LA GESTIONE DEGLI IMPATTI OPERATIVI SULLE AREE: RISK & CAPITAL MANAGEMENT PIANIFICAZIONE STRATEGICA E RISK REPORTING ORGANIZZAZIONE E IT

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1 Filippo Fochi SpA Case No. 001/04 Protocollo R/35/13 LA GESTIONE DEGLI IMPATTI OPERATIVI SULLE AREE: RISK & CAPITAL MANAGEMENT PIANIFICAZIONE STRATEGICA E RISK REPORTING ORGANIZZAZIONE E IT Risultati dell attività 2014 CDR Claudio Dematté Research Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a.

2 Desideriamo dedicare uno speciale ringraziamento alle compagnie ed agli executive manager che hanno partecipato ai tavoli di lavoro dell Osservatorio Solvency II O- perational Transformation per l edizione dell anno In particolare desideriamo ringraziare le seguenti compagnie (in rigoroso ordine alfabetico) che hanno fornito un prezioso contributo per la realizzazione dell analisi contenuta nel report, attraverso la partecipazione sia ai tavoli di lavoro, sia ai questionari on line: Aviva, Avipop, BAP Bancassurance Popolari, Cattolica Assicurazioni, Cardif Vita, Cargeas Assicurazioni, CNP Unicredit Vita, Credem, Eurovita, Generali, Helvetia, IMA Assistance, Intesa San Paolo Vita, ITAS, Poste Vita, Reale Mutua, Sara Assicurazioni, UnipolSAI, Vittoria Assicurazioni, L Group. Ringraziamo inoltre le seguenti persone (in rigoroso ordine alfabetico) per l impegno fornito nella ideazione e stesura del presente report. I professori della SDA Bocconi Paola Castelli, Giuseppe Corvino, Simona Cosma, Giampaolo Gabbi e Raoul Pisani per l organizzazione delle attività dell Osservatorio, le attività di analisi e ricerca, la stesura del report, nonché per la condivisione della propria conoscenza del contesto normativo e di mercato e degli impatti sull industry assicurativa. I consulenti Capgemini Raffaele Guerra, Maria Alejandra Guglielmetti e Andrea Scribano per il supporto nelle attività di analisi delle informazioni e di stesura del report e per aver apportato la propria conoscenza del business assicurativo ed esperienza nell implementazione di Solvency II SDA Bocconi School of Management e Capgemini Tutti i diritti riservati. I nomi e i loghi SDA Bocconi e Capgemini sono marchi registrati di proprietà delle rispettive società. Nessuna parte del presente documento può essere copiata in nessuna forma e con nessun mezzo senza l'autorizzazione scritta di Capgemini e di SDA Bocconi. DISCLAIMER Le informazioni contenute in questo documento sono tratte da tavoli di lavoro e survey realizzati in collaborazione con un campione di gruppi assicurativi operanti in Italia. Tutte le informazioni qui fornite sono di carattere generale e non intendono prendere in considerazione fatti riguardanti persone o entità particolari. Questo documento non rappresenta un offerta di vendita né una sollecitazione all acquisto di alcun servizio, né vuole fornire alcun suggerimento o raccomandazione operativa o in termini di investimento. SDA Bocconi e Capgemini non si assumono alcuna responsabilità per la perdita o i danni che potrebbero derivare dall uso improprio di questo volume o delle informazioni ivi contenute. Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 2

3 Indice Indice... 3 Introduzione Le sfide per il mercato assicurativo italiano nella road map verso Solvency II.5 2 Impatti di Solvency II nelle aree analizzate dall Osservatorio I risultati del tavolo Risk & Capital Management I risultati del tavolo Pianificazione Strategica & Risk Reporting I risultati del tavolo Organizzazione & IT 41 3 Conclusioni complessive..46 Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 3

4 Introduzione L Osservatorio Solvency II, realizzato da SDA Bocconi con la collaborazione di Capgemini, è un centro di elaborazione di idee e progetti dedicati all impatto della regolamentazione prudenziale sul modello operativo delle Compagnie di assicurazione. La sua mission è individuare le implicazioni che Solvency II produce nelle strutture organizzative direttamente e indirettamente coinvolte, confrontando le diverse esperienze e individuando le soluzioni più adatte per area di business, dimensione e competenze. Con il 2014, l Osservatorio è arrivato al suo quarto anno di attività: l analisi svolta coglie sia le evoluzioni dei trend già presenti nel triennio precedente, sia le specificità legate all imminenza dell entrata in vigore di Solvency II. Il presente Report si apre con un quadro di riferimento sulle sfide che il mercato assicurativo italiano dovrà affrontare nella road map verso Solvency II. Successivamente vengono presentati i risultati dell attività svolta dall Osservatorio nel 2014 per ciascuno dei tre tavoli analizzati: Risk & Capital Management Pianificazione Strategica & Risk Reporting Organizzazione & IT In ciascuna delle tre sezioni, le osservazioni sono state aggregate intorno ad alcuni temi forti, emersi durante gli incontri e dai questionari. Le conclusioni focalizzano le principali criticità complessivamente avvertite dalle compagnie nel processo di adozione di Solvecny II e anticipano il lavoro dell Osservatorio nel 2015, l anno cruiciale che precede l entrata in vigore del nuovo complesso normativo. Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 4

