DARIO DONADONI Ma tu che ne sai?

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1 DARIO DONADONI Ma tu che ne sai? Tre racconti estivi di un praticante della follia

2 DARIO DONADONI Ma tu che ne sai? Tre racconti estivi di un praticante della follia Scritti leggermente didattici per operatori che lavorano con chi la pensa diversamente Ad uso interno - Agosto

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4 3 Un omaggio semplice e sciocco al mio maestro preferito, Giovanni Carlo Zapparoli. Per trent anni mi ha aiutato e sostenuto, e non so perchè.

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6 Vorrei subito ringraziare le persone che mi hanno insegnato a ridare speranza a chi l ha persa o non intende perderla. I maestri più efficaci sono stati i pazienti che hanno avuto il coraggio di affidarsi fiduciosamente alle équipes curanti di cui ho fatto parte. Esprimo una sincera stima e gratitudine alla Dottoressa Barbara Pinciara e al Dottor Luigi Rebosio che mi hanno guidato e sopportato nei primi lunghi anni di esperienza nel servizio pubblico. Ringrazio tutti i colleghi passati e presenti che mi hanno permesso di realizzare un sogno che non pensavo di avere. Un affettuoso grazie agli amici che mi hanno dato consigli preziosi per la stesura di questi raccontini. E un applauso agli ospiti delle Comunità che hanno prodotto i disegni a commento di questo scritto: Marco Spadon Giusy Pasini Claudio Salvago Maria Luisa Cannas Mariarosa Colasuonno 5

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8 INDICE GENERALE 1. Non diciamolo a nessuno pag Il presidente è impazzito pag Bar Sport Tabaccheria pag

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10 PREMESSA Questi racconti nascono da un pensiero fisso che mi ha tormentato durante il periodo delle ferie estive. Uno dei nodi più difficili da sciogliere nel rapporto fra le persone che curano e le persone che accettano di essere prese in cura, è quello della sfida fra due poteri forti che cercano di difendere e mantenere saldamente le proprie convinzioni. Ma spesso cercano di prevalere l uno sull altro. Si attivano schermaglie sottili, spesso nascoste, ma a volte palesi, che logorano la reciproca fiducia e compromettono il buon esito della cura. Il pensiero che sottende a questa sfida l ho formulato nel titolo. È una frase soltanto pensata da entrambi i contendenti. Difficilmente può capitare che una persona malata abbia il coraggio di dire a chi si sta occupando di lei in quel momento Ma lei che ne sa di me? E viceversa un operatore non avrà la spudoratezza di dire a un malato che si sta affidando alle sue cure Ma lei che ne sa di cosa ha bisogno? Credo che una chiave molto efficace per evitare il vortice della sfida sia una sincera modestia professionale di chi ha il diritto e il dovere di curare. Senza nulla togliere alla competenza e alla professionalità dei curanti e alla disponibilità delle persone malate di affidarsi a loro, a volte può aiutare avere poche certezze e tanti dubbi. E la consapevolezza che quello che si conosce oggi, domani sarà superato. 9

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12 Non diciamolo a nessuno Il punto di vista delle persone in cura 11

13 INDICE 11. Chiara pag La sfiga pag L idea pag L accordo pag L intrigo pag Primi passi in comunità pag La contaminazione pag Maledetto cellulare pag Meglio il carcere pag In trappola pag La farmacista pag Il taciturno pag La musicista pag La riunione pag Il mio compagno di camera pag La rassegnazione pag L inginocchiatoio pag Le regole pag Il sermone pag L imprendibile pag L atteggiamento accogliente pag La dimissione pag

