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1 Verso una società del gratuito AZIONI POLITICHE AGOSTINO MIGLIORINI

2 PREFAZIONE La SOCIETA' del GRATUITO è una proposta avanzata da Don Oreste Benzi e dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, sulla base di un esperienza trentennale di condivisione diretta con i poveri. Parecchie idee qui presentate provengono da loro e mi è impossibile distinguere con precisione il mio contributo, in un cammino divenuto comune. Personalmente devo molto A Don Oreste e alla Comunità e anche per questo non vorrei fossero accomunati con quanto di discutibile ho aggiunto di mio. A parte qualche esplicita citazione, questo scritto è quindi una libera interpretazione ed elaborazione personale. Oltretutto, in questo lavoro si prendono consapevolmente molti rischi. L intento dichiarato è individuare delle soluzioni per combattere efficacemente la povertà e l emarginazione. Con gli ultimi non si potranno che cercare strade nuove, con tutte le incognite che questo comporta. Per un reale cambiamento ci vogliono analisi e proposte concrete: quelle, per intenderci, su cui ci si può sbagliare di grosso, proprio perché dicono qualcosa di verificabile. Questo, in una cultura dove molti, modestamente, proclamano che non ci sono ricette. Ogni problema invece ha la soluzione, ma se non la si individua con precisione, anche se si interviene, si creano solo pasticci. I partiti che dovrebbero cercarle e realizzarle, sono però presi più dalle lotte interne e dalla spartizione di poltrone. In effetti in politica si parla molto, ma quasi mai delle soluzioni più efficaci dei problemi. Serve a poco parlare tanto e bene, per non dire niente e non sbagliare mai. Denunciare un problema va bene, ma se ci si ferma lì tutto resta come prima. Se la si intravede, bisogna assumere il rischio della soluzione. Proprio su questo c è molto da lavorare. I problemi affrontati esigono poi una visione complessiva, dove le parti possano trovare una collocazione coerente e compatibile. Non ci si sofferma quindi molto sui particolari e neppure sull esistente che si ritiene vada confermato. Anziché fotografare nei dettagli realtà in gran parte note, viene cercato qualche elemento nuovo che possono smuovere le situazioni più cronicizzate. Molte proposte sono già state sperimentate. Su alcuni temi più generali si è invece proiettata la stessa logica che ha già dimostrato di dare buoni frutti. In alcune parti l ottica di questo contributo è quella del "Brain Storming", della tempesta di idee: un principio base di questo metodo è che la quantità genera la qualità. Si cerca quindi la creatività risolutiva dei problemi, senza farsi troppo condizionare dal timore di commettere errori. Il momento della critica rigorosa, della proposta a chi di dovere e anche dell azione, è comunque già venuto e continuerà nelle sedi più opportune. Ben venga il confronto con chi ha qualcosa di meglio da proporre. Coordino una Scuola di Formazione Politica : saremo ben lieti di prendere in considerazione osservazioni migliorative, anche in vista di prossimi contributi. Alcune proposte qui presentate sono radicalmente innovative, al punto da apparire strane, improponibili se prese singolarmente, ma per gran parte di coloro che già le conoscono, trovano un senso ed una attuabilità nell insieme che le rende organiche l una all altra. Perché il progetto ed il messaggio siano più chiari, è stato scelto di delineare gli obiettivi finali piuttosto che le tappe di avvicinamento. Se si sa dove si vuole arrivare, si è sempre in tempo a fare sconti e mediazioni mirate, così frequenti in politica. Più che dati, statistiche e calcoli precisi, buoni per portare acqua a tutte le opinioni, si cerca l evidenza di logiche e fatti diversi che anche i non addetti ai lavori possono riconoscere. Le proposte sono rivolte a chiunque voglia portare, nel posto in cui opera, il proprio contributo alla causa. Se anche una sola proposta diviene realtà, come è già successo altre volte, la comune fatica non sarà stata inutile. Ringrazio, oltre a Don Oreste Benzi, senza il quale questa ricerca non sarebbe neppure iniziata, Francesco Canuti, Paolo Casalini, Antonio De Filippis, Luca Pieri, Alessio Zamboni, Massimo Berdin, Paolo Bevilacqua e gli amici della Scuola di Formazione Politica della Comunità Papa Giovanni XXIII, per il loro prezioso aiuto. 2

