Premessa Nuove dipendenze: nuova prevenzione per nuovi utenti

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5 Premessa Nuove dipendenze: nuova prevenzione per nuovi utenti di Patrizia Meringolo Negli studi sul tema delle dipendenze compare spesso il termine nuovo. Si è parlato di nuove droghe alla fi ne degli anni Novanta, intendendo le anfetamine che venivano immesse sul mercato, dopo i decenni caratterizzati dalla problematica diffusione dell eroina; si parla adesso di nuove dipendenze, per indicare comportamenti problematici, talvolta anche con caratteristiche di addiction, nei quali però non è presente una sostanza psicotropa a fare da catalizzatore di un comportamento. Vediamo allora di svolgere alcune considerazioni sia sulla dizione nuove dipendenze che su quella, ugualmente utilizzata, di dipendenze sociali. 1. La teoria: perché nuove dipendenze? Le dipendenze senza sostanze, dipendenze e comportamenti, dipendenze e stili di vita I presupposti teorici alla base dell indagine presentata nel testo saranno trattati con maggiore compiutezza nelle parti successive. Va tuttavia preliminarmente sottolineato che la novità delle situazioni che oggi si presentano, per chi lavora con un target giovanile ma anche per chi ha rapporti professionali con persone o gruppi di età adulta, non sta prevalentemente nel carattere di disagio che le cosiddette nuove dipendenze implicano, quanto piuttosto nella loro diversità rispetto a quelle che hanno caratterizzato i decenni passati, in primo luogo il consumo di eroina, diventata per molti anni il paradigma di tutte le dipendenze, con il suo carico di esclusione dal contesto sociale, di comportamenti sanciti con pesanti misure penali, di interventi caratterizzati spesso dal ricollocamento degli individui in luoghi separati che solo in alcuni casi garantivano il reinserimento relazionale e lavorativo. 5

6 6 Molti comportamenti problematici attuali invece si rifanno a consumi (di sostanze e/o di eventi) che non presentano caratteristiche di trasgressione o di illegalità, ma risiedono in stili di vita e aspetti di vissuto quotidiano: il modo di trascorrere il tempo libero, alcune modalità ludiche come i giochi di azzardo che hanno origini lontane nel tempo e spesso non distinguibili da abitudini tradizionali; lo shopping, indotto e auspicato dal contesto sociale, e infi ne, l utilizzo di strumenti utili e spesso indispensabili come la navigazione sul web. In questo ultimo caso abbiamo assistito, in un lasso di tempo relativamente breve, al dispiegamento di tutte le ambiguità possibili di un mezzo di comunicazione di massa: l emarginazione di individui che non possono accedervi, la maggiore facilità della vita quotidiana prodotta dal suo uso (accessibilità di notizie, documenti, semplifi cazione nei rapporti informali e formali-burocratici, possibilità di conoscenza in tempo reale dei cambiamenti, possibilità di diffondere movimenti e azioni collettive...) ma anche la pericolosità di un uso distorto e/o non consapevole. Ci riferiamo ad esempio a tutte le situazioni in cui si diffonde una visione distorta della realtà, rendendo plausibile ogni commento ai fatti. Pensiamo inoltre che la navigazione può assumere aspetti che non seguono una rotta che va dal richiedente al richiesto, ma possono procedere con modalità ossessive e con perdita del contatto con la realtà, e al fatto che possono, per esempio, incrementare altri tipi di comportamento facilitati dal presunto anonimato del web come il gioco d azzardo. Molti di questi comportamenti possono anche confi gurarsi come dipendenze sociali, per la loro contiguità con abitudini perfettamente inserite nelle norme accettate, a fi anco di altri consumi problematici in cui però la sostanza di elezione è legale, come l alcol. Diventano di interesse, pertanto, proprio gli aspetti sociali del consumo, e la ricerca si sposta all analisi di come la situazione in cui si inserisce il setting possa modularne frequenza e intensità. La sostanza in quanto tale sembra quindi aver perso la centralità, sia nei suoi aspetti chimici che negli effetti indotti sull organismo, mentre aumenta la rilevanza del signifi cato individuale e sociale del consumo, del giudizio che gli viene attribuito e dei contesti di vita in cui si

