Circolo Politico Culturale Don Luigi Sturzo Via Reich, 14 Torre Boldone Bg. DOCUMENTI

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1 Circolo Politico Culturale Don Luigi Sturzo Via Reich, 14 Torre Boldone Bg. DOCUMENTI Serata culturale organizzata dal Circolo Politico Culturale Don Luigi Sturzo Venerdì 29 Novembre 2013 Relatrice Dott.ssa Elvira Beato Responsabile Osservatorio Dipendenze ASL Bg. Il Gioco d azzardo: perché non parlarne? NOTA: durante la serata viene consegnato ai presenti il seguente DOCUMENTO la cui diffusione è stata autorizzata dall autore Don Lorenzo Testa Il GIOCO: aspetti etici e antropologici Premessa Il gioco. Cercheremo di comprendere innanzitutto le caratteristiche del gioco per vedere in che senso l azzardo è un gioco e in che senso può diventare la degenerazione e la negazione stessa del gioco. Aspetti etici e antropologici. Oggi si parla del gioco, e in particolare di quello d azzardo, sotto i vari aspetti (psicologico, medico, culturale, sociologico). Il rischio di questi approcci è di lasciare sullo sfondo e di non mettere a tema la valenza antropologica ed etica del gioco e del gioco d azzardo. Chi è l uomo che gioca? Come si percepisce e si decide l uomo che gioca? Come sono in gioco ( è interessante questa valenza dell espressione: in gioco!) la libertà, la responsabilità e la consapevolezza dell uomo che gioca e in particolare che gioca d azzardo? Non si può sfuggire a questo interrogativo e lasciare che siano solo le scienze umane, peraltro necessarie, ad occuparsi dell uomo e di ciò che in lui non va. 1.Homo ludens: il gioco, l uomo che gioca, l azzardo Il gioco non è solo un momento ricreativo riservato ai bambini, ma ha una valenza così profonda che lo rende addirittura metafora della vita. L uomo non è solo faber (colui che realizza qualcosa, colui che lavora e produce) e sapiens (colui che pensa, riflette, apre la mente a orizzonti sconfinati), ma anche e non di meno ludens, cioè giocatore, capace di giocare, al punto che si può dire che la civiltà umana sorge e si sviluppa nel gioco, come gioco ( cfr. J. Huizinga, Homo ludens, 1938) Nel gioco dunque si sperimentano le dimensioni fondamentali della vita: la gratuità, la libertà, il senso delle regole, la relazione con gli altri, l esperienza del limite nel tempo e nello spazio, la necessità di mettersi in gioco. Il gioco rimanda alla vita e nel medesimo tempo non si identifica con la vita; dice cosa è la vita, ma non coincide con essa. Ha un luogo, un tempo e delle limitazioni. Se travalica, diventa problematico. Se diventa il tutto, allora sorge un problema che può diventare una vera e propria patologia. 2. Il giocatore d azzardo. Una lettura all interno delle caratteristiche dell uomo d oggi Il gioco, soprattutto quello d azzardo, può diventare una patologia. La genesi della patologia è difficile da discernere, però si è collocata in un ethos, in un concreto vissuto sia sociale che personale, e fa appello alla libertà. 1

