n 36 Dicembre 2010 Social Housing e Riqualificazione Urbana

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1 Regione Emilia-Romagna n 36 Dicembre 2010 Informazioni sulla Riqualificazione Urbana e Territoriale Social Housing e Riqualificazione Urbana Matrice della rigenerazione urbana: parametri e indicatori condivisi per la valutazione della qualità degli interventi Azioni di rigenerazione urbana e territoriale nei comuni collinari. L'esperienza in atto nel Comune di Brisighella Per un primo resoconto sull'esperienza del progetto partecipato Verso Morciano 2030 Annotazioni sul piano casa del governo

2 Regione Emilia-Romagna n 36 Dicembre 2010 Informazioni sulla Riqualificazione Urbana e Territoriale In questo numero Michele Zanelli nell editoriale di apertura di Inforum n. 36, pr endendo spunto dall esperienza della nostra r egione, sottolinea la necessità di coor dinare e gestire le politiche abitative in modo integrato con la pianificazione territoriale e la riqualificazione urbana, al fine di poter influire in modo incisivo sulla qualità delle città. Raffaele Lungarella attraverso un interessante confr onto con il passato, pr osegue l approfondimento delle politiche abitative con alcune annotazioni sul Piano di edilizia abitativa attuato dal governo. Marina Dragottosintetizza i risultati di una ricerca svolta per conto della Regione Emilia- Romagna finalizzata all elaborazione di una griglia di indicatori volti a misurare la qualità degli elementi pr ogettuali, economici, ambientali e sociali di alcuni programmi di riqualificazione urbana attuati con la L.R. 19/98. Ugo Baldini e Gino Mazzoli, illustrano l esperienza maturata con la r edazione del Masterplan dei quartieri della Città di Parma, e offrono spunti di riflessione sui mutamenti profondi avvenuti nella composizione della società e nei sistemi di welfare sino ad ora applicati. Gianluca Cristofor etti approfondisce il quadro di azioni di rigenerazione urbana intraprese dal comune di Brisighella nel percorso di ricerca e valorizzazione delle proprie vocazioni attrattive che costituiscono la sfera di eccellenza di qualsiasi comunità. Cristina Tartari e Giovanni Ginocchini riprendono il tema dei laboratori di partecipazione urbana, già trattati nel pr ecedente numero della rivista, con l esperienza maturata di r ecente nel comune di Mor ciano di Romagna. Cristina Bacchiniritorna sul Programma di riqualificazione urbana Garibaldi 2 simbolo eloquente degli effetti negativi provocati dall attuazione di azzardate previsioni urbanistiche, ma anche esempio positivo di approccio integrato tra pubbliche amministrazioni, forze dell ordine e cittadini. Armando Tazzioli ci parla dell esperienza del comune di Ramiseto che, in attuazione della L.R. 25/2001, ha delocalizzato le unità abitative della frazione di Poviglio interessate da un evento franoso, mentre Claudia Mazzoli ci aggiorna sugli sviluppi a livello regionale della sperimentazione dei requisiti tecnici di sostenibilità. Nella sezione La regione informa vengono brevemente illustrate le proposte selezionate dal Nucleo di valutazione delle pr oposte e dei programmi interno alla Regione Emilia- Romagna a seguito dell istruttoria del bando Programma integrato di promozione di edilizia residenziale sociale e di riqualificazione urbana appr ovato con Deliberazione dell Assemblea legislativa della r egione Emilia- Romagna n. 16 del 7 ottobre 2010, in attuazione del D.P.C.M. 16 luglio Virginia Peschiera pag. 3 EDITORIALE Social Housing e Riqualificazione Urbana Michele Zanelli pag. 5 CITTÀ E TERRITORIO Abitare la città Ugo Baldini e Gino Mazzoli pag. 10 Matrice della rigenerazione urbana: parametri e indicatori condivisi per la valutazione della qualità degli inter venti Marina Dragotto pag. 15 ESPERIENZE A CONFRONTO Azioni di rigenerazione urbana e territoriale nei comuni collinari. L esperienza in atto nel Comune di Brisighella Gianluca Cristoforetti pag. 19 Per un primo resoconto sull esperienza del progetto partecipato Verso Morciano 2030 Cristina Tartari e Giovanni Ginocchini pag. 24 Promuovere sicurezza urbana tramite un approccio integrato: l esperienza della riqualificazione del complesso immobiliar e Garibaldi 2 in Comune di Calderara di Reno Cristina Bacchini pag. 27 LA REGIONE INFORMA Annotazioni sul piano casa del governo Raffaele Lungarella pag. 31 Programma integrato di promozione di ERS e riqualificazione urbana A cura del Servizio Riqualificazione Urbana pag. 34 La sperimentazione dei requisiti tecnici di rendimento energetico e di sostenibilità edilizia attraverso la sottoscrizione di un protocollo d intesa con alcuni comuni Claudia Mazzoli pag. 36 La delocalizzazione nelle aree a rischio idrogeologico. Il Piano di delocalizzazione del Comune di Ramiseto (RE) Armando Tazzioli In copertina: Morciano. Foto di Erica dall Ara. 2 pag. 38 LE RUBRICHE Bibliografia Articoli, riviste e ricerche Eventi Corsi di formazione e aggiornamento professionale Provvedimenti e norme Unione Europa a cura di Luciano Vecchi

3 EDITORIALE Giancarlo Michele Zanelli* Muzzarelli * Social Housing e Riqualificazione Urbana Le politiche abitative sono parte integrante del welfare, ma allo stesso tempo debbono essere gestite in modo integrato con la pianificazione territoriale e la riqualificazione urbana. L incremento dell offerta di alloggi di edilizia residenziale sociale deve pertanto realizzarsi evitando, o almeno contenendo al massimo, il prodursi di effetti negativi derivanti dal consumo di suolo mediante la dispersione degli insediamenti nel territorio e deve contribuire a r ealizzare ambiti urbani integrati e ricchi di servizi e funzioni complementari alla residenza. Questione abitativa e riqualificazione urbana costituiscono due settori di inter vento fortemente interconnessi nelle politiche r e- gionali, tanto da essere oggetto di una stessa programmazione, in gran parte condizionata dal flusso delle risorse di edilizia r esidenziale pubblica, trasferite dallo Stato alle Regioni: con il trasferimento di competenze operato dal Decr eto legislativo 112/98, è cessata la principale fonte di finanziamento delle politiche per la casa, il prelievo Gescal dalla busta paga dei lavoratori dipendenti, e tale circostanza è stata l inizio di una crisi profonda per il settore, che da allora non è stato più oggetto di una pr ogrammazione organica, ma esclusivamente di sporadici e frammentari inter venti tanto che rispetto agli anni 80 l offerta abitativa pubblica in Italia si è ridotta del 90%. In rapporto con gli altri paesi eur opei, l Italia registra oggi la quota più bassa di edilizia popolare: 4% del patrimonio abitativo, contro il 36% dell Olanda, il 22% dell UK e il 20% della media comunitaria. A fronte di una performance così negativa, negli ultimi anni nel nostro paese si moltiplicano i piani casa e i riferimenti della politica ad alcune parole chiave tratte dall esperienza degli altri paesi europei, come il social housing. Il social housing rappresenta uno degli strumenti tramite il quale sostenere la domanda abitativa di quella ar ea grigia della popolazione che non rientra nei canoni di povertà economica pr evisti per acceder e all edilizia residenziale pubblica ma che, allo stesso tempo, non è in grado, da sola, di misurarsi con il mercato libero della casa. Ma rimane pur sempr e compito del settor e pubblico quello di regolamentare il mercato e di sostener e anche finanziariamente le iniziative immobiliari sociali, pr omosse da fondazioni, cooperative, operatori del privato sociale. E rimane ancora un obiettivo non compiutamente raggiunto quello di assegnar e una casa pubblica a canone sociale a tutti gli aventi diritto in quanto appartenenti alle fasce più deboli della popolazione. Nel nostro paese esiste dunque una questione delle abitazioni : la casa rappresenta ancora un problema sociale, poiché incide in maniera insostenibile sul reddito delle famiglie. La conseguenza è che il problema abitativo contribuisce pesantemente ad aumentare la fascia del disagio, tanto che lo sfratto è una delle principali cause di povertà. La progressiva liberalizzazione dei contratti di affitto con l abolizione nel 1998 della legge sull equo canone ha peggiorato le cose. Sotto la soglia della povertà ricadono oggi facilmente anche giovani coppie che di fr onte al car o affitto scelgono di ipotecar e buona parte del proprio reddito in un mutuo per garantirsi la disponibilità di un alloggio in pr o- prietà. La difficoltà di trovare alloggio a costi sostenibili si somma alla instabilità e insicurezza del lavoro nel creare il perdurante fenomeno della permanenza dei giovani nella casa dei genitori. I due fattori (car o - affitto e precarietà del lavor o) concorrono all esclusione di una massa di giovani in possesso di un occupazione flessibile che non consente lor o di accedere a mutui agevolati per l acquisto della casa, la cui concessione è condizionata dalla disponibilità di un reddito fisso a garanzia della solvibilità. A questo pr oposito la Giunta regionale ha recentemente reiterato il bando per facilitare l acquisto della casa per le giovani coppie, mettendo in r elazione la domanda con l offerta di abitazioni realizzate e invendute che corrispondono ai requisiti di risparmio energetico. Altro elemento di alterazione del mer cato è rappresentato dalla cr escente domanda di alloggi o posti letto per studenti fuori sede che in tutte le città universitarie ha determinato la diffusione di affitti in ner o a scadenza annuale a canoni commisurati al numero dei posti letto disponibili. Tra l altro questa vasta bolla speculativa consente ai proprietari una rendita indipendente dal livello di manutenzione dell immobile, col risultato di disincentivare anche i più normali lavori di rinnovo e adeguamento degli alloggi, fatto che contribuisce ad alimentare un mercato parallelo e sommerso della casa, in cui i prezzi non corrispondono ai valori di qualità richiesti e non garantiscono neppure il rispetto delle norme di sicurezza. L azione sviluppata dalla Regione nel campo delle politiche abitative, oltre a promuovere 3 - Editoriale 5 - Città e territorio 16 - Esperienze a confronto 28 - La regione informa 38 - inforum Le rubriche 3

