ISEO. Iseo è un piccolo centro turistico sulla sponda sud

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1 ISEO Iseo è un piccolo centro turistico sulla sponda sud sud-orientale orientale del lago d'iseo con poco più di abitanti. Ad una ventina di chilometri a nord del capoluogo provinciale Brescia, il territorio iseano presenta le caratteristiche di un ambiente a cavallo fra il lago e la collina, fra l'acqua e la terra, particolarmente evidenti nell'habitat della Riserva naturale Torbiere del Sebino Sebino.. Iseo è tra i paesi rivieraschi del lago che meglio ha conservato la sua organizzazione urbana medievale che, sol solo o parzialmente modificata nei secoli XV-XVIII, XVIII, è pervenuta quasi indenne fino all ultimo scorcio dell Ottocento. Le origini del paese si perdono nell antichità: le sue sponde furono abitate fin dalla preistoria come è stato documentato dal ritrovamento archeologico heologico di strutture dell età del Bronzo (XIII secolo a.c.) avvenuto negli anni lungo la Via per Rovato. Il nome sembra però derivare dal culto alla dea Iside che rimanda all epoca romana; le condizioni naturali, estremamente favorevoli, rendono o senz altro probabile l esistenza di un vicus significativo come è attestato dal rinvenimento di pavimentazioni di una domus o villa, nella parte alta del paese, risalenti al I secolo d. C.. La fortuna di Iseo nasce in epoca altomedievale quando la presenza prese della Pieve, del porto--mercato mercato e del Castello promuovono l abitato come il centro più importante dell area sebina. 1

2 Iseo fu circondato da diverse cerchie di mura: la più antica cingeva probabilmente solo la collina sulla quale sorgeva il castello e la chiesa di S. Stefano (oggi Madonna della Neve), successivamente furono realizzati altri due ampliamenti prima di giungere all inizio del XIV secolo quando fu costruita la cinta muraria più ampia che andava a comprendere anche l area della pieve, un tempo esterna al centro abitato. Al paese si accedeva attraverso tre porte: la porta del Campo sulla Via per Rovato, la porta delle Mirolte, rivolta verso il monte, e la porta del Porciolo sulla Via per la riviera sebina e la Valle Canonica. Tra XII e XIV secolo il paese fu coinvolto nelle guerre con il Comune di Brescia e nelle dispute fra impero e papato vivendo momenti drammatici come nel caso dell assedio e del saccheggio avvenuto il 28 luglio 1161 da parte dell esercito di Federico Barbarossa. Iseo conservò comunque un livello di ricchezza elevato tale da consentire la realizzazione di edifici religiosi di grande qualità (pieve di S. Andrea e chiesa di S. Silvestro) e la diffusione di un edilizia civile in pietra che ancora oggi si può riscontrare nelle contrade del Sombrico e del Campo. Nel contempo emersero vari esponenti della nobiltà locale tra i quali la famiglia più rappresentativa e potente fu quella ghibellina dei Da Iseo/Oldofredi che, alleata con la famiglia Federici della Valle Camonica, mantenne per vari secoli un controllo politico ed economico sia del paese che di larga parte del territorio sebino e franciacortino. Nel 1454 Venezia estese in modo stabile i suoi possedimenti alle provincie bresciana e bergamasca, dominio che manterrà per circa tre secoli e mezzo. Il paese pur mantenendosi dentro le mura trecentesche rinnovò i propri edifici, soprattutto nella parte centrale dell odierna piazza Garibaldi, e lentamente conquistò terreno edificabile sottraendolo al lago. Gli anni tra il 1820 ed il 1860 furono caratterizzati da una forte espansione economica: filande, opifici e concerie erano localizzati sulla sponda del lago per usufruire dell acqua necessaria alle lavorazioni manifatturiere e per la facilità di trasporto delle merci attraverso chiatte. Altra fonte di ricchezza per Iseo furono il porto, che venne potenziato, ed il mercato che si svolgeva due volte alla settimana. Nel 1840 vennero demolite le porte medievali e, negli stessi anni, l architetto Rodolfo Vantini realizzò il nuovo Palazzo dei Grani (ora Municipio) e ristrutturò completamente l interno della pieve di S. Andrea. A fine Ottocento fu costruita la linea ferroviaria Brescia-Iseo che venne collegata con il porto (l attuale viale della Repubblica) attraverso la demolizione delle case medievali della contrada del 2

3 Campo. Dal secondo dopoguerra Iseo riprese la centralità economica nell ambito del Basso Sebino soprattutto grazie alla riscoperta della sua vocazione turistica. 3

