Aree naturali protette nel Friuli Venezia Giulia

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2 Aree naturali protette nel Friuli Venezia Giulia Direzione centrale risorse agricole, naturali, forestali e montagna

3 Direzione centrale risorse agricole, naturali, forestali e montagna Servizio tutela ambienti naturali, fauna e Corpo forestale regionale Aree naturali protette nel Friuli Venezia Giulia. 1a edizione: a ristampa: a ristampa: 2005, edizione aggiornata. Coordinamento e testi: Franco Musi Collaborazioni: Valerio Bernardis, Andrea Cadamuro, Graziano Danelin, Dario Di Gallo, Daniele De Luca, Fabrizio Florit, Kajetan Kravos, Damijana Ota, Michela Prevarin, Stefano Santi, Glauco Vicario. Cartine: Elena Missio Foto: Archivio Parco Dolomiti Friulane: 58 in alto a dx. Archivio Parco Prealpi Giulie: 80 in alto Valerio Bernardis: 77 in basso a dx. Mauro Bertossi - LIPU: 109, 110 in alto, 111, 112, 113 in basso, 121, 125 tutte, 126 in alto, 128 in alto, 132 in basso, 133, 134 in alto, 135 a sin, 136. Carlo Blason: 132 in alto. Gianfranco Canderan: 30, 51 in basso, 78 in alto, 98 in basso, 100 in basso, 101 tutte, 158 in basso, 166 in alto. Massimo Cargnel, per concessione S.M.A. n.1604 del : 105, 115, 129. Andrea dall Asta: 77 in alto, 152 in alto, 235. Daniele De Luca: 48 in basso. Alessandro Di Daniel: 28, 53, 56 tutte, 60, 85, 87 tutte, 88, 89 tutte. Dario Di Gallo: 10, 15, 22, 23, 27 le due in alto, 33, 36, 37, 38, 39 tutte, 41 in alto, 42, 43 tutte, 44, 45 tutte, 46 tutte, 48 in alto e al centro, 54 in alto, 58 in basso, 59, 61, 64 tutte, 65 tutte, 66 in alto a dx e in basso, 67, 69 tutte, 70 in alto e in basso a sin, 71 tutte, 72 tutte, 73 in alto a sin, 80 in basso, 81 tutte, 82 in basso, 93 tutte, 94 in basso, 145, 146, 147, 155 in alto, 160 in alto, 161, 174 in alto a dx e in basso, 189, 191, 193, 195, 198, 200 a dx, 226, 231, 232. Mario Di Gallo: 14, 25, 27 in basso, 47 in alto, 51 in alto, 52 in alto 75, 76 in alto e al centro, 77 in basso a sin, 229. Luigino Felcher - LIPU: 113 in alto, 134 in basso, 135 a dx. Karlo Ferletič: 143. Lorenzo Fogale: 18, 122 in basso, 148 in alto, 149, 207, 215, 218, 222, 223, 224, 228. Fulvio Genero: 91, 98 in alto, 99, 100 in alto. Kajetan Kravos: 78 in basso a dx, 96, 120 in basso, 122 in alto, 123, 124 tutte, 127, 142, 181, 182 tutte. Luca Lapini: 233. Paolo Lenardon: 52 in basso, 119, 148 in basso, 154 tutte, 155 in basso, 156, 157 in basso, 158 in alto, 159, 178 in alto, 179. Giuliano Mainardis: 29, 73 in alto a dx e in basso a sin, 74 in alto, 79 tutte, 95 tutte, 200 a sin. Roberto Michielis: 58 in alto a sin. Franco Musi: 17, 40, 41 in basso, 66 in alto a sin, 70 in basso a dx, 73 in basso a dx, 76 in basso, 78 in basso a sin, 90 in basso, 97, 103, 108, 118, 120 in alto, 126 in basso, 131, 150 a sin, 176 a sin, 187, 210. Damijana Ota: 16, 94 in alto, 102, 127, 128 in basso, 150 a dx, 151, 152 in basso, 160 in basso, 163, 164 in basso a dx e a sin, 166 in basso, 168, 169 tutte, 170 tutte, 173 in basso, 174 in alto a sin, 175, 177, 180, 181, 204, 205, 211 tutte, 212, 217, 227, 233 in alto. Roberto Parodi: 234. Fabio Perco: 110 in basso, 173 in alto. Marco Pradella: 47 in basso, 54 in basso, 55, 57, 90 in alto a sin. Roberto Valenti: 19, 26, 49 tutte, 50 tutte, 74 in basso, 139, 140, 157 in alto, 164 in alto, 165 tutte, 167, 176 a dx, 178 in basso. Glauco Vicario: 106, 107, 114. Gianni Viel: 82 in alto. Stefano Zanini: 90 in alto a dx. Progetto grafico copertina: Direzione della Comunicazione Regione FVG Impaginazione e stampa: Arti Grafiche Friulane S.p.A. - Udine