4 EDITORIALE Michele Zanelli* Foto di Rhodri Jones. 4 l incremento dell offerta di alloggi a prezzi e canoni determinati con criteri differenti da quelli pr opri del mercato, si è indirizzato anche ad alleviare le condizioni del disagio abitativo di origine economica delle famiglie che vivono in affitto in un alloggio di pr oprietà privata pagando un canone che incide in maniera onerosa sui loro redditi. A tal fine la r egione ha incr ementato con risorse pr oprie i finanziamenti statali calanti assegnati al fondo nazionale per il sostegno all accesso alle abitazioni in locazione istituito con la legge 431/1998. Dal 2007 al 2010 le risorse statali assegnate alla Regione per il sostegno all affitto sono di fatto dimezzate passate da 30 a 15 milioni di euro. La Regione ha continuamente stanziato proprie risorse a Bilancio per complessivi 45 milioni di euro. Di fronte a una situazione che Regioni ed enti locali non esitarono a definire di emergenza, nel 2007 il Governo ha avviato con la Legge 9 un Tavolo di concertazione sulle politiche abitative, pr opedeutico alla predisposizione di un programma nazionale articolato su alcuni punti qualificanti fra i quali: il rilancio del mer cato delle locazioni tramite un pacchetto di agevolazioni fiscali per rendere appetibile l adozione dei contratti a canone concertato; la ripr esa degli inter venti di edilizia r esidenziale pubblica; il raccordo tra le politiche abitative e le politiche urbane, per fr enare il degrado dei quartieri periferici. Come è noto i temi focalizzati da quel Tavolo non hanno avuto un effettivo riscontr o nelle successive politiche statali. Fu pr edisposto con il D.L. 159/07 un Pr ogramma straordinario di interventi di edilizia sociale, sostenuto da uno stanziamento di 550 milioni di eur o, che poi è stato stornato dal successivo governo ad un nuovo Piano Nazionale di edilizia abitativa delineato dalla legge 133/08, e specificato nelle Linee di intervento del Dpcm 16/07/2009. A seguito del decreto attuativo del Minister o Infrastrutture e trasporti appr ovato il 12 aprile 2010 di concerto con il Ministero dell Economia e delle Finanze, pubblicato il 7 maggio 2010, che ripartisce fra le r egioni i primi 377,885 milioni di risorse per le politiche abitative, la nostra Regione ha intrapreso un percorso per incar dinare nella pr opria programmazione una serie di pr ovvedimenti che attuano quel piano con uno str etto coordinamento con le politiche urbane e di rigenerazione del patrimonio abitativo esistente. Una politica per la casa che abbia effetti incisivi e duraturi non può che usare strumenti diversi, fra i quali appar e prioritaria l adozione di misur e strutturali in tr e dir ezioni principali che si possono così sintetizzare: 1) una politica urbanistica orientata a intr o- durre r egole per equative che comportino, per ogni intervento di trasformazione del territorio, ivi compresi i programmi di riqualificazione urbana, contropartite obbligatorie da parte dei privati in quote di edilizia abitativa in affitto a canone concertato: è questo l unico modo per intr o- durre una politica delle aree, la cui disponibilità nelle mani pubbliche è indispensabile per una corretta programmazione; 2) una politica fiscale che da un lato disincentivi la produzione di case non r elazionate alla domanda e destinate ad alimentare uno stock sempr e più inutilizzato e penalizzi l applicazione di affitti alti, dall altro tenda a promuovere l affitto concertato con forme di pr emialità a disposizione dei comuni, dall esenzione ICI alla riduzione delle aliquote della fiscalità locale; 3) una politica finanziaria fortemente indirizzata verso la riqualificazione urbana e prioritariamente rivolta a sostenere gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente, per adeguarlo alle esigenze di sostenibilità, sicurezza, accessibilità e risparmio energetico. Gli obiettivi sintetizzati nei tr e punti pr ecedenti non possono esser e affr ontati senza adottare un indirizzo pr ogrammatico di stretto raccordo tra le politiche per la casa e le politiche urbane, ossia una scelta di integrazione tra gli interventi per la residenza e quelli per il miglioramento della qualità urbana delle città, anche ricorrendo a forme di partenariato pubblico-privato: occorre infatti poter generare un effettivo coordinamento di queste politiche sul territorio per poter influire in modo incisivo sulla qualità degli ambiti urbani complessivi e generare un miglioramento della sicurezza e della coesione sociale nelle città, anche contando sulla contemporanea pr esenza di investimenti pubblici e privati, di inter venti strutturali e immateriali. *Responsabile del Servizio Riqualificazione Urbana e Promozione della Qualità Architettonica Regione Emilia-Romagna

5 CITTÀ E TERRITORIO Ugo Baldini* e Gino Mazzoli** Abitare la città Perché un Masterplan dei Quartieri? Siamo ormai a dieci anni e più dall avvio di una nuova stagione di leggi urbanistiche r egionali che hanno pesantemente inciso sulla forma piano, scomponendola in diversi momenti e strumenti che hanno r eso sicuramente più complessa e onerosa la formazione degli strumenti urbanistici ma che non per questo danno la garanzia che contenuti e pr ocedure siano coerenti con le sollecitazioni crescenti che la trasformazione sociale della Città contemporanea ci propone. In questo contesto la disciplina si interr oga sull esigenza di pensare e praticare percorsi in qualche modo orientati a ridurre la complessità procedurale dei piani regolatori cercando la normativa del Piano e portando più attenzione ai temi e alle politiche sostantive che segnano i processi di trasformazione (riqualificazione?)urbana e che sempre più frequentemente agiscono attraverso procedure speciali o derogatorie che il piano è chiamato solo a recepire ex post. L iniziativa per un Masterplan dei Quartieri della Città di Parma nasce dalla consapevolezza di un cambio di passo necessario. Per ché la Città si possa misurare con strategie efficaci e raccogliere successi importanti nel tentativo di attrarre funzioni e soggetti di punta che migliorano la sua competitività e consolidano il suo ruolo, la vivibilità dell ambiente urbano e la qualità della vita quotidiana sono condizioni non meno importanti dei grandi progetti delle infrastrutture e dei poli funzionali. Per questo è di assoluta importanza che la Città sappia investir e una parte cospicua dei successi che sa conseguire per migliorare le condizioni dell ambiente urbano e la sua vivibilità, portando nuova qualità e maggior e efficienza entro quegli spazi di vita e di relazione che coinvolgono gli abitanti proprio in quella dimensione di vicinato che è il fondamento stesso della coesione sociale e della cittadinanza condivisa. Facendo della r ealtà di quartier e il riferimento per il progetto di città sicura e ricca di opzioni per tutte le stagioni della vita. Un investimento per l autocontenimento dei quartieri che risulterà non solo metaforico e suggestivo se, come in realtà accade, a finanziare gli interventi per migliorare il tessuto diffuso dei ser vizi di uso quotidiano (ampliandone la gamma, accentuandone la diffusione territoriale e l accessibilità in sicurezza e comfort) concorrono proprio le risorse generate dalle trasformazioni urbane nel negoziato con gli attori economici della trasformazione per ottenere maggiori risorse per la città pubblica. Così, a partire dalla formazione del Piano Triennale delle Opere Pubbliche e rinnovando l esperienza nell anno successivo, la Città di Parma, in un contesto generale di fortissi- mo razionamento delle risorse, ha potuto mettere in conto le nuove opportunità di finanziamento generate dai processi di trasformazione urbana mettendole in gioco per un processo diffuso e generalizzato di riqualificazione urbana che ha messo al centro della propria attenzione lo spazio pubblico e il sistema di welfare locale. Sino a farne la più qualificata premessa per la formazione di un nuovo strumento urbanistico, di forte impronta strategica che, con il Documento Preliminare di PSC Parma 2020 una green city disponibile ed accorta, segna il corso di una nuova stagione di pianificazione che ha scavato nel DNA di una città compatta per ricer care le ragioni di una ambiziosa strategia di sostenibilità efficiente. La formazione del Masterplan dei Quartieri si è strettamente intrecciata con percorsi di ascolto sociale nei quartieri e di messa a punto in sede tecnica di nuovi strumenti di valutazione e controllo dell impatto territoriale e della efficacia degli inter venti per il potenziamento della infrastruttura sociale della città. Questi percorsi si sono concretizzati appunto nel Masterplan dei Quartieri, i cui esiti sono ser viti, in corso d opera, a meglio tarar e e metter e a punto il pr ogramma degli inter venti del Piano Triennale, operando in una str etta interazione con i servizi competenti della Amministrazione. Ripartire dai quartieri, dalla dimensione di vicinato, dalla casa come fattore costitutivo della vita urbana, ha pr ofonde implicazioni per una pratica urbanistica che è chiamata oggi a ripensare il suo statuto e ad operare un campo di innovazioni disciplinari assai profondo. Governare il cambiamento La pratica urbanistica è oggi di fronte a forti sollecitazioni che derivano dal mutamento sempre più intenso e accelerato della società e che le impongono di ripensare le proprie strategie di intervento, ben sapendo che la sua natura è quella di mettere in gioco variabili territoriali la cui trasformazione avviene con una forte inerzia (talvolta in modo irr eversibile) e la sua missione è quella di pr odurre assetti equilibrati in uno spazio agito da molte funzioni e da molti 3 - Editoriale 5 - Città e territorio 16 - Esperienze a confronto 28 - La regione informa 38 - inforum Le rubriche Il Masterplan dei quartieri nel sistema di programmazione comunale. 5

6 CITTÀ E TERRITORIO Ugo Baldini* e Gino Mazzoli** I TEMI DEL CAMBIAMENTO: La mutazione nelle famiglie e nei ceti sociali (+ e indicano gli aumenti e le diminuzioni quantitative). 6 soggetti. Quale, allora, è l urbanistica possibile del cambiamento? Un cambiamento epocale è in corso: si è manifestato da poco tempo e pr esumibilmente durerà per molto: va capito in tutti i suoi risvolti per potere applicare nuovi modelli di intervento sulla città, nuovi paradigmi da condividere. Il cambiamento si declina in modi diversi, ed è percepito in modi diversi dai vari attori nei vari luoghi: tutti incidono sui modi dell abitar e. Richiamiamone gli aspetti principali: 1) È in corso una immigrazione di lungo raggio che ha come fattor e di spinta la fuga dalla povertà di pr ovenienza da ar ee attraversate da crisi profonde come l Est eur opeo o l Africa subsahariana, o da grandi differenziali di sviluppo entro distanze spaziali ridotte: il versante meridionale del mediterraneo o la penisola balcanica. Questa spinta, dal 95 ha investito il Centro Nord del Paese senza esclusione di luoghi e oggi raggiunge dimensioni che avvicinano o superano la soglia già avvertita come fisiologica in paesi con storie di migrazioni interculturali più antiche. Tutte le previsioni ci dicono che queste dimensioni potranno crescere, per le ar ee di maggiore attrazione, sino al 20 25% della popolazione. 2) L immigrazione è richiamata anche da fattori di attrazione che hanno origine nel forte squilibrio demografico tra classi di età in ingresso e in uscita dal mercato del lavoro ma che sono talvolta accentuate dalle dinamiche specifiche di crescita dei sistemi economici locali che richiedono manodopera in settori pr oduttivi e dei servizi a basso V.A (comunque è notizia r e- cente che il 6% di immigrazione garantisce il 9% del PIL). 3) Anche le famiglie oltr e alle impr ese richiamano immigrazione per la cr escente domanda di lavoro di cura determinata dall invecchiamento della popolazione e dalla crisi dei modelli familiari. 4) La popolazione invecchia per ché si stanno avvicinando alla pensione le generazioni del baby boom ma anche per ché aumenta la speranza di vita; un aumento che solo negli ultimi sei anni può esser e stimato in 1,3 anni in più per gli uomini e 1,6 in più per le donne. 5) La natalità sembra ripr endersi solo ora e solo molto lentamente dopo un lungo periodo di crisi della ripr oduzione naturale che ha avuto nella regione Emilia-Romagna il suo epicentr o; anche ora il fenomeno conosce rilevanti diversità geografiche registrando una capacità riproduttiva da sempre positiva nel pedemonte lombardo-veneto, e invece appare in crisi, per la prima volta, nel Sud del Paese. 6) Cresce la disuguaglianza sociale nella distribuzione dei redditi delle famiglie e cresce anche la disuguaglianza nell accesso alle opportunità (formative, di lavoro, di fruizione dei servizi) tra popolazioni che risiedono in territori diversi. 7) Il sistema di welfare è messo in crisi dalla transizione demografica non solo a livello delle politiche statali (nei lor o contenuti pr evidenziali) ma anche a livello locale, in crisi per l affollarsi di domande sempre più diversificate che richiedono forte innovazione or ganizzativa, e per i problemi di una fiscalità sempr e meno in equilibrio nel rapporto tra centr o e periferia, tra r e- sponsabilità e potere di spesa. 8) Aumenta il tempo dedicato alla mobilità per gli scambi tra casa e lavor o per effetto del pr o- gressivo dilatarsi delle dimensioni spaziali dei mercati locali del lavor o, per la distribuzione spaziale meno polarizzata delle opzioni di lavoro, per la cr escente congestione e inefficienza dei sistemi di trasporto e in generale per l inadeguatezzadella logistica. 9) Aumenta la pressione esercitata dallo sviluppo economico (anche quando questo si presenta, come ai nostri giorni, incerto e modesto) sulle risorse naturali: la crisi energetica ne è la manifestazione più evidente, ma anche il rapporto con altre risorse, l acqua e il suolo, pone rilevanti problemi di un uso più razionale, di mitigazione e di innovazione; una innovazione da ricercare anche nelle forme della città oltre che nelle forme dell abitare. 10) Si registra una tragica instabilità dei mer cati finanziari che incide pesantemente sull economia reale (e quindi anche sul territorio da abitare) e sul welfare, specie per quanto riguar do l accesso al bene casa (crisi dei mutui), determinando rischi crescenti di povertà abitativa. Famiglie e ceti sociali nella stagione del cambiamento Le trasformazioni che attraversano la realtà contemporanea agiscono nel profondo della struttura sociale, a partire dalla sua cellula fondamentale rappresentata dall istituzione famigliare. Nelle regioni della terza Italia che hanno sperimentato il modello della industrializzazione senza fratture, con il suo mix di sviluppo e coesione sociale, fino a vent anni fa si potevano distinguere abbastanza nettamente due aree: - da un lato famiglie indigenti, portatrici di disagi evidenti, rispetto alle quali erano efficaci alcune precise politiche di integrazione (casa, lavoro e formazione); - dall altro lato famiglie in grado di farcela da sole di fr onte a difficoltà ed impr evisti, in buoni rapporti con le istituzioni (dunque coi servizi) e, anche in assenza di consistenti risorse culturali ed economiche, dotate di un ragguardevole patrimonio di reti. Oggi la situazione è decisamente più articolata e complessa.