7 situa. E assumono una maggiore importanza gli attori sociali, le fonti di infl uenzamento, i pari che condividono le esperienze, gli atteggiamenti e i comportamenti del gruppo di riferimento. Non si tratta, ovviamente, di negare l esistenza di antecedenti di problematicità individuale, quanto di sottolineare gli aspetti di scelta negli stili di vita. Questo approccio diventa basilare in molte ricerche svolte con un ottica di psicologia di comunità, con una doppia valenza: la valutazione del modo di condurre la vita quotidiana e la valorizzazione delle scelte possibili e attuate da ogni individuo sono importanti sia come variabile in grado di spiegare un fenomeno ma anche come mezzo per incrementare una possibilitazione, una tappa del processo di empowerment, in defi nitiva quindi un possibile incentivo alla sperimentazione di comportamenti nuovi e orientati alla promozione della salute. 2. Metodi di ricerca per rilevare gli stili di vita Le ricerche su stili di vita e tempo libero in età giovanile (Meringolo, Bertoletti, Chiodini, 2009) offrono elementi per illustrare le attività di tempo libero di molti giovani. Non emerge una quotidianità particolarmente stimolante: la maggior parte del tempo viene trascorsa da soli e in casa, ascoltando musica, guardando la televisione, navigando su internet, sebbene si dichiari che il divertimento potrebbe essere maggiore in altri contesti, caratterizzati da ricchezza di relazioni e attività condivise. La capacità progettuale nel tempo libero non è elevata: si parla spesso di uscite senza un idea precisa e di luoghi-contenitori come il bar. E decisamente minoritaria, infatti, la scelta di luoghi in cui si svolgono attività maggiormente strutturate o la frequenza ad associazioni e a organizzazioni di volontariato. Anche l interesse per la musica, che appare elevato, non si concretizza in attività che vedono i giovani come promotori e protagonisti. In questo quadro assume importanza il consumo di sostanze, sia legali come l alcool (che presenta indici elevati di consumo e anche di abuso) sia illegali. Non solo, ma più alto è il rischio sperimentato, meno le motivazioni che i partecipanti attribuiscono all uso di sostanze si riferiscono a problemi personali, mentre si parla più di frequente 7

8 8 di comportamenti di tipo esplorativo, in cui è emblematico in questo senso il rimando fatto da molti intervistati alla curiosità di provare. Contrariamente a quanto avveniva nei decenni passati, su questo terreno le differenze di genere vanno appiattendosi, anche se le ragazze si collocano ancora in modalità d uso circoscritte al fi ne settimana o a momenti particolari dell anno, con meno presenza nel gruppo dei consumatori abituali e quotidiani. Da questa e da altre indagini recenti emergono tipi diversi di comportamenti potenzialmente dannosi, come la guida pericolosa, il gioco d azzardo e più in generale una diffusa sottostima delle conseguenze delle proprie azioni. A fronte di tutto ciò non appare molto elevato l interesse e la conoscenza degli interventi di prevenzione, soprattutto da parte di coloro che presentano un maggiore livello di rischio sperimentato. I dati quantitativi su questi temi illustrano però solo in parte le sfaccettature del problema: nella ricerca citata è stata l analisi qualitativa del materiale emerso nei focus group, condotti con gruppi giovanili di varia estrazione, che ha offerto la maggior ricchezza di motivi di rifl essione, dimostrando ad esempio come molti giovani non siano orientati solo dal mettersi alla prova per confermare una immagine di sé, ma siano anche potenzialmente disponibili a sperimentarsi nel costruire qualcosa e nella gestione dei loro momenti di vita. E un aspirazione che potrebbe diventare centrale non solo come momento di crescita ma come modo salutogeno di prendersi cura di sé e del gruppo. 3. L intervento: ricerca azione e peer education, ovvero l intervento sugli stili di vita I dati che abbiamo illustrato offrono elementi per delineare gli scenari in cui si svolgono le attività di tempo libero per molti giovani. Appare importante progettare interventi basati in primo luogo sulla conoscenza delle diverse culture giovanili, sulla diffusione di informazioni preventive in tutti i contesti di vita, e soprattutto sul coinvolgimento diretto dei giovani in modo da promuovere il loro protagonismo nell uso del tempo libero e nella promozione della salute. Un approccio che si è rivelato di interesse e di effi cacia è quello di di-

