OPEN SOURCE E DIDATTICA: UN SOFTWARE, UN MODELLO PER L APPRENDIMENTO

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1 Software libero: un alternativa possibile, Pescara 12 aprile 2003 OPEN SOURCE E DIDATTICA: UN SOFTWARE, UN MODELLO PER L APPRENDIMENTO Sommario Francesco Mulas IPRASE del Trentino, via Gilli 3, Trento Nel mondo scolastico l attenzione si sta sempre più focalizzando sul sistema operativo GNU/Linux e più in generale sul software Open source; esso infatti risponde efficacemente alle emergenti esigenze didattico tecnologiche dovute all integrazione delle ICT nella didattica tradizionale, sia per la qualità tecnologica intrinseca, sia per le potenzialità di adattamento ai percorsi didattici. Ma esso si impone all attenzione dei docenti anche per il metodo di lavoro e filosofia collaborativi che sottende. L ICT offre un complesso di strumenti per produrre conoscenza e capacità di apprendimento. Alcuni punti nodali s imporranno però in un efficace politica di integrazione di ipermedialità e sistemi di rete con la didattica tradizionale. Nello scenario che si sta prefigurando libri di testo e cosiddette nuove tecnologie si affiancheranno sempre più, rendendo necessario governare il loro processo di integrazione per valorizzare e non annullare gli aspetti specifici e caratterizzanti di entrambi. Il riconoscimento della pari dignità dei due grandi ambiti tecnologici, quello tradizionale della lingua scritta e quello delle nuove tecnologie, porta l insegnante a dover soddisfare un primo quesito: partendo dal presupposto che in generale il software costituisce ormai uno strumento didattico importante, scegliamo un programma per personal computer con la stessa attenzione e severità critica che poniamo nell adozione di un libro di testo? [Mulas, 2000]. In questo contesto, lo studio delle possibilità offerte dal software Open Source risponde ad esigenze di ricerca di ambienti tecnologico didattici di qualità e ottimizzati rispetto agli obiettivi formativi, ma costituisce altresì un occasione unica per riconsiderare criticamente gli strumenti informatici per la didattica. In tal senso, l osservazione sui caratteri dell attuale integrazione delle tecnologie multimediali e di rete porta a rilevare nella maggior parte degli insegnanti utilizzatori più una tensione a scoprire le qualità tecnologiche intrinseche di tali oggetti, che di aderenza all impianto didattico. Volendo semplificare, è come se scegliessimo un testo di geografia o di grammatica più per la disposizione "tecnologica" dei paragrafi o dell iconografia, piuttosto che di validità del modello interpretativo e di confacenza al progetto di percorso disciplinare. In altre situazioni, più diffuse di quanto si possa pensare, l ambiente, gli applicativi software e più in generale le tecnologie informatiche sono scelti unicamente in base alla supposta inesistenza di alternative allo standard proprietario, o peggio, nell identificazione