14 1. Chiara Questa sera sono stanca. Poco fa mi sono fatta una doccia rilassante e ora sono sdraiata sulla poltrona del mio studiolo, avvolta nel mio accappatoio. Una bella bibita ghiacciata mi aiuterà a riprendere le energie. Sul tavolino lì accanto scorgo un libretto di poche pagine che una mia amica mi ha consigliato di leggere. In copertina c è una illustrazione invitante. Lo prendo in mano, lo sfoglio. È carta morbida, ha un buon profumo. Apro la prima pagina... - Ciao, mi chiamo Paolo... Oddio che succede? Il libro mi parla? Non avrò le allucinazioni...! Mi stavo rilassando, ma questa voce mi ha fatto sobbalzare... Che faccio... La voce è proprio chiara e forte, sembra reale. Dopo alcuni attimi di sconcerto decido di allontanare il pensiero, semmai me ne occuperò domani. Dopo una bella dormita dicono che passa tutto... Ma il pensiero ritorna, non riesco ad evitarlo, e allora, anche se un po preoccupata, provo a stare al gioco. Risponderò alla voce che viene dal libro. Tutto d un fiato rispondo: - Piacere, sono Chiara. La mia amica Gianna mi ha proposto di leggerti. E questa sera ho voglia di trascorrere qualche ora nella lettura... 13

15 - Bene. Non preoccuparti, facciamo come se fosse un gioco, d accordo? Mi auguro che questo racconto sia in sintonia col tuo stato d animo e con i tuoi interessi. - Ok Paolo... Proviamo. Mi sento un po inquieta. Ma forse è solo ansia da evento nuovo e incomprensibile. Faccio un bel respiro e mi preparo al gioco. - Mentre leggo il tuo racconto posso interromperti per farti qualche domanda? - Ma certo, Chiara. Anzi, anch io mi permetterò di chiederti qualche parere mentre mi leggerai. Allora... 14

16 2. La sfiga È il 17 aprile del Le quattro del mattino. Sono sdraiato nella mia vecchia macchina e non riesco a prendere sonno. Il vento sbatte la grandine contro il parabrezza e provo un po di paura. Fuori non si vede nulla. La mia auto e parcheggiata al lato di una strada, di fianco a un capannone dove alcuni operai stanno facendo il turno di notte. La loro presenza mi rassicura, nonostante la grandine stia mitragliando il tetto e il fragore mi impedisca di chiudere occhio. Poi finalmente la grandine si trasforma in una pioggerellina leggera che accarezza e avvolge tutta la macchina, come in un affettuoso abbraccio. Il rumore della pioggia sui vetri mi ha sempre aiutato a rilassarmi, il sonno ormai se n è andato, così comincio a pensare. - Mmm... quando uno comincia a pensare diventa pericoloso, vero Chiara? - Sì sì, capita anche a me. Ma mi piace il rischio. Per alcuni minuti mi scorrono nella mente immagini di momenti felici della mia vita, poi il pensiero cade rovinosamente sulla situazione attuale. Da qualche mese sono separato da Elena, mia moglie, e non so come farò a versare l assegno di mantenimento a lei e gli alimenti a mia figlia, Lucia di 6 anni. La scorsa settimana ho ricevuto una lettera dalla ditta in cui lavoro lavoravo - che mi mette in cassa integrazione a zero ore per un anno. Una sfiga così, tutta in una volta, non mi era mai capitata. Non mi bastano più i soldi per pagare l affitto del monolocale arredato che un amico mi ha messo a disposizione, ed è per questo che adesso mi trovo a passare le notti in macchina. Una macchina comperata con fatica 13 anni fa grazie agli incentivi statali. Ormai non ho più voglia di addormentarmi. Il cervello sta girando vorticosamente per trovare una soluzione alla mia penosa situazione. Sembra che il mondo mi stia crollando addosso e dovunque scappo 15