9 minuire i problemi lavorando sulle risorse (Chiodini, Meringolo, 2009), usando una logica resource oriented che rende centrali le competenze dei giovani, spostando il focus dell attenzione dal problema (sostanze, comportamenti problematici, condotte a rischio ) ai saperi e alle possibilità che i singoli e i gruppi possiedono di operare un cambiamento. Introducendo una visione sistemica del contesto, in cui la logica sia circolare e non lineare, non basata cioè su una rigida punteggiatura di causa e effetto, in cui tutti gli attori sociali abbiano dignità di parola, si può dare inizio a un circolo virtuoso in cui le risorse vengono potenziate agendo in direzione del cambiamento voluto. Pur non potendo immediatamente eliminare i comportamenti a rischio se ne diminuisce tuttavia la portata, potenziando i comportamenti positivi e propositivi. In quest ottica qualsiasi ricerca diventa anche una ricerca azione, fi - nalizzata non solo alla conoscenza ma soprattutto, al cambiamento, in cui i partecipanti non sono solo i soggetti indagati ma i promotori delle azioni positive intraprese con loro. Il ripensamento delle politiche tradizionali di prevenzione è iniziato proprio con l evidenziarsi dell ineffi cacia dei messaggi e degli interventi fondati ed espressi secondo codici, linguaggi e tipologie comunicative proprie del mondo adulto (servizi, esperti del settore ), assolutamente diverse da quelle dei gruppi giovanili a cui i messaggi e interventi erano diretti (Meringolo, Chiodini, 2005). In tal senso la peer education ha rappresentato un importante svolta metodologica e culturale poiché, attingendo forza dal gruppo dei pari, può consentire ai giovani di divenire protagonisti ed agenti attivi del processo di prevenzione, piuttosto che semplici destinatari di messaggi ed informazioni. Facendo leva e ottimizzando i processi naturali che si sviluppano all interno del gruppo, la peer education utilizza una sorta di processo a cascata per cui l informazione e il messaggio può diffondersi in maniera capillare, per divenire conoscenza condivisa e fatta propria dall intero gruppo. L intervento colloca i pari in un ruolo di protagonisti ed agenti attivi del cambiamento piuttosto che semplici destinatari 9

