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1 12 GONNOSFANADIGA Perd e Pibera: una ricchezza da difendere e proteggere Nel corso della notte e nelle prime ore del giorno, in prima mattinata, tra il 23 e il 24 febbraio, numerose piante ad alto fusto sono state sradicate e spazzate via, sferzate dalle violenti raffiche di vento del maltempo e dalle forti perturbazioni, generando una situazione di impatto fortemente critico nel territorio della località turistica, col pericolo di frane e smottamenti; e con accentuati momenti di rilevanti disagi e paure. Nella lunga e stretta vallata a budello della zona turistica di Gonnosfanadiga, le fortissime correnti d aria hanno imperversato per molte ore toccando, verso le della mattinata del 24 febbraio, punte di oltre 120 chilometri l ora. Alcune di queste piante ad alto fusto hanno causato anche danni di un certo rilievo. Una è crollata, sbarrando e chiudendo quasi la strada, schiacciandosi sul ponticello che unisce la Galleria Porru all imbuto dell impianto di flottazione dell antico stabilimento di lavaggio del granito per l estrazione di molibdenite. C è stato di conseguenza un forte rischio e pericolo di tranciare lo stesso ponte e abbatterlo rovinosamente nella strada sottostante, dirimpetto alla laveria stessa, proprio nei momenti in cui la presenza della gente e il passaggio di turisti ed escursionisti, a metà mattinata, di solito si fa più consistente; un altra pianta, atterrandosi, ha squarciato un lampione della linea di illuminazione che, sopraelevata e aerea, sale verso la palazzina dell ex direzione mineraria. Poco al di sopra della grande vasca di decantazione adiacente all imbocco della galleria, un altissimo eucalipto di quasi 30 metri è stato letteralmente divelto alla base andando a schiantarsi sui lecci e nei sentieri sterrati che attraversano il bosco; un altra vecchia quercia che fiancheggia la vasca si è abbattuta al suolo con inusitata e insolita violenza. All ingresso del parco, è stata rovesciata e schiantata al terreno, sradicata dalla furia degli elementi, una pianta di acacia tutta rivestita di edera e vecchia di almeno 150 anni: da quando, cioè, la stessa società COGNE di Aosta decise di importarle e impiantarle lungo il rio Perd e Pibera, per correggere e mimetizzare, almeno parzialmente, la presenza dei detriti e degli inerti minerali che si scaricavano dalla laveria direttamente dentro il ruscello; altri pini, querce e sugherelli hanno finito i loro giorni sulle scalette in pietra che collegano i sentieri, oppure sotto le lame delle motoseghe degli operai della forestale che, nei giorni successivi, sono dovuti interve- nire per ridare al paesaggio un aspetto di normalità, dopo l ondata violenta degli agenti atmosferici. Molti di questi alberi erano stati ormai indeboliti nella radicazione del sottosuolo, alla base delle scarpate e in superficie, a causa del terreno imbevuto d acqua come una spugna, in seguito alle nevicate e alle forti e insistenti piogge dei giorni scorsi. Alcuni operai e dipendenti dell Ente Foreste avevano già qualche tempo prima notato, allertando e avvisandone i superiori e i dirigenti, il lento incurvarsi di diverse piante che le ventate hanno in seguito fatto crollare rovinosamente a terra. I giorni successivi, le squadre dei forestali della località, rinforzate da altre provenienti da diversi siti della Regione, sono state impegnate, con pesante sovraccarico e disagio, in un duro lavoro e per lunghe ore nell opera di taglio, sgombero e bruciamento della ramaglia, per la messa in sicurezza dei luoghi. Ora, però, rimane alto l allerta, sia per l amministrazione comunale sia per l Ente Foreste della Regione, sulla sicurezza dei luoghi per le persone e per gli escursionisti che frequentano assiduamente la località turistica di Perd e Pibera. È noto che esiste un protocollo di intesa, una convenzione cioè, tra il Comune e l Ente Foreste riguardo anche alla messa in sicurezza del territorio. Ma è un documento assai datato, che risale al periodo dell amministrazione del sindaco Oreste Cadeddu, all inizio degli anni Sessanta del secolo scorso. E per questo motivo che si rivela quanto mai urgente predisporre un piano di intervento, un vero e proprio progetto, volto alla salvaguardia delle vite umane. E a una revisione profonda, in conseguenza di ciò, dell accordo tra l amministrazione di Gonnosfanadiga e l Ente Foreste della Sardegna. Ma per questa ragione è necessario sia un censimento sia un prospetto di lavoro programmatico e vincolante, volto alla ricerca di tutti quegli elementi arborei, ormai invecchiati, che, nella foresta, possono costituire un notevole pericolo nei riguardi dei numerosissimi visitatori del territorio, soprattutto nel periodo primaverile o estivo e autunnale. L amministrazione del paese se ne dovrebbe fare decisamente carico. Rivedere in conclusione profondamente il suo atteggiamento e il suo rapporto con la località turistica di Perd e Pibera e con l Ente Sardo delle Foreste, proprio nel momento in cui stanno maturando alcuni programmi e alcune iniziative volte alla valorizzazione turistica del territorio e del parco comunale inteso, in particolare, come area naturale protetta, tanto per gli aspetti faunistici quanto per quelli vegetazionali, o per quelli del recupero storico e culturale della miniera. Di sfuggita, ma si avrà un altra prossima occasione di riprendere il discorso, interesserebbe parlare più diffusamente sulla mancanza assoluta di un reale ed efficiente piano di sgombero volto alla salvaguardia di centinaia di visitatori ed escursionisti che, nelle giornate estive, si disperdono nei boschi, in seguito al pericolo di eventuali incendi nella stessa vallata del Parco. Le vie di fuga e di messa al riparo dei turisti non sono oggi idonee e adeguate o, come accade di fatto attualmente, sono totalmente assenti. Augusto Tomasi GUSPINI. NELLA SALA DEL GAL MONTE LINAS Foto Massimo Gasole Foto Alessandro Loddi Una mostra fotografica per raccontare il carnevale Cambas de linna Un successo inaspettato ha caratterizzato la mostra foto grafica del Carnevale Guspinese, allestita nella sala del GAL Monte Linas dalla Pro Loco di Guspini: «I visitatori provenivano principalmente da Guspini - puntualizzano gli organizzatori della mostra - e hanno firmato in gran numero il registro delle presenze. Tutti sono stati curiosi di sapere da cosa la mostra fosse stata ispirata: in realtà ci dispiaceva che il Carnevale fosse ricordato solo per gli eccessi e lo squallore di alcuni episodi di cui ogni anno Guspini è testimone. Diverso tempo fa c era una partecipazione e uno spirito tale da trasformare l intero paese in una grande festa: le iscrizioni ai carri erano molto più numerose, e ad animare i singoli c era la voglia di fare gruppo e divertirsi in modo sano. Piazza XX Settembre veniva letteralmente invasa da migliaia di figuranti impegnati in coreografie e balli scatenati». «La mostra - precisano - vede la preziosa collaborazione dell Associazione Fotografi di Guspini, dei carristi di ieri e di oggi, delle attività commerciali e delle famiglie che si sono adoperate per recuperare costumi, vecchie foto, informazioni. Il 1992 viene considerato come la data di nascita ufficiale del Carnevale Guspinese, in quanto quell anno ebbe inizio la tradizione dei carri allegorici motorizzati. I gruppi di Guspini intervenuti negli anni tra i cortei sono Is Casermettas, Arci, La Trombetta, Su Tirassegnu, Maiori, La Pernacchia, La Città del Sole e il Garden Group: non dimenticarne neanche uno, per favore - scherzano - la competizione tra i carri è incredibilmente agguerrita!». In fondo al locale, nascosto da alcuni pannelli, si distingue l allestimento dello storico gruppo dei Cambas de Linna presentato da Mirko Ariu. «Mi cimento sui trampoli in occasione del Carnevale, insieme a Cristian Delogu, da circa vent anni - spiega l artista di Guspini - e nonostante i Cambas de Linna mi abbiano da sempre affascinato, ancora numerosi interrogativi aleggiano intorno a queste figure. «Le maschere appaiono per la prima volta intorno agli anni 50, e secondo alcune testimonianze nascono ad opera dei giovani guspinesi che, forse dopo aver visto degli artisti circensi sui trampoli, si cimentarono nel loro utilizzo, e decisero di travestirsi durante il Carnevale per sorprendere i compaesani, chiedendo loro vino e frittelle». Alcune fotografie ritraggono degli uomini con dei trampoli altissimi, che arrivavano fino a 4 metri di altezza. La figura dei Cambas de Linna scompare poi, così come era apparsa, per quasi 40 anni, «ma - precisa con un sorriso Mirko Ariu - rimane impressa negli abitanti e nella comunità che negli anni a venire decidono di dedicare ai Cambas de Linna il carnevale guspinese, che da allora porta il loro nome». «Apriamo le sfilate rappresentando una transumanza, o comunque una scena tratta dal mondo pastorale. I trampolieri indossano una maschera in ottone, in quanto l unico a portare sa garrotta, ossia la misteriosa maschera in legno, è Federico Saba, colui che guida il corteo da terra. Portiamo sacchi di iuta - un tessuto povero che costituisce un ulteriore rimando alla campagna - e fazzoletti di tela rossa in ossequio alla lunga tradizione politica vantata da Guspini nel circondario. Stare in alto sui trampoli, sfidando il cielo, è una sensazione indescrivibile, ma ci si sente molto vulnerabili, in equilibrio precario su quelle sottili gambe di legno, al punto da non sapere mai dove inizia un passo e finisce il precedente. Portare avanti questa tradizione ci fa sentire degni figli della nostra terra e mi auguro che, quando decideremo di andarcene, ci siano giovani determinati a cui passare il testimone». Francesca Virdis

