Negli ultimi trent anni, la disuguaglianza è aumentata in molti

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1 4 CAPITOLO 4 DISUGUAGLIANZE, EQUITÀ E SERVIZI AI CITTADINI Negli ultimi trent anni, la disuguaglianza è aumentata in molti paesi avanzati, ivi compresa l Italia. Peraltro, per i 27 membri dell Unione Europea (con poche eccezioni) sembra sussistere una relazione positiva fra equità e crescita. Il sistema delle imposte sui redditi italiano, pur basato su criteri di equità, subisce alcune distorsioni derivanti dall insieme degli sgravi e agevolazioni previsto dalla normativa, che è divenuto negli anni molto eterogeneo, finendo per determinare una sorta di personalizzazione dell imposta. Naturalmente, l equità non va misurata unicamente in termini di distribuzione del reddito, ma soprattutto rispetto alle opportunità che vengono offerte dal sistema socio-economico. Purtroppo, anche da questo punto di vista l Italia, pur avendo registrato un alta mobilità assoluta, è tuttora un paese caratterizzato da scarsa fluidità: ad esempio, il sistema di istruzione, che dovrebbe essere lo strumento principale per sostenere la mobilità sociale, offre migliori opportunità ai figli delle classi superiori. Disuguaglianze persistono anche all interno della famiglia: la distribuzione dei ruoli economici e la ripartizione del lavoro di cura sono, nel nostro Paese, ancora squilibrate a sfavore delle donne: ciò influenza la partecipazione femminile al mercato del lavoro e, quindi, la distribuzione dei redditi. Queste differenze si riflettono anche in molti aspetti della vita dei cittadini: la qualità della salute individuale è influenzata, in modo diretto o indiretto, dal livello socio-economico di appartenenza, poiché a maggiori redditi e a più elevati livelli di istruzione si associa una più alta speranza di vita. Disparità di rilievo si rinvengono, inoltre, in conseguenza dell appartenenza ad una specifica area territoriale, anche per la disponibilità e la qualità dei servizi pubblici. I servizi e le prestazioni sociali erogati dai comuni variano notevolmente per regione e per popolosità del comune di residenza. Analogamente, nonostante gli interventi volti al riequilibrio delle disparità territoriali e finanziati dalle politiche di coesione, la distribuzione sul territorio dei più importanti servizi alle famiglie, come gli asili nido, l assistenza sociale ai disabili e agli anziani non autosufficienti, appare ancora disomogenea. Negli ultimi anni è cresciuto, in modo piuttosto disordinato, anche il consumo di suolo, con conseguente aumento dei problemi di mobilità dei cittadini.

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3 4. Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini Introduzione Lo sviluppo del reddito medio di un Paese, pur fondamentale per conseguire miglioramenti delle condizioni economiche e sociali dei cittadini, non assicura di per sé un analogo miglioramento del benessere complessivo di questi ultimi. Ad esempio, un aumento del reddito medio che vada solo a vantaggio di una parte della popolazione può essere accompagnato da un peggioramento del tenore di vita per una parte consistente di persone; analogamente, se il reddito nazionale aumenta, ma quello reso disponibile per le famiglie si contrae, ad esempio a causa dell aumento della pressione fiscale non controbilanciata da un miglioramento dei servizi erogati dal settore pubblico, il benessere complessivo dei cittadini può subire un peggioramento. Di conseguenza, accanto alle analisi sull andamento complessivo dei diversi fenomeni che guidano l evoluzione socio-economica del Paese, è importante valutare la dimensione dell equità, distinguendo al suo interno sia la componente intragenerazionale, sia quella intergenerazionale, senza dimenticare le disuguaglianze legate a fattori territoriali, particolarmente rilevanti in Italia. Queste considerazioni, ampiamente condivise anche dalla letteratura economica internazionale e alla base delle raccomandazioni avanzate da numerose organizzazioni internazionali, sono confermate da quanto emerso dalla rilevazione condotta dall Istat all inizio del 211 sui fattori che maggiormente influenzano il senso di benessere dei cittadini residenti in Italia. La rilevazione ha dato risultati molto significativi e raramente i giudizi che i cittadini forniscono su altri aspetti della loro vita quotidiana sono risultati così omogenei in base al sesso, l età e il territorio. La salute si conferma come la dimensione in assoluto più importante, ma è di grande rilevanza il fatto che al secondo posto si trovi la possibilità di assicurare un futuro ai figli, segnalando come il tema dell equità intergenerazionale sia un elemento che non è possibile ignorare. Al terzo e quarto posto si situano due dimensioni correlate, avere un lavoro dignitoso e avere un reddito adeguato, seguite dalla bontà dei rapporti interpersonali, dalla sicurezza personale, dalla fiducia, dalla qualità e accessibilità dei servizi pubblici, dalla qualità dell ambiente in cui si vive. Per questo, integrando le analisi presentate nei capitoli precedenti e nel Rapporto Annuale dello scorso anno, questo capitolo analizza alcune di queste tematiche, a partire da quella dell equità nella distribuzione del reddito. Negli ultimi trent anni, la disuguaglianza è aumentata in molti paesi avanzati, ivi compresa l Italia. Peraltro, per i 27 membri dell Unione europea (con poche eccezioni) sembra sussistere una relazione positiva fra equità e crescita, tant è vero che i paesi che erano più egualitari nel 25 sono anche cresciuti di più nel periodo e, soprattutto, alla fine del periodo hanno raggiunto un prodotto pro capite superiore a quello degli altri. Dal punto di vista della tassazione dei redditi e dei suoi effetti redistributivi, l insieme degli sgravi e agevolazioni previsto dalla normativa italiana è divenuto negli anni, a seguito di modifiche che si sono sommate nel tempo, talvolta contraddicendosi, molto eterogeneo, finendo per determinare una sorta di personalizzazione dell imposta. L ammontare di questa, infatti, dipende non solo dai redditi percepiti, ma da un vasto insieme di caratteristiche e di comportamenti che differenziano i contribuenti. Ne segue un alterazione del regime generale di progressività e una distorsione nel perseguimento degli obiettivi di equità. Elaborazioni sui dati dell indagine Istat sui redditi e sulle condizioni di vita consentono di valutare l incidenza effettiva delle imposte sui redditi, tenendo conto degli articolati effetti del sistema delle detrazioni sui singoli individui. Peraltro, l aggregazione dei risultati per famiglia evidenzia in quale misura la progressività a livello individuale sia compatibile con obiettivi di equità quando si considera la distribuzione dei redditi familiari. Naturalmente, l equità non va misurata unicamente in termini di distribuzione del reddito, ma soprattutto rispetto alla distribuzione delle opportunità. Purtroppo, le disuguaglianze evidenziate dalla analisi della distribuzione dei redditi non vengono sufficientemente aggredite dalla 213