5 1 Le sfide per il mercato assicurativo italiano nella road map verso Solvency II Evoluzione del quadro regolamentare Le attività approfondimento dei processi che caratterizzano l attività delle compagnie assicurative, in particolare di quelli che risultano maggiormente condizionati da Solvency II, si sono accompagnate al percorso di aggiornamento regolamentare che ha visto l EIOPA a livello sovranazionale e IVASS nell ambito italiano. In particolare, il 31 ottobre 2013 EIOPA ha pubblicato gli Orientamenti sul sistema di governance, gli Orientamenti sulla valutazione prospettica dei rischi (sulla base dei principi ORSA), gli Orientamenti per la trasmissione di informazioni alle Autorità nazionali competenti, e gli Orientamenti sulla procedura preliminare dei modelli interni che hanno consentito a IVASS di aggiornare il sistema assicurativo italiano con la sua lettera del 15 aprile I temi trattati nella Lettera sono: Il sistema di governance; La valutazione prospettica dei rischi - principio FLAOR; Il reporting alle autorità nazionali; A questi aspetti si aggiungono le procedure per l applicazione dei modelli interni. Le linee di governance delle compagnie Il principio generale delle linee guida in materia di governance è quello di assicurare un buon sistema di governance e dei controlli interni e garantire la sana e prudente gestione delle imprese nonché la migliore tutela degli assicurati/danneggiati e dei beneficiari delle prestazioni. Nella gestione dei rischi della compagnia è necessario che sia innalzato il livello di controllo all organo amministrativo e che sia ottimizzato il sistema di reporting da parte delle funzioni aziendali preposte ai controlli dei diversi livelli. Si deve adottare un sistema adeguato di risk appetite e di coerenti decisioni aziendali orientate alla redditività ma altrettanto consapevoli che i rischi associati siano sostenibili. Due importanti innovazioni sono state introdotte in materia di ruolo della funzione attuariale e di quella di capital management. Alla funzione attuariale sono attribuiti compiti di coordinamento, di gestione e di controllo in materia di riserve tecniche nonché di valutazione delle politiche di sottoscrizione e degli accordi di riassicurazione. In tal senso si intende che gli attuari debbano, sulla base dei principi introdotti da Solvency II, contribuire ad applicare efficacemente i sistemi di risk management e di collegamento con l adeguatezza patrimoniale. Tutto ciò deve avveni- Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 5

6 re evitando conflitti di interesse fra controllori e controllati e perfezionando i sistemi di reporting. I lavori dell Osservatorio Solvency II, come mostrano i capitoli che ne descrivono l attività e i principali risultati, hanno evidenziato la necessità avvertita dalle Compagnie, da un lato, di monitorare le metodologie volte a identificare tutti gli elementi volti a garantire la solidità, fra cui ovviamente le riserve tecniche e identificare, mediante gap analysis, le difformità rispetto alle indicazioni di Solvency II, dall altro di valutare l attendibilità e la pertinenza dei dati interni ed esterni utilizzati nella misura dei rischi e del pricing dei contratti, quindi del conseguente dimensionamento delle riserve tecniche. In termini di gestione del rischio, è fondamentale che la funzione attuariale sia coinvolta nel processo decisionale sulla politica di sottoscrizione generale adottata dall impresa e sugli accordi di riassicurazione. La valutazione prospettica dei rischi In tema di politica di valutazione del rischio, e con particolare riferimento alla valutazione prospettica (forward looking approach), le compagnie dovranno definire linee guida e standard, implementare processi e procedure, e garantire il coordinamento e la formazione delle risorse coinvolte nelle analisi quantitative. Inoltre, si rafforzano i requisiti in termini di qualità dei dati, senza la quale non è possibile ottenere risultati significativi dai modelli. Dovranno essere realizzate attività progettuali che impegneranno, in modo intenso e trasversale, l intero business, dovranno essere identificate figure dedicate con responsabilità ben definite nell ambito della gestione della qualità del dato e dovrà essere definito un processo trasversale periodico di data quality da eseguire su base periodica o continuativa (a seconda che l azienda adotti, rispettivamente, la formula standard o il modello interno per il calcolo del requisito patrimoniale). Tenuto conto della specifica attenzione che le linee guida pongono sulla gestione del capitale, si richiede alle imprese di elaborare una politica di gestione del capitale, di elaborare un piano di gestione del capitale ad almeno 3 anni che tenga conto, di valutare la coerenza del piano di gestione del capitale a medio termine con le risultanze della valutazione prospettica dei rischi d impresa secondo l approccio forward looking e di prevedere le modalità con cui il piano di gestione di medio termine è monitorato dall organo amministrativo e di controllo dell impresa. Alle Compagnie è richiesto di valutare il profilo di rischio in chiave prospettica e le possibili variazioni, il fabbisogno complessivo di solvibilità, sia in termini quantitativi che qualitativi, il collegamento tra il profilo di rischio ed il fabbisogno complessivo di solvibilità, i fattori di rischio significativi da assoggettare ad analisi complementari tra cui stress test, reverse stress test ed analisi di scenario. Al termine del processo, sarà quindi possibile stimare con approccio prospettico, anche di medio/lungo termine le riserve tecniche, il requisito di capitale, la composizione dei fondi propri e le eventuali deviazioni del profilo di rischio dalle ipotesi sottese al calcolo del requisito patrimoniale di solvibilità per prevenire scenari di perdita inattesa, mantenendo le Compagnie in equilibrio patrimoniale. Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 6

7 Il reporting alle autorità regolamentari Una delle principali attività svolte nell ambito dell Osservatorio è stata quella di confronto delle esperienze in materia di reporting, fra cui quella alle Autorità. Anche la Lettera I- VASS dedica una sezione a questo aspetto, chiarendo che le Compagnie dovranno verificare puntualmente la disponibilità dei dati e attivare immediatamente un piano di rimedio, tenendo conto che alcune azioni assumeranno le caratteristiche di un progetto con impatti anche sugli altri Pillar. Nel 2015 le compagnie dovranno essere in grado di implementare, a livello individuale e di gruppo, sistemi di reporting quantitativo in relazione alle informazioni inerenti alle poste patrimoniali, alle informazioni relative ai valori del requisito patrimoniale di solvibilità complessivo nonché dei requisiti patrimoniali di solvibilità per ciascuna categoria di rischio e, infine, informazioni sui requisiti patrimoniali di solvibilità per il fondo separato (c.d. Ring Fenced Fund). In modo più analitico è necessario che alle Autorità vengano comunicate metodologie di calcolo dei rischi e delle poste patrimoniali a copertura delle perdite potenziali, distinguendo per singola categoria di rischio e raggiungendo un solido sistema di integrazione che sia coerente con la misura di risk appetite, definito dall organo amministrativo. Conclusioni Il percorso avviato negli anni scorsi vede nel 2015 un anno di grandi sforzi per l adeguamento delle logiche organizzative e tecniche ai meccanismi introdotti da Solvency II. L Autorità di Vigilanza ha chiarito alcuni aspetti che l EIOPA nel 2013 aveva introdotto, precisando quali soluzioni debbano essere preferite per garantire il rispetto dei principi che reggono l impianto della regolamentazione. SI tratta di indicazioni coerenti con un modello di vigilanza prudenziale che imposta la stabilità del sistema assicurativo nell assunzione che con gli approcci standard o mediante i modelli interni le Compagnie riescano a determinare i rischi assunti e il relativo patrimonio a copertura delle perdite attese e inattese. Solo la robustezza delle metriche e delle soluzioni organizzative, dei dati utilizzati e delle responsabilità assunte permetterà di minimizzare i rischi assunti in passato nell ambito dei sistemi finanziari e assicurativi. Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 7

