LA SIGNORINA CHE FACEVA HARA-KIRI E ALTRI SAGGI Franco Borgogno

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1 LA SIGNORINA CHE FACEVA HARA-KIRI E ALTRI SAGGI Franco Borgogno PARTE PRIMA CAPITOLO 1 - DIVENTARE UNA PERSONA: L'IMPORTANZA DELLA RISPOSTA AFFETTIVA DELL'ANALISTA A UNA PAZIENTE SCHIZOIDE DEPRIVATA E AI SUOI SOGNI Premessa Teorico-Clinica Le premesse teorico-cliniche del caso di M, paziente paradigmatica la cui presa in carico è esemplificativa del trattamento da avviare con pazienti anch essi deprivati psicologicamente e relazionalmente, portano ad identificare due Assunti di Base: - desiderio e reale bisogno di alcuni pazienti di sentire come, durante l analisi, il loro analista sperimenti, gestisca ed elabori gli eventi interpsichici alla base della loro sofferenza affettiva e mentale; - questo tipo di esperienza è essenziale per i pazienti schizoidi soggetti a deprivazione durante l infanzia. Borgogno sottolinea quindi i tratti comuni fra la sua analizzanda ed altri pazienti con problematiche simili alle sue tra cui si trovano: - natura primitiva della loro depressione e disperazione; - origine della perdita impensabile esperita; - cliché del loro transfert e delle loro difese; - fattori terapeutici richiesti all analista per poter stabilire gradualmente un contatto autentico con loro. Infine pone in evidenza come la risposta emozionale non consapevole dell analista sia irrinunciabile strumento di comprensione ed incontro del paziente al fine di recuperare quote di sviluppo ed emancipazione mai raggiunte precedentemente e giungere al motore di quello che Balint (1968) definiva un "nuovo inizio". Il Caso di M M giunge in analisi da Borgogno in seguito ad una caduta da cavallo, in cui si rompe il bacino, all età di venticinque anni. Questa caduta, preceduta da altri incidenti fisici che avevano afflitto i suoi familiari in quel medesimo periodo, fa precipitare M in un crollo depressivo già latente ed esteso anche alla sua vita lavorativa, caratterizzata da un profondo ritiro ed isolamento. M descrive la sua vita come invasa da "un'ombra o un gorgo nero". La paziente offre all'analista una sorta di "carta di visita" narrando nella prima seduta un Primo Sogno che, come già affermato da Perelberg (2000), identifica le dinamiche di trasfert-controtransfert che emergeranno nell'analisi. In tale sogno M vede una persona giapponese, la cui identità è incerta, che fa hara-kiri di fronte a lei in una specie di chiostro e desidera che lei la osservi. M cerca quindi di scappare, ma con orrore e disgusto, sente che questa persona la insegue arcata dopo arcata, crollando per terra con tutti gli intestini di fuori. Questo sogno diventa così importante perché raffigura l esperienza di sé di M e con il suo oggetto materno oltre al prototipo delle dinamiche transferali e controtransferali che entreranno a far parte della diade analitica. Quest'immagine onirica, illuminante per Borgogno, resta però oscura per M che pare inconsapevole della raffigurazione e della portata di tale materiale. Ella infatti non si rende conto inizialmente di come in tale sogno siano racchiusi la spaventosa ed intollerabile deprivazione subita da bambina e le sue conseguenti modalità relazionali patogene. Questo sogno rappresenta quindi una situazione psichica suicidiaria che non lascia possibilità di fuga e nelle modalità di transfert e controtransfert Borgogno accetta quindi il rovesciamento dei ruoli, diventando M-bambina incapace di portare soccorso a se stessa ed allo stesso tempo anche sua madre priva di entusiasmo per la vita, nel tentativo di cogliere i suoi sentimenti di rabbia, sfinimento, ritiro, vuoto ed irrealtà. In un'altra seduta M nomina la figura di una santa che fa nascere quelli che non devono nascere e

2 su questa affermazione Borgogno si sofferma sottolineando con forza come anche il cambiare una parola possa apportare delle sostanziali modifiche cognitive ed affettive. Egli infatti, nel far riflettere M su questa affermazione, sostituisce il verbo devono con dovevano per sottolineare come la possibilità di poter nascere non sia unicamente confinata al passato, ma estendibile al presente e quindi sia possibile una nascita psicologica non solo biologica, ma, e soprattutto, derivante dall incontro con qualcuno che accolga, ascolti il soggetto finalmente pronto e desideroso di intraprendere un nuovo inizio. L autore quindi procede alla lettura dello scarso ma significativo materiale portogli da M, scorgendo in esso il suo desiderio di mostrare le sue interiora, ossia la sua disponibilità e collaborazione inconsce nell esternare l eviscerazione perpetrata dal suo carente oggetto materno. Seguono ulteriori elementi fondamentali per comprendere la storia e l eziologia della sofferenza di M, quali il tentativo ripetitivo materno di abortirla, elemento che rimane per anni il segreto della sua famiglia. Quest ultimo punto rivela infatti le dinamiche relazionali e le angosce degli stessi genitori di M, in quanto entrambi sono orfani di padre subito dopo la loro nascita, e questo evento è sentito come causa della loro scomparsa e che si riattualizza con la venuta al mondo di M. Borgogno capisce quindi come queste vicende entrino a far parte dell analisi in una sorta di emorragia psichica che non lascia spazio alla vita, alla possibilità di essere riconosciuti e quindi significativi. M successivamente racconta il Secondo Sogno relativo a una regina che getta giù dal palazzo il proprio figlio che cade sempre in piedi, suscitando l ammirazione della propria madre nel non procurarsi ferite e sofferenza. In questa immagine onirica compaiono anche delle astronavi che vogliono proteggere il popolo succube del gioco dispotico della regina, oltre ad un a figura femminile chiamata Nessuno che avverte gli stranieri di stare attenti all odio ed ai piani malvagi della regina. Questo sogno rappresenta ancora le angosce e le identificazioni di M con i personaggi coinvolti in quanto essa è il figlio scagliato giù dal palazzo che ha imparato a non farsi male, in un processo che Ferenczi 1932) definisce di progressione traumatica, ossia dei salti mortali ai quali il bambino è stato costretto ad abituarsi come unica via di fuga dal continuo trauma inflitto dal suo caregiver. M può essere quindi definita una wise baby che intelligentemente e funzionalmente ha appreso a convivere con i torti e con i subdoli e continui misconoscimenti materni, rappresentai nel sogno dalle azioni della regina. Questo episodio, di mezza analisi, è anch esso rilevante per la comprensione della crescita psicologica di M in quanto esso avviene, a differenza del primo sogno, in uno spazio aperto con un conseguente incremento della consapevolezza di cosa stia accadendo e compare inoltre la chiamata di forze egoiche e libidiche rappresentate dai sudditi e dalla figura enigmatica della donna Nessuno. Quest ultima si rivela anch essa foriera di significati dato che rappresenta la raffigurazione che M ha di se stessa, quindi senza corpo, proprio come indica la traduzione inglese di Nessuno, ossia no-body. Il lavoro psicoterapico si incentra quindi sulla possibilità di M di sperimentare il proprio corpo dolorante, derivato dall impossibilità e dall incomunicabilità con la propria madre. Il sintomo infatti, non trovando espressione nella parola, si trasla sul suo corpo, riproponendo la sofferenza psicologica depressiva di cui la stessa madre di M soffre. Borgogno, tramite l ascolto continuativo, vuole quindi dare spazio al grido interiore della sua paziente che non attende altro che un pensatore emozionato che possa infrangere le catene del suo nefasto destino familiare. Un destino segnato dalla difficoltà a rendersi conto di avere agency, ossia della consapevolezza di avere un impatto sull Altro, diventando così significativo e dotato di una propria identità. Riguardo a quest ultimo punto altamente significativo è l Episodio di fare quadrato narrato da M e dalla conseguente partecipazione emotiva del suo analista che controbatte a tale affermazione. Il fare quadrato si riferisce infatti ad un espressione usata da M per riferirsi alla sua opposizione ad una collega di lavoro ed alla successiva felicità che quest azione suscita in lei. Borgogno, colpito da questa affermazione che richiama immediatamente alla sua mente un immagine bellica (disposizione delle truppe sul campo di battaglia) e la cocciutaggine nel persistere in un azione improduttiva

3 (come ben indica l espressione piemontese testa quadra ), risponde un rombo in risposta al quadrato, dopo il passaggio di un camion nella via sottostante il suo studio. Questa sua affermazione causa una duplice reazione in quanto Borgogno si sente fuori posto, interdetto, soprattutto di fronte all entusiasmo della sua paziente che sorride a tale esclamazione. M infatti spiega l apprezzamento dell esclamazione del suo analista, sottolineando come questa sia una parola sua, espressa in contrapposizione al suo desiderio di opporsi e al tempo stesso indicante come la parola incominci ad assumere valore, mezzo di comunicabilità delle proprie emozioni. Questo episodio diventa quindi altamente significativo in quanto rappresenta, da un lato la capacità di Borgogno di sintonizzarsi con la sua paziente, dando vita ad un linguaggio condiviso, inerente le stesse tematiche (le figure geometriche del quadrato e del rombo) e dall altro indica come la stessa M sperimenta l esigenza di sentire l Altro e quindi l importanza di un alterità autentica non inasiva, ma rispettosa ed accogliente. La tematica della necessità di condividere inconsciamente la propria sofferenza emerge anche nel Terzo Sogno in cui M racconta di trovarsi all interno di una caverna mentre qualcuno la sta cercando, senza però rendersi conto che lei è già al di fuori di essa per osservare alcuni sentieri. Inoltre compare anche un uomo robusto, probabilmente un carbonaio perché scuro in volto e con una lampadina sul capo. Borgogno scorge immediatamente se stesso nelle vesti di quest uomo che, proprio come un minatore, si sta addentrando in profondità, nelle profondità di M. Inoltre, carbonaio ricorda il termine carbonaro, ossia chi ha lottato durante il Risorgimento, come se la sua paziente stesse rivendicando il desiderio di unità, che riconduca alla riconciliazione delle sue componenti scisse e doloranti. La figura maschile che compare in questo sogno rappresenta pertanto la creazione e la presenza di una nuova figura paterna nella mente di M, anche grazie all adozione di Borgogno di funzioni più maschili in opposizione ad una madre castrante e devitallizzante. In seguito a questo evento ritorna il mutismo di M che pone nuovamente Borgogno in un posizione di annichilimento, morte psichica e non-senso proprio come esperiti dalla sua paziente. L analista, seppur con difficoltà, riesce a rimanere nella relazione, riuscendo ad aprire un varco relazionale con M attraverso la Comunicazione Sincera del suo Controtransfert, che inaspettatamente produce nella paziente una risposta relativa a quanto sorprendente sia scoprire che si ha un effetto sugli altri e quanto esso sia reale, esistente e di conseguenza come anche gli altri esistano e siano anch essi reali. M quindi, dopo aver pensato per una vita intera di essere insignificante, un peso per gli altri, giunge finalmente a riconoscere come la relazione sia fondante e come possa quindi vivere più ampiamente la sua analisi. Da ciò ne consegue che Borgogno, finalmente, esiste nella mente e nella pancia di M come rombo-carbonaio-carbonaro e quindi come Altro a cui affidare se stessi e potersi quindi discostare da quella posizione narcisista, caratterizzante la propria esistenza, verso una posizione edipica, intesa nella capacità di riconoscere l ostilità verso la figura materna e quindi densa di speranza nel tentativo di risolvere tale enigma e diventare quindi individui dotati di una propria identità. Nel caso di M di una identità femminile sottrattale dalla madre, incurante dei suoi bisogni e della sua necessità di differenziazione-autonomizzazione rispetto alle aspettative genitoriali, caratterizzate anche dal desiderio di avere un figlio maschio il cui nome sarebbe dovuto essere Alessandro (nella mente dei suoi genitori vi era l'associazione con Alessandro Magno, quindi un figlio che "avrebbe potuto sollevare e riscattare le loro miserie"). Questo nome indica quindi il peso a cui è sottoposta M, nel cercare di impersonificare un ruolo maschile di riscatto, ma anche di morte precoce. Il Terzo Sogno, che si situa all'ottavo anno di analisi e indica riassuntivamente il lavoro svolto ed i cambiamenti ottenuti da M, contiene dei bambini che giocano a far scivolare oggetti e se stessi giù da una collina, e come tale caduta venga identificata da M come un gioco di morte, relativo all'autoeliminarsi e all'eliminare gli altri per non affrontare il dolore. M si dimostra particolarmente preoccupata per un bambino e va a cercare la madre che le dice di essere preoccupata perché il bambino e che aspetta l'arrivo del padre, che però è morto.