4 Istat Rapporto annuale mobilità sociale, che dall esame dei dati appare non avere una spinta sufficiente a svolgere questo compito. L Italia, infatti, pur avendo registrato un alta mobilità assoluta, è tuttora un paese caratterizzato da una scarsa fluidità sociale. Come emerge dagli indici di mobilità sociale relativa, la classe sociale di origine influisce in misura rilevante sul risultato finale, determinando rilevanti disuguaglianze nelle opportunità offerte agli individui: al netto degli effetti strutturali, tutte le classi (in particolare quelle poste agli estremi della scala sociale) tendono a trattenere al loro interno buona parte dei propri figli e i cambiamenti di classe sono tanto meno frequenti quanto più grande è la distanza sociale che le separa. Il sistema di istruzione, che dovrebbe essere lo strumento principale per sostenere la mobilità sociale, offre invece migliori opportunità ai figli delle classi superiori: il livello della famiglia di origine risulta essere discriminante nel determinare sia gli esiti scolastici, sia i percorsi d inserimento nel mercato del lavoro. Peraltro, l analisi dei dati relativi al mercato del lavoro italiano evidenzia come le minori opportunità di occupazione e lo svantaggio retributivo delle donne siano fra le cause più rilevanti di disuguaglianza, mentre l instabilità del lavoro, generalmente associata a retribuzioni inferiori alla media, è diventata un ulteriore, ed altrettanto importante, causa di disuguaglianza nei risultati socio-economici. Disuguaglianze persistono anche all interno della famiglia: la distribuzione dei ruoli economici e la ripartizione del lavoro di cura sono, nel nostro Paese, ancora in disequilibrio a sfavore delle donne e tali squilibri interagiscono con la partecipazione femminile al mercato del lavoro e quindi, in modo mediato, anche con i risultati generali sulla distribuzione dei redditi. Rilevanti differenze si riscontrano, all interno della popolazione, anche su aspetti che riguardano condizioni e qualità di vita: in particolare, un bene primario come la salute è condizionato per i singoli, in modo diretto o indiretto, dal livello socioeconomico di appartenenza e la distribuzione delle aspettative di vita risulta pertanto agganciata a quella più generale del reddito. Disparità di rilievo si rinvengono, in conseguenza dell appartenenza ad un area territoriale piuttosto che ad un altra, anche rispetto alla disponibilità e alla qualità dei servizi pubblici erogati ai cittadini. I servizi e le prestazioni sociali erogati dai comuni variano notevolmente per regione e per classe demografica del comune di residenza. La distribuzione disomogenea sul territorio dei più importanti servizi alle famiglie, come gli asili nido, l assistenza sociale ai disabili e agli anziani non autosufficienti, appare ancora evidente, nonostante gli interventi volti al riequilibrio delle disparità territoriali e finanziati nell ambito delle politiche di coesione. Variano sul territorio anche le prestazioni del Servizio sanitario nazionale, tipicamente secondo la ben nota direttrice Nord-Sud, mentre per i servizi ad alto impatto sulla qualità di vita degli individui, come la fornitura di acqua, la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico, i differenti livelli di disponibilità e di efficienza sembrano dipendere da un articolato insieme di fattori, riconducibili anche alla dimensione media dei comuni, alle scelte politiche realizzate dalle singole amministrazioni, alla consapevolezza della cittadinanza (come nel caso della raccolta differenziata). Da notare, infine, come il forte aumento del consumo del suolo realizzato nel corso degli ultimi dieci anni ponga seri e crescenti problemi nell erogazione di taluni servizi pubblici e interroghi l intero Paese rispetto al modello di gestione del territorio che si intende perseguire, anche in funzione della straordinaria dotazione di risorse paesaggistiche di cui gode l Italia e del loro valore economico di lungo termine.

5 4. Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini 4.1 Crescita e disuguaglianze Nella maggior parte dei paesi Ocse le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi sono oggi più accentuate di quanto non fossero trenta anni fa. 1 Dalla seconda metà degli anni Ottanta il divario tra ricchi e poveri è aumentato, oltre che nei paesi già all epoca relativamente più disuguali (come gli Stati Uniti, l Italia e il Regno Unito), anche nei paesi storicamente più attenti all equità, come quelli scandinavi. In Italia, la disuguaglianza è aumentata, in particolare, nella prima metà degli anni Novanta, per poi stabilizzarsi nel decennio successivo. Mettendo in relazione l indice di disuguaglianza di Gini, misurato sui dati dell indagine Eu Silc, con il livello del Pil pro capite emerge l esistenza di un associazione statistica positiva fra equità e crescita economica. Tale correlazione è osservabile negli anni più recenti per i 27 paesi dell Unione europea sia con riferimento ai livelli del prodotto pro capite (Figura 4.1), sia rispetto alla crescita (Figura 4.2). Con poche eccezioni, i paesi europei più egualitari nel 25 non solo sono cresciuti di più nel periodo 25-21, ma presentano anche, alla fine del periodo, un prodotto pro capite maggiore rispetto a molti altri paesi più disuguali. Nel 21 la correlazione fra l indice di disuguaglianza del Gini e il livello del Pil pro capite è negativa sia per il gruppo di paesi ex-socialisti dell Europa orientale e balcanica (-,82), sia per quelli dell Europa occidentale e meridionale. Per questi ultimi, escludendo il dato anomalo del Lussemburgo (il cui reddito supera di 2,5 volte quello medio dell Europa a 27), è pari a -,67. Anche la correlazione fra la media dei tassi di crescita del Pil negli anni e la disuguaglianza osservata nel momento iniziale del periodo è negativa sia per i paesi occidentali e meridionali (-,47) sia per quelli orientali e balcanici (-,15 con la Polonia, che costituisce una delle poche eccezioni, e -,38 senza). L Italia mostra il più basso tasso di crescita di tutti i 27 paesi dell Unione e fa registrare un livello di disuguaglianza iniziale piuttosto elevato. Fra i paesi dell Europa occidentale e meridionale soltanto Portogallo, Regno Unito e Grecia erano più disuguali dell Italia nel 25. La relazione positiva fra equità e crescita economica che si osserva per i due gruppi di paesi, comunque, non assicura di per sé l esistenza di un rapporto di causa-effetto immediato fra le due grandezze per ogni singolo paese. Studi recenti mostrano che il legame fra crescita ed equità dipende dal contesto sociale, istituzionale ed economico, oltre che dalle condizioni iniziali del processo di sviluppo. L effetto dell eguaglianza sulla crescita può essere, ad esempio, precluso se la coesione sociale è minacciata da lesioni dei diritti di proprietà e dalla diffusione di attività rentseeking (per esempio, da fenomeni di corruzione, da rendite di posizione, dall intermediazione parassitaria dell economia irregolare, ecc.). Purtroppo, come abbiamo visto nel precedente capitolo, la presenza di varie inefficienze nei mercati dei prodotti e dei fattori, nonché un elevata quota di economia sommersa, fanno sì che il nostro Paese soffra di alcuni di queste lesioni che, non a caso, in momenti di difficoltà economica come quello presente mettono a rischio la coesione sociale. La relazione tra crescita ed equità Cfr. Ocse, 211.

