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1 DIREZIONE LEGACOOP EMILIA ROMAGNA Europa 2020 L orizzonte della Cooperazione Conferenza economica RELAZIONE DEL PRESIDENTE BOLOGNA 26 MARZO 2015

2 Signori invitati, care cooperatrici e cari cooperatori, con l iniziativa di oggi, che cade a soli quattro mesi dalla conclusione del nostro congresso, vogliamo dare un segnale deciso: un segnale che parla della necessità, che tutti noi abbiamo, a partire dai gruppi dirigenti delle cooperative, di fare il punto sulle iniziative contenute nel nostro programma di mandato. Sentiamo anche il bisogno di una forte iniziativa, che sia imperniata su una attenta riflessione rispetto alla situazione particolare e al momento che, oggi, le cooperative e il movimento nel suo insieme stanno attraversando: una riflessione seria e ponderata che possa, tra le altre cose, spingersi al di là della pur difficile (e necessaria, ovviamente) opera di gestione delle difficoltà contingenti e dei nodi che quotidianamente la crisi ci presenta. Al congresso, come ricorderete, abbiamo condiviso il lancio del cosiddetto Progetto cooperativo inteso quale "luogo economico sociale e valoriale", progettualità innovativa in cui poter inserire le azioni del complesso della cooperazione e tenere come orizzonte la visione di Europa Il progetto punta a creare le condizioni per realizzare una serie di significative innovazioni e integrazioni, sempre più intersettoriali, tra i progetti delle singole imprese cooperative. Si tratta in definitiva di un Progetto che cerca di dare unità all azione della Squadra Cooperativa, perché un concetto deve essere chiaro: nessuno può bastare a se stesso, né come singola cooperativa, né come singoli territori sia a livello regionale che nazionale. Abbiamo il dovere di tenere fortemente collegate le iniziative per contrastare la crisi con una valutazione strategica delle potenzialità e degli scenari nuovi che si stanno definendo. La crisi di questi anni rischia di generare una mentalità molto difensiva, creando fenomeni diffusi di ripiegamento e di chiusura, nuove insicurezze. Non deve naturalmente essere così: la cooperazione in Emilia Romagna ha contribuito, negli ultimi decenni, allo sviluppo economico e sociale della regione in modi diversi e complessi, ed è diventata, lo diciamo con orgoglio, una delle presenze sociali, oltreché economiche, che caratterizza in modo peculiare la vita delle nostre comunità. La cooperazione è davvero nel Dna di questi territori! Ogni progetto, si sa, cammina sulle gambe degli uomini. Oggi dobbiamo cercare di dare concretezza al nostro sistema di Valori, alla solidarietà, all equità, alla qualità, alla democrazia economica, alla coesione sociale e a quella economica: tutti aspetti essenziali di un pensiero moderno, di un approccio serio all economia e ai grandi nodi della nostra civiltà; valori che delineano una positiva identità e contribuiscono a definire una possibile (positiva!) risposta al grande cambiamento che abbiamo chiamato Crisi, nel segno di una società che rimette al centro la persona. E dalla crisi, sembra che si stia, contrariamente a quello che avvenne tra la primavera e l autunno del 2011, sia pur lentamente, uscendo. Tuttavia dobbiamo tener conto che oggi siamo già entrati in un nuovo mondo: un nuovo mondo nelle relazioni di mercato, tra le culture, nella società dei consumi e nel vivere civile, nel valore dato ai territori, nel rapporto tra locale e globale. La crisi ha colpito e sta ancora colpendo duramente la nostra società regionale e nazionale. Molte cose non saranno mai più come prima. L insediamento stesso della cooperazione sta cambiando profondamente. Gli interventi di Guido Caselli di Unioncamere e di Alfonso Rosolia di Banca d Italia, che ringraziamo davvero per aver accettato il nostro invito - loro e gli enti di appartenenza per aver consentito la loro presenza -, ci forniranno un quadro dettagliato delle condizioni nelle quali ci troviamo e spunti utili alla nostra riflessione. Siamo comunque convinti di un fatto: la nuova cooperazione che uscirà dalla crisi dovrà avere la capacità di rinnovarsi profondamente e rinnovare la sua modalità peculiare di essere democrazia economica, dato che rappresenta probabilmente il suo vero contributo allo sviluppo sociale del Paese, oppure, anche sopravvivendo, perderà un pezzo decisivo della sua distintività e della sua forza economica, sociale e culturale.

