APPUNTI DEL CORSO DI ECONOMIA POLITICA PER LA CLASSE IV PROF. FEDERICO MAZZONE CAP. III LA MONETA

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1 APPUNTI DEL CORSO DI ECONOMIA POLITICA PER LA CLASSE IV PROF. FEDERICO MAZZONE CAP. III LA MONETA 1. Origini e funzioni della moneta Nei moderni sistemi economici la maggioranza dei beni viene prodotta per il mercato e destinata al consumo, che costituisce il fine di ogni attività economica. Nelle economie primitive la situazione era diversa, perché i singoli nuclei familiari erano caratterizzati da una maggiore autosufficienza produttiva, e gli scambi venivano effettuati con il sistema del baratto: ogni bene veniva cioè scambiato con altri beni, e quindi ciascun bene aveva un prezzo in termini di ogni altro bene. Oggi, invece, le economie industriali sono altamente specializzate, nel senso che ogni unità si dedica solo alla produzione di un dato bene. È naturale che con il procedere della divisione del lavoro si renda necessario un intermediario, costituito dalla moneta, in grado di facilitare gli scambi. Il baratto è fonte di gravi inconvenienti in quanto: Richiede la coincidenza fra i bisogni dei compratori e dei venditori Rende difficili gli scambi a causa dell indivisibilità dei beni Implica la conoscenza di una serie innumerevole di ragioni di scambi, cioè il prezzo di ciascun bene in termini di tutti gli altri. Presso i popoli dell antichità vennero usati diversi beni come intermediari degli scambi, a seconda delle abitudini e delle necessità dei popoli stessi: il bestiame, le pelli, il grano, il bronzo, e così via. In teoria ogni bene può fungere da moneta; in realtà, però, solo alcuni metalli sono in grado di assolvere pienamente alle funzioni monetarie, per la presenza delle seguenti caratteristiche: Conservabilità nel tempo; Trasferibilità nel tempo; Stabilità di valore; Divisibilità, cioè attitudine ad essere suddivisi, senza perdita di valore. Queste caratteristiche sono presenti solo nei metalli: perciò, fin dai tempi antichi, i metalli furono usati come segno monetario (moneta-merce). In tempi più vicini a noi alla moneta-merce si è sostituita la moneta cartacea, cui lo Stato conferisce potere liberatorio illimitato. (moneta-segno). La moneta svolge le seguenti funzioni: È mezzo di scambio: essendo accettata con fiducia, supera gli inconvenienti del baratto; È misura del valore: poiché permette di valutare oggettivamente la ragione di scambi dei singoli beni, esprime il loro prezzo come unità di conto; È riserva di valore: poiché consente di trasferire nel tempo la ricchezza, è un ponte tra il presente e il futuro; È mezzo di pagamento: ciò perché serve ad estinguere obbligazioni al di fuori di attività di scambio (pagamento tributi, ecc.). 17

2 L'insieme delle banconote e delle monete usate come mezzo legale di pagamento viene detto circolante. Affinché la moneta assolva alle sue funzioni occorre che sia accettata da tutti, sia cioè facilmente convertibile immediatamente in altri beni: questa caratteristica della moneta prendo il nome di liquidità. 2. Le attività finanziarie e gli aggregati monetari Ciò che abbiamo appena detto in realtà vale solo per la moneta a corso legale, cioè le banconote o le monete metalliche, che godono del più elevato grado di liquidità, in quanto prodotta dalla Banca di emissione ed accettata per legge. Ma esistono, però, diverse forme di moneta, che, anzi, possiamo meglio chiamare attività finanziarie, le quali presentano una diversa liquidità. Fondamentalmente le attività finanziarie si distinguono in due grossi nuclei: la moneta, usata per le transazioni e che si divide a sua volta in circolante e depositi bancari; i titoli, non usati per le transazioni, ma per lucrare un tasso di interesse in funzione del tempo in cui si mantengono. La liquidità è la capacità di un attività finanziaria ad essere trasformata più o meno rapidamente in mezzo di pagamento. I mezzi di pagamento, oltre alla carta moneta, sono: Moneta Bancaria, che è originata dalle banche di credito ordinario, a fronte di un deposito in denaro o un apertura di credito (emissione di assegni bancari per chi ha un C/C, di assegni circolari o vaglia cambiari). Moneta Commerciale, costituita dalle cambiali emesse dai privati. La cambiale commerciale è un titolo di credito dotato di tutela giuridica. Moneta Elettronica, che consiste nel trasferimento di potere di acquisto mediante la registrazione elettronica di istruzioni nella memoria di un calcolatore, in cui sono inseriti i numeri dei conti correnti da addebitare o accreditare (carte di credito e di debito, per es.). In relazione alla rapidità di conversione delle attività patrimoniali, si individuano tre categorie di liquidità, chiamate aggregati monetari: liquidità primaria, indicata con la sigla M 1, che comprende le attività liquide immediatamente spendibili (banconote, monete metalliche, depositi a vista in conti correnti bancari e postali); liquidità secondaria, indicata con la sigla M 2, che comprendem 1 più le attività liquide convertibili in denaro in un periodo tra un mese e due anni, cioè con valore certo a qualsiasi data futura (depositi a risparmio sia bancari che postali, certificati di deposito, fondi monetari); liquidità terziaria, indicata con la sigla M 3, che comprendem 2 più attività meno liquide convertibili in denaro in un periodo compreso tra due e quattro anni (BOT, pronti contro termine ecc ). L insieme di questi strumenti di liquidità determina l offerta di moneta, cioè la quantità complessiva di tutti i mezzi di pagamento circolanti in un sistema in un determinato momento, pari alla moneta legale in circolazione (chiamata circolante ) più i depositi di denaro nelle banche. In simboli abbiamo: M o = Circolante + Depositi bancari Invece, abbiamo la base monetaria, e consideriamo il circolante più le riserve depositate dalle banche presso la Banca Centrale. In simboli abbiamo: B m = Circolante + Riserve bancarie 18

