Il per sé in Hegel (für sich)

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1 Enrico Grassi Il per sé in Hegel (für sich) [Il per sé, come già l in lui (o destinazione), è essenziale nella filosofia hegeliana, perché stabilisce che ogni contenuto di pensiero, ogni finito, è il centro di infinite costitutive relazioni con i propri infiniti negativi, ovvero che è ideale, vivendo in essi e di essi. In sostanza, l esserci, ogni cosa finita, è in fondo ai suoi rapporti, essendo niente altro che un crocevia di infiniti rinvii ad altro]. Il tema dell identità ha avuto notevole fortuna nella teologia e nella filosofia di tutti i tempi, seppure con le ovvie differenze. In questo scritto mi limiterò ad una breve trattazione del concetto di identità nella Logica di Hegel, attraverso l analisi della nozione del per sé. Il concetto del per sé è reso complesso e complicato dal fatto che Hegel lo utilizza in due modi esattamente opposti. Il primo è quello del per sé stante (Selbständig, indipendente), di ciò che se ne sta per proprio conto, senza relazioni ( 1 ). Il secondo è quello del per sé come infinita negazione, o, che è lo stesso, come infinita relazione, carattere essenziale del movimento dialettico in generale. Noi lo analizzeremo solo in questa variante, tenendo conto che si presenta in forme diverse nelle diverse sfere del concetto. Nella Logica compare per la prima volta nella forma dell essere per sé (fürsichsein) ( 2 ), ove il qualcosa, in quanto si nega sempre in qualcos altro, è infinita relazione, ma, al tempo stesso, in quanto si distingue dall altro, è anche sempre in sé. L essere per sé è quindi la relazione che l essere finito, o determinato, istituisce perennemente con gli altri esseri determinati, pur ritrovandosi sempre in sé ( 3 ). Questo andamento dialettico è operante in generale là dove un positivo si nega in infiniti negativi, come il qualcosa negli infiniti altri, la coscienza nelle sue realizzazioni, la sostanza nei suoi modi, ma non in quei processi in cui il negativo è unico, come in interno-esterno, essenza-apparenza. Il per sé è la specifica correlazione sia dell essere per altri nella sfera dell essere (Dottrina dell essere), come si verifica nei processi logici della qualità e della quantità ( 4 ), ove rappresenta il ritorno dall essere per altro, sia dell infinita riflessione in sé, da intendersi come ritorno a sé dai continui sdoppiamenti nella sfera dell essenza, ove è assente l esser per altro, e il termine essere per sé compare forse solo due volte a proposito della sostanza e della causa (La dottrina dell essenza) ( 5 ); sia dell assoluta mediazione in loro dell universale, dell individuale e del particolare (La dottrina del concetto), che, senza trapassare in altro, si pongono in relazione reciproca (Verhältnisbestimmung), essendo l universale per sé nell individuale, in quanto ritorno dal proprio distinto. Lo stesso movimento 1 - I numeri delle pagine senza altre indicazioni si riferiscono alla Scienza della logica (1816), Laterza, Bari 1968; tra parentesi sarà indicata la pagina dalla Wissenschaft der Logik delle Werke nella edizione della Suhrkamp, I titoli senza autore si riferiscono ad altre opere di Hegel; per gli altri autori saranno date le opportune indicazioni. Nell accezione di astrattamente separato si può trovare anche Für sich genommen = preso per sé; einerseit für sich = dal canto suo per sé; das Selbständige selbst = il per sé stante stesso; selbständige Materie = materia per sé stante; Selbständiges, seiner Selbständigkeit =stare per sé. Segnalo una serie di pagine ove è possibile ritrovare una di queste formule (43 (I, 57), 147 (I, 158), 158 (I, 170), 550 (II, 139), 560 (II, 149), 561 (II, 150), 573 (II, 164), 583 (II, 175), 792 (II, 393), 816 (II, 417), 817 (II, 419)). 2 - P. 154 (I, 166). 3 - Pp. 162 (I, 173), 168 (I, 182), 629 (II, 222), 630 (II, 222), (II, 427). Lo stesso concetto è ben rappresentato anche nelle prime pagine della Prefazione (Vorrede) alla Fenomenologia dello spirito o nella parte finale del capitolo La percezione o la cosa e l illusione (Die Wahrnehmung, das Ding und die Täuschung). 4 - Pp. 113 e segg. (I, 125 f.), e (I, ). 5 - Pp (II, 222). 1