4 In una fase successiva del sogno M vede anche dei piccoli dinosauri sulle sue mani che le fanno tenerezza ma, dato che continuano a morderla, lei vuole mandarli via, però senza successo. In tale sogno, che Quinodoz (1999) definirebbe "sogno che volta pagina", M dimostra come il separarsi non sia un lanciarsi nel vuoto senza ritorno e come essa sia in grado di accettare i fallimenti familiari ricevuti, cercando di ripararli nella sua vita. I piccoli dinosauri rappresentano poi i frammenti del suo passato che è impossibile eliminare ma che, nonostante in qualche modo le provochino sofferenza, ispirano anche un senso di tenerezza. Questa immagine onirica è quindi molto importante dato che indica come M riconosca di avere una storia e quindi anche un passato. Nella stessa seduta M riferisce di sapere che lei è stata nell'infanzia una "divoratrice" di affetto, di attenzioni e di tempo, come se avesse voluto nutrire se stessa e anche la propria madre in seguito ad una fame endemica di guerra. Attraverso quest ultima osservazione M riconosce quindi come la presenza di Borgogno sia stata altamente significativa nella sua ricerca di comprensione e accettazione incondizionata. La Tendenza dei Pazienti Schizoidi Deprivati verso l'identificazione Patologica e l'importanza Mutativa della Risposta Affettiva Personale dell'analista Con i pazienti schizoidi come M, ed in generale con coloro che hanno subito deprivazione, occorre quindi, a detta di Borgogno, focalizzarsi sull Identificazione Massiva con un Oggetto Deprivante perché tale processo comporta una spoliazione-estrazione di aspetti necessari alla crescita ed alla peculiarità di ciascun individuo. I vissuti di intrusione, di rifiuto e di non responsività rinviano dunque ad un vuoto sottostante di cure parentali, causate dall assenza depressiva dei caregivers, impossibilitati a trasmettere l entusiasmo per la vita e l esistenza, essendo stati anch essi vittime di non-riconoscimento, non-contenimento e non-condivione psichica. Le difese psichiche primitive erette in questo contesto di mancanze ambientali di varia natura sfociano quindi inevitabilmente in una grave frammentazione, nella dissociazione, nella scissione, nella proiezione e nel totale diniego della vita psichica. Il compito dell analista consistente pertanto nel riconoscimento di queste reazioni patologiche, ma pur sempre adattive, funzionali onde evitare il ripetersi del senso di oltraggio ed intrusione sperimentato da questi pazienti. Bisogna quindi aiutare tali pazienti a disidentificarsi dall'oggetto deprivante e diventare, tramite la costruzione di una funzione di "no-entry", meno permeabili alla sua influenza e più selettivi nell'assimilare gli apporti esterni. Fondamentale è quindi la consapevolezza di cosa i genitori possono aver "depositato dentro di loro" (Faimberg, 2000). I sogni e le sedute di M, in conclusione, rappresentano il percorso da lei intrapreso assieme a Borgogno nel ricercare la propria separatezza e distinzione che rendono ciascuno un individuo una persona, non più frammentata e divisa. Il fine ultimo diventa, con pazienti simili ad M, quello di acquisire e portare avanti una piena rinascita psicologica per poter volgere lo sguardo al proprio passato nel presente, nello svolgersi del proprio cammino psicologico ed essere poi proiettati verso il futuro grazie ad un nuova speranza e fiducia. I Sogni e il Rivivere il Trauma in Analisi Dai sogni di M, prima analizzati rispetto al loro significato simbolico e patologico-clinico, emerge quindi un medesimo schema prototipico relazionale patogeno, improntato alla lotta fra elementi antitetici (morte vs vita, odio vs. amore) e sembrano tutti degli incubi, dato che le difese messe attuate falliscono sempre nel loro scopo, portando M a non poter elaborare consciamente la deprivazione subita, perché priva di strumenti emozionali e concettuali che le consentano di accedere al materiale altamente traumatico. La problematica inerente ai sogni di M è quindi riconducibile al non aver ancora trovato parole emozionate, capaci di verbalizzare e rinegoziare il contenuto secondario, apparentemente latente. Il lavoro di Borgogno è stato quindi quello di cercare di creare un ambiente protettivo, di ascolto, di messa in gioco e quindi di crescita e di rinascita attraverso l enfasi sulle risorse non accessibili al paziente. CAPITOLO 2 - LE RADICI DI UNA SOFFERENZA PSICHICA: I "TIC TEORICI"

5 DELL'ANALISTA Il "Contesto Storico" nel Lavoro Clinico - Neil Altman (Neil Altman è training e supervising psychoanalyst del Post-Doctoral Program in Psychotherapy and Psychoanalysis della New York University e del William Alanson White Institute. E' inoltre editor di "Psychoanalytic Dialogues"). La riflessione di Altman è tutta incentrata sulla necessità di Considerare il Contesto Storico e Culturale, cambiando il focus, e l avvicendarsi delle generazioni per comprendere i pazienti. In tal caso il contesto è la Seconda Guerra Mondiale (secondo i calcoli M dovrebbe esser nata nel 1960) e questo fatto potrebbe chiarire la morte di entrambi i padri dei suoi genitori. Il non considerare questo aspetto è una grave mancanza di Borgogno, mancanza che però riflette quel pregiudizio analitico che fa si che ci si concentri quasi esclusivamente sul livello intrapsichico e interpersonale di analisi, escludendo così il più ampio ed allargato contesto sociale. Borgogno asseconda tale pregiudizio e si concentra su cosa i genitori possano aver depositato entro M, quindi l elemento distruttivo è presente nei genitori che l avrebbero poi trasmesso alla paziente. Questa è una prospettiva che trascura la considerazione della vita psichica dei genitori e la stessa distruttività della paziente. In pratica non è un interpretazione sbagliata ma limitata. Immaginare M come una persona che porta dentro di sé relazioni oggettuali interne con genitori che amano la morte e la vogliono morta, al di fuori del contesto sociale in cui essi vissero, vuol dire limitare fortemente la prospettiva di analisi, perché in tale ottica i genitori appaiono come figure interne piuttosto maligne e ciò implica che occorra procedere nel trattamento sperando che il terapeuta possa riuscire ad incarnarsi come oggetto nuovo alternativo. Invece, se il terapeuta vedesse i genitori come persone a loro volta traumatizzate e sofferenti, l origine del male sarebbe allargata facendola risalire al processo stesso della guerra. In pratica si ci trova di fronte a due casi: - I Caso: il male sono i genitori; - II Caso: il male è la guerra. In questo secondo caso, in aggiunta, non occorre immaginare i genitori come delle semplici vittime in quanto in guerra ci si identifica anche con gli aggressori, e internamente le persone possono tentare di uccidere ogni segno di vita, inclusi i loro figli che rappresentano l incarnazione della nuova vita per eccellenza. In sostanza Altman immagine i genitori di M come persone più sfaccettate, le quali hanno sofferto per il fatto stesso di aver amato. Così vi sarebbe anche più spazio per immaginare M sia portatrice di un carico di amore e vita, sia di passione e morte. Diversamente si patologizzerebbero troppo o la paziente, osservata separatamente dal conteso sociale e familiare, o i genitori. Allo stesso tempo non bisogna mai negare che le persone plasmano loro stesse le proprie vite, persino quando sono costrette a vivere in situazioni traumatiche. È M stessa ad offrire continui rimandi alla guerra, quasi facesse parte del suo mondo inconscio. Ad esempio il sogno dell hara-kiri che indica come il suo Sé abbia sposato la morte e anche vari termini rimandano verso questa posizione (ad es. fare quadrato). Sicuramente potrà essere di aiuto riportare gli stati mentale dei propri genitori nella prospettiva delle loro storie di vita. Una tale conoscenza può influenzare l immagine interna dei genitori, trasformando, addirittura, il mondo degli oggetti interni del paziente. Ma un introduzione prematura di questa conoscenza può rinforzare la rabbia del paziente verso le mancanze dei genitori oppure potrebbe essere intesa come un tentativo dell analista di scagionare il genitore. Dunque l analista deve avere in mente l immagine dei genitori come persone traumatizzate (si vedano vari studi sui traumi subiti anche da adulti e sui suoi effetti, ad esempio Boulanger nel 2002 sui traumi dell'olocausto) oltre che traumatizzanti ma non deve necessariamente comunicarla al paziente. Questo può rivelarsi utile anche per essere in grado di sopportare la sensazione di essere distruttivi per il paziente, in quanto varie volte questo è il miglior antidoto nei confronti della tendenza di scindere l oggetto cattivo e di proiettarlo sui genitori. Quest'analisi punta quindi alla necessità di un vertice conoscitivo maggiore, ispirato alla posizione depressiva, che analizzi non solo i vicendevoli impatti relazionari paziente-genitori (e viceversa) ma anche il contesto culturale e sociale che rivela un'estensione significativa del mondo esterno dei

