La scrittura della crisi: "En torno al casticismo" di Miguel de Unamuno

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1 LORETTA FRATTALE Università "Tor Vergata"di Roma La scrittura della crisi: "En torno al casticismo" di Miguel de Unamuno Circa un secolo fa - dal febbraio al giugno del Unamuno pubblicava, sulla rivista madrileña "La España Moderna", cinque saggi che avrebbero inaugurato la ricca messe di studi sul mal de España - sulle sue origini e le sue conseguenze - fioriti a ridosso della grande crisi finesecolare. Che la Spagna fosse un paese arretrato, per cultura, istituzioni, e persino per parole, lo si andava ripetendo da tempo, e non solo negli ambienti progressisti. Sul tema della decadenza nazionale si era, anzi, sviluppata una vera e propria tradizione letteraria, i cui prodromi si fanno risalire - stando all'attenta rassegna di Dolores Franco - alle prime melancolie cervantine; ai primi segni di "inquietudine", owerosia, diventata poi "secolare", per le drammatiche vicende in cui si andava prefigurando in Spagna il crollo dell'impero '. Di certo tale linea di pensiero è già tutta dispiegata negli apocalittici scenari quevedeschi. Si articola più lucidamente attraverso le compassate disanime degli illuministi (Forner e Capmany). Si alleggerisce dei toni più gravi con i preromantici (Cadalso e Larra) fino ad animarsi di speranze rigenerazioniste con i krausisti. I saggi unamuniani le daranno, tuttavia, nuovo vigore. E ciò tre anni prima che "il disastro" del '98 la riportasse agli "onori" della cronaca nel clima di intensa mobilitazione ideologica provocato dall' ultima sconfitta. Nei sette anni che intercorrono tra la pubblicazione di questi saggi e l'edizione del , che per la prima volta li raccoglie in volume con il titolo En torno alca- 1 "Los primeros barruntos de inevitable declive - annota la studiosa - aparecen en Cervantes nacido un cuarto de siglo después que Acuña del que partimos en esta historia de una "inquietud secular" (Dolores Franco, España como preocupación, presentación de Azorín, Madrid, Guadarrama, 1960, p. 21). 2 Questa prima edizione dei saggi, in un volume regolare, vede la luce a Barcellona nel

2 280. Loretta Franale sticismo, tutta una complessa materia intellettuale tornerà a coagularsi intorno al tema della decadenza spagnola. Idearium español (1897) di Angel Ganivet, Hacia otra España (1898) di Ramiro de Maeztu, El problema nacional (1899) de Macías Picaeva, La moral de la derrota (1900) di Luis Moróte, El alma castellana (1900) di Azorín, Psicología delpueblo español(1902) di Rafael Altamira, sono solo alcune delle più importanti iniziative editoriali condotte in porto da quel vivace laboratorio di analisi - il discusso gruppo del '98 - in cui si sarebbe vista rappresentata la coscienza critica di tutta una generazione. Lo stesso Unamuno si compiace di elencarle nel prologo che accompagna la raccolta, trovando in esse supporto e conferma a molte sue intuizioni. Come quella per esempio - diventata poi con Spengler un leit-motiv della più ampia riflessione europea novecentesca sulla decadenza della stessa cultura occidentale - di pensare il paese come un organismo vivente, o morente, secondo i punti di vista; di sottoporlo ad anamnesi, come un corpo malato; un corpo dolorante e ferito, da curare - rigenerare - con opportuni interventi teapeutici. Anemia spirituale, paralisi intellettuale, abulia: questi i mali allora diagnosticati come endemici della Spagna contemporanea 3. In quest'ultimo scorcio di secolo Unamuno è particolarmente concentrato sui problemi nazionali, impegnato in un' accesa battaglia culturale di rinnovatore