O SSERVATORI O. Dossier. Comunicazioni sociali. Progetto culturale. Economia dei media. I fatti del mese sulla stampa

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1 O SSERVATORI O COMUNICAZIONE&CULTURA Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali Circ.ne Aurelia, Roma Tel Fax Servizio nazionale per il progetto culturale Circ.ne Aurelia, Roma Tel Fax Dossier Verona 2006: la chiesa italiana nella luce del Risorto pag. 2 4 Convegno ecclesiale. Un nuovo slancio missionario Vincenzo Grienti pag. 7 Con la speranza nel cuore Gianni Ambrosio, Antonio Staglianò pag Comunicazioni sociali Progetto culturale Economia dei media I fatti del mese sulla stampa Segnalazioni multimediali Appuntamenti e segnalazioni In ricordo di Cataldo Naro Massimo Naro pag. 18 Riunione della Commissione cultura e comunicazione pag. 21 Pozzuoli: uno spettacolo conclude il Sinodo A Rimini la terza biennale sull educazione ai mass-media Sondaggio Ucsi su giornalisti e grandi religioni Cantiere aperto pag. 23 Beni culturali pag. 26 Laboratorio pag. 26 I media cattolici Avvenire, Sat2000, RadioinBlu e il IV Convegno Ecclesiale di Verona pag. 27 È nata Afro pag. 30 L indipendente : nuovo direttore e nuova veste grafica Al via il Centro per il libro e la lettura Giulio Giustiniani nuovo direttore di APcom Quale dialogo Chiesa-Islam pag. 31 Le missioni militari all estero Finanze, finanziaria, tasse Il ricatto nucleare La giornalista fatta tacere in Russia Cattolici, laici, poteri forti e poteri deboli La fede e la sua comunicazione pag. 40 Navigando nella rete pag. 41 Notizie dalla rete pag. 42 Animatori della comunicazione e della cultura Corso di alta formazione in e-learning pag. 44

2 1. Verona 2006: la Chiesa italiana nella luce del Risorto chiarezza l insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un etica troppo individualista: in concreto, si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà. Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede. La Chiesa e i cattolici italiani sono dunque chiamati a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto ad esserne consapevoli. Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell Italia. Tocca a noi infatti non con le nostre povere risorse, ma con la forza che viene dallo Spirito Santo dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente: se sapremo farlo, la Chiesa in Italia renderà un grande servizio non solo a questa Nazione, ma anche all Europa e al mondo, perché è presente ovunque l insidia del secolarismo e altrettanto universale è la necessità di una fede vissuta in rapporto alle sfide del nostro tempo. Dal discorso di Benedetto XVI Il servizio della Chiesa in Italia alla Nazione all Europa e al mondo L Italia però, come accennavo, costituisce al tempo stesso un terreno assai favorevole per la testimonianza cristiana. La Chiesa, infatti, qui è una realtà molto viva, e lo vediamo! che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione. Le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti, mentre è in atto un grande sforzo di evangelizzazione e catechesi, rivolto in particolare alle nuove generazioni, ma ormai sempre più anche alle famiglie. È inoltre sentita con crescente Rendere visibile il grande sì della fede Per parte mia vorrei sottolineare come, attraverso questa multiforme testimonianza, debba emergere soprattutto quel grande sì che in Gesù Cristo Dio ha detto all uomo e alla sua vita, all amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come, pertanto, la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo. Il cristianesimo è infatti aperto a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle culture e nelle civiltà, a ciò che allieta, consola e fortifica la nostra esistenza. San Paolo nella Lettera ai Filippesi ha scritto: Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri (4, 8). I discepoli di Cristo riconoscono pertanto e accolgono volentieri gli autentici valori della cultura del nostro tempo, come la conoscenza scientifica e lo sviluppo tecnologico, i diritti dell uomo, la libertà religiosa, la democrazia. Non ignorano e non sottovalutano però quella pericolosa fragilità della natura umana che è una minaccia per il cammino dell uomo in ogni contesto storico; in particolare, non trascurano le tensioni interiori e le contraddizioni della nostra epoca. Perciò l opera di evangelizzazione non è mai un semplice adattarsi alle 2

3 1. culture, ma è sempre anche una purificazione, un taglio coraggioso che diviene maturazione e risanamento, un apertura che consente di nascere a quella creatura nuova (2 Cor 5, 17; Gal 6, 15) che è il frutto dello Spirito Santo. Come ho scritto nell Enciclica Deus caritas est, all inizio dell essere cristiano e quindi all origine della nostra testimonianza di credenti non c è una decisione etica o una grande idea, ma l incontro con la Persona di Gesù Cristo, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (n. 1). La fecondità di questo incontro si manifesta, in maniera peculiare e creativa, anche nell attuale contesto umano e culturale, anzitutto in rapporto alla ragione che ha dato vita alle scienze moderne e alle relative tecnologie. Una caratteristica fondamentale di queste ultime è infatti l impiego sistematico degli strumenti della matematica per poter operare con la natura e mettere al nostro servizio le sue immense energie. La matematica come tale è una creazione della nostra intelligenza: la corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali dell universo che è il presupposto di tutti i moderni sviluppi scientifici e tecnologici, già espressamente formulato da Galileo Galilei con la celebre affermazione che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico suscita la nostra ammirazione e pone una grande domanda. Implica infatti che l universo stesso sia strutturato in maniera intelligente, in modo che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura. Diventa allora inevitabile chiedersi se non debba esservi un unica intelligenza originaria, che sia la comune fonte dell una e dell altra. Così proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il Logos creatore. Viene capovolta la tendenza a dare il primato all irrazionale, al caso e alla necessità, a ricondurre ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libertà. Su queste basi diventa anche di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell intrinseca unità che le tiene insieme. È questo un compito che sta davanti a noi, un avventura affascinante nella quale merita spendersi, per dare nuovo slancio alla cultura del nostro tempo e per restituire in essa alla fede cristiana piena cittadinanza. Il progetto culturale della Chiesa in Italia è senza dubbio, a tal fine, un intuizione felice e un contributo assai importante. L impegno educativo In concreto, perché l esperienza della fede e dell amore cristiano sia accolta e vissuta e si trasmetta da una generazione all altra, una questione fondamentale e decisiva è quella dell educazione della persona. Occorre preoccuparsi della formazione della sua intelligenza, senza trascurare quelle della sua libertà e capacità di amare. E per questo è necessario il ricorso anche all aiuto della Grazia. Solo in questo modo si potrà contrastare efficacemente quel rischio per le sorti della famiglia umana che è costituito dallo squilibrio tra la crescita tanto rapida del nostro potere tecnico e la crescita ben più faticosa delle nostre risorse morali. Un educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà. Da questa sollecitudine per la persona umana e la sua formazione vengono i nostri no a forme deboli e deviate di amore e alle contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile. In verità, questi no sono piuttosto dei sì all amore autentico, alla realtà dell uomo come è stato creato da Dio. Voglio esprimere qui tutto il mio apprezzamento per il grande lavoro formativo ed educativo che le singole Chiese non si stancano di svolgere in Italia, per la loro attenzione pastorale alle nuove generazioni e alle famiglie: grazie per questa attenzione! Tra le molteplici forme di questo impegno non posso non ricordare, in particolare, la scuola cattolica, perché nei suoi confronti sussistono ancora, in qualche misura, antichi pregiudizi, che generano ritardi dannosi, e ormai non più giustificabili, nel riconoscerne la funzione e nel permetterne in concreto l attività. Responsabilità civili e politiche dei cattolici Il vostro Convegno ha giustamente affrontato anche il tema della cittadinanza, cioè le questioni delle responsabilità civili e politiche dei cattolici. Cristo infatti è venuto per salvare l uomo reale e concreto, che vive nella storia e nella comunità, e pertanto il cristianesimo e la Chiesa, fin dall inizio, hanno avuto una dimensione e una valenza anche pubblica. Come ho scritto nell Enciclica Deus caritas est (cfr nn ), sui rapporti tra religione e politica Gesù Cristo ha portato una novità sostanziale, che ha aperto il cammino verso un mondo più umano e più libero, attra- 3

4 1. verso la distinzione e l autonomia reciproca tra lo Stato e la Chiesa, tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22, 21). La stessa libertà religiosa, che avvertiamo come un valore universale, particolarmente necessario nel mondo di oggi, ha qui la sua radice storica. La Chiesa, dunque, non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico. La fede cristiana, infatti, purifica la ragione e l aiuta ad essere meglio se stessa: con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine sono chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato: qui di nuovo c è per la Chiesa uno spazio assai ampio, per radicare queste energie nelle coscienze, alimentarle e irrobustirle. Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo. Una speciale attenzione e uno straordinario impegno sono richiesti oggi da quelle grandi sfide nelle quali vaste porzioni della famiglia umana sono maggiormente in pericolo: le guerre e il terrorismo, la fame e la sete, alcune terribili epidemie. Ma occorre anche fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale. La testimonianza aperta e coraggiosa che la Chiesa e i cattolici italiani hanno dato e stanno dando a questo riguardo sono un servizio prezioso all Italia, utile e stimolante anche per molte altre Nazioni. Questo impegno e questa testimonianza fanno certamente parte di quel grande sì che come credenti in Cristo diciamo all uomo amato da Dio. 4 Dalla relazione del Card. Camillo Ruini Un altra novità di grande spessore e implicazioni che ha guadagnato molto spazio nell ultimo decennio è quella che viene indicata come questione antropologica : nei lavori del nostro Convegno essa è stata, giustamente, assai presente. Negli interrogativi intorno all uomo, infatti, nelle domande su chi egli realmente sia, sui suoi rapporti con il mondo e con la natura, ma anche nelle questioni che riguardano l evolversi dei suoi comportamenti personali e sociali e le nuove e rapidamente crescenti possibilità di intervento sulla sua stessa realtà che le scienze e le tecnologie stanno aprendo, la fede cristiana e la conoscenza dell uomo che essa ha in Gesù Cristo (cfr Gaudium et spes, 22) vengono messe inevitabilmente a confronto con le prospettive e i punti di vista, talora assai divergenti, che riguardo all uomo stesso hanno largo corso e cercano di imporsi. Questo confronto, che si svolge in tutto l Occidente ed anzi si estende sempre più a livello planetario, coinvolge profondamente anche l Italia ed appare chiaramente destinato a proseguire e ad intensificarsi negli anni che ci attendono. Esso si sviluppa, contestualmente, a molteplici livelli: sul piano culturale e morale, su quello della ricerca scientifica e delle sue applicazioni terapeutiche, su quello del vissuto delle persone e delle famiglie come su quello delle scelte politiche e legislative. Dobbiamo dunque continuare a sostenere questo confronto, che è stato già di grande stimolo per il nostro progetto culturale, essendo anzitutto consapevoli che la luce della fede ci fa comprendere in profondità non un modello di uomo ideale e utopico, ma l uomo reale, concreto e storico, che di per sé la stessa ragione può conoscere, e che, come ha detto Benedetto XVI il 30 maggio 2005 aggiungen-

