STRACCIO I SOGNI E ME NE FREGO!

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2 Massimo Mannarelli Marco Villa STRACCIO I SOGNI E ME NE FREGO! SIMPOSIO FRA UN GIOVANE RAPPER E UN MISANTROPO A poche decine di metri da una vecchia stazione della periferia nord est di Milano, c è un vecchio palazzo di cinque piani senza ascensore dove abita un vecchio. Egli dimora nell umido

3 abbaino di questo palazzo, tra statuette religiose, di ogni religione tranne che di una, e centinaia di libri dei più svariati argomenti. I libri occupano più dei tre quarti della superficie, che non supera di certo i 38 metri quadri. È un luogo austero e del tutto inabitabile, ma rappresenta il rifugio perfetto per uno come il vecchio, proprio per questa sua evidente inabitabilità. Dicono, d altronde, che l abbia scelto proprio per questo, per le difficoltà che offre a chi vuole abitarlo. Dicono, inoltre, di lui che sia un personaggio schivo e scorbutico, che non ama la compagnia delle persone, delle donne in particolare, affetto da una pesante forma di misantropia. Esce di rado, non ha vizi e passa le proprie giornate chiuso in casa, a leggere libri e a ricevere i pochi amici o conoscenti che ancora ha piacere a tenersi incontro. Non è sempre stato così. In passato è stato anche un militante politico di una ideologia indefinita, e nella sua città, quelli che appartengono a una certa fascia d età, lo conoscono tutti. I pochi che hanno il piacere di godere di un po di intimità con lui ne parlano però benissimo. C è addirittura chi dice che sia un genio, un pozzo di cultura. A dispetto del suo aspetto burbero e barbuto, ha un carattere molto mite, ama parlare e ha l insolita capacità di aprire gli orizzonti di chi conversa con lui, con la sua affascinante dialettica e il suo pensiero sempre fuori dagli schemi. Per utilizzare un termine preso in prestito dall induismo, si potrebbe identificare in lui una moderna forma di guru. Da qualche tempo in quel vecchio palazzo si è trasferito un giovane ragazzo. Un giovane rapper, abbastanza noto nell ambiente musicale, laureato in filosofia. La sua è una personalità versatile, per certi versi contraddittoria, tendente tanto alle passioni improvvise e totalizzanti quanto alle delusioni cocenti. Si è trasferito qui, in questo vecchio e fatiscente palazzo della periferia milanese, perché la convivenza con la sua famiglia era da tempo diventata insostenibile. Il ragazzo è avvezzo alla mondanità al punto che, nonostante la sua notorietà non raggiunga il grande pubblico, intrattiene rapporti costanti con personaggi pubblici e ha moltissime amicizie nel mondo dello spettacolo e del jet set. Lo si trova spesso nei privè dei locali alla moda dove, in realtà, è apprezzato più per il suo carattere estroso e le sue battute di spirito che per il suo, comunque spiccato, talento artistico. Al momento però il ragazzo sembra vivere un momento di crisi interiore. Continui dubbi e pensamenti lo stanno portando a ricredersi sulla posizione da lui assunta all interno di quel mondo patinato e superficiale, un mondo dove forse non si sente più d appartenere, dove si sente un pesce fuor d acqua. Il primo incontro tra questi due personaggi è avvenuto quasi per caso, dentro un donner kebab che sta al pianerottolo del palazzo, dove i due si sono trovati un giorno per caso. Alla domanda fatta dal ragazzo ad uno degli esercenti circa la sua sua nazionalità, il vecchio, introducendosi nella discussione, si lanciò in un lungo monologo sull autodeterminazione dei curdi e sulla causa di molte altre minoranze etniche in giro per il mondo. Da quel giorno, quasi come per un attrazione fulminea ed intensa, tra i due si è stretto un rapporto sempre più confidenziale, al punto che il vecchio è diventato per il ragazzo una sorte di confessore a cui potere raccontare i propri dubbi, le proprie convinzioni e le proprie insicurezze. Il ragazzo si reca quasi quotidianamente nell abbaino del vecchio dove i due hanno modo di conversare a lungo su un sacco di cose, dalle grandi idee sul mondo e sulla vita a ciò che accade loro nella vita quotidiana. Quello che segue è il più o meno fedele resoconto di queste conversazioni.

4 "Non esistono domande stupide ma solo domande fatte da stupidi" DOMANDANTE: TED RISPONDENTE: BALKAN PRIMA SETTIMANA La vita pubblica è solo un ballo in maschera Ho sempre pensato che frequentare il mondo della mondanità fosse la mia naturale aspirazione, la cosa che tutto sommato mi gratificasse di più. È da quando sono adolescente che coltivo questo pensiero e perseguo quest obiettivo. Ho sempre creduto che lo stare al centro dell attenzione potesse in qualche modo ripagarmi della mia infelice condizione sociale o di tutti quei complessi che, nel corso della gioventù, mi hanno fatto sentire diverso dagli altri e che hanno impedito che dentro di me nascesse quel senso d appartenenza così tipico nei ragazzi di una certa età e innescato ad esempio da certe passioni politiche. Sono stato sempre contro, sempre all opposizione, spesso per partito preso, ma se un idea era condivisa da più di tre persone per me era venuto il momento di abbandonarla, probabilmente perché non era più roba mia, perché non ne avevo più l esclusiva. Stare al centro dell attenzione, sotto le luci dei riflettori, essere riconosciuto all interno di un mondo patinato e finto era per me una rivincita. D altronde è stato l istinto di rivalsa l unica molla che mi ha spinto all azione, da sempre, altrimenti sarei rimasto fermo. La voglia di riscatto verso la gente del mio quartiere, così noiosa e disinteressata, verso i miei professori del liceo, che non mi hanno mai capito, o verso i compagni, con cui ero perennemente in sfida, non so nemmeno bene per cosa. Eppure ora che sono nelle condizioni di non poter più recuperare nessuno di questi legami, per quanto fragili e conflittuali, ora che non posso più percorrere il tempo a ritroso, ora che nemmeno i social mi permettono di aggiustare il rapporto andato a rotoli con la mia ex donna, mi accorgo che qualcosa mi manca, fosse soltanto il fatto che non sentirmi in competizione con nessuno a parte me stesso mi condanna per l ennesima volta all inattività. O forse non è soltanto questo. Ieri, ritornando a casa dalla festa, mi sono accorto per la prima volta di quanto mi fossi sentito in imbarazzo e avessi provato un terribile senso di inadeguatezza all interno di quell ambiente. Io che ne ero il veterano! Era come se quel mondo non mi appartenesse più o forse, peggio ancora, se solo allora mi fossi accorto che non mi era mai appartenuto e avessi vissuto per anni all interno di una grande e seducente illusione. Alla festa di ieri sera hanno consegnato molti premi. La cosa che più mi ha disturbato, ai limiti della nausea, è la maschera indossata dai partecipanti alla festa, finte strette di mano, finte pacche sulla spalla, finti complimenti, sorrisi malcelati che nascondevano invidia, insulti ed offese mai rivolte faccia a faccia. Io ieri sera non ho ricevuto nemmeno un premio, ma dovete credermi se vi dico che questo mio senso di fastidio non dipende assolutamente da questo. Per anni ho creduto che il riconoscimento della massa fosse la fonte di maggiore realizzazione per me. Ora mi rendo conto che per essere riconosciuti dai più basta

