Altre opere pastorali di carità spirituale

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1 CONFERENZA XV Continuazione Lo zelo pastorale Altre opere pastorali di carità spirituale 1. Oltre a quelle accennate da noi finora, le opere dello zelo pastorale e sacerdotale sono ancora molte, ed è molto utile che noi sacerdoti qui raccolti nel sacro ritiro e desiderosi di mettere le solide basi dell edificio della propria santità - le passiamo in rivista. Per cui, dopo esserci esaminati sulla predicazione e sull amministrazione dei sacramenti, analizziamo gli altri doveri principali del ministero sacerdotale e pastorale, e vediamo se, alla grandezza e alla santità che questi doveri hanno in se stessi, corrisponde in noi un altrettanta diligenza e un altra pietà nel mondo di compierli. I. 2. Dopo i sacramenti troviamo i sacramentali, che esigono il nostro rispetto e quello dei fedeli, in favore dei quali li amministriamo e li applichiamo a nome della Chiesa; e a questo punto, non posso trattenermi dal fare un osservazione che mi sembra importante. Nei nostri tempi si è diffusa nel mondo l incredulità e, poiché essa ha attaccato e negato le cose più serie della nostra santissima religione e della nostra santa Fede, non c è da meravigliarsi se ha anche messo in dubbio, negato e schernito l efficacia dell uso dei sacramentali e delle benedizioni della Chiesa. Ma ciò che stupisce è che ci siano anche alcuni ecclesiastici che mostrano di avere poca o nessuna fede nei sacramentali, specialmente negli esorcismi della

2 2 Conferenza quindicesima Chiesa, non dubitando talvolta di dichiararli superstizioni puerili. Ora, questa è cosa falsa, empia ed oltraggiosa per la Chiesa, che ha ricevuto da Dio la facoltà di benedire tutte le cose, facoltà certamente non inutile, non superstiziosa, non viziosa, ma anzi piena d efficacia e di virtù divina quando vi si aggiunge la fede dei fedeli; così pure per la facoltà che essa esercita con gli esorcismi. È vero che la fede nell uso di queste cose è dappertutto indebolita nei fedeli, ma io torno sempre alla mia domanda, miei venerabili fratelli: perché questo, se non per colpa nostra, che andiamo alla scuola del mondo secolarizzato invece di attrarre il mondo secolarizzato alla scuola di Cristo? Gli ecclesiastici sono stati educati fin da fanciulli con quello spirito di semi incredulità che è un male contagioso di questo tempo; si sono imbevuti di pregiudizi prima di applicarsi alle scienze sacre, e li hanno portati con sé nel santuario; questi ecclesiastici sono, a loro volta, divenuti maestri in Israele e dalla cattedra stessa - e perfino dai pulpiti - si arrivò a sentire mettere in ridicolo o condannare come prodotti dei secoli di ignoranza quelle pratiche istituite dalla Chiesa in virtù dell autorità ricevuta da Cristo. È dunque necessario che noi stessi ci opponiamo a un male così grande con sentimenti di fede e di pietà; che spieghiamo e insegniamo ai popoli; che rimettiamo in stima e in venerazione l uso dei sacramentali, delle benedizioni e degli esorcismi. A questo scopo ci servirà certamente il suscitare dentro di noi stessi la fede, prima di amministrarli, e di suscitarla nei fedeli, dichiarando la piena potestà di Cristo su tutte le cose, potestà comunicata alla Chiesa insieme all ordine sacerdotale. La dottrina su questo potere di benedire che ha la Chiesa è troppo costante e pia, perché benedire significa moltiplicare, far prosperare, ordinare al vero bene le cose che si benedicono; e potendosi benedire tutte le cose, questa autorità lasciata da Cristo non è forse

3 Zelo pastorale:altre opere pastorali di carità spirituale 3 una cosa preziosa e di grande consolazione per il popolo fedele che fermamente creda che il potere di Cristo nelle mani della Chiesa non può essere inefficace, ma ottiene sempre il suo effetto o uno ancora migliore di quello che si desidera? Non è così che si verificano in un modo ancor più speciale quelle parole dell Apostolo per cui «tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» 1? Quanto agli esorcismi, è necessario che i fedeli sappiano che le potenze nemiche operano nella natura e investono i corpi, da cui si cacciano con gli esorcismi, col segno della Croce, con l uso di acqua benedetta o di altri sacramentali. Tutto ciò non impedisce che il sacerdote faccia guerra a ogni superstizione, anzi, egli è obbligato a vigilare affinché nessuna di esse si introduca nel popolo di Dio; è obbligato a saper distinguere quali sono, non confondendole con le pie pratiche della Chiesa, la cui dottrina - a tale proposito - egli dovrà conoscere. Difatti, col proprio raziocinio non si può distinguere bene ciò che è superstizioso da ciò che non lo è, poiché avviene molto facilmente che ciò che non è superstizioso appaia invece tale, e ciò che non lo è appaia invece superstizioso. Invece si discerne sicuramente esaminando ciò che si trova e ciò che non si trova nella dottrina della Chiesa e nella potestà lasciatale da Cristo, poiché è superstizioso tutto ciò che non è istituito o approvato dalla Chiesa e non ammesso dalla sua dottrina. Allo stesso modo, il sacerdote deve impedire che il popolo corra a pronunciare giudizi immediati sui fatti ritenuti straordinari, come spesso accade, ed anzi deve insegnargli la logica e la prudenza col proprio esempio, non ammettendo nessun fatto straordinario - per esempio, l esistenza di un ossesso - fintanto che non si abbiano prove valide e indubitabili che lo dimostrino. 1. Rom 8,28.