2 vale per il particolare e per l individuale, ma anche per il rapporto soggetto e predicato nel giudizio ( 6 ). Più in generale, il per sé è il momento in cui le entità spariscono nelle loro correlazioni, o, al contrario, il modulo attraverso cui le cose della natura si riferiscono a se stesse per mezzo di altro, ponendo con ciò se stesse ( 7 ). Il per sé, come già l in lui (o destinazione), è essenziale nella filosofia hegeliana, perché stabilisce che ogni contenuto di pensiero, ogni finito, è il centro di infinite costitutive relazioni con i propri infiniti negativi, ovvero che è ideale, vivendo in essi e di essi. In sostanza, l esserci, ogni cosa finita, è in fondo ai suoi rapporti, essendo niente altro che un crocevia di infiniti rinvii ad altro ( 8 ). Niel riconosce che La notion d être-pour-soi (für sich sein) est intimement liée à l idée d infini. L êtrepour-soi caractérise en effet l être qui se retire de sa relation a l autre pour rentrer en soi; l autre devenant quelque chose de nié. Toutefois, malgré ce processus de négation, l autre ne disparaît pas entièrement, car il lui est conservé une existence idéale ( 9 ). L essere per sé non è più quindi un semplice essere per altro, ma l infinito trascendimento del finito verso altro da sé, come sostiene Hegel in questo passo citato dal Niel: L infini en tant que cette contradiction absolue est par là l unique réalité du déterminé, et non un au-delà, mais simple rapport, le pur mouvement absolu, l être-àl extérieur-de-soi (Aussersichsein) dans l être-en-soi (Insichsein) ( 10 ). Il per sé è il ritorno dal proprio altro (o dal proprio riflesso o dal proprio distinto), in cui i due lati sono in relazione, ma ancora separati (opposizione, ragione negativa). Non si riesce tuttavia a chiarire fino in fondo il concetto di per sé, se al tempo stesso non si chiarisce il concetto di in sé e per sé. Per poter affrontare il discorso, dobbiamo prima distinguere tra opposizione e contraddizione. Hegel dedica due paragrafi della Logica alle differenze tra opposizione e contraddizione, non riuscendo a distinguere nettamente i due concetti. Proviamo a ripercorrere alcuni passi del testo hegeliano. Il primo sull opposizione: L opposizione è l unità della identità e della diversità; i suoi momenti sono diversi in una sola identità; così sono opposti ( 11 ). 6 - Pp. 701 (II, 297), 703 (II, 300), 710 (II, 307), 792 (II, 393): (701, Das Allgemeine ist für sich; p. 703, es ist Fürsichseiendes = è un esser per sé; für sich seienden = che è per sé). E. Fleischmann, in La logica di Hegel (1968), Einaudi, Torino p. 71, si limita a definire il per sé come prodotto della ragione negativa. Hibben nel glossario del suo Commentario alla Logica distingue l in sé dal per sé come l implicito dall esplicito, distinguendo con questo ultimo aggettivo anche l in sé e per sé. L unificazione di per sé e di in sé e per sé si ritrova anche nel manuale di D. Antiseri - G. Reale, ma in modo più consapevole. Nello Hegel-Lexikon di H. Glockner non compare la voce für sich, essendovi solo quella relativa al Fürsichsein; si trova però la voce Selbständigkeit. 7 - Pp (I, 155). 8 - P. 167 (I, 179). 9 - H. Niel, De la médiation dans la philosophie de Hegel, Aubier, 1945, p Ivi, p. 81. Il passo, che riporto di seguito in lingua originale, è ripreso dalla Jensener Logik, Metaphysik und Naturphilosophie delle Hegels Sämtlichen Werke, , F. Meiner, Band 18, S. 31. Die Unendlichkeit als dieser absolute Widerspruch ist hiemit die einzige Realität des bestimmten, und nicht ein Jenseit, sondern einfache Beziehung, die reine Bewegung, das Aussersichsein in dem Insichsein P. 473 (II, 55). 2

3 I passi che seguono vorrebbero descrivere la contraddizione, pur essendo uguali al precedente sull opposizione: La coscienza è perciò, - come la relazione in generale, - la contraddizione della indipendenza dei due lati e della loro identità, nella quale i due lati sono soppressi ( 12 ). Il positivo è quel diverso, che dev esser per sé, e insieme non essere indifferente, rispetto alla sua relazione col suo altro ( 13 ). Come abbiamo detto, opposizione e contraddizione vengono definite nello stesso modo, tanto è vero che nell Enciclopedia non esistono due paragrafi distinti per le due nozioni, venendo trattate insieme nel paragrafo 119, proprio in quanto sono considerate sinonime. Per capire la sottile differenza, l analisi va ulteriormente dettagliata. Dal momento che per Hegel tutto diviene, è inevitabile che i concetti finiscano per avere una connotazione diversa all inizio e alla fine del processo. L opposizione e la contraddizione sono la stessa cosa, anche se all inizio dell esposizione di una correlazione