5 abdicare dall esprimersi e per me questo non è possibile perché, anche per un certo narcisismo, io ho l esigenza di comunicare ed essere capito. Mi rendo conto che ciò che ho inseguito per anni, essere al centro dell attenzione, apparire in foto e sulle pagine dei giornali, non mi interessa per niente. Quello che vorrei è sparire dalla vista di tutti e, ancor di più, che tutti spariscano dalla mia di vista! Si fottano tutti, col loro esibizionismo da quattro soldi e la loro mancanza di personalità! Io ignoro le vostre facce, sputo sui vostri miti e bestemmio i vostri dei! Ascolto perché ho smesso di sentire, se ascoltando i tuoi passi li sentissi esistere per come tu esisti finirei con l'esistere per come non esisto e l'attuale mi sarebbe insopportabile. Astenermi da ogni dialogo con chi si definisce mio simile senza il mio consenso è il mio quotidiano doveroso, tuttavia nel tuo gesto parolato vi è un suono, a me, familiare, una melodia di cui, solo tardivamente, compresi la stonatura, una de- composizione che riemerge d'un tratto, e tramite un dettaglio mi rammenta che un tempo io pure non ero. All'epoca credevo che l'importante non fosse tanto partecipare quanto piuttosto ritirare sempre il premio incurante della vittoria e della sconfitta, prendermi lo spettante solo per il fatto di esservi stato divenne in me un comandamento irrispettoso di ogni regola imposta, ora, invece, da lunghe stagioni ormai incontate sento che la spartecipazione alla competizione sia un più lieto vivere, abdicando scompeto col mondo. Se un tempo impregavo era solo perché pregavo più forte, l'impregazione altro non è che una preghiera più rumorosa, un dialogo urlato perché inascoltato, ove più il silenzio divino silenzia più il frastuono dentro cresce, il sacrilegio nasce da un grido disabitato, diviene una preghiera indirizzata ad un mittente che ha cambiato indirizzo all'insaputa di tutti. Il divino tace e per esser ascoltati dovremmo avere voci sovraumane mentre questo è il tempo del disumano. Volgiamo noi stessi verso l'amor mondano, esplicandolo nel femmineo corporeo, senza sapere che non esistono donne che si succedono in tempi diversi, ma solo una illusione che percorre se stessa mutando, nell'idealizzazione del viaggio amorante, paesaggi e colori, una ripetitio dell'evento solito che inciampa sempre nella disamata disillusione. Solo privandoci della idealizzazione del bello insensato potremo giungere al superamento dell'accoppiata. Il suc-cesso in cui l'adulterato sveritato si poggia sull'applauso riconoscimento come un infermo si appoggia allo stampellato, l'insicuro brama la pacca sulla spalla, il certo rimane immutato anche dopo le spallate della vita. Il bisogno di rimanere nella storia, nella narrazione inventata dai vincitori che defecano bugie veritate quando sarebbe sufficiente leggere l'umanità per desiderare di fare parte di quella storia che non entrerà mai nella storia. La vita pubblica è solo un ballo in maschera, senza la maschera il boia non potrebbe eseguire la condanna, ma anche il boiardo prima o dopo deve svestirsi del consueto per divenire libero. Si inventano nuovi miti dopo aver ucciso quelli antichi, ed ogni mito inventato porta con se una utopia, essa è la presunzione che io lo riconosca, sputando su esso lo rendo vivo, ma generare altra carne con cui macellarvi non è compito mio. La pretesa poi di rimanere al centro dell'attenzione senza saper girare su se stessi per guardarsi bene da chi gira da un lato e chi dall'altro e correndo il rischio di diventare una trottola quando meglio sarebbe rimanere un libro chiuso che attende di uscire fuori dal catalogo. Azionare o ascetare questo è il dilemma? Semplicemente vivere in disparte senza rinnegare l'azione per l'inazione, quanto piuttosto l'azionarsi disinteressandosi del frutto dell'azione stessa questo è il mio ascetare.

6 Incomprensione? Puoi comprenderti senza comprendermi? Quando ciò ti riuscirà ti sarai incamminato sulla via della liberazione... Sabbie mobili Ho sempre creduto di essere un ribelle, un elemento di disturbo, una scheggia impazzita capace di dare fastidio a questo mondo di merda. Soltanto adesso mi rendo conto di quanto questo mondo ignora totalmente la mia ribellione, scansandola distrattamente e procedendo per la propria strada, un po come un motociclista che nel corso del proprio incedere è disturbato da qualche mosca che gli ronza intorno. Il mondo se ne fotte completamente di me, che io ci sia o non ci sia, che io gli faccia la guerra o che sia ben disposto nei suoi confronti. Nonostante il mio spirito antagonista, ho comunque sempre cercato di tenere un piede nei binari giusti, ho cercato comunque di costeggiare la strada che questo mondo diceva essere la migliore per me. Ho concluso la scuola dell obbligo, ho frequentato un liceo borghese, mi sono laureato a piedi voti. E quando sono arrivato alla fine del percorso mi è stato detto che qualcosa si è incrinato, che il giocattolino si è rotto, che non è più come una volta. E io mi sono ritrovato con niente in mano. Completamente spaesato. Con un bagaglio di ricordi dietro di me e nulla davanti. Qui, da solo, a osservare ai piani alti chi quel mio percorso non aveva nemmeno provato ad iniziarlo, facendo del qualunquismo la forza della propria azione e della superficialità il suo combustibile. Dicono che il mio Paese sia ormai giunto al capolinea, che questa fantomatica crisi abbia condotto tutto a delle sabbie mobili in cui si può soltanto affondare. A volte penso che la situazione sia andarsene da qui, non tanto perché da altre parti ci siano delle possibilità che qui ormai mancano, ma perché restare qui ad osservare mi fa troppo male. Ogni giorno è una nuova umiliazione, ogni giorno mi rendo conto di non appartenere a tutto quello che mi circonda, un contesto ormai incapace di darmi entusiasmo e vitalità. I miei amici, se così davvero possono essere definiti, trovano palliativi e consolazione in attività da cui io riesco a trarre soltanto ulteriore rabbia e tristezza. A volte vorrei essere come tutti loro. Ci provo da tempo, senza riuscirci. Giunti all'epoca del ferro, il mondo è caratterizzato dal dominio del caos e della materialità più degradata. Quando un paese giunge al capolinea cambia manovratore, ma il tragitto è sempre lo stesso, si riparte per tornare al punto di partenza ed avviarsi verso un nuovo capolinea, il tempo del deragliamento verso un era nuova è per ora ancora impossibile. Come reagirà, dunque, l'uomo generato nell'epoca della massima degenerazione? Molti auspicarono il cambio direzionale verso la via metafisica, alcuni la via guerriera che comporta l'azione distaccata dal frutto dell'azione stessa, altri ancora ci invitarono alla macchia per passare nel bosco diventando amici dei lupi e coltivare, magari, l'orto. Ma è tempo innanzitutto di applicare l'epochè, una sospensione temporanea del giudizio, raccogliersi in se stessi senza andare in nessun luogo che non sia dentro di noi, abituarsi alla convivenza rumorosa e molesta di noi stessi per disabitare il mondo esteriore, compiere ogni gesto e azione disinteressandosi sempre del provento finale. Creare una distanza interiore ed irrevocabile tra sè e il mondo circostante; la disappartenenza da ogni forma decaduta che la società stessa esprime.