delle istituzioni e dei valori della vita spagnola. Le collaborazioni a "La España Moderna", "La Lectura", "La Vida Literaria", "Revista Nueva" (tanto per citarne alcune), gli interventi apparsi sulla stampa basca ("El Porvenir Vascongado", "Revista de Vizcaya") e barcellonese ("La Publicidad", "Las Noticias", "Diario Catalán", "Diario del Comercio"), oltre naturalmente a quelli di taglio più specificamente ideologico ospitati da riviste politicamente schierate come "La Lucha de Clases", "La Justicia", "El Socialista", o l'anarchica "Ciencia Social", riflettono adeguatamente, e in tutte le sue tipiche oscillazioni, il processo di graduale fecalizzazione che l'approccio unamuniano al tema della Spagna registra nel corso di questi anni. L'intensa pratica giornalistica porta Unamuno a cercare una mediazione 1902, quale IV tomo della "Biblioteca Moderna de Ciencias Sociales" diretta da Santiago Valenti i Camps. 3 Una sintesi esauriente dell'estesa e variegata nomenclatura "patologico-crepuscolare" applicata alla crisi spagnola finesecolare è offerta da José Luis Calvo Carilla, La cara oculta del 98. Místicos e intelectuales en la España del fin de sigio ( ), Madrid, Cátedra, 1998 (in particolare v. il capitolo Los males de un siglo agonizante, pp ).

3 La scrittura della crisi: "En torno al casticismo" di Miguel de Unamuno 281 tra intuizione speculativa e pensiero discorsivo; un raccordo tra le idee maturate studiando le opere dei mètres à penser dell'ottocento (da Hegel a Schopenhauer, da Kant a Darwin e Spencer) e l'indagine concreta dei problemi nazionali. Gli studi condotti, tra il 1880 e il 1890, in ambito storico-positivistico (Taine), progressivamente estesi alle scienze sociali, all'antropologia (Waitz), alla psicologia (Wundt, Ribot), alla linguistica (Humboldt, Schleicher), alla Volkerpsycologie gli fanno contemporaneamente intravedere la radicale e duratura unità sottesa alle manifestazioni presenti e passate di ogni popolo; la possibilità che proprio là - sotto l'accidentata varietà di questo nostro mondo di lotta, e al di là degli egoismi e degli orgogli di casta - si dovessero andare a ricercare le ragioni e il senso più vero, più umano, quindi più universale e a un tempo più "patrio", di una degna appartenenza alla propria comunità culturale. In tale direzione si muove Unamuno in questa prima fase di ricerca. Come filosofo si era cimentato, in privato, in una dottrinaria e astratta rielaborazione dei fondamenti metafisici: il trattatello Filosofia lógica abbozzato nel 1886 e mai più ultimato. Come linguista si era invece già fatto conoscere e apprezzare per studi e saggi sulla lingua basca che avevano rivelato in lui una competenza tecnico-teorica non comune - data anche la giovane età -, ben aggiornata circa i recenti sviluppi della ricerca filologica e storico-comparativa in campo europeo 4. La sua strada, però, ha deciso ormai di tracciarla più sulla terra, a diretto contatto con la dolorante materia umana incarnata e imprigionata nella Spagna di quei giorni, con una realtà accessibile all'esperienza piuttosto che alla dissertazione teorica 5. Unamuno ha di fronte a sé l'europa, orizzonte di mobili frontiere, di continui e fecondi travasi di idee e di culture 6. Ad essa guarda per un po' 4 Cfr. Otello Lottini, Unamuno linguista, Roma, Cadmo, II cambio di rotta avviene, stando a quanto si deduce dalle lettere di Unamuno all'amico e filologo Pedro Mugica negli anni '94-'95, anche per sopraggiunti scrupoli di natura morale e politica. "Aquí no nos hacen falta trabajos de punta leggiamo nella lettera del sino mover el país, levantar la cultura general, sacudir los