2 dell informatica personale con un solo prodotto commerciale. In alcuni casi si potrebbe addirittura configurare una situazione rovesciata, dove una scelta falsamente obbligata porta alla paradossale modifica dei percorsi didattici per il loro adattamento agli strumenti tecnologici. "Anziché chiedersi se la tecnologia possa o meno sostenere il curriculum gli educatori cercano di adattarlo in modo tale che non vi siano difficoltà nell utilizzare computer e calcolatrici"[stoll, 1999, citando N.Koblitz]. Una delle cause dell accettazione acritica di una certa soluzione tecnologica è probabilmente dovuta al fatto che non sembra essere diffusa la coscienza che il problema dell introduzione degli strumenti tecnologici è un problema in primo luogo del docente. La scelta di uno strumento (sistema operativo, applicativo didattico, formati di documenti e ipermedia, ecc.) piuttosto che un altro nel contesto di un istituzione scolastica non è un problema di amministratori, tecnocrati o società commerciali. In quanto complesso di strumenti che al pari di altri facilita l assunzione di cognizioni, di abilità metacognitive e capacità di modellizzazione e analisi critica della realtà, il piano di sviluppo tecnologico che una scuola deve darsi, nei suoi aspetti anche più tecnici, riguarda innanzitutto la sfera decisionale del docente e dell educatore. Solo ad essi spetta il compito di scegliere quelle tecnologie che meglio si adattano ai percorsi didattici e agli obbiettivi formativi dati. Questo presuppone il prefigurarsi in origine determinati strumenti e quindi cercarne una forma di implementazione. L Open source risponde più efficacemente a questa adattabilità e versatilità rispetto al software proprietario. Un importante dibattito aperto nella scuola italiana è come capitalizzare le esperienze a fronte di una sostenibilità tecnologica sempre minore. Le scuole necessitano soprattutto di essere aiutate nel "technology management, cioè sostenibilità nel tempo, mantenimento, radicamento delle esperienze efficaci [...] Il concetto di technology management dovrebbe coniugarsi con quello di sostenibilità tecnologico didattica. Si tratta di valorizzare pratiche tecnologiche più semplici ma che possano apparire più intuitive per gli insegnanti, e quindi con maggiore possibilità di essere acquisite in modo diffuso e conservate [Calvani, 2002]. L integrazione nei sistemi scolastici di software Open source può creare sia una situazione di miglioramento della sostenibilità tecnologico didattica che aiutare a definire una literacy didattico tecnologica degli insegnanti che sposti l attenzione dalla tecnologia in sé ai fattori di natura metodologica. Nel vasto panorama dei prodotti della comunità di sviluppo Open source, spicca un rappresentante storico, GNU/Linux. Nato dall unione del kernel di Linus Torvalds con il progetto GNU di Richard Stallman [Stallman, 1999], ha raggiunto una maturità tale da renderlo estremamente interessante anche in ambito scolastico non solo per la fornitura di servizi di rete, nei quali storicamente eccelle per natura e qualità tecnologica, ma anche per la produttività personale legata all office automation e alla consultazione ipermediale di Internet [Mulas, 2003]. GNU/Linux e il software Open source viene spesso scelto a scuola per il fatto di costituire una buona tecnologia e di non costringere l utilizzatore a pagare royalties. In realtà esso attira l attenzione soprattutto per il modello di sviluppo sul quale si fonda, dove il risultato è possibile grazie al contributo di molti e differenti soggetti, in un ottica di lavoro e apprendimento collaborativi. Per queste sue caratteristiche esso costituisce un paradigma per gli ambienti di formazione aperti all innovazione.

3 Fig.1 Modello evolutivo di un progetto Open source In un progetto Open source vengono coinvolti diversi attori (sviluppatori, utenti contributori, project manager, legali, ecc.) ciascuno avente uno più ruoli, secondo uno schema complesso di interazioni di non facile astrazione come fenomeno tecnico e sociale. In generale, le motivazioni di fondo che spingono i partecipanti alla contribuzione secondo i diversi ruoli consistono nella soddisfazione di rendere disponibile un oggetto aderente alle proprie idee e convinzioni, al riconoscimento del proprio livello di competenza, al desiderio di migliorare le proprie conoscenze, in quella che qualcuno ha definito "cultura del dono". La tipica evoluzione di un progetto Open source può essere ricondotta ad alcuni passi fondamentali [Evers, 2000], così schematizzabili (vedi Fig.1): 1. Una persona ha un certo interesse e pensa ad una buona soluzione del problema. 2. Egli chiede a qualche amico e collega che cosa sa circa il quesito. Qualcuno di loro ha problemi simili, ma nessuno una soluzione. 3. Tutte le persone interessate cominciano a scambiare conoscenze sull argomento e quindi creano un vago quadro della questione. 4. Le persone interessate volenterose e disposte a spendere risorse per trovare una soluzione per il problema dato creano un progetto informale, mentre altre persone lasciano il gruppo. Perciò la questione centrale copre gli interessi di tutti i partecipanti. 5. I membri del progetto lavorano sulla questione finché non raggiungono un qualche risultato presentabile. 6. Essi rendono il lavoro pubblicamente disponibile in un posto dove molte persone possono accedere. Può essere che annuncino il loro progetto in qualche posto quali liste di distribuzione di posta, gruppi di discussione o servizi di news on line. 7. Altre persone individuano qualcuno dei loro interessi nel progetto e sono anch esse interessate ad una soluzione idonea. Perciò rivedono il risultato del progetto (es. usandolo). In quanto osservatori del problema da una differente prospettiva, hanno talora buoni suggerimenti per il miglioramento e cominciano a comunicare con il progetto e quindi vi si uniscono. 8. Il progetto cresce e il feedback aiuta ad ottenere una migliore comprensione del problema e possibili ulteriori strategie per risolverlo. 9. Nuove informazioni e risorse sono integrate nel processo di ricerca. 10. Un ciclo di ricerca è chiuso e torna al punto La comunità di progetto è fondata e reagirà ai futuri cambiamenti nello stesso modo con il

