I CONCETTI DEL CUR DEUS HOMO SULLA GIUSTIZIA E LA MISERICORDIA COME SOTTOFONDO INTERPRETATIVO DELLE LETTERE DI SANT' ANSELMO

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1 PONTIFICIO ATENEO S. ANSELMO FACOLTÀ DI TEOLOGIA LE LETTERE DI SANT' ANSELMO I CONCETTI DEL CUR DEUS HOMO SULLA GIUSTIZIA E LA MISERICORDIA COME SOTTOFONDO INTERPRETATIVO DELLE LETTERE DI SANT' ANSELMO Prof. A. Simón, osb Stud.: A. Bennett, osb Roma 2004

2 INDICE Indice 2 Bibliografia 3 Introduzione 4 Parte 1: Vita, Opere, Contesto 5 Parte 2: Il Cur Deus Homo come sottofondo Lettera Lettera Lettera Lettera Parte 3. Significato teologico e spirituale 14 Parte 4. Conclusione 16 2

3 BIBLIOGRAFIA N. ALBANESI, Cur Deus Homo: La logica della redenzione. Studio sulla teoria della soddisfazione di S. Anselmo arcivescovo di Canterbury, Università Gregoriana, Roma «Anselm», in CROSS, F.L. - E. A. LIVINGSTONE (edd.), Oxford Dictionary of the Christian Church, 3 rd ed., Oxford 1997, p. 73. ANSELMO D'AOSTA, Lettere. Vol. 1: Priore e abate del Bec, ed. I. Biffi - R.W. Southern (edd.), tr. A. Granata, note C. Marabelli, Jaca, Milano 1988., Lettere, Vol. 2: Arcivescovo di Canterbury, ed. I. Biffi - C. Marabelli, Milano 1990., The Letters of Saint Anselm of Canterbury. Vol. I. Letters 1-47, ed. W. Fröhlich, Cistercian Studies, Kalamazoo MI 1990., The Letters of Saint Anselm of Canterbury. Vol. II. Letters , ed. W. Fröhlich, Cistercian Studies, Kalamazoo MI 1993., The Major Works, ed. B. Davies-G.R. Evans, Oxford University Press, Oxford 1998., Perché un Dio uomo, tr. D. Cumer, OCD, Paoline, Ancona 1965., Pourquoi Dieu s'est fait homme, ed. R. Roques, SC 91, Paris BENEDETTO DI NORCIA, The Rule of St. Benedict, in Latin and English with Notes, ed. T. Fry et al., Liturgical Press, Collegeville MN BIFFI, I. - C. MARABELLI (edd.), Anselmo d'aosta, figura europea. Convegno di studi ad Aosta 1988, Milano SOUTHERN, R. W., Anselmo d'aosta. Ritratto su sfondo, Jaca, Milano 1998, p

4 Introduzione Dai primi secoli del cristianesimo, i teologi hanno riconosciuto nelle loro riflessioni sul mistero di Cristo la presenza di una antropologia teologica: come disse S. Ireneo, la gloria di Dio è l'uomo vivente. Dunque ogni spiegazione della redenzione in Cristo deve essere simultàneamente teocentrica e pienamente rispettoso verso l'umanità che il Verbo di Dio ha assunta. Nella salvezza dell'uomo peccatore, tutta la gloria appartiene solo a Dio; ma i presupposti e le conseguenze dell'incarnazione richiedono una antropologia teologica che afferma la finitezza, la libertà, e l'unità rappresentativa e vicaria del genere umano nella creazione, nel peccato, e nella grazia. Per Sant' Anselmo, era inevitabile un influsso reciproco tra la dottrina del Cur Deus Homo e la vita monastica del medioevo, che esisteva inserita nel sistema feudale ma che trascendeva i suoi limiti. L'esposizione del Cur Deus homo senza dubbio riflette una idea feudale dell'onore di Dio, come lo riconosce Richard Southern: l'immagine preferito da Anselmo era quella di un signore ed i suoi vassalli. 1 In contrasto, nelle lettere di Sant' Anselmo possiamo vedere che si trattava di un influsso reciproco: la maniera in cui Anselmo capiva la redenzione illumina i suoi rapporti personali come abate e come arcivescovo. Il tema e l'obiettivo di questo lavoro è di presentare ed analizzare questo influsso implicito dei concetti basilari del Cur Deus homo nelle lettere di Sant' Anselmo. Il metodo di questo elaborato è di scegliere varie lettere di Anselmo che riflettono il suo approccio alle questioni dell'autorità, dell'obbedienza, della libertà, del peccato, e della riconciliazione con Dio e con il prossimo. Poi si farà un analisi della soteriologia anselmiana implicita nelle lettere: una soteriologia conosciuta esplicitamente dal Cur Deus homo. Le fonti principali sono le Lettere a cura di I. Biffi; il Cur Deus homo; lo studio da R. W. Southern, Anselmo d'aosta. Ritratto su sfondo; e la tesi di N. Albanesi, intitolata La Logica della redenzione. Studio sulla teoria della soddisfazione di S. Anselmo, arcivescovo di Canterbury. Parte 1: Vita, opera e contesto 4