5 1. do a braccio queste parole al suo discorso all Assemblea della C.E.I., non lavoriamo per l interesse cattolico ma sempre per l uomo creatura di Dio. Un ulteriore elemento di novità, meno evidente ed appariscente ma che si riferisce alla vita stessa della Chiesa e dei cattolici in Italia, mi sembra possa individuarsi in una crescita che ha avuto luogo in questi anni, sotto vari aspetti, tra loro certamente connessi. Si sono rafforzati cioè i sentimenti e gli atteggiamenti di comunione tra le diverse componenti ecclesiali, e in particolare tra le aggregazioni laicali, mentre si è fatto nettamente sentire, anche nel corso del nostro Convegno, il desiderio di una comunione ancora più concreta e profonda. A un tale positivo sviluppo ha certamente contribuito l approfondirsi e il diffondersi della consapevolezza circa la necessità e l urgenza, e al contempo le molte innegabili difficoltà, di una effettiva opera di rievangelizzazione del nostro popolo: ciò ha suscitato nuove energie ed ha fatto sentire più forte il bisogno di lavorare insieme, per una missione che è comune a noi tutti (cfr Apostolicam actuositatem, 2). È cresciuto inoltre, in maniera visibile, il ruolo della Chiesa e dei cattolici in alcuni aspetti qualificanti della vita dell Italia: in particolare nel porre all attenzione di tutti il significato e le implicazioni della nuova questione antropologica. In questo contesto si sono formate, o hanno intensificato la loro presenza, realtà come Scienza & Vita, il Forum delle Famiglie, RetInOpera, con una forte unità tra i cattolici e una assai significativa convergenza con esponenti della cultura laica. Si è potuto interpretare così, come è apparso specialmente in occasione del referendum sulla procreazione assistita, il sentire profondo di gran parte del nostro popolo. Ho ricordato questi aspetti di crescita non per nascondere le difficoltà che persistono, e sotto qualche profilo si aggravano, nella presenza cristiana in Italia, ma per mostrare come i giudizi e gli atteggiamenti improntati alla stanchezza e al pessimismo, che esistono anche all interno della Chiesa e possono essere umanamente assai comprensibili, si rivelino unilaterali già sul piano dei fatti e dell esperienza. Questa tensione missionaria rappresenta anche il principale criterio intorno al quale configurare e rinnovare progressivamente la vita delle nostre comunità. Dal nostro Convegno emerge chiara l esigenza di superare le tentazioni dell autoreferenzialità e del ripiegamento su di sé, che pure non mancano, come anche di non puntare su un organizzazione sempre più complessa, per imboccare invece con maggiore risolutezza la strada dell attenzione alle persone e alle famiglie, dedicando tempo e spazio all ascolto e alle relazioni interpersonali, con particolare cura per la confessione sacramentale e la direzione spirituale. In un contesto nuovo e diverso, avremo così il ricupero di una dimensione qualificante della nostra tradizione pastorale. Per essere pienamente missionaria, questa attenzione alle persone e alle famiglie deve assumere però un preciso orientamento dinamico: non basta cioè attendere la gente, ma occorre andare a loro e soprattutto entrare nella loro vita concreta e quotidiana, comprese le case in cui abitano, i luoghi in cui lavorano, i linguaggi che adoperano, l atmosfera culturale che respirano. È questo il senso e il nocciolo di quella conversione pastorale di cui sentiamo così diffusa l esigenza: essa riguarda certamente le parrocchie, ma anche, in modo differenziato, le comunità di vita consacrata, le aggregazioni laicali, le strutture delle nostre Diocesi, la formazione del clero nei seminari e nelle università, la Conferenza Episcopale e gli altri organismi nazionali e regionali. Proprio qui si inserisce la proposta, o meglio il bisogno, della pastorale integrata. Dobbiamo precisare i suoi contorni e darle man mano maggiore concretezza, ma sono già chiari il suo obiettivo e la sua direzione di marcia: essa trova infatti nella comunione ecclesiale la sua radice e nella missione, da svolgere nell attuale società complessa, la sua finalità e la sua concreta ragion d essere. Punta quindi a mettere in rete tutte le molteplici risorse umane, spirituali, pastorali, culturali, professionali non solo delle parrocchie ma di ciascuna realtà ecclesiale e persona credente, al fine della testimonianza e della comunicazione della fede in questa Italia che sta cambiando sotto i nostri occhi. La forma e modalità in cui la verità cristiana va proposta ci riconduce al tema del nostro Convegno: è infatti, necessariamente, la forma della testimonianza. Ciò non soltanto perché l uomo del nostro tempo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri (cfr Evangelii nuntiandi, 41), ma per un motivo intrinseco alla verità cristiana stessa. Essa infatti apre al mistero di Dio che liberamente si dona a noi e mette in gioco, insieme con la nostra ragione, tutta la nostra vita e la nostra salvezza. Non si impone quindi con evidenza cogente ma passa attraverso l esercizio della nostra libertà. La coerenza della vita, pertanto, è richiesta a ciascuno di noi se vogliamo aiutare davvero i nostri fratelli a compiere quel passo che porta a fidarsi di Gesù Cristo. Questo legame tra verità e libertà è oggi quanto mai attuale e importante anche sul piano pubblico, sia nei confronti di coloro che, in Italia e in genere in Occidente, vedono nella rivendicazione di verità del cristianesimo una minaccia per la libertà delle coscienze e dei comportamenti, sia in relazione al dialogo inter-religioso, da condurre nel cordiale rispetto reciproco e al contempo senza rinunciare a proporre con 5

6 1. 6 sincerità e chiarezza i contenuti della propria fede e le motivazioni che li sostengono. Il Concilio Vaticano II, ponendo a fondamento della libertà religiosa non una concezione relativistica della verità ma la dignità stessa della persona umana, ha messo a punto il quadro entro il quale i timori di un conflitto tra verità e libertà potrebbero e dovrebbero essere superati da tutti (cfr Dignitatis humanae, 1-3). Nel corso di questi anni la Chiesa italiana si è mantenuta costantemente fedele alle indicazioni emerse, con l esplicito sostegno di Giovanni Paolo II, dal Convegno di Palermo: esse si sono rivelate positive e feconde sia per la vita della Chiesa sia per il suo contributo al bene dell Italia e corrispondono certamente all insegnamento di Benedetto XVI. Abbiamo dunque tutti i motivi per proseguire su questa via, non coinvolgendoci in scelte di partito o di schieramento politico e operando invece perché i fondamentali principi richiamati dalla dottrina sociale della Chiesa e conformi all autentica realtà dell uomo innervino e sostengano la vita della nostra società. All interno di questa linea costante l ultimo decennio ha visto crescere delle attenzioni specifiche, specialmente in rapporto all aggravarsi della situazione internazionale, con l esplosione del terrorismo di matrice islamica e di guerre funeste, e soprattutto con l impatto che sta avendo anche da noi la questione antropologica. Pertanto, in stretta sintonia con l insegnamento dei Pontefici, abbiamo messo l accento sulla cultura della pace, fondata sui quattro pilastri della verità, della giustizia, dell amore e della libertà, come afferma la Pacem in terris (nn ; 47-67). Abbiamo inoltre concentrato il nostro impegno sulle tematiche antropologiche ed etiche, in particolare sulla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e sulla difesa e promozione della famiglia fondata sul matrimonio, contrastando quindi le tendenze ad introdurre nell ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla. Con lo stesso spirito abbiamo incoraggiato l impegno pubblico nell educazione e nella scuola e insistito con pazienza e tenacia, anche se finora con risultati modesti, per la parità effettiva delle scuole libere. Occorre ora dare seguito anche a queste attenzioni specifiche, probabilmente destinate a farsi ancora più necessarie nei prossimi anni, mantenendoci naturalmente sempre aperti a cogliere le problematiche nuove che avessero a manifestarsi. In questa sede, piuttosto che soffermarmi ancora una volta sui singoli argomenti, preferisco aggiungere qualche parola su un interrogativo di fondo della nostra società e sull animo e l atteggiamento con cui la comunità cristiana cerca di svolgere il proprio compito, muovendosi nella chiara consapevolezza della distinzione e della differenza tra la missione della Chiesa come tale e le autonome responsabilità propriamente politiche dei fedeli laici. L interrogativo a cui mi riferisco riguarda la tendenza a porre in maniera unilaterale l accento sui diritti individuali e sulle libertà del singolo, piuttosto che sul valore dei rapporti che uniscono le persone tra loro e che hanno un ruolo essenziale non solo per il bene della società, ma anche per la formazione e la piena realizzazione delle persone stesse. A questa tendenza, fortemente presente nella cultura pubblica e anche, sebbene in misura minore e in forme diverse, nel vissuto della gente, e attualmente protesa a cambiare la legislazione esistente, per parte nostra non intendiamo opporre un rifiuto altrettanto unilaterale: siamo infatti ben consapevoli che la libertà della persona è un grandissimo valore, che va riconosciuto nella misura più ampia possibile anche nella società e nelle sue leggi, limitandola solo quando e in quanto è necessario, come insegna il Concilio Vaticano II (Dignitatis humanae, 7). Riteniamo importante e urgente però, non per qualche interesse cattolico ma per il futuro del nostro popolo, far crescere a tutti i livelli una rinnovata consapevolezza della realtà intrinsecamente relazionale del nostro essere e quindi del valore decisivo dei rapporti che ci uniscono gli uni gli altri. Il senso del nostro impegno di cattolici italiani va dunque, prima che a fermare quei cambiamenti che appaiono negativi per il Paese, a mantenere viva e possibilmente a potenziare quella riserva di energie morali di cui l Italia ha bisogno, se vuole crescere socialmente, culturalmente ed anche economicamente, e se intende superare il rischio di quella scomposizione dell umano da cui ci ha messo in guardia il Prof. Lorenzo Ornaghi. È questo il contesto concreto nel quale si colloca la chiara affermazione, da parte di Papa Benedetto, di quella laicità sana e positiva in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo norme loro proprie e lo Stato è certamente indipendente dall autorità ecclesiastica, ma non prescinde da quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell essenza stessa dell uomo e da quel senso religioso in cui si esprime la nostra costitutiva apertura alla Trascendenza. Questo concetto di laicità ci rallegriamo di veder condiviso in maniera crescente anche tra coloro che non hanno in comune con noi la fede cristiana, o almeno non la praticano. Accettiamo parimenti con animo sereno le critiche e talvolta le ostilità che il nostro impegno pubblico porta con sé, sapendo che fanno parte della libera dialettica di un Paese democratico e che molto più preoccupante delle critiche sarebbe quell indifferenza che è sinonimo di irrilevanza e che sarebbe il segno di una nostra mancata presenza.

