Riflessioni sul modo di guardare e di utilizzare le nuove tecnologie New Media: inganno o risorsa?

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1 Dicembre 2013 Anno XXIII n.62 PAROLE E FATTI DALLE SCUOLE LIBERE. L'educazione nell'era digitale C è un senso in tutto. La realtà è positiva. Ha un cuore, cioè è dono di un grande amore. Per accorgersene bisogna tenere gli occhi aperti, spalancare la ragione, essere disponibili a vedere. EDITORIALE Guardiamo al cuore delle cose La vista è il senso più usato, o perlomeno, più provocato nella nostra società. Siamo infatti continuamente bombardati da stimoli visivi; frastornati dallo scorrere vorticoso di innumerevoli immagini. Di fatto, però, che cosa vediamo? A che cosa guardiamo? Civiltà dell immagine si diceva una volta. Vale ancora oggi? Sembra di no, questa espressione non definisce la peculiarità del mondo in cui viviamo. Quell era è stata superata, dopo l invasione dei media vecchi e nuovi, dalla multimedialità ovvero da un composto potentemente espressivo di immagini, parole e suoni che pretende di imporsi come lente per guardare ogni cosa e ciò che accade. Arrendersi? Far finta che non stia succedendo nulla nel nostro modo di vedere noi stessi, gli altri, le cose? Fermarsi all apparenza e alle prime sensazioni? Lasciarsi travolgere dall effimero e da sentimenti indotti, privi di intelligenza? No. C è un altra possibilità. Quella indicata da Aslan, il mitico leone protagonista delle Cronache di Narnia: Non fermatevi! esorta i suoi nel bel mezzo della battaglia Non fermatevi. Guardate al cuore delle cose e abbiate fede. Sono parole dell ultimo romanzo fantasy di C. Lewis, ripetute più volte; slogan segue a pag. 2 Riflessioni sul modo di guardare e di utilizzare le nuove tecnologie New Media: inganno o risorsa? Questo è il titolo del Convegno che si è svolto sabato 9 Novembre nell Auditorium dell Istituto L Aurora, in collaborazione con il Decanato di Cernusco e diverse altre scuole e associazioni della città. ::: Angelita Vezzoli L invito a mettere a tema i nuovi mezzi di comunicazione nasce dal desiderio di guardare a questi strumenti come a una risorsa educativa per aiutare bambini e ragazzi ad avvicinarsi ad essi e utilizzarli con una maggior consapevolezza critica. Nella sua introduzione, il rettore prof. Rosario Mazzeo ha inserito questo momento nell ambito di un lavoro iniziato tre anni fa, accettando la provocazione dei vescovi italiani a favorire una serie di iniziative affinché l educazione possa diventare preoccupazione di fatto, perché senza educazione non si cresce, non crescono i nostri figli e non crescono i nostri alunni. Il primo momento di lavoro inizia con un simpaticissimo video delle Iene in cui l intervistatore pone le sue ingenue domande ai nativi digitali, cioè bambini e ragazzi che hanno una pratica molto intensa degli strumenti digitali. A questo video si aggancia la professoressa di matematica Cristina Botta per illustrare un segue a pag 2

2 2 Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta New Media: inganno o Guardiamo al cuore delle cose ::: SEGUE DALLA PRIMA per il corrente anno scolastico che campeggia nell atrio nell Istituto L Aurora di Cernusco. Invitano a mettersi in movimento, a darsi da fare. Non, però, a quel genere di movimento tipico di chi si agita, quasi fosse nelle sabbie mobili. Incitano, invece, a mettersi in cammino verso la meta, guardando tutto ciò che accade, puntando al nocciolo delle cose. C è un senso in tutto ricorda la frase del grande scrittore inglese - La realtà è positiva. Ha un cuore, cioè è dono di un grande amore. Per accorgersene bisogna tenere gli occhi aperti, spalancare la ragione, essere disponibili a vedere. È possibile? Sì! Anche nell era della realtà virtuale, della digitalizzazione, della multimedialità. È una risorsa l immagine con il suo corteo di suoni e testi scritti ed orali. Non possiamo, però, dimenticare che essa rimanda ad altro, che la virtualità suppone altro, che la realtà che essa e il suo corteo rappresentano è segno di Altro. Guardare e vedere fino a questo livello è usare la ragione, tenere aperta la mente e docile il cuore, come i bambini, senza mai spegnere il desiderio di conoscere e di amare, di essere conosciuto ed amato. Ma che cosa c entra abbiate fede con il muoversi, il guardare e il vedere nella società multimediale? La risposta a questa domanda, nell attesa del Natale, è nelle straordinarie parole di Benedetto XVI e di Papa Francesco insieme: Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta (Enciclica Lumen fidei, 1). Certo, non accade automaticamente. Comporta che ciò che caratterizza l uomo, cioè il cuore e la libertà, si metta in moto. Infatti come sottolineano i due grandi Papi La fede "vede" nella misura in cui cammina, in cui entra nello spazio aperto dalla Parola di Dio (Enciclica Lumen fidei, 9). Camminare guardando all essenziale, dunque. Non fermarsi mai nella ricerca della verità e della bellezza di cui ha sete il nostro cuore. È questo anche il nostro augurio di Buon Natale e di Felice anno nuovo. ::: SEGUE DALLA PRIMA lavoro fatto con le terze medie sulla base di un questionario riguardante l utilizzo personale delle nuove tecnologie. I ragazzi - spiega la professoressa - hanno lavorato sui dati raccolti imparando lo scopo, il linguaggio e gli strumenti della statistica. Le domande del questionario spaziavano dall uso e presenza in casa dei computer, all uso di Internet o della posta elettronica, al possesso di un cellulare, utilizzo del cellulare per collegarsi ad Internet e utilizzo degli altri strumenti tecnologici, con una particolare attenzione alla quantità del tempo dedicata all uso di questi strumenti. La sedia, la torta o la porta? Per aiutarci a contestualizzare e ampliare l insieme di questi dati e rispondere alla domanda risorsa o inganno, interviene il professor Matteo Tarantino, sociologo all Università Cattolica di Milano. Scorrendo varie slides, ci viene proposta una riflessione sul modo in cui le diverse generazioni pensano alle tecnologie, sintetizzato attraverso l uso di tre metafore: la sedia per i nativi digitali, la torta per gli immigrati digitali, cioè coloro che prima facevano uso di altre tecnologie, ed infine la metafora che più di tutte induce a pensare in modo produttivo alla nostra relazione con i media, e cioè la porta, proposta da Benedetto XVI. La metafora della sedia (presa da Facebook) ci consente di immaginare le nuove tecnologie come qualcosa di assolutamente ordinario; per i nativi digitali non esiste un mondo on-line e uno off-line, un mondo reale e uno digitale, ma un solo mondo. Non era così per le precedenti tecnologie, come la televisione, per cui il mondo lì rappresentato era ben separato dalla nostra realtà quotidiana. Per i nativi digitali Facebook o i suoi affini non sono più degli strumenti, ma dei veri e propri spazi, ambienti nei quali loro vivono, che diventano quasi indistinguibili a livello della loro esperienza da qualcosa di effettivamente reale, come potrebbero essere i giardinetti dove andare a giocare. E un ambiente dove i nativi digitali si sentono totalmente a loro agio, cosa che non è sempre così per gli immigrati digitali. La metafora della torta usata per questi ultimi lascia capire che per loro i social network sono sì attraenti ma di essi bisogna fare un uso limitato: come le torte, ti saziano molto ma sono cibi malsani. Ogni generazione, afferma Tarantino sulla base di studi sociologici, guarda ai mezzi della generazione che è venuta dopo di lei facendo un investimento nostalgico su quelli della propria giovinezza o infanzia: così gli stessi discorsi che oggi si fanno su Facebook (i rischi, la salute ) si facevano già ai tempi del telegrafo e del telefono (pensiamo al fenomeno dei numeri 144 negli anni 90 e al rischio ad esso legato di poter socializzare con persone che fingevano di essere ciò che non erano). Questo non vuol dire allora prendere l ambiente digitale alla leggera, fingendo che non ci siano rischi e lasciando tutto alla buona volontà del ragazzo o di altri agenti educativi. Il rischio estremo è quello dell idiota tecnologico, cioè di chi subisce in modo totalmente passivo i media con cui si relaziona, senza capirne i meccanismi di significato e funzionamento. Ma i rischi veri non sono relativi al mezzo tecnico, sottolinea Tarantino, ma soprattutto alla relazione tra il mezzo tecnico e la persona, cioè al fatto che i ragazzi spesso sono all interno di questi spazi da soli, perché la generazione dei genitori non ha familiarità con essi o perché la geografia di questi mezzi cambia di continuo e diventa una grande fatica per genitori o educatori star dietro alla loro evoluzione tecnologica. Il problema è quindi veramente di una questione educativa. La posizione degli immigrati digitali, che pensano alle nuove tecnologie con la metafora della torta, può essere fuorviante in base a quelle che vengono definite da Tarantino le 3 D: il dualismo digitale, cioè l idea che esista una vita on-line e una vita off-line e che quindi il problema sia limitare l ambito on-line e tenere il ragazzo ancorato il più possibile alla vita reale ; il divario generazionale, cioè il fatto di togliere le mani dal rapporto con questi new media perché non si capiscono, lasciando così il compito dell educazione a qualcun altro o peggio ancora lasciando che le cose vadano per loro conto. E infine il determinismo tecnologico, cioè l idea che gli effetti di una tecnologia dipendano da come è fatto il mezzo tecnologico; questo spesso porta a una condanna totale di questi strumenti per i loro impatti negativi. Ma come invece Benedetto XVI ha inquadrato la questione dei nuovi mezzi di comunicazione? Alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali il Papa emerito ha sottolineato come L ambiente digitale non è un mondo parallelo o virtuale, ma è parte della re-