4 LE MERAVIGLIE DI ISEO CASTELLO OLDOFREDI Il complesso fortificato rappresenta uno degli esempi meglio conservati di architettura militare basso basso-medievale medievale della provincia di Brescia. Il Castello è detto tradizionalmente Oldofredi per la presenza in Iseo di questa nobile famiglia di parte ghibellin ghibellina, a, favorevole ai Visconti ed agli Scaligeri e acerrima avversaria della Repubblica Veneta. La sequenza storico-edilizia edilizia XII XIII secolo Il corpo di fabbrica più antico è costituito da un grande torrione, non più visibile dall esterno, posto nell ala meri meridionale, dionale, i cui resti si possono ammirare unicamente al primo piano dell attuale sede della Biblioeca comunale. L imponente struttura a pianta quadrata misura quasi dieci metri di lato, muri spessi due metri e altezza conservata di circa dodici metri dalla base. La torre era quasi sicuramente un mastio che sorgeva isolato all interno di una palizzata difensiva della quale non è rimasta alcuna traccia. Le caratteristiche formali della struttura consentono una datazione tra la fine dell XI e l inizio del XI XIII II secolo. XIII XIV secolo Sul sito della fortificazione più antica, di cui venne mantenuto solo il mastio, fu eretto nel corso del XIII o del XIV secolo il nuovo Castello a pianta rettangolare di 47 per 28 metri circa di lato. Esso era costituito da cortine tine rettilinee, difese ai quattro angoli da torri scudate a canna quadrangolare su base scarpata, poggianti direttamente sul banco roccioso. Il Castello era circondato da un profondo fossato scavato nella roccia viva, ancora oggi visibile sui versanti sud e ovest se pur parzialmente colmato, e vi si accedeva sia da nord sia da sud attraverso due 4

5 ingressi con arco a sesto acuto nelle cui chiavi di volta era raffigurata l arma dei Della Scala, potente famiglia veronese che nei primi decenni del Trecento dominò il Bresciano intessendo stretti rapporti politici con gli Oldofredi e l abitato di Iseo. Le caratteristiche strutturali e la netta separazione dall abitato identificano la fortificazione quale vera e propria rocca, cioè una struttura autonoma con funzioni prettamente belliche, concepita come caposaldo strategico della difesa del territorio e come apparato di controllo militare del corpo urbano. XV XIX secolo Quando si affermò il dominio veneziano, il Castello di Iseo perse la sua importanza militare divenendo proprietà della famiglia Celeri; verso la fine del XVI secolo la sua manutenzione divenne un peso insostenibile anche per quest ultima nobile stirpe e la cittadinanza iseana chiese al Senato della Repubblica Veneta che l immobile fosse donato ai frati francescani cappuccini. Nel 1585 il Castello fu adattato a convento e di questa nuova destinazione si conservano il corpo a tre piani con portico e loggia situato sul lato meridionale del cortile (databile attorno alla metà del XVII secolo) e la chiesa di S. Marco (iniziata probabilmente alla fine del XVI secolo e consacrata nel 1629), attualmente adibita a sala civica. Ai secoli XVII-XVIII sono attribuiti gli affreschi che decorano in varie parti le murature degli edifici: tra i maggiori si trovano un Annunciazione, posta nell androne di ingresso, un grande crocefisso nel cortile, nelle scale site in lato sud/est una Madonna della Misericordia e un dipinto di S. Fedele da Sigmaringen. Nel 1797, in seguito agli editti napoleonici che confiscavano i beni degli enti religiosi, i frati furono costretti ad abbandonare il convento; il castello, divenuto proprietà privata, fu trasformato in appartamenti (destinazione che ancora oggi permane sui lati nord e ovest) mentre alla cortina meridionale della rocca fu addossata una filanda. Il complesso fu acquistato dal Comune di Iseo negli anni Sessanta del Novecento e da allora iniziarono le opere di recupero e restauro. 5

6 AREA SACRA DELLA PIEVE DI S. ANDREA Situata al limite settentrionale del centro storico, l area della Pieve costituisce uno dei poli storici del paese per le emergenze monumentali e per l aspetto ancora oggi appartato e suggestivo. Attorno al sagrato, segnato diagonalmente dall antica strada che dal centro conduceva alla Porta del Porciolo e da questa alla riviera del Sebino, si raccolgono la chiesa plebana di S. Andrea, la chiesa di S. Giovanni e la piccola chiesa di S. Silvestro. Pieve di S. Andrea La chiesa, secondo la tradizione, sarebbe stata fondata nella seconda parte del VI secolo da S. Vigilio, vescovo di Brescia, su un area già insediata in epoca romana. Nei secoli VIII-IX IX divenne Pieve. Intorno alla metà del XII secolo venne inserito nella facciata preesistente l imponente campanile centrale che denota influenze di arte cluniacense. Il campanile, affiancato da due ali laterali, conserva al suo interno, al primo piano, un oratorio con celle arricchite da bifore e nicchie. Sulla destra del campanile è collocata l arca, a forma di edicola, di Giacomo da Iseo, uomo d arme ghibellino ino capostipite della famiglia degli Oldofredi. La chiesa plebana fu ampliata e ristrutturata più volte, la forma attuale è dovuta a Rodolfo Vantini che tra il 1826 e il 1840 rifece completamente l interno in stile neoclassico. L interno, a tre navate, contiene in particolare la cinquecentesca tela S. Bernardino da Siena di Grazio Cossali, Il pianto di S. Pietro di Giuseppe Diotti ( ) 1846) e S. Michele Arcangelo sublime composizione di Francesco Hayez ( ). Chiesa di S. Giovanni 6