17 questo maledetto mondo a forma di palla mi insegue e mi inchioda in un vicolo cieco. Come se un grande martello arrivasse inesorabilmente su di me e mi facesse fare la fine di una zanzara che una mano impietosa spiaccica sul muro. Accidenti. Devo trovare una soluzione a questa situazione così incerta e preoccupante. Ehi, Chiara, ti stai addormentando? Dai, ascoltami ancora un po. E va bene, proseguo. I miei genitori sono stati dei grandi lavoratori e adesso che sono in pensione non possono neppure godersi in pace i quattro soldi che lo Stato passa loro. Infatti spesso allungano qualche soldo a mia sorella Vittoria, che percepisce una pensione di invalidità civile di circa 250 euro. Si, perché mia sorella è malata, è schizofrenica, e questi pochi soldi le bastano appena per il caffè, le sigarette, qualche vestito. Mi ritengo un uomo semplice, curioso, affettuoso e anche grintoso quando è necessario. Lavoravo, ormai così bisogna dire, come operaio in una ditta di liquori, ero lì da circa dieci anni e mi trovavo bene. Avevo sposato una donna semplice e carina. Ma Elena, qualche tempo fa ha ceduto alle attenzioni di un cretino, ed ha cominciato a trascurare pesantemente la casa e la famiglia. Alla fine ha chiesto la separazione. Non ci siamo accordati sulla consensuale per le sue eccessive pretese, e siamo andati diritti alla giudiziale. Allungo la mano sul sedile del passeggero e prendo le sigarette. Ne accendo una. Mi sento stanco di pensare continuamente al passato, di considerare le 16

18 mie colpe e la vergogna di fronte ai miei genitori e agli amici. Sono qui con la faccia sudaticcia in mano, la barba e i capelli incolti, gli occhi stanchi. La scarsa luce del lampione muove le ombre create dai miei movimenti. Il pensiero della mia situazione mi tormenta... Ad un tratto mi balena un idea folle. Immediatamente sento un tuono poderoso, e poi un lampo... Penso che anche il cielo con quel tuono e quel lampo mi voglia manifestare la sua approvazione. Alzo la testa, raddrizzo la schiena, allungo il collo, mi sistemo le maniche della camicia, stringo i pugni verso il parabrezza e mi viene da urlare: eureka, ho trovato! - Chiara, vuoi sapere di cosa si tratta? Ti racconto... 17

19 3. L idea Ecco, la situazione di mia sorella mi ha suggerito l idea di fingermi schizofrenico e di farmi mandare in una comunità terapeutica per il periodo della cassa integrazione. Conosco bene i pensieri delle persone che convivono con questi problemi e conosco pure lo psichiatra del servizio pubblico che la cura. Uno del tutto fuori di testa..., come tanti del resto. In comunità potrei ottenere vitto e alloggio al prezzo modico di sentirmi i testicoli strizzati e calpestati. Ma forse potrei anche divertirmi. Questa ipotesi mi stuzzica la mente: incomincio a sognare ad occhi aperti. Qualche ora dopo, ormai è mattina, sistemato alla bell e meglio, corro dallo psichiatra di mia sorella, devo subito mettere in atto il mio piano. Inciampo tre volte sulle scale, ma non me ne accorgo neppure. Sono troppo proiettato nel disegno che ho elaborato durante la notte con una diabolica genialità che non sospettavo di avere. Arrivo alla porta ed entro. - Lei chi è? Mi sento chiedere da una operatrice straniera. - Sono il fratello di Vittoria Tocchetti, una paziente del Dottor Magnifico, vorrei urgentemente un appuntamento con lui. - Vediamo un po... C è un posto libero fra 15 giorni, venerdì 17 maggio alle 11,10... Le va bene? Accidenti, no, non va bene... Non posso tenermi questo pensiero per due settimane, sarei travolto dall ansia. - Non si potrebbe anticipare? È veramente urgente. - Vediamo... ci sarebbe un buco il giorno prima... - No, è ancora troppo. Comincio a sudare e a innervosirmi. - Aspetti, chiedo al Dottore... un attimo... Oggi è un giorno fortunato per lei. Il Dottor Magnifico la riceve subito perchè una paziente non si è presentata. Ah, ecco, adesso va meglio. - La ringrazio per l interessamento, è stata molto disponibile. Raddrizzo la schiena e mi do una ritoccata ai capelli. - Permesso? - Avanti avanti. Eccolo il Dottor Magnifico: grande, possente, con una chioma leonina, occhi chiari e penetranti, camice un po sciupato e spiegazzato. Mi rivolge un mezzo sorriso e mi invita ad accomodarmi. Ecco, adesso viene il bello. Sento un impulso forte a dire subito la mia idea senza troppi preamboli. Il Dottore mi sembra di buon umore e quindi mi sento più incoraggiato. 18