3 L ACI e le sue iniziative Consentitemi di partire sottolineando quello che rappresenta uno degli obiettivi più ambiziosi, del nostro mandato congressuale, anzi il principale obiettivo, la costituzione dell ACI. Progetto, quello della costituzione dell ACI che, pensiamo, vada sostenuto dal basso: da qui la necessità di approfondire l argomento nelle prossime assemblee di bilancio e nei Consigli di Amministrazione di tutte le cooperative. Percorso che ci consentirà di raccogliere spunti, suggerimenti, valutazioni anche critiche, percezioni e aspettative della nostra base sociale. L ACI è una grande opportunità e lo testimoniano anche due importanti appuntamenti che stiamo organizzando a livello nazionale. Il primo, riguarda, la raccolta firme per una Legge di iniziativa popolare contro le false cooperative che, ha lo scopo, di contrastare non solo lo sviluppo di un fenomeno di reale sfruttamento delle persone attraverso salari molto inferiori a quelli contrattuali, meno diritti, tutele normative scarse, tutte condizioni che permettono a queste cooperative una maggiore competitività sul mercato a scapito di chi opera correttamente ma, anche le ricadute dannosissime sulla reputazione delle cooperative buone. Non dobbiamo più dare spazio, a tali forme di cooperazione: la discriminante per aggiudicarsi le gare di appalto non può essere solo il prezzo più basso, perché questo significa tradire i nostri principi e i nostri valori.

4 Le prossime Assemblee di bilancio dovranno essere un occasione per lanciare la raccolta di firme, proposta che deve vedere impegnati i nostri soci, le nostre cooperative. L obiettivo è molto importante ed è necessario che tutti facciano la loro parte anche, organizzandosi, autonomamente. In alcuni territori ci sono pervenute richieste di collaborazioni per la raccolta firme da parte di altre associazioni, ad esempio la CGIL. In questi casi è necessario procedere con cautela e valutare attentamente i contenuti delle iniziative che altre organizzazioni ci presentano, e comunque tutte le iniziative dovranno essere condivise con l ACI nazionale e regionale. L altro appuntamento importante, al quale stiamo lavorando come ACI, riguarda la firma del Protocollo di legalità con il Ministero dell Interno. Le Linee Guida sono state già siglate ed è in corso di stesura un protocollo operativo per la realizzazione delle attività previste dalle Linee guida. Il significato politico di questa iniziativa è immediatamente evidente. Si tratta di una iniziativa di promozione presso le imprese di una cultura della trasparenza e del controllo. L iscrizione alle liste rappresenterà una sorta di titolo di merito di carattere politico, senza dirette conseguenze sulle pratiche amministrative e sulle possibili gare. Sulle questioni del contrasto alla corruzione è facile immaginare il nostro impegno e la nostra attenzione. Dobbiamo reagire con forza ad una campagna di denigrazione e di attacco alla nostra reputazione che pur avendo caratteri fortemente strumentali non deve avere, nei nostri comportamenti e nelle nostre attività, il benché minimo appiglio. Tutti noi dobbiamo fare la nostra parte, con responsabilità e attenzione. L iniziativa in collaborazione con Libera di qualche giorno fa a Bologna, ha rappresentato un momento di forte impegno e visibilità per tutto il movimento cooperativo da tempo impegnato a sostegno di iniziative di educazione alla illegalità, lotta alle mafie e di recupero in forma cooperativa della gestione dei beni sequestrati ai mafiosi. Insieme a queste iniziative abbiamo bisogno di sviluppare anche un lavoro di approfondimento su quelli che sono i reali strumenti di contrasto alla