6 Istat Rapporto annuale 212 CRESCITA E DISUGUAGLIANZE: EVIDENZE E TEORIE Sin dagli anni 9, numerosi studi basati su ampi confronti internazionali hanno ricercato l evidenza di effetti positivi dell eguaglianza sulla crescita, trovando riscontri empirici nei dati 1 riferiti al periodo Per nove economie avanzate, per le quali erano disponibili dati sufficienti, l ipotesi è stata esplorata lungo l arco di 15 anni ( ) ed ha individuato un effetto positivo dell uguaglianza sulla crescita in tutti gli stadi del processo di sviluppo economico. Questi risultati sono stati spiegati soprattutto come l effetto delle maggiori spese per l istruzione delle famiglie meno abbienti, favorite dalla redistribuzione del reddito, in congiunzione con imperfezioni del mercato dei capitali. La catena degli effetti di causalità, quale individuata da alcuni autorevoli studiosi, 2 si traduce nel fatto che la diffusione dell istruzione fra i giovani delle famiglie a basso reddito ha effetti sia in termini di incremento della mobilità sociale, sia di accrescimento dell investimento in capitale umano, che a sua volta costituisce un fattore di crescita di lungo periodo. Sulla base di queste interpretazioni, si è sostenuto che non solo non si riconosce un conflitto fra equità ed efficienza nel lungo periodo, ma che, al contrario, la redistribuzione dei redditi produce un doppio effetto positivo, consentendo di perseguire congiuntamente sia l obiettivo del contenimento della povertà, che quello del raggiungimento dell efficienza. Nel dibattito a proposito del legame fra crescita, equità e sviluppo umano si possono sinteticamente indicare due diverse posizioni. La prima, largamente diffusa, assegna priorità alla crescita, sottolineando che si tratta di una condizione necessaria e sufficiente per la riduzione delle disuguaglianze sociali. In pratica, questa visione coincide con l aspettativa ottimistica di una diffusione automatica dei benefici della crescita presso tutti gli strati sociali e ha una lunga tradizione nel pensiero economico. Un secondo punto di vista ritiene che la crescita del prodotto sia una condizione necessaria, ma non sufficiente, per lo sviluppo umano e sottolinea l esistenza di un interdipendenza che la accomuna ad equità e sviluppo. Questo modello di crescita inclusiva, che si declina anche in pari opportunità di genere e eguale diritto di accesso a beni immateriali primari come l istruzione, la salute, i diritti civili, è sotteso alle iniziative di molte organizzazioni internazionali (come per esempio il Millennium Development Goals delle Nazioni Unite) Vedi in per saperne di più Persson, T. e G. Tabellini, Vedi in per saperne di più T. Gylfason e G. Zoegan, 23.

7 4. Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini Figura 4.1 Pil pro capite e disuguaglianza dei redditi nei paesi dell Ue27 - Anno 21 (a) (numeri indice Ue=1 e indice di Gini) Irlanda Germania Danimarca Austria 13 Svezia Regno Unito Belgio 11 Francia Finlandia 11 Spagna Grecia Italia Cipro Repubblica Ceca Slovenia 9 Pil pro capite 9 Malta Paesi Bassi Portogallo 7 Pil pro capite Estonia Polonia Slovacchia 7 Lituania Lettonia Ungheria Romania 5 5 Bulgaria Indice di Gini 21 Indice di Gini 21 Fonte: Eurostat, Eu Silc (a) Il Lussemburgo, escluso dal grafico in quanto dato anomalo (Pil 271), ha un indice di Gini pari a 27,9. Figura 4.2 Pil pro capite e disuguaglianza nei redditi nei paesi dell Ue27 - Anni (tassi di crescita medi annui e indice di Gini) 6 6 Slovacchia 5 5 Polonia Repubblica Ceca 4 4 Bulgaria Romania 3 Malta 3 Lituania Cipro Lussemburgo Slovenia Estonia 2 Spagna Regno Unito Portogallo Italia Grecia Paesi Bassi Belgio Irlanda Austria Finlandia Germania Svezia 2 Lettonia 1 Tasso medio annuo di crescita 1 Tasso medio annuo di crescita Ungheria Francia Danimarca Indice di Gini 25 Indice di Gini 25 Fonte: Eurostat, Eu Silc 217

8 Istat Rapporto annuale Distribuzione dei redditi da lavoro e delle opportunità di occupazione Il divario di reddito tra uomini e donne occupati è forte e cresce all aumentare del reddito La distribuzione del reddito lordo da lavoro (dipendente e autonomo) è influenzata da una serie di caratteristiche individuali come il genere, l età, l istruzione, il tipo di professione, il settore di attività, il contratto di lavoro (a tempo indeterminato, part time o a tempo determinato), la presenza di figli, l area territoriale di appartenenza. L analisi dei dati dell indagine Istat sui redditi e le condizioni di vita, attraverso una regressione quantilica, 2 consente di evidenziare con maggiore precisione il peso di ciascuna di queste variabili nel determinare la probabilità che un individuo si collochi in una fascia particolare della distribuzione del reddito, e (con una stima logit che integra l analisi dei redditi) la sua probabilità di ottenere un lavoro. 3 Un primo risultato che emerge da tale analisi, e in modo comune a tutte le macroaree territoriali, è il significativo divario di reddito tra uomini e donne occupati (Figura 4.3): per gli uomini occupati, infatti, è relativamente più facile raggiungere livelli più elevati di reddito da lavoro che per le occupate. Tale differenza sussiste per qualunque livello di reddito, ma al crescere di quest ultimo il divario di genere acquista un peso sempre più rilevante. Questo risultato sostiene l ipotesi dell esistenza di un soffitto di cristallo che mantiene la maggior parte delle occupate sotto i livelli più alti di reddito. Inoltre, il profilo dei parametri stimati per gli uomini, costantemente crescente dai livelli più bassi fino a quelli più alti di reddito, segnala che tale soffitto, per rimanere in metafora, è anche inclinato, nel senso che comincia a limitare le possibilità di crescita retributiva per le occupate sin da livelli di reddito non molto elevati. Le donne con figli hanno minori probabilità di occupazione rispetto a quelle senza figli. D altra parte, la presenza di figli minori ha un effetto positivo nel determinare la collocazione degli uomini occupati sulla scala dei redditi, sia rispetto agli uomini senza figli, sia rispetto alle donne con e senza figli. Fermo restando lo svantaggio di tutte le donne occupate rispetto agli uomini, per le lavoratrici la presenza di figli minori determina un leggero svantaggio distributivo nel Mezzogiorno, rispetto alle altre occupate, mentre non ha effetti apprezzabili nel Nord e determina Tavola 4.1 Probabilità di occupazione rispetto alle categorie di riferimento per ripartizione geografica - Anno 29 (odds ratio) 218 CARATTERISTICHE Nord Centro Mezzogiorno Stima Intervallo al 95% Stima Intervallo al 95% Stima Intervallo al 95% GENERE E PRESENZA DI FIGLI IN FAMIGLIA (rif. donna con figli) Uomini senza figli 6,15 6,12 6,19 6,46 6,41 6,51 6,9 6,87 6,93 Uomini con figli 9,28 9,21 9,36 9,87 9,75 9,98 14,32 14,23 14,4 Donne senza figli 1,65 1,64 1,65 1,27 1,26 1,28 1,28 1,28 1,29 ETÀ (rif anni) anni,76,76,77,43,43,43,44,44, anni 1,76 1,75 1,77 1,32 1,31 1,33,9,89, anni 2,21 2,2 2,22 1,49 1,48 1,5 1,1 1, 1,1 TITOLO DI STUDIO (rif. licenza media, elementare o nessun titolo di studio) Laurea o superiore 3,57 3,55 3,59 4,14 4,11 4,18 7,63 7,58 7,67 Scuola secondaria 2,5 2,49 2,51 2,47 2,46 2,49 2,4 2,3 2,5 Fonte: Elaborazione su dati Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc 2 L analisi è condotta stimando 99 regressioni quantiliche. Per ogni percettore, il reddito lordo da lavoro è diviso per la mediana della stessa variabile nell area geografica considerata. 3 La probabilità di occupazione è stimata per tutti gli individui di età compresa fra i 15 e i 65 anni ad eccezione degli studenti, dei ritirati dal lavoro e degli inabili al lavoro. In questo paragrafo, per occupato si intende un individuo che abbia percepito redditi da lavoro dipendente o autonomo nell anno di riferimento dei redditi considerato dall indagine sui redditi e le condizioni di vita (29).