2 13 il personaggio Sabato 7 marzo a Roma, al Palazzo del Quirinale, durante le celebrazioni della 12a Giornata Internazionale della Donna, l imprenditrice Daniela Ducato è stata insignita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell onorificenza di Cavaliere: Campionessa mondiale di innovazione, orgoglio della nostra Italia migliore, vede scritto nella motivazione: ha offerto testimonianza, con la sua attività di trasformazione degli scarti in innovativi materiali edilizi, di come l impegno imprenditoriale possa essere d ausilio alla causa della tutela ambientale. Terra è Donna è il tema scelto per l 8 marzo 2015 con un naturale e forte collegamento all ormai prossimo Expo. Da qui la decisione di focalizzare il tema della giornata sull eccellenza femminile capace di rappresentare l Italia nel mondo attraverso l innovazione scientifica che tutela l ambiente. Custodire la terra, attraverso una architettura senza petrolchimica con la produzione di materiali 100% italiani realizzati con oltre 200 eccedenze agricole boschive e della pastorizia è il merito di Daniela Ducato, che con la squadra di Edilana e di Casa Verde CO2.0 progetta e realizza prodotti carbon free ad alta tecnologia dotati di certificazione etica ambientale Anab ICEA per il design e l edilizia L imprenditrice di Guspini Daniela Ducato insignita della onorificenza di Cavaliere verde come i termoisolanti 100% pura lana di pecora, con il miglior potere termico, ad alta densità, del pianeta. Nel corso della manifestazione, presentata da Sveva Sagramola e trasmessa in diretta televisiva su RAI TRE nello speciale 8 marzo condotto da Bianca Berlinguer e in diretta radiofonica sulle reti di radio RAI, sono intervenuti assieme al Presidente della Repubblica il Ministro dell Istruzione Stefania Giannini, il Ministro dell Ambiente Gian Luca Galletti. Tra i presenti il sindaco di Roma Ignazio Marino, la Presidente della Camera Laura Boldrini, il Presidente del Senato Pietro Grasso, le Ministre Boschi e Madia. Prima dell inizio della cerimonia Daniela Ducato ha precisato : «Considero questa onorificenza corale, è il frutto di un percorso realizzato insieme a progettisti, scienziati, ricercatori, imprese, reti di distribuzione, filiere a km corto e a km scambiato e a molti sguardi bambini. Una straordinaria biodiversità di intelligenze che attraverso la condivisione produce moltiplicazione di stimoli, di intuizioni e alimenta il coraggio. Così da una innovazione se ne genera un altra e un altra ancora, ritrovando non solo il senso della scoperta ma anche quello della comunità, che porta a custodire i luoghi in modo forte e ludico. Ringrazio in modo speciale Symbola la fondazione per le qualità italiane e i medici dell Associazione Internazionale di Medicina Ambientale per il forte sostegno ricevuto in questi anni. I medici sono produttori di innovazioni green: allenati a capire e curare sono i primi a individuare le anomalie della salute della terra che diventano gli stessi mali delle persone e dell architettura». Nel corso della cerimonia, al Palazzo del Quirinale è stato proiettato il filmato girato dalla RAI nell Industria Edilana e nella omonima materioteca Edi Green House CO2.0 dedicata all architettura di pace, prima al mondo nel suo genere, verrà inaugurata il 10 aprile a Guspini. Il filmato sarà parte di una puntata di RAI STO- RIA tematica ai temi di terra è donna e di Expo. Tra i doni offerti alcuni libri di autori sardi e un pane su moddizzosu avvolto in una sfoglia di lana carasau 100% lana di pecora. Uno speciale packaging termico Edilana, che evita gli sprechi di cibo e in questo caso mantiene il pane fresco e termo-isolato prevenendo muffe e perdita di sapore. A questi seguirà un altro dono particolare che verrà consegnato alla vigilia dell apertura di Expo. Tra gli ultimissimi riconoscimenti all impegno di Daniela Ducato e della sua squadra l Euwin International Award a Stoccolma, come migliore innovatrice europea nel settore ecofriendly il premio Minerva, lo scorso novembre in Campidoglio a cui si aggiungono i recenti premi a Edimare, che lo scorso autunno aveva ricevuto il 1 premio Abitare Verde for Expo 2015 al Salone del Gusto Terra Madre, Slow Food di Torino, e a dicembre l Oscar dell Ambiente nella sezione Abitare Sostenibile alla Triennale di Milano, da parte della direzione scientifica del Corriere della Sera. (r. m. c.) PABILLONIS Liquidati gli indennizzi per i danni della blue tongue La Giara: una cantina che valorizza la Marmilla In Sardegna, a causa della grande crisi, anche molte aziende storiche hanno chiuso i battenti. Arrivate al limite, depresse e stremate dalle tasse. Qualcuna però, nonostante tutto, non si è arresa, anzi ha considerato il devastante periodo storico attuale come una sfida da affrontare. Anche la cantina sociale di Usellus La Giara, azienda in attività dal 1958, per far fronte alla grande crisi tre anni fa ha deciso di cambiare rotta e ora è in decisa ripresa. Dal 2012 ha un nuovo consiglio di amministrazione che segue ogni settore: dal marketing all acquisizione di nuovi clienti e punti vendita, incrementado il numero di soci viticoltori e i prodotti con nuove etichette, che tipizzano l ottimo vino prodotto. Il presidente Carlo Giulio Caddeo di Sardara, il vicepresidente Agostino Corona di Baressa e i consiglieri Giuseppe Spada di Baressa, Antonio Pusceddu di Villanovaforru e Gildo Floris di Pau hanno varato due nuove linee di mercato: la linea Usellus composta da Santa Reparata, vermentino di Sardegna, e Foraxi, vino rosso ad IGT, Isola dei Nuraghi. Poi l altra linea, denominata La Giara, composta da due vini da tavola, bianco e rosso. La cantina conta attualmente una sessantina di soci provenienti da Baressa, Sardara, San Nicolò d Arcidano, Villanovaforru, Collinas, Pau, Villaurbana, Siddi, Setzu, Genuri e Marrubiu, grazie ai quali vengono raccolti ogni anno circa 2mila quintali d uva per pro- durre 160mila litri di vino. «I risultati sono buoni - spiega il presidente Caddeo - ma non basta, dobbiamo ancora crescere. Per farlo abbiamo bisogno soprattutto di ulteriori soci viticoltori. Questo per incrementare la qualità del prodotto proiettato in funzione della sempre crescente richiesta. Ne approfitto per lanciare l invito. Inoltre, uno dei nostri obiettivi è la rivalorizzazione dei vini tipici della zona, come ad esempio il Nuragus, ma anche quelli dolci da dessert come la malvasia e il moscato». Il presidente spiega inoltre che quello del vino non è un mercato facile, con i tanti fattori tecnici e concorrenziali a cui dover far fronte. «Per tale ragione - aggiunge - oltre alle strategie di marketing obbligatorie di questi tempi, seguiamo anche le rivendite al dettaglio, come i piccoli market. E ci occupiamo personalmente di ordini e consegne. Questo perché i clienti per noi sono tutti preziosi, grandi e piccoli. E anche perché, stando sul mercato, non da dietro una scrivania ma vivendolo, riusciamo a capire meglio le esigenze dei nostri clienti». In futuro, per valorizzare ancora di più le risorse locali, il consiglio di amministrazione intende allargare il mercato oltre i confini isolani, attraverso il via e-commerce, e una nuova etichetta doc del Cannonau. Saimen Piroddi Con la determina comunale sono stati liquidati gli indennizzi finanziati dalla Regione per fronteggiare i danni causati dalla febbre catarrale degli ovini (blue tongue) che nel 2013 aveva decimato le greggi del paese. Una boccata di ossigeno dunque per i ventinove allevatori che avevano fatto richiesta al comune e ora sono stati indennizzati, seppur in parte, dei notevoli danni subiti dalle loro imprese. Furono migliaia i capi morti, nel territorio comunale. Considerevoli, inoltre, le perdite subite per il mancato reddito dei capi femmine in età produttiva e di tutta la consistenza del gregge. Un anno particolarmente negativo, dunque, per le aziende agricole di Pabillonis che avevano dovuto subire, oltre i danni causati dalla febbre catarrale degli ovini, anche i disastrosi eventi atmosferici dell alluvione Cleopatra. Ora, dopo un anno dall evento, grazie anche all interessamento del comune i rimborsi sono arrivati: «In questi giorni sono stati liquidati gli importi spettanti, in base alle somme erogate dall Assessorato regionale Agricoltura, per un totale complessivo di euro, pari all 86% dell importo spettante, e questo grazie alla prontezza dell amministrazione comunale, dell assessore all agricoltura Fiorella Frongia e alla tempestività dell ufficio amministrativo: Pabillonis risulta fra i primi comuni ad aver liquidato gli indennizzi in aiuto degli allevatori, per la compensazione del reddito aziendale», ci tiene a precisare il vice sindaco Riccardo Sanna che ha seguito l iter amministrativo. Dario Frau

