Libera la ricerca. Scienze Sociali 1

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2 Libera la ricerca Scienze Sociali 1 L I B E R A L A R I C E R C A Un progetto Odoya - Libri di Emil nato per consentire la pubblicazione a costo zero dei libri dei ricercatori precari. La selezione dei testi è effettuata attraverso un sistema di blind referee. Le opere sono coperte da licenza Creative Commons, disponibili on line su Google Libri. Responsabili del progetto: Marco de Simoni e Michele Filippini

3 Gennaro Ascione A sud di nessun Sud Postcolonialismo, movimenti antisistemici e studi decoloniali I LIBRI DI EMIL

4 2009 Casa editrice Emil di Odoya srl ISBN: Creative Commons some rights reserved I libri di Emil Via Benedetto Marcello Bologna

5 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 5 A Martina Cimmino Che mai il frastuono del silenzio inghiottisca l anelito dell indecifrabile

6 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 6

7 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 7 Indice Prefazione, Sandro Mezzadra 9 Premessa. A sud di nessun Sud 11 Introduzione. Archeologia dei saperi, paleontologia dei movimenti 15 PRIMA PARTE TERZO MONDO E TERZOMONDISMO Il farsi storia del concetto di Terzo Mondo 23 La parabola del terzomondismo ( ) 29 Terzo Mondo oggi. Mito mobilitante o chimera paralizzante? 39 SECONDA PARTE ALLE RADICI DEGLI STUDI SUBALTERNI Indian Subaltern Studies. Per una storiografia antielitaria 49 La rivolta contadina da oggetto di ricerca a paradigma dell agire subalterno 55 La strutturazione cognitiva dell esperienza nassalita 67 L archivio coloniale in chiaro-scuro 81 TERZA PARTE SAPERI SUBALTERNI SOSTENIBILI Al limite degli studi subalterni 95 Le coordinate del dibattito latinoamericano 103 Studi subalterni e Postcoloniali in America Latina. Transizioni politiche e transiti concettuali 113 7

8 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 8 Decentrare gli studi postcoloniali. Latinamericanismo requiescat in pace? 121 Dal postoccidentalismo ai De-colonial Studies. Apuntes per un nuovo paradigma 129 La questione indigena nella prospettiva decoloniale 139 (In) conclusione. Imparare a imparare dagli oppressi 149 Bibliografia 151 Indice dei nomi 170 8

9 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 9 Prefazione Sebbene con un sensibile ritardo rispetto ad altri contesti culturali e politici, gli studi postcoloniali sono oggi ampiamente diffusi e dibattuti anche in Italia. Proprio questa discrasia, d altro canto, può consentire al dibattito italiano di enfatizzare la radicalità politica e il carico di provocazione teorica che contraddistingue questo insieme eterogeneo di studi ed esperienze intellettuali. È dall interno della critica storiografica e politica maturata negli studi postcoloniali che A sud di nessun Sud prende le mosse, per poi estendere il proprio campo d analisi alle modalità di produzione della conoscenza nel tempo del capitalismo globale: il libro di Gennaro Ascione affronta il nodo centrale del complesso rapporto tra le vicende dei movimenti sociali emersi lungo il processo di decolonizzazione e negli Stati post-coloniali e le prospettive analitiche radicali che giungono a comporre il mosaico articolato degli studi postcoloniali oggi. Uno dei principali meriti del libro consiste nel proporre una genealogia degli studi postcoloniali differente da quella che si è affermata come canonica: Ascione li sottrae all egemonia teorica della filosofia del linguaggio francese, di matrice post-strutturalista e decostruzionista, per mostrare (in una prospettiva analoga a quella proposta da Robert Young) come il poststrutturalismo stesso derivi semmai in una certa misura dall esperienza delle lotte anticoloniali. Ma soprattutto è qui evidenziato come il versante storiografico della critica postcoloniale tragga linfa vitale dall esperienza di mobilitazione e di resistenza di alcuni importanti movimenti sociali in India e in America Latina, assunti e metabolizzati nel linguaggio teorico attraverso il fondamentale filtro degli studi subalterni. Il quadro che emerge dalla ricerca qui presentata è quello di un confronto dialogico tra discorsi radicali all interno dello spazio geostorico del Sud del mondo, qui costruito a partire dalla messa in scena assai sofisticata sotto il profilo metodologico di una comparazione incorporata (Philip McMichael) tra India e America latina. E tale elaborazione si risolve sia nella messa in discussione del contesto globale condiviso da questi discorsi e che ne rappresentava la premessa epistemica, vale a dire dell idea stessa dell esistenza di un Sud globale in una fase storica caratterizzata dalla dissolvenza del Terzo Mondo e del terzomondismo; sia in una ulteriore e metodica provincializzazione dell Europa (Dipesh Chakrabarty), che piuttosto che venir considerata lo sfondo scontato o il riferimento critico implicito si trova a essere relegata in uno spazio al massimo tangente al focus analitico. Siffatta provincializzazione analitica prepara la scena in cui si manifesta la potenza politica dell irruzione sovversiva dei discorsi e delle pratiche politiche dell ex Terzo Mondo nel tempio dell Occidente bianco: la teoria (p. 43). Questa irruzione capovolge uno degli archetipi del rapporto tra teoria e prassi nell immaginario della sinistra mondiale, più o meno terzomondista, tra le lotte anticoloniali e i movimenti sociali post-coloniali da un lato e l elaborazione di un discorso politico che vi fa riferimento dall altro. La prassi dei movimenti sociali nelle (ex)colonie che ispira la teoria nella metropoli è un immagine consolidata. A sud di nessun Sud riesce invece a evidenziare 9