5 Anselmo nacque nel 1033, il figlio di un nobile lombardo. Dopo una dìsputa con il suo padre, lasciò Aosta e subì qualche anno di inquietùdine. Alla fine, si sentì attratto dalla reputazione internazionale della scuola monastic di Bec, che stava sotto la direzione del suo compatriota Lanfranco. Quando scrisse il Monologion ed il Proslogion ( ), diventò un teologo cèlebre. La sua fama aumentò ancora di più con la pubblicazione di altre opere: De Veritate, De Libero arbitrio, De Casu diaboli, De Grammatico. Dopo la morte dell'abate Erluino, fu eletto abate di Bec. 2 Durante questo periodo, Anselmo aveva visitato l'inghilterra varie volte, rinnovando così la sua amicizia con Lanfranco, arcivescovo di Canterbury, e godendo la stima del re Guglielmo II. Dopo la morte di Lanfranco nel 1089, la sede di Canterbury rimase vacante fino al 1093; ma, trovandosi ammalato ed in pericolo di morte, il re finalmente nominò Anselmo come arcivescovo di Canterbury. Quasi subito dopo la sua consacrazione, Anselmo si trovò in una serie di dìspute con il re riguardo alla libertas Ecclesiae dentro il sistema feudale. Anselmo nel 1098 recevette permesso dal re per una visita a Roma per consultare il papa. Ciò nonostante, in mezzo di questo periodo di conflitto, Anselmo compose il suo De Incarnatione Verbi nel Durante il suo esilio in Italia, Anselmo finì la composizione del Cur Deus homo (che probabilmente aveva già cominciato nei primi anni a Canterbury); ed asistette al concilio papale di 1098 ed al Concilio di Bari nel Dopo la morte del re Guglielmo e la successione di Enrico I in Inghilterra, dove seguì una serie di nuovi conflitti riguardo alla legittimità dell'omaggion feudale da parte dell'arcivescovo. Nel 1097, Anselmo tornò in Italia, cercando senza successo di negoziare un compromesso tra il re ed il papa; ma nel 1107, questi due giunsero ad un compromesso senza la mediazione di Anselmo. Questa pace tra Chiesa e stato fece possibile il ritorno di Anselmo in Inghilterra, dove si dedicò alla riforma interna della Chiesa. Anselmo morì il 21 aprile Parte 2: Temi e sviluppo, con analisi 2.1. La dottrina del Cur Deus homo come sottofondo 1 Cf. RICHARD W. SOUTHERN, Anselmo d'aosta. Ritratto su sfondo, Milano 1998, p Cf. B. DAVIES - G.R. EVANS (edd.), Anselm of Canterbury: The Major Works, pp. vii-viii. 5