9 4. Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini Figura 4.3 Effetti del genere e della presenza di figli minori in famiglia, dell età e del titolo di studio sulla distribuzione del reddito da lavoro per ripartizione geografica - Anno 29 (a) (parametri delle regressioni quantiliche) Genere e presenza di figli minori in famiglia,6,6,6 Nord Centro Mezzogiorno,4,4,4,2,2,2 Parametri -,2 -,2 -,2,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 Quantili di reddito da lavoro Uomini senza figli Uomini con figli Donne senza figli <riferimento> Donne con figli Età Mezzogiorno,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 -,5 Centro -1,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 Quantili di reddito da lavoro -,5 Nord -1,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 -,5-1 Parametri anni anni 65 e più <riferimento> Titolo di studio 1,5 Nord 1,5 1,5 Centro Mezzogiorno 1 1 1,5,5,5 Parametri -,5 -,5 -,5,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 Quantili di reddito da lavoro Laurea o superiore Diploma di scuola secondaria superiore <riferimento> Diploma di scuola media o elementare o nessuno Fonte: Elaborazione su dati Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc (a) Le curve dei parametri stimati (asse verticale) mostrano gli effetti sulla distribuzione dei redditi in relazione alla categoria di riferimento, valutati sull intera distribuzione del reddito da lavoro (asse orizzontale). Un valore sopra lo zero indica un vantaggio rispetto alla categoria di riferimento. Un valore sotto lo zero indica una situazione di svantaggio. 219

10 Istat Rapporto annuale un leggero vantaggio nel Centro. Le donne con figli minori mostrano anche basse opportunità di occupazione in tutte le macroaree del paese (Tavola 4.1), mentre il contrario accade quando ad avere figli minori è un uomo: la probabilità di trovare un lavoro, rispetto a una donna con analoghe caratteristiche parentali, è circa 9 volte maggiore nel Nord, 1 volte nel Centro e ben 14 volte nel Mezzogiorno. Gli effetti dell età sulla distribuzione dei redditi da lavoro, sostanzialmente simili nelle tre macroaree, riflettono coeteris paribus un profilo del reddito crescente al crescere dell età, aspetto in parte legato alla progressione delle carriere per anzianità che in Italia ha avuto, per lungo tempo, ampia diffusione (Figura 4.3). Rispetto alla classe di età anni, dove il reddito è massimo, gli occupati di età inferiore ai 25 anni e quelli dai 25 ai 44 guadagnano importi inferiori e sono più frequentemente collocati nella parte meno alta della distribuzione. I giovani di età inferiore ai 24 anni che non risultano impegnati in corsi di studio sono anche la classe di età più svantaggiata in termini di probabilità di occupazione nelle tre macroaree. Rispetto al resto del Paese, nelle regioni meridionali i giovani registrano più difficoltà nell accesso al mercato del lavoro: nel Nord e nel Centro, infatti, le probabilità di occupazione delle persone fra i 25 e i 34 anni, così come quelle della classe dai 35 ai 44 anni, sono leggermente superiori rispetto a quelle della classe più anziana (45-64 anni). Nel Mezzogiorno, al contrario, sono gli individui di età inferiore ai 35 anni ad avere le minori probabilità di guadagnare un reddito da lavoro rispetto a quelli di età fra i 35 e i 64 anni. I risultati che emergono dalle stime relativamente al ruolo dell istruzione, che valutano gli effetti del detenere il diploma di laurea (o titolo superiore) rispetto a quello di terza media (o titolo inferiore), indicano che i vantaggi dell istruzione sono tanto più importanti quanto più alto è il livello relativo di reddito che si prende in considerazione (Figura 4.3). Il divario di guadagni dovuto all istruzione è massimo quando si confrontano i più ricchi fra i laureati con i più ricchi fra i lavoratori meno istruiti. In termini monetari, il vantaggio relativo dei laureati è abbastanza contenuto nella parte meno ricca della distribuzione (per i percentili più bassi il divario rispetto a chi ha la terza media o un titolo inferiore non è maggiore del 5 per cento del reddito da lavoro mediano della macroarea considerata), mentre raggiunge un entità consistente nella parte ricca della distribuzione, al di sopra del sessantesimo percentile. Sempre rispetto a chi ha la licenza media o un titolo inferiore, i lavoratori con diploma di scuola secondaria superiore hanno un vantaggio più contenuto, che soltanto nel Mezzogiorno e per la parte ricca della distribuzione supera il 2 per cento del valore del reddito mediano da lavoro dell area geografica di residenza. Risultati del tutto analoghi valgono per le probabilità di avere un occupazione: i laureati hanno maggiori opportunità di guadagnare redditi da lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno, dove la probabilità di trovare un occupazione per chi ha un istruzione universitaria è circa sette volte maggiore rispetto a chi possiede la licenza media o un titolo inferiore. L instabilità nel tempo del lavoro (qui rappresentata dal verificarsi, per un occupato, di periodi di disoccupazione o inattività nel corso dell anno) ha, come è ragionevole attendersi, conseguenze sulla disuguaglianza dei redditi da lavoro (Figura 4.4) negative e molto rilevanti, di entità paragonabile in valore assoluto a fattori come l istruzione superiore o la migliore qualificazione professionale (imprenditori, liberi professionisti e dirigenti). Peraltro, l incidenza di questa variabile è più forte nell area bassa della distribuzione. Il lavoro a tempo parziale presenta effetti sulla disuguaglianza simili nel segno a quelli dell instabilità temporale del lavoro, sebbene di entità inferiore e relativamente meno gravi nella parte povera della distribuzione. Parimenti, la presenza di contratti a termine (sia quelli di lavoro dipendente sia quelli di collaborazione parasubordinata, che qui sono classificati separatamente dagli altri lavoratori autonomi) produce effetti negativi, rispetto ai lavoratori dipendenti a tempo

11 4. Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini Figura 4.4 Effetti della stabilità dell occupazione, della posizione professionale, della professione e del settore di attività economica sulla distribuzione del reddito da lavoro per ripartizione geografica - Anno 29 (a) (parametri delle regressioni quantiliche) Stabilità dell'occupazione Parametri -,5 -,5 -,5-1 Nord,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1-1 Centro,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 Mezzogiorno -1,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 Posizione professionale Quintili di reddito da lavoro Inattivo parte dell'anno Part-time <riferimento> Occupato intero anno 1 Nord 1 Centro 1 Mezzogiorno,5,5,5 Parametri -,5,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 -,5,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 -,5,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 Quantili di reddito da lavoro Lavoro autonomo Dipendente t. determinato e Co.Co.Pro. <riferimento> Dipendente t. indeterminato Professione Parametri 3 2,5 2 1,5 1,5 -,5 Nord 3 2,5 Centro 2 1,5 1,5 -,5 3 Mezzogiorno 2,5 2 1,5 1,5,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 Quantili di reddito da lavoro -,5 221 Managers, dirigenti (ISCO=1) Professionisti e tecnici qualificati (ISCO=2,3) <riferimento> Operai Impiegati (ISCO=4,5) Professioni elementari (ISCO=9) (ISCO=6,7 e 8) Settore di attività economica,5 Nord,5 Centro,5 Mezzogiorno Parametri -,5,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 -,5,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 -,5,1,2,3,4,5,6,7,8,9 1 Quantili di reddito da lavoro Agricoltura Servizi <riferimento> industria Fonte: Elaborazione su dati Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc (a) Le curve dei parametri stimati (asse verticale) mostrano gli effetti sulla distribuzione dei redditi in relazione alla categoria di riferimento, valutati sull intera distribuzione del reddito da lavoro (asse orizzontale). Un valore sopra lo zero indica un vantaggio rispetto alla categoria di riferimento. Un valore sotto lo zero indica una situazione di svantaggio.