4 INDICE Presentazione Introduzione pag. 7 I parchi naturali regionali Parco naturale delle Dolomiti Friulane » 33 Parco naturale delle Prealpi Giulie » 61 Le riserve naturali regionali Riserva naturale Forra del Torrente Cellina » 85 Riserva naturale del Lago di Cornino » 91 Riserve naturali Foci dello Stella e Valle Canal Novo » 103 Riserva naturale della Foce dell Isonzo » 115 Riserva naturale della Valle Cavanata » 129 Le riserve naturali del Carso » 137 Riserva naturale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa » 143 Riserva naturale delle Falesie di Duino » 153 Riserva naturale del Monte Lanaro » 161 Riserva naturale del Monte Orsario » 167 Riserva naturale della Val Rosandra » 171 Le aree di reperimento » 183 I biotopi naturali regionali » 213 Fonti legislative Legge 6 dicembre 1991, n.394 (estratto) » Legge regionale 30 settembre 1996, n.42 (estratto) » 244

5 4 PRESENTAZIONE Verso la fine degli anni 70 ha visto la luce, in Friuli Venezia Giulia, il Piano Urbanistico Regionale quale strumento di indirizzo e di coordinamento delle politiche territoriali. È il primo esempio in Italia di pianificazione generale (in scala regionale), che riunisce e coordina in un unico, ordinato e coerente disegno lo sviluppo dei caratteri paesistici locali e la valorizzazione delle risorse territoriali, ambientali, sociali ed economiche. Con l approvazione del Piano si inaugura, dunque, una convergenza importante sul binomio conservazione e sviluppo, legando la pianificazione ordinaria al riconoscimento istituzionale della componente ambientale e naturalistica del territorio. È così che il Friuli Venezia Giulia, pur rappresentando un territorio fortemente antropizzato, si qualifica anche per il suo elevato valore naturalistico, dato dalla varietà degli ambienti e della sua posizione biogegrafica. Nonostante siano trascoarsi 30 anni e sia cresciuta a livello europeo, nazionale e regionale l attenzione nei confronti delle tematiche ambientali, l intuizione del PURG di promuovere un rapporto corretto fra istituzioni e governo del territorio resta quanto mai attuale, così come attuale resta la individuazione dei luoghi da sottoporre a particolare tutela, prevedendo il diretto coinvolgimento delle Am ministrazioni locali nell attuazione dei conseguenti e specifici interventi. Una previsione, questa, dal non trascurabile valore aggiunto, che ha consentito alle stesse Comunità locali di diventare protagoniste attive delle scelte, anziché accettarle. L attualità di questa impostazione, volano per nuove sinergie fra realtà sociali e naturali, ha indotto l Amministrazione regionale alla ristampa del volume Aree naturali protette: parchi, riserve e biotopi del Friuli Venezia Giulia, auspicando che le conoscenze e le informazioni in esso raccolte possano favorire il perseguimento di uno sviluppo che, pur rispondendo alle necessità del presente, non comprometta la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie. Enzo Marsilio Assessore regionale alle risorse agricole, naturali, forestali e montagna