8 2 Impatti di Solvency II nelle aree analizzate dall Osservatorio 2.1 I risultati del tavolo Risk & Capital Management Premessa L Osservatorio Solvency II - Operational Transformation, di SDA Bocconi realizzato con la collaborazione di Capgemini Italia, ha ampliato, nell anno 2014, le aree di indagine, costituendo un nuovo tavolo di lavoro dedicato all approfondimento degli impatti della regolamentazione prudenziale sul Risk & Capital Management. Ai fini dell indagine, è stato predisposto un questionario volto ad identificare le principali attività da svolgere nell ambito del risk and capital management per essere compliant con le richieste di Solvency 2. Tale questionario è stato discusso il 26 settembre durante il tavolo di lavoro sul tema con l obiettivo di valutare la bontà degli item identificati come i principali impatti della normativa sulle aree in questione e, successivamente, è stato somministrato al fine di individuare lo stato di implementazione relativo a ciascun item. Il questionario è strutturato in tre sezioni: una sezione introduttiva, una sezione dedicata alla gestione del capitale ed un ultima sezione dedicata alla gestione dei rischi, per un totale di 27 domande. In alcune domande si chiede di barrare la risposta con una, in altre domande è chiesto di attribuire un punteggio, considerando una scala likert a 7 punti, dove 1 è rappresentativo di un punteggio molto basso e 7 rappresenta un punteggio elevato. Il campione Il campione di imprese che hanno partecipato all indagine comprende 12 compagnie di assicurazione, indicate dalle lettere maiuscole dell alfabeto (A, B, C ). Il campione (Tabella 1) è costituito da 2 gruppi assicurativi, 1 con operatività internazionale e 1 nazionale; 5 compagnie capogruppo di gruppi assicurativi, di cui 4 con operatività nazionale e 1 internazionale; 2 compagnie appartenenti a gruppi assicurativi internazionali, e 3 appartenenti a gruppi bancari, di cui 1 con operatività internazionale e 2 nazionale. Tabella 1: Campione: assetti istituzionali Gruppo Assicurativo Compagnie Capogruppo Gruppo Assicurativo Nazionale 1 Internzazionale 1 Nazionale 4 Internazionale 1 Compagnie appartenenti a Gruppo Assicurativo Gruppo Bancario Nazionale Internzazionale 2 Nazionale 2 Internzazionale 1 Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 8

9 La tabella che segue raffigura i dati delle compagnie del campione ordinati per volume di operatività (premi lordi contabilizzati nel corso dell esercizio 2013). Tabella 2: le imprese del campione ordinate in base al volume di operatività (l ordinamento è lo stesso se fatto per riserve tecniche nette). COMPAGNIA Premi lordi contabilizzati Operatività Assetto istituzionale K 47,351% Gruppo Assicurativo Internazionale Capogruppo Canali distributivi Canale Agenziale Canale Bancario Promotori A 17,171% Gruppo Bancario Internazionale Parte del gruppo Canale Bancario Canale Digital I 10,542% Gruppo Assicurativo Internazionale Parte del gruppo Canale Bancario Promotori finanziari F 8,206% Gruppo Assicurativo Nazionale Capogruppo Canale Agenziale Canale Bancario Altri canali diretti D 4,731% Gruppo Assicurativo Nazionale Capogruppo Canale Agenziele Canale Bancario Brokers H 3,157% Gruppo Assicurativo Internazionale GRUPPO Canale Agenziale Canale Bancario Brokers E 2,555% Gruppo Assicurativo Nazionale GRUPPO Canale Bancario Canale Agenziale G 2,479% Gruppo Assicurativo Nazionale Capogruppo Canale Agenziale C 2,071% Gruppo Bancario Nazionale Parte del gruppo Canale Bancario Canale Agenziale B 1,181% Gruppo bancario nazionale Parte del gruppo Canale Bancario Broker L 0,552% Gruppo Assicurativo Internazionale Parte del gruppo Canale Bancario J 0,004% Gruppo Assicurativo Nazionale Sub-holding Canale telefonico Canale on line Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 9

10 I risultati La sezione introduttiva del questionario comprende 4 domande. La prima domanda del questionario chiede alle imprese di assicurazione a quale stadio del processo di implementazione ritengono di essere rispetto a quanto richiesto dal primo pilastro della direttiva quadro, ossia per quanto riguarda la valutazione delle attività (art. 75), il calcolo della best estimate e del risk margin (art. 77), la classificazione dei fondi propri (art. 93) e il calcolo del Solvency Capital Requirement (art. 100). 1. A quale stadio del processo di implementazione ritenete di essere nell'ambito del primo pilastro con riferimento a: COMPAGNIA a) best estimate b) risk margin c) valutazione delle attività d) classificazione dei fondi propri e) solvency capital requirement A B C D E F G H I J K L MEDIA 5,2500 5,2500 5,5833 5,6667 5,3333 MEDIANA 5, MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 0,9653 0,8660 0,7930 0,8876 0,6513 MEDIA COMPLESSIVA 5,4167 Per ciascuna attività (a, b, c,...), si osserva un punteggio medio superiore al valore centrale (3,5) e omogeneità nelle risposte. I punteggi più bassi riguardano il calcolo del best estimate per la compagnia L, la più piccola all interno del campione in termini di premi lordi contabilizzati, e il calcolo del risk margin per la compagnia B, anch essa di ridotte dimensioni (in entrambi i casi, il valore minimo osservato è pari a 3). Un analisi per compagnia rivela che le Compagnie F e D registrano mediamente un livello più avanzato nello stadio di implementazione. Mediamente, con riferimento alle principali sfide poste dalla normativa nell ambito del primo pilastro, lo stadio di implementazione può ritenersi buono (5,42 su un range tra 1 e 7). Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 10