3 14 DOSSIER / SALUTE PUBBLICA Recentemente, sul n. 4 della rivista scientifica «Ammentu», edita dal Centro Studi SEA di Villacidro, con la collaborazione della Casa Editrice Aipsa di Cagliari, è stato pubblicato un inedito studio, durato due anni, titolato Salute pubblica e salute mentale nel Medio Campidano tra XIX e XXI secolo, curato da Alessandro Coni, direttore del Centro di Salute Mentale della ASL di Sanluri, e Martino Contu, direttore della rivista internazionale, nata a Villacidro nel 2011 per Alessandro Coni tenere viva la memoria di don Giovannino Pinna, per anni parroco della chiesa di Santa Barbara nell ex capoluogo della provincia del Medio Campidano. Il dossier raccoglie contributi di medici della ASL 6 (Dott.ri. Gianfranco Carboni, Aldo Casadio, Alessandro Coni, Ivano Locci), di psicologi (Dott.ri Roberta Cappai, Costanzo Frau, Manuela Piano, Michela Tuveri), dirigenti amministrativi della ASL di Sanluri (Dott.ssa Guglielmina Ortu) e di storici (Dott.ri Giampaolo Atzei, Martino Contu). I saggi possono essere consultati e scaricati gratuitamente dal sito Un territorio di anziani e giovani che emigrano Il dossier apre una finestra, secondo un approccio interdisciplinare, sul complesso e variegato mondo della salute mentale, focalizzando la propria attenzione su una piccola area geografica della Sardegna, il Medio Campidano, nel cui territorio opera l Azienda Sanitaria Locale (ASL) n. 6 di Sanluri. Tale ASL, suddivisa in due Distretti sanitari, San Gavino e Sanluri, fornisce assistenza e prestazioni alle persone con disturbi mentali, attraverso una rete di strutture territoriali costituite dalle sedi di San Gavino e Sanluri del Centro di Salute Mentale (CSM), dalle Case Famiglia di Serramanna e Guspini, dai Gruppi di convivenza di Serramanna e dal Centro Diurno di San Gavino. Il territorio preso in esame, già appartenente alla provincia di Cagliari, e divenuto provincia autonoma dal 2005 al 2013, comprende 28 comuni, con una popolazione di circa abitanti. Quest area, di tradizionale vocazione agro-pastorale e di industria estrattiva, da più di vent anni registra un costante calo demografico; mutamento dovuto alle variazioni concernenti il saldo naturale, sempre più negativo, e il saldo migratorio, anch esso negativo. Il risultato è che il Medio Campidano appare oggi come un territorio con una popolazione sempre più vecchia, i cui giovani tendono ad emigrare a causa dell indebolimento dei fattori propulsivi dello sviluppo e dell occupazione. In questo contesto, le persone affette da disturbi mentali sono sempre meno giovani, con un età media di 50 anni, e con una netta prevalenza delle donne, che rappresentano il 60% del totale degli utenti in cura, rispetto agli uomini che si attestano al 40%. L andamento demografico negativo e il progressivo invecchiamento della popolazione sono stati accompagnati, a partire dagli anni novanta del XX secolo, dalla chiusura del comparto minerario piombo-argentifero e dell industria chimica e tessile, quest ultima nata negli anni sessanta del Novecento. Tali difficoltà, unitamente alle crisi cicliche del settore agropastorale, hanno contribuito ad accentuare la crisi economico e sociale del Medio Campidano. Una crisi favorita anche da deficit strutturali e congiunturali che, in questo ultimo lustro, ha prodotto una debolezza del sistema produttivo e un aumento della disoccupazione degli individui in età lavorativa. Dall ottocentesco ospedale Managu di Siddi agli odierni servizi sanitari locali In un area geografica, a forte vocazione agricola, nel 1860 nacque il primo ospedale rurale della Sardegna, l ospedale Managu di Siddi, dove risulta siano stati ricoverati e trattati anche pazienti affetti da problemi mentali o da isterismo. Tuttavia, le persone malate di mente del Medio Campidano, dalla fine dell Ottocento ai primi anni del Novecento, venivano ricoverate all interno del nuovo ospedale civile di Cagliari, il San Giovanni di Dio, dove operò un moderno reparto psichiatrico. Successivamente, nel 1907, venne inaugurato il manicomio Villa Clara di Cagliari, dove venivano ospitati i cosiddetti «maniaci». Infine, nel 1997, con la chiusura del manicomio, i pazienti originari dei comuni del Medio Campidano tornarono in carico alla USL (Unità Sanitaria Locale) n. 6 di di Martino Contu Sanluri. Le Unità Sanitarie Locali, nate dopo lo scardinamento, tra gli anni sessanta e settanta del Novecento, del sistema degli enti mutualistici e l istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, iniziarono a operare a livello periferico, per fornire prestazioni sanitarie ai cittadini. Tali Unità, successivamente trasformate con le riforme degli anni novanta in Aziende Sanitarie Locali (ASL), dotate di personalità giuridica, iniziarono a operare in ogni regione d Italia. In Sardegna, con la Legge del 26 gennaio 1995, n. 5, si istituirono otto Aziende Sanitarie Locali, ancora oggi esistenti e funzionanti, compresa la ASL 6 di Sanluri al cui interno sono stati organizzati i servizi per la cura della salute mentale. Tali servizi sono assicurati prevalentemente nelle due sedi di Sanluri e San Gavino del CSM. Disturbi mentali, psicosi e accertamenti medico legali I pazienti, che nella sede di San Gavino del Centro di Salute Mentale hanno avuto almeno un contatto nell arco del 2011, sono stati oggetto di valutazione, in chiave epidemiologica, con lo specifico intento di evidenziare e analizzare la prevalenza trattata. Attraverso lo studio delle cartelle cliniche e dei certificati rilasciati ai pazienti, è stato possibile analizzare alcuni indicatori socio-demografici che forniscono notizie utili per la valutazione del sistema di salute mentale del CSM di San Gavino. Le diagnosi, invece, sono state formulate, utilizzando le stesse fonti, per essere successivamente categorizzate in base al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Particolare attenzione viene posta al concetto di dissociazione, da diversi decenni finito nell oblio. Solo dopo la guerra del Vietnam rinasce l interesse per il trauma e la dissociazione. «Spostare il fulcro dell attenzione sulla fenomenologia dissociativa permette di rivalutare molte delle categorie diagnostiche fatte dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali e di migliorare la diagnosi differenziale tra i diversi disturbi psichiatrici. In questo studio, infatti, è stata effettuata un analisi della psicosi secondo il nuovo paradigma basato sul trauma e sulla dissociazione. Sono state trascritte le diagnosi psichiatriche fatte dal Centro di Salute Mentale della ASL di Sanluri nel I dati sono stati recuperati dalle cartelle cliniche e dai certificati rilasciati per quanto riguarda i pazienti afferenti alla sede di San Gavino, dai soli certificati per i pazienti afferenti alla sede di Sanluri. Nell ambito dell attività svolta nella sede di Sanluri del Centro di Salute Mentale della ASL 6, è stata analizzata la prevalenza delle patologie degli utenti che, nell arco del 2011, hanno richiesto accertamenti medico-legali, altrimenti detti Certificazioni. Proprio perché la richiesta di certificazioni è più frequentemente finalizzata all ottenimento di benefici economici quali assegni di invalidità civile e/o accompagnamento, è più probabile che le patologie dei richiedenti siano di gravità significativa a fini pensionistici, sottorappresentando pertanto le patologie meno gravi quali i Disturbi d Ansia. I trattamenti sanitari obbligatori e volontari Nel dossier vengono presentati anche i primi risultati di un indagine sui trattamenti sanitari obbligatori (TSO) e volontari (TSV) nei confronti di pazienti affetti da disturbi mentali effettuati dal Centro di Salute Mentale (CSM) della ASL n. 6 di Salute mentale: specialistico per il Sanluri nel periodo Uno studio esplorativo e descrittivo che è stato realizzato utilizzando come fonti principali dell indagine i registri dei ricoveri custoditi negli Archivi delle due sedi del CSM di Sanluri e San Gavino. Disturbi Borderline di Personalità L analisi si sposta poi allo studio dei pazienti con diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità (DBP) ricoverati negli ospedali psichiatrici nell anno Si tratta di utenti caratterizzati da intense emozioni, relazioni interpersonali instabili e agiti autolesivi. Sono soprattutto questi ultimi che rendono la loro terapia complicata. «In Italia, questi soggetti - scrive lo psicologo Costanzo Frau - vengono ricoverati con una frequenza molto alta, in particolar modo quando la terapia che seguono non è strutturata in modo da avere come primo obiettivo proprio una loro riduzione. Non seguire i modelli psicoterapici evidence-based nel trattamento del Disturbo Borderline di Personalità fa sì che questi pazienti entrino nel circolo vizioso dei ricoveri, rendendo infausta la loro prognosi e rappresentando un costo altissimo per la salute pubblica». Le Case famiglia di Guspini e Serramanna Il CSM della ASL di Sanluri, nello svolgimento della propria attività istituzionale, eroga servizi per la cura della malattia mentale anche attraverso le Case Famiglia di Guspini e Serramanna e il Centro Diurno di San Gavino. L attività di queste strutture residenziali e semiresidenziali è stata oggetto di una lettura sia descrittiva che analitica. Nello specifico, con riferimento al quinquennio , vengono analizzate le caratteristiche della popolazione afferente alle Case Famiglia, ai Gruppi di convivenza e al Centro diurno sulla base delle variabili di residenza, genere, età media, titolo di studio e professione, con una particolare attenzione allo studio delle classi diagnostiche degli utenti, e alle professionalità e al monte ore degli operatori impiegati. Salute pubblica e mentale nel carcere di Is Arenas Il dossier si chiude con un analisi dei bisogni di salute dei detenuti della Casa di Reclusione Is Arenas, sita nel territorio del comune di Arbus, e con la descrizione dell offerta assistenziale erogata nel corso del 2011 dal sistema sanitario dell amministrazione penitenziaria. Si tratta di uno dei primi studi in Italia sulla salute dei carcerati, dei quali il 70% è costituito da extracomunitari, molti dei quali con problemi di salute mentale e di tossicodipendenza. L indagine ha messo in evidenza l esigenza di realizzare un vero servizio sanitario specialistico in un contesto in cui è spesso difficile identificare situazioni di disturbo psichico ed anche evidenti manifestazioni di disturbo del comportamento o della personalità, spesso non diagnosticate come patologie psichiatriche.