7 Se guardando in basso si provano nausea e vertigini allora è tempo di rischiare il torcicollo e volgersi verso l'alto, e nel vedere una stella cadente scivolare non desiderare la realizzazione del desiderio per non inciampare, poi, in stelle scadenti ma semplicemente perdersi nella bellezza del suo gesto atletico ed imparare a brillare di luce propria. Rimanere immobili dentro ed attendere, pazientemente, la fine di un ciclo nella consapevolezza che non avremo la possibilità di vederne la conclusione, tutto questo io definisco l'azione ascetica. La verità è stata trascinata in basso, sminuita, venduta e comperata nei mercati, fatta scendere dall'alto per gli ozianti, organizzata per guidare la gente verso un rifugio nel quale fuggire da se stessi, nessuno si sforza più di salire sulla cima, passare attraverso valli, arrampicarsi su per i ripidi pendii perché tutti temono il pericolo del precipizio, per paura di rompersi una gamba preferiscono vivere camminando con delle stampelle. Sulla porta del mio tempio stempiato dall'empio vi è scritto "Disconosci te stesso e rientrati dentro, qui non c'è posto per nessuno". Inattirato dalle lusinghe, dal denaro e dalla vita agiata, non intendo trascinarmi dietro discepoli o aspiranti tali, non bussate quindi alla mia porta anzi quando vedrete il mio falso nome sulla soglia proseguite oltre. La rabbia è un segnale di attaccamento al mondano, alla mia diedi una data di scadenza, oltre quella data che l'avessi consumata o meno esso non era per me più digeribile. Vivo rinchiuso fra le mie mura, talvolta per sgranchirmi le gambe le scavalco per tornare fra gli omini, quando sento l'esigenza di fare un pellegrinaggio allora mi fermo immobile e attendo che Dio giunga a me, ma soprattutto ricorda ciò, quando sentirai il freddo dentro non cercare il calore di una donna ma impara a camminare sui carboni ardenti... Fa la guerra a te stesso! Credo che la cosa a cui tengo di più al mondo, da sempre, sia la mia libertà. Esistono vari tipi di libertà. Da piccolo, ad esempio, ero affascinato dalle grandi lotte per la conquista della libertà, quelle che leggi nei libri di storia per intenderci. La libertà politica, così potremmo chiamarla. Oggi ho un idea molto più esistenziale di libertà. Credo che per essere realmente liberi ci si debba sentire se stessi e il valore politico assunto dalla libertà di cui si fa esperienza nel quotidiano sia l indipendenza. Uno può dirsi libero quando il proprio agire e il proprio pensare sono indipendenti dall opinione altrui o da condizionamenti affettivi, materiali, economici. Il solo fumare, l essere dipendenti da una sigaretta o da una qualsiasi altra sostanza, sono per me un ostacolo alla propria libertà. Un sacco di gente si riempie la bocca con questa parola, libertà, salvo poi vivere nella maniera esattamente contraria. Credo che molti di questi abbiano paura di essere liberi. Paura che a me manca. Paura che a me è sempre mancata. Un sincero, ad esempio, è sempre più libero di un bugiardo. Uno schivo, tendenzialmente, è più libero di uno che cerca di stare sempre sotto le luci dei riflettori. Credo che essere liberi voglia dire anche un po fregarsene, essere indifferenti. L amore e l odio sono due forme grandissime di schiavitù. Chi non ama, chi non odia è più libero. Non ho mai capito, invece, se le donne aiutino o ostacolino la libertà di un uomo. Per alcuni la donna, in quanto personificazione dell amore, ovvero l aspirazione massima della vita di questi, è il raggiungimento definitivo della libertà. Per altri, categoria a cui io mi vanto di appartenere, è un noioso intralcio alla realizzazione di progetti più importanti, fossero soltanto l ozio domenicale o il divertimento serale. La volta che mi sono sentito più libero in vita mia è stata quando ho scagliato

8 il telefono contro il muro. Lo stato di perenne rintracciabilità è la cosa che forse più disapprovo della civiltà moderna. La società liberale non ha ancora trovato la soluzione a uno dei problemi più basilari della vita: il tentativo di farsi i cazzi propri senza rendere conto a nessuno di dove si è e cosa si sta facendo! Odio i social network, li uso soltanto per lavoro. Sono l inutile tentativo di chi non ha una vita reale di crearsene una virtuale. Noto spesso che un po tutti li odiano, eppure sono tutti lì attaccati, dalla mattina alla sera, a scrivere stronzate. Odio i social perché stimolano l istinto e non il pensiero. Odio i social perché sono l inutile pubblicizzazione di cose che dovrebbero restare private. Odio i social perché non mi interessa cosa fanno e pensano le facce da cazzo che incrocio per strada e al lavoro. Stasera sono nervoso. Oggi sono andato in libreria e ho comprato un po di libri che mi terranno compagnia le prossime sere. Sento il bisogno di staccare la spina, da tutto e da tutti, di isolarmi per un po, di godere soltanto della compagnia di me stesso. La solitudine è spesso per me fonte di consolazione, una medicina impareggiabile contro l ansia che spesso mi pervade. Tendo a ritirarmi nella mia solitudine quando il fragore della comunità diventa eccessivo. La solitudine, questa forse in queste sere sarà il mio esercizio maggiore di libertà. Possiamo rifiutarci di rispondere ai commissari, ai giudici, ai magistrati tutti? Siamo liberi, senza il sostegno della mobilitazione generale, di astenerci da ogni attività, da ogni lavoro, o da qualsiasi esercizio che legittimi un modus vivendi che noi non condividiamo? Siamo liberi di non pagare le imposte o quelle tasse destinate al funzionamento di istituzioni o servizi dei quali non ne riconosciamo il valore e tantomeno la necessità? E che accadrebbe se ci rifiutassimo completamente, non a livello intellettuale ma reale, di abdicare ad ogni direttiva o regolamento deciso dalla società, di rifiutarne i dogmi e i riti? Non diceva forse bene colui che scrisse l'unica differenza fra democrazia e dittatura è che in democrazia prima vai a votare e poi ti danno gli ordini, mentre nella seconda non devi neppure fare la fatica di plebiscitare!? Insomma per esercitare anche una sola di queste libertà, si alzano barricate, si richiede la partecipazione della gente e poi attraverso l'intellettualismo si sostiene la speranza di un cambiamento imminente facendosi forza su coloro che sono morti per donarci questa libertà. Ma libero non è forse colui che non sente alcun bisogno di regolamentazione o costrizione esteriore, che possiede sufficiente potenza volitiva per determinare i propri percorsi personali, e per conservare la propria potenza di resistenza individuale verso un mondo che non vuole più comprendere, né approvare!? La società vuole educarci, l'educatore discende verso il basso rivolgendosi a chi non sa e fa di sé un ignorante per aprire l'intelligenza anche a chi è indifferente, l'allievo per acquisire nuove conoscenze avrà bisogno sempre di tale insegnante. Incaricato di una missione dalla società fabbrica il buon cittadino del domani. Altra cosa l'iniziatore, egli chiama a sé, invita a salire verso di lui, per collocarli domani al suo stesso livello, coloro ai quali interessano le sue cognizioni. Se l'educatore fa opera di volgarizzazione, quest'ultimo invece seleziona. Egli crea, singolarizza dei liberi, capaci a fare a meno di lui non appena possibile e allorché loro piaccia. Un tempo il guru insegnava ora è diventato insegna stessa!

9 In questo attuale diseducato gli iniziatori sono stati messi fuorilegge dal tempo stesso, per esser liberi bisogna, quindi, per prima cosa rinnegare questa libertà stessa, che ci viene offerta, per avviarsi verso un processo di liberazione. Ora una mente agitata cerca sempre una realtà promessa da altri, facendo scorpacciata di libri, nutre l'anima con santi e filosofi, poeti e maestri. La mente trafelata inciampa velocemente nell'idea necessaria di un cambiamento di comportamento e vedute, e nella sua incapacità di produrlo si rivolge a qualcuno che gli mostri il modo per raggiungerlo, un metodo o un sistema che produca da sé la trasformazione. Non essendo capaci di essere il veicolo, noi cerchiamo il veicolo! A riguardo il circondario è enfio di rivendite che offrono vie e metodologie talvolta anche low cost, tuttavia più il sacchetto della spesa accresce più il peso della confusione ci rende difficile proseguire il cammino. Vi hanno mai insegnato che per intraprendere un lungo viaggio è opportuno viaggiare con bagagli leggeri!? Qualora le tecniche che ci vengono offerte non trovano corrispondenza in noi, si può sempre fuggire nella copiazione o imitazione dell'esistenza altrui, finendo con il percorrere una strada a doppio binario che porta la mente alla bipolarità. La mente lucidata comprende la propria incapacità di liberarsi da ogni attaccamento ogni qualvolta la dipendenza risorge in noi come un parassita che rinasce a cicli e che non siamo riusciti ad estirpare. Ora giunti alla consapevolezza del tutto, possiamo semplicemente dire che la realtà non può essere diversa da come è e quindi abbandonarci alla finzione di essere solo ciò che ci fa più comodo essere? Oppure abbiamo il coraggio d'intraprendere una guerra contro noi stessi, pronti a sostituire la tirannide dei sensi con l'autorità del autocontrollo, negando alla mente il diritto di vagare nel faccendario umano? O forse meglio non sarebbe dimenticare tutto quello che sappiamo di noi stessi, per ricominciare senza sapere più nulla di noi? siamo capaci di lasciare alle spalle ogni legame con ciò che eravamo e ieri era e comprenderci per la prima volta? Chissà magari quando avremo domande tout court otterremo risposte più brevi e precise. Ma chiunque scivolerà nella fatidica domanda "Quali fra tutti è il metodo che mi consigli? quale quello che tu hai sperimentato? La risposta è chiara "Se esiste un uomo talmente stupido da fornire un sistema è perché ve ne è uno altrettanto stupido da seguirlo!" Inoltre io sono un uomo disturbato e non voglio essere disturbato ulteriormente da chiunque mi chieda una indicazione stradale. E' tempo che le persone si perdano nuovamente, che si soffermino e prendano consapevolezza di dove sono per riformulare il tragitto. Privati della guida possibile si cada nella disperazione invece di accogliere in sé la solitudine, come un mondo che nel suo caos ha una sua ricchezza di voci che ci parlano, e che forse dovremmo innanzitutto imparare ad ascoltare. Prendere consapevolezza di essere responsabili del nostro mondo, ma soprattutto del nostro sentire ed agire, pronti a vivere senza più autocommiserazione alcuna. Non lanciare l'utensile sul muro quanto piuttosto contro la vetrina che espone filosofie preconfezionate e di facile consumo. Meglio sarebbe volgere, forse, lo sguardo verso se stessi, e formulare un nuovo divenire nell'interiore, poiché l'intelletto altro non è che un frammento abilmente costruito da una mente distorta creata per cambiare il campo della reale esistenza. Abbandona quel vecchio io per quel magnifico Sé che non diventa mai qualcuno! Tutto ciò che pare difficile lo è sin a quando noi non impariamo a renderlo facile...per ora la mia più grande libertà è quella di pisciare nel lavandino della libertà che non conosco.