7 Edificio settecentesco, sorge sul luogo del demolito battistero medievale di cui si conservano, murate in facciata, tre formelle romaniche. L interno è ad una navata, copertura a botte e profondo presbiterio. Chiesa di S. Silvestro Edificata nel corso del XIII secolo come cappella vescovile, rivela l architettura originaria nella muratura settentrionale, con monofore e lesene verticali, e nell abside semicircolare, decorata, lungo la linea di gronda, con eleganti archetti ciechi. Dal XV secolo divenne sede della Disciplina della Santissima Croce; nel corso del XVII-XVIII XVIII secolo la chiesa venne sopraelevata ed al prospetto meridionale venne addossata una palazzina a due piani sempre ad uso della confraternita dei Disciplini. All interno sono conservate, lungo la muratura absidale, tracce di affreschi tardo quattrocenteschi e, nel registro inferiore, un interessante esempio di danza macabra. PIAZZA GARIBALDI La piazza è stata, fin dall antichità, sede di un importante mercato che ancora oggi, nei giorni di martedì e venerdì, anima Iseo. Pur avendo subìto numerosi interventi nel corso dei secoli, è rimasta sempre uno spazio libero dove svolgere le attività di mercanzia e assolvere le funzioni civili di adunanza del popolo. In epoca medievale vi era il Broletto con un alta torre, sede delle autorità del Comune. A occidente si trova l antica casa dei Palatini, così chiamata anche dalle fonti scritte per il ciclo, oggi solo parzialmente conservato, che correva lungo le due facciate e che raffigura condottieri del passato, cavalieri ed eroi della tradizione letteraria, soprattutto della Chanson de Roland. All imbocco con via Mirolte, di fronte alla torre (XIII sec.) che fu della famiglia Pontoglio, vi è la trecentesca chiesetta di S. Maria del Mercato (sec. XIV). La chiesa fu edificata dalla famiglia degli Oldofredi, che 7

8 diede l incarico ai frati del convento di S. Francesco di Iseo di celebrarvi la Messa per la popolazione. All interno vi sono affreschi che vanno dal XIV al XVIII secolo. In epoca veneta furono realizzati sul perimetro della piazza interessanti edifici (XVII-XVIII sec.) con piano terra porticato su colonne in arenaria di Sarnico. Sul lato della piazza verso il lago nel 1833 fu costruito, su progetto dell architetto Rodolfo Vantini, il Palazzo dei Grani che comportò la demolizione di un intricato tessuto di case antiche costituite da fondaci e botteghe. Il nuovo palazzo ospitava la borsa del grano fino a quando, divenuto sede del Municipio, fu ingrandito demolendo la cinquecentesca chiesa di S. Rocco che sorgeva all angolo con piazza Statuto (1952). Al centro della piazza si trova il primo monumento dedicato in Italia a Giuseppe Garibaldi, scolpito da Pietro Bordini, per la prima volta nel mondo il condottiero non è raffigurato a cavallo. Fu inaugurato nel CONVENTO DI SAN FRANCESCO D ASSISI Secondo la tradizione il fondatore del convento è S. Francesco d Assisi il quale, di ritorno dall Egitto, fermatosi a Iseo accetta in dono una piccola casa in una zona malsana vicino al lago, a nord del centro abitato, e la trasforma in una chiesetta. Intorno ad essa si articolò nel tempo un convento dedicato a Santa Maria degli Angeli e denominato della Madonna Nuova. Sempre secondo la tradizione il primitivo convento accolse anche il passaggio di S. Antonio da Padova. Il monastero è citato in alcuni documenti del XIV secolo e ai frati francescani viene affidata dalla famiglia degli Oldofredi anche l ufficiatura delle messe nella chiesetta signorile della Madonna del Mercato. Nel XV secolo viene spesso abbandonato a causa, probabilmente, delle cattive condizioni ambientali che causano malattie e il Comune se ne lamenta chiedendo al doge Francesco Foscari l introduzione dei Padri Osservanti al posto dei Conventuali. La richiesta viene accolta nel 1465 dal Generale dei Minori Francesco della Rovere, futuro papa Sisto IV, il quale concede ad Amadeo Mendez de Silva ed ai suoi seguaci di stabilirsi nel convento. Sotto la guida del frate il monastero viene ristrutturato e prende il nome di San Francesco. Nel 1510 papa Pio V ordina l unione degli amadeiti con i conventuali ed il convento rimane nuovamente abbandonato fino al 1569, anno in cui gli Osservanti vi si stabiliscono rimanendovi fino alla soppressione veneta del I francescani vi ritornano nel 1783, ma nel

9 sono costretti a chiudere definitivamente il convento in seguito all intervento di Napoleone. Nel 1841 il complesso viene trasformato in ospedale, funzione che ha ancora oggi; i conseguenti lavori di ristrutturazione ne hanno alterato in gran parte l antico aspetto. Nella parte verso il lago sono ancora visibili il notevole chiostro con affreschi dei secoli XV, XVI, XVII e ciò che resta della chiesa conventuale che conserva un soffitto ligneo seicentesco dipinto raffigurante S. Francesco sul carro di fuoco. ROCCA DI SAN GIORGIO E BUCA DEL QUAI Il Büs del Quai (buco della tana) è un vasto antro che si apre sul versante destro del monte Punta dell Orto, vicino alla piccola frazione di Covelo. La grotta è collegata attraverso percorsi sotterranei carsici al vasto bacino delle Piane di S. Martino e, in occasione di piogge persistenti, riversa a valle un notevole flusso d acqua. La cavità riveste una notevole importanza sotto il profilo storicoarcheologico per aver restituito, soprattutto tra Otto e Novecento, reperti fittili e metallici, in parte attribuiti alla preistoria, in parte ad età gallica, altri all epoca medievale, che mostrano una continuità insediativa straordinaria, da parte dell uomo, attraverso le varie epoche. I reperti più antichi (media età del bronzo, XV-XIV secolo a.c.), rinvenuti sotto grossi massi di crollo della volta, sono costituiti da frammenti in ceramica grezza di scodelle ed uno spillone a capocchia leggermente conica in bronzo, probabilmente connessi a riti di propiziazione delle acque. In epoca romana alla base della parete rocciosa transitava sicuramente un acquedotto che provenendo dalla sorgente perenne del Covelo si portava verso Iseo presumibilmente nella zona della Pieve. In prossimità della direzione di uscita dell acqua dalla grotta, si rintracciano delle murature e dei fori di alloggiamento di travi in legno, forse di età medievale, che indicherebbero la presenza nel passato di attrezzature atte a sfruttare l energia idraulica. Altri fori si localizzano soprattutto nella parte della cavità che si apre in alto a sinistra rispetto all ingresso che prefigurerebbero la presenza nell ampia cavità di abitazioni pensili a graticcio in legno erette in epoca imprecisata per motivi di sicurezza o di difesa. 9

