Donatella Fioretti Chiesa, società e vita religiosa nell Italia dell Ottocento

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1 Donatella Fioretti Chiesa, società e vita religiosa nell Italia dell Ottocento Estratto da: Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia, XL-XLI , Macerata, eum, 2011, pp

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3 Donatella Fioretti Chiesa, società e vita religiosa nell Italia dell Ottocento 1 1. Profondo restava nell Ottocento il segno lasciato nella memoria collettiva dalla rivoluzione francese, che, ponendosi come evento complesso, dalla portata epocale, aveva stimolato fin dal suo inizio riflessione e scritture miranti a decifrarne il significato profondo, diverso a seconda delle prospettive culturali e politiche degli osservatori 2. [Del]la famosa rivoluzione che, scoppiata sulla Senna, sconquassò il mondo [...] Iddio si servì piuttosto che dei diluvii di fuoco e di acque per ringiovanire la faccia d Europa. La religione cattolica dalla catastrofe che pretendeva ingojarla, emerse gloriosa così, che confusi i delirii del giansenismo, dispregiati i filosofi enciclopedisti e sbugiardate le loro profezie, vediamo ogni sociale progresso essere un ritorno al cattolicismo, un nuovo trionfo di lui 3. Queste parole, scritte nella prima metà degli anni Quaranta da Gaetano Baluffi, già primo Internunzio straordinario presso la repubblica della Nuova Granata e Delegato apostolico presso le altre repubbliche dell America centrale e meridionale ed allora vescovo di Camerino, riassumono efficacemente la percezione della rivoluzione francese diffusa tra i cattolici e in particolare nei gruppi di ispirazione millenaristica come castigo di Dio e insieme momento di avvio di una nuova era, secondo «la dialettica, costante nel mondo della profezia, tra catastrofe e rinnovamento, speranza e paura» 4. La rivoluzione, in effetti, aveva costituito un autentico trauma per la Chiesa e la società dei fede- 1 Rielaborazione della relazione presentata al convegno La Congregzione Silvestrina nei secoli XIX-XX, Fabriano 5-8 ottobre Bruno Bongiovanni, Luciano Guerci (a cura di), L albero della Rivoluzione. Le interpretazioni della Rivoluzione francese, Torino, Einaudi, Gaetano Baluffi, L America un tempo spagnuola riguardata sotto l aspetto religioso dall epoca del suo discuoprimento sino al 1843, Ancona , vol. I, pp. V-VI. Su questa opera mi si consenta di rinviare a Donatella Fioretti, La storia ecclesiastica dell America un tempo spagnuola di Gaetano Baluffi, in Alberto Filippi (a cura di), Ruggiero Romano l Italia, l Europa, l America. Studi e contributi in occasione della laurea honoris causa, Camerino, Università degli Studi di Camerino, 2000, pp Marina Caffiero, Profezia femminile e politica in età moderna. II Dalla rivoluzione all Ottocento, in Ead., Religione e modernità in Italia (secoli XVII-XIX), Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2000, p. 168.

