EDUCARE. TRA ALLENATORI, GENITORI E DIRIGENTI

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1 PER INIZIARE EDUCARE. TRA ALLENATORI, GENITORI E DIRIGENTI Dicesi dirigente un signore che dovrebbe non dirigere ma animare; non solo animare ma testimoniare, non solo testimoniare, ma motivare. Insomma, un Signore che dovrebbe EDUCARE (don Antonio Mazzi L Abecedario dello sportivo) LO SPORT: UNA STRAORDINARIA ESPERIENZA EDUCATIVA Lo sport è emozionante, divertente e come tale coinvolge facilmente i ragazzi. Ha una funzione ludica, ma anche sociale e risulta una straordinaria esperienza educativo: - insegna il rispetto di sé e degli altri, delle regole, il valore dell impegno, la convivenza civile, la cooperazione, l accettazione della sconfitta; - accresce la fiducia in sé stesso aumentando l autostima; - permette di scaricare le ansie, le frustrazioni e l aggressività; - favorisce l incontro; - facilita l integrazione. Nella realizzazione di una proposta sportiva, attorno ai giocatori che sono i protagonisti, ruotano numerose figure: allenatore, dirigente, presidente, genitori e familiari del giocatore, Tutti partecipano a diverso titolo e in diversa misura a rendere l esperienza sportiva davvero educativa e formativa per gli atleti. Il buon andamento di una Società ben strutturata dipende dall equilibrio tra i diversi ruoli, dove ciascuno fa la sua parte senza invadere ed interferire in quella di un altro. È pertanto importante comprendere quale parte gioca ogni figura e quali sono le sue responsabilità ed è bene fare il possibile perché si stabilisca un ALLEANZA EDUCATIVA tra gli adulti che ruotano attorno all attività del bambino: genitori, allenatori e dirigenti. IL DIRIGENTE SPORTIVO È colui che - riveste una specifica responsabilità all interno della squadra, affidatagli direttamente ed esplicitamente dagli organi societari competenti; - è rappresentativo all esterno della Società per la parte che gli compete, nei contatti con le altre società e con soggetti terzi. Il Dirigente rappresenta dunque il fulcro tra gli allenatori (i tecnici), la Società, i giocatori e l esterno. È suo compito - accogliere e trasmettere i suggerimenti tra le varie parti; - trasmettere e far assimilare ai tecnici dei chiari criteri generali che rispondano alla strategia scelta dalla Società, e i codici di comportamento che ne conseguono; - favorire un ambiente sereno per il lavoro dei tecnici; - agevolare l'uso di strutture od attrezzature idonee; - mediare le interferenze esterne (es. genitori); 1

2 - assicurare l'attuazione concreta delle disposizioni societarie che riguardano il settore tecnico: ad esempio, quali comportamenti adottare in determinate occasioni; quali punizioni infliggere e quali no, Il Dirigente Sportivo rappresenta la Società agli occhi del giocatore, del pubblico, degli avversari, Non riveste un ruolo tecnico (allenatore, istruttore) e non è nemmeno semplicemente chiunque si dia da fare in qualche modo per la vita della squadra (chi pulisce i campi da gioco, chi accompagna i ragazzi, ). La sua collaborazione riguarda l aspetto organizzativo e del comportamento: pertanto non può e non deve sostituirsi all allenatore intervenendo nelle scelte e nelle decisioni tecniche poiché non gli compete! Dal suo comportamento, dalle sue reazioni, da ciò che egli dice e fa, gli altri ricaveranno un impressione positiva o negativa della squadra che rappresenta. Si tratta di un ruolo delicato, che richiede grandi doti di discrezione e di umanità. Se un dirigente lo interpreta con impegno, avrà mille occasioni per diventare un punto di riferimento che rende presente la Società nella vita sportiva del giocatore, offrendogli una garanzia di sicurezza ed affidabilità. Il Dirigente fa spesso da cuscinetto tra l allenatore e le parti esterne e si occupa di trasmettere a chi di dovere le informazioni provenienti dall allenatore, dalla società, dai genitori. Deve quindi essere un buon mediatore, capace di ascoltare e comprendere ciò che gli viene comunicato e di trasmettere le comunicazioni in entrambi i sensi filtrando i contenuti e gli stati d animo che li hanno generati, per non creare o alimentare conflitti o problematiche inutili. Quando serve deve sostenere apertamente e pubblicamente, senza contraddire, l operato del proprio Mister e della Società, spiegando, dove necessario, il senso e le motivazioni delle decisioni ed evitando accuratamente di addentrarsi nel merito dell area tecnico-tattica. D altra parte è suo dovere anche intervenire in panchina a tranquillizzare il Mister o a chiedere spiegazione delle sue scelte e dei suoi comportamenti, qualora ve ne fosse la necessità. Nei confronti dei giocatori invece è tenuto a garantire un clima di collaborazione e di lealtà e la corretta applicazione delle direttive societarie. L ALLENATORE È un educatore sportivo che educa, attraverso lo sport, alla condivisione del gruppo, al valore della vita. In particolare è colui che promuove e concretizza il progetto culturale sportivo del CSI. Dovrà avere il senso della responsabilità, una grande maturità e una forte personalità. Sarà dinamico, entusiasta e buon organizzatore. Il suo ruolo è anche quello di suscitare la partecipazione, il dialogo e il gusto del rischio. (Progetto culturale sportivo del CSI) Un buon allenatore non deve mai dimenticare che il suo ruolo è educativo oltre che tecnico, e che rappresenta un punto di riferimento e di esempio per i giocatori in 2