3 3 risorsa? Indagine tra gli alunni di terza media Ragazzi, come utilizzate le nuove tecnologie? Il Convegno sui New Media ha fatto nascere il desiderio di meglio comprendere l uso che i ragazzi fanno della tecnologia. Da qui è nata l idea di avvicinare gli alunni di terza media alla statistica attraverso un indagine sul campo che li coinvolgesse. Ecco i risultati. ::: Cristina Botta Ai 109 ragazzi di terza media (58 femmine e 51 maschi) è stato presentato un questionario di quattordici domande cui, a seguito di discussioni sorte in classe, ne sono state aggiunte altre. Ogni classe, al suo interno, ha elaborato e commentato i dati raccolti, dati che, uniti, mostrano come l uso delle nuove tecnologie sia la normalità per i ragazzi, tanto che spesso fanno fatica a distinguere quando le stiano o meno utilizzando. I ragazzi hanno dimestichezza con la maggior parte degli strumenti tecnologici che spesso possiedono o che hanno la possibilità di utilizzare abitualmente. Cominciando dal computer, emerge che ogni famiglia ne possiede almeno uno; la media è 2,8: numero computer Il 94% degli alunni possiede poi un cellulare e, indagando a che età lo hanno 60 ricevuto, si scopre che la maggior parte di loro, il 76%, a 11 anni possedeva già il cellulare. Evidentemente l ingresso alla scuola media coincide con la conquista di questo strumento anche se il 41% dei ragazzi lo possiede già prima degli 11 anni: 3A 30 Meno di una volta Giocare Inserire video Una volta Due tre volte 3A 3B 3C 3D totale 3B 5 anni 3C 6 anni 3D 7 anni totale 8 anni Quattro Tutti i giorni Tutti i giorni cinque volte una sola più di una 9 anni volta volta 10 anni Collegamenti a internet alla settimana 0% 10% Social Network 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% Età primo cellulare (% cumulate) Chattare 11 anni 12 anni 13 anni oltre 13 anni Scaricare Anche audio l uso e di video altri dispositivi tecnologici (console, tablet, fotocamera digitale, ipod, ) è molto diffuso: la percentuale in ogni classe è maggiore del 75%. Ricerca informazioni SI Raramente NO altà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. Questo dimostra come la Chiesa sia molto più avanti di quello che generalmente si pensa nell approcciare le nuove tecnologie e di come metta in guardia dal non sottovalutare il loro impatto come se fossero realtà esterne e non invece parte della fibra della società. Ecco perché decisiva è ancora una volta l educazione. Ed ecco come si pone la metafora della porta in merito alle nuove tecnologie, come qualcosa che collega vari mondi, vari ambienti, molti dei quali non sono i nostri, consentendo anche di liberarci da alcuni pregiudizi quali il considerare le relazioni on-line sempre non vere: la questione è che ogni ambiente ha le sue regole e quindi dobbiamo essere educati e educare all autenticità cioè all idea che essere se stessi è la cifra fondante di ogni sana relazione umana. In un mondo che sembra sempre più andare verso un maggior individualismo, le nuove tecnologie sono spazi primariamente relazionali. L intervento si conclude con lo sviluppo delle implicazioni positive che comunque già sono in atto: il fatto che l altro sia fondamentale e la cura dell altro può permettere allo spazio dato dalle nuove tecnologie di diventare spazio di testimonianza e alleanza fra le persone e consentire un educazione al valore del rapporto con gli altri esseri umani. Il compito degli educatori La parola passa al professor Luca Pozzi, insegnante di lettere e webmaster dell Associazione Diesse, che racconta del suo personale approccio alle tecnologie digitali e ai new media, considerandone sia le opportunità offerte sia gli aspetti problematici ad essi connessi. Attraverso una serie di slides, si passano in rassegna i vari strumenti, evidenziando soprattutto la sempre maggior personalizzazione e possibilità di convergenza di funzioni. Si parte così dal vecchio PC fisso passando attraverso i telefoni cellulari, l arrivo di Internet e la possibilità di raggiungere persone distanti con le e- mail, la scoperta dei forum e dei blog, i social media come Facebook o Twitter fino ad arrivare agli smartphone e ai tablet, e più in là ancora all invenzione dell Internet da indossare (orologi, scarpe ) e dell Internet delle cose. Il professor Pozzi ci mette in guardia da una serie di inganni legati all uso di queste nuove tecnologie: se pensiamo per esempio alla limitata capacità di resistere alla lettura di un messaggio arrivato, ben capiamo che esse possono diventare ostacoli alla nostra concentrazione. Anche la lettura di testi on-line porta a volte a una maggior difficoltà rispetto alla lettura tradizionale; questo perché il contesto di lettura può essere creato tutto per portare l oggetto (foglio o libro) oppure, come in Internet, il contenuto può essere ospitato da un ambiente che è pieno di tanti altri stimoli. Molti altri sono gli aspetti problematici affrontati: l illusione del multitasking, ovvero la possibilità di fare più cose contemporaneamente, che rivela però ancora una volta una possibilità di decadimento dell attenzione; l illusione su di sé e sull altro: il bisogno di essere amato ed ascoltato può portare il ragazzo a cercare una scorciatoia per dare di sé un immagine che gli consenta di avere più facilmente quanto desidera. E così via: il prof. Pozzi illustra una serie di altri rischi che ci vengono da questo nuovo mondo, come l arrivo di immagini non appropriate, i problemi di salute, la dipendenza, fino ai reati contro la persona. Ma allora come guardare questi strumenti se tanti possono essere i rischi? Criterio fondamentale è non dimenticare che essi possono portare un bene che mi soddisfa e quindi diviene necessario un approccio ai new media attraverso una riflessione antropologica su cosa sia l uomo e cosa voglia dire la ricerca del gusto e della soddisfazione. Su questo si basa la grande scommessa anche per i nostri figli: che ricerchino lo stesso gusto e la stessa soddisfazione che cerchiamo noi, per cui vale la pena stimare i loro tentativi e coinvolgerci con essi. Dopo le due relazioni, il terzo momento dell incontro si propone di fare un ulteriore passo avanti nel cammino, cioè individuare piste di lavoro comuni affinché questi new media possano essere sempre più risorsa e sempre meno inganno. Il professor Bellina interviene raccontando quale sia la provocazione destata da tutti questi aspetti su chi è educatore e segue a pag 4 segue a pag 4

4 ::: SEGUE 3B C Ragazzi, come utilizzate le nuove tecnologie? 3D 255 totale 3A ::: SEGUE Il 97% degli alunni utilizza Internet e il 78% utilizza il cellulare per colle-3garsi 1 a Internet. 2 Da 3 qui è evidente 4 che 5 la domanda 6 Mediamente 7 8 quante 3C volte ti colleghi a internet numero in una computer settimana? Ha creato qualche problema 3D perché la maggior parte dei ragazzi è sempre connessa: totale Meno di una volta numero computer totale 3A 0 totale Meno Per lo di stesso una Una motivo volta la stima Due tre del tempo Quattro medio Tutti giornaliero i giorni Tutti di connessione/ i giorni utilizzo Social volta Network di Internet ha creato volte non cinque poche volte difficoltà: una sola il 50% più dichiara una circa un ora e il 38% circa due tre ore. E vero infatti volta che tanti volta ragazzi sono Chattare sempre connessi Collegamenti ma l utilizzo a è internet molto alla frammentario settimana come si capisce dalle Scaricare attività audio che e video vengono abitualmente condotte in Internet: Ricerca informazioni Social Network Giocare Chattare Inserire video Scaricare audio e video Mail Ricerca informazioni 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% Giocare Attività abituali in Internet Inserire video Una volta Mail Due tre volte Quattro Tutti i giorni cinque volte una sola volta Collegamenti a internet alla settimana 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% Attività abituali in Internet Tutti i giorni più di una volta SI 3B 3C 3D Raramente Parlando inoltre con i ragazzi è emerso che essi fanno un utilizzo massiccio di Internet per comunicare, soprattutto tramite messaggi inframmezzati continuamente alle loro attività pomeridiane e serali. L indagine ha infine evidenziato alcune differenze tra ragazzi e ragazze: i videogiochi sembrano essere una prerogativa maschile, mentre il possesso del cellulare è un esigenza che le ragazze manifestano prima dei loro coetanei. Qui finisce la statistica. Ma qui si apre la lettura di questi dati alla luce di quanto appreso al Convegno e con la fatica di chi, immigrato digitale, si trova a dover fare i conti con i nativi digitali. in particolare su come si pone la nostra scuola. Vari sono i livelli di lavoro e di coscienza che competono agli educatori: innanzitutto un continuo aggiornamento verso le nuove tecnologie, un lavoro personale degli educatori che comporta un osservazione sempre più acuta di questo pezzo di realtà così significativa per i ragazzi per poterli aiutare a starci di fronte. E infine un lavoro più legato alla didattica, che permetta ai ragazzi di cogliere i cambiamenti (per esempio il confronto proposto tra i giornali cartacei e i quotidiani on-line) e imparare le regole di questi loro nuovi ambienti. Le domande finali che pongono termine al Convegno, sono occasione per il Rettore di SI NO 3A 3A 3B 3C 3D Raramente NO rilanciare la possibilità di approfondire queste tematiche, sottolineando che nostro compito è semplicemente, se così si può dire, quello di essere veramente adulti ed essere se stessi, avendo cura del rapporto con i nostri ragazzi e affrontando anche questi nuovi luoghi digitali da uomini, senza paure o banalizzazioni. In gioco c è il bene di ogni persona. Quindi buon lavoro a tutti! Lettera alla redazione Social Network: cortile del villaggio? Caro Aquilone Vorrei ringraziare la scuola per il convegno sui New Media dello scorso 9 novembre. Mi ha colpito e sorpreso molto la questione posta dal prof. Tarantino a proposito dei social network che, per i ragazzini d oggi, sono luoghi e non strumenti. Diceva, all incirca, che: Facebook o Myspace, per i naviti digitali (nati con questi strumenti in mano) sono degli spazi all interno dei quali i ragazzi vivono e sono spazi del tutto indistinguibili, a livello di esperienza, dai giardinetti. Io, personalmente, pur essendomi laureato in Scienze dell informazione, sono subito preso da prurito quando (di rado) accedo a Facebook e mi trovo davanti la domanda A cosa stai pensando? Ho creato un mio profilo su Facebook solo perchè mio cognato voleva la mia amicizia per ingrandire l orto su Farmville (Farmville, per i non nativi come me che però non ha un cognato come il mio, è un applicazione... o un luogo... su Facebook dove si costruisce una fattoria virtuale). In effetti mi ritrovo molto ben descritto dal prof. Tarantino quando dice che, per quelli nati negli anni 70, questi social network sono degli strumenti. Proprio perchè la vedo in questo modo, ai miei figli ho detto che Facebook a loro non serve: Non avete bisogno di un profilo, se proprio volete dire a cosa state pensando, potete dirlo direttamente ai vostri amici quando li vedete a scuola! Ma, se Facebook e Whatsapp e Myspace sono dei luoghi per i miei figli ed i loro amici, allora io devo riconsiderare un po di cose e lavorarci su. Perchè allora, esasperando un po il paragone, è come se io C O N T R I B U T O DI un genitore avessi chiesto a mio padre di poter andare in cortile per stare con gli amici e lui mi avesse risposto che il cortile serviva per parcheggiare l auto (uno strumento, quindi) e con gli amici avrei potuto parlarci in classe. Ecco, mi è stato utile l incontro a scuola perchè mi permette di non ridurre il tutto a puri strumenti. Non che da oggi ai miei figli darò Facebook e Internet illimitato... però voglio andare più a fondo su questa tematica che pensavo di conoscere e di poter liquidare immediatamente con un non necessario. Certamente anche i miei figli hanno bisogno di luoghi in cui vivere e, se oggi tra questi luoghi c è anche... Myspace, io non posso non tenerne conto. L educatore deve partire dal punto di vista dell educando (si diceva al convegno). Così, mentre io inizio il mio lavoro di approfondimento (credo che comincerò col rispolverare il mio profilo Facebook) mi auguro che ci siano ulteriori occasioni di dialogo sul tema, perchè faccio abbastanza fatica, oggi, a vedere un social network come un luogo equivalente al mio strepitoso cortile (quante corse in bici e partite a pallone) o all oratorio. Fino a che punto sono equivalenti? E poi non posso dimenticare i timori che mi prendono quando mio figlio Tommy di 10 anni mi dice che ha bisogno di Internet per giocare: io lo so che lui gioca ma so quanto è facile fare un click sbagliato e trovarsi... in un luogo... non adatto ad un bambino o ad un ragazzino. Per tutte queste provocazioni ad approfondire e a non ridurre la realtà che ho davanti, ringrazio e saluto! Cordialmente, Massimo Sciascia

5 5 I New media tra i nativi digitali La statistica, un mezzo per conoscere Da una lezione normale... un'indagine in piena regola! ::: Gli studenti delle classi terze Durante l ora di matematica, gli studenti delle classi terze hanno trattato l argomento della statistica. Questa parola deriva dal nome stato, inteso come stato politico, così come stato delle cose, status rerum. Quando nella storia sono nati gli stati, è emersa la necessità di sapere il numero degli abitanti e così è nato il censimento. Come documentato dalla Bibbia, anche popoli antichi come gli ebrei e i romani facevano il censimento. Il primo in Italia avvenne il 31 Dicembre 1861; attualmente vengono fatti ogni dieci anni. La statistica ha il compito di rilevare i dati riguardanti un qualsiasi argomento facendo riferimento a un gruppo di persone o a un campione scelto in base a dei criteri. Dopo aver compreso di cosa tratta e come tale materia si svolge, gli alunni delle classi terze hanno affrontato un questionario sull'uso che i coetanei della loro scuola fanno dei social network e degli strumenti tecnologici. Ad esempio si sono chiesti: Quanti ragazzi e ragazze possiedono un computer proprio?. Dopo aver raccolto i dati, li hanno analizzati e sintetizzati. Al termine di tali attività, dopo aver sperimentato le fasi di un lavoro di statistica, Simone e Francesca raccontano di aver capito che sono in maggioranza le ragazze a possedere un computer proprio e di aver quindi concluso che probabilmente i ragazzi di questa età tendono a svagarsi in altri modi. I due studenti hanno, inoltre, osservato che i social network maggiormente frequentati sono circa gli stessi per tutti gli alunni e che, rispetto a due anni fa, molti di loro si sono interessati di più all uso di questi. Le conclusioni del lavoro sono state esposte anche al professor Rosario Mazzeo, rettore dell istituto L Aurora, e il confronto con lui ha permesso loro di approfondire maggiormente potenzialità e rischi connessi all uso dei social network e in generale delle tecnologie. Benedetta racconta: "Una domanda che ci ha fatto riflettere è stata: - Per quanto tempo stai connesso a internet durante il giorno in media? -. Abbiamo incontrato difficoltà a rispondere a questa domanda, poiché il tempo in cui rimaniamo collegati a internet è frammentato in diversi momenti della giornata. Quindi abbiamo calcolato il tempo con fatica. Alla fine, attraverso un grafico abbiamo dedotto che la maggior parte degli alunni sta connesso a internet circa 2/3 ore durante la giornata". Kalkidan aggiunge: "Nell incontro con il professor Mazzeo è stata ripresa la domanda riguardo al tempo dedicato a internet, domanda sulla quale si è discusso molto. Il professor Mazzeo ci ha aiutato a chiarire il problema chiedendoci quali sono, secondo noi, i criteri per usare il computer in maniera adeguata. A questa domanda molti hanno dato risposte diverse. Qualcuno ha osservato che l'uso diventa più o meno corretto a seconda dello scopo che si ha. Altri hanno osservato che stare al computer in modo "esagerato" potrebbe influire in modo negativo sul comportamento nei confronti delle altre persone e anche sul comportamento scolastico. Al termine di questo lavoro ho capito il valore della statistica perché l ho vissuto in prima persona". quindici notebook all Istituto L Aurora Un regalo da Henkel ::: A cura della redazione Henkel Italia ha approvato il finanziamento a un progetto per l acquisto di 15 notebook da destinare ai ragazzi con disabilità che frequentano il nostro Istituto. Si tratta in prevalenza di bambini e ragazzi con problemi di dislessia, discalculia e disortografia che con l aiuto di speciali applicazioni possono più facilmente colmare il divario che li separa dai loro compagni di classe. «L iniziativa, proposta da un genitore della scuola che lavora alla Henkel spiega la signora Letizia Sanvito del Consiglio di Amministrazione della Cooperativa che gestisce l istituto - si inserisce nel progetto M.I.T. (Make an Impact on Tomorrow), un elemento significativo della politica di Responsabilità Sociale d Impresa con cui Henkel sostiene i propri dipendenti nel volontariato sociale.» Nell augurarci che altri genitori che lavorano in grandi aziende sensibili alle problematiche sociali possano proporre progetti a sostegno delle nostre scuole, non ci resta che dire grazie con tutti i nostri alunni.