6 soggetti. Terrore di Cadere: tra "Breaking One's Back" e "Breaking Through" - Alina Schellekes (Alina Schellekes è training e supervising psychoanalyst dell'istraeli Psychoanalytic Society, insegna al Tel Aviv University Program of Psychotherapy, dove ha avviato nel 2007 un programma di studi avanzati sugli stati primitivi della mente. Ha ricevuto nel 2006 l'honorary Mention del Phillys Meadow Award e nel 2008 il Frances Tustin International Price per il suo saggio "The Dread of Falling and Dissolving"). Il contributo di Alina Schellekes pone al centro del ragionamento il Concetto di Caduta. Il tema della caduta compare a diversi livelli e diverse volte: - cade da cavallo; - cade in depressione; - vuole cadere e perdere il controllo (sogno dell'hara-kiri). Tali cadute non sono quindi solo un segno negativo ma anche un desiderio di abbandonare il controllo e poter "tirare fuori gli intestini" per giungere, assieme all'analista, ad una crescita emozionale. Danielle Quinodoz, nel suo testo "Le Vertigini tra Angoscia e Piacere" (1994), illustra diversi tipi di vertigine accompagnati dalla paura di perdere l equilibrio fisico e mentale. La Vertigine da Fusione, che sembra quella più rilevante in questo caso, produce un'angoscia costituita dall annientamento del sé (identificazione di M nella signorina che faceva hara-kiri). In tal senso l immagine del collasso (propria del primo sogno) rivela sì una paura ma al tempo stesso pure un desiderio di abbandonare il controllo che M ha esercitato costantemente fino a quel momento, e sembra quindi che M si sente fusa con la persona giapponese che è "appiccicata" a lei e la segue. Questo genere di relazione oggettuale si caratterizza per l assenza della terza dimensionalità (la mancanza in pratica dello spazio interno necessario per elaborare le esperienze psichiche). M vive allora in un mondo bidimensionale nel quale la principale difesa è Identificazione Adesiva (non una vera e propria identificazione ma un imitazione delle caratteristiche più superficiali dell oggetto ed un illusoria adesione ad esso) e questo è il risultato del fallimento di interiorizzazione della funzione contenitiva del genitore, che causa l incapacità di percepire l oggetto come avente uno spazio interno. Inoltre non va sottovalutata la paura di M di essere abortita (ancora una volta, di essere stata lasciata cadere. E' lasciata cadere dagli intestini, o meglio dall utero materno ed ora pure dall analista). Questa paura di essere abortita rivela anche il desiderio opposto, cioè rinascere per mezzo del suo angelo rappresentato dall analista. L immagine dell angelo in realtà spaventa l analista perché si rende conto che il destino della paziente dipende esclusivamente dalle sue abilità. È necessario un lungo periodo affinché il "ventre analitico" possa dar vita ad un nuovo significato e digerire la figura angelica proposta da M. La paura di essere abortita appare ancor più nitidamente nel secondo sogno, ma in tale sogno cambia il tipo di angoscia, che viene legato alla Vertigine Legata all'essere Lasciati Cadere, che esprime la paura di essere rigettati e rifiutati dall'altro, ma senza che l'integrità del proprio sé venga compromessa (infatti il figlio della regina cade sempre in piedi) e inoltre compaiono altre figure che lottano per salvare la parte sana della personalità. Le dinamiche illustrate quindi non sono più quelle della mancanza di differenziazione, poiché compare una coppia psichica. Nel quarto sogno compare di nuovo il tema della caduta, che però è diventata una forma di gioco, quindi una perdita di controllo che i bambini vogliono provare, senza che però vi sia alcun pericolo. Nella mente della paziente vi è ora una parte che osserva e si prende cura di un altra parte che potrebbe essere in pericolo di cadere. Nonostante sia ancora presente una Vertigine da Risucchiamento si è fatta avanti nella paziente una forma di gioco, attrazione verso la perdita di controllo, in cui non vi è il pericolo di una vera e propria perdita di contatto con l oggetto. Si viene progressivamente a creare in analisi una seconda pelle, dove le funzioni di contenimento materno avevano fallito, e un'interiorizzazione della funzione di contenimento e di crescita interiore. Schellekes fa poi riferimento al racconto di Beckett Lo Sfrattato (1946) che inizia con il doloroso ricordo da parte del protagonista nel conteggio ossessivo nel quale si dedicava da bambino (era sua abitudine contare i gradini di casa ma lo metteva molto in confusione l indecisione nel contare anche il marciapiede) ma, diventato adulto, si sforza di ricordare il numero dei gradini ma non ci riesce. Questo

7 pensiero ossessivo ha lo scopo di tenergli occupata la mente riuscendo così a non pensare alle persone che gli hanno procurato sofferenza. Ad un certo punto il bambino e scacciato di casa e gettato in strada, e ancora una volta la caduta dai gradini e una caduta emozionale. Il conforto deriva dallo sbattere della porta perché sta ad indicare che i genitori non lo seguiranno in strada per picchiarlo. Tipico del bambino è inoltre il suo cappello, dal quale non si separa mai e che deve indossare continuamente per non far scaturire nel padre l invidia per la sua bella e giovane testa. Appena il bambino viene sfrattato da casa i genitori puliscono immediatamente la sua stanza e il protagonista non può far altro che iniziare a camminare, a gambe divaricate affinché nessuno possa camminare al suo fianco nel marciapiede. Durante il suo percorso inciampa ed investe una vecchia (un immagine sostitutiva di sua madre) sperando di averle spezzato tutte le ossa. Subito dopo è rimproverato da un poliziotto che gli dice di tornare a casa, una casa che lui non ha più. Successivamente sale su una carrozza e prova a scandagliare la sua memoria per trovare un indirizzo che giustifichi tale viaggio, ma non ci riesce. Così invita il cocchiere a pranzo e gli chiede di aiutarlo a trovare una camera. Si sviluppa un certo affetto e il cocchiere lo invita a dormire da lui, nella stalla. Ma mentre e lì sente il cocchiere e la moglie parlar male di lui e allora decide di salire sulla carrozza e di bruciarla, ma desiste poi dal proposito. Per concludere, in Beckett incontriamo un mondo cupo in cui la maggior parte del movimento affettivo si rivolge all interno, attraverso un ritiro schizoide nella solitudine e nella disconnessione dal mondo esterno, forse per sopravvivenza). Ma l autore stesso, pur profondamente segnato nella sua prima infanzia da esperienze gravi, è stato capace di comporre scritti straordinariamente ricchi e questo ha permesso alla scrittura di rappresentare il suo contenitore. A Chi Parla un'autore e Perché. Risposta ai Commenti di Neil Altman e Alina Schellekes Prima di rispondere alle considerazioni di Altman e Schellekes, Borgogno sottolinea, in accordo con le teorie di Heimann, l'importanza di valutare il contesto in cui ha scritto di tale caso clinico (la sua domanda per diventare analista supervisore e didatta della SPI) e i motivi che l'hanno indotto a considerare alcuni elementi rispetto ad altri. Considerando quest'ultimi Borgogno fa notare come in un clima in cui le teorie di Freud e Klein erano considerate come cardine dell'intera psicoanalisi, il suo tentativo fosse quello di dare maggiore rilievo a Ferenczi, Bion e Heimann che consideravano fondamentali le esperienze reali del bambino con i suoi caregiver. Rispetto alle specifiche risposte di Borgogno bisogna considerare: 1. Risposta ai Commenti di Altman: la famiglia di M (genitori e nonni) risentì sicuramente di entrambe le guerre, ma non solo nel senso ipotizzato da Altman, in quanto essa hanno creato uno sfondo di povertà e miseria, di deprivazione, che ha aggravato ancor più la situazione di una famiglia già povera. Tentando di trasformare la loro origine contadina tramite una piccola attività di commercio, in cui il punto vendita coincideva con l'abitazione i genitori di M trascurarono e lasciarono psichicamente sola la figlia. Inoltre i rispettivi padri erano deceduti prima di avere un figlio in tarda età a causa di malattie oggi facilmente curabili (quindi non a causa della guerra). Queste coincidenze fecero a credere alla famiglia di essere perseguitati dalla cattiva sorte, attivando un pensiero-magico legato alla superstizione. Il trauma di M non è quindi affatto quello della guerra indicato da Altman, ma il suo essere figlia di genitori che non avevano potuto esser bambini, di un lutto non elaborato e di una depressione tramandata dai genitori. Nella famiglia aleggiava quindi un clima legato all'idea che la vita è solo fatica e dolore, e tale atteggiamento ha condotto ad una mancanza di "immunizzazione" di M rispetto alle difficoltà della vita, come già descritto da Ferenczi in "Il Bambino Mal Accolto e la sua Pulsione di Morte" (1929). Altman ha però, secondo Borgogno, ragione nel sottolineare l'importanza di valutare le situazioni traumatiche una ad una, nella sua specificità, senza fare di "tutt erba un fascio". Ed è quello che Borgogno crede di aver fatto aiutando M ad individuare le caratteristiche psicologiche dei genitori, il loro modo di vedere la vita, includendo l analisi della vita contadina e dei piccoli artigiani in cui la famiglia era inserita. A causa di un trauma cumulativo tali pazienti rimangono a lungo incastrati nell identificazione con caregiver per molti aspetti non adeguati e molto sofferenti. È qui che entra in gioco la Funzione di

8 Testimonianza dell Analista, intesa come la capacità dell analista di vivere sulla propria pelle e al suo posto le emozioni del paziente, per tutto il tempo necessario. Una svolta sostanziale nel caso di M si è verificata quando Borgogno ha iniziato a rispondere anche lui con delle piccole storie, sintonizzandosi su un modo di comunicare comune, permettendo quindi alla sua paziente di re-impossessarsi della sua storia. Solo più avanti però Borgogno comprese che le storie dietro le quali M si era isolata erano quelle che l avevano salvata dal silenzio e dall apatia e da un più grave crollo depressivo e ritiro psichico; 2. Risposta ai Commenti di Schellekes: Borgogno sottolinea i differenti "tic teorici" (credi teorici di base) suoi, legati all ambiente come determinante per il disturbo che attraverso il sogno cerca di essere rielaborato, e di Quinodoz, che segue principalmente l universo kleniano-intrapsichico affermando che anche di fronte a buone capacità di revérie della madre un bambino può divenire invidioso e quindi distruggerle o usarle male. A parte questa osservazione iniziale si dimostra però pienamente d accordo con le interpretazioni date dalla Schellekes ai sogni della paziente e all accostamento che ne fa con i tipi di vertigine di Quinodoz. Ricapitolando esse sono: - I Sogno: vertigine legata a fusione e angoscia primitiva connessa alla fusione; - II Sogno: vertigine legata all essere abortiti/lasciati cadere, in cui vi è però la sopravvivenza di entrambi gli elementi della coppia; - IV Sogno: vertigine da risucchiamento, in cui M da prova di aver digerito le sue angosce principali. Il vero turning point per Borgogno è stata la capacità di M di acquisire inoltre quell'area della Percezione Immaginativa che, come già evidenziato da Enid Balint (1993), permette al paziente di riconoscere uno spazio contenente all'interno della mente dell'altro (in questo caso dell'analista). Rispetto a Beckett inoltre bisogna notare come, sebbene il ritiro schizoide sia simile, le caratteristiche dei genitori fossero però differenti (genitori di Beckett: instabilità ed indifferenza; genitori di M:depressione e povertà emozionale). Il capitolo si chiude poi con una riflessione di Borgogno sul fatto che tutti gli autori citati (Ferenczi, Winnicott e Heimann) sono stati bambini deprivati ed è forse dovuta a questo la loro capacità di interessarsi di tali problemi. CAPITOLO 3 - L'INTRECCIO "INTER-INTRA" PSICHICO L'Integrazione in Analisi: un Ponte tra l'approccio Intrapsichico e l'approccio Interpersonale - Theodore Jacobs (Theodore Jacobs è training e supervising psychoanalyst del New York Psychoanalytic Institute e del New York University Psychoanalytic Institute, clinical professor di Psichiatria alla New York University School of Medicine e autore di due libri: "The Use of the Self: Countertransference and Communication in the Analytic Situation" e "On Beginning An Analysis"). Jacobs parte da una analisi di quelle due prospettive analitiche che sono state in contrasto per lungo tempo: - Prospettiva Intrapsichica: sostiene che nella persona vadano identificate e analizzate le sue proprie componenti personali (fantasie, immagini inconscie ) e la risposta interna del bambino al suo mondo oggettuale (posizione sostenuta da Freud e dalla Klein); - Prospettiva Interpersonale: sottolinea invece la centralità delle relazioni con i genitori e le figure di attaccamento nelle prime fasi della vita, in quanto dei caregivers deprivanti e incapaci di nutrire affettivamente un bambino porteranno ad identificarsi con questa parte deprivante, e quindi anche nelle relazioni future queste strutture comportamentali-caratteriologiche si ripresenteranno (posizione sostenuta da Winnicott, Balint e Ferenczi). Borgogno invece, secondo Jacobs, utilizzando gli insegnamenti di Ferenczi e Winnicott cerca di trovare una connessione tra queste due prospettive, e nel farlo utilizza il concetto di Soul Murder, coniato da Shengold (1989), intendendo con esso quei bambini, aggrediti o cresciuti in ambienti psichicamente sterili, che non sviluppano un sano nucleo di riguardo-di-sè e sentono di vivere in un vuoto che li pervade, con conseguente tendenza depressiva e ritiro schizoide. Borgogno, nel trattare M, cerca quindi un interazione tra intrapsichico ed interpersonale e questo è ben visibile in due elementi:

9 - in quanto i pazienti simili a M devono vivere un esperienza riparativa (Ferenczi), egli mette a disposizione della sua paziente se stesso come oggetto spontaneo e autentico oltre che supportivo, in modo da mantenere viva la speranza di un futuro ristabilirsi, speranza che M ha invece già abbandonato (o forse non ha mai avuto); - mantiene la vitalità fondamentale da restituire a M, non lasciandosi sopraffare dalla disperazione e dal pessimismo, e accettando di diventare l odiato oggetto deprivante e contemporaneamente anche il sé deprivato. Solo in questo modo si potrà rendere esplicito a M il suo odio riversato nel transfert. Questi elementi preservano quindi la paziente tramite un controtransfert molto positivo, vivo e autentico, elementi che risulteranno poi fondamentale per il lavoro nei vari anni e per una positiva riuscita dello stesso, questo perché solo con la spontaneità Borgogno entra in contatto con M, arrivando così a collegarsi e ad infonderle, tramite il suo comportamento riparativo, quella vitalità e gioia di cui è deficitaria ma che è invece fondamentale per la sua rinascita. L attività riparativa però, per quanto sia importante, non basta per colmare le lacune che l infanzia le ha lasciato, ma è fondamentale il lavoro di working through che si snoda sia a livello interpersonale, sia a livello intrapsichico per modificare le fantasie interne della paziente e modificarle. Unico punto lacunoso di Borgogno è però, secondo Jacobs, la Valutazione dell'aggressività di M, intesa sia nelle sue componenti interne che esterne. Nella parte finale del commento di Jacobs egli mette poi l accento sulla centralità della spontaneità dell analista nel far rinascere quell idea di alterità nella paziente in quanto M, che potrebbe essere descritta come carente di Esperienze di Mentalizzazione (Fonagy, 2001), risulta incapace di attribuire agli altri dei processi mentali, motivo per cui l'analista deve dimostrarsi disponibile ad illustrarle i suoi processi mentali, non lavorando solo sulle immagini del mondo interno ma anche se un incontro interpersonale tra paziente ed analista. Le Patologie da Deficit Richiedono una Nuova Teoria della Cura? - Carlos Nemirovsky (Carlos Nemirovsky è training e supervising psychoanalyst dell'asociaciòn Psicoanalìtica de Buenos Aires, professore ordinario dell'universidad del Salvador e autore del libro "Winnicott y Kohut"). Nel suo commento Nemirovsky inizia considerando come Borgogno sia in grado di utilizzare le teorie di Bion, Ferenczi e Winnicott senza però adagiarsi su di loro, ma proponendo un percorso originale per la sua paziente e per sé stesso, percorso che in qualche modo si avvicina alla psicoanalisi intersoggettiva contemporanea, in quanto, già dal titolo stesso del saggio di Borgogno, si evince una ricerca dell eziologia della patologia. Borgogno si sofferma quindi su due aspetti: - utilizzo della componente emozionale non consapevole dell analista per comprendere il paziente ed aiutarlo ad emanciparsi; - importanza della vita soggettiva dell analista per l ascolto in fase di psicoanalisi. Nemirovsky analizza poi due elementi clinico-teorici fondamentali che emergono dal caso clinico di Borgogno: - Patologia da Deficit e Rapporto con il Trauma: quando si parla di Deficit esso è da intendere come quell'insieme di carenze intrasistemiche in una struttura del sé difettosa, sfaccettata e scissa, con rilevanti conseguenze a livello clinico tra cui: - identità diffusa; - mancanza di costanza oggettuale; - disturbi dell'autostima e nella regolazione dell'ansia; - diminuzione della vitalità e della capacità di riconoscere il desiderio. La problematica di questi pazienti si può dire bi-personale e non triangolare in quanto essi vanno incontro a dei crolli ogni volta che sperimentano dei lutti, dato che tali eventi li portano alla frammentazione, e ad un terrore di annichilimento. La presenza del deficit porta il paziente a strutturare delle difese molto primitive per riuscire a sopravvivere (la sessualità passa in secondo piano in quanto viene anch essa utilizzata come strumento difensivo) e diventa fondamentale per loro la ricerca della sopravvivenza rispetto a quella del piacere. E' per questo che McDougall (1978) ha affermato che in tali pazienti "Narciso ha un ruolo più importante di Edipo". Bisogna quindi per questi casi rivedere la classica teoria sulle nevrosi, perché Freud ("Interpretazione

10 dei Sogni", 1899) sosteneva che nulla, fuorché il desiderio, può attivare l apparato psichico" mentre in realtà questa affermazione va in parte riformulata, in quanto i traumi subiti in età precoce, prima della formazione dell inconscio, rimangono una parte integrante dell individuo. Questi traumi, più che altro ambientali, derivano da una carenza di sostegno e offerta al bambino piccolo e quando nell analisi queste situazioni deficitarie si verranno a ripresentare, esse saranno allora sotto forma di Transfert di Bisogno (e non Transfert di Desiderio) e per indagarle bisognerà osservare le componenti para-analitiche (tono di voce, azioni fisiche ). Il caso di M richiama le teorie di Atwood e Stolorow (1992) per cui i pazienti che presentano questi sintomi sono stati bambini cui è mancato un contesto intersoggettivo capace di dare modulazione e contenimento. Non è quindi l evento traumatico in sé a creare il problema, ma l ambiente incapace di fornire la funzione di holding e di dare una risposta ed un significato al bambino. E' compito dell'analista, come ha fatto Borgogno, strutturare queste Risposte (o Rispondenze Ottimali, utilizzando un termine coniato da Bacal (1985) al fine di creare un'adeguata situazione terapeutica; - Ruolo dell'analista e Centralità del Setting: schematicamente per Winnicott ci sono due tipi di persone: - quelle che hanno ricevuto dall ambiente sufficiente supporto per raggiungere la propria individualità (nevrotici); - quelle che hanno subito assenza dell oggetto o oggetto intrusivo, i cui valori traumatici sono poi stati lasciati cadere nel silenzio (pazienti più gravi). Per i pazienti come M serve un atteggiamento empatico e affettivo in grado di rispondere alle necessità, anche perché la "via del levare", basata sulle interpretazioni e sul risolvere il conflitto nevrotico, non funziona. Meltzer (1974) sostiene che questi sono pazienti che tendono a cadere in frantumi e necessitano quindi della formazione di un oggetto stabile, capace di contenerli e sostenerli. Diventa allora dovere del terapeuta sostenere il legame che il paziente ha formato con lui ricordandosi la regola del se non puoi capire contieni, in quanto questi pazienti non lavorano sui concetti, ma sul concreto. Il Setting Terapeutico che ne deriva è quindi improntato alla qualità più che alla quantità, in quanto non contano il numero di sedute, il prezzo e gli orari ma la qualità della relazione che si viene ad instaurare durante le sedute, e rispetto a questa bisogna quindi adattarsi al paziente. E quindi necessario avere un setting improntato alla stabilità, intesa non come rigidità ma come affidabilità allo scopo di contenere le angosce del paziente e creare fiducia. Risulterà altresì di fondamentale importanza analizzare ogni minima variazione del setting e del comportamento del paziente, sia a livello di movimenti che di fantasie suscitate nell analista. Ritorna ovviamente un richiamo a fare attenzione più che ai desideri alle necessità, in quanto in pazienti come M sono i bisogni precoci a essere messi in gioco nella relazione terapeutica i quali, per poter essere espressi, necessitano di sintonia con il paziente e creazione di una coppia terapeutica in grado di far uscire allo scoperto il lato deficitario del paziente. Il terapeuta, in sostanza deve essere vivo e significativo per il paziente e deve far sentire il paziente allo stesso modo, sottolineando sempre la sua alterità al fine di spingere verso l emancipazione. Rispetto a quello che da tale caso clinico emerge, alcuni elementi sono da considerare come fondamentali: - l'ambiente è fondamentale per la sanità psichica; - l'importanza del contesto relazionale (Balint); - l'unicità del trattamento per ogni persona; - le modalità per giungere a ricostruire la storia di un paziente deprivato. Intrapsichico e Interpersonale alla Luce dell'intensa Aggressività di M. Risposta ai Commenti di Theodore Jacobs e Carlos Nemirovsky Nel rispondere ai commenti precedenti, Borgogno divide le sue considerazioni in due argomenti: 1. Intrapsichico e Interpersonale nel Caso di M: la controversia tra approccio interpersonale e intrapsichico era vivida nella mente di Borgogno, in quanto già sperimentata nei suoi anni di training all'interno della Spi, durante il periodo dell analisi di M ed egli propendeva già per una visione interpersonale, fondamentale per capire quei pazienti cui un fallimento ambientale ha negato al