6 Grande è il senso di responsabilità in chi, quotidianamente, deve gestire un patrimonio naturalistico così particolare e ricco di valori di assoluta eccellenza come quello del nostro territorio regionale. A tutti i livelli, le donne e gli uomini impegnati nella Direzione centrale risorse agricole, naturali, forestali e montagna avvertono questo particolare incarico che deriva loro da una competenza d ufficio, che è anche passione personale, impegno etico. Poiché il nodo essenziale che tutti siamo chiamati ogni giorno a risolvere è quello determinante dello sviluppo sostenibile, dell intreccio necessario tra le ragioni dell economia, le ragioni della società e quelle dell habitat naturale, dove però è da queste ultime che ricaviamo l aria da respirare, il cibo da mangiare, i colori, i profumi e i sapori che allietano la nostra vita. Si rendeva quindi necessario ed utile ristampare questo prezioso vademecum, edito nel 1999 e ristampato nel 2001, rapidamente esaurito e da molti più volte ancora richiesto poiché, vorremmo dire, indispensabile a riassumere con rara incisività e chiarezza, grazie ai testi di Franco Musi ed al lavoro coordinato di molte persone appassionate ed esperte che qui tutte ringraziamo, le grandi qualità di un ambiente naturale davvero unico. Unico per il suo porsi come crocevia naturale all intersecarsi delle tre grandi aree socio-geografiche del continente europeo: l area illirico-balcanica, che ancora si legge nelle steppe della landa carsica, l area mediterranea, che ammanta con i lecci le scogliere calcaree, ed infine l area centro-europea, affidata alle robuste querce dalle grandi ombre. Unico per la sua capacità di compensare, in poche decine di chilometri, paesaggi e panorami così diversi e così significativi, ricchi di una biodiversità singolare e che molti ci invidiano, ma tale da impegnare chi ha il compito della conservazione della natura e del necessario progresso dell uomo in un duro ed incessante lavoro di sintesi e di proposta che qui viene riassunto ed esemplificato fino a giungere all attuale sistema di parchi, riserve e biotopi, sistema perfettibile sicuramente, ma comunque testimone di un impegno incessante e di un attenzione estrema alle ragioni del bene di tutti, uomini e no. Augusto Viola Direttore centrale 5

7 6 Informazioni: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Servizio tutela ambienti naturali, fauna e Corpo forestale regionale Uffici di via di Toppo Udine tel fax Parco naturale regionale delle Dolomiti Friulane e Riserva naturale regionale della Forra del Cellina Ente Parco naturale delle Dolomiti friulane Via Vittorio Emanuele, 27, Cimolais (PN) tel fax Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie Ente Parco naturale delle Prealpi Giulie, Piazza Tiglio, 3, Resia (UD) tel / fax Riserva naturale regionale del Lago di Cornino Comune referente: Forgaria nel Friuli, Piazza Tre Martiri, 4, Forgaria nel Friuli (UD) tel Centro visite tel./fax Riserve naturali regionali della Valle Canal Novo e delle Foci dello Stella Comune referente: Marano Lagunare tel Centro visite: Via delle Valli, Marano Lagunare (UD) tel fax Riserva naturale regionale della Foce dell Isonzo Comune referente: Staranzano, Piazza D. Alighieri, Staranzano (GO) tel Riserve naturali regionali della Valle Cavanata, dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa, delle Falesie di Duino, del Monte Lanaro, del Monte Orsario e della Val Rosandra Organo gestore: Direzione centrale risorse agricole, naturali, forestali e montagna - Servizio tutela ambienti naturali, fauna e Corpo forestale regionale Uffici di via di Toppo, 40, UDINE tel fax