3 3.I sistemi monetari Abbiamo prima accennato alla moneta-merce e alla moneta-segno. Ora dobbiamo precisare che la monetamerce, specialmente se tale merce è un metallo prezioso, ha anche un valore intrinseco, cioè un valore dato dal prezzo di mercato che tale merce ha indipendentemente se sia usata o meno come moneta, invece la moneta-segno è priva di valore intrinseco, perché è costituita da monete di metallo non prezioso o da banconote. Ecco perché inizialmente le banconote erano pagabili a vista al portatore, cioè potevano essere facilmente convertite in oro a richiesta del possessore presso la banca di emissione e ciò le rendeva accettate da tutti, perché garantite dall oro. Costituisce il sistema monetario vigente l insieme della moneta che circola in un Paese, unitamente alle norme giuridiche che ne regolano la circolazione. Nel corso del tempo i sistemi monetari in vigore sono stati diversi, a secondo del tipo di moneta usta e di regole applicate: Sistemi Monetari Metallici, in cui circola moneta metallica; se la base monetaria è costituita da un solo metallo, il sistema è monometallico; se invece l unità monetaria si basa contemporaneamente su un dato peso d oro e un dato perso d argento, il sistema è bimetallico; Il Bimetallismo: si basa sulla circolazione di due metalli, oro e argento: l unità monetaria viene definita contemporaneamente sia in termini di un dato peso d oro, sia d argento. Pertanto, i due metalli si scambiano ufficialmente secondo un rapporto fisso, determinato dall autorità monetaria sulla base dei valori di mercato dei due metalli. Può accadere che le condizioni di mercato cambino tanto da far divergere il rapporto commerciale da quello legale: in questo caso sorge la convenienza a far coniare il metallo che sul mercato si è deprezzato, e a far fondere le monete del metallo che sul mercato ha maggior valore. La moneta buona diventa sempre più rara nel mercato, mentre la moneta svalutata si diffonde per l azione degli speculatori, finché resterà solo sul mercato monetario, ciò può esprimersi con la massima: la moneta cattiva scaccia la moneta buona (c.d. legge di Gresham). Allora, gradualmente il bimetallico si trasforma in monometallismo: in questo caso si ha il bimetallismo zoppo, in quanto solo la moneta d oro è perfetta (cioè il valore legale della moneta è pari al suo valore di mercato), mentre la moneta d argento è accettata solo per motivi di legge. Sistemi Monetari a Cambio Aureo, in cui circolano biglietti convertibili in oro. In questi sistemi l oro scompare dalla circolazione effettiva, anche se le monete che circolano sono ancorate all oro, che diventa così una moneta ideale di riferimento. Per lungo tempo la moneta cartacea in circolazione emessa dagli Stati è rimasta agganciata all oro, nel senso che si autorizzava l emissione della moneta in valore corrispondente alle riserve auree di cui lo Stato disponeva, così da poter far fronte in ogni momento alla richiesta di convertire la moneta in oro. Ciò significa che le quanto maggiori erano le riserve d oro di un Paese, tanto più moneta poteva essere emessa o, comunque, tanto più valore aveva la sua valuta nei confronti di quella di altri Paesi. Col termine valuta indichiamo proprio la moneta di ogni Paese. Poiché ogni Paese ha la sua valuta, la quale assume un potere d acquisto diverso a seconda della ricchezza del Paese e della sua capacità produttiva, quando si acquistano merci al di fuori del proprio sistema economico occorre procurarsi la valuta del Paese nel quale si acquistano i beni o servizi, dando in cambio la propria, e così quando dall esterno altri vogliono acquistare beni e servizi di un Paese, devono procurarsi la valuta di quel Paese. Ciò dà adito ad una sorta di mercato delle valute, con una loro domanda ed offerta, dalle quali scaturisce il rapporto di cambio, cioè il prezzo di 19