4 4 Conferenza quindicesima 3. L assistenza ai malati e ai moribondi è un altra importantissima incombenza del pastore, perché non c è momento più decisivo per la salvezza delle anime del grande momento della morte, e da esso dipende l eternità: «Se un albero cade verso meridione o verso settentrione, là dove cade rimane» 2. Quanto, dunque, lo zelo del vero pastore è sollecito e premuroso di assistere le anime in un istante così grande? Il pastore senza zelo è pienamente contento di sé quando può dire che nessuno sia morto senza sacramenti, perché egli teme le voci pubbliche e sa che la massima offesa per i suoi fedeli è sentire che qualcuno sia passato da questa vita privo dei conforti della Chiesa per incuria o negligenza del Parroco; i motivi che lo fanno agire sono questa riprovazione pubblica, questo biasimo che gli sarebbe gettato addosso dai propri parrocchiani, non lo zelo proprio di salvare le a- nime. Non così agisce, invece, il pastore zelante, che nelle proprie a- zioni è guidato sempre da motivi più elevati; a lui non basta poter dire che nessuno sia morto senza aver ricevuto i sacramenti, ma per di più vuole avere nel cuore tutta la fiducia che i sacramenti siano stati ricevuti degnamente dai moribondi e che questi, aiutati a morire bene, siano passati allo stato di salvezza. Non omette nulla per convertirli almeno in questi ultimi istanti, e allora crede sia venuto il momento di lasciare anche le novantanove pecorelle nel deserto per correre dietro alla centesima su per i pascoli e per i monti; e non tralascia niente, soprattutto per santificare in quegli istanti supremi coloro che sono già convertiti e consolati. È dovere del pastore non solo di accorrere da quegli infermi che lo chiamano, ma anche di informarsi da sé degli ammalati della parrocchia, e di andarvi non chiamato: «Non aspetti di essere chiamato - dice il Rituale - ma vada spontaneamente a trovarlo, e non una vol- 2. Qo 11,3.

5 Zelo pastorale:altre opere pastorali di carità spirituale 5 ta sola, ma più volte, quando sarà opportuno», e deve esortare i parrocchiani ad essere da loro avvertito: «Esorti inoltre i parrocchiani, che lo avvisino appena qualcuno della parrocchia si ammala, specialmente se la malattia è grave» 3. Il Rituale avverte anche che, se gli ammalati sono molti e non può assisterli tutti da sé, il sacerdote deve farsi aiutare da altri preti (se ci sono nella parrocchia) ed anche da laici pii e caritatevoli «si farà sostituire in questo servizio da altri eventuali sacerdoti della parrocchia, o almeno da laici animati da vera carità» 4 : testo autorevolissimo - a mio parere - perché potrà far molto quel parroco che saprà guadagnarsi gli altri sacerdoti ed accattivarsi i laici più devoti della parrocchia, affinché l aiutino nelle necessità. Cosa, questa, che fanno i parroci veramente zelanti ed attivi, al contrario di altri che, volendo dominare nella parrocchia, bramano di restare soli vivendo isolati e dissociati dai propri confratelli e dai fedeli devoti; ragione per cui poi fanno poco, perché da soli non possono fare molto, e fanno le cose piuttosto come formalità, secondo apparenza e convenienza esterna, che non secondo la sostanza. Il sacerdote che va ad assistere gli infermi deve premunirsi di buone cose da suggerire ai malati per istruirli e consolarli: «Si disponga inoltre a confortare e animare nel Signore il malato, e pensi al modo migliore di farlo, ricordandogli l esempio dei Santi» 5. Facciamo tesoro, nella nostra mente, di questi argomenti ed esempi di santi? Andiamo al letto degli ammalati ben preparati, o ci andiamo senza pensarci, col risultato che ci muore la parola sul labbro? 3. Paolo V, Rituale romano riedito per autorità di papa Pio XII, Marietti, Torino 1952: titolo VI, capitolo 4: La cura e la visita ai malati, n. 1. Vi è anche una edizione italiana: COMMISSIONE ITALIANA PER LA SACRA LITURGIA, Rituale dei sacramenti e dei sacramentali, Marietti, Torino Roma Rituale romano, La cura e la visita ai malati, n Rituale romano, La cura e la visita ai malati, n. 7.