predomina il momento dell indipendenza dei termini, ovvero l opposizione, e alla fine la loro identità, ovvero la contraddizione. La via migliore per cercare di cogliere la differenza tra i due concetti è quella della schematizzazione dei tre momenti del pensiero che lo stesso Hegel a più riprese ci fornisce: intellettivo, razionale negativo e razionale positivo. Ad essi corrispondono l identità, l opposizione e la contraddizione, ma anche l in sé, il per sé e l in sé e per sé, nonché la tesi, l antitesi e la sintesi, o la posizione, la negazione e la negazione della negazione. L intelletto astraente autonomizza gli opposti interni ed esterni, rendendoli per sé stanti. La ragione negativa o dialettica, in quanto è scettica, scopre il movimento per cui un concetto passa nel suo opposto, autonegandosi. La ragione positiva o speculativa sembra invece possedere due funzioni: con la prima porta a termine l opera della ragione negativa, mostrando come gli opposti, oltre ad essere tali, sono anche identici; con la seconda, attraverso cui la contraddizione viene posta o superata, annulla l indipendenza dei lati, a vantaggio dell identità, facendo con ciò transitare il concetto nel successivo. Per rendere comprensibile quello che vado dicendo, seguirò il movimento del rapporto tra tutto e parti ( 14 ). Hegel parte dalla critica della tradizione che distingueva i due concetti, considerando il tutto come mondo essente in sé e per sé e le parti come mondo fenomenico, ossia come due semplici diversi. In effetti i due termini sono sia per sé stanti, indipendenti, che relativi, sebbene all inizio i due aspetti siano legati solo da un anche. Sono quindi sia indipendenti che momenti l uno dell altro. In questa configurazione sia il tutto che le parti possono presentarsi ora come il per sé stante, come la base reale che pone, ora come momento posto. In un caso, il tutto viene respinto verso le parti, diventando l unità delle parti, entro cui trova la sua sussistenza: il tutto come un semplice relativo, un nulla senza il suo altro. Le parti hanno il tutto in loro come loro momento, sono l intero rapporto, il per sé stare di fronte al loro riflesso, al tutto. In pari tempo il loro per sé stare può darsi solo nel tutto, non essendo possibile la semplice molteplicità. Il tutto risulta essere un lato che in primo luogo è una riflessione delle parti, ma separato da esse, standosene per sé, in un per sé stare riflesso e quindi ad esse relativo. Le parti invece, non dipendendo immediatamente da nessuna relazione, sono un per sé stare immediato. Da questa unità negativa dei due poli (negativa in quanto i termini sono reciproci, ma anche astrattamente separati, ovvero si escludono l un l altro pur nel 12 - Enciclopedia, Ivi, Si vedano le pagine della Logica (II, ). 3

4 reciproco riferirsi), si passa alla loro progressiva integrazione o reciproco condizionamento e mediazione. Si passa cioè dalla opposizione alla contraddizione, o, che è uguale, dalla contraddizione immediata alla contraddizione mediata, la cui differenza non è sempre chiara, giocandosi sulla maggiore o minore indipendenza dei due lati. Parti e tutto sono quindi dei relativi che si condizionano reciprocamente, pur essendo ancora separati e indipendenti. Ciascuno è un immediato per sé stare, ma in pari tempo è un mediato, ossia è posto dall altro. In questo modo il per sé stare di ciascuno non è più in lui stesso, essendo passato nel suo altro. Si ha un unica identità di cui sia il tutto che le parti sono momenti, pur conservando ancora una loro autonomia. Sono identici e diversi al tempo stesso. Infatti il tutto è nelle parti come le parti sono nel tutto, ma il tutto non è una parte come le parti non sono un tutto, e quindi sono ancora separati e indifferenti. La verità di ciascun lato è solo nell altro, nella loro mediazione, essendo l uno la condizione dell altro. Con questa loro reciprocità formano un nuovo tutto, che è composto di tutto e di parti, in cui ricomincia la dialettica tutto-parti, in un processo all infinito, e quindi di un cattivo infinito, in cui tutto e parti tornano ad avvicendarsi, non potendosi mai dare come dei per sé stanti separati. Il movimento ha visto i due concetti sempre più mediati, la loro relazione sempre più interna, in un processo in cui ora l uno ora l altro si sono presentati come essenziali, scambiandosi di posto. Ad un certo punto del divenire, con un passaggio logico