4 282 donatella fioretti li, pur suscitando atteggiamenti e risposte differenziate in relazione ai diversi gruppi in cui si articolava il mondo cattolico e alle varie fasi che ne avevano scandito il corso, al progressivo slittamento verso posizioni lontane dall ispirazione liberale del Per quanto riguarda il rapporto fra la Rivoluzione e la Chiesa, che nell immediato non aveva dato luogo a particolari timori per le sorti della Chiesa stessa, il momento di svolta si pone nel Il 12 luglio di quell anno infatti era stata approvata la Costituzione civile del clero che comportava una profonda ristrutturazione della Chiesa con l attribuzione ai fedeli della scelta di parroci e vescovi la cui istituzione canonica veniva sottratta a Roma soggetti all obbligo del giuramento di fedeltà alla Costituzione. Come è noto, la Costituzione produsse una grave lacerazione delle coscienze e buona parte del clero rifiutò di giurare così che si determinò una spaccatura fra clero refrattario, attorno al quale si coagularono le resistenze popolari alla rivoluzione 6, e clero costituzionale: la spaccatura, che fu anche «uno scisma in seno allo Stato» 7, sotto il profilo religioso generò «incertezza, indifferenza, lassismo» contribuendo al processo di scristianizzazione 8. Il rifiuto del giuramento significava fedeltà a Roma, alla posizione assunta dal papa Pio VI, il quale con il breve Quod aliquantum (1791) condannò la Costituzione civile del clero: l irrigidirsi delle posizioni aprì la strada al progressivo consolidarsi di «una cultura rivoluzionaria anticattolica, tuttavia pervasa dello spirito d intolleranza proprio del cattolicesimo» 9 e di un atteggiamento di globale rifiuto della rivoluzione stessa in larga parte del mondo cattolico, atteggiamento sul quale si tornerà più avanti. Senza soffermarsi sulle fasi della politica ecclesiastica e religiosa rivoluzionaria e sul conflitto tra la S. Sede e la Francia 10, va però ricordato che fu 5 François Furet, Denis Richet, La Révolution française, Paris, Hachette, 1965; trad. it. La Rivoluzione francese, Roma-Bari, Laterza, 1974, cap. V; François Furet, Penser la Révolution française, Paris, Gallimard, 1978; trad. it. Critica della Rivoluzione francese, Roma-Bari, Laterza, Timothy Tackett, Religion, Revolution and Regional Culture in Eighteenth-Century France. The Ecclesiastical Oath of 1791, Princeton, Princeton University Press, 1985; Michel Vovelle, La découverte de la politique. Géopolitique de la révolution française, Paris, Éditions La Découverte, 1992; trad. it. La scoperta della politica. Geopolitica della Rivoluzione francese, Prefazione di Anna Maria Rao, Bari, Edipuglia, 1995, pp Furet-Richet, La Rivoluzione francese, cit., p. 148: «Non si trattò soltanto di uno scisma in seno alla Chiesa, bensì di uno scisma in seno allo Stato. Allo stato maggiore controrivoluzionario privo di truppe, la Rivoluzione fece dono della fanteria rappresentata dai preti refrattari e dal loro gregge». 8 Nicola Raponi, Riflessioni sul bicentenario, in Cultura e società nel Settecento, 4. Le ripercussioni della Rivoluzione Francese in Italia, in particolare nelle Marche, Atti del XIII Convegno del Centro di Studi Avellaniti, Fonte Avellana 1989, Urbino, Arti Grafiche Editoriali, 1990, p François Furet, Costituzione civile del clero, in François Furet, Mona Ozouf (a cura di), Dizionario critico della Rivoluzione francese, Milano, Bompiani, 1988, p Sul quale si rinvia all importante, documentatissimo volume di Luigi Fiorani, Domenico Rocciolo, Chiesa romana e Rivoluzione francese , Rome, École française de Rome, 2004; per l esame dei diversi filoni di pensiero presenti all interno della Chiesa nello stesso periodo, Gérard Pelletier, Rome et la Révolution française. La théologie et la politique du Saint-Siège devant la Révolution française ( ), Rome, École française de Rome, 2004.

