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1 1 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F Silvio Pascucci MALATTIA DI NEWCASTLE E ALTRE INFEZIONI DA PARAMYXOVIRUS AVIARI (Lezione tenuta all 9 Corso di formazione specialistica in tecnica dell allevamento avicolo e patologia aviare, presso l Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell Emilia Romagna Brescia il 10 novembre 2000 Revisionata e aggiornata il 28 febbraio 2010) Sigle usate APMV (paramyxovirus aviare); Arg (arginina); BPIV (Virus della parainfluenza bovina); Ck (pollo); Co (cormorano); Dk (anitra); ELISA (Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay); F (proteina di fusione); Fa (falco); Fi (fringuello); Gln (glutamina); Gly (glicina); Go (oca); gp (glicoproteina); HA (emagglutinazione); HI (inibizione dell emagglutinazione); HN (emagglutinina/neuraminidasi); HPIV (virius della painfluenza umana); ICPI (indice di patogenicità intracerebrale nel pulcino di 1 giorno); ID (immunodiffusione in gel d agar); IF (immunofluorescenza); IVPI (indice di patogenicità endovenosa); Leu (leucina); Lys (lisina); mabs ( anticorpi monoclinali); mca (membrana corionallantoidea); MDT (tempo medio in ore di mortalità embrionaria); ME (microscopia elettronica); ND (Malattia di Newcastle); NDV (Virus della Malattia di Newcastle); nt (nucleotide); Os (struzzo); PCR (reazione a catena della polimerasi);ph (Fagiano); Pi (piccione): PMV (paramyxovirus); Phe (fenilalanina); Qu (Quaglia); RNA (acido ribonucleico); RT-PCR (Trascrittasi inversa-reazione a catena della polimerasi);rrt-pcr (Real Time Trascrittasi inversa-reazione a catena della polimeras) Ty (Tacchino); UEP (uovo embrionato di pollo); VN (virusneutralizzazione) La Malattia di Newcastle (ND) o Pseudopeste aviare è una forma virale dovuta al Paramyxovirus aviare sierotipo 1, capace di provocare ingenti danni economici all allevamento avicolo, particolarmente del pollo e del tacchino, in epizoozie ricorrenti. L infezione provoca un quadro clinico molto vario, da forme asintomatiche o respiratorie di diversa gravità, secondo la specie colpita e la virulenza di NDV, fino alla mortalità del 100% dei soggetti non immuni in ore. La notevole diffusibilità del virus, le gravi perdite per mortalità, i cali di produzione e le ripercussioni commerciali spiegano perché tale malattia sia stata inclusa nella lista A dell OIE e nel Regolamento di Polizia Veterinaria Italiano, come malattia denunciabile, e in sede comunitaria siano state istituite misure particolari con la direttiva 92/66/CEE, regolamentata dal DPR 15 novembre 1996 n Storicamente la malattia è stata segnalata per la prima volta in Europa nel 1926 nella contea di Newcastle, Inghilterra, ma è generalmente riconosciuto che i primi focolai si siano verificati in Indonesia e forse, ancor prima, in Corea nel In Italia la malattia è comparsa per la prima volta nel 1940 all inizio della seconda guerra mondiale, e in seguito gravi epizoozie ricorrenti si sono verificate a metà degli anni 60 e 70 e all inizio degli anni 80, quest ultima con interessamento primario dei piccioni. IL VIRUS La classificazione tassonomonica dei paramyxovirus è stata, di recente, completamente modificata, in base alle ricerche di biologia molecolare. I sierotipi di paramyxovirus aviari noti sono nove e sono stati inclusi nel genere Avulavirus, della famiglia Paramyxoviridae, ordine Mononegavirales, (Figura.1). I Paramyxovirus sono grossi virus pleomorfi, spesso arrotondati, di nm di diametro, a RNA a banda singola non segmentato con polarità negativa, provvisti d envelope. Il genoma codifica per sei proteine (Figura 2), delle quali sono di particolare interesse le due gp superficiali dell envelope, la gp proteina di fusione (F) e l emagglutinina-neuraminidasi (HN), per la loro importanza nella patogenesi e nei processi immunologici, perché contengono gli epitopi neutralizzanti. Anche il gene P, che codifica una fosfoproteina, contribuisce alla virulenza; in alcuni ceppi produce altre due proteine non strutturali, V e W. L emagglutinina è attiva nei confronti delle emazie di numerose specie animali, in particolare di pollo, tacchino, cavia e uomo. I sierotipi di paramyxovirus aviari con i loro prototipi sono elencati nella tabella 1, con l indicazione degli ospiti naturali e della malattia prodotta. 1