10 10 di messaggi e informazioni. 4. Proposte di buone prassi: come predisporre azioni per addicts normali? Reti e territorio per il lavoro di prevenzione Si usa dire la rete ammala, la rete cura (Croce, Merlo, 1991), per indicare che il complesso intreccio delle relazioni interpersonali può essere l antecedente di condizioni di disagio, ma può essere anche lo strumento prioritario per la soluzione del problema e l inclusione dell individuo in diffi coltà (Amerio, Croce, 2000). A lungo si è discusso sulle caratteristiche del supporto offerto dalla rete e sulle sue funzioni: se esista cioè un suo effetto diretto sul benessere e la possibilità di rispondere positivamente a situazioni stressanti, o se non si debba piuttosto parlare di effetto tampone, di moderazione cioè degli effetti provocati dagli eventi stressogeni. Sebbene non siano stati trovati risultati univoci, è indubbia l importanza che il sostegno assume nella vita degli individui e dei gruppi, sia da parte della cerchia intima sia da parte di soggetti che nella rete svolgono uno specifi co ruolo relazionale e professionale nei confronti dei destinatari del sostegno, come insegnanti o operatori dei servizi (Orford, 2008). Da un punto di vista psicologico è stato Speck (1973) che ha analizzato in profondità questo tema, dandogli al concetto di rete uno spessore in ambito psicosociale e clinico. Egli ha svolto, in collaborazione con Atteneave, un lavoro con i nativi americani, che risultavano non utilizzare i servizi di salute mentale presenti sul territorio. Il loro intervento, caratterizzato dal signifi cato attribuito alle relazioni di rete, si svolgeva attraverso una sequenza di fasi di questo tipo: il gruppo come agente del proprio cambiamento; l attenzione rivolta ai processi di gruppo piuttosto che ai contenuti; il ruolo dello psicologo e dell équipe come tecnici partecipanti. Nel loro lavoro, quindi, erano il paziente e la comunità di appartenenza a diventare protagonisti, e l intervento veniva forgiato a partire dai loro bisogni e dalla loro realtà. Nelle analisi delle reti, si parla di densità per indicare la dispersione

11 nello spazio delle persone che un individuo indica come vicine a sé. A questo proposito alcuni autori, come Wellman (1979), hanno parlato di legami poco solidaristici e poco localizzati per indicare il fenomeno di scarsa vicinanza spaziale tra l individuo e il proprio gruppo di riferimento. Si tratta di una eventualità abbastanza comune anche oggi, data la virtualità di tante comunicazioni, che può portare alla rarefazione del supporto e in defi nitiva ad un maggior rischio di esclusione e di solitudine rispetto ai rapporti fi sici, concreti, giocati in uno spazio reale. Con range si defi nisce l ampiezza numerica dell insieme dei soggetti che un individuo può raggiungere con la sua rete, sia direttamente sia attraverso altri contatti: una persona che frequenta individui di estrazione e di età diverse disporrà quindi di un range più ampio di chi frequenta magari lo stesso numero di persone, ma più omogenee socialmente. Oggi i range tendono ad essere molto vasti, mentre è poco frequente il caso di una persona che faccia riferimento ad un insieme di altri signifi cativi stabile nelle caratteristiche individuali e nello spazio. All interno di una rete si indica con cluster un gruppo particolarmente denso e ricco di reciproche connessioni. Ogni individuo può frequentare più cluster, che possono anche rimanere separati gli uni dagli altri, senza reali intersezioni che consentano il diffondersi delle esperienze. Non ci si riferisce soltanto alle chiusure tra gruppi culturali o etnici diversi: anche le generazioni possono elevare steccati (i giovani, gli adulti, gli anziani...), e anche i servizi possono presentare zone scarsamente permeabili per le stesse persone a cui sono diretti. I diversi cluster però possono avere elementi di contatto, persone cioè che possono fare da ponte tra mondi diversi. Granovetter (1973) ha parlato di legami forti e legami deboli nelle relazioni interpersonali. Dalla sua analisi dei processi di diffusione (di informazione, di conoscenze, ma anche di atteggiamenti e opinioni) nei gruppi e nelle comunità territoriali, emerge chiaramente come la forza dei legami renda integrata e coesa la rete, ma anche come spesso conduca ad una progressiva frammentazione e chiusura. I legami deboli, al contrario, 11