7 1. EDITORIALE 2. DOSSIER 4 Convegno ecclesiale. Un nuovo slancio missionario VINCENZO GRIENTI* Dal 16 al 20 ottobre 2006 Verona è stata invasa da 2700 delegati provenienti da tutta Italia per partecipare all importante evento ecclesiale nazionale che ha tracciato gli orientamenti per il prossimo decennio. Record di operatori delle comunicazioni sociali: circa 700 tra giornalisti, fotografi, operatori e tecnici a dimostrazione che sul versante della cultura e dei media il convegno ecclesiale di Palermo del 95 è stato ben recepito. Oltre 450mila, nei giorni del convegno, gli accessi al sito internet ufficiale che assieme alle dirette di Sat 2000 e della Rai ha contribuito ad aprire una finestra mediatica sui contenuti dell appuntamento veronese sul tema Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo. Dal 4 convegno ecclesiale di Verona i 2700 partecipanti ripartono con un nuovo slancio missionario e con l impegno di aiutare le comunità diocesane e parrocchiali in Italia e all estero a testimoniare Gesù risorto nel contesto sociale e culturale, nazionale ed internazionale, in rapido cambiamento. Proprio la coscienza delle evoluzioni sociali e culturali a cui è sottoposta la società e anche la Chiesa, che agisce in essa, interpellano non poco sacerdoti, religiosi e laici nell attuazione di una pastorale quotidiana che si confronta con il territorio locale. «Un aspetto sul quale occorre insistere è quello dell orientamento e della qualificazione missionaria che la formazione dei cristiani deve avere, ad ogni livello ha sottolineato il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, nell intervento conclusivo. Non si tratta di aggiungere un elemento dall esterno, ma di aiutare a maturare la consapevolezza di ciò che alla nostra fede è pienamente intrinseco». Ruini ha ricordato le parole di Benedetto XVI al convegno della diocesi di Roma il 5 giugno scorso: «Nella misura in cui ci nutriamo di Cristo e siamo innamorati di Lui, avvertiamo anche lo stimolo a portare altri verso di Lui ha detto il Papa : la gioia della fede infatti non possiamo tenerla per noi, dobbiamo trasmetterla». Questa tensione missionaria rappresenta anche il principale criterio intorno al quale configurare e rinnovare progressivamente la vita delle nostre comunità. «Dal nostro Convegno emerge chiara l esigenza di superare le tentazioni dell autoreferenzialità e del ripiegamento su di sé, che pure non mancano, come anche di non puntare su un organizzazione sempre più complessa, per imboccare invece con maggiore risolutezza la strada dell attenzione alle persone e alle famiglie, dedicando tempo e spazio all ascolto e alle relazioni interpersonali, con particolare cura per la confessione sacramentale e la direzione spirituale. In un contesto nuovo e diverso, avremo così il ricupero di una dimensione qualificante della nostra tradizione pastorale ha aggiunto il cardinale. Per essere pienamente missionaria, questa attenzione alle persone e alle famiglie deve assumere però un preciso orientamento dinamico: non basta cioè attendere la gente, ma occorre andare a loro e soprattutto entrare nella loro vita concreta e quotidiana, comprese le case in cui abitano, i luoghi in cui lavorano, i linguaggi che adoperano, l atmosfera culturale che respirano. È questo il senso e il nocciolo di quella conversione pastorale di cui sentiamo così diffusa l esigenza: essa riguarda certamente le parrocchie, ma anche, in modo differenziato, le comunità di vita consacrata, le aggregazioni laicali, le strutture delle nostre Diocesi, la formazione del clero nei seminari e nelle università, la Conferenza Episcopale e gli altri organismi nazionali e regionali». Proprio qui si inserisce la proposta, o meglio il bisogno, della pastorale integrata. Al riguardo il cardinale Ruini ha aggiunto: «Dobbiamo precisare i suoi contorni e darle man mano maggiore concretezza, ma sono già chiari il suo obiettivo e la sua direzione di marcia: essa trova infatti nella comunione ecclesiale la sua radice e nella missione, da svolgere nell attuale società complessa, la sua finalità e la sua concreta ragion d essere. Punta quindi a mettere in rete tutte le molteplici risorse umane, spirituali, pastorali, culturali, professionali non solo delle parrocchie ma di cia- 7

8 2. DOSSIER scuna realtà ecclesiale e persona credente, al fine della testimonianza e della comunicazione della fede in questa Italia che sta cambiando sotto i nostri occhi». Intuizioni, quelle del presidente della Cei, che sin dall inizio del Convegno ecclesiale nazionale sono emerse dalla prolusione e dalle relazioni generali e di ambito. Gesù Cristo risorto: speranza che non delude «Il primo cammino avvenuto è quello di una maturazione sempre più chiara e forte della coscienza della Chiesa circa la sua missione evangelizzatrice. È questa, e non altra, la missione della Chiesa: le viene riconsegnata ogni giorno da Cristo e dal suo Spirito come missione tipica, irrinunciabile, sempre aperta, necessaria e insostituibile perché voluta in ordine alla fede e alla salvezza di tutti gli uomini». Così nella prolusione letta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano e presidente del comitato preparatorio del convegno ecclesiale, nel corso della cerimonia d apertura. «Si tratta di una missione che sta vivendo una stagione di singolare urgenza e indilazionabilità. Infatti, in intimo rapporto con la coscienza evangelizzatrice registriamo una più diffusa ed esplicita consapevolezza della distanza (nel senso di estraneità o/e di antitesi) che nel nostro contesto socio-culturale e insieme ecclesiale esiste tra la fede cristiana e la mentalità moderna e contemporanea ha aggiunto l arcivescovo di Milano. È, da un lato, il contesto del secolarismo, dell indifferentismo religioso, della cultura estranea o contraria al Vangelo quando non addirittura alla stessa razionalità umana; e, dall altro lato, è il contesto di un interruzione o di un rallentamento dei canali ecclesiali classici di trasmissione della fede, come la famiglia, la scuola, la stessa comunità cristiana. Se è così, non è allora esagerato dire che l evangelizzazione e la fede si ripropongono oggi con singolare acutezza come il caso serio della Chiesa». Di qui l urgenza di tenere viva la preoccupazione per la distanza che esiste tra la fede cristiana e la mentalità moderna e contemporanea. Senza dimenticare, peraltro, che una simile distanza sia pure in forme e gradi diversi ha sempre segnato la vita della comunità cristiana, e ancor più ha segnato e continua a segnare il cuore di ogni credente, che nella prospettiva di san Giovanni è pur sempre un incrocio di fede e di incredulità, di sequela del Vangelo e di arroccamento su se stessi e sul proprio egoismo. Ma la grande sfida pastorale rimane in tutta la sua gravità: come eliminare o attenuare questa distanza? «Risponderei dicendo che prioritario e decisivo oggi è di tenere massimamente desta non tanto la preoccupazione per la distanza, quanto la preoccupazione per la differenza, per la specificità della fede cristiana. 8 Meglio e inserendoci nell orizzonte del Convegno, diciamo: siamo chiamati a custodire, ossia conservare, vivere e rilanciare l originalità, di più la novità unica e universale della speranza cristiana, il DNA cristiano della speranza presente e operante nella storia ha proseguito Tettamanzi. L appello del Convegno è di tornare e ritornare senza sosta, con lucidità e coraggio, a interrogarci per agire di conseguenza su: chi è la speranza cristiana? quali sono i suoi tratti qualificanti? come essa incrocia l uomo concreto d oggi nei suoi problemi e nelle sue attese? La speranza è Gesù Cristo! Non pronuncio una formula, ma proclamo una convinzione di fede: la mia, la nostra, quella della Chiesa». È la stessa fede dell apostolo Paolo, che così scrive nella lettera ai Romani: La speranza poi non delude, perché l amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (5,5). Don Franco Giulio Brambilla: laici, un alfabeto della vita per testimoniare la speranza Al cristianesimo si nasce, nel cristianesimo si abita e da cristiani si vive nel mondo. Rispettando questa scansione, don Franco Giulio Brambilla, preside della Facoltà teologica dell Italia settentrionale ha incentrato la sua relazione teologico-pastorale su tre orizzonti tematici: la generazione, la casa e il dibattito pubblico. Il sacerdote ha inquadrato così gli scopi e i temi del convegno, situandoli nell orizzonte della coscienza missionaria che la Chiesa italiana ha messo al centro del decennio in corso, cammino del quale il convegno ecclesiale è tappa di snodo. Tale missionarietà, ha detto Brambilla «non è prima di tutto un azione, ma il gesto con cui la Chiesa si lascia di nuovo generare dal Signore Risorto. Così facendo si diventa capaci di interpretare e di realizzare le attese e le speranza degli uomini di oggi, di mettere in contatto la ricerca di vita, di relazioni buone, di giustizia, di libertà e di pace con la fonte stessa della speranza viva, Gesù risorto. Per far questo occorre un paziente lavoro di discernimento, arduo in una società fluida e ripiegata sull immediato, nella quale la speranza rischia di essere sconfinata nello spazio intimo di una speranza individuale o nell ambito di un progressismo sociale». Due gli atteggiamenti necessari. Il primo punta alla custodia gelosa della differenza specifica della fede, sia nei confronti di ogni lettura dell identità di Gesù come un semplice guru religioso, sia riguardo a ogni comprensione della Chiesa solo come luogo di risposta al bisogno religioso o al servizio delle povertà. Il secondo atteggiamento si compie nella necessità di generare l uomo nuovo. Compito difficile

9 1. EDITORIALE 2. DOSSIER nell epoca della scienza e della tecnica, che hanno imposto una vera e propria questione antropologica. Per i cristiani non è solo un problema astratto, ma qualcosa che tocca la vita concreta delle persone. Sulla base della Pietra angolare, poi, si costruisce la casa-chiesa, come dice la Lettera di Pietro, scritto che ha fatto da leit-motiv a tutti i lavori convegnistici. Savino Pezzotta: occorre un maggiore impegno socio-politico per ridare speranza La questione sociale s intreccia in modo indissolubile con la questione antropologica. Da questa consapevolezza è partito l intervento di Savino Pezzotta al convegno ecclesiale di Verona. L ex segretario generale della Cisl, ora presidente della Fondazione Tarantelli, ha cercato di delineare un percorso tra percorsi positivi compiuti in questi decenni dalla società italiana e una nuova e forte attenzione, richiesta dai cambiamenti e contraddizioni che questa crescita ha generato: la società post-industriale (dal lavoro ai lavori), la finanziarizzazione dell economia, i forti divari territoriali, la presenza di nuove povertà, di nuove emarginazioni, dei senza lavoro e dei disoccupati giovani o in età matura, dei precari sul lavoro e nella vita, le difficoltà delle famiglie nel far quadrare il bilancio e economico e sociale (soprattutto quelle mono reddito e con figli), il crescente numero di anziani non autosufficienti, il permanere di fasce di giovani ed adolescenti in difficoltà o costretti alla solitudine e il fenomeno, anche culturale, dell immigrazione. Guardare alla situazione chiave antropologica, porta a percepire l influenza del progresso scientifico e tecnico sullo statuto stesso delle persone, le tante sfide rischiose, ma anche la crescita di nuove sensibilità. Una nuova coscienza sociale e una domanda di senso che riesce a generare esperienze e nuovi stili di vita; si pensi all associazionismo, alla cooperazione e, più in generale, alle nuove forme d economia civile, al terzo settore, al consumo responsabile, alle tematiche ambientali e all attenzione ai poveri che passa attraverso il volontariato. «La frontiera dell impegno dei cattolici», ha detto il sindacalista, è «costruire un nuovo discorso pubblico». E per far questo è necessario discernere il senso profondo e il vissuto personale rispetto ai grandi processi di globalizzazione. «Siamo sempre più interconnessi in reti e ogni giorno facciamo esperienza di nuove culture lontane che si fanno vicine ha sottolineato Pezzotta. Per questo occorre un impegno socio-politico che si eserciti per strada, nella piazza e nei luoghi della vita e non solo in quelli deputati alla politica, che purtroppo, tendono sempre di più a divenire esclusivi. Paola Bignardi: dare valore alla vocazione dei laici Paola Bignardi, coordinatrice di ReteInOpera, individua un ostacolo rappresentato dalla frammentazione del laicato in una molteplicità di esperienze aggregative. «Ciò rende difficile che tale vocazione emerga e rende debole la voce dei laici nel mondo e nella comunità, facendo più povera la Chiesa stessa dell esperienza di chi la immerga nella polvere della storia, le apra con fiducia le porte del dialogo con il mondo, la vita, la realtà circostante e il territorio». L ex presidente dell Azione cattolica italiana, ha inserito il profilo e le esigenze di questa particolare espressione dell essere cristiani in una vera e propria meditazione sulla dimensione spirituale della testimonianza, dal titolo L amore genera la speranza. Tante sono le difficoltà che ha indicato in apertura. Linguaggi della vita cristiana consunti da un uso generico o troppo retorico; cambiamenti vorticosi nel mondo che mutano l idea di vita e di uomo; le sfide del dialogo con le altre religioni e con un mondo laico che tende a relegare la fede nello spazio delle questioni private; la tentazione di identificare il cristianesimo con una cultura ovvero incapacità di parlare a chi magari si mostra indifferente, ma in realtà non lo è. «Dentro le comunità cristiane secondo l analisi della coordinatrice di Retinopera si avverte stanchezza, difficoltà a mostrarsi case accoglienti di tutti». Per modelli pastorali non sempre in grado di interpretare la vita e accompagnarla in percorsi di unità, per l attivismo, per un senso di estraniazione. Tutto ciò, più che a cedere allo sconforto, chiama a un intelligenza spirituale creativa. Dall analisi della situazione, la Bignardi è passata, così, a delineare i tratti di una vita che profuma di Vangelo. Occorre, ha detto, radicarsi nell essenziale, cioè in Cristo. Allora si potrà agire con convinzione e mitezza, con ascolto e rispetto, da persone capaci di dialogo con tutti e che esprimono la loro fede nell amore. Tre i testimoni di carità in contesti difficili ricordati dalla Bignardi: Giorgio La Pira, Madre Teresa, e suor Leonella uccisa in Somalia. Lorenzo Ornaghi: la testimonianza culturale per il credente non è ipotesi, ma obbligo Portare una testimonianza culturale per il credente non è ipotesi, ma obbligo. Sarebbe, però, sbagliato «aspettare di disporre di una comprensione definitiva dei contesti di vita contemporanei per attuare quelle scelte che consideriamo ogni giorno più auspicabili». Così Lorenzo Ornaghi, Rettore dell Università Cattolica del Sacro Cuore, nella sua relazione al Convegno ecclesiale di Verona. Il politologo ha sottolineato la 9