8 Introduzione

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10 9 LA CONSERVAZIONE DELLA NATURA E LO SVILUPPO SOSTENIBILE L uomo e la natura: un rapporto ancora irrisolto con la continua illusione del primo di esercitare una posizione di dominio e controllo sulla seconda attraverso lo sviluppo delle tecnologie e della conoscenza dei meccanismi che regolano la vita sulla terra. In fin dei conti, millenni di esperienza dimostrano continuamente che la soluzione di un problema ne propone immediatamente molti altri fino ad allora sconosciuti. La natura, il mondo in cui viviamo è ben lontano dall essere compreso e meno ancora dominato. È per questo che il comportamento dell uomo moderno do - vrebbe essere improntato ad un grande rispetto e umiltà ed il tema della conoscenza e della cultura naturalistica dovrebbero avere un ruolo primario nei singoli e nelle società. Gli ultimi decenni del secolo scorso hanno visto nascere, crescere e diventare centrale il tema dell ambiente nelle politiche degli stati riguardanti l uso delle risorse naturali e territoriali. I principi sanciti dalla comunità internazionale sulla limitatezza delle risorse, la protezione e conservazione della diversità biologica, l integrazione degli aspetti economici e ambientali secondo modelli di sviluppo sostenibile per l ambiente hanno come fine ultimo quello di assicurare la più alta qualità di vita non solo alle popolazioni umane presenti ma anche alle future generazioni. Questi concetti sostengono anche gli atti formalmente sottoscritti da moltissimi governi nazionali, quali la Conferenza di Rio de Janeiro del 1992 su Ambiente e sviluppo o il trattato

11 10 introduzione Prato fiorito di Lavinal dell Orso. dell Unione Europea di Maastricht che, all art. 2, pone quale obiettivo dell Unione stessa una crescita sostenibile, non inflazionistica e che rispetti l ambiente. Eppure la politica economica prevalente è ancora dominata da principi diversi, che perseguono la standardizzazione dei beni prodotti e dunque non ritengono la varietà e la diversità un valore positivo: la standardizzazione rappresenta l esatta antitesi dei processi evolutivi biologici che, in tempi lunghissimi e come conseguenza di eventi casuali, hanno dato luogo a quella enorme quantità di variabili vegetali ed animali che oggi vengono sinteticamente definiti come biodiversità. È soprattutto in rapporto quindi ai modelli di sviluppo dominanti che si deve intendere lo sforzo culturale e sci - entifico che la politica di li vello locale, nazionale e planetario deve svolgere e dovrà rafforzare per raggiungere un soddisfacente equilibrio fra economia ed ecologia. La conservazione della natura intesa co me difesa ecologica dell ambiente assume allora altrettanta importanza rispetto all altro grande filone operativo di tutela delle risorse, rappresentato dalle norme, abbondantissime e dagli interventi, sofisticatissimi, messi in atto per la difesa tecnologica dell ambiente stesso. Le linee strategiche per la conservazione della natura sono tracciate nell Unione Europea dalla Direttiva Habitat n. 43 del 1992 relativa appunto alla conservazione degli habitat naturali, della flora e della fauna selvatica. Con questa Direttiva l Unione si propone di realizzare una Rete Ecologica Europea (EECONET) secondo un progetto denominato Natura 2000 che individua e tutela in forme diverse a secondo della loro importanza, aree, siti e zone di grande valenza naturalistica. In Italia dunque, come negli altri Stati membri dell Unione, si dovrà costituire una rete ecologica nazionale che risulterà dalla sommatoria delle azioni concretamente