10 La grotta ha da sempre suscitato negli abitanti del luogo un senso sens di timore tanto che il padre cappuccino Fulgenzio Rinaldi nel 1685 invitava i contemporanei a non entrarvi. Sullo sperone di roccia (località Bosine) sovrastante la grotta, Giacomo Oldofredi fece erigere un castello che doveva sorvegliare la strada per la a Val Trompia e segnalare eventuali movimenti militari dei dintorni: la rocca di S. Giorgio della Corna. La costruzione del modesto ma panoramico castello è ricordata dall iscrizione posta sul sarcofago del feudatario stesso, morto nel 1325, conservato sulla la facciata della Pieve di Iseo. L iscrizione ricorda che il primitivo nome della fortissima rocca di Bosine era castello del Crocifisso, nome proveniente dalla vicina chiesetta dotata di cimitero. Il toponimo venne mutato poi in San Giorgio perché il luogo venne posto dagli Oldofredi sotto il patrocinio del Santo guerriero, invocato come protettore dalla famiglia stessa. A conferma di tale consacrazione si trovavano all interno della chiesa un altare dedicato a san Giorgio e un dipinto murale che lo ra raffigurava. ffigurava. Nel XVII secolo il castello era già diroccato e oggi vi rimangono solo rovine. CONTRADA DEL CAMPO Prima che venissero demolite alcune case appartenenti alla contrada, per far spazio al collegamento della ferrovia con il porto, la contrada del Campo si estendeva dall ultimo tratto della cerchia muraria medievale, che qui terminava a lago, fino all attua all attuale le piazza Garibaldi. Nei pressi di vicolo Millefiori una torre si innalzava sopra le mura e al suo interno si apriva la porta di Campo che portava alla strada meridionale di accesso al paese. La porta venne demolita nel 1840 e al suo posto venne posata un una a zoccolatura in marmo lungo il basamento degli edifici cui si appoggiava. Le vie interne conservano un discreto ricordo del borgo medievale con portali e aperture in pietra, significativi sono i resti delle mura lungo vicolo Millefiori e la torre di 10

11 XIII secolo oggi incorporata nella casa d angolo fra vicolo Zuccoli e via Campo. In epoca medievale la contrada era conosciuta col nome delle Fornaci per via dei numerosi forni in cui si lavoravano prodotti dell arte vetraia e, soprattutto, per l attività dei vasai che costituiva la produzione più fiorente in Iseo. I forni si trovavano all interno dei vicoli che scendevano a lago, mentre le botteghe si affacciavano direttamente sulla via principale. Testimonianza delle case dei vasai e dei loro forni si trovano nei vicoli Porto Oldofredi, delle Stalle, Zuccoli, delle Scodelle, Porto Cappuccini, e nella casa che si trovava in Piazzolo Rampinelli, spiazzo antistante casa Nulli che a quell epoca apparteneva alla contrada. La contrada ospitava già nella prima metà del XV secolo una colonia di Ebrei. Durante la peste del Seicento il Lazzaretto venne sistemato in uno dei vicoli della contrada; gli appestati che non trovavano posto nel Lazzaretto venivano sistemati in apposite baracche costruite nella fossa posta all esterno della cerchia delle mura, chiamata fossa del Morotto, la cui posizione esatta però non è stata ad oggi individuata. PIAZZA STATUTO E ARSENALE Piazza Statuto, situata tra piazza Garibaldi e via Sombrico, era nel periodo medievale un importante luogo signorile, centro della vita politica ed economica di Iseo. L andamento sinuoso di via Sombrico indica l antico tracciato del torrente Cortelo che prima di essere deviato nel percorso attuale sfociava a lago in questa zona. Lungo questa via scendevano anche le antiche mura del paese che dal Piazzolo, luogo d incontro delle attuali via Pieve e via Cerca, delimitavano a nord il paese. All esterno di questa prima cerchia di mura si svilupparono delle modeste costruzioni in legno successivamente sostituite da case in pietra e mattoni; l espansione urbana verso settentrione venne inglobata nel paese intorno all anno Mille con un allargamento del 11