10 2. DOSSIER necessità di coniugare pensiero e azione, discernimento e coraggio, rischio e intraprendenza. Poi si è interrogato sui modi per testimoniare speranza, ovvero alimentare e vivificare «i molteplici ambiti della condotta e dell azione umana». Oggi, infatti, si sperimentano «crescenti forme di apatia politica o accidia personale, disorientamenti, frustrazioni e il pervasivo stato d animo secondo cui nulla o pochissimo è possibile fare per il miglioramento dell Italia». Atteggiamenti che «non trovano antidoto e nemmeno palliativo nel miraggio di nuove e imminenti stagioni, preparate e aperte da un idea di cultura riduttivamente intesa come l indispensabile premessa e strumento di un azione che peraltro viene continuamente rinviata». La cultura, ha aggiunto Ornaghi, è concepita come «programma stilato in modo più o meno perentorio da minoranze elitarie», senza intercettare la vita. E questo è uno dei motivi per cui «la condizione attuale dei cattolici viene descritta o stigmatizzata nei termini impropri e fuorvianti di una montante irrilevanza». La proposta culturale allora ha proseguito il rettore dell ateneo fondato da Agostino Gemelli deve puntare all essenziale. La società di oggi è «precaria, vulnerabile, carente di un durevole ethos di appartenenza», fino a dare la sensazione di «vivere perennemente in bilico» tra attese fiduciose e amplificate inquietudini. Essa è «ripiegata sul presente». Per superare questa situazione, occorre «riuscire a cogliere l essenziale della nostra stagione storica» e, dunque, c è bisogno di una cultura che sia intrinsecamente sperante, cioè innestata sulle pratiche di vita. I cattolici hanno attraversato nei decenni scorsi le vicissitudini sociali, economiche e politiche del Paese. E talvolta le hanno «patite con maggiore intensità e non di rado con sofferenza». Ciò non ha impedito loro di dare un contributo «né marginale, né di secondo ordine» al tentativo di uscire da «una transizione che in non pochi passaggi è apparsa troppo simile a una pericolosa stagnazione». Dunque, ha detto lo studioso con un slogan: «Non siamo all anno zero». Anzi, il rettore della Cattolica ha percorso le tappe che dal convegno di Roma del 1976 hanno portato, attraverso Loreto e Palermo, all appuntamento scaligero, individuando sin dall inizio l attenzione alla dimensione culturale. Proprio dalla questione culturale ora occorre ripartire per incidere in una società sempre più confusa e distratta. 10 Il contributo delle Chiese locali a Verona 2006 Il 4 convegno ecclesiale nazionale non è stato un evento circoscritto ai lavori che si sono svolti nella splendida cornice della Fiera di Verona. Durante tutto l anno che ha preceduto l importante evento, cioè dall invio della Traccia di riflessione fino all apertura del convegno stesso, in molte Chiese locali, la preparazione è stata inserita nell ordinario cammino pastorale, cui ha dato un intonazione particolare e nuovi orizzonti di comunione e di missione. In non pochi casi, si è rivelata anche un occasione di verifica e progettazione della propria esperienza ecclesiale. Se l accoglienza delle proposte legate alla preparazione del Convegno è stata generalmente buona, con un diffuso e ampio coinvolgimento delle diverse realtà ecclesiali, è andata via via crescendo la sensibilizzazione dei fedeli, per cui ci si è serviti di luoghi e momenti consueti e anche di iniziative straordinarie di vario genere (spirituale, artistico, culturale, catechistico, mediatico ecc.) si legge nell introduzione alla Sintesi dei contributi delle diocesi, degli organismi e delle aggregazioni ecclesiali. A favorire la riflessione e l attesa del Convegno è stato il percorso itinerante nazionale, che ha portato in cinque città italiane (Palermo, Terni, Novara, Arezzo, Rimini) l approfondimento degli ambiti della testimonianza e l annuncio della speranza cristiana. Di tutto il lavoro fatto, le relazioni delle diocesi e delle regioni mettono in luce, oltre alle fatiche incontrate, alcuni elementi particolarmente preziosi: lo stile di comunione e il clima di fiducia, che già appare come una testimonianza di sicura speranza per il futuro; la diffusa convergenza sulle principali scelte e orientamenti emersi nel corso del lavoro; l apprezzamento per l approccio esistenziale del tema e la conseguente impostazione della riflessione, trasversale rispetto ai consueti settori della pastorale. Ne emerge il volto di una Chiesa consapevole di dover alimentare la propria spinta missionaria, incamminata sulla via della comunione, sempre più attenta alla dimensione culturale della fede e alle sfide che toccano oggi la stessa identità dell uomo. Nelle diocesi, all interno degli organismi e delle aggregazioni ecclesiali ci si è soprattutto confrontati sui cinque ambiti della Traccia di riflessione (vita affettiva, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza e fragilità umana). Temi ripresi nel corso dell importante evento scaligero nelle relazioni di ambito. I cinque ambiti secondo Iafrate, Fabris, Sabatini, Esposito e Diotallevi Essere testimoni di speranza nella vita affettiva e familiare significa sforzarsi di rigenerare le nostre relazioni familiari nella loro più autentica e profonda valenza relazionale e simbolica, e accettare, da pellegrini e stranieri, il rischio di dare fiducia all altro, nello scorrere delle transizioni che mettono alla prova i legami, ma nella sicurezza della meta per il cui raggiungi-

11 1. EDITORIALE 2. DOSSIER mento vale la pena di impegnarsi. Significa, in sostanza, per Raffaella Iafrate, docente di Psicologia dei gruppi e di comunità alla Cattolica di Milano, lanciare una sfida al non senso a cui sono ridotte oggi le relazioni umane. E anche la famiglia fondata sul matrimonio, al posto della quale si invocano soluzioni caricaturali basate sulla sola affettività: come i Pacs, forme di legame leggero e non vincolante. Introducendo ai convegnisti l ambito di lavoro sulla vita affettiva, la studiosa ha analizzato la situazione in cui versano i concetti di speranza, affetto, amore, famiglia nella società odierna. In una parola: si assiste all effetto banalizzazione. Le esperienze affettive sono sempre più vissute come pura passività incontrollabile dalla libera volontà, come esperienza esauribile nell hic et nunc, come realtà dell io individuale, pieno del suo sentire e delle sue emozioni e quindi senza spazio per l incontro con l altro. Da un lato, insomma si esalta ciò che piace, dall altro si denigra ciò che è responsabilità. Fino a contrapporre affetto a norma, passione a ragione. Si dimentica, insomma, che l uomo, in quanto persona, è fondamentalmente relazione con l altro. Sul versante del mondo del lavoro c è una radicale trasformazione. Con esso cambia anche il modo di vivere la festa. Per capire come queste realtà mutano, e per capire lo spazio che può avere la testimonianza cristiana della speranza in questo ambito, occorre ascoltare il ritmo dell alternarsi di fatica e riposo. Esso oggi sembra essersi spezzato ha detto Adriano Fabris, docente di Filosofia Morale a Pisa. Venendo meno la relazione tra lavoro e festa è minata alla base la possibilità che l uomo ha di andare al di là di sé: è messa in questione la sua possibilità di aprirsi al futuro. E viene meno così la capacità di sperare e di testimoniare la speranza. Sotto la lente dello studioso sono finiti dapprima le trasformazioni nel mondo produttivo, il concetto di festa, poi la loro relazione e, infine, il tempo cristiano. Nello scenario del passaggio dal fordismo, in cui l operaio produceva qualcosa, ma non si realizzava nel suo lavoro, all idea di lavoro come vocazione in cui il lavoro è più creativo, apre alle relazioni ed è divenuto esso stesso scopo (e anche l impresa si trasforma sempre più, superando il semplice modello capitalistico) resta un problema di fondo. C è sì la possibilità di recuperare senso, ma per ottenere questo il lavoro certo ci deve essere. Sul versante della fragilità umana secondo Augusto Sabatini, giudice presso il tribunale dei minori di Reggio Calabria, occorre tener presente nelle tante situazioni in cui ci si confronta con la sofferenza umana e la precarietà dell esistenza. Concepire, però, l accoglienza delle fragilità, partire dalle proprie, come esercizio di autentica umanità o in altri termini di santità e di ringraziamento non come equivoca via ascetica e penitenziale non è certamente agevole neppure per un credente. Esistono, infatti, forme di sofferenza che appaiono umanamente irrimediabili, cioè senza possibilità di riscatto, o più semplicemente prive di speranza redentrice: di esse nessuno direbbe di poter esser lieto o d averne bisogno ha detto il magistrato. Eppure talvolta soltanto esperienze del genere permettono di scoprire che si può mostrare il volto migliore di sé proprio nella massima fragilità, propria o altrui. A Verona il giudice ha iniziato la sua introduzione all ambito della fragilità umana elencando i tanti sinonimi di questo concetto, a seconda del punto di vista a cui si guarda alla persona: in ambito economico, politico e giuridico si parla di marginalità, precarietà, nuove povertà ovvero criticità. Nella realtà sanitaria ricorrono termini come soggetti a rischio, disagio, prevenzione. I filosofi preferiscono mettere in campo parole come crisi, identità aperta o fluida, disagio dell alterità. Come può un uomo del nostro tempo, più di duemila anni dopo la venuta di Gesù Cristo nella carne, raggiungere una certezza ragionevole su questo avvenimento? E com è possibile verificare con ragioni adeguate il fatto che, attraverso la vita della Chiesa, questa presenza mi raggiunga lungo il corso del tempo, e riaccada ora nel presente?. Con questi interrogativi Costantino Esposito, ordinario di Storia della filosofia a Bari, ha aperto la sua relazione dedicata alla presentazione dell ambito di discussione sulla Tradizione. Le due domande riguardano tutti gli uomini di tutte le epoche. Oggi, però, si fa molta fatica a comprendere la tradizione come una vita; al massimo essa è un glorioso passato da conservare devotamente o archeologicamente, oppure come nella maggioranza dei casi qualcosa che si deve aggiornare o superare in virtù dell idea di un continuo progresso in avanti con cui andrebbe reinterpretato il messaggio evangelico. Di fronte alla trasmissione della fede, che è un dono, il rischio è di dare questa evidenza per scontata considerala come una premessa ovvia e definitivamente acquisita, per poi passare subito a chiederci cosa dobbiamo fare o quali conseguenze occorre tirare. Con la latente illusione di poterci impadronire noi, e addirittura di poter riprodurre noi, con le nostre strategie e i nostri buoni progetti, la presenza irriducibile dell essere e la novità sorprendente della salvezza. Rischi ulteriori sono il relegare questa dinamica nel passato, senza vederne il collegamento con il presente. Si vive come staccati da ciò che ci ha preceduto. Nei luoghi dove si produce la cultura odierna, cioè libri, letteratura, mass media ha spiegato il docente passa un idea di uomo per il quale la tradizione rappresenterebbe un retaggio di cui liberarsi, come si farebbe con un maci- 11