4 15 DOSSIER / SALUTE PUBBLICA I Centri di salute mentale di Sanluri e San Gavino Incremento delle attività di psicoterapia e riabilitative in genere un servizio Medio Campidano Lo psicologo Costanzo Frau Non c è stata finora nessuna evidenza scientifica che ci siano delle chiare basi genetiche o biologiche per la schizofrenia e gli altri disturbi mentali, nessuna prova che questi ultimi siano separati l uno dall altro e dalla normale esperienza di vita. Cambiamenti nel cervello, a lungo considerati come l evidenza genetica o biologica del neurosviluppo della schizofrenia, sono stati collegati con esperienze infantili traumatiche o esperienze di stress cronico. D altronde la frequenza di eventi di vita traumatici nella storia di vita dei pazienti che richiedono assistenza per un disturbo mentale è altissima. Si stima che un paziente su tre, tra quelli che si rivolgono agli specialisti negli studi privati, provenga da storie di traumi cumulativi; questa percentuale sarebbe molto più alta nelle strutture pubbliche. Le condizioni economiche disagiate non permettono a molti pazienti di aver accesso ai trattamenti privati e l unico accesso privilegiato rimane quello del servizio pubblico. D altro canto, una fetta molto alta di popolazione psichiatrica richiede interventi strutturati specifici, con diverse figure professionali che collaborano tra loro. Sono quei pazienti che affollano per tutta la vita gli studi dei medici di base a causa di sintomatologia somatoforme (si stima che la percentuale si aggiri tra il % dei richiedenti consulenza medica) o quei pazienti che sono costretti a consultare diversi specialisti, dal neurologo all ortopedico passando per il gastroenterologo, senza avere mai una diagnosi soddisfacente. La sintomatologia di queste per- sone è complessa. È per questo che da 30 anni a questa parte si sta recuperando il modello psicopatologico basato sul trauma e sulla dissociazione e grazie al lavoro degli specialisti italiani dell European Society for the Trauma and Dissociation (ESTD) si sta cercando di creare delle strutture specializzate nel trattamento di questi pazienti, sulle orme della realtà olandese. Circa 8 anni fa gli specialisti dei Paesi Bassi hanno avuto il permesso dalle istituzioni nazionali di avviare un dipartimento di salute mentale specializzato nella cura di pazienti con storie di traumi ripetuti nell arco di vita. Sono nati i primi Trauma Center. Visti i risultati e l enorme risparmio economico, il governo ha concesso l apertura di altre strutture. Essi si avvalgono della rete ospedaliera e dei servizi psichiatrici solo nei momenti di crisi acuta e solo se strettamente necessario. C è un accordo di collaborazione in cui è specificata la presa in carico ambulatoriale dei Centri per il Trauma, con la possibilità di cure più intensive presso le loro strutture durante i periodi di crisi. Ad oggi esistono in Olanda sette Trauma Center. Pretendere di raggiungere questo livello sarebbe un utopia; prenderlo come riferimento per iniziare a costruire qualcosa che vada in questa direzione penso sia una cosa lecita e sensata. L auspicio è che in un futuro prossimo si possa iniziare questo lavoro, nell interesse dello Stato ma soprattutto dei pazienti che vivono queste condizioni di disagio psicofisico e sociale. Costanzo Frau I Comportamenti parasuicidari Il medico farmacologo Gianfranco Carboni L infermiere Stefano Murtas I comportamenti suicidari rappresentano un problema serio per i Servizi di Salute Mentale. Tengono in costante allarme gli operatori e richiedono continui ricoveri ospedalieri. I comportamenti autolesivi rappresentano il primo obiettivo terapeutico del trattamento dei pazienti con questa problematica. Essi hanno inizio prevalentemente nelle prime fasi dell adolescenza e tendono a precipitare nel momento in cui si prospetta una separazione o un rifiuto o nei casi in cui il soggetto si trova davanti ad una responsabilità indesiderata. La presenza di questi comportamenti dovrebbe condurre ad una maggiore attenzione per questi disturbi in cui i sintomi prevalenti sono depressione o ansia. Diversi trattamenti hanno dimostrato efficacia per questi disturbi psichiatrici, diminuendo le condotte autolesive, la suicidarietà, le ospedalizzazioni, gli accessi in Pronto Soccorso e l utilizzo di farmaci. Sebbene i comportamenti più gravi possano ripresentarsi nell arco della terapia, una diminuzione della frequenza e gravità dei comportamenti autodistruttivi e dell ideazione suicidaria, e una riduzione del numero e dei giorni di ospedalizzazione sono i primi indicatori di miglioramento. Questo dato si lega all importanza di introdurre all interno dei servizi di salute pubblica dei trattamenti strutturati, i quali rispondano alle esigenze specifiche di questi pazienti. D altronde il numero di ricoveri ospedalieri necessari per far fronte ai gesti parasuicidari rappresenta un costo molto elevato per il bilancio sanitario regionale. La salute mentale spesso viene sottovalutata e il trattamento dei disturbi psichiatrici ricondotto unicamente all assetto biologico, non considerando gli enormi progressi della scienza nel dimostrare l importanza dell ambiente come variabile determinante e sottovalutando di conseguenza l importanza della psicoterapia. Le conseguenze negative della psicopatologia sulla vita dei pazienti a 360 gradi dovrebbe spingere i governi regionali a introdurre i modelli di trattamento psicoterapico che hanno dimostrato di essere basati sull evidenza scientifica. La ricerca recentemente pubblicata dalla rivista «Ammentu» ha dato un input nella definizione dei modelli di trattamento che potrebbero essere seguiti migliorando la salute dei pazienti e garantendo a lungo termine un risparmio economico per le casse della regione. (c. f.)