6 Il proposito di Sant' Anselmo nel Cur Deus homo è di spiegare la dottrina della redenzione in una maniera che risponde alle domande ed alle obiezioni fatte dalla ragione humana (la cui voce viene rappresentata da Bosone, l'amico di Anselmo) senza vuotare la dottrina del suo mistero: A tutte queste considerazioni, pur belle, noi dobbiamo dare lo stesso valore che a immagini dipinte. Se non hanno in sé qualcosa di solido, agli infedeli non potranno sembrare tali da convincerci della necessità di credere che Dio abbia voluto patire quello che diciamo. Chi infatti vuole dipingere, e vuole pure che la sua pittura perduri, cerca un corpo solido su cui farlo. Nessuno dipinge all'acqua a sull'aria, perché non vi rimarrebbe traccia alcuna della pittura. Perciò quando presentiamo agli infedeli quelle ragioni di convenienza che tu esponi, non mostriamo loro altro che delle immagini della realtà; essi allora, pensando che l'oggetto della nostra fede non sia una realtà ma una immagine, concludono che noi stiamo dipingendo sulle nuvole. Prima bisogna dimostrare la solidità razionale della verità, e cioè provare in modo apodittico che Dio ha dovuto e potuto umiliarsi fino a quel punto che noi predichiamo: poi, quasi per far maggiormente risplendere il corpo della verità, potranno tirar fuori quei motivi di convenienza, come pitture che lo ricoprono. 4 Anselmo voleva stabilire contro gli infedeli (nel contesto storico, gli Ebrei ed i musulmani) che l'incarnazione e la redenzione per la morte sacrificale di Cristo non erano una specie di mitologia, indegna della maestà e trascendenza di Dio. Dunque Anselmo prese concetti accessibilia alla ragione umana ed alla società feudale del suo tempo per illuminare il mistero della redenzione. 5 L'argomento di Anselmo nel Cur Deus homo è una tentativa di presentare in una maniera razionale la persona e l'opera di Cristo, in cui la guistizia di Dio viene riconciliata con la sua misericordia e con l'intenzione di Dio nella creazione: Dimostrare che Dio dovette fare quanto noi affermiamo: non ti sembra sufficientemente apodittica questa ragione? Eccola: siccome il genere umano, 3 Cf. «St. Anselm» in Oxford Dictionary of the Christian Church, p S. ANSELMO D'AOSTA, Perché un Dio uomo, tr. Dario Cumer, OCD, Ancona 1965, pp : Omnia haec pulchra et quasi quaedam picturae suscipienda sunt. Sed si non est aliquid solidum super quod sedeant, non videntur infidelibus sufficere, cur Deum ea quae dicimus pati voluisse credere debeamus. Nam qui picturam vult facere, eligit aliquid solidum super quod pingat, ut maneat quid pingit. Nemo enim pingit in aqua vel in aere, quia picturas rei gestae obtendimus, quoniam non rem gestam, sed figmentum arbitrantur esse quod credimus, quasi super nubem pingere nos existimant. Monstranda ergo prius est veritatis soliditas rationabilis, id est necessitas quae probet Deum ad ea quae praedicamus debuisse aut potuisse humiliari; deinde, ut ipsum quasi corpus veritatis plus niteat, istae convenientiae quasi picturae corporis sunt exponendae, ANSELME DE CANTORBÉRY, Pourquoi Dieu s'est fait homme, SC 91, p Cf. SOUTHERN, Anselmo, p