12 2. DOSSIER gno che impedisse la libertà di movimento. Lo studioso del pensiero ha poi sottolineato come importante nella dinamica educativa sia l autorità da cui essa proviene (esenziale è in questo la famiglia). In un epoca che ha visto la fine di tante ideologie e prassi, non è presunzione affermare che i cattolici hanno a disposizione una quantità non trascurabile di un tipo di risorse sempre più scarso, che potrebbe generare, seppure senza alcun determinismo un importate svolta civile. Lo ha affermato il sociologo Luca Diotallevi nella sua relazione al 4 Convegno Ecclesiale di Verona. La coscienza di questa dotazione ha proseguito è una delle forme iniziali che può assumere una rinnovata responsabilità per la città da parte dei cattolici italiani, una responsabilità che non autorizza alcun disegno egemonico, peraltro improbabile, che non cancella la possibilità del pluralismo e soprattutto è una responsabilità che ci giudica; come un talento. Discernimento è stata la parola chiave della riflessione di Diotallevi, che ha introdotto ai lavori dell ambito sulla cittadinanza. Ci sono due processi in corso, ha spiegato lo studioso di fenomeni sociali, che toccano l idea di cittadinanza. Innanzitutto ne sono entrati a far parte, oltre ai diritti civili e politici, anche i cosiddetti diritti sociali (lavoro, istruzione, salute, abitazione, informazione, ecc.). Contemporaneamente, è venuto meno il potere dello Stato di dare effettività a questa nuova e ben più estesa idea di cittadinanza. In questo scenario il sociologo ha proposto tre riferimenti prospettici per il discernimento: uno teologico, uno spirituale e uno sul rapporto tra religione e politica. Il primo è partito dall idea teologica di città (da sant Agostino in poi). Quella degli uomini ha notato non può vantare una stabilità, agli occhi del credente in cammino verso quella Gerusalemme celeste che sarà donata e non costruita da mani d uomo. Ogni città per quanto fortificata resta un accampamento provvisorio. E la Chiesa non è una città, né un altra città. La Chiesa ed i credenti condividono la stessa città degli uomini e delle donne, come contesto favorevole a dialoghi, relazioni, associazioni ed interessi comuni e non di meno alla regolazioni di conflitti e competizioni tra interessi. Il Papa a Verona Un grandissimo grazie per il Suo essere qui oggi con noi. È questo il sentimento unanime dei presenti in questa sala, ma è anche il sentimento delle Chiese che sono in Italia. Così il Presidente della Cei, Card. Camillo Ruini nel saluto al Santo Padre nell aula dei lavori dove si è svolto il 4 Convegno Ecclesiale nazionale. 12 Padre Santo, la Dott.ssa Giovanna Ghirlanda Le illustrerà brevemente il lavoro che abbiamo svolto in questi giorni. A me preme sottolineare il legame di comunione e di ammirazione, l affetto profondo, la gratitudine del cuore, la convinta adesione al Suo insegnamento, che uniscono a Vostra Santità i Vescovi italiani, i presbiteri, i religiosi e le religiose, i laici, tutto il popolo di Dio che è in Italia ha proseguito il cardinale. Padre Santo, sentiamo questo legame come un grande dono di Dio, come un cemento tenace che ci tiene uniti tra noi, come una guida sicura e illuminante per la nostra testimonianza apostolica. Perciò ascolteremo e accoglieremo le Sue parole con totale apertura di mente e di cuore e cercheremo di metterle a frutto nel cammino che la Chiesa italiana è chiamata a percorrere. Padre Santo, la nostra preghiera La accompagna in ogni momento. Sappiamo che Vostra Santità ci custodisce nel Suo cuore, conosce in profondità, ama e benedice questa nostra Italia. Ecco perché, Padre Santo, ancora una volta Le diciamo grazie. Il nostro convegno celebra la felice conclusione di un cammino, ma, nello stesso tempo, è anche l incoraggiante avvio per il lavoro che ci attende nei prossimi anni, nel corso dei quali proseguiremo il discernimento e l elaborazione culturale ha sottolineato Giovanna Ghirlanda nella presentazione del Convegno al Santo Padre cureremo l educazione ad una fede adulta, capace di coniugare contemplazione e vita, dedicheremo particolare attenzione a quell ecclesiologia di comunione indicata dal Concilio Vaticano II. Nel suo discorso rivolto ai delegati convenuti a Verona per il 4 Convegno Ecclesiale nazionale Benedetto XVI ha detto: «I compiti e le responsabilità che questo Convegno ecclesiale pone in evidenza sono certamente grandi e molteplici. Siamo stimolati perciò a tenere sempre presente che non siamo soli nel portarne il peso: ci sosteniamo infatti gli uni gli altri e soprattutto il Signore stesso guida e sostiene la fragile barca della Chiesa. Ritorniamo così al punto da cui siamo partiti: decisivo è il nostro essere uniti a Lui, e quindi tra noi, lo stare con Lui per poter andare nel suo nome (cfr Mc 3,13-15). La nostra vera forza è dunque nutrirci della sua parola e del suo corpo, unirci alla sua offerta per noi, come faremo nella Celebrazione di questo pomeriggio, adorarlo presente nell Eucaristia ha aggiunto il Santo Padre : prima di ogni attività e di ogni nostro programma, infatti, deve esserci l adorazione, che ci rende davvero liberi e ci dà i criteri per il nostro agire. Nell unione a Cristo ci precede e ci guida la Vergine Maria, tanto amata e venerata in ogni contrada d Italia. In Lei incontriamo, pura e non deformata, la vera essenza della Chiesa e così, attraverso di Lei, impariamo a conoscere e ad amare il mistero della

13 1. EDITORIALE 2. DOSSIER Chiesa che vive nella storia, ci sentiamo fino in fondo parte di essa, diventiamo a nostra volta anime ecclesiali, impariamo a resistere a quella secolarizzazione interna che insidia la Chiesa nel nostro tempo, in conseguenza dei processi di secolarizzazione che hanno profondamente segnato la civiltà europea». Poi nell omelia durante la concelebrazione eucaristica allo stadio Bentegodi di Verona, sul tema del 4 Convegno Ecclesiale Testimoni di Gesù risorto Benedetto XVI ha sottolineato: «Questa definizione dei cristiani deriva direttamente dal brano del Vangelo di Luca oggi proclamato, ma anche dagli Atti degli Apostoli (cfr At 1,8.22). Testimoni di Gesù risorto. Quel di va capito bene! Vuol dire che il testimone è di Gesù risorto, cioè appartiene a Lui, e proprio in quanto tale può rendergli valida testimonianza, può parlare di Lui, farlo conoscere, condurre a Lui, trasmettere la sua presenza. È esattamente il contrario di quello che avviene per l altra espressione: speranza del mondo. Qui la preposizione del non indica affatto appartenenza, perché Cristo non è del mondo, come pure i cristiani non devono essere del mondo. La speranza, che è Cristo, è nel mondo, è per il mondo, ma lo è proprio perché Cristo è Dio, è il Santo (in ebraico Qadosh ). Cristo è speranza per il mondo perché è risorto, ed è risorto perché è Dio. Anche i cristiani possono portare al mondo la speranza, perché sono di Cristo e di Dio nella misura in cui muoiono con Lui al peccato e risorgono con Lui alla vita nuova dell amore, del perdono, del servizio, della non-violenza. Come dice sant Agostino: Hai creduto, sei stato battezzato: è morta la vita vecchia, è stata uccisa sulla croce, sepolta nel battesimo. È stata sepolta la vecchia, nella quale malamente sei vissuto: risorga la nuova (Sermone Guelf. IX, in M. Pellegrino, Vox Patrum, 177). Solo se, come Cristo, non sono del mondo, i cristiani possono essere speranza nel mondo e per il mondo». Sintetico ma incisivo il Messaggio alle Chiese particolari che sono in Italia letto da Giovanna Ghirlanda a conclusione del 4 Convegno Ecclesiale: «Non ci tiriamo indietro davanti alle grandi sfide di oggi si legge : la promozione della vita, della dignità di ogni persona e del valore della famiglia fondata sul matrimonio; l attenzione al disagio e al senso di smarrimento che avvertiamo attorno e dentro di noi; il dialogo tra le religioni e le culture; la ricerca umile e coraggiosa della santità come misura alta della vita cristiana ordinaria; la comunione e la corresponsabilità nella comunità cristiana; la necessità per le nostre Chiese di dirigersi decisamente verso modelli e stili essenziali ed evangelicamente trasparenti». *giornalista Sono state più di le persone che, a vario titolo, hanno partecipato al 4 Convegno ecclesiale nazionale, conclusosi a Verona. L assemblea dei convegnisti, cresciuta giorno per giorno, era composta da 11 cardinali, 222 vescovi, 608 sacerdoti, 41 diaconi, 322 tra religiosi e religiose, 15 consacrati laici, soprattutto donne, e 1275 laici. Tra di loro c erano anche 30 immigrati residenti in Italia e 20 italiani residenti all estero. Erano, invece 270 gli invitati, tra i quali rappresentanti degli episcopati europei e di altre aree continentali come l Africa, l Asia, l Oceania, l America del nord e America del sud. Settecento i volontari messi in campo dalla diocesi scaligera (a cui vanno aggiunti i seicento mobilitati dalla protezione civile) che hanno svolto diversi servizi nei vari luoghi della città. La sala stampa allestita nella Fiera e le tribune stampa dell Arena e dello stadio Bentegodi hanno visto al lavoro settecento operatori dell informazione, suddivisi all incirca a metà tra giornalisti e fotocineoperatori o tecnici. La finestra sul mondo, rappresentata dal sito internet, ha visto finora affacciarsi virtualmente sul convegno oltre 450mila accessi, tra i quali 90mila si riferiscono alle dirette on-line e per rivedere i contributi video registrati. Gli espositori nello spazio dedicato allo stand, erano più di settanta in rappresentanza di enti e associazioni ecclesiali e sociali. Otto, infine, gli eventi culturali legati al convegno, tra singole installazioni di artisti (3), vere e proprie mostre (4) e l oratorio musicale Resurrexi, eseguito in prima assoluta a Verona. 13

