LETTERA AGLI EFESINI

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1 LETTERA AGLI EFESINI Introduzione Il tema centrale della lettera agli Efesini è quello del disegno di Dio (mistero ), fissato da tutta l eternità, rimasto velato lungo i secoli, eseguito in Gesù Cristo, rivelato all Apostolo, annunziato alla Chiesa. Questo mistero è celebrato come una realtà universale, terrena e celeste allo stesso tempo, o meglio, come la realizzazione attuale dell opera di Dio, l opera della nostra creazione. La sua espansione, a partire da Cristo, che ne è il capo, fino alle dimensioni complete previste da Dio, costituisce la vasta prospettiva verso cui l autore dirige lo sguardo dei credenti. Questo dinamismo si esprime nelle immagini incrociate della crescita del corpo e della edificazione della casa di Dio. Nella fede, nella conoscenza e nell obbedienza i cristiani diventano creature nuove, inseriti col battesimo in quell unico corpo dove sono riuniti Israele e le nazioni pagane. Appaiono così come il nucleo della riunificazione dell universo. Efesini fa parte delle lettere dette della prigionia. Il quadro storico è il medesimo di Colossesi e Filemone. Paolo si trova in carcere (Ef 3, 1;4, 1; 6, 20; Fm 9, ; Col 4, ), è circondato dagli stessi compagni, incarica Tichico di una medesima missione ( Col 4, 7-8; Ef 6, ). Tuttavia questi accostamenti sono tali che fanno sorgere un problema. Si constata in Efesini che tutti i dettagli che contengono particolari o notizie sono presi quasi alla lettera da Colossesi (Ef 6, 21-22). Inoltre l autore non conosce personalmente i destinatari (1,15 ) e la lettera non può quindi essere stata indirizzata alla chiesa di Efeso, dove Paolo era vissuto per anni. D altra parte molti manoscritti omettono nel primo versetto l indicazione di Efeso ( Ef 1, 1 ) ; inoltre fin dall antichità alcuni hanno pensato che fossa stata indirizzata ai cristiani di Laodicea. Per questi e vari motivi interni alla lettera, gli studiosi hanno formulato varie opinioni sull autore, i destinatari, la data di composizione. Le opinioni possono essere così riassunte: 1 La lettera non fu scritta da Paolo, ma da un cristiano della generazione successiva, in un ambiente molto influenzato dalle idee paoline. 2 Paolo avrebbe affidato ad un segretario la stesura dello scritto, dopo avergli fornito alcune direttive; questi avrebbe tenuto presente anche la lettera ai Colossesi. 3 La lettera è di Paolo, dell ultimo periodo della sua vita, scritta durante la prigionia di Roma, essa rappresenta una delle riflessioni più mature dell Apostolo: in primo piano non vi sono problemi particolari, ma gli aspetti più generali ed essenziali del mistero della salvezza, compiuto in Cristo e presente nella Chiesa. Lo scritto fu concepito quasi come una lettera circolare, indirizzato ad un gruppo di

2 giovani comunità dell Asia, che Paolo non aveva conosciuto direttamente, ma che sapeva non ancora perfettamente salde nella fede. Una di queste comunità potrebbe essere quella di Laodicea, alla quale l Apostolo indirizzò una lettera, altrimenti perduta ( Cf Col 4, 16 ). In una certa misura il nostro scritto è anche una ripresa di temi che, in forma meno generale, Paolo aveva già svolti nella lettera ai Colossesi. L indirizzo agli Efesini è senza dubbio tardivo, dovuto a qualche circostanza che ci rimane ignota. Quest ultima spiegazione ha il notevole vantaggio di conciliarsi piuttosto bene con le opinioni tradizionali.

3 Capitolo 1 Indirizzo e saluto 1 Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso, credenti in Cristo Gesù: 2 grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo. 3 Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. 4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, 5 predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, 6 secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; 7 nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. 8 Egli l`ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, 9 poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto, nella sua benevolenza, aveva in lui prestabilito 10 per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. 11 In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente, conforme alla sua volontà, 12 perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. 13 In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, 14 il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria. Supremazia di Cristo 15 Perciò anch`io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell`amore che avete verso tutti i santi, 16 non cesso di render grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. 18 Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi 19 e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l`efficacia della sua forza 20 che egli manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, 21 al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro. 22 Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, 23 la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose. Indirizzo e saluto La lettera ha un mittente e dei destinatari, sebbene non siano nominati. Gli indirizzi delle altre lettere paoline contengono l indicazione del luogo dove è diretta. La mancanza del recapito probabilmente è dovuta all origine stessa della lettera, nata come scritto destinato a circolare fra le comunità della Frigia, spiritualmente indipendenti ( cf Col 2, 1; 4, ). PAOLO APOSTOLO ( 1 ) Paolo scrive come apostolo, dotato di pieni poteri, conferitigli da Dio per mezzo di Gesù Cristo. L apostolato non è giustificato in base ad una scelta fatta dagli uomini; è un atto della volontà di Dio, che associa l uomo per attuare il piano di salvezza. AI SANTI (3 ) Santi sta per il significato originale del termine, ossia segregati dal mondo e consacrati a Dio. Col battesimo si diventa consacrati a Dio, uniti a Cristo, tempio dello Spirito Santo. I destinatari sono detti anche credenti, perché è la fede, insieme al battesimo, che ci fa cristiani. IN EFESO (3 ) L indicazione in Efeso manca nei migliori manoscritti e si può presumere che non sia originale. GRAZIA E PACE (2 ) Il doppio augurio è abituale in Paolo. La grazia non corrisponde soltanto all augurio greco di gioia ( charis ), ma implica la misericordia divina rivelata nelle Scritture, una bontà che riguarda l intero

4 piano divino, come volontà di salvezza e di accoglienza di un umanità lontana da Dio.. La pace si identifica con la pienezza dei doni del Regno di Dio ed è il dono per eccellenza di Dio. Grazia infinita Paolo inizia subito con un cantico al piano salvifico di Dio, che sostituisce il ringraziamento e fa pensare al Magnificat o al Benedictus. Ma i canti di Maria e di Zaccaria hanno un motivo grande per quelle esplosioni di lode, mentre sembrerebbe che l Apostolo, prigioniero, malato, affaticato per la cura delle chiese, in un certo senso nelle tenebre, non avesse motivi per tanto gioioso ringraziamento. Ma questo è Paolo, il cristiano, che immagina i suoi correligionari stracolmi di gioia e di gratitudine per la fede. BENEDETTO SIA DIO ( 3 ) Questa tipo di benedizione posta all inizio dell inno era comune nel giudaismo. Il salmo 71 così esclama Benedetto il Signore, Dio d Israele Qui però non si parla del Dio d Israele ma di Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. CON OGNI BENEDIZIONE SPIRITUALE ( 1 ) Sono benedizioni spirituali quelle elargite da Cristo, provenienti dallo Spirito, ben diverse dalle realtà della carne, della condizione umana abbandonata alle sue forze. CI HA BENEDETTI NEI CIELI, IN CRISTO ( 1 ) La benedizione di Dio è fatta nei luoghi dove è il Padre e allora si riteneva che Dio fosse nei cieli. Dio benedice tutti in Cristo. PRIMA DELLA CREAZIONE DEL MONDO ( 4 ) Il nuovo popolo non è un improvvisazione, ma un progetto eterno, che nella mente di Dio, occupa un posto superiore allo stesso piano della creazione. PER ESSERE SANTI ( 4 ) Essere in Cristo fin dall eternità indica le caratteristiche del popolo eletto; i cristiani devono essere santi, segregati da ogni cosa non santa e riservati al servizio di Dio. L appartenenza a Dio domanda una vita intemerata. PREDESTINANDOCI (5 ) E un piano di Dio, una predestinazione, che però non influisce sulla libertà personale, perché si tratta della Chiesa come tale e non dei membri di ciascuna comunità, che entrano liberamente a farne parte. FIGLI ADOTTIVI ( 5 ) La chiesa, secondo il piano prestabilito da Dio, è uno spazio nel quale gli uomini divengono suoi figli adottivi. Gesù Cristo è il Figlio naturale che, con la incorporazione dei credenti nella sua persona, li trasforma in figli adottivi. SECONDO IL BENEPLACITO ( 5 ) Gli uomini e le donne che formano la Chiesa non hanno meriti maggiori di qualsiasi altro gruppo umano. La scelta, la predestinazione, l adozione filiale sono atto esclusivo, sovranamente libero di Dio. A LODE E GLORIA ( 6 ) Dio che agisce secondo il proprio giudizio con libertà sovrana, determina il cammino della comunità verso la salvezza e la mette in grado di cantare la sua lode. FIGLIO DILETTO ABBIAMO REDENZIONE ( 7 ) Il Signore nel suo Figlio diletto ci ha donato la sua grazia, che si concretizza nel perdono dei peccati. REDENZIONE MEDIANTE IL SUO SANGUE (7 ) La nostra liberazione è avvenuta nella morte di Gesù Cristo RICCHEZZA (7 ) SAPIENZA E INTELLIGENZA (8) L opera della salvezza è un atto d amore proporzionato alla ricchezza di Dio, il quale ha perdonato i peccati con somma saggezza e intelligenza. RICAPITOLARE IN CRISTO (10 ) Il disegno salvifico, rivelato nella pienezza dei tempi, consiste nell orientare verso Cristo tutta la creazione. E un mistero, cioè un piano misterioso. Nemmeno i profeti potevano pensare che il Messia sarebbe diventato capo non solo d Israele e dell umanità intera ma di ogni realtà: spiriti celesti, uomini, universo. Il piano di Dio che orienta tutto a Cristo e che arriva a pienezza quando tutto sarà a lui orientato, è stato rivelato agli Apostoli e per mezzo loro a tutti gli uomini.