espíritus, animarlos"; e qualche mese prima: "Qué dolor humano se mitiga, qué progreso efectivo y real se trae con ellos? a la cultura total del pueblo, al perfeccionamiento del espíritu qué aportan?" {Cartas inéditas de Miguel de Unamuno, recopilación y prólogo de Sergio Fernández Larraín, Santiago de Chile, Zig-zag, 1965, pp. 228 e 222. Cfr. anche Otello Lottini, op. cit., pp Buon documento della pur sui generis ma ben alimentata "fede" europeistica del giovane Unamuno (nei modi, ovviamente, sempre contraddittori e oscillanti ma intensi in cui egli

4 282 Loretta Franale come al modello di società aperta, dinamica, che può vantaggiosamente contrapporre all'idea astratta di patria dei tradizionalisti, i quali la concepiscono come sistema chiuso, statico, avulso dalla reale dialettica del processo storico. A questa iniziale e sui generis vocazione europeistica - leggibile più in chiave culturale che in senso strettamente politico - fa da simmetrico pendant un vivo interesse per il "movimiento regionalista" (soprattutto quello catalano), nel quale scorge - scriverà a Ganivet ancora nel '98 - "e porvenir de nuestra regeneración" 7. È questo l'altro fronte sul quale è convinto che si debba intervenire per ricreare in Spagna quella salutare atmosfera di libero scambio registrata su scala europea; per disarticolare, e concretamente sostituire - suggerisce in De regeneración: en lo justo (1898) - "l'unità coercitiva" imposta dalla politica castigliana con "l'armonica integrazione delle vite regionali" 8. Regionalismo e ciò che lui chiama - con un terminologia prossima al socialismo di quegli anni - "internazionalismo" figurano così, in un importante saggio del '96 che raccoglie ed elabora alcuni passaggi chiave dei saggi sul casticismo, come la polarità dialettica vitale da cui "surgirá la patria completa y pura, la de los hombres emancipados de la tierra" 9. era solito vivere ogni "fede") sono proprio i saggi di cui ci stiamo occupando, in particolare l'ultimo della raccolta, quello intitolato Sobre el marasmo actual de España. Qui egli invita a "europeizarnos y chapuzarnos de pueblo", ad aprire "las ventanas a vientos europeos", per ravvivare "con la ducha reconfortante de los jóvenes ideales cosmopolitas el espíritu colectivo intracastizo que duerme esperando un redentor!" {En torno al casticismo, estudio y edición de Francisco F. Turienzo, Madrid, Alcalá, 1971, pp D'ora in avanti ci riferiremo a questo testo con la sigla ETC). 7 Lettera del l-ix-1898 (A. Gallego Morell, Tres cartas inéditas de Unamuno a Ganivet, in "Insula" (Madrid), 35, 1948, p. 1). 8 De regeneración en lo justo, in Obras completas, introducción y notas de Manuel García Blanco, Madrid, Escelicer, 9 vols., , III, p. 700 (d'ora in avanti ci si riferirà a questa edizione delle opere complete di Unamuno utilizzando la sigla E, seguita da numero del volume e pagina; occasionalmente si prowederà altresì a tradurre il passo citato, laddove si riterrà che l'alternanza di registro linguistico possa inutilmente complicare il processo della lettura). I rapporti di Unamuno con il movimento nazionalista catalano sono, in quest'ultimo lustro del secolo, intensi e proficui (non è un caso che la prima edizione regolare dei saggi sul casticismo si pubblichi a Barcellona: cfr. Adolfo Sotelo Vázquez, Miguel de Unamuno: Artículos en "Las Noticias" de Barcelona ( ), Barcelona, Lumen, 1993). Più difficili e tormentad quelli con il nazionalismo basco, pesantemente compromessi dalle teorie via via espresse da Unamuno sulla lingua basca in discorsi e conferenze tenuti a Bilbao tra il 1888 e il La regeneración del teatro español, E, I, p. 906.