4 una valuta nei confronti di un altra. Ma, ordinariamente, quando tutte le monete nazionali si basavano sull oro, a livello internazionale il raffronto tra le valute avveniva appunto attraverso l oro, nel senso che ogni valuta aveva un suo rapporto di cambio in oro e di conseguenza ciò determinava anche il rapporto di cambio fra di esse. Questo era il sistema detto Gold Standard, cioè il sistema monometallico basato sulla sola circolazione dell oro in cui il valore della moneta di ciascun stato veniva fissato in corrispondenza di una determinata quantità d oro, detta parità monetaria. Esso, dunque, utilizzava l oro come unità di misura del valore. Questo meccanismo, che fu applicato in tre diverse forme nel corso del tempo che andavano dalla convertibilità piena ad una convertibilità limitata alle sole valute estere, durò fino a dopo la II Guerra mondiale e poi fu abbandonato poiché la quantità di oro disponibile era sempre meno sufficiente per far fronte ai bisogni delle transazioni che aumentavano sempre più. Inoltre, sul mercato, l oro aveva un prezzo che era determinato dalla domanda e dall offerta, in quanto veniva usato anche per scopi industriali. Pertanto, avveniva che il prezzo ufficiale era fissato dal Governo, mente il prezzo di mercato dell oro era soggetto ad oscillazioni di mercato. Era riconosciuto, tuttavia, ai cittadini il diritto di portare alla zecca oro-merce e di chiedere la sua coniazione in moneta; come pure il diritto di fondere le monete, trasformandole in oro-merce (diritto di coniazione e fusione). Sistema a Carta Moneta Inconvertibile: in tale sistema i biglietti non sono convertibili in oro, in quando la massa monetaria viene stabilita quantitativamente dall autorità statale in relazione alle esigenze dell economia, indipendentemente dalle riserve di oro possedute; la moneta non ha alcun valore intrinseco e il suo potere liberatorio dipende dal comando di chi esercita il potere politico. I biglietti hanno, quindi, corso legale, cioè sono garantiti e regolati dalla legge dello Stato e la loro accettazione in pagamento è obbligatoria all interno dello Stato (moneta a corso forzoso o legale). Oggi, dunque, la moneta vale non per il suo valore intrinseco, ma per i beni che permette di acquistare; se una moneta cartacea è capace di mantenere nel tempo il suo potere di acquisto, gli operatori economici l accettano con fiducia anche se non è convertibile in oro. 4. Il valore della moneta Il valore della moneta (chiamato anche potere di acquisto della moneta) è la quantità di beni e servizi che con la moneta si possono acquistare. Dal momento che tutti i beni e servizi sono espressi in termini di prezzi, anche il valore della moneta si deve esprimere in termini di prezzi. Se i prezzi dei beni aumentano, il valore della moneta diminuisce, e viceversa. Pertanto, il valore della moneta uguaglia il reciproco del livello generale dei prezzi: potere d acquisto = (dove p è il livello generale dei prezzi) Il concetto di livello generale dei prezzi si basa sul fatto che i prezzi sono tanti quante sono le varietà di beni offerte sul mercato per cui si rende necessario ridurre sia i vari prezzi che i vari poteri di acquisto della moneta in modo che si considerano i prezzi di tutte le merci scambiate in un dato momento e in un dato luogo come un unico prezzo di una merce che le comprende tutte. 20

5 Ciò ci permette anche di fare una distinzione tra valore reale e valore monetario. Ci riferiamo al valore reale della moneta quando consideriamo il potere d acquisto che essa consente, cioè la quantità di beni e servizi che con essa si può acquistare; mentre il valore monetario rappresenta la quantità di moneta nominale in cui viene espresso il valore di un bene. È evidente che il livello dei prezzi condiziona le differenze fra i due concetti in quanto influenza il potere d acquisto, come abbiamo visto. 5. Il mercato della moneta Le famiglie, le imprese e lo Stato, per poter effettuare gli scambi sul mercato, devono disporre di moneta. La moneta, dunque, anche se particolare, è comunque una merce, per cui si adatta alle regole di mercato: la domanda e l offerta di moneta avvengono, appunto, nel mercato della moneta, che comprende due settori distinti: Mercato Monetario, riguarda la domanda e l offerta di moneta nel breve termine (quali ad. es., i depositi bancari e postali, i Buoni Ordinari del Tesoro, ma anche forme di credito a basso rischio, rimborso sicuro ed elevata liquidità) Mercato Finanziario, riguarda invece le operazioni a medio e lungo termine (quali, ad es., l acquisto di azioni, obbligazioni e titoli del debito pubblico). Sul Mercato Monetario l'offerta di moneta è determinata dalla Banca Centrale e dal sistema bancario, mentre la domanda di moneta è rappresentata da diverse categorie di operatori economici, sia privati che pubblici: l operatore famiglia si rivolge al mercato monetario per procurarsi denaro attraverso il prestito bancario o per impiegare i propri risparmi sullo stesso mercato monetario o su quello finanziario acquistando titoli di imprese e dello stato; l operatore impresa domanda moneta sul mercato monetario chiedendo prestiti alle banche e sul mercato finanziario attraverso l emissione di azioni e di obbligazioni; l operatore stato raccoglie disponibilità di denaro cedendo titoli pubblici per coprire il debito pubblico. 