3 Grazie anche ai Cittadini di Quinto Vicentino che, con il loro voto e con la nomina del Sindaco Pierangelo Bellin, mi hanno dato l opportunità, come assessore al sociale e alla pace, di conoscere dal di dentro la pubblica amministrazione e il mondo politico. Un ringraziamento anche all attuale Amministrazione Comunale di Quinto che ha onorato con il Suo Patrocinio questo lavoro. Una citazione speciale per il giornale quotidiano Avvenire che si è rivelato una fonte ricca e preziosa di dati a cui ho attinto abbondantemente. Mi auguro che questo lavoro possa risultare utile a chi, stanco delle parole, voglia cominciare a sperimentare soluzioni politiche concrete per costruire una società più giusta. Che io, servo inutile, possa lavorare per l'edificazione del Regno di Dio e della Sua Giustizia. Sono riconoscente al Signore che mi ha dato questa speranza e ai fratelli della Comunità Papa Giovanni XXIII che l hanno alimentata. 3

4 INTRODUZIONE In una società secondo la Giustizia di Dio, ma anche degli uomini, se ci fosse vera giustizia, non ci sarebbero miserabili. Nella terra ci sono spazi e risorse più che sufficienti per almeno il doppio degli abitanti che siamo. Ci sono tante persone in miseria, perché altri si prendono la loro parte. Certo, questo dipende anche da scelte personali e la società, e meno ancora la politica, non può sostituirsi alla persona nel suo cammino, che laicamente possiamo definire culturale, alla ricerca di quei valori che danno forza e vita anche quando tutto intorno va a rotoli. Ciascuno deve fare la proprio parte, ma c è anche un gioco di squadra che ha ricadute notevoli sui singoli. Qui entra in ballo anche la politica. Chi crede in determinati valori non può che darsi da fare perché diventino comuni e applicati anche nel governo della cosa pubblica, che alle dinamiche collettive partecipa in modo decisivo. Se uno crede che non si debba uccidere, non può limitarsi a non farlo lui, ma farà in modo che neppure gli altri uccidano. Proprio la politica poi ha bisogno di nutrirsi di valori e l obbligo di coltivarli perché sono condizione necessaria per quella buona qualità della vita che dovrebbe rientrare tra le sue prime finalità. Visto come vanno le cose, c è la necessità di provocare dei cambiamenti. Come? Ripartire dagli ultimi è la via indicata dai Vescovi italiani nel celebre documento del 1981, L a Chiesa italiana e le prospettive del paese. Ripartire dagli ultimi, non solo come punto di vista o per fare assistenzialismo, ma giustizia. E allora necessario intaccare lo zoccolo duro del sistema: l'economia. Studiosi, testimoni, politici e gente comune, sono d'accordo su questo. Solo insieme con gli ultimi si potrà arrivare ad un economia che non produca poveri ed emarginati come un fatto "fisiologico"! Si devono però percorrere nuove strade. E necessario inventare regole del gioco sociale che non escludano nessuno dalla vita e che ne migliorino la qualità per tutti. Dovrebbe essere come avviene nella corsa ciclistica chiamata cronometro a squadre : il tempo di arrivo non viene preso sul primo, ma sull ultimo arrivato. Si perde o si vince con lui. La presenza di fuoriclasse in squadra è vantaggiosa anche per i suoi gregari. Nessuno negherà i meriti dei campioni, ma i primi hanno l interesse che arrivi presto e bene anche l ultimo. La società ha bisogno di regole di questo tipo e la politica può e deve darle. Mentre sprona, riconosce e incentiva l iniziativa, la creatività e le capacità dei singoli, la società deve fare in modo che il cammino sia fatto