Il factoring in Italia: evoluzione operativa e regolamentare

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1 Il factoring in Italia: evoluzione operativa e regolamentare Marco Troiani Titolare Divisione Intermediari ex art. 107 TUB Servizio Supervisione Intermediari Specializzati Banca d Italia Convegno Assifact Milano, 18 settembre 2008

2 1. Il mercato italiano: struttura dell offerta ed evoluzione operativa Il mercato del factoring in Italia ha dimensioni rilevanti: pur avendo presente che le forme contrattuali diffuse nel nostro Paese differiscono da quelle estere, il nostro mercato è, in termini assoluti, tra i primi al mondo (per flussi di crediti acquistati è al secondo posto dopo la Gran Bretagna e precede Francia, USA e Giappone). La rilevanza del settore è connessa con la diffusione a livello nazionale della pratica dei pagamenti dilazionati, alla quale corrisponde un elevato ammontare di credito commerciale di cui le imprese richiedono lo smobilizzo (in base ai dati di settore del 2007, la fattorizzazione ha riguardato circa l 11% dei crediti commerciali delle imprese). Al 30 giugno 2008 il volumi del mercato erano pari a 33,6 miliardi in termini di crediti erogati ( anticipi ) e a 67,1 miliardi quanto a valore nominale dei crediti acquistati nel primo semestre dell anno ( turnover ). In termini di quote di mercato - considerando tutti gli intermediari specializzati nel factoring (società finanziarie e banche) - quelli iscritti nell elenco speciale ex art. 107 TUB detengono la quasi totalità del turnover (94%) e degli anticipi (86%); in particolare, i primi 3 operatori - tutti intermediari finanziari - amministrano il 40% del factoring nazionale, in ciò riflettendo un elevato grado di concentrazione del mercato, specie nel confronto con gli altri principali settori del parabancario (leasing e credito al consumo). Con specifico riferimento agli intermediari iscritti nell elenco speciale, quelli specializzati nel factoring sono 26 (a fronte di 171 soggetti presenti nell elenco), la maggior parte dei quali ricompresi nel citato elenco dalla prima metà degli anni 90. La linea di tendenza osservata nell ultimo quinquennio è nel senso di una riduzione del numero degli pag. 2 di 11

3 operatori, interessati da operazioni di concentrazione e razionalizzazione, in un settore ormai relativamente maturo. La presenza dei gruppi bancari italiani è rilevante: scelte storiche di specializzazione hanno determinato la costituzione, nell ambito di tali conglomerati, di società-prodotto di factoring che attualmente rappresentano il 62% del relativo mercato. Gli intermediari non facenti parte di gruppi bancari - riconducibili a iniziative di settori industriali (in particolare, quello automobilistico) o di tipo consortile - detengono comunque una quota significativa del mercato (22%). Ciò è da porre in relazione all elevata diffusione del cosiddetto factoring indiretto, che consiste nella cessione di crediti commerciali vantati da soggetti terzi (fornitori) nei confronti di imprese che fanno parte del gruppo cui appartiene la società di factoring ovvero che hanno stipulato, con la medesima, un accordo di tipo commerciale. Invertendo la tendenza flettente del triennio , nel 2006 il settore del factoring ha mostrato segnali di ripresa, poi confermati anche nel 2007: il volume complessivo di anticipi erogati dagli operatori è cresciuto, lo scorso anno, del 21%; il turnover è aumentato del 4,6%. La crescita dell ultimo biennio - visibile anche dai dati del primo semestre 2008 (su base annua, stock +17%; turnover +10%) - è riconducibile all innalzamento della quota media di crediti anticipati e alla crescente fattorizzazione di crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione (che al rappresentavano un quarto del valore nominale complessivo dei crediti acquistati dalle società finanziarie operanti nel comparto). Più in particolare, si rileva un crescente interesse per il finanziamento dei crediti derivanti dal settore sanitario e vantati nei confronti di aziende sanitarie locali (ASL), anche in connessione con la minore realizzazione di operazioni di cartolarizzazione di crediti della specie, a seguito delle pag. 3 di 11