11 La seconda domanda del questionario si concentra sugli aspetti di secondo pilastro. COMPAGNIA a) Individuaz. chiara delle responsabilità individuali e collegiali per la gestione dei rischi 2a. A quale stadio del processo di implementazione ritenete di essere, nell ambito del secondo pilastro con riferimento a: b) Requisiti e idoneità dei singoli individui c) Chiara separazione di responsabilità tra prima, seconda e terza linea di controllo d) Funzioni di governance efficaci (internal audit, risk, attuariato e compliance) e) Decisioni di business fondate sul risk appetite f) Automazione di metriche A B C D E F G H I J K L MEDIA 5,1667 5,3333 5,0833 4,8333 3,6667 4,0909 MEDIANA ,5 4 MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 1,1934 1,4355 1,5050 1,4035 1,3707 1,3003 COMPAGNIA g) Chiarezza definitoria tra rischi e adempimenti relativi 2b. A quale stadio del processo di implementazione ritenete di essere, nell ambito del secondo pilastro con riferimento a: h) Aggiornamento tempestivo su cambiamenti dei processi di business i) Appropriata governance e accordi contrattuali con i providers j) Valutazione dei livelli di rischio dei providers k) Reports di rischio opportunamente approfonditi e affidabili A B C D E F G H I J K L l) Use Test MEDIA 4,5455 4,3333 4,7500 4,3333 4,5833 3,7500 MEDIANA MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 1,3685 1,3027 1,0553 1,4355 1,2401 1,2154 COMPAGNIA m) Analisi di scenario e stress test per eventi ordinari e estremi n) Risk appetite o) Revisione dei business plans 2c. A quale stadio del processo di implementazione ritenete di essere, nell ambito del secondo pilastro con riferimento a: p) Governance and limit framework q) Calcolo dei metriche/risk measurement r) Consulenza/ revisione transazionale s) Identificazione e analisi prospettica dei rischi A B C D E F G H I J K L MEDIA 4,9167 4,3333 4,4167 4,6667 4,7500 3,9091 4,6667 MEDIANA 5 4,5 5 4, MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 0,9962 1,5570 1,4434 1,4355 1,1382 1,3751 1,3027 MEDIA COMPLESSIVA 4,5331 Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 11

12 Le compagnie intervistate evidenziano, con riferimento alle principali attività richieste nell ambito del secondo pilastro, uno stadio di implementazione medio superiore al valore centrale (3,5), con livelli di variabilità non particolarmente elevati. Il punteggio medio più basso sia in termini di media che di mediana si osserva in corrispondenza della implementazione di processi che riguardano le decisioni di business fondate sul risk appetite e l implementazione dello use test, i quali trovano la loro fonte normativa rispettivamente agli articoli 45 e 120 della direttiva quadro. Il primo prevede che l impresa proceda ad una valutazione interna del rischio e della solvibilità. Tale valutazione interna, deve individuare il fabbisogno di solvibilità globale e deve essere compatibile con il profilo di rischio specifico dell impresa e con i limiti di tolleranza del rischio approvati. Inoltre, essa è parte integrante della strategia operativa dell impresa e deve essere presa sistematicamente in considerazione nelle decisioni strategiche. A livello nazionale, la disposizione è stata attuata con la modifica del regolamento IVASS n. 20/2008, in particolare con la modifica dell art. 5, il quale definisce i compiti e le responsabilità dell organo amministrativo. Ad esso è attribuito, tra gli altri, il compito di determinare la propensione al rischio dell impresa (risk appetite), ossia l ammontare di rischio complessivo che l impresa è in grado di assumere, con l intento di accrescere il valore aziendale e, sulla base di esso, definire le strategie da adottare al fine di guidare le decisioni di business in ottica risk-based, considerando cioè il trade-off rischio/rendimento. Relativamente alla prima attività, tre compagnie, di diversa dimensione, attribuiscono un valore minimo di 2 (A, B e J) mentre la compagnia D (medie dimensioni) un valore massimo di 6. Per quanto riguarda le prove di utilizzo (use test) del modello interno (art. 120), la direttiva richiede, quale requisito essenziale ai fini dell approvazione del modello interno, che le imprese di (ri)assicurazione dimostrino che il modello interno sia effettivamente ed ampiamente utilizzato nel sistema di gestione dei rischi, a supporto delle scelte strategiche, nonché nei processi di valutazione e allocazione del capitale e nella valutazione di cui all art. 75. Con riferimento allo use test, il 5 delle compagnie dichiara di non essere ancora a metà del percorso previsto. Anche in tal caso il punteggio medio si attesta appena sopra il valore centrale (3,75), con valore minimo di 2 attribuito dalla compagnia B e valore massimo pari a 6, assegnato dalla compagnia F. Tuttavia in tal caso, il basso punteggio medio rilevato, potrebbe derivare dal fatto che, come emergerà più avanti, nessuna delle compagnie di assicurazione che ha partecipato all analisi intende adottare un modello interno completo, e solo tre dichiarano di voler adottare un modello interno parziale. In effetti le compagnie che vi hanno attribuito i punteggi più elevati, sono proprio compagnie medio-grandi. Un analisi per compagnia rivela che le Compagnie K ed F registrano mediamente un livello più avanzato nello stadio di implementazione. Mediamente, il livello di implementazione dei processi relativi alle principali sfide poste dal secondo pilastro può ritenersi buono (media complessiva pari a 4,5). Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 12

13 La terza domanda chiede alle compagnie in che misura sia stato formalizzato un adeguato processo di valutazione dell efficacia del sistema di risk management, compito attribuito all organo amministrativo dall articolo 5 del regolamento IVASS n. 20/2008, in seguito alle modifiche ed integrazioni intervenute con il Provvedimento n. 17 dell aprile 2014, in conformità con quanto previsto all articolo 44 del testo di livello 1. COMPAGNIA A B C D E F G H I J K L MEDIA MEDIANA MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 3. In che misura è stato formalizzato un metodo di valutazione dell efficacia del sistema di risk management rispetto ai risultati desiderati? ,0833 2, ,8320 Il punteggio medio si attesta sotto il valore centrale (3,08), presentando un alto grado di variabilità (1,83): infatti tre compagnie assegnano a tale attività un punteggio pari ad 1 e solo una un punteggio pari a 6. La mediana (2,5) evidenzia che la metà delle compagnie è ancora in una fase embrionale del processo. Tale carenza che si riscontra sia nella grandi compagnie, sia nelle compagnie di dimensioni più ridotte. La quarta ed ultima domanda della sezione introduttiva chiede in quale misura le imprese valutano se i presidi adottati per l attività di assunzione dei rischi siano in grado di operare in modo prudenziale. COMPAGNIA A B C D E F G H I J K L MEDIA MEDIANA MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 4. In che misura l impresa valuta se i presidi adottati per l attività di assunzione dei rischi, inclusi quelli contrattuali con la propria rete distributiva, siano in grado di operare in modo prudenziale? , ,3114 Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 13