14 2. DOSSIER 4 Convegno ecclesiale. Con la speranza nel cuore GIANNI AMBROSIO ANTONIO STAGLIANÒ 1. Nella memoria dei santi: i testimoni della speranza Un Convegno di grazia, di comunione, di ascolto, di discernimento: per porre Gesù Cristo risorto al centro della vita e della testimonianza della Chiesa, per cercare e trovare insieme le vie, i linguaggi, le modalità della missione di evangelizzazione. Da Verona è giunto un grande appello a esercitare il cristianesimo, secondo la misura alta della vita ordinaria del cristiano che è la santità. Per questo, la lunga schiera di santi e di testimoni collocati nell Arena non ha ubbidito a una logica coreografica e spettacolare. Intendeva piuttosto aiutare a simbolizzare nella dovuta evidenza il tema centrale della riflessione e la strada del suo sviluppo: la santità, come coinvolgimento della vita, gioco e rischio della libertà personale e comunitaria per il Vangelo a servizio dell umanità dell uomo. Sin dall inizio, con le parole del cardinale Tettamanzi, sono riecheggiate le forti e toccanti espressioni della Gaudium et Spes, secondo le quali nulla di ciò che è genuinamente umano è estraneo alla vita e alla cura pastorale della Chiesa, maestra in umanità : le gioie e le speranze dell uomo sono le gioie e le speranze della Chiesa. In un mondo che cambia e si trasforma con rapidità aprendo spesso tanti varchi 14 al disorientamento e alla sfiducia la Chiesa italiana ha meditato non solo sulla speranza, ma con speranza, camminando più speditamente nel processo di traduzione in italiano del Concilio Vaticano II. 2. Il Vangelo che apre alla speranza: Cristo è risorto È notevole la distanza tra il cristianesimo e tanti aspetti della mentalità contemporanea. La coscienza evangelizzatrice della Chiesa avverte e comprende la differenza, l originalità e la novità della speranza cristiana, e si interroga sul nucleo incandescente della sua identità e del suo contenuto: Gesù crocifisso, l amore di Dio che ha assunto la forma della donazione totale di sé per l umanità. Questo dono della vita per amore dischiude un orizzonte di speranza singolare, capace di vincere anche il limite oscuro e abissale della morte, il suo potente pungiglione: la paura per il futuro. Quella del cristiano è speranza fondata sul Risorto dai morti, è speranza anche nella e oltre la morte, in un Dio che non abbandona mai l uomo, custodendolo nel suo amore misericordioso per la vita eterna: la speranza cristiana è uno sguardo oltre il tempo. Ogni paura del futuro è sconfitta dal futuro nuovo dischiuso da Cristo risorto, il fine dell esistenza terrena, il suo senso, il suo logos, ciò che lega insieme, con un significato ricco di felicità, tutti gli istanti della vita terrena, valorizzandoli nella prospettiva del regno di Dio e della sua giustizia. Perciò, per testimoniare il Vangelo come speranza per il mondo è necessario mostrare con chiarezza dentro i drammi concreti della vita quanto l eschaton cristiano (il futuro in Cristo risorto) aiuti gli uomini e le donne della nostra società liquida e ripiegata ad andare avanti senza mai fermarsi nella ricerca della gioia e del senso della vita. Il futuro cristiano custodito da Dio nella risurrezione che è vittoria sul limite della morte, tocca l uomo, in ogni sua situazione storica, in ogni condizione esistenziale e incide profondamente nel suo cuore, perché corrisponde alle sue attese più vere. La risurrezione di Cristo ha affermato Benedetto XVI nel suo magistrale discorso è la più grande «mutazione» mai accaduta, il «salto» decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l intero universo. L identità più profonda della Chiesa è di essere stata coinvolta in questo salto di qualità di vita che è la risurrezione di Cristo. Il popolo cristiano è testimone del Risorto in quanto partecipa alla risurrezione di Cristo: nella comunione con il Signore Risorto il popo-

15 1. EDITORIALE 2. DOSSIER lo cristiano è il luogo della prosecuzione della Resurrezione. Lo spessore antropologico e sociale della speranza cristiana appare allora indiscutibile: non proietta in un oltre vuoto, non aliena e non distoglie dalle responsabilità della storia, piuttosto immerge totalmente il credente nel mondo con la testimonianza della carità. Una fede che opera attraverso la carità è la verifica più plastica del modo cristiano di sperare. 3. Per testimoniare la speranza La speranza nel Risorto assume la forma della testimonianza, diventa un compito spontaneo, si realizza come un gioioso esercizio. La speranza cristiana è nel cuore del credente e nella comunità dei discepoli del Risorto. Ma la speranza è visibile e traspare dal volto, dalle parole e dai gesti, si fa riconoscere nel racconto testimoniale di tante persone e di tante comunità, liberate dalle logiche mondane del successo, del potere, del denaro. Testimoniare il Vangelo della speranza è un esercizio impegnativo che assume forme concrete di comportamento e si manifesta in stili di vita particolari. Proprio questi stili di vita riescono a rendere palpabile l amore di Dio per l uomo, anzitutto perché traducono la verità dell amore di Dio nei luoghi e nei fatti della vita quotidiana. Tutti i passi concreti degli uomini sono illuminati dal Vangelo: dal concepimento alla nascita, dalla crescita alla educazione, dallo sviluppo al declino, dalle relazioni umane più intime ai rapporti sociali più complessi, dall impegno personale a favore dell uomo a quello politico svolto come servizio di più ampi gruppi umani, di popoli e nazioni. Tra i fatti della vita e la rivelazione di Dio il rapporto è strettissimo. In modo del tutto peculiare, poi, la speranza cristiana si accende ed è testimoniata soprattutto in quelle situazioni nelle quali la comunicazione del Vangelo apre alla fiducia là dove c è scoraggiamento e disperazione, costruisce amicizia contro le tante forme di lotta e di conflittualità umana, genera alla libertà affrancando dalle più diversificate schiavitù mondane, educa alla solidarietà e alla condivisione nei tanti momenti di sofferenza, immerge nell amore respingendo il degrado dell esperienze di sfruttamento e di sopraffazione dell uomo sull uomo. Così, la speranza cristiana rende i cristiani pietre vive impiegate per l edificazione di una Chiesa che sa comunicare il Risorto perché ne mostra la sua linfa vivificante dentro tutti i problemi della vita dell uomo, in quelle emergenze tipiche del nuovo millennio su cui incombe il rischio di un autentico capovolgimento del punto di partenza di una cultura che era una rivendicazione della centralità dell uomo e della sua libertà (Benedetto XVI). Senza dimenticare le tante fragilità che attraversano l esistenza umana e la rendono spesso di scarsa qualità, senza misconoscere le nuove sfide provenienti dalla necessità di un vero dialogo tra le culture. La testimonianza della speranza, allora, esige una fede adulta che ispiri comportamento e stili di vita alternativi a quelli diffusi dalla società del benessere e dei consumi: stili che facciano profumare la vita di Vangelo, improntati alla essenzialità, alla sobrietà, al rispetto, al dialogo, alla sincerità, all umiltà e soprattutto alla gratuità che apre gli occhi sui veri bisogni del prossimo. La speranza cristiana impregna nel profondo questi stili di vita, che non sarebbero possibili, nella loro bellezza e nella loro durata (per sempre), senza quello sguardo puntato sull Oltre, garantito dal Risorto, che anima dal di dentro il dono della vita senza misura, a dispetto delle tante sirene del mondo. Il cristianesimo nel vissuto delle persone e delle comunità diventa allora profezia per il mondo, denuncia di ogni vanità che rende superficiale e banale la vita dell uomo in tanti modelli di pensiero della cultura contemporanea. Il Vangelo non è semplicemente una dottrina, ma è una Persona vivente: è Cristo risorto dai morti, fondamento ultimo di una trama di relazioni di amore tutte sorrette e orientate dal suo gesto eucaristico, il dono della vita fino alla morte per amore. Nasce da qui la Chiesa, una comunione viva di uomini e donne nuovi, portatori di gioia e di speranza, uniti dalla comune vocazione e dalla comune missione. Per se stessa, la Chiesa è segno grande di speranza, perché è luogo/tempo nel quale ogni solitudine è sconfitta, perché è luogo/tempo che dissolve le tante forme dell individualismo, del ripiegamento e dell egoismo nel dono generoso di sé, nella libertà di un amore possibile agli uomini in virtù della presenza nella storia dello Spirito del Risorto, amore di Dio effuso nel cuore dell uomo (Rom 5). Io spero in Te per noi : la felice espressione di Gabriel Marcel, ricordata da F. G. Brambilla, segnala che la speranza nel Risorto cementa nella comunione coloro che sperano. Non si spera da soli, ma insieme, come popolo: il vero volto del cristianesimo è popolare. Nel grande laboratorio di Verona in cui si è lavorato intensamente per ridisegnare il futuro ecclesiale dell Italia, è emersa una grande sfida per l evangelizzazione della Chiesa: quella di una presenza viva e operosa nel territorio, capace di rianimare la vita quotidiana delle persone e di riaccendere l attesa del cuore dell uomo in ricerca continua 15

16 2. DOSSIER della felicità, quella di una tensione dinamica che sospinge ad andare verso le persone e le famiglie e non solo attenderle, entrando nella loro vita concreta e quotidiana, comprese le case in cui abitano, i luoghi in cui lavorano, i linguaggi che adoperano, l atmosfera culturale che respirano (Card. C. Ruini). 4. La persona al centro, per vivificare la cultura Proprio l attenzione alla persona alla vita personale dell uomo, è risultata decisiva. È stato un tratto costante, trasversale ad ogni considerazione sul cristianesimo futuro da esercitare nei diversi ambiti indicati dal programma: la fragilità umana, gli affetti, la festa e il lavoro, la trasmissione della fede, la cittadinanza. In tutti gli ambiti, pur da diversificati punti di vista e di approccio, la persona umana è apparsa criterio di giudizio sugli sviluppi della cultura moderna, che mostrano non di rado una tendenza al riduzionismo antropologico, al pragmatismo utilitaristico, fino al rischio di una eclissi del carattere personale dell uomo. Le molteplici questioni sociali rimandano tutte alla questione dell uomo. La questione antropologica non è un problema astratto: è l affermazione non negoziabile della dignità della vita umana, della sua sacralità in virtù dell immagine e somiglianza di Dio impressa nell uomo, della sua irriducibilità alle dimensioni biologiche, alle condizioni economiche dei diversi soggetti sociali. L eclissi della persona rende l uomo oggetto di manipolazione: quando l uomo non è riconoscibile come persona diventa inesorabilmente il suo proprio esperimento. Perciò la cura pastorale della Chiesa punta alla creazione di una cultura viva che sia capace di vivificare tutta la cultura odierna, orientandola cristianamente, attraverso un sapere pratico incentrato sulla persona. La speranza dei cristiani è la comunicazione del Vangelo che salva l uomo e lo libera dalle pastoie costringenti di ideologie e sistemi che deturpano il suo volto umano, dentro processi di mercificazione, di massificazione e di omologazione, nei quali l uomo è ridotto a un numero, senza nome e senza volto, a una funzione, a un mero strumento per far qualcosa d altro da lui. Pertinente e pastoralmente feconda è la domanda posta dal Card. Tettamanzi: non potrebbe incominciare da qui una specie di seconda fase del progetto culturale in atto nella nostra Chiesa? Una fase che rimetta al centro la persona umana e il suo bisogno vitale e insopprimibile ( )?. 16 Il rilancio del Progetto culturale il quale è senza dubbio ( ) un intuizione felice e un contributo assai importante per dare slancio alla cultura e restituire in essa alla fede cristiana piena cittadinanza, come ha affermato il Papa appare doveroso per rendere più efficace l evangelizzazione, per aiutare i cristiani ad esercitare il cristianesimo vivendolo in modo maturo, perché incarnato, dentro i cambiamenti culturali, oggi accelerati e vorticosi, per il servizio creativo dei cattolici italiani al Paese (e non solo). La seconda fase del progetto culturale, allora, va compiuta nella linea del sì all uomo, alla sua ragione e alla sua libertà (Card. C. Ruini), ricuperando il legame costituivo tra fede cristiana e la ragione autentica ed allargando gli spazi della nostra razionalità, come richiesto da Benedetto XVI nel grande discorso all Università di Regensburg. Soprattutto qui necessita un nuovo protagonismo e una nuova soggettualità dei fedeli laici. E perciò, nella cura pastorale della Chiesa, si sente sempre maggiormente l urgenza di sviluppare una opera formativa rivolta ai fedeli laici, perché diventino coraggiosi e operativi nel sociale, nell ambito economico, politico e culturale, nel mondo dei massmedia, con una matura coscienza cristiana, con grande spirito critico e con competenza responsabile. Tanti e diversi sono i campi nei quali esercitare il cristianesimo producendo quella cultura viva che infonde speranza al cammino dell uomo: si pensi alla politica, all educazione, ma anche alla scienza e ai diversi saperi. L odierna crisi umana è in modo singolare prodotta da certi sviluppi della tecno-scienza contemporanea che, pur assicurando alcuni beni e favorendo alcuni vantaggi, tende a restringere gli spazi della razionalità e della libertà dell uomo. I cristiani sono chiamati a riaprire la nostra razionalità alle grandi questioni del vero e del bene (Benedetto XVI), con una coniugazione di teologia, filosofia e scienza, e, a livello più personale, con un intreccio sapiente tra spiritualità e impegno nel mondo. Questo impegno deve essere all altezza delle sfide poste dalla cultura di oggi. È tempo che si mostri senza equivoci l alto valore pubblico della fede cristiana che non può restare relegata e negletta nel chiuso delle sagrestie e dei templi. Il riconoscimento del contributo dato dal cattolicesimo italiano alla creazione di una democrazia solidale in Italia è indiscutibile. La dottrina sociale della Chiesa ha aiutato e aiuterà nel futuro a costruire una convivenza civile pacificata tra i gruppi sociali e tra le nazioni, attraverso l impegno dei cristiani in particolare i fedeli laici, nel sociale e nel politico. Il suo cuore pulsante è la concezione della persona su cui l evangelizzazione della Chiesa potrà giusta-