6 6 Conferenza quindicesima E si consideri qui che, se si comincia a visitare l infermo quando ancora non è grave, lo si può preparare facilmente, tenendogli anche dei discorsi lunghi; invece, quando il malato è ridotto all estremo, non è più tempo di discorsi lunghi, perché ogni cosa lo affanna e lo opprime, parlandogli senza discrezione o a voce troppo alta, invece di edificarlo, gli si provocano indicibili turbamenti e danni all anima, per cui è bene limitarsi a qualche atto di dolore, di carità, di fede e di speranza, con dei riposi fra l uno e l altro. Oltre a ciò, il parroco deve prepararsi anche degli argomenti per consolare la famiglia e darle consiglio e istruzioni, e non deve lasciarsi sfuggire questi preziosi momenti in cui la tribolazione e la morte vicina (o già avvenuta) di un membro della famiglia commuovono potentemente le anime, ma anzi deve approfittarne per il bene dei sani e di quelli che sono ancora in vita. Per fare tutto questo, si richiede però che egli entri nella casa dell ammalato come un Angelo del Signore, e vi si comporti con la maggior onestà e decenza, in modo da edificare tutti col proprio contegno, secondo l avvertimento importantissimo del Rituale: «Nelle visite ai malati il suo comportamento sia veramente sacerdotale, tale cioè che faccia del bene non solo ai malati ma anche ai loro familiari e a se stesso» 6. Notiamo bene, Fratelli miei, quel «a se stesso»; non dice solo «ai malati», non dice solo «ai famigliari», ma dice anche «faccia del bene a se stesso», e questa anzi, è la cosa principale di tutte, perché cosa varrebbe che egli facesse del bene alle anime altrui se, giovando ad esse, non facesse del bene alla propria? È dunque necessario che il sacerdote, visitando i malati, controlli i sentimenti, lasci da parte gli scherzi - così inopportuni in tali circostanze - e sia serio non solo con gli infermi, ma con tutti gli altri che sono in casa. 6. Rituale romano, La cura e la visita ai malati, n. 4.

7 Zelo pastorale:altre opere pastorali di carità spirituale 7 Il pastore deve andare con uguale prontezza ad assistere i poveri e i ricchi, ed anzi deve avere maggior cura dei poveri e dei più abbandonati, ad imitazione di Gesù Cristo: «Egli si prenderà a cuore - così il Rituale Romano - specialmente i malati poveri e abbandonati, che hanno più bisogno della carità fattiva del buon Pastore» 7. Il pastore deve essere anche benigno e provvido, dev essere l'immagine della Provvidenza nella parrocchia, il rifugio di tutti quelli che sono privi di aiuti umani, ma non di quelli divini, perché divino è l aiuto che dà loro il buon pastore, facendo le veci di Dio. Provveda dunque quanto può, anche ai bisogni temporali dei poveri, prima coi propri mezzi e poi domandando a chi li ha: «E se non potrà aiutarli con i suoi propri mezzi, ed elargire loro elemosine, il che è suo dovere - (si noti bene!) -, cercherà di andare incontro alle loro necessità sia mediante le associazioni caritative, se ve ne sono in quel luogo, sia mediante collette ed elemosine private e pubbliche» 8. Dove si noti che il Rituale dice: «mediante le associazioni caritative», insegnando così al parroco quali vantaggi possa ricavare, se vuole, dalle confraternite e dalle altre associazioni pie che la Chiesa desidera che s istituiscano e si indirizzino alle opere di carità in aiuto del parroco; dipende, però, dal parroco umile e prudente il sapersele prima rendere ben affezionate e unite a sé e poi impiegarle u- tilmente in servizio dei bisognosi della sua cura. 4. È dovere del parroco indurre per tempo l ammalato a confessarsi e a non aspettare che venga il pericolo di vita. È perciò provvidenziale quella legge del Concilio Lateranense 9 - raccomandata an- 7. Rituale romano, La cura e la visita ai malati, n Ivi. 9. QUARTO CONCILIO LATERANENSE, Costituzioni, XXII: «col presente decreto pertanto stabiliamo e comandiamo severamente ai medici dei corpi che quan-

