A Caminata di Ne, un inedita Madonna dello scultore Gerolamo Pittaluga. di Agnese Avena Arte

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1 A Caminata di Ne, un inedita Madonna dello scultore Gerolamo Pittaluga di Agnese Avena Arte

2 Forse non tutti coloro che si addentrano in val Graveglia, nell entroterra di Lavagna, conoscono Caminata, oggi tranquilla località di fondovalle nel Comune di Ne, un tempo nucleo fortificato. Il paese costituito da case sparse dislocate lungo la strada provinciale che costeggia il torrente Graveglia, a poca distanza da Conscenti si identifica, oggi come in passato, con la Chiesa parrocchiale, il cui alto campanile svetta tra i castagneti, gli ontani e i frassini che ne costituiscono il naturale sfondo paesaggistico. Lo storico edificio religioso, dedicato a San Martino di Tours, è stato edificato tra il 1612 ed il 1626, in sostituzione di due più antiche chiesette parrocchiali, dismesse ed ormai ridotte a ruderi: Santa Reparata di Tolceto e San Martino di Adreveno, da cui il nome 1. L interno, ad aula unica, con la sua austera semplicità, è consono al contesto rurale in cui si inserisce. Il senso di fastosità gioiosa che si percepisce entrando è conferito dal bellissimo altare maggiore settecentesco, in marmi policromi dai colori delicati e luminosi, che investe ed arreda la zona presbiteriale. Il manufatto proviene dalla Chiesa sconsacrata di San Francesco di Chiavari ed è stato acquistato nel Quasi inesistenti sono invece le notizie relative ai quattro altari che si susseguono addossati alle pareti sinistra e destra della Chiesa: per la maggior parte frutto di assemblaggio di pezzi marmorei intarsiati di provenienze diverse e non coevi tra loro 3. Il secondo altare a destra, tuttavia, merita attenzione. Si tratta di un pregevole manufatto seicentesco in marmo bianco, impreziosito da specchiature in marmo rosso di Francia sul paliotto e da tarsie in marmo nero Portoro a determinare motivi fitomorfi sui gradini che separano la mensa dall alzata. Inserti scultorei conferiscono ulteriore decoro al fastigio (tre angioletti a tutto tondo), al tabernacolo (un cherubino) ed al paliotto (due angeli in foggia di erma disposti frontalmente nell atto di sostenere la mensa soprastante) 4. Il bassorilievo presente sulla specchiatura centrale di quest ultimo, racchiuso entro un ovale profilato da motivo a fusaiola, raffigura la Madonna del Rosario con san Domenico ed è pertanto indicativa dell originaria dedicazione. Lo spoglio dei documenti d archivio relativi alla Parrocchia 5 permette di escludere la presenza di un altare dedicato alla Madonna del Rosario nella Chiesa di Caminata, dove si riscontra, invece, la devozione, molto sentita e partecipata, per Nostra Signora del Carmine. Ad Essa è attualmente dedicato l altare summenzionato. Una Compagnia o Confraternita con tale intitolazione è documentata qui a partire dall inizio del XVIII secolo 6. Si tratta di una delle associazioni laicali incentrate sulla devozione mariana che la Chiesa cattolica controriformata aveva favorito fin dal Val Graveglia, Caminata di Ne. Arte

3 Libro dei Conti della Compagnia di N. S. del Carmine. Pagamenti dell anno A fronte Gerolamo Pittaluga, Nostra Signora del Carmine. XVI secolo. In tal modo, l attenzione dei fedeli veniva riportata sulla figura della Vergine, di cui si sottolineava in particolare il ruolo di corredentrice nell opera di salvezza, confutando così le tesi luterane. Molto interessante ed oggetto del presente studio è l opera scultorea inserita nella nicchia al centro dell alzata del medesimo altare. Il bellissimo gruppo ligneo settecentesco costretto in uno spazio troppo piccolo rispetto alle sue reali dimensioni, tanto da richiederne il parziale smontaggio per potervi essere collocato raffigura la Vergine assisa in cielo su un trono di nubi mentre porge un tenero Gesù Bambino ai fedeli. Gli abitini ossia i due piccoli riquadri di stoffa con emblema mariano dipinto che la Vergine tiene con la mano destra la qualificano come Madonna del Carmine 7. La Vergine dolcissima nell espressione del volto e nella postura protende in avanti il busto e le braccia, impegnate nel trattenere lo scalpitante Gesù Bambino e nel mostrare agli astanti gli abitini. La veste rossa