17 1. EDITORIALE 2. DOSSIER mente ricentrarsi per un cristianesimo futuro che risulti linfa vitale della società e della cultura, vivificandole dal di dentro con la testimonianza del Dio personale, del Dio amore. In Deus caritas est, Benedetto XVI ha evidenziato lo stretto legame tra la realtà di Dio amore e l amore come realtà dell uomo: la correlazione tra l io personale del soggetto umano e la concezione personale del monoteismo ebraico-cristiano è strettissima. Ancorato alla realtà del Dio-amore, l amore dell uomo è anzitutto una dimensione ontologica, prima d essere un dato etico: «amo ergo sum», diceva il personalista Mounier. Così, l uomo non è mai riducibile a qualcosa, essendo sempre qualcuno, con un nome, con un volto, con una parola, con un cuore inquieto che si compie nell amore: «l uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l amore, se non s incontra con l amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente» (Redemptor hominis 10). La questione antropologica, risolta cristianamente nella prospettiva della persona, mostra la sua concretezza esistenziale: ogni uomo è sospinto a riconoscere che non è stato lui a darsi la vita, che essa è limitata e fragile e che il suo inizio, la sua custodia e il suo sviluppo, dipendono dalla responsabilità e dall amore di tanti altri. Questa consapevolezza si fa più chiara di fronte al concepito non ancora nato, al bambino, al malato, all anziano, al morente, al più debole e indifeso. Le opere di misericordia corporale saranno una verifica importante per il cristianesimo futuro. 5. Spiritualità di comunione e sinergie pastorali Nella persona è doveroso innestare il richiamo alla spiritualità di comunione, cui Giovanni Paolo II ha riferito la credibilità della Chiesa tertio millennio ineunte. Nella persona splende l imago Dei, la gloria del Diocomunione. La persona è un io aperto al tu ; non è solo razionalità, è anche relazionalità. Questa relazionalità si attua secondo una duplice realtà: la comunione (la persona è un essere con gli altri) e la donazione (la persona è un essere per gli altri). «Non è bene che l uomo sia solo» (Gn 2, 18): cioè si realizza esistendo con qualcuno, e, più profondamente per qualcuno. Comunione e donazione sono iscritte nel suo stesso essere di persona. La spiritualità di comunione apre all altro, al suo riconoscimento, alla ricchezza della sua differenza, nell unità della comunione universale. Da qui un metodo per impostare in modo più missionario l azione pastorale della Chiesa, reinventando il volto delle parrocchie in questo senso. Nella parrocchia la persona è affermata, salvata, quando viene testimoniata la prossimità di Dio nelle esperienze di fragilità, di dolore, di malattia fisica, di esperienze di crisi. Così, «nella precarietà dell esistenza umana Gesù porta a compimento il senso della vita» (Evangelium vitae 32). La speranza assume le forme dell amore di uomini e donne che permettono di gustare la vita pur nelle difficoltà della propria fragilità. Nei punti caldi dell umano la vita, la malattia, la morte, l annuncio del Vangelo mostrerà quanto e come la salvezza di Cristo redima l uomo. Certo, occorre che l esistenza umana non venga giudicata solo con il parametro della vita fisica, ma a partire dalle dimensioni spirituali dell umano, le cui radici sono più profonde della stessa esistenza terrena dell uomo: il destino dell uomo sulla terra deve essere misurato anche con il criterio della vita eterna, della sua vocazione trascendente, dell anelito alla Patria celeste. Vivendo e facendo vivere l esperienza della comunione cristiana, formando al dono di sé nel nome del Crocifisso, la parrocchia educa e forma al riconoscimento dell altro come persona. Questa spiritualità di comunione è fondamento dinamico e creativo di una pastorale integrata, capace di attivare in feconde sinergie tutte le risorse disponibili doni, carismi, ministeri, integrando il contributo straordinario che associazioni, gruppi, movimenti possono dare all evangelizzazione di una Chiesa aperta al territorio che vuole abitare nelle case degli uomini e nelle sue vie. Lavorare insieme esaltando lo stile sinodale, valorizzando la corresponsabilità dei fedeli laici, con parrocchie aperte e interagenti nell unità della comunione ecclesiale appare decisivo per l educazione al vero cristianesimo e al suo esercizio nella vita concreta di ogni giorno. È un cammino da fare insieme, sentendo insieme con la Chiesa, con gli occhi sgranati sulla storia dell uomo, ma orientandola all Oltre della vita eterna, per poter sempre ricominciare a sperare. L Oltre del compimento beato non aliena, ma responsabilizza, poiché già splende nella bellezza dei tanti gesti di carità, di agape disseminati nella tradizione della Chiesa e che la Chiesa italiana intende progettare per il futuro, in tutta umiltà, con profonda convinzione cristiana, nella consapevolezza che l opera dell agape assume la forma dell impegno storico, insieme ecclesiale e civile. Così, essa rende credibile l azione ecclesiale, perchè rende ragione della nostra speranza (cf 1 Pt 3,15), perché spera per tutti e aiuta tutti a sperare. 17

18 I n ricordo di Cataldo Naro Arcivescovo di Monreale Presidente della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali MASSIMO NARO Miserationum Domini recordabor: questo è il motto episcopale di Aldo, scolpito già sulla tomba che ne ospiterà il feretro. Aldo è stato davvero coerente a questo suo motto, che scelse nei giorni successivi alla sua elezione: Ricorderò le misericordie del Signore. Le parole del profeta Isaia sono state per lui, al contempo, sintesi della sua vicenda umana, cristiana e presbiterale precedente all ordinazione episcopale e programma anche degli anni del suo breve ma intenso episcopato. Il rimando al ricordo delle misericordie usategli da Dio non si spiega soltanto alla luce della sua notissima sensibilità per lo studio della storia. Si illumina di senso anche e soprattutto se si getta lo sguardo dentro il suo cuore, nelle pieghe intime della sua spiritualità e della sua esperienza credente. Aldo era consapevole ( consapevole, non semplicemente e magari arbitrariamente convinto ) di essere stato, grazie al battesimo, coinvolto nel grande mistero di Dio che si compie per noi uomini nell orizzonte della storia della salvezza. Dio è invisibile mi diceva spesso non perché non si vede, ma perché è Dio. Dio è Dio. Questa tautologia, su cui egli tante volte s era soffermato a parlare con me, mentre insieme commentavamo le pagine di un grande testimone del cristianesimo contemporaneo a lui tanto caro don Divo Barsotti si ritrova spiegata oltre che nella riflessione di Karl Barth, anche nella lunga e ricca tradizione teologica cattolica, da Anselmo d Aosta a Tommaso d Aquino, sino a Romano Guardini e a Balthasar, questi ultimi fra i teologi contemporanei che egli leggeva con rinnovato interesse proprio dacché era diventato vescovo e che insistentemente citava nelle sue omelie e nei suoi scritti pastorali, insieme a grandi poeti come Turoldo. Ma si trova già e innanzitutto nella preghiera del salmista: «O Dio, tu sei il mio Dio» (Sal 61,2). Dio è dunque invisibile perché è tutt altro da noi. E, tuttavia, è disposto a trascendere la sua stessa trascendenza, ad avvicinarsi a noi, ad azzerare la radicale alterità rispetto a noi, a farsi a noi così prossimo da lasciarsi finalmente possedere da noi. Questo è la storia della salvezza: questo rapporto di Dio con ciascuno di noi, che fa essere ciascuno di noi in rapporto con Lui e perciò con tutti coloro che sono a loro volta in rapporto con Dio, in Dio, per Dio. Ecco perché la storia della salvezza, costellata di meraviglie divine che occorre celebrare e ricordare con gratitudine, è fondamentalmente storia di santità e di santi. Aldo ne era lucidamente consapevole. Per questo motivo, per lui, la storia che studiava con la sensibilità, con il gusto e con la competenza dello storico di professione, ha il suo capitolo centrale nella storia della Chiesa. E questa, la storia della Chiesa, ha il suo capitolo più bello e più importante nella storia della santità. La santità era, per lui, il contenuto principale della storia della Chiesa, che è storia di santi: i tanti santi di un tempo e quelli non meno numerosi, anche se forse non ancora conosciuti, dei nostri tempi. I santi che anche nella sua Sicilia, a Caltanissetta e a Monreale, ci sono stati: quelli che Aldo con immenso amore ha elencato nella litania delle figure spirituali della sua diocesi. I santi che incontrano Dio ovunque, sulle diverse frontiere ecclesiali, ma non solo della loro vita quotidiana, nei monasteri e negli istituti di vita consacrata come negli oratori parrocchiali, all università come in fabbrica, nelle piazze come nelle sagrestie. Ed era, per lui, la santità, anche la chiave di lettura della storia ecclesiale stessa: non solo un capitolo di essa, ma anche la cifra con la quale interpretare il mistero della Chiesa, casta meretrix, composta di peccatori che però sono insistentemente invitati e condotti da Dio alla conversione e alla riconciliazione con Lui. Ed era, inoltre, la santità, cioè il rapporto iniziato e mai interrotto, sempre ripreso, rinnovato, purificato, tenacemente e fedelmente intrattenuto da Dio stesso con il credente, l orizzonte in cui, con inevidente, discreta, ma anche radicale tensione, egli stesso, Aldo, tentava giorno per giorno di camminare. Non solo una cosa da studiare, non solo una chiave di lettura per capire il mondo e la Chiesa, ma anche l unica possibilità, per un cristiano come lui, di vivere bene nel mondo e nella Chiesa. Tutto questo egli lo capiva benissimo già da prima di essere vescovo. Ma da vescovo cominciò anche a spe- 18