5 chiesa, società e vita religiosa nell italia dell ottocento 283 Napoleone con il Concordato stipulato nel 1801 con la Santa Sede (ed entrato in vigore anche nei territori italiani annessi alla Francia) a porre fine ai continui e bruschi «cambiamenti avvenuti nello statuto giuridico e politico della religione, oltre che nella situazione della Chiesa francese [realizzando...] sotto l apparenza di un ritorno al passato e di una restaurazione religiosa, [...] un equilibrio politico ecclesiastico di nuovo tipo» 11. Il Concordato, infatti, da un lato attribuiva il potere di nomina dei vescovi, prima riservato ad un sovrano cattolico come il re di Francia, al Primo Console, autorità secolare e per di più di matrice rivoluzionaria, dall altro, definendo il cattolicesimo come religione «della grande maggioranza dei cittadini francesi», riconosceva implicitamente «l avvenuta distinzione tra la società dei fedeli e la società dei cittadini» 12. Per quanto riguarda la Penisola, essa era stata toccata in misura relativamente marginale dagli sconvolgimenti della Rivoluzione, che aveva raccolto adesioni anche in alcuni ambienti cattolici 13,e durante il triennio poi, la struttura ecclesiastica, già modificata in alcuni Stati dalla politica dei sovrani illuminati 14 e messa in discussione, all interno della Chiesa stessa, 11 Francesco Traniello, Idee e modelli di relazione tra Chiesa, Stato e società avanti il 1848, in Luciano Pazzaglia (a cura di), Chiesa e prospettive educative in Italia tra Restaurazione e Unificazione, Brescia, Editrice La Scuola, 1994, p Ibid., Sulla portata epocale della separazione, sancita dalla Rivoluzione, tra appartenenza religiosa e cittadinanza, René Rémond, Religion et société en Europe. Essai sur la sécularisation des sociétes européennes aux XIX e et XX e siècles ( ), Paris, Editions du Seuil, 1998; trad. it. La secolarizzazione. Religione e società nell Europa contemporanea, Roma-Bari, Laterza, 2003, particolarmente pp Sulle diversificate posizioni dei cattolici italiani di fronte alla rivoluzione, Daniele Menozzi, Presentazione, in Id. (a cura di), La Chiesa italiana e la Rivoluzione francese, Bologna, Edizioni Dehoniane, 1990, p. 9; Vittorio Emanuele Giuntella, Il cattolicesimo democratico nel triennio «giacobino», in Mario Rosa (a cura di), Cattolicesimo e Lumi nel Settecento italiano, Roma, Herder, 1981, pp ; Id., Le dolci catene. Testi della controrivoluzione cattolica in Italia, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1988; Id., La religione amica della Democrazia. I cattolici democratici del Triennio rivoluzionario ( ), Roma, Studium, 1990; Stanislao da Campagnola, L esperienza giacobina degli anni 1796/1799 tra Vangelo e Apocalisse, in Lo Stato della Chiesa in epoca napoleonica, Atti del XIX Convegno del Centro di Studi Avellaniti, Fonte Avellana, agosto 1995, Urbania 1996, pp ; Samuele Giombi, Il cattolicesimo italiano di fronte alla Rivoluzione francese: il triennio rivoluzionario ( ), in «Studia Picena», LVII, 1992, pp ; Antonio Batelli, Il cattolicesimo democratico nel triennio in Italia, in «Ricerche storiche», XXIX, 1999, pp Per un quadro d insieme si vedano Franco Venturi, Settecento riformatore, II, La chiesa e la repubblica dentro i loro limiti , Torino, Einaudi, 1976; Dino Carpanetto, Giuseppe Ricuperati, L Italia del Settecento. Crisi trasformazioni lumi, Roma-Bari, Laterza, 1986; Daniele Menozzi, Tra riforma e restaurazione. Dalla crisi della società cristiana al mito della cristianità medievale ( ), in Storia d Italia, Annali, 9, La Chiesa e il potere politico dal Medioevo all età contemporanea, Torino, Einaudi, 1986, pp ; Mario Rosa, Politica ecclesiastica e riformismo religioso in Italia alla fine dell antico regime, in Daniele Menozzi (a cura di), La Chiesa italiana e la Rivoluzione francese, cit., 1990, pp (poi in Mario Rosa, Settecento religioso. Politica della Ragione e religione del cuore, Venezia, Marsilio 1999, pp ). Più specificamente su singole realtà statuali, Carlo Fantappiè, Riforme ecclesiastiche e resistenze sociali. La sperimentazione istituzionale nella diocesi di Prato alla fine dell antico regime, Bologna, 1986; Gaetano Greco, Le istituzioni della chiesa locale nella