broccata in oro lascia intravedere le strette maniche della preziosa camicia sottostante, bianca e ricamata a fitti e minuti motivi in oro come il velo che incornicia il volto. L abbondante ed avvolgente manto blu, a sua volta decorato con ricami preziosi e profilato da galloni dorati, avvolge la figura allargandosi in ridondanti e morbidi panneggi, che conferiscono un movimento lento e pacato. I due piedi nudi poggianti sulle nubi sottostanti costituiscono quasi un elemento di contrasto con lo splendido abbigliamento regale di questa scultura, evidenziato sia dai motivi decorativi delle preziose stoffe simulate nel legno, sia dalle corone apposte sulla testa della Vergine e del Bambino. I bellissimi decori floreali dorati proposti con eleganza ad evocare ricami raffinati, sono probabilmente tratti dai repertori di stampe e disegni francesi a cui talvolta anche gli artisti liguri attingevano 8 : rose, peonie, tulipani, margherite, campanule, gigli, e soprattutto fiori e frutti di melograno, da cui sembrano diramare più minuti fiorellini, sono realizzati in punta di pennello su un disegno precedentemente inciso, tra foglie lanceolate con terminazione a voluta e sottili girali fitomorfe 9. La disposizione dei motivi che si susseguono verticalmente con lieve andamento diagonale sul fondo blu o rosso, il fantasioso disegno degli stessi e la non perfetta resa naturalistica, sembrano trarre ispirazione dai tessuti francesi dei primi anni Trenta del Settecento quando abbandonati gli estrosi ed astratti disegni bizzarre e superata la fase dei motivi a pizzo il gusto rococò imperante, privilegiava i decori lussureggianti e semi naturalistici, simili a quelli qui proposti. Il piccolo Gesù Bambino a sua volta bellissimo nella resa scultorea e coloristica si presenta come figura autonoma rispetto alla Madre. La definizione del volto espressivo incorniciato da riccioli biondi, le braccia protese in avanti, le manine ed i piedini paffuti, conferiscono particolare grazia alla figura, unitamente ad un idea di movimento che lo accomuna ai due angioletti in volo che affiancano la Vergine ed ai cherubini che sbucano tra le nuvolette del basamento. Anche ad un visitatore disattento non può sfuggire l alto livello qualitativo 30 Arte

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5 di quest opera, commissionata nel XVIII secolo ad un artista di talento, da parte di una Confraternita desiderosa di dotarsi una fastosa Cassa processionale, adeguata alle esigenze devozionali dell epoca. Oggi stupisce e desta ammirazione la volontà di autotassarsi da parte dei membri di questa comunità contadina con modeste disponibilità economiche, in un paese sprovvisto di beni di prima necessità e privo di comode strade collegamento con Genova, principale centro urbano della Repubblica, ma anche con le vicine cittadine rivierasche 10. Il Libro dei Conti della Compagnia di N.S. del Carmine 11 volume manoscritto denso di informazioni sulla vita della Confraternita riporta alcune notizie interessantissime. Vi sono elencati, infatti, in data 1730, gli esborsi relativi alla realizzazione della nova Statua di Nostra Signora del Carmine, commissionata insieme alle sculture di due angioletti da affiancarle a Genova allo scultore Gerolamo Pittaluga. L alto costo del gruppo scultoreo (300 lire) era comprensivo dell indoratura includente in questo caso sicuramente anche la decorazione pittorica affidata a Gottardo Torre 12. Ulteriori spese, di minore entità, a loro volta accuratamente riportate, erano relative ai due angioletti, agli occhi di cristallo (lamelle in pasta vitrea applicate sui bulbi oculari) per la Vergine ed il Bambino, nonché alle spese di trasporto via mare da Genova a Chiavari con il noleggio di una Feluca ( Filucca ) e l ingaggio di camalli. Si precisa, inoltre, che anche il Sacerdote Gio. Batta D Amico, Rettore della Chiesa, aveva contribuito alle spese pagando personalmente i due angioletti scolpiti e la loro doratura. La paternità di questa splendida opera inedita va pertanto assegnata con certezza a Gerolamo Pittaluga, scultore in legno genovese, nativo di Sampierdarena. Dell attività di questo artista contemporaneo ad Anton Maria Maragliano, nato nel 1691 ca. e morto nel 1743, si hanno solo scarse notizie. Carlo