20 4. L accordo - Dottore, ho bisogno di lei. Sono in una situazione tragica. È questione di vita o di morte. - Bene, mi dica. Come sarebbe a dire bene? sono in una situazione tragica e lui dice bene. Vabbè, non ho tempo per perdermi in questi particolari. Ho il bisogno troppo impellente di esporgli la mia idea. - Dottore non mi prenda per un malato, non ho tempo di ammalarmi. Vorrei esporle un pensiero che per me è vitale. Gli racconto brevemente la storia della mia famiglia che ho perso e del lavoro, ugualmente perso. - Dottore, per risolvere la mia drammatica situazione attuale, le chiedo di aiutarmi ad entrare in una Comunità Terapeutica, solo temporaneamente, certo. Ho assoluto bisogno di un luogo per dormire e mangiare. Mi faccia la diagnosi, mi prescriva dei farmaci, faccia tutto ciò che ritiene opportuno... basta che mi mandi in una comunità. Le prometto che alla fine di questa vicenda nessuno saprà nulla. Sarò un paziente modello. Docile e ubbidiente. Consideri questa avventura come una iniziativa di prevenzione, se vuole. Senza questa protezione comunitaria potrei veramente diventare come mia sorella. E in questo caso dovrebbe ricoverarmi in ospedale e costerei ancora di più allo Stato. Inoltre la mia degenza potrà costituire una specie di verifica sulla efficacia terapeutica della comunità. Mia sorella mi ha 19

21 detto che lei non ha fiducia nella cura comunitaria. Pensa che siano soldi sprecati. Io posso fornirle l occasione per sciogliere questo dubbio. Infine potrebbe interpretare questa specie di complotto come un intrigo per prendersi una rivincita nei confronti di tutto il sistema psichiatrico e dei suoi colleghi raccomandati. In conclusione: io ho bisogno di una comunità per non cadere nella depressione più nera. E per lei questa avventura può rappresentare una rivalsa. Forse ho esagerato... Il Dottore ha abbassato le sopracciglia e gli occhi si sono fatti più piccoli. Non sono stato convincente. Ho offeso la sua dignità. Accidenti, adesso mi fa veramente ricoverare in ospedale e mi imbottisce di farmaci. Oppure mi caccia via come un imbroglione urlandomi parole di fuoco. Comincio ad agitarmi. Il Dottore continua a fissarmi negli occhi. Passa qualche minuto e poi appoggia gli avambracci sul tavolo. Chiude ancora di più gli occhi. Fa un respiro profondo e poi, con un bagliore nello sguardo mi dice lentamente e chiaramente: - Ci sto! Lei ha veramente bisogno di un luogo protetto per questi mesi a venire. Non vorrei che si ammalasse come sua sorella. Quindi giuridicamente ho le spalle coperte. Per quanto riguarda la comunità mi sembra una buona occasione per verificarne l efficacia terapeutica. E per la rivincita sui miei saccenti colleghi sputasentenze... sono pronto! È un impresa folle, ma è tempo per me di fare una follia. Nella mia vita ho sempre cercato di comprendere, analizzare, ragionare. Mi sono spremuto la mente oltre il necessario. E il risultato è che gli altri fanno carriera e io resto sempre al palo. Adesso basta. Questo è un gioco che mi affascina e voglio giocarlo fino in fondo. Vediamoci questa stasera alle 21 a casa mia, e metteremo a punto il piano strategico. Wow! È andata! Faccio un gran respiro e, mi alzo, ci diamo la mano... tutti e due abbiamo una presa forte, più del normale. Segno che l accordo è sincero. Mentre varco la soglia dello studio mi giro per un ultimo saluto e tutti e due abbiamo la mano alzata col palmo aperto. Cammino veloce verso l uscita. Saluto l operatrice straniera con un grande sorriso... Accidenti, il mio entusiasmo stride un po col viso impaurito e preoccupato di quando sono entrato... Devo cominciare ad allenarmi a tenere comportamenti coerenti in ogni situazione, altri- 20