6 284 donatella fioretti dagli intensi dibattiti su temi dottrinali e giurisdizionali nei quali si fece strada l idea di un Concilio generale per tracciare le linee della nuova organizzazione ecclesiastica 15 non era stata sottoposta ad un attacco eversivo di entità paragonabile a quello francese 16, data la cautela usata dai governi repubblicani, restii ad adottare provvedimenti radicali che avrebbero potuto corrodere ulteriormente il già fragile consenso delle masse popolari al nuovo regime 17. C è poi da considerare che le disposizioni contenute nelle costituzioni bolognese, cispadana, ligure e cisalpina, «o emanate in situazioni provvisorie, come quella della municipalità di Alba del 96 o della Repubblica bresciana nel 97 che approvò una serie di norme sulla secolarizzazione della proprietà ecclesiastica, sulla separazione del rito civile del matrimonio da quello religioso e sull elezione popolare di parroci e economi spirituali o di quella della Repubblica Lucchese del 99, non ebbero il tempo di incidere organicamente su stratificazioni secolari e su realtà radicate e comunque vischiose» 18. Va però rilevato che le carte costituzionali bolognese, cispadana e ligure, miranti a tutelare la religione cattolica, costituirono le basi della politica ecclesiastica Toscana lorenese fra tradizione e riforma, in La Toscana dei Lorena. Riforme, territorio, società, Atti del Convegno di Studi, Grosseto, novembre 1987, Firenze, Olschki, 1989, pp ; Lucia Sebastiani, La riorganizzazione delle parrocchie milanesi nel periodo giuseppino, in «Quaderni storici», XV, 1970, pp ; i saggi di Paola Vismara Chiappa, Bartolomeo Genero, Xenio Toscani, Marco Bernuzzi, Riccardo Bottoni, in Aldo De Maddalena, Ettore Rotelli, Gennaro Barbarisi (a cura di), Economia, istituzioni, cultura in Lombardia nell età di Maria Teresa, III: Istituzioni e società, Bologna, Il Mulino, 1982, pp , , ; Carlo Capra, Aspetti delle riforme ecclesiastiche nella Lombardia austriaca, in Paolo Corsini e Daniele Montanari (a cura di), Pietro Tamburini e il giansenismo lombardo, Atti del convegno internazionale in occasione del 250 della nascita (Brescia, maggio 1989), Brescia, Morcelliana, 1993, pp ; Mario Taccolini, Per il pubblico bene. La soppressione di monasteri e conventi nella Lombardia austriaca del secondo Settecento, Roma, Bulzoni, 2000; Maria Teresa Silvestrini, La politica della religione. Il governo ecclesiastico nello stato sabaudo del XVIII secolo, Firenze, Olschki, Mario Tosti, Una Costituzione per la Chiesa. La proposta di un Concilio ecumenico negli anni della Rivoluzione francese, Firenze, Nerbini, «A conti fatti il triennio rivoluzionario sovvertì molto meno che altrove la situazione istituzionale della Chiesa in Italia», ha osservato Roger Aubert, Tra rivoluzione e restaurazione, , vol. VIII.1 della Storia della Chiesa diretta da Hans Jedin, Milano, Jaca Book, 1977, p Sulla politica ecclesiastica delle repubbliche del Triennio si vedano Antonio De Stefano, Rivoluzione e religione nelle prime esperienze costituzionali italiane ( ), Milano, Giuffrè, 1954; Elsa Marantonio Sguerzo, La politica ecclesiastica della Repubblica ligure, Milano, Giuffrè, 1994; Claudio Tosi, Repubblica e religione. Studi recenti sul rapporto tra politica e religione nella prima Repubblica Cisalpina ( ), in «Rivista di Storia e Letteratura religiosa», XXXI, 1995, pp ; Vittorio De Marco, Aspetti della legislazione giacobina in materia ecclesiastica durante la Repubblica romana, in «Ricerche per la storia religiosa di Roma», 9, 1992, pp ; David Armando, La Chiesa, in David Armando, Massimo Cattaneo, Maria Pia Donato, Una rivoluzione difficile. La Repubblica romana del , Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2000, pp Sugli aspetti culturali e simbolici del rovesciamento del vecchio regime politico a Roma, Marina Caffiero, La Repubblica nella città del papa. Roma 1798, Roma, Donzelli, 2005, partic. pp Francesco Margiotta Broglio, Società civile e società religiosa, in L Italia nell età napoleonica, Atti del LVIII Congresso di Storia del Risorgimento Italiano (Milano, 2-5 ottobre 1996), Roma, Istituto per la storia del Risorgimento Italiano, 1997, p. 119.

