La Sanità nel Lazio Rapporto 2011 sull Attività Ospedaliera Le reti specialistiche: modelli organizzativi ed indicatori di monitoraggio

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1 La Sanità nel Lazio Rapporto 2011 sull Attività Ospedaliera Le reti specialistiche: modelli organizzativi ed indicatori di monitoraggio Domenico Di Lallo Roma, 18 dicembre 2012

2 Indice della presentazione Il razionale di un modello di rete ospedaliera La rete oncologica come esempio di integrazione fra setting ospedaliero e territoriale La programmazione dell offerta delle Neurochirurgie basata su di una valutazione dell appropriatezza organizzativa Disponibilità di indicatori di processo e di esito per la valutazione della rete assistenziale: l esempio della Rete Perinatale

3 Modelli di rete: razionale (1) In questi anni, i modelli assunti a riferimento della riorganizzazione dell offerta sanitaria a livello regionale si sono richiamati alla centralità del concetto di rete assistenziale La rete viene intesa come sistema integrato di servizi in grado di garantire copertura territoriale e tempestività di accesso alle cure, a un primo livello del sistema; e disponibilità di setting assistenziali più specializzati, al crescere della complessità del case-mix. Alcune volte, per condizioni che richiedono un rapido accesso alle cure ed elevata complessità di trattamento, il primo livello deve necessariamente corrispondere al setting assistenziale più specializzato.

4 Modelli di rete: razionale (2) La possibilità di graduare le competenze e le tecnologie nell ambito della rete crea i presupposti organizzativi per ottimizzare le risorse, migliorare la qualità assistenziale, snellire le liste d attesa per i centri di rango superiore, in virtù del maggiore ruolo riconosciuto alle strutture di primo livello. Inoltre, la concentrazione delle strumentazioni tecnologiche più onerose - in termini di investimenti iniziali, spese di manutenzione ed elevato turnover per rapida obsolescenza - in un numero limitato di centri di livello superiore permette di garantire elevati standard di efficienza e di qualità, anche in considerazione della relazione esistente tra volume di attività, capacità professionale ed esiti delle cure

5 Modelli di rete: razionale (3) In particolare, la rete si dimostra efficace per: gestire situazioni di emergenza, in cui è necessario offrire al paziente cure appropriate nel più breve tempo possibile (es. reti SCA, ictus, trauma, neonato ad alto rischio ); trattare patologie caratterizzate da un elevato livello di complessità assistenziale che richiede centri altamente qualificati per la gestione delle prime fasi di diagnosi e avvio al trattamento, e una rete ospedaliera di prossimità cui affidare il completamento del trattamento e il follow-up (es. rete oncologica, back-transport verso centri spoke); guidare e sostenere entro limiti definiti di salvaguardia della qualità e dell appropriatezza clinico-organizzativa, il processo di deospedalizzazione in atto in molti ambiti specialistici, mediante l implementazione di percorsi integrati ospedale-territorio (es. rete oculistica, dermatologia)

6 Modelli di rete: razionale (4) L implementazione del modello organizzativo proposto deve necessariamente prevedere un processo continuo di monitoraggio attraverso la produzione di indicatori sensibili a valutare la qualità dell assistenza erogata (di processo ed esito), facilmente calcolabili ed inseriti in un modello decisionale (rimodulazione dell offerta). Il processo di monitoraggio deve vedere coinvolte le singole unità che partecipano alla rete (tavoli di macroarea o di rete ), armonizzando gli interessi dei singoli soggetti erogatori con le esigenze della programmazione regionale.