10 Di amore ed odio ti parlerò forse un altra volta ora non ne avevo voglia! Io cammino contromano, io piscio controvento Oggi sono arrivato in ritardo perché mi sono messo a guardare un film che mi ha consigliato un amico. Si chiama Big Fish, di Tim Burton. Racconta del travagliato rapporto tra un padre anziano, ma giovanile e venerato nel suo ambiente sociale e il suo figlio trentenne o, meglio, del tentativo dei due di recuperare un rapporto quando il genitore è ormai prossimo alla morte. Tentativo riuscito nel finale del film. Mi ha impressionato molto perché recuperare un rapporto con un padre che se ne sta andando è, credo, il rimpianto più grande che io serbo nel cuore. Anche mio padre se n è andato, ormai qualche anno fa, senza che io riuscissi ad affrontare certi argomenti e a chiarire alcune questioni per le quali abbiamo fatto la guerra per anni quando lui era in vita. Vorrei poterlo fare ora, ma non c è più tempo. Nel film il padre appare come una figura mitica, inimitabile, considerata in maniera eccezionale da chiunque lo circondi, nonostante alcuni scheletri che comunque tiene ben nascosti nell armadio. Il confronto con lui diventa durante gli anni insostenibile per il figlio che finisce per vedere nel padre una presenza oppressiva ed umiliante. Il paragone di un figlio con un padre che, nel bene o nel male nella vita ce l ha fatta, e che sembra in qualche modo obbligarlo a vincere allo stesso modo la grande sfida della vita, qualsiasi cosa ciò voglia dire. Un po come in quella storiella raccontata da Albanese dove il nonno costruisce un capannone grande, il padre un capannone grandissimo e il figlio, incapace di andare oltre, si droga. Un po come il figlio di Maldini, costretto implicitamente a diventare un campione del calcio, essendo nipote e figlio di due grandissimi campioni. È la stessa soggezione che ho spesso provato io di fronte a mio padre! Mi hai detto poco tempo fa che più che di libertà è meglio parlare di liberazione. Bene, io credo che arrivi un certo punto in cui uno debba fare piazza pulita di tutte le convinzioni e i dogmi che gli sono stati tramandati, anche dalla famiglia, di tutto quel bagaglio di tradizioni e credi che possono finire soltanto per bloccare il suo cammino e renderlo infelice. Arriva il punto in cui un uomo, per diventar veramente tale, deve uccidere il proprio padre! Come nel romanzo di Turgenev, come ha fatto Platone con Parmenide. Un altro tema importante di questo film è quello della morte. La morte per me che sono cresciuto in un ambiente profondamente cattolico, è sempre stata vissuta come un tabù. La prima volta che ne feci esperienza diretta fu quando mio padre, quand ero ancora bambino, mi portò in ospedale a portare l ultimo saluto ad un mio vecchio vicino ormai in una fase d agonia avanzata. Di quel giorno ricordo soltanto che la mia stretta di mano e il mio saluto a quel vecchio furono fatti con estrema naturalezza o, per lo meno, senza dar l impressione, o meglio senza aver la consapevolezza, che sarebbero stati gli ultimi. Poi ricordo di essere andato a bermi una cioccolata con mio papà e di essere tornato a casa, con estrema tranquillità. Mi sono sempre stupito della pateticità con cui tutti partecipano a un funerale. Quando mi è capitato per la prima volta, in occasione della morte di mio padre, di partecipare al funerale di una persona a me davvero cara, mi ha preso l odio per questa cerimonia. L ho giudicata un inutile imposizione da parte della società di render pubblico un dolore che dovrebbe e vorrebbe rimanere soltanto privato! Trovo inoltre assurda l ossessione che hanno i cristiani per la morte e il modo con cui l affrontano. Se davvero dopo la morte c è la vita eterna, che è poi per loro stessa ammissione la vera vita, se davvero con la morte si pone un limite alle sofferenze mondane, perché tutto questo dolore?

11 L uomo, lo sanno bene i Greci, è mortale per definizione. Perché allora tutto questo piangere e disperarsi nel momento stesso in cui un uomo completa la propria umanità, morendo appunto? Sono cose folli ai miei occhi! In questo film i personaggi principali sono folli, pazzi del tutto scollegati dalla realtà. Mi capita spesso di interrogarmi sull effettiva follia dei folli, o comunque di quelli che così sono soliti essere definiti. A me sembra, e in questo film accade proprio questo, che spesso le cose più sensate o addirittura le più grandi verità sono dette da folli! Ma cos è in fondo la follia? E che cos è la normalità? Non mi sembrano domande banali, soprattutto se dette in un mondo come il nostro che quotidianamente sfugge al senso, e non mi riferisco a quello comune, e che obbedisce a logiche logicamente non logiche! Io trovo che la follia possa essere una via di fuga dagli orrori di un mondo terribile. Quando la normalità appare spaventosa, allora la a-normalità può dare sollievo. E perché, allora, è proprio la a-normalità che spaventa di più i più? Perché dev esser sempre oggetto di repulsione o di ludibrio pubblico? La follia, a mio parere, sbatte in faccia la verità al mondo, ovvero che la verità del mondo non è altro che un illusione. Dove stanno i pazzi c è scritto Manicomio. Ma a chi si riferisce davvero? A chi sta dentro o fuori da quell edificio? La morte è soltanto un trasferimento di individualità, una trasmigrazione da un corpo all'altro? Oppure dietro la morte si cela lo strappo dell'anima dal corpo lanciata in alto e buttata nel basso a seconda delle azioni commesse? E se fossimo solo carne e morta la carne non ci fosse nulla potremmo dire essendo carnivori che tutto ciò che mangiamo è privo di anima? E' più illusorio credere che oltre la morte vi sia qualcosa oppure che la vita che stiamo vivendo sia la vera esistenza? Per sopravvivere ad entrambe urge trovare punti fermi in cui credere per rendere più sopportabile la realtà e la paura della morte. La morte come sinonimo di fine è strettamente legata alla nostra vita, pensiamo cosa sarebbe vivere senza qualcosa che finisce, sarebbe come avere nel frigorifero una mozzarella che non scade mai, e sapere che non è importante consumarla quanto prima perché tanto essa non scadrà mai, eppure gli esseri umani consumano se stessi giustificati dal fatto che la morte è imminente, quelli come me invece muoiono semplicemente ogni giorno senza consumarsi. Se loro vivono per morire così come la vita vuole, io cammino contromano, muoio ogni volta per rinascere sempre, davanti a me non ho tempo per fare tutto, quanto piuttosto un tempo infinito per non fare nulla! Un tempo quando l'umano non fingeva di essere buono la morte veniva espressa sulla pubblica piazza, la condanna a morte rendeva la morte stessa come qualcosa di familiare e la differenza fra un condannato e l'altro stava solo nella dignità con sui si presentava sul patibolo. Nelle epoche misteriche il grande di spirito veniva coricato nel sarcofago dal quale sarebbe uscito con la spada in mano, soltanto gli altri erano consegnati alla cenere, oggi invece il sottosuolo vive di morti, tutti uguali, sopra i quali si edificano città. La visita alla tomba cela un culto continuo verso la materia, facciamo visita ad un corpo inanimato al quale attribuiamo un valore di continuità mentre l'anima è già trasmigrata in una nuova vita. La morte è un tabù, quando essa sopraggiunge si nascondono gli aspiranti morti in reparti dove si diventa un numero, invisibili alla società ma visibilissimi ai propri cari che vedono come se la morte è uguale per tutti la vita di fatto non lo è. Diceva quel greco che quando c'è la morte non ci siamo noi e quando ci siamo noi non c'è la morte, come se la morte non fosse presente dentro di noi ogni giorno, come non la vivessimo ogni dì, la sua era una paraculata attraverso cui anch'egli cercava un modo per rendere sopportabile la paura