8 8 Conferenza quindicesima che dai decreti di molti Pontefici - che impone ai medici, sotto gravi pene, di non visitare l infermo febbricitante per la terza volta se non sappiano che si sia confessato; legge che è andata in disuso in varie diocesi. Se i pastori ne avessero informato continuamente i fedeli, se l'avessero abbastanza raccomandata, se ne avessero costantemente pretesa l osservanza, forse tale legge non si sarebbe persa nella dimenticanza; dove questa legge è in vigore, infatti, l annuncio della confessione non spaventa più l infermo; la questione della salvezza eterna è assicurata prima che si avvicini il pericolo e, quando anche il pericolo non viene più, l ammalato trae dalla propria infermità il vantaggio spirituale di aver messo in ordine la propria coscienza. Talvolta il parroco stesso - troppo timido se si tratta forse di qualche famiglia nobile e di vita mondana - procrastina ad intimare al malato di ricevere i sacramenti, mosso dalle istanze dei parenti e degli amici che si fanno avanti col timore di spaventare l infermo e di pregiudicarne la salute. Ora, il parroco usi pure tutte le buone maniere nel modo di farlo, e non pronunci apertamente - se può - quella parola terribile di morte che tanto fa paura alla natura umana, ma comunque faccia do sono chiamati presso gli infermi, prima di tutto li ammoniscano e li inducano a chiamare i medici delle anime, cosicché dopo che è stato provvisto alla salute spirituale degli infermi, si proceda al rimedio della medicina corporale con maggior efficacia: cessando infatti la causa, cessa anche l effetto. Questo decreto è motivato dal fatto che alcuni, quando soffrono, e i medici cercano di persuaderli a provvedere alla salute della loro anima, cadono in una estrema disperazione, da cui segue più facilmente il pericolo di morte. I medici che trasgredissero, dopo la sua pubblicazione da parte dei prelati locali, questa nostra costituzione, siano esclusi dall ingresso in chiesa fino a quando non abbiano soddisfatto nel debito modo per questa trasgressione. Del resto, poiché l anima è molto più preziosa del corpo, proibiamo ai medici sotto minaccia di anatema di consigliare all ammalato per la salute del corpo qualche cosa che si risolva in danno per l anima.

9 Zelo pastorale:altre opere pastorali di carità spirituale 9 il suo dovere se vede il pericolo e induca l ammalato a ricevere di buon grado i sacramenti della Chiesa mentre ha sana la mente e integri i sensi, senza lasciarsi ingannare da vane promesse di medici e da lusinghe di parenti e amici. Soprattutto, il parroco deve sradicare con gli insegnamenti pubblici l abuso (se fosse invalso nella parrocchia) di aspettare il pericolo certo di morte per ricevere i sacramenti e deve persuadere i propri fedeli dei grandi vantaggi che essi avranno ricevendoli a tempo debito; vigili anche sui medici e li istruisca senza riguardi umani, in modo sincero e rispettoso, perché facciano il loro dovere, annunciando all infermo di ricevere i sacramenti per tempo; e se vedranno il parroco - e, dove occorra, il vescovo della diocesi - lo faranno pretendendolo da loro. Il passo più difficile è quello di intimare quel «Da disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai» 10 a quei miseri «che vivono sereni nella loro agiatezza» 11 ; eppure, a questi - più che ad altri - è salutare ed anzi necessario il pensiero della morte, il solo che può persuaderli a distaccarsi con la grazia divina dalle cose terrene. La carità del parroco dev essere maggiore e più paziente con essi; bisogna ch egli abbia il tempo di parlare con loro opportunamente delle miserie di questa vita e delle certezze della morte, del giudizio che segue e dei beni della vita eterna promessi a coloro che si staccano dai beni di quella presente. È questo, più o meno, il caso dei ricchi e dei potenti, coi quali il parroco deve trattare con semplicità e libertà evangelica, umiliandoli - dove è necessario - senza a- sprezze, né dimostrazione alcuna di disprezzo o di scarsa stima, ma annunciando loro chiaramente quella verità che, forse, pochi dissero loro in modo esplicito nella loro vita prospera. Il pastore pensi anche a togliere per tempo dall infermo l'occa- 10. Is 38, Sir 41,1.

10 10 Conferenza quindicesima sione prossima di peccare, con quella prudenza e quella fortezza che gli sono necessarie; pensi a far sì che gli scandali siano riparati, le i- nimicizie riconciliate, restituiti i beni rubati, o male accumulati. Voi sapete, fratelli miei, che quest ultima parte, solitamente, è immensamente difficile. Quando si ha a che fare con persone che in tutta la loro vita hanno professato l avarizia e si sono procurate grandi ricchezze coi mezzi più illeciti, come indurli a restituirli? Come si potrebbero lasciare i figli poveri, o assai meno ricchi di quel che altrimenti sarebbero? «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile» 12 : non si deve dunque disperare, ma tentate ogni via e ogni mezzo; del resto, questo è forse il caso più difficile di tutti. Dopo la confessione dell infermo, se il male è pericoloso, il pastore deve ammonirlo affinché - fintanto che abbia tempo a disposizione - faccia il suo testamento e così, libero dai pensieri delle cose temporali, possa occuparsi con tutta tranquillità della propria anima e a ricevere gli ultimi sacramenti. Il parroco, però, si guardi bene dallo scrivere egli stesso il testamento o dall immischiarsi nella sua stesura, benché non sia sbagliato che egli riporti alla mente del malato i suoi obblighi e gli ricordi - se quello non provvede da sé - la moglie, la tutela e l educazione dei figli, la buona sistemazione delle figlie ed altre cose simili che sono doverose e non arbitrarie. Se poi il testatore è un sacerdote, o persona molto pia, il parroco potrà suggerirgli di fare delle opere caritatevoli con le sue sostanze, ma - in via ordinaria non farà questo con chi non ha obblighi in tal senso, se non gli viene richiesto consiglio su ciò. Soprattutto, non proponga nulla che sappia di avarizia o sembri essere per se stesso. Tutto questo viene suggerito, com è noto, dal Rituale Romano: «In caso di malattia grave o di pericolo, cerchi di persuadere il mala- 12. Mt 19,26.