11 formazione di un riguardo-di-sè e degli altri, ed è proprio questa formazione che mancava ad M e di cui si è riappropriata durante i lunghi anni di analisi. Nelle prime sedute M non era nemmeno in grado di sapere chi fosse lei stessa e chi fossero gli altri, mancando totalmente della Funzione Riflessiva (Fonagy, 1991) e mancava inoltre della capacità di saper concettualizzare gli stati interni al fine di spiegarseli ed alfabetizzarli. Lo stato di silenzio in cui versava non era da intendere come un Attacco al Legame (Bion) ma come una sua impossibilità ad esprimere qualcosa che non era proprio in grado di esprimere a causa del suo deficit generatosi in età precoce. Quando finalmente M è riuscita a verbalizzare e a spiegare a parole i suoi stati interni, esso è stato un modo di ancorarsi a terra e di riappropriarsi di una visione del mondo che fino a quel momento le era stata negata. M inoltre con il suo silenzio cercava di controllare in maniera onnipotente gli altri, perché aveva la convinzione che fingendo di essere morta, potesse ottenere qualche attenzione dagli altri (questo deriva da una fantasia legata alla sua infanzia). La tirannia di M era quindi una disperata richiesta di aiuto e di attenzioni in quanto, dicendolo con le sue parole, potevi renderti conto di essere vivo solo quando si ha paura che tu sia morto. Con il procedere del processo terapeutico M si stupì di come Borgogno non era solo interessato alla sua semplice sopravvivenza ma anche ai suoi stati interni, alle sue emozioni ed alla sua affettività. Borgogno sottolinea inoltre che non aver preso subito in analisi M (M aveva già chiesto a Borgogno di entrare in analisi ma lui, per mancanza di tempo, le aveva detto di "rifarsi viva ogni tanto" per vedere quando sarebbe stato disponibile uno spazio per lei) fu una vera e propria omissione di soccorso, in quanto simbolicamente l'analista le chiese di aspettare a "rinascere", subordinando quindi i suoi bisogni a quelli dell'altro, come del resto aveva fatto in tutta la sua vita. Per quanto interpersonale e intrapsichico siano entrambi di fondamentale importanza all interno dell analisi, secondo Borgogno l intrapsichico deriva dalle relazioni interpersonali sviluppatesi nei primi attimi di vita del bambino, per cui sono i primi rapporti con i caregivers che sono preponderanti. Rispetto al concetto di Attaccamento Adesivo di Meltzer, citato nel suo commento da Nemirovsky, (Meltzer), Borgogno riferisce che con M ha dovuto colmare il buco lasciato dalla sua storia infantile con qualcosa di nuovo ed originale, costruito con e per M. E' stato quindi un percorso lungo e faticoso, lontano dalla speranza di M di risolvere tutto con una veloce e semplice interpretazione del materiale latente, che in pazienti con queste difficoltà è del tutto mancante; 2. Affrontare e Gestire l'intensa Aggressività di M: Borgogno sottolinea di aver gestito l aggressività in maniera differente nel percorso psicoanalitico da lui portato avanti, in quanto nel primo periodo di analisi M non possedeva una struttura psichica abbastanza salda, mentre dopo alcuni anni poteva più facilmente recepire le interpretazioni dell analista. Aggiunge inoltre che non gli fu subito chiara la situazione di M in quanto ci volle del tempo a comprendere che l' urlo del silenzio non era da attribuire all'aggressività verso l analista, ma ad un suo singolare modo di esprimersi all interno degli scambi interpersonali. Ugualmente accadde per la regressione che colpì Borgogno per la sua profondità, in quanto basata sul bisogno e non sul desiderio, e che dovette lui stesso imparare a conviverci per poterla comprendere. Elemento fondamentale dell'analisi fu allora il cominciare a chiedersi che cosa terrorizzava M e che cosa non era per lei sostenibile nelle sedute tanto da portarla al mutismo. Queste domande portarono Borgogno ad avvicinarsi alla paziente in quanto fu in grado di chiedersi se M non fosse in realtà incapace di esprimersi perché non possedeva una alfabetizzazione affettiva o, ancora di più, se non fosse M diventata la propria madre che disconfermava l analista come per renderlo partecipe di quello che aveva provato. Borgogno, impersonando in maniera alternata la madre di M e la M-bambina e sopravvivendo a queste impersonificazioni, forniva allora un risvolto interpretativo relazionale completamente nuovo alla paziente, indicandole che c era un altro modo per vivere i rapporti. Inoltre permettere queste impersonificazioni consentiva lentamente all'analista di capire come veniva usato e perché. Riassumendo i concetti, il Commitment di Borgogno rimane fermo su due punti:

12 - necessità di risvegliare il pensare e sentire di M, intorpidito e bloccato dalle esperienze precoci subite; - tentativo costante di veicolare vitalità, rabbia e odio, ogni volta che queste venivano negate nella loro espressione. Con il recupero di parte del suo senso di agency, l aggressività di M calò notevolmente e soprattutto fu possibile analizzarla andando a chiedere e ricercare esplicitamente da dove derivava questa aggressività e verso chi era diretta. Borgogno, in conclusione, ripensa anche al sadismo di M, basato sul fare preoccupare e sentire in colpa i genitori (e di riflesso l'analista attraverso il controtransfert), che collega al concetto di Tendenza Antisociale teorizzato da Winnicott (1956) come conseguenza di una privazione precoce. CAPITOLO 4 - L'IMPORTANZA DI AVERE UNA "PRESA PERSONALE" SULL'ALTRO L'Influenza Personale dell'analista nel Risvegliare la Capacità di "Agency" del Paziente - Jonathan Slavin (Jonathan Slavin è training e supervising psychoanalyst del Massachusetts Institute for Psychoanalysis e dello Psychoanalytic Institute of Northern California, e clinical instructor presso il dipartimento di Psicologia della Harvard Medical School). Il commento di Slavin al caso clinico di Borgogno si sofferma su come l analista può, con la sua influenza personale, risvegliare il Senso di Agency (inteso come la percezione del proprio impatto e la capacità di azione personale ed interpersonale) del paziente che perduri oltre il termine dell analisi. Già Freud (1905) aveva teorizzato la formazione di un qualcosa di vero del paziente, che viene a costituirsi e strutturarsi durante l adolescenza, con il superamento delle fantasie incestuose e con il distacco dall'autorità genitoriale, anticipando il concetto di agency (quindi capacità di decidere da soli, senza sottostare alle imposizioni dell'altro) e sostenendo l'importanza della neutralità dell'analista che consentirebbe la nascita del vero sè del paziente (se non si è neutri si rischia di sostituire la propria autorità all autorità dei genitori). Nonostante alcune considerazioni importanti (vedi Macalpine e Loewald, rispettivamente nel 1950 e nel 1957), solo con lo svilupparsi delle prospettive Kleiniane risultò visibile il modo in cui il paziente aveva un impatto sull analista e l importanza che questo impatto poteva avere nel setting terapeutico e nell analisi stessa, secondo la logica dell'identificazione proiettiva. Per gli analisti kleiniani però a soggettività del terapeuta non è mai in gioco nella relazione, perché se un analista è sufficientemente analizzato è anche consapevole del proprio controtransfert e quindi rimane neutro rispetto alle proprie idee ed illuminazioni emotive controtransferali. Il passaggio successivo verso la soggettività lo si trova in Winnicott quando parla di Holding Environment e di two-person psychology anche se la nozione di madre sufficientemente buona o di analista sufficientemente buono sia di per sé non-distorcente e epurabile dalla personalità dell analista. Anche nel parlare dell odio egli lo spiega come una risposta normale e sufficientemente buona dell analista e quindi non reale-personale. Anche la psicologia del sè parla dell impatto dell analista nella relazione e di come talvolta anche un fallimento relazionale possa essere utile ai fini dell analisi, ma solo nel senso in cui si poteva capire perché era avvenuto questo fallimento empatico e di come si era giunti a mitigarlo. In sostanza l analista è in relazione e attua tutte le regole classiche analitiche di neutralità. Se non funzionano ci si chiede perché non hanno funzionato sulla base delle teorie e del paziente, non "mettendo in mezzo" anche la soggettività dell analista. Differentemente dalle teorizzazioni prima proposte, Borgogno riesce ad utilizzare la propria soggettività come parte necessaria dell analisi, in modo simile a come suggerisce la scuola americana relazionale (Ehrenberg, Hoffman, Mitchell, Slavin e Greenberg). Secondo questa posizione (ma questo vale per ogni tipo di analisi e non solo per quella relazionare) la soggettività dell'analista è presente sempre e comunque nell analisi, a livello conscio od inconscio, in ogni minima variazione e nel suo modo proprio di essere. In quest'ottica il lavoro analitico è quindi gravato, ma anche sostenuto, dalla presenza dei processi inconsci e dalla partecipazione personale e soggettiva dell'analista.

13 Applicando ora ad M queste teorie, si può rilevare come M si sentisse non-esistente, orfana di reverie materna, e come tali sentimenti di vuoto interiore siano ben visibili nel primo sogno portato in analisi. La paziente aveva inoltre un forte impatto su Borgogno e questo traspare chiaramente dalle pagine della sua esposizione. E' proprio il fatto che M abbia capito cosa provava l analista le ha poi permesso di uscire dalla sua condizione (vedi la nota frase di M: se uno ha effetto per gli altri allora esiste ). Risulta infatti fondamentale nel testo il fatto che l analista sappia accogliere l esperienza del paziente diventandone testimone, in quanto tale elemento permette lo sviluppo della Personal Agency. Per Slavin il concetto di Agency significa l impatto che una persona ha, e sa di avere, sugli altri nelle sue relazioni, ed esso si sviluppa nelle prima esperienza con il caregiver, non solo nell essere riconosciuto, ma dall esperienza di ripetizione che rende chiaro al bambino che questa attenzione e quest'impatto deve essere guadagnato e che lui può guadagnarlo. Se manca il riconoscimento, anche l agency non si sviluppa correttamente, similmente ad un falso sé winnicottiano, per cui il bambino esiste per i genitori solo se si conforma a loro. Il lavoro di Borgogno è stato quello di riattivare questo senso di agency mal sviluppato permettendo ad M di uscire da quella trama di mandati genitoriali (di cui lei stessa parla). Questo passaggio conferma ancora una volta l importanza di saper mettere sé stessi all interno della relazione analitica per poter permettere al paziente di ritrovare, nella relazione ora autentica, quel senso di agency bloccato. Qualsiasi tentativo di non mettere in gioco sé stessi nella relazione analitica porterà ad un fallimento sicuro. Bisogna infine ricordare che l'influenza personale non comincia quando il paziente lo richiede, ma quando la spontaneità dell analista lo decide, e che tale spontaneità, come giustamente sottolineato da Borgogno, è costellata da ottimismo e speranza, i quali sono stati gli elementi fondamentali per trasmettere ad M quella prima fiducia nella terapia e nelle proprie capacità. Un "Nuovo Passo" nella Danza dell'analisi - Dina Vallino (Dina Vallino è training e supervising psychoanalyst della Società Psicoanalitica Italiana, docente del modulo "Bambini e Adolescenti" del corso di perfezionamento della SPI e autrice di vari libri tra cui "Raccontami una Storia", "Fare Psicoanalisi con Genitori e Bambini" e "Essere Neonati" con Marco Macciò). Secondo Valluino, Borgogno esprime con chiarezza quello che è il concetto di Spoilt Children nell accezione di bambini deprivati e spogliati come dopo un azione di guerra, differentemente dagli psicoterapeuti kleiniani che teorizzavano tali soggetti come bambini viziati e capricciosi. Vi è quindi in questi pazienti un identificazione mortifera con un oggetto deprivante che le impedisce di apprendere dai genitori il modo di cavarsela nella vita, e questa identificazione porta le persone afflitta all idea di non esistenza. La sofferenza di M risulta allora caratterizzata da morte psichica, identificazione con oggetto deprivante e sensazione di non esistere, in quanto i suoi genitori, non psicopatici ma semplicemente non in grado di apprezzare la vita e trasmettere vitalità alla figlia, non le hanno permesso l'evoluzione e l'espressione delle sue diverse parti del sé. Analizzando i contenuti verbali mortiferi espressi da M, Vallino analizza anche il primo sogno, tentando una rivisitazione che lo vedrebbe non solo come morte-suicidio psichico ma come tentativo di espellere l'intruso genitoriale dalle viscere. Con il sogno della donna che faceva hara-kiri M tenterebbe quindi di liberarsi di quel "germe mortifero" che i suoi genitori, con il loro atteggiamento, hanno depositato dentro di lei. Ed è per questo che Borgogno si trova quindi a riflettere sulla fantasia di voler spezzare le catene del sui tragico destino famigliare. Vallino analizza poi la parte intermedia dell analisi dove "l esistere di uno è la morte dell altro" e dove, nonostante i cambiamenti nella vita di M (nel mentre si era laureata e aveva iniziato a lavorare), continuano i silenzi. Borgogno in quella fase sperimenta su se stesso una completa inutilità dei suoi sforzi tesi a descrivere le vicende interne della paziente e a superare il suo silenzio, che viene poi spezzato dall ammissione della limitatezza dell analisi e dell analista (detto in maniera anche sincera e spontanea) che permette di riportare M sul piano di realtà. Da qui appare evidente come M stessa capisce come gestire i sentimenti e come li ha fino a quel