5 FATTI ANCHE EREDI (11 ) Come il popolo eletto ebbe in eredità la terra, così il nuovo popolo di Dio ha come eredità il cielo. ( Col 1, 12 ). Questa eredità che avremo in pienezza alla fine, in parte è già donata alla comunità cristiana. Ciò avviene, in conformità al piano di Dio. NOI CHE PER PRIMI ( 12 ) I cristiani provenienti dal Giudaismo e Paolo, come Israeliti credenti, erano già in Cristo nella speranza, già orientati a Lui nelle aspettative dei loro padri. IN LUI ANCHE VOI (13 ) Anche i cristiani provenienti dal paganesimo hanno ora ottenuto di partecipare alla elezione per mezzo del Vangelo, parola di verità. Chi ascolta questa parola è salvo. IL SUGGELLO ( 13 ) Tutti gli evangelizzati sono stati sigillati con un segno di protezione, di appartenenza a Dio, di partecipazione alla Nuova Alleanza. Il sigillo è il Battesimo, in cui è donato lo Spirito Santo. CAPARRA (14 ) Lo Spirito Santo è caparra della salvezza piena, solida garanzia della completa redenzione che possederemo. Preghiera e illuminazione Il brano che segue si divide in due parti; la prima (15-20 ) è una preghiera che si riferisce ai doni spirituali della conoscenza, della rivelazione e della comprensione; la seconda (20-23 ) è con probabilità proveniente fondamentalmente da un inno della liturgia comunitaria, e contiene alcuni degli elementi tradizionali degli inni a Cristo: risurrezione, dimora alla destra del Padre, sottomissione dell universo, sovranità sul cosmo. PERCIO ANCH IO (15 ) Ora comincia il vero corpo della lettera, con un rendimento di grazie per la vita di fede in Gesù ( fede nel Signore) dei destinatari e dell amore, che non è che la stessa vita di fede nel suo tratto più caratteristico, fede che si attiva attraverso la carità (Gl 5, 6 ). IL DIO DEL SIGNORE NOSTRO (17 ). La preghiera, che inizia con questo versetto e termina al 20, è rivolta a Dio presentato come Padre del Signore nostro Gesù Cristo, cioè del Messia glorificato e come Padre della gloria. VI DIA (17 ) Al Padre viene chiesto uno spirito di intelligenza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. Vengono richiesti tre doni che troviamo accostati anche nella letteratura sapienziale e in quella apocalittica giudaica ( es Enoch 49, 3 ) e probabilmente indicano una più profonda conoscenza dovuta allo Spirito divino. ILLUMINARE GLI OCCHI (18 19) Il momento di tale conoscenza è con probabilità il battesimo; a ciò pare alludere l espressione illumini gli occhi della vostra mente, dato che illuminare è un termine sacramentale cultuale. E segnalato in concreto l oggetto della conoscenza: la speranza richiesta dalla divina chiamata, la ricchezza dell eredità celeste promessa e la straordinaria grandezza della sua potenza di Dio. Queste tre indicazioni puntualizzano tre aspetti essenziali della gnosi cristiana : la speranza fondata sulle promesse divine, la ricchezza della gloria dell eredità tra i santi ( santi forse nel senso di angeli ), cioè il patrimonio di beni riposti in cielo; e la grandezza della sua potenza, cioè la grandezza divina, in particolare riguardante ciò che ha fatto per i cristiani. CHE EGLI MANIFESTO (20 ) Della grandezza di Dio viene presentata come prova definitiva il fatto che risuscitò dai morti Gesù Cristo. LO RISUSCITO DAI MORTI (20 ) Il versetto 20 è il termine della preghiera dei versetti e l inizio dell inno seguente (20-23 ). L inno presenta la glorificazione di Cristo vista nella sua totalità: risurrezione ( lo risuscitò dai morti ), e la partecipazione al potere supremo ( le fece sedere ), al di sopra di tutte le potenze ( al di sopra di ). OGNI PRINCIPATO E AUTORITA ( 21 ) Per quanto riguarda l elevazione di Cristo al di sopra di ogni altra forza, i termini usati di principato, autorità, potenza, dominazione fanno parte dell elenco tradizionale ( es Col 1, 16; 2, 10 ),

6 delle potenze celesti anche se non completo e senza distinzione tra potenze benefiche e malefiche. Il versetto dice che tutto il mondo degli spiriti sta sotto il dominio di Cristo. DI OGNI ALTRO NOME (21 ) Col temine nome s intende ogni essere qualunque sia la sua denominazione. Tutto è soggetto a Cristo, sia in questo eone ( secolo), che in quello futuro. Da notare che la successione dei due eoni non è puramente cronologica, infatti i battezzati hanno già gustato le attrattive dell eone (secolo ) futuro. TUTTO INFATTI HA SOTTOSTO (22 ) Con l immagine del re orientale vittorioso col piede sulla nuca del nemico sconfitto (cf Sl 8, 7 ) è descritta la sublime esaltazione di Cristo che ha tutto sotto di sé: l universo intero è alle sue dipendenze. La sovranità di Cristo, è su tutte le potenze, favorevoli o contrarie a Dio. La glorificazione di Cristo ha operato la riconciliazione e la riunificazione di tutti gli elementi cosmici, la pacificazione del mondo in se stesso diviso e dilaniato, la ricostruzione dell unità del mondo perduto per il peccato. A CAPO DELLA CHIESA (23 ) Con la glorificazione di Cristo l inno dovrebbe concludersi e invece prosegue con una conclusione apparentemente sorprendente. Viene introdotto il discorso della Chiesa, che è definita il suo corpo. Non si tratta di un corpo, ma del corpo suo, di Cristo. E detto che i cristiani hanno un unità organica con Cristo, sono un essere con lui. Questa organica unità riafferma anche che i cristiani dipendono da Cristo capo, a cui tutto è sottomesso. Nelle lettere agli Efesini e ai Colossesi l immagine del corpo è più approfondita e sottolinea la dipendenza assoluta della Chiesa a Cristo; questi, Signore dell universo, lo è in modo particolare della Chiesa, che è lo spazio della pienezza di Dio e di Cristo, cioè il luogo dove si è stabilita ed è presente la pienezza di quel Cristo, che per suo mezzo tutto include. La pienezza della Chiesa è Cristo stesso, che compie tutto in tutti. Efeso: Casa della Madonna