insieme con gli ultimi, per il bene di tutti. Anche gli ultimi possano partecipare attivamente alla vita sociale e, quando è consentito loro di farlo, portano un contributo unico e insostituibile. Alcune soluzioni qui presentate sono risultate efficaci: non possiamo tenerle per noi. Per i poveri e per gli ultimi non serve aumentare la spesa assistenziale e neppure essere dei moderni Robin Hood, che rubava ai ricchi per restituire ai poveri. Ciò inasprisce lo scontro sociale e innesca conflitti che, mettendo tutti sulla difensiva, portano a seppellire i propri talenti per la paura. I ricchi, i capaci, gli intelligenti, gli intraprendenti, vanno invece incentivati perché facciano fruttificare i loro doni: siano pure la locomotiva dell'economia. Se inserita all'interno di un sistema solidale, regolato in maniera funzionale, la loro attività servirà a loro stessi ma sarà a vantaggio anche dei più poveri e deboli. Per innescare circuiti virtuosi di questo tipo, si propone l utilizzo strategico e sistematico di incentivi ai comportamenti socialmente utili e di disincentivi per i comportamenti antisociali. Può sembrare una soluzione banale, ma invece si tratta di una novità sostanziale perché finora gli incentivi in politica sono stati usati poco e spesso all incontrario. Anche recentemente, con gli incentivi alla rottamazione delle auto, che ne hanno fatto impennare le vendite, si è visto quanto funzionino. Peccato siano stati utilizzati per favorire il già elevato consumismo automobilistico e per creare un vantaggio immediato che è divenuto uno svantaggio ad incentivi sospesi. 4

5 Nella nostra società colpisce il fatto che si ruba molto, troppo per poter chiudere un occhio, ma ciò che si disperde per regole assurde è ancora di più, molto di più. E' come se in una barca in 4 remassero per andare avanti e uno per tornare indietro. Risultato: velocità ridotta, 2 su 5 stanno perdendo tempo e fatica, tutti sono arrabbiati e delusi. E' il ritratto della società e della politica in Italia. Le incredibili assurdità gestionali sono veri e propri bastoni fra le ruote dell'economia, fabbriche di poveri e un danno per tutti. Ci vuole un sistema che non ci metta nelle condizioni di remare gli uni contro gli altri per vivere, ma che stimoli ciascuno ad esprimersi in tutta la sua positiva creatività per il bene comune, proprio perché nessuno e niente vada perduto. Bisogna intervenire sull organizzazione sociale per rimuovere le cause che provocano l emarginazione e le povertà, aggredendo i problemi da tutti i versanti, compreso quello infido e accidentato della politica. E da complici tacere su quello che vediamo. Chi vuol stare davvero con i poveri non può tirarsi indietro. Dobbiamo esserci per essere voce di chi non ha voce, non certo per coltivare un'utopia o un sogno, ma per batterci perché si facciano quei passi concreti, che la giustizia richiede. Subito. I poveri non possono aspettare. Il tempo della giustizia è il presente. Dobbiamo però evitare di lasciarci irretire nella verbosità del politichese o in altre degenerazioni della politica. Bisogna parlar chiaro e badare al sodo. Ciò che conta sono le leggi non solo promulgate, ma anche applicate. Si tratta delle regole che determinano la produzione e la distribuzione delle risorse e dei servizi. Se sono scarsi o mal distribuiti si ha la povertà. Gli schieramenti politici, le formule di governo, le etichette, i proclami, i meriti ( o le colpe passate) sono solo premesse. Importanti, ma pur sempre premesse. Troppi politici non fanno il loro mestiere, perché si perdono nelle polemiche, negli interessi propri o di partito. In questo modo la politica stessa è diventata di tutto fuorché quello che deve essere, risultando lontana dalla gente e insopportabile ai giovani. E necessario un approccio più concreto che si esprima in azioni politiche. In caso contrario cambiano le formule di governo e magari anche "i suonatori", ma la musica resta sempre quella. Una nuova