4 restrizioni in materia introdotte dalla legge finanziaria per il 2007 (n. 296/2006). Il fenomeno assume rilievo, nell azione di Vigilanza, in considerazione dei ritardi nei pagamenti che caratterizzano i crediti in questione; tali ritardi hanno assunto particolare rilevanza a seguito dell entrata in vigore, a partire dal 1 gennaio 2008, della nuova disciplina prudenziale equivalente a quella delle banche, che include nella definizione di default i crediti scaduti da oltre 180 giorni. La Banca d Italia sta esaminando, anche mediante un confronto con le associazioni di categoria interessate, la possibilità di trovare una soluzione che tenga conto anche della natura della controparte. Le finanziarie del comparto hanno altresì manifestato interesse per l acquisto dei crediti nella forma del pro soluto effettivo, anche alla luce della nuova disciplina contabile che ha ridefinito le condizioni alle quali i cedenti possono eliminare dal proprio bilancio i crediti ceduti. Le modalità distributive del settore del factoring, in relazione anche ai legami durevoli con la clientela affidata, vedono una netta prevalenza nell utilizzo, da parte delle società finanziarie, di dipendenze proprie: tramite tale canale nel 1 semestre 2008 è transitato l 80% dei nuovi finanziamenti di factoring; il residuo 20% è stato in gran parte erogato tramite sportelli bancari. 2. La situazione tecnica degli operatori e l azione di Vigilanza La qualità degli impieghi delle società finanziarie di factoring iscritte nell elenco speciale presenta segnali di miglioramento: tra dicembre 2007 e giugno 2008 l incidenza dello stock di sofferenze sugli impieghi totali si è ridotta dal 2,4% al 2,2% (era pari al 2,8% a fine 2006). pag. 4 di 11

5 I crediti scaduti (in particolare quelli identificati nelle previgenti segnalazioni statistiche come di 2^ fascia, ovvero le linee di credito con ritardi nei pagamenti superiori ai 120 giorni) rappresentano una quota rilevante degli impieghi di factoring (29% al ); tale peculiarità del mercato è connessa alla già descritta incidenza dei rapporti creditizi con debitori ceduti di matrice pubblica. Come evidenziato da un indagine campionaria condotta nel luglio 2007 da Assifact tra le proprie associate, ben il 66% dei crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione è classificato tra gli scaduti (di cui quasi i due terzi oltre i 180 giorni). In tali casi, i connessi ritardi nei pagamenti, di per sé, non segnalerebbero situazioni di reale anomalia del credito in quanto non si riscontrava un effettivo deterioramento del merito di credito delle controparti: in particolare, le posizioni classificate a sofferenza risultavano del tutto marginali (0,03% del totale crediti) e - seppure a fronte di ritardi medi anche elevati, specie per i crediti di imposta - gli incassi avvenivano con regolarità. Con riferimento alla disciplina dei grandi rischi, il grado di concentrazione del portafoglio crediti è migliorato: al n. 6 società di factoring hanno segnalato debordi rispetto al limite individuale del 40% del patrimonio di vigilanza (erano 10 nel marzo 2007). Inoltre, da approfondimenti condotti dalla Vigilanza sulla struttura organizzativa degli intermediari, emerge una sempre maggior attenzione alla prevenzione del rischio di concentrazione, con specifico riferimento alla individuazione dei casi di connessione economica fra cedente e debitore ceduto. Nel 2007, sia l utile netto che la capacità di reddito del settore ricostruita secondo i criteri di Vigilanza (depurando i dati reddituali da componenti atipiche o di pertinenza di altri esercizi) hanno mostrato una decisa crescita (rispettivamente: +31% e +21%). In relazione alla pag. 5 di 11

6 già descritta ripresa del mercato, le società vigilate hanno realizzato un miglioramento del margine di interesse (+3,5%) e, specialmente, del saldo della gestione servizi (+21%); a tali fattori si è unita anche la riduzione delle perdite su crediti (-12%). Nell ultimo anno l azione della Vigilanza è stata tesa ad accompagnare il sistema verso la corretta applicazione del nuovo regime prudenziale equivalente a quello delle banche, notevolmente più strutturato rispetto al precedente e caratterizzato, tra l altro, dall introduzione per la prima volta di requisiti patrimoniali minimi a fronte delle diverse tipologie di rischio assunte. Nell attuale fase di prima applicazione della nuova regolamentazione formano oggetto di particolare attenzione la gestione dei disallineamenti tra le dotazioni patrimoniali di taluni intermediari e i requisiti patrimoniali minimi. Da prime elaborazioni condotte sulla base delle nuove segnalazioni di vigilanza (trasmesse a fine giugno scorso dagli intermediari e riferite alla data contabile del ) l impatto della nuova normativa prudenziale risulta relativamente contenuto per le società finanziarie di factoring: nessun intermediario necessiterebbe di risorse patrimoniali supplementari a fronte del rischio di credito e operativo. In particolare, per quanto concerne il rischio di credito, il solvency medio risulta pari a circa il 10%. 3. Il nuovo quadro regolamentare La disciplina prudenziale delle banche e degli altri intermediari finanziari è stata profondamente modificata con il recepimento delle norme (c.d. Basilea 2 ) contenute nelle direttive europee 2006/48/CE (CRD) e 2006/49/CE (CAD III). Tale disciplina - pur non applicandosi, in via diretta, agli intermediari finanziari iscritti nell elenco speciale - assume per essi un grande rilievo per tre motivi: pag. 6 di 11