Giuseppe Ratti, nel secondo volume Delle Vite de Pittori, Scultori e Architetti genovesi, da lui redatte nel , dedica alcune pagine alla biografia dello scultore, evidenziandone l abilità nel lavorare il legno già prima dell alunnato presso il sampierdarenese Pier Maria Ciurlo. Le opere di grandi dimensioni del Pittaluga, note al biografo, non sono molte: il Crocifisso d altare scolpito per la Chiesa parrocchiale di Sampierdarena oggi esposto nel vano-museo del complesso di Santa Maria della Cella ed il gruppo scultoreo realizzato per la Chiesa di Santa Sabina, composto dalle tre figure della Vergine Addolorata, del Crocifisso e di San Giovanni Evangelista 14, oggi nella Chiesa di Santa Sabina in Via Donghi. Il tabernacolo dell altare maggiore della Chiesa cappuccina della Santissima Concezione è l unico lavoro in piccolo menzionato dal Ratti a noi pervenuto. Questo raffinato manufatto, adorno di statuette di piccole dimensioni, tuttora nella sua collocazione d origine, è stato ipoteticamente datato al 1720 ca. 15. È probabile che le opere sopra citate abbiano preceduto cronologicamente il 32 Arte

6 gruppo scultoreo di Caminata. Il biografo ricorda che il Pittaluga successivamente ad una malattia agli occhi che lo aveva colpito intorno ai quarant anni aveva ripreso a scolpire opere eleganti e raffinate, utilizzando disegni fornitigli dal pittore Lorenzo De Ferrari. A tale proposito è interessante notare come la scultura della Vergine di Caminata richiami per postura, espressione e tratti del volto alcune figure femminili affrescate dal pittore genovese sulle volte di palazzi e di chiese cittadine nei primi anni Trenta del Settecento e negli anni di poco successivi. 16. L affezione, da parte degli abitanti di Caminata per quest opera importante e sconosciuta, è molto forte ancora oggi. Lo dimostra l entusiasmo con cui ogni anno, in occasione della festa patronale, la domenica precedente il 16 luglio, fabbricieri e massari si avvicendano intorno alla loro Madonna. In tale ricorrenza il gruppo ligneo viene collocato sulla cassa dorata, rivestito di ex voto, di bracciali, anelli, catenine d oro e preparato per la solenne processione, durante la quale viene portato a spalla per il paese. L evidente stato conservativo lacunoso delle bellissime sculture trova così una sua giustificazione. La funzione didattica e religiosa che la Cassa processionale ha svolto e tuttora svolge, ha conseguentemente comportato un lento deterioramento della stessa. Sono evidenti le abrasioni e le fessurazioni del legno, le cadute di colore e di doratura. Non esistono più le due corone d argento acquistate a Genova nel 1730 presso la bottega dell argentiere Gerolamo Rebora, né la Cassa lignea pagata nello stesso anno al maestro Antonio Garibaldo 17, sostituite con più recenti manufatti. Non posso che concludere, quindi, con un augurio a chi si sforza di continuare a mantenere viva questa tradizione ma, al tempo stesso, con un appello alla sensibilità di tutti per salvare un capolavoro scultoreo di tale levatura. Arte

7 Note: 1 Cfr. REMONDINI A. e M., Parrocchie dell Archidiocesi di Genova, Regione VIII, Genova 1889, pp ; TISCORNIA L.B., Nel bacino imbrifero dell Entella. Val di Graveglia, Chiavari 1936, II, pp L altare - datato sul retro, in caratteri romani MDCCXXXVIII (1738) - proviene dalla Chiesa sconsacrata di San Francesco di Chiavari; è stato acquistato e ricollocato nella sua attuale posizione nel Il Libro dei conti relativo agli anni , conservato nell Archivio Parrocchiale annota, in data 16 ottobre 1869, l esborso di L Per debiti diversi fatti in occasione di comprare l altare, specificando per le balaustre dell altare, per compra altare maggiore e per marmi. Cfr. Archivio Parrocchia San Martino di Caminata, Libro Conti, ms., ( ). Nel 1820, nel medesimo Libro di Conti erano state riportate le spese relative all ingrandimento del coro retrostante, modifica indispensabile per poter accogliere un altare di tali dimensioni. 