12 della morte. La sorte peggiore non è per chi parte per un viaggio, a noi, sconosciuto, ma per chi rimane qui, ci si logora con rimpianti e rimorsi, perché quando si pensa che morire è non sentire, si tormenta il corpo per assicurarci di essere vivi, ragionava bene quel poeta portoghese che disse invece vivere è non sentire! Vivono freneticamente ogni giorno per paura di morire, io muoio serenamente ogni giorno per poter rinascere ogni volta. Per uccidere il proprio padre bisogna diventare noi stessi padri, ecco perché io non sarò mai orfano. Innanzitutto perché sparo a salve e ciò è sufficiente per assicurarmi l'impossibilità di generare primo, secondi, ultimi geniti e perfino antipasti. La coabitazione è una conseguenza dell'aspetto della famiglia, essa è una esperienza alla quale non saprebbero sottrarsi coloro che non possono sopportare una vita solitaria. Nell'accoppiata svincente fabbricano i nuovi mostri, bambini rumorosi, molesti alcuni dei quali decisamente in sovrappeso. Il matrimonio? Perché ci sia davvero unione bisogna che l'uomo e la donna si adorino in tutti i sette grandi piani cosmici, deve esistere una vera comunione d'anime nelle tre sfere del pensiero, del sentimento, e della volontà. Io attendo la mia sposa astrale, che gli altri si accontentino degli scarti umani. Folle? Certo che sono folle, in me vivono molteplici personalità che fingono di aver firmato un armistizio e che si danno guerra ogni volta diventando pericolose per il sottoscritto ma non per gli altri, ma questa mia pazzia può permettersi di vivere senza manicomiare. Pazzia e genialità? Genialità e dolore? Il genio è dolore? Non soffro! La pazzia è genialità solo quando la normalità produce la pazzia della normalità stessa. Il delirio è l'urlo dell'umano mondano, se io sono anormale per loro, loro lo sono per me, entrambi siamo pazzi indi simili, ecco perché ogni pazzia vale così poco. Loro vivono su macerie, io incendio i loro paesaggi! Dimenticavo, l'altra sera ho provato a suicidarmi impiccandomi ma non ce l'ho fatta perché mi sentivo come strozzare...quanto al dialogo con tuo padre avrai modo di riprenderlo dove l'avete lasciato! Odio et amo Mi sono innamorato di una donna ormai quasi 10 anni fa. Anche lei dopo un po si è innamorata di me. Formalmente, pubblicamente insomma, siamo stati insieme per poco più di due anni, poi lei mi ha lasciato. Non poteva fare altrimenti, ero diventato pazzo, volevo fare anche altro, avevo anche altro da fare, oltre a lei. La storia tra di noi dura ancora perché io la amo ancora. C è un filo invisibile e indissolubile che continua a tenerci uniti. Io non ho mai smesso di amarla. Ciò non ha impedito che io mi facessi altre storie, stessi con altre, amassi altre donne. Da quando mi ha lasciato più o meno tutti i giorni le scrivo una lettera anche se non ci vediamo da anni. Le dico che l amo e che farei di tutto per poter tornare con lei, che vorrei stare con lei per sempre. Lei crede che io sia pazzo e che abbia bisogno di aiuto, per questo, dice, cerca di starmi alla larga. Chissà poi perché. A me non interessa ciò che pensa né quello che possono pensare quelli a cui lei racconta di me. Alice guarda i gatti e i gatti muoiono nel sole.

13 Ho viaggiato in lungo e in largo, per il mondo, nella speranza vana di dimenticare lei e ritrovare me stesso. Sono stato in Tunisia, in Brasile, in Val d Aosta. Al mio ritorno, però, ritrovavo sempre lei e mi accorgevo di essermi perso da qualche parte e allora mi toccava ripartire. Ho scritto un sacco di canzoni in questi anni parlando di strada, di politica e di mille altre sciocchezze. Ma ogni rima che chiudevo era in qualche modo indirizzata a lei, un tentativo di colpirla o di alimentare una competizione perenne, di fatto presente soltanto nella mia mente. Dici bene quando affermi che odio e amore si corrispondono e che il vero corrispettivo di Amore è l indifferenza. Smetti d amare quando ti disinteressi completamente delle sorti dell altra. Finché la odi continui ad amarla. E io, infatti, di tutte le altre donne che ho avuto me ne fotto qualsiasi cosa facciano. Lei, invece, la odio profondamente. E quindi l amo. Devo dire che, comunque, la sua mancanza non mi turba più di tanto. Lei è perché io sono stato. Se io non fossi stato lei non sarebbe stata e nemmeno sarebbe ora, semmai è tuttora. Tutto ciò che di bello ed unico lei ha, e che lei stessa ammira di sé, lo deve all esser stata, per quel tempo, con me. Per questo, tutto sommato, la sento ancora mia. Vederti un istante sopra un treno, partir su un altro e andar lontano. Dopo di lei ho fatto mille esperienze, sia d amore che di vita. Con lei non le avrei mai potute fare. È stato un bene che ci siamo lasciati da questo punto di vista. Ho fatto risse, mi son ubriacato e drogato, son stato a letto con più d una donna contemporaneamente, mi sono esibito di fronte a centinaia di persone, ho conosciuto poeti, vagabondi ed avvocati, sono stato un militante politico, ho lavorato, ho fatto sport, sono uscito di strada con la macchina. Non so o preferisco non sapere cosa faceva lei mentre io facevo queste cose, ma so solo che mentre le facevo lei non c era, ma la pensavo. Fatto sta che una come lei ancora non l ho trovata. Il mondo intero è per me una terribile collezione di cimeli che mi ricordano che lei è esistita e che io l ho persa! È stata la mia prima donna, m ha preso ancora vergine. Avrebbe dovuto essere stata l ultima, non la prima, maledizione! Avevo da fare ancora un sacco di cose! Lei doveva essere la fine del percorso, non l inizio. L inizio del viaggio, non la fine. Con lei il cerchio doveva chiudersi, non aprirsi, maledizione! La vita è tutto un incontrare e lasciare persone e cose, ma perché queste conoscenze e questi abbandoni non avvengono mai, dico mai, nel momento giusto? Quel che di giusto dovevo fare l ho fatto, quel che di sbagliato dovevo fare l ho fatto. Ora non ho nient altro da fare, e poi c è la crisi, vorrei soltanto che lei ritornasse! Sono convinto che rispetto ad un tempo potrei pure piacerle. Sono cambiato d altronde. Maturato, forse, è la parola giusta. Anzi, probabilmente oggi come oggi sarei la persona ideale per lei, quella che ha sempre cercato. Peccato che a me non va stretto soltanto il mondo, ma pure il tempo. Cosa non darei per portare indietro i calendari e tornare a quegli anni. Rifare tutto da capo. Agire conoscendo già le conseguenze delle mie azioni perché le ho fatte in un futuro che per me sarebbe passato. Già, ma purtroppo tutto questo è impossibile. Questa è una delle tante stronzate della vita. Chissà perché Dio che è così tanto buono non ci ha permesso di muoverci a