14 A differenza della precedente attività, sembra che la valutazione dei presidi adottati per l assunzione dei rischi, sia garantita nelle compagnie del campione. Il punteggio medio rilevato si attesta a 4,58, con un livello di variabilità alto (1,31). Ben 3 compagnie (compagnie D, K e L) hanno assegnato un punteggio pari a 6, il più alto osservato; il punteggio più basso osservato è pari a 2, attribuito dalla compagnia A, seconda nel campione, per dimensione ed appartenente ad un gruppo bancario internazionale. Si osservi tuttavia l eterogeneità delle compagnie che vi hanno attribuito il massimo punteggio rilevato: la compagnia K è la più grande del campione, a capo di un gruppo assicurativo internazionale, la compagnia D di medio-grandi dimensioni, anch essa capogruppo, ma di un gruppo assicurativo che opera a livello nazionale, e la compagnia L di piccole dimensione ed appartenente ad un gruppo assicurativo nazionale. La sezione dedicata alla gestione del capitale rappresenta la più corposa del questionario, comprendendo 16 domande che vanno dalla domanda numero 5 alla domanda numero 20. La prima domanda della sezione chiede alle imprese di assicurazione con che livello di dettaglio e completezza ritengono di aver elaborato un piano d azione al fine di adempiere alle diverse richieste della nuova regolamentazione. In effetti, IVASS nella Lettera al mercato del 26 gennaio 2010 (Solvency II: il nuovo sistema di vigilanza prudenziale), esorta le imprese di assicurazione ad elaborare un piano di lavoro per garantire l avvicinamento al nuovo regime. COMPAGNIA A B C D E F G H I J K L MEDIA MEDIANA MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 5. Con che livello di dettaglio e completezza è stato elaborato un piano d azione per adempiere alle diverse richieste di S2? , Rispetto a tale attività il punteggio medio è di 5,67, con una mediana di 6. Le risposte ottenute si presentano piuttosto omogenee, sia che si tratti di piccole-medie imprese, sia che si tratti di grandi imprese, pertanto le compagnie partecipanti ritengono di aver elaborato un piano d azione dettagliato e completo, ai fini dell allineamento agli standard richiesti da Solvency II. Tuttavia si osserva un valore minimo di 3, in corrispondenza della compagnia 1,0731 Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 14

15 J, la più piccola nel campione di riferimento, sub-holding nazionale di un gruppo associativo operante a livello internazionale. Successivamente (domanda 6), si chiede se le compagnie partecipanti hanno effettuato una stima circa i costi di implementazione del progetto Solvency II. La nuova normativa, infatti, richiede una profonda trasformazione dei processi, della struttura organizzativa delle imprese, delle risorse. SOCIETA' A B C D E 6. Se avete stimato i costi di implementazione del progetto S2, a quanto ammontano circa? Più milioni Tra i 7 e gli 8 mln 2 milioni a titolo di investimento (DWH implementato) F - G - H I J Alti 2Mln Eu 1 mln K - L - Su 12 compagnie, solo la metà ha fornito una risposta. Di queste, l importo minimo stimato è pari a circa 1 mln, per la compagnia I, terza per dimensione nel campione di indagine ed appartenente ad un gruppo assicurativo internazionale, e l importo più alto si aggira tra i 7 e gli 8 mln per la compagnia B, di piccole dimensioni ed appartenente ad un gruppo bancario operante a livello nazionale. Le risposte fornite non consentono di formulare un idea sulla relazione tra dimensione dell impresa e costi di compliance. La domanda numero 7 indaga se le compagnie hanno effettuato una analisi di impatto della classificazione in 3 livelli dei fondi propri sulla posizione finanziaria della compagnia. La direttiva quadro richiede che le imprese di (ri)assicurazione detengano fondi propri ammissibili tali da coprire SCR ed MRC. Tuttavia, l ammissibilità dei fondi propri a coprire i due requisiti non è riconosciuta a tutti i livelli: l ammissibilità a coprire il SCR, è riconosciuta a tutti e tre i livelli, mentre l ammissibilità a coprire il MCR, è riconosciuta esclusivamente agli elementi di livello 1 e agli elementi dei fondi propri di base classificati nel livello 2. Tale classificazione pertanto incide sulla posizione finanziaria della compagnia, ossia sulla sua condizione di solvibilità, intesa come eccedenza di capitale sui requisiti di capitale Solvency II. Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 15

16 COMPAGNIA A B C D E F G H I J K L 7. Avete condotto un analisi dell impatto sulla posizione finanziaria derivante dalla classificazione in tre tiers dei fondi propri? No Sì - Sì Sì Sì Sì Sì Sì - Sì No Su 12 compagnie, 2 compagnie (compagnia A e compagnia L) dichiarano di non aver condotto una analisi di impatto circa la posizione finanziaria derivante dalla classificazione dei fondi propri in tre livelli; altre 2 compagnie (compagnie C e J) non hanno risposto alla domanda. Due terzi del campione (8 compagnie) dichiara di aver condotto tale analisi. Le domande numero 8, 9 10 trovano il loro riferimento normativo nell art. 98 della direttiva quadro, il quale contiene le disposizioni in materia di ammissibilità dei fondi propri. COMPAGNIA 8. Gli elementi di livello 1 nei fondi propri ammissibili sono: (barrare con una x) a) pari ad 1/3 dell'importo totale dei fondi propri ammissibili b) superiore ad 1/3 dell'importo totale dei fondi propri ammissibili c) inferiore ad 1/3 dell'importo totale dei fondi propri ammissibili A B C D E F G H I J K L COMPAGNIA 9. L importo degli elementi di livello 3 sono: (barrare con una x) a) inferiore ad 1/3 dell'importo totale dei fondi propri ammissibili b) pari ad 1/3 dell'importo totale dei fondi propri ammissibili c) superiore ad 1/3 dell'importo totale dei fondi propri ammissibili A B C D E F G H I J K L Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 16