10 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 10 il valore politico ma intrinsecamente e volutamente teorico di quelle esperienze di resistenza e dei saperi che ne derivano, nonché del loro impatto creativo sulla teoria continentale. Infine, questa irruzione porta con sé l evidenziazione critica dei limiti delle forme del sapere eurocentriche, che si articola su due livelli interconnessi. Il primo è quello della ricostruzione del passato come impresa razionale: la Storia come codice di rappresentazione ne risulta fortemente ridimensionata nelle sue pretese di esaustività, ma allo stesso tempo altrettanto trasformata nella misura in cui è capace di assumere in maniera consapevolmente etica la fluidità del confine tra spiegazione e narrazione. Il secondo livello è quello dell incapacità del linguaggio delle scienze umane come sistema chiuso di rappresentare i processi di produzione della conoscenza che incorporano l esperienza dei movimenti sociali anticoloniali e che si muovono in un territorio non tracciato dalla retorica dello stato-nazione o della partecipazione politica alle sue istituzioni. Qui una nuova immaginazione sociologica, per riprendere la formula di Charles Wright Mills, si nutre dell epistemologia della complessità e del lessico delle scienze della vita. Ed è in direzione dell elaborazione di concetti nuovi per un immaginazione sociologica della contemporaneità e di nuovi strumenti d analisi per la ri-lettura della storia moderna e contemporanea che A sud di nessun Sud compie un passo in avanti importante rispetto al dibattito italiano ma anche internazionale all interno degli studi postcoloniali. Sandro Mezzadra 10

11 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 11 Premessa Quando tornai da basso il vecchio aveva già appoggiato la testa sul bancone. Era completamente andato. Non avevamo mangiato niente tutto il giorno e lui non aveva una gran resistenza. Accanto alla testa china c era un dollaro e qualche spicciolo. Per un attimo pensai di portarmelo dietro, ma non riuscivo neanche a badare a me stesso. Uscii dal bar. La notte era fresca e io mi diressi verso Nord. Charles Bukowski A sud di nessun nord Un tardo pomeriggio di primavera inoltrata, nel periodo in cui iniziavo la stesura di questo lavoro, chiacchieravo con un mio amico che abita a cinquanta metri da casa mia. Ponticelli. Estrema periferia orientale di Napoli. Così come nell immortale sceneggiatura di Troisi, la sua storia d amore più importante, fino a quel momento per fortuna, era andata in frantumi in malo modo e il suo risentimento aveva come effetto collaterale quello di ricondurre qualsiasi argomento di conversazione a un invettiva più o meno accesa nei confronti di lei. Per tenere a bada i miei fantasmi e distrarre lui da pensieri nefasti provai a sedare gli uni e sopire gli altri, annoiandoci con il racconto di ciò di cui mi accingevo a scrivere; dopo alcuni minuti, determinato nel mio intento di dissuasione ma altrettanto incerto sull efficacia della mia esposizione per uno studente di architettura, dilatai volutamente una pausa interlocutoria e lo fissai discreto, sebbene intimamente speranzoso in una reazione. E la reazione non si fece attendere: «Capisco perfettamente ciò che intendi», mi disse. «Una volta ero su a San Martino a godermi la vista di Napoli dall alto insieme a lei, e lei mi fece notare orgogliosa la differenza di visuale tra la zona collinare in cui viveva e i quartieri popolari della città. È vero, le risposi, da qui voi vedete un magnifico panorama ma tieni a mente, tesoro: il panorama siamo noi!». Custodisco geloso questa diafora brillantemente esemplificativa dello spiazzamento di angolo visuale che il postcolonialismo ha prodotto nelle modalità di rappresentazione della storia del sistema-mondo moderno. Al di là di ogni mia più rosea aspettativa, l idea che volevo comunicargli aveva attraversato i subcontinenti topologicamente lontani (India e America Latina) in cui i miei esotici contadini bengalesi, operai di Calcutta, seringeiros ecuadoriani, zapatisti messicani, rischiavano di restare intrappolati, e si adagiava con ergonomica disinvoltura sull ettaro di biosfera lacera di cui noi due condividiamo i tragitti, i codici, le storie. Quella reazione (solo superficialmente naïf) rispondeva, in virtù della sagacia irriflessa e in fondo indecifrabile dell analogia, all appello con cui Robert Young apriva il suo Postcolonialism: Se sei qualcuno che non s identifica come occidentale, o in qualche modo non completamente occidentale anche se vivi in un paese occidentale, o qualcuno che è parte di una cultura ma tuttavia 1 Young 2003: 2. 11