7 opera sua così preziosa, era completamente perduto, non era conveniente che il progetto di Dio nei riguardi dell'uomo andasse completamente a vuoto; d'altra parte questo progetto stesso non sarebbe potuto effettuare senza che il genere umano fosse liberato dal suo Creatore. 6 Dunque i presupposti della dottrina anselmiana possono essere riassunti sotto quattro principi: (1) Dio è un giùdice giusto per l'esigenza della sua natura; ma è anche un padre misericordioso. (2) Gli uomini, avendo abusato la loro libertà nel paradiso, sono peccatori bisognosi dell redenzione ma incapaci di effettuarla. (3) Esiste una unità rappresentativa e vicaria del genere umano nella creazione, nella grazia, e nel peccato. (4) Per mezzo dell'incarnazione, Dio entrò nella storia e nell'unità rappresentativa e vicaria degli uomini per redimerli dal peccato e dal dominio del diavolo. Per Sant' Anselmo, la vita monastica ed ecclesiale è l'ambiente privilegiato in cui si svolge il mistero della salvezza. Il proposito di questo saggio è di esaminare vari brani dalle lettere di Anselmo, usando come struttura questi quattro presupposti dell'argomento del Cur Deus homo Lettera 9 In questa lettera, scritta anteriore al 1075, Anselmo consola Ernosto, presentando le sofferenze della malattia di Ernosto come una afflizione data da Dio per purificarlo dei peccati, basandosi sul versetto Eb 12,6 («Dio sferza chiunque riconosce come figlio»): Si deve in realtà considerare, carissimo, in qual grado di consolazione ci fanno entrare quei dolori che, mondando esternamente i nostri peccati, contro cui sono dirette le sofferenze esteriori, ci fanno partecipare alla sorte dei figli di Dio, a cui è promessa la gioia nel regno celeste. 7 Questo «castigo» imposto da Dio può trasformare l'uomo interiore se viene accettato nello spunto di sottomissione: 6 S. ANSELMO, Perché un Dio uomo, p ANSELMO, 9, in Lettere, Vol. 1, p. 131: Pensandum enim nobis est, carissime, quantam secum ferant dolores illi consolationem, qui dum exterius nostra delicta purgant, quibus externi cruciatus intenduntur, ad filiorum de nos transferunt sortem, quibus superni regni gaudia promittuntur. 7

8 Il che allora avverrà, se l'uomo interiore, nella afflizione di quello esteriore, non si tirerà indietro con impazienza, ma con rendimento di grazie consentirà alla mano di chi lo batte. In effetti, pur piacendo noi sempre a Dio onnipotente ogniqualvolta non discordiamo in nulla dalle sue disposizioni, allora specialmente ci riesce di placare il Signore misericordioso, se ricevendo percosse, spontaneamente concordiamo con chi ci percuote. Siccome ogni gesto iracondo non può esplicarsi se non contro un oppositore, se in virtù d'un concorde giudizio su se stesso il reo s'associa a chi s'indegna, inevitabilmente l'accesso d'ira sbollirà, non trovando più un avversario da colpire. 8 Implìcita nel consiglio di Anselmo è che l'autorità dell'arcivescovo viene da Dio anche quando la sua severità non sia giustificata: l'obbedienza e la pazienza rimangono virtù che ci conformano all'immagine di Cristo. Il contesto di questo consiglio in una lettera piena di gratitùdine per i doni liberamente dati, senza obbligo della giustizia in senso stretto, rinforza il messagio principale della lettera: che la vita cristiana è caratterizzata sopratutto dalla gratitùdine e dalla carità, e non dalla rivendicazione dei diritti violati. La fiducia che in Cristo ogni tale ingiustizia è stata già rivendicata fa questo atteggiamento possibile Lettera 80 La lettera 80 comincia con un saluto affettuoso a Paolo, il nuovo abate di Saint Albans, e si congratula con lui per la sua elezione. Per esprimere la sua gioia davanti alle buone notizie, Anselmo usa le parole della Gloria, così situandole in un contesto liturgico e scritturale. Poi procede Anselmo ai consigli: Di certo, sebbene la vostra santità sia stata preposta a dei barbari che la diversità di linguaggio non vi consente di istruire colla parola, non vi potete però in ogni caso scusare presso il severo giudice se trascurate di guadagnare gli altri a Dio. Infatti potete mostrare colla vita ciò che a parole non potete dir loro. E in verità, tanto più efficacemente si persuade al bene coll'esempio anziché col discorso, in quanto s'apprezzano i buoni costumi di chi tace, mentre la facondia di chi langue è tenuta a vile. Studiatevi dunque d'essere apprezzati da ognuno grazie alla mansuetùdine e alla misericordia, anziché esser temuti per un senso di giustizia troppo arcigno e per nulla disposto al perdono. Si rallegrino d'esser stati affidati a un padre e a un pastore gli uomini d'ogni ceto rimessi nelle vostre mani; né paventino d'esser stati consegnati a un tiranno e a un duro censore. Sian lieti i 8.: Quod nimirum tunc proveniet si interior homo in exterioris afflictione non per impatientiam resultaverit, sed per gratiarum actionem caedentis manui consenserit. Cum enim semper paceamus omnipotenti Deo, quotiens eius dispositionibus in nullo dissonamus, tum maxime placamus misericordiam Dominum, si vapulantes verberant sponte consonamus. Cum enim omnis ira non nisi in adversantem se exerat: si se reus offenso per concordem de se sententiam consociet, necesse est ut irascentis motus deferveat, quoniam iam adversarium non invenit quem feriat. 8