6 6 Migranti, nativi digitali, cyberspazio, social network: un mondo da conoscere La grammatica della rete Alzi la mano chi di voi ha mai sentito la definizione di migrante digitale! Ebbene, siamo tutti noi, quelli nati intorno agli anni 70 (ed anche prima) del secolo scorso; e quanti di voi sanno che i nostri figli sono nativi digitali? ::: Fabrizio Caremoli Probabilmente, in questo caso, la definizione non ci è nuova; anche solo osservandoli, perennemente con lo sguardo incollato ad ogni tipo di display, viene naturale pensarlo; come viene spontaneo domandarci se questi new media, ove impegnano molto del loro tempo, sono inganno o risorsa? Finché considereremo i new media come strumenti, non potremo mai essere efficaci nell educare i nativi, non tanto all uso (...non è uno strumento...) ma quanto a come ci si comporta (...è un ambiente, uno spazio... sono la versione moderna dei nostri giardinetti.) Il primo, importantissimo, passo da compiere per noi migranti è prendere coscienza che il mondo offline non è separato dal mondo online; entrambi sono articolati e legati fra loro. Ne volete la prova? uno smartphone, un tablet, un pc, nel momento in cui hanno attiva una connessione di qualsiasi tipo (e sempre lo è) di fatto ci proiettano in questo spazio che è la rete, il cyberspazio ; pensate a quante volte ne beneficiamo, per consultare le previsioni del tempo, le news, o addirittura per programmarci le vacanze. [...] il cosiddetto cyberspazio è un luogo emotivamente caldo e non tecnologicamente algido [...] (Antonio Spadaro) Evitiamo di cadere nell errore di guardare come potenzialmente cattivo tutto ciò che è nuovo ; è lo stesso sguardo che i nostri progenitori avevano verso il telegrafo, verso il telefono, verso la televisione e, se vogliamo andare più indietro nel tempo, quando gli antichi pensavano che la scrittura avrebbe distrutto la memoria dell uomo. I new media non cancelleranno le relazioni ma le cambieranno e le potenzieranno. Benedetto XVI ci insegna che: [...] i media sono parte della realtà quotidiana di molte persone, parte del tessuto stesso della società [...] Antonio Spadaro nel libro Cyberteologia ci spiega che: [...] i social network non sono un insieme di individui, ma un insieme di relazioni tra individui [...] [...] i media digitali non sono porte di uscita dalla realtà, ma estensioni capaci di arricchire la nostra capacità di vivere le relazioni e scambiare informazioni [...] Jonah Lynch dal suo libro Il profumo dei limoni : [...] i social network rispondono a un desiderio profondissimo, il desiderio di comunione [...] L argomento è troppo importante per ridurlo a semplice tecnicismo, moda del tempo; scusa perfetta per rifugiarsi nel: Non è cosa mia, non capisco niente ; è la via giusta per essere idiota digitale, cioè colui che subisce passivamente i media e non ne capisce il meccanismo, le regole, il significato. Dobbiamo compiere un grandissimo sforzo, innanzitutto a educarci, in stretta collaborazione con la scuola e gli insegnanti, rimettendoci umilmente in gioco con responsabilità e buon senso, sforzandoci di capire, aiutandoci e facendosi aiutare, confrontandoci con chi queste esperienze le sta già vivendo. [...] E necessario comprendere la grammatica della rete [...] (Antonio Spadaro). L unico modo per comprenderla è esserci, frequentarla, entrarci, con sguardo critico e curioso, senza pregiudizi. Educare all autenticità, essere se stessi è fondamentale. [...] determinante appare la categoria e la prassi della testimonianza. Oggi l uomo della rete si fida delle opinioni in forma di testimonianza [...] (Antonio Spadaro) C è un altro aspetto da non sottovalutare; molto spesso noi genitori non sappiamo se i nostri figli hanno avuto esperienze negative online (cyber bullismo per citarne una); queste esperienze le tengono per sé o al limite le condividono nel loro gruppo di amici. [...] Non esiste una soluzione su larga scala. Ogni luogo è unico, e ogni persona pure. L unica strada aperta è quella dell educazione dell intelligenza e della libertà [...] (Jonah Lynch) La rete non è tutto, c è un fuori ; educhiamoli a questo, a riscoprire il gusto, il 100% dei sensi: [...] Tatto, olfatto, gusto; tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia; i 3/5 della realtà [...] (Jonah Lynch) La rete collega, ma come ogni rete può fare prigionieri; educhiamoli a bucarla questa rete ed incontrare realmente gli altri. [...] sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare online le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini, per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero. Quando il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale [...] (Antonio Spadaro) La nostra testimonianza, la nostra azione, sarà fondamentale anche in prospettiva futura, quando verrà il tempo in cui i nostri figli saranno a loro volta migranti di ciò che verrà ed i loro figli nativi di ciò che verrà. Fonti e citazioni: Cyberteologia di Antonio Spadaro ed. Vita e pensiero Il profumo dei limoni di Jonah Lynch ed. Lindau New media, inganno o risorsa? aurorawtv

7 zero spese Nessun costo nè di gestione nè di apertura conto 2,50% * Per vincoli a 18 mesi su somme provenienti da altri Istituti tasso annuo valido sino al 10/01/2014 Importo minimo vincolabile E interessi anticipati Scegli il vincolo più adatto alle tue esigenze, e gestisci il tuo conto in filiale, al telefono o con Internet *Tasso al lordo della ritenuta fiscale del 20%, tasso netto 2,00% CONTO NUVOLA IL CONTO DEPOSITO DI Il conto deposito della B.C.C. di Cernusco sul Naviglio su misura per te Richiedi maggiori informazioni consultando il nostro sito oppure telefonando al n (costo chiamata a carico cliente) Messaggio pubblicitario. Per le condizioni contrattuali del prodotto illustrato e per quanto non espressamente indicato si rimanda ai "Fogli informativi" che sono a disposizione sia sua supporto cartaceo presso tutte le dipendenze della Banca, sia sul sito internet sia sul sito

8 8 le classi raccontano La curiosità e il vivo interesse dei bambini facilitano l'apprendimento Dall'uva al vino Cronaca di una trasformazione vissuta con gli occhi e... con i piedi. ::: Alessandra Fascendini L'occasione della pigiatura dell'uva in classe si è dimostrata per i bambini di seconda utile per scoprire una delle più antiche trasformazioni mai effettuate dall'uomo. Dopo aver nominato tutte le parti che compongono la vite si è passati a pigiare i grappoli all'interno di una tinozza. I bambini scalzi e con i pantaloni arrotolati fino al ginocchio hanno schiacciato l'uva esprimendo con il sorriso sulle labbra le loro osservazioni: "L'uva è viscida, è fredda, è scivolosa, è morbida, i raspi e i vinaccioli pungono i piedi e si incastrano fra le dita, il suc- co è appiccicoso... L'entusiasmo degli alunni non è stato da meno nell'osservare quello che è accaduto all'interno della bottiglia in cui era stato versato il mosto a fermentare: dopo un giorno le impurità si erano depositate sul fondo rendendo di un colore più chiaro il succo e due giorni dopo erano comparse numerose bollicine che dal basso salivano verso l'alto. Durante le fasi del lavoro dalla curiosità di un compagno è scaturita una domanda: "Che cosa sarebbe successo al mosto se avessimo tappato la bottiglia invece di coprirla con una garza?" Questa richiesta non ha lasciato indifferente l'insegnante che ha deciso di assecondare il vivo desiderio dell'alunno, avendo però l'accortezza di porre la bottiglia in cortile. Ogni mattina i bambini si recavano a vedere cosa stava accadendo ancor prima dell'inizio delle lezioni e con gran fervore correvano in classe a raccontare. Grazie a un loro interesse ora i bambini hanno ben chiaro che durante la trasformazione del mosto in vino si produce tanta anidride carbonica perché la bottiglia era gonfissima, quasi deformata e una mattina nell'aprirla il liquido é "letteralmente esploso" provocando lo stupore di tutti. Passate alcune settimane il nostro vino era pronto e dopo averlo imbottigliato i bambini hanno deciso di regalarlo a Don Giuseppe. Un trattore fuori programma Nelle piccole vicende quotidiane i bambini sanno compiere grandi scoperte. E' affascinante seguirli nelle loro osservazioni per giungere insieme al cuore delle cose. Otto parole in una ::: Sara Dottori A seguito di un gioco che ha introdotto la nuova consonante R, i bambini hanno scritto sul loro quaderno la frase: Abbiamo ritrovato le vocali sotto le ruote del trattore. Quando in classe prima si scrive alla lavagna, la maestra legge la frase, poi ogni parola e sillaba a voce alta. Nello scrivere la parola TRAT- TORE un bambino si accorge che finisce con il nome del passerotto protagonista di un racconto letto insieme all'inizio dell'anno, "Tore". Dopo di lui altri bambini notano che in questo nome ci sono altre due parole "ore" e "re". La curiosità si accende e iniziamo a guardare la parola "trattore" come ad una borsa piena di sorprese. Ed ecco che una dopo l'altra si svelano altre parole nascoste, "tra", "ratto","attore". Conosciamo termini nuovi, come