criminalità, alle caratteristiche che ha, nel sistema del diritto penale dell economia. Ci sono ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda la consapevolezza da parte del legislatore e della stessa magistratura che il primo vero strumento di lotta alla criminalità è quello di un sistema di norme per gli appalti che sia chiaro e trasparente, univoco e il meno possibile discrezionale, tutte cose che sono ben lontano dalla realtà, purtroppo. Lo stesso troppo facile ricorso al massimo ribasso, senza vincoli di salvaguardia per i contratti previsti, favorisce la diffusione di iniziative concorrenziali che falsano completamente il mercato. E non è certamente con l inasprimento delle pene o altri recenti provvedimenti che si interverrà su questo difetto di fondo del nostro sistema dedicato al funzionamento di un pezzo decisivo del mercato. In tal senso oltre a ribadire la necessita di superare le gare al massimo ribasso ribadiamo la proposta, molto politica, di sperimentare la nomina delle commissioni di gara in base all estrazione dei commissari da una lista predisposta dalle prefetture e dalla magistratura, estrazione che deve essere fatta il giorno prima della gara. In un sistema come l attuale, gli operatori, i nostri cooperatori sono troppo spesso esposti a incertezze delle norme e a iniziative giudiziarie che nascono proprio a causa del caos normativo e del mancato coordinamento interpretativo. Il Riposizionamento e la promozione di cooperative e di nuove imprese: il valore dell intersettorialità Insieme al tema decisivo della costituzione dell ACI l altro tema centrale del mandato congressuale è rappresentato dal lavoro sui temi del Riposizionamento delle cooperative e del recupero della dimensione dell Intersettorialità, della capacità di tornare a muoversi come un sistema di imprese, recuperando quella cultura delle reti e della cooperazione tra cooperative che ha da sempre rappresentato uno dei nostri punti di forza, a volte in messo in ombra da una malintesa centralità

5 dell impresa, troppo frequentemente scivolata nell aziendalismo e nell omologazione ad altre forme d impresa. Ogni cooperativa deve avere il massimo di autonomia ma dobbiamo adottare una specie di regola : ogni cooperativa deve avere un suo progetto, redatto con lo spirito di trovare le convenienze in una sinergica integrazione con quello di altre cooperative, compresa la ricerca di vaste, se sono utili, intese con altre forme d impresa, senza limiti territoriali. Per affrontare queste problematiche abbiamo messo in piedi una strumentazione complessa ma non complicata: dalla slide potete vedere l articolazione delle nostre iniziative. Particolarmente importante sarà l azione di promozione cooperativa e di nuove imprese che stiamo cercando di favorire con i gruppi di lavoro presentati nell ultima direzione. La cooperazione emiliano-romagnola sta attraversando una fase di profonda trasformazione, dopo la quale non sarà davvero più la stessa. Siamo di fronte alla profonda ristrutturazione e riduzione drastica di uno dei settori portanti, che ha caratterizzato da decenni la nostra presenza, parlo del settore delle Costruzioni e della abitazione. La Legacoop regionale insieme alle Legacoop territoriali e attraverso il coinvolgimento dell ACI è impegnata ad arginare gli effetti sull occupazione dei soci attraverso il coordinamento di una serie di iniziative, in accordo con la Regione e con lo stesso ministero del lavoro. Tali interventi sono: 1) ricerca di potenziamento dei lavori di rigenerazione delle città, di governo del territorio dalle coste alle aree montane pianeggianti e fluviali, l infrastrutturazione di piccola e media dimensione.