5 16 MINIERA DI MONTEVECCHIO Il saccheggio del Non solo i ladri, ma anche l Igea ha saccheggiato la miniera di Montevecchio. Nel corso di questi anni nei cantieri si è assistito ad una continua asportazione di mezzi e attrezzature da parte dell Igea. In più riprese sono spariti mezzi meccanici imponenti come i Jambo, decine di perforatori, carrelli e attrezzature di tutti i tipi. Sono stati ripuliti di ogni attrezzatura asportabile i cantieri di ponente e levante. Beni che erano stati vincolati dalla Sovrintendenza ai beni storico culturali e che non dovevano essere rimossi se non previa autorizzazione. Per anni l Igea o privati autorizzati dalla società hanno spogliato la miniera

6 17 MINIERA DI MONTEVECCHIO Cantiere Sanna dei pezzi migliori, dove, come nel caso dei cantieri di ponente, si sono compiuti veri e propri scempi, demolendo anche alcuni muri dei fabbricati per avere più facilità di movimento nello smontare le attrezzature minerarie. A tutti è nota l indagine dei carabinieri sulla società in house della Regione, ormai tutto è in mano alla magistratura, ma non possiamo non chiederci perché l Igea ha potuto agire indisturbata e le amministrazioni locali non sono intervenute per salvare quel che restava del patrimonio minerario. Gian Paolo Pusceddu Servizio fotografico di Rinaldo Ruggeri

7 18 Un augurio anticonformistico di Buona Pasqua Lo sanno anche i bambini che Pasqua rievoca nella mente di tutti il significato originale dei termini rinascita e passaggio. Passaggio dalla schiavitù alla liberazione degli ebrei dall Egitto ai tempi di Mosè, passaggio dalla morte alla vita per Gesù Cristo e passaggio a nuova vita per tutti i cristiani. E persino molti simboli culinari entrati nella tradizione pasquale hanno origini religiose. Le uova artistiche e di cioccolato sono rappresentative di vita e rigenerazione. Il coniglietto pasquale, o lepre, simboleggiava Cristo nei primi tempi del cristianesimo e la risurrezione per sant Ambrogio. La colomba è simbolo di pace dai tempi del diluvio universale descritto nella Bibbia e persino la tradizionale scampagnata fuori città il gior- no di Pasquetta (o Lunedì dell Angelo) rievoca il viaggio dei due discepoli, ai quali apparve Gesù risorto. Ma la festa primaverile commemorata da più religioni nel mondo acquista un significato più ampio e attuale, se ci si sofferma sulla figura anticonformistica di Cristo e sulla parola rinascita. Rinascita come i materiali riciclati e naturali usati da bambini, artisti e parsimoniosi per creare lavoretti fantasiosi al risparmio. Rinascita dal consumismo commerciale sfrenato. E soprattutto rinascita dal periodo di crisi economica ed estrema difficoltà che attanaglia molti. Si, perché augurare buona Pasqua, in conformità al pensiero cristiano, significa in particolar modo esprimere un sincero augurio di rinascita per chi è affamato, ammalato, emarginato dalla società e per chiunque lotta strenuamente ogni giorno con sacrificio, sofferenza, difficoltà finanziarie e lavorative. Ma anche di speranza affinché chi governa il Paese, dalle origine cristiane e democratiche, possa prendere davvero coscienza di cosa sta accadendo in Italia e contribuisca al più presto a risuscitare tutti i settori nazionali e tutti i cittadini italiani. Auguri di Buona Pasqua! Marisa Putzolu A garanzia della buona riuscita di eventi e festività, tante associazioni e forze in campo presenti e attive nel territorio sono sempre pronte ad organizzare iniziative coinvolgenti per tutta la comunità. Gruppi folk, associazioni culturali e sportive, Sa Pintadura di Furtei compagnie barracellari, Protezione civile, primo soccorso e pro loco, accomunati dallo spirito di volontà. E non sono da meno per la Settimana Santa. Tutti pronti a far da colombe e angeli del Medio Campidano per Sa Via Crucis, Su Dominigu de Prama, Giobia Santa, Cenabara Santa e Pasca Manna. Bambini, anziani, ragazzi e adulti, fedeli e non, istituzioni religiose e laiche, tutti insieme per preparare simboli pasquali. Decorare uova, addobbare luoghi di culto con fiori, piante e palme, e far sentire la presenza di rappresentativi ramoscelli d ulivo e colombe, simboli di pace, e il suono delle campane, come annuncio della lieta risurrezione, ma anche di rinascita della natura in primavera. Tra i numerosi partecipanti, da secoli gli esperti Pintadoris di Furtei si distinguono nell isola per la lavorazione delle palme con vari intrecci e la cosiddetta decorazione pintadura de sa prama, rito nato da una controversia storica tra gli agricoltori di Furtei e i pastori di Nuraxi. Dopo lunghe trattative, il venerdì prima della domenica delle palme del 1605, grazie all intermediazione del barone di Furtei Francesco Sanjust, le due comunità sottoscrissero la pace. L amministrazione comunale di Furtei fa sapere: «Come segno tangibile della pace firmata, il rappresentante degli aragonesi consegnò alle famiglie dei due borghi un ramoscello di palma, fatta tagliare nel suo giardino. Un secolo dopo gli abitanti di Nuraxi decisero di spostarsi a Furtei, unendo economie, tradizioni religiose e civili. Tra queste il dono della palma, nel periodo della Settimana Santa, passa dal podestà Marongiu al primo sindaco della Repubblica, Eleuterio Piras. E fino ad oggi la tradizione è rimasta immutata. La Domenica delle Palme l usanza vuole che il primo cittadino di Furtei consegni al parroco Sa prama de su Passiu (la Palma della Passione), portata in processione in segno di benedizione e pace». (m. p.)

8 PDF Compressor Pro 19 Sorprese e piaceri delle festività pasquali P asqua si avvicina e ora tutti si preparano a giorni di festa e riposo. La crisi generale, la disoccupazione in aumento, le tasse come Imu, Tasi, Tari e Abbanoa non danno tregua. Nonostante questo, in tanti non vogliono rinunciare alla tranquillità dei giorni trascorsi in famiglia, in vacanza o in preghiera. In tanti recupereranno dolci tradizioni, come l uovo di Pasqua per i più piccoli, oggi di moda anche tra i grandi come dolce scatola contenente gradite sorprese per la propria metà. Capita sempre più spesso che dentro un uovo di cioccolato l innamorato faccia recapitare un gioiello per la fidanzata. Magari anche per fare la fatidica domanda Mi vuoi sposare? Sempre in tema di dolci, si sa che almeno a Pasqua si mette da parte il controllo ossessivo della bilancia che accompagnerà in tanti fino alla primavera inoltrata. E mentre si formalizza l iscrizione in palestra per ritrovare la forma fisica prima del- l estate si studia qualche piccolo sgarro finale dalle diete e si cominciano a riempire i carrelli con tante delizie da condividere con i propri cari. Dalle immancabili colombe classiche o farcite per i più golosi, alle celebri pardules (formaggelle) di formaggio e ricotta e zafferano per veri buongustai. A tavola in un menù variabile non dovrebbe poi mancare sua maestà l agnello.«almeno a Pasqua quando la famiglia è riunita, non si fanno troppe rinunce», afferma il macellaio Francesco Cuccu di Villacidro. «Considerato anche il ribasso nei costi dell agnello e del capretto, un piccolo sfizio nel pranzo si può ancora concedere senza troppi sacrifici». C è poi invece chi punta alle gite fuori porta e fa già il conto alla rovescia della due giorni di Pasqua e Pasquetta per visitare musei, andare al mare, trascorrere giornate all aria aperta. A quel punto pranzo e cena non sono un problema se ci si rivolge a professionisti del settore gastronomico: «Da noi è possi- bile studiare un menù per pranzo dal sapore della festa», spiega Stefano Atzei dell Oasi del Gusto di Guspini. «Non solo pasta al forno, dunque, ma anche una ricca scelta tra antipasti primi secondi e contorni. Per chi ha fretta c è sempre l alternativa dello snack veloce». A Pasqua poi si spera di vivere più sereni, ritrovare i cari e gli amici, uscire, sentirsi bene con il proprio aspetto. Perciò, dopo un salto nei centri estetici a farsi coccolare con massaggi e trattamenti vari, non resta che godersi una parentesi rosa di svago in tempi difficili in cui anche un sorriso ci aiuta ad essere più forti. Stefania Pusceddu Curiosità Buono a sapersi Ogni anno, dopo le festività natalizie, la domanda ricorrente è: Quando è Pasqua?. Sono tanti infatti a chiedersi come mai la data di nascita di Cristo coincida sempre con il 25 dicembre e invece la sua risurrezione cambi ogni anno e venga celebrata in un arco di tempo compreso tra il 22 marzo e il 25 aprile. Perché quindi l anno scorso il 20 aprile e quest anno il 5 aprile? La domenica di Pasqua si calcola in base a decisioni prese il 325 d.c., durante il Concilio di Nicea, che stabilì la ricorrenza ogni domenica successiva alla prima luna piena dopo l equinozio di primavera. Quindi è possibile già prevedere che l anno prossimo la Pasqua sarà celebrata domenica 27 marzo e anche affermare che la Pasqua è proprio lunatica. (m. p.) Euroshopping Casalinghi Articoli da regalo Intimo uomo, donna, bambino Arredo casa Via Parrocchia 1 Villacidro