società non potrà limitarsi a pochi, piccoli cambiamenti in settori specifici, e dovrà far in modo che i conti tornino da ogni punto di vista. Alla nostra società non basta rifarsi il trucco per essere O. K. Non è però necessario stravolgere o distruggere tutto per poi ricominciare da capo. Anche poche leggi, ben mirate e applicate, possono mettere a posto tante cose. Possiamo già camminare come persone e come popolo verso la Società del Gratuito, che si pone l'obiettivo di una vera realizzazione e integrazione di tutte le persone. Certo, quella che può apparire un utopia, rischia di perdere tutto il suo fascino quando viene accostata ai luoghi spesso ambigui della politica, ma proprio perché essa non rimanga un sogno deve scendere a fare i conti e anche scontrarsi, se occorre, con l'amministrazione della cosa pubblica. Se vuol essere "società", non può esimersi dal passaggio per le forche caudine della politica, che ha e avrà sempre un'incidenza notevole nella vita di tutti i giorni, quella reale, quella delle persone con nome e cognome, storia, fatiche e attese. Si può costruire qualcosa di importante anche se inizialmente si è in pochi. Non sempre sono necessari i grandi numeri: a volte i piccoli numeri diventano decisivi per quelli grandi. Il governo Prodi è caduto per un voto. Molte leggi importanti passano o non passano per pochi voti. Fare la propria parte è comunque un obbligo morale oltre che la gioia di andare verso il bene. Rimuovere le cause che producono la povertà e l emarginazione è il grande compito della politica di oggi e di sempre. Servire questa causa è un modo per testimoniare il nostro sentirci fratelli di ogni uomo, a partire dagli ultimi, come si fa nelle famiglie in cui ci si vuol bene. 5

6 Parte prima Far nuove tutte le cose 6

7 IL NOSTRO TEMPO Il fallimento della società del profitto. Il sistema attuale, fondato sul profitto, produce e coltiva i poveri. Tossicodipendenze, suicidi, inquinamento, povertà, alcolismo, disoccupazione, criminalità, prostituzione, violenze di ogni tipo, divorzi e aborti, colpiscono milioni di persone nei paesi "progrediti". Decine di migliaia di persone sono emarginate nelle istituzioni globali contro la loro volontà. L inquinamento, lo spreco, il saccheggio della natura e la scandalosa ripartizione delle risorse, hanno poi raggiunto livelli assolutamente inaccettabili. L'enormità di questi mali mostra il profondo disagio di vivere della nostra società. Tutto questo è il frutto di scelte individuali ma anche di decisioni politiche e logiche gestionali perverse. Quanto dovranno estendersi ancora queste piaghe sociali perché ci convinciamo che il modello di civiltà "vincente", quello nord-occidentale, ha fallito? Con quello che sta depredando nel resto del mondo, avrebbe dovuto realizzare il paradiso in terra, almeno nei paesi industrializzati, invece siamo sempre più a dubitare del valore della vita. Anche per questo si fanno pochi figli e c è chi propone con insistenza l eutanasia. Dopo il crollo del muro dei Berlino del 1989, ci basta forse la magra consolazione che altri modelli sociali hanno fatto ancora peggio? Di quanto dovranno calare ancora le nascite per capire che siamo sul viale del tramonto? Possono bastare le vacanze "esclusive di massa", gli oggetti firmati, il lusso del vestire, delle case e delle auto per mantenere in vita la credenza che "questo modello di società ha dei limiti ma è comunque il migliore realisticamente possibile?" Non mi nascondo i molti aspetti positivi di questa società di cui anch io posso godere, ma così come sono evidentemente fanno pagare un prezzo inaccettabile a una moltitudine di poveri. La competizione selvaggia per il profitto sta facendo troppe vittime, massacra la natura, abbrutisce l'uomo e fa disperdere energie preziose. (Si pensi ad esempio alle estenuanti campagne pubblicitarie, che non servono a migliorare qualità e prezzo di un prodotto, ma solo a farlo prevalere su un altro equivalente