12 12 possono garantire, per la loro possibilità di fare da ponte tra gruppi diversi, l apertura delle relazioni e possono perciò rivelarsi indispensabili per il cambiamento e per una maggiore integrazione nella comunità locale. Nel caso di interventi di inclusione sociale rappresentano quindi quelle relazioni che rendono possibile l appartenenza alla comunità territoriale anche di individui trasgressivi senza creare né assimilazione forzata né ghetti contrapposti. E proprio su relazioni di questo tipo che si basano per esempio gli interventi di strada, volti a raggiungere anche l utenza sommersa che non dichiara il problema, e gli interventi di peer education che possono mediare la comunicazione e il passaggio di conoscenze tra il gruppo di professionisti e il target di utenti. Il fattore indubbiamente nuovo con cui hanno a che fare oggi le fi gure di aiuto (psicologi, operatori, educatori, volontari) è quello di trovarsi di fronte ad un apparente ossimoro: giovani (e non solo) che si confi gurano come addicts normali. Addicts, perché comportamenti come il consumo di alcol, o il gioco d azzardo o la dipendenza da internet assumono rilevanza problematica e causano disagi forse non inferiori alla tradizionale dipendenza da eroina degli anni Normali perché non condividono con le dipendenze passate le caratteristiche di subcultura, separazione dal contesto, illegalità e talvolta neppure di stigmatizzazione. Se per le tradizionali dipendenze l utilizzo di specifi ci luoghi (le comunità, i servizi a bassa soglia...) o del sistema della salute pubblica (in primo luogo strutture come i Sert) hanno avuto un importante ruolo nella prevenzione, nel trattamento e laddove la comunità locale si è dimostrata sensibile nel reinserimento, quali interventi potranno essere utili oggi per persone e gruppi che non chiedono aiuto, o che neppure percepiscono il bisogno di aiuto? Il dibattito in sede teorica e di intervento è aperto. Le buone prassi tuttavia stanno producendo molti contributi interessanti, sebbene poco conosciuti e diffusi solo attraverso la letteratura grigia, gli inediti risultati di progetti ed interventi locali. Lo spostare il tema dalla dipendenza alla promozione della salute per tutti i cittadini, in particolare i cittadini giovani, il ridefi nire il focus sul

13 protagonismo e sulla valorizzazione delle competenze di gruppo, e infi ne il lavoro di rete come elemento strutturale e non episodico (tra professionisti diversi, tra istituzioni, tra agenzie di socializzazione territoriali) si stanno dimostrando come punti di forza degli interventi sul benessere, ricchi di capacità euristiche e trasformative considerevoli, che probabilmente saranno apprezzate maggiormente in futuro. A condizione che il contesto sociale sappia riconoscerne la portata e garantirne lo sviluppo. 13

14 14 Bibliografia AMERIO PIERO, CROCE MAURO 2000 Le reti sociali, in P. Amerio, Psicologia di comunità, Bologna, Il Mulino, pp CHIODINI MOIRA, MERINGOLO PATRIZIA 2009 Gli eventi di loisir: un approccio sistemico strategico, in Meringolo, P., Bertoletti, S., Chiodini, M. (a cura di) 2009, Giovani, creatività, città, Milano, Unicopli, pp CROCE MAURO, MERLO ROBERTO 1991 Reti che ammalano reti che curano, in Dei delitti e delle pene, n. 3. Torino, Ega GRANOVETTER MARK 1973 The Strenght of Weak Ties, in American Journal of Sociology, n. 78 (trad. it. La forza dei legami deboli, Napoli, Liguori, 1998) MERINGOLO PATRIZIA, BERTOLETTI STEFANO, CHIODINI MOIRA (a cura di) 2009 Giovani, creatività, città, Milano, Unicopli MERINGOLO PATRIZIA, CHIODINI MOIRA 2005 Giovani protagonisti degli eventi del tempo libero. Esperienze di peer education, in Il Seme e l Albero, n. 1, pp ORFORD JIM 2008 Community psychology: challenges, controversies and emerging consensus, Chichester West Sussex, John Wiley and Sons SPECK ROSS V., ATTNEAVE CAROLYN 1973 Family Networks, Pantheon Books, New York (trad. it. La terapia di Rete, Roma, Astrolabio, 1976)