7 Capitolo 2 Gratuità nella salvezza 1 Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, 2 nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell`aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. 3 Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d`ira, come gli altri. 4 Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, 5 da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. 6 Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, 7 per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. 8 Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; 9 né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. 10 Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo. Giudei e pagani uniti in Cristo 11 Perciò ricordatevi che un tempo voi, pagani per nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi perché tali sono nella carne per mano di uomo, 12 ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d`israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo. 13 Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. 14 Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l`inimicizia, 15 annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16 e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l`inimicizia. 17 Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. 18 Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. 19 Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, 20 edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. 21 In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22 in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito. Salvezza per grazia I dieci versetti che seguono, da alcuni sono detti la piccola lettera ai Romani, perché trattano lo stesso tema di quella lettera. L autore si rivolge ai destinatari ricordando la loro situazione prebattesimale. Erano morti e incapaci di salvezza e Dio li ha salvati nella sua misericordia. ANCHE VOI (1 ) L autore rivolgendosi ai destinatari dice che erano morti, come viene insegnato nella catechesi cristiana, cioè lontani da Dio, in una situazione di non salvezza, per le trasgressioni e i peccati, (per le vostre colpe e i vostri peccati), manifestazione di un esistenza vissuta nella ribellione, nella disobbedienza. ALLA MANIERA DI QUESTO MONDO ((2 ) Essi vivevano alla pagana, secondo la moda di questo mondo, cittadini, per così dire, del mondo dei nemici di Dio, sottomessi al principe delle potenze dell aria, personificazione delle potenze negative ( cf Ef 1, 21 ), sotto la dominazione di forze oscure che si pensava occupassero l aria, ossia lo spazio delle sfere celesti sopra le quali abita la Deità; queste potenze creavano un muro tra Dio e l uomo, ne oscuravano le relazioni; il linguaggio è mitico, ma esprime la realtà dell uomo che, facendo il male, non riesce ad attuare la comunione fraterna con tutti. SPIRITO CHE ORA OPERA ( 2 ) Lo stesso principe delle potenze dell aria spadroneggia tra gli infedeli.

8 NEL NUMERO ( 3 ) Paolo riflettendo sulla condizione sua e dei suoi correligionari dice che anche i Giudei, trasgredendo la legge per seguire le attrattive della natura corrotta, al pari di tutti gli uomini, sono caduti sotto la collera di Dio ( Rm4, 15 ). Gentili e Giudei, ossia l intera umanità considerata dal punto di vista religioso, non hanno scampo, essendo dominati dal peccato. Paolo parla in definitiva degli effetti del peccato originale. MA DIO ( 4 ) La disperata situazione umana di non salvezza di giudei e pagani viene capovolta. Ma Dio solo poteva intervenire a questo punto ed è intervenuto, con un intervento gratuito, che procede dall amore: (ricco di misericordia.. grande amore ci ha amati ). DA MORTI (4 ) Noi eravamo morti, separati da Dio e non c era nulla in noi di amabile. Ma l amore di Dio non ha bisogno, come l amore umano di essere suscitato dall amabilità del suo oggetto, anzi l oggetto diventa amabile perché Dio lo ama. L amore di Dio si volge non all uomo pentito, preparato alla nuova creazione, ma all uomo peccatore. Riecheggia il pensiero di Romani: Quando eravamo ancora nemici, per la morte del Figlio suo siamo stati riconciliati ( Rm 5, 8 ss), RIVIVERE CON CRISTO (5 ) Dio ha dimostrato di amare l uomo non attraverso la legge, ma tramite Gesù Cristo. PER GRAZIA ( 5 ) Paolo pone l accento su per grazia. Questa è l idea che gli sta particolarmente a cuore e che ripete continuamente. SALVATI (5 ) Dio ci ha salvati e non si è limitato a toglierci fuori dalla morte. Noi siamo salvati per comunione al destino di Gesù, che Dio ha innalzato nei cieli, al di sopra delle potenze cosmiche. Con lui noi siamo anche risuscitati e assunti in cielo. L autore guarda alla situazione dell umanità dalla fase finale e la vede già esperimentata come vera nella nostra situazione presente, che è già trasfigurata, dato che il nostro destino futuro è già realizzato in Cristo. Certo ora ciò noi lo viviamo nella speranza, che non ci esonera dall impegno, ma di ciò che saremo abbiamo piena garanzia. PER MOSTRARE (7 ) Di ogni misericordia, di ogni carità, il fine ultimo è la gloria di Dio. E dunque con ammirazione sempre nuova per tutta l eternità deve essere riconosciuta e glorificata la smisurata grandezza della grazia di Dio, che si manifesta nella bontà da lui usataci in Cristo Gesù. PER QUESTA GRAZIA (7 ) Torna il tema della grazia, che ci salva. Ma viene aggiunta la fede, che è la nostra risposta alla grazia. Anche la fede però non è un opera che noi facciamo; credere è ricevere, accettare, in un certo senso ad occhi chiusi, è dire di sì a Dio, vedere con i suoi occhi. MA E DONO DI DIO ( 8-9 ) Ad evitare equivoci, Paolo precisa che la fede non è una prestazione nostra, non viene da noi; anche la fede viene da Dio e non viene da qualche nostra opera perché nessuno possa vantarsene. Qui c è tutto il Paolo che conosciamo dalla grandi lettere: l avvocato geloso di Dio contro qualsiasi pretesa dell uomo, in quanto solo uomo nei confronti di Dio. OPERA SUA (10 ) La salvezza è dono ed esigenza. Nel suo agire Dio fa tutto e l uomo, con la sua grazia, è chiamato a fare tutto, a rispondere con radicalità, mediante un comportamento conforme al Vangelo. Fare opere buone è una conseguenza dell essere nuovo che si è diventati. Ma anche per fare opere buone è necessaria la grazia, l essere preparati, predisposti da Dio, liberati da se stessi. Anche se all uomo non viene tolta la libertà del suo agire, non c è proprio posto per il vanto. Unità nel Cristo Divenuti da lontani vicini, i cristiani, una volta pagani formano l unico tempio di Dio, insieme con gli ebrei convertiti. Essi erano veramente lontani, ma, divenuti vicini in Cristo che è la nostra pace, ora i pagani sono cittadini a pieno diritto del popolo di Dio, elementi di costruzione dell unico tempio di Dio. RICORDATEVI (11 ) Dopo i pensieri grandiosi sull opera della misericordia di Dio che salva gli uomini peccatori, ora Paolo vuol fare particolarmente coscienti i cristiani convertiti dal paganesimo che essi sono doppiamente