7 La prima area, che da sempre costituisce il target dei servizi sociali, negli ultimi vent anni si è andata cr onicizzando; le persone faticano ad uscirne soprattutto a motivo dello sbriciolamento dei legami sociali di vicinato e di una crescente e diffusa intolleranza verso le fragilità che ha reso le nostr e comunità locali sempr e meno ospitali. La seconda area ha sempre avuto al suo interno due strati: un ceto più istruito e benestante e un ceto popolar e, uniti da una caratteristica in genere poco considerata nelle analisi sociali: la tenuta interna alla famiglia. È questa l ar ea che ha da sempr e fornito le risorse più importanti per le varie forme di imprenditorialità politica, sociale ed ecclesiale presenti nelle comunità locali. Le velocissime e tumultuose trasformazioni che caratterizzano la nostra epoca hanno prodotto un restringimento consistente di quest ar ea di famiglie, favor endo la cr escita di una terza, sempre più vasta, ar ea: si tratta dei cosiddetti vulnerabili, persone spesso pr oprietarie di un abitazione, con un titolo di studio che va oltre la scuola dell obbligo, con un reddito da lavoro e tuttavia ascrivibili a quello che si usa definire ceto medio impoverito, per ché fortemente permeate dalla cultura dominante del no limits, vivono al di sopra dei pr opri mezzi a diversi livelli di reddito e di status sociale. Quest area che è andata ingr ossandosi ben prima della recente crisi economico/finanziaria, va da chi non arriva alla quarta settimana e tenta la fortuna all Enalotto, a chi ha una condizione economica migliore ma si impasticca e tenta la fortuna in borsa. Alcuni tratti trasversali sono ricorrenti: a) scarsa tenuta interna alla famiglia; b) debolezza delle reti parentali e di vicinato; c) difficoltà (vergogna) nel chiedere aiuto; d) posizione ostile verso le istituzioni sulle quali si scarica lo smarrimento dovuto all incapacità di darsi ragione di un tenore di vita che non è mai all altezza delle aspettative e delle opportunità che ci cir condano, ma che rischia di scivolar e verso la povertà. Una quarta ed ultima ar ea (anch essa in crescita numerica) è composta dalle famiglie immigrate con una buona tenuta interna al contesto famigliare. Si tratta di nuove importanti risorse che stanno riconfigurando le caratteristiche del ceto popolare, rendendolo più meticcio. È tra queste persone che tr oviamo, rispetto alla media delle famiglie italiane, una visione molto più ottimistica del futuro, una maggiore capacità di sperare, una poco scalfibile tenacia. Le due polarità di questo ceto popolar e (autoctoni e immigrati) vivono spesso giustapposte (contigue spazialmente, ma poco integrate), pur essendo accomunate da tratti fondamentali: buona tenuta familiare, forte consistenza delle r eti, scolarità e reddito non elevati. Il welfare a un punto di non ritorno I servizi di welfar e sembrano aver e raggiunto un punto di non ritorno, giunti all esaurimento di una loro forma storica che li pone di fronte ad un aut-aut: - o i diversi attori sociali e istituzionali sono in grado di ripensare la funzione dei servizi di welfare, riprogettandoli insieme ai cittadini, dando modo all operator e di dismetter e il camice bianco di chi, in virtù del proprio curriculum, si ritiene detentore della lettura corr etta della situazione (sotto-utilizzando i saperi diffusi nelle persone comuni rispetto alla comprensione dei fenomeni e dei disagi che le attraversano e alle modalità per fronteggiarli); - o i ser vizi di welfar e rischiano di diventar e prodotti di nicchia, riservati ai pochi che hanno competenze, cultura (a volte faccia tosta) per acceder vi o che rientrano nelle categorie definite dal mandato istituzionale. La crisi dei servizi di welfare non dipende dunque da un loro cattivo funzionamento, ma dalla trasformazione del loro oggetto di lavoro: se la società cambia tumultuosamente, i ser vizi, che si occupano delle difficoltà che le persone incontrano nel vivere sociale, sono chiamati a cambiare il lor o modo di lavorar e. Affermar e che siamo a una svolta nel welfare significa che l alternativa a servizi partecipati centrati sulla cittadinanza attiva è quella di un pr ogressivo ritiro verso la marginalizzazione a favore del mercato nero e di quello for pr ofit. Inoltre un welfare co-costruito coi cittadini è un welfare a basso costo finanziario, anche se richiede competenze specifiche di cui il mondo degli operatori sociali, sanitari ed educativi scarseggia e di cui l Università si occupa ancora molto episodicamente. 3 - Editoriale 5 - Città e territorio 16 - Esperienze a confronto 28 - La regione informa 38 - inforum Le rubriche LA VAS SOCIALE: Il Potenziale di Comunità a Parma. Il Potenziale di Comunità misura il confort urbanistico dei servizi di vicinato che aggregano e danno identità. 7

8 CITTÀ E TERRITORIO Ugo Baldini* e Gino Mazzoli** AUMENTARE IL RENDIMENTO SOCIALE DEI SERVIZI NELLA CITTA CONSOLIDATA: Agire sul tessuto della città pubblica del quartiere (quartiere Molinetto - Parma). 8 Riorganizzare le politiche sociali Spostare l attenzione delle politiche sociali verso il nuovo ceto dei vulnerabili non significa dimenticare gli ultimi per occuparsi solo dei penultimi e dei terzultimi; ma esser e consapevoli che, a fr onte di risorse finanziarie sempr e più scarse e di un numero maggiore di poveri vecchi e nuovi, lavorar e per far cr escere nuove risorse tra i vulnerabili significa cr eare un contesto sociale più ospitale anche per gli ultimi. Ciò che oggi è in crisi non è tanto il principio dell erogazione universalistica dei servizi di welfare, ma un certo modo di intender e questo principio, un modo ancora interno al mito prometeico moderno del no limits. Una re-interpretazione dell universalismo dei diritti sociali oggi chiede di evitare sia la strada dello smantellamento del welfare (a favore del privato e della beneficenza), sia quella del rivendicazionismo astratto (che pr esuppone una controparte onnipotente), per andare verso un ampia corresponsabilizzazione dei diversi attori del territorio. Una responsabilità da condivider e tra i diversi sottosistemi della pubblica amministrazione (sociale, educazione, sanità, urbanistica, ambiente, sicurezza), con il terzo settore, ma anche con cittadini quidam, in particolare quelli meno engagé, all interno di pr ocessi di governance che pongano al centro la qualità della vita quotidiana delle famiglie, nell ottica di una comunità lo- cale che nel suo insieme si riappropria del disagio che le attraversa. Del resto il welfare scandinavo, che ha incarnato in modo esemplare l ideale universalistico, ha finito per espr opriare la società civile delle sue risorse di iniziativa sociale, con ricadute consistenti sul piano dei disagi diffusi: dagli anni 70 i Paesi nordici detengono il primato dei suicidi e non conoscono il volontariato. Sicurezza e qualità della vita quotidiana La vita quotidiana è sottoposta a stress evidenti e risente delle dinamiche e delle incertezze del mutamento in corso. Di fronte a questi stress la città può percorrere due strade: - quella di rialzar e le mura, cr eando le gated community della letteratura americana, riconoscibili talvolta nei villaggi cinturati del nostro spazio periurbano e che hanno peraltro un illustre precedente nelle ville del basso imper o e nella loro economia curtense; - trasmettere messaggi rassicuranti, puntare sulla comunità, sulle catene di solidarietà, investire in sussidiarietà, creare spazi (e occasioni) vivibili perché amichevoli e confortevoli. Ma quando parliamo di vivere la città, di quale città stiamo parlando? Quella notturna dei residenti dove si dorme, si portano i bimbi a scuola e ci si ristora o quella diurna degli city users dove si fanno affari, si lavora, si acquistano beni e si consumano servizi? Due popolazioni diverse che scelgono di viver e e lavorare in realtà territoriali spesso coincidenti, ma in orari diversi. La città r egistra così sempre più estesamente la rottura della contiguità temporale dei modi di abitare. L urbanistica deve agire per ri-avvicinare queste diverse realtà e percezioni dello spazio urbano e favorir e la ri-costruzione di una città amichevole e condivisa che è per un verso una citta lenta, quella delle relazioni quotidiane, delle relazioni di vicinato, dei servizi di fruizione ricorrenti. Per l altro verso, è una città che si confronta con (e nelle esperienze di maggiore successo riesce ad essere pienamente compatibile e complementare) la dimensione veloce delle r elazioni economiche, degli eventi, della ricerca e della sperimentazione, della fruizione di punta delle eccellenze culturali. Se la città vuole essere ad un tempo lenta e veloce, competitiva ed efficiente ma anche equa e solidale, deve esser e innanzitutto una città aperta. Aperta nel significato di accogliente e consapevole che Popper ha dato alla sua open society, non certo in quello che Rossellini ha evocato in tutti noi con la Roma del 43, spresidiata e sorpresa. Interrogandosi nella formazione del suo Piano, Parma ha ricercato nel suo DNA i caratteri della città compatta che può sostenere con successo le nuove sfide della sostenibilità, e che puo interrogarsi sul proprio progetto di città, potendosi rispondere di volta in volta di esser e:

9 - una città densa di vicinati; - una città per la bicicletta; - una città dove il trasporto pubblico è per tutti; - una città dove vivono molte città; - una città capace di ospitare; - una città per tutte le stagioni dell esistenza; - una città senza periferie; - una città aperta all Europa; - una città legata alla sua campagna. Una città a cui non è difficile vestire i panni della green city, insomma e di gestir e il cambiamento in corso. Il bagaglio dell urbanista Con che strumenti l urbanistica può giocar e la partita della gestione del cambiamento? a) aumentando la capacità di ascolto sociale; b) interagendo con tutti gli altri saperi esperti che studiano la città; c) trovando nel proprio bagaglio disciplinare risposte più efficaci nel promuovere lo spazio urbano solidale e per ricer care una città che vive consapevolmente i problemi della trasformazione necessaria. Sul primo fronte, quello della capacità di ascolto molto si è venuto facendo negli anni più r e- centi, sino a dare riconoscimento a queste procedure negli stessi strumenti delle legislazioni regionali (la Toscana). Ancora di più si sta facendo nelle pratiche urbanistiche per intr odurre e diffondere modalità amichevoli e partecipate di costruzione delle diagnosi e di ricer ca delle soluzioni per generare un clima di fiducia, registrare gli stati d animo, intercettare interessi e preferenze, conoscere la progettualità, contribuire alla valutazione di sostenibilità dei progetti di trasformazione, risolvere i conflitti. Sul secondo versante, quello dei molti saperi disciplinari e della pratica positiva della lor o integrazione, dobbiamo intanto r egistrare come non sempre sono presenti nei processi di pianificazione i saperi esperti necessari: il sociologo, l economista, l ecologo, il tecnologo, il trasportista sono ormai indispensabili per fondar e tecnicamente la decisione. Ma è alla terza voce, è al bagaglio disciplinar e dell urbanista che è necessario innanzitutto richiedere risposte adeguate ad identificar e e a realizzare un ambiente urbano che tr ova le condizioni della pr opria sostenibilità nella sapiente pr edisposizione (formale e funzionale) dello spazio. Qualità è: La sfida per l urbanista è quella di saper rispondere al tema: Qualità è.. con ricchezza di argomenti e di suggestioni, sapendo parlar e agli attori sociali, ai loro timori più oscuri come alle loro aspettative più ingenue, interrogando e interagendo con una domanda di luoghi e di spazi da abitar e da non ricondurr e agli stereotipi delle utopie più o meno autoreferenzia- li o delle atopie di un mercato immobiliare frequentemente rinchiuso come si è visto entr o la propria bolla. Possiamo così cominciare a dire che, tra le altre condizioni da indagare più a fondo, qualità è intanto: - curare una accessibilità confortevole e sicura e senza soluzioni di continuità ai ser vizi di vicinato; - alimentare l attrattività e il fascino dei luoghi della vita quotidiana ricercandolo sin nella cura dei particolari della città pubblica, pr eoccupandosi con una pr ogettazione accorta e r e- sponsabile tanto della confortevolezza che della sostenibilità economica della gestione, producendo soluzioni formali e funzionali capaci anche di aumentare la sicurezza dei luoghi e di trasmettere questa percezione ai loro fruitori; - garantire la cura dei luoghi ad alto contenuto simbolico e spirituale, r endendo così diffusamente riconoscibile anche nella percezione della modernità il senso del sacro; - promuovere paesaggi urbani che oltr e ad essere gradevoli, riconoscibili e sicuri, lo siano anche perché non sono omologati nelle culture e negli stili che li attraversano, ma sono invece ricchi di differenze come segno della pluralità degli apporti delle culture e degli individui alla vita della città, come è leggibile nelle sue stratificazioni storiche; - temperare gli eccessi nelle trasformazioni urbane, che anche quando non assumono i tratti esasperati della costruzione della nuova città cinese, spesso risultano comunque spaesanti, selettive e crudeli. Le regole della Dama In conclusione una metafora di cui siamo debitori all ecologo Almo Farina: la città è come il gioco della dama: la scacchiera ne è la struttura; le pedine ne sono gli attori; come andar e a dama è definito dalle r egole. Per ché il gioco funzioni e non spunti a un certo punto in campo un alfier e o un cavallo con la sua mossa sghemba ed incomprensibile, le regole devono essere chiare e condivise; gli attori devono riconoscersi tra di loro e stare al gioco. Ma la scacchiera, che fuor di metafora è l ambiente di vita e di r elazione che genera la fiducia agli attori per i valori di sicurezza e di affidabilità che pr oduce, deve esser e sempre visibile ed evidente. Senza di lei le r egole si per dono nelle carte e nelle parole e valgono assai meno per gli abitanti, che per dono i lor o riferimenti essenziali, per vivere la città, per sentirsi parte attive nella costruzione delle forme di coabitazione e di riproduzione sociale. *Presidente C.A.I.R.E. (Cooperativa Architetti ed Ingegneri Reggio Emilia) **Sociologo 3 - Editoriale 5 - Città e territorio 16 - Esperienze a confronto 28 - La regione informa 38 - inforum Le rubriche 9

10 CITTÀ E TERRITORIO Marina Dragotto* PRU Quartierre Campagnoli Fenulli. Reggio Emilia. Foto di Rhodri Jones. 1 La Carta AUDIS della Rigenerazione Urbana raccoglie l esperienza dell Associazione AUDIS (Ar ee Urbane Dismesse) maturata in quindici anni di attività. I principi in essa contenuti costituiscono la piattaforma intorno alla quale i soggetti pubblici e privati coinvolti nei programmi di rigenerazione urbana possono definir e obiettivi e pr ocedure condivise. Grazie al lavoro di confronto continuo con gli associati,la Carta, declinata in indicatori e parametri, è la base per gli strumenti di valutazione e certificazione che l Associazione sta mettendo a punto. 2 Hanno collaborato alla ricerca: per AU- DIS: Marina Dragotto, Prosper Wanner, Dionisio Vianello, Roberto D Agostino, Marco Vani economista (collaboratore Ervet); per la Regione Emilia Romagna (Servizio Riqualificazione urbana Regione Emilia-Romagna): Michele Zanelli, Gabriella Porr elli, V irginia Peschiera, Luciano V ecchi, Cristina Bacchini, Adriano Bergamaschi; per Pentagruppo: Mar co Buriani; come consulenti esperti Alessandra Albani per le questioni economico-finanziarie (Aar eal Bank), Nicolò Bassetti per le questioni del paesaggio (Nuovi Paesaggi Urbani), Roberto D Agostino per le questioni urbanistiche e procedurali (Arsenale di Venezia spa/ AUDIS), Elena Giacomello per le questioni ener getico-ambientali (IUAV Venezia). Riferimenti territoriali: Reggio Emilia, PRU Compagnoni Fenulli: Mar co Corradi, Elena Quadri, Alessandr o V iglioli (ACER), Agnese Gemma Barbieri (Comune); Ferrara, PRU Bar co: Mar co Cenacchi (ACER), Davide Tumiati (Comune); Bologna, PRU Comparto Fiera: Damiana Di Silvio, Stefania Zuppiroli, Marisa Corazza (Comune); Collecchio, PRU Centro storico: Gabriella Berzioli (Comune); Forlì, PRU Orsi-Mangelli: Massimo Valdinoci, Stefano Bazzocchi (Comune); Fidenza, PRU Area stazione: Nino Manno (Comune). L architetto Adolfo Natalini ha gentilmente concesso un intervista sui casi di Forlì e Fidenza in qualità di progettista. 10 Matrice della rigenerazione urbana: parametri e indicatori condivisi per la valutazione della qualità degli interventi Premessa Tra dicembre 2009 e giugno 2010 sei Programmi di Riqualificazione Urbana (PRU) avviati dalla Legge 19/98 della Regione Emilia-Romagna sono stati analizzati nell ambito di una ricerca voluta dalla Regione Emilia-Romagna con l appoggio di Pentagruppo e coordinata da AUDIS. Gli scopi della ricerca sono stati due: utilizzare i risultati di oltre dieci anni di applicazione della L.R. 19/98 per realizzare una valutazione sul campo del suo contributo al miglioramento della qualità urbana delle città e alla maturazione del rapporto tra pubblico e privato nell affrontare situazioni e progetti di grande complessità; costruire una griglia di obiettivi, parametri e indicatori capaci di misurare in termini di qualità la complessità degli elementi progettuali, economici, sociali ed ambientali che caratterizzano i processi di rigenerazione urbana. Rimandando al rapporto di ricerca per una più esaustiva presentazione dei risultati ottenuti nella valutazione dei PRU analizzati (Bologna, Comparto Fiera; Ferrara, Quartiere Barco; Forlì, Area Orsi-Mangelli; Reggio Emilia, Quartiere Compagnoni Fenulli; Collecchio, Centro storico; Fidenza, Area stazione), in questo articolo cercheremo di illustrare, seppure brevemente, la struttura e i contenuti della matrice elaborata. Dalla Carta alla Matrice della qualità della rigenerazione urbana La ricerca ha preso le mosse dalla Carta della Rigenerazione Urbana 1 che definisce nove qualità che dovrebbero essere considerate nella composizione di un progetto di rigenerazione: qualità urbanistica, qualità architettonica, qualità dello spazio pubblico, qualità sociale, qualità economica, qualità ambientale, qualità energetica, qualità culturale, qualità paesaggistica. Per rendere funzionali i principi espressi si è ritenuto necessario passare dalla Carta, che proce- de necessariamente per definizioni e obiettivi, ad una Matrice, capace di sistematizzar e parametri e indicatori, riducendo al massimo le inevitabili sovrapposizioni tematiche tra le diverse qualità. Nel procedere di questa traduzione i principi della Carta sono stati affiancati alle definizioni e agli obiettivi di qualità espressi dalla normativa regionale dell Emilia-Romagna, a partir e dalla L.R. 3 luglio 1998 n. 19 Norme in materia di riqualificazione urbana. Questo passaggio ha evidenziato come alcune tematiche riguardanti la qualità della rigenerazione urbana siano ormai consolidate in termini di obiettivi generali, mentre resta da fare molto lavoro nell individuazione di riferimenti sufficientemente flessibili e precisi (parametri e indicatori) che rendano operative e trasparenti le modalità di applicazione di tali obiettivi nei progetti. Dopo un articolato lavoro di confronto all interno del gruppo di lavoro (AUDIS, Regione Emilia Romagna, Petagruppo e esperti esterni 2 ), le nove qualità sono state declinate in: 29 obiettivi operativi, 36 parametri e 67 indicatori. Il sistema valutativo che ne è derivato è orientato ad offrire: una guida alla lettura trasversale e completa dei progetti di rigenerazione; uno spazio di confronto tra pubblico e privato nella definizione degli obiettivi di un progetto di rigenerazione urbana nel quale le qualità sono espresse in modo trasparente, ricorrendo a parametri definiti e condivisi in partenza. La Matrice della qualità così definita consente di affrontare con una buona sistematicità e una sufficiente flessibilità la valutazione delle qualità fondamentali di cui un progetto di rigenerazione dovrebbe dotarsi, non solo per perseguir e uno sviluppo equilibrato alla città, ma anche per migliorare la sua solidità e affrontare la complessità dei problemi che inevitabilmente di presenteranno. La struttura della Matrice Per ciascuna qualità la Matrice riporta: la descrizione dell oggetto di rilevazione; la rilevazione temporale dei dati ( ex ante - dai Censimenti 1991 e 2001, in itinere dai dati di progetto, expost dalle banche dati r egionali e comunali 2005 e 2009 e da rilievi sul campo); le fonti e gli appunti. In questa sede sembra inter essante soffermarsi sulla descrizione dell oggetto di rilevazione. Considerando l esigenza di valutare la scala urbana degli interventi, composta da una grande complessità di elementi, senza costruir e una strumento ingestibile per numero di indicatori, la Matrice è stata elaborata attraverso quattro livelli di definizione di ciascuna qualità. Ogni livello contiene solo gli elementi considerati indispensabili per raggiungere una qualità complessiva della rigenerazione; essi non possono per-