12 perimetro difensivo lungo via Cavalli ed un successivo ampliamento realizzato dagli Oldofredi nel primo quarto del XIV secolo. In piazza Statuto si trovano due palazzi di proprietà degli Oldofredi, per molti secoli la famiglia più influente di Iseo: il Palazzo della Quadra e l Arsenale. Il palazzo della Quadra, probabilmente duecentesco, fu rimodernato e decorato nel XV secolo; il prospetto verso la strada è del tardo XVI secolo. All interno si conserva un soffitto ligneo dipinto con stemmi e teste di figure umane. L edificio che si articola intorno ad una corte interna era la sede del governo della Quadra durante il dominio della Repubblica Veneta e sede del Comune agli inizi del XIX secolo, nel periodo di costruzione del Palazzo Vantini, attuale sede del Comune. Il palazzo dell Arsenale si trova all imbocco di via Sombrico. Venne edificato intorno al XIII secolo come un edificio a tipologia commerciale, infatti la presenza di alcuni portali ravvicinati, aventi in comune lo stipite in pietra, che si aprono direttamente su via Sombrico, mostra la probabile destinazione a magazzino mercantile connesso alla vicinanza del lago. Quasi sicuramente di proprietà della famiglia Oldofredi, nel XIV-XV secolo l edificio venne ristrutturato e trasformato nei piani superiori in residenza. Il piano terra fu anche sede delle milizie locali da cui prese il nome di Arsenale. Passato nel 1619 sotto la proprietà comunale fu ridotto a magazzino. Tra il XVIII e il XIX secolo rimase inutilizzato, diventando, dopo la Restaurazione, carcere mandamentale, funzione che assolse fino al Il ricordo della destinazione a prigione si ha nel nome della via che costeggia a nord il fabbricato: vicolo della malinconia perché su di esso prospettavano le celle dei carcerati. Un attento restauro degli anni ottanta del Novecento ha riportato l edificio all aspetto originario mantenendo leggibili tutte le trasformazioni subite nel corso del tempo. In particolare è stato riportato in evidenza il portico di XIV secolo con archi a sesto acuto e la sovrastante loggia lignea. Attualmente ospita iniziative culturali. Sull angolo tra piazza Statuto e piazza Garibaldi vi era la chiesa di S. Rocco risalente al sec. XVI, fu demolita nel XX secolo per ingrandire gli uffici comunali annessi a Palazzo Vantini. Tra via Sombrico e l area sacra della pieve di S. Andrea è ancora discretamente conservato il quartiere medievale con vicoli, volti ed edifici in pietra. 12

13 PORTO GABRIELE ROSA Anticamente il porto si presentava come una insenatura piuttosto profonda ofonda in cui il lago lambiva il tratto di terra finale della piazza del Mercato. L attuale configurazione è dovuta alla continua sottrazione al lago di terreno edificabile operata fin dagli inizi dell epoca moderna e alla costruzione dello scalo turistico o nel XIX secolo. Lo stretto passaggio che collega piazza Garibaldi al porto era anticamente chiamato vicolo della Galea in ricordo delle grandi navi veneziane ad un albero che solcavano il lago e sostavano nella darsena medievale. Il vicolo della Galea divideva quello che oggi è Palazzo Vantini da un palazzo sorto dove un tempo, ricorda Padre Fulgenzio Rinaldi nel suo Monimenti Historiali dell antico e nobile castello di Iseo, cronaca iseana pubblicata nel 1685, si ergeva il Torrazzo della famiglia Old Oldofredi, ofredi, edificato a guardia del porto. Il porto è sempre stato nel corso dei secoli il secondo polo, dopo il mercato, su cui si fondava tutta l economia iseana per lo scambio di merci, prodotti e persone con la Valle Camonica. L importanza della navigazione ne lacuale fu ribadita tra Ottocento e Novecento quando un ramo della ferrovia Brescia Brescia-Iseo Iseo si spingeva fino al porto al fine di facilitare il carico delle merci. Il porto e la piazza antistante sono intitolate ad un insigne cittadino iseano, Gabriele Rosa (Iseo, ), 1897), patriota, pubblicista e storico. Il monumento a lui dedicato venne scolpito da Ettore Ferrari ed inaugurato nel Ha subito restauri nel 1995 ad opera dello scultore Kalari perché un atto vandalico del 1991 lo aveva mutilato. Il mezzobusto zobusto del patriota si erge sopra un piedistallo al centro di uno spiazzo erboso e presenta bassorilievi raffiguranti la Libertà vittoriosa, la Fede, la Fermezza, lo Studio. La scritta sul basamento ricorda la prigionia di Gabriele Rosa, durante la domina dominazione zione austriaca, allo Spielberg durata tre anni a causa delle sue idee rivoluzionarie. 13