12 l evoluzione normativa nel friuli venezia giulia 11 svolte sia a livello statale che regionale. Per la formazione della rete ecologica nazionale i parchi e le riserve assumono il ruolo di nodi interconnessi tra di loro e con altre aree di rilevante interesse naturalistico e da corridoi ecologici a cui si frappongono zone cuscinetto o di transizione in modo tale da costruire una vera e propria infrastruttura ambientale estesa all intero territorio. La rete ecologica nel rapporto uomo territorio può rappresentare, attraverso il contenimento della riduzione degli habitat e l individuazione delle capacità di carico compatibili con le caratteristiche dell ambiente circostante, un valido strumento per contrastare l erosione genetica e la semplificazione biologica, puntando invece a conciliare i bisogni umani con il più alto contenuto di biodiversità dell ambiente. Secondo le finalità caldeggiate dal trattato dell Unione Europea, perseguire il concetto di sostenibilità implica la ricerca di linee di sviluppo economico che rispettino l ambiente e operino per un assetto territoriale equilibrato, in modo tale che, nel percorrere il cammino della globalizzazione, si ricerchi il rispetto delle identità locali, in tutti i loro valori, naturali ed antropizzati. L evoluzione normativa nel Friuli Venezia Giulia La tutela della natura nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia presenta dal punto di vista storico molte analogie rispetto alle altre regioni italiane ed europee, con evidenti particolarità legate alla grande complessità territoriale in un area piuttosto limitata, densa di contenuti ambientali ma anche profondamente segnata da processi storico-sociali che hanno reso estremamente dinamico il rapporto tra la popolazione umana e l ambiente naturale. Anche in questa Regione la politica del territorio ha affrontato il tema della tutela ambientale come conseguenza di un certo modello di sviluppo del secondo dopoguerra che, seppure in modo certamente minore rispetto ai grandi poli industriali italiani, aveva evidenziato l esistenza di inevitabili conflitti fra i beni naturali e il loro uso a scopo economico. In questo senso sono significativi i problemi emersi negli anni dopo il 1960

13 12 introduzione a proposito delle trasformazioni fondiarie fortemente incidenti sull ambiente e tutte tese a favorire un agricoltura intensiva nell alta pianura dei magredi e nell intera fascia delle risorgive. Tutta la fascia costiera ha subito notevoli pressioni per gli insediamenti sia residenziali sia soprattutto turistici, mentre l intera Regione ha visto la propria rete infrastrutturale radicalmente trasformata con la conseguenza di una suddivisione del territorio in settori che sono ormai sempre più difficilmente comunicanti fra loro in senso biologico. A partire dal 1970 l intera Regione venne sottoposta ad un accurata analisi del proprio territorio al fine di produrre il Piano urbanistico regionale generale (PURG) che doveva divenire il punto di riferimento per la pianificazione di livello subordinato e cioè principalmente quella dei piani regolatori comunali. Una parte determinante degli studi relativi al PURG venne riservata alla componente ambientale e naturalistica del territorio regionale nel quale si riconobbe la presenza di una serie di grandi habitat fortemente caratterizzati ma anche strettamente connessi e interdipendenti, in modo tale da potersi configurare come un vero e proprio sistema meritevole di essere considerato determinante per un equilibrato rapporto fra uomo e natura, fra conservazione e sviluppo. Il PURG vide la luce nel 1976 ma la concomitanza con la tragedia del terremoto e la conseguente emergenza che necessitava d interventi straordinari ne ritardò l approvazione fino al 1978; esso fu comunque il primo esempio in Italia di pianificazione di scala vasta regionale, di valenza generale e non settoriale. La protezione della natura nel PURG si esplicitava attraverso l individuazione di una serie di territori da sottoporre a particolare tutela attraverso piani specifici che dovevano essere adottati tuttavia dalle singole amministrazioni comunali interessate e successivamente approvati dalla Regione. Le aree individuate costituivano un vero e proprio sistema in quanto gravitavano su tutti i principali ambienti naturali regionali e cioè quello dei rilievi alpini e prealpini, della pianura e dell arco costiero, dell altopiano carsico e infine di tutti i fiumi significativi che assumevano il ruolo di connettivo delle aree precedentemente citate.