2 Ora consideriamo l aspetto antropologico ed etico del gioco, o meglio, di colui che gioca. La domanda riguarderà il dinamismo di coscienza del giocatore. La coscienza è quanto di più personale ci sia e tuttavia non comporta una chiusura individualistica ( mi sono fatto da me, faccio quello che voglio ): è costitutivamente in relazione a Dio e si inserisce in un contesto storico e sociale, in un ethos determinato. Cerchiamo di vedere come la dinamica di coscienza viene vissuta nel gioco, al fine di renderci conto che non esiste il singolo giocatore o la singola patologia al di fuori di un contesto che trasmette un certo modo di vedere se stessi, gli altri, Dio. Come è il contesto attuale e come in esso si vive il gioco? 2.1 Vivere a prova: formica o cicala? Oggi è sempre più problematico mettere in gioco tutto se stessi in una scelta nella continuità della propria vicenda personale. E allora si continua a cambiare, si prova, si tenta la fortuna, si sta a vedere come va. Se uno arriva ad affidare alla sorte il proprio futuro nel gioco, ha deciso (magari inconsciamente) di non costruirlo nella pazienza di un cammino, ma nell affidarsi di volta in volta ora a questo, ora a quel tentativo. 2.2 L uomo che divora: consumo, dunque sono? La società attuale rende sempre più alte le richieste del tenore di vita, sì che spesso una persona ( se non un intera società) si trova a vivere al di sopra delle proprie risorse. Proviamo a pensare quanto questo incida sul gioco d azzardo e sulle promesse di facile guadagno. Di fronte alla pluralità di proposte e al potere suadente della pubblicità, il rischio è di vedere le varie proposte semplicemente nell ottica del consumo. Anche le stesse relazioni con le persone possono cadere nell ottica del consumo; allora non si è più capaci di gratuità, di gustare il tempo a perdere, l improduttività di una attività, la bellezza di una relazione senza tornaconto. Anche il gioco può essere vissuto come un consumo ( soprattutto se porta un vantaggio economico) che si vuole divorare sempre più. 2.3 Vivrai del lavoro delle tue mani : da dove viene la tua ricchezza? Oggi la ricchezza perde il suo legame diretto e simbolico ad un lavoro che la produce (pensiamo agli investimenti ). Inoltre, il fatto che tanti giovani e meno giovani non abbiano un lavoro e tuttavia abbiano a disposizione dalle generazioni più anziane diversi beni, rende più difficile percepire il valore del denaro. Inutile dire come questo incide sul modo di gestire i soldi nel gioco. 2.4 Non è bene che l uomo sia solo : mai senza l altro! Il gioco è quanto di più relazionale e sociale ci sia. Nel gioco d azzardo possono essere coinvolte tante persone (in una sala, in un luogo di gare) senza che ci sia relazione fra loro. Questi luoghi diventano spazi di aggregazione anonimi. E questa, purtroppo, la condizione di tanti ambienti dove l uomo di oggi vive: aumentano le possibilità di mettersi in contatto e diminuisce spesso la qualità e l intensità dei rapporti reciproci (pensiamo alle grandi città, ai centri commerciali). Il gioco d azzardo non richiede un investimento relazionale; non solo, quando c è il problema della dipendenza ci si chiude sempre di più, si vede solo il gioco e si dimenticano gli altri, gli affetti più cari, le relazioni più vive, i bisogni dell altro, in particolare dei familiari e degli amici. 2.5 L uomo e il suo destino: provvidenza o fortuna? Nel contesto attuale, caratterizzato dalla secolarizzazione, la fede e la stessa idea di Dio sono bandite dalla scena pubblica, non nel senso che vengono necessariamente ostacolate, ma nel senso che vengono lasciate alla scelta del singolo. Si fa più fatica a cogliere l intervento di Dio nel mondo, la sua cura per le creature, i segni della sua presenza. E la fortuna che mi risolve il problema? E il potere magico delle mani che maneggiano una macchinetta a farmi diventare ricco e felice? E una congiuntura legata al caso ciò che assicura il mio futuro? 2.6 Lo Stato: a servizio del bene comune o biscazziere? Viviamo in uno Stato che permette e gestisce certi giochi d azzardo. ( Il mercato del gioco è l unico che, a oggi, non conosce crisi ed è in continuo sviluppo e porta nelle casse dello Stato introiti considerevoli ). Questo contesto incide sulle scelte del singolo cittadino. Non si può semplicemente legittimare questa 2