6 2) attivazione di Ammortizzatori sociali adeguati coordinati con politiche attive del lavoro. 3) sbloccare i pagamenti delle opere già realizzate, attivazione di finanza bancaria adeguata, interventi della cassa depositi e prestiti per l acquisizione di parti immobiliare importanti da dedicare all Housing sociale Momenti di tensione e di difficoltà ci sono anche in altri settori anch essi sottoposti agli effetti diretti ed indiretti della crisi. Sto pensando alla situazione delle cooperative che gestiscono gli arenili in una fase di modifica del regime delle concessioni. Faccio riferimento anche alle modifiche profonde del modello dei consumi delle famiglie e non solo al loro calo quantitativo, che mette in difficoltà i nostri produttori agricoli e le nostre cooperative di consumo e distribuzione. Più in generale possiamo dire che le attività di tipo tradizionale, posizionate quasi esclusivamente sul mercato interno e senza sbocchi internazionali, si trovano sotto gli effetti della crisi e vengono sottoposte a drastiche riduzioni. Anche nel settore dei servizi ci troviamo in una situazione di sostanziale stallo anche a seguito di modifiche della Pubblica amministrazione. Basti pensare alla riduzione delle stazioni appaltanti e alla necessaria modifica delle politiche di acquisizione che ne derivano. Nel settore dei servizi sociali siamo di fronte ad una dipendenza delle nostre cooperative dagli appalti pubblici di oltre l 80%, in un segmento di mercato destinato a calare, in vista dei tagli previsti per queste attività di welfare. Ma accanto a questa situazione che ridimensiona o condiziona fortemente la nostra presenza nei settori che si erano consolidati prima della crisi, siamo di fronte anche ad alcune iniziative che danno il senso di come sia possibile pensare ad un forte Riposizionamento delle nostre cooperative. L annuncio delle tre cooperative di consumo con sede in Emilia Romagna di procedere ad una progressiva e speriamo rapida, integrazione, lancia una prospettiva di notevole interesse per tutta la cooperazione. La fusione è da considerarsi come un grande risultato di valore nazionale ed è indubbiamente un operazione che tenta di offrire risposte concrete in un momento storico delicato sia sul piano economico che sociale come quello attuale. Molti e diversi indicatori economici e statistici ci dicono che nel 2015 si vedranno i primi segnali di ripresa economica. In contrasto con queste luci, rimangono forti le ombre sull area dei consumi nazionali, ancora fermi anche per effetto di una nuova cultura sugli acquisti. Si compra spesso quello che serve e costa meno. L operazione deve essere vista non solo come una razionalizzazione dei costi e delle presenze delle varie cooperative di consumo, ma, anche come risposta ai nuovi bisogni, attraverso il potenziamento di tutte quelle attività che le cooperative stesse hanno prodotto nel corso degli anni, attraverso lo sviluppo di nuove idee e attività. Nei nostri gruppi di lavoro queste idee cominciano ad emergere: si tratta di un possibile accordo tra cooperative di consumo, il gruppo Conad e le cooperative di produzione agricola, dello sviluppo delle attività legate alla Nuova Mutua, in collaborazione con Unipol, della sperimentazione di una collaborazione possibile con le cooperative di Abitazione. In particolare occorre pensare ad un rapporto di sistema rispetto alla riorganizzazione della Logistica, che potrebbe essere un esempio a livello nazionale, aiutando anche le nostre cooperative del settore ad innovarsi profondamente. Questi progetti di integrazione come quello di Unipol-Fonsai, testimoniano, la capacità di innovazione profonda della cooperazione. Siamo insomma in presenza di una serie di operazioni che possono dare un impulso considerevole ad una attività intersettoriale che rimetta al centro dell iniziativa cooperativa l organizzazione delle persone e dei loro nuovi bisogni e al contempo elabori proposte che rinnovino il pensiero economico e culturale delle cooperative e dell intero paese.