14 l evoluzione normativa nel friuli venezia giulia 13 In questo modo il territorio soggetto a particolare tutela raggiungeva oltre il 30% della superficie regionale con ben 14 parchi naturali individuati e quasi i due terzi dei 219 Comuni della Regione coinvolti nella complessa operazione di pianificazione e successiva gestione. Proprio la gran complessità e delicatezza dei meccanismi prefigurati dal PURG fu determinante per lo slittamento di cinque anni del concreto avvio della sua attuazione attraverso l emanazione di un apposita legge regionale, la n. 11 del 1983 per l appunto, che nel quadro della più generale legis- I parchi e gli ambiti di tutela ambientale previsti dal Piano Urbanistico Regionale Generale del 1978 interessavano oltre il 30% del territorio regionale.

15 14 introduzione

16 l evoluzione normativa nel friuli venezia giulia 15 lazione urbanistica regionale, dettava le norme particolari per perseguire la politica prevista dalla pianificazione regionale in materia di tutela della natura e di sviluppo compatibile con le esigenze di tutela stessa. Una interessante osservazione che gli esperti del settore fecero all epoca dell emanazione della legge regionale n. 11/83 fu che con tale legge la Regione Friuli Venezia Giulia si distingueva nettamente da tutte le altre Regioni italiane e anche dagli altri modelli europei in tema di aree naturali protette, poiché anteponeva la fase di pianificazione a quella di istituzione dei parchi e delle riserve riservando anzi proprio all atto di formale adozione del Piano il momento istitutivo dell area protetta. Se da un lato questo modo procedurale proponeva senza indugi i problemi di strutturazione e gestione del patrimonio naturale e antropico facendo emergere immediatamente tutti i conflitti fra le varie componenti e soggetti coinvolti, da un altro lato ha generato una evidente posizione di soggetto debole per le aree protette previste dal PURG, di soggetti cioè provvisori, non definiti sul piano istituzionale e dunque non provvisti di propria autonoma capacità decisionale e soprattutto impossibilitati ad esprimere attraverso la concreta gestione del territorio, la validità del proprio modello di governo territoriale. Il Friuli Venezia Giulia è una Regione con il 43% del territorio montano: nell immagine il gruppo del Jôf Fuart nelle Alpi Giulie. NELLA PAGINA A FIANCO: Nel medio e basso corso i fiumi friulani sono caratterizzati da vasti alvei ghiaiosi. Il Tagliamento fra Bordano e Ragogna.

17 16 introduzione Il Carso attualmente conosce una progressiva e veloce rioccupazione delle specie forestali: la landa carsica è in forte riduzione. Di fronte a tale situazione la volontà e la convinzione dei singoli Comuni è stata determinante nel definire i limiti di pratica applicazione della legge regionale n. 11/83 con il risultato sostanziale di una totale frammentazione del disegno prefigurato dal piano generale regionale, realizzato solo in qualche luogo per parti significative (Prealpi Carniche, p.e.) ma, pur dopo diversi anni, con il sostanziale abbandono del primigenio e illuminato disegno di sistema regionale delle aree naturali protette immaginato e indicato dal PURG del Di fatto, ancora all inizio degli anni 90 erano lontani dalla istituzione i parchi della Carnia centrale, di oltre metà delle Alpi Giulie, di buona parte delle Prealpi Giulie e Carniche, di più della metà dei sette parchi fluviali, dell intero parco della Laguna e di quello del Carso. Ma, pur se con tutti i limiti e i condizionamenti posti dal difficile percorso immaginato dalla singolarità della legge regionale, diverse iniziative avevano preso avvio con indubbio successo e interessantissimi risultati; i problemi maggiori dovevano rivelarsi proprio sul terreno applicativo della pratica gestione. La legge regionale n. 11/83 infatti si rivelò uno strumento piuttosto insufficiente a dare indirizzi e stabilità istituzionale alle aree protette comunque avviate. In realtà infatti la legge denunciava carenze