nelle guerre commerciali, per a stabilire chi deve guadagnarci vendendolo). C è poi l iniqua espulsione dal mondo del lavoro e dalla società dei molti che non tengono il passo dei più produttivi, ma che sarebbero ancora in grado di dare parecchio. E questo per far lavorare troppo chi ha persone anziane, disabili e minori da assistere. La società del profitto ha distribuito beni materiali in quantità mai viste prima, a pochi ricchissimi, ma anche a molti benestanti. Ciò non toglie un malessere profondo che va ben oltre la povertà economica. Il profitto è andato oltre l aspetto economico, è diventato stile di vita che ha spazzato via tanti valori immateriali. La società in cui viviamo ha di fatto relegato Dio e la Sua Giustizia in disparte, nel privato, nei luoghi di culto. Ha depennato i Suoi comandi della radicalità che li caratterizza e li ha riportati terra-terra, nell'ambito del "realismo" del profitto personale. Allora non è rimasto che l'individuo che rema per se stesso, nell'ansia, nella tristezza, nella nevrosi, nella ricerca di emozioni con cui tenta di compensare la vitalità e i valori che mancano. Ciascuno investe se stesso e i propri capitali per averli aumentati in prestigio, denaro, potere, privilegi, successo...e si ritrova spesso depresso e disperato dallo psicanalista o a farsi la coca per tirarsi su. Per avere più forza si costituiscono le lobby, le associazioni segrete, le caste. La stessa democrazia mantiene e amplifica il privilegio per avere i consensi elettorali. 7

8 I partiti occidentali e il sindacato, visto che ormai la maggioranza dei votanti e degli iscritti sta economicamente bene, hanno inventato la concertazione per difendere gli interessi economici dei benestanti. Gli esclusi, i perdenti, i derubati meditano vendetta o si lasciano andare. Diventano così materiale umano su cui pochi costruiscono profitti e tutti gli altri ci perdono. Contro la rabbia dei disperati si invocano punizioni più severe e magari la pena di morte. I più forti organizzano la difesa armata dei propri interessi anche oltre i confini nazionali, travestendola da missioni umanitarie o di salvaguardia della libertà. Le altre persone in genere diventano nemici da cui difendersi o clienti da sfruttare per il tornaconto personale. E' una stato di guerra strutturale che continua a mietere vittime, frutti di un albero la cui natura perversa è ormai evidente. Con questo non si vuole difendere o tornare al comunismo, rivale storico del capitalismo. Non ho alcuna nostalgia per questa ideologia che la storia ha bocciato per i crimini commessi in suo nome, per l'appiattimento cui costringe l'uomo a causa di un malinteso senso dell uguaglianza, per la violenza intrinseca e dichiarata, per l'ateismo. Appartiene al passato e non ci interessano i processi al tempo che fu. Guardiamo avanti. Difendiamo invece le vittime dell'attuale sistema, a partire dai fratelli più poveri. Il nemico non è il profitto in se stesso, che è un mezzo e, in quanto tale, né buono né cattivo. Un mezzo che può essere utile, come un affilato coltello. Dipende solo dall uso che se ne fa. Un conto è usarlo per affettare un salame, un altro è piantarlo tra le costole di qualcuno. E come per lo spettacolo, l'informazione, il sesso, l'alcool... Se questi, da mezzi, in se stessi utili, divengono fini e si passa alla società dello spettacolo, dell'informazione, del sesso, dell'alcool, saremo comunque in una misera società. Il mezzo non deve mai diventare fine, essere traguardo, ma appunto stare in mezzo, tra una scelta iniziale e un obiettivo finale. Il profitto non deve essere il fine neppure per l'impresa. Se l'impresa ha come fine primario il profitto, il lavoro dell'uomo diviene solo un fattore della produzione, un mezzo. La persona è assimilata ad una cosa per la quale vale il principio dell'usa e getta. Il fine giusto dell'impresa è dare all'uomo occupazione, beni e servizi, che rispondano ai suoi veri bisogni. Un bilancio in