22 menti rischio di far crollare tutto il piano strategico. Di fronte al Centro di Salute Mentale c è un bar, un po squallido a dire il vero, e non in linea con la mia felicità, ma entro lo stesso a festeggiare l impresa che risolverà i miei problemi di sopravvivenza. Per un momento penso alla responsabilità del medico e mi sento un po in colpa, ma poi mi convinco della bontà della mia richiesta. In fondo la mia necessità è al di sopra di tutto. Costi quel che costi. Mi faccio un bel sorriso e alzo il calice di spumante. - Caro Paolo, mi sembra che il dottore sia un po troppo euforico per questa proposta. Mi sembra così arrabbiato con i suoi colleghi e il sistema psichiatrico che questo progetto gli fa perdere la testa. Sei sicuro che questo piano possa arrivare fino in fondo? Mi dispiacerebbe se tutto finisse male. - Hai ragione, Chiara, il dottore mi sembra più eccitato di me. Ti confesso che mi sta prendendo un po di timore, ma ormai il dado è tratto. Andrò fino in fondo, costi quello che costi. - Incrocio le dita. Auguri. - Le incrocio anch io. Assistimi, ti prego. A presto. 21

23 5. L intrigo Alle 21 precise suono il campanello di casa sua. Abita in un vecchio condominio, ma ordinato e pulito. Il dottore mi accoglie sulla porta di casa e mi fa accomodare su una poltrona. Mi racconta che vive da solo. Una signora viene a pulire una volta alla settimana. Per il resto si arrangia per conto proprio. Ho la sensazione che in quella casa il tempo si sia fermato. Il colore dominante è il grigio sporco, l odore è quello di una casa di riposo. Non è piacevole, ma dobbiamo parlare di cose importanti. Infatti vedo il dito del dottore puntato su di me. - Allora, dobbiamo progettare un piano verosimile che esalterà la nostra mente. Prima di tutto dobbiamo aprire una cartella clinica intestata a lei. Dobbiamo inventarci una storia delirante di cui lei è il protagonista. Devo convincere il mio Primario che lei ha bisogno di una comunità terapeutica per un periodo di riassetto mentale e per preparare una nuova ripartenza per il suo futuro. Ovviamente dovrò prescriverle dei farmaci e la terrò monitorata per tutto il tempo di questo progetto. Ma... che ne dice di darci del tu, ormai siamo compagni di avventura. Da dove cominciamo? Dietro a quella mole massiccia e alla faccia scura, ora mi sembra di intravedere anche un buon diavolo. Forse sa anche essere ironico. - Per la storia delirante non c è problema. Ho pensato di essere un inviato di S. Paolo che mi ha incaricato di continuare la predicazione del vangelo su questa terra, e di scrivere altre lettere ai fedeli perchè si convertano alla fede di Cristo, unico salvatore del mondo. Che ne dici... Può essere plausibile? Il mio nome mi ha suggerito questa idea... - Si... bene!. Per i farmaci ho pensato di prescriverti il Mìracol. Viene prescritto a quasi tutti i pazienti. Non ha particolari effetti collaterali, spero che non ti faccia troppo male. Per la comunità domani incarico l assistente sociale di cercartene una adatta. Dovrete parlarvi e conoscervi perchè sarà lei a prendere i contatti con la comunità e ad accompagnarti per un sopralluogo senza impegno. Intanto dovrai prepararti psicologicamente. Dovrai imparare a mentire in modo credibile, e senza ridere sotto i baffi. Dovrai 22

24 ingoiare rospi senza battere ciglio. Dovrai allenare la fantasia a inventare rapidamente dei pensieri verosimili... Pensaci bene. Conto che ti preparerai al meglio e che tra qualche giorno tu ti sia trasformato in un perfetto paziente. Ah, dimenticavo la diagnosi... direi che schizofrenia paranoide calza a pennello. Leggiti qualcosa per conoscere meglio questa patologia così sarai più convincente. - Mi farò consigliare da mia sorella che ormai è un esperta in pazientologia applicata. Mi preparerò, studierò, farò anche delle prove allo specchio. Sarò perfetto. - Bene, vediamoci domani mattina al Centro così avviamo la prassi amministrativa. Acqua in bocca e in bocca al lupo a tutti e due. Ciao. A domani. - A domani. 23

