relativamente pochi sono invece coloro che, dovendo effettuare un investimento sono aperti ad esaminare con attenzione le alternative esistenti (18,81%) o a cercare di capire bene ciò che viene proposto (15,16%): questa mancanza di disponibilità all ascolto è la peggiore barriera alla realizzazione di una gestione del risparmio consapevole e alla creazione di un efficiente mercato dell offerta di servizi finanziari. Non sorprende che, data la situazione tracciata, solo il 6,11% del campione dichiari che non esiste una forma di investimento in assoluto più sicura delle altre e che solo il 22,95% confessi di non sapere rispondere alla domanda di quale sia l investimento più sicuro in assoluto. Il 49,05% del campione è concorde nell affermare che l investimento più sicuro in assoluto sono i titoli di Stato, seguiti a notevole distanza dall investimento in abitazioni (7,72%). L affermazione è certamente il risultato della sfiducia che i risparmiatori hanno maturato nei confronti del sistema finanziario in questi anni, tuttavia dimostra che, anche nel caso dell investimento più tradizionale, non sono chiari i rischi che si corrono nell effettuarlo. Fortunatamente, la maggior parte degli intervistati (66,11%) non si azzarda a dare consigli di investimento ad altri: quelli che lo fanno qualche volta (26,32%) o spesso (5,47%), si sbilanciano più con gli amici e i parenti che con i familiari più stretti (forse anche perché gli investimenti vengono fatti coinvolgendo già tutta la famiglia). Chi è più propenso a dare consigli agli altri è anche chi è meglio in grado di darne: si tratta degli stessi segmenti che in precedenza sono stati indicati come gli investitori più consapevoli del campione. I rapporti con gli intermediari Sulla valutazione degli investimenti effettuati incide anche il comportamento degli intermediari: la soddisfazione dipende dalle aspettative che si formano ex ante. Una prima domanda del questionario per indagare questo aspetto riguardava le modalità di presentazione del rischio. Il risultato ottenuto dimostra che la modalità più diffusa di presentazione dei rischi degli investimenti (nel 63,23% dei casi) è rappresentata dalla classificazione in livello di rischio basso, medio e alto. Si tratta di un approccio classico ed evidentemente non errato, tuttavia, si possono nutrire dei dubbi che si tratti di un metodo adatto a far comprendere ad un interlocutore inesperto (come si è dimostrato essere nella maggior parte dei casi l investitore privato di massa) la vera entità dei rischi da fronteggiare. Solo nel 14,67% dei casi vengono utilizzati approcci più espliciti come il livello massimo di perdita del capitale investito: in realtà, se non si quantifica l entità del rischio è difficile che un interlocutore inesperto riesca a dare il giusto peso al rischio corso e la valutazione ex ante rischia di essere effettuata solo sulla base del rendimento atteso (il cui significato non è conosciuto al vasto pubblico). Un aggravante di questa situazione è il fatto che nel 74,74% dei casi non vengono mai richieste informazioni scritte sulla valutazione del rischio: è difficile ricordarsi a consuntivo delle informazioni ottenute al momento della scelta dell investimento, soprattutto quando queste sono generiche e lasciate ad una interpretazione soggettiva. 2 Nel testo si dice abbastanza coerenti dal momento che solo il 50,98% di chi desidera un rendimento certo e il 58% di chi non vuole perdere il capitale si dichiara poi assolutamente avverso la rischio. Commento predisposto dal prof. Luciano Munari, Facoltà di Economia dell Università degli Studi di Parma Pagina 4

5 Ulteriore nota negativa è rappresentata dal fatto che il 52,21% degli intervistati non esamina il prospetto informativo o lo fa solo sommariamente (mentre effettua l operazione) prima di firmare il contratto: solo il 45,61% porta a casa il prospetto informativo per esaminarlo con attenzione. Il motivo principale per cui si firma il contratto senza esaminare il prospetto è il timore di dare l idea di non fidarsi del proprio interlocutore (49,7% dei casi). Questa barriera psicologica appare molto potente e dovrebbe essere tenuta presente dalle autorità di vigilanza nella definizione della normativa in materia. In questo quadro abbastanza sconfortante appare interessante notare che solo il 32,14% degli intervistati non effettua mai confronti con alternative di investimento (nella maggior parte dei casi perché non ci si è mai posti il problema o perché non ci si ritiene in grado di valutare le alternative e si ha piena fiducia nella propria banca). Ben il 65,58% degli intervistati confrontano, qualche volta o sempre, alternative di investimento differenti, privilegiando le banche come interlocutori per effettuare tali confronti. E questo risultato appare stabile nel tempo, dal momento che il 68,98% degli intervistati è disposto in prospettiva a mettere a confronto l offerta di più interlocutori. Naturalmente, per trarre giovamento da questa disponibilità è necessario disporre delle conoscenze necessarie per valutare le alternative. Ma gli investimenti finanziari oltre a un rischio