9 9 Un gesto significativo della Scuola Primaria L affido: che meraviglia! Grandi e piccoli: la scoperta che ci somigliamo. ::: DANIELA Bernardi Nella scuola L'Aurora è ormai tradizione che i bambini delle classi prime vengano affidati ai "grandi" di classe quinta. Per tutto l'anno si fanno compagnia, i piccoli guardano ai grandi e giocano con loro nel momento dell'intervallo e i grandi li consigliano e li aiutano. Anche questa volta il quinto anno è iniziato con i meticolosi preparativi per curare il gesto dell'affido: i ragazzi di classe quinta si concentrano sulla scelta e sulla realizzazione del dono da offrire ai piccoli e si dedicano alle prove dei canti, che accompagnano il momento. Si tratta di un evento unico e interessante che ogni alunno de L'Aurora attende dalla prima elementare quando anche a lui viene affidato "un grande" a cui guardare. I testi e le foto che seguono lo documentano. Prima del gesto ci sono stati momenti dedicati ai preparativi. Sin dal primo giorno di scuola l'argomento delle nostre mattinate è stato l'affido. Per questo importante evento abbiamo deciso di cantare ai primini i canti che già avevamo imparato: "La nave nera", "Se sei felice", "L'inno degli scopritori", e di preparare un canto nuovo. La base che abbiamo usato é quella di Scale e arpeggi degli Aristogatti, cui "atto" e "tratto" e ci soffermiamo sul loro significato. Per i bambini tutto ha sapore di novità e la semplicità con cui guardano le cose ci ha regalato questo gradito "fuori programma", ripreso nei giorni seguenti sul quaderno di italiano. È stato entusiasmante accompagnare i miei alunni in questa loro ricerca e scoperta genuina, non indotta e non prevista e forse per questo, ancor più interessante! abbiamo cambiato le parole e il titolo. L'altro preparativo riguarda il dono che in seguito avremmo dato ai primini. Il regalo è un vasetto in cui abbiamo messo il passerotto Tore, il protagonista del libro letto loro dalla maestra. Poi abbiamo costruito per il passerotto una borsetta contenente i semi che avremmo piantato il giorno dell'affido. Sabato 28 settembre abbiamo così cantato e atteso che ci consegnassero i piccoli. Mentre cantavo ero tranquilla ma, quando mi hanno chiamata, ho sentito un po' di agitazione. Mi hanno affidato due bambine ed io ho dato ad entrambe il dono. Mentre aspettavamo le mie due affidate, mi hanno detto i loro nomi: Camilla ed Elisabetta. In seguito siamo salite nelle loro classi dove abbiamo piantato i semi e loro ne sono state felicissime. Nel tempo che ci era rimasto mi hanno raccontato molto di loro. Camilla mi ha detto i suoi colori preferiti e così ha fatto anche Elisabetta. Mi sono accorta che, quando sto con le mie affidate, sono più responsabile, perciò avere delle piccole di cui occuparsi è davvero un'esperienza fantastica. (Alice 5A) Per ciascuno dei piccoli è stato preparato un dono. Consiste in un fondo di bottiglia decorato, che funge da vaso, pieno di terra, nel quale è inserita una cannuccia colorata. Attaccata ad essa c'è un uccellino, fatto di carta e rinforzato dal cartone, di nome Tore, che è il protagonista della storia scelta per loro dalle maestre. La storia l'abbiamo letta anche noi per capire come realizzare il regalo. Tore ha inoltre una borsetta fatta di stoffa, dove abbiamo inserito i semi di viola o margherita, che pianteremo nel vaso alla fine dell'affido. Terminati i preparativi, io ero tranquillo e pronto. Ci siamo disposti in cerchio e al centro si sono sistemati i bambini di prima. Dopo alcuni canti che tutti sapevamo, abbiamo cantato la nostra canzone. E nostra perché alla canzone degli Aristogatti, intitolata Scale e arpeggi, abbiamo cambiato le parole e il titolo. Tutti hanno voluto ascoltare il bis! Il momento della consegna dei doni è stato il più bello e il più emozionante della mattinata. Quando siamo andati nelle loro classi, i banchi erano così mini che io sono dovuto stare in ginocchio. Dopo aver piantato il seme, l'abbiamo annaffiato e l'abbiamo deposto con cura sul davanzale. Ho scoperto che i miei affidati sono molto simpatici e uno è perfino juventino. Ci sono molte somiglianze fra i due e mi hanno fatto ricordare quando avevo la loro età e giocavo con i miei amici: mi divertivo "un sacco". Ho anche scoperto che sono diventato più responsabile. Ed è più divertente di quello che mi aspettavo giocare con loro, anche se sono più piccoli di me. Questa è stata una giornata favolosa! (Mattia 5A) Nella lezione di arte, abbiamo realizzato Tore, il passerotto viaggiatore, protagonista della storia. Oltre a questo ci siamo dedicati a preparare i canti e tra questi ce n è uno cui abbiamo modificato le parole. Arrivato sabato 28 settembre, siamo scesi in cortile con tutte le classi elementari e, dopo avere fatto i canti, è venuto il momento che tanto desideravo, l'affido. I miei piccoli si chiamano Pietro, il chiacchierone e Michele, il simpaticone. Quando siamo entrati insieme nelle classi prime, abbiamo seminato e abbiamo sistemato Tore in un vasetto di plastica. Io ero felicissimo. Ho notato che i miei due piccoli sono arzilli e simpatici ed ho scoperto che ci somigliamo. Ho capito quanta fatica fanno i miei genitori a tenere me e mia sorella: non vorrei essere nei loro panni! Conoscere Pietro e Michele è per me un'esperienza fantastica. (Stefano 5A) CANTO DELL AFFIDO Se al cuore delle cose Se al cuore delle cose guarderai Tanto impegno e tanta gioia metterai È il segreto dello studio ed ora che lo sai un bambino più felice tu sarai Rit. Arte storia geografia mate scienze geometria Anche se all'inizio ti emozionerai Prima o poi vedrai che ti appassionerai L'affidato poi avrai che ti accompagnerà E un cammino in compagnia si farà

10 10 Tra studio, bellissimi paesaggi e un popolo ospitale The Study Holiday Experience: Ire Le vacanze studio all estero nel mese di luglio sono un appuntamento ormai tradizionale per la Bachelet. L estate scorsa molti alunni hanno deciso di parteciparvi. Sono così partiti 36 ragazzi con due docenti di inglese e la prof. di musica! Nei loro racconti riecheggia la bellezza di quella terra e delle due settimane trascorse insieme. ::: A cura delle Professoresse d Inglese Il cielo d' Irlanda Oggi, 19 novembre, appena sveglia apro la finestra e alzo lo sguardo: bellissime onde di nuvole, dalle infinite sfumature di grigio, coprono il cielo sopra di me. In un attimo mi viene in mente la canzone di Fiorella Mannoia "Il cielo d'irlanda" e il pensiero torna alla vacanza-studio fatta a Dublino questa estate con studenti e insegnanti della Bachelet, dove una serie di sorprese hanno costellato quei giorni che non potrò dimenticare. Devo essere sincera, dopo un iniziale e grande entusiasmo seguito alla proposta del viaggio, i giorni prima della partenza mi hanno provocato non poca tensione: non ero stata bene e, comunque, lasciavo a casa una figlia sola, in pieno esame di maturità... tuttavia, già al momento dell' arrivo in aeroporto davanti ai ragazzi emozionati e radiosi, i miei pensieri si sono rimpiccioliti all'istante e il desiderio per questa nuova esperienza ha preso il sopravvento. Non ero mai stata in Irlanda ma conoscevo la grande tradizione popolare musicale che ha sempre contraddistinto questo popolo: melodie semplici, mai banali, ritmi ballabili e particolarmente dotati di un grande potere di coinvolgimento. Ero desiderosa di vivere in prima persona tutto questo. Una volta arrivati, una serie di cose mi hanno colpito e sorpreso: innanzitutto il clima straordinariamente piacevole e caldo oltre che soleggiato, che ci ha permesso attività e giochi all' aperto sui prati ( ma...il cielo d' Irlanda descritto nella canzone??); le famiglie irlandesi che ospitavano i ragazzi erano particolarmente gentili e premurose; la serietà e la professionalità dello staff della Emerald che ho potuto constatare personalmente avendo preso lezioni con insegnanti madrelingua; il rapporto con i colleghi anche di altre scuole; le uscite ::: Annalisa Ruffato Lo studio delle prime civiltà affascina e provoca l intelligenza dei bambini. Quando in terza inizia lo studio sistematico della storia, occorre che essi siano introdotti e sostenuti nella ricostruzione del passato, innanzitutto attraverso la narrazione. Si rivelano poi utili le storie ambientate nel periodo, le immagini, la realizzazione di disegni, la produzione di cartine e mappe che aiutino a fissare lo sguardo su quanto studiato. Dopo l uscita didattica presso il Parco delle incisioni Rupestri di Naquane, in Val Camonica, è stato proposto alle classi un tema di immedesimazione con i Camuni: "Sono un Camuno preistorico. Racconto come nelle mie giornate cerco di rispondere alle esigenze della vita come nutrirmi, ripararmi, difendermi e stare in compagnia". Il primo dato interessante è stato registrato al momento della proposta. Dopo la lettura della prima parte del tema i bambini sono stati guidati a completare la traccia riflettendo sulla propria esperienza. E stato chiesto di pensare a quali fossero secondo loro le esigenze primarie della vita: sono emersi il bisogno di mangiare, di avere un luogo in cui stare, di sentirsi protetti e di avere degli amici. Essi hanno mostrato quindi di avere colto la similitudine tra le proprie esigenze e quelle dei primi abitanti del nostro pianeta, vissuti migliaia di anni prima di noi. Lo svolgimento dei temi si è rivelato uno strumento di valutazione, in quanto i giovani scrittori hanno utilizzato tutte le conoscenze acquisite: Mia mamma Masapit mi aveva detto che avrei dovuto prendere le pietre focaie perché ormai era notte e quindi dovevamo accendere un fuoco per allontanare le bestie feroci e per riscaldarci. Mio papà Musciò era appena tornato dalla caccia... Abbiamo cercato di accendere un fuoco impiegando tanto tempo. Poi ho guardato mia mamma e mio papà che toglievano la pelliccia di un animale con un coltello ciascuno. Li aveva costruiti mio zio Sciaput: con una pietra aveva limato un altra pietra meno appuntita. (Anna) E stato emozionante quando sono andato a fare una prova di coraggio nel labirinto. Io e il mio amico dovevamo uccidere un cinghiale e avevamo una lancia per attaccare e uno scudo per difenderci... (Francesco) Avevo fame. Presi un sasso appuntito e lo legai ad un bastone e costruii una lancia. Poi andai a cercare un animale. Da lontano vidi un grosso lupo, mi avvicinai lentamente, presi la mira e lo colpii. Poi torni alla tenda, presi due bastoni e iniziai a sfregarli per accendere il fuoco, come avevo visto fare dallo sciamano (Gaia) Io sono Roti. La mia famiglia per nutrirsi coltiva il terreno e va a caccia. Coltivare il terreno non è facile, soprattutto prendere i chicchi. Oggi ne ho presi più del solito e la culturali, le danze e i canti, i giochi serali ( dove ci divertivamo molto anche noi insegnanti) e il weekend in quel pezzetto di paradiso terrestre che sono le Isole Aran, dove è impossibile descrivere ciò che si vede se non si è un poeta o un pittore. O se non ci si è stati di persona. L'ultima sera, prima di partire, è successa un' altra cosa inaspettata. Io, proprio io, che per una sorta di inibizione, ho sempre demandato alle colleghe le conversazioni in inglese nelle quali talvolta mi trovavo occasionalmente, ho dialogato con una signora del pub dove siamo stati per L esperienza di una terza primaria Lo studio sistematico della storia in terza elementare è sempre atteso con grande interesse. Un esperienza di immedesimazione con gli uomini della preistoria ha offerto agli alunni la possibilità di mettere in gioco in modo originale le proprie conoscenze. Che b mamma mi ha detto: Brava, così possiamo fare più farina... (Sofia)... Stavo andando a prendere un po d acqua ma a metà strada incontrai un animale feroce. Iniziai a correre, ma proprio allora mi accorsi di avere il mio arco dietro la schiena. Allora scoccai una freccia dritta nel cuore dell animale che cadde a terra. Poi con il flauto, che avevo costruito con un ossicino di animale, suonai e arrivarono i rinforzi (Rebecca) Aiuto! Un lupo mi sta rincorrendo!. Si