11 ciò esser e considerati esaustivi in un ottica di specializzazione di ciascuna parte. Volendo raggiungere un maggior grado di dettaglio alla Matrice potranno essere affiancati strumenti di valutazione specifici già esistenti per alcune parti (in particolare per le qualità edilizie e ambientali). I quattro livelli sono: gli obiettivi: suddivisi in obiettivo generale e obiettivi operativi riassumono per punti i contenuti della Carta AUDISarricchiti da alcuni elementi emersi nel corso della ricerca. Gli obiettivi sono sufficientemente alti da poter essere considerati (e richiesti) requisiti da soddisfare in qualsiasi progetto di rigenerazione di qualità; i parametri: declinano gli obiettivi in campi di valutazione. I parametri devono esser e tutti considerati da un progetto di qualità dando le risposte più adeguate rispetto alle situazioni nelle quali agisce il progetto; gli indicatori di primo livello: definiscono per ciascun parametro gli elementi che devono essere effettivamente misurati. Non tutti gli indicatori sono applicabili a tutti i progetti sia perché alcuni elementi possono non esser e presenti (per esempio la bonifica dei suoli) sia perché, all interno di uno stesso parametro, un indicatore può escluder e l altr o (per esempio l iniziativa pubblica di un piano è alternativa a quella privata); gli indicatori di secondo livello: esplicitano gli elementi di cui può esser e composto ciascun indicatore di primo livello. Naturalmente sono compilate solo le parti corrispondenti alle specifiche caratteristiche del progetto. Questa costruzione per livelli consente di utilizzare la Matrice in modo molto flessibile a seconda dell uso che se ne vuole far e: base per un concorso di pr ogettazione, piattaforma di raccordo tra pubblico e privato, valutazione del ealizzato, comunicazione ecc, anche in una giusta r considerazione delle condizioni di partenza dell area e del contesto in cui essa è inserita. I contenuti Non essendo possibile riportare qui l intera matrice, ci limitiamo a descriverne la struttura attraverso le 9 qualità declinate in obiettivi (25 in totale) e parametri (36), rimandando al rapporto di ricerca per l approfondimento dei 67 indicatori. Qualità Urbanistica Obiettivo generale: Equilibrio. Ricostruire le aree dismesse o degradate in modo equilibrato e pienamente integrato con il resto della città. Migliorare le connessioni, definire un impianto urbano sostenibile, equilibrare le funzioni contribuisce a raggiungere gli obiettivi che la città si è data attraverso gli strumenti di programmazione urbanistica e strategica. Obiettivi operativi: 1) che il progetto contribuisca a migliorare la forma e l efficienza della città attraverso un ampio equilibrio tra residenze, servizi e lavoro per costruire aree urbane vissute lungo tutto l arco della giornata; 2) che il progetto sia costruito in accordo tra il Pubblico, il Privato economico e il Privato collettivo 3 ; 3) che il progetto migliori le connessioni territoriali dell area, del quartiere e della città; 4) che l impianto del progetto affronti i temi della sostenibilità ambientale. Parametri 1. Coerenza con gli strumenti urbanistici vigenti : si ritiene rilevante verificare la coerenza con gli strumenti di scala superiore (sia tecnici che politici). Sempre e in ogni caso le eventuali difformità rispetto agli strumenti di scala superiore devono essere giustificate da una ratio dichiarata, legata ad un documento o strumento di inquadramento generale, anche a maggior e garanzia dei tempi di attuazione previsti. 2. Definizione dello strumento urbanistico: si rileva la modalità di definizione dello strumento adottato per l attuazione dell inter vento come chiave di lettura in sé e come base della relazione tra soggetti pubblici e privati. 3. Considerazione della sostenibilità ambientale dell impianto urbano: pur occupandosi più avanti in modo specifico delle questioni ambientali ed energetiche a scala urbana ( qualità ambientale) e di edificio ( qualità energetica), si richiamano qui i principali elementi di impianto urbano che possono metter e in evidenza l approccio del pr ogetto ai temi della sostenibilità ambientale. 4. Mix di funzioni:in linea generale si ritiene che in un processo di rigenerazione urbana si debba evitare di ricostruire recinti monofunzionali, sia che si tratti di ar ee industriali dismesse, che di quartieri residenziali. 5. Integrazione nel contesto: l integrazione dell area rigenerata nel contesto urbano nel quale si inserisce è uno degli elementi fondamentali che ricorre sotto tutti gli aspetti fisici, sociali e culturali dell organismo urbano. Per la qualità urbanistica l integrazione nel contesto è data dalla continuità di tutte le infrastrutture che compongono il tessuto urbano. 6. Dotazione infrastruttu - rale per la mobilità pubblica e privata:si specificano le dotazioni infrastrutturali dedicate alla mobilità pubblica e privata alle quali un progetto di rigenerazione deve dar e importanza prioritaria. 7. Grado di partnership pubblico/privato: si ritiene interessate evidenziar e la modalità adottata per la relazione tra pubblico e 3 - Editoriale 5 - Città e territorio 16 - Esperienze a confronto 28 - La regione informa 38 - inforum Le rubriche 3 La Carta AUDIS della rigenerazione urbana individua tre categorie di attori che intervengono, a diverso titolo, in tutti i processi di rigenerazione urbana: il Pubblico, inteso come Enti pubblici, a cui è sempre affidata la regia del processo, il Privato economico - rappr e- sentato da tutti gli attori che inter vengono nel pr ocesso di rigenerazione con legittime finalità di pr ofitto (pr o- prietari delle aree, imprese, investitori, sviluppatori, ecc) - e il Privato collettivo rappresentato da tutti gli attori che intervengono nei processi di rigenerazione con legittime finalità sociali (cittadini r esidenti e non, associazioni, ecc). PRU Comparto fiera. Bologna. 11

12 CITTÀ E TERRITORIO Marina Dragotto* PRU Area Stazione: i nuovi terragli. Fidenza. po nel rapporto tra l area da rigenerare, la città e le modalità di vita contemporanea, definiscono l identità del luogo e del contesto. 11. Sostenibilità ambientale e comfort degli edifici: grado di integrazione di soluzioni tecniche e progettuali: si mira a verificar e la capacità dei progettisti di integrare soluzioni tecniche e architettoniche per un miglioramento continuo del rapporto tra razionalizzazione delle risorse (energia, acqua) e aumento del benessere. 12. Flessibilità delle oper e ar chitettoniche: l adattabilità delle strutture a funzioni diverse da quelle originariamente programmate aiuta a rispondere in modo flessibile alle possibili variazioni della domanda e r ende più sicur o l investimento intrapreso. 12 privato fin dal livello di impostazione urbanistica del progetto (procedure negoziali e concorsuali). 8. Rispetto del cr ono programma: il rispetto dei tempi ipotizzati dal progetto è un indicatore semplice e diretto per verificare il grado di problematicità di un progetto di rigenerazione urbana. Qualità Architettonica Obiettivo generale: Attrattività. Pr odurre un contesto attraente per i fruitori (r esidenti, city users e imprese) e per gli investitori. Obiettivi operativi: 1) che il progetto prenda in considerazione le sfide della società contemporanea: nuovi stili dell abitare, del vivere, del lavorare; 2) che il progetto architettonico produca risparmio energetico e sostenibilità ambientale; 3) che il pr ogetto migliori il contesto e cr ei identità. Parametri 9. Modalità di definizione del progetto: si ritiene che un concorso di progettazione sia, in linea di massima, una buona modalità per scegliere l intervento più idoneo. 10. Considerazione della relazione tra le soluzione architettoniche, la contemporaneità e l identità del luogo: le risposte fornite in questo cam- Qualità dello Spazio pubblico Obiettivo generale: Comunità. Favorire la convivenza civile, l aggregazione sociale, la sicurezza e la partecipazione. Obiettivi operativi: 1) che il progetto costruisca uno spazio pubblico integrato con il contesto urbano; 2) che il progetto crei un ambiente attraente, sicuro e flessibile; 3) che il progetto accresca le opportunità di mobilità lenta. Parametri 13. Rilevanza dello spazio pubblico nella progettazione generale e nella realizzazione: si intende misurare la considerazione dello spazio pubblico come parte integrante del progetto urbano non solo dal punto di vista delle quantità, ma anche e soprattutto dal punto di vista della sua funzione urbanistica (collegamenti, relazioni nell area e tra questa e la città) e degli usi progettati. 14. Fruibilità, accessibilità e sicurezza dello spazio pubblico: misura la qualità dello spazio pubblico attraverso la sua fruibilità in tutto l arco della giornata (accessibilità e sicurezza). 15. Uso effettivo dello spazio pubblico: misura l integrazione effettiva tra spazio pubblico e società, questione strettamente legata al grado di maturazione della realizzazione del progetto. Esso necessita di un osservazione specifica ex post, non essendo un dato reperibile. Qualità Sociale Obiettivo generale: Vivibilità. Elevare la qualità della vita favorendo la coesione e l articolazione della composizione sociale, offr endo adeguati servizi alla persona e alla famiglia. Obiettivi operativi: 1) che il progetto offra servizi misurati sulle reali esigenze del quartiere e dell area urbana; 2) che il progetto offra soluzioni residenziali diversificate per fasce di reddito, età, dimensione del nucleo familiare e scelte di vita; 3) che il progetto sviluppi l interazione dell area con il contesto urbano;

13 4) che il progetto mantenga e/o sviluppi attività lavorative all interno dell area; 5) che il progetto preveda meccanismi di informazione e partecipazione dei cittadini alle scelte progettuali. Parametri 16. Composizione e varietà dell offerta residenziale: si ritiene indispensabile cr eare un offerta residenziale capace di risponder e ad esigenze diverse della popolazione, sia in termini di disponibilità economica che di tipologie residenziali in considerazione delle particolari esigenze espresse dalla domanda abitativa, rispetto alla città in cui si colloca l area. 17. Presenza o generazione di attività lavorative: misura la capacità di programmare attività lavorative all interno dell area (mix di funzioni e creazione di indotto). 18. Dotazione di ser vizi alla persona: misura la dotazione di ser vizi dedicati alla famiglia e alla persona dall infanzia alla terza età. 19. Dotazione di ser vizi di quartier e: misura la dotazione di struttur e commer ciali, pubblici esercizi e luoghi di aggregazione, intrattenimento e svago. 20. Integrazione con il sistema urbano: misura l esistenza di servizi di scala urbana come parte dell integrazione area-città. 21. Grado di informazione dei cittadini sugli obiettivi, caratteristiche, tempistiche, ecc del progetto: verifica l esistenza di un piano di comunicazione che consenta a tutti i cittadini di conoscere in ogni momento l evoluzione del pr o- getto in termini di obiettivi e di soluzioni adottate (diminuire le tensioni sociali dovute alla scarsa conoscenza). 22. Grado di partecipazione dei cittadini alla definizione del progetto: verifica le forme di coinvolgimento diretto della popolazione nella definizione degli obiettivi della rigenerazione e in alcune soluzioni progettuali (rafforzare i contenuti progettuali e il senso di appartenenza). 23. Trasformazione della composizione sociale: misura le trasformazioni indotte dall inter vento sulla composizione demografica dei residenti ne che contribuiscono a risolvere le carenze della città. Parametri 24. Analisi del quadro economico-finanziario: si ritiene che un piano economico-finanziario ben strutturato e solido sia garanzia di cr edibilità e tenuta del progetto di rigenerazione. La sua presenza, completa in tutte le parti, è essenziale nella valutazione del progetto. 25. Rispetto delle previsioni economico-finanziarie: indice della buona struttura del pr ogetto e della sua capacità di prevedere i rischi. 26. Fertilizzazione dell economia urbana: mentre nella qualità sociale si valuta il numero di posti di lavoro creati, qui si valutano le attività insediate analizzando il settore di appartenenza, la loro rilevanza territoriale e la loro capacità di attrarre altre attività economiche. Qualità Ambientale Obiettivo generale: Sostenibilità. Migliorar e la sostenibilità della città e minimizzare l espansione, puntando al migliore equilibrio tra le condizioni ambientali date e le funzioni previste. Obiettivi operativi: 1) che il progetto preveda la bonifica o la messa in sicurezza dei siti inquinati (suolo, acqua, edifici, aria); 2) che il pr ogetto ottenga il miglior equilibrio tra le condizioni ambientali date e le funzioni previste; 3) che il pr ogetto consideri la sostenibilità ambientale dell area coinvolgendo tutte le sue parti (edifici, spazi scoperti, fonti energetiche). Parametri 27. Progetto di bonifica:misura la relazione tra il progetto di bonifica e il progetto urbanistico per studiare le soluzioni che consentono di minimizzare i tempi e i costi di inter vento. Pur non entrando nel merito delle soluzioni tecniche adottate, la Matrice cerca di mettere in evidenza la coerenza tra soluzioni adottate e carico ambientale conseguente, nell idea che deve esser e ri- 3 - Editoriale 5 - Città e territorio 16 - Esperienze a confronto 28 - La regione informa 38 - inforum Le rubriche PRU Recupero aree centrali. Collecchio. Qualità Economica Obiettivo generale: Sviluppo. Costruire benefici economici per gli investitori (privato economico), per il pubblico e per i cittadini (privato collettivo). Obiettivi operativi: 1) che il progetto bilanci la qualità tecnica, i tempi, l efficienza attuativa e il costo globale dell intervento; 2) che il pr ogetto sia coerente con lo sviluppo generale della città definito dagli strumenti urbanistici e programmatici generali; 3) che il pr ogetto produca crescita economica dell area urbana duratura nel tempo; 4) che il progetto copra le spese di urbanizzazio- 13