12 Istat Rapporto annuale 212 indeterminato, generalmente inferiori al 12 per cento del reddito mediano da lavoro nel Nord, mentre risulta compresa fra il 15 e il 2 per cento nel Centro e nel Mezzogiorno (Figura 4.4). Gli effetti distributivi della variabile rappresentati da una posizione di lavoro autonomo sono del tutto peculiari e riflettono la maggiore dispersione dei redditi di questa categoria di lavoratori. Nella metà sinistra (meno ricca) della distribuzione, ai lavoratori autonomi sono associate maggiori probabilità di guadagnare redditi più bassi di quello mediano (rispetto alla metà meno ricca dei dipendenti a tempo indeterminato). Nella metà destra, la più ricca, accade il contrario: gli autonomi hanno un vantaggio distributivo sui dipendenti, nel senso che hanno relativamente più opportunità di guadagnare redditi maggiori di quello mediano. Infine, gli effetti differenziali associati al tipo di professione e al settore di attività riflettono verosimilmente divari di produttività (Figura 4.4). I vantaggi degli impiegati sugli operai, come quelli degli stessi operai sulle professioni elementari, sono abbastanza contenuti e concorrono meno di quanto ci si potrebbe aspettare alla disuguaglianza complessiva. In questo campo, come atteso, sono più importanti, soprattutto nel determinare opportunità di alti guadagni, il possesso di qualifiche dirigenziali e lo svolgimento di professioni tecniche ad alta specializzazione Il prelievo sui redditi individuali: progressività delle imposte dirette 222 Perseguire l equità è uno dei principi informatori della struttura impositiva dei sistemi tributari moderni. In particolare, progressività del prelievo, regime delle detrazioni e deduzioni, scelta dell unità impositiva (ovvero del soggetto da tassare, se individuo o famiglia) sono le variabili che concorrono a determinare il grado di equità perseguito dal sistema. Tecnicamente, un imposta è progressiva se il rapporto fra prelievo e reddito (incidenza) aumenta al crescere del reddito e nel sistema tributario italiano il principio della progressività è adottato con riferimento ai redditi individuali, attraverso le aliquote dell Imposta sui redditi delle persone fisiche (Irpef) applicate ai vari scaglioni di reddito (ossia ripartendo il reddito imponibile in fasce, a ognuna delle quali viene separatamente applicata un aliquota marginale via via crescente). Il grado effettivo di progressività è determinato, oltre che dalle aliquote, dalle deduzioni dall imponibile, 4 che riducono la quota di reddito sottoposta alle aliquote più alte, e dalle detrazioni, che si applicano direttamente sull imposta, 5 riducendo l importo da versare. L insieme delle deduzioni e delle detrazioni previsto dalla normativa italiana è divenuto negli anni, a seguito di aggiunte e sovrapposizioni che si sono sommate nel tempo, molto eterogeneo, finendo per determinare una sorta di personalizzazione dell imposta. L ammontare di questa, infatti, dipende non solo dai redditi percepiti, ma da un vasto insieme di caratteristiche e di comportamenti che differenziano i contribuenti, con conseguente alterazione del regime generale di progressività e una possibile distorsione nel perseguimento degli obiettivi di equità. 4 In questo paragrafo vengono considerate la deduzione per l abitazione principale e gli oneri deducibili (cfr. Sezione II, quadro RP del Modello unico persone fisiche 21): contributi previdenziali e assistenziali, assegno periodico corrisposto al coniuge, contributi per addetti ai servizi domestici e familiari, erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose, spese mediche e di assistenza per disabili, previdenza complementare e altri oneri. 5 Si tratta delle detrazioni per lavoro dipendente e autonomo, della detrazione per carichi familiari e delle detrazioni per oneri e spese (cfr. Sezione I, III, IV, V, VI, e VII del quadro RP del Modello unico persone fisiche 21): spese sanitarie, spese veicoli per disabili, spese per l acquisto di cani guida, interessi per mutui ipotecari e per prestiti, assicurazione sulla vita e contro gli infortuni, spese di istruzione, spese funebri, spese per addetti all assistenza personale, spese per attività sportive praticate da ragazzi, spese per intermediazione immobiliare, spese per canoni di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede; spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio per le quali spetta la detrazione del 41 o del 36 per cento; oneri per i quali è riconosciuta la detrazione del 2 per cento; spese per interventi finalizzati al risparmio energetico; detrazioni per canoni di locazione e altre detrazioni.

13 4. Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini I dati dell indagine sui redditi e sulle condizioni di vita (Eu Silc) consentono di calcolare, per un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, l incidenza effettiva delle imposte sui redditi, tenendo conto degli articolati effetti delle deduzioni e delle detrazioni sui singoli individui. Oltre all Irpef, alle addizionali regionali e comunali, all imposta sostitutiva sulle attività produttive e all imposta sui redditi a tassazione separata, è stata stimata anche quella parte dell imposta regionale sulle attività produttive (Irap) che grava sul reddito da lavoro autonomo dell intervistato. Aggregando i risultati per famiglia, è possibile capire se e in quale misura la progressività a livello individuale è compatibile con obiettivi di equità quando si considera la distribuzione dei redditi familiari. In accordo con le definizioni della normativa tributaria, per ogni individuo del campione sono stati rilevati da fonti amministrative (o stimati con un modello di microsimulazione) il reddito complessivo Irpef, il reddito imponibile (al netto delle deduzioni) e l imposta, sia al lordo, sia al netto delle detrazioni. Il reddito così calcolato, nel seguito indicato come reddito prima delle imposte, non necessariamente coincide con il reddito complessivo, per effetto di abbattimenti dell imponibile che intervengono nelle fasi precedenti alla dichiarazione dei redditi Detrazioni e deduzioni Irpef Dall analisi dei dati emerge che le detrazioni Irpef rappresentano la parte preponderante dei benefici fiscali per le classi di reddito individuale più basse, mentre le deduzioni sono significativamente più consistenti per i redditi più alti (Figura 4.5). Tuttavia, come si vedrà meglio in seguito, per molti contribuenti con i redditi individuali più bassi le detrazioni spettanti non possono essere interamente godute quando sono maggiori dell imposta lorda (incapienza). Le detrazioni sono pari, in media, a circa 1.5 euro per i redditi prima dell imposta individuali inferiori ai 15 mila euro, a 1.7 euro per quelli compresi fra i 15 e i 28 mila euro e scendono progressivamente fino a circa mille euro per i redditi più elevati. Al contrario, le deduzioni risultano inferiori ai mille euro per i redditi della classe più bassa (meno di 28. euro), per poi salire in maniera esponenziale e raggiungere circa 5.7 euro per i redditi più elevati (Tavola 4.2). Le detrazioni per i redditi da lavoro (che comprendono i redditi da lavoro dipendente e assimilati, da pensione, da lavoro autonomo e d impresa in contabilità semplificata e altri redditi minori) costituiscono una parte rilevante dell attuale struttura dell Irpef e hanno un disegno Le detrazioni... e gli effetti sulla progressività 223 Figura 4.5 Deduzioni e detrazioni per classe di reddito individuale (prima dell imposta) - Anno 29 (valori medi in euro) Fino a Oltre 75. Deduzioni Detrazioni Fonte: Elaborazione su dati Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc 6 Per maggiori informazioni si veda: Istat, La metodologia di stima dei redditi lordi nell indagine Eu Silc - Indagine europea sui redditi e le condizioni di vita delle famiglie, Metodi e Norme n. 49, 211.

