Che cosa ne pensano le rappresentanze del mondo agricolo

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1 30 AGRICOLTURA LA RIFORMA DELLA PAC Che cosa ne pensano le rappresentanze del mondo agricolo Un rilevante progresso comunitario Giorgio Ferrero Presidente Coldiretti Piemonte Il provvedimento, frutto della riforma Fischler del 2003, trasforma in modo radicale il sistema degli aiuti al settore, orientando la produzione verso il mercato, il consumatore e la qualità della produzione, in un ottica di filiera. Concetto su cui Coldiretti si è spesa molto negli ultimi anni, cercando di portare su questo tema la discussione intorno alla riforma stessa e, una volta approvata la Pac, non abbiamo mancato occasione per sottolineare l importanza della massima coerenza e tempestività nella sua applicazione a livello nazionale. Riteniamo la nuova Pac un rilevante progresso comunitario sia sul terreno della cultura alimentare sia su quello della cultura e dell economia del territorio che diventano due asset strategici per l Unione Europea e l Italia nella competizione globale. Il disaccoppiamento renderà le imprese più efficienti perchè l agricoltore deciderà cosa produrre in base alla convenienza e all equilibrio tra domanda e offerta, con un ri-orientamento verso il mercato. Questo strumento, in particolare legato all eco-condizionabilità, e le misure di qualità contenute nell articolo 69 (fra le quali, l esenzione da contaminazioni ogm di tutte le sementi messe a coltura) debbono essere applicati in forte sinergia: l uno per evitare l abban- dono dell attività a seguito dell entrata in vigore del regime di pagamento unico; l altra per incentivare politiche della qualità legate a tipi specifici di agricoltura ritenuti importanti per la tutela dell ambiente e per la valorizzazione della qualità e della commercializzazione dei prodotti agricoli. Com è evidente si tratta di provvedimenti di cruciale importanza per dare concretezza e prospettive allo spirito di riforma della Politica agricola europea. In particolare è vitale l applicazione dell articolo 69 perché vengano premiati i comportamenti imprenditoriali orientati alla qualità e alla valorizzazione delle risorse del territorio. Nel 2004 l Italia ha dovuto formulare le sue opzioni politiche per l applicazione della riforma Pac Bartolomeo Bianchi Presidente Confagricoltura Piemonte Confagricoltura si è schierata a favore della partenza del disaccoppiamento dal 2005, con la sola eccezione del settore lattiero caseario, e per l applicazione del disaccoppiamento totale anziché parziale. Abbiamo quindi salutato con favore le scelte del Governo italiano che sono andate proprio in questa direzione. Partire dal 2005, un obiettivo alla nostra portata, era ed è fondamentale per evitare incertezze tra gli operatori e sui mercati fondiari. D altro canto, la scelta del disaccoppiamento totale è quella che, considerate le opzioni permesse dai regolamenti comunitari, tutela il reddito degli agricoltori e ne migliora il potete contrattuale rispetto agli altri oggetti della filiera, a monte ed a valle. E inoltre un sistema meno complesso da gestire e consente il pieno utilizzo della dotazione finanziaria assegnata all Italia. La scelta è sta poi opportunamente temperata dall introduzione di pagamenti supplementari per le produzioni di qualità ed a finalità ambientale: uno strumento del tutto nuovo le cui conseguenze sono comunque tutte da verificare. La Confagricoltura è stata anche contraria alla rego-

2 SPECIALE larizzazione dei pagamenti diretti. Perché, data la distribuzione dei sostegni e gli orientamenti produttivi delle aziende sul territorio, questo strumento, una volta applicato, avrebbe determinato una forte ridistribuzione dei trasferimenti diretti a carico dei produttori storici, con forti rischi per la competitività delle nostre imprese. Un ultima notazione riguarda la condizionalità dei pagamenti diretti. Il decreto ministeriale applicativo costituisce, a nostro avviso, un buon compromesso tra chi, come la Confagricoltura, chiedeva un applicazione leggera, graduale e flessibile, almeno in questa prima fase, e chi invece ha ritenuto di dover introdurre da subito un maggior numero di impegni di buona prassi a carico delle imprese. L applicazione della riforma è solo iniziata e le scelte sono state sinora, nel complesso, soddisfacenti. Ora nel 2005 occorre proseguire il faticoso ma utilissimo lavoro tecnico di affinamento ed interpretazione della normativa. Vanno effettuate