18 l evoluzione normativa nel friuli venezia giulia 17 La fascia costiera, accanto ai grandi insediamenti per il turismo balneare e dei poli industriali, presenta ancora notevoli estensioni naturali. Nella foto la foce del fiume Stella allo sbocco nella Laguna di Marano. che erano la conseguenza di aver posto il problema della pianificazione piuttosto che quello dell istituzione e gestione come tema e preoccupazione centrale del legislatore, come risultato evidente della derivazione urbanistica della disciplina. L ur banistica si rivelò ben presto anche insufficiente ad affrontare temi e problemi di gestione del territorio extraurbano che sono appunto molto lontani dai modelli urbanistici conosciuti e già normati: si pensi ad esempio a temi come l agricoltura o la selvicoltura, l allevamento, la caccia, la tutela della flora e della fauna, l uso del tempo libero, la ricerca scientifica e la didattica naturalistica. In altre parole la quasi totalità delle attività di normale gestione nell ambito di un area naturale protetta e che sono i suoi principali scopi istitutivi sfuggono o sono estranei alla disciplina urbanistica. Tale convincimento è diventato evidente come conseguenza dell esperienza anche in campo nazionale tant è che la legge quadro statale n. 394 del 1991 è improntata sul principio di autonoma disciplina della materia naturalistica anche dopo importanti decisioni della Corte costituzionale che sancivano la diversità sostanziale dei principi della tutela della natura. che non potevano essere riassunti e contenuti completamente dagli strumenti urbanistici.

19 18 introduzione Il Lago di Doberdò è uno dei pochi esempi di acque superficiali nel territorio carsico italiano. In ambito regionale questi ragionamenti erano già ben presenti ed era ormai maturata la convinzione di un sostanziale aggiornamento della legge regionale n. 11/83 per risolvere i problemi ormai evidenti legati agli assetti istituzionali e gestionali delle aree protette. Già nel novembre 1991 con la legge regionale n. 53 venne stabilita una nuova e interessante normativa nei riguardi di uno dei settori più controversi e conflittuali: quello della gestione faunistica e della caccia nelle aree protette. Questa fu la prima ma anche ultima integrazione della legge n.11 del 1983 poiché pochi giorni dopo lo Stato emanò la legge quadro in materia di aree naturali protette e precisamente la legge 6 di cembre 1991, n Con que sto provvedimento lo Sta to italiano metteva fine ad un dibattito che durava da almeno trent anni e disponeva una strategia per la creazione di aree protette non solo di ca rattere nazionale ma anche di livello regionale dettando alcune norme che assumevano rango di riforma economico sociale e pertanto non derogabili nelle singole leggi regionali di recepimento. L obbligo di adeguamento per le Re - gioni venne prontamente rispettato dalla sola Regione Pie monte che aveva peraltro già una propria legislazione per i suoi parchi e riserve naturali aderente alla nuova disciplina statale. Tutte le altre Regioni che nei decenni precedenti avevano, come il Friuli Venezia Giulia, sperimentato autonome e talvolta originali soluzioni legislative al problema della tutela ecologica dell ambiente si trovarono in oggettive difficoltà tant è che ancora al 1998 solo 13 Regioni avevano prodotto nuove leggi considerate adeguate alla norma quadro statale. Per quanto riguarda l esperienza regionale del Friuli Venezia Giulia va ancora sottolineato il fatto che la legge statale è intervenuta nel momento in cui si stava concretizzando il massimo