11 Zelo pastorale:altre opere pastorali di carità spirituale 11 to a pensare, finché è in possesso delle sue facoltà mentali, a ordinare le sue cose e a far testamento; che se ha roba d altri la restituisca. Potrà inoltre suggerirgli, ma badando di evitare anche la minima apparenza di avarizia, di destinare qualche cosa, quello che vorrà, per il suffragio della sua anima» Sistemate così le cose temporali, lo zelante pastore provveda che l infermo che continua a aggravarsi, lasciati tutti i pensieri terreni, pensi unicamente alla propria anima, stimolandone la pietà con devoti suggerimenti e brevi orazioni, e disponendolo a ricevere il santo Viatico e l Unzione degli infermi. Poiché sull Eucaristia è sufficiente ciò che abbiamo detto, restiamo un po sul sacramento dell'unzione degli infermi, ripassando i doveri che ha il sacerdote nell'amministrarlo. Non parlerò della maniera solenne e decorosa con cui si deve conferire questo sacramento, osservando i riti prescritti, alcuni dei quali - secondo i teologi - obbligano sotto pena di peccato mortale; non parlerò del gravissimo danno che fa alle anime quel sacerdote per la cui negligenza i malati muoiono senza aver ricevuto questo sacramento; parlerò, invece, della condizione principale per cui i fedeli lo ricevono ben disposti e corrispondano alla grazia, ossia che sappiano ciò che ricevono e ne abbiano un alta stima. Il parroco, però, non può insegnare tutto ciò in maniera sufficiente agli infermi già aggravati da molti mali, perciò - se vuole che gli ammalati desiderino questo sacramento, lo domandino con premura, lo ricevano con affetto - egli deve istruirli sui suoi meravigliosi fini quando sono ancora sani. Deve far capire ai fedeli che Cristo istituì questo sacramento principalmente per dare ai suoi discepoli gli aiuti adeguati a rinforzare l anima dell infermo nel combattimento finale, quando, venen- 13. Rituale romano, La cura e la visita ai malati, n. 16.

12 12 Conferenza quindicesima do meno le forze del corpo, si abbattono anche quelle dello spirito; perciò, con questo sacramento si edifica la speranza, si aumenta la pazienza, si rinforza lo spirito per resistere al diavolo. Deve far loro intendere che questo sacramento ha per effetto anche di rimettere i peccati che possono restare ancora da rimettere dopo la confessione senza che l uomo lo sappia: «se ha commesso peccati, gli saranno perdonati» 14, o che egli non abbia confessato per non essersi potuto confessare: un grande vantaggio, questo, per assicurargli l eterna salvezza. Deve far loro comprendere per tempo che questo sacramento, assieme ai peccati, rimette anche il rimanente debito della pena; e deve far loro capire, infine, che questo sacramento procura anche la salute corporale dell infermo, o almeno gli alleggerisce il male se ciò torna utile alla sua anima, perché essendo il male corporale effetto del peccato e del demonio, questo sacramento con la virtù di Cristo risana quello che in noi il demonio danneggia, togliendogli il potere su di noi e cancellando il peccato. Se tali effetti, dunque, saranno ben conosciuti dai fedeli, questi desidereranno grandemente - una volta ammalati - ricevere un sacramento così utile; sacramento che il parroco è obbligato ad amministrare sotto pena di peccato grave, specialmente a chi non può ricevere gli altri sacramenti, facendo in modo prima, però, di far fare almeno un atto di contrizione e di dare l assoluzione. 6. Infine, ripensiamo al dovere di assistere gli infermi in quegli ultimi istanti in cui l anima sta per comparire al tribunale di Dio e ha tanto bisogno d aiuto: se siamo assidui a questo dovere, se lo compiamo con prudenza e pietà, se preghiamo e facciamo pregare per l infermo; e infine, passato questi all altra vita, ripensiamo a quale conforto e catechesi diamo solitamente alla sua desolata famiglia. 14. Gc 5,15.