9 20 Su sadru chi seus pedrendu Su Trebei Cultura Scracàlius di Gigi Tatti «Mragalita, Mragalita ita fais apicheddada ingúi in susu? Dona atenziõi e cabandi de cussa coster e monti!» «No timast ziètu ca gei mi sciu allabai, po mimi est cument e chi sia in su paris.» Tziu Baboi fut disisperàu cun custa netixedda chi currìat in monti mellus de ua crabìta. Mragalita fiat ua piciochedda de dox annus e fiat in medàu de edadi de ot annus agiudendu, cumenti podìat, su babu e su ziu. Baboi e Luisu iant arriciu, de su babu, su medau de is crabas in sienda, poita ca prim e si scarrabeciài iat dezidiu de lassai su sàtu e si passai is utimus annus de sa vida sua in bidda, po gosai de cussas comodidadis chi innias no iat mai tentu. Iat pedriu s arregodu de candu fut sen e bì sa idda a de dì, a pàti candu si fut coiau. Nci essiat de domu prim e orbesci e torrat a scurigau, e candu sa faía in medau fut mèda o amancàt su srebidori, abarràt po finzas ua xida puru sen e cabai a bidda. No iat mai gosàu o assistiu a su nascimentu de is fillus. Onniota torrat a domu de medau e agatat ua buca in prusu de donai a papai. U annu fut abarrau cuindixi disi sen e cabai e candu fut torrau iat agatau uantru pipiu in domu e dd iat nau a sa pobidda «Poita no nce dda torras a domu sua custa criatura, ca sa mama at essi scretia puru, ca gei si bastant is nostas.» «Ma là ca ses strollicu pobiddu miu - dd iat arrespostu Maria - custu est Baboi, fillu nostu, est nasciu sa dì apustis chi nci ses pesau a medau.» S acatàt de is fillus a edadi de traballai, e primas puru, poita ca ddi srebìat agiudu cun sa xedda. Ecus s arrexiõi de custu scebéru: iat ai passau s ecèsa gosendusì is nebodis, cand iant arribai. De su nascimentu a is primas dentis, is primus passus, a memeneddu o a panèri in terra e pois strantaxius, is primus fueddus, a tzapuambruncu o pois prus a ligeru... cosas chi ddi fiant amancadas de is fillus. Po finzas su andai a pratz e cresia e si sei cun is cumpangius de s edadi sua e arrexonai de custu e de cuddatru. Totu sa vida, de piciocheddu, in medau avat e is crabas, e fueddat cun cussas, ma po ua cosa fiat bellu: no ddu contrariànt. Po custu iat dezidiu de lassai totu in maus de is duus fillus mascus. Candu ddi fadìat gana pesàt a medau a bì su logu. Baboi e Luisu iant pigau cussa sienda e iant sighìu su traballu fatu cun su babu giài de pipieddus pitìus. Ddus agiudàt u srebidori chi, scedau, no tenìat familia e ddis costat su mandiari, cuncua istimenta e ua pariga de crapitas a s annu. Tot a is dusu iant agatau femia e si fiant coiaus. Cument e totus sperànt de teni fillu mascu po dd arregolli, a edadi giusta, a medau a traballai, ma botas mèda su disigiu est drivessu de sa realidadi: tot a is dusu iant tentu fillas femias. De is fillas de Baboi duas fiant andadas a fai is srebidoras e una iat imparau a tessi e traballat cun su trobaxu. Luisu puru nd iat tentu tresi ma scéti a Mragalita praxiat sa vida de medau. Dda tzerriànt Pedru mascu opuru Mragalita sa crabìta, poita ca satàt in cussas arrocas de su monti mellus de is crabitus. Ma castiai a botas is pinnicas de sa vida Mragalita fiat sa prus pitica de is sorris e, cument e cun cussas, sa mama iat arrispetàu totus is imparus de sa tradiziõi sadra. Apenas nascia dd iant fatu s acua de patena, po chi ogu mau no dd essat ofendia. E, cumenti nàrat sa lei sarda, po chi a manna no essat fatu ladronerìas, a is duus mesis sa padrina nde dd iat segau is ungas. Ma a u annu de vida, no iat ancora scapau a pei, cument e is sorris. «Custa pipia parrit trebìa, no at ancora segau sa trebei». Naràt su babu. Cumentzàt a intzetai a fueddu ma de caminài, nudda! A sexi mesis, a mãu pigàda cuncu passu ddu ponìat puru. «Est acant e segài sa trebei, eis abì - naràt fiduciosu Luisu - e u ota segàda no dda sigheis prusu.» Su tempus passàt e a is dexiaseti mesis ancora no ponìat u passu assoba. Ua dì fut andada a domu insòru tzia Abetina e candu iat biu sa pipia dd is iat nau: «Lobai ca custa criatura est ancora trebìa. Potedda a domu de Allica Féu, cussa connoscit is trasas po ddi segài sa trebei». A mericeddu, candu Luisu fiat furriàu, sa pobidda dd iat contau totu: «Chi issa narat aici, tocat a dda potai, tantis chi brofetu no ddi fait dannu non nde ddi fait de seguru. Cras a mangiãu faidì acumpangiài de mama tua e potadda!» Luegus e totu Maria si fiat acostada a dom e sa mama, biviat acanta, po ddi domandai chi a s incrasi dd essat acumpangiàda. A mesu mangiãu, a s ora dezidia, Maria, sa mama e Mragalita fiant andadas a dom e tzia Allica. Infromada de totu e cumprendiu su chi depìat fai, tzia Allica iat pigàu sa pipia e dd iat posta in mes e s aposentu acotzada a ua cadira e, narendu cosas o brebus a scusi, dd iat acapiau is cambas cun d ua sogh e giuncu, pois iat pigàu is ferrus e bosci àta iat nau: «Is peis cun su giuncu t apu trebìu, su giuncu nascit in s arriu, s arriu currit a mari, ti segu sa trebei e tui, curri curri in su mori de sa vida. - Dd iat donàu u basidu in fronti e dd iat nau a Maria - Lassedda trancuilla, no dda forzeis i eis abì ca, in pagus disi, at a scapai a curri cument e u lepireddu!» Cun custa spera fiant torradas a domu. Apustis tres disi, u mangiãu, Maria, depìat bessì a pratza a dda mundai e iat lassau Mragalita in coxía setzia in terra asub e ua manta gioghendu cun d ua pipiedd e tzapus e atrus gioghìtus fatus de s aiaiu. Candu fut torrada a coxía sa pipia fiat sparessia: «Gesù Cristu miu, e sa pipia abì est?» disisperàda iat scapau a curri furriendusì is aposentus cichendu sa pipia. Mragalita fiat in s aposent e lètu, cun su casciõi de s arroba apetu, pigàt ua cosa e nce dda potat arriendu a su ètu, pois torrat currendu a su casciõi prexada! «Gratzias a Deus, sa pipia at segàu sa trebei!» A si ntendi mellus. tziu Arremundicu. Ci funt momentus chi unu contixeddu allirgu fai beni gana bella e fai praxeri. Po cussu, custus scracàlius serbint po ci fai passai calincunu minutu chene pensai a is tempus lègius chi seus passendi in custus annus tristus e prenus de crisi. Aici, apu pensau de si fai scaresci calincunu pensamentu, ligendi e arriendi cun custus contixeddus sardus chi funt innoi. Sciu puru, ca cussus chi faint arrì de prus, funt cussus grassus e unu pagu scòncius, ma apu circau de poni scèti cussus prus pagu malandrinus, sciaquendiddus cun dd unu pagheddu de aqua lìmpia. Bonu spassiu. Est bellu puru, poita calincunu, circhendu de ddus ligi imparat prus a lestru a ligi in sa lingua nostra. E custa, est sa cosa chi m interessat de prus. Unucuaddu coiau cun dd una zebra sa prima noti de coia. Sa zebra: Seu totu emotzionada. No sciu ita fai! Su cuaddu: Ti ddu nau deu ita depis fai! Sa zebra: Insaras naramiddu tui, ca ge ddu fatzu. Su cuaddu: Po prima cosa, tiradindi cussu pigiama, ca poi ge ddu sciu deu, ita depeus fai.... Su maistu, in scola, est curregendi is còmpitus. Marieddu ddi fait una domanda. Marieddu: Signor maestro, est berus ca una borta is animalis fueddànta? Su maistu: Custu no ddu sciu de seguru. Ma ca curregendi su chi as scritu, sciu ca imoi scriint! Marieddu in scola est interrogau in geografia de sa maista. Sa maista: Naramì Marieddu, cali flùmini est prus crutzu, su Po o su Flumendosa? Marieddu: Su Flumendosa. Sa maista: Bravu Marieddu. Imoi naramì de cantu? Marieddu: De otu lìteras! Ciprianu incontat s amigu Costanzu. Costanzu: Ge s est prexiadeddu. Ita tenis arrennegau? Ciprianu: Chi ti parrit nudda su chi m est capitau. Costanzu: E ita balla t est sucèdiu? Ciprianu: Seu pinnicau a domu, e apu agatau a filla mia crocada spollinca cun dd unu cinesu. Costanzu: Céssu t arrori. E no ddas nau nudda? Ciprianu:E ita ddi podia nai! Deu su cinesu, no ddu sciu fueddai! Adelaide est in s ambulatòriu de dotor Corroveri. Dotor Corroveri: Comenti stait, signorina Adelaide? Adelaide: Mali, m increxit in dònnia logu, in dònnia punt e ossu.. Dotor Corroveri: Insaras spollissì, ca dda vìsitu. Adelaide: No, spollissì prima fostei. Ca a mei mi ndi parrit bregùngia! Alfonsu est sètziu in dd una panchina de pratz e Crèsia fueddendi cun amigu Antiogu. Antiogu: O Alfonsu, non arrennèsciu a cumprendi ita arratza de vìtziu chi tenis. Alfonsu: Ma de ita ses fueddendi, de cali vìtziu? Antiogu: De su vìtziu de ti scrafi sa conca chene ti ndi tirai sa cicia. Alfonsu: Ma nara o Antiogu, tui po ti scrafi su cù, ita ti ndi tirasi is mudandas? Peppinu at incontrau in pratz e cresia su gopai Antoniccu. Antoniccu: E insaras ita mi contas? Fia de meda chene ti biri. T agatu ingrassau. Peppinu:G est berus. Ultimamenti seu papendi a tipu intruxu. Tui pensa ca arisenoti a cenai, apu papau petz e vietelleddu. Antoniccu: Bellu meda. Praxit a mei puru scussu tipu de petza. Ma cantu fiais a cenai? Peppinu: Fiaus scèti duus. Antonicu: Tui cun chini? Peppinu: Deu e su vitelleddu!. Ginettu est in su stradoni e incontrat s amigu Pierinu. Pierinu: Ciau Ginettu, as intèndiu ariseu in televisioni, su chi capitau a Capitan Uncino? Ginettu: No, ariseu no dd apu alluta. Ma ita est sucèdiu? Pierinu: Nanca Capitano Uncino s est feriu meda, fiat dissanguendusì. Ginettu: Scedau! E comenti at fatu? Pierinu: Nanca s est fatu su bidè cun sa manu sbaliada! Licandru est certendi a boxi alta cun sa pobidda Melania. Melania: No tzerris ca s intendit totu su bixinau. E ant a curri puru is carabineris. Licandru: Deu in domu mia tzèrriu cantu mi praxit! Melania: Ma aici est tropu! E no sciu de ita ti dd as pigada oi puru. Licandru: Ge ddu scis poita est! No cumprendu poita ti depis poni cussu tipu de regipetu. Po fai biri ca portas titas mannas? Candu aintru no nc est nudda! Melania: Mi ddu pongu aici, po su su pròpiu motivu chi tui ti ponis cussu tipu de mudandas!. Rosalia est discutendo cun su pobiddu Ginettu. Rosalia: Biu ca ti bantas in giru de essi unu grandu cassadori. Ginettu: Ci podis contai, in bidda seu su mellus. Rosalia: Insaras fais sempri centru? Ginettu: Deu fatzu sempri centru, no ndi sbàliu mai unu! Rosalia: Ses seguru ca fais sempri centru? Ginettu: Seu seguru a su centu po centu, ca fatzu centru! Rosalia: E insaras poita no fais centru puru candu andas a pisciai, ca dda fais sempri foras de su water!. Armandina est fadendi s esami po pigai sa patenti, interrogada de s ingennieri. S ingennieri: Mi dica a che cosa serve la fritzione. Armandina: Serbit po mi sciacuai sa conca, prima de cambiai is màrcias!