14 CITTÀ E TERRITORIO Marina Dragotto* PRU ex Orsi Mangelli. Forlì. PRU Pianoro vecchia. Foto di Rhodri Jones. 14 cercato l equilibrio miglior e anche considerando le esternalità negative di alcune soluzioni che appaiono ottimali se considerate solo rispetto all ar ea di intervento. 28. Pr ogettazione degli spazi aperti per il riequilibrio biocli - matico dell ar ea e della città: misura la capacità di migliorare l efficienza della città anche attraverso una pr ogettazione e gestione mirata di tutte le superfici non edificate. 29. Grado di attenzione alla gestione dell acqua piovana: misura il sistema di raccolta e lo sfruttamento delle acque piovane a fini non potabili prima di essere reimmesse in falda. Qualità Energetica Obiettivo generale: Benessere. Trasformare la città da organismo energivoro a organismo produttore di ener gia, applicando sistemi passivi per il risparmio, tecnologie innovative per l efficienza e fonti rinnovabili per la pr oduzione. Ai concetti di razionalità ener getica vanno affiancati quelli di salubrità e benessere attraverso l applicazione dei principi della bio-climatica. Obiettivi operativi: 1) che il progetto integri il linguaggio architettonico e urbanistico con le tecnologie più avanzate per il contenimento dei consumi energetici; 2) che il progetto adotti sistemi passivi per il risparmio, tecnologie innovative per l efficienza e fonti rinnovabili per la produzione; 3) che il progetto garantisca salubrità e benessere attraverso l applicazione dei principi della bioclimatica. Parametri 30. Grado di attenzione all uso di materiali / componenti sostenibili in tutte le fasi di vita dell area (realizzazione, vita e rottamazione): valutato nello specifico i materiali edilizi utilizzati (bio compatibili e/o riciclati non nocivi). 31. Uso di tecnologie / sistemi con finalità di risparmio energetico: verifica la capacità di usare tutte le soluzioni tecnologiche e impiantistiche utili a raggiungere obiettivi di risparmio energetico e di comfort. 32. Bilancio ener getico sul 100% degli edifici: valuta il contributo complessivo dato alla città sia in fase di realizzazione che di manutenzione. Qualità Culturale Obiettivo generale: Identità. Sviluppare il senso di appartenenza e di identità misurandosi con le sfide dello sviluppo urbano. Obiettivi operativi: 1) che il progetto consideri la rilevanza del patrimonio culturale costituito dall area (storia sociale e valore testimoniale dei manufatti) per definire il tipo di intervento da realizzare; 2) che il pr ogetto consideri la morfologia e la struttura urbanistica della città (esistente e di progetto) per compiere le scelte più coerenti. Parametri 33. Trasformazione in continuità o discontinuità con l evoluzione storico/culturale dell area e del contesto (e grado di considerazione della storia fisica, economica e sociale dell area e della città): si misura qui la capacità di compiere scelte coerenti rispetto agli obiettivi e alle priorità dichiarati (per esempio demolire un edificio industriale di rilevanza testimoniale come unica soluzione razionale per risolvere problemi di connessione tra aree ritenute strategiche o, al contrario, mantenere manufatti poco interessanti da un punto di vista architettonico/costruttivo, ma fondamentali per la storia e l identità dei luoghi). 34. Numero e qualità degli elementi trasformati o conservati e loro giustificazione: misura il tipo di intervento di trasformazione attuato rispetto alla situazione di partenza dell area in oggetto. Qualità Paesaggistica Obiettivo generale: Percezione. Considerar e il paesaggio urbano costruito dal progetto come un valore fondante per l area e per l intera città. In questo senso è importante valorizzare i segni identificativi accumulati nel tempo dal paesaggio urbano e costruirne quelli nuovi. Obiettivi operativi: 1) che il progetto raggiunga una giusta sintesi tra la morfologia del territorio, il patrimonio presente e le soluzioni progettuali; 2) che il pr ogetto contribuisca alla riappr opriazione dei paesaggi abbandonati. Parametri 35. Costruzione del paesaggio: valuta l influenza del progetto nella definizione del paesaggio urbano, inteso come un rinnovato senso del luogo sintesi tra la morfologia del territorio, il patrimonio esistente (fisico e sociale) e l ambizioni sul futuro. In questo senso va misurata la considerazione per i riferimenti simbolici del territorio (landmark) sotto tre punti di vista complementari: i riferimenti interni all area (ciminiere, muri, torri, alberi e/o altri elementi naturali ecc); i riferimenti esterni (campanili, palazzi, piazza, elementi naturali ecc); i nuovi riferimenti determinati dal progetto. 36. Accessibilità al pesaggio: verifica la capacità di manipolar e la per cezione degli elementi considerati negativi (oscurandoli) e positivi (valorizzandoli). *Coordinatrice AUDIS (Associazione Aree Urbane Dismesse)

15 ESPERIENZE A CONFRONTO Gianluca Cristoforetti* Azioni di rigenerazione urbana e territoriale nei comuni collinari. L esperienza in atto nel Comune di Brisighella 1. Politiche territoriali e strategie rigenerative: il Comune di Brisighella. Le politiche territoriali per lo sviluppo delle zone collinari e montane, definite anche attraverso l apparato normativo regionale a partire dai primi anni del duemila, mirano generalmente a contrastare i fenomeni tipici di spopolamento (il Comune di Brisighella passa dai abitanti del dopo guerra ai attuali) attraverso la costruzione di un sistema di rapporti economici e sociali come basi per un sistema di scala vasta all interno del quale definire il ruolo degli ambiti locali. Tutto ciò cercando di valorizzare, al contempo, le potenzialità distintive proprie di ogni singolo sistema territoriale locale espr esso nel rapporto con le comunità. I parametri qualitativi su cui attestare l azione politica sono in via di principio la garanzia ai cittadini di adeguati livelli di ser vizi pubblici essenziali e di altri servizi di utilità sociale, la salvaguardia e del patrimonio ambientale e paesaggistico e le identità storiche, culturali e sociali dei singoli sistemi territoriali locali. Così come la definizione di azioni atte a stimolare l iniziativa privata e la promozione di interventi finalizzati alla difesa idrogeologica del territorio. Questi sono i presupposti normativi e di indirizzo per ciò che possiamo definire politiche territoriali orizzontali capaci di intervenire su quella parte consistente di elementi comuni che permettono di raggruppare una serie di realtà geografiche in un insieme riconoscibile. È infatti innegabile che molti degli elementi caratterizzanti le realtà collinari e montane abbiano genesi e sviluppi confrontabili. Ciò che invece mette in evidenza questo caso di studio è che molto spesso i fattori di sviluppo sono peculiari e strettamente connessi alle dinamiche delle comunità, alla sua storia, anche recente, agli elementi caratterizzanti il territorio. Questa constatazione evidenzia però il limite delle politiche orizzontali che costruiscono l accesso alle risorse per grandi elementi aggreganti. In casi come il Comune di Brisighella infatti, la specificità derivante dal rapporto centro storico e area termale, la ridotta dimensione, la bassissima capacità di investimento, anche solo per la fase pianificatoria, impedisce alle amministrazioni di trovare una collocazione coerente all interno di quei dispositivi amministrativi finalizzati ad azioni di riqualificazione urbana. Il tema della verticalità delle politiche territoriali e la r ealizzazione di buone pratiche per la costruzione di capacità istituzionale (Institutional Capacity Building) regionale è forse la materia più significativa dell intero processo in atto. Questa cornice ben definisce il quadro di azione del Comune di Brisighella, che ha di recente approvato il PSC r ealizzato in forma associata (vedi Inforum n 34), definendo i principi di uno sviluppo sostenibile puntando quasi totalmente sul sistema turistico ricettivo. Va detto che la qualità ambientale e paesaggistica ben si prestano ad una politica così fortemente terziarizzata, ma per onestà intellettuale bisogna ricordare che i comuni del versante emiliano e r omagnolo non godono dei fortissimi vantaggi competitivi del sistema T o- scana in ambito turistico, dovendo in pr oprio costruire politiche attrattive fortemente caratterizzanti. Per questo motivo la comunità di Brisighella ha deciso di dotarsi di un Piano Strategico dell offerta turistica territoriale, capace di mettere a sistema le necessità del territorio, ben espresse dal PSC, e le nuove opportunità determinate dal susseguirsi incessante delle dinamiche economiche e sociali. Non è questo il contesto per aprire un dibattito sul tema dei piani in forma associata, sugli elementi di forza e di debolezza di questi strumenti, però va detto che probabilmente l individuazione più pr ecisa di elementi di per equazione territoriale capaci di riequilibrare l attuale scambio diseguale tra sistema insediativo forte di pianura (Faenza) e quello debole collinare e montano, avrebbero facilitato politiche volano e avviato una fase di forte e eale responsabilità sociale del territorio. Non è cer- r to un dato inedito la sempre più vigorosa capacità attrattiva del sistema faentino per quanto riguarda le funzioni produttive, i servizi e le forze di lavoro più giovani e scolarizzate. Con il paradosso territoriale che la realtà per nulla metropolitana di Faenza non induce neppure quei vantaggi competitivi che derivano dalla configurazione di un bacino di utenza interessante per 3 - Editoriale 5 - Città e territorio 15 - Esperienze a confronto 27 - La regione informa 38 - inforum Le rubriche Panoramica dal Monticino. 15