7 I Decreti del Commissario ad Acta sulle reti assistenziali n.56 Rete Perinatale n.57 Rete Assistenza Malattie Emorragiche Congenite n.59 Rete Oncologica n.73 Rete Assistenziale Emergenza n.74 Rete Cardiologica n.75 Rete Ictus n.76 Rete Assistenza Trauma n.77 Rete Chirurgia Plastica n.78 Rete Maxillo-Facciale n.79 Rete Chirurgia Mano n. 80 Rete Ospedaliera

8 la rete oncologica: la presa in carico del paziente oncologico e l integrazione fra ospedale e servizi territoriali

9 RETE ONCOLOGICA (DCA 59/2010) HUB: struttura complessa a elevata specializzazione, responsabilità funzionale del Coordinamento Oncologico di Macroarea, coordinamento protocolli sperimentali e controllati, sede dell Unità Clinica Multidisciplinare (formula il Piano Assistenziale Individuale) SPOKE: struttura di oncologia medica con disponibilità di posti letto DH e/o RO, sede dell Unità dell Unità Clinica Multidisciplinare con possibilità di farsi supportare dall HUB per la valutazione Presidi erogatori di prossimità: struttura con attività a bassa complessità (procedure diagnostiche routinarie o infusione di chemioterapici). Identificati come Hub i centri con maggiore volume di ricoveri di pazienti oncologici per ogni macroarea:

10 Rete Oncologica Regione Lazio: la presa in carico del Paziente oncologico. Sosp. Diagnostico in: Centro Hub della rete Sosp. Diagnostico in: Struttura Spoke della rete Sosp. Diagnostico in: Altro presidio Non facente parte della Rete Oncologica Unità clinica Multidisciplinare Piano Assist. Individuale Paziente complesso Unità Clinica Multidisciplinare Presa in carico si Piano Assist. Individuale Fa diagnosi; Stabilisce terapia; Indica il manager; Produce PAI; Comunica PAI al pz; Ottiene consenso Vi sono indicati: Dati identificativi pz; Anamnesi; Diagnosi; Accertamenti da fare; Piano terapeutico; Obiettivi terapeutici; Continuity manager Firma medico e pz Ref. Per la continuità Segue il percorso del PAI; Prenota visite, esami, ricoveri Tiene contatti con MMG; Follow up pz Case Manager territorio Contatti con AD; Dispositivi a domicilio; Tiene contatti con MMG

11 I riferimenti ai programmi di screening oncologico all interno del DCA 59/2010 I percorsi diagnostico terapeutici già attivi e operativi per il programma di screening per il carcinoma mammario e della cervice uterina, sono realizzati e resi operativi anche per lo screening del colon retto, includendo la fase diagnostica, il trattamento e il follow up delle persone identificate come affette da tumore Il sistema informativo per la misura di indicatori del processo diagnostico terapeutico già concordati a livello regionale per i programmi di screening oncologico sarà esteso ai tumori identificati al di fuori dello screening oncologico organizzato e reso obbligatorio (mammella, colon retto) ^ Ogni Azienda Sanitaria Locale deve operare affinché l organizzazione al suo interno (Medici di Medicina Generale, i presidi distrettuali, i servizi ambulatoriali e i servizi di screening) favorisca la presa in carico e l avvio ad un percorso diagnostico terapeutico appropriato e tempestivo * DCA 59/2010 prf.: Percorsi diagnostici terapeutici ^ DCA 59/2010 prf.: Valutazione e Sistema Informativo in Oncologia * DCA 59/2010 prf.: Presa in carico e PAI

12 Tumori oggetto di programmi di screening Cervice uterina: 276 nuovi casi ogni anno casi prevalenti Tasso mortalità 3,7 ogni Mammella: nuovi casi ogni anno casi prevalenti 700 decessi nel 2010 Colon-Retto: (U),1.500 (D) nuovi casi ogni anno (U), (D) casi prevalenti 885 (U), 600 (D) decessi nel 2010