7 chiesa, società e vita religiosa nell italia dell ottocento 285 napoleonica quale si espresse nel Concordato francese del 1801 e in quello italiano del La Costituzione della Repubblica Italiana proclamata a Lione nel 1802, che riconobbe la religione cattolica come religione di Stato, la legge organica del 26 gennaio 1802 per il clero italiano, l istituzione, il primo maggio 1802, del Ministero per il Culto affidato a Giovanni Bovara 19, il Concordato del 16 settembre 1803 fra la Repubblica italiana e la Santa Sede 20 fissarono principi e meccanismi normativi recepiti in seguito dalla legislazione ecclesiastica liberale dell Ottocento. Particolare importanza ebbe il modello concordatario elaborato nel 1801 e 1803, sia perché influenzò quelli «del secolo XIX, favorendo il processo di centralizzazione romana che, progressivamente, eliminerà antichi privilegi dei capitoli nelle nomine episcopali e, in genere, antiche autonomie delle chiese locali», sia perché segnò la rottura con la tradizione giurisdizionalista e con il diritto ecclesiastico dell Antico Regime e, al tempo stesso, «la nascita di un nuovo tipo di alleanza trono altare che farà dei vescovi una sorta di prefetti paralleli e del clero un corpo di pubblici funzionari stipendiati dallo Stato» 21. L intesa raggiunta fra il nuovo regime e la Santa Sede non escluse però continue frizioni e contrasti fra i due poteri. Il Concordato del 1803, infatti, fu pubblicato a Milano il 26 gennaio 1804, due giorni dopo che il Melzi 22, vicepresidente della Repubblica, aveva fatto redigere un decreto organico (pubblicato con la stessa data del Concordato) volto a far valere, nell interpretazione del Concordato stesso, la posizione giurisdizionalista del governo di Milano e la difesa dell autonomia e della laicità dello Stato di fronte alla Chiesa. A nulla valse nell immediato l ira della Santa Sede per il decreto organico, che fu abrogato nel 1805 dopo la trasformazione della Repubblica in Regno d Italia. Ma nonostante tale abrogazione l applicazione del Concordato fu tormentata, segnata da continui contrasti, il primo dei quali si verificò ben presto, alla metà del giugno 1805, per la pretesa dell imperatore di decidere unilateralmente delle questioni ecclesiastiche in Italia, contro quanto stabilito dallo stesso Concordato. L 8 giugno, infatti, fu pubblicato d autorità, senza previo accordo con il papa, lo Statuto del clero italiano che sopprimeva gli ordini 19 Lucia Sebastiani, Bovara Giovanni, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 13, Roma, Istituto dell Enciclopedia Italiana, 1971, pp ; Ivana Pederzani, Un ministro per il culto: Giovanni Bovara e la Chiesa in età napoleonica, Milano, Franco Angeli Daniele Arru, Il Concordato italiano del 1803, Milano, Giuffrè, Margiotta Broglio, Società civile e società religiosa, cit., pp. 119 e Sul quale si veda Carlo Capra, La carriera di un «uomo incomodo» (I carteggi Melzi d Eril), in «Nuova Rivista Storica», LII, 1968, pp ; Aldo Stella, Reminiscenze machiavelliane e realismo politico nel pensiero e nell azione difrancesco Melzi d Eril, in Gabriele De Rosa e Filiberto Agostini, Vita religiosa e cultura in Lombardia e nel Veneto nell età napoleonica, Roma-Bari, Laterza, 1990, pp ; Nicola Del Bianco, Francesco Mlezi d Eril: la grande occasione perduta. Gli albori dell indipendenza nell Italia napoleonica, Milano, Corbaccio, 2002, in particolare, per i rapporti con la Chiesa, pp