13 Zelo pastorale:altre opere pastorali di carità spirituale 13 Vengono, da ultimo, i doveri che riguardano la sepoltura, che dobbiamo anche saper negare a quelli cui la Chiesa la nega; e qui accennerò solamente quanto i sacerdoti siano obbligati ad adempiere con pietà quest ultimo compito di seppellire i cadaveri dei defunti, e offrire loro dei suffragi, non solo verso le persone ricche, ma anche verso quelle povere: e in questo, ahimè, credo che si troverà qualcosa da osservare! Sembra, in effetti, che gli uffici e le preghiere in suffragio dei morti siano molto spesso condotte con una grande imperfezione, facendo così rimanere le anime prive del grande vantaggio che potrebbero avere dalle preghiere pubbliche fatte devotamente e queste anime rimprovereranno un giorno i sacerdoti negligenti per i propri prolungati tormenti. Inoltre, non dobbiamo esaminarci solo se abbiamo fatto gli uffici dei defunti e gli altri suffragi in maniera negligente, ma anche se abbiamo fatto tutto quelli a cui eravamo tenuti; se in generale abbiamo eseguito - nel tempo, nel luogo, nel modo - le pie volontà che ci sono state lasciate dai testatori; e se abbiamo molto mancato in queste cose, possiamo aver peccato mortalmente ed abbiamo l obbligo di restituzione. II. 7. L incarico del pastore e l affetto della carità sacerdotale si e- stendono a tutta la vita del prossimo - che ne è l oggetto - dal principio alla fine, dalla nascita alla morte, dal battesimo alle esequie: e quest obbligo, questo affetto, hanno nell eternità il loro scopo. Il sacerdote deve indirizzare tutte le cure che rivolge ai suoi prossimi - neonati, adolescenti, moribondi o già morti - alla loro salvezza eterna; chi ha davanti agli occhi un così grande scopo non si appaga delle formalità e delle funzioni esterne parrocchiali, ma per lui il proprio ministero si allarga immensamente: egli pensa a tutto ciò che influisce al fine dell eterna salvezza delle sue pecorelle, e

14 14 Conferenza quindicesima quindi ritiene anche l educazione dei ragazzi come una delle sue principali preoccupazioni. 8. Lui stesso, con infinito amore, deve trattare alcune parti di questa educazione, fra cui quella che riguarda l istruzione della dottrina cristiana, quale principale dovere del pastore: dovere così rigoroso che il trascurarlo fa mettere in pericolo la sua anima, e talmente importante dal non esservi preoccupazioni e diligenza eccessive nel dedicarvisi. Difatti, come possono gli uomini vivere la religione se non gliela si fa conoscere? Come possono i giovani frenare le passioni e praticare le virtù senza conoscere bene le grandi verità della fede? Da ciò possiamo concludere, fratelli miei, che non basta che il catechismo sia materialmente appreso a memoria dai ragazzi, ma che si deve far sì che lo capiscano, che ne sentano la forza, ne conoscano e ne amino le conseguenze morali che seguono le verità di Fede. Il parroco non può certamente fare tutto ciò da solo, ma deve sapere farsi aiutare, deve attrarre a sé col proprio esempio, col proprio zelo, colla propria parola, colla propria dolcezza, colla propria benevolenza, colla propria modestia e umiltà e con altre proprie virtù gli stessi laici a dargli una mano in tale opera; non deve accontentarsi che i ragazzi imparino i catechismo in chiesa - il che è insufficiente - ma deve volere che essi lo studino anche nelle loro famiglie, incaricando di questo i genitori. 9. Altre parti dell educazione poi, non deve trattarle il parroco stesso, ma deve aggiungervi la propria sorveglianza, la propria direzione, i propri consigli, la propria cooperazione. Deve inculcare con frequenza a tutti i genitori l obbligo gravissimo che essi hanno dell educazione dei loro figli; deve tenersi informato in quali famiglie la si trascuri (correndo da esse con incitamenti perché ciò non succeda più), in quali manchi per ignoranza

15 Zelo pastorale:altre opere pastorali di carità spirituale 15 dei padri e delle madri (soccorrendoli con la catechesi), in quali sia viziata da opinioni errate o da pregiudizi o dai cattivi esempi dei parenti (ed accorrere a portare rimedio con una sana dottrina o con un forte rimprovero), in quali non si faccia per mancanza di beni materiali (e in ciò dovrà accorrere portando gli aiuti opportuni, o di tasca propria - se è ricco - o di tasca altrui); infine, deve avere a cuore più che mai gli orfani, che devono trovare in lui il padre e la madre che hanno perduto. Con i genitori, che con amore, guidano l educazione dei propri figli, dev essere largo di lodi, di consigli e di cooperazione, e questi genitori - trovando nel loro pastore un tale aiuto e un tale appoggio - ricorreranno a lui e gli condurranno i propri figli come ad un padre universale; sia perché questi ne ricevano in premio la lode per le buone azioni, sia perché ne ricevano la correzione per quei difetti da cui faticano ad emendarsi, sia perché sentano confermati autorevolmente dalla bocca del pastore gli insegnamenti ricevuti dai loro genitori. In tutte queste cose, il pastore deve ricordarsi che il suo dovere è sempre quello di rivolgere e ordinare anche l istruzione scolastica dei ragazzi al loro miglioramento morale e alla loro santificazione, e non fermarsi a una mera istruzione nozionale o all educazione naturale, che è invece quello che il mondo secolarizzato cerca e ama di solito. 10. Quello che notavamo sulla carità che il pastore deve avere verso gli orfani - perché privi di coloro che li possono educare - dobbiamo dirlo a maggior ragione dei poveri, i figli dei quali sono spesso come privi di padre e di madre, o peggio, perché i genitori che hanno, non li sanno né li possono educare, ed anzi comunicano loro solamente la propria cattiva educazione e i propri vizi. Che l animo del pastore si commuova nel vedere le miserie temporali è cosa lodevole e doverosa, ma è un dovere assai più