12 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 12 è escluso dalle sue voci dominanti, interno eppure all esterno, allora il postcolonialismo ti offre un modo di vedere le cose in maniera differente 1. Differente da cosa? Senza dubbio differente dallo sguardo coloniale europeo; dagli articolati disegni globali che hanno costituito nel corso dei secoli la panoplia teorica della dominazione bianca, borghese, maschile, eterosessuale, cristiana nel mondo moderno; ma, allo stesso tempo, e in un modo forse più caustico e terapeutico, differente dai progetti di emancipazione politica emersi e affermatisi come egemonici nel quadro delle numerosissime, eterogenee, divergenti forme organizzate di opposizione al dominio coloniale e imperialista. Progetti di emancipazione inscritti per lo più nella grammatica del nazionalismo e spesso nella lingua del marxismo europeo. Il postcolonialismo viene al mondo brandendo il coltello insanguinato appena estratto dal ventre della storia coloniale e si solleva sulle sue gambe sospinto dalla pulsione edipea del parricidio di Marx. Eppure ne conserva in parte il patrimonio genetico; a sua volta muta, si trasforma nei vari contesti dello spazio-tempo della modernità in cui transita, vive delle storie aliene che tenta di raccontare, matura la consapevolezza della propria transitorietà, offre il fianco ad altri saperi bastardi, e insieme a essi continua a porsi interrogativi altrimenti impensabili. Questi interrogativi, oggi, sospingono il postcolonialismo stesso al di là dei propri confini interpretativi. Confini tracciati progressivamente dai moti centripeti specifici dei processi di omeostatizzazione epistemica per mezzo dei quali qualsiasi prospettiva analitica acquisisce legittimità nel corso della propria strutturazione gnoseologica. La destabilizzazione di tali confini muove in direzione di un rinnovato quanto necessario interesse per il mondo come unità d analisi, indipendentemente dalla scala interpretativa di volta in volta assunta o ipotizzata (Escobar 2008: 3). Un mondo dove le coordinate spazio-temporali di ciascuna narrazione acquisiscono rilievo nella misura in cui il derapage anisotropico tra l ordine logico e quello storico di concetti intrinsecamente relazionali quali capitalismo e colonialismo, giunge sì a fondare la consapevolezza della capacità performativa connessa al loro potere euristico di astrazioni concrete, ma allo stesso tempo è tale da stagliare l ineludibilità del vincolo latu sensu biologico sull orizzonte storico della loro futuribile mortalità antropologica. Il postcolonialismo si costituisce come un campo di opzioni simultaneamente politiche e teoriche, in cui la provocatorietà delle prime s intreccia con l originalità delle seconde. Queste ultime sono riconducibili alla costellazione della critica postcoloniale, emersa negli anni Ottanta, diffusasi nel panorama accademico internazionale nel corso degli anni Novanta e più recentemente implosa, secondo l immagine proposta da Mezzadra, per innestarsi con i suoi concetti, i suoi approcci e le sue intuizioni, sotto forma di enzimi nel tessuto vivente di altri dibattiti politici e scientifici (Mezzadra 2008: 10). Gli studi postcoloniali descrivono uno spazio critico piuttosto che una teoria; un insieme di prospettive che condividono una tensione verso quei gruppi sociali, quelle esperienze storiche, quelle forme culturali marginalizzate, aggredite, messe a tacere dal colonialismo e dalla sua palingenesi neocoloniale nel secondo dopoguerra. In questo senso, gli studi postcoloniali si inseriscono nella scia del pensiero critico, che Max Horkheimer definì come quell attività di analisi tesa al disvelamento delle logiche di funzionamento che garantiscono il perdurare dello status quo, con l obbiettivo di sostituirle con ordinamenti sociali maggiormente egualitari (Horkheimer 1972: 188). Nel tentativo di attualizzare la definizione fornita da Horkheimer, William Robinson ha definito il pensiero critico come il tentativo di mettere in questione la realtà sociale in cui studiamo ed esistiamo, domandandoci da cosa derivi l ordine attuale, quali sono gli attori in gioco, quale il potenziale umano coinvolto nel cambiamento sociale e che relazioni può il discorso critico stabilire tra le soggettività che individua e gli ordini preesistenti o possibili (Robinson 2006: 13). Gli studi postcoloniali hanno avuto il merito, insieme ad altre prospettive d analisi emerse negli ultimi decenni, di elaborare una critica serrata alle modalità stesse di pensare la storia del colonialismo: quest ultimo, si sostiene, non può essere inteso esclusivamente in termini di una 12