5.1 L offerta di moneta In ogni momento i diversi operatori economici dispongono di moneta che offrono per l acquisto di beni e di servizi. L offerta di moneta è la quantità di moneta esistente in un dato momento in un sistema monetario. Essa è legata alle decisioni delle autorità monetarie, perciò si dice che essa è data, cioè non dipende da alcuna variabile, è un dato immodificabile dal singolo operatore. È la Banca Centrale che crea ed influenza l offerta di moneta, soprattutto attraverso alcune decisioni di sua prerogativa: 1. La Riserva obbligatoria è un mezzo di controllo degli impieghi bancari: si tratta di una percentuale che fissa la quantità del denaro a disposizione della banche che esse non possono utilizzare per concedere credito alla clientela. Pertanto, maggiore è la riserva, minore è la quantità di denaro che le banche possono prestare alla clientela e quindi mettere in circolazione, come offerta di moneta. 2. Il Tasso Ufficiale di Sconto è quella percentuale di interesse che la Banca centrale applica ai prestiti che fa alle banche che a loro volta utilizzeranno questo denaro per concedere prestiti alla clientela, ma a tassi più alti. Quindi, maggiore è il TUS, più costoso sarà prendere a prestito il denaro e quindi meno denaro le banche chiederanno alla Banca centrale da immettere in circolazione. Manovrando opportunamente il Tasso Ufficiale di Sconto, quindi, la Banca centrale può influenzare la quantità 21

6 di moneta liquida disponibile per essere impiegata nel sistema bancario, cioè la quantità offerta di moneta. 3. Le operazioni di mercato aperto, cioè acquisti e vendite di titoli, attraverso le quali, se vende titoli sottrae denaro liquido alla circolazione, se acquista titoli immette denaro liquido in circolazione. Moneta bancaria e Moltiplicatore dei depositi Le banche ordinarie non possono creare moneta direttamente (soltanto la Banca centrale può farlo); possono, però, moltiplicare la base monetaria che, come già detto in precedenza, è composta dal circolante più le riserve depositate dalle banche presso la Banca Centrale. Ciò avviene attraverso un processo che ha origine dalla stessa funzione che rivestono le banche nel sistema economico. Infatti, esse eseguono l intermediazione finanziaria, consistente nel raccogliere depositi dalle famiglie e nel fare prestiti alle imprese. La moneta bancaria, dunque, è costituita dai vari mezzi di pagamento messi in circolazione dalle banche, in sostituzione del denaro contante. I depositanti hanno la facoltà di prelevare le somme versate, anche per intero e senza preavviso se si tratta di depositi non vincolati. Per tale motivo la banca deve trattenere una certa scorta di moneta (riserva libera), allo scopo di far fronte alla richieste di rimborso della clientela, ma devono anche versare alla Banca centrale una parte dei depositi sulla base di un coefficiente di riserva obbligatoria, fissato dalla stessa Banca centrale. La banca sa per esperienza che i depositanti richiedono il rimborso solo di una piccola quota dei depositi, dato che per i propri pagamenti utilizzano moneta bancaria (assegni). La banca può, perciò, impiegare una quota dei depositi in operazioni attive (prestiti), da cui può conseguire profitti. Per la banca, in generale, più ampi sono i prestiti concessi, più elevati sono i profitti. Quindi, anche il settore bancario genera moneta attraverso l utilizzo della liquidità depositata dai risparmiatori presso di esse per concedere prestiti ad altri operatori tramite aperture di credito sulle quali si possono emettere assegni. Alla quantità di moneta bancaria messa in circolazione dai depositanti si aggiunge, pertanto, quella emessa dagli operatori ai quali le banche fanno credito. Così esse contribuiscono ad aumentare la base monetaria attraverso un meccanismo che si chiama moltiplicatore dei depositi, che dunque è il rapporto tra offerta di moneta e base monetaria. In simboli abbiamo: md = da cui: md = = quindi, il moltiplicatore monetario, è influenzato da 2 valori, infatti esso è: 1. direttamente proporzionale all entità dei depositi (cioè la moneta che il pubblico detiene liquida e non versa in banca), per cui quanto minore è la moneta che il pubblico detiene, tanto maggiore sarà il moltiplicatore; 2. inversamente proporzionale all entità delle riserve bancarie (cioè la moneta che la banca detiene per far fronte ai prelevamenti dei depositanti e che, quindi, non è data in prestito), sia nella forma di riserva obbligatoria, sia nella forma di riserva facoltativa (che è l ulteriore riserva che le banche preferiscono detenere per evitare problemi davanti a richieste di rimborso dei depositi per importi ingenti): quanto maggiore sarà il coefficiente della riserva obbligatoria e di quella libera, tanto minore sarà il moltiplicatore. Il processo di creazione della moneta si può sintetizzare attraverso un esempio numerico: Supponiamo che la riserva totale (riserva libera + riserva obbligatoria) sia pari al 10% dei depositi. Se una banca ha ricevuto dai clienti depositi pari a 100 milioni di euro in moneta legale, deve trattenere 10 e può utilizzare i rimanenti 90 per effettuare prestiti. La moneta torna in circolazione e viene utilizzata per effettuare pagamenti di uguale importo. Gli operatori economici che hanno 22