11 11 land, summer 2013 ella la storia! quello ero io, uno dei tanti Camuni. Ma ritorniamo a quel giorno. Per mia fortuna i guerrieri arrivarono sempre più numerosi perché ero il figlio del capo tribù. Mentre stavamo per venirti a prendere, mi dissero Abbiamo visto un cervo. Carne per tutta la tribù, pensai. (Giovanni) Un giorno io e miei amici stavamo camminando. Ad un tratto, da un cespuglio, uscì un lupo che cominciò ad avvicinarsi lentamente. Per fortuna ci portavamo dietro le armi, prendemmo l arco e lo colpimmo (Luca) Sono un bambino Camuno. Di solito mio papà va a caccia per prendere cibo. Intanto la mamma mi insegna ad accendere il fuoco. (Marianna) Sono un bambino camuno. Oggi sono andato per la prima volta a caccia con mio padre ed è stato bellissimo. (Tommaso) Un giorno, mentre stavo andando a prendere l acqua, vidi un lupo e scappai. Ma dopo un po mi fermai e vidi che era ancora là. Mi avvicinai e vidi che era ferito alla zampa. Allora dissi: Poverino, vieni che te la curo io la zampa. Poco dopo un animale feroce mi voleva assalire ma il lupo lo attaccò per difendermi Dopo un po il lupo guarì ma non se ne andò. Rimase al villaggio e, quando andavo a prendere l acqua al fiume, veniva con me e di notte faceva la guardia fuori dalla capanna (Misia) una cena tra canti e danze. Indovinate cosa mi ha detto? Che era sorpresa per come i nostri alunni cantavano e partecipavano! In effetti, ciò che mi ha colpito di più, sono stati proprio i ragazzi che hanno seguito, partecipato e si sono lasciati guidare in modo maturo e consapevole. Stare con loro, in questa nuova, coinvolgente dimensione è stata sicuramente l'esperienza più bella ed emozionante. Sono d' accordo con te, Fiorella: "Il cielo d' Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù... Il cielo d'irlanda è dentro di te..." (Anna Beltrami, insegnante appassionata di musica e affascinata dalla lingua inglese) Contributi degli alunni Quest estate i miei genitori mi hanno dato la possibilità di partecipare alla vacanzastudio in Irlanda. E stata un esperienza di vita molto ricca sia a livello personale, che culturale e paesaggistico!! Il famoso cielo d Irlanda che spesso nelle foto si vede coperto di grossi nuvoloni neri, quest estate era invece illuminato da uno splendido sole e il paesaggio sembrava ancora più bello di quanto già fosse. Le persone erano sempre allegre e nelle strade c era chi cantava, suonava, rideva e scherzava e questo ti riempiva davvero di allegria. Durante queste vacanze abbiamo visitato moltissimi luoghi, alcuni piu culturali come i musei, altri un po più gustosi come la fabbrica del cioccolato e la fabbrica della birra. La gita che abbiamo fatto e che mi è piaciuta di più è stata quella alle isole Aran. E stata un esperienza meravigliosa; quel giorno non c era nemmeno una nuvola e l oceano brillava e ondeggiava sotto un sole da deserto. Ci sono scogliere a picco sull oceano così ripide da togliere il respiro. Abbiamo persino visto delle foche durante il tragitto.questa esperienza è stata molto utile anche da un punto di vista personale ed è servita a correggere alcuni miei difetti. Io so infatti di essere molto schizzinosa e faccio fatica ad assaggiare qualcosa di nuovo; qui invece mangiavo quasi tutto anche se ogni tanto rimpiangevo la pastasciutta di casa! Spero di avere la possibilità di rivivere questa fantastica avventura anche il prossimo anno! (Claudia, II) The study-holiday in Ireland was very interesting because, living with the family, I had to speak English necessarily and it was very inspiring and it was a way to learn new words in a conversation, too. I enjoyed all the activities and excursions we have done in Ireland. Particularly, I loved the Aran Islands: they are a fabulous place that I never imagined could exist, and that I only see in documentaries. The boat trip to reach them was very nice, too. Now, after my stay in the land of Ireland, I am more aware of her beauty and her nature and I'm very happy I visited those unforgettable places. Now I wish to see them again soon. (Maria Cristina, IID) Con le lezioni mattutine a scuola ho approfondito di più la mia esperienza con l'inglese. È stato un metodo efficace anche perché poi, la sera, potevamo mettere in atto le cose imparate alla mattina con la nostra famiglia, sempre pronta ad aiutarci e correggerci. Oltre all'inglese, questa vacanza mi ha aiutato a legare di più con i ragazzi della mia stessa scuola che magari prima non conoscevo. Ho anche fatto amicizia con spagnoli, russi e tedeschi, ovviamente comunicando come meglio potevo in inglese. L Irlanda è una terra fantastica e consiglio a tutti la vacanza-studio: la rifarei assolutamente. (Nicole, IID) Altri contributi sul sito

12 12 Conoscere i Romani come Indiana Jones: attraverso ponti da brividi e tunnel misteriosi A spasso per la Roma delle Alpi In numerosi angoli della città di Aosta rivive la civiltà romana: dalle mura alle porte, dal teatro al cripto portico, per non parlare dell'imponente arco di Augusto all'ingresso della città. La valle inoltre ospita numerosi ponti e acquedotti, tra cui lo spettacolare ponte acquedotto romano di Pondel. L'uscita didattica di fine ottobre unitamente allo studio in classe della civiltà romana - ha permesso ai ragazzi di quinta di incontrare le testimonianze di questo luogo e di soffermarsi su alcuni aspetti di grande interesse. Gli alunni si trasformano in guide ed illustrano le parti più interessanti di Aosta. ::: Daniela Bernardi e Chiara Spessi Arrivati a destinazione, con la nostra guida Anna abbiamo percorso le strade di Aosta. Passo dopo passo ci siano imbattuti nel maestoso arco di Augusto, una costruzione imponente alta 11, 5 metri, a cui è sospeso il Santo Volto. Si tratta di un crocefisso formato da tre triglifi necessari a sostenere il corpo di Gesù Cristo. Successivamente abbiamo osservato la Porta Praetoria, fatta in parte di marmo e con meravigliose sculture. In seguito siamo entrati nella necropoli, una città dei morti, usata per ospitare i defunti. Mi ha colpito scoprire che un tempo bendavano i morti e li mettevano nella posizione del neonato, perché, così come per la nascita, anche con la morte si passa ad una nuova vita. Poi abbiamo sostato e pranzato in un parco giochi e subito dopo ci siamo rimessi in cammino con Donato, la nuova guida. Abbiamo visto il magnifico teatro che poteva ospitare 3000 persone, formato da quattro arcate e dai gradini per gli spettatori: insomma un signor teatro. Per finire siamo andati, tra boschi autunnali e strade ripide, al ponte di Pondel che si usava come acquedotto, lungo 10 m e alto 50. Armati di coraggio, abbiamo attraversato, al buio pesto, il canale che un tempo era usato per trasportare l'acqua ed è stata una vera avventura all'indiana Jones. (Aurora 5ºA) Dopo aver mangiato e giocato abbiamo ripreso l'esplorazione. La nuova guida ci ha mostrato i pochi resti del teatro romano che ospitava circa 3000 persone, invece l'anfiteatro ne aveva ben Nel pomeriggio abbiamo lasciato Aosta e ci siamo diretti in un piccolo paesino di nome Pondel, abitato da quaranta persone. Qui c'è un grande ponte acquedotto romano, così alto che a guardare giù vengono i brividi. La guida ci ha fatto attraversare un tunnel piccolo stretto e buio, dove prima passava l'acqua. Questa uscita è stata bella e interessante. (Stefano 5ºA) Al termine della mattinata abbiamo salutato la guida e ci siamo diretti ad un parco giochi per mangiare. Dopodiché è arrivato Donato, la nostra seconda guida; con lui ci siamo diretti al teatro, alto 22 m: prima ospitava nove arcate, adesso ne vediamo solo quattro. Dietro il palco ci dovevano essere i camerini e si presuppone che fosse al coperto. Dopo poco ci siamo diretti in una cittadina di nome Pondel. Lì abbiamo visitato il ponte acquedotto romano che misura 50 metri dal letto del fiume. Questo monumento si chiama così perché prima era un acquedotto ed ora è solo un ponte. A Pondel abbiamo costruito un modellino del ponte romano e così si è conclusa la nostra uscita che è stata bellissima. (Matilde 5ºA) Dopo una camminata nella città arriviamo alla Porta Praetoria. Ha tre porte ed era ricoperta di marmo. Nel pomeriggio ci raggiunge Donato, la nuova guida. Ci porta al teatro romano e nel criptoportico, che aveva funzioni religiose. In seguito giungiamo a Pondel, dove si trova il ponte acquedotto di epoca romana. Mentre lo attraverso ho una paura tremenda, perché ci troviamo su una gola profondissima in cui scorre un torrente dalle acque agitate. Attraversatolo, entriamo in una bassa stretta e buia galleria nel bosco. Infine Donato ci illustra la costruzione di un ponte con un modellino di legno. È stata una bellissima gita! (Gabriele 5ºA) Aosta: una città che racconta la storia romana agli alunni di 5^ B Un po' di curiosità Diecimila anni fa la Valle d Aosta era abitata dai Celti. I Celti erano chiamati Salassi perché commerciavano il sale. I Romani fondarono una città in onore di Ottaviano Augusto: Augusta Pretoria e da quel nome deriva quello della città di Aosta. La città fondata dai Romani era situata tra la Dora Baltea e il torrente Buthier e conserva in parte le antiche mura, alcune torri e l Arco di Augusto. In epoca successiva, quando iniziò la costruzione delle chiese, esse erano a forma di croce come deciso da San Ambrogio; l altare era nel centro e le persone si disponevano in cerchio. Esso era rivolto a est perché sorge il sole e perché Gesù era nato a oriente. Nella città era presente anche una zecca, dove si producevano i soldi. La zecca ora non è più usata, neanche come museo, per motivi di sicurezza. Una curiosità: la temperatura di Aosta all'epoca romana era di due gradi più di oggi. (Elena R, Francesca DB e Andrea) L Arco di Augusto L Arco di Augusto s innalza nella parte orientale di Aosta. Costruito nel 25 a.c., è fatto con blocchi di conglomerato (materiale grossolano) di puddinga e rivestito di marmo. È alto 11,50 m e largo 9 m. In cima alle colonne ci sono i capitelli decorati con foglie di acanto, pianta corinzia (Grecia). Aveva scritte in bronzo, successivamente utilizzate per statue ed altro. Sulla sommità, inoltre, troviamo i triglifi pietre a tre che si alternavano con le metope (bassorilievi). In età medioevale è stato aggiunto Il Santo Volto (crocifisso nel centro dell arco). Nel 1700 è stato aggiunto il tetto spiovente. Il restauro è avvenuto nel 1912, ma ora l'arco è nero per lo smog. Infine l Arco è il simbolo di Aosta insieme al leone che c è al centro delle sue bandierine. (Michele, Jacopo, Lisa Marie) La necropoli La necropoli, in antichità, era la città dei morti che corrisponde al nostro cimitero; l'unica differenza è che le tombe erano poste in tante casette. La necropoli romana di Aosta, che abbiamo visitato, fu costruita di fianco alla strada proveniente da Eporedia (Ivrea). In epoca romana si sviluppò, quindi, di fianco a questa strada, un'importante necropoli, in un'area utilizzata a scopo funerario già nella tarda Età del Ferro. La necropoli ha 288 tombe e misura 800 metri quadrati. Le tombe erano decorate ispirandosi alla vita del defunto. Nelle tombe sono stati ritrovati corpi di vescovi: Agnellus (Agnello), sepolto nel 228 d.c., Gratus (Grato), sepolto nel 470 d. C., Gallus (Gallo), sepolto nel 546 d. C. Su questa necropoli, senza conoscere l'esistenza di tombe sotterranee, fu costruita la chiesa di San Lorenzo che, in antichità, era chiamata Concilium Sanctorum. Sull'altare della chiesa erano poste le reliquie dei santi. Fuori dalla chiesa, che è a forma di croce, c'erano le tombe di persone morte prima di veder realizzato il loro desiderio di essere battezzate. (Greta, Chiara, Michela) La Porta Praetoria La Porta Praetoria è fatta di puddinga ed è rivestita con marmo bianco di Carrara e marmo grigio. Le torri che si innalzavano ai lati delle porte servivano per la difesa.