13 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 13 matrice omogeneizzante che conterrebbe ab origine e in potenza le condizioni stesse della sua evoluzione, in grado quindi di procedere sussumendo completamente ciò che è altro da sé e che incontra lungo il suo espandersi. Sia che ci riferiamo alla modernità in termini di sistema di valori, che di organizzazione socio-economica, l immagine contro cui la critica postcoloniale si oppone è quella del diffusionismo. La critica postcoloniale ha inteso narrare la modernità in termini di interazione costitutiva tra colonizzatore e colonizzato, in un rapporto asimmetrico, senza dubbio, ma reciproco (Mezzadra 2005: ). L immagine dell implosione risulta utile non soltanto per descrivere lo stato di (non)coesione accademica degli studi postcoloniali oggi. Essa coglie quella struttura molecolare fatta di tanti spunti di riflessione che appare evidente, sin dall inizio, a chi si muove all interno del campo del postcoloniale o a chi ne attraversa gli spazi profondi, piuttosto che le superfici sdrucciolevoli. Questo caratteristico disgregarsi, disperdersi per poi riformarsi sotto sembianze nuove, costituisce la modalità privilegiata per mezzo della quale la critica postcoloniale ha viaggiato dall India all America Latina; viaggio che costituisce la trama di questo lavoro. Va chiarito che, più che articolarsi in relazione alla matrice decostruzionista della critica postcoloniale, il dialogo tra America Latina e India si sviluppa intorno alla possibilità di una storia sociale dei subalterni e al progetto intellettuale di rileggere la storia della modernità al di là dell apparato categoriale eurocentrico. Per questo motivo gli studiosi latinoamericani s interessarono agli strumenti concettuali elaborati da Ranajit Guha e dal collettivo degli storici subalterni indiani per spiegare e criticare le inadeguatezze e le insufficienze delle narrazioni ispirate al paradigma liberal-marxista sulle rivolte contadine, colpevoli di aver tratteggiato, senza sfumature di rilievo, l immagine compatta della partecipazione organica delle masse al movimento di liberazione nazionale indiano (Grosfoguel 2006: 284). Gli studi subalterni indiani, insieme alla loro declinazione che prende forma sulla sponda orientale del Pacifico centro-meridionale, evidenziano i limiti del discorso dell impero nella costruzione eteroglossa del discorso sull impero. Costruzione eteroglossa, dunque. Mentre nel lavoro di Guha tale costruzione si configurava come approdo dell extraversione delle categorie eurocentriche adoperate fino ad allora dalla storiografia sulle mobilitazioni politiche dei subalterni, sia per gli studiosi latinoamericani, sia nel progetto di provincializzare l Europa di Chakrabarty, essa costituisce piuttosto una piattaforma programmatica condivisa. E tuttavia, le modalità di questa costruzione eteroglossa definiscono percorsi intellettuali difformi, che si evidenziano fin dall inizio tra gli studiosi latinoamericani 2. Riproponendo per certi versi ciò che Spivak aveva battezzato essenzialismo strategico, gli studiosi latinoamericani adottano come prassi intellettuale quella di fondare le proprie letture su autori non europei. Il tentativo di costruire una genealogia latinoamericana della riflessione non-eurocentrica li ha condotti infatti a confrontarsi con una tradizione di pensiero indigena spesso sottovalutata. Questa genealogia, che collega l ideale bolivariano, la teologia della liberazione, le teorie della dipendenza, messa in comunicazione con gli studi postcoloniali, rappresenta il luogo della genesi della proposta scientifica dei De-colonial Studies. Percorsi intellettuali difformi si è detto. L interesse comune per il rapporto dei gruppi subalterni con la storia del mondo moderno assume sembianze diverse nei diversi spazi considerati. Qui si sovrappongono i contesti geostorici e i contesti intellettuali. Da un lato, lo sforzo d individuare le nuove figure della subalternità si traduce in una differente problematizzazione dello spazio in relazione alle forme di resistenza all egemonia. Tendenzialmente, gli studi postcoloniali 2 «Tra le diverse ragioni alla base della scissione interna al Latin American Subaltern Studies Group, una consisteva nel disaccordo tra chi leggeva la subalternità come una critica postmoderna (ovvero una critica eurocentrica dell eurocentrismo) e chi leggeva la subalternità come un tentativo di decolonizzare l eurocentrismo a partire dai saperi subalternizzati e marginalizzati» (Mignolo 2000a: , ). 13