17 COMPAGNIA 10. Per quanto riguarda la conformità al requisito patrimoniale minimo, la proporzione degli elementi di livello 1 dei fondi propri di base ammissibili è: (barrare con una x) a) superiore alla metà dell importo totale dei fondi propri di base b) pari alla metà dell importo totale dei fondi propri di base c) inferiori alla metà dell importo totale dei fondi propri di base A B C D E F G H I J K L Su 12 compagnie intervistate, più dell 8 del campione (10 compagnie) risponde che gli elementi di livello 1 nei fondi propri ammissibili sono superiori ad 1/3 dell importo totale dei fondi propri ammissibili, in linea con quanto richiesto dalla direttiva quadro. Solo la compagnia K, la maggiore per dimensioni, ha degli elementi di livello 1 ancora inferiori ad 1/3 dell importo totale dei fondi propri ammissibili (la compagnia J non risponde alla domanda). Allo stesso modo, la domanda 9 chiede se le compagnie rispettano il limite quantitativo previsto dalla direttiva allo stesso articolo, per quanto riguarda gli elementi di livello 3. La proporzione degli elementi di livello 3, deve essere inferiore ad 1/3 dell importo totale dei fondi propri ammissibili. Sulla base delle risposte al questionario, la quasi totalità del campione (11 compagnie), dichiara che l importo degli elementi di livello 3 è inferiore ad 1/3 dell importo totale dei fondi propri ammissibili, in linea con quanto richiesto dalla direttiva. La compagnia J non ha risposto alla domanda. Sempre con riferimento ai limiti quantitativi in materia di fondi propri, la domanda 10 verifica che siano rispettati i limiti richiesti in materia di ammissibilità a coprire il requisito patrimoniale minimo (MCR). Secondo quanto previsto dall articolo 98, gli elementi di livello 1 devono essere superiori alla metà dell importo totale dei fondi propri di base ammissibili. Su 12 compagnie, 9 rispettano il suddetto limite, mentre per il gruppo assicurativo internazionale H e per la compagnia K, maggiore per dimensioni e a capo di un assicurativo internazionale, gli elementi di livello 1 risultano essere inferiori alla metà dei fondi propri di base ammissibili, non rispettando il limite richiesto da Solvency II. La compagnia J non risponde alla domanda. La domanda numero 11 chiede alle compagnie se è stato calcolato MCR ed SCR sulla base dei principi dettati dal quinto studio di impatto quantitativo (QIS5) e, in caso di risposta affermativa, le domande 12 e 13, chiedono, rispettivamente a quanto ammonta ciascun requisito. Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 17

18 11. Avete calcolato MCR ed SCR sulla base dei principi dettati dal Qis 5? (barrare con una x) COMPAGNIA Si No A B C D E F G H I J K L COMPAGNIA a) il rischio di sottoscrizione per l assicurazione non vita 14. Potreste indicare se i rischi sotto menzionati sono regolarmente identificati (1), valutati (2), gestiti (3), monitorati (4) e oggetto di reporting (5)? b) il rischio di sottoscrizione per l assicurazione vita COMPAGNIA 12. A quanto ammonta il 13. A quanto ammonta il MCR? SCR? A < 200 mln Fra i 200 e i 300 mln B 24,8 mln 55 mln C mln D 185 mln 410 mln E - - F 875% 39 G 111 mln 439 mln H - - I - - J - - K - - L - 30 mln Su 12 compagnie intervistate, 11 rispondono di aver calcolato MCR e SCR secondo le specifiche tecniche dettate dal QIS5 (la compagnia K risponde negativamente) ma solo poche riescono a fornire una stima quantitativa degli stessi (la compagnia F, a capo di un gruppo assicurativo che opera a livello nazionale, risponde riportando l indice di solvibilità, ossia il rapporto tra il margine di solvibilità disponibile, inteso come patrimonio netto dell impresa, libero da qualsiasi impegno, e l ammontare dei margini richiesti dalla regolamentazione, rispettivamente requisito patrimoniale minimo-mcr e requisito patrimoniale di solvibilità-scr). La domanda 14 chiede alle imprese intervistate di indicare se i rischi di cui all art. 101 comma 4, sono regolarmente identificati (1), valutati (2), gestiti (3), monitorati (4) e oggetto di reporting (5), secondo quanto previsto dall art. 44. c) il rischio di sottoscrizione per l assicurazione malattia d) il rischio di mercato e) il rischio di credito f) il rischio operativo A B C D E F G H I J K L MEDIA 3,8182 4,3636 3,2222 4,6667 4,5000 3,5833 MEDIANA MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 1,3375 0,9487 1,1650 0,8090 0,8202 1,2721 Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 18