3 campo. Tale incarico impone di avere una specifica formazione tecnica, oltre che di mantenere sempre un comportamento coerente con il ruolo giocato. I primi a rispettare la differenziazione di ruolo con i genitori devono essere proprio gli allenatori, con il loro atteggiamento. Ogni allenatore ha percorso un cammino in cui si è costruito un'esperienza, a conclusione del quale è sopraggiunta a premiarlo l'acquisizione della propria professionalità. Questo bagaglio costruito nel tempo, gli permette di potersi concepire autorevole, esperto, competente. D'altra parte la presunzione rende ciechi e fa sentire onnipotenti, esponendo al rischio di compiere errori e non accorgersene. È quello che può succedere a chi ha troppa stima in se stesso. Bisogna, quindi, cercare di mantenere sempre l'umiltà, ma riconoscere anche quanto si vale. Gli allenatori di una stessa Società dovrebbero cercare di lavorare in contatto tra di loro, magari potendo contare sulla presenza di un valido direttore tecnico, quale punto di riferimento per tutti. Ognuno contribuisce con la sua competenza ad uno stesso scopo: far crescere gli allievi, sia dal punto di vista tecnico-motorio, sia dal punto di vista comportamentale. L'appartenenza al gruppo fa sentire l'allenatore sostenuto da esso e gli garantisce uno spazio in cui potersi confrontare. I GENITORI Il rapporto con l esterno, in particolare con le famiglie dei giocatori, è molto delicato, poiché mette in campo una serie di problematiche talvolta difficili da gestire: dalle richieste legate a ritmi e orari degli allenamenti, al tifo eccessivo, alla preoccupazione di come comportarsi davanti a famiglie separate o assenti, Talvolta i genitori non esitano ad assillare tecnici e dirigenti con sollecitazioni, raccomandazioni, pressioni di ogni tipo per ottenere un occhio di riguardo od un trattamento di favore per il loro ragazzo. Così, in molti casi si viene a creare un duplice atteggiamento nei confronti delle famiglie: da una parte la partecipazione dei genitori viene vissuta in maniera positiva poiché rappresentano una risorsa per la società; al contrario, da questo tipo di interferenze possono nascere malintesi, scintille di malumori destinati a diventare un incendio e la Società sportiva cerca di difendersi dalla loro invasione di campo che porta disturbo e fastidio. Ciononostante, oggi più che mai, lo sport rappresenta un occasione per avvicinare i genitori ai loro figli e, in qualche caso, per dar loro l occasione di essere educatori migliori, poiché gli offre occasioni di dialogo e possibilità per gioire insieme e per perdonarsi a vicenda, li aiuta a cogliere i punti forti o deboli del loro rapporto, allena i genitori ad accettare l autonomia dei figli. Insomma, lo sport è un allenamento anche per i genitori! Il Dirigente Sportivo deve senza dubbio saper ascoltare le famiglie, cogliere con sensibilità esigenze o problemi particolari, e nello stesso tempo deve rappresentare efficacemente la serietà, la correttezza, la decisione della società sportiva nel perseguire obiettivi di interesse generale. 3