2 Ordine Famiglia Sotto-famiglia Genere Specie

3 3 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F Figura 2 Rappresentazione schematica di un paramyxovirus L HN M P/V/W NP F NUCLEOPROTEINA NP Proteina associata al nucleocapside P/V/W Matrice o Membrana M Proteina di fusione (F0) F1 F2 Emagglutinina + Neuroaminidasi HN Proteina larga o Polimerasi L 3

4 4 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F Sierotipi - Prototipi PMV-1 = Virus della Malattia di Newcastle PMV-2 pollo/california/yucaipa/56 PMV-3 tacchino/ Wisconsin/68 PMV-3 parrocchetto/ Olanda/449/75 PMV-4 anatra/hong Kong/D3/75 PMV-5 pappagallino ondulato/giappone/kunitachi/74 PMV-6 anatra/hong Kong/199/77 PMV-7 colombo/ Tennessee/4/75 Ospiti naturali Malattia prodotta nel pollame Numerose Da forme inapparenti ad specie aviari estremamente patogene Tacchino, Forme respiratorie lievi, passeriformi, cali di deposizione anche pollo, gravi psittacidi Tacchino Malattia respiratoria lieve, Psittacidi, gravi perdite di passeriformi produzione nel tacchino Anatre, Nessuna malattia oche, rallidi Pappagallino Nessuna malattia, nessuna ondulato infezione nel pollame Anatra, oca, Malattia inapparente nelle tacchino, anatre e oche, sintomi rallidi respiratori e calo di deposizione nel tacchino Piccione, Malattia respiratoria tortora, attenuata nel tacchino tacchino, struzzo PMV-8 oca/delaware/1053/76 Anatra, oca Nessuna malattia nel pollame PMV-9 anatra/new York/22/78 Anatra Nessuna malattia Tabella 1 I paramyxovirus aviari PATOGENESI I ceppi di NDV sono stati divisi nei seguenti cinque gruppi o patotipi, in base ai sintomi prodotti: Viscerotropi velogeni responsabili d infezioni acute letali, usualmente con lesioni emorragiche necrotiche all apparato digerente. Neurotropi velogeni causano una malattia respiratoria seguita da alta mortalità e sintomi neurologici, usualmente senza lesioni all intestino Mesogeni, agenti di un quadro clinico caratterizzato da sintomi respiratori e nervosi con bassa mortalità Lentogeni causano una lieve sintomatologia respiratoria senza mortalità Asintomatici enterotropi provocano infezioni inapparenti con replicazione virale primariamente nell intestino Questi gruppi, utili a scopo didattico, in realtà non hanno confini ben netti; si riscontrano, infatti, delle sovrapposizioni e alcuni ceppi risultano di difficile collocazione. 4

5 5 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F Ai patotipi corrispondono gli indici di patogenicità sperimentale in vivo, MDT, IVPI e in particolare ICPI, che sono riportati nella tabella 4. Caratteristiche Gruppo Esempio Viscerotropi velogeni A Essex 70 Precedenti viscerotropi velogeni B Herts 33 Velogeni degli psittacidi, ceppi del Medio C1 Kuwait 256 Oriente, epizoozia attuale Lentogeni da anatre C2 1092/81 Neurotropi velogeni in USA D Texas GB/48 Lentogeni vaccinali E Hitchner B1/46 Lentogeni diversi F Ceppo F Asplin Lentogeni da uccelli acquatici e altri uccelli G Ulster 2C/67 diffusi in tutto il mondo Lentogeni da uccelli acquatici H MC110 Lentogeni di uccelli acquatici USA L Loon/83 Mesogeno piccione, PMV-1 pollo e piccione P 561/83 Tabella 2 Classificazione di NDV basato sul legame con anticorpi monoclonali Il processo patogenetico di NDV inizia con l invasione delle cellule epiteliali nelle mucose dell apparato respiratorio e digerente e, dopo una fase viremica, la diffusione a tutti i parenchimi. Gli endoteli vasali, particolarmente danneggiati, spiegano il carattere emorragico edematoso della malattia. Il ruolo delle gp HN e F è determinante per il completamento del