16 16 Conferenza quindicesima grande per lui quello di cercare di rimediare alle cause della povertà, che sono per lo più cause morali: l immoralità, la meschinità d animo, l oziosità, la mancanza di previdenza e quella abitudine che toglie all uomo la cognizione o il senso dei propri mali e fa anteporre il piacere dell inerzia e del non fare nulla per le gioie non ancora presenti, ma solo sperate. I nostri tempi si mostrano tutti pieni di carità, ma solo carità materiale e tutt al più intellettuale e - se si vuole - in parte anche morale, ma sempre entro i limiti della natura, che tende solo al benessere degli uomini su questa terra; non è questa la vera carità di Cristo, carità che non trascura certamente di correre in sollievo delle miserie temporali, ma non si propone mai come unico fine la felicità della vita presente, perché anzi - essendo carità santa e divina, perché nasce dall amore di Dio - rivolge anche i beni della terra a far sì che gli uomini si avvicinino sempre più al loro Creatore e si uniscano a Lui, godendolo in perpetuo. Tocca al clero correggere la grande mancanza della filantropia attuale, non distruggendo le sue buone opere, ma aggiungendovi ciò che le manca, ossia il fine santo, il non fermarsi colle sue intenzioni e colle sue istituzioni alla terra, ma tendere al cielo, per cui solo gli uomini furono creati. Con questo grande scopo di accrescere la santità e con questo spirito dell amore divino potranno venire emendate e corrette tante utili istituzioni e rese davvero cristiane, mentre ora non sono che umane e perciò, in molta parte, false e dannose. Però, questa purificazione di tane buone opere di umanità prodotte dal nostro tempo non può essere fatta soltanto dai laici; il clero deve prenderne alacremente e con zelo la direzione e non lasciarsele strappare di mano per ignavia, per ignoranza o per puntiglio. Ma il clero non potrà essere accettato - dirò così - quale coordinatore o direttore di tali opere se procederà con asprezza o disdegno invece che con scienza e pacata sapienza, se preferirà piuttosto con-

17 Zelo pastorale:altre opere pastorali di carità spirituale 17 dannare e tagliare (il che costa poco) anziché ammaestrare, consigliare, riformare, distinguere con senno ciò che vi è di lodevole - e lodarlo - da ciò che vi è di riprovevole - e biasimarlo -, usando in tutto dolcezza, discrezione, ragionevolezza e buonsenso. Tutto ciò costa molto, è vero, ma vogliamo forse fare il bene senza che ci costi? Questa è una vana illusione, fratelli miei! 11. Ora, per tornare ai poveri, le loro anime sono assai più trascurate dei loro corpi! Sembra che quelle anime non siano consegnate da Cristo nelle mani del pastore, perché questi ben raramente le «chiama ciascuna per nome» 15. Non vengono al catechismo, né alle omelie, e i pastori tacciono; non frequentano la chiesa, e non si dice loro una parola, e - se si parla - si parla in generale, quando anzi bisognerebbe cercare quelle a- nime ciascuna in particolare; ci si lamenta a volte dal pulpito contro di loro - che, non essendo in chiesa, non ascoltano - ma non gli si usa la carità di chiamarli in privato e di attrarli con buoni metodi alla Chiesa. Non faceva certo così il clero nei tempi migliori, in quei tempi di fervore in cui i vescovi e i diaconi avevano tanta cura dei poveri, nei quali vedevano l immagine di Cristo; allora i poveri formavano una porzione eletta della Chiesa ed erano da essa trattati con predilezione, perché li adottava come propri e li manteneva con le proprie entrate. Allo stesso tempo insegnava loro che dovevano santificare la loro povertà, ricevendola dalla mano di Dio, professandola ad i- mitazione di Cristo ed amarla per l elogio che egli aveva fatto di essa; se la Chiesa li manteneva, dovevano a loro volta pregare per la Chiesa e per i fedeli, e venire al tempio con assiduità, formando quasi un corpo di persone sacre a Dio. «Ma - sento qui una voce rispondermi - che cosa dici? I poveri 15. Gv 10,3.