9 debitori alla grazia di Dio, avendo trovato accesso nell unica Chiesa di Cristo e a uguali diritti con i figli del popolo eletto. CHIAMATI INCIRCONCISI (2 ) I convertiti erano pagani per nascita e gli Ebrei li chiamavano incirconcisi. Questi davano alla circoncisione molta importanza, ma Paolo precisa che essa era un fatto esteriore, un segno nella carne e fatto dagli uomini. C erano però tra ebrei e pagani differenze ben più importanti. RICORDATEVI (12 ) Segue un passo che ricorda quanto è detto nella lettera ai Romani:. Sono gli Israeliti, a cui appartiene l adozione di figlioli e la gloria, e le alleanze e la legislazione e il culto e le promesse; a cui appartengono i patriarchi ( Rm 9, 4 ss ). ERAVATE SENZA CRISTO ( 12 ) I pagani non possedevano la speranza del Messia, cosa che invece aveva riempito di lieta aspettativa Israele. ESCLUSI DALLA CITTADINANZA ( 12 ) Senza diritto di cittadinanza presso il popolo eletto con i diritti e i doveri di una vita secondo le leggi di Dio. Per comprendere ciò che questo indicava per un ebreo basta leggere il salmo 118, che non cessa di lodare la felicità di poter vivere e camminare nella volontà di Dio stabilita dalla legge. ESTRANEI AI PATTI DELL ALLEANZA (12 ) Erano i patti con i Patriarchi e poi con Mosè sul Sinai. I pagani vivevano invece senza meta, andando incontro ad un futuro senza nome. SENZA SPERANZA E SENZA DIO (12 ) E un giudizio totalmente negativo sulla disperata situazione del mondo pagano, nell ottica di un Giudeo. Certamente anche i pagani erano mossi da speranze, ma non dalla speranza che solo poteva colmarli e che solo il vero Dio poteva comunicare. Certamente adoravano divinità, ma erano lontani dall unico vero Dio, che può dare pienezza di gioia. Senza speranza e senza Dio, gli uomini vivono una storia assurda in un mondo senza senso. IN CRISTO DIVENTATI VICINI ( 13 ) Nell A.T i due vocaboli lontani, vicini designano i non Israeliti e gli Israeliti nel loro rapporto con Dio ( Is 57, 19 ) Qui si asserisce che mediante la morte riconciliatrice di Gesù i convertiti hanno raggiunto la vicinanza con Dio, di cui sono ora familiari, e sono stati cooptati nel popolo di Dio, sono quindi concittadini dei santi. LA NOSTRA PACE (14 ) Gesù è la nostra pace, perché ha abbattuto il muro ostile di separazione, che divideva i lontani (gentili ) dai vicini ( ebrei ) e in questo modo ha unito i due gruppi fino ad allora divisi. PER MEZZO DELLA SUA CARNE Ciò è avvenuto per mezzo della sua carne, ossia per la sua incarnazione e più precisamente per la sua morte in croce. La separazione era costituita dalle prescrizioni della legge giudaica, che erano come una parete ostile tra giudei e pagani. Questo muro di separazione era anche emblematicamente visibile nella parete di pietra che divideva nel Tempio il cortile dei pagani da quello degli ebrei ( Atti 21, 30 FACENDO LA PACE (15 ) L eliminazione del muro divisorio è un opera di pace. Gesù lo ha fatto abolendo le leggi ebraiche formulate dai Giudei, che con la loro casistica avevano approfondito il solco che divideva Ebrei e Gentili, delimitando con migliaia di prescrizioni le relazioni tra i due gruppi. IN UN SOLO CORPO ( 15 ) Accogliendo nella sua persona le istanze dei due popoli, Cristo realizza l unità, dando vita a una nuova realtà spirituale. Nel Corpo di Cristo, che è la Chiesa, avviene la riconciliazione tra i due gruppi e tutti diventano membra del corpo mistico di Cristo ( 1 Co 10, ). In Cristo è stata uccisa l inimicizia, qui presentata come fosse una persona. E la fonte della riconciliazione è la croce, che è il punto d incontro per tutti.. PACE..A LONTANI,, E VICINI ( 17 ) Gesù, proclama un vangelo di pace, si fa banditore di pace tra i Gentili e i Giudei ( lontani e vicini ) che l ascoltano e diventano una sola cosa. Quanto al momento della proclamazione del vangelo di pace probabilmente Paolo pensa all Ascensione, quando Gesù invia ad annunziare il Vangelo a tutti. PER MEZZO DI LUI ( 18 ) Il brano termina con una sottolineatura trinitaria. Per mezzo di Gesù, Gentili ed Ebrei hanno accesso al Padre nell unico Spirito.

10 Capitolo 3 Paolo ministro del mistero di Cristo 1 Per questo, io Paolo, il prigioniero di Cristo per voi Gentili... 2 penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro beneficio: 3 come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero di cui sopra vi ho scritto brevemente. 4 Dalla lettura di ciò che ho scritto potete ben capire la mia comprensione del mistero di Cristo. 5 Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: 6 che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo, 7 del quale sono divenuto ministro per il dono della grazia di Dio a me concessa in virtù dell`efficacia della sua potenza. 8 A me, che sono l`infimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, 9 e di far risplendere agli occhi di tutti qual è l`adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell`universo, 10 perché sia manifestata ora nel cielo, per mezzo della Chiesa, ai Principati e alle Potestà la multiforme sapienza di Dio, 11 secondo il disegno eterno che ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, 12 il quale ci dá il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede in lui. 13 Vi prego quindi di non perdervi d`animo per le mie tribolazioni per voi; sono gloria vostra. Preghiera di Paolo 14 Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, 15 dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, 16 perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell`uomo interiore. 17 Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, 18 siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l`ampiezza, la lunghezza, l`altezza e la profondità, 19 e conoscere l`amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. 20 A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, 21 a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen. Paolo misionario del mistero L attuazione del grande piano divino sull umanità, manifestato e realizzato nella morte di Cristo, l unità dei popoli e il loro accesso al Padre, ha in Paolo un fedele interprete che è impegnato, per vocazione, della sorte dei gentili. Paolo occupa il centro di questa sezione; in forma di autoritratto troviamo una descrizione teologica che mette in luce l intelligenza del disegno divino e la sua incarnazione mediante la missione dell apostolo. PER QUESTO (1 ) Paolo vuole subito dire che davanti alla grandezza dell amore di Dio ( per questo ), di cui ha parlato nel secondo capitolo, egli piega le ginocchia davanti al Padre (14 ), ma dopo l inizio dell autopresentazione: per questo, io Paolo, il prigioniero di Cristo per voi gentili s interrompe con una digressione, fino al versetto 13. PAOLO, IL PRIGIONIERO (1 ) Chi prega è lo scrittore che si presenta come: Io Paolo, come fa altre volte quando vuole mettere in rilievo la sua autorità apostolica ( cf Gal 5, 2-2; 2 Cor 10, 1 ). IL PRIGIONIERO DI CRISTO(1 ) E non un prigioniero qualunque, ma il prigioniero, che ha conosciuto a diverse riprese l incarcerazione ( Cf 2 Cor ), ma ciò che lo qualificherà in particolare sarà l ultimo periodo della sua vita apostolica, che si concluderà col martirio. Egli è il prigioniero di Cristo Gesù, espressione che sottolinea il legame speciale col Maestro che lo ha scelto e inviato, e con cui è vissuto in dipendenza totale. PER VOI GENTILI (1 ) Paolo è apostolo come altri ( cf Ef 2, 20 ) ma più di ogni altro egli merita il titolo di apostolo delle nazioni e la chiesa guarda con riconoscenza a questa grande personalità del passato, alla quale deve tanto della sua nascita in Cristo.