13 Il percorso assistenziale diagnosi precoce trattamento/riabilitazione presa in carico riabilitazione

14 Un esempio di rete integrata: i programmi di screening: Centro di Coordinamento ASL Struttura I livello Struttura I livello Struttura I livello Struttura I livello Struttura II livello Struttura II livello Struttura III livello Il programma è attuato dalle ASL cui compete la funzione di tutela della salute della popolazione in collaborazione con le AO/IRCCS Integrate nel percorso attraverso convenzioni interaziendali. Ciascuna ASL attraverso la rete territoriale delle strutture di I livello deve garantire l invito per l effettuazione del test di screening alla popolazione avente diritto e rispettare il periodismo degli inviti successivi. Per favorire la partecipazione della popolazione invitata le strutture di I livello devono essere ben distribuite e garantire una capillarità territoriale. Attraverso le strutture di II livello deve essere garantito l iter diagnostico terapeutico e gli esami di approfondimento secondo i protocolli raccomandati a livello nazionale e adottati a livello regionale. I trattamenti chirurgici vengono effettuati nelle strutture di III livello selezionate dalle ASL. tutto il percorso è monitorato attraverso il calcolo di indicatori che misurano la qualità e l appropriatezza degli interventi effettuati.

15 il percorso assistenziale nel programma di screening: tempi di attesa tra test di I livello e trattamento I livello II livello Trattamento Mammografico: 50gg (range ASL 16gg 80gg) Citologico: 54gg (range ASL 31gg 86gg) Colon Retto: 63gg (range ASL 31gg 67gg) Mammografico: 41gg (range ASL 12gg 49gg) Citologico: 38gg (range ASL 21gg 62gg) Colon Retto: 32gg (range ASL 28gg 42gg) Std 21 gg

16 il percorso assistenziale : donne operate per ca mammella al di fuori del programma di screening valore medio (2011): 30,6% (range 0-51%) accesso alla riabilitazione coorte di primi ricoveri per ca mammella seguita per 12 mesi : - 1,3% ricovero in riabilitazione % riabilitazione estensiva e di mantenimento - 19% specialistica ambulatoriale riabilitativa

17 l offerta di neurochirurgia: l analisi della tipologia di prestazioni erogate come strumento per la programmazione

18 Obiettivi Programmazione dell offerta di neurochirurgia -Concentrare l assistenza in UUOO che garantiscano la sufficiente esperienza clinica - Ottimizzare le risorse umane attraverso l accorpamento di punti di offerta Metodi Stima delle giornate di degenza appropriate secondo un criterio di tipicità (alta, media, bassa e atipici) del DRG prodotto; giornate appropriate calcolate come 100% delle giornate di degenza dei ricoveri ad alta tipicità, 75% di quelli a media, 50% di quelli a bassa; le giornate di degenza di ricoveri non tipici non sono state considerate appropriate; Assicurare, tendenzialmente, un modulo minimo di 20 posti letto; Tener conto della collocazione geografica e dell assetto delle reti Ictus e Trauma

19 I DRG sono stati classificati come: ad elevata tipicità (chirurgici e medici) strettamente pertinenti l attività di un reparto di neurochirurgia (C1, M1) a media tipicità (chirurgici e medici) pertinenti l attività anche di altre tipologie di reparto ma compatibili con l attività di un reparto di neurochirurgia (C2, M2) a bassa tipicità (chirurgici) preferibilmente pertinenti l attività di altre tipologie di reparto (C3) non tipici (chirurgici e medici) non pertinenti l attività di un reparto neurochirurgico (C4, M4) Ambito di attività dei reparti di neurochirurgia: patologie cranio-encefaliche, vertebro-midollari, nervi periferici, vasi cerebro-afferenti, parte degli ematomi cerebrali, sia spontanei che favoriti dai terapia anticoagulante o trombolitica; interventi in elezione: neoplasie, affezioni del dorso (patologie della colonna, del midollo spinale, dei dischi vertebrali, malformazioni congenite); patologie della colonna e dei dischi vertebrali, sono state considerate condizioni a bassa tipicità, di competenza anche ortopedica.