9 congiunti che sia loro venuto da Dio un consigliere e un soccorritore; né si dolgano che, dal lato sinistro, sia penetrato un assalitore o un persecutore di beni altrui. 9 Anselmo, essendo lui stesso un abate straniero, da questi consigli nel contesto di una lettera di congratulazione e di lode precisamente per non violare il consiglio contenuto nella lettera. Si vede che quando Anselmo difende l'obbedienza, non intende mai giustificare l'esercizio dell'autorità abusata in maniera tirannica. In questo brano, fa allusione alla Regola di San Benedetto, capitolo 64, quando ripete che l'abate deve cercare di essere amato anziché essere temuto. 10 Nel resto della lettera, Anselmo avverte l'abate Paolo di non cercare di rivendicare i diritti ed i beni della Chiesa in una maniera arrogante o troppo severa perché così si distrugge la legge divina nei cuori. L'ordine della giustizia e della legitima libertà deve essere rivendicata, senza dubbio; ma questo richiede uno spirito di umiltà e di kenosis per non nascondere l'immagine di Cristo nei suoi servi Lettera 97 La Lettera 97 deve essere datata intorno al 1080; si tratta di una comunicazione al monaco Maurizio che stava reggendo la dipendenza di Sainte-Honorine in Francia. 11 L'aspetto più notèvole della lettera è la sua divisione in due parti: la prima si preoccupa per la situazione irregolare di Teoduino, che rimaneva dalla sua perversa volontà nella curia regia a Parigi. Anselmo, come di solito, pone l'enfasi sulla carità con cui Teoduino deve essere accolto senza negare il ruolo necessario del castigo in alcuni casi. Sebbene il consiglio di Anselmo a Maurizio è di mansuetudine e pazienza con Teoduino, Anselmo afferma la necessità della minaccia del castigo da parte dell'abate: 9 Ibid., 80, p. 279: Quamvis enim barbaris vestra praelata sit sanctitas, quos verbis docere propter linguarum diversitatem non potestis, non tamen omnino vos apud districtum iudicem excusare valetis, si alios lucrari Deo negligitis. Quod enim illis sermone non potestis dicere, vita potestis ostendere. Tanto namque efficacius bonum exemplo quam verbo persuadetur, quanto boni mores in tacente diliguntur et facundia in torpente contemnitur. Plus itaque studete diligi ab omnibus mansuetudine et misericordia, quam timere nimis austera et nulli parcente iustitia. Gaudeant cuiuslibet ordinis homines vobis commissi sese commendatos esse patri et pastori; non horreant se traditos esse tyranno et exactori. Laetentur affines consultorem et adiutorem sibi a Deo venisse; non conqueranture alienarum rerum invasorem aut persecutorem a sinistra parte irruisse. 10 Cf. BENEDETTO DI NORCIA, La Regola di San Benedetto,