18 18 Conferenza quindicesima di oggi non sono più i poveri di quei tempi!». Lo so, rispondo io, non sono più i poveri di quei tempi, ma perché? Perché il clero di oggi non è più il clero di quei tempi. Ah, fratelli miei, quante volte avviene che - per sottrarci ad un nostro dovere - incolpiamo quelli a favore dei quali dovremmo esercitarlo, senza riflettere che quella stessa colpa che noi attribuiamo agli altri è quella che ci accusa e ci condanna! Ci serva da umiliazione questa grande verità: se i popoli non ascoltano più le parole degli ecclesiastici, la colpa è tutta nostra, perché la stessa disposizione dei popoli a prestare a noi ascolto - o a toglierlo da noi - è prodotta da noi stessi! D altra parte non volendomi trattenere più a lungo su ciò - che pure meriterebbe di essere seriamente considerato -, quante altre sono le scuse che non ci serviranno affatto presso Dio, scuse con cui crediamo così facilmente di esimerci dai nostri doveri? C è uno sciocco nella parrocchia? Subito ci persuadiamo di non avere verso quell anima alcun dovere. C è un povero cieco, un povero sordomuto? Noi crediamo che le nostre cure siano superflue per lui. C è un pazzo che viene trattato crudelmente o di cui si abusa indegnamente? Un fastidio di meno, un uomo di meno! Senza pensare, tuttavia, che anche un pazzo ha dei momenti e delle aspetti in cui non è pazzo, e di cui il pastore deve saper approfittare per il suo bene, e che la carità pastorale si estende anche a tutela e a protezione dei poveri. Qual è la nostra situazione circa le scuse e i pretesti per scansare i nostri doveri? Ne abusiamo? Ne abbiamo di quelle ancor più vergognose delle scuse accennate? 12. Infine, quante altri obblighi e doveri non hanno il sacerdote e il pastore, obblighi che non potremmo qui annoverare tutti ma che pure, chi ama rendere conto di se stesso, deve esaminare col pensiero!

19 Zelo pastorale:altre opere pastorali di carità spirituale 19 Quanto ci sarebbe da dire della vigilanza pastorale con cui il pastore, giorno e notte, sta in guardia contro i ladri e i lupi, affinché si possa dire di lui quel che è detto dei pastori della notte di Natale, cioè che «vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge» 16? Quanto dell obbligo di fare le correzioni e le ammonizioni? Quanto di quello di rimuovere con fermezza gli scandali? Quanto ci sarebbe da dire del compito di rendersi baluardo della casa d Israele, secondo il rimprovero mosso da Dio ai pastori del popolo ebreo: «voi non siete saliti sulle brecce e non avete costruito alcun baluardo in difesa della casa d Israele» 17? Parole su cui san Gregorio Magno dice: «Salire contro è contrastare i poteri di questo mondo con libera parola in difesa del gregge; e stare saldi in combattimento nel giorno del Signore è resistere per amore della giustizia agli attacchi dei malvagi. Infatti, che cos è diverso, per un Pastore, l avere temuto di dire la verità dall avere offerto le spalle col proprio silenzio? Ma chi si espone in difesa del gregge, oppone ai nemici un muro in difesa della casa d Israele» 18. Quanto ci sarebbe da dire del dovere di congiungere l autorità e il vigore alla dolcezza e all umiltà, secondo il passo di san Gregorio: «Chi dirige le anime sia umile alleato di chi fa il bene e per il suo zelo della giustizia sia inflessibile contro i vizi dei peccatori; cosi non si anteponga in nulla ai buoni, e quando la colpa dei malvagi lo esige, non esiti a riconoscere il potere del suo primato. In tal modo, lasciando da parte la dignità che riveste, si consideri uguale ai sudditi che vivono operando il bene, e verso i malvagi non tema di affermare i diritti della verità e della giustizia» Lc 2, Ez 13, S. GREGORIO MAGNO, La regola pastorale, II, S. GREGORIO MAGNO, La regola pastorale, II,6.

20 20 Conferenza quindicesima Quanto ci sarebbe da dire del dovere di ricomporre i dissidi e di mantenere fra tutti la pace? Insomma, lo zelo del pastore si estende a tutto: egli deve essere il centro - o almeno l anima invisibile - di tutto ciò che si fa di bene nella sua parrocchia, perché deve animare e promuovere tutto il bene, deve adoperare tutte le abilità, giovarsi di tutte le occasioni che possano servire al fine del suo ministero pastorale, la salvezza delle anime e la gloria di Cristo. Oh quanti non sono, dunque, i pesi del sacerdote pastore; quante le sue sollecitudini; quanti i suoi travagli, gli affanni, le tribolazioni, se egli è veramente animato da quello zelo senza il quale non può salvare la sua anima! E quanto dev essere vasto e rigoroso l esame che un pastore d anime deve fare su se stesso! Ma, d altronde, quanto è immensamente felice e fortunato quel pastore zelante al quale è riservato di partecipare all immortale corona del Principe dei Pastori che siede glorioso alla destra del Dio Padre suo onnipotente!

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