3 Gli altari oggi dedicati a Santa Reparata, al Sacro Cuore di Gesù ed alla Madonna del Carmine, presentano struttura seicentesca; l altare di San Francesco è stato invece ricostruito interamente a fine Ottocento. Nel testo redatto dai fratelli sacerdoti Angelo e Marcello Remondini, nel 1889 (Parrocchie, cit., p. 81) si ricorda che la Chiesa di San Martino di Caminata è stata provvista di altari marmorei solo nel In tale data i precedenti manufatti in laterizio sono stati sostituiti con più preziosi altari marmorei acquistati da edifici di culto, forse genovesi, già soppressi in seguito alla rivoluzione giacobina di fine 700 ed in seguito ulteriormente spogliati dei loro beni conseguentemente alla legge Cavour Rattazzi del L altare per il quale si può ipotizzare una datazione al secondo quarto del XVII secolo richiama, nella resa scultorea delle figure, analoghi manufatti realizzati in Liguria nello stesso periodo dallo scultore Tomaso Orsolino (Ramponio Como -1587?- Genova 1675). 5 Cfr. Archivio Parrocchiale San Martino; Archivio Curia Vescovile di Chiavari. 6 Cfr. L attività della Confraternita di Nostra Signora del Carmine è documentata nella Parrocchia di Caminata, a partire dal Da una lettera manoscritta datata 20 gennaio 1700, conservata nell Archivio della Curia Vescovile di Chiavari, si apprende che, in tale data, il Vicario di Genova aveva dato licenza di questuare pro Societate S. Mariae de Carmine, eretta in San Martino di Garibaldo, annessa a quella di Santa Reparata, ma senza portare campanulam, neque pretextu dicendi orationem alicujus sancti, elemosyinas simpliciter collidendo. Cfr. Archivio Curia Vescovile di Chiavari, Faldone: Caminata, Fascicolo: Vicariato di Garibaldo. Caminata gennaio, ms. La data 1703 è invece riportata sulla prima pagina del Libro della Compagnia di N.S. del Carmine custodito nell Archivio parrocchiale. Cfr. Archivio Parrocchia San Martino di Caminata, Libro della Compagnia di N.S. del Carmine, ms., s.d. ( ). 7 L antica devozione per Nostra Signora del Carmine è presente in Liguria dal 1584, quando i Carmelitani riformati provenienti dalla Spagna ne hanno introdotto il culto. Gli abitini, ossia i quadratini di stoffa che contraddistinguono questa particolare figura mariana, sono evocativi dello scapolare (lunga sopravveste pendente sul petto e sulle spalle) che, secondo la tradizione, la Vergine avrebbe consegnato al monaco carmelitano Simone Stock, vissuto nel XIII secolo, assicurando la salvezza dall Inferno a chiunque lo avesse indossato. Il concetto della salvezza eterna meritata tramite la pratica religiosa e la devozione per la Madonna del Carmine, era stato successivamente ripreso da Papa Giovanni XXII in una Bolla con la quale veniva ribadita la liberazione dal Purgatorio il primo sabato dopo la morte per chi avesse portato lo scapolare. 8 Alcune raccolte di disegni e stampe a cui gli artisti impegnati in diverse discipline traevano spunto per creare le loro fantasiose decorazioni rococò, (pittori, scultori, marmorari, stuccatori, argentieri, ricamatori, ecc.), riportavano motivi decorativi tratti dai repertori di ornatisti attivi in Francia come nel caso del Livre d Ornements di Juste-Aurel Meissonier o del Nüzliche Anleitung Rocailles di J.J. Preisler. I raffinatissimi decori proposti sulla veste e sul manto della Vergine in oro zecchino, riecheggiano, ad esempio, i ricami in filo d oro realizzati da abili ricamatori sui tabarrini della Confraternita genovese del SS. Sacramento e Cinque Piaghe di Marassi ed un disegno tratto dall opera di Preisler citata e potrebbero pertanto avere tratto ispirazione dalla medesima fonte. Cfr. F. FRANCHINI GUELFI, Le Casacce. Arte e tradizione, Genova 1973, pp ; fig. 124 p. 126; fig. n. 132 p Tutti i fiori rappresentati sono attributi mariani ed hanno valore simbolico. I fiori e i frutti di melograno, raffigurati con insistenza, rimandano al concetto cristiano di Resurrezione. 10 La prima strada carrozzabile di collegamento tra Lavagna e Coscenti risale al Archivio Parrocchia San Martino di Caminata, Libro della Compagnia di N.S. del Carmine, s.d. ( ). 