10 Se verrà da voi, vi consento di accoglierlo, di assolvere il dovere della carità fraterna. Mostrategli più da parte vostra un certo timore che ciò mi possa dispiacere. Pur con giusto senso di misura, rimproverategli la sua sì grande leggerezza e disobbedienza. In effetti, se continua a risieder là, non è per nostro comando o licenza, ma perché non ha timore di opporsi al nostro comando. Non gli ordino di ritornare, né gli consento di restare. Scorgo in realtà taluni motivi che mi costringono a passar tuttora sotto silenzio e a tollerare questa sua ostinazione. Ma se non rimedierà più che in fretta, accantonando ogni motivo per cui tuttora soprasiedo sarà inevitabile applicare contro di lui la severità imposta dalla regola. Preferirei però un suo spontaneo ravedimento, anziché prendere nei suoi confronti un provvedimento disciplinarmente assai duro. 12 Poi Anselmo procede nella stess lettera ad un'analisi del male come privazione del bene che deve essere presente. Sarebbe possibile capire questo trattato semplicemente come una questione di comodità, inviando con la lattera anche un saggion filosofico-teologico, già promesso da molto tempo. Però, si potrebbe anche interpretare come evidenza della maniera in cui il pensiero di Sant' Anselmo e la sua vita monastica erano inseparabilmente intrecciati: dire che il male non può essere un principio parallelo al bene è una confutazione dell'errore manicheo, che vedeva il male come inerente nella creazione e nella natura umana come tale. Per Anselmo, malgrado il suo senso profondo del peccato, la natura umana rimane sempre la creazione di Dio e, di conseguenza, redimibile per l'incarnazione e la morte sacrificale di Cristo. Questa metafisica ha dunque delle profonde implicazioni per la vita comunitaria e per la disciplina monastica, come è evidente nel caso di Teoduino Lettera 197 Questa lettera fu indirizzata all'abate Lamberto, che forse era l'abate di Saint-Bertin in Normandia, come un appello a favore di un monaco fuggito dal monastero. 13 Dunque la lettera è una supplica per la misericordia: poiché ne il monaco ne l'abate Lamberto era 11 Cf. Ibid., p Ibid., p. 313: Si ad vos venerit, permitto ut eum suscipiatis, fraternae ei caritatis officium impendatis. Ostendite tamen sibi ex parte vestra, vos vereri ne id displiceat mihi. Arguite illum, debita tamen modestia, de sua tanta temeritate et inoboedientia. Nam neque nostra iussione aut permissione iam remoratur, immo iussioni nostrae aperte contraire non veretur. Nec illi mando ut redeat, nec concedo ut remaneat. Quasdem enim causas intueor, quibus hanc eius praesumptionem tolerare adhuc dissimulando compellor. Verum nisi celerius se correxerit, postpositis omnibus iis quibus eum adhuc exspecto causis, regularem in eum me exercere severitatem necesse erit. Mallem tamen illius spontaneam correctionem, quam ullam ei inferre austerioris disciplinae correptionem. 10