15 WELLMAN BARRY (1979 The Community Question, in American Journal of Sociology, n. 84, pp

16 16 Introduzione Valentina Albertini, Francesca Gori Perché scrivere un volume dedicato al tema delle nuove dipendenze? Che se ne fa il volontariato di un libro su questo tema? Queste sono due fra le domande che ci siamo poste quando abbiamo cominciato a lavorare al Quaderno che state sfogliando. La Regione Toscana aveva fi nanziato sul bando Contributi regionali per la promozione della cultura della legalità democratica (L.R. 11/99 ) Anno 2009 il progetto Scommetti che t impegni? sul tema delle nuove dipendenze svolto da una rete di associazioni e scuole dell area fi orentina sud-est. Avendo una di noi partecipato direttamente alla progettazione e all esecuzione del progetto ed essendoci interessate alle nuove dipendenze perché, come psicologhe, ci siamo trovate a volte di fronte a queste problematiche, avevamo a disposizione dati, ricerche, esperienze su un tema innovativo e emergente in ambito sociale e sanitario. Però ci siamo chieste - perché veicolarlo fra le associazioni e i volontari? La risposta è stata semplice e immediata: perché spesso sono proprio le associazioni e i volontari ad occuparsi di dipendenze e delle persone che ne soffrono, con attività preventive ed educative nelle scuole e nelle comunità, ma anche nei servizi offrendo un supporto prezioso a medici, infermieri, psicologi, operatori, familiari. Ed è così che è nata l idea di un Quaderno composito, che si preoccupasse di fotografare il problema a livello locale, regionale e nazionale e fornisse anche spunti pratici e operativi per progettare interventi di prevenzione e presa in carico. Per prima cosa abbiamo pensato di inserire una rifl essione teorica sulle defi nizioni e ricerche attuali nell ambito delle nuove dipendenze, con la speranza di orientare i volontari e gli operatori e condividere una prima piattaforma teorica. Successivamente, presentiamo una ricerca su nuove dipendenze e stili di vita, svolta all interno del progetto Scommetti che t impegni? che ha coinvolto 12 insegnanti e 511 studenti di alcune scuole dell area fi orentina sud-est. Ci è sembrato opportuno dedicare uno spazio dove rifl ettere su di un

17 possibile strumento di sostegno sulle vecchie e nuove dipendenze: l auto aiuto. Nell uomo vi è un intrinseca necessità di supporto nelle diffi coltà della vita quotidiana: proprio in quest ottica si situa l auto aiuto che pone l accento sull importanza della responsabilità individuale rispetto al proprio cambiamento. Oggi in Italia assistiamo ad una crescita esponenziale di questo strumento, soprattutto quando si parla di dipendenze, poiché ci si rende sempre più conto che, accanto ai modelli di cura tradizionali, la possibilità di confrontarsi e sostenersi nel diffi cile percorso di presa di consapevolezza di sé rispetto alla propria dipendenza, risulta di fondamentale importanza. L integrazione dei servizi socio-assistenziali con gli altri servizi operanti nell area sociale è una condizione essenziale per la realizzazione di una rete di opportunità per chi si trova in situazioni di bisogno e svantaggio personale. Ciò nonostante queste forme di collaborazione risultano ancora poco strutturate e formalizzate. Proprio per questo ci è sembrato interessante stimolare la rifl essione partendo dall associazione Auto mutuo aiuto di Trento che negli anni ha cercato di formalizzare un protocollo d intesa con i servizi territoriali proprio nell ambito delle dipendenze. Un modello di intervento ed una prospettiva di azione estremamente interessanti che rappresentano un importante esempio di buone prassi, perché il mondo dell aiuto formale e quello spontaneo si intrecciano in un ottica di complementarietà tra le diverse modalità di intervento. La rifl essione teorica condotta sull auto aiuto non ci deve però far dimenticare che i gruppi sono formati da persone che si prendono un impegno personale rispetto al proprio stato di salute e quindi nei confronti del proprio disagio. Partendo da ciò, abbiamo pensato di concludere questa parte del libro con la testimonianza di un partecipante ai gruppi dei giocatori d azzardo (Ga-Giocatori Anonimi). La sua storia, narrata con semplicità, porta inevitabilmente a rifl ettere su cosa signifi chi partecipare ad un gruppo di auto aiuto e su quanto l aspetto della condivisione e del sostegno siano un ingrediente importante per l esperienza di gruppo. 17