le ulteriori scelte per applicare la riforma (si pensi al delicato problema della gestione della riserva dei pagamenti disaccoppiati) ed infine vanno anche monitorati gli strumenti sin qui adottati per tararli, se del caso e non appena possibile, rispetto alle esigenze dei mercati e delle imprese. Un occasione per affrontare i temi della qualità ambientale e dei prodotti agroalimentari Attilio Borroni Presidente CIA Piemonte Il seminario tenuto dalla Regione il 13 e 14 gennaio è stata l occasione per un approfondito dibattito sui cambiamenti della PAC dopo che sono finiti in soffitta i vecchi meccanismi, prima dei prezzi garantiti e poi degli aiuti ad ettaro. Gli aiuti alle aziende saranno in futuro sganciati dalla produzione (disaccoppiati) e saranno calcolati sulla base della rendita storica del triennio Sulla riforma della Pac il nostro Paese non ha tenuto un comportamento molto coerente. L Italia è passata in pochi mesi dall essere tra i Paesi più tenaci sostenitori dell accoppiamento parziale degli aiuti (legati alla produzione effettiva) alla scelta del disaccoppiamento totale. Quali saranno le conseguenze del disaccoppiamento dell aiuto unico aziendale sull agricoltura piemontese non è dato a sapersi con certezza. Un tempo gli aiuti tracciavano la rotta agli investi- menti, ora lo farà il mercato. Gli agricoltori saranno più liberi di decidere a seconda dei segnali che arriveranno dal mercato perché il disaccoppiamento garantirà loro la certezza e la stabilità dei redditi, ma quali decisioni prenderanno? Qualche agricoltore ha incominciato a fare i conti ed ha già scoperto che, per esempio, sotto una certa soglia di prezzo del mais è più conveniente non produrre che produrre, anche se, pur non producendo, avrà l obbligo di osservare comunque nella sua azienda le regole della ecocondizionalità stabilite dallo Stato italiano insieme alle Regioni, cioè dovrà tenere i suoi terreni in buone condizioni agronomiche ed ambientali. E importante, secondo la Cia del Piemonte, che le regole dell ecocondizionalità mettano tutti gli agricoltori italiani sullo stesso piano e non siano diverse a seconda delle varie Regioni, creando situazioni di disparità che possono determinare distorsioni nella concorrenza tra i vari sistemi produttivi. E necessario inoltre che venga usato molto buon senso nello stabilire le norme per l ecocondizionalità e che si ricorra a tutte le gradualità necessarie nella loro applicazione. Il miglioramento della qualità dovrebbe essere anche l obbiettivo da perseguire con le trattenute di cui all art. 69 del regolamento CE 1782/03. Tali trattenute saranno utilizzate per i pagamenti supplementari alle aziende nei settori dei seminativi e dell allevamento, le quali si impegnano ad osservare alcune norme a tutela dell ambiente e per migliorare la qualità dei prodotti agricoli. La prima impressione, da verificare ancora sul campo, è che, con le regole già stabilite per erogare i fondi dell art. 69, non si farà molta selezione. La banalizzazione dei criteri per accedervi ne ha fortemente ridimensionato l utilità, ma va detto anche che sono meglio norme banali che norme fantasiose o velleitarie. Il Piemonte, secondo la Cia del Piemonte, deve cogliere l occasione della riforma della PAC per avviare una seria discussione sul significato di qualità ambientale e dei prodotti agroalimentari, che sono tra gli obbiettivi fondamentali della politica comunitaria, onde poter mettere in cantiere in futuro delle azioni adeguate per la loro valorizzazione, utilizzando al meglio le risorse comunitarie. Sulla qualità dei prodotti agroalimentari vanno dette parole chiare. Se è vero che il Piemonte non sarà in grado di competere con i prezzi ed i volumi di produzione di Paesi come la Cina, è altrettanto vero che il Piemonte Agricoltura/45

3 32 AGRICOLTURA LA RIFORMA DELLA PAC non può chiudersi dentro una qualità di nicchia, tutta incentrata sulla difesa della tradizione e sulla tutela della biodiversità, destinata ad una ristretta elite di consumatori. Il prezzo da pagare, se si facesse la scelta solo della qualità di nicchia, sarebbe un restringimento notevole dell economia agricola piemontese ed una riduzione netta degli occupati in agricoltura. Il Piemonte deve puntare invece ad una qualità diffusa, di massa, alla valorizzazione di tutte le produzioni agroalimentari, ad un potenziamento del legame con il territorio di tutto l agroalimentare piemontese. La Pubblica Amministrazione e le Organizzazioni agricole devono