4 quale è emersa dal contesto sociale. Fig.2 Struttura concettuale per l Open source, da Sharff 2002 E. Sharff [Sharff, 2002] studiando le comunità Open source sotto la prospettiva della costruzione collaborativa di prodotti e conoscenza, ha proposto una struttura concettuale che modellizza il processo Open source come il complesso di attività posta in essere da un insieme di soggetti coordinati teso alla produzione di un oggetto grazie a processi e tecnologie collaborative (Fig.2). L Open source è quindi un processo socio tecnico dove i partecipanti lavorano assieme per costruire un sistema software di mutuo interesse. Un sistema Open source è un caso particolare di sistema aperto, inteso nel senso più ampio possibile, dove l oggetto prodotto è un oggetto software e relativa documentazione per il suo utilizzo. Esistono definizioni di sistema aperto in senso fisico, biologico, tecnologico, ecc. Tutte in qualche modo condividono la caratteristica di un sistema che non è rigidamente controllato da parametri interni al sistema, ma subisce delle "influenze esterne". Esistono concetti di sistema aperto anche in campo didattico educativo, quale l Open learning, inteso "complessivamente come un sistema di istruzione in cui le restrizioni spazio temporali comuni nei sistemi tradizionali vengono ridotte e in cui chi apprende si avvale di un ampio spazio decisionale, riguardante dove, come, quando studiare e determina anche gli stessi percorsi e obbiettivi di apprendimento" [Carr, 1990 in Calvani e Rotta, 2000]. Nel processo di costruzione collaborativa di oggetti e conoscenza tipica dell Open source quindi si evidenziano diversi aspetti che abbiamo spesso riconosciuto, in quanto professionisti dell insegnamento, come strategie importanti da sperimentare nella pratica didattica. Il cooperative learning, il problem solving, la peer review, ed altri contesti di apprendimento che di fatto si attuano in un progetto Open source diventano riferimenti e stimoli importanti per chi immagina la scuola un sistema che può evolvere crescendo dinamicamente in un contesto "aperto". E interessante notare che attività collaborative di questo tipo, generalmente motivate teoricamente e indotte sotto stretto controllo sperimentale nei percorsi didattici da parte del docente, emergono nell ambito dell Open source in modo del tutto spontaneo. Oltre che essere fonte di una buona tecnologia e complesso di interessanti strumenti tecnologico didattici, i progetti Open source sono un paradigma per il mondo della formazione, soprattutto nella misura in cui suggeriscono attività informatiche cooperative efficaci e spesso aderenti al contesto degli obiettivi educativi e dei percorsi didattici definiti

5 dall istituzione scolastica. Il software Open source si distingue in definitiva, non solo per affidabilità, versatilità, soprattutto in termini di configurazione/modificabilità del codice, ma anche e soprattutto per filosofia costruttiva, configurandosi come ambiente di apprendimento e modello sociale tutto da esplorare anche nel mondo scolastico. Riferimenti bibliografici Calvani, A. (2002). Politica tecnologica e scuola, Informatica&Scuola, 2, 10, Calvani, A. Rotta M. (2000). Fare formazione in Internet, Ed. Erickson, Trento. Carr, R. (1990), Open learning: An imprecise term, ICDE Bulletin, vol.22. Evers S. (2000). An introduction to Open source software development, diploma thesis, Technische Universität Berlin. Mulas F. (2000). Perché questo seminario, in Bortolotti L. e Rauzi P. Atti del convegno Informatica e scuola: il fenomeno Linux, Italia, Trento, p.9. Mulas, F. (2003). Software e filosofia Open source nella didattica, Atti Didamatica 2003, Genova 27 e 28 febbraio 2003, pp Scharff, E.D. (2002), Open Source: a conceptual framework for collaborative artifact and knowledge construction, Ph.D. thesis, Department of Computer Science, University of Colorado. Stallman, R. (1999), The GNU project, in AAVV Open sources Voices from the Open Source Revolution, Sebastopol, CA: O Reilly&Associates. Stoll, C. (1999), High Tech Heretic. New York: Doubleday.

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