7 ricevuto questi pagamenti, dopo un certo periodo di tempo, possono depositarli presso una banca. Quest ultima, dopo aver accantonato il 10% come riserva, pari a 9 milioni di euro, può prestarne i rimanenti 81 e così via. Il ciclo si può ripetere, in teoria, all infinito. C è anche da considerare l Offerta del Settore Estero: Il settore estero è costituito dall insieme dei rapporti che si allacciano fra gli operatori nazionali e il resto del mondo. Quando un esportatore italiano viene pagato in valuta straniera può detenere il corrispettivo in valuta o scambiarlo contro euro; in entrambi i casi aumenta la quantità di moneta in circolazione all interno. Così pure, se uno straniero acquista dei Buoni del Tesoro, pagandoli in valuta estera, immette nuova moneta nel nostro sistema economico: anche in questo caso si determina un aumento di offerta di moneta. Si ha, invece, una diminuzione dell offerta di moneta nel caso dell importazione di beni dall estero, in quanto il corrispettivo in moneta è sottratto alla circolazione interna e andrà ad aumentare la circolazione del sistema economico che ha esportato nel nostro Paese. Il moltiplicatore monetario è, dunque un numero: in tutte le economie esso ha un valore superiore a 1, il che vuol dire che l'offerta di moneta è maggiore della base monetaria nel senso di quanto detto prima, cioè che l'offerta di moneta, oltre che dalla base monetaria, creata dalla banca centrale, è costituita dalla moneta bancaria, creata, appunto, dalle banche raccogliendo depositi e concedendo prestiti o acquistando titoli (prestiti e titoli che, nel loro complesso, costituiscono il credito bancario). 5.2 La domanda di moneta Per effettuare gli scambi i soggetti devono disporre di una certa quantità di moneta, direttamente spendibile sul mercato: la domanda di moneta è la quantità di reddito che il singolo o l intero collettività detiene in forma liquida. Vi sono diversi motivi per i quali gli operatori economici desiderano liquidità: famiglie e imprese domandano, innanzitutto, moneta per le loro transazioni correnti e future; ma essi domandano moneta anche per motivi speculativi, cioè per impiegare il proprio denaro sul mercato dei capitali ed ottenerne un interesse; e ancora per motivi precauzionali, come riserva in caso di necessità. Quindi la domanda di moneta dipende dal reddito monetario, dal tasso di interesse e dalle aspettative sull andamento dei titoli negoziati sul mercato finanziario. Le due principali teorie economiche hanno diversa visione della funzione della moneta. Infatti, secondo la teoria neoclassica la moneta viene fondamentalmente evidenziata come intermediaria degli scambi, quindi le transazioni che avvengono sul mercato indicano di quanta moneta c è bisogno. È la produzione ad influenzare la domanda. Vi è una separazione netta tra il settore reale, cioè il mercato dei beni, e il settore monetario nel senso che la produzione reale (PIL) si determina nel settore reale, mentre nel settore monetario si determinano il PIL nominale ed il livello dei prezzi, in quanto il PIL viene misurato ai prezzi di mercato. Poiché la visione neoclassica presuppone che l economia sia sempre al livello di piena occupazione e i prezzi siano stabili, un aumento della quantità di moneta non fa crescere la produzione, ma solo il livello dei prezzi. Dunque, la quantità di moneta risulta neutrale, cioè non influenza la produzione, ma solo il livello dei prezzi. La moneta è così una merce come le altre: i soggetti, trovandosi a disporre di una quantità di scorte monetarie reali superiore a quella desiderata, accrescono la domanda di beni reali. Ciò (data l ipotesi di piena occupazione)determina un aumento del livello dei prezzi fino a che l ammontare delle scorte monetarie in termini reali torna ai valori iniziali; il livello dei prezzi dipende esclusivamente dalla quantità di moneta. La quantità di moneta in termini nominali non è in alcun modo determinata o condizionata dalla domanda. Essa dipende esclusivamente dall offerta. 23

8 La teoria quantitativa della moneta. Secondo i neoclassici la moneta è funzione delle transazioni che si verificano nell intero sistema economico, ed è in relazione al livello generale dei prezzi; infatti, un aumento della quantità di moneta in circolazione, se restano invariate le altre grandezze economiche, produce un aumento proporzionale del livello generale dei prezzi e, quindi, una diminuzione del valore della moneta; in pratica, più denaro c è in giro, meno esso vale. Abbiamo allora: Quantità totale di moneta = Valore delle merci scambiate La quantità totale di moneta disponibile dipende, però, non solo dalla moneta emessa, ma anche dalla sua velocità di circolazione. Se si indica con M la quantità di moneta esistente e con V la velocità di circolazione della moneta, cioè il numero di volte che nell unità di tempo la moneta in media svolge la sua funzione (cioè i passaggi di mano), la quantità totale di moneta disponibile è MV. Se volgiamo conoscere il valore delle merci scambiate dobbiamo, dunque, moltiplicare la quantità di beni e servizi scambiati nell unità di tempo per il livello medio generale dei prezzi: se con Q indichiamo la quantità scambiata e con P il livello generale dei prezzi, il valore delle merce scambiate, sarà PQ. Allora, uguagliando i due valori avremo: MV = PQ Questa equazione è detta anche equazione degli scambi ed ha un importante significato perché se, come abbiamo affermato, nel breve periodo V e Q non variano, può variare la quantità di moneta in circolazione (M) per cui si verifica sempre, al crescere di M, un aumento nel