preoccuparsi di come far uscire dall anonimato e tipicizzare le stragrande maggioranza produzioni agroalimentari piemontesi, perché possano essere distinte dalle altre e riconosciute dai consumatori. Il compito è immane, perché una valida strategia di valorizzazione delle produzioni agroalimentari del Piemonte richiede un approccio complessivo, aziendale e di filiera, che unisca in modo sinergico diversi elementi : si pensi alla formazione, agli investimenti, alle strutture organizzative e fisiche per la commercializzazione, oltre che all informazione, alla pubblicità, alla promozione. Pur essendo immane, il compito è comunque ineludibile. Privilegiare una logica di sistema per una maggiore competitività Tommaso Mario Abrate Presidente Confcooperative Piemonte Fedagri La realtà socio-economica e territoriale nelle zone rurali del Piemonte vede la presenza non diversamente da altre regioni sia d un pluralismo tipologico di modelli territoriali di sviluppo (economie rurali) di cui l agricoltura è parte sia di sistemi locali a spiccata specializzazione agricola/agroalimentare (economie agro-alimentari). Il PSR dovrà essere capace di politiche agrarie e rurali diverse per realtà diverse coniugando in chiave qualitativa sviluppo agricolo e sviluppo rurale. Ciò che, dunque, auspica Confcooperative e impegneremo al riguardo tutte le nostre cultura e volontà - è che il futuro PSR abbia a privilegiare per dare reale efficacia alle politiche di intervento una logica (ottica) di sistema al fine di un reale rafforzamento della capacità competitiva sia dei sistemi produttivi territoriali locali (vale a dire della multifunzionalità dell agricoltura, ivi presente in modo fattuale o potenziale) e sia delle filiere agroalimentari piemontesi relativi a prodotti di qualità ed a commodity (ammesso che sia ancora il caso di utilizzare tale ultima nozione per cereali, riso, frutta, ecc. ). In tale contesto, si chiede che il prossimo PSR: - fermi restando gli obiettivi del miglioramento della qualità commerciale dei prodotti, che è per altro frutto di un organizzazione che coinvolge più attori e più fasi (rintracciabilità: dal campo alla tavola), e della qualità ambientale delle zone rurali, - ferma restando la necessità di un impegno rilevante nell insediamento giovani, nell assistenza tecnica alla gestione, nella formazione professionale, nell innovazione, nella ricerca (ancorché come noto tale tipologia di intervento non sia prevista dai regolamenti comunitari dello sviluppo rurale, ma essa può essere finanziata con risorse regionali); - sia attuato fondamentalmente per progetti integrati di sistema produttivo territoriali locale e per progetti integrati di filiera agroalimentare territoriale. Occorre dunque superare la modalità di attuazione della politica agraria e rurale fatta propria anche dal PSR per bandi relativi a singole misure. Cogliamo tra gli stessi imprenditori agricoli e della trasformazione più avvertiti la consapevolezza del limite dell intervento pubblico a bando su singola misura a favore di interventi fondato su progetti integrati di filiera ed intersettoriali costituiti da più misure, i cui benefici avendo carattere di sistema sono maggiori di quelli ottenibili come semplice sommatoria dei singoli progetti di investimento. In particolare, una modalità di attuazione del PSR per progetti integrati di filiera agroalimentare territoriale darebbe ragione a quanti sostengono che: - la competizione agroalimentare a livello internazionale si esercita sempre più tra sistemi di ordine superiore alle imprese (e ciò vale per le imprese agricole, ma anche per le PMI agroalimentari, e tra queste le cooperative, che pure costituiscono il perno dello sviluppo di distretti o filiere agroalimentari); - la capacità competitiva è sempre di più l esito di strategie integrate di filiera di attori di sistemi locali. I 3 obiettivi generali della nuova politica di sviluppo rurale individuati dalla Proposta di Regolamento sullo sviluppo rurale e cioè il: miglioramento della competitività dell agricoltura e della silvicoltura attraverso il sostegno alla ristrutturazione