processo patogenetico. HN permette l aggancio del virus ai recettori della membrana cellulare e, dopo la moltiplicazione virale, al suo rilascio dalla cellula; F è indispensabile alla penetrazione nella cellula, mediante la fusione del virus con la membrana cellulare e anche la fusione delle membrane di cellule contigue, che permette al virus di passare da cellula a cellula senza subire l azione degli anticorpi. L attivazione della gp F0 è, tuttavia, realizzata soltanto dopo la divisione in F1 e F2, operata da enzimi proteolitici dell organismo ospite. Tali enzimi sono abbondanti e molto attivi a livello delle mucose, ma molti scarsi all interno delle cellule. Il virus, quindi, si moltiplica facilmente nelle mucose, ma può trovare difficoltà ad invadere l organismo. I virus velogeni, che non risentono di quest ostacolo, hanno mostrato una sequenza particolare d aminoacidi al punto di scissione di F. Una doppia coppia di aminoacidi basici, come arginina e lisina, seguita da una fenilalanina (ad esempio Lys-Arg-Gln-Arg-Arg/Phe ) rende la divisione di F possibile anche per l azione debole degli enzimi interni alla cellula. I ceppi a bassa virulenza hanno sequenze nella stessa regione del tipo Gly-Lys-Gln-Gly-Arg/Leu e soltanto gli enzimi tripsino simili delle mucose, che riconoscono anche una sola arginina o lisina, possono attivarli. Altri elementi contribuiscono certamente alla virulenza dei ceppi isolati, essendosi constatato, ad esempio, che alcuni ceppi risultano patogeni senza avere la doppia coppia di aminoacidi basici, come il PMV 1 del piccione che in alcuni ceppi ne presenta solo una. Altri APMV-1 mostrano la scissione anche della gp HN. 5

6 6 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F Anno Patogenicità d Genotipo a Sottotipo a Precedent Divergenza Diffusione Ospiti i genotipi b (%) c principali e 1 nessuno I 14, Asintomatico Mondiale Dk, Ck 2000 Enterico 2 nessuno II Misto Mondiale Ck, Os a III Velogeno Asia, Ck 1999 Australasia Europa 3b IV Velogeno Asia, Africa Europa Qu, Ck 3c V d VIII ,3 4a VIa/VIe b VIb c VIc d VId ,9 5a VIIa b VIIb c VIIc d VIId e , Velogeno Velogeno Africa, America, Europa Africa, Asia, Europa Co, Ck, Ph, Ty Ck, Ty, Go Velogeno Africa, Europa, Medioriente Fa, Ck Velogeno Europa, Pi, Go Medioriente Velogeno Europa, Ck, Fa Medioriente Velogeno Europa Ck, Pi, Os Velogeno Europa Ck, Ph Velogeno Africa, Asia Ck, Ph, Fa, Ty Velogeno Asia, Europa Ck, Ph Velogeno Asia, Ck, Os, Medioriente Go Velogeno Taiwan Ck, Fi Lentogeno Mondiale Dk, Ck Tabella 3 - Analisi filogenetica di una sequenza nucleotidica parziale del gene di fusione F. ( a Aldous et al ; b Herczeg et al (2001); c Divergenza entro il gruppo confrontando le coppie di sequenze in relazione alla filogenia ricostruita da MegAlign; d Beard and Hanson (1984)) 6

7 7 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F Biotipi MDT ICPI IVPI Esempi Viscerotropi velogeni <60 1,5-2,0 2,0-3,0 Herts 33, Essex 70 Neurotropi velogeni <60 1,5-2,0 2,0-3,0 Texas GB Mesogeni ,7-1,5 0,0-0,5 Roakin, Komarov, H Lentogeni >90 0,2-0,5 0,0 Hitchner B1, La Sota, Clone 30, Asplin F Asintomatici >90 0,0-0,2 0,0 Ulster 2c, V4, MC110 Tabella 4 Valutazione della patogenicità di NDV in vivo EPIZOOLOGIA NDV, pur essendo rapidamente inattivato dai più comuni disinfettanti, resiste per diverse ore a variazioni di ph, tra 2 e 10, e ai fattori ambientali, in particolare al calore. Attrezzature e ambiente, non disinfettati, rimangono infetti per più di due mesi. Nella tabella 1 sono stati indicati gli ospiti naturali e occasionali dei diversi APMV. L infezione da NDV è stata accertata in almeno 241 specie d uccelli. La malattia naturale si presenta nel pollo, che è certamente la specie più sensibile, nel tacchino, faraona, quaglia, piccione, fagiano e struzzo. Gli anseriformi sono spesso portatori asintomatici a livello intestinale, ma raramente mostrano sintomi e lesioni di malattia. È stata dimostrata l importanza delle