13 13 Il Duomo Di Milano: la fabbrica infinita La bellezza dei particolari Gli alunni delle quarte de L Aurora hanno conosciuto la storia del Duomo di Milano attraverso il racconto della vita di persone che nei secoli hanno contribuito, con i più svariati doni, alla messa in opera della Cattedrale. Sono stati poi accompagnati a Milano per ammirare questo splendido esempio di arte e di fede. Dopo una visita all'interno del Duomo e un'attenta osservazione della facciata, sono saliti sulle terrazze dove hanno gustato il panorama. Di seguito testi scritti dai bambini. Aveva una porta interna e una esterna ciascuna composta da tre archi. La strada che giungeva dall Arco di Augusto arrivava fino alla Porta Praetoria. Oggi possiamo vedere che questa strada è alta 3 metri più di quella attuale. (Samuele, Tommaso C., Nicolò, Matteo) Il Teatro Il teatro è tra le costruzioni romane. Nel teatro si mettevano in scena commedie, tragedie e balli, ma recitavano solo gli uomini e dovevano essere solo persone importanti. Invece nel mimo anche le donne potevano fare le attrici. Gli spettacoli erano gratuiti perché era usanza che pagasse un ricco tutte le spese: i costumi, gli attori, l'ingresso. La facciata è alta 22 metri con una serie di bifore e trifore, che per noi sono le "finestre". Adesso ci sono la metà degli archi rispetto all'epoca romana. Quando si guardava lo spettacolo le donne erano in alto (quei posti si chiamavano "pleure"), mentre gli uomini stavano davanti. Gli spettacoli potevano guardarli anche gli schiavi. Il Teatro ospitava 3000 persone: aveva più posti della Scala! Il monumento ha dei buchi e si pensa che servissero per sostenere il tetto. Gli archeologi infatti intuirono che l'edificio avesse un tetto anche perché era chiamato "Teatrum copertum". Dietro il teatro c'erano le quinte dove si trovavano i camerini. Le entrate venivano chiamate "Vomitori". (Anna, Giulia S., Giulia A.) Il foro e il Criptoportico Il foro era costruito in travertino. Era formato da un colonnato e da diverse statue, inoltre aveva anche delle terme. Il foro (o podio) era diviso in due parti: la piazza, dove si svolgeva la vita sociale e pubblica, l altra parte dove si svolgeva la vita religiosa. Sotto il foro si nasconde il Criptoportico forense che è una galleria semibuia formata da un susseguirsi di archi a botte (detti anche archi scemi) sostenuti da robusti pilastri in tufo. La galleria era illuminata da alcune finestrelle e dal riflesso della luce sull intonaco bianco. Gli storici, inizialmente, credevano che fosse una cripta, poi un luogo da passeggio, in seguito un mercato e infine accertarono fosse un luogo dove si preparavano i riti religiosi. Il criptoportico ha una forma a ferro di cavallo e circondava l area sacra al centro della quale si trovavano due templi affiancati. (Elena B., Giacomo, Marcello, Davide) Il ponte/acquedotto di Pondel Il ponte/acquedotto era stato costruito nel 3 a. c. per far passare l acqua dentro a dei parapetti alti un metro. La luce del ponte è di 20,40 m, è lungo 14 m ed è stato costruito da Caio Lavinus, un uomo ricco. Sotto questo ponte scorre un torrente che si chiama Gran Syvia che nasce dai ghiacciai del Gran Paradiso. La guida ci ha spiegato che le pietre del ponte/acquedotto non sono tenute insieme da calce o da altri tipi di fissanti, ma da un difficile sistema di gravità dovuto alla forma dei blocchi: ognuno di essi si appoggia sull altro finché il peso di tutte le pietre arriva ai blocchi di pietra appoggiati per terra. Dentro il ponte, in epoca romana passava la gente, mentre fuori, sul ponte passava l acqua. (Federica, Francesco, Tommaso G.) ::: G. Muzzi e M. Rodella Quando ho visto il Duomo mi è subito saltata all occhio la cura che gli scalpellini hanno messo per curare al massimo ogni particolare, perché sapevano che lassù in cielo c era qualcuno che li stava guardando. Poi abbiamo girato intorno al Duomo per osservare le faccine delle persone che hanno contribuito alla sua costruzione. In seguito siamo andati sul retro per osservare il rosone e abbiamo notato che era rappresentata la Trinità: il Figlio come un sole, lo Spirito Santo come un aquila reale che aveva la corona e il Padre come Dio. Dopo siamo entrati e la maestra Vera ci ha fatto fare il giro dell interno facendoci osservare le vetrate e spiegandoci che in pochi sapevano leggere e scrivere quindi rappresentavano così la Bibbia. Inoltre ci ha detto che ci sono cinquantadue colonne come le settimane dell anno; dove c è una lucina rossa si trova un pezzo del chiodo della croce di Gesù. Ho osservato che il pavimento è in rilievo tranne dove c è il marmo bianco perché è più delicato. (Penelope) Ho scoperto che sulla facciata ci sono cinque portoni, sei lesene e sopra il portone più grande ci sono tanti disegni della vita di Maria. Intorno alla facciata del Duomo abbiamo visto tante teste che sono le facce delle persone che, in qualche modo, hanno contribuito alla costruzione del Duomo. Ho scoperto anche che per salire sulle guglie abbiamo fatto duecentosessantuno scalini. Su abbiamo cantato Oh mia bella madunina. Mi ha colpito quanto è grande Milano dall alto! (Lorenzo) Caterina, un anziana signora molto povera, ogni giorno si recava al Duomo con una cesta piena di pesanti marmi da lucidare: questo era il suo lavoro. Un giorno volle contribuire alla costruzione della Cattedrale, donando l unica cosa che possedeva: una logora pelliccia. Questa fu messa all asta e comprata da un uomo che, accortosi del generoso gesto di Caterina, comprò la pelliccia e la ridiede alla donna. Poi le disse che avrebbe esaudito un suo desiderio come premio per la buona azione compiuta. Fu così che la donna andò a Roma e incontrò il Papa. Oggi, sulla parete laterale destra del Duomo, si può osservare una piccola statua che ritrae una vecchietta in ginocchio con in spalla una cesta: è Caterina! (Giulia, Maddalena e Maria) La storia di Alessio della Tarchetta è quella che ci ha interessati di più. Alessio era un uomo cresciuto in Albania. Quando giunse a Milano venne ospitato da uno Sforza, un signore molto potente, che lo fece lavorare come soldato. Alessio si stupì di come era stato accolto e si rese conto che era successo per grazia della Madonna, alla quale era dedicato il Duomo che stavano costruendo. Così scrisse una poesia, dedicandola alla Madonna e fece una donazione in denaro per la realizzazione del Duomo. (Matteo e Teresa) Marco Carelli era un mercante molto ricco, ma spesso era triste perché non condivideva con gli altri le sue ricchezze. Un giorno, venuto a sapere che era in costruzione la Cattedrale di Milano, decise di contribuire a questa grande opera: fece testamento e lasciò tutti i suoi averi alla Veneranda Fabbrica del Duomo. Seguì un periodo di crisi e vennero a mancare i soldi necessari ai lavori del Duomo. Per questo fu chiesto a Marco di lasciare i suoi beni subito, quando era ancora in vita. L uomo donò tutto ciò che possedeva e continuò a vivere da povero, mentre i lavori per la realizzazione della Cattedrale proseguirono. (Samuele e Pietro)

14 14 Un genere letterario studiato in due diverse Lingue A Scuola da Sherlock Holmes: following the steps I discover facts! Le lezioni di Inglese quest anno si sono aperte con un giallo, "Sherlock Holmes and The Red Circle". Durante l estate gli studenti hanno letto il racconto. Poi, in classe, hanno analizzato il personaggio e il genere, anche in collaborazione con la docente di italiano con la quale, nel frattempo, avevano lavorato su altri testi del genere giallo. L analisi si è svolta proprio mettendo in pratica il metodo del famoso detective: partire dai fatti (citazioni dal testo) e mai dal proprio pensiero, osservarli e quindi trarre le deduzioni, come dice Alessia: Questo racconto mi è piaciuto perché ci sono molte scene inaspettate ed è molto interessante, anche perché si basa su fatti che potrebbero essere realmente accaduti. Perché è così interessante arrivare alla fine di un racconto giallo? Perché tutti i nodi si sciolgono e, che piaccia o meno, arriva la soluzione... aspettata, immaginata o magari anche inattesa. La spiegazione finale soddisfa il desiderio di capire che, fin dalle prime pagine, accompagna il lettore e spesso l investigatore. Svelando l importanza di piccoli particolari, ti fa dire: Ma è proprio vero! Potevo arrivarci anch io! ::: Nicoletta Barzaghi I think this book is a fantastic detective story because it is full of suspense and mystery. Even if at the beginning it is not clear that in the story there is a murder, at the end all becomes clear and the reader has no more questions about the case, because everything was explained by Sherlock Holmes. The only thing that I did not like is that we don t know if Gennaro, the person that committed the crime, will go to prison because it s not said in the ending. (Maria) This book is interesting because within the text you can discover a lot of things, for example there is a moral that struck me; there are the typical words and expressions of a detective story. Now I can analyze a detective book in English! (Giorgia) Il racconto The Red Circle mi è piaciuto perché ci sono molte scene inaspettate ed è molto interessante, anche perché si basa su fatti che potrebbero essere realmente accaduti. (Alessia) Thanks to the work both with the Italian and the English teachers I discovered new aspects of the character of Sherlock Holmes. (Davide V.) This is a very strange detective story because it starts with a problem and it ends with another one. This is the aspect that I liked the most, because there is a connection between the two problems. As for the front cover, on it I can see Sherlock Holmes and some buildings opposite him. I think it s not the right picture because it represents only the detective and not the whole contest. I would choose the picture of the fight between the criminal and the victim. (Lisa) I like the front cover of this book because I can see just some of the elements of the book, and that is perfect to create suspense. (Andrea V.) On the front cover I can see Sherlock Holmes smoking his pipe while looking at a red building. I think this image is not effective because it does not tell us anything about the story as it s just about the detective. The title instead is effective because the main facts and characters of the story are connected to this secret criminal society, The Red Circle. (Davide T.) ::: Silvia Marangi, Giorgia Bombelli, Caterina Masieri III A Datemi dei problemi, datemi lavoro, datemi il più astruso crittogramma oppure la più intricata analisi, e mi troverò nel mio elemento naturale. (Il segno dei quattro, A. C. Doyle) In questa prima parte dell anno abbiamo letto libri e racconti gialli, scoprendo i più importanti investigatori (da Sherlock Holmes a Maigret, da Poirot a Padre Brown) e i loro diversi metodi d indagine. In inglese abbiamo riletto e tradotto il testo delle vacanze, Sherlock Holmes and the Red Circle, sott o l i n e a n d o con diversi colori i principali aspetti del racconto: il metodo d indagine, le caratteristiche dell investigatore e della vittima. L'aspetto più interessante di questo lavoro è stato scoprire e approfondire il personaggio di Sherlock Holmes, studiandone le numerose caratteristiche e la sua strana ma geniale mente! Anche l'analisi sul testo in inglese ci è piaciuta perché ci siamo immedesimate nella storia, imparando le parole e le espressioni tipiche di un racconto giallo. Nella lettura dei brani la cosa insolita è stata credere di avere capito tutta la storia e il suo sviluppo, per scoprire poi, dai discorsi e dai pensieri degli investigatori, che il racconto si concludeva in tutt altro modo! Un altro elemento appassionante è emerso leggendo La Croce Azzurra, racconto che vede come investigatore Padre Brown; ci è piaciuto particolarmente per lo stile diverso adottato da Chesterton, che non crea il solito misterioso e agghiacciante racconto giallo, ma preferisce una struttura ironica e simpatica. Abbiamo notato che la prima volta in cui si legge un giallo, gli indizi e i fatti non si colgono subito e per questo non si capisce molto lo sviluppo della vicenda, ma una volta ripresi e analizzati si c o m p rende tutta l indagine e la conclusione a cui lo scrittore ti vuole condurre. Oltre ad analizzare il testo, ci siamo messi in gioco e, come Sherlock Holmes e gli altri investigatori risolvono il caso, anche noi, leggendo, abbiamo indagato sul testo provando a ipotizzare possibili deduzioni e a entrare nel racconto. A volte ci sono capitate situazioni complesse nelle quali abbiamo dovuto unire più conoscenze e in cui è stato bello ragionare insieme, con la prof. e i compagni. Questa affascinante caratteristica è, secondo noi, l aspetto più significativo e intrigante in un libro giallo. Quello che Sherlock Holmes dice del suo lavoro, nella frase con cui abbiamo aperto l articolo, è quello che abbiamo fatto noi leggendo: investigare il testo!