14 cazzo nel tempo, di tornare indietro per lo meno e metter riparo ai danni fatti. Tornare. Io voglio solo ritornare! Dire quello che non ho detto, fare quello che non ho fatto e ripartire da capo, in modo che sia tutto perfetto, stavolta. L unico motivo per cui resto ancora qui è sapere che un giorno lei potrà rientrare nella mia vita, altrimenti me ne andrei, altrimenti me ne sarei già andato da un pezzo. Spesso penso che forse la amo soltanto perché lei non ama me. Se lei mi corrispondesse, probabilmente, come mi capita sempre, smetterei d amarla. Ma forse anche no. Chissà se mi guarderà mentre sprofondo o se la guarderò ridere a fianco di qualcun altro! Un uomo regalò una bicicletta ad una donna, ella un giorno si accorse che la gomma della bici era sgonfia, chiese aiuto ad uno sconosciuto, egli le gonfiò la gomma e la pancia, così nacque uno dei tanti figli che quella donna ebbe con altri che non erano quell'uomo. Un tempo avevo un bel sogno, lo persi ed ora sono stanco di essere felice! I cantori cospargendosi di un pianto melodico recitano l'amore perduto invece di felicitarsene. E' più distratto colui che perde l'amore o l'amore che si perde? Quando cerchi l'amore non lo trovi, quando smetti di cercarlo esso non ti riconosce. Nell'amore non vince chi fugge, ma desta attrazione chi sfugge. Ora se penso all'amore mi auguro giunga tardivo domai oppure dopo-domai. Parlando d'amore l'umore si fa incerto, forse domani sarà neutro, da piccolo giocai a nascondino con me stesso e mi ritrovai solo quando era troppo tardi per riconoscermi, da allora non gioco più. Vi fu poi un tempo in cui facevo l'amore con me stesso vestito da donna poi mi stufai di fare l'amore con un uomo e attesi un corpo donnato che non si vestisse da uomo e incontrai l'amore. L'amore quando è vissuto uccide se stesso, vissuto nei modi in cui l'umano lo vive esso diviene patologia, una malattia, possiamo curare il male dell'amore ma non guarire dall'amore. Adesso amo me stesso, se non mi amassi o fingessi di amarmi convivermi mi sarebbe impossibile. Un tempo però mi innamorai nell'insopportabilità che lei fosse stata, prima di incontrarmi, di altri, uccisi lentamente il sentimento amoroso nell'ossessione del passato, la gelosia retroattiva fu la mia spada di Damocle, se prima evitavo le donne che avevano un passato, ora mi tengo lontano da quelle che vogliono avere un futuro. Per ogni soggetto amato sono stato l'intermezzo, quell'uomo che veniva dopo il primo e prima dell'ultimo amore, ma per me cosa sono state ora non lo so più, rimangono di tutte solo ricordi sbiaditi, foto mangiucchiate dal tempo, voci logorate dal vento che da anni mi accompagna, il ricordo di un gesto erotico ed hardito che mi appare nella mia incredulità di tanto in tanto. Biografarmi nell'amore mi imbarazza, mi obbligherebbe a rimuovere i morti dalle loro tombe, prendi ogni cimelio, ogni ricordo, brucialo e seppellisci il tutto in un luogo ove un cane possa passare e pisciarci sopra. Sconsacra l'amore, prosegui oltre il miraggio, smitizza la donna bramata, rendila umana prima fuori di te e poi nel tuo cuore, trasforma quella donna in una tonna e buttala in mare, e poi fermati a meditare chiedendoti come mai l'uomo odia tanto se stesso da provare amore per una donna? Ah, dimenticavo Una donna ride sempre al fianco di qualcun altro quando sprofondi! Non pretendere che il tuo vicino tenga la porta aperta se la tua è blindata!

15 Per varie mie vicende personali, che non dipendono soltanto dagli studi fatti in passato al liceo e all università, ho avuto modo di interessarmi e approfondire dei temi che, a giudicare dai testi presenti nella tua libreria, stanno a cuore anche a te. In passato ho avuto a che fare per qualche mese con una ragazza sarda che militava in un movimento indipendentistico della sua regione. Mi tirava storie assurde sulla presunta non italianità della Sardegna e sulla sostanziale autonomia della sua regione dal resto della Penisola. Lei era convintissima. Io mi limitavo a reagire senza scendere nello specifico delle sue argomentazioni, un po perché sono polemico per natura, un po perché quelli troppo fissati non mi sono mai piaciuti. Mi sembravano discorsi un po fuori dal tempo ed intrisi di ideologia. Voglio dire, la Sardegna ormai è italiana Fattene una ragione o combatti seriamente, anche con le armi, perché torni divisa dall Italia, che diamine! Ho sempre ragionato molto sui principi. Il principio che muoveva la sua lotta era quello sacrosanto all autodeterminazione dei popoli. Bene, e allora perché era solidale, ad esempio, con la causa palestinese e basca e non con quella bretone, ad esempio? La risposta che mi davo è che la sua era la solita posa ideologica. Quando ancora c era mio padre ho per molti anni fatto le ferie in Veneto, molto vicino al confine sloveno e spesso abbiamo colto l occasione per delle gite a Trieste o, addirittura, in città come Lubiana o Zagabria. Io sono stato a Zagabria nel 98! La città di Trieste ha sempre avuto uno strano fascino su di me. Il fascino di una città malinconica e quasi dimenticata, più mitteleuropea che italiana, ma che nonostante ciò è una delle poche città che ha realmente combattuto per fare parte di questo indegno Paese. Oltre l Isonzo, nella Venezia Giulia, in Dalmazia, c è chi si sente italiano pur essendo sottoposto ormai da decenni alla legislatura slava. Un po come quella mia amica sarda che però non si sente italiana È la stessa cosa che accadeva quando andavo a fare le mie scarpinate montane sulle Dolomiti. Lì c è chi si chiama altoatesino e chi sudtirolese. Due punti di vista, due prospettive che cambiano totalmente il modo di vedere le cose! Mi hanno raccontato la storia di Cesare Battisti, eroe italiano per alcuni, traditore austriaco per altri tra cui il suo stesso padre! Alla base di tutto c è quel noto principio a cui ho avuto già modo d accennare, il principio di autodeterminazione in base al quale ogni popolo ha il diritto di ottenere l indipendenza da un altro popolo e di scegliere autonomamente il proprio regime politico. Questo è il principio sul quale si sono definiti i confini tra gli Stati e su cui di fatto è stato costruito il mondo moderno. Che hai da dire, tu, a proposito di questo principio? Il tuo vicino di casa ha chiuso a chiave la porta!? Egli ha tracciato un confine fra lui e te! L'uomo esige e crea confini talvolta simbolici finalizzati a tracciare una linea di demarcazione fra sé e l'altro, e lo fa in ogni modo possibile, teoricamente, in maniera astratta o fantasiosa, e concretamente. Fra due osteggianti ove l'autoesclusione non vi è, il tracciato serve per separare l'ostilità dall'ostilità. La realtà non può mai essere diversa da come è! Ogni popolo ha diritto all'autodeterminazione a patto che egli abbia una reale esistenza confermata all'unanimità o quasi del popolo stesso. Le forme di governo sono il cappotto indossato dai popoli, essi hanno il diritto di vestirsi come pare loro e di decidere il modo di autogovernarsi secondo la propria storia, usanze e finalità. Per raggiungere l'autodeterminazione si stringono alleanze con chiunque permetta il raggiungimento di tale obiettivo. La realtà non può essere diversa da come è!