oche selvatiche per la trasmissione del virus a distanza. Tra gli uccelli acquatici, i giovani cormorani e le ochette ammalano con sintomi nervosi e disseminano NDV patogeno con le feci per circa un mese dopo l infezione. Tutto questo mostra la stretta analogia con l epizoozia dell influenza. La trasmissione del virus avviene per contatto diretto e indiretto, tramite essudati, escreti e carcasse dei soggetti, morti. L infezione avviene per via digerente, con l ingestione d alimenti e acqua contaminati, o per via respiratoria e congiuntivale. La trasmissione per via aerea non è considerata molto importante ed è ammessa fino ad una distanza di 100 metri. Per questo motivo, la trasmissione da allevamento rurale ad industriale è evitabile con l applicazione di un minimo di biosicurezza. I vari modi di diffusione della malattia sono riassunti nella tabella 5. Movimento di animali Selvatici e non, pappagalli, piccioni viaggiatori, mostre e fiere, svezzatori Movimento di personale e Capelli, mani, vestiti, scarpe attrezzature Gabbie, cartoni uova, automezzi Movimento di prodotti Carni, uova avicoli Mangime e acqua Materie prime nei porti, acqua da bere di contaminati superficie Diffusione per via aerea Scarsa importanza, non più di 100 m, influenza del clima Vaccini Vaccini contaminati in aree esenti Ospiti non aviari Roditori, insetti, rettili Tabella 5 Diffusione del virus della Malattia di Newcastle 7

8 8 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F L uso dei vaccini vivi in tutto il mondo rende difficile la stima della distribuzione geografica di NDV. In Nazioni che per lungo tempo si sono dichiarate free sono stata riscontrate infezioni asintomatiche, dovute probabilmente a ceppi enterotropi da uccelli acquatici. D altra parte gravi forme di ND sono enzootiche in molti Paesi dell Africa, Asia, America centrale e del sud. In altre aree, come l Europa, ND ad alta virulenza appare con episodi ricorrenti, nonostante le severe norme di prevenzione della CE ed i programmi di vaccinazione, ad onor del vero non sempre applicati correttamente. Le indagini filogenetiche hanno rivelato che all insorgenza di questi focolai corrisponde solitamente la comparsa di nuovi genotipi. NDV è soggetto, quindi, a continue variazioni per ricombinazioni genetiche, che non riguardano solo la virulenza, ma anche altre proprietà, come la diffusibilità, legata in parte alla resistenza ai fattori ambientali. Queste variazioni non sembrano, tuttavia, avere importanza nella scelta del vaccino, perché i vaccini comunemente in uso sono capaci di produrre anticorpi protettivi anche contro ceppi geneticamente divergenti dal ceppo vaccinale. Si può, tuttavia, ragionevolmente sospettare che tali variazioni possano determinare una limitazione dell efficacia dei vaccini e che sia necessaria, pertanto, un iperimmunizzazione per ottenere una sicura protezione dai nuovi genotipi. Una domanda cui non è stata data ancora risposta, riguarda l origine dei ceppi NDV virulenti. Le due ipotesi più attendibili riguardano la commercializzazione con Paesi dove ND è enzootica e la mutazione da un virus precursore a bassa virulenza. La prima ipotesi è molto probabile per il continuo aumento di scambi commerciali, anche a notevole distanza. La seconda ipotesi è avvalorata da quanto è stato osservato in alcuni focolai in Irlanda e Australia, dove i ceppi virulenti isolati erano strettamente correlati antigenicamente e geneticamente ai virus di bassa virulenza isolati dagli uccelli acquatici selvatici e dai polli nella stessa area, e molto distanti da tutti gli altri ceppi NDV. Tuttavia, non esiste alcuna prova che i vaccini lentogeni autorizzati abbiano mai mutato e siano diventati virulenti. SINTOMI E LESIONI Il quadro clinico e anatomopatologico dipende dal patotipo del virus infettante, nonché dalla specie, razza, età degli animali e da fattori climatici e ambientali. Nelle forme sostenute da ceppi velogeni, i sintomi nel pollo