11 PENSO CHE ABBIATE SENTITO (2 ) L autore non conosce personalmente i destinatari della lettera, e, interrompendo quanto stava scrivendo, si rivolge a loro dicendo che certamente hanno sentito parlare di lui ( penso che abbiate sentito), e fa una breve ma densa autopresentazione. MINISTERO DELLA GRAZIA (2 ) Ricorda la missione apostolica che aveva ricevuto a Damasco al momento della conversione. La sua attività presso i pagani deriva da un esplicito incarico della grazia divina. Paolo ha coscienza che il piano salvifico di Dio è legato alla sua persona e alla sua missione, al ministero di grazia affidatogli. E la missione che conferisce a Paolo una dignità unica. PER RIVELAZIONE.. IL MISTERO ( 3 ) Ricorda la rivelazione di Damasco, che di tutte le rivelazioni ricevute ( 2Cor 12, 1-7 ) fu per Paolo la più importante. Il mistero rivelato è la volontà di Dio di riunire il mondo intero in Cristo (Ef 1, 19 ). COME HO SCRITTO PRIMA (3-4) Segue un inciso, in cui egli rimanda i lettori a quanto ha scritto in 1, e in particolare nel secondo capitolo. ( di cui più sopra vi ho scritto brevemente ). POTETE BEN CAPIRE 84 ) I destinatari, rileggendo quanto ivi è scritto possono ben comprendere che Paolo ha avuto per dono gratuito di Dio l intelligenza (synesis = comprensione intima ) del mistero. QUESTO MISTERO (5 ) In passato questo mistero è stato nascosto agli uomini, ora è rivelato, non a tutti indiscriminatamente, ma ad alcune categorie di persone a degli uomini santi, eletti e consacrati al servizio di Dio; essi sono i dodici apostoli e i profeti della nuova legge. Le caratteristiche di questi profeti non ci sono note, forse sono quelle persone ripiene di Spirito Santo che secondo la Didaché celebravano l Eucaristia, ( 10, 7 ); forse si profilano gli inizi del sacerdozio neotestamentario. GENTILI CHIAMATI ( 6 ) Anche i pagani sono chiamati a far parte con gli Ebrei del nuovo popolo di Dio. Ogni disparità, ogni separazione religiosa o di razza è caduta. L integrazione avviene per mezzo del Vangelo. Chi lo accoglie, diviene membro del nuovo Israele, partecipa alla stessa eredità, agli stessi beni messianici un giorno riservati al popolo eletto. DEL QUALE ( 7 ) Paolo ha menzionato il Vangelo che ha per contenuto il mistero da rivelare e dice che del vangelo è diventato ministro per il dono della grazia di Dio. Paolo sa di non aver meriti particolari per essere stato scelto. Tutto è grazia, tutto è dono gratuito, ricevuto e trasmesso nella totale dipendenza da Dio. A ME CONCESSA (7 ) Il Signore ha agito con forza nell apostolo, con quella stessa forza operante (potenza ) che ha risuscitato Cristo da morte ( cf Col 1,29). E ora in lui si dispiega la forza di risurrezione ( potenza ) dispiegatasi in Cristo. A ME CHE SONO INFIMO (8 ) Paolo non può dimenticare il suo passato di persecutore e sinceramente aveva già detto ai Corinzi di ritenersi il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Cristo ( 1 Cor 15, 9 ). Qui dice di ritenersi addirittura l ultimo dei cristiani ( infimo tra tutti i santi ). QUESTA GRAZIA (8 ) Il paradosso sta nel fatto che a Paolo, ultimo, è stato concesso per grazia di predicare nel mondo difficile del paganesimo. Oggetto del suo annunzio sono le inesauribili ricchezze di Cristo, inesauribili nelle sue risorse e nei suoi favori ( Ga 1, 16 ). AGLI OCCHI DI TUTTI (9) L annunzio delle ricchezze di Cristo è un illuminazione destinata a tutti. L ADEMPIMENTO DEL MISTERO (9 ) Non si tratta solo della comunicazione di una conoscenza, ma dell adempimento del mistero, che è da sempre presente in Dio, Dio è autore della creazione ( creatore dell universo ) e della nuova creazione ; il creato è da sempre destinato alla riconciliazione universale in Cristo ( 1, 10 ). Il mondo riceve in Cristo il suo significato ultimo, la creazione trova il suo perché, la sua finalità.

12 CONOSCERE ORA ( 10 ) Nella Chiesa si svela la sapienza divina, detta variopinta, termine che evoca l idea di ricchezza, varietà, finezza, sottigliezza; tali sono le caratteristiche del mistero identificato con la sapienza di Dio. Alla Chiesa il compito di rivelare la sua bellezza e il suo dinamismo. MANIFESTATA NEL CIELO ( 10 ) La Chiesa si vede affidata addirittura una missione che sembra trascenderla. Principati e potenze sono potenze angeliche, secondo il linguaggio diffuso nella stessa tradizione giudaica. Espressioni simili possono avere anche un senso negativo di potenze che si oppongono a Dio, quindi demoni; è il caso del titolo principe delle potenze dell aria ( 2, 2 ), che è il diavolo. In diverse correnti di pensieri dell epoca c era la convinzione che lo spazio tra cielo e terra fosse occupato da esseri intermedi tra l'uomo e la divinità. Si può interpretare così il passo: gli spiriti celesti hanno ignorato il piano salvifico (cf 1, 20-21; 2, 2-7 ), perciò hanno spinto gli uomini ad uccidere il Cristo ( 1 Cor 2, 8 ), ma lo capiscono contemplando la Chiesa ( 1 Pt 1-11 ). Tali spiriti non sono gli angeli; vari passi di Efesini li descrivono come dominatori del mondo, protesi a tutelare il loro potere e interessati a continuare nello schema della storia già attuato in passato ( cf 1, 3-20; 2, 6 ). Una lettura che superi gli schemi della cosmologia dell epoca potrebbe vedere qui il compito sempre attuale della Chiesa nei confronti dell umanità, un compito di liberazione: l uomo non è più vittima di forze invisibili che lo dominano come la fatalità e il caso. Egli è soggetto di una storia, fa parte di un universo, che hanno come finalità la riconciliazione universale. Alla Chiesa spetta la missione di illuminare gli uomini perché possano essere liberi da ogni potenza oppressiva, cultuale, politica, religiosa. SECONDO IL DISEGNO ETERNO (11 ) Il lettore viene riportato all eterno disegno che Dio aveva in mente prima della storia e che in Cristo è divenuto evento sulla terra. IL CORAGGIO DI AVVICINARCI (12 ) Gesù nostro Signore ci dà il coraggio. Il Signore risorto dà alla comunità, nella quale sono superate le divisioni, il coraggio (parressian ) di avvicinarci come figli a Dio Padre, con un rapporto intimo (accesso ). Questo accesso avviene nella fiducia, si ottiene nella fede. NON PERDERVI D ANIMO (13 ) Presso gli Ebrei e soprattutto presso i pagani le sofferenze erano un segno sfavorevole e effetto di un abbandono da parte di Dio. Paolo, al contrario, invita i destinatari a interpretarle diversamente: esse sono motivo di gloria e non di abbattimento. PER QUESTO (14 ) Sono ripresi i termini di 3, 1, interrotti per trattare della multiforme sapienza di Dio e del servizio dell apostolo. PIEGO LE GINOCCHIA (14 ) Piegare le ginocchia per pregare è cosa inconsueta per un ebreo, perché l Israelita sta in piedi quando si rivolge a Dio in preghiera. Il cadere in ginocchio esprime un particolare stato d animo dell orante; in genere si tratta di una supplica ardente ed accorata. DAVANTI AL PADRE (14 ) Paolo si rivolge al Padre dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome. Ora patria in greco, qui tradotto con paternità, significa molto di più del termine italiano; ha il significato di stirpe, cioè dell insieme di tutti coloro che discendono da un padre comune. Il senso è quindi che ogni famiglia in cielo e sulla terra, tutto ciò che esiste ha da Dio la sua concreta esistenza. In questa paternità universale è implicita la funzione di riunificazione ad opera di Cristo. PERCHE VI CONCEDA (16-17 ) La preghiera espone tre aspirazioni: il rafforzamento dell uomo interiore ( essere potentemente rafforzati ), l inabitazione di Cristo nei cuori ( che Cristo abiti ); l unione nell amore ( radicati e fondati nella carità ). Per uomo interiore s intende colui che ha avuto una vita nuova per il battesimo e che trae tutta la vitalità dal di dentro (1 Pt 3, 4 ). RAFFORZATI DAL SUO SPIRITO (16 ) Lo Spirito di Dio è dono divino ricevuto nel battesimo. Egli è la forza di Dio che opera nel profondo dell uomo. CRISTO ABITI PER LA FEDE (17 ) Nel cuore dell uomo, dove opera lo Spirito, Cristo deve abitare stabilmente e l inabitazione di Cristo è inseparabile dalla presenza dello Spirito. Cristo che abita nei suoi fedeli rinnova perennemente la