14 momento gestiti, grazie alla lunga analisi fatta con un terapeuta in grado di darle quel rapporto che non era stato dato dai genitori. Infine Dina Vallino, attraverso un rimando al suo scritto "Sopravvivere, Esistere, Vivere. Riflessioni sull'angoscia dell'analista" (1991) riflette sull'angoscia e sull'impotenza provate dall'analista in pazienti particolarmente gravi, connotati da un senso di non-esistenza e di morte (i casi che lei descrivere riguardano un'anoressica, una bambina deprivata e un malato terminale). In tali casi l'analista, soggetto alla massiccia identificazione proiettiva dei pazienti, deve portare la deprivazione ad uno stato nuovo, dove si deve prima sopravvivere, poi esistere e infine vivere. Borgogno si dimostra però rispetto a lei in grado di fare un passo in più in quanto riesce a distogliere M dai mandati genitoriali e permettergli quindi un più completo sviluppo del sè vero, attraverso l uscita della paziente dalla fase di identificazione estrattiva patologica, intesa come quella spoliazione e estrazione di aspetti necessari al crescere del bambino. Vallino conclude sottolineando l'importanza di considerare sempre gli aspetti soggettivi di ciascun paziente, non cedendo a generalizzazioni che risultano non terapeutiche. Che Cosa ha Voluto Dire con M Riparare e Ricostruire il Senso di "Agency". Risposta ai Commenti di Jonathan Slavin e Dina Vallino La risposta di Borgogno ai commenti precedenti può essere divisa in due parti: 1. Il Bisogno di Sentire di Avere un "Impatto Personale" sugli Altri: per Borgogno entrambi i precedenti commenti sottolineano l importanza della soggettività del paziente e dell analista e come essa sia la base della percezione della nostra esistenza. Il sentire che si ha una presa personale sull altro, che l altro reagisce e risponde alla nostra influenza e che riconosce e valorizza le nostre proposte relazionali rispettandole, ci rende soggetti intenzionali dotati di specificità. Le reazioni dell altro testimoniano non soltanto che noi siamo esistenti per l altro, ma anche per noi, come soggetti intenzionali. Come dimostrano le ricerche sullo sviluppo infantile il sentimento di avere un impatto sugli altri si ottiene per prima cosa attraverso il venire riconosciuti dai propri caregivers. Questa è l esperienza che è venuta a mancare ad M. Al sentirsi non vista e incomprensibile per i suoi genitori sono conseguiti in lei la perdita e la cancellazione di molti aspetti del proprio sé. Il punto principe dell analisi con M diventa quindi quello di riuscire a farle riconoscere la sua capacità d impatto, che non riconosce di avere, conquistando di seduta in seduta, come giustamente sottolinea Vallino, la sensazione dell'analista di avere un impatto su di lei (che crea invece frustrazione rimanendo sempre in silenzio e facendo sperimentare all'analista quello che lei ha provato in famiglia). In accordo con Vallino e Slavin, Borgogno sostiene che non sia possibile astenersi completamente dall introdurre quote di natura personale nel soccorso dell altro. Sulla scorta di ciò l ideale di una buona analisi prescrive che l influenza dell analista non deve mortificare la voce già debole del paziente, sostituendosi ad essa, ma che lentamente rilanci l esistenza riconnettendo gli aspetti dissociati del suo senso di agency, attuando quindi un influenza non invasiva e non interferente. Data la giovane età in cui Borgogno si trovava all inizio dell analisi di M, non gli fu facile comprendere che il suo mutismo era il reale contributo portato in seduta, che attraverso esso dimostrava di considerare l analista una persona importante cui far vivere il suo dolore, ma tuttavia il percorso non può esimersi da errori, influenze narcisistiche e piccole ingiustizie. Come hanno intuito anche Ferenczi, nel "Diario Clinico" (1932) e Winnicot, con pazienti come M non è possibile evitare di rivivere il soul mourder perpetrato un tempo su di loro, ma è importante che l analista si accorga di ciò e non disconosca il dolore che esso arreca, ma lo elabori esplorandolo e introducendo nell analisi il contrasto agli analoghi avvenimenti accorsi nell infanzia della paziente, giungendo così a creare un circolo virtuoso che genera una nuova storia; 2. I Miei Fattori di "Agency" con M: secondo Borgogno il suo parlare è stato un fattore terapeutico non per il contenuto delle sue interpretazioni ma per le funzioni di richiamo al contatto, alla reciprocità e alla conferma del desiderio e del rapporto con il paziente. Gli elementi fondamentali sono stati: - seguirla passo passo con pazienza dando significatività ai suoi stati d animo, alla sua sofferenza fisica e mentale; - conservare dentro di se l idea di M come una persona, dotata di pensieri e sentimenti;

15 - dar mente al suo corpo e corpo alla sua mente, quindi aiutandola a distinguere depressione e angoscia da concreti sintomi della fame e del sonno, e aiutandola a comprendere gli effetti della sindrome premestruale; - monitorare dimensioni del presente ma anche quelle delle potenzialità e del divenire che hanno fatto sentire la paziente rispecchiata, costruendo una piattaforma sicura su cui esprimere la sua voce; - partecipazione emotiva e coinvolgimento attivo che sono sfociati nella roboante e veemente exposure del quinto anno di analisi, un azione di contrasto che divenne prova per M del proprio senso di agency. Naturalmente non è stato solo il rombo a favorire l illuminazione mutativa di M, ma questo cambiamento si è basato molto sulle funzioni paterne che Borgogno svolse in quel periodo dell analisi. Funzioni volte a differenziarlo da lei, a porre dei limiti e al richiamarla alla realtà distinguendola dalla fantasia (in opposizione ad una relazione materna fusionale e regressiva). Per conludere Borgogno cita l Analista Emozionato, ri-proposto nel suo commento dalla Vallino, che rappresenta un analista introiettivo, che opera a cuore aperto (il suo per fortuna), un analista che è lui stesso a rischio, ma non deve essere spaventato dal poter essere contaminato dal "mal d anima" che affligge il paziente, non imponendo quindi un no-entry, e dal poter contaminare il paziente con le passioni che percorrono il suo operare. CAPITOLO 5 - IL PROCESSO DI WORKING THROUGH NELL'HIC ET NUNC E NELLA "LUNGA ONDA" DELL'INCONTRO ANALITICO Il Silenzio: Memoria Traumatica e Mezzo di Comunicazione - Jonathan Sklar (Jonathan Sklar, fellow del Royal College of Psychiatrists, è training e supervising psychoanalyst della British Psychoanalytical Society e vicepresidente della European Psychoanalytic Federation. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo libro intitolato "Landscapes of the Dark"). Sklar, invitato da Borgogno a scrivere su questo caso clinico come British Independent, si focalizza sul fatto che il modo in cui l'analista si pone, risponde, sogna e talvolta interagisce inconsapevolmente con il paziente è sempre un indice dell'impatto emotivo che quest'ultimo ha su di lui, e anche nel caso di M essa osserva attentamente come l'analista risponde alle sue comunicazioni. Il tipo di materiale che M offre ha un carattere inequivocabilmente primitivo e quindi si può considerare che il trauma precoce da lei esperito si situa a un livello di esperienza pre-verbale, cosicché le memorie traumatiche in esso implicate non potranno per un lungo periodo di tempo essere espresse esplicitamente a parole, ma saranno perlopiù evocate e trasferite dentro l'analista. I silenzi di M sarebbero quindi indicativi di questa condizione. Ogni analizzando scruta sempre l analista allo scopo di testare se egli sia davvero capace di riconoscere le sue esperienze primitive, se esse in pratica rientrino nel repertorio di strumenti che lui ha a disposizione per comprendere l'esistenza umana e se gli siano almeno per certi versi familiari. In sostanza l'analista dovrebbe aver in qualche modo sperimentato, nella sua esperienza di vita, momenti analoghi di disaffezione nei propri confronti. Ferenczi ("Diario Clinico", 1932) suggerisce che l'avere sperimentato e capito sulla propria pelle cosa significhi trovarsi nel "labirinto del Minotauro" e avere, malgrado ciò, lentamente trovato una via d'uscita per tornare al mondo esterno, è uno dei fattori imprescindibili per poter possedere l'ardire di scendere in abissi ancora più profondi e potere, di conseguenza, successivamente impersonificare il ruolo di guida dei pazienti lungo tali inferi gironi. E' in questa logica che si situa l'importanza dell analisi del terapeuta. L'idea secondo cui questi "inferi gironi" siano luoghi tanto mortiferi da indurre appunto il desiderio di morire è, secondo Sklar, un inganno ed è in completo contrasto con quella posizione analitica che considera le vicende connesse a simili drammatiche evenienze nient'altro che una proiezione nel futuro di una distruzione che è già avvenuta nell'infanzia. L'analista necessita, ciò nondimeno, di una consistente dose di coraggio per inoltrarsi fino in fondo in questi territori psichici così minacciosi. Rispetto al sogno della donna che faceva hara-kiri, Sklar sottolinea che attraverso le immagini del sogno M preavvisa l'analista che gli toccherà ben presto trovarsi nel ruolo di voyeur che osserva l'orrore ( voleva che la vedessi ), e che avrà quindi bisogno di uno stomaco forte ( tutte le viscere ). Si palesa perciò subito l'idea che l'analista dovrà prepararsi a sostenere un assalto, probabilmente