incomprensibile, si interrompe l alternanza della cattiva infinità tra tutto e parti, diventando abusivamente momenti di un identità in cui si annullano reciprocamente, perdendo la loro originaria connotazione. In questo reciproco übergehen (trapassare) il rapporto non è più quello del tutto e delle parti, giacché entrambi hanno perso l indipendenza che avevano all inizio ( 15 ). Ormai si presentano come forza e sue estrinsecazioni (sic). Insomma, nel momento in cui i relati sono compiutamente reciproci, perdono la loro connotazione. La forza è l unità negativa, nella quale si è risoluta (aufgelöst) la contraddizione del tutto e delle parti, la verità di quel primo rapporto ( 16 ). Il rapporto tutto-parti è estrinseco e formale; quando l autoapprofondimento dialettico lo rende pienamente reciproco, si dà un contenuto nuovo, diventando la forza che è interna alla molteplicità. A questo punto non è difficile accorgersi che l intuizione empirica ha preso il posto dell analisi logica. Non si capisce infatti, se non a fini espositivi, perché mai il concetto di tutto sia prima diverso dal concetto di parte, se poi può convergere in esso. I due concetti sono da sempre e per sempre quello che sono, e non è possibile far passare la storia della riflessione umana su di loro per storia dei concetti stessi. Tutto e parte sono o non sono correlativi e solo il punto di vista arbitrario può autorizzare a trattare in successione ciò che è logicamente simultaneo, come lo sono diversità, opposizione e contraddizione. Non è il concetto che si muove, siamo noi che gli giriamo intorno, analizzando il rapporto tutto-parte attraverso la successione dei parziali e provvisori punti di osservazione, intesi surrettiziamente come divenire del concetto stesso. Per ottenere questo passaggio il nostro filosofo utilizza il sofisma della contraddizione posta ( 17 ), tale per cui non solo il termine positivo è posto e pone il negativo, ma nel reciproco trapassare la stessa loro contraddizione si 15 - P. 579 (II, 170) P. 581 (II, 172) P. 485 (II, 68), Enciclopedia,

5 pone, poiché la mediazione continua a lavorare sui due lati, fino a cancellarne l indipendenza, rendendoli astrattamente identici, senza altra connotazione. La contraddizione quindi eredita e conserva in prima istanza i caratteri dell opposizione, ma procede subito verso una correlazione di lati ormai privi di autonomia, trasformandosi per tale via in una nuova forma logica, in una diversità ( 18 ). La catastrofe logica avviene quando i due termini hanno perso qualsiasi residuo di diversità indipendente, estinguendosi o dileguando l uno nell altro ( 19 ). L eccessiva reciprocità, quando vi domina ormai l identità, pone fine alla reciprocità stessa. La categoria successiva è ciò in cui si è risolta la contraddizione precedente, la verità di quel rapporto ( 20 ). La stessa nozione di contraddizione, al culmine della sua contraddittorietà, quando i termini sono ormai intrinseci, diventa fondamento. Non si riesce tuttavia a capire il motivo per cui il tutto debba metamorfosare, e debba metamorfosare in forza e non invece in interno, in causa o in innumerevoli altri concetti ancora ( 21 ). La potenza di Hegel nella individuazione delle mediazioni concettuali si trasforma all evidenza in capacità retorica occultatrice. L in sé e per sé dovrebbe quindi rappresentare il superamento dell opposizione nella contraddizione, del pensiero dialettico nel pensiero speculativo, vera sede del pensiero assoluto, dove i due poli trapassano l uno nell altro, annullandosi reciprocamente. Nel per sé l indipendenza dei lati è ancora operante, sebbene all interno della correlazione. Il per sé quindi, prima che i due termini diventino identici, scomparendo l uno nell altro, ovvero prima che la contraddizione sia posta, azzerandosi le diversità, appartiene tanto alla ragione negativa che a quella speculativa. Bisogna quindi tenere presente che ogni concetto hegeliano presenta due facce, una rivolta al concetto che precede, da cui proviene, e una a quello che segue, in cui tramonta. Opposizione e contraddizione, per sé e in sé e per sé, sono la stessa cosa per le facce contigue, là dove finisce la prima e inizia la seconda, sono invece diverse per le facce estreme, ove nella contraddizione (che in realtà non è più contraddizione, in quanto ormai è posta) si perde l indipendenza dei poli, giacché entrambi confluiscono nel concetto successivo, che, a sua