14 Istat Rapporto annuale 212 Tavola 4.2 Benefici fiscali per tipologia e classe di reddito individuale (prima delle imposte) - Anno 29 (media in euro) CLASSI DI REDDITO Deduzioni Detrazioni Abitazione Oneri Totale Per redditi Per carichi Per oneri Totale principale deducibili da lavoro di famiglia detraibili 224 Differenze, nelle detrazioni,tra lavoro autonomo e lavoro dipendente Fino a Oltre Totale Fonte: Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc complessivamente compatibile con la progressività dell imposizione, poiché decrescono all aumentare del reddito. Esse ammontano, in media, a circa 1.2 euro per i redditi individuali più bassi e si annullano per quelli superiori ai 55. euro. Tuttavia, alcune distorsioni si evidenziano circa la parità di trattamento tra individui nella stessa classe di reddito, in modo particolare per quelli collocati nelle fasce più basse: infatti, le detrazioni da lavoro variano a seconda della fonte del reddito e quindi determinano aliquote medie diverse per contribuenti che hanno lo stesso imponibile. La soglia di esenzione dall imposta (no tax area), che, in assenza di altre detrazioni, dipende dall entità della detrazione per lavoro, è pari a 8. euro per i redditi da lavoro dipendente, a 7.5 euro per le pensioni (7.75 per i contribuenti di età superiore a 75 anni) e a 4.8 euro per i redditi da lavoro autonomo. La differenza si riduce gradualmente al crescere del reddito: ad esempio, un imponibile pari a 1. euro, in assenza di oneri detraibili e carichi familiari, ha un imposta Irpef del 12 per cento nel caso in cui provenga da lavoro autonomo e del solo 5 per cento se, invece, la fonte è il lavoro dipendente. Le detrazioni per carichi di famiglia 7 consentono di ridurre l imposta soprattutto per i contribuenti che sostengono le famiglie più numerose. A differenza delle detrazioni per reddito da lavoro, quelle per i familiari a carico sono molto contenute per i redditi individuali più bassi (in media 166 euro) e raggiungono il valore più alto (434 euro) nella fascia di redditi compresa tra i 28. e i 55. euro, per poi decrescere. Il risultato ottenuto per la classe più bassa di reddito prima delle imposte è dovuto all effetto dell incapienza, che si verifica quando la detrazione è maggiore dell imposta lorda e non può essere interamente sfruttata dal beneficiario. Le spese detraibili dall imposta, infine, risultano essere più elevate per le classi più alte di reddito individuale: fra queste, le principali sono le spese mediche del contribuente e dei suoi familiari, che rappresentano più del 6 per cento degli oneri detraibili, e le spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio (circa il 33 per cento del totale). Tecnicamente, la distribuzione delle detrazioni per spese mediche contribuisce a ridurre il grado di progressività dell imposta a livello individuale, anche se la valutazione dal punto di vista dell equità generale di tale situazione non può non tenere conto di molti altri aspetti collegati alla tutela del bene salute (cfr. paragrafo 4.2.3). 7 Il coniuge, i figli o altri familiari sono considerati fiscalmente a carico se non possiedono redditi, al lordo degli oneri deducibili, per un ammontare superiore a euro 2.84,51. Possono essere fiscalmente a carico: - il coniuge non legalmente ed effettivamente separato; - i figli, anche se naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati; - i seguenti altri familiari: - il coniuge legalmente ed effettivamente separato; - il coniuge non legalmente ed effettivamente separato; - i discendenti dei figli; - i genitori e gli ascendenti prossimi, anche naturali; - i genitori adottivi; - i generi e le nuore; - il suocero e la suocera; - i fratelli e le sorelle, anche unilaterali.

15 4. Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini Figura 4.6 Detrazioni d imposta per tipo di reddito percepito e classe di reddito individuale (prima dell imposta) - Anno 29 (in percentuale del reddito) Fino a Oltre 75. Lavoro dipendente Lavoro autonomo Pensione Fonte: Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc In totale, le detrazioni d imposta sono pari al 6,8 per cento del reddito individuale prima delle imposte e sono relativamente più elevate per i redditi più bassi. Fra questi ultimi, tuttavia, si registra una differenza a seconda del tipo di reddito: sono pari al 21 per cento per i redditi da lavoro dipendente e al 16 per cento circa per i redditi autonomi e per quelli da pensione, in quanto i redditi autonomi più bassi sono associati a minori detrazioni per lavoro, quelli da pensione a minori detrazioni per familiari a carico. Le detrazioni decrescono all aumentare del reddito individuale (appena l uno per cento per i redditi individuali superiori ai 75. euro), così come la differenza tra redditi individuali dipendenti e autonomi diminuisce al crescere del reddito, fino ad annullarsi al di sopra dei 55. euro (Figura 4.6). In complesso, quindi, le detrazioni aumentano il grado di progressività dell Irpef a livello individuale, sia pure in misura leggermente inferiore per i redditi da lavoro autonomo Incapienza delle detrazioni d imposta L ordinamento vigente non prevede un beneficio monetario per il contribuente (imposta negativa) in caso di incapienza delle detrazioni. Quando la somma delle detrazioni spettanti è maggiore dell imposta lorda, infatti, le detrazioni in eccesso (che non trovano capienza nell imposta lorda) vengono perse, poiché l importo eccedente non può essere chiesto a rimborso o portato in compensazione di altri tributi. 8 E ovvio che l incapienza contribuisce a ridurre gli effetti positivi delle detrazioni sulla progressività dell imposta a livello individuale. L incapienza coinvolge più di 4 milioni di persone, tra le quali circa il 64 per cento è rappresentato da ritirati dal lavoro e individui in altra condizione, il 21 per cento da lavoratori dipendenti e il 9 per cento da lavoratori autonomi. In media, le detrazioni non ottenute per incapienza rappresentano il 9,3 per cento del reddito prima delle imposte degli individui (in media 594 euro, Tavola 4.3) e raggiungono il 1,5 per cento per i redditi inferiori ai 1. euro. A quest ultima Un fenomeno che interessa più di 4 milioni di persone 225 Tavola 4.3 Detrazioni non ottenute per incapienza, per classe di reddito individuale (prima delle imposte) - Anno 29 (valori medi in euro e in percentuale del reddito) CLASSI DI REDDITO Media in euro % Fino a , , , ,8 Totale 594 9,3 Fonte: Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc 8 Solo nel caso della ulteriore detrazione per figli a carico, prevista per un numero di figli superiore a tre, e della speciale detrazione per spese sanitarie per determinate patologie, per la parte eccedente l imposta lorda (incapiente) viene riconosciuto un credito utilizzabile nella dichiarazione successiva.