attivo non è certo un male, ma a questa vision dell impresa deve essere piegato. Fare del profitto un fine per l'impresa non è nell'ordine "naturale delle cose, come molti vogliono far credere, ma una scelta di chi la gestisce. Una scelta di cui si dovrà render conto come di ogni altra scelta. Fortunatamente esistono e sono in crescita le società no-profit. Anch'esse devono far quadrare i bilanci, ma, se sono veramente no-profit, gli utili che hanno li investono per l'inserimento lavorativo dei portatori di handicap e degli svantaggiati sociali, per la ricerca scientifica e l informazione vera, per progetti di sviluppo ecologici, per il commercio equo e solidale, ecc... Il bene comune non è semplicemente la somma degli interessi individuali. C'è anche un gioco di squadra, una dinamica di gruppi e di popoli. Se in una squadra di calcio ciascuno guardasse al suo personale profitto, a far bella figura lui e a far meno fatica che può, il bene comune della squadra - i risultati - sarebbero sicuramente compromessi. Si avrebbe la sconfitta, la disfatta comune. Il profitto per il profitto scatena la guerra, è un Moloc che vuole molte vittime. E' la guerra il bene comune? "Tutti gli uomini desiderano naturalmente essere felici" diceva già Aristotele. E' legittimo, naturale e secondo il volere di Chi ha creato il mondo che tutti gli uomini siano e aspirino alla gioia. I problemi si hanno quando la persona cerca la propria felicità contro o a spese degli altri, anziché attraverso il bene comune, cioè di tutti. Il profitto può andare verso il bene comune ma anche a scapito di altri. Può essere la giusta mercede di un lavoro svolto con cura e abilità, utile anche agli altri, ma può anche essere il frutto di una rapina più o meno legalizzata. Non è quindi in discussione il profitto in quanto tale, ma il "come" si arriva ad esso, l uso che se ne fa e il posto che occupa nella scala dei valori sociali e 8

9 personali. Valori come la persona, l'onestà, la verità, la giustizia, il rispetto della natura, vengono prima del profitto. Il profitto fa comodo, ma l uomo è per molto di più : è fatto ad immagine di Dio, che è amore e gratuità. Questa, per quanto offuscata dal male, resta la natura profonda dell uomo e solo in questa dimensione si realizza veramente. Qui entrano in ballo prima di tutto la coscienza e l'etica individuale, che restano insostituibili, ma anche le regole date dallo stato. Chi governa dovrebbe stabilire regole del gioco per cui anche chi cerca solo il profitto lavori a vantaggio di tutti. E' possibile? Certo. Questo già avviene ogniqualvolta una persona compie un lavoro onesto e per questo realizza un qualche guadagno. Lui lavora per il suo stipendio, ma anche la società ha un prodotto utile come un farmaco, o un servizio in più. Questo invece non succede quando si producono armi micidiali, beni superflui e inquinanti, o che poi la società compra per distruggere, come capita per i prodotti agricoli in eccedenza. Purtroppo spesso la politica favorisce il profitto antisociale e legalizza la rapina dei ricchi sui poveri. Non si tratta quindi di combattere il profitto, ma di convogliarlo verso il bene comune. Lo stesso si può dire dell economia di mercato, che è il modello economico che più favorisce il profitto. Anche il mercato è un mezzo e può favorire altrettanto bene la solidarietà e anche la condivisione. Dipende dal come è utilizzato e da come viene governato dai politici (v. cap. specifico). La società del profitto è una società infantile, egocentrica, come il bambino di tre anni che vuole tutto per sé. Persone e società devono crescere, divenire adulte, mature e quindi altrocentriche. L'uomo si realizza non per quello che possiede, ma nella partecipazione, nella relazione profonda, nel dono di sé, nella condivisione. Alla fine ci resterà solo quello che abbiamo donato o, meglio ancora, condiviso. La società deve darsi regole per favorire questo e perché nessuno manchi del necessario. 9