13 sua dimora. L inabitazione avviene mediante il battesimo ed è legata alla fede, che non è un adesione intellettuale, ma un atteggiamento di apertura che sa accogliere, modella l essere del credente e lo pone in una situazione di si costante al dono di Dio. SIATE IN GRADO DI COMPRENDERE ( 18 ) L esaudimento delle tre aspirazioni (rafforzamento dell uomo interiore, inabitazione di Cristo, unione nell amore ) è il presupposto per ottenere il dono specifico della conoscenza ( siate in grado di comprendere ).. QUALE SIA L AMPIEZZA (18 ) L uomo interiore, illuminato dalla grazia deve essere in grado di comprendere l immensità dell amore di Cristo. Le dimensioni di questa grandezza sono indicate dall impiego dell immagine delle quattro dimensioni (ampiezza, larghezza, altezza, profondità ) che danno l idea dello spazio infinito e di una realtà che avvolge tutto. Questa è una conoscenza vitale, che si riceve insieme ai santi, cioè in seno alla Chiesa. L AMORE DI CRISTO CHE SORPASSA (19 ) L oggetto della conoscenza è l amore di Cristo, che proviene da Cristo e a sua volta rende visibile l amore del Padre. PERCHE SIATE RICOLMI (19 ) La conoscenza della carità di Cristo deve far sì che siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. Il brano si conclude con un pensiero di sbalorditiva grandezza. La pienezza di Dio, che abita in Gesù, deve entrare in noi e riempirci. A COLUI (20 ) Come la lettera ha inizio con una benedizione a Dio (eulogia ), così la prima parte di essa si conclude con una lode ( dossologia ), dando all insieme un carattere liturgico. CHE IN TUTTO HA POTERE (20 ) Viene messa in evidenza la sconfinata potenza di Dio che supera, nell esaudirci, tutto ciò che noi possiamo chiedere o solo pensare. SECONDO LA POTENZA ( 20 ) Questa fiducia si basa sulla potenza di Dio, la quale ha già operato in noi. La fede ce l attesta, qualunque sia la nostra esperienza. A LUI LA GLORIA (21 ) A Lui dunque la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù. La lode s innalza all interno della comunità radunata in unità e per mezzo di Cristo, del quale è corpo, giunge al Padre come a suo fine.

14 Capitolo 4 Appello all'unità 1 Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, 2 con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, 3 cercando di conservare l`unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. 4 Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; 5 un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. 6 Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. 7 A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. 8 Per questo sta scritto: Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. 9 Ma che significa la parola "ascese", se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? 10 Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose. 11 E` lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, 12 per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, 13 finché arriviamo tutti all`unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. 14 Questo affinchè non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l`inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell`errore. 15 Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, 16 dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l`energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità. La santità cristiana 17 Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, 18 accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell`ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. 19 Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile. 20 Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, 21 se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, 22 per la quale dovete deporre l`uomo vecchio con la condotta di prima, l`uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. 23 Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente 24 e rivestire l`uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. 25 Perciò, bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri. 26 Nell`ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, 27 e non date occasione al diavolo. 28 Chi è avvezzo a rubare non rubi più, anzi si dia da fare lavorando onestamente con le proprie mani, per farne parte a chi si trova in necessità. 29 Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. 30 E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. 31 Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. 32 Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. Nell unità del corpo di Cristo Nei primi sedici versetti del capitolo 4 Paolo parla della necessità di conservare l unità dei cuori e degli spiriti nella vita fraterna. IO IL PRIGIONIERO DEL SIGNORE ( 1 ) Paolo è prigioniero perché fedele a Cristo. Questa situazione gli dà maggiore autorità morale per un invito alla fedeltà. DEGNA DELLA VOCAZIONE (1 ) I cristiani devono comportarsi in maniera degna della chiamata avuta e corrispondere ai grandi doni ricevuti. MANSUETUDINE ( 2 ) Paolo chiede un atteggiamento coerente verso Dio e i fratelli, un contegno pacifico, paziente,

15 umile, dolce e amichevole, chiede unità che è possibile se si asseconda l azione dello Spirito unificante. UN SOLO CORPO UN SOLO SPIRITO ( 4 ) I Cristiani formano un solo corpo, che non è la semplice risultante dell insieme di tutti i membri della Chiesa, ma è opera dell unico Spirito che anima, vivifica e unifica il corpo. Tutto è uno per i cristiani: il battesimo, la fede, la speranza, lo Spirito, il Signore, Dio creatore, origine dell universo intero, Padre di tutti e presente in tutti. A CIASCUNO DI NOI ( 7 ) I motivi di unità sono tanti, ma sembrerebbe che ci siano nella Chiesa anche motivi di divisione. Infatti ciascuno è in qualche misura diverso dagli altri. E ci sono alcuni che nella comunità hanno incarichi particolari, che esulano dalle valutazioni umane e sono doni elargiti da Gesù Cristo per il servizio ecclesiale. ASCENDENDO ( 8 ) Per ribadire il fatto che Gesù è il Signore ed è l unico che convoca ed elargisce i doni, Paolo porta un argomento costruito secondo lo stile dei rabbini, che prendevano singole parole di un testo biblico per trarre conclusioni. A noi questo modo di argomentare non sembra significativo. Comunque Paolo, partendo da un versetto del salmo 68, dove si dice che Javhè, dopo la vittoria, sale verso Sion sua dimora, seguito dai prigionieri di guerra, applica il versetto a Gesù per asserire che Colui che è asceso al cielo è la stessa persona che prima era discesa e che, essendo il Cristo glorioso, dopo averne preso possesso, domina su tutte le cose. E LUI CHE STABILITO ( 11 ) E Gesù dunque che chiama le singole persone a incarichi specifici di apostoli, profeti, evangelisti, pastori, maestri. PER RENDERE IDONEI ( 12 ) Nella Chiesa però non si hanno incarichi per il potere, ma per il servizio. I diversi carismi sono dati per fare in modo che alcuni all interno della comunità svolgano un particolare servizio a vantaggio di tutti. Così un certo dono è dato solo ad alcuni, ma attraverso costoro è un dono per tutti. AL FINE DI EDIFICARE ( 12 ) Tutti i ministeri, a loro volta, hanno lo scopo di edificare il corpo, cioè di costruire la comunità della chiesa. Quindi i carismi non sono un ostacolo all unità, sono invece una conferma di tale esigenza e un mezzo per il raggiungimento di un unità di conoscenza e di fede. UOMO PERFETTO ( 13 ) Il versetto non è facile da comprendere. Alcuni interpretano finché arriviamo ad essere uomo prefetto, altri: nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Il senso però è chiaro. La costruzione della Chiesa significa crescita verso quell unità di fede e conoscenza che porta tutti i credenti sempre più vicini a Cristo, sempre più strettamente associati a formare il suo corpo mistico. NON SIAMO PIU FANCIULLI (14 ) Si deve passare all età adulta, fino a raggiungere sempre più l identità di uomo perfetto, e non si deve essere più come fanciulli. SBALLOTTATI (14 ) I fanciulli sono qui presi in considerazione per la loro immaturità, che offre lo spunto per dire non dobbiamo essere sballottati come una nave dalle onde, stoltamente e inconsciamente in balia di ogni nuova corrente di pensiero ( vento di dottrina ), tratti in inganno dall astuzia degli uomini. AL CONTRARIO (15 ) Ma che dobbiamo uscire dalla rischiosa età infantile, agendo secondo verità nella carità, ossia vivendo secondo il Vangelo, sia nel senso di avere un rapporto autentico con la verità in esso contenuta, sia in quello di attuare il comandamento fondamentale della carità. CRESCERE IN OGNI COSA (15 ) Crescendo verso.. Cristo sotto ogni aspetto, non quindi solo nel piano spirituale, come aumento di devozione, ma anche nell attività umana in tutti i settori della vita, perché l amore vuole informare l uomo intero in tutto il suo essere e in tutti i comportamenti. DAL QUALE (16 ) E Cristo la fonte di ogni sviluppo nella chiesa. L accenno alle giunture, ai legamenti, agli innesti, dimostra l esistenza del soccorso scambievole da membro a membro. Il ruolo fondamentale per la vita e la crescita della Chiesa è di Cristo e la crescita avviene con la collaborazione di ognuno. (cf 4, 7 ). EDIFICARE SE STESSO NELLA CARITA (16 ) Il corpo edifica se stesso. E ciò è possibile nell amore: quando l amore circola tra i membri, la comunità cresce davvero. In essa l amore di Cristo, che toglie ogni divisione può giungere al suo fine, che è