16 mortale, nei confronti della propria persona. Già Ferenczi nel "Diario Clinico" parla dell'assassinio in analisi come di una componente non eludibile del compito psicoanalitico, in quanto verrà sempre il momento in cui dovrà riprodurre con le sue mani l'assassinio un tempo perpetrato sul paziente. Tuttavia, a differenza di quanto è avvenuto per il delitto iniziale, all'analista non è permesso di negare la sua colpa, che è riassumibile nel fatto che il medico non può offrire tutte le sue cure, tutta la bontà e l'abnegazione materne e di conseguenza espone di nuovo, senza sufficiente aiuto, il paziente allo stesso pericolo dal quale, a suo tempo, erano uscite con molta pena e fatica. Se si riesce però a riportare l'accento traumatico dal presente all'infanzia, resteranno sufficienti cose positive per condurre la relazione, anziché verso la rottura, nella direzione della riconciliazione e della comprensione. M rivela quasi immediatamente di essere a conoscenza dei ripetuti tentativi di aborto della madre. Ciascun paziente nutre fantasie relative al desiderio di rientrare nell'utero materno, un ambiente idilliaco dove il prendersi cura sopraggiunge con dedizione totale e addirittura prima che si sia richiesto qualcosa (Reik). Tuttavia l'utero messo a disposizione di M fu un luogo nel quale l'assassinio non era solo ammesso ma addirittura si è quasi concretizzato. Benché sia evidente che in genere di materiale portato da M origini a un livello pre-verbale è altrettanto vero che è estremamente difficile immaginare un'eventualità così intrinsecamente impensabile quale il non desiderio di un genitore nei confronti di un figlio in arrivo. L'utero che rievocava e a cui rimanda M era di fatto un utero svuotato da cui si è fuggiti, e per questo M infatti apparirà in numerosissime sedute completamente muta e verosimilmente sola in quello spazio scuro e vuoto che fu a lungo per lei l'analisi. In tali circostanze l'analista nel controtransfert ritroverà se stesso nei panni dell'aggressore (o, come definito prima, dell'assassino) e otterrà un progresso solo se saprà accettare come inevitabile da parte sua di dover ripetere e rimettere in atto lui stesso una sorta di omicidio (ad es. percependo in qualche modo di stare attuando, seppure non intenzionalmente, un assalto intrusivo e quasi omicida di fronte al silenzio della paziente veicolato dall impingement, inteso come attrito o interferenza, conseguente al suo continuo richiederle pensieri e associazioni). Oltre ad avere una certa dose di coraggio, l'analista dovrà allora farsi consapevole della parte che ha ed ha avuto nel percorso analitico che si sta attuando, e dovrà inoltre prendere contatto con i vissuti profondamente inconsci del suo controcanto. Da qui potrà emergere un effettivo accoppiamento analitico, e sarà appunto dallo sperimentare i propri sentimenti e dal trasformarli in parole che sboccerà a poco a poco quel nuovo inizio di cui ha parlato M. Balint (sulla scia di Ferenczi). Al lato opposto, con pazienti come M, che si identificano con l aggressore assumendo un atteggiamento di fondo di natura sadica, è naturalmente lo stesso analista essere fatto oggetto di attacchi mentali di quella portata. Sebbene sia un'esperienza più facilmente accettabile per l'analista (rispetto a quella in cui viene posto nel ruolo di aggressore) è importante che questi non liquidi l abbandono della terapia da parte della paziente adducendolo a questa motivazione. Deve infatti considerare anche l ipotesi che tale abbandono possa essere il risultato di un enactment reciproco in cui il paziente uccide l'analista e, simultaneamente, l'analista uccide il paziente. È inoltre importante comprendere che l'attacco omicida non si è ancora del tutto compiuto, nonostante le apparenti evidenze del contrario. Questa è la posizione di speranza dell'analista, che si contrappone alla disperazione del paziente, ed è la posizione di Borgogno che intercetta la speranza di M nel fatto che, a prescindere contenuti terribilmente drammatici presentati nella mente della sua paziente, ella è stata in grado di riferirglieli attraverso un sogno. A corredo di questi commenti Sklar indica la presa in carico da parte della Heimann, che era stata una bambina ebrea e rifugiata, di una paziente che da bambina era stata in un campo di concentramento perseguitata dai nazisti, accettando quindi di dover assumere in analisi il ruolo di kapò nazista. La spiccata e sofisticata propensione dei pazienti gravemente deprivati a osservare il modo in cui noi trattiamo i loro comportamenti e il materiale che ci porgono fa parte della loro corazza difensiva di tipo paranoide, la stessa che ha permesso loro di sopravvivere e di continuare a rapportarsi con il mondo esterno.

17 Sklar fa poi un riferimento ad una sua paziente schizofrenica che si presentava ad ogni seduta con un numero sempre maggiore di bende che coprivano ferite che si procurava. Nella stanza d'analisi si trovavano così un sadico e un voyeur, ma mentre quest'ultimo era forzato ad assistere al quotidiano assalto fisico che la paziente effettuava contro il suo corpo, il piacere-dolore che la paziente sperimentava erano completamente evacuati al di fuori di lei, rimpiazzati da una sorta di ostentata "belle indifference". Secondo Sklar in questi casi non è sufficiente tollerare il dolore al fine di stare autenticamente al fianco del paziente. A un certo punto della terapia, infatti, Sklar le intimò di andare via in quanto non aveva più alcuna intenzione di stare a guardare ciò che lei sta facendo il suo corpo, con conseguente abbandono della seduta da parte della paziente. Nonostante i comprensibili sensi di colpa di Sklar la paziente si ripresentò alla seduta successiva dicendo che non pensava che a qualcuno importasse qualcosa di ciò che faceva al suo corpo. Fu perciò soltanto attraverso l'espressione da parte di Sklar del sentimento di non riuscire più a sopportare di essere trattato alla stregua di una fugace e inconsistente presenza che si venne a costituire nella paziente quel grumo di elementi d'amore che, una volta coagulato, riuscì a essere riconosciuto come qualcosa che faceva parte anche di se stessa. Sklar analizza infine l'episodio del Quadrato-Rombo-Rimbombo osservando che la particolare e profonda risonanza della voce di Borgogno suggerisce che quest'ultimo possa essere stato effettivamente un "rombo" che si è opposto al "quadrato difensivo" della paziente, e che la reale qualità dell holding offerto a M sia stata soffusa e permeata dalla sua voce intensamente risonante. Per Sklar quindi quella di Borgogno sarebbe una voce che, nel suo essere rimbombante, è capace di sostenere e di permettere quindi a M di immergersi interamente in essa, arrivando col tempo a realizzare che il suo analista la stava in verità sorreggendo, e affatto uccidendo. Tutto il lavoro di working-through è, in sintesi, diretto al consentire l'accesso a una nuova posizione mentale-affettiva che permetta di riconoscere la realtà e di fare i conti con essa. Durante la terapia M si viene così a trovare in una fase transitoria, durante la quale viene a raffigurarsi e percepirsi come "Nessuno (in inglese no-body, priva di corpo) per lungo tempo, fino al momento in cui la risonante e corposa voce dell'analista non è divenuta per lei uno spazio nel quale poteva sentirsi saldamente tenuta e curata, creando allora quello spazio corporeo e psichico che è necessario ricevere senza limiti di tempo al fine sia di integrare le proprie esperienze di vita, sia di essere in grado di conoscere la propria realtà e di affrontarla con il coraggio di rimanere viva. Una Caduta da Cavallo - Giovanna Goretti Regazzoni (Giovanna Goretti Regazzoni è medico neuropsichiatra e training e supervising psychoanalyst della Società Psicoanalitica Italiana. E' stata inoltre uno dei commissari che ha discusso il caso di M quando Borgogno ha chiesto l'assegnazione delle funzioni di training e di supervisione). Giovanna Goretti Regazzoni divide il suo commento in quattro parti: 1. Premessa: si sofferma inizialmente sul fatto che l'analisi di M abbia avvio poco dopo una caduta da cavallo che aveva fratturato il suo bacino, che rappresenta la parte dello scheletro fondamentale per la stazione eretta e la deambulazione, ed è il luogo che connota il piacere e la generatività al femminile. Allo stesso tempo evidenzia il contrasto tra le caratteristiche caratteriali necessarie per montare a cavallo e M, incapace di provare piacere ed estremamente silente e inerte, che si presenta inizialmente in analisi. Bisognerebbe quindi chiedersi cosa ha creato una frattura tra questa paziente e la sua attività, mentre Borgogno non si sofferma sulla sofferenza che può aver comportato per M interrompere quell'attività, su come si fosse sviluppata quella passione né quali fantasmi l'avessero accompagnata. Goretti ipotizza che M possa aver sentito il montare a cavallo come un altro furto, un modo di gravare, anche economicamente, sulle forze dei genitori, ma anche un modo per smarcarsi dalla loro depressione, dalle loro paure e dalla loro vita segnata da lutti e rinunce. Un modo per abbandonarli al loro destino e cercarne e volerne per sé uno diverso. La caduta da cavallo poteva pertanto dimostrare l'insostenibilità di un simile progetto per la carica di autoaffermazione che recava, per la colpa persecutoria che attivava, per il timore della solitudine siderale cui si sarebbe sentita condannata a vivere se avesse reciso quei legami. Forse quindi fratturata, M, si riconsegnava ai suoi oggetti. I genitori di M avrebbero voluto un figlio maschio da chiamare Alessandro e si aspettavano un

18 congruo risarcimento per il loro soffrire, ed M stessa aveva nell'infanzia intrattenuto la fantasia di essere un grande condottiero (Alessandro Magno). Queste informazioni per Goretti arricchiscono il quadro sopra riportato, portandola a chiedersi quanto avesse gravato su M il compito di risarcire i genitori per tutte le loro sofferenze passate, tra le quali la sua nascita, e quanto forte potesse essere in lei l'intimo rifiuto di dedicare a quel compito la propria vita. Da questa prospettiva la caduta da cavallo potrebbe rappresentare anche un arresto che le permetteva di smarcarsi non solo dalla depressione dei suoi genitori ma anche dalla loro megalomania e dalle loro contagiose fantasie che la volevano condottiero alla conquista del mondo, incurante di quanto lasciava dietro di sé in termini di distruzione, assoggettamento e morte. In questo contesto psichico, ogni successo (perfino semplicemente ogni movimento) avrebbe potuto lanciarla nella vertiginosa fantasia, che era confusamente dei suoi genitori e sua, di essere Alessandro Magno, e forse come lui destinata precoce morte. Potrebbe essere quindi questa l'origine dell inerzia; 2. I Sogni di M: Goretti considera singolarmente i sogni di M: - Sogno del Hara-Kiri: Borgogno ritiene questo sogno una sorta di carta di visita (in quanto indicherebbe le esperienza di sé, il rapporto con l'oggetto materno ed il prototipo delle dinamiche di transfert e controtransfert). Goretti ritiene che questo sogno possa anche dare qualche indicazione sul modo con cui viene recepita la presenza dell'analisi nella vita della paziente. Goretti suggerisce che quando M vede se stessa collassarsi sul divano giorno dopo giorno e tirare fuori le viscere come in una specie di hara-kiri, non può impedirsi di provare un sentimento di disgusto e orrore, e si aspetta probabilmente di essere guardata allo stesso modo dall'analista. L'identità incerta, ed il fatto che probabilmente sia giapponese, potrebbe raffigurare una parte aliena di se stessa, quella che parla di cose intime, e M sembra anche non sapere se questa parte aliena è una parte forte, nobile, guerriera o una parte femminuccia, ovvero se l'analisi sia una cosa di cui vergognarsi o di cui poter essere fieri. Questa identità incerta sembra insomma costituire il nucleo di sé da lei immediatamente offerto all'analista, la sua profonda incertezza identitaria e la concomitante profonda incertezza che accompagna le sue scelte. La caduta da cavallo e il collassarsi sul pavimento-divano analitico segnano forse entrambe il crollo della fantasia onnipotentemente guerriera e conquistatrice che ha sostenuto M per molti anni. Il timore dell'analista di non avere i mezzi per aiutare la paziente appartiene in un certo senso anche ai genitori della paziente perché è un pensiero di questo tipo che può fare nascere in una coppia l'idea dell'aborto. L'analista può sentirsi sia la madre che non riesce a portare avanti la gravidanza, sia il feto sempre sul punto di essere abortito, e nello stesso senso la paziente può sentirsi incapace di portare avanti l'analisi, e contemporaneamente nutrire il timore di poter essere allontanata perché sentita troppo faticosa è pesante. - Sogno della Regina: la paziente-figlio presente nel sogno di M segnala che ogni fine seduta è sentita da lei come essere buttata via dalla regina-analista o come uno di quei tanti tentativi di aborto (forse conservato in una sorta di memoria cellulare) cui la paziente è sopravvissuta. Da questa prospettiva, la regina, orgogliosa perché il figlio ha imparato a sopravvivere senza farsi male e senza soffrire, potrebbe rappresentare una madre segretamente contenta che la figlia sopravviva ai suoi tentativi di abortirla. La regina è anche figlia di quei genitori anziani disposti a molti sacrifici per assicurarle quello che loro non hanno avuto, e allo stesso tempo può essere vista come la paziente che sa di godere di una condizione privilegiata nella mente del suo analista, in quanto da regina si permette di tiranneggiare senza pietà il suo analista con quei lunghi silenzi, rallegrandosi perché l analista-figlio non si fa troppo male e continua ad essere disponibile. Si tratta quindi della raffigurazione di un rapporto tirannico, la cui presenza danneggia e tiene in scacco l'intera vita di quello strano paese che il sogno stesso evoca. Si profila inoltre il dubbio se gli alieni-analisti che arrivano in aiuto siano amici o nemici, incertezza che accompagna tutti i cambiamenti. - Sogno del Minatore: immagine ironica dell analisi che illumina l inconscio, dell analista che cerca M là dove lei non è più, perché ormai pronta a esporsi. 3. A Che Cosa Ascrivere Questa Sfasatura nel Rapporto Analista-Paziente: il sogno della caverna avviene dopo il turning point del "rombo che fa quadrato". L analista, che ha percepito il carattere