8 286 donatella fioretti religiosi non dediti ad attività ritenute socialmente utili e imponeva restrizioni al reclutamento del clero regolare 23. In un clima politico e militare sempre più teso, il rapporto tra Pio VII e Napoleone 24 si andò deteriorando fino all occupazione di quanto restava dello Stato pontificio nel gennaio 1808, all arresto dello stesso Pio VII il 6 luglio 1809, poco dopo che il pontefice aveva comminato la scomunica a quanti avevano preso parte all abbattimento del potere temporale della Chiesa, e all arresto e all espulsione degli ecclesiastici refrattari al giuramento 25. Le riforme varate in materia ecclesiastica durante la Repubblica Italiana e il Regno Italico furono nel complesso molto incisive, tali da trasformare profondamente le strutture della Chiesa e i suoi rapporti con le masse popolari e la società civile 26. Se l obiettivo di razionalizzare e semplificare le circoscrizioni diocesane sulla base del criterio, di natura politico amministrativa, di disegnare corpi territorialmente compatti ed omogenei, dai confini coincidenti con quelli delle circoscrizioni civili, non fu pienamente raggiunto, tuttavia furono soppresse le diocesi con poche parrocchie, chiusi o adibiti ad usi profani molti seminari, e i vescovadi furono sottoposti al controllo dello Stato, in virtù della produzione legislativa intensificatasi soprattutto dal Quanto alle parrocchie, esse furono oggetto di una vigorosa politica di riorganizzazione e di riduzione numerica in virtù del decreto napoleonico del 22 giugno 1805, che tuttavia non riguardò tutta la Penisola 27. A questo provvedimento si ag- 23 Carmelo Naselli, La soppressione napoleonica delle corporazioni religiose. Contributo alla storia religiosa del primo ottocento italiano , Roma, Pontificia Univ. Gregoriana, 1986, pp Bernard Plongeron, Les réactions d un pape aux liens: Pie VII face à Napoléon ( ), e Charles Profizii, La prigionia di Pio VII a Fontainebleau, in Giovanni Spinelli OSB (a cura di), Pio VII papa benedettino nel bicentenario della sua elezione, Atti del Congresso storico internazionale Cesena- Venezia, settembre 2000, Cesena, Badia di Santa Maria del Monte 2003, rispettivamente pp e Più in generale, su Pio VII si veda la recente rassegna di David Armando, Pio VII e il suo pontificato. Studi recenti e celebrazioni bicentenarie, in «Rivista di storia e letteratura religiosa», XXXIX, 2003, n. 1, pp Sull atteggiamento dei laici e del clero dello Stato pontificio di fronte alla questione del giuramento, Naselli, La soppressione napoleonica delle corporazioni religiose, cit., pp ; Claudio Canonici, Giuramenti, adesioni e ritrattazioni nel periodo napoleonico e nella restaurazione. Il caso della diocesi di Sutri, in «Rivista di storia della Chiesa in Italia», XL, 1986, 2, pp ; Adriano Spina, Nuovi documenti sulle deportazioni napoleoniche di ecclesiastici dello Stato della Chiesa ( ), in «Rivista di storia della Chiesa in Italia», XLIV, 1990, 1, pp ; Manlio Brunetti, La diocesi di Senigallia nell età napoleonica, in Lo Stato della Chiesa in epoca napoleonica, Atti del XIX Convegno del Centro di Studi Avellaniti, Fonte Avellana, agosto 1995, Urbania, 1996, pp Carlo Zaghi, L Italia di Napoleone, Torino, UTET, 1989, pp Il decreto, che riguardava la Lombardia, le Legazioni, l ex ducato di Modena e Reggio (aree allora comprese nel regno d Italia) e alcuni territori veneti annessi dopo la pace di Lunéville, fu poi esteso al Veneto, ma «non risulta fosse poi esteso alle Marche, dopo la loro annessione al regno d Italia, né ad altre province italiane inglobate nell impero francese»: Guido Verucci, Chiesa e società nell Italia della Restaurazione ( ), in La restaurazione in Italia. Strutture e ideologie, Atti del XLVII congresso di storia del Risorgimento italiano (Cosenza, settembre 1974), Roma, Istituto per