11 suddito dell'arcivescovo Anselmo, Anselmo no poteva attuare in questo caso come se lui avesse un diritto di tip giuridico in un caso di questo tipo. Il ruolo di Anselmo è di attuare come intercessore, rimanendo sempre cosciente che sta chiedendo una grazia alla quale non poteve esistire un diritto proprio: Mangiando dell'albero della scienza del bene e del male, ha codesto fratello appreso per esperienza l'enorme diversità tra i diletti del paradiso claustrale e l'esilio della vita nel mondo. Dunque, addolorato e pentito--lo attestano le sue lacrime--ammette d'avere molto peccato; e promettendo di voler per il futuro emendare la sua condotta e vivere obbedientemente in maniera conforme al vostro ordinamento, con tutto lo slancio di cui è capace chiede lo si accolga nell'ovile donde infelicemente di propria iniziativa scappò via. E siccome ritiene che in rapporto alla gravità della colpa la sua supplica non basti, per questo mi prega di appoggiarla appellandomi alla vostra clemenza. Presso la vostra santa persona non ho io acquisito alcun merito. Siccome d'altronde ci viene detto di avere l'un l'altro compassione e di pregare gli uni per gli altri, oso in ogni caso domandare che vostra Paternità non chiuda la porta dell'ovile alla pecora, che Cristo--dopo averla cercata e ritrovata--sulle sue spalle all'ovile riconduce; affinché, ancora a Cristo, non sembri d'avere speso la sua fatica invano col cercare quella che s'era perduta e col ricondurla una volta ritrovata, né proprio lui--cogli amici e vicini, che gli sarebbe toccato invitare per insieme far festa--debba invece rammaricarsi che, non tanto la pecora, quanto lui stesso, perdipiù--beninteso--aggravato dal carico, sia stato escluso dal suo ovile. Dunque, misericordia e giustizia cantate al Signore, e sulla giustizia così abbia la meglio la misericordia. Statemi bene. 14 In questo brano, si vede quasi un riassunto della dottrina del Cur Deus homo, applicata ad un caso concreto di un monaco fuggito che vuole tornare al suo monastero. La lettera riprende il tema del monastero come paradiso--cioè, come la ristorazione del disegno di Dio per l'umanità nella vita comune e nella carità. Questo tema è una applicazione al monachesimo della dottrina patristica ed anselmiano sulla vocazione dell'uomo di riparare gli effetti nel cosmos della caduta degli angeli ribelli. Anselmo traccia nella 13 Cf. ANSELMO, 197, in Lettere, Vol. 2, p Ibid.: Frater iste comedens de ligno «scientiae boni et mali» experimento didicit, quanta sit differentia inter delicias paradisi claustralis et exilium vitae saecularis. Paenitens igitur et dolens, sicut lacrimae testantur, confitetur se nimis peccasse, et promittens se deinceps mores suos correcturum et secundum vestram dispositionem oboedienter victurum: orat quanto affectu potest, ut intra ovile, de quo sponte miserabiliter aufugit, admittatur. Et quia supplicationem suam pro magnitudine reatus sufficere non putat, nostris precibus suas apud vestram clementiam adiuvari precatur. Quamvis igitur ego de vestra sanctitate nihil promeruerim, tamen, quia invicem compati et pro invicem orare iubemur, praesumo supplicare quatenus ovi, quam Christus quaesitam et inventam in humeris suis ad ovile reportat, vestra paternitas ostium ovilis contra non claudat. Ne Christus idem perditam quaerendo et inventam reportando frustra laborasse videatur, et ipse apud amicos et vicinos, quos ad congaudendum convocare debuerat, non tam 11

12 storia di questo monaco pentito un microcosmo della redenzione del genere umano in Cristo: avendo peccato e lasciato il «Paradiso» del monastero, il monaco non può tornare da sè--ha bisogno di un mediatore. Come è ovvio, questo mediatore (nel senso pieno ed universale) è Cristo, che va in ricerca della pecora perduta e la porta di nuovo all'ovile. Nondimeno rimane necessaria l'intercessione di Anselmo perché i membri del corpo di Cristo partecipano per la preghiera e la carità nella mediazione dell'unico redentore. Questa mediazione partecipata può essere efficace aldilà di ogni legame strettamente giuridico tra le persone. Il legame della carità unisce tutti in un solo corpo, in tale maniera che rifiutare un membro di Cristo è rifiutare Cristo stesso. Parte 3: Significato teologico e spirituale Il significato teologico e spirituale delle Lettere 9, 80, 97, et 197 diventa più chiaro quando vengono interpretate alla luce del Cur Deus homo, nonostante le profonde differenze tra i generi letterari. Nel Cur Deus homo, abbiamo un trattato teologico speculativo che cerca la base razionale della fede nell'incarnazione e nella redenzione; nelle lettere, vediamo la prassi in cui si svolge questa fides quarens intellectum. L'uno illumina l'altro perché la vita intellettuale del teologo Anselmo non esiste in un vuoto: si incarna nella vita monastic ed ecclesiale del suo tempo senza limitarsi al medioeve feodale nella sua applicabilità. Riguardo al genere epistolario, Aldo Granata spiega le sue possibilità ed i suoi limiti: Genere per sua natura spurio, posto com'è a mezza strada tra la confessione privata e la comunicazione fatta a un più largo pubblico di fruitori; croce e delizia degli interpreti d'ogni tempo e d'ogni paese: delizia, perché quale mezzo più diretto d'una lettera al fine di conoscere l'animo d'un uomo? croce, perché chi oserebbe mai dire di saper sufficientemente apprezzare il contesto da cui il messaggio scritto è scaturito e a maggior ragione il codice che lega il mittente al destinatario? 15 Precisamente perché le lettere di Sant' Anselmo sono applicazioni della sua visione teologica, devono essere lette insieme con la sua teologia speculativa nel Cur Deus homo. ovem quam se ipsum et--quod valde attendendum est--oneratum et a suo ovili exclusum esse conqueratur. Itaque misericordiam et iudicium cantate Domino, et sic ut misericordia superexaltet iudicio. Valete. 15 ALDO GRANATA, «Anselmo D'Aosta. Maestro di stile epistolare» in Anselmo d'aosta, figura europea, p