7 Vi invito a scorrere con attenzione il saggio del prof. Longo del Cergas-Bocconi e del suo collaboratore sui mercati dei servizi socio-assistenziali. In questo studio si dimostra come le nostre cooperative occupano solo 1\3 del mercato potenziale dei servizi alle persone, occupando, la parte calante, quella dei servizi comunali. Non vi è dubbio che in esso vi sia comunque un elemento di innovazione come quello rappresentato dal superamento degli appalti per i servizi rivolti agli handicappati, il cosiddetto accreditamento, un elemento di grande civiltà e distintivo della nostra realtà. Tuttavia non possiamo non porci il problema di quali strumenti dobbiamo mettere in campo per cominciare ad essere protagonisti dell intervento in un mercato privato, fatto di risposte individuali, solitarie e in molti casi inadeguate. Come riusciamo a portare la nostra cultura di una risposta solidale, organizzata collettivamente ai bisogni che rischiano l atomizzazione? Come ci confrontiamo per esempio con le potenzialità di innovazione tecnologica che il welfare locale può generare, riprendendo un circolo virtuoso di investimenti anche privati? Le potenzialità e le iniziative in corso all interno del sistema cooperativo, di cui vi ho descritto le principali, devono sempre più inquadrarsi in una visione forte e rinnovata della INNOVAZIONE, anzi della innovazione NECESSARIA, come ben dice il dott. Bertini, dirigente della Regione, nel suo prezioso contributo che vi invito a leggere con attenzione e su cui riflettere attentamente. In esso troverete una discussione e una esplicitazione di una nuova forma di dinamismo innovativo che non deve essere visto solo dal punto di vista tecnologico, ma che deve coinvolgere e sviluppare una più complessiva capacità di progettazione e di ideazione, specialmente nel campo dei servizi. Questa nuova e corretta concezione dell innovazione apre degli spazi di enorme potenzialità per le forme di impresa cooperative, per quelle esistenti e per quelle che dovremo inventare. Infatti un elemento decisivo di questa capacità innovativa sta nella costruzione di reti, di relazioni dense, di scambi di esperienze, insomma una logica cooperativa che deve vedere nel territorio e nella sua progressiva riqualificazione un punto di partenza e un punto di arrivo, imprescindibile. Su questo insistono tutti gli interventi che troverete nel volume a vostra disposizione ed è per questo che diventano cruciali la qualità e la profondità, anche in questo caso innovativa delle politiche pubbliche, locali e regionali, a partire dalla occasione non eludibile dei Fondi Strutturali europei. Vorrei citarvi un brano dell intervento di Bertini che trovo particolarmente utile alla nostra discussione: E ampiamente noto che, in particolare il sistema agroalimentare e quello dell edilizia hanno visto un ruolo fondamentale delle imprese cooperative nella strutturazione industriale e nel promuovere quel processo graduale di accumulazione e specializzazione. Così come è noto che vi sono alcune importanti imprese cooperative nel settore della meccanica, casi quasi unici e comunque esemplari a livello nazionale, che hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli ed elevata forza competitiva. Ognuno di questi tre grandi ambiti produttivi mettono assieme più di 300 mila occupati; insieme coinvolgono quindi, circa un milione di posti di lavoro. E chiaro che la Regione non può permettersi di perdere posizioni in nessuno di questi tre ambiti, anche laddove la crisi batte in maniera particolarmente forte come nel sistema dell edilizia e delle costruzioni. Non si possono disperdere le competenze altamente specialistiche accumulate in diversi decenni. Così Bertini. In particolare intendo sottolineare la nostra adesione a quelle che sono linee di fondo del piano per il lavoro che è stato presentato dalla amministrazione regionale. Riteniamo che esso rappresenti un importante contributo per la ripartenza dell economia e della occupazione nella nostra Regione. A questo sforzo noi intendiamo partecipare con le nostre proposte concrete e con un rilancio, anche ideale, del Progetto Cooperativo. L intervento dell assessore Bianchi, la cui sensibilità su questi temi è nota, sarà un contributo importante alla nostra discussione e per quella delle nostre cooperative. Dobbiamo tuttavia essere molto realistici. Non c è dubbio che siamo di fronte ad una fase di espansione delle disponibilità finanziarie grazie al Quantitative Easing, alla riduzione del costo dell energia, alla disponibilità degli stessi Fondi Strutturali. Ma la disponibilità di un potenziale di liquidità non è sufficiente: non dobbiamo andare alla ricerca di quella liquidità se prima non siamo stati in grado di intervenire su noi stessi, sulla modernizzazione delle nostre cooperative, sul loro possibile