16 Istat Rapporto annuale 212 Tavola 4.4 Detrazioni non ottenute per incapienza, per ripartizione geografica e caratteristiche individuali - Anno 29 (in percentuale del reddito) CARATTERISTICHE Nord-ovest Nord-est Centro Mezzogiorno Italia SESSO Maschio 11,8 9,9 9,7 1,8 1,6 Femmina 8,8 8,2 7,7 9,1 8,6 CLASSE DI ETA' Meno di 35 anni 11,8 15,2 11,2 14,9 13, anni 1,1 9,6 12,4 11,8 11, anni 12,6 11,5 13,4 12,8 12, anni 11,2 9,5 8,3 9,5 9,6 65 anni o più 6,9 6,6 5, 6,9 6,5 CONDIZIONE PROFESSIONALE Dipendente 8, 9,3 1,5 1,4 9,6 Autonomo 13,6 14,9 12,1 16,9 15, Disoccupato 14,8 19,3 11,5 11,1 12,5 Altra condizione 13,1 1,7 8,5 1,1 1,5 Ritirato dal lavoro 6,9 5,9 5,5 7,2 6,5 Totale 9,5 8,7 8,3 9,9 9,3 Fonte: Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc classe di reddito individuale spetterebbe oltre l 85 per cento dell ammontare totale delle detrazioni perdute a causa dell incapienza. In rapporto al reddito individuale prima delle imposte, la perdita è più elevata per i lavoratori autonomi (15 percento), i disoccupati (12,5 percento) e tra i giovani con meno di 35 anni (13,5 per cento) (Tavola 4.4). Inoltre, risulta maggiore per i contribuenti del Sud e delle Isole (9,9 per cento) e del Nord-ovest (9,5 per cento) Aliquote medie e incidenza delle imposte sui redditi individuali 226 Nel 29, nella prima classe di reddito individuale prima delle imposte (meno di 15. euro), 9 l aliquota media delle imposte dirette 1 inclusa l Irap risulta più elevata per i redditi da lavoro autonomo (Figura 4.7). Tra i 15. e i 25. euro le aliquote medie per i redditi autonomi sono di entità paragonabile a quelle per i redditi da lavoro dipendente e a quelle per le pensioni (queste ultime non mostrate nella Figura), mentre a partire dalla terza classe di reddito (sopra i 25. euro) l aliquota media per i redditi individuali da lavoro dipendente risulta circa 4 punti percentuali più alta di quella relativa ai redditi da lavoro autonomo. L aliquota media sui redditi da lavoro autonomo fin qui considerata è calcolata includendo l Irap. Se non si tenesse conto di quest ultima imposta, il vantaggio rispetto al lavoro dipendente sarebbe più marcato (attorno agli otto punti percentuali) per i redditi superiori a 25. euro e non irrilevante (poco meno di 4 punti) per quelli fra i 1. e i 25. euro. Soltanto per i redditi inferiori ai 1. euro le aliquote, al netto Irap, sarebbero di entità comparabile. L incidenza delle imposte dirette 11 al netto dell Irap sui redditi individuali prima delle imposte è complessivamente del 18,6 per cento, con differenze significative per tipologia e classe di reddito (Tavola 4.5): infatti, essa è del 21 per cento per il complesso dei redditi da lavoro autonomo (del 18 per cento se si esclude l Irap) e del 19,9 per cento per i redditi da lavoro dipendente. 9 Le imposte dirette stimate in Eu Silc comprendono l Irpef, le addizionali regionale e comunale, l imposta sostitutiva sulle attività finanziarie e sui redditi a tassazione separata. L imposta sul reddito da lavoro autonomo è calcolata sia al netto sia al lordo di quella parte dell Irap (imposta regionale sulle attività produttive) che grava sul reddito del contribuente autonomo. Per questa parte, l Irap è assimilabile a una imposta diretta. 1 Per aliquota media, in quanto segue, si intende la media delle aliquote calcolate a livello individuale, per tutti i percettori della classe di reddito considerata. 11 L incidenza è calcolata come rapporto tra il gettito delle imposte e il reddito totale prima delle imposte per i contribuenti.

17 4. Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini Figura 4.7 Imposte (al lordo e al netto dell Irap) per tipo di reddito percepito e classe di reddito individuale (prima dell imposta) - Anno 29 (media delle aliquote individuali) Fino a Più di 13. Lavoro dipendente Lavoro autonomo Lavoro autonomo al netto Irap Fonte :Elaborazione su dati Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc Tavola 4.5 Imposte dirette sui redditi individuali da lavoro, per classe di reddito (prima delle imposte) - Anno 29 (in percentuale del reddito) CLASSI DI REDDITO Lavoro dipendente Tipo di reddito dichiarato Di cui: solo se unico reddito dichiarato Lavoro autonomo Lavoro Lavoro autonomo Al lordo Al netto dipendente Al lordo Al netto dell'irap dell'irap dell'irap dell'irap Fino a 15. 8,6 11,1 8,7 6,9 1,9 7, ,7 16,2 13,2 17,8 17,9 14, ,1 2,7 17,7 24,4 21,4 18, ,8 29,6 26,2 34,5 28,6 25,9 Oltre ,6 34,3 3,9 35,3 33,2 3,2 Totale 19,9 21, 18, 15,8 17,7 14,5 Fonte: Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc La differenza fra le incidenze effettive al lordo e al netto dell Irap fornisce un indicazione dei potenziali effetti, coeteris paribus, dell abolizione dell imposta regionale sulle attività produttive: sopra i 15. euro i redditi individuali da lavoro autonomo vedrebbero aumentare il loro vantaggio relativo rispetto ai redditi da lavoro dipendente, mentre per valori inferiori ai 15. euro si osserverebbe una riduzione dello svantaggio per i redditi autonomi Imposte dirette e distribuzione del reddito familiare A livello familiare le imposte dirette hanno un incidenza del 18,6 per cento sul complesso dei redditi familiari disponibili. Tenuto conto delle deduzioni e delle detrazioni, le imposte dirette sono progressive e riducono la disuguaglianza, sia pure in misura moderata. In base ai dati dell indagine sui redditi e le condizioni di vita, l indice di progressività di Kakwani 12 risulta positivo e quello di Reynolds-Smolensky segnala che la disuguaglianza dei redditi familiari dopo le imposte è leggermente inferiore rispetto a quella esistente prima delle imposte (Tavola 4.6). L insieme delle detrazioni Irpef contribuisce in modo importante alla progressività: i valori dell indice di Kakwani mostrano che questo tipo di benefici fiscali determina un impatto redistributivo delle imposte dirette più che doppio rispetto a una situazione ipotetica senza detrazioni (15,8 invece di 4,7). La progressività cresce soprattutto per effetto delle detrazioni per lavoro e 12 L indice di Kakwani misura la progressività come scostamento rispetto ad un imposta proporzionale ed è dato dal confronto tra la concentrazione dell imposta e l indice di Gini del reddito prima dell imposta. L indice di Reynolds- Smolensky misura la progressività in termini di impatto redistributivo ed è dato dalla differenza tra l indice di Gini prima dell imposta e l indice di concentrazione del reddito dopo l imposta.