7 - l ambito di applicazione consolidato ha un impatto sulle società finanziarie appartenenti ai gruppi bancari; - nella misura in cui stimola l adozione di tecniche sofisticate di misurazione e gestione del rischio destinate a riflettersi sulle metodologie di selezione, pricing e controllo del rischio, la nuova disciplina prudenziale immette nuovi stimoli concorrenziali nel mercato bancario e in quelli ad esso contigui; - riconosce ai crediti verso imprese finanziarie e alle garanzie rilasciate dalle stesse il medesimo trattamento prudenziale previsto per le banche. In particolare, l estensione del trattamento prudenziale previsto per le banche è possibile qualora le imprese finanziarie siano autorizzate e controllate dalla stessa autorità competente per la vigilanza sulle banche e siano sottoposte a requisiti prudenziali equivalenti a quelli previsti per le banche stesse. La vigilanza equivalente per gli intermediari finanziari dell elenco speciale - realizzata nel luglio del 2007 con il 7 aggiornamento delle Istruzioni di Vigilanza della Banca d Italia - si concretizza nell applicazione di istituti di vigilanza prudenziale mutuati da quelli delle banche, ma modulati in funzione delle diverse possibilità operative degli intermediari in questione. In applicazione di tale principio - volto ad assicurare la neutralità concorrenziale della disciplina prudenziale - è stato previsto un requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito più basso rispetto a quello previsto per le banche (6% in luogo dell 8%), qualora gli intermediari finanziari non effettuino attività di raccolta presso il pubblico. Tale requisito è ridotto di un quarto nel caso in cui gli intermediari finanziari appartengano ad un gruppo pag. 7 di 11

8 bancario che rispetti, a livello consolidato, il requisito pieno. Per quanto riguarda le norme sulla concentrazione dei rischi, è previsto un graduale e definitivo allineamento con la disciplina bancaria. Fino al , infatti, viene mantenuto l attuale sistema basato su un limite individuale pari al 40% del patrimonio di vigilanza e su una definizione di grande rischio per posizioni eccedenti il 15% del patrimonio di vigilanza. Al termine di tale periodo transitorio, le società finanziarie dovranno portare tali limiti, rispettivamente, al 25% e al 10% e rispettare anche il limite globale (pari all 800% del patrimonio), così come attualmente previsto per le banche. Relativamente agli altri requisiti relativi alla dotazione patrimoniale minima obbligatoria (c.d. primo pilastro ), gli intermediari finanziari sono tenuti a calcolare un requisito per il rischio operativo, nonché - ove significativi - ulteriori requisiti a fronte del rischio di cambio sull intero bilancio e dei rischi di mercato sul portafoglio di negoziazione. In relazione al secondo pilastro, le disposizioni concernenti il processo di controllo prudenziale si applicano - a livello consolidato - agli intermediari finanziari ricompresi in gruppi, bancari o di SIM, italiani; per gli intermediari finanziari iscritti nell elenco speciale non appartenenti a gruppi della specie l applicazione di tali disposizioni è su base solo individuale. In ogni caso, l applicazione del principio di proporzionalità consente di graduare l ampiezza e la profondità del processo di valutazione interna del capitale (c.d. ICAAP) nonché la frequenza e l intensità del processo di revisione di vigilanza (c.d. SREP) in funzione della natura, della dimensione e della complessità dell intermediario. L applicazione delle disposizioni relative al secondo pilastro non determina in sé un appesantimento degli oneri a carico degli intermediari finanziari, né, necessariamente, un aumento della dotazione patrimoniale richiesta agli stessi. L intero processo di controllo prudenziale è infatti volto principalmente razionalizzare i flussi informativi di vigilanza, pag. 8 di 11