16 l unità di comunione, l Uomo perfetto. Vita nuova in Cristo Col versetto 17 la prospettiva della lettera cambia e si fa più concreta. Dall attenzione alla dimensione ecclesiale della vita dei credenti si passa ad esortazioni che riguardano il comportamento morale. DUNQUE ( 17 ) Il dunque aggancia gli insegnamenti sul comportamento morale a quanto Dio ha fatto per primo. L iniziativa è di Dio; l uomo deve corrispondere alla novità di vita nella quale il battesimo inserisce il convertito. La formula introduttiva è solenne, insistente e fatta nel nome del Risorto: Vi dico. e vi scongiuro nel Signore. NON COMPORTATEVI PIU (17 ) Segue fino al versetto 19 la presentazione della vita pagana, da cui provenivano i convertiti. E una visione cupa e tradizionale, formulata in prospettiva religiosa, che non tiene conto del positivo che c era in quel mondo. VANITA DELLA LORO MENTE (17 ) L esortazione inizia invitando a non camminare nella vanità della loro mente ( nous ), a non seguire i loro folli pensieri. La vanità della mente è la mente dell uomo non più guidata dalla luce deposta dal Creatore nella coscienza dell uomo. Si manifesta qui la convinzione del mondo giudaico cristiano, che l esistenza di chi non conosce il volto autentico di Dio, poggia inevitabilmente sul vuoto, e fa scelte di vita sbagliate. Dice la Sapienza : Davvero stolti ( = vani ) per natura tutti gli uomini che vivevano nell ignoranza di Dio (13, 1 ), ACCECATI NEI LORO PENSIERI (18 ) La conoscenza di questa gente avrebbe potuto essere migliore, ma essi non hanno voluto saperne della verità ( per la durezza del loro cuore ) e per questo la tengono inceppata Essi sono quindi inescusabili, perché, conoscendo Dio, non lo onorarono come Dio, né gli resero grazie, ma vaneggiarono nei loro ripensamenti e si ottenebrò la loro mente ottusa ( Rm 1, ). Si è spenta nella loro mente quella luce che dovrebbe guidare la loro esistenza, secondo il volere divino che dà senso alla vita (accecati nei loro pensieri). ESTRANEI ALLA VITA DI DIO ( 18 ) La vita di Dio è l esistenza umana così come l ha pensata il Creatore, donata da Dio, piena di Dio, indirizzata a Lui. Per questo siamo stati creati, e solo così staremo bene, saremo umani. I pagani si sono estraniati dalla vita di Dio, dalla propria patria. Paolo aggiunge per l ignoranza, che non è una semplice non conoscenza, ma un atto di rifiuto, un chiudersi alla conoscenza di Dio, possibile alla creatura umana (cf Sap 13,1; 14,22 ). DIVENTATI INSENSIBILI (19 ) Il non riconoscimento di Dio porta inevitabilmente a conseguenze sul piano morale ( cf Rm 1, 24 ss). Perduto ogni senso di onestà, si sono abbandonati a una lussuria sfrenata, gettandosi in ogni sorta di impudicizia nella loro avidità di avere ( cf Col 3, 5 ). MA VOI NON COSI (20 ) In contrasto con la vita alla pagana, anteriore al battesimo, l autore presenta la novità della vita cristiana. Gli Efesini hanno imparato Cristo. Questa traduzione è migliore dell altra imparato a conoscere Cristo. SE PROPRIO (21 ) Lo hanno imparato se hanno percorso le tappe necessarie: l ascolto del Vangelo e l istruzione catechistica (ascolto.. istruiti ). IN LUI ( 21 ) se chi ha catechizzato ha parlato in Cristo e gli ascoltatori hanno accolto la parola in Cristo. In Cristo significa anche nella Chiesa. PER LA QUALE (22 ) e se l annunzio ha riguardato la verità che è in Gesù. Ossia se si è annunziato il vero Gesù e non quello che eventualmente avrebbero potuto annunziare degli avversari, per i quali Cristo non coincideva con Gesù di Nazaret. DOVETE DEPORRE (22 ) La vita nuova esige che ci si spogli dell uomo vecchio, venga abbandonata del tutto la condotta

17 del passato pagano, descritto sopra e qui sinteticamente accennato: un esistenza destinata al fallimento, all auto distruzione a causa di una vita dedita alla ricerca delle soddisfazioni personale ( che si corrompe dietro le passioni ). DOVETE RINNOVARVI (23 ) Deporre l uomo vecchio richiede uno sforzo personale quotidiano, occorre rinnovarvi nello spirito della vostra mente. Questo rinnovamento viene richiesto quale primo passo per vestirsi dell uomo nuovo. Di che si tratta? Ecco una possibile spiegazione. Paolo direbbe che deve subentrare nel convertito alla vanità.. della mente (17 ), che caratterizza la vita pagana, un rinnovamento dello spirito della mente, un pensare che sappia attingere la realtà di fede, che può attuarsi soltanto nello Spirito, ossia i convertiti devono avere una mente sottoposta all influsso dello Spirito Santo. RIVESTIRE L UOMO NUOVO (24 ) Una volta assicurato il rinnovamento del pensiero si può giungere ad un vero e proprio rivestirsi dell uomo nuovo. L uomo nuovo è l uomo in Cristo, creato in Cristo a scopo di opere buone (2, 10 ), l uomo interiore (3, 16 ), la cui forza è lo Spirito di Dio. Qui è descritto come creato secondo Dio, ossia a immagine del Creatore (Col 3, 10 ), in quella giustizia e santità ( nella giustizia e nella santità vera ) che rispondono a verità, al nuovo essere donato da Dio. Perché questa richiesta di rivestirsi dell uomo nuovo, se Paolo stesso aveva detto poiché siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo ( Gal 3, 27 )? Ci troviamo davanti a un fatto che è presentato come avvenuto e che deve avvenire ancora. L l immagine del Figlio che la vita divina con la sua grazia ha impresso in noi, deve ora essere evidente nella vita che deve crescere fino alla conformità con l immagine del Figlio suo ( Rm 8, 29). L essere esige l azione, la forza esige di essere usata, la vita di essere vissuta. PERCIO (25 ) Dopo sedici versetti, in cui si è trattato dell unità e dell edificazione della chiesa e dopo otto sulla differenza fondamentale tra l uomo pagano e il cristiano, Paolo giunge a particolari esortazioni, che si trovano tutte più o meno al servizio della carità e sono dirette contro quanto non è compatibile con l amore e la pacifica convivenza. BANDO ALLA MENZOGNA (25 ) La carità non mente. Paolo inizia chiedendo di evitare quanto è contro la veracità: bando alla menzogna. L inganno, la simulazione, la frode sono i segni dell uomo vecchio e sono in contrasto col comportamento dell uomo nuovo e Paolo, citando Zaccaria asserisce dite ciascuno la verità al suo prossimo ( 8, 16 ). PERCHE SIAMO MEMBRA (25 ) Inoltre la menzogna divide, crea barriere e con ciò si offende non soltanto il fratello, ma anche tutto il corpo e il suo capo, Cristo. Mentre il cristianesimo portava un messaggio nuovo: voi tutti non siete soltanto fratelli; siete membra dello stesso corpo, il corpo santo di Cristo che vi racchiude insieme in sé e vi fa uno in lui. NON TRAMONTI IL SOLE (26 ) La carità non si adira. Un altro pericolo per i rapporti fraterni è l ira. L avvertimento a non lasciarsi dominare dalla collera proviene da Sl 4, 5, che dice : se vi capita di arrabbiarvi, non sia questo fatto un occasione di peccare; l ira può essere una reazione spontanea e involontaria, ma non deve avere il sopravvento, non bisogna stare in essa, ma eliminarla in giornata, e cioè al più presto possibile. L ira non deve avere l ultima parola, sarebbe infatti dare spazio al diavolo, a colui che divide colui (dia-ballein = disunire ). NON RUBI PIU ( 28 ) La carità non ruba. Ci si può meravigliare di questa esigenza, non bisogna però pensare che ci fossero ladri nella comunità, ma che ci fossero persone che prima della conversione erano abituato a cavarsela senza lavorare. ANZI ( 28 ) Ci si può anche meravigliare di quanto a loro chiede Paolo; non solo dice che non deve essere più di peso a nessuno ( 1 Tess 4, 12 ) e di guadagnarsi da mangiare col proprio lavoro, lavorando onestamente, ma addirittura di procacciarsi dei beni, di acquistare una certa proprietà, non per avere una vita comoda, ma per aiutare chi ne ha bisogno ( per farne parte ). NESSUNA PAROLA (29 ) La carità non pecca con cattivi discorsi. Paolo passa poi al potere negativo della lingua, che Giacomo sviluppa ampiamente nella sua lettera: la parola può fare del male e occorre domarla, come si