sono rappresentati da grave depressione, cresta cianotica, dispnea, respirazione a becco aperto, tosse, ranula, edema alla testa, diarrea verdastra e disturbi nervosi, come paralisi degli arti, tic con movimenti ritmici della testa, tremori e torcicollo. Nella gallina si ha l interruzione della produzione per almeno un mese. I soggetti giovani sono maggiormente sensibili. Il decorso è molto rapido (24-48 ore) e la mortalità può raggiungere il 100%. Nelle forme da virus mesogeni si notano sintomi respiratori anche gravi e in una seconda fase manifestazioni nervose con movimenti convulsivi, maneggio, opistotono e torcicollo. Il decorso è in genere lungo e la mortalità bassa. I virus lentogeni possono provocare lievi sintomi respiratori, che spesso si aggravano per l intervento d altri virus respiratori, micoplasmi ed Escherichia coli. I virus virulenti causano nel pollo in prevalenza lesioni emorragiche in laringe, trachea, proventriglio e nell apparato linfatico intestinale. Patognomoniche sono le placche linfoidi del secondo tratto del duodeno (Figura 3), che si presentano emorragiche, difteroidi e successivamente necrotiche. Nei casi più gravi si notano emorragie anche nel sottocute, nei muscoli, nel pericardio e miocardio, nei polmoni, nel pancreas, nelle meningi e nei follicoli ovarici. Un edema sottocutaneo si può rilevare a livello della testa e del collo. La peritonite per rottura degli ovuli è molto frequente nelle femmine in produzione. I muscoli sono scuri e disidratati. Le lesioni istologiche nel sistema nervoso centrale sono essenzialmente riferibili ad una encefalomielite non purulenta. L apoptosi delle cellule linfoidi, in particolare della milza e del timo, provoca un evidente deplezione linfocitaria. Nelle altre specie aviari solo in qualche episodio, vedi fagiano, tacchino, struzzo e oca, si riscontrano le lesioni emorragiche necrotiche caratteristiche nel pollo. 8

9 9 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F Figura 3 Malattia di Newcastle, placche necrotiche emorragiche al duodeno DIAGNOSI La diagnosi di ND, anche in caso di chiari sintomi e lesioni patognomoniche, deve essere sempre supportata dall isolamento del virus e dalla sua identificazione. A sua volta, l isolamento del virus, in assenza del quadro clinico, non è sufficiente per fare diagnosi, considerato l uso dei vaccini vivi e la vasta diffusione di virus vaccino-simili a bassa patogenicità. In tal caso, si potrà avere la conferma solo dalla valutazione della virulenza del ceppo isolato con il calcolo dell ICPI, che dovrà essere >0,7 o con il sequenziamento dei nucleotidi che codificano il punto di scissione della gp F. I vari metodi diagnostici per le paramyxovirosi aviari sono riassunti nella tabella 6. Le prove sierologiche, come mezzo diagnostico, hanno scarso valore nei gruppi vaccinati. Possono essere utilizzate per valutare, con una certa approssimazione, l efficacia di una vaccinazione. A tale scopo l HI eseguita dopo giorni dalla vaccinazione, è la prova di scelta. Benché non vi sia uno stretto parallelismo tra titoli HI e immunità, si ritiene che un titolo minimo di 1:32 nel pollo sia indice di protezione. I titoli HI da infezione e da vaccinazione con vaccino spento emulsionato non sono differenziabili. La tipizzazione dei ceppi con anticorpi monoclonali o con lo studio del genoma non è utilizzata per la diagnostica corrente, ma solo in laboratori specificamente attrezzati per ricerche epidemiologiche. 9