10 Cultura 21 LA SARDEGNA NEL CUORE di Sergio Portas Il ritorno a casa di Massimo Loche: Per via di terra. In treno da Hanoi a Mosca Bisognava proprio andassi all Utopia di via Marsala a Milano per imbattermi nel ritratto di Lenin in cravatta rossa e pizzetto regolamentare (ma sotto di lui anche un De Andrè in bianco e nero), alle altre pareti solo libri e ancora libri. Stasera ne presenta uno anche Massimo Loche, a madrina Eva Cantarella, quest ultima a sua volta ne ha scritti a decine che sa di greco e di latino da insegnarlo in svariate università di mezzo mondo, dopo essersi laureata alla statale di Milano e passando poi per Berkeley e Heidelberg giusto per specializzarsi un po, non si contano i saggi che ha pubblicato sul diritto e su aspetti sociali del mondo greco e romano (nel 2003 ha vinto il Bagutta col suo: Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto), troppo brava! Ciampi la nominò motu proprio Grande Ufficiale dell Ordine al merito della Repubblica italiana l anno prima. Massimo Loche è solo giornalista, si fa per dire naturalmente, che è di quelli di razza, cronista estero in tempi in cui un telefonino come noi lo concepiamo non si poteva vedere che in una serie di Star Trek (la serie televisiva è cominciata nel 66), dal 69 al 72 è stato corrispondente da Algeri per l Unità, la guerra d Algeria appena dietro le spalle (finì nel 62), a soli otto anni da Dien Bien Phu dove ebbe inizio il crollo dell impero coloniale francese e il Vietnam si divise in due al fatal 17 parallelo. Il nome del generale Giap dovettero poi imparalo presto anche gli americani e le loro truppe di liberazione. Su Repubblica del 1 marzo scorso un altro grande vecchio del giornalismo italiano, Bernardo Valli, un mito per me (ognuno si sceglie i miti che vuole!) ne scrive in questi termini:...vidi una grande parata in omaggio all eroismo o meglio al coraggio con cui avevano combattuto a Dien Bien Phu. La legione aveva resistito. Era tutta schierata davanti al Maresciallo di Francia Juin. Vidi un mondo che stava finendo, almeno per come lo avevo immaginato. Vidi i mutilati schierati in bella vista. Segno delle ferite e del sacrificio. Del prezzo che era stato pagato. Percepii il gusto per il macabro che la Legione Straniera aveva spesso esibito. E alla fine pensai che lì, in quel piccolo mondo, dove un ladro di polli poteva trasformarsi in soldato vero, si fabbricava qualche eroe e molti mitomani. Quell anno, era il 1954, lasciai la Legione. Massimo Loche è arrivato al giornalismo con un percorso meno travagliato; è nato a Sassari nel 40 ma i suoi sono di Uta, buona borghesia, babbo dirigente del Banco di Sardegna e mamma figlia di ispettore delle imposte, studia al liceo a Ozieri (vi fonda un giornale con Ninetto Marongiu e Placido Cherchi), si laurea a Roma in Scienze politiche. In politica col PCI inizia la carriera prima a Città Futura e poi all Unità. Racconta qui che al rientro dall Algeria il giornale gli propose una serie di servizi dal Vietnam, dove la guerra sembrava essere al lumicino, roba di qualche mese tuttalpiù, vi sarebbe rimasto per ben quattro anni. «L esperienza fondamentale è stata quella del Vietnam. Dove si concluse una guerra che era durata trent anni. Lavoravo al buio, mandavo l articolo ogni giorno per telegrafo e non avevo un ritorno da Roma. Decidevo quindi in maniera autonoma la lunghezza del pezzo. All ufficio della France Press i giornali arrivavano con una settimana di ritardo. I vietnamiti hanno preso molto dai francesi senza nulla rinunciare della loro cultura. Dopo Dien Bien Phu (a proposito si pronuncia Fu) aprirono un liceo francese ad Hanoi con due presidi: uno francese e uno vietnamita. Il preside viet fu il mio professore di vietnam per quattro anni, una lezione al giorno, in cui riuscii ad imparare ben poco della lingua (il mio prof aveva una cultura sterminata e di tutto parlava tranne che di grammatica) tanto che continuai ad esprimermi a gesti, specie nelle mie compere nei mercati rionali. Del resto basta indicare la frutta che vuoi e quanta ne vuoi per cavartela sempre. Ero un ragazzo di trentadue anni e fino ai trentasette quella fu la mia vita. Quando tornai ad Hanoi dieci anni dopo i vietnamiti stavano meglio, non c era più la miseria dignitosa di un tempo. Allora si percepiva la fame, gli interpreti di noi giornalisti non mangiavano che un po di riso con verdure, 200 grammi di riso, carne una volta al mese. Loro stavano comunque meglio ma io non mi ci trovavo più. Una strisciante corruzione, poca libertà di stampa, l evoluzione del Vietnam ha avuto del paradossale, fecero una scelta di alleanze col criterio della lontananza, quindi i sovietici perché più lontani dei cinesi, da cui però copiarono il modello di sviluppo, anche se in cuor loro si credono un piccolo dragone. E oggi sono tornati gli americani e i loro capitali». Massimo Loche, alla fine della sua avventura, decide che per tornare a casa prenderà il treno: Per via di terra. In treno da Hanoi a Mosca (Voland editore) così si intitola il suo libro, non un reportage, scritto com è nel 94 e pubblicato solo oggi, quindi un libro di ricordi, di un viaggio fortemente voluto che subito si scontrò col sospetto dei vietnamiti che proprio non riuscivano a capire come un giornalista occidentale potesse preferire il treno all aereo. Anche la Cantarella non lo definisce libro di viaggi: «Massimo non è un Erodoto che usa descrivere da antropologo, senza dare giudizi di valore, senza partecipazione, tanto che e difficile capire cosa pensa dei popoli che incontra nel suo girovagare per il mondo conosciuto. Massimo no, che cosa pensa si capisce benissimo, non solo dei cosiddetti barbari ma anche della copia dei francesi supponenti che tutto vorrebbero fotografare». A differenza di un loro connazionale, diplomatico di professione (non vi farò il suo nome perché, forse ancora in vita dice Loche) che aveva girato la Cina a cavallo ed era stato prigioniero in Corea. «Non è un libro giornalistico, per sua natura un articolo di giornale deve essere effimero, la carta su cui è stampato ottima il giorno dopo per comprare pesci al mercato. Avendolo scritto a memoria mi sono permesso piccole bugie, alcune digressioni. Il treno diventa di per sé un microcosmo di persone, ognuno diventa personaggio». Essere famosi giornalisti comporta anche che tra il pubblico ci siano amici di vaglia, Tullio Pericoli, pittore e disegnatore di fama internazionale, interviene sull argomento treni dicendo che essi ci mostrano una parte del paesaggio solitamente impresentabile: il dietro delle case come le vivono i cittadini, loro negano che i treni possano vederli nei loro scorretti comportamenti, quindi buttano di tutto e non se ne vergognano. Massimo lui si porterebbe naufrago nell isola deserta: un atlante Zanichelli e un orario ferroviario, sicuro di poter continuare a girare per l universo mondo con la fantasia. Come era solito fare da bambino. Non posso non chiedergli un ricordo delle ferrovie sarde, provocandogli naturalmente un moto d ilarità: «Il mio primo approccio ai treni sardi nel 44 a quattro anni, da Decimomannu (la stazione più vicina a Uta dove stavano i miei) a Sassari con una Littorina Fiat, si cambiava a Chillivani per prendere un trenino per Nuoro e Ozieri. Forse fu allora che mi prese questa febbre per il viaggio lento. Anche ora che viaggio per la Sardegna a presentare il libro uso il treno e mi pare che, da allora, poco sia cambiato. Da Sassari fino ad Oristano non sale mai un anima viva, più in giù c è un certo movimento e da San Gavino un incredibile doppio binario. Io voglio bene ai treni e voglio bene alla Sardegna, quindi sono contento che, come ho sentito, anche qui arrivi il treno veloce». Come dargli torto? Ogni guspinese come me che abbia avuto la sorte di prendere la littorina a San Gavino verso Porto Torres d estate negli anni 60-70, col dilemma interiore di aprire o serrare il finestrino per difendersi da u bent e sobi che avrebbe ammazzato un tuareg del deserto, sa di cosa sta parlando Massimo. In Sardegna dopo aver collaborato per Rinascita e l Espresso nell 88 accetta di dirigere l Unione Sarda ma dura poco, giusto un paio d anni, alla proprietà non andava giù la linea politica che avrebbe voluto dare al quotidiano. E allora va al TG3 come redattore esteri, corrispondente da New York, nel 2000 è vicedirettore di Rainews, in pensione dal Sposerebbe, sono sicuro, l idea di giornalismo di Valli: «È prima di tutto un servizio. Una cosa pratica. Informa: dagli orari delle farmacie a quello che accade in una guerra. È un lavoro artigianale. Non letterario». Sono d accordo con loro.