livello generale dei prezzi (P). Questa teoria presupponeva che la moneta fosse sempre spesa nel breve periodo oppure impiegata in attività finanziarie. Successivamente, in una sua variante, si tenne anche conto del fatto che gli individui potessero pensare di detenere una certa quantità di moneta in forma liquida. Ma ciò non bastò a renderla esente dalla critica keynesiana che cercava di spiegare come mai gli individui desiderassero detenere moneta in forma liquida anche se non rendesse nulla, piuttosto che impiegarla lucrando un interesse. La teoria keynesiana pone l accento sulla funzione della moneta come riserva di valore, nel senso che gli individui possono desiderare di detenere moneta non solo per le transazioni, ma anche per il suo valore in sé, come forma di ricchezza oppure per essere utilizzata a fini speculativi. Come è noto, la teoria keynesiana parte dal presupposto che sia la domanda ad influenzare la produzione e che il livello di produzione effettiva può essere inferiore a quello potenziale di piena occupazione. Ne consegue che aumenti di quantità di moneta possano influenzare anche la produzione, nel senso che se vi fosse in un certo momento più moneta a disposizione degli individui, essi avrebbero la possibilità di fare più acquisti, cioè di domandare più merci e ciò potrebbe far aumentare la produzione. Se, invece, la moneta non viene immessa immediatamente nel circuito del reddito, ma tesaurizzata, si può determinare una situazione di mancanza di domanda di merci e la produzione diminuisce, perché, non essendoci chi compra, le imprese produrranno meno per smaltire le scorte. Ciò significa che la moneta influenza il mercato delle merci e la produzione. Secondo Keynes tre sono i motivi per cui si detiene moneta liquida: 1. motivo transazionale, cioè per la necessità di spendere denaro per i consumi; 2. motivo precauzionale, cioè per la necessità di far fronte ad eventuali imprevisti; 3. motivo speculativo, cioè la possibilità di impiegare somme liquide per effettuare investimenti finanziari nel momento più conveniente. Mentre i primi due motivi sono comuni anche alla teoria neoclassica, l ultimo motivo è proprio di quella keynesiana e fa riferimento al livello del tasso di interesse. È il tasso di interesse che porta in equilibrio domanda e offerta di moneta in questo settore. In sintesi diremo, perciò che: la domanda di moneta dipende dal reddito monetario se riguarda il motivo transattivo, dipende dal reddito ed anche dal tasso di interesse se riguarda il motivo precauzionale, dipende dal tasso di interesse se riguarda il motivo speculativo. 24

9 In formula possiamo scrivere: Md = f (Y, i) essa indica che la domanda di moneta è direttamente proporzionale al reddito (transazioni) ed inversamente proporzionale al tasso di interesse. In definitiva, dunque, viene fatta la distinzione fra: la moneta usata per le transazioni che non pagano interessi i titoli non usati per le transazioni che pagano un interesse. Allora, se si domanda moneta in forma liquida si rinuncia al tasso di interesse che verrebbe corrisposto acquistando un titolo. Pertanto, si preferirà domandare moneta se i vantaggi della liquidità sono superiori o uguali al costo della rinuncia alla remunerazione data dal tasso di interesse, tenendo presente che ogni operatore economico può detenere la propria ricchezza ripartendola fra: attività reali (cioè terreni, immobili, azioni) attività finanziarie (titoli a breve, medio e lungo termine, obbligazioni ecc..). ad ogni tipo di attività finanziaria corrisponde un tasso di interesse che è diverso a seconda del grado di liquidità (cioè la capacità di essere convertite in denaro più o meno rapidamente). Nel caso del motivo speculativo, essendoci un incertezza legata alle fluttuazioni dei prezzi dei titoli, gli operatori vendono titoli e preferiscono detenere moneta liquida se prevedono che il tasso di interesse aumenterà, così potranno acquistare titoli successivi a tassi più convenienti, mentre compreranno titoli lasciando la moneta liquida se prevedono che il tasso di interesse scenderà. La trappola della liquidità. Quando il tasso di interesse sul mercato ha raggiunto livelli molto bassi, però, Keynes ritiene che la domanda di moneta per fini speculativi diventi illimitata perché gli operatori economici ritengono che il tasso di interesse non potrà che salire (avendo raggiunto il livello minimo possibile); essi preferiranno mantenere moneta liquida, rinunciando comunque ad un rendimento piccolo, finché tale incremento non si verificherà, solo allora acquisteranno titoli, ottenendo un rendimento maggiore rispetto a prima. Tale situazione viene chiamata trappola della liquidità, nel senso che per quanto lo Stato aumenti l offerta di moneta, solo un incremento del tasso di interesse permetterà di impiegarla in titoli, altrimenti resterà detenuta presso gli individui in forma liquida. 6. Il credito e le Banche Il credito è un atto di scambio che comporta un prestito. Si tratta di un rapporto in cui prestazione e controprestazione son differite nel tempo. Infatti, esso si configura come a) uno scambio di ricchezza nel tempo, b) uno scambio di ricchezza presente contro una ricchezza futura, c) uno scambio di ricchezza disponibile contro una promessa di controprestazione. Esso è basato essenzialmente sulla fiducia che il debitore corrisponda alla scadenza la controprestazione dovuta. Solitamente riguarda una somma di denaro che viene data dietro promessa della restituzione in futuro (scambio denaro contro denaro) oppure una merce che viene venduta con pagamento dilazionato (scambio di merce con denaro). Il credito ha una funzione rilevante nell economia sia perché una gran parte dei mezzi di pagamento circolanti è costituita non da moneta liquida ma da documenti sostitutivi come assegni, cambiali ecc, sia 25