16 ESPERIENZE A CONFRONTO Gianluca Cristoforetti* Via degli asini. Esterno. 16 iniziative economiche e finanziarie significative, che oggi in una fase di contrazione adottano criteri estremamente conservatori e con orizzonti temporali di breve durata. La capacità attrattiva di risorse preziose è diventata quindi una sorta di mantra buono per tutte le politiche. È evidente però che l intensificarsi delle forme di competizione per risorse sempre più scarse, e il diffondersi di logiche di eccellenza spingono in modo sempre più marcato le amministrazioni intelligenti verso l adozione di politiche virtuose di attrazione di risorse ad alto endimento al fine di creare poli e distretti in cui l ele- r vata specializzazione è in grado di garantir e il successo. Ma quale tipo di successo ambisce ad avere la comunità di Brisighella? La capacità attrattiva di un territorio può manifestarsi nelle forme le più oblique: del turismo (gastr onomico, culturale, termale, fieristico), della mobilità lavorativa ed abitativa r esa possibile dalla rivoluzione delle comunicazioni, dalla creazione di centri di eccellenza tecnologica, pr oduttiva, ricettiva, o di altro tipo. Oggi qualsiasi comune del territorio italiano può forse avere diritto alla sua sfera di eccellenza, a condizione di saper giocar e bene le pr oprie risorse e di avere accesso a qualche via di comunicazione fisica o virtuale capace di proiettarlo istantaneamente al centro del mondo. In questo senso, ma ne riparleremo più avanti, uno dei temi centrali nelle politiche è oggi quello dell accesso: è soltanto in quanto nodo di una rete (ferroviaria, autostradale, aeroportuale, telematica) che un territorio è sottratto all anonimità della provincia e messo in grado di attuare quelle forme di attrazione da cui può dipendere la sua prosperità. Fatta salva però la capacità di valorizzare le risorse disponibili, capacità senza la quale il posizionamento all interno di una rete è unicamente l ennesima occasione mancata. Il concetto di attrattività del sito può essere pianificato attraverso nuovi paradigmi: non più quello in prossimità di un grande bacino d utenza come detto in precedenza, ma attrattività determinata dal maggiore numero di nodi relativi a reti di comunicazione, visto e considerato che oggi più che mai l unità di misura della distanza è il tempo, non lo spazio. Il territorio di Brisighella, da questo punto di vista ha numerosi vantaggi competitivi. La comunità di Brisighella dovrà percepirsi, attraverso il formarsi di una opinione giustificata, un unicum con un territorio che, se vorrà rigenerare la sua capacità attrattiva, non potrà più unica- mente attestarsi sul trend delle attività attuali, ma dovrà, come detto, prefigurarsi all interno di una rete sulla quale si muovono risorse, persone, attività, e dovrà dotarsi di quegli elementi capaci di produrre interesse. Il tema a questo punto diventa: quali possono essere tali elementi, com è possibile per l amministrazione gestire il rapporto tra necessità e opportunità? Con quali risorse? Ma soprattutto con quali tempi? La forbice tra fase di rilancio e processo irreversibile di impoverimento, per la realtà collinare, è l unico orizzonte temporale possibile. 2. Necessità e opportunità del territorio del Comune di Brisighella, scenari per la comunità locale. Il territorio del Comune di Brisighella, come tutti i comuni collinari e montani, ha la predisposizione ad avviare azioni necessarie finalizzate al consolidamento (residenziale) e allo sviluppo (turistico) delle funzioni insediative di tipo urbano cercando spesso una coer enza con le fragilità fisiche e ambientali del territorio, e attraverso la valorizzazione del centro storico e del patrimonio storico testimoniale sparso (in quest ottica il RUE in fase di formazione dovr ebbe definire i parametri qualitativi). Di pari passo si sono avviate azioni, anche qui necessarie, per la valorizzazione delle funzioni produttive espresse dalla zona agricola locale (zootecnia, agroindustria, colture specializzate e loro trasformazioni) ed una contestuale rivalutazione della componente ambientale e naturalistica che caratterizza lo spazio agricolo del territorio del Comune di Brisighella con anche il fine di più incisive politiche di integrazione del reddito mediante lo sviluppo delle funzioni ricettive e della fruizione ambientale. Così come di elementi di necessità si deve parlare allorquando si individuano azioni finalizzate al potenziamento delle infrastrutture per la mobilità (di grande valor e strategico la pr esenza della linea ferroviaria Faenza Firenze), ovvero azioni di sviluppo e consolidamento di iniziative per migliorare gli standard dei servizi mantenendo e migliorando il livello qualitativo, la più funzionale ed equilibrata integrazione tra ser vizi educativi, sociali e sanitari. Ed ancora garantire l inclusione sociale così come avviar e politiche per i giovani, per l occupazione, il tempo libero, la cultura e l aggregazione, per favorire un maggiore radicamento dei giovani al proprio territorio di residenza. Per fare uno scatto di innovazione però è indispensabile una nuova modalità per pensar e l agire politico territoriale, abbandonando l idea di una sempr e più sofisticata razionalità strumentale come unica modalità capace di individuare e risolvere tutto ciò che può ricadere all interno della categoria necessità, per affiancare a tutto ciò una nuova categoria amministrativa: quella di evoluzione integrata delle opportunità, str ettamente connessa allo spazio politico

17 della comunità e al territorio quale contesto del suo esprimersi. Per far sì che questo possa accadere l amministrazione non può sottrarsi da un ruolo fattivo di regia e di facilitatore, senza ovviamente perdere la sua missione pubblica. Il concetto di opportunità, riconoscendo la non eludibilità di quelle specifiche circostanze, occasioni favorevoli, luogo e tempo adatti alla realizzazione di qualsiasi intervento di sviluppo e crescita, segnala, da una parte, l insufficienza di quelle procedure ordinarie e orizzontali di pianificazione funzionale e settoriale nelle quali si è tradizionalmente riconosciuta la programmazione amministrativa, dall altra impone all amministrazione un ruolo fortemente attivo. Brisighella è, nel momento giusto, il luogo giusto. È imprescindibile però, come detto in precedenza, avere una visione condivisa del futuro del territorio di Brisighella, perché gli indirizzi urbanistici dovranno avere al loro interno maturato quei criteri selettivi per l impegno delle risorse pubbliche e private le quali dovranno essere estremamente mirate, per non determinare il peggiore errore che si possa commette in questi casi: la dispersione di risorse limitate in un periodo storico di forte contrazione. T utto ciò detto riconduce nel nostro caso ai due elementi strategici per l offerta complessiva del territorio, la riqualificazione del centro storico per arrivare a quella qualità urbana di eccellenza, e la rigenerazione del sistema termale per mettere a regime il motore di tutto il sistema. Per aver una visione condivisa dello scenario una prima azione, propedeutica, è stato il riconoscimento, ove possibile, di una comunità di intenti, intendendo con ciò una comunitàdi persone che partecipano allo stesso pr ocesso o stanno perseguendo un obiettivo simile. L individuazione di questo tipo di comunità è stato funzionale nel facilitare il raggiungimento reciproco di un fine comune. Successivamente però sarà necessario mettere in pratica azioni finalizzate alla costruzione di una riconoscibile comunità d azione, dove gli attori locali hanno la possibilità, e la percezione, di indurr e un cambiamento. Nel caso della comunità d azione il riferimento ad un bene o interesse comune ha carattere più universale, sia nel senso di abbracciar e un numer o molto maggiore di individui, sia nel senso di affrancarsi dal riferimento contestuale e occasionale a questo o quel pr oblema da risolver e. Sarebbe un enorme paradosso impegnar e risorse materiali ed immateriali per realizzare una Brisighella che non sta nel cuore e nei pensieri di chi vive la comunità. Da questo punto di vista la recente normativa regionale in materia di partecipazione coglie l esatta esigenza delle amministrazioni. 3. Master plan del Centro Storico, infrastrutture di cerniera e sistema termale Una corr etta pianificazione strategica, quindi, per esprimere la sua efficacia, deve prendere for- ma a partire dagli elementi fino a qui esposti. Soprattutto in un territorio, come quello del Comune di Brisighella, che vede la debolezza, ormai storicizzata, di un sistema produttivo impalpabile, potenzialmente trasformarsi nella forza di un sistema ambientale e paesaggistico preservato e di altissima qualità. Il Piano Strategico dell Offerta, cornice di una programmazione più di dettaglio, pr opone la messa a sistema di elementi matrice, come quelli qui brevemente introdotti definendo linee di azione di breve e medio periodo per la realizzazione di interventi sia diffusi che mirati finalizzati ad riqualificare l offerta e rigenerare l attrattività del territorio. Attrattività paesaggistico ambientale. Questo elemento matrice considera strategici due assi naturalistici, uno più elitario come il lungo torrente in prossimità delle sistema termale, l altro più popolar e lungo la strada che collega il borgo di Brisighella con il Parco del Carnè. È necessario ricor darsi che oggi anche i fruitori più integralisti dell ambiente naturale sono quasi sempre motorizzati ed hanno la necessità di incontrare lungo le strade gli elementi attrattivi (percorsi e percezione). Per rafforzare la capacità attrattiva delle eccellenze naturalistiche, e può sembrar e anche questo un paradosso, si dovrà ripr ogettare la viabilità di accesso, immaginandola come funzionale alla comunicazione del sistema territoriale e come primo elemento di sosta del potenziale visitatore. Questo tipo di intervento non potrà che essere previsto e realizzato attraverso risorse pubbliche. Attrattività storico culturale. Questo elemento matrice è particolarmente significativo, il Comune di Brisighella detiene uno tra i maggiori elementi di qualità e riconoscibilità ( feste medievali), le attività però sono strutturate in modo e maniera da generare picchi, anche consistenti, ma che sono però insufficienti per determinare un significativo incremento costante dell attrattività del bor go. Per far e in modo di prolungare gli effetti benefici degli eventi nel tempo, e al contempo far sedimentare sul territorio una ricaduta economica più articolata, potrebbe essere un fattore positivo strutturare uno spazio, dedicato e costantemente operativo, con lo scopo di promuovere ed esporre la storia locale durante tutto l anno. È prevista la realizzazione di un nuovo percorso con un people mover (ascensori inclinati) per trasformare l attuale 3 - Editoriale 5 - Città e territorio 15 - Esperienze a confronto 27 - La regione informa 38 - inforum Le rubriche Via degli asini. Interno. 17

18 ESPERIENZE A CONFRONTO Gianluca Cristoforetti* Piazza Marconi. 18 e impegnativo dislivello tra i monumenti caratteristici di Brisighella in elemento fortemente attrattivo. Questa strategia permetterebbe anche la creazione di un percorso facilitato tra area termale e centro storico, con la possibilità quindi di realizzare quel sistema di par cheggio pubblico non invasivo del tessuto storico al piede della collina, come elemento prioritario. In questo scenario anche l ar ea della stazione ferr oviaria potrebbe essere investita da un pr ocesso di rifunzionalizzazione e valorizzazione. Network e reti. Spesso la potenzialità di un territorio posto a cerniera di un reticolo infrastrutturale dipende dagli estremi. Una considerazione di questo tipo dovrebbe portare a perseguire politiche precise di sviluppo anche extraterritoriale e immaginar e o pr efigurare l estensione fisica della comunità fino a toccar e gli estremi. Nello specifico caso di Brisighella è assolutamente strategico investire risorse materiali ed immateriali nel legame con Fir enze e Ravenna estremi della rete locale, anche in virtù della candidatura di quest ultima ad essere Città Eur opea della Cultura. La possibilità di collegarsi al settore crocieristico (Ravenna) e al quello degli scali low cost (Forlì) è assolutamente strategico anche per la definizione di interventi mirati in materia di promozione turistica e marketing (se conosciamo i vettori e i luoghi di partenza conosciamo tutto), così come estendere la connessione internet su tutto il territorio. In questo è indispensabile uno str etto rapporto di collaborazione con gli enti sovraordinati. Terme e benessere. Un discorso a parte merita il tema della rigenerazione del sistema termale, quale elemento matrice predominante. Questo intervento è senza dubbio quello che riveste la maggiore complessità ma anche il maggior fattore potenziale di cr escita. Il segmento del benessere è un segmento, che nonostante la congiuntura economica, non mostra cenni di cedimento, anzi. Il tema a Brisighella è di come creare un mix attraente per rendere possibile un investimento tra struttura termale, strutture a servizio (benessere, wellness, beauty farm) e parte commerciale. Un rischio da non corr ere, e che sempre più frequentemente viene compiuto, è di considerare il territorio alla stregua di una risorsa per la riproduzione del capitale ed una vetrina per la competizione immobiliare la pianificazione urbana è vissuta sempre più di frequente come strumento di marketing urbano, che in realtà è marketing immobiliare. La comunità non potrebbe riconoscersi in una politica con queste connotazioni. Per evitare ciò è necessario inserire azioni mirate all interno di un quadr o complessivo di sistema. La rigenerazione del sistema termale deve porsi come obiettivo di realizzare un nuovo servizio ed un centro di aggregazione sociale e culturale, sia per la cittadinanza che per i visitatori, e promuovere la Città anche attraverso il recupero di un importante tradizione termale. Per far ciò è necessario predisporre un progetto urbanistico che, partendo da un attenta valutazione e pianificazione strategica e finanziaria, pr edisponga uno o più partner da affiancare all amministrazione comunale in un percorso di trasformazione che possa investire anche la proprietà pubblica in adiacenza al sistema termale e il centro sportivo, per creare un sistema di offerta benessere complessivo. Il progetto urbanistico dovrà prevedere al suo interno inoltre uno studio di prefattibilità dell intervento, sviscerando con chiar ezza anche eventuali vincoli politico sociali (vedi ad esempio socializzazione delle tariffe, ecc). Tale studio di prefattibilità dovrà quindi evidenziar e un quadr o macro-strutturale dei pr ofili r ealizzativi ed un quadro macr o delle componenti economiche implicate dal modello prefigurato. Una strategia organica quindi in grado di valorizzare la capacità attrattiva attuale - individuando le eccellenze e intervenendo sulle criticità attraverso interventi di riqualificazione del tessuto storico - introducendo, al contempo, un elemento capace di essere motore dell intera strategia come la rigenerazione dell area delle Terme di Brisighella. È notorio infatti di quale fattore competitivo sia oggi per un territorio possedere un polo attrattivo collegato ad un sistema termale pensato per soddisfar e una domanda sempre crescente di attività collegate al wellness ed al benessere, oggi naturale effetto moltiplicatore delle eccellenze presenti su di un territorio. Gli esempi in Italia sono numerosissimi. Per far si che questo quadr o non rimanga un proposta della comunità ma si concr etizzi in azioni pratiche per la rigenerazione del territorio collinare del Comune di Brisighella è necessario, dopo una fase importantissima di condivisione e progettazione partecipata, avviare con la Regione Emilia Romagna e con la Provincia di Ravenna la costruzione di una metodologia di intervento fortemente innovativa, senza l obbligo di far rientrare politiche territoriali di questo tipo nello stretto perimetro di attuali dispositivi e strumenti pensati per altri contesti. Avviarci assieme alla definizione di azioni verticali, forse unica vera risorsa per porre un freno a derive di impoverimento di molte realtà collinari e montane della nostra regione. *Architetto