12 L indoratura è stata affidata a Gottardo Torre probabilmente dallo scultore stesso: il pagamento è infatti comprensivo dell opera scultorea e del successivo intervento decorativo. La notizia è particolarmente interessante in quanto Gottardo Torre è noto a tutt oggi soltanto per aver dipinto, nel 1726, due statue lignee di Anton Maria Maragliano, raffiguranti i Santi Rocco e Sebastiano, già a Genova Voltri, nella Chiesa dei Santi Nicolò ed Erasmo, disperse. Le sculture - commissionate anche in quel caso dalla locale Confraternita di Nostra Signora del Carmine erano state pagate a Maragliano 110 Lire, mentre Gottardo Torre aveva percepito 80 Lire per il suo intervento di coloritura e in doratura (cfr. SAN- GUINETI D. Anton Maria Maragliano, Genova 1998, pp. 153, scheda n. 85 p. 185), una cifra decisamente modesta rispetto all esborso di 300 Lire riscontrato per il gruppo di Caminata. 13 RATTI C.G., Delle Vite de pittori, scultori, ed architetti genovesi. Tomo secondo scritto da Carlo Giuseppe Ratti Pittore, e Socio delle Accademie Ligustiche e Parmense in continuazione dell opera di Raffaello Soprani, Genova, II, F. ALIZERI, nella sua Guida artistica per la città di Genova, I, Genova 1846, pp , precisa che il gruppo oggi conservato ed esposto nella Chiesa di Santa Sabina in Via Donghi era stato commissionato per la prima cappella a destra, dell Arciconfraternita di Morte ed Orazione nella più antica chiesa con uguale dedicazione. Cfr. G. BIAVATI, I problemi attributivi delle figurine lignee interamente scolpite e a manichino articolato in G. BIAVATI G. SOMMARIVA, L antico presepe genovese, Imperia 1993, nota 1 p Cfr. A. FRONDONI, scheda n. 5 p. 32, in Vita e cultura cappuccina. La Chiesa della SS. Concezione a Genova, Genova I tratti del volto ed in particolare la resa della bocca e del mento della Vergine di Caminata richiamano, ad esempio, il viso di una figura femminile nell episodio Prometeo che dà la vita alla statua, dipinta da Lorenzo De Ferrari (Genova, Genova, 1744) all inizio degli anni 30 sulla volta di un salotto del Palazzo Brignole in Piazza della Meridiana a Genova. La scultura si avvicina, inoltre, alle figure femminili raffiguranti l Allegoria della Giustizia, dipinta ad affresco dal pittore genovese più tardi (ma di cui il Pittaluga poteva forse aver visto precedenti disegni preparatori), sulla volta di un salotto nel palazzo di Luca Grimaldi e la Sibilla Eritrea affrescata sul peduccio della volta nella seconda campata a destra nella Chiesa del Gesù, sempre a Genova. 17 Il citato Libro della Compagnia di N.S. del Carmine riporta una spesa di 100 lire, effettuata nel 1730, per le corone d argento della Vergine e del Bambino, ordinate in Genova dal Arg.t. (argentiere) Ger.mo Rebori pagato a esso solamente 100. Sul medesimo Libro, nello stesso anno, si legge: Pagati per la Cassia nova à maestro Antonio Garibaldo 91 : cfr Libro della Compagnia, cit. La pregevole Cassa lignea intagliata, dipinta e dorata attualmente utilizzata per la Processione di Nostra Signora del Carmine è stata acquistata nel 1829: cfr. Libro della Compagnia di N.S. del Carmine, ms., s.d. ( ). Le corone d argento sono state invece sostituite dalle attuali - in metallo sbalzato, cesellato e argentato - che riproducono tuttavia la foggia ed i motivi decorativi dei manufatti dell epoca. Bibliografia: Manoscritti: Libro della Compagnia di N.S. del Carmine, ms., s.d., ( ), Caminata, Archivio Parrocchia di San Martino. Libro dei Conti, ms., s.d. ( ), Caminata, Archivio Parrocchia di San Martino. Caminata, ms., Chiavari, Archivio Curia Vescovile. Opere a stampa: RATTI C.G., Delle Vite de pittori, scultori, ed architetti genovesi. Tomo secondo scritto da Carlo Giuseppe Ratti Pittore, e Socio delle Accademie Ligustiche e Parmense in continuazione dell opera di Raffaello Soprani, II, Genova ALIZERI F., Guida artistica per la città di Genova, I, Genova REMONDINI A. e M., Parrocchie dell Archidiocesi di Genova, Regione VIII, Genova TISCORNIA L.B., Nel bacino imbrifero dell Entella. Val di Graveglia, Chiavari FRANCHINI GUELFI F., Le Casacce. Arte e tradizione, Genova FRONDONI A., L arredo sacro cappuccino in Vita e cultura cappuccina. La Chiesa della SS. Concezione a Genova, Genova 1985, pp BIAVATI G., I problemi attributivi delle figurine lignee interamente scolpite e a manichino articolato in BIAVATI G. SOMMA- RIVA G., L antico presepe genovese, Imperia 1993, pp SANGUINETI D., Anton Maria Maragliano, Genova Ringraziamenti: Paolo Arduino, Giacomo Baldaro, Giampiero Canale, don Pietro Vallebella. Un ringraziamento particolare a Mons. Francesco Isetti, Curia Vescovile di Chiavari. 34 Arte

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