11 22 Il concorso Visioni Sarde, inserito nella cerimonia di premiazione della 21esima edizione di Visione Italiane, al cinema Lumière di Bologna, ha gettato uno sguardo sul nuovo cinema sardo per scoprirne il valore e la vitalità. La giuria ha assegnato il primo premio ex aequo a Lost Citizens, di Sebastiana e Carla Etzo, e a La Gita di Giampiero Bazzu, due opere considerate parimenti meritevoli. Sinuaria di Roberto Carta ha invece ricevuto la menzione speciale. Per Lost Citizens, dove padri e figli affrontano licenziamenti, cassa integrazione e riduzione del salario, cercando di mantenere la propria dignità in nome del diritto al lavoro, questa è la motivazione: Il documentario riflette sulla crisi occupazionale e sociale, che colpisce il Sulcis, mettendo insieme il punto di vista di due generazioni: i lavoratori e i loro figli. La frattura della coesione nella collettività, e la lotta in assenza di speranza per il futuro, sono narrate con toni di grande forza in un opera che scorre senza mai perdere d intensità. Il lavoro delle autrici rivaluta la funzione dell intellettuale in una bella lettura dell eredità pasoliniana. Sebastiana Etzo ha dedicato il premio agli operai dell Alcoa, la cui lotta continua. Per La Gita, invece, che racconta CONCORSO VISIONI SARDE Cinema: la Sardegna sbarca a Bologna I tre vincitori dopo la consegna dei premi il viaggio in macchina verso un passato che irromperà violento alle vite di Andrea e suo zio Giuliano: Il corto affronta il tema della memoria, topico per un intera generazione. La trasposizione della graphic novel Gli innocenti di Gipi, a cui si ispira, viene affrontata in maniera matura e consapevole del mezzo cinematografico. La misura discreta nelle inquadrature, nella definizione dei personaggi, l uso dei silenzi, dei gesti accennati o solo intuiti, ne fa un opera narrativamente compiuta che lascia percepire una regia, sebbene ancora in fase di formazione, già di grande carattere. Per la menzione speciale di Sinuaria, dove Michele Murtas, detenuto del carcere dell Asinara, ha un talento nel tagliare i capelli, tanto da diventare parrucchiere per le mogli delle guardie e dei funzionari dell istituto di pena e da scatenare scompiglio, una volta in libertà vigilata, nella tranquilla vita dell isola: Certamente l attore principale di questa breve commedia è il paesaggio straordinario, messo in risalto da un eccellente fotografia e da una notevole cura tecnica e stilistica. L atmosfera è piacevole e il lavoro contiene in embrione la possibilità di uno sviluppo della storia verso una più solida completezza che già s intravede. Sinuaria, se sostenuto dalla narrazione, può sicuramente diventare un film. Al termine dei lavori la Giuria ha espresso il proprio compiacimento per le sette opere finaliste che si sono imposte su una rosa di 54 opere concorrenti. Fra queste Come Foglie... di Theo Putzu, Grazie a te! di Jacopo Cullin, Senzaria di Massimo Loi e Gianluca Mangiasciutti e la Storia di Spet di Ugo Murgia. Giampiero Bazzu ha confessato di aver approfittato del viaggio a Bologna per farsi una scorpacciata di film, mentre Alberto Masala ha suggerito di far diventare film il bellissimo Sinuaria. Santina Ravì SAN GAVINO. BIBLIOTECA L ultimo capitolo della serie di cortometraggi Captivi Abbiamo già parlato in diversi numeri delle iniziative promosse dalla biblioteca di San Gavino e, nella fattispecie, della serie di cortometraggi chiamata Captivi, un thriller che per ben tre episodi ha catalizzato l attenzione dei tanti affezionati, oggi arrivato al quarto e ultimo. «Il nostro progetto parte dal ci spiega il regista e assistente bibliotecario Ruggero Ruggeri - quando cominciammo a girare diversi video per sponsorizzare alcuni libri che non hanno il potere mediatico che possono avere i grandi successi. Così nacque anche Captivi, dove ad ogni episodio è stato abbinato il titolo di un libro di cui si consiglia la lettura». Un thriller forte che attraverso i diversi e misteriosi personaggi, come lo scrittore Panisoli, il dottor Mabuse e il giornalista Antonio Impastato, si propone di raccontare con una chiave di lettura del tutto particolare i cosiddetti anni di piombo e quella che viene ricordata come la stagione della strategia del terrore. «Abbiamo preso spunto dal lato oscuro della storia italiana - prosegue Ruggeri - e voluto squarciare un velo individuando i mandanti delle stragi che hanno caratterizzato gli ultimi decenni del secolo scorso. Il tutto è rappresentato attraverso un rapporto surreale e onirico, ma non mancano i riferimenti all attualità». Quattro episodi girati con poche risorse a disposizione che però denotano la bravura e la tecnica degli autori. Fra gli attori principali si possono riconoscere Alberto Serra, Simone Spada, Antonio Pitzalis e tanti altri ancora. Regista, insieme a Ruggeri, anche Fabrizio Serra. «Abbiamo anche altri progetti - continua Ruggeri - ma non svelo il principale perché comporterà tempo e uno studio attento. Stiamo lavorando su alcuni horror e su alcuni libri dell editoria locale che abbiamo intenzione di pubblicizzare attraverso i nostri canali». Il quarto e ultimo episodio di Captivi si può visualizzare nei canali youtube e vimeo della Biblioteca di San Gavino Monreale o attraverso la LibraryTube del portale internet Lorenzo Argiolas SU INIZIATIVA DELL ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO ANGELI NEL CUORE SERRENTI Contro il femminicidio Arbus si veste di rosso Tra sabato 7 e domenica 8 Marzo l associazione di volontariato Angeli nel cuore, in collaborazione con l assessorato ai servizi sociali del Comune, ha celebrato la festa della donna vestendo Arbus di rosso ciliegia, invitando i cittadini a esporre fiocchi, coccarde, palloncini vermigli alle porte in segno di adesione all iniziativa Contro il femminicidio ad Arbus. L evento ha riscosso l approvazione dell intero comune, registrando oltre un centinaio di partecipanti ed estendendosi anche alla vicina Guspini, dalla quale è giunta l associazione Liberamente noi per crescere assieme. «Abbiamo dato vita all evento», ha puntualizzato il presidente di Angeli nel Cuore Adele Frau, «per esprimere la nostra adesione alla campagna contro il femminicidio, ma più in generale in segno di solidarietà e rispetto nei confronti delle donne vittime, ogni giorno, delle più diverse forme di violenza». «Il paese», prosegue Adele Frau,«ha risposto più che positivamente alla nostra proposta, che non consisteva soltanto nel dipingere Arbus del colore simbolo della lotta al femminicidio, ma anche nel permettere a ogni donna di esprimersi liberamente, senza timore di ripercussioni o maldicenze: per questo abbiamo allestito in Piazza Mercato una sorta di cassetta della posta in cartone, in cui chiunque avesse voluto avrebbe potuto imbucare una lettera in forma anonima con su scritta la propria storia, una riflessione o un pensiero o, nei casi più gravi, una richiesta d aiuto». «In quest ultimo elemento», sostiene il presidente dell associazione, «è racchiuso il cuore dell iniziativa: spingere le donne a non soffrire in silenzio, ma invitarle a denunciare il loro aggressore e riacquistare fiducia nella vita. Leggere le idee contenute in fogli, cartoncini, post-it ci hanno spinto a selezionarne alcune e proporre un dibattito che speriamo abbia luogo a breve». Angeli nel cuore non è nuova a iniziative proposte a difesa della donna: dal convegno nel maggio 2012 sulla violenza domestica e lo stalking, all istituzione del Centro di Ascolto per le donne in difficoltà. Francesca Virdis Successo dei The Vaghi Beatles Chi era presente al teatro di Serrenti al concerto della Beatles tribute band The Vaghi avrà avuto la sensazione di trovarsi davanti ai veri Beatles. Precisi per movenze, abbigliamento, musica, strumenti e voci, i quattro ragazzi sardi, Marcello Ibba di Sardara e residente a Villanovaforru (Paul), Gabriele Grecu di Samassi (John), Mauro Vacca di Sanluri (Ringo Star), Giacomo Dessì di Sinnai (George), hanno fatto rivivere gli anni d oro del quartetto inglese, accompagnati al piano da Mario Dinaro venuto dalla Sicilia. Il gruppo ha percorso, cronologicamente, le varie tappe artistiche dei quattro di Liverpool, suonando e cantando 32 brani con tre cambi d abito per rappresentare al meglio le tre ere principali della storia del famoso quartetto. I Vaghi si sono esibiti la prima volta nel 2000 e, tra i prestigiosi riconoscimenti ottenuti, hanno avuto l onore di registrare in Inghilterra negli Abbey Road Studios, la stessa stanza dove i Beatles hanno inciso il 90 percento dei loro successi. «Al teatro di Serrenti - spiega Marcello Ibba - abbiamo trascorso una bella serata in compagnia di un pubblico attento e appassionato. Alcuni di loro sono affezionati ai nostri spettacoli, ma è stato piacevole vedere numerose persone che assistevano ad una nostra serata probabilmente per la prima volta. Il teatro di Serrenti è una struttura eccezionale, davvero molto bello, e un grazie lo dobbiamo anche e soprattutto all associazione Momotù Serrenti, che si occupa di organizzare, gestire e programmare tutti gli eventi che si svolgono nel teatro comunale con una professionalità e cortesia impareggiabili». Saimen Piroddi

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