oggettivo, presentano anche un rischio soggettivo, dipendente cioè dal portafoglio in cui sono inseriti (un attività molto rischiosa può anche ridurre il rischio complessivo di un portafoglio finanziario, se scelta opportunamente) e dalle caratteristiche dell investitore. Per tenere conto di questi aspetti nella definizione della strategia di investimento è però opportuno che l intermediario finanziario raccolga informazioni sul risparmiatore (naturalmente l intermediario deve saperle e volerle utilizzare). Purtroppo, anche in questo caso, i risultati dell indagine non sono confortanti: l 84,91% degli intervistati non si ricorda di avere firmato un prospetto nel quale si chiede di illustrare la propria situazione finanziaria e il 9,19% che si ricorda di averlo fatto, ha firmato la liberatoria per la banca. Del resto, la disponibilità a fornire informazioni sulla propria situazione finanziaria non è diffusa come ci si dovrebbe aspettare: il 41,82% degli intervistati non è disponibile a fornire informazioni più dettagliate, nella maggior parte dei casi, per mancanza di fiducia nel proprio interlocutore. Il fenomeno sottolinea quanto sia ancora elevato il livello di soggezione del risparmiatore medio nei confronti degli intermediari finanziari: non si vogliono fornire informazioni perché non ci si fida, ma non si leggono i prospetti informativi perché non si vuole dare l impressione di non fidarsi dell interlocutore. In realtà, il fenomeno può avere una spiegazione molto ragionevole e comprensibile: il risparmiatore medio ripone fiducia nell interlocutore bancario cui si rivolge per fare le sue scelte di investimento, ma non nell istituzione che rappresenta (e che, sembra di capire, potrebbe utilizzare in modo distorto le informazioni raccolte). Forse sarebbe opportuno informare il risparmiatore medio che nella maggior parte dei casi i termini della sua valutazione dovrebbero essere invertiti. Uno dei motivi per cui la clientela può ragionevolmente perdere la fiducia negli intermediari finanziari è rappresentato dalle occasioni di conflitto di interessi. Nell indagine si è cercato di indagare se la clientela investitrice percepisce alcune di queste occasioni e a quali attribuisce maggiore importanza. Su una scala da 1 a 10, il conflitto maggiormente percepito è quello derivante dall interesse della banca a vendere i prodotti che possono assicurarle i maggiori margini di profitto (voto medio 8,27), seguito da quello generato dai vincoli di budget agli addetti alle vendite delle banche (voto medio 7,38), da quello generato dal fatto che la banca ha erogato finanziamenti ai clienti di cui vende i titoli di debito (voto medio 7,13) e da quello generato dal fatto che la banca vende i titoli che detiene in portafoglio (voto medio 6,96). In generale, quindi, si può affermare che i risparmiatori percepiscono con notevole intensità le possibilità di conflitti di interesse cui sono esposti gli intermediari finanziari, con evidenti effetti negativi sulla fiducia in essi riposta. E questo nonostante che nel 74,67% dei casi non sia mai stata firmata alcuna clausola relativa al conflitto di interessi. Date queste premesse sorprende allora che il 38,46% degli intervistati dichiari che non si rivolgerebbe mai ad un consulente indipendente e che il 27,09% manifesti incertezza nel suo utilizzo, soprattutto perché la mancanza di fiducia è la motivazione citata nel 98,97% dei casi. Commento predisposto dal prof. Luciano Munari, Facoltà di Economia dell Università degli Studi di Parma Pagina 5

6 Evidentemente non si ritiene che il consulente sia veramente indipendente o che presenti alcuni dei problemi di conflitti di interesse tipici degli altri intermediari finanziari, come quello di consigliare i prodotti da cui riceve le commissioni più elevate dal produttore. Per evitare questa percezione occorrerebbe che i consulenti indipendenti non percepissero commissioni di vendita dai produttori di servizi finanziari, come accade per i broker assicurativi, ma venissero pagati dai loro clienti: si tratta di una prassi cui i risparmiatori italiani non sono abituati e ci si domanda se sarebbero disposti a pagare per il servizio di consulenza finanziaria ottenuto, in alternativa non potranno lamentarsi della bontà di tale servizio. Analisi per clusters Al fine di verificare se le risposte al questionario potessero consentire l individuazione di raggruppamenti di individui tra loro omogenei dal punto di vista dell atteggiamento nei confronti degli investimenti in attività finanziarie si è condotta una cluster analysis avente come punti di riferimento le risposte alle domande relative al giudizio sui rendimenti (definita sinteticamente: giudizio), all utilità percepita di occuparsi degli investimenti (definita sinteticamente: utilità), a ciò che si pensa in prima battuta quando si vuole fare un investimento (definita sinteticamente: orientamento), alla propensione al rischio, alla disponibilità a fornire informazioni (dispinfo), alla disponibilità a dedicare del tempo a studiare i problemi dell investimento (dispstudio), all orientamento a confrontare alternative di investimento (confrischio), alla propensione a fornire consigli ad altri (consigli), all interesse verso consulenti finanziari indipendenti (consulente fin), alla percezione dei conflitti di interesse degli intermediari finanziari, sia nel senso che tendono a vendere i titoli su cui ottengono maggior profitto (vende per profitto), sia nel senso che vendono titoli che hanno già in portafoglio (vende titoli suoi), sia nel senso che l addetto della banca è premiato in funzione del tipo di titoli che vende (budget), sia nel senso che la banca vende i titoli delle aziende che ha finanziato (titoli finanziati). Per eliminare fenomeni di multicollinearità, prima della cluster analysis si è condotta un analisi fattoriale, metodo delle componenti principali. Da tale analisi è emerso che 4 fattori spiegano il 50.64% della variabilità dei fenomeni indagati. Un primo fattore raggruppa le quattro variabili che riguardano la percezione dei conflitti di interesse, segno che, al di là delle valutazioni specifiche, la distribuzione delle risposte è abbastanza omogenea tra i vari tipi di conflitti individuati (per semplicità si è definito questo fattore: percezione dei conflitti). Un secondo fattore raggruppa le variabili dell orientamento assunto nel momento di investire, dell interesse a usare un consulente finanziario e della propensione al rischio, segno che chi è più propenso ad accettare i rischi dell investimento è anche più sensibile all offerta di consulenza indipendente e a raggiungere un adeguato livello di consapevolezza su ciò che fa prima di investire (per semplicità si è definito questo fattore: atteggiamento verso il rischio). Un terzo fattore raggruppa i giudizi sui rendimenti ottenuti, la percezione dell utilità ad occuparsi degli investimenti e la disponibilità a confrontare alternative, segno che chi è più soddisfatto dei suoi investimenti è anche abituato a fare confronti ex ante e riconosce l utilità di impegnarsi nella fase di scelta (per semplicità si è definito questo fattore: soddisfazione consapevole). Un quarto fattore raggruppa la disponibilità a fornire informazioni, a studiare il problema dell investimento e a fornire consigli ad altri, segno che chi è disposto a fornire informazioni è anche orientato a studiare e a comunicare agli altri i risultati delle sue analisi (per semplicità si è denominato questo fattore: atteggiamento verso le informazioni). Si è quindi deciso di condurre la cluster analysis sulla base di questi 4 fattori. In questo modo si sono potuti isolare quattro clusters. Un primo cluster, il più consistente poiché comprende 653 individui, pari al 45,82% del totale, si caratterizza per essere il più avverso al rischio e il più sensibile ai conflitti di interesse degli intermediari. Abbastanza soddisfatto del rendimento degli investimenti effettuati, questo cluster è leggermente più propenso degli altri a confrontare più alternative di investimento dal punto di vista del rischio e presenta una disponibilità mediobassa a fornire informazioni e ad applicarsi allo studio delle scelte di investimento. Potremmo sinteticamente definire questo cluster come quello degli investitori prudenti dubbiosi. Il secondo Commento predisposto dal prof. Luciano Munari, Facoltà di Economia dell Università degli Studi di Parma Pagina 6

7 cluster, che comprende 84 individui (5,89% del totale) può invece essere denominato il cluster degli investitori sfiduciati, poiché si caratterizza per la presenza di valori negativi su tutti i fattori (peraltro è quello che è meno sensibile ai problemi di conflitti di interesse). Il terzo cluster, composto da 377 individui (26,46% del totale) si caratterizza per un bassissimo valore del grado di soddisfazione. Potremmo quindi definirlo come il cluster degli investitori insoddisfatti. Il quarto cluster, infine, costituito da 311 individui (21,82% del totale) è il più orientato ad accettare i rischi degli investimenti, compensando la sua propensione al rischio con una buona disponibilità a cercare di capire ciò che sta per fare e ad affidarsi alla competenza di un consulente indipendente. Si tratta peraltro di un segmento meno disponibile di altri a dedicare tempo allo studio delle scelte di investimento, a fornire informazioni e dare consigli. Tutto sommato, in sintesi, potremmo attribuire a questo segmento la denominazione di investitori consapevoli. Come era già emerso sulla base delle riflessioni precedenti, gli investitori consapevoli si distinguono dagli altri segmenti per una maggiore multibancarizzazione, un età mediamente più giovane, un grado di istruzione leggermente superiore, un maggior uso dell internet banking, una maggiore disponibilità ad informarsi autonomamente (forse per questo sono meno disponibili a studiare e fornire informazioni) e appartengono a classi professionali mediamente più ricche. Gli sfiduciati si distinguono per la più bassa disponibilità ad informarsi autonomamente, mentre gli insoddisfatti sono più monobancarizzati degli altri. Commento predisposto dal prof. Luciano Munari, Facoltà di Economia dell Università degli Studi di Parma Pagina 7

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