10 10 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F clinica-anatomopatologica isolamento identificazione prove di patogenicità tipizzazione sierologica depressione, diarrea verdastra, tic nervosi e torticollis, edema alla testa, mortalità. emorragie e necrosi all apparato digerente su UEP (inoculo: cervello, trachea, feci, organi vari) HA, RT-PCR,ID, IF su liquido allantoideo o mca HI con antisieri specifici per APMV microscopia elettronica ICPI e sequenziamento dei nucleotidi del punto di scissione della proteina F (RRT-PCR o sonde) gruppi monoclonali genotipizzazione HI (attenzione al APMV-3 e ai sieri non di pollo); elisa; VN Tabella 6 Diagnosi di Paramyxovirosi aviare PROFILASSI La prevenzione della ND si basa su interventi di profilassi diretta, atti a prevenire che l infezione entri in allevamento e a questo scopo la pratica di una buona igiene e l applicazione rigorosa delle misure di biosicurezza sono di fondamentale importanza. I criteri di biosicurezza dovrebbero essere tenuti presente fin dalla progettazione degli allevamenti, relativi alla loro collocazione, ben separata da altri allevamenti, incubatoi e macelli. Specie diverse dovrebbero essere allevate in luoghi differenti. L applicazione del metodo d allevamento tutto pieno tutto vuoto, dove possibile, aiuta molto a mantenere indenne l allevamento e in caso d infezione a risanarlo. I principali punti di biosicurezza da osservare sono elencati nella Tabella 7. Strutture: reti antipassero, piazzole di disinfezione, superfici perimetrali pulite Movimenti verso e da allevamento ridotti al minimo Veicoli e attrezzature disinfettati prima dell accesso Smistamento d uova, carcasse, pollina, mangime in punti prefissati, il più lontano possibile dagli animali Personale, squadre di vaccinatori o inseminatori, veterinari pubblici e privati obbligati al cambio di vestiario, copricapo e calzari, alle disinfezioni delle mani e braccia Applicare con costanza tutti i restanti provvedimenti di biosicurezza Tabella 7 - Profilassi diretta della Malattia di Newcastle Per la prevenzione della ND, in tutto il mondo, salvo che in pochi Paesi, è ammessa la profilassi indiretta o vaccinale. La vaccinazione deve essere comunque un complemento alle misure igieniche, mai una loro alternativa. Sono disponibili vaccini vivi attenuati e vaccini inattivati, emulsionati acqua in olio. I primi consentono tecniche di somministrazione di massa più economiche mediante spray o in acqua da bere e stimolano una buona immunità generale e locale, umorale e cellulo mediata. La somministrazione individuale del vaccino vivo per via oculo-nasale è poco impiegata negli allevamenti industriali, perché richiede troppo tempo e mano d opera. I ceppi vaccinali attenuati autorizzati, secondo la normativa europea, devono avere ICPI < 4, e comprendono il B1, il La Sota, il Clone 30 e alcuni ceppi enterotropi. I ceppi 10

11 11 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F enterotropi, come l NDV 6/10 o il V4, non provocano alcun sintomo postvaccinale; il La Sota, che è più immunogeno del B1, provoca sintomi respiratori di maggiore intensità. I vaccini inattivati, preparati in Europa con ceppi virali che non devono avere ICPI >0,7, sono somministrati individualmente per via parenterale. Nella pratica, raramente sono impiegati per primi, ma come secondo e terzo intervento dopo un priming con vaccino vivo. I vaccini inattivati stimolano livelli anticorpali umorali elevati e durevoli, garantiscono un dosaggio sicuro, non distribuiscono virus nell ambiente e non trasmettono altri agenti patogeni. Tra gli svantaggi si rilevano l azione scarsa o nulla sull immunità cellulo mediata, la reazione granulomatosa al punto d inoculazione, il costo della vaccinazione e il pericolo in periodo d emergenza di introdurre l infezione con le squadre di vaccinatori. Nella tabella 8 sono riportati i tipi di vaccino e il loro metodo di applicazione. Tipi di vaccino: Vivo attenuato Inattivato Hitchner B1, La Sota. Clone 30 Ceppi enterotropi F Asplin emulsionato acqua in olio Metodi di applicazione Vivo attenuato inattivato Spray, Oculonasale, in acqua da bere nel mangime (?) in ovo via parenterale Tabella 8 Profilassi indiretta della Malattia di Newcastle Per ogni specie e tipo d allevamento sono stati studiati appositi piani vaccinali allo scopo di impedire la malattia e ostacolare l infezione. Quanto di seguito esposto è riferito soprattutto alla