14 NECROPOLI ALTOMEDIEVALE DELLA BREDA Nel 1981 nell area che conserva il toponimo medievale breda sono state riportate alla luce undici sepolture di varia tipologia orientate in direzione Est-Ovest. Le tombe realizzate con materiali di recupero (lastre di pietra, frammenti di embrici, ciottoli) mostravano una esecuzione sommaria; per due tumuli la tipologia detta la cappuccina è riferibile alla tradizione romana, mentre ntre altre cinque sono invece del tipo a cassa. Queste ultime sono delimitate da muretti legati con malta o terra, quattro sono di tipo antropoide (più larghe all altezza delle spalle) con copertura formata da lastroni di pietra di medolo appena sbozzati. sbozzati Gli inumati, tutti adulti, erano deposti in posizione supina con il capo rivolto ad ovest. Reperti rinvenuti all interno e all esterno delle tombe hanno fornito la datazione della necropoli al VI e VII secolo d.c., in particolare una fibbia di ferro di fforma orma ellittica risulta frequente in età barbarica. La necropoli della Breda è l unica ancora visibile dei numerosi cimiteri che erano posti nei dintorni di Iseo in età altomedievale. Le altre aree cimiteriali erano localizzate presso la Pieve di S. Andrea, lungo la strada per il monte, via Cavone e via Bonomelli e in via Roma, fuori dalla porta medievale delle Mirolte. PILZONE Sud-Ovest Ovest del torrente Vaglio ed è sovrastato a Pilzone si trova a Sud tramontana dal monte Punta dell Orto. È frazione di Iseo e parrocchia autonoma, ma originariamente apparteneva al pago e alla pieve di Iseo. Già Comune nel 1280, nel XIV secolo venne investito di proprietà vescovili. Forse era una delle corti della famiglia Oldofredi, che a lungo mantenne il proprio potere su Iseo. In seguito Pilzone divenne feudo dei nobili Fenaroli qui possidenti di terreni e di una bella casa del XVII secolo, costruita in stile veneto, con portale in conci a bugnato in pietra di Sarnico e, nell ala nobile, una torretta con bellissima gronda modanata. Oltre ai Fenaroli si distinsero nel XVII 14

15 secolo le famiglie Borrelli e Buffoli. Dal punto di vista amministrativo appartenne alla quadra di Iseo e rimase Comune autonomo fino al Il centro storico è abbastanza compatto con vicoli che salgono lungo il versante; la maggior parte degli edifici è di tipo rurale, ma vi sono anche case che denotano un certo tenore di vita con aperture munite di cornici in pietra di Sarnico. Sul limite settentrionale del paese vi è la chiesa di S. Tommaso di fondazione romanica; è documentata a partire dal XV secolo e restaurata più volte dal XVII secolo in poi. Dalla piazzetta di S. Tommaso inizia il percorso della via Valeriana che, attraverso la riviera del Sebino ed il passo della Croce di Zone, conduce a Pisogne ed alla Valle Camonica. Quando la chiesetta di S. Tommaso si rivelò insufficiente a contenere la popolazione, la parrocchiale fu spostata in basso lungo la strada del lago dove già esisteva una chiesa intitolata a S. Pietro, di probabile fondazione cluniacense. La nuova parrocchiale venne restaurata più volte a partire dal XVI secolo, l attuale intitolazione è alla Madonna Assunta ed ai santi Pietro e Paolo. Nella parte più elevata del paese parte anche un sentiero che, attraverso una ripida valletta, conduce ad un pianoro dove sorge all interno di un complesso rustico la chiesetta di S. Fermo (sec. XVII). Caratteristica è la torre campanaria che, isolata dagli edifici e sul ciglio della parete rocciosa, risulta visibile da buona parte del lago. Di fronte al paese verso il lago si erge il Montecolo; un documento del X secolo cita una rocca che sorgeva sul colle, in località Pilzone, venduta dal vescovo di Cremona al figlio del conte Teutaldo, già proprietario del versante settentrionale della collina. Sul pendio sudoccidentale della stessa si trovano delle cave per calce di pietra idraulica detta Calce di Palazzolo intensamente sfruttate dal XIX secolo ma oggi non più in funzione. All altezza di Covelo, a metà strada fra Iseo e Pilzone, sorge la piccolissima penisola di Montecolino scelta agli inizi del XX secolo come base per una scuola di idroviazione attiva per tutta la I Guerra Mondiale. Chiusa alla fine del 1918 venne riaperta nel 1930 come base di prova dell idrovolante Caproni 97; la Caproni vi tenne uno stabilimento per la fabbricazione di idrovolanti fino al 1943 e usò il bacino antistante per le prove d immersione dei mini-sommergibili e per l addestramento degli equipaggi. I piccoli natanti, riconvertiti in mezzi d assalto, facevano parte di un progetto per attaccare New York e il porto di Freetown in Sierra Leone, sede di un acquartieramento della flotta inglese, progetto sfumato con l armistizio del I sommergibili rimasero a Montecolino fino alla fine della guerra e nella 15

16 fabbrica trovò posto l Officina Meccanica di Precisione della Decima MAS. Lungo la strada del lago si incontrano anche due edifici significativi: il primo è costituito dall ex dall ex-casa casa Negrinelli (XIX secolo) dove sventolò nel 1848 la prima bandiera tricolore della rivolta risorgimentale, la seconda è costituita dal complesso in stile Liberty adibito ad albergo Araba Fenice che ospitò nel 1944 l illustre statis statista ta inglese Winston Churchill. CLUSANE Clusane, il cui toponimo potrebbe derivare da Clodius o da Chiusa, per la sua favorevole posizione può definirsi uno dei più antichi insediamenti a lago, con tracce di attività palafitticole, con la sicura presenza dei Romani, dei Longobardi e dei monaci di Cluny. L ambiente naturale, dominato da lamette e c canneti, anneti, costituiva un ecosistema ricchissimo di vita che permetteva alle comunità primitive, insediate ai bordi del lago fin dal paleolitico, di avere a disposizione una diversificata offerta alimentare (caccia, pesca, piccoli orti), come dimostrano le punte te di freccia e i tanti reperti archeologici trovati in questa zona. Il nome di Clusane è rintracciabile in tredici lapidi romane; particolarmente importante fu il ritrovamento di una lapide con dedica a Giove, ora conservata al museo Maffeiano di Verona. Resti di una villa romana sono ancora visibili sul lungolago dove, sul paramento in pietra, sono riconoscibili una nicchia a pianta semicircolare affiancata su entrambi i lati da una serie di archetti ciechi. Il vasellame rinvenuto durante scavi archeologi archeologici ci di emergenza hanno consentito di datare l edificio al II-II secolo d.c.. In età longobarda, in questo tratto di lago, vi erano le riserve di pesca del monastero di santa Giulia di Brescia. Nel 1093 alcuni nobili di stirpe longobarda donarono al monastero monaster benedettino di Cluny la cappella dedicata ai santi Gervasio e Protasio esistente nel castello di Clixano. I monaci francesi si insediarono nell antico castrum sul promontorio, dove ora si trova la chiesa 16