9 stimolare gli intermediari ad affinare la capacità di autovalutazione del proprio profilo di rischio, nonché a rendere più trasparenti per i soggetti vigilati le metodologie di valutazione degli intermediari utilizzate dall Autorità di Vigilanza. Per la medesima finalità di assicurare l equivalenza con la disciplina prevista per le banche e l uniformità del modello di vigilanza per tutti gli intermediari, la Banca d'italia ha definito, per gli intermediari finanziari iscritti nell elenco speciale non appartenenti a gruppi, obblighi di pubblicazione dell informativa (c.d. terzo pilastro ) su base individuale. In considerazione dei più limitati ambiti di operatività e della minore complessità organizzativa, i suddetti intermediari dovranno, tuttavia, pubblicare solo alcune delle informazioni previste dalla regolamentazione internazionale. Quanto alle principali novità della normativa prudenziale sulla specifica attività di factoring, particolarmente complesso è risultato il recepimento delle norme comunitarie che disciplinano l attività di acquisto e finanziamento dei crediti commerciali. Non si è trattato di una mera traduzione ma di una complessa opera di interpretazione delle disposizioni in questione alla luce sia delle caratteristiche operative che connotano le imprese italiane di factoring, sia della contestuale introduzione dei principi contabili internazionali. Centrale è risultata l individuazione del soggetto - tra il cliente cedente e i debitori ceduti - cui riferire l esposizione a fini prudenziali. Nel caso di operazioni pro soluto che abbiano superato il test di derecognition (pro soluto effettivo ), previsto dallo IAS 39, le esposizioni vanno imputate in capo ai debitori ceduti. Nel caso di operazioni pro solvendo oppure di operazioni pro soluto che non abbiano superato il test per la derecognition, le esposizioni vanno imputate in capo al cedente e trattate, ai fini del rischio di credito, secondo le regole previste per il portafoglio di pertinenza pag. 9 di 11

10 di quest ultimo. Anche in tale ipotesi, le esposizioni possono anche essere intestate al debitore ceduto qualora siano soddisfatti determinati requisiti operativi, volti ad assicurare che il recupero delle esposizioni creditizie dipenda dai pagamenti effettuati dai debitori ceduti piuttosto che dalla solvibilità dei cedenti. Tali requisiti operativi rappresentano delle regole di gestione del rischio, sulle quali richiamo la vostra attenzione, desunte dalla migliore prassi internazionale. Sempre con riferimento all evoluzione del quadro regolamentare, rammento che il Ministero dell Economia e delle Finanze sta elaborando un progetto di decreto unico in materia di intermediari finanziari di cui al Titolo V del TUB - già sottoposto alla consultazione degli operatori - nel quale verrebbe stabilito che l acquisto di crediti vantati da terzi nei confronti di società del gruppo di appartenenza dell intermediario finanziario non configura attività di finanziamento nei confronti del pubblico. Ne conseguirebbe, ad esempio, che le società di factoring dei gruppi industriali operanti esclusivamente con imprese del medesimo conglomerato (società captive) non sarebbero più sottoposte alle norme del Titolo V del TUB e verrebbero escluse dal novero degli intermediari finanziari. 4. Conclusioni Il nuovo quadro prudenziale rappresenta per gli intermediari dell elenco speciale un importante opportunità di crescita e nel contempo un forte stimolo concorrenziale. Secondo la consueta indagine periodicamente condotta da Assifact presso le proprie associate circa le aspettative di sviluppo del settore, la crescita media attesa, su base annua, a fine 2008 dovrebbe essere pari a circa il 5% in termini di turnover. Compito della Vigilanza è stimolare gli operatori ad attuare politiche di sviluppo sostenibili, coerenti, cioè, con i propri pag. 10 di 11

11 obiettivi di rischio-rendimento. L applicazione agli intermediari di una vigilanza equivalente a quella bancaria - sebbene modulata per tener conto delle più limitate capacità operative - apre l opportunità anche alle società di factoring di reperire risorse finanziarie beneficiando degli stessi criteri di valutazione che verranno applicati alle banche e pertanto, in prospettiva, con prevedibili vantaggi in termini di costo dei finanziamenti. Nell estendere tali norme agli intermediari dell elenco speciale la Banca d Italia ha previsto requisiti proporzionati alla complessità dei soggetti vigilati. La trasfusione della normativa internazionale nelle Istruzioni di vigilanza per gli intermediari in questione ha realizzato la vigilanza c.d. equivalente, tenendo conto, ove possibile, delle specificità dei vari comparti operativi delle società finanziarie. Le nuove norme stimolano gli intermediari a migliorare le capacità di auto-valutazione; nei controlli interni è stata già rilevata una maggiore attenzione alla mappatura dei rischi, compresi quelli operativi, e al rafforzamento delle strutture dedicate alla gestione dei rischi. In tale contesto, la Banca d'italia non mancherà di fornire il proprio contributo mediante il confronto con i singoli intermediari e le opportune forme di dialogo con le associazioni di categoria. pag. 11 di 11

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