14 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 14 nel mondo anglofono si concentrano sulle molteplici sfumature dei fenomeni migratori e ne assumono la centralità nella rappresentazione dell intera modernità, organizzando i propri discorsi non più intorno ai gruppi subalterni dell India coloniale, ma piuttosto intorno al fenomeno delle diaspore; tendenzialmente, dal canto suo, la prospettiva latinoamericana si concentra su quei gruppi che fanno invece della resistenza alla mobilità il nucleo centrale della propria ecologia politica; per questo motivo, la prospettiva latinoamericana assume come forma esemplare di resistenza i movimenti indigeni. L effetto complessivo di tali prospettive suggerisce almeno due punti di fuga non contraddittori. Da un lato, il focus differenziale sulle figure della subalternità sposta lo sguardo verso la critica delle forme occidentali di cittadinanza, dove quest ultima, tutt altro che costituirsi come fondamento condiviso di un ordinamento sociale pacificato, diviene lo spazio politico della lotta sociale per il riconoscimento giuridico della viscosità dei confini geografici, legali, culturali, sia all interno delle statualità occidentali che in quelle sorte nel corso delle fasi sincopate del processo sistemico di decolonizzazione. Dall altro, la mobilità del concetto di subalternità all interno del campo del postcoloniale, e più in generale nel quadro di quel vasto spazio geostorico cui in anni recenti si è soliti riferirsi con il termine di Sud Globale, produce l effetto di una radicale problematizzazione della coesione di tale Sud e della sua adeguatezza nel colmare il vuoto lasciato dal tramonto del Terzo Mondo 3. Non solo la crisi dell eurocentrismo svela la natura performativa anziché ontologica del Nord come costrutto iperreale, ma la critica subalterna al postcolonialismo stesso disarticola l ologramma di un Sud globale, restituendo al pensiero critico la radicalità politica e generativa propria di una molteplicità mutevole di sud concreti. Alla normatività eteroriproduttiva corrisponde l articolazione eterarchica della subalternità, e nel cono d ombra proiettato dall immagine di un Sud globale, brulicano i sud, ossia i transienti in cui si sostanziano le biopolitiche del capitale 4. 3 Secondo Arrighi «il Sud Globale (Global South) è il prodotto di quattro diversi processi storici innestati l uno sull altro a mo di matrioska. Il primo è stato la conquista europea del mondo e il conseguente spopolamento e ripopolazione delle Americhe e dell Australasia, e la colonizzazione dell Africa e di gran parte dell Asia. Il secondo processo è stato la rivolta contro l Occidente da parte dei popoli di Asia e Africa nella prima metà del XX secolo. Il terzo processo è la costituzione del Terzo Mondo durante la Guerra fredda. Il quarto è stato il collasso del Secondo Mondo e la ricostituzione del Primo Mondo e del Terzo Mondo come rispettivamente il Nord Globale e il Sud Globale, nel periodo post-guerra fredda» (Arrighi 2006: 1). 4 Sul concetto di normatività eteroriproduttiva (NER) si veda Spivak 2005: 46 e ss. Sul concetto di eterarchia si faccia riferimento al pensiero sulle strutture sociali di Kyriakos M. Kontopoulos (Kontopoulos 1993). 14