25 6. Primi passi in Comunità Una settimana dopo, l assistente sociale, Anna Spolverini, mi convoca al Centro. Sarà la mia operatrice di riferimento per le necessità sociali e in particolare per questo periodo di preparazione alla comunità. Chiacchieriamo per un oretta circa per conoscerci a vicenda, con l accordo di rivederci quando ci sarà una comunità disponibile ad accogliermi. La trovo simpatica e molto disponibile. Non fa troppe domande, tanto c è tempo. Credo di essere in buone mani. E poi non è una operatrice di primo pelo, ha un bel po di esperienza e questo mi tranquillizza. Il 25 maggio vengo convocato dall assistente sociale per visitare la comunità. L unica che ha posti liberi è Il Veliero, a 40 chilometri da qui. L assistente sociale mi propone di andare a vederla, visto che non ho mai avuto esperienze di comunità. Forse teme che mi spaventi, ma la rassicuro che sono molto ben motivato. Tre giorni dopo si parte. Salgo sulla Panda dell Azienda Ospedaliera, alla guida c è l assistente sociale. È una bella signora di 45 anni circa. Durante il viaggio mi racconta che ha un marito e due figli maschi di 15 e 18 anni. Non sembra arrabbiata con la vita come tante altre. Speriamo che porti bene. Per la strada si parla del più e del meno. Non è invadente e non mi strizza il cervello. Buon segno. Arrivati alla comunità mi soffermo a guardare la grande villa. Davanti alla porta c è un signore che fuma pensieroso. Vedo anche una signora con vestiti sgargianti e con una borsetta piatta in mano. Forse è vuota. Ci avviciniamo alla porta d ingresso e vedo tanti posacenere pieni di 24

26 mozziconi. Ce ne sono parecchi anche per terra. Entriamo. C è un via vai intenso... almeno 5 persone camminano velocemente e non so distinguere i pazienti dagli operatori. L assistente sociale bussa a una porta chiusa. Esce un operatrice, credo, e subito la mia assistente sociale chiede di parlare con la coordinatrice con la quale è d accordo di farmi visitare la comunità. - Un attimo. Può attendere qui? - Certamente. Qui non c è una sedia. Stiamo in piedi e aspettiamo. Quella porta chiusa mi insospettisce. Mi sembra che nasconda grandi segreti. - Ehi Chiara, non è che sto già diventando sospettoso? - Non so, ma forse si tratta soltanto di ansia per questa avventura che sta per iniziare... Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala e attento alle buche. - Grazie del consiglio. Ne farò tesoro. La porta si riapre ed esce la coordinatrice che saluta l assistente sociale con un bel sorriso. Si danno del tu. Si vede che si conoscono da tempo per altre storie come la mia... ops... non proprio come la mia. Ci diamo la mano. Mi accorgo che la sua è molle. - Allora facciamo un giro per la comunità? Vediamo un po, da che parte cominciamo... Partiamo dalle camere. Accidenti che disordine! Meno male che almeno è ben pulito. Sono camere singole e doppie. Mi chiedo se è meglio stare soli o in compagnia. Ci penserò più avanti. La visita prosegue nella sala da pranzo, nel salotto, nella cucina. Anche la cucina mi insospettisce. Mi sembra che sia un luogo di tortura più che di piacere. Non mi manderanno lì a lavare i piatti e le pentole!?! Poi andiamo in un area un po staccata dove ci sono delle salette e un laboratorio di lavoro. La coordinatrice dice che chi vuole può dedicare un po di tempo ad attività di assemblaggio, oltre ai lavori di giardinaggio, di manutenzione e tanti altri. Sono tutte attività che prevedono un piccolo compenso come tirocinio lavorativo. Poi c è una sala in cui si fa arteterapia, musicoterapia, danzaterapia. Mi chiedo come posso cavarmela con queste strane terapie. Anche a questo penserò più avanti. - Cosa ne pensa? - mi chiede a bruciapelo la coordinatrice -. - L ambiente mi sembra gradevole e ospitale. Verrei volentieri qui. - Sarà il medico della comunità a decidere dopo aver fatto almeno un colloquio con lei, col suo medico, e con l assistente sociale qui presente. Sarà la solita procedura - penso - mentre l assistente sociale e la coordinatrice stanno parlando di vestiti e di vacanze. 25