19 ESPERIENZE A CONFRONTO Cristina Tartari* e Giovanni Ginocchini** Per un primo resoconto sull esperienza del progetto partecipato Verso Morciano 2030 Premessa: il PRU di Morciano di Romagna A cura di Michele Zanelli Gli obiettivi del Programma di riqualificazione urbana Castello di Morciano, legato in gran parte alla dismissione del pastificio Ghigi sono relativi alla ristrutturazione (con parziale riduzione della volumetria esistente) e riuso del fabbricato industriale, al fine di favorire la costituzione di un nuovo polo urbano per qualificare un sistema di accesso alla città tramite l inserimento di funzioni abitative, commerciali, terziarie, artigianali di servizio, aggregative ed espositive; al riordino della viabilità; al riuso delle ex scuola elementare a fini culturali e associativi, per potenziare l offerta locale dei servizi pubblici Il primo atto è stata la sottoscrizione di un protocollo d intesa fra la proprietà del pastifico Ghigi, la Provincia di Rimini e il Comune di Morciano, in ordine alla delocalizzazione dell attività produttiva e al riutilizzo dell area e delle strutture da parte della stessa proprietà, sulla base di procedure negoziali e di indirizzi di trasformazione fissati dal Comune con apposita deliberazione consiliare.( ) L accordo di programma per la realizzazione del Pru è stato effettivamente sottoscritto il 12 maggio 2003, tra il Comune di Morciano, la Provincia di Rimini e la Regione Emilia-Romagna, la Coop. Cons. Sv.Agri, proprietaria del marchio Ghigi e la Rinnovamento Ghigi, intestataria degli immobili produttivi, con l obiettivo di trasferire la produzione della pasta Ghigi in un nuovo stabilimento a San Clemente nel 2004 e la riqualificazione del Castello di Morciano entro il giugno del Il contributo finanziario della Regione di circa 1 milione di euro è destinato alla sistemazione di Piazza Risorgimento e a realizzare il parcheggio interrato di via Roma e dello spazio pubblico che fronteggia lo stabilimento, come anticipazione delle opere di urbanizzazione collegate all intervento privato di trasformazione. A tutt oggi è questa l unica opera realizzata a Morciano di Romagna in attuazione del Pru e purtroppo versa già in stato di abbandono perché il nuovo spazio pubblico non ha alcuna relazione con l area ex Ghigi ancora oggi dominata dagli edifici produttivi ormai da tempo inutilizzati. Quando la nuova giunta comunale, con il Sindaco Claudio Battazza, riprende i contatti con la proprietà Rinnovamento Ghigi, per cercare di portare a soluzione il progetto, si riunisce in data 17 febbraio 2010 la Conferenza di programma del PRU, allo scopo di individuare le basi per un nuovo accordo su cui fare ripartire il programma di riqualificazione. Queste le conclusioni: Si ritiene opportuno che la conferenza convenga sui contenuti di massima, definisca le pro- cedure, individui gli aspetti qualitativi del progetto attuativo e inviti i privati ad elaborare il PUA che sarà approvato insieme all accordo. Il percorso di approvazione dell accordo (e del nuovo PUA) deve comunque consentire una procedura partecipata dai cittadini nelle forme previste dalla legge regionale in materia di riqualificazione urbana, così come modificata ed integrata dalla L.R. 6/2009. (Dal verbale della Conferenza). Con il laboratorio Verso Morciano 2030 riprende l iter del Pru Ghigi, solo parzialmente attuato. Un percorso di interazione con i cittadini e una proposta progettuale affrontano il tema tentando di raccogliere più voci e allargando lo sguardo sulla trasformazione dell intero centro cittadino. Dal Pru al Laboratorio di progettazione partecipata Inizia dunque una nuova fase, caratterizzata dalla ricerca (tramite gara pubblica bandita dal Comune) di un partner professionale per la gestione del laboratorio, che assume il titolo ambizioso Verso Morciano Il percorso, proposto dal raggruppamento vincitore ACCES_SOS 1, viene condiviso sin dai primi momenti pubblici del laboratorio e pubblicato all interno del programma delle attività nel settembre Esso ha inteso riunire due momenti di riflessione: da un lato una piattaforma di discussione pubblica sul futuro di Morciano, a partire dalle trasformazioni che saranno indotte dal centro del centro rappresentato dal Pru Ghigi, intese come opportunità di sviluppo di tutto il paese e non solo come valorizzazione di un comparto specifico; dall altro fornire all amministrazione comunale e ai partecipanti una riflessione pr ogettuale, a cura del gruppo Acces_SOS, che porti in primo piano le questioni strutturali emerse durante la discussione e dia un contributo di visione per il futuro di Morciano, assunto il dato di fatto che il gruppo incaricato dall amministrazione non è il progettista del piano di riqualificazione della Ghigi. 3 - Editoriale 5 - Città e territorio 15 - Esperienze a confronto 27 - La regione informa 38 - inforum Le rubriche Morciano. Foto di Erica dall Ara. Morciano. Crinale. 1 Il gruppo tecnico è composto da: TASCA studio (progettista incaricato), Bologna Qart Progetti, Firenze Territori24, Barcellona con la collaborazione arch. Giovanni Ginocchini 19

20 ESPERIENZE A CONFRONTO Cristina Tartari* e Giovanni Ginocchini** Cerniera verde, rendering. 20 Il percorso ha dunque visto sviluppare diverse fasi pubbliche e collettive: una fase di ascolto e osser vazione, che si è concretizzata in colloqui preliminari ( settembre 2010) con alcuni interlocutori selezionati e in una giornata pubblica di osser vazione e divulgazione in piazza Risor gimento (23 settembre 2010), che ha poi condotto ad un installazione temporanea sotto al portico del Comune, di presidio del laboratorio; una fase di lettura del e sul territorio, che si è concretizzata in una giornata di passeggiate con i cittadini (16 ottobr e 2010) e in un momento pubblico collettivo (29 ottobre 2010) durante il quale si sono illustrate le prime questioni emerse dai colloqui sui temi di caratter e generale e sulla Ghigi, si sono commentati gli esiti delle passeggiate e sono stati illustrati alcuni casi internazionali di riqualificazione urbana con tratti e caratteristiche diversamente simili al caso di Morciano; una fase propositiva, in cui durante un assemblea pubblica (26 novembr e 2010) è stata illustrata una prima proposta complessiva per il futuro del centro urbano di Morciano, che ha inteso portar e a sintesi, attraverso una forma progettuale preliminare e di visione, alcune delle domande raccolte durante l ascolto. Infine un secondo incontr o che ha avuto per oggetto alcune specifiche e chiarimenti in merito alla pr oposta avanzata emerse dal laboratorio stesso (16 dicembre 2010). La fase di ascolto ha utilizzato strumenti differenti cercando di raccoglier e voci e sguar di su Morciano e tentando di sollecitar e soggetti diversificati (per ruolo, interessi, fasce d età, ecc). Attraverso una serie di colloqui sono stati intercettati portatori di inter esse e testimoni privilegiati riconducibili a molti dei gruppi sociali e associativi di Morciano. La giornata in piazza ha permesso invece di interagire con i passanti, i visitatori del mer cato, persone semplicemente incuriosite dall installazione pubblica. I due appuntamenti seguenti hanno permesso di approfondire il dialogo (in alcune circostante anche molto vivace ) con alcune delle persone precedentemente incontrate e con cittadini che di volta in volta si sono voluti avvicinar e al percorso: con le passeggiate l attenzione è stata posta sulle caratteristiche, le potenzialità, le criticità dei luoghi e sulla maggior e o minore accessibilità dei per corsi tra gli stessi, mentr e l incontro successivo ha permesso di condivider e alcuni fondamentali obiettivi di scenario. A questi momenti di interazione si aggiunge la raccolta di numerosi documenti che comitati, associazioni e singoli cittadini di Morciano hanno sottoposto all Amministrazione comunale (sotto forma di petizioni, lettere, proposte) sui temi della trasformazione del centro e in particolare della riqualificazione dell ex pastificio Ghigi. La proposta ancorché parziale e non conclusiva del percorso partecipato (che si concluderà entro il mese di gennaio 2011 con la estituzione r di un documento progettuale d indirizzi complessivo sul centro del paese), intende fornire all amministrazione e ai cittadini alcune chiavi di lettura strutturale per il futuro del centro urbano di Morciano. In tal senso, essa ha la forte ambizione di uscire dal confine della fabbrica, allargando lo sguardo a molte delle tematiche che sono state sollevate nelle prime fasi di ascolto e lettura, avendo due obiettivi prioritari: quello della stesura di una carta degli spazi pubblici di Morciano accessibile, che passa anche attraverso gli spazi della Ghigi e a quelli ad essi confinanti; quello di costruire una trama verde su suolo marrone, ovvero di prefigurare le principali trasformazioni della futura Morciano recuperando e rigenerando suoli già edificati e/o in situazioni urbane compromesse e dense, senza intaccare ulteriore porzioni di territorio verde, ovvero salvaguardando quelle parti del paesaggio uniche (Conca e collina) che rendono riconoscibile Mor ciano nella vallata del Conca. Un dato questo che è imprescindibile anche alla luce della limitata e finita estensione del territorio comunale (circa 5 kmq). In sintesi 4 sono le priorità e i temi trattati dalla proposta, alla scala urbana del centro del paese. 1. Cerniera verde Riscontrata la presenza di due elementi generatori il genius loci di Morciano (la collina e il fiume Conca), la pr oposta intende stabilir e una connessione verde tra queste due parti di valore, una vera e propria cerniera che, attraversando il paese dal crinale al lungo fiume, stabilisca una nuova gerarchia di paesaggi. Al fine di incrementare la vivibilità del sistema degli spazi pubblici, la pr oposta ha riguar dato non solo l ambito Ghigi ma anche altr e due pr oprietà contermini (comparti C1(m13), C1(m21)), la cui trasformazione risulta indispensabile per r ealizzare efficacemente la connessione tra fiume e crinale, e garantirne la completezza. I due comparti presi in considerazione rientrano da PRG vigente all interno delle aree di espansione prevalentemente residenziale sottoposte a Piano attuativo in ambito urbano. In tal senso, la proposta ha inteso associarle allo scenario del Ghigi, prefigurando la trasformazione complessiva, e dunque l attuazione della connessione verde nel suo insieme e associando ad ognuna i volumi consentiti. Inoltre nel caso del comparto

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