10 perché il reddito risparmiato si concretizza in capitale offerto a chi è capace di utilizzarlo per inserirlo nel processo produttivo. I titoli di credito, dunque, integrano la quantità di moneta in circolazione, permettendo di compiere un numero di scambi maggiore di quello che sarebbe possibile con la sola moneta legale, facilitando le transazioni commerciali. Il credito può essere diretto o indiretto. È diretto se creditore e debitore vengono in contatto diretto e immediato tra loro (prestito di una somma di denaro, sottoscrizione di azioni, obbligazioni o quote di società); è indiretto se avviene attraverso l azione di intermediari che contrattano da una parte con il creditore e dall altra con il debitore. La funzione di facilitare l incontro fra domanda e offerta di capitali può esser svolta da numerosi soggetti quali banche, compagnie di assicurazione, società finanziarie, società di intermediazione mobiliare ecc I più importanti intermediari sono le banche che da una parte operano una raccolta di mezzi monetari da soggetti che ne hanno la disponibilità e dall altra concedono credito a soggetti che li richiedono per accrescere il proprio potere di acquisto. Il loro guadagno sta principalmente nel lucrare la differenza fra interessi pagati a coloro che offrono i capitali (interessi passivi) e interessi applicati ai clienti (interessi attivi) che domandano capitali. Le operazioni bancarie di provvista, mediante le quali le banche raccolgono denaro sono: - i depositi dei clienti, sia privati che preferiscono affidare ad esse il proprio denaro anziché detenerlo presso di sé, in attesa di un consumo futuro o di un impiego in attività finanziarie; sia le imprese che hanno convenienza a tenere presso le banche la liquidità necessaria alla propria attività economica; - la raccolta dall estero (da cittadini stranieri); - i crediti concessi dalla banca centrale, attraverso le operazioni di anticipazioni o di riscontro; - i conti interbancari (depositi effettuati da altre banche). Esse sono considerate operazioni passive perché comportano per la banca la corresponsione di un tasso di interesse per poter disporre di questi capitali. Le operazioni bancarie di impiego, mediante le quali le banche utilizzano la liquidità disponibile a favore di chi ne fa richiesta e per lucrare interessi, sono: - prestiti alle imprese, ai privati, agli enti pubblici sia nel Paese che all estero; - acquisto di obbligazioni o altri titoli. Queste operazioni sono considerate operazioni attive perché comportano per la banca l applicazione di un tasso di interesse per poter mettere a disposizione i capitali. Le operazioni passive. Quando un soggetto deposita il proprio denaro in banca assume la veste di creditore della stessa per un importo equivalente alla somma depositata, per cui alla banca resta la piena disponibilità del denaro da utilizzare per i propri scopi. I depositi possono essere vincolati o a vista. Nel primo caso ci sono restrizioni al ritiro del denaro (per es. obbligo di preavviso, limiti all importo ecc ). Nel secondo caso il depositante può ritirare la somma quando lo ritiene opportuno e senza limiti nell importo. 26

11 Il deposito in conto corrente è la forma più diffusa, preferita da chi intende utilizzare la banca come servizio di cassa, per effettuare pagamenti e ricevere incassi. Esso dà la possibilità di emettere assegni, che sono titoli rappresentativi di somme di denaro, più comodi da usare in luogo del denaro liquido. Il deposito a risparmio è una forma preferita da chi intende mettere a frutto un proprio capitale ricavando un interesse, solitamente basso, e che varia a seconda del tipo di deposito (vincolato, a vista, a termine). L emissione di assegni circolari è la possibilità di emettere titoli di credito all ordine con i quali la banca si impegna a pagare la somma indicata in essi presso qualunque suo sportello, dopo aver ricevuto la somma da un soggetto versante. Le operazioni attive. lo sconto: con questa operazione la banca anticipa ad un cliente, dopo aver sottratto a suo favore una somma a titolo di interesse, l importo di una cambiale non ancora giunta alla scadenza; l anticipazione: la banca accorda un credito ad un cliente basandosi su un pegno (costituito di solito da titoli, ma anche da merci), applicando ovviamente un tasso di interesse sulle somme anticipate; la somma viene accreditata ai clienti o mediante l emissione di assegni bancari o disponibilità su conto corrente. Il sistema bancario italiano La struttura del sistema bancario italiano è regolata dalla legge (Decreto Legislativo