15 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 15 Introduzione Intratesto. Archeologia dei saperi, paleontologia dei movimenti. La trama del dialogo tra studi subalterni in India e in America Latina prende spunto dalla proposta metodologica di McMichael della comparazione incorporata (incorporated comparison). Essa si fonda su tre assunti: la comparazione non va letta in termini di una procedura formale, esterna, in cui i casi vengono giustapposti come veicoli separati di modelli di variazione comuni o contrastanti. La comparazione è piuttosto interna all indagine storica, dove i processi-istanze sono comparabili perché storicamente connessi e reciprocamente condizionanti. Secondo, la comparazione incorporata non procede a partire da una concezione a priori della composizione e del contesto delle unità comparate, ma piuttosto queste ultime si formano in relazione le une alle altre e in relazione al tutto, formato attraverso le loro interrelazioni. In altre parole, il tutto non è dato, ma autoformantesi. Terzo, la comparazione può essere condotta attraverso lo spazio e il tempo, separatamente oppure congiuntamente (McMichael 2000: 271). Il nostro discorso s inscrive nella crisi del concetto di Terzo Mondo e del terzomondismo. Dinamiche interconnesse analizzate nel capitolo introduttivo e che forniscono le coordinate per addentrarsi nell indagine sulla storiografia dell Indian Subaltern Studies Group e sui De-colonial Studies latinoamericani. La vicenda del collettivo di ricercatori indiano e del suo rapporto morfogenetico con il movimento nassalita, guerriglia d ispirazione maoista, diffusosi in India negli anni Sessanta, costituisce il nucleo tematico della seconda parte del lavoro. L analisi dell Indian Subaltern Studies Group è circoscritta a un ambito definito di studiosi e di riflessioni, poiché la sua vicenda intellettuale vive, dal punto di vista editoriale, attraverso la collana che questi stessi studiosi curavano e di cui erano fondatori e editori: la serie Subaltern Studies. Questa circostanza ha offerto la possibilità di analizzare la formazione e la rielaborazione di determinati concetti, quello di subalternità e di violenza simbolica principalmente, a partire da una serie di discorsi e metodologie organizzati in modo relativamente coeso, e strutturati come nucleo centrale, in termini di programma di ricerca. Una volta definite le componenti metodologiche ed euristiche di tale programma di ricerca, e rei di averne storicizzato il contributo, lo abbiamo ancorato a una struttura narrativa di ordine cronologico e causale. Tale coesione, che si approssimi o meno a un grado accettabile di plausibilità analitica, resta pur sempre una ri-costruzione che, al pari di altre, più o meno accurate, trova sostegno inconscio e infine validazione in una struttura inferenziale piuttosto familiare. Chiamiamola linea narrativa (story line). Essa realizza di fatto quella che Hayden Whyte ha definito addomesitcazione politica dei fatti storici, che pretende di scoprire nella complessità della realtà storica un ordine a essa immanente e umanamente intelligibile. Eppure, secondo Whyte La realtà storica non ha nessun ordine in se stessa. Fornirle un ordine è una responsabilità umana messa in atto, in questo caso, dallo storico. Quando lo storico scrive come se la realtà ordinata 15