10 Dalla vita vissuta. Facile criticare l attuale società, ma ci sono alternative che non siano pure utopie? Sì, ci sono e sono emerse da una esperienza di condivisione diretta con gli ultimi. Vivere è molto più che parlare o scrivere, ma se ciò che si vive rimane fine a se stesso viene in parte tradita. L esperienza è importante in quanto fatto, ma anche perché gravida di futuro, purché se ne traggano gli insegnamenti. Personalmente ho potuto vivere all interno della Comunità Papa Giovanni XXIII, che chiede di seguire Gesù povero e servo e di mettere la vita insieme con quella degli ultimi, che possono essere barboni, anziani, disabili, minori con famiglie in difficoltà, zingari, malati di AIDS, tossicodipendenti, immigrati, malati psichici, ragazze e donne rese schiave e prostituite. Si è constatato che è una grave perdita per le persone e per la società, lasciare fratelli negli istituti o comunque emarginati. Lungi dall'essere un peso inutile, i poveri, i disabili anche gravissimi, hanno aiutato a guarire dai malesseri esistenziali chi è sano fisicamente. Sono i liberatori da tanti falsi problemi che ci rendono vittime di noi stessi. Tutti abbiamo qualcosa da dare, anche un bambino allo stato neurovegetativo. La vita, stranamente, sembra scegliere mezzi e persone povere e deboli per comunicarsi e per ritrovarsi. La sofferenza dell'innocente riesce a toccare i cuori più duri ed inaccessibili. Chi ha gambe sane spinge la carrozzina e questa ti porta per le vie della vita che magari a lungo, vanamente, avevi cercato. A volte si comincia credendo di fare una buona azione ed il fratello povero ti fa incontrare il valore della vita dove mai avresti immaginato potesse trovarsi. In modo misterioso, se si vuole, le parti più deboli sono le più necessarie ( 1 Cor 12,22). Sono quelle che pagano per tutti, che espiano anche le nostre colpe e che ci danno la possibilità di ritrovare il significato profondo del nostro esistere : vivere nell amore. Curare le parti più deboli, fa star bene tutto il corpo sociale. Non basta certo isolare, emarginare e neppure uccidere le mele marce. Il confine che distingue tra il bene ed il male passa dentro ciascuno di noi. Se non curate, le parti malate coinvolgeranno nel loro malessere anche quelle che si considerano sane, "ben riuscite", protette con un elevato conto in banca, barricate in casa dietro alle porte blindate e ai moderni sistemi di sicurezza. Siamo molto più corpo di quanto il nostro individualismo possa farci pensare. I virus che colpiscono in qualche parte la società, se non curati, finiranno prima o poi per colpire anche chi cerca di starci lontano. Allo stesso modo sono contagiose la voglia e la gioia di vivere. Ci si salva o ci si perde insieme. Si è poi toccato con mano che problemi considerati pressoché insolubili, cercando di seguire le indicazioni e l iniziativa del Signore, trovano risposte positive. Le parti colpite sono molto più curabili di quanto spesso, comodamente, si crede. Persone considerate perse per sempre, come tossicodipendenti, ragazze prostituite, disabili anche gravi, se rigenerati da un amore esigente, danno splendidi esempi di operoso altruismo. Tenerli incatenati al loro problema con il palliativo della riduzione del danno, come ormai vogliono una mentalità ed una prassi che si vanno diffondendo, è una resa e una complicità. Si dà troppo facilmente per scontato che ci sono realtà negative ma ineliminabili e quindi le si accetta e si cerca di limitare i danni, per noi-società. Il male, se affrontato con amore e decisione, viene vinto. Bisogna però partire dalle ferite più gravi e curarle sul serio, costi quel che costi. Da qui la drasticità di certe proposte che seguono. Le buone azioni e l assistenza sporadica, pur utili e necessarie, non bastano. A contatto con i poveri si comincia a chiedersi perché chi ha già molto debba avere sempre di più, spesso a suo danno, e altri poco o niente. Quello che può sembrare una fatalità o un crudele destino, appare sempre di più come il risultato di un iniquo sistema. Stando vicino a persone ferite dalla società che le esclude, 10