3 prassi nascondendosi dietro il ragionamento secondo il quale uno è libero di iniziare o meno, di smettere o meno. Una legge o una semplice tolleranza plasma un modo di agire! (Senza che questo, ovviamente, sottragga il singolo dalla sua responsabilità). E quanto mai urgente la domanda sul ruolo dello Stato, su quello che le Istituzioni devono compiere e quello che non possono permettersi di compiere ( a partire dai principi cardine: persona umana, bene comune, solidarietà, sussidiarietà. Il gioco legalizzato promuove od ostacola questi principi?). 3. Discernimento etico: percorsi per una educazione al gioco e una valutazione al gioco d azzardo Per operare un discernimento etico e fornire alcune indicazioni di massima ( soprattutto, ma non solo, a riguardo del gioco d azzardo), partiamo da ciò che Il Catechismo della Chiesa cattolica dice in maniera scarna ed essenziale al n. 2413: I giochi d azzardo ( gioco delle carte, ecc,) o le scommesse non sono in se stessi contrari alla giustizia. Diventano moralmente inaccettabili allorché privano la persona di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui. La passione del gioco rischia di diventare una grave schiavitù. Truccare le scommesse o barare nei giochi costituisce una mancanza grave, a meno che il danno causato sia tanto lieve da non poter essere considerato significativo da parte di chi lo subisce. Circa la giustizia I giochi d azzardo o le scommesse non sono in se stessi contrari alla giustizia. La giustizia è solo dare a ciascuno il suo, garantire un certo ordine o fa appello a un idea di bene che regola la vita in società? Quale idea di bene comune e di società guida lo Stato nel gestire il grosso volume di affari derivati dal gioco d azzardo? Con la gestione del gioco d azzardo, lo Stato non sta rinunciando alla funzione educativa, dimenticando la solidarietà e sussidiarietà e favorendo addirittura quella criminalità diffusa che pur si propone di combattere? Circa i bisogni propri e altrui I giochi d azzardo diventano moralmente inaccettabili allorché privano la persona di ciò che le è necessario per far fronte ai bisogni propri e altrui. La persona vive di relazioni, di una rete di rapporti dove si riceve e si dona. Il gioco diventa patologico innanzitutto quando isola, quando fa vedere solo il gioco stesso e il guadagno (o le perdite) e non fa più incrociare il volto dell altro (anche un gioco non d azzardo potrebbe portare a questa deriva, sia i bambini che gli adulti). Inoltre il gioco diventa problematico quando sottrae alla responsabilità nei confronti dell altro, responsabilità che consiste anche nel lavorare, nel provvedere con sussidi finanziari, nel dedicare tempo a chi mi sta accanto. Circa la libertà e la schiavitù La passione del gioco rischia di diventare una grave schiavitù. Il gioco è a servizio della persona, contribuisce alla sua crescita, all espressione di sé, alla sua socializzazione. Il criterio etico fondamentale per valutare un gioco è: mi ha fatto bene? Mi ha reso più contento, più socievole, più creativo, mi ha reso libero? C è la schiavitù che diventa dipendenza, patologia, ma c è una schiavitù più radicale, quella di chi non si prende in mano e si lascia giocare dagli altri, dagli eventi, dal gioco stesso. Il principio morale fondamentale potrebbe essere espresso con la formula: non è l uomo per il gioco, ma è il gioco per l uomo Circa le scorrettezze Truccare le scommesse o barare nei giochi costituisce una mancanza grave, a meno che il danno causato sia tanto lieve da non poter essere ragionevolmente considerato significativo da parte di chi lo subisce. Qui entrano questioni più particolari, relative alla correttezza, al rispetto delle regole che ogni gioco ha ( basti pensare al calcio). Sembrano cose ovvie, ma sappiamo quanto la legalità sia spesso calpestata e in crisi. 3

4 In conclusione Si apre alle varie agenzie educative ( famiglia, scuola, Chiesa, società civile, associazioni, Stato con le sue Istituzioni, senza dimenticare i molteplici mezzi della comunicazione sociale) un grande compito, anzi, una vera e propria sfida educativa all interno di un contesto come l attuale che, come dicevamo sopra, dà molte chances ma presenta anche grandi e gravi problemi. Non è solo questione di curare o accompagnare chi è affetto da una patologia da gioco, ma lavorare per plasmare un ethos dove si possa vivere in pienezza ed esprimere in verità le dinamiche del gioco. A livello di Istituzioni, se è vero che occorre rifuggire da uno Stato etico che determini a forza di leggi e in maniera coercitiva il bene, occorre anche mettere in luce le problematiche di uno Stato che tollera, gestisce il gioco e guadagna sulla pelle dei cittadini. Su questo chi governa deve compiere una riflessione seria e non più procrastinabile. Come comunità cristiana e come operatori nell ambito dell esperienza caritativa, non dobbiamo fermarci solo alla denuncia, ma dobbiamo anche assumerci il compito della proposta. E quanto mai fondamentale educare alla relazione, a vivere e coltivare le relazioni con le persone vicine e con quelle lontane. In particolare dobbiamo mettere al centro l attenzione e la solidarietà verso gli altri, soprattutto verso chi ha bisogno di sostegno e di speranza. A livello personale e comunitario, si ha la responsabilità di usare bene del proprio tempo e ancor più delle proprie risorse, destinandole a persone e ad attività dove si incontra il volto dell altro nella reciprocità di accogliere e donare. Inoltre è oggi più che mai necessario vivere uno stile di sobrietà, non solo perché imposto dalla crisi economica, ma perché scelto come stile che libera e coltiva l essenziale. ( Occorre riscoprire un etica del limite, un abbondanza frugale :cfr. S. Latouche). In questo non bisogna disdegnare il lavoro manuale, la fatica come strada onesta di guadagno: Infine, occorre educare a concedersi tempi di gioco, tempi di gratuità, tempi dello spirito. Di fronte alla frenesia del produrre o dell avere sempre di più, occorre gustare la gioia del tempo libero, del giorno di riposo, del gioco con i bambini, del gioco fra adulti, dell interesse all arte, alla cultura, a un sano uso del tempo libero. DON LORENZO TESTA Docente di Teologia morale presso il Seminario Giovanni XXIII di Bergamo (- dal Percorso Formativo Diocesano per operatori dei Centri di Primo Ascolto 2 Febbraio 2013) 4

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