19 rimentarlo sempre più profondamente. Così, reputo, si debbano interpretare due dei suoi più bei doni alla Chiesa di cui fu pastore: le sue due lettere pastorali. La prima, quella sul futuro delle parrocchie della sua diocesi, lettera fattiva, progettuale, attenta alla situazione monrealese fino al dettaglio, realistica, non melliflua, non retorica. E la seconda, quella il cui titolo sintetizza bene il suo vero programma pastorale: Amiamo la nostra Chiesa, quella stessa Chiesa fatta, nel corso dei secoli, di quelle meraviglie divine che sono stati i santi, i beati, gli spirituali monrealesi da lui elencati nella sua litania. Due facce della stessa medaglia, i due versi di uno stesso distico. Come a dire che non ci può essere una efficace prassi pastorale, se non ci sono radici spirituali (i santi appunto) e se non c è radicamento spirituale: cioè l amore da nutrire per la Chiesa. Da queste due lettere pastorali si ricavano poi le problematiche ecclesiali su cui egli lavorava a livello nazionale, come presidente della commissione CEI per la cultura e come membro del Consiglio permanente della CEI, e su cui invitava anche la sua diocesi a immaginare e a progettare il suo rinnovamento: la questione della efficace trasmissione della fede oggi in una terra come la Sicilia; la questione della ministerialità nella Chiesa, variamente espressa ed articolata, e la correlata questione della ministerialità della Chiesa nella società odierna, nel solco di quello che la Chiesa italiana tutta ha, in questi ultimi dieci anni, percorso come la strada del progetto culturale cristianamente ispirato; la questione del discernimento ecclesiale, evangelicamente motivato e argomentato, sulle varie realtà del mondo in cui viviamo: del dialogo tra le religioni monoteistiche, della secolarizzazione e del secolarismo, del martiriale confronto tra legalità e illegalità nelle zone ad alta densità mafiosa. Sono questioni per le quali tante volte, quasi ogni giorno, si metteva in contatto con me egli che non aveva bisogno di me, essendo un vulcano di idee, un vaso stracolmo di intelligenza credente e di buona volontà per chiedermi di collaborare con lui, alle sue tantissime iniziative culturali e pastorali: al Centro Intrecciagli da lui desiderato per lo studio delle figure spirituali di Monreale, alle settimane bibliche da lui organizzate ogni anno per i catechisti, ai convegni da lui voluti e realizzati con ritmi incalzanti per gli insegnanti di religione, ai progetti di ricerca socio-religiosa sul territorio da lui avviati con alcuni suoi più o meno giovani presbiteri e con i laici impegnati della diocesi al fine di fruire poi pastoralmente dei risultati di tali ricerche. Ho detto che le sue lettere pastorali sono due dei doni da lui lasciati alla sua diocesi. Ma anche la visita pastorale, fatta con dedizione, anzi con abnegazione, senza risparmiarsi fatiche nel viaggiare da un capo all altro, senza avere paura di parlare con tutti e di tutto, senza avere paura di mettere le mani lì dove era necessario e doveroso metterle. Ed anche la sua vita, portata a termine con questa sua morte, è stato un dono alla Chiesa: non solo a quella monrealese, ma soprattutto a quella monrealese. Anzi: è stata, a mio parere, il suo più bel dono. Voglia Dio che la sua morte venga colta e accolta anche come il compito più importante che mio fratello lascia al suo popolo ecclesiale e alla Sicilia e alle Chiese d Italia per le quali pure tantissimo lavorò e faticò con la ferma speranza di contribuire ad un futuro bello e positivo per il cattolicesimo italiano e per l intero nostro Paese. Ora noi lo salutiamo qui, nella sua diocesi d origine, nella sua città natia. Qui egli, con pazienza, con umiltà, con intelligenza, con amore, è diventato a poco a poco ciò che è stato, con lo studium che sempre e ovunque lo ha poi caratterizzato. Uso il termine latino per dire che lo studio, per lui, fu un atto d amore, fu zelo pastorale, fu interesse culturale, fu impegno civile. Non otium, ma studium. Lavoro intellettuale, cristianamente ispirato, fatto non per sé e in solitudine, per riposarsi, per svagarsi, per autocoltivarsi, ma per gli altri e con gli altri. Chi sa cos è stato il Centro Studi Cammarata, da lui creato e diretto per vent anni, può comprendere cosa intendo dire: una storia d amicizia con tutti e di tutti, che dalle viuzze del quartiere San Giuseppe si è allargata a tutta la Sicilia, a tutta l Italia e ancora di più e oltre. Una storia di amicizia intrecciata da Aldo innanzitutto nella linea del tempo: mettendosi in dialogo con le personalità da lui studiate, con le loro antiche carte, con i fatti storici di cui essi erano stati protagonisti, a livello politico, economico, sociale, culturale, ecclesiale, spirituale. E, quindi, anche nella linea dello spazio: amicizia con le vecchiette che abitano nel vicolo in cui sorge la sede del Centro Cammarata e che oggi mi ricordano inopinatamente le parole ch egli rivolgeva loro, amicizia che si allargava ai professori universitari e ai giovani ricercatori locali, agli editori, ai tipografi, ai collaboratori d ogni tipo, ai soci del Centro, agli amici della stagione di Argomenti, agli amici affezionati alle iniziative culturali da lui organizzate, agli amici lontani, raggiunti con insistente cordialità dagli inviti e dai libri da lui spediti in dono, agli operatori culturali delle grandi città e dei paesi di provincia, agli uomini ecclesiastici e laici di buona volontà impegnati per la Chiesa italiana, ai religiosi da lui conosciuti, ai laici consacrati, ai laici politicamente e socialmente impegnati, agli operatori nel mondo dell informazione e dei media, ai colleghi alcuni a lui vicini come fratelli della 19

20 Facoltà Teologica a Palermo e dell Istituto Teologico di Caltanissetta, ai preti suoi confratelli nella diocesi nissena, sempre da lui stimolati a svolgere il loro ministero con amore intelligente, fino al suo vescovo, e ancora, ad oltranza, fino alla gente monrealese, ai giovani della diocesi di cui fu vescovo, alle donne e agli uomini di buona volontà conosciuti e amati immensamente nell esercizio del suo travagliato episcopato. Sì: travagliato, come lui stesso mi diceva talvolta, confidandomi alcune sue pene, alcune sue delusioni, alcuni suoi smarrimenti, insieme però alle sue incrollabili speranze, al suo sorriso pudico e sgargiante al contempo, alla sua gioia causatagli dalla collaborazione di alcuni suoi presbiteri su cui appuntava le speranze per il rinnovamento, al suo ottimismo. E il suo ottimismo non era facilone. Aveva piuttosto una qualità pasquale, si fondava sulla logica evangelica del chicco di frumento caduto tra le zolle, che non può portare frutto se non marcisce, se non si spacca, se non si annichilisce. Non si può essere ottimisti se non c è travaglio. E il travaglio è positivo solo se infine è ottimista. Come avviene quando una madre dà alla luce il suo bimbo. Come accadde quando i discepoli di Gesù, impauriti e perplessi, ne trovarono la tomba ormai svuotata. Come avvenne quando i due di Emmaus, allo spezzare del pane, videro dissolversi il velo della loro tristezza e sentirono rinascere in loro la speranza che avevano prima smarrito. Per Aldo è stato proprio così: ho trovato un biglietto sul suo comodino, nella sua camera da letto: un foglietto con su impresso il logo della Conferenza Episcopale Italiana: sul verso bianco, con la sua inconfondibile grafia, tre annotazioni a penna, uno, due e tre, com era solito scrivere e parlare ai fedeli di Monreale: «1) rendo grazie per voi, siate degni del dono fattovi... [e quest ultima parola è sottolineata]; 2) vieni e visita la tua vigna [parola sottolineata tre volte]: pregate per la nostra Chiesa, perché il Signore sciolga i cuori induriti [qui segue il termine pessimista che viene però cerchiato e a cui segue un altra parolina spero... ]; 3) preghiera: perché lasci indurire il nostro cuore, perché non ti temiamo? [e questa frase è interamente sottolineata più volte]». 20 Il suo travaglio è ora il nostro travaglio. La sua speranza è ora la nostra speranza. E devono essere anche il travaglio e la speranza della sua Chiesa, della diocesi monrealese. Aldo mi confidava che Monreale aveva bisogno di questo tipo di travaglio e di questa speranza. Parlandomi di come mons. Intreccialagli aveva vissuto il suo episcopato a Monreale, mi diceva che sentiva talvolta la stessa solitudine sperimentata dal suo santo predecessore. Ed è per questo che desiderava essere sepolto nel duomo di Monreale, ai piedi della tomba del servo di Dio mons. Intreccialagli. «Per tenergli compagnia e per farmi tenere compagnia», mi diceva. Ora, invece, Aldo sarà sepolto qui, nella chiesa madre di San Cataldo, accanto a un altra serva di Dio sancataldese, Marianna Amico Roxas, amica e discepola di Intreccialagli, quando questi prima di trasferirsi a Monreale era vescovo della diocesi nissena. E amica spirituale di Aldo, che a lei come a Intreccialagli ha dedicato la maggior parte dei suoi studi storici e ha rivolto tante sue preghiere. Aldo capisce e approva il perché di questa mia scelta, come la capiscono e l approvano tutti i suoi veri amici, memori del suo buon senso e della sua sapienza: egli capisce e approva di non essere così sottratto, finché sarà giusto e necessario, alla pietà della sua mamma. Tornerà nella sua ammiratissima cattedrale, tornerà ai piedi di mons. Intreccialagli di cui era devotissimo, tornerà tra il suo amatissimo popolo ecclesiale, tra la stimatissima gente di Monreale, di Corleone, di Terrasini, di Isola delle Femmine, di Altofonte, di Partinico, di San Cipirrello, di Giuliana, di Capaci e di tutti gli altri paesi della sua diocesi, tornerà dove egli desiderava riposare, nel sepolcro rimasto per secoli vuoto benché fosse stato già preparato per l arcivescovo Ludovico Torres, altro grande suo predecessore, amico di san Filippo Neri e del cardinale Federico Borromeo, anche lui, come Aldo, innamorato dello splendore dei mosaici del duomo e desideroso di illustrare di splendore la storia della Chiesa monrealese. Ma tornerà, Aldo, a Monreale solo quando il posto per la sua sepoltura sarà scavato nella nostalgia dei suoi fedeli, nella loro memoria, nell espressione sincera e inequivocabile della loro gratitudine al Signore per il dono che hanno ricevuto nel vescovo Cataldo. Aldo, la tua diocesi in cui sei nato alla fede e in cui sei stato presbitero, la città dei tuoi natali, ti salutano stasera e riaccolgono le tue spoglie. Mi chiedevi sempre di tutto e di tutti. Avevi ancora a cuore le sorti della diocesi nissena. E hai portato ovunque il nome di San Cataldo: nelle biblioteche di tutt Italia, nelle citazioni degli studiosi, nell ammirazione degli amici che avevi ovunque in Italia, hai fatto includere il tuo paese d origine persino nei loro interessi, nelle loro conoscenze, in alcuni loro progetti. Ci hai ricordato. E noi per sempre ti ricorderemo. Tu ricordati ancora di noi, innestaci nel cuore eterno del Signore.

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