20 % Relazione fra numero di giornate di degenza e percentuale di giornate appropriate degenza (gg)

21 la rete perinatale: indicatori di processo ed esito

22 Offerta e domanda assistenziale Circa nati/anno 49 punti nascita di cui (% nati) : 25 presidi di ASL (41,6%) 3 AO (11,5%) 2 AU (8,9%) 4 Classificati (20,4%) 6 CdC private convenzionate (13,6%) 9 CdC private (4%) Distribuzione per livello delle cure (% nati): I liv 24 (24,7%), 14 II liv (30,4%), 11 III liv (44,9%) Migrazione delle nascite: il 60% dei parti residenti nelle tre ASL di Roma provincia vengono assistiti a Roma città.

23 Definizione della Unità Operative Perinatali I livello: assistenza a gravidanze e parti non complicati ed al neonato normale. Devono effettuare almeno 500 parti/anno (standard POMI-2000). II livello: almeno 1000 parti/anno. Assistenza al neonato di basso peso o di età gestazionale <35 settimane compiute, purché >1500g e/o >32 sett., ed al neonato patologico che richieda un monitoraggio o cure speciali senza bisogno di cure intensive. II+ livello: I limiti di peso ed età gestazionale per l assistenza diventano rispettivamente 1250 grammi e 30 settimane. III livello: Unità con almeno 1500 parti/anno, con un bacino d utenza >4000 parti/anno. Devono garantire un volume di attività neonatologica, inteso come numero raccomandato non inferiore a 25 di neonati <32 settimane di EG o di peso <1500 grammi assistiti in un anno.

24 Tasso di trasferimento neonatale per 100 nati vivi per Istituto (motivo medico). Anno 2010 (fonte CedAP) Tasso per 100 nati vivi

25 Livello del centro trasferente e ricevente (trasporti per motivo medico) Una quota consistente dei trasporti sono intra-terziari: 37,6%, 31,5%, 37,8% e 37,1% nel 2004, 2005, 2006 e 2007 (dati non mostrati in tabella), 32,3% nel 2008, 34,4% nel 2009, 30,9% nel 2010 e 35,3% nel Nel 2011 la percentuale dei trasferimenti da centri di I livello è stata del 32,5% e quella da centri di II del 25,7%. ANNO 2008 ANNO 2009 ANNO 2010 ANNO 2011 livello livello centro ricevente livello centro ricevente livello centro ricevente livello centro ricevente centro trasf. I II III altro Tot. I II III altro Tot. I II III altro Tot. I II III altro Tot. I II III Da fuori regione Totale *

26 Rischio di mortalità ospedaliera (a 90 gg) per condizione Inborn/Outborn. Neonati con età gestazionale e/o peso alla nascita <1500 gr Anni ( esclusi decessi entro le 48 ore di vita) *Stime aggiustate per: età gestazionale, APGAR, malformazione congenita, profilassi steroidea, sesso, gemellarità e anno di dimissione ( ). Rischio attribuibile di popolazione = 20%!!!! (circa 15 decessi l anno attribuibili alla mancanza di posti letto)

27 punti per la discussione le reti assistenziali ospedaliere sono sistemi complessi per il numero di unità, le funzioni di coordinamento, il rapporto funzionale fra livelli di cura differenti, la gestione delle risorse umane e tecnologiche in un ambito interospedaliero la programmazione e realizzazione di un percorso di cura richiede che l offerta ospedaliera si integri stabilmente, e non invece confligga, con quella territoriale una razionale programmazione dell offerta e della numerosità dei punti di offerta deve sempre basarsi su una valutazione dei volumi di attività, concentrando l alta specialità (sopratutto se d elezione) ed invece distribuendo omogeneamente sul territorio le specialità ospedaliere di base il monitoraggio di una rete assistenziale deve utilizzare indicatori che rispondano ad una rigorosa valutazione metodologica (riproducibilità, accuratezza, sensibilità al cambiamento, specificità ) ma sopratutto siano inseriti in un modello decisionale

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