4 SPECIALE miglioramento dell ambiente e dello spazio naturale attraverso il sostegno alla gestione del territorio miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali e l incoraggiamento della diversificazione delle attività economiche sembrano meglio attuabili mediante una strategia di progetti integrati che preveda un impiego coordinato di pacchetti di misure Ora, non è certo un caso che Fedagri Confcooperative chieda che si privilegi nel PSR una logica di sistema. Detta richiesta se ha, come osservato, robuste ragioni teoriche e si avvale di non modeste realizzazioni, si fonda sull esperienza stessa della Federazione, che opera per fare sistema ed è essa stessa un sistema di filiere per statuto: 230 cooperative agricole aderenti, 600 milioni di fatturato, aziende associate. E chiaro che in qualsiasi progetto integrato di filiera è fondamentale la presenza delle strutture di trasformazione cooperative e non ed è fondamentale il rapporto da contrattualizzare (se le imprese di trasformazione non sono cooperative) con i necessari controlli pubblici tra la fase della produzione e la fase della trasformazione. Al riguardo rilevo come la richiamata proposta di regolamento sullo sviluppo rurale evidenzi criticità in ordine al dispiegarsi di un efficace politica di sviluppo rurale innovativa quando per esempio sembra porre limiti alla definizione di progetti integrati con l uso di misure afferenti ad assi diversi e prospetta il finanziamento solo ad imprese micro o piccole che certo non costituiscono l asse portante della maggior parte delle filiere e dei distretti agroalimentari relativi a prodotti di qualità od a commodity. Trattasi di una norma inaccettabile che deve essere cancellata, ripristinando la disciplina propria della misura G del PSR di cui al reg. (CE) n. 1257/99. Così come sorprende il fatto che non sia presente la misura dell ingegneria finanziaria, per altro non prevista dal PSR Si chiede che la Regione Piemonte si batta nelle opportune sedi perché la misura dell ingegneria finanziaria sia introdotta nel regolamento sullo sviluppo rurale. Come non vedere l importanza dell ingegneria finanziaria per lo sviluppo di una finanza ad hoc per le imprese locali. Confcooperative sta ragionando in merito alla misura dell ingegneria finanziaria, da collocare dentro come per il vero fuori del PSR, ed all uopo presenteremo in Regione non appena possibile organiche proposte. Riservare le risorse del PSR essenzialmente al finanziamento di progetti integrati richiede che vengano compiute scelte di discontinuità rispetto al passato periodo di programmazione. Occorre: concentrazione, territorializzazione e finalizzazione delle misure; un approccio programmatico e gestionale integrato; la partecipazione di attori sociali ed istituzionali; un serio ripensamento rispetto alle azioni agroambientali, che tante risorse hanno assorbito nel PSR ; fuor di metafora mi chiedo in particolare se la produzione integrata (azione F1) non debba essere considerata anche alla luce della nuova regolamentazione comunitaria un atto dovuto e non sia necessario un uso progressivo delle politiche agroambientali in chiave territoriale (di tutela dell ambiente, di cura del paesaggio, di difesa idro-geologica, ecc.); un attenzione forte in chiave operativa della multifunzionalità dell agricoltura analizzata nelle sue diverse possibilità ed espressa in progetti locali; capire come integrare le politiche di sviluppo rurale con le politiche del I pilastro capire come integrare le politiche di sviluppo rurale con le nuove politiche di sviluppo regionale; capire come integrare PSR con le altre politiche regionali di sviluppo rurale in senso lato (piani di distretti, ecc. ; insomma un PSR nuovo più che un nuovo PSR, per il quale vale un impegno culturale e tecnico senza pari Pur con alcuni limiti, si tratta di una riforma positiva Michele Bechis Presidente CAPAC Vorrei esprimere anche in questa sede il giudizio tutto sommato positivo sulla Riforma della Pac 2003: - perché raramente si è osservata una politica economica definire programmi e stabilire risorse per un lasso di tempo così ampio (la sicurezza dei finanziamenti consente, da un lato, agli imprenditori di operare in un quadro di relativamente maggiori certezze a medio-lungo termine e, dall altro, al pubblico di ipotizzare politiche di intervento in grado di incentivare significative modificazioni di carattere strutturale); Agricoltura/45