18 mette un morso in bocca ai cavalli ( Gc 3, 1-12 ). Nel nostro testo, dopo l invito: nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, viene rivolto l invito di pronunziare parole buone, ogni volta che se ne sente la necessità per l edificazione ( che si trovi in necessita. qui di potrebbe pensare alla correzione fraterna), e per dare gioia (charis nel senso di gioia, più che di giovamento ) a chi ascolta. RATTRISTARE LO SPIRITO (30 ) Questo versetto che fa l effetto di un interruzione è la colonna portante dell intera parte esortativa, che dà la motivazione profonda, tipicamente cristiana: la presenza dello Spirito Santo nell intimo di ogni credente. Il cristiano non deve dimenticarsi di questo legame personale con lo Spirito di Dio. SCOMPAIA DA VOI (31 ) La carità non fa posto a nessuna malignità. Asprezza, sdegno, ira, clamore, maldicenza, malignità appartengono all uomo vecchio o non ancora del tutto morto, all uomo schiavo del suo io meschino. Si tratta di aspetti della collera, i primi tre interni, gli altri riguardanti il loro sfogo esterno (clamore, maldicenza ), la malignità viene nominata a parte, come ciò che riassume l insieme e che può essere anche definita come bestemmia (blasphemia ); nella vita di comunione ogni rottura col fratello offende Dio presente in lui e nella comunità. SIATE INVECE BENEVOLI (32 ) Come opera la carità. Ora Paolo parla della carità e ne spiega l operare. La carità è conciliante e perdona. Perdono e amorevolezza c è da attendersi da coloro che formano una comunità d amore. Il prototipo della bontà è Dio, che ha perdonato a tutti in Cristo. E Dio che bisogna imitare.

19 Capitolo 5 La nuova vita in Cristo 1 Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, 2 e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. 3 Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; 4 lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! 5 Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - che è roba da idolàtri - avrà parte al regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l`ira di Dio sopra coloro che gli resistono. 7 Non abbiate quindi niente in comune con loro. 8 Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; 9 il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. 10 Cercate ciò che è gradito al Signore, 11 e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, 12 poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. 13 Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce, perché tutto quello che si manifesta è luce. 14 Per questo sta scritto: "Svègliati, o tu che dormi, dèstati dai morti e Cristo ti illuminerà". Virtù cristiane 15 Vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; 16 profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. 17 Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. 18 E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, 19 intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. 21 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Rapporto tra coniugi 22 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. 24 E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. 25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell`acqua accompagnato dalla parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunchè di simile, ma santa e immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. 29 Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Per questo l`uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33 Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito. Vita cristiana Dopo i primi due versetti che sono collegati con gli ultimi del capitolo precedente, Paolo ripropone il tema della fuga dai vizi e il motivo di non vivere più come i pagani, quindi propone la vita cristiana, come una vita inondata di luce. FATEVI DUNQUE (1 2 ) La carità tende ad imitare Dio e Cristo, vivendo la loro vita d amore. L invito ad imitare Dio è continuo nella Bibbia. Gesù dice per esempio: Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro ( Lc 6, 36). Imitare Dio quale Padre che fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni (Mt 18, 33) è proprio la caratteristica dei figli di Dio: amare sempre e tutti. L etica cristiana non può essere che un camminare nell amore, perché ha il suo fondamento nell agire stesso e nel modo di essere di Dio. Imitare Dio significa imitare Cristo, che ha compiuto un atto di amore supremo e infinito offrendo se

20 stesso a Dio per tutti. Sacrificio di soave odore è linguaggio tipico dell AT e significa che è gradito e accolto da Dio. QUANTO ALLA FORNICAZIONE (3 ) Con fornicazione e.. ogni specie di impurità. Viene rigettato dalla vita cristiana tutto un campo fin troppo umano, che va dall azione peccaminosa di una soddisfazione sessuale fuori del matrimonio, ad un parlare osceno, ad una cupidigia interiore, come specifica la lettera ai Colossesi: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi (3, 5 ). CUPIDIGIA (3 ) Accanto troviamo di nuovo l avidità, che la lettera ai Colossesi definisce idolatria ( 3, 5 ). La condanna dell avidità come idolatria viene ripresa al 5, 5 ( avaro, che è roba da idolatri ). Anche l avidità, come l impudicizia rende schiavo l uomo; tutte due sono vizi dettati dalla cupidigia, ambedue fanno diventare dio l oggetto della cupidigia. NEPPURE SE NE PARLI (3 ) Questi vizi non devono nemmeno essere nominati tra cristiani, nel senso che non devono essere riconosciuti, non se ne deve accettare l esistenza. COME SI ADDICE AI SANTI (3 ) L autore fa appello alla coscienza del credente, rinviandolo alla realtà battesimale: egli è santo e deve essere cosciente che appartiene a Dio e vive nella sfera della santità nella quale non può introdurre nulla di contrario. LO STESSO SI DICA (4 ) L apostolo parla ora dei peccati di lingua: volgarità, insulsaggini, trivialità. Ne aveva già fatto cenno in 4,29 ( non esca dalla vostra bocca alcun discorso disonesto ), vedendolo nei riguardi del prossimo; qui invece li condanna in vista dell individuo. Paolo vieta ogni sorta di impurità dalla fornicazione alle facezie oscene. SI RENDANO INVECE (5 ) A questi discorsi sconvenienti viene opposta l azione di grazie. Il credente vive in una realtà di salvezza che permea l intera sua esistenza e fa di essa un continuo ringraziamento a Dio. NESSUN FORNICATORE (5) Una forte sentenza di condanna conclude l esortazione. Non c è compatibilità tra i vizi nominati e il Regno di Dio. I vizi vengono ripresi, ma ora si nominano gli autori: fornicatore, impuro, avaro. Singolare è la formula Regno di Dio e di Cristo che si può forse leggere così: Il regno del Cristo, che è Dio, o lo si può interpretare distinguendo la regalità attuale dal futuro Regno di Dio. NESSUNO VI INGANNI (6 ) Ci possono essere altre voci che dicono che impudicizia e avidità non sono nulla di male. Coloro che dicono queste cose, parlano con vani ragionamenti, cioè con discorsi dietro cui non si trova realtà e verità, e i loro sono pensieri che si agitano a vuoto, suggeriti dal principe delle potenze dell aria, dallo spirito che ora agisce nei figli di disobbedienza (2,2). PIOMBA L IRA DI DIO (6 ) Sulle persone che resistono a Dio piomba l ira del Signore. Questo antropomorfismo intende dire che Dio non può tollerare ciò che fa male all uomo e che si oppone alla sua volontà di salvezza. NIENTE IN COMUNE CON LORO (7 ) Con tali propagatori di idee occorre tagliar corto, non si deve aver contatto con loro. Questo consiglio è dettato dalla preoccupazione pastorale di chi conosce la fragilità di credenti ancora fanciulli in balia delle onde ( Cf 4, 14 ). UN TEMPO (8 ) Una volta, prima del Battesimo, i destinatari della lettera erano lontani da Dio, erano tenebra, ora sono luce e irradiano luce; naturalmente non lo fanno per virtù propria, ma nel Signore, che viene concepito come luce originaria. COME FIGLI DELLA LUCE (8 ) Dopo l asserzione segue l imperativo: Comportatevi come figli della luce degni del Padre. Il vocabolo luce è il fulcro di queste frasi; essere luce, con palese allusione al battesimo, definito il sacramento dell illuminazione, vuol dire essere cristiano; essere figlio della luce significa appartenere a Cristo, luce ineffabile. IN OGNI BONTA (9 )

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