15 15 Metti il giovedì pomeriggio a scuola: cosa cercano questi ragazzi? Cosa propongono questi adulti? I Cercatori d Oro I Cercatori d Oro sono un gruppo di ragazzi, tra gli alunni della Bachelet, che decidono di seguire la proposta di alcuni professori affascinati dalla "Buona Notizia". Ecco cosa li spinge ad accogliere l invito dei professori e a vivere insieme questa avventura. ::: Nicoletta Barzaghi La buona notizia per tutto l uomo e per tutti gli uomini: Dio venuto nella carne povera degli uomini la avvolge di una luce nuova, capace di dare senso ad ogni aspetto della vita quotidiana Al giovedì si fermano nelle aule della scuola, un regalo non scontato del CdA, e tra una chiacchiera, un gioco e un oretta di studio cercano qualcosa insieme. I ragazzi spiegano che cosa cercano e quindi che cosa li spinge a venire, organizzando il tempo settimanale anche in base a queste due ore e mezza da trascorrere insieme. La domanda non è retorica. Il motivo può cambiare nel tempo, soprattutto perché i ragazzi sono sempre più coscienti di ciò che li muove. In prima media non vedevo l'ora di fare i Cercatori e ho chiesto tantissime volte di poter iniziare, perché sentivo i miei amici che raccontavo la loro esperienza e io mi esaltavo. Alla fine mi ha invitata la prof. ed è oramai da tre anni che faccio parte del gruppo di San Camillo. Non ho più smesso di frequentare i Cercatori d'oro perché qui ho fatto e faccio esperienza di amicizia vera. Qui ho trovato il valore vero dell'amicizia perché posso confrontarmi con altre persone senza sentirmi giudicata, anzi ci aiutiamo a vicenda, gli amici mi consigliano ad esempio una soluzione se ho un problema o una domanda su ciò che mi capita tutti i giorni. L'amicizia vera è quella compagnia dove ognuno è libero di dire ciò che vuole senza paura, dove non hai bisogno di mascherare ciò che sei veramente. Ecco perché continuo a venire. Questa settimana ad esempio alcune persone che conoscevo sono mancate. Insieme all'aiuto della prof. ci siamo interrogati sul perché queste cose accadano, e su come si fa a superare un dolore così immenso. Tutto ciò è successo perché una persona ha in mano il progetto della vita di ognuno di noi: questo è Gesù. Il dolore c'è, non può sparire da un giorno con l'altro, ma Lui ha creato persone intorno a noi che ci aiutano ad affrontare il dolore, la malattia, i timori Dobbiamo anche tenere conto che queste persone a noi care non sono sparite, anzi in un certo senso ci sono ancora più vicine. Sono loro che ci proteggono dai mali della vita e non bisogna dimenticare che la Sua promessa è quella che un giorno ci rincontreremo tutti nello stesso luogo." (Miriam) Per me i Cercatori d'oro sono una compagnia di amici straordinaria. Io qui mi sento accolta e libera di essere me stessa, libera di non dover indossare una maschera che nasconda i miei pensieri e le mie emozioni perché qui vengono ascoltate, non giudicate. In questo gruppo ho trovato un'amicizia reale, forse per la prima volta nella mia vita, e questa esperienza mi ha aiutato molto in questi tre anni. Grazie ad essa sono molto cambiata, guardo le cose in un modo diverso e tutto per merito di un momento banalissimo: il gioco. L'anno scorso mi annoiava, non ero mai veramente felice durante i giochi e ciò mi dispiaceva. Poi un giorno la prof. ha chiesto chi si era veramente divertito dopo aver giocato e lì mi sono accorta di come avevo sprecato inutilmente il mio tempo poiché anche quello, sebbene banale, poteva diventare una sfida in cui buttarsi, un'occasione in più per gustare la realtà. Da quel giorno sono cambiata, tutto era prova, una sfida, e ho incominciato a buttarmi in ciò che la vita mi offriva, sia nello stare con l'amico antipatico, sia nell affrontare la morte di una persona cara. Vivendo così ho incominciato a gustare ogni particolare della vita, anche se a volte è stata dura. Ricordo la sensazione che avevo avuto la settimana dopo la domanda della prof., ovvero una sensazione di pienezza, e pensando a questo cerco di affrontare ogni cosa, perché tra il non fare niente o lo stare in campo e divertirsi c'è una grande differenza. (Maria) Sono nel gruppo di S. Camillo da due anni. Sono arrivata ai Cercatori su invito di una mia cara amica, che mi aveva raccontato la sua esperienza. Non mi è stato subito chiaro cosa fossero i Cercatori, ma mi sono fidata di quello che lei aveva detto e poi avevo il desiderio di conoscere persone nuove, avere una compagnia magari diversa dalle altre. Queste sono state le ragioni iniziali, ma poi ho scoperto che mi piaceva stare qui perché mi sentivo aiutata a comprendere la realtà intorno a me e a capire meglio il perché del mio impegno, del mio stare nel mondo. Tante volte mi pesa parlare di cose serie, vorrei giocare o scherzare e basta, poi, però, mi accorgo che mi piace anche dialogare di cose serie e così in questo luogo imparo a conoscere Gesù. Sì, perché Gesù lo accolgo proprio stando con gli altri e condividendo con loro alcune esperienze. La vacanza a Luglio è stata meravigliosa, perché ho capito come sia bella l esperienza di un amicizia e come sia più facile con amici conoscere Gesù e fare la sua esperienza. Un altro momento molto bello è stato quando una mia compagna dei Cercatori ha parlato del suo brutto momento in famiglia, con la mamma ammalata. Ricordo di essermi commossa e di essermi sentita molto vicina a lei, nonostante non la conoscessi bene. L aiuto che lei diceva di aver ricevuto da questa amicizia nei Cercatori era enorme. Anch io mi accorgo come mi faccia crescere condividere alcune esperienze e parlarne con degli adulti che mi aiutano a trovare Gesù nella vita di tutti i giorni. (Gioia) Io vengo ai Cercatori per approfondire e portare avanti l amicizia che ho trovato in questa compagnia dove so di poter incontrare Gesù. Non mi basta solo sentirne parlare, voglio e ho bisogno di incontrarlo e trovarlo. Grazie al gruppo S. Ambrogio (al quale due anni fa mi hanno invitato) riesco a farlo. Lo trovo nelle piccole cose che facciamo insieme: nel gioco dove cerco sempre di dare il massimo e soprattutto nel momento in cui cantiamo perché, anche se non sono particolarmente intonata, mi vien voglia di cantare e voglio farlo bene. Mi accorgo che anche gli altri sono spinti a impegnarsi fino in fondo, non perché obbligati, ma perché si percepisce il motivo che ci fa desiderare il momento di ogni giovedì. L altro gesto quotidiano che mi rende contenta è il momento in cui recito la preghiera dei Cercatori perché le parole che dico corrispondono perfettamente ai miei desideri e lo stupore che i nuovi arrivati manifestano nel sentirla la prima volta mi conferma che non sono l unica. Durante i momenti di condivisione (pranzo e riflessione) nel gruppetto non c è bisogno di mettere maschere o stare attenti a non apparire poco interessanti o diversi da quello che si è realmente e anche questo è un elemento che mi fa apprezzare questa amicizia. Quando sono ai Cercatori sono realmente felice! Il momento per me più significativo e caro è stato quello della Promessa 2012/2013. In quei giorni a Torino ero felice, agitata e non capivo davvero cosa stavo vivendo ma sapevo che era qualcosa di bello per me perché ero accompagnata nel gesto dalla faccia dei miei veri amici. Le parole che mi hanno detto alla consegna della tessera mi ha chiarito tutto: Da questo momento fai ufficialmente parte dei Cercatori d Oro, la compagnia di Gesù e mi sono sentita abbracciata in tutta la mia voglia di diventare me. (Anna)

16 16 famiglie in azione Il progetto Andare a scuola per conto nostro, una nuova sfida Non tradire le esigenze dei bambini Sotto la supervisione dell Ing. Rosselli, si è sviluppata un iniziativa dal grande valore culturale incentrata sullo sviluppo fisico, sociale e civile dei ragazzi. Il valore sta sia nel contenuto che nel metodo. Il progetto nasce infatti dalla libera iniziativa di genitori della scuola e semplici cittadini che hanno saputo elaborare una proposta per il bene comune. non fermandosi al lamento e alla protesta. In questa breve intervista, l ing. Rosselli espone i punti focali della proposta. ::: A cura della redazione Andare a scuola per conto nostro : da dove parte questa proposta e qual è il suo scopo? Lo scopo del progetto è di ridonare ai ragazzi e ai bambini quella mobilità che fino a qualche decennio fa era normale e che ora è considerata una piccola chimera. Si pensi che in Italia, soprattutto nella zona settentrionale, la ridotta autonomia di movimento ha una cattiva influenza sull aspetto della socializzazione e della conoscenza ambientale. Quali paesi sono coinvolti in questo progetto? L Istituto L Aurora non può essere considerato un plesso scolastico di quartiere, bensì intercomunale, dato che sono iscritti studenti provenienti da ventisette diversi comuni tra cui: Cernusco, Brugherio, Segrate, Cassina De Pecchi, Pioltello, Carugate, Vimodrone, Gessate, Concorezzo, Gorgonzola e Milano. I ragazzi residenti a Cernusco, parteciperanno all iniziativa facendo, in sicurezza, tratti a piedi e tratti con scuolabus. I non residenti utilizzeranno mezzi di trasporto quali autobus di linea o metropolitana fino ad una delle aree A.S.A.P (Area Settoriale di Arrivo/prelievo) di Cernusco. Tutti i ragazzi raggiungeranno l area A.C.A.P. (Area Comune di Arrivo Prelievo), situata nell area di parcheggio di via Fontanile di Cernusco, per poi raggiungere a piedi, in gruppi, l Istituto L Aurora. L obiettivo che ha fatto nascere questa idea è l autonomia dei ragazzi e dei bambini. Sotto quale aspetto? Qual è il loro guadagno? I guadagni sono molteplici. La mobilità comporta un normale sviluppo dal punto di vista fisico, favorisce la socializzazione e l aspetto cognitivo rendendo il percorso di crescita ricco di tutte quelle esperienze necessarie che i cambiamenti della società non devono rendere di difficile attuazione. In sintesi si può parlare di crescita sociale e psicologica per le continue occasioni di confronto, crescita civile per il rispetto verso il territorio e la formazione di futuri cittadini fortemente orientati al rispetto delle cose pubbliche. Oltre alla mobilità e all autonomia, emerge in maniera eclatante il risparmio energetico che comporta questo piano. Può essere un buon metodo per educare i ragazzi al rispetto dell ambiente? Il progetto eviterebbe in un anno l emissione di 60 milioni di grammi di CO 2 (anidride carbonica). L educazione ambientale è dunque praticata sul campo, con evidenti benefici. Quale deve essere il ruolo della scuola per aderire realmente al progetto? E le famiglie? La scuola deve abbracciare il progetto e includerlo tra le sue attività, come ad esempio l educazione ambientale. Sarebbe opportuno anche creare un gruppo di lavoro formato da insegnanti, studenti e genitori che possa monitorare l esperimento, analizzandone pregi e difetti. Le famiglie sono fondamentali per la buona riuscita del progetto. Lo scopo del progetto è anche educativo, bisogna accettare che i propri figli possano andare a scuola anche non accompagnati; I responsabili del progetto (da sinistra): Maurizio Marta, Giuseppe Rosselli, Rosa Ambrico, Francesco Calabria. le famiglie possono sentirsi direttamente coinvolte partecipando ai gruppi di lavoro che studiano i possibili percorsi più sicuri. La Sua proposta di Piedibus coinvolge direttamente la scuola, ma allo stesso tempo anche il territorio. Per permettere agli studenti di effettuare il percorso casa scuola senza essere accompagnati in automobile è necessario creare le condizioni. E necessario, oltre all iniziativa dei singoli, anche il coinvolgimento delle autorità competenti a partire dal Comune. L Amministrazione deve impegnarsi a implementare i cambiamenti strutturali che possano favorire pedoni e ciclisti, strutturare piani di viabilità che rendano Cernusco città dei bambini e di tutti coloro che non vogliono adoperare solo l automobile. Come prosegue la sua iniziativa? Sono arrivate le prime adesioni? Fino ad ora hanno aderito 51 famiglie. Sono confidente che, con una buona proposta di costo del servizio di scuolabus, ulteriori numerose famiglie aderiranno al progetto. Penso si possa raggiungere una percentuale di partecipazione pari al 40% degli alunni iscritti, centrando così l obiettivo del progetto. Per approfondire la conoscenza del progetto è consigliata la lettura del blog blogspot.it