n.385/93). Esso è così composto: le banche operanti in Italia sono suddivise in: banche nazionali, quelle che hanno sede legale in Italia e sono strutturate sotto forma di società per azioni o società cooperativa per azioni a responsabilità limitata; banche comunitarie quelle che hanno sede legale ed amministrazione in uno degli altri stati dell Unione Europea; esse non hanno bisogno di alcuna autorizzazione perché sottoposte al controllo dell autorità monetaria del loro Paese; banche extracomunitarie, hanno sede legale e amministrazione in un Paese fuori dalla Unione Europea; per poter operare in Italia devono avere un autorizzazione dall autorità monetaria. Al di sopra delle aziende bancarie vi sono gli organi di controllo: il Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio che vigila sull intero sistema bancario direttamente sotto il controllo del Governo; la Banca d Italia, organo tecnico incaricato di vigilare ed indirizzare le banche nella loro attività sul territorio. 7. Il mercato finanziario Abbiamo detto che distinguiamo il mercato monetario da quello finanziario. Il primo riguarda le negoziazioni che hanno per oggetto strumenti di credito a breve termine (che cioè prevedono la restituzione entro massimo 18 mesi), il secondo riguarda l insieme delle contrattazioni che hanno per oggetto prestiti in denaro o attività finanziarie a medio e lungo termine (oltre i 18 mesi). Sul mercato monetario l offerta di denaro proviene principalmente dalle banche che hanno i mezzi liquidi disponibili per breve tempo. Sul mercato finanziario, invece, coloro che hanno bisogno di prestiti monetari a lungo termine si rivolgono o direttamente ai risparmiatori (attraverso per es. l emissione di obbligazioni, 27

12 azioni) o ad istituti intermediari, cioè soggetti specializzati nell emissione o negoziazione di strumenti finanziari. La prima soluzione conviene a grandi imprese che hanno bisogno di ingenti risorse finanziarie e che evitano il compenso dovuto all intermediario; il secondo caso è la soluzione più adatta per piccole e medie imprese e per i privati che non hanno la dimensione necessaria per affrontare il ricorso diretto. Il Mercato mobiliare e la Borsa Valori Il trasferimento dei titoli rappresentativi di prestiti a medio e lungo termine o di capitale di rischio si verifica nel settore più rappresentativo del mercato finanziario che si chiama mercato mobiliare, sul quale, appunto, vengono scambiati gli strumenti finanziari, cioè titoli emessi da enti pubblici o società private (titoli di Stato, obbligazioni) oppure quote di capitale investito nelle imprese (azioni). Esso può essere primario se direttamente si acquistano gli strumenti finanziari dagli enti che le emettono (per es. le obbligazioni di una grande società); oppure secondario se riguarda il trasferimento di titoli già in circolazione. La più importante forma di mercato mobiliare è la Borsa valori: il mercato secondario organizzato in cui si vendono e si comprano gli strumenti finanziari già emessi sia privati che pubblici (azioni, obbligazioni, titoli pubblici). I soggetti abilitati a svolgere tale attività sono o le imprese di investimento (Società di Intermediazione Mobiliare dette SIM; imprese di investimento comunitarie o extracomunitarie) oppure le banche. Considerata l importanza dell attività svolta da tali soggetti, la legge dispone un sistema di vigilanza e di controllo sul loro operato. A tali funzioni sono preposti: La Banca d Italia, che vigila sulla stabilità patrimoniale e sui rischi derivanti dall attività di queste imprese, la CONSOB (Commissione Nazionale sulla Borsa), che vigila al fine di garantire la trasparenza e la correttezza di comportamento dei soggetti operanti sul mercato mobiliare. Essendo questo un mercato a tutti gli effetti, i titoli in esso contrattati possono essere individuati o mediante il loro valore nominale (importo stampato sul titolo e da rimborsare alla scadenza), oppure sul loro valore intrinseco (la quota di patrimonio netto che esso rappresenta) oppure ancora mediante il loro valore di mercato o quotazione (prezzo del titolo che si forma sul mercato in relazione all andamento della domanda e dell offerta di esso. Su tale mercato gli intermediari di Borsa operano compiendo le operazioni per conto di altri, cioè dei venditori o compratori dei titoli. Coloro che decidono di investire i loro risparmi in Borsa si possono distinguere in due categorie a seconda della finalità del loro investimento: risparmiatori, il cui fine è quello di investire il proprio denaro per aumentarne il valore nel tempo, oppure realizzare dalla vendita di titoli delle disponibilità monetarie da destinare ad altri in vestimenti o al consumo; speculatori, che agiscono per lucrare la differenza tra prezzo d acquisto e prezzo di rivendita dei titoli, cercando di avvantaggiarsi dei mutamenti di prezzo che i titoli subiscono in un determinato arco di tempo. Le contrattazioni dei titoli si effettuano attraverso i contratti di borsa che si distinguono in contratti a pronti (contanti) o contratti a termine in cui l esecuzione si verifica ad una scadenza successiva alla stipulazione del contratto. 28

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