19 Le modalità con cui le imprese del campione hanno risposto alla domanda fanno ritenere che la stessa non sia stata posta in modo sufficientemente chiaro, avendo le stesse associato un solo numero a ciascun rischio. La domanda 15 si propone di valutare quali siano le maggiori difficoltà riscontrate dalle compagnie di assicurazione nell implementazione di Solvency II, con la possibilità di indicare più di una risposta. COMPAGNIA a) qualità dei dati b) modifiche ICT 15. Quali sono i principali ostacoli all implementazione di S2? (barrare con una x) c) allocazione dei compiti/ruoli d) ORSA e) regole e calcoli f) aderenza al profilo di proporzionalità g) diffusione della cultura S2 A B C D E F G H I J K L La diffusione della cultura Solvency II a tutti i livelli aziendali, obiettivo centrale della nuova normativa, sembra essere l ostacolo percepito dal maggior numero di imprese (due terzi del campione, di piccole, medie e grandi dimensioni), seguito dalla qualità dei dati (4 compagnie su 12) a disposizione delle funzioni aziendali, requisito richiesto dalla direttiva quadro, in quanto si ritiene essenziale che ogni processo di elaborazione di informazioni sia dotato di dati appropriati, accurati e completi, al fine di ottenere in uscita dati altrettanto affidabili che verranno poi utilizzati nei processi decisionali. Anche in questo caso, tale difficoltà è riscontrata sia compagnie di più grandi dimensioni, sia da compagnie più piccole, appartenenti a differenti realtà (A, C, E, J). La compagnia J, inoltre, unica tra quelle del campione a non utilizzare canali fisici e piccola per dimensioni, dichiara complicata l aderenza al profilo di proporzionalità previsto dalla direttiva all art. 29, paragrafo 4. Le compagnie che segnalano più ostacoli sono la compagnia B e la compagnia C, entrambe di dimensioni ridotte e appartenenti a gruppi bancari che operano a livello nazionale: le difficoltà riguardano le regole e calcoli e la diffusione della cultura Solvency II, l allocazione di compiti e ruoli la prima e qualità dei dati la seconda. Il sistema di solvibilità Solvency II, accanto ad una valutazione prospettiva dei rischi di impresa, secondo i principi ORSA, richiede un approccio forward looking, anche sul capitale, in considerazione dei possibili sviluppi della propria attività 1. In tale ottica, negli Orientamenti EIOPA in materia di governance e, a livello nazionale, nella Lettera al Mercato dell aprile 2014, il regulator chiede alle imprese di assicurazione di elaborare una politica di gestione del capitale che preveda attività di indirizzo, di classificazione, di pianificazione e di controllo, nonché di elaborare un piano di gestione del capitale a medio termine, non inferiore a 3 anni, che tenga conto delle emissioni 1 IVASS, (2014), Lettera al mercato, Solvency II applicazione degli Orientamenti EIOPA in materia di sistema di governance, di valutazione prospettica dei rischi (sulla base dei principi ORSA), di trasmissione di informazioni alle Autorità Nazionali competenti e di procedura preliminare dei modelli interni Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 19

20 programmate, delle scadenze degli elementi di capitale, degli effetti di emissioni, riscatti, rimborsi e ridistribuzione di dividendi. Inoltre si richiede di valutare la coerenza del piano di gestione del capitale a medio termine con le risultanze della valutazione prospettica dei rischi, processi che, secondo le logiche di una regolamentazione orientata al rischio, non possono prescindere l uno dall altro. In ultimo è richiesto il monitoraggio del piano di gestione del capitale da parte del Board. Nelle domande numero 16, 17 e 18 del questionario, si chiede, rispettivamente, a quale stadio ciascuna impresa ritiene di essere nel processo di elaborazione di un piano di gestione a medio termine, nell ottica di adeguamento al nuovo regime; in che misura viene valutata la coerenza del piano di gestione rispetto alla valutazione prospettica dei rischi secondo i principi ORSA e in che misura il Board monitora il piano di gestione. COMPAGNIA 16. A quale stadio è l elaborazione di un piano di gestione del capitale a medio termine (non inferiore a tre anni) che tenga conto del nuovo regime di solvibilità? 17. In che misura viene valutata la coerenza del piano di gestione del capitale a medio termine con le risultanze della valutazione prospettica forward looking assessment"? 18. In che misura l organo amministrativo e di controllo monitora il piano di gestione di medio termine? A B C D E F G H I J K L MEDIA 3,8333 4,1667 3,6364 MEDIANA 4,5 4,5 4 MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 1,5859 1,6422 1,9117 MEDIA COMPLESSIVA 3,8788 La metà delle imprese dichiara di essere ormai ad uno stadio quasi buono in termini di elaborazione di un piano di gestione del capitale a medio termine (mediana: 4,5) con un livello di dispersione non trascurabile (1,58). Solo una Compagnia (D), a capo di un gruppo assicurativo nazionale dichiara di essere quasi alla fine dello stesso (6) mentre la compagnia A, appartenente ad un gruppo bancario che opera a livello internazionale, si dichiara ad uno stadio embrionale. Stessa mediana (4,5) interessa la valutazione sulla coerenza del piano di cui alla precedente domanda, rispetto alle risultanze della valutazione prospettica dei rischi, con un valore massimo di 6 assegnato da 3 compagnie e valore minimo di 1 assegnato da una compagnia (ancora la compagnia A). In generale le risposte alle domande 16 e 17 si muovono in parallelo: laddove è già stato elaborato un piano di gestione del capitale a medio termine, le compagnie ritengono ci sia una adeguata valutazione circa la coerenza dello stesso con le risultanze della valutazione prospettica dei rischi. Infine, le risposte alla domanda n. 18 circa l attività di monitoraggio del piano di gestione del capitale da parte dell organo amministrativo, presentano un più alto livello di variabilità, il valore medio delle risposte si attesta intorno al valore centrale (3,64), con un valore Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 20

21 minimo di 1 da parte della compagnia A e B e un valore massimo di 7 da parte della compagnia K. Un analisi per Compagnie rivela che mediamente la compagnia K e la D registrano le posizioni migliori mentre la A, la B e la L sembrano essere più indietro. Valutando complessivamente le risposte rispetto al tema affrontato, l elaborazione del piano di gestione del capitale a medio termine e le attività ad essa connesse sono da ritenersi ad un livello intermedio (3,87): prevalentemente nelle grandi e medie realtà, tale elaborazione è sufficientemente formalizzata e valutata mentre nelle piccole realtà tale processo è ancora embrionale o comunque è stato appena avviato. Tuttavia, ancora una volta, il coinvolgimento dell organo amministrativo, in tal caso, con riguardo ai processi di gestione del capitale, rappresenta l anello più debole del processo. Nella Lettera al mercato del 15 aprile 2014, in materia di applicabilità degli Orientamenti EIOPA sulla valutazione prospettica dei rischi, IVASS ritiene che le imprese debbano effettuare una valutazione annuale circa a) il profilo di rischio in chiave prospettica e b) le possibili variazioni; c) il fabbisogno di solvibilità globale; d) il collegamento tra il profilo di rischio e il fabbisogno di solvibilità ed infine d) i fattori di rischio significativi da assoggettare ad analisi complementari tra cui stress test, reverse stress test ed analisi di scenario. La domanda 19 chiede alle imprese in che misura l impresa è in grado di valutare almeno annualmente gli elementi sopra citati. COMPAGNIA a) il profilo di rischio in chiave prospettica 19. Almeno annualmente, in che misura l impresa è in grado di valutare: c) il fabbisogno complessivo di solvibilità, sia in d) il collegamento tra il profilo di rischio ed termini quantitativi che il fabbisogno di solvibilità qualitativi nel lungo termine b) le possibili variazioni e) i fattori di rischio significativi da assoggettare ad analisi complementari tra cui stress test, reverse stress test ed analisi di scenario A B C D E F G H I J K L MEDIA 5,3333 4,8333 4,6667 5,0000 5,1667 MEDIANA ,5 5 MA MIN DEVIAZIONE STANDARD 0,9847 1,4668 1,2309 1,3484 1,1934 MEDIA COMPLESSIVA 5,0000 Rispetto a ciascun elemento, il punteggio medio si attesta sopra il valore centrale, con livelli di dispersione non particolarmente elevati. Mediamente si ritiene che tutte le compagnie oggetto di analisi, siano in grado di valutare abbastanza bene, almeno una volta l anno, ciascun elemento oggetto della domanda. L analisi per Compagnie svela che la K e la B sono quelle che rispettivamente registrano il punteggio medio più alto e più basso. Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 21