18 18 Nel sesto capitolo abbiamo voluto presentare, attraverso la voce diretta dei tutor e degli educatori, alcuni laboratori di peer education che sono stati organizzati all interno del progetto Scommetti che t impegni con lo scopo di veicolare messaggi di prevenzione fra gli adolescenti coinvolti. In generale, la rifl essione che percorre tutto il Quaderno riguarda il tema vecchio-nuovo : quanto queste dipendenze sono realmente diverse da quelle che in passato tutti gli operatori si sono trovati ad affrontare quando si parlava di dipendenze da sostanze? Parlare di nuove può essere fuorviante, può far pensare che non ci siano strumenti capaci di fronteggiare il fenomeno, che dobbiamo iniziare tutto daccapo. Abbiamo quindi lavorato a questo volume pensando non soltanto alle differenze tra vecchie e nuove dipendenze ma anche e soprattutto alle somiglianze, perché gli strumenti d intervento che conosciamo possano essere adattati.

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21 21 Capitolo 1 Fra vecchie e nuove dipendenze: definizioni teoriche e ambiti della ricerca di Elisa Ferrini, Lisa Rontini 1. Una breve introduzione Nel nostro quotidiano, siamo abituati a parlare di dipendenze riferendosi alle sostanze illegali. Negli ultimi anni invece si osserva un ampliamento del campo di utilizzo del termine dipendenza in riferimento a comportamenti, abitudini, situazioni legali delle quali non possiamo fare e meno e che non hanno alcuna connessione con l assunzione di sostanze. Si tratta di una dipendenza di tipo psicologico, che si ritiene essere più sfuggente rispetto alla dipendenza fi sica, in quanto fa riferimento a meccanismi diffi cilmente evidenziabili, per cui il desiderio irrefrenabile di assumere una sostanza, come anche di trovarsi in una determinata situazione, di consumare qualcosa di non poter fare a meno di qualcuno, non è in relazione con le caratteristiche della sostanza stessa e con le conseguenze biochimiche dell assunzione (Coletti 2004). Già nel 1969 un comitato di esperti dell Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) propone la seguente nozione di dipendenza: stato psichico, e alcune volte anche fi sico, che risulti dall interazione tra un organismo vivente e un farmaco e che si caratterizza con delle modifi cazioni del comportamento e con altre reazioni le quali contemplano sempre una pulsione a prendere una sostanza in modo continuo o periodico, al fi ne di ritrovare i suoi effetti psichici e a volte per evitare il malessere della privazione. Questo stato può accompagnare o no una tolleranza. Lo stesso individuo può essere dipendente da più sostanze (Margaron, 2000). Secondo questa defi nizione il processo della dipendenza è un prodotto dell interazione fra persona, sostanza e contesto: si aprono le porte ad un tentativo di spiegare la dipendenza come conseguenza di un processo estremamente complesso nel quale intervengono