5 La scrittura della crisi: "En torno al casticismo" di Miguel de Unamuno 283 Un'analoga divaricazione di prospettive Unamuno la ripropone sul piano politico. Era entrato a far parte della Agrupación socialista di Bilbao negli ultimi mesi del 1894, epoca alla quale risalgono le sue prime collaborazioni alla rivista "La Lucha de Clases" diretta da Valentín Hernández. È tra i pochi - stando a quanto affermerà Ramiro de Maeztu dalle pagine di "El Socialista" (l/v/1899) - ad aver letto attentamente Marx, la cui analisi sui rapporti di forza tra classi sociali e potere economico giudica, e avrebbe giudicato anche in seguito, "luminosissima e profonda" benché insufficiente 10. Unamuno riconosce il ruolo determinante che ha svolto nell'evoluzione delle società il processo di accumulazione e di distribuzione della ricchezza. Si dice però anche convinto che altri bisogni, altro genere di tensioni, oltre a quelli puramente materiali, concorrano a far progredire la linea dell' emancipazione umana. "En el fondo de todo problema literario y aún estético, en el fondo de todo lo humano - osserva nel già citato saggio La regeneración del teatro español - hay una base economica y un alma religiosa. El economico y el religioso son, en acción y reacción mutuas, los factores cardinales de la historia humana" n. Concetto che riformulerà variamente, non mancando di precisare di averio mutuato da Proudhon. Trovano così spazio, nel corso di questa breve ma coinvolgente militanza socialista, curiosità e interessi non proprio ortodossi, punti di vista alternativi, non di rado in conflitto tra loro: dall'anarchismo teorico alla Ibsen o alla Tolstoi al socialismo cattolico di Nitri, dalla concezione antistatalista spenceriana al riformismo "illuminato" costiano. Vi è che Unamuno tende ora a leggere e interpretare tutto - in linea con la prospettiva hegeliano-marxista in chiave dialettica. Vuole passare - come 10 Interessanti valutazioni unamuniane, in questi termini, sulla dottrina marxista si rintracciano nella corrispondenza a Pedro Mugica, Clarín, Arzadun (tra il 1895 e 1897) e in vari saggi, anche successivi, da Contra el purismo (1903) a Concepción idealista de la historia ("La Nación", 29/III/1918). Le espressioni qui riportate sono ricavate dalla lettera di Unamuno del 30/X/1987 a Juan Arzadun (cit. da Rafael Pérez de la Dehesa, Politica y sociedad en el primer Unamuno, Madrid, Ciencia nueva, 1966, pp ). In merito all'influenza del pensiero marxista sul giovane Unamuno si sono variamente espressi, oltre allo stesso Pérez de la Dehesa, Elias Díaz, Carlos Blanco Aguinaga, Manuel Pizán, Dolores Gómez Molleda, Jon Juaristi ed altri. Di certo Unamuno lesse con attenzione le opere di Marx, come dimostrano i frequenti riferimenti ad esse negli articoli - di tema soprattutto politico-sociale- composti nell'ultima decade del secolo. Il suo socialismo, tuttavia, si rivelò subito incline all'eterodossia, insofferente a condizionamenti e vincoli di militanza "organica". 11 La regeneración del teatro español, E, I, p. 908.