22 In particolare, emerge che la valutazione del profilo di rischio in chiave prospettica è l attività che viene svolta meglio, rispetto alle altre, nella maggior parte delle imprese (infatti la mediana è 6) mentre la valutazione del fabbisogno di solvibilità nel lungo termine è l attività su cui concentrare più sforzi. Sempre nella Lettera al mercato IVASS, in materia di recepimento degli Orientamenti EIOPA sulla valutazione prospettica dei rischi, l Autorità di vigilanza nazionale ritiene che le imprese debbano definire un processo che preveda a) la descrizione delle metodologie quantitative e qualitative utilizzate nella valutazione nonché b) delle ipotesi e della frequenza con cui le analisi sono svolte; c) la considerazione del collegamento tra profilo di rischio, i limiti di tolleranza al rischio e il fabbisogno complessivo di solvibilità; d) la tracciabilità delle valutazioni svolte; e) la documentazione rilevante ed f) la valutazione delle proprie strategie alla luce dei risultati ottenuti a seguito della valutazione prospettica dei rischi di cui al punto a). SOCIETA' a) la descrizione delle metodologie quantitative e qualitative utilizzate nella valutazione b) le ipotesi e la frequenza con cui le analisi sono svolte 20. A che stadio è la definizione del processo che prevede c) la considerazione del collegamento tra profilo di rischio, i limiti di tolleranza al rischio e il fabbisogno complessivo di solvibilità d) la tracciabilità delle valutazioni svolte MEDIA COMPLESSIVA 4,7639 e) la documentazione rilevante f) la valutazione delle strategie alla luce dei risultati ottenuti a seguito della valutazione prospettica dei rischi A B C D E F G H I J K L MEDIA 4,9167 5,0000 4,5833 4,7500 5,0833 4,2500 MEDIANA 5 5, ,5 MA MIN DEV STD 1,5643 1,4771 1,5050 1,2881 1,3114 1,5448 Anche in tal caso, i punteggi medi relativi alle diverse attività si attestano tutti sopra la media, con valori che oscillano tra il 4,25, per quanto riguarda la valutazione delle proprie strategie alla luce dei risultati ottenuti a seguito della valutazione prospettica dei rischi, e 5 per la descrizione delle ipotesi e la frequenza con cui le analisi sono svolte e per la documentazione rilevante. Tale ultimo processo è quello che è valutato ad uno stadio quasi ottimo (6) dal 5 delle imprese. La Compagnia K continua a presentare il punteggio mediamente più elevato mentre la Compagnia J e B sembrano essere più indietro. La domanda 21 apre la sezione del questionario dedicata alla gestione dei rischi. Essa fa riferimento all articolo 44 della direttiva, il quale richiede che le imprese di Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 22

23 (ri)assicurazione si dotino di un efficace sistema di gestione dei rischi che comprenda le strategie, i processi e le procedure di segnalazione al fine di individuare, misurare, monitorare, gestire e segnalare, su base continuativa, i rischi a livello individuale ed aggregato, ai quali sono o potrebbero essere esposte e le relative interdipendenze. 21. Per individuare, misurare, monitorare, gestire e segnalare, su base continuativa, i rischi a livello individuale ed aggregato ai quali siete o potreste essere esposte, in che misura disponete di: COMPAGNIA a) strategie b) processi c) procedure di segnalazione A B C D E F G H I J K L MEDIA 4,1667 4,8333 4,5833 MEDIANA 4,5 5 5 MA MIN DEV STD 1,8007 1,0299 1,5643 MEDIA COMPLESSIVA 4,5278 Le imprese dichiarano di disporre, in misura via via inferiore, di processi, procedure di segnalazione e strategie. In tutti i casi il livello medio supera il valore centrale ma per le strategie (media 4,2) la variabilità è piuttosto elevata (1,80). Il punteggio massimo osservato è 6 per 4 compagnie di assicurazione medio-grandi, tutte appartenenti a gruppi assicurativi (compagnie D, F, K e H); il valore minimo è pari a 1, assegnato dalla compagnia J, subholding di un gruppo assicurativo nazionale di piccole dimensioni. Per quanto riguarda i processi vi è un più basso livello di variabilità e un punteggio medio più elevato pari a 4,8. In ultimo, con riferimento alle procedure di segnalazione osserviamo punteggio medio e deviazione standard che si attestano ad un livello intermedio tra strategie e processi, con punteggio massimo pari a 6 e punteggio minimo pari a 1 assegnato nuovamente dalla compagnia J. La Compagnie K, F e D presentano i migliori punteggi medi (B e J i più bassi). Complessivamente, le imprese rivelano di disporre di discreti presidi di risk management (media: 4,5) per individuare, misurare, monitorare, gestire e segnalare, su base continuativa, i rischi a livello individuale ed aggregato ai quali sono esposte. La domanda 22 trova il suo riferimento normativo al comma 2 dell art. 44 in materia di gestione dei rischi, il quale prevede che il sistema di gestione dei rischi copra quanto meno i seguenti settori: a) sottoscrizione e costituzione di riserve; b) gestione delle attività e delle passività; c) investimenti, in particolare derivati e impegni simili; d) gestione dei rischi di liquidità e di concentrazione; e) gestione dei rischi operativi; f) riassicurazione e altre tecniche di attenuazione del rischio. Copyright 2015 SDA Bocconi School of Management e Capgemini Italia S.p.a. 23

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