17 vecchia e lì fondarono un priorato. Furono probabilmente i monaci a dare impulso alla bonifica dei terreni paludosi di questa zona e a raccogliere contadini e pescatori intorno al piccolo monastero: da quelle comunità si svilupparono poi nei secoli successivi la Vicinìa ed il Comune. Il paese dunque si costituì attorno all antico castrum che racchiudeva, oltre alla chiesa, il primo nucleo di case. Nel XIV secolo, sulla propaggine occidentale del dosso ed all esterno del borgo fortificato, fu edificato dagli Ysei un castello residenziale (detto del Carmagnola) mentre fuori dalle mura, a diretto contatto con il lago, vi era il piccolo porto con affacciate le abitazioni dei pescatori. Il catastico di Giovanni da Lezze (1610), segnala a Clusane il castello circondato da mura e ponte levatoio, con bellissime case di proprietà dei nobili bresciani, Sala, Maggi, Coradelli, e due mulini in prossimità del lago. A quell epoca e fino alla fine dell Ottocento gli abitanti erano quasi tutti pescatori, nel 1906 venne aperto sulla riva del lago l opificio della filanda Pirola, che occupava quasi tutte le donne del paese. Il centro di Clusane fu Comune autonomo fino al 1927, mentre oggi è frazione di Iseo. La fisionomia del centro abitato cambiò radicalmente nei primi anni del Novecento in seguito alla costruzione della strada principale Iseo-Paratico e all affermarsi di nuove forme economiche che trasformarono i pescatori in ristoratori. Il cambiamento fu dovuto proprio alla capacità di cucinare il pesce di lago, in particolare la tinca. Una forte espansione urbanistica si sviluppò sia lungo la strada provinciale, sia nella parte verso la collina, dove vennero costruiti gran parte dei ristoranti. A lago rimasero evidenti i segni della lunga, importante e particolare storia legata alla pesca fatta soprattutto in acque basse, con antichi strumenti come la fiocina, l arma più antica con cui si praticava l attività venatoria sulla terra ferma e qui impiegata, forse per la prima volta nell acqua: il furù. Altri interessanti sistemi di pesca si erano sviluppati in questo tratto di lago, come i légner, le fascine, le pescaie, il rét, oggi in disuso. A Clusane si possono ancora vedere utilizzate vari tipi di nasse come i caratteristici bertavelli, tamburelli e la parỏla, una delle tre grandi monumentali pentole dove si tingevano con le bucce di castagne le reti. La zona lacustre di fronte al paese è denominata Foppa di Clusane e costituisce il regno della tinca, pesce di acque basse. Quando i pescatori cominciarono a cucinare, nelle prime osterie del paese la tinca al forno, ripiena di pane e servita con la polenta, fu subito un successo turistico e Clusane diventò Il paese della tinca al forno. 17

18 CASTELLO CARMAGNOLA Il castello di Clusane sorge sul promontorio posto a ovest della parte antica del paese e domina tutta la zona sud del lago. Si presenta come un grande e massiccio edificio fortificato, a pianta quadrata con cortile interno; intorno alle mura si nota il profondo fossato difensivo con caratteristici ponti ad arcata in pietra che lo scavalcano. Le entrate alla rocca erano due: una sul lato orientale e l altra su quello occidentale dove esisteva il ponte levatoio e le torrette di avamposto oggi completamente scomparsi. Pochi sono i documenti che trattano dell origine di questo particolare palazzo-castello : la prima struttura viene attribuita agli Ysei (Oldofredi), feudatari della zona, i quali costruirono questo edificio nel quattordicesimo secolo forse all interno di un castrum altomedioevale fortificato appartenente, nell XI secolo, alla famiglia longobarda dei Mozzi. I documenti attestano che nel 1412 la proprietà era passata ai Malatesta e successivamente, nel 1427, alla Repubblica Veneta in seguito alla confisca dei beni degli Oldofredi. L imponente costruzione fu donata l anno seguente a Francesco di Bussone detto il Carmagnola per i servizi prestati quale comandante di tutto l esercito della terraferma. Il grande condottiero divenne signore del castello solo per quattro anni, poiché nel 1432, ritenuto un traditore dai veneziani, fu giustiziato in piazza San Marco a Venezia e i suoi beni venduti ai privati. Il castello di Clusane fu acquistato successivamente dalla nobile famiglia bresciana dei Sala, che intraprese subito lavori di modifica per trasformarlo in residenza secondo i modelli rinascimentali. Venne aperta sulla facciata orientale una loggetta con 14 campate sostenute da colonnine di pietra e affrescata la fascia che corre lungo il sottotetto, mentre non rimane alcun segno dello stemma in pietra della famiglia Sala, segnalato sui testi ottocenteschi. Modifiche risalenti al XVI secolo sono evidenti anche nella parte interna del cortile con pozzo, porticato e loggia. Attraverso vari matrimoni il castello venne poi suddiviso in dote fra varie casate. Nel 1641 sono proprietarie le famiglie Soncini, Maggi, Coradelli e Lana. Ogni famiglia riadattò alle sue esigenze la parte abitativa e si modificarono così molte importanti caratteristiche di impronta militare dell edificio. 18