profilassi vaccinale delle infezioni da ceppi altamente virulenti e diffusivi. Una protezione sicura si basa su una buona immunità locale e cellulo mediata all apparato respiratorio e digerente e soprattutto su un immunità umorale uniforme, ad alto titolo (l immunità cellulo mediata da sola non protegge). Ciò si può ottenere unicamente con l abbinamento in successione di vaccini vivi e vaccini spenti. Nessuna vaccinazione, tuttavia, potrà impedire in senso assoluto l infezione. Le maggiori difficoltà s incontrano nella vaccinazione dei pulcini durante il primo mese di vita. Per la ripetuta immunizzazione dei riproduttori, essi hanno alla nascita livelli d anticorpi materni, solitamente disomogenei, che interferiscono con il virus vaccinale. Il metodo migliore per aggirare l ostacolo prevede una vaccinazione spray, con ceppo lentogeno in incubatoio, che stimola una buona immunità locale e cellulo mediata e la rivaccinazione con vaccino spento a giorni per ottenere alti titoli anticorpali umorali. In alternativa, per evitare l intervento di squadre di vaccinatori in allevamento, entrambe le vaccinazioni sono eseguite in incubatoio con buoni risultati, anche se meno costanti. Va tenuto presente, inoltre, come criterio generale che: L intervallo ideale tra due vaccinazioni con vaccino vivo è di almeno 3 settimane L intervallo tra due vaccinazioni con vaccino spento deve essere di almeno un mese I vaccini vivi più attenuati devono precedere quelli meno attenuati Il vaccino vivo deve precedere quello inattivato In caso di reazioni abnormi all apparato respiratorio è consigliabile l uso di ceppi enterotropi 11

12 12 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F La gallina deve essere vaccinata prima della deposizione con un vaccino spento La vaccinazione con vaccino vivo, possibilmente spray, nella gallina in produzione ogni tre mesi può essere giustificata in casi di probabile contaminazione Nella tabella 9 sono indicati gli interventi vaccinali minimi suggeriti per ciascuna specie. Specie Tipo di vaccino Specie Tipo di vaccino Pollo da carne 1 vivo + 1 spento (o 1 Piccioni 1 vivo + 1 spento vivo + 1 vivo?) riproduttori Polli riproduttori e ovaiole 2 vivi + 2 spenti prima della deposizione Struzzi 1 vivo + 1 spento, rivaccinare con spento i riproduttori Tacchini da carne Femmine: 1 vivo + 1 spento; maschi: 1 vivo + 2 spenti Tacchini riproduttori 1 vivo + 3 spenti o 2 vivi + 2 spenti prima della deposizione Fagiani da carne o da lancio Fagiani riproduttori Faraone da carne 2 vivi Starne e pernici Faraone da 3 vivi Pollame da riproduzione svezzatori 2 vivi + 1 spento 2 vivi e 2 spenti prima della riproduzione 1 vivo (+ 1 spento nei riproduttori) 1 vivo + 1 spento Tabella 9 Interventi vaccinali minimi consigliati per la prevenzione della Malattia di Newcastle in periodi d emergenza LEGISLAZIONE Il Regolamento di Polizia Veterinaria 8/2/1954 n.320 include nell elenco delle malattie denunciabili dei volatili le affezioni pestose, termine che comprende la peste classica, attuale influenza, e la pseudopeste. Accertata la loro esistenza, il sindaco, oltre ai provvedimenti previsti dagli articoli 10 e 11, ordinava l isolamento degli animali ammalati, le disinfezioni dei pollai e la chiusura dei colombi e altri volatili da cortile, esistenti nelle vicinanze, in luoghi chiusi o recintati. I trattamenti immunizzanti potevano essere resi obbligatori. I provvedimenti sanitari erano revocati 15 giorni dall esito dell ultimo caso di malattia oppure quando tutti gli animali erano stati uccisi. Queste norme, che ovviamente erano rivolte ad un avicoltura esclusivamente rurale, sono state aggiornate con Ordinanza 19 luglio 1991 del Ministero della Sanità sulla Profilassi dell influenza aviare e della pseudopeste aviare, in cui si precisa che le disposizioni del Regolamento di Polizia Veterinaria vanno applicate solo all influenza e pseudopeste da ceppi di virus altamente virulenti. Non era però specificato