volta, si scinderà in poli indipendenti, per dare inizio ad un processo del tutto simile. Se, al contrario, le nozioni logiche fossero rappresentabili kantianamente come una mappa originaria e simultanea, allora la seconda funzione della ragione, quella speculativa, relativa all übergehen (al trapassare), assumerebbe un rango diverso, non essendo ammissibile che la qualità trapassi in quantità, e viceversa, giacché tale movimento vale solo per i concetti empirici e storici (sostanza organica e inorganica, famiglia e società). Ma se non è proponibile una catena concettuale genetica, allora non ha senso l impianto generale della Logica, che rappresenta appunto questo tentativo, avendo scambiato la storia della scienza con la genesi delle forme logiche. Nella natura, fin dai suoi primi momenti e indipendentemente dalla sua storia evolutiva, è già presente l intera struttura logica quantità e qualità, essenza ed apparenza, causa ed effetto, interno ed esterno, universale e particolare - che per essere attiva non ha dovuto aspettare il pensiero dell uomo, come sembra supporre l idealismo hegeliano, con la parificazione di razionalità e pensabilità, ovvero di realtà e coscienza Pp. 579 e 580 (II, 171 e 172) Si veda, come esempio tipico, il modo di trasformare e di risolvere la contraddizione tra causa ed effetto in quella tra azione e reazione (p. 639 (II, 233)) P. 581 (II, 172) C. Tuozzolo ha ripercorso nel suo libro Schelling e il cominciamento hegeliano, La città del sole, Napoli 1995, le critiche di Trendelenburg ad Hegel, trovandone la matrice nel tardo Schelling. Esse sono essenzialmente tre: 1) il pensiero dialettico può produrre solo negazioni logiche, il non-a di A, ma non può far sorgere nuovi concetti; 2) Hegel pretende di procedere rigorosamente sul filo del pensiero puro, quando invece utilizza surrettiziamente le intuizioni empiriche; 3) il pensiero puro non può produrre l essere, sostituendosi a Dio. 5

6 Marx non parla mai di classe in sé e per sé, utilizzando al suo posto, ma in senso diverso, la nozione hegeliana di negazione della negazione, per intendere la negazione proletaria della borghesia, che era stata precedentemente negatrice della feudalità. Si limita a definire classe per sé il proletariato nel momento in cui, divenuto consapevole del proprio ruolo entro le leggi del modo di produzione, si organizza come forza autonoma e polemica, così come era capitato ad altre classi in altri modi di produzione. In questo caso quindi il per sé indica il ritorno in sé della coscienza operaia, dopo un periodo di alienazione sotto il dominio del capitale. Il lavoro ormai si contrappone consapevolmente all altro da sé, di cui pure è correlativo. Nella nozione hegeliana del per sé non è implicito il concetto pratico del superamento rivoluzionario, che nasce entro la prima visione marxiana della storia, né tanto meno le relative modalità. Le successive teorie del divenire storico hanno complicato il quadro concettuale dell autore del Capitale, rendendo sempre più difficile rovesciare la filosofia della storia di Hegel. Le oscillazioni hegeliane sui concetti di per sé e di in sé e per sé si ritrovano comunque in Marx, anche se non sono sempre sovrapponibili. Se infatti è possibile trovare la mediazione degli opposti, la correlazione positiva tra borghesia e proletariato, sebbene limitata nel tempo, fino a quando cioè la prima classe conserva l universalità ( 22 ), non è possibile rintracciare in Hegel l accezione antagonistica dell opposizione, in base alla quale un termine (il proletariato) elimina l altro (la borghesia). Nei Lineamenti di Marx si può reperire invece una sorta di concetto di in sé e per sé, come quello zero in cui soccombono i due poli, quando la contraddizione è posta, con cui il lavoro e il valore (il capitale) perdono entrambi ogni ruolo con l automazione dei processi produttivi ( 23 ) Nel mondo reale tali metafisiche opposizioni reali si danno solo nei momenti di crisi, mentre tutto il gran corso dello sviluppo avviene nella forma dell azione reciproca, come saggiamente scriveva Engels nella lettera a C. Schmidt del 27 ottobre del 1890 (Opere, XLVIII, p. 524; 37, S. 494) Si veda il frammento sulle macchine in Lineamenti fondamentali della critica dell economia politica ( ), La Nuova Italia, Firenze 1968, pp ; (Ökonomische Manuscripte , Dietz Verlag, Berlin, 1976, Teil I, S. 580). 6

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