22 22 più fattori. I primi presupposti sistemici (ai quali facciamo riferimento) propongono una visione dell individuo come un essere sociale il cui comportamento è comprensibile alla luce delle relazioni all interno delle quali è inserito; in questa defi nizione viene sottolineato l aspetto comunicazionale di ogni evento e azione, compreso il comportamento sintomatico. Rigliano formula una defi nizione della dipendenza molto densa di signifi cato: la dipendenza è ciò che risulta dall incrocio tra il potere che la sostanza ha e il potere che quella persona è disposta ad attribuire alla sostanza (Rigliano, 1998). Nonostante questo, esiste ancora un forte dibattito tra i sostenitori dell origine organica delle dipendenze, sia psicologiche che non, e coloro che invece leggono il coinvolgimento organico come conseguenza del consumo e abuso che proviene piuttosto da fattori psicologici e sociali. Alcuni neuropsichiatri (Inversen, 1999) si concentrano sul ruolo della dopamina (un neurotrasmettitore prodotto dal cervello) nello scatenare bisogni di assunzione di sostanze; altri ricercatori suggeriscono come alcuni individui posseggano una specifi ca condizione cerebrale che li rende vulnerabili alla dipendenza. In particolare sembra oramai accertato (Coletti, 2004) che nell apparato cerebrale si possano identifi care strutture neuronali deputate alla ricompensa ed alla punizione e che le modalità per ricercare la ricompensa ed il piacere possano essere considerate alla base di quei meccanismi per cui un essere umano cerca proprio quella sostanza, quegli effetti. Queste strutture neuronali sono considerate in relazione con l ambiente sociale, che ne plasma i limiti e le caratteristiche. Gli approcci organici però non sono più utilizzabili qualora si prenda in considerazione il ricorso ripetuto, angoscioso e totalizzante che alcuni individui hanno verso situazioni, piuttosto che sostanze. Sempre Coletti sostiene che l eliminazione dall orizzonte degli studi delle sostanze e dei loro effetti ricercati, rende non plausibili (o, almeno non del tutto utilizzabili) tutti gli apporti delle scienze neurobiologiche (Coletti, 2004). L autore ritiene inoltre che un passo in avanti sia stato fatto col mag-

23 gior utilizzo del termine anglosassone addiction piuttosto di dipendenza, in quanto il primo fa riferimento ad una condizione generale in cui una dipendenza essenzialmente psicologica spinge il soggetto alla ricerca di un consumo, di un abuso, di un emozione in mancanza dei quali la vita stessa appare deprivata. Il termine dipendenza invece può non essere del tutto esaustivo, soprattutto perché rischia di essere confuso con la dipendenza fi sica e chimica, cioè la condizione per cui l organismo necessita di una determinata sostanza per funzionare. Parlando di addiction ci si sposta su un piano più virtuale, che prescinde da una vera e propria sostanza, ma si lega invece a un comportamento, entrando così a pieno titolo nel vasto campo delle nuove dipendenze. Secondo Croce (2001) è stato fi nora eccessivo l interesse per i modelli medici o biologici di spiegazione del fenomeno del gioco d azzardo patologico, anche perché questi non hanno offerto alcuna conclusione condivisa nè alcuna evidenza scientifi ca delle ipotesi eziopatogenetiche. Secondo il punto di vista sistemico i comportamenti di addiction sembrano rispondere a meccanismi relazionali: le abitudini a comportamenti rischiosi si inseriscono perfettamente nei confronti delle esigenze non solo di un individuo e delle sue spinte interne, ma anche riguardo al bisogno di introdurre nel funzionamento di un sistema determinati elementi che sono legati a doppio fi lo alla organizzazione del sistema stesso in tutta la sua autoreferenzialità. In questa veste, ad esempio, la dipendenza da internet, che per sua natura attrae molto le persone giovani, potrebbe far pensare ad una risposta legata a problemi inerenti alla fase del giovane adulto che nello spazio virtuale trova una risposta distorta a problemi tipici di questo momento del ciclo vitale. 2. La dipendenza: chi riguarda e perchè La dipendenza, per essere tale, deve essere capace di soddisfare tre bisogni fondamentali (Cancrini, 2004): il primo è quello che si gioca sul piano del piacere o sulla caduta di una tensione; il secondo si basa sul contrasto al disegno consapevole di una persona e dell ambiente che lo circonda che magari lo vorrebbe, a parole, capace di lavorare, 23

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