19 CLUSANE, CENTRO STORICO Via della chiesa vecchia, via Molino, Via Castello e Via Ponta racchiudono il sito originario di Clusane. Il primo documento storico che lo riguarda è l atto di donazione al monastero di Cluny da parte dei fratelli longobardi Aliprandus e Albertus, appartenenti alla famiglia longobarda dei Mozzi; il documento, datato 12 luglio 1093, parla di una cappella, quae edificata est in castro de loco Clixano et est consacrata in honore Sanctorum Gervasii et Protasii e di tutte le case fondi, decime, livelli pertinenti alla dotazione della detta porzione di proprietà. In questa zona del paese è ancora possibile vedere le tante tracce dell antico castrum: l arco in pietra su via della chiesa vecchia, a protezione della parte più elevata dell insediamento, e la porta con antiporta su via Molino dove vi sono anche tratti di mura e basamenti di case medievali. Nel 1144 la chiesa di S. Gervasii de Clusanis è segnalata in quanto pagava un censo alla pieve di Iseo mentre nel 1275, a causa delle difficoltà di mantenimento autonomo, il priorato cluniacense Cluzanum de Clusanis di Clusanes venne affidato al vicino monastero di Provaglio. Nel XIV secolo prese avvio la parrocchia, segnalata nel catalogo delle chiese nel Nel XVI secolo il rettore della parrocchia è Lancellotto Sala della famiglia feudataria del castello Carmagnola mentre nel 1517 il padre Orlandino Sala obbligava i suoi eredi a costruire un altra chiesa in onore di S. Rocco nella zona della Ponta, con una casetta attigua per il cappellano che doveva celebrare ogni giorno la messa per l anima del fondatore e dei suoi eredi. Con il passare dei secoli e l aumento degli abitanti l antica parrocchia si modificò, la chiesa fu gradualmente ingrandita fino all Ottocento quando furono aggiunte le due navate laterali. Il definitivo abbandono della chiesa vecchia avvenne nel 1935 in seguito al completamento delle opere della nuova parrocchiale dedicata a Cristo Re. L antico edificio sacro è oggi completamente restaurato e adibito ad Auditorium. In via Molino appena fuori dalle mura sono da segnalare la seicentesca villa Mondella e la settecentesca villa Baroni. Negli anni 90 venne chiuso il mulino moderno che si trovava su questa via dove probabilmente erano localizzati anche quelli segnalati nel Seicento. Sul lungolago sottostante vi sono resti di archi di età romana e basamenti di case medievali. 19

20 CREMIGNANE Cremignane è una piccola frazione del Comune di Iseo situata su una collina distante circa tre km in direzione Sud-Ovest. Tale collina è un raro esempio di un antichissimo conglomerato d origine fluviale solcato e lisciato dal ghiacciaio dell era quaternaria. Il nome Cremignane deriva forse da Grémegn o greben, cioè luogo molto umido o terra arida e sterile. Il toponimo lascia intuire come la zona dovesse essere boscosa e acquitrinosa, tanto da essere considerata nel Medioevo una riserva di caccia e di pesca. Nell alto Medioevo era abitato da una piccola comunità e un documento del 790 ricorda il nome di un monaco ribelle, Ardosino, specificandone la provenienza da Cremignane. Nel secolo XI i cluniacensi stabilirono qui un priorato che era sotto le dirette dipendenze del papato: infatti nel libro censorio della Chiesa Romana compilato agli inizi del XIII secolo dal cardinale Cencio Savelli, futuro Papa Onorio III, compare la chiesa di S. Pietro di Cremignane come una delle chiese bresciane dipendenti direttamente dalla Santa Sede. Dal punto di vista ecclesiastico però dipendeva ancora dalla Pieve di Iseo, la quale vi inviava sacerdoti officianti. Con il declino del priorato, nel XII secolo, i beni della chiesa passarono alla Pieve di Iseo e poi inglobati nelle proprietà della famiglia Coradelli che edificò accanto alla chiesa un castello, del quale non rimane alcuna traccia. La chiesa è anche detta S. Pietro della Lama per la vicinanza delle torbiere e degli acquitrini che lambivano il paese. Inizialmente l edificio religioso consisteva in una piccola cappella edificata, secondo padre Fulgenzio Rinaldi, autore nel 1685 dei Monimenti Historiali dell antico e nobile castello di Iseo, negli stessi anni della costruzione di S. Andrea di Iseo (inizi VI secolo). Un edificio di culto di dimensioni probabilmente più consistenti venne edificato fra il XV e il XVI secolo. Padre Fulgenzio Rinaldi ricorda che intorno all altare vi era affrescata una Ultima Cena commissionata da Bartolino di Pietro de Stefanina nel 1512 e che un altro affresco del 1574 adornava la chiesa, una Madonna di S. Luca commissionata da Berardo di Facino delle Donne. Alcuni lacerti di dipinti murali della stessa epoca si possono ancora vedere visitando la chiesa. Il frate 20

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