16 I popoli, a parte il nostro, sono solitamente orgogliosi del proprio nome, della loro tradizione e lingua, ma la storia dimostra che ben pochi di questi son riusciti a fondare la loro comunità senza la forza. Se la penna ne ha definito i percorsi la spada ha portato a termine il compito. La terra è di chi se la prende!? Bene, che gli altri lottino per riprendersela. I popoli in lotta se ne fregano dei militanti da comodino, gentaccia con indosso i pigiami con i colori delle tribù, che si esaltano dietro gesta e battaglie altrui e che essi non sono in grado di combattere, chiedono di non fare entrare il nuovo alleato quando essi non sono capaci di espellere l'usurpante da casa loro, e nel frattempo la nostra terra si abita di cowboy che aprono fast food o di GialloRussi che sbandierano banconote pronte da offrire al peggior referente. La realtà non può essere diversa da come è! Io non decido quale popolo sia nel giusto e quale no fondando il giudizio su ciò che è giusto per me, prendo atto della realtà indipendentemente dalle mie simpatie o antipatie politiche, per questo spesso divengo spoliticamente corretto. Un uomo e una donna sposati da anni, provenienti da due mondi diversi e con abitudini diverse, d'un tratto capiscono di non amarsi più e decidono di separarsi, uno dei due impedisce all'altro di andarsene, l'altro non ottiene il consenso dalla gente intorno perché intende cambiare vita facendo scelte non condivise, entrambi si scelgono gli avvocati migliori, disinteressandosi della reali finalità degli avvocati stessi...questa è la realtà! Ora non pretendere che il tuo vicino di casa lasci aperta la porta di casa quando tu ti proteggi con una porta blindata. SECONDA SETTIMANA Eravamo vagabondi con fissa dimora nel cuore Abbiamo una storia e delle esperienze che, nonostante la differenza d età ci separi di una generazione, ci rendono simili. Una di queste è l essere stati, entrambi, più o meno convintamente, in epoche differenti, parte del movimento ultrà. Per quanto mi riguarda sono stato non soltanto una delle tante voci che compongono il coro maestoso ed informe di una curva, ma volente o nolente, il portavoce di un gruppo che costruisce un identità e un senso d appartenenza attorno a simboli e pratiche ben definite. Ciò è accaduto perché in un età della vita in cui ero mosso più dalla passione che dalla ragione ho scritto canzoni, che sono croce e delizia della mia produzione musicale, in cui mi sono esplicitamente riconosciuto nel movimento ultrà. Non rinnego nulla di quello che ho scritto e detto, in quanto rappresenta comunque un ricordo di ciò che sono stato, ma credo che molte cose vadano contestualizzate ed altre rivedute con il senno del poi. Sono diverse le cose per le quali mi risulta ormai impossibile riconoscermi nel mondo ultrà. Chi aderisce a questa categoria, innanzitutto, parla della propria passione come una sorta d attività clandestina, quando ormai tutti i loro codici, motti, numeri sono di dominio pubblico e spopolano nei social. Non riesco più nemmeno a concepire la logica dello scontro che avrei un tempo compreso come propaggine di un regolamento della strada che viene in ogni istante trasgredito dagli stessi che lo innalzano a Vangelo! Gli ultras di oggi sono un pozzo di contraddizioni, di luoghi comuni. Stare a contatto con loro mi dà un senso di triste anacronismo nel vederli nel vano tentativo di tenere in vita un mondo che è ormai esistente e duraturo soltanto nel ricordo. Ciò che vedo io è il tentativo di accaparrarsi i pochi quattrini rimasti, di farsi la guerra

17 attraverso ideologie politiche morte anch esse e quasi sempre mal comprese. La stessa crociata ultrà contro la repressione poliziesca assume sembianze grottesche oltre che contraddittorie. Facendo parte di un movimento che ambisce ad essere clandestino e quindi estraneo alla legalità, mi sentirei a disagio laddove la Legge non cercasse di reprimermi. Eppure qui sembra che si pretenda che la Legge tuteli ciò che gli si oppone. È totalmente assurdo! Senza parlare che ormai non credo più nemmeno che gli sbirri prendano a manganellate comunisti, ultrà o manifestanti in genere per partito preso. Credo che gli sbirri non siano altro che burattini incaricati di picchiare chiunque oltraggi lo Stato o loro stessi, nella loro mediocrità ed ignoranza. Sarà che l età in cui bisogna per forza sentirsi parte di qualcosa l ho ormai sorpassata o sono entrato in quella in cui bisogna sentirsi soli a tutti i costi, ma certe cose non riesco più a capirle. Aiutami tu a fare chiarezza! Bianco ovunque, neve perennemente immacolata sulle distese scintillanti, azzurro il cielo vertiginosamente alto, il colore dell'eternità che impedisce che la notte sia interminabile, i nostri canti glorificare questi colori, ditemi chi non ha mai tirato un sasso nello stagno? Una notte mi apparve in sogno una gloria antica avvolta dai medesimi colori, mi disse sussurrando "Incamminati per le città e lascia che il vento muova le nostre bandiere!"... Io allora mi incamminai, facile al tempo adolescente scambiare visioni per profezie, ed io lo feci! Da allora per diverso tempo viaggiai, salendo e scendendo da treni in corsa ma anche da quelli fermi, stretto, talvolta, nel freddo gelido o arso dal raggio cuocente che colpisce la testa. Diventai seguace di una squadra estranea alla mia città madre, nulla poteva legarmi ad essa e questo rendeva la predizione ancora più libera ed ultrà-terrena. Quella "compagnia del calcione" da me adorata si esonerava dalla vittoria, l'assenza quindi di festeggiamento alcuno mi rincuorava poiché più d'ogni cosa io detestavo e detesto i festeggiamenti. Negli anfiteatri dove l'agonismo veniva messo in scena, io facevo parte di quella tribù che creava parte dello scenario, vivendo la partecipazione al suo massimo grado, eravamo vagabondi con fissa dimora nel cuore che abitavano con grida e canti arene altrimenti spente. Si viaggiava scomodamente, si saltavano barricate lungo il tragitto, si schivavano meteore lanciate da falsi dei, l urtare l altro pareva quasi un gesto futurista, la vita era vissuta più casual-mente. Poi d'un tratto la bellezza del cammino tortuoso divenne percorso tracciato dal vertice istituzio-anale. Transitati prima dentro aree di servizio costruite per umani, classificati dietro un codice a barra, stretti nella morsa cellerina, chiusi in recinti stadiali, silenziati dal rumore degli autoparlanti, per non parlare delle peripezie burocratiche per entrare in possesso del ticket, dei costi legati allo spostamento, e di quant'altro, e tutto questo, alla fine, per vedere un agonismo sempre più falsato e simulato da professionisti del contratto più che del contatto. Nuove o vecchie ideologie alcune delle quali alla moda altre fuorimoda creano l'identità di tanti infedeli alla ideologie stesse che fuori dallo spalto forse non saprebbero rappresentare coerentemente. Ma non sono divenuto come quei cattolici che rimangono cristiani per fede ma che vanno a messa solo una volta l'anno o nei momenti cruciali delle festività religiose!? La mia misantropia, fatto ormai appurato dalla scienza medica, mi impedisce di stringermi nella folla, tuttavia mi annoia la mediazione schermatica che farebbe, per altro, di me ciò che non posso essere, un tifoso da comodino.

18 Rispondendoti guardo poeticamente un mondo che non mi appartiene più e che diviene poetico solo perché già vissuto ed esiliato nel mio passato. Tuttavia devo ammettere che mi riesce difficile oggi con Paparelli e con Gabbo nel cuore avere visioni più critiche di quelle che non ho e non riuscirei ad avere... E soprattutto Onore alla Tigre Balkan! La Sacra Famiglia Ho sempre ritenuto, un po per delle teorie di una psicologia che ho studiato con disinteresse e diffidenza, che quest opinione derivi anche dal fatto che ho avuto una donna psicologa di cui serbo un pessimo ricordo non ha molta importanza, un po per il naturale condizionamento culturale dovuto dall essere stato allevato in un ambiente profondamente cattolico, che la forma più corretta di famiglia fosse quella allestita una volta l anno a Natale al centro del Presepe. Una mamma, un papà, un bambino, bue e asinello annessi, sostituiti forse nella modernità dal cane e dal gatto. Col tempo m accorsi che in realtà in quella famiglia il padre era stato un uomo presto dimenticato, misericordioso al punto da accettare il tradimento di una donna che credeva illibata, ingravidata da un fantomatico Spirito Santo che se la dette a gambe poco dopo il concepimento. Addirittura Hegel contribuì a rafforzare in me questa convinzione con quella sua visione triadica di pressoché tutto e con quell idea per cui la cellula fondante uno Stato ordinato è proprio la famiglia, intesa nella maniera appena descritta. Da qualche tempo mi sono reso conto invece che quell idea per cui un bambino ha bisogno di un padre e di una madre, espressione che viene spesso ribadita nei talk show per le casalinghe, è nient altro che un luogo comune privo di argomentazioni valide a sostegno della tesi. Mi sono convinto di questo non certo leggendo il libro di qualche sociologo idealista, quando guardando in piena notte un programma cazzuto su MTV in cui veniva raccontata la quotidianità di una coppia omosessuale e del loro figlio adottivo. Alla prima puntata la cosa mi fece un effetto di profondo distacco, quasi di disgusto, ma con l andar delle puntate iniziai ad abituarmi al fatto che quella non era una famiglia normale, una coppia standard, ma era appunto formata da due uomini ed un bambino. Ho pensato subito a quanto forte possa essere il condizionamento culturale o l opinione della maggioranza sul giudizio che un singolo può dare rispetto ad una scelta di vita. Il fatto che io, abituato col tempo a convivere di fatto con la visione di una famiglia composta da due uomini e il loro figlio, ho stravolto completamente un idea che in me era così radicata, mi ha portato a convincermi che il problema è unicamente della mia generazione. Ci scandalizza che due gay possano dar vita a una famiglia semplicemente perché siamo stati indotti a pensarla così! Se chi nasce oggi fosse abituato a convivere con coppie gay e con famiglie che non sono quelle con cui io ho avuto a che fare da piccolino, problemi come E giusto che una coppia gay si sposi?, E giusto che due omosessuali o due lesbiche adottino un bambino? non se li porrebbero nemmeno. Ma tu fai parte di una generazione addirittura più vecchia della mia e chissà come la puoi pensare a proposito! Due elefanti, uno maschio e l'altro femmina si innamorarono, poco dopo scoprirono entrambi di avere una proboscide ma questo non impedì loro di amarsi.