9 chiesa, società e vita religiosa nell italia dell ottocento 287 giunse la chiusura di singole chiese parrocchiali, sussidiarie, conventuali, monasteriali, oratoriali tanto che, rispetto alla fine del Settecento, i luoghi di culto risultarono dimezzati. Nel Mezzogiorno la legislazione statale sconvolse il tradizionale e peculiare assetto delle chiese ricettizie 28, attorno alle quali gravitavano forti interessi locali e familiari, diminuendo le rendite, abolendo i patronati, laicizzando il sistema assistenziale e caritativo. Nel giro di pochi anni venne così ridisegnato il quadro parrocchiale, che risultò profondamente mutato soprattutto nelle città dove al precedente modello plurinucleare venne sostituito un modello di «parrocchia mononucleare, incentrata in una sola chiesa parrocchiale retta in maniera esclusiva dal clero secolare con compiti insieme civili e spirituali» 29. In questa nuova situazione, contrassegnata anche dall istituzione della fabbriceria per il controllo e l amministrazione del patrimonio parrocchiale, i parroci, titolari di una congrua che garantisse loro uno status decoroso, assunsero la duplice veste di pastori di anime e di funzionari pubblici tenuti a sostenere le iniziative del governo anche nel campo sanitario (per esempio, la inoculazione del vaccino contro il vaiolo) ed educativo. Un altro elemento qualificante della politica ecclesiastica napoleonica fu la soppressione degli ordini monastici, il cui patrimonio fu incamerato dallo Stato e venduto a vantaggio dell erario. Dopo le soppressioni operate nel secolo precedente in alcune aree della Penisola prima dai sovrani riformatori e quindi dalle autorità repubblicane del Triennio , quelle attuate dal 1805 al la storia del Risorgimento italiano, 1976, pp , ora in Id., Cattolicesimo e laicismo nell Italia contemporanea, Milano, Franco Angeli, 2001, p. 93 (da cui si cita). Per il caso veneto si veda Rino Cona, Parrocchia urbana, riforma napoleonica e nuove fondazioni religiose a Verona, in De Rosa e Agostini (a cura di), Vita religiosa e cultura in Lombardia e nel Veneto nell età napoleonica, cit., pp ; Angelo Gambasin, Parrocchia veneta: evoluzione strutturale dalle riforme napoleoniche al neo-giuseppinismo asburgico, in La società religiosa nell età moderna, Atti del convegno di studi di storia sociale e religiosa, Capaccio-Paestum 1972, Napoli, Guida, 1973, pp ; Silvio Tramontin, La riduzione napoleonica delle parrocchie a Venezia: origine, attuazione, conseguenze, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», n.s., 20/39, 1991, pp In esse «la cura d anime era collegiale, delegata dal corpo capitolare come avveniva a più alto livello per i capitoli delle cattedrali e delle chiese collegiate a un vicario curato, scelto all interno del capitolo stesso. Il capitolo amministrava in comune la massa dei beni e dava ricetto, cioè accoglienza, intorno ad un ristretto nucleo gerarchico, secondo norme ben definite, a tutti i chierici, dai tonsurati ai sacerdoti, che fossero nativi o originari del luogo». Il sistema delle ricettizie, autonomo dall autorità degli ordinari diocesani e integrato, nello stesso tempo, nel contesto della società meridionale, favoriva «la costituzione di un clero pletorico e poco o niente coinvolto nel ministero parrocchiale o nella cura delle anime [...] bloccando di fatto o consentendo con estrema difficoltà l opera pastorale dei vescovi secondo il modello tridentino»: Mario Rosa, Clero cattolico e società europea nell età moderna, Roma- Bari, Laterza, 2006, p. 73. Sul ruolo e l evoluzione della ricettizia in Basilicata si veda Antonio Lerra, Chiesa e società nel Mezzogiorno. Dalla ricettizia del sec. XVI alla liquidazione dell Asse ecclesiastico in Basilicata, Venosa, Osanna, Filiberto Agostini, La riforma statale della Chiesa nell Italia napoleonica, in Gabriele De Rosa Tullio Gregory André Vauchez (a cura di), Storia dell Italia religiosa, 3. L età contemporanea, Roma- Bari, Laterza, 1995, p. 15. Dello stesso Agostini si veda La riforma napoleonica della Chiesa nella Repubblica e nel Regno d Italia ( ), Vicenza, Neri Pozza, 1990, partic. pp