6 284 Loretta Franale del resto suggerisce Marx - "dal linguaggio alla vita"; da un linguaggio astratto, divenuto con Hegel - ce lo ricorda Blanchot - "scienza di se stesso e modello di ogni scienza" 12, alla parola come atto coscientemente rivolto all'esperienza della realtà; pensiero umanamente dispiegato e dunque passibile di quelle medesime oscillazioni di senso in cui si manifesta il movimento stesso della vita. La dialettica hegeliana gli ha offerto un modulo argomentativo particolarmente efficace per sconfessare tanti luoghi comuni filosofici e storiografici ancora in auge presso le patrie accademie; parametri di giudizio che riteneva prefabbricati ad uso e consumo dei potenti di turno, o anche solo sciocche, posticce obbedienze alle mode e agli idoli della società letteraria contemporanea. Lo sta però anche sovraespenendo agli effetti di un negativismo logico assoluto che di lì a poco si rivelerà potente vettore di crisi e di intime lacerazioni 13. Comincia così per lui quel periodo ( ) che le biografie di solito classificano come "antesala de la crisis" 14 ; zona - ovvero sia - di tempesta spirituale nella quale agirebbero ad un livello ancora profondo tensioni e lacerazioni venute poi prepotentemente alla luce durante le drammatiche notti del '97. Nell'arco teso tra neoromaticismo ed esistenzialismo la ricerca unamuniana avanza ora - e avanzerà di fatto poi sempre - tra estenuanti oscillazioni. Spazia tra i grandi mondi filosofici del suo tempo (Kant, Hegel, Spencer, Marx, Schopenhauer) ma si schiera nettamente a favore del paradosso, della contraddizione, come contraltare all'idea stessa di sistema filosófico, come 12 Maurice Blanchot, La scrittura del disastro, a cura di Federica Sossi, Milano, SE, 1990, p Non è questa la sede opportuna per affrontare la complessa questione dell'influenza hegeliana sulla riflessione e la dialettica unamuniane, per la quale si rinvia a saggi di parere contrapposto: Manuel Pizán, El joven Unamuno. Influencia hegeliana y marxista, Madrid, Ayuso, 1970 (che ne esalta la portata) e quello di Pedro Ribas, Unamuno lector de Hegel, in "Revista de Occidente", Madrid, 96, 1989, pp (che la minimizza). Da parte nostra ci limiteremo a ricordare che Unamuno stesso la sentì come importante e significativa, soprattutto durante gli anni della formazione universitaria (cfr. la lettera del 1901 a Federico Urales, in La evolución de la filosofía en Españ, Barcelona, Cultura Popular, 1968, p. 161). In quanto al modulo argomentativo adottato in questi come in altri saggi coevi (il famoso principio di contraddizione), tanto Pizán come Ribas (sia pur con qualche distinguo) lo considerano di derivazione hegeliana. 14 Cfr. Armando Zubizarreta, Desconocida antesala de la crisis de Unamuno: , in Tras las huellas de Unamuno, Madrid, Taurus, 1960.

7 La scrittura della crisi: "En torno al casticismo" di Miguel de Unamuno 285 nuova esperienza in cui pensiero e immaginazione finiscono per confluire lungo una stessa frontiera speculativa. Di questo peculiare atteggiamento "critico" i saggi di cui ci occupiamo costituiscono un modello di impostazione e di metodo. Il bisogno di contraddittorio e di polemica è in essi teorizzato come principio vitale che salva il concetto dalle pietrificazioni e dai "malefici" del senso comune. Il lettore è continuamente richiamato a diffidare dell'evidenza, a non accontentarsi di un'accomodante mezza verità. È invitato a seguire un'altra strada, quella "dell'alternante affermazione dei contrari", che permetta "alla forza degli estremi" di agire nella sua anima e alla verità di affermarsi come "risultante della lotta" 15. Su questo "processo ritmico di contraddizioni" Unamuno fonda la sua originale tesi casticista, un nuovo concetto di tradizione, e la messa a fuoco di una dimensione intrahistórica nella quale vede brillare la luce dell'essenziale, o almeno un suo riflesso. Proprio quest'ultima, di cui pare si fossero già occupati i krausisti (Julián Sanz del Rio), lo stesso Hegel, e persino Galdós, gli offre un nuovo punto di vista, un nuovo piano di riflessione, rispetto all'ormai secolare questione della crisi spagnola, distante tanto dalle chiuse logiche conservatici dei tradizionalisti quanto da quelle indiscriminatamente "progressive" dei fautori del cambiamento ad ogni costo. Quella di Unamuno è, a volerla definire, una prospettiva "essenzialista". Scava all'interno della realtà spagnola (nell'intrahistórico) e punta all'essenziale, a ciò che la Spagna "è", non da sempre ma in ogni presente. Una salutare elementarietà trasforma in queste pagine la disperata memoria spagnola dei trascorsi splendori in appassionata concretezza, in viva attenzione per l'immediato, l'informe e il "basso", per la vita "de los millones de hombres sin historia que a todas las horas del día y en todos los países del globo se levantan a una orden del sol y van a sus campos a proseguir la oscura y silenciosa labor cotidiana y eterna" 16. Da quest'osservatorio decentrato, fuori dal tempo e dal "mondo"; da questo appartato regno di "silenziosi" distante dalle logiche ufficiali, sordo alla chiacchiera politica, o accademica; da questo orizzonte intermedio tra la superficie del mondo e la sua segreta realtà sotterranea, la vita e la storia si rivelano ad Unamuno nella loro costitutiva mutevolezza e transitorietà quali "onde in movimento" sopra cui scorrono e si consu- 15 ETC, p Ibid.,p. 110.