16 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 16 delle narrazioni storiche fosse qualcosa che è esistita naturalmente nel mondo indipendentemente dall azione dello storico di ordinamento della realtà questi si sottrae alla responsabilità che l uomo deve assumere per dare un significato là dove prima non ve ne era alcuno. Se [...], come storici, accettassimo questa responsabilità [...] riconosceremmo sia l innato disordine della realtà sia la visione (politica) che ispira il significato che andiamo a cercare in essa 1. Proprio in virtù di questo ordine logico e cronologico, l evoluzione della vicenda degli studi subalterni giunge tuttavia a dischiudere il programma di ricerca originario, per connettersi in modo complesso al pensiero di Edward Said, agli studi postcoloniali, e a una serie di dibattiti che intanto prendevano forma in America Latina nei primi anni Novanta e che costituiscono il nucleo tematico della terza parte del lavoro. Qui, le condizioni epistemiche e le esigenze organizzative in cui si inserivano i dibattiti teorici che abbiamo delineato a proposito dell India interagiscono con un quadro diversamente articolato e che si offre a un diverso tipo di narrazione. Una comunità accademica diffusa lungo i network che connettono il Sudamerica con gli Stati Uniti; nessuna rivista che fa da punto di riferimento esplicito per il dibattito (eccetto l esperienza di «Nepantla», nata nel 2000 e conclusasi nel 2003); ma soprattutto un insieme di prospettive in fase di elaborazione che definiscono, a tutt oggi, un campo di possibilità aperto, vivo e in continua trasformazione. Nessuna struttura rigida di ordine logico-cronologico può rendere questa complessa discontinuità, perché siamo di fronte a saperi in formazione, che rielaborano continuamente le proprie premesse e i propri spazi di indagine. In relazione a fenomeni ben più stabili di quanto non lo siano i processi sociali di produzione della conoscenza storica, un analogo problema di approssimazione all oggetto di studio ha costituito la base della geometria dei frattali di Mandelbrot. Nel descrivere la procedura di definizione degli oggetti frattali, Mandelbrot afferma: La nozione che fa da filo conduttore sarà designata da uno dei due neologismi sinonimi oggetto frattale e frattale, termini da me concepiti [ ] e che si richiamano all aggettivo latino fractus, che significa interrotto, irregolare. È il caso di definire una figura frattale in maniera rigorosa, per poter in seguito affermare che un oggetto reale è frattale quando lo è la figura che ne rappresenta il modello? Ritenendo che un formalismo del genere sarebbe prematuro, ho adottato un metodo affatto diverso: esso si basa su di una caratterizzazione aperta, intuitiva, che procede per tocchi successivi 2. Nell impossibilità di adottare una definizione circoscritta a un determinato progetto di ricerca, come è stato possibile per la prospettiva indiana degli studi subalterni, procediamo in un modo che immaginiamo simile a quello delineato da Mandelbrot per definire i frattali. Quanto all America Latina, dunque, alcuni nuclei tematici emergono come cruciali, ed è attorno a essi che prende forma man mano un discorso riconoscibile sui movimenti indigeni, ed è intorno a tali concetti che gli intellettuali coinvolti nel dibattito hanno elaborato il proprio pensiero: il postcolonialismo, gli studi subalterni, il latinamericanismo, i De-Colonial Studies sono piattaforme critiche in relazione l una all altra che definiscono, nel complesso, un quadro di notevole effervescenza gnoseologica 3. Come hanno affermato Deleuze e Guattari, la contemporaneità ci spinge a elaborare nuove forme d indagine. Il sapere si configura non solo come uno sguardo nella profondità dei processi, 1 Whyte 1987: Mandelbrot 1987: 7. 3 Mutuiamo il concetto di effervescenza gnoseologica da Lentini (Lentini 2003: 394). 16