20 l evoluzione normativa nel friuli venezia giulia 19 sforzo e i maggiori risultati per realizzare compiutamente il disegno indicato dal PURG del I maggiori nodi conflittuali erano ormai emersi e la quasi totalità dei Comuni erano stati coinvolti in un dibattito positivo sulla necessità e op - portunità di una tutela attiva delle proprie risorse naturali ed ambientali. Tutta la di - scussione era caratterizzata da una dialettica aperta e so - prattutto contraddistinta dal - la capacità di adeguamento alle singole situazioni locali. I Comuni stes si poi erano divenuti protagonisti decisivi non solo della fase pianificatoria ma anche della seppur limitata esperienza gestionale, so - prattutto nella forma della as - sociazione di Comuni permessa dalla nuova legge statale n. 142/90 in materia di autonomie locali. Fra i punti inderogabili posti dalla legge n. 394/91 si ricordano come particolarmente importanti l obbligo di istituzione delle singole aree protette con specifica legge, la partecipazione degli Enti locali alla formazione e gestione dei parchi e delle riserve, la predisposizione di specifici bilanci annuali di gestione, l adozione di misure di salvaguardia e di alcuni divieti per certe attività fra le quali la caccia. Il divieto di caccia quale presupposto preliminare all istituzione di qualsiasi area naturale protetta ai sensi della nuova legge quadro è stato senza dubbio il motivo di massima conflittualità fra le associazioni venatorie interessate e il legislatore regionale determinando in modo sostanziale i limiti La costa alta dell Alto Adriatico: le più rappresentative falesie sono tutelate oggi da una riserva naturale.

21 20 introduzione AREE PROTETTE: PARCHI NATURALI REGIONALI: 1. DOLOMITI FRIULANE ha PREALPI GIULIE ha RISERVE NATURALI REGIONALI: 3. FORRA DEL TORRENTE CELLINA ha LAGO DI CORNINO ha VALLE CANAL NOVO ha FOCI DELLO STELLA ha VALLE CAVANATA ha FOCE DELL ISONZO ha LAGHI DI DOBERDÒ E DI PIETRAROSSA ha FALESIE DI DUINO ha MONTE LANARO ha MONTE ORSARIO ha VAL ROSANDRA ha 746 TOTALE ha AREE DI REPERIMENTO a) Monte Auernig ha 536 b) Alpi Carniche ha c) Jof di Montasio e Jof Fuart ha d) Laghi di Fusine ha e) Monte Mia ha f) Monte Matajur ha 574 h) Foresta del Cansiglio ha i) Sorgive di Bars ha j) Fiume Livenza ha k) Magredi del Cellina ha 757 l) Risorgive del Vinchiaruzzo ha 239 m) Palude Moretto ha 113 n) Risorgive dello Stella ha o) Palude Selvote ha 58 p) Bosco Baredi ha 167 q) Bosco Coda di Manin ha 173 r) Valle Pantani ha 114 s) Isola di S. Andrea ha 852 t) Banco d Orio ha 720 u) Landa Carsica ha TOTALE ha

22 l evoluzione normativa nel friuli venezia giulia 21 Carta delle aree naturali protette nel Friuli Venezia Giulia. In verde i parchi e le riserve naturali regionali, in arancio le aree di reperimento e in rosso i biotopi naturali regionali. BIOTOPI 1. Magredi di S. Quirino ha Palude Cima Corso ha 7,5 3. Palude del Fiume Cavana ha Palude Fontana Abisso ha 9,7 5. Palude Fraghis ha 22,7 6. Paludi del Corno ha 50,8 7. Prati di Col San Floreano ha Risorgive di Flambro ha Risorgive di Virco ha Risorgive Zarnicco ha Torbiera Curiedi ha Torbiera di Casasola ha Torbiera di Lazzacco ha 15,8 14. Torbiera di Promollo ha 4,4 15. Torbiera di Sequals ha 9,6 16. Torbiera Schichizza ha 9,9 17. Prati umidi dei Quadris ha 21,5 18. Torbiera Groi ha 10,4 19. Torbiera di Borgo Pegoraro ha 28,4 20. Prati della Piana di Bertrando ha Laghetti delle Noghere ha 12,5 22. Risorgive di Schiavetti ha 63,9 23. Torbiera Selvote ha 59,8 24. Torbiera Cichinot ha 12,5 25. Prati del Lavia ha 56,4 26. Acqua caduta ha 15,8 27. Selvuccis e Prat dal Top ha 91,7 TOTALE ha 908,3 LEGENDA PARCHI E RISERVE AREE DI REPERIMENTO BIOTOPI

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