8 286 Loretta Franale mano gli accadimenti, le idee, le passioni degli uomini. Ma sotto, sul fondo silenzioso e immobile di quel mare in tempesta, egli vede precipitare e sedimentarsi i materiali puri, frammenti preziosi della tradizione viva - la tradizione del presente, precisa, non del passato -; materiali in grado di sfidare il tempo, di cristallizzarsi in forme eterne e permanenti. In essi scorge, Unamuno, la sottile "sustancia del progreso" 17, l'unico potenziale certo di energie positive per il futuro della Spagna. Luogo di labile coagulazione delle intenzioni consapevoli e inconsce di un popolo, di miti individuali e collettivi, l'intrahistoria è però anche la "terra di mezzo" - il confìnuum di Kierkegaardiana memoria - che dal barocco in poi regolarmente affiora e si impone, in tempi di crisi, tra i rigidi domini dell'ontologia: tra vita e sogno, realtà e immaginazione, intenzioni consce e pulsioni inconsce, passato e futuro, leggenda e storia. È il regno del "possibile" dove si annulla ogni senso rigidamente definitorio, ogni condizione mentale irrevocabile. L' eternità è qui il puro presente; la verità, un ossimoro; l'uomo, un' indecifrabile mescolanza di volontà cosciente e impulsi ciechi. Unamuno fa, in sostanza, coincidere l'orizzonte intrahistorico con quello di una filosofia potenziale (tutta ipotetica e congiuntiva) in cui ravvisa Xhumus fertile di ogni cultura; l'essenza, l'energia vitale - proprio perché contraddittoria, critica e conflittiva - di ogni civiltà. Tenterà, nei cinque saggi di analizzarne la materia, di considerare i rapporti di dipendenza, di possibile e fertile scambio con la realtà storica (culturale, sociale, economica) del paese. Vorrebbe penetrare la dolorante sostanza umana della Spagna di quei giorni, chiarire il senso del suo malessere, capire cosa possa giovare alla sua civiltà. Per decifrare Xintrahistorico - lo dicevano anche i krausisti - ci voleva del resto un poeta, un artista, formandosi, la memoria di un'epoca, nei suoi valori appunto "essenziali", sui documenti e le testimonianze più varie. Un romanzo, un quadro, una poesia - osserva lo stesso Unamuno - possono dire, di un secolo, assai più e assai meglio degli stessi libri di storia 18. Il teatro e i romanzi ba- 17 Ibid. 18 "Pensando en el parcial juicio de Schopenhauer - riflette in queste pagine Unamuno- he pensado en la mayor enseñanza que se saca de los libros de viajes que de los de historia..., de cuánto más hondos son los historiadores artistas o filósofos que los pragmáticos, de cuánto mejor nos revelan un siglo sus obras de ficción que sus historias de la vanidad, de los papiros y ladrillos" (ETC, p. 117). Prospettiva esegetico-pedagogica affine a quella - in Spagna d'ampia divulgazione- krausista.