19 propositivo ma anche testardamente oppositivo della paziente con il suo superiore, avverte il tono potenzialmente super-egoico e repressivo celato nelle sue parole e lo teme, ma constata con sorpresa e sollievo che M. non è affatto spaventata dalle sue parole, ritenendo anzi che attraverso quelle parole inaspettate l'analista è reale e vero, qualcosa che per lei è molto importante e significativo. È possibile considerare questo episodio come un Moment Now (Stern, 1985). Vedi 3.3 Diversi mesi di intenso lavoro dopo il sogno della caverna M torna inaspettatamente al suo mutismo e al suo ritiro. Goretti ritiene tutte plausibili le ipotesi di Borgogno, ma aggiunge anche che questo silenzio potrebbe essere il risultato dell'impatto di una esperienza positiva nella rielaborazione di una intera esistenza, vissuto con disperazione a causa di quanto è andato irrimediabilmente perso in una vita ancora in parte da vivere ma già in gran parte trascorsa. In alternativa, mutismo e ritiro potrebbero profilare il bisogno di "fare quadrato" per non rischiare di sentirsi precisamente quella figlia che non dava problemi e che era dunque proprio ciò che i suoi genitori volevano. Goretti suggerisce che nel silenzio si possa contemplare una potenziale sanità ed anche un significato evolutivo; 4. Seduta dell'ottavo Anno: è la seduta in cui M ha fatto da sé un lavoro sui suoi sogni. Goretti ritiene che anni di analisi dovrebbero non tanto dare al paziente la capacità di interpretare da solo i suoi sogni, quanto migliorare la capacità di sostarvi insieme, avendo supponibilmente egli accesso a spazi più ampi della sua mente ed essendo diventato nel frattempo disponibile e desideroso di condividerli ed esplorarli con l'analista e, di rimando, avendo sviluppato la capacità di un dialogo interno, di un ascolto, di una sinergia tra voci e funzioni diverse di sé. E' questo uno degli obiettivi dell analisi. Goretti si chiede perciò se quando la paziente richiama l'analista con quegli intercalari ("non so se è d'accordo con me", "come lei mi ha insegnato") che ne sollecitano in qualche modo la presenza non stia esprimendo una vaga preoccupazione relativa al procedere da sola, alla conquista di un territorio, rappresentanto dall interpretazione dei sogni, che è di pertinenza dell'analista. Bisogna poi analizzare singolarmente i due sogni: - Sogno del gioco dei bambini che si lanciano giù dalla collina: la paziente pensa che il gioco andrebbe fermato e che ci vorrebbe un padre per farlo ma che questi tarda ad arrivare ed è addirittura morto. Questo è forse un ulteriore richiamo per l'analista o un richiamo alla necessità di una funzione paterna. Nel fare da sè di M potrebbero nascondersi anche aspetti onnipotenti e conquistatori, e di conseguenza di quanto sia ancora importante per lei la presenza di un padre-analista che si renda conto del gioco pericoloso che sta facendo (forse il "buttarsi" a interpretare) pur vedendola però simultaneamente come una persona già in parte cresciuta e dotata di nuove capacità; - Sogno dei piccoli dinosauri: per Goretti propone la crudeltà lacerante dei processi separativi. Il fatto che l'analista sia rappresentato dai dinosauri indica forse la difficoltà dell'analista di separarsi dal paziente, probabilmente percepita da quest'ultimo e tradotta in un arcaico funzionamento fatto di mai e sempre (ad es. "non mi lascerà mai andare via" e "mi vorrà tenere sempre con sé"). I Diversi Tempi dell'analisi di M: Pensieri Conclusivi. Risposta ai Commenti di Jonathan Sklar e Giovanna Goretti Regazzoni Borgogno risponde prima (nelle prime tre parti e nell'ultima) al contributo di Goretti, che sembra guardare a M maggiormente in una prospettiva di futuro, il futuro della sua analisi a partire dai segni della sua soggettività ancora anonima in quanto inaccessibile al linguaggio, e successivamente (nella quarta parte) a Sklar, che nel suo contributo è principalmente focalizzato sulle difficoltà di Borgogno e M nelle prime fasi dell'analisi. Le parti sono le seguenti: 1. Una Dote Eccellente dell'analista: il buon analista temperato, per Borgogno, deve saper trasformare la mostruosità e l alienità che il paziente percepisce a proposito di sé e dei propri fatti di vita in elementi umani e non così fuori dall ordinario com egli li sente, per quanto dolorosi e tragici essi siano stati per lui. La trasformazione può avvenire se l analista è in grado di stemperarli di quell angoscia psicotica che li circonda e li ammanta rendendoli impensabili e inimmaginabili, oltre che di per sé poco comprensibili. Questo avviene grazie a un attitudine identificatoria (quindi un'identificazione introiettiva) che sa enucleare il succo profondo delle cose depatologizzandole,

20 senza troppo allarmarsi e senza distanziarsi da esse anche quando a prima vista risuonino terribili e terrificanti. Secondo Borgogno, Goretti dà prova con le sue osservazioni di possedere questa dote eccellente. Borgogno puntualizza subito che l andare a cavallo è stato al centro di quasi tutto il trattamento, in particolare quale metafora per descrivere vicende psichiche cruciali che la riguardavano. Parlare dei significati che aveva per lei questa attività è stato difficile, in particolare agli inizi, sia perché la caduta le bruciava ancora troppo, sia perché lasciarsi convocare su quell aspetto avrebbe voluto dire per M aprirsi e scoprirsi, cosa che al inizio dell analisi M non poteva e non sapeva fare; 2. Sui Conflitti di M e sulla sua Passione per Andare a Cavallo: i conflitti di M rigurdavano: - paura di non esistere e desiderio di esistere; - autosufficienza e dipendenza; - apertura espansiva e chiusura; - vitalità e passività; - sottomissione e ribellione. Essi non sono stati inizialmente affrontati perché M ha dovuto prima riappropriarsi di sufficiente forza e struttura psichica, considerando all'inizio la sua un'identità fragile, per non sentirsi travolta dall alone psicotico delle intense paure che le permeavano. L andare a cavallo era effettivamente un modo per dissociarsi dalla triste e soffocante aria che respirava in famiglia, nella speranza di conquistare un'identità più forte e più sicura di quella dei suoi e meno oppressa dalle loro mille fisime, paure e rinunce. Speranza che crollò con la caduta, che fece riaffiorare un precedente break down risalente all'infanzia e un simultaneo sentire di mancare di baricentro e di non sapere come cavarsela con la nuova vita che l'aspettava e con l'istintualità che l'adolescenza aveva risvegliato. L'aveva, in altri termini, ricondotta a una dimensione già conosciuta di dipendenza passiva, senza controllo di sé e degli altri. Una fatalità che la riconsegnava ai suoi oggetti interni e che la metteva di fronte alla possibile caduta dall'utero-mente materna non completamente affidabile e responsiva e alla sua debolezza e fragilità bisognosa di cure e di attenzioni, confermando l'assunto di base dei suoi genitori secondo cui il movimento e la vita generano prima o poi catastrofe, per cui "meno ci si muove e più si sta ritirati, meglio è". In questo contesto di rinnovata depressione e di disperazione si è dovuta chiedere se avere l'ardire di osare un nuovo "Risorgimento" attraverso l'analisi sarebbe stato una soluzione o non piuttosto una nuova follia e quanto avrebbe gravato psicologicamente ed economicamente sui genitori l'analisi. Secondo Borgogno le considerazioni di Goretti in merito a questi contenuti latenti del primo sogno e ai relativi vissuti controtransferali dell analista («sarò capace di non ripetere il tentato aborto della madre?») sono corrette; 3. Sui "Moments Now" e sulla Seduta dell'ottavo Anno di Analisi: il momento del "rombo-quadrato" può effettivamente essere visto come uno di quei Moments Now di cui parla Stern (1998) e che sono da intendere come "speciali momenti di autentica connessione persona a persona con il terapeuta che modificano la relazione con lui e di rimando il senso di sé del paziente". Viene quindi a modificarsi inaspettatamente il contesto relazionale dell'analisi sorprendendo la coppia analitica che è ignara di ciò che sta accadendo in quanto nascono con sorpresa anche se da un terreno già preparato. Stern assegna all'esplorazione del loro verificarsi nell hic et nunc maggiore importanza rispetto all'accedere al significato profondo che essi hanno e al ricostruire i passi grazie ai quali sono emersi. Borgogno è invece d'accordo con Goretti nel ritenere importante che all'interno dell'elaborazione verbale che ne viene fatta durante l'analisi i moments now vengano collegati al presente, al passato e anche al futuro, in quanto solo in questo modo essi diventano veri è propri punti di riferimento fondanti nella costruzione della trama di un'analisi, e come tali sono ricordati dal paziente e dall'analista anche a distanza d'anni in quanto corrispondono a effettivi momenti di vita vissuta insieme che hanno portato a una ristrutturazione del modo di vedersi e di vedere la propria storia e la storia di quell'analisi. I momenti speciali e particolari non nascono così dal nulla né soltanto dall'analista, ma da un terreno già "arato e coltivato" dalla coppia in cui con sorpresa compaiono i primi frutti, i primi germogli che per

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