27 La visita, per altro molto formale, è finita e ci avviamo verso l uscita. Sento una persona che sta alzando la voce, mi giro e vedo che sta discutendo animatamente con una ragazza. Non mi faccio domande e arriviamo all uscita. Stretta di mano, sorrisi, e un augurale arrivederci. Mentre torniamo l assistente sociale ovviamente mi chiede cosa ne penso. Non voglio sbilanciarmi e accenno a vaghe sensazioni buone e altre meno buone. In fondo ho solo visto dei muri e delle persone. Non ho conosciuto nessuno. Concludiamo che devo provare. Arrivati al Centro l assistente sociale mi dice che fisserà subito col medico della comunità un appuntamento al quale parteciperà sia lei che il dottor Magnifico. Bene, ci avviciniamo sempre di più al momento fatidico. Intanto cerco di ricordare quello che ho visto e sentito, e comincio a pensare come adattare le parole e il comportamento in quelle situazioni. - Chiara, mi devo pur preparare, giusto? - Certo, comincia ad affilare la mente. Dopo pochi giorni rieccomi sulla Panda con i miei due protettori del Centro: il compare dottore e l assistente sociale. La coordinatrice della comunità ci accompagna nello studio del medico per il colloquio. Immagino che sia come un colloquio di lavoro. Cambiano solo i contenuti, ma la metodologia non cambia. Ahi, il medico della comunità è magro. Non mi sono mai piaciuti i magri, perchè ho sempre pensato che consumino troppe energie per lo stress, per l ansia, o per motivi fasulli. Incrocio le dita. I soliti sorrisi di convenienza e i saluti di benvenuto. Vedo che il medico sta rileggendo il mio curriculum vitae che racconta la mia storia disastrata e le mie disavventure, con l aggiunta di quello che il dottor Magnifico ha scritto per rendere credibile la mia necessità di una cura comunitaria e riprendere una vita meno sfortunata di prima. I medici parlano fra loro della mia anamnesi e all improvviso il medico della comunità mi chiede: - A cosa pensa che potrebbe servirle un periodo in comunità? Guardo il dottor Magnifico, non so se dare una risposta da persona sana o malata. Riesco a mantenere la freddezza. Devo indovinare quello che lui si aspetta di sentire e contemporaneamente devo accennare alla mia patologia. - Qui posso essere curato più efficacemente e posso abituarmi meglio a una vita sociale. Come ha letto nella relazione io vivo un po nel mondo delle nuvole. 26

28 Leggo soddisfazione nelle facce di tutti. Capisco di avere azzeccato la risposta. - E con le regole come se la cava? Qui ce ne sono tante. - Mi impegnerò a trovare la quadratura del cerchio. Altri sorrisi soddisfatti. Comincio a divertirmi in questa sfida intellettuale col dottore della comunità. Seguono altre domande alle quali riesco a dare risposte ben ponderate da una parte ma sbilanciate dall altra. Mi sembra attento e perspicace questo dottore, ma avrà pane per i suoi denti. Ci alziamo. Ci salutiamo e ci avviamo verso l uscita. - Chiara che ne dici? Sono stato bravo? - Ma certo, vedrai che sarai... assunto. Infatti due settimane dopo arriva la comunicazione che sono stato ammesso e che posso entrare in comunità il 18 luglio. Vado al Centro per parlare col dottor Magnifico e ci complimentiamo a vicenda di come sono andate le cose. Ma adesso comincia l avventura e il gioco si fa duro. Il 18 luglio sono di nuovo davanti alla porta della comunità con quattro borse piene di cose mie. Finalmente le ho tolte dalla mia casa-macchina e posso appenderle in un armadio vero. Saluto con sincera gratitudine l assistente sociale che mi ha accompagnato di nuovo e mi affido a un infermiera che mi accompagna in camera per una prima sistemazione del mio bagaglio. Ho un compagno di camera, che ora però non c è, è andato a fare un giro per il paese. L infermiera è stata molto cordiale e disponibile. Ormai sono solo. Mi sdraio pochi minuti sul letto e guardo il soffitto. Penso a quello che lascio e a quello che troverò. Ma sono determinato a fare questa esperienza, sia perchè è l unico modo per avere casa e alloggio senza spese, sia per la sfida al mondo psichiatrico che col mio magnifico compare voglio ingaggiare. - Chiaraaa... mi aiuterai vero nei momenti difficili? - Ma certo, ti sto leggendo apposta. 27