13 Nelle lettere che ho scelte per analizzarle in questo elaborato, ogni lettera riflette un tema fondamentale presentato nel Cur Deus homo: (1) La Lettera 9 enfatizza il merito dell'obbedienza e della sofferenza accettata come soddisfazione; (2) La Lettera 80 rivela come l'esercizio dell'autorità nella Chiesa deve riflettere tanto la misericordia come la giustizia di Dio; (3) La Lettera 97 manifesta come la minaccia della severità ha un ruolo necessario nella persuasione al pentimento; e, con l'inclusione del trattato sul male, rivela anche il legame nel pensiero anselmiano tra la teologia speculativa e la prassi di una comunità; (4) La Lettera 197 è un risassunto della storia della salvezza, dal Paradiso alla caduta dell'uomo alla redenzione in Cristo. Insomma, la spiritualità cristiano ricapitola le tappe della storia sacra. Usando l'analogia di Anselmo nel Cur Deus homo, possiamo dire che le verità della fede vengono dipinte non solo nella riflessione ma anche nel «solido corpo» dell'esperienza. Un aspetto essenziale del pensiero anselmiano è la maniera in cui Anselmo mantiene una perspettiva teocentrica ma senza negare il principio di Sant' Ireneo, che la gloria di Dio è l'uomo vivente. Nicola Albanesi lo esprime così: Nella teoria della soddisfazione si esprime in una struttura logica coerente la missione del Figlio per ripristinare la comunione piena di ogni uomo con Dio. Quindi la cura, la sollecitudine per i peccatori, diventa il modo per conformarsi a Gesù Cristo e prolungare, in un certo qual modo, l'incarnazione stessa. In questa perspettiva l'uomo peccatore non viene umiliato, soggiogato, mortificato nelle sue aspirazioni, ma neppure subito divizzato. Perché si realizzi la redenzione piena dell'uomo non basta il perdono di Dio «solo misericordia»: l'uomo stesso deve in un certo qual modo ripercorrere il lungo e tortuoso cammino della colpa per riacquistare la dignità di figlio. Dall'altro lato neppure una fredda giustizia sarebbe in grado di promuovere la dignità perduta. 16 Conclusione L'opera di Sant' Anselmo può essere riassunta come fides quaerens intellectum, sia nelle sue lettere, sia nel Cur Deus homo. Le lettere sono una fonte privilegiata per 16 NICOLA ALBANESI, Cur Deus homo. La logica della Redenzione. Studio sulla teoria della soddisfazione di S. Anselmo, arcivescovo di Canterbury, p

14 conoscere le implicazioni prattiche della teologia speculativa anselmiana perché rivelano la manierain cui i misteri della fede avevano penetrato tutta la vita di Anselmo. Per lui, ogni aspetto della vita monastica ed ecclesiale era una estensione dell'incarnazione e della redenzione. Nel Cur Deus homo, Anselmo (per mezzo del suo interlocutore Bosone), scrisse che la maniera in cui si parlava dell'incarnazione sembrava agli infedeli delle immagini dipinte sulle nuvole. Per Anselmo, le risposte che aveva trovato alle domande fatte da Bosone fornirono una base sicura, sulla quale si poteva basare tutta una spiritualità monastica. 14

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