8 accorpamento per raggiungere, quando necessario, adeguate dimensioni di scala per le attività che vogliamo perseguire. Dobbiamo seriamente fare i conti con un mancato aggancio alle nuove tecnologie dell informazione, quasi del tutto assenti nella riorganizzazione dei nostri business, compreso il consumo, dove pure esse hanno prodotto innovazioni epocali. Ecco perché abbiamo dato vita anche a gruppi di lavoro, che abbiamo chiamato di sistema. Dobbiamo essere consapevoli che la discussione sulla nostra identità, a partire da quella sulla nostra Governance è ormai all ordine del giorno e urgente. La vicenda del provvedimento sulle Banche Popolari e la discussione in atto sulle Banche di Credito Cooperativo, ci stanno parlando chiaro e forte. Già al congresso abbiamo avuto modo di approfondire i difetti e i buchi della Governance in particolare in alcuni settori e cooperative in crisi, dove una sua debolezza ha certamente aiutato ad amplificare gli effetti della crisi, impedendo un intervento tempestivo. Una confusione di ruoli tecnici e di rappresentanza, una passività (in alcuni casi uno scarso ricambio generazionale) delle basi sociali, una mancanza di trasparenza nelle informazioni e nelle procedure, sono tutti elementi che abbiamo già individuato da tempo come cause di indebolimento sia operativo che ideale delle cooperative. Molto importante e delicato è il tema relativo alla nuova regolamentazione del prestito sociale. Dopo le note vicende accadute in Emilia Romagna e in Friuli Venezia Giulia non è più rinviabile l attuazione del nuovo regolamento, approvato dalla recente direzione Nazionale di Legacoop. CONCLUSIONI Mi ha colpito una considerazione del Governatore della Banca d Italia, Ignazio Visco, contenuta nella prefazione alla recente traduzione di un importante manuale di Politica economica. Visco dice: Le questioni [trattate nel manuale] riguardano anzitutto come definire le regole del gioco economico e come suddividere le responsabilità per assicurarne il rispetto, non accettando l idea, respinta sul piano teorico oltre che su quello dell evidenza storica, che i mercati riescano a regolarsi autonomamente. Esse [sempre le questioni di politica economica] riguardano anche, tuttavia come porsi nei confronti di

9 regolamentazioni troppo stringenti, a volte conseguenti ad eccessi burocratici, altre volte all affermazione, poco trasparente, di interessi di parte. Visco spazza via, autorevolmente, una visione sbagliata del mercato, quella di una vulgata neoliberista che tanti danni ha prodotto in questi decenni. Per chi, come noi, milita da tempo nel mondo della cooperazione è una affermazione importante, politicamente e culturalmente, prima ancora che per le sue ricadute sulle politiche economiche. Ma altrettanto importante è l accentuazione sulla necessità di trovare nuove responsabilità per gli attori sociali ed economici, regole certe e non soffocanti per la realizzazione di politiche pubbliche che puntino a valorizzare con forza le potenzialità produttive e siano in grado di contenere, di ridurre, gli interessi di parte. Questa crisi ha fatto emergere in modo dirompente proprio gli effetti altamente negativi di questi interessi di parte lasciati senza controllo, basti pensare al modo devastante con il quale sono stati usati gli strumenti della finanza. Ma non si tratta solo della finanza. Il capitalismo possiede al suo interno grandi forze di sviluppo, di crescita e di innovazione, ma da sempre porta con sé anche delle forze parassitarie, predatrici che sottraggono il valore prodotto dalle persone senza dare nulla in cambio. La nuova regolazione pubblica deve essere in grado di battere queste rendite, questi parassitismi. Per chi, come noi, ha trascorso gran parte della sua vita dentro il movimento cooperativo, che ha nella valorizzazione delle persone, all interno di una impresa collettiva, il suo obiettivo principale, questa visione dei rapporti tra società, istituzioni ed economia rappresenta un punto di forte sintonia e condivisione. Noi, negli anni, abbiamo costruito imprese, lavoro e cultura e di questo siamo molto orgogliosi. Tuttavia, non siamo sempre stati in grado di difendere sino in fondo le caratteristiche peculiari della cooperazione e in diversi casi proprio il venir meno a quei principi e a quei valori ha generato situazioni di distorsione e di crisi, di chiusure corporative. Proprio per questo oggi, dobbiamo rinnovare quella visione della società e dei rapporti tra rappresentanza ed istituzioni anche rinnovando noi stessi, profondamente.

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