17 17 dialogo sull educazione Davvero noi italiani stiamo rovinando i nostri figli? Contro i papà un libro che ha suscitato un interesse sorprendente ha fatto da spunto alla serata organizzata dal Centro Culturale J. H. Newman. ::: Enrico Leonardi L auditorium Maggioni offriva il colpo d occhio delle grandi serate. Esame di maturità per il Centro Culturale J. H. Newman al suo quarto anno di attività. Da molti mesi, con la collaborazione di altri cinque Centri culturali della Martesana/Est milanese, dell Istituto L Aurora e del sito ferveva il cantiere per proporre a Cernusco una serata sulla condizione giovanile e sul problema educativo. Già l ampio ventaglio dei soggetti in gioco era uno dei motivi dell eccezionalità dell evento, come ha ben sintetizzato il Rettore dell Aurora Prof. Rosario Mazzeo, aprendo l incontro. Anche l Amministrazione comunale, consapevole dell importanza del tema ha concesso il patrocinio ed era presente con l Assessore all Educazione, Culture e Lavoro, Prof. ssa Rita Zecchini. In secondo luogo vi era la straordinarietà dei relatori: lo scrittore ed editorialista del Corriere della sera, Antonio Polito, e il fondatore di Ca Edimar di Padova, struttura educativa e professionale che si occupa dell aiuto a ragazzi in difficoltà, Mario Dupuis. In terzo luogo si collocava la ricchezza di spunti del recente libro di Polito: Contro i papà che ha fornito esca al dibattito. Nel suo intervento, Polito ha ripreso una serie di dati e di riflessioni presenti nel libro (che ha suscitato in Italia un interesse sorprendente, veicolato dall Associazione Italiana Centri Culturali attraverso una miriade di incontri). Anzitutto, questo non è un libro contro i padri, bensì contro quelle caricature della figura paterna, i papi o papini, che abdicano al proprio compito educativo per diventare i fratelloni o i difensori d ufficio dei propri figli, e cercano di sostituirsi a loro per evitare che affrontino in prima persona le difficoltà della vita. Forse per la prima volta un genitore sessantottino ha criticato la degenerazione sul piano educativo del movimento di contestazione, che ha finito per provocare una ribellione ai padri e una obbedienza ai figli. Tutte le recenti polemiche intrafamigliari, dai bamboccioni ai chooser, sono state rievocate in un quadro ricchissimo di confronti con altri paesi del mondo. Polito ha rivendicato il carattere politico nel senso nobile del termine, della propria opera: un tentativo di capire, sul piano culturale e dei comportamenti vissuti, perché siamo arrivati fin qui. Ma come ripartire? E toccato a Mario Dupuis dettagliare, a partire dalla propria esperienza come educatore di frontiera, le condizioni per affrontare l emergenza educativa in cui ci troviamo. Dupuis ha posto il fuoco sulla figura dell adulto, indispensabile fulcro dell educazione; ha dapprima evidenziato l origine della crisi attuale nella paura della libertà del figlio, del male che può farsi sbagliando e inconsciamente anche del dolore che questo può portare al genitore stesso. Ha poi chiarito che l adulto è autorevole se non perde la certezza del destino buono del giovane ed è disposto a prendere su di sé il dolore del figlio, perché capace di fargli compagnia dando ragioni e non imponendo, senza sostituirsi e senza eclissarsi; perché infine disponibile a lasciarsi ancora educare, ad essere a suo volta figlio. I numerosi interventi hanno poi affrontato temi particolari, come la correzione e il castigo, la dialettica pazienza/tempestività dell azione, il continuo cammino dinamico chiesto all adulto educatore, che deve privilegiare la continuità e l essenzialità del rapporto e la valorizzazione del buono che c è nel giovane. Una bella occasione offerta a tutti per non lasciar cadere il dibattito e la verifica sulla propria azione educativa. LETTERE IN REDAZIONE Un bene per tutti... anche per le casse dello Stato Caro Aquilone, è stato presentato recentemente il Piano di diritto allo studio in diversi Comuni italiani, compreso il comune di Cernusco sul Naviglio. Purtroppo rispetto alla questione diritto allo studio si dimentica che esso riguarda il bisogno di conoscere e fare esperienza di ogni bambino e di ogni ragazzo. Si dimentica, in altre parole, che è in gioco la libertà di ogni famiglia sul come offrire ai propri figli la possibilità di una scuola corrispondente alle proprie esigenze educative. Soprattutto si censura di fatto che tali esigenze non passano necessariamente dall offerta, per così dire, statale. Proprio per rispondere a questi bisogni, sono nate scuole come L Aurora e la Bachelet, su iniziativa privata ma destinate a tutti, in forma cooperativistica e senza fine di lucro. Il tutto senza pesare sulle casse della Pubblica Amministrazione, anzi, facendo risparmiare del denaro Pubblichiamo la lettera giunta in redazione, da un genitore dell Istituto L Aurora. allo Stato e ai Comuni. Ad esempio, analizzando i numeri del piano di diritto allo studio di Cernusco sul Naviglio, emerge un dato significativo: la gestione di ogni alunno costa al Comune di Cernusco più di euro all anno; che moltiplicati per i 244 alunni de L Aurora e della Bachelet, che non concorrono a generare queste spese, il risparmio per le casse comunali di Cernusco supera i euro per anno. Se pensiamo alle migliaia di realtà scolastiche come il nostro Istituto, presenti in Italia, possiamo immaginare l ingente risparmio, tradotto in parecchi milioni di euro, per le casse comunali. Se poi calcolassimo quanto spende lo Stato italiano per le istituzioni statali e nello stesso tempo quanto esso risparmia grazie alle scuole paritarie si capisce come la scuola pubblica non statale sia proprio un bene di tutti, per tutti e per tutto, contribuendo fattivamente all economia generale del paese. Giorgio Orsi

18 18 Un amicizia che si propaga Dal profumo delle salamelle al Winter ::: Francesca Cozza Semplicemente entrando nella scuola, viene voglia di partecipare a questa bellezza, di collaborare, di far parte di questa letizia e di questa amicizia che le ha spinte ad organizzare un momento così denso e speciale per tutti. Non è la magia del Natale che rende il Winter Party speciale, ma è l amicizia nata tra le quattro mamme che hanno dato l input a questo gesto, la loro passione per il tutto e per ogni particolare, che risuona in ogni angolo, in ogni sguardo, in ogni gesto che viene proposto. Una amicizia che si propaga come in quei balli di un tempo, che si allargano sempre più! Partiamo dall inizio Nel maggio del 2011, per contribuire alla costruzione della nuova sede della scuola, quattro mamme di una 4 elementare si sono messe all opera: da una boutade si arriva ad organizzare il Summer Party: una festa con vendita di salamelle e patatine fritte in un parco lungo il Naviglio a Cernusco. La passione per lo scopo è tale che unisce le persone più diverse, si impara a chiedere, a bussare, a dar ragione del perché di tutta questa fatica. Si impara anche a superare i contrasti e i disaccordi, a dar valore all unità e all umiltà, a mettere da parte il tentativo di affermare le proprie posizioni. La giornata è grandiosa, anche coloro che vengono coinvolti trasversalmente restano colpiti e commossi da come ogni cosa sia curata nei minimi dettagli.

19 19 Grande festa per UNA SCUOLA ultracentenaria 110 e lode! La Scuola dell Infanzia di Brugherio Umberto I e Margherita, che ogni anno accoglie 160 bambini, molti dei quali continuano il loro percorso all Istituto L Aurora, ha compiuto 110 anni dalla sua fondazione. Un genitore racconta la giornata che ha celebrato l avvenimento. Party Viene addirittura organizzata una cena per la scelta della miglior salamella da servire. Questo è il cristianesimo: gustare tutto fino in fondo. Stare in un cantuccio sarebbe come passare lungo il Naviglio, assaporare quell inebriante profumo di salamelle, sentire i canti, vedere i colori del tramonto... ordinare una salamella, sedersi a tavola... e poi andarsene: senza aver assaggiato nemmeno un boccone!! Questo è perdere il meglio del cristianesimo. Restare ai margini. La letizia scaturita è tale che dal Summer Party si passa al Winter Party, che comprende anche i mercatini di Natale, per sostenere borse di studio per le famiglie dell Istituto L Aurora e la scuola gemella Little Prince di Nairobi. Ci sono proposte per tutti, grandi e piccini, e la collaborazione è massiccia. Canti, balli con il maestro Villa! Laboratori, degustazioni, banchetti, incontri. Vorrei ringraziare queste quattro mamme per tutto ciò che è nato dal loro impegno e dalla loro amicizia. Questa è la passione per la vita che i nostri figli imparano nella nostra scuola, andando al cuore delle cose. Questo è l invito rivolto a tutti per la prossima volta: non accontentatevi del profumo! ::: Claudia Cova E una bella età da festeggiare. L occasione è stata celebrata con una grande festa dal titolo 110 e lode che ha visto coinvolte le realtà presenti, bambini, genitori, insegnanti, soci ed amministratori, riscuotendo anche il patrocinio di Comune, Provincia, Regione Lombardia e BCC di Carugate. La festa è stata preceduta da un incontro pubblico cittadino dal titolo Libertà di Educazione e laicità dello Stato relatori il Vicario Episcopale (per l Evangelizzazione e i Sacramenti, la Pastorale giovanile ed universitaria e per l educazione scolastica della diocesi di Milano) Monsignor Pierantonio Tremolada, il Sindaco di Brugherio, Marco Troiano, e il caporedattore di Avvenire, Giorgio Paolucci. S.Ambrogio L educazione dei figli è impresa per adulti disposti a una dedizione che dimentica sé stessa; ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l affetto necessario. Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro: siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio, anche quando sembrerà che si dimentichino di voi. Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare. Non arrogatevi il diritto di prendere Questo momento è stato anche il primo incontro pubblico unitario con le altre due Scuole dell Infanzia Paritarie della Comunità Pastorale di Brugherio ed è stata occasione per sottolineare la centralità del problema educativo per il bene dell individuo a partire dalla formazione scolastica, nonché per rimarcare l importanza della funzione educativa che hanno le Scuole Paritarie. Come ha sottolineato in modo chiaro ed esaustivo Monsignor Tremolada le scuole paritarie sebbene scuole non di Stato svolgono una funzione pubblica, nel significato etimologico del termine, che è fondamentale per la nazione ed esse sono un valore aggiunto per il bene della popolazione. Lavorano per il bene pubblico e non come spesso erroneamente si dice per il bene privato, classificandole così scuole private, per pochi o di elite. Una funzione pubblica che è riconosciuta anche dalla Costituzione Europea ma troppo spesso dimenticata nel nostro legiferare attuale. Come ha infatti evidenziato il giornalista di Avvenire Paolucci questo valore non sempre è riconosciuto ed anche quando lo è non sempre è seguito da un adeguata politica amministrativa. Se solo si leggono i dati della Bandiera delle disparità che ha preparato Agesc si capisce in che forma irrisoria lo Stato contribuisca alla spesa delle famiglie per le scuole paritarie, quanto invece lo Stato risparmia per ogni bambino iscritto ad una scuola paritaria e quanto invece spende per ogni bambino iscritto nelle scuole statali. Paolucci ha poi riportato l attenzione sul valore del rapporto educativo concludendo l incontro con la lettura di un testo di Sant Ambrogio sull educazione ancora attuale (vedi box). Vescovo di Milano (IV secolo dopo Cristo) decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti. Saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l arte, la forza anche di sorridere. E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato, e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

20 20 Supplemento a "Libertà di educazione" Autorizzazione Trib. di Milano n. 153 del 15/4/1997 Direttore responsabile: F. Tagliabue Impaginazione e grafica: Cobri Sas Stampa: Jona Srl - Paderno D. (Mi) Un presepe vivente per comunicare Un presepe vivente per comunicare Presepe vivente Presepe vivente L AURORA OpeRe educative COOpeRAtIvA SOCIALe 21 DICEMBRE 2013 ore 14,30 21 DICEMBRE 2013 ore 14,30 Cernusco sul Naviglio partenza Giardini Parco Trabattoni Cernusco sul Naviglio In caso di maltempo l evento si svolgerà nella Chiesa di Santa Maria Assunta partenza Giardini Parco Trabattoni La buona notizia per tutto l uomo e per tutti gli In caso uomini : di maltempo l evento Dio si svolgerà venuto nella Chiesa di nella Santa Maria carne Assunta povera degli uomini la avvolge di una luce nuova, capace di dare senso ad ogni aspetto della vita quotidiana 2011, Sabato 17 dicembre La buona notizia per tutto l uomo e per tutti gli uomini : Dio venuto Card. Angelo Scola nella carne povera Lettera pastorale Il campo è il mondo, p Signore (Lc. 2,10-12) degli uomini la avvolge di una luce nuova, 2012, Sabato 22 dicembre capace di dare senso ad ogni aspetto Alla scoperta della Dio vicino vita quotidiana C o n i l p a t r o c i n i o d i L AURORA OpeRe educative COOpeRAtIvA SOCIALe CINQUE ANNI DI PRESEPE 2009, Sabato 19 dicembre Vorrei vedere il bambino nato a Betlemme (S. Francesco) 2010, Sabato 18 dicembre Vorrei vedere il bambino nato a Betlemme vorrei vederlo con i miei occhi di carne, così come era adagiato in una greppia e addormentato sul fieno tra il bue e l asinello (S. Francesco) Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo

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