11 più che dalle disabilità derivate dalla natura, hai voglia di raccontarti che il nostro è il migliore dei mondi possibili! Certo, se vivi con chi è stato colpito nel fisico o nella mente, o anche con un bel numero di piccoli, non sei più tu il padrone della tua vita, ma sono loro. Sei tu che devi adattarti alle loro esigenze perché loro non possono stare alle tue. Si è così modificato il modo di fare progetti, di considerare le capacità, di gestire il tempo, il denaro e gli altri mezzi di cui si viene in possesso. E' questo che deve fare anche la società per accogliere gli esclusi. Ci vuole una società che si riorganizzi in funzione del benessere e dell integrazione di tutti a partire dai più deboli. Un sistema che può e deve modificarsi come si sono modificate le nostre abitudini ed anche il nostro modo di pensare. Questo all inizio fa paura. Ti sembra di perdere la tua vita, ma poi la ritrovi più vera e piena di prima. Se la società cammina in questa direzione, avrà le stesse benefiche conseguenze. 11

12 Il bisogno di Assoluto. L Assoluto può sembrare di tutto fuorché un bisogno, ma l'uomo non è pienamente se stesso finché non si incontra con quel Dio dal quale è venuto, di cui è fatto ad immagine e somiglianza e a cui ritornerà. La gran parte dell umanità avverte questa Presenza, che la stessa ragione esige, ma che non è sotto il dominio dei nostri sensi. La certezza che Qualcuno ci ha pensati, voluti perché siamo eternamente felici e ci ama, dà un senso alla vita dell'uomo. Questo incontro vitale, se si è fedeli a quanto si è capito, risolve alla radice molti problemi ed è capace di guarire ferite profonde, come il carcere o la tossicodipendenza. L esperienza ci dice che si guarisce veramente, anche da mali molto profondi e radicati, quanto si torna a rapportarsi con il Signore. La morale umana ha fondamenta molto fragili. Se si deve rendere conto dei propri comportamenti solamente alla giustizia umana e se con questa vita tutto finisce, la tentazione di andare oltre le regole del vivere civile aumenta facilmente. Se la morale vacilla, altrettanto debole sarà il rispetto della legalità. Se la persona singola o la famiglia non risolvono i propri problemi, prima o poi saranno un problema anche per lo stato. Il bisogno di assoluto, anche se non sempre è consapevole, si incontra facilmente se si parte dalla persona e la ragione non può che confermare l esistenza di Dio. Infatti, se fosse vera l unica altra alternativa pensabile, e cioè che tutto deriva dal caso, non ci sarebbe più posto per la ragione né per la scienza, la sua figlia più ammirata. Ragione e scienza infatti presuppongono l esistenza di ordine e sarebbero prive di senso e inutilizzabili se tutto procedesse a caso. Lo Stato però non ha il carisma e neanche il mandato a dare risposte al bisogno della creatura di incontrarsi con il Creatore: si dimostrerà particolarmente lungimirante nel momento in cui permetterà a chi è stato chiamato a favorire questo incontro, di farlo nelle condizioni migliori. Lo prevede la stessa Costituzione e la Dichiarazione dell ONU dei diritti dell uomo. Per tutelare il diritto alla libertà religiosa lo Stato dovrà poi sorvegliare sulle attività delle sette che tendono ad usare il bisogno di Assoluto per speculazioni proprie di alcuni. Come può lo stato distinguere tra una setta e la religione che salva? C è una linea spartiacque molto netta: i diritti umani. Se una religione non li rispetta, per tutti, non merita rispetto. C è poi un altro criterio molto pratico e significativo : una religione può essere di grande aiuto agli altri per le opere che compiono i suoi seguaci, oppure può divenire un pericolo o un peso per la società. Lo stato ha il diritto - dovere di tirare le proprie conclusioni. 12

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