Autismo: attività e interventi innovativi di carattere sociosanitario nell Asl di Milano

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1 Tavola Rotonda Autismo 1 dicembre 2014 Autismo: attività e interventi innovativi di carattere sociosanitario nell Asl di Milano Milano, 1 dicembre 2014

2 Progettualità a sostegno della famiglia e suoi componenti (ai sensi delle DGR 3239/12 e DGR 499/13) Caratteristiche trasversali alle 7 diverse progettualità identificazione della famiglia come elemento prioritario dell intervento: la famiglia veniva supportata con colloqui terapeutici o di sostegno alla genitorialità, individuali o di gruppo, con incontri di empowerment per l acquisizione di strategie per lo sviluppo di autonomie, per la gestione del quotidiano, l organizzazione di momenti di svago familiare e di socializzazione esterna per superare l isolamento sociale; attività sulla rete con interazioni sul caso con i vari attori coinvolti (in particolare UONPIA e scuole). La maggioranza dei progetti trova nelle prestazioni educative o psicologiche lo specifico dell intervento, prevalentemente di natura educativa/abilitativa Minori seguiti da agosto 2012 al 30/9/14: n. 503 di cui il 34,7% affetti da disturbi pervasivi dello sviluppo Due delle progettualità hanno individuato l autismo quale target specifico dell intervento e una ha definito progettualità specifiche per soggetti con autismo.

3 Attività di accertamento Handicap ai fini dell integrazione scolastica (ai sensi del DPCM 185/06 e della DGR 2185 del 4/8/11) Nel 2007 Asl Milano ha istituito 3 Collegi di accertamento e 1 Organismo di Riesame. I Collegi di accertamento sono costituiti da una equipe multidisciplinare composta da un medico specializzato in Neuropsichiatria Infantile, uno psicologo ed un assistente sociale, affiancati da personale amministrativo. Sono stati condivisi con le UONPIA Linee Guida e strumenti di valutazione comuni ai 3 collegi per rendere omogenei i criteri di valutazione dei 3 collegi.

4 Attività di accertamento Handicap ai fini dell integrazione scolastica (ai sensi del DPCM 185/06 e della DGR 2185 del 4/8/11) Accertamenti effettuati dal 2008 a novembre 2014: N Tot n. 736 accertamenti con diagnosi di autismo, di cui il 66% con diagnosi singola, il 26% con due diagnosi (> ritardo mentale ), l 8% con 3 o più diagnosi associate. diagnosi codici Z (Fattori influenzanti lo stato di salute e il ricorso ai servizi sanitari/ problemi di salute legati a condizioni socioeconomiche o a circostanze psicosociali) N. 20

5 Progettualità innovativa sperimentale La DGR 392/13 : (ai sensi della DGR 392/13) - prevede l attivazione di interventi a sostegno delle famiglie con la presenza di persone (minori e adulti) affette da disturbi pervasivi dello sviluppo e dello spettro autistico indica necessaria l attivazione di funzioni specifiche di Case Management al fine di dare risposta ai bisogni riportati dalle famiglie stesse per la gestione quotidiana dei propri familiari affetti da tale disturbi: la solitudine, il bisogno di essere meglio informate, orientate ed accompagnate nell utilizzo della rete dei servizi, il bisogno effettivo di un progetto individuale complessivo che preveda azioni e processi da garantirsi da parte della rete integrata dei servizi, in sinergia con attori formali e informali superando la frammentazione dei servizi

6 (ai sensi della DGR 392/13) Asl Milano ha usufruito della possibilità prevista dalla DGR 392/13 di avvalersi del contributo di realtà significative con un esperienza di rilievo nell ambito dell intervento alle persone affette da disturbi pervasivi dello sviluppo e dello spettro autistico, già operanti e radicate sul territorio. Asl Milano ha quindi definito il Progetto individuando ruolo, funzioni e attività del Case Manager per lo svolgimento dell attività di Case Management da parte delle strutture esterne ed ha individuato le strutture a seguito di un Avviso Pubblico. I Progetti Operativi che ciascun candidato ha presentato sono stati valutati congrui a quanto definito da Asl nel Progetto Case Management Autismo. Sono pertanto state identificate 7 strutture. Asl ha mantenuto in capo a sé la governance degli interventi, ovvero la regia delle diverse risposte da offrire agli interessati, attraverso l attivazione di un Tavolo di coordinamento Asl-Enti Gestori e il presidio delle relazioni tra chi svolge l attività di Case Management e le istituzioni e le associazioni dei familiari.

7 Le azioni del case management prevedono l accoglienza e l analisi del bisogno espresso dalla famiglia, la predisposizione di un Progetto individuale, condiviso sia con la famiglia sia con i servizi e le risorse formali e informali individuate, che risponda alle aree di bisogno nell ottica di miglioramento della qualità della vita di tutta la famiglia Il Case manager ha quindi un ruolo funzionale trasversale alla rete, ha un ruolo specifico in quanto garante della persona e svolge le seguenti attività: mantiene una relazione costante con l utente e la sua famiglia svolgendo funzione di intermediazione tra l utente e l esterno si rapporta con gli altri referenti dei servizi attivati, con atteggiamento di salvaguardia delle attese dell utenza sostiene l empowerment della famiglia e della rete monitorizza l andamento del Progetto Individuale, anche per adeguarlo ai bisogni in evoluzione, valutandone il miglioramento degli aspetti dell interazione, della comunicazione, degli aspetti cognitivi ed emotivi verifica gli esiti dell intervento

8 La progettualità prevede l attivazione del case management per 275 soggetti/famiglie per la durata di un anno. Nei primi tre mesi (luglio-settembre) di avvio della presa in carico il Case management è stato attivato per 100 soggetti (36% dei previsti). Il 45% dei soggetti ha un età tra i 6 e i 14 anni, il 24% tra i 19 e i 29 anni. Si evidenzia che: al momento dell arruolamento il 26% dei soggetti non fruisce di alcun tipo di prestazione, il 30% ha in corso prestazioni di tipo sanitario e socio sanitario e il 22% dei soggetti ha in corso prestazioni solo di tipo sanitario (Grafico 2). Al 30/9/14 sono stati definiti 57 Progetti Individuali. Dagli obiettivi previsti si evidenzia che gli ambiti di maggior necessità di intervento risultano essere il sostegno alla famiglia, l accesso a diritti e tutele, lo sport/tempo libero, la scuola e la formazione.

9

10 Con questa sperimentazione il Case Management viene per la prima volta riconosciuto come una funzione specifica, distinta dall attività erogativa terapeutica/riabilitativa, e necessario per rispondere ai bisogni espressi dalle famiglie di informazione, orientamento, raccordo e coordinamento con le diverse realtà che singolarmente rispondono a specifici bisogni del disabile. Spunti di riflessione emersi dal monitoraggio: necessità di riconoscimento della funzione del Case management, di un mandato istituzionale al Case manager, di condivisione e riconoscimento da parte della rete Durata attività C.M.: un anno di tempo non sembra essere sufficiente a sostenere l empowerment della famiglia e della rete: il sostegno e il supporto alla famiglia necessitano di maggior tempo per consolidare cambiamenti nei comportamenti/atteggiamenti dei soggetti coinvolti.

11 UONPIA / specialistica risorse territoriali /tempo libero, sport famiglia scuola servizi sociali comune

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