10 288 donatella fioretti 1810 finirono per erodere in modo irreparabile il già fitto tessuto di conventi, monasteri, abbazie che da secoli costituivano un elemento portante dell edificio della Chiesa 30. In particolare, il decreto del 25 aprile 1810 abolì le corporazioni religiose e stabilì una nuova disciplina vietando l uso dell abito talare, espellendo dal Regno le monache e i frati stranieri e obbligando gli italiani a rientrare nei dipartimenti di origine per mettersi a disposizione del vescovo. La circolare del 29 maggio dello stesso anno confermò poi la totale abolizione degli ordini religiosi e la conseguente riduzione di frati e monache allo stato secolare: così nel Regno d Italia, in quello di Napoli e altrove rimasero in vita soltanto le congregazioni prive di voti perpetui e dedite a scopi ritenuti socialmente utili, come l istruzione e l assistenza agli ammalati. I beni delle corporazioni religiose soppresse furono incamerati dal Monte Napoleone, che doveva provvedere a pagare le pensioni fissate ai religiosi, e successivamente immessi sul mercato, in quantità e con effetti diversi nelle varie regioni italiane, ma tali da costituire ovunque un momento importante del processo di redistribuzione del patrimonio fondiario. Un altra conseguenza importante di questi provvedimenti legislativi fu la riduzione dell influenza del clero regolare sulla vita civile e, insieme, la definitiva assunzione della parrocchia ad unico ed esclusivo centro di culto. Nello stesso tempo, l introduzione dei registri dello stato civile, tenuti fino ad allora dai parroci secondo l obbligo loro affidato dal Concilio di Trento, e del matrimonio come contratto privato risolubile, l avocazione allo Stato sia dell istruzione sia della gestione e del controllo dell assistenza e beneficenza, mentre sottraevano alla Chiesa funzioni di primo piano esercitate per secoli, facevano dello Stato il referente primario della popolazione in settori di cruciale importanza per la vita civile, un referente il cui ruolo era inoltre rafforzato dal processo di centralizzazione. 2. Nel complesso, un cambiamento epocale, come si è già osservato, soprattutto sotto il profilo istituzionale e dei rapporti fra Stato e Chiesa, dato che la Restaurazione non invertì le tendenze manifestatesi nel tornante fra la seconda metà del XVIII secolo e l inizio di quello successivo. All indomani del 1815, infatti, i sovrani italiani per lo più non intesero rinunciare del tutto alla politica giurisdizionalista e, pur nel quadro dei concordati stipulati con la Santa Sede destinati a stemperare le più accese rivendicazioni regaliste, 30 Naselli, La soppressione napoleonica delle corporazioni religiose, cit.; Ivo Biagianti, La soppressione dei conventi nell età napoleonica, in Ivan Tognarini (a cura di), La Toscana nell età rivoluzionaria e napoleonica, Napoli, ESI, 1985, pp ; Carlo Fantappiè, Soppressione e ripristino di monasteri benedettini in Toscana fra Sette e Ottocento, in Il monachesimo italiano dalle riforme illuministiche all unità nazionale ( ), Atti del II Convegno di studi storici sull Italia benedettina, Abbazia di Rodengo, 6-9 settembre 1989, Badia di S. Maria del Monte, Centro Storico Benedettino, 1992, pp

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