29 7. La contaminazione Mi è stato detto che alle 12,30 si pranza. Mi do una ripulita e mi metto in ordine. Scendo le scale ed entro in sala da pranzo. Accidenti. C è un drappello di persone già sedute a tavola in attesa del pranzo. Ma quanti ospiti ci sono? Ne conto venti, ma alcune sedie sono ancora vuote. Ecco, arrivano anche gli operatori che prendono posto accanto agli altri. Due di loro servono il pranzo. Un ospite, Massimo, comincia a lamentarsi del cibo. Per lui fa schifo. Chissà quanti batteri ci navigano. Chi può garantire che sia stato cucinato secondo tutte le norme di sicurezza? Comincia ad alzare la voce. - È mai possibile che qui manchi qualsiasi controllo su quello che mangiamo? Io non riesco a mangiare questa roba. Non so come fate voi a mandare giù questa schifezza. Nessuno dovrebbe mangiare! Questo cibo non è sufficientemente puro. È al di sotto del settanta per cento di purezza. Si può morire. Tutti zitti... nessuno osa fiatare. Massimo ripete le stesse parole con un tono più alto e più minaccioso. - Non sei obbligato a mangiare. Puoi anche saltare. Magari stasera ci sarà qualcosa che ti piace. - Così esordisce Ludovica, un educatrice ben truccata e ingioiellata. Indossa scarpe con tacchi a spillo... e vedo anche una scollatura un po eccessiva. - Io ho il diritto di mangiare, e di mangiare sano e puro. La Regione vi dà i soldi per me. Usateli per il meglio! - Hai ragione - interviene Emilia, una infermiera giovane e carina con occhialini rossi - Se vuoi c è della mozzarella e del tonno. Sono cibi in scatola. Di questi ti fidi? - Mica posso mangiare sempre tonno e mozzarella. Io sto male solo a guardarvi ingoiare questa roba. 28

30 È la volta di Liliana, una signora di mezz età che ha i modi di una mamma apprensiva. - Massimo, vuoi che prepariamo due uova al tegamino e due foglie di insalata che laviamo insieme? - No, non mi piacciono le uova e poi l insalata va disinfettata col Sanatol. Lo usate qui? Altro tentativo andato a vuoto. Vedo che tutti gli ospiti hanno la faccia affondata nel piatto e mangiano velocemente come se volessero liberarsi da quella situazione difficile e imbarazzante. Anch io faccio come loro, ma sono curioso di vedere come andrà a finire. Dopo alcuni minuti di silenzio, Massimo comincia ad innervosirsi. Sento Rosa, un educatrice dall aspetto tranquillo, che gli chiede: - Ma proprio tutto questo cibo non è puro? Prova a guardare bene nella pentola, magari ci sono delle parti che non sono così contaminate, e solo tu le puoi vedere. Potresti scegliere le parti più pure col mestolo e metterle in un piatto ben lavato e sanificato. Dai, prova a guardare. Vedo Massimo che guarda nella pentola... lentamente prende il mestolo... scruta nel risotto e riesce a metterne un po nel piatto. Ecco, Rosa ci è riuscita. È una signora sui 50 anni e deve conoscere molto bene questi problemi. L unico operatore uomo, Gigi, non è intervenuto, forse perchè pensa che il cibo sia cosa da donne, oppure semplicemente perchè non sapeva cosa dire. Comunque il problema è stato affrontato e risolto brillantemente. Dopo dieci minuti Gigi si rende utile portando il caffè e poco dopo la sala da pranzo è vuota. Sono spariti tutti. 29

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