9 La scrittura della crisi: "En torno al casticismo" di Miguel de Unamuno 287 rocchi, Lope, Cervantes, Calderón, i mistici figurano conseguentemente in questi saggi come gli elementi di rilievo della tradizione culturale spagnola, quella viva, con aspirazioni e possibilità davvero "moderne"; come i più sicuri testimoni - i veri depositan - dell'antica, essenziale, saggezza popolare. Ma ancor più rilevanti, e cariche di senso segnatamente "tradizionale" appaiono ad Unamuno le forme, le espressioni e le esperienze del vivere vivencias - che registra durante il suo continuo peregrinare fisico e mentale nella vasta e remota geografia del quotidiano castigliano. Qui è dove egli vede riflettersi più nitidamente il fenomeno Spagna; qui situa il centro vivo, la "roca dura" della sua civiltà. E cos'era per Unamuno la Spagna, questo strano paese dove - lo aveva sottolineato in una conferenza tenuta il 3 gennaio 1887 presso la società "El Sitio" di Bilbao - "iberi e baschi, celti e fenici, greci, romani, svevi, vandali, alani e silingos, goti, arabi, mori, siriani, ebrei, gitani e altre mille razze" erano venuti a cercare "il calore del sole" e "i frutti della terra"? Quali dovevano considerarsi i padri di una nazione dove "qui il basco, in Galizia il celta, il romano a León, il greco a Valencia, l'arabo e il moro in Aragona e in Andalusia" avevano sparso "gocce del loro sangue", ed erano germogliate un po' ovunque "idee di tutte queste razze"? Parlare di razza spagnola non aveva per Unamuno alcun senso, "è non sapere - protestava ciò che si dice" 19. Non sapevano cosa dicevano i difensori del castizo, del "puramente spagnolo", quando si esaltavano all'idea della propria specificità nazionale e ne celebravano indifferentemente vizi e virtù, orgogliosi comunque di sentirsi diversi, originali, e persino più "brutos" di altri. Castizo, ricordava loro Unamuno in apertura al primo saggio (La tradición eterna), era un derivato di casta, e casta era a sua volta riconducibile seguendo la discutibile etimologia proposta da Covarrubias nel Tesoro de la lengua castellana o española (1611) - all'aggettivo latino castus che significa "puro", "sin mezcla" 20. Ciò che legittimamente poteva dirsi castizo era perciò, per Unamuno, non l'originale (la "caricatura", la "mueca") ma l'originario, non i tratti differenziali ma la radice comune, non lo specifico proprio di una nazione ma l'universale, l'indistintamente "umano" Espíritu de la raza vasca, E, IV, pp ETC, p "Porque lo originai - precisa più avanti Unamuno no es la mueca, ni el gesto, ni la distinción., ni lo original; lo verdaderamente original es lo originario, la humanidad en nosostros" {ETC, p. 113).

10 288 Loretta Franale II significato stesso di tradizione sfuggiva, secondo Unamuno, ai suoi più energici sostenitori, che la identificavano con le forme più caduche e superficiali della vita storica nazionale. Essi pretendevano di perpetuare il passato della Spagna, di eternarlo, sottraendo al tempo e alla storia la loro essenza, che è movimento e cambiamento. Credevano in una Spagna che non c'era più, ma la proclamavano eterna ed immutabile, qualificativi che ad Unamuno non riusciva proprio di combinare. Solo ciò che vive, e dunque è - dice Unamuno - poteva cavalcare sui secoli, o scorrere sotto di essi, eternamente, come qualcosa di originario per ogni presente. Tradizione - ricorda in quello stesso saggio - è un derivato di tradere, "equivale a entrega, es lo que pasa de uno a otro; trans, un concepto hermano de los de transmisión, traslado, traspaso" 22. Non poteva dunque darsi secondo la logica unamuniana, tradizione del passato, giacché il passato, divenuto e morto, non transit. La tradizione doveva semmai pensarsi al presente: "lo que pasa scrive - queda" mentre ciò che è "pasado" giace "muerto para siempre y enterrado en cosas muertas" 