4 Con tutti i genitori va cercata un alleanza perché una collaborazione intelligente può aiutare a risolvere molti problemi, da quelli educativi dei ragazzi, alle cento piccole incombenze pratiche organizzative. Il loro interessamento spontaneo può essere indirizzato utilmente a servizio della crescita della squadra. Per realizzare questa alleanza, il Dirigente Sportivo può fare molto! Ecco qualche indicazione - Informare i genitori: il Dirigente è tenuto a presentare alle famiglie l organizzazione della squadra, il calendario degli impegni, le finalità della Società, i ruoli e le responsabilità delle persone, Sapere le cose permette di allentare le tensioni, allora vale le pena di spiegarle! - Coinvolgere a livello operativo i genitori assegnando loro compiti concreti. Appena qualcuno si rende disponibile va catturato per valorizzarlo operativamente (affidargli compiti concreti come il trasporto degli atleti, la pulizia, ). In pratica fargli capire che la sua collaborazione è preziosa! Inoltre è bene condividere con loro le regole di convivenza della società sportiva. - Fare da referente nella comunicazione a proposito del figlio e filtrare il rapporto genitore-allenatore, specie per casi e problematiche individuali. - Parlare al genitore nell unica lingua che spesso capisce: suo figlio! Parlare in modo specifico (e possibilmente bene) del suo bambino, indicando le aspettative, gli obiettivi previsti, mostrando che c è interesse per ciascun atleta, ma anche sottolineare gli aspetti positivi, evidenziare i successi, i miglioramenti, - Definire insieme al genitore obiettivi educativi realistici e facilmente verificabili anche a casa, che il figlio può realizzare (puntualità, ordine, autonomia, ). - Evitare che i genitori siano presenti agli allenamenti: questi sono momenti specifici riservati ad atleti ed allenatori. - Proporre un campionato dei genitori in cui premiare il loro comportamento a bordo campo. - Tamponare il tentativo dei genitori di invischiarsi nel ruolo dell'allenatore, attraverso un atteggiamento informale, ma professionale. Stabilire un clima troppo informale e familiare con i genitori, può esporre gli allenatori e i dirigenti a perdere il controllo della situazione. Quello che alcuni genitori cercano molto spesso di fare attraverso un rapporto amichevole, è di stabilire una relazione alla pari, mentre il contesto dove gli allenatori operano, si caratterizza da una differenziazione di ruoli in funzione delle competenze. COME GESTIRE LE PROBLEMATICITÀ? Poiché uno dei compiti del Dirigente Sportivo è mediare le interferenze esterne e accogliere e trasmettere i suggerimenti tra le varie parti, spetta a lui anche il serio (e difficile) compito di gestire le situazioni critiche. Capita talvolta che venga espresso del malcontento per svariate ragioni (il figlio non viene trattato in modo corretto, non vengono rispettati gli impegni presi dalla Società, ). Gli interventi e le critiche delle famiglie vanno ascoltate e accolte, purché siano costruttive e finalizzate a lavorare meglio. Il primo dovere del Dirigente Sportivo 4

5 in queste situazioni è l ascolto attivo: prestare attenzione sincera a quanto il genitore sta dicendo, senza mostrare segni di insofferenza o malumore. Il genitore ha diritto di essere ascoltato e preso in considerazione poiché è una delle parti che ha stretto l alleanza. L ascolto attivo si manifesta con un atteggiamento di - apertura - attenzione vera - presa in carico del problema. È bene creare l occasione adatta per un dialogo efficace, magari fissando un appuntamento privato, evitando di discutere animatamente in mezzo al cortile dell oratorio in mezzo a cento altri genitori! Nel dialogo è bene non incalzare con domande interrogatorie, né tanto meno assumere un atteggiamento difensivo che porta inevitabilmente al conflitto. Può essere utile riformulare quanto ascoltato per verificare di avere capito pienamente la situazione. In conclusione è buona cosa garantire che il problema verrà affrontato e, quindi, farlo realmente. Per preservare il lavoro degli allenatori, è riduttivo limitarsi a zittire i genitori. È più efficace invece tentare di affrontare la situazione, facendo una verifica con l'allenatore, e invitarlo a esaminare il proprio atteggiamento qualora fosse opportuno. L'insoddisfazione dei genitori può indurre l'allenatore a pensare di non aver fatto bene il proprio lavoro. Questo può rappresentare per lui uno stimolo costruttivo a riflettere su ciò che fa, senza temere di mettersi in discussione, ma cercando degli spunti di crescita. PER CONCLUDERE Il decalogo dei dirigenti Cari dirigenti, allenatori, presidenti 1. Siate come vi ha fatto vostra madre: interi, veri, genuini, integri 2. Scegliete le priorità in base ai bisogni del gruppo. 3. Traducete i sogni dei vostri giovani in segni concreti. 4. Coltivate le amicizie, le alleanze, ( ) siate miti. Privilegiate ciò che unisce e non ciò che divide. 5. Non vendete la dignità per una vittoria o per una sedia più alta nella vostra associazione. 6. Ricordate che i grandi problemi di domani saranno gli adolescenti, i poveri, l ecologia ( ) 7. Con la famiglia debole, la scuola superficiale e il lavoro scomparso, non esiste democrazia, civiltà e futuro a misura d uomo. 8. Godetevi del necessario ( ) Sarà una testimonianza travolgente! 9. Imparate a comunicare. Date alle parole lo spessore che meritano. 10. Le ore del mattino avranno l oro in bocca, se le ore della sera le avrete passate a tavola con i vostri figli. (don Antonio Mazzi L Abecedario dello sportivo) Bibliografia - Giocabimbi Divertirsi con lo sport, CSI Milano, ed. In dialogo - L Abecedario dello sportivo, Don Antonio Mazzi, CSI, Exodus - Il Comitato a Parole Gli strumenti per essere dirigente sportivo, CSI Marta Pasquali 5

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