17 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 17 ma anche come una prospettiva sull estensione del mondo e della conoscenza; i concetti, in questo senso, non si reggono sui fondamenti, ma innervano la superficie del campo d indagine e ne connettono gli spazi frammentari e discontinui (Deleuze e Guattari: 2004: 33). Ponendo due ordini di questioni differenti, i processi di produzione del sapere individuati in ciascuno dei due contesti geostorici in cui prende forma il lavoro costringono al consapevole opportunismo metodologico proposto da Feyerabend, il quale afferma: Dobbiamo credere veramente che le regole ingenue e semplicistiche che i metodologi prendono come loro guida, possano rendere ragione di un tale labirinto di interazioni? E non è chiaro che può partecipare a un processo di questo genere solo un opportunista senza scrupoli, che non sia legato a nessuna particolare filosofia e che adotti in ogni caso il procedimento che gli sembra il più opportuno nella particolare circostanza? [ ] Un mezzo complesso comprende sviluppi sorprendenti e imprevisti, richiede procedimenti complessi e presenta difficoltà insuperabili a un analisi la quale operi sulla base di regole che siano state costituite in anticipo e senza tener conto delle condizioni sempre mutevoli della storia 4. Lo spazio definito dalle interazioni tra studi subalterni, prospettiva postcoloniale e studi decoloniali, emerge nella sua natura teorica e politica. In esso, la divergenza principale resta quella generata dalla diffidenza verso l ontologizzazione della agency da un lato e l esigenza politica di fondarne la possibilità storica dall altro. Il limite del progetto decostruzionista, che tanta parte ha negli studi postcoloniali, sembra evidenziarsi proprio nel momento in cui se ne riconoscono a pieno i meriti. Il decostruzionismo, concentrandosi sulla ridefinizione continua del concetto di limite, estromette implicitamente dal proprio discorso i limiti intrinseci nel logocentrismo teorico. Esso finisce paradossalmente con l assumere le sembianze della ragione illuministica di cui è fiero antagonista, pretendendo di sapere leggere ogni forma di vita e di relazione che si estrinsechi per mezzo del linguaggio. In questo senso dunque, da un punto di vista complessivo, il postcolonialismo renderebbe il discorso eurocentrico resiliente rispetto a questi processi e quei saperi che tentano di demolirne le fondamenta. Ma la consapevolezza di questa sottile complicità tra critica postcoloniale ed eurocentrismo sembra farsi largo. La stessa Spivak, decostruzionista radicale, ha sostenuto la necessità di «creare quelle infrastrutture che siano in grado di dare voce all azione collettiva dei subalterni» (Spivak 2005: 55). Said, in Dire la verità, afferma che gli intellettuali sono stati padri e madri dei movimenti, ma anche figlie e figli, o addirittura nipoti (Said 1995: 25). Si noti la struttura asimmetrica del chiasmo. Può darsi che non sia di enorme importanza ai fini del discorso complessivo di Said sul rapporto tra intellettuali e potere, ma se così non fosse, allora suonerebbe come un monito all umiltà nei confronti dei movimenti sociali e di chi, con tutti i limiti e le contraddizioni, si fa carico, spesso inconsapevolmente, di processi di trasformazione dell ordine esistente. Del resto, chi fa la storia del proprio tempo, spesso, non fa in tempo a scriverla. E tuttavia, il rapporto tra l emergere di alcuni saperi e di alcuni movimenti sociali sembra essere ben più complesso che la mera narrazione o descrizione di un fenomeno da parte dello storico. Nikolao Merker, negli anni Settanta del secolo scorso, tentò di aprire un varco in questo spazio profondo 5. Egli rinvenne, nella complicata ed erudita cosmologia di Paracelso, lo shock che le rivolte contadine che imperversarono in Europa nei primi decenni del XVI secolo, agli albori dell età moderna, avevano esercitato sulla sua visione del mondo 6. Paracelso, considerato 4 Feyerabend 2005: Si vedano l introduzione e il primo capitolo di Merker Ci riferiamo alle rivolte contadine che si diffusero in Europa negli anni Venti del XVI secolo e che divamparono dalla Germania meridionale fino alla Svizzera. 17

18 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 18 oggi il primo medico erborista, nelle sue innumerevoli opere menziona raramente in modo esplicito il radicalismo contadino di cui fu testimone 7. Così come Guha non nomina i nassaliti nei saggi contenuti nella collana Subaltern Studies. Eppure ambedue i discorsi, i saperi che hanno contribuito a costruire, recano traccia di quei fenomeni e delle ribellioni che ne nutrirono l immaginario politico. E così questo lavoro. Tuttavia non si tratta di reperti da recuperare attraverso un archeologia del sapere, poiché la metafora foucaultiana produce l immagine insoddisfacente di una reliquia da porre nella teca delle estinzioni per essere infine contemplata da inconsapevoli darwinisti compiaciuti. Le tracce di questi fenomeni sociali formano piuttosto un sostrato storico in cui si conserva intatto il loro patrimonio genetico che, raccontando di ciò che è stato, svela sempre qualcosa su ciò che è, sarebbe stato, potrebbe essere 8. Fossili di forme di vita umana organizzata, rispetto ai quali il lavoro di ricerca e decodifica è meravigliosamente intricato quanto quello della più appassionata studiosa di paleontologia. 7 Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim fu un grande alchimista, astronomo e medico svizzero. Studiò a Ferrara negli stessi anni di Copernico e fu il primo in Occidente a estendere l arte medica agli estratti delle piante officinali. 8 Per una critica al darwinismo e alle sue implicazioni sulla concezione del tempo, si veda Eldredge

19 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 19 PRIMA PARTE TERZO MONDO E TERZOMONDISMO

20 A SUD DI NESSUN SUD:Layout 1 12/2/09 12:16 PM Pagina 20

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