23. Unamuno mette in discussione concetti e parole che ai più apparivano del tutto pacifici. Ha deciso di rompere con le convenzioni inguistiche, i saperi assoluti, le retoriche convenzionali. La questione linguistica assume subito nella sua riflessione un rilievo speciale u. La crisi della Spagna è per lui anche crisi della capacità di rappresentare con un linguaggio adeguato una realtà non solo, o non tanto - come è ovvio - diversa, quanto piuttosto intrinsecamente mutevole e in perpetuo divenire. Si affida, perciò, senza riserve alla forza creativa del linguaggio, dall'intimità dialettale alla più spettacolare erudizione. Pensa, così, di neutralizzare le mistificazioni della storia, di smascherare il tradimento del linguaggio accademico (1 : esperpento linguístico-académico variamente denigrado nel prologo e nei saggi 25 ) rispetto alla memoria arcaica che questo pretenderebbe di custodire in sé. 22 ETC, p ETC,p. 108 ep Per una valutazione dell'incidenza della riflessione linguistica sulla parabola speculativa unamuniana nel suo complesso, e per ogni altro fondamentale chiarimento circa la questione della lingua e del linguaggio nella formazione e nell'ideario di Unamuno, si rinvia al già citato saggio di O. Lottini e suoi importanti precedenti come Carlos Blanco Aguinaga, Unamuno, teórico del lenguaje, México, El Colegio de México, 1954 e Fernando Huarte Morton, El ideario lingüístico de Miguel de Unamuno, Salamanca, Universidad de Salamanca, Ibid.

11 La scrittura della crisi: "En torno al casticismo" di Miguel de Unamuno 289 Propone all'uopo - sulla linea di Herder e di Humboldt - di svecchiare il linguaggio, di restituirgli la freschezza e la flessibiltà - l'universalità - delle origini. Dal canto suo si diverte a coniare neologismi, post-ceptos (eccone un esempio): il contrario di "pre-cetti", frutto di libero esame e non di dogmi. Affila ossimori e paradossi ( [presente eterno). Costruisce calambours, incroci di senso tra significanti limitrofi (per citarne solo uno dei più noti, quello tra creer e crear: "creer lo que no vimos"i"crear lo que no vemos", utilizzato in questi come in altri saggi successivi). Gioca infine con l'etimologia, come lo abbiamo appena visto fare con i termini castizo e tradición. L'intento di Unamuno è fondamentalmente quello di conferire alle parole un senso che sia o del tutto nuovo, aderente alla nuova realtà - e dunque sufficientemente ambiguo e contraddittorio - o del tutto arcaico, quello più antico, più vicino alla prima - originaria - verità. Entro questi estremi si muove la scrittura unamuniana della crisi {a lo que salga la confessa Unamuno nell'omonimo saggio del 1904) 26 come scrittura libera e diveniente, spontanea germinazione del mondo interiore, sotterraneo, dell'artista che abita la crisi anche come spazio privilegiato della propria creatività. Una scrittura, insomma, aperta alle più ampie possibilità ed incroci di senso, estranea a scuole e accademie, distante dal mondo di tutti, ma anche pronta a confondere tutto - "los sentidos, anhelos y afectos más íntimos, los más recónditos pensares" - in "una común niebla espiritual" 27. La lezione stessa che Unamuno ricaverà dalla crisi consisterà, più che in un nuovo sapere, o in una medicina, in una strategia; in un'etica e in uno stile del pensiero (uno dei "nuevos estilos de integridad" registrati da Marichal 28 a carico del laboratorio di scrittura del '98) a loro volta protesi a congruir los contrarios; in una ricerca del senso fondata sul paradosso e sulla contraddizione, in grado di rappresentare il mondo come realmente è - come già allora gli appare -: assurdo, paradossale, frammentario e illusorio. 16 Alo que salga, E, I, pp Ii>id.,p Teoria e historia del ensayismo hispánico, Madrid, Alianza Universidad, 1984, p. 139.

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