19 La persona che amo di più sono io, io sono maschio, quindi amando me stesso devo dedurre d'esser gay!? E quando, in un tempo acerbo, toccavo me stesso nell'intimità non raggiungevo forse, attraverso il gesto onanistico, il godimento grazie a quell'organo maschile rendendomi io stesso omosessuale!? E che dire di Narciso che a seguito di una punizione divina si innamorò della sua stessa immagine riflessa in uno specchio d'acqua, lasciandosi infine morire perché resosi conto dell'impossibilità del suo amore!? Poco mi importa che l'omosessualità sia una tara genetica o qualcosa di innato nell'essere umano, l'uomo in quanto animale sociale è costituito da un complesso di esigenze di carattere sessuale, affettiva e cerebrale che trovano libera espressione e vita in ogni direzione. La sessualità non dovrebbe avere solo un valore ludico ma anche liberatorio, spogliandosi del pubblico consueto essa può trovare sfogo con individui del proprio sesso, di quell'opposto, con componenti animali a patto che questi ultimi ne diano palese consenso, ma anche con bambole gonfiate o sgonfiate a cazzotti, vegetali, oggetti inanimati, o quant'altro la creatività esprime o semplicemente perdendosi nelle fantasie. Nello stato attuale la figura più omofoba é quella del papa dimesso sempre vestito da donna che ha ancora come perpetuo la bella copia di padre Ralph di "Uccelli di rovo". Ma la sessualità nella sua teatralità dovrebbe essere vissuta come una faccenda privata e non provata dal sistema. Se è evidente che non è la diversità sessuale che disapprovo, tuttavia ne detesto l'ostentazione attraverso il gesto smisurato, l'accentuazione di un dettaglio che diviene inopportuno, la volgarizzazione della propria diversità che si autocelebra nel fenomeno da baraccone. Mi avversa quando la semplice differenza sessuale che non dovrebbe essere caratteristica fondamentale nella consapevolezza dell'individuo, sfocia nel movimentismo, celando sotto un astuto vittimismo la stessa ostilità contestata. Critico le nuove verità che pensano che il gusto o il genere sessuale formino identità a se stanti, costruendo nuove lobby o caste, mi imbarazza che si scomodi il mondo antico, come se gli antichi non avessero errato mai oppure confondendo il vero significato di alcune forme di cameratismo o dell'aparghè. Se un tempo avevamo un poeta, un filosofo, il guerriero, oggi abbiamo lo scrittore gay, il filosofo gay o il macellaio pederasta!? Per scoprire in cosa consiste l'essere umano dobbiamo cercare la risposta nella parola diversità, e se la differenza è un arricchimento come taluni sostengono, perché mai vi è questa rincorsa di un genere sessuale di divenire altro da sé, di uniformarsi ai modelli ed agli schemi della categoria opposta? Matrimonionismo, adozionismo!? Penso che un bambino debba crescere relazionandosi con due visioni opposte del mondo non una attiva, passiva o versatile, quanto piuttosto maschile e femminile per comprenderne velocemente i reali danni che la famiglia e gli esseri umani comportano, orsù quindi almeno loro si astengano dal partecipare a nuovi processi distruttivi. L'aumento della omosessualità è tuttavia la risposta "inconscia" e naturale della razza umana di conservare la specie rispetto ad un mondo che si sta sempre più sovrappopolando,e che si avvia verso una lenta e graduale estinzione ecologica del pianeta, essa per certi versi altro non è che la rivolta della natura sono contro se stessa. Quanto al matrimonio, invece, mi incuriosisce come esso sia divenuto più esigenza all'interno del gay world che in quello etero, questo considero veramente patologico!

20 L'orgoglio omosessuale o gay pride!? Se domani essi si unissero tutti, pronti a cancellare ogni differenza razziale, etnica, sociale, di ceto, politica e religiosa, sorreggendosi solo sull'omofilia nascerebbe forse un mondialismo gay!? Insomma volete essere ano-ressiche, ano-maniacali siatelo, ma vi prego evitate di essere ano-lessici e parlare col culo invece che con la testa! Mai Stati Uniti! Stamattina mi sono svegliato storto, come oramai mi capita molto spesso. Il perché sfugge anche a me. Forse è la percezione che le giornate buttate, passate a far nulla, concluse senza che niente si sia portato a termine, sono diventate troppe. La gente mi chiama, mi chiede di fare e disfare, d uscire e svagarmi. Io sento soltanto il bisogno di isolarmi e stare da solo, avrei bisogno di impegnarmi per poi svagarmi. Penso che il viaggio che a breve farò per il Venezuela possa essermi d aiuto, per lo meno per rigenerarmi e per fare chiarezza su quello che voglio e che mi aspetto. Anche qui, in molti me lo sconsigliano. Il Venezuela è un Paese politicamente instabile, mi dicono, in Venezuela spariscono gli aerei, soprattutto quelli con gli italiani a bordo, e tutte queste storielle. Io credo che se mai mi capitasse qualcosa è un segno del destino, mi deve capitare e mi deve capitare lì. Un po come la canzone Samarcanda dove un soldato per paura della morte scappa lontanissimo, proprio dove la morte lo aspetta. Il destino. Fra poco mi vedrò per un caffè con una mia amica che è appena rientrata dal Perù, la sua terra natia. Già mi viene l ansia Per l amor di Dio, è una ragazza carinissima e simpaticissima, ma non la sopporto proprio quando parla del suo Perù. Il Paese più bello al mondo, la cucina più buona al mondo, la gente più solare al mondo. La domanda mi sorge spontanea. Ma se hai avuto la fortuna di nascere nel Paese migliore al mondo cosa cazzo ci fai qua in Italia? Sia chiaro, io non ho niente contro nessuno. Sono cresciuto a contatto col multiculturalismo e con le differenze etniche e ne sono sempre stato attratto per l arricchimento che dal processo di incontro tra le diversità può avvenire. Sono stato pure per diversi mesi fidanzato con una marocchina, ma credo che ci voglia un po di rispetto per quella gente e per quella terra che ti ha dato le opportunità che il tuo Paese non è stato in grado di offrirti. È normale che certi posti anche all interno dell Italia stessa, siano migliori di questo Se tutti vengono qui a lavorare lasciando incontaminate le altre zone che frequentano soltanto per fare vacanza! È politicamente scorrettissimo farlo, ma spesso comprendo anche le lamentele di chi dice che gli stranieri vengono qui a rubare lavoro agli italiani. È un giudizio totalmente stupido espresso in questa forma, ma certo è che la presenza massiccia di immigrati, con il loro scarso senso del gruppo e della solidarietà tra i lavoratori, ha contribuito a perdere molti diritti acquisiti dalla battaglie operaie negli scorsi decenni. Se è vero che all Ortomercato alla mattina c è uno sfruttamento della manodopera che rasenta lo schiavismo, è vero anche che dall altra parte c è chi lo permette, disposto a lavorare al ribasso a cifre inumane, certo per sopravvivere, ma pure entrando in una competizione tra pezzenti con chi come lui ha bisogno di lavorare. Ho capito e non capito quali sono le tue origini. Mi hai raccontato che il tuo cognome è stato italianizzato, ma in origine suonava come slavo, che tuo padre pur essendo di Zara si definisce italiano. Spiegamela bene questa cosa!

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