5 34 AGRICOLTURA LA RIFORMA DELLA PAC - per le scelte effettuate a partire dal disaccoppiamento, con lo svincolo dell aiuto al tipo di prodotto realizzato ed al numero di animali allevati, e dal definitivo orientamento dell agricoltura a produrre prodotti e servizi richiesti dai consumatori (mercato); - per aver reso possibile l allargamento dell Ue; - per aver posto una delle condizioni necessarie ad una positiva conclusione dei negoziati multilaterali sul commercio internazionale in sede WTO. Nei confronti della riforma della Pac furono sollevati una serie di rilievi critici, che mette conto di riprendere di seguito solo per titoli: - il sostegno disaccoppiato legato agli ettari eligibili come possibile ulteriore barriera al ricambio generazionale; - l insufficiente potenziamento del II pilastro; - la modesta attenzione all agricoltura perché si orienti a svolgere gli attesi servizi multifunzionali (di tutela dell ambiente, di cura del paesaggio, di difesa idro-geologica, ecc.); - effetti di distorsione nel mercato fondiario; - conseguenze negative sulla cooperazione di trasformazione e commercializzazione legate al possibile abbandono di produzioni e di allevamenti; - a dispetto dell obiettivo categorico dell Ue di ridurre le differenze socio-economiche tra le regioni in ritardo di sviluppo e la media comunitaria, la Pac riformata sembra privilegiare ancora le aree più dotate in termini strutturali e infrastrutturali, operando pertanto in senso geograficamente, economicamente e socialmente opposto a quello della convergenza e della coesione europea, che è obiettivo prioritario per le altre politiche strutturali dell UE. Si era anche evidenziato come la riforma del I pilastro avrebbe potuto andare incontro a non pochi rischi di ordine finanziario nel corso del settennio e che la stessa nuova politica di sviluppo rurale avrebbe richiesto decisioni non secondarie, in qualche modo di rottura rispetto al periodo di programmazione Si era infine osservato che almeno in parte alcuni degli ora ricordati limiti della riforma avrebbero potuto essere attenuati da un oculata attuazione del I pilastro ed da un approccio innovativo dello sviluppo rurale. In ogni caso, occorre sottolineare la lungimiranza dell allora Commissario all Agricoltura F. Fischler per aver compreso che solo decisioni (modifiche) drastiche avrebbero, da un lato, giustificato (legittimato) la Pac davanti agli Stati ed ai cittadini europei, contribuenti e consumatori, e, dall altro, difeso la Pac stessa dall assalto di quanti in Europa ieri (come oggi per il vero) ritengono del tutto sproporzionata l ammontare di risorse destinate dal bilancio comunitario all agricoltura, per giunta in una situazione di stagnazione economica, di elevata disoccupazione e di necessità crescenti dell Ue-25 in termini di investimenti in ricerca, formazione, innovazione ed infrastrutture. In realtà siamo di fronte ad una contrazione della spesa agricola in relazione al PIL dell UE, dimezzatasi in termini percentuali nell ultimo decennio. Infine per quanto attiene l applicazione dell art. 69 del reg. (CE) n. 1782/03 mi auguro che quanto deciso per l anno 2005 rispetto per esempio ai seminativi abbia carattere provvisorio e sia oggetto di revisione. E mia opinione che forme di sostegno alla qualità dei prodotti e all ambiente poco selettive rischino di risultare una complicazione burocratica (una partita di giro) con un incentivazione tutto sommato modesta e non già un efficace stimolo a comportamenti esemplari in direzione di un rafforzamento dell integrazione di filiera. Gli imprenditori davanti alla sfida del mercato globale Giancarlo Sironi Presidente dell Associazione delle Cooperative agroalimentari di Legacoop La riforma della PAC mette gli imprenditori di fronte alle sfide del mercato globale così come non era mai avvenuto dalla definizione della Politica Agricola Comune nella Comunità Europea. Le preoccupazioni generali hanno una particolare focalizzazione su due tematiche: 1. Le produzioni ortofrutticole che potrebbero essere attivate nelle aziende agricole che riorientano la propria attività, una volta acquisito il premio unico, verso queste produzioni. Ciò potrebbe indurre delle distorsioni di mercato verso coloro che professionalmente lavorano nel comparto ortofrutticolo e che non possono accedere al premio unico. 2. Per quanto riguarda il futuro del Piano di Sviluppo rurale preoccupa molto l ipotesi dell esclusione dai finanziamenti pubblici (compresi anche gli aiuti di Stato) delle aziende (anche cooperative) di medie e grandi dimensioni. L ipotesi di finanziare solo le microimprese non sembra una politica agricola coerente con le sfide del mercato globale. Se le microimprese possono operare con successo sui mercati locali, solo le medie/grandi imprese sono in grado di competere con le imprese agroalimentari di livello europeo o mondiale.

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