cosa s intende per altamente virulenti. Agli articoli 6 e 7 dell Ordinanza viene precisato che il sindaco può autorizzare o rendere obbligatoria la vaccinazione da eseguire sotto controllo veterinario o disporre l abbattimento degli animali. Il DPR 15 novembre 1996 n.657 regola l attuazione della direttiva 92/66/CEE, che prevede misure comunitarie contro la malattia di Newcastle. La direttiva stabilisce che per Malattia di Newcastle si intende un infezione dei volatili causata da un ceppo aviare di Paramyxovirus 1 con ICPI superiore a 0,7 nei pulcini di un giorno. Stabilisce inoltre lo stamping out di tutti i volatili dell allevamento infetto, la distruzione delle carcasse e delle uova, quando la diagnosi è ufficialmente confermata. Intorno all azienda infetta è prevista una zona di protezione del raggio minimo di 3 km all interno di una zona di sorveglianza del raggio minimo di 10 km. Le misure applicate nella zona di protezione restano in vigore per almeno 21 giorni e nella zona di sorveglianza per almeno 30 giorni, dopo la pulizia e la disinfezione dell azienda. L autorità competente può autorizzare o rendere obbligatoria la vaccinazione contro la malattia. Col 12

13 13 08/03/ File Malattia di Newcastle Brescia 2000.doc Autore Silvio Pascucci T/F progredire delle ricerche sulla patogenicità a base molecolare è stato ora ammesso che la valutazione della virulenza non sia solo basata sul valore dell ICPI, ma anche sulla presenza di due coppie di aminoacidi basici (arginina, lisina) seguite da fenilalanina nella regione di scissione della gp F. L applicazione delle norme legislative riguardanti la Malattia di Newcastle pone alcuni interrogativi. NDV è stato segnalato come agente di sporadiche congiuntiviti umane, ma non per questo è da considerare un vero virus zoonotico. La malattia rappresenta, quindi, un problema essenzialmente zooeconomico e, di conseguenza, i provvedimenti per combatterla non devono provocare danni maggiori di quelli causati dalla stessa malattia. Questo purtroppo succede quando attorno a focolai rurali, facilmente estinguibili, si decreta la zona di protezione e di sorveglianza in cui cadono allevamenti industriali, incubatoi o macelli. È noto che gli allevamenti rurali sono sempre difficilmente controllabili, riguardo alla loro distribuzione e consistenza e alle vaccinazioni applicate. L andamento epizoologico negli allevamenti rurali, inoltre, appare spesso separato da quello degli allevamenti intensivi. Ci si può chiedere, inoltre, se l eradicazione, mediante stamping out, e la vaccinazione siano sempre conciliabili. Sicuramente la vaccinazione protegge dalla malattia, ma può favorire le infezioni inapparenti e la trasmissione verticale del virus, che rendono impossibile la conoscenza della reale diffusione dell infezione ad alta virulenza da parte della Sanità Pubblica. L uccisione degli ammalati e dei sospettati di contagio nei focolai denunciati non è, quindi, sufficiente ai fini dell eradicazione. Non è possibile, inoltre, aggirare l ostacolo ricorrendo a monitoraggi sierologici, sempre condizionati dalle vaccinazioni. D altra parte i Paesi che hanno proibito la vaccinazione sono spesso dovuti tornare precipitosamente sui propri passi per l arrivo inaspettato del virus patogeno. Negli allevamenti intensivi, per superare i momenti d emergenza ed arrivare ad un eradicazione abbastanza rapida, non rimane che tenere sempre presenti due punti: Soltanto la vaccinazione a tappeto, con l abbinamento di vaccino vivo, seguito da vaccino spento, può impedire la persistenza e la disseminazione del virus Soltanto con l applicazione rigorosa delle principali norme di biosicurezza si può impedire la circolazione del virus Il virus ad alta virulenza continua a diffondersi e la minaccia della Malattia di Newcastle persiste per diversi anni, se non si riesce ad ottemperare anche ad uno solo di questi due punti. 13

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