18 Istat Rapporto annuale 212 Tavola 4.6 Indici di progressività e di redistribuzione delle imposte dirette - Anno 29 IMPOSTE DIRETTE Reynolds-Smolensky (x 1) Kakwani (x 1) Imposte dirette senza detrazioni 1,615 4,736 Imposte dirette con detrazioni 3,6 15,88 Da lavoro 3,295 12,539 Carichi familiari 2,44 6,456 Al 2% (risparmio energetico: elettrodomestici e motori) 1,61 4,738 Al 36%-41% (recupero edilizio) 1,585 4,715 Al 55% (risparmio energetico edifici) 1,587 4,693 Altre (diverse dal 19%) 1,622 4,778 Spese mediche (19%) 1,63 4,782 Istruzione e cura dei figli (19%) 1,598 4,714 Oneri acquisto prima casa (19%) 1,612 4,777 Altre (19%) 1,67 4,758 Fonte: Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc 228 Le famiglie con un solo percettore pagano un aliquota media più alta di quelle per familiari a carico. Per le altre detrazioni 13 si osservano variazioni meno importanti, alcune delle quali implicano una leggerissima riduzione dell effetto redistributivo. D altra parte, si tratta in molti casi di benefici che intendono non tanto contrastare le disparità di reddito, ma piuttosto fornire incentivi per beni e servizi con importanti esternalità positive (come le spese mediche, per l istruzione, per il risparmio energetico). Poiché il principio della progressività è applicato a livello individuale, una famiglia con un solo percettore paga, a parità di deduzioni e detrazioni, un aliquota media più alta rispetto a un altra in cui lo stesso reddito sia guadagnato da più persone (Figura 4.8). L incidenza delle imposte dirette per l insieme delle famiglie con un solo percettore è quindi maggiore rispetto a quella delle famiglie con due o più percettori per tutte le classi di reddito e in tutte le ripartizioni geografiche (Figura 4.9). Fra le famiglie in cui l unico percettore ha soltanto redditi da lavoro autonomo, quelle che guadagnano meno di 15. euro sono le uniche a far registrare un incidenza dell imposta leggermente superiore rispetto a quella delle famiglie con un solo percettore di redditi da lavoro dipendente. Come si è visto nel paragrafo precedente, ciò dipende soprattutto dal diverso importo della detrazione per lavoro, che determina una differenza di aliquota effettiva per i redditi più bassi. Per effetto del sistema di tassazione individuale, le famiglie con tre o più percettori, aventi ognuno una fonte di reddito diversa, si avvalgono, a parità di reddito familiare, del migliore trattamento fiscale. Grazie alle maggiori detrazioni per familiari a carico e degli assegni familiari, comunque, in presenza di figli minori anche le famiglie con un solo percettore mostrano incidenze abbastanza contenute: per le coppie con tre o più figli (con almeno un minore) essa è del 1,5 per cento, per quelle con due figli, di cui almeno uno minore così come per quelle con un solo figlio minore, il carico fiscale è del 12,1 per cento. Il vantaggio è inferiore per le coppie delle classi più ricche, sia perché sono soggette ad aliquote maggiori, sia perché le detrazioni per familiari a carico si riducono al crescere del reddito imponibile (Figura 4.1). A causa del reddito familiare medio più basso e del più elevato numero di familiari a carico per percettore, per le famiglie del Mezzogiorno l imposizione diretta è del 16,3 per cento, inferiore 13 Le altre detrazioni sono costituite da sconti d imposta pari ad una percentuale di particolari spese. Un primo gruppo è rappresentato dalle spese per interventi di recupero edilizio, detraibili nella misura del per cento, mentre un altro gruppo è quello per gli oneri connessi all acquisto di prodotti a elevata efficienza energetica (elettrodomestici, televisori, computer motori e variatori di velocità), detraibili al 2 per cento. Un terzo gruppo è costituito dagli interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici esistenti, per i quali spetta una detrazione pari al 55 per cento. L ultimo gruppo fa riferimento agli oneri detraibili al 19 per cento e considera quattro categorie di spesa: 1) le spese sanitarie e per l assistenza personale (badanti); 2) le spese per istruzione, attività sportive dei ragazzi, asilo nido e canoni di locazione degli studenti universitari fuori sede; 3) le spese legate agli oneri finanziari legati all acquisto della prima casa; 4) le restanti spese (comprendente una lista di oneri disomogenei che vanno dai premi per l assicurazione vita, alle spese funebri, alle erogazioni liberali a favore di Onlus e partiti politici ecc.).

19 4. Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini Figura 4.8 Imposte per numero di percettori in famiglia, tipo e classe di reddito familiare (prima delle imposte) - Anno 29 (in percentuale del reddito familiare prima delle imposte) UN PERCETTORE Da lavoro dipendente Da lavoro autonomo Da fonte diversa dal lavoro DUE O PIÙ PERCETTORI Da solo lavoro dipendente Da solo lavoro autonomo Da fonti diverse dal lavoro Da lavoro dipendente e autonomo Da lavoro dipendente e non da lavoro Da lavoro autonomo e non da lavoro Da tre fonti diverse TOTALE Oltre 6. Totale Fonte: Elaborazione su dati Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc Figura 4.9 Imposte per numero di percettori in famiglia, classe di reddito familiare (prima delle imposte) e ripartizione geografica - Anno 29 (in percentuale del reddito familiare prima delle imposte) 35 Famiglie con un percettore 35 Famiglie con due o più percettori Oltre Oltre 6. Nord-ovest Nord-est Centro Mezzogiorno Italia Fonte: Elaborazione su dati Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc

20 Istat Rapporto annuale 212 Figura 4.1 Imposte per numero di percettori in famiglia, tipologia familiare e classe di reddito familiare (prima delle imposte) - Anno 29 (in percentuale del reddito familiare prima delle imposte) Famiglie con un percettore Persona sola con meno di 64 anni Persona sola di 65 anni e oltre Coppie senza figli p.r. (a) meno di 64 anni Coppie senza figli p.r. (a) 65 anni e oltre Coppie con un figlio minore Coppie con due figli (almeno un minore) Coppie con tre o più figli (almeno un minore) Coppie con soli figli adulti Monogenitori con almeno un minore Monogenitori con soli figli adulti Altra tipologia Famiglie con due o più percettori Coppie senza figli p.r. (a) meno di 64 anni Coppie senza figli p.r. (a) 65 anni e oltre Coppie con un figlio minore Coppie con due figli (almeno un minore) Coppie con tre o più figli (almeno un minore) Coppie con soli figli adulti Monogenitori con almeno un minore Monogenitori con soli figli adulti Altra tipologia Totale Totale Oltre 4. Totale Fonte: Elaborazione su dati Istat, Indagine sui redditi e le condizioni di vita Eu Silc (a) Persona di riferimento. rispetto al resto del paese (18,9 per cento nel Nord-est, 19,1 per cento nel Centro e 19,9 per cento nel Nord-ovest). Il 95,7 per cento delle famiglie usufruisce di qualche tipo di detrazione Irpef, per un importo medio pari a circa 2.5 euro. Su scala nazionale, gli sconti d imposta corrispondono all 8,2 per cento dei redditi familiari disponibili (inclusi quelli non imponibili) e le tre detrazioni più diffuse sono quella per lavoro, percepita dal 91,3 per cento delle famiglie, quella per le spese mediche (45,9 per cento) e quella per i familiari a carico (43,6 per cento) (Tavole ). Quelle per lavoro e per carichi familiari sono anche le più importanti in rapporto ai redditi familiari, rispettivamente il 5,5 e l 1,6 per cento. Il problema dell incapienza riguarda il 15,6 per cento delle famiglie, per un ammontare di agevolazioni non concesse stimato in circa 2,6 miliardi di euro, pari al 2,7 del reddito disponibile familiare. Le detrazioni per lavoro, conferite su base individuale, crescono al crescere del numero di percettori e per questa ragione aggiungono un motivo di svantaggio, a parità di reddito, per le famiglie con un solo percettore rispetto a quelle con due o più percettori. Per queste ultime lo sconto d imposta per lavoro è pari, in media, a euro, quasi il doppio delle famiglie con un

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