DOVE ABITA LA GIUSTIZIA CIVILE, PENALE, AMMINISTRATIVA. TOUR NEI PALAZZI IN CUI SI AMMINISTRA

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1 Reporter Anno IV - Supplemento al Numero 8 26 Novembre 2010 La spesa Addio vecchio, caro, mercato Roma mangia con il Car ******************* La giustizia Anche la fila è uguale per tutti A tutta velocità per fare tardi DOVE ABITA LA GIUSTIZIA CIVILE, PENALE, AMMINISTRATIVA. TOUR NEI PALAZZI IN CUI SI AMMINISTRA

2 Dal Trionfale a Ponte Milvio. Continuano nei quartieri romani le inaugurazioni delle nuove strutture coperte, che sostituiscono i tradizionali banchi all aperto: più servizi e pulizia, ma anche maggiori costi per i commercianti Federica Ionta «Testaccio è questo: il mercato in piazza, la Roma, la vita di quartiere popolare». Il restyling di piazza Testaccio, che da più di 80 anni ospita lo storico mercato, preoccupa gli abitanti del rione più romano e romanista della Capitale. Dalla prossima primavera i 120 banchi di carne, pesce e capi d abbigliamento saranno trasferiti all interno di una struttura coperta, tra via Galvani e via Volta. Uno spostamento di poche centinaia di metri che per i Testaccini la dice lunga su come sta cambiando la vita del quartiere. «E sempre meno la gente nata e cresciuta qui spiega la signora Paola, dell associazione Testaccio in piazza Noi vogliamo mantenere la dimensione popolare di questo rione. E vogliamo sapere cosa ne sarà della vecchia piazza». Il caso di Testaccio è uno dei tanti progetti di riqualificazione a cui sta lavorando il comune di Roma. Per l Assessorato alle attività produt- I luoghi della spesa RICAMBIO I vecchi banchi di piazza Testaccio a destra la struttura che ospiterà il mercato coperto. Dovrebbe essere pronta nella primavera del 2011 Addio vecchio, caro, mercato A Testaccio in primavera il trasloco. Ma alcuni diserteranno MELTING POT Fra i banchi merci da tutte le nazioni tive della Capitale si tratta di investimenti, spesso realizzati con l aiuto di soggetti privati, volti a valorizzare aree di degrado urbano. Ma per la gente di quartiere il cambiamento non sempre è sinonimo di miglioramento. Ed è proprio di questo che si preoccupano i commercianti di piazza Testaccio. Anche perché il comune di Roma, nonostante il È multietnco il complesso di piazza Vittorio, ora accorpato in via Turati «Tutto il mondo è all Esqulino» Enrico Messina ritardo di due anni sulla data di apertura del mercato coperto (doveva essere completato entro l aprile del 2009), ancora non ha dato nessuna indicazione sul futuro dell area dove ora sono sistemate bancarelle e box. Non si sa, insomma, se e come la piazza sarà riqualificata. Unica certezza: il ruolo sempre più importante degli investitori «Sono in questo mercato da quattro anni. Ogni giorno mi alzo alle quattro di mattina. Alle cinque apro il bancone, poi sistemo la merce, aspetto i clienti. Per il 70 per cento sono stranieri, molti dal mio paese: il Bangladesh. Ma ci sono anche cinesi, indiani, pakistani, romeni, filippini, egiziani, marocchini Tutto il mondo è all Esquilino». Maddasser, 35 anni, riassume così, con uno slogan da pubblicitario, ciò che il mercato dell Esquilino di Roma, proprio dietro alla stazione Termini, è diventato nell ultimo quindicennio di febbrile cambiamento: un modello di integrazione riuscita. Lo spazio è sterminato: due ex caserme militari ospitano 187 banconi, disposti uno accanto all altro e stipati di merce. Dalla frutta alle spezie; dalle carni italiane, romene, o macellate con il metodo islamico ai banconi del pesce, che ancora si muove in attesa del cliente. Dalle stoffe orientali alle scarpe, fino al sarto cinese, che accorcia sotto lo sguardo dei passanti pantaloni e giacche. Tra il giallo della papaia, il rosso delle patate americane, il marroncino della cassava (un tubero proveniente dal Costarica), il verde del sayote (un frutto filippino) s inseguono le mille voci di clienti e venditori: qui ancora si contratta, esattamente come in un qualsiasi mercato asiatico. Tutt intorno l odore travolgente delle spezie e degli aromi. «Ci siamo trasferiti nel mercato coperto INAUGURATO Il mercato coperto di piazza Ronchi alla presenza dell assessore Davide Bordoni privati che «garantiscono servizi che ora non abbiamo», spiega il signor Mario, presidente della Cooperativa Mercato Testaccio. «Adesso ognuno deve pulirsi il proprio stand, perché l Ama qui non entra. Con la nuova struttura avremo una ditta di pulizie». Banchi più grandi, miglioramento dei servizi e un tetto in vetro, ferro o cemento: sembrano essere queste le caratteristiche dei mercati capitolini nel futuro. Strutture onnicomprensive che, questo è il rischio, potrebbero finire col fagocitare i piccoli negozi di vicinato. Senza contare l aumento dei costi per i commercianti: «Oggi un box di 12 metri quadri costa circa 1500 euro l anno, licenza a parte spiega il signor Mario Nel mercato i tagli sono diversi, sui 20 metri quadri, e il prezzo sale fino a 3500 euro». Una spesa che, tanto per cominciare, ha scoraggiato alcuni dei commercianti più anziani che non vogliono spostarsi e finiranno col chiudere. Da Testaccio a Ponte Milvio al Trionfale, passando per il neoinaugurato mercato di piazza Ronchi nel VI municipio, commercianti e visitatori dei mercati rionali sono favorevoli ai cambiamenti ma senza stravolgere la vita di quartiere. Insomma: che i tetti in cemento al posto dei tendoni non finiscano col soffocare il tanto amato ponentino. da una decina d anni», racconta Ernesto, fruttivendolo, all Esquilino da tre generazioni, uno dei pochi venditori storici rimasti nel mercato. «Prima stavamo in piazza Vittorio. Ci sono affezionato a quel posto, ma qui abbiamo acqua, luce, pulizia, sicurezza. Se mi dicessero di tornare all aperto, preferirei restituire la licenza piuttosto che ricominciare con la vita che facevamo». Ernesto, un po come tutti gli altri banconisti, racconta che l ambiente all Esquilino è sereno, anche fra chi là dentro ci lavora, nonostante la convivenza di tante culture diverse. «Qua dice siamo tutti uguali, perché tutti lavoratori, e tutti onesti. Anzi, quando si può, ci si aiuta volentieri a vicenda». TRA LA GENTE Conviene e c è più scelta Ilaria Del Prete Mezzogiorno. Ora di punta al mercato Esquilino, 187 chioschi di frutta, verdura, carne, pesce, abiti e prodotti per la casa. Da quando i banchi di Piazza Vittorio si sono trasferiti al coperto, dieci anni fa, la clientela si è evoluta così come gli abitanti del circondario. Di conseguenza, tra zucchine e carciofi, svettano tuberi provenienti dalla Colombia, spezie orientali e carni affumicate dalla Romania. La signora Lella stringe tra le mani tre sacchetti broccoli, pomodori, clementine e due chili di salsicce. Fa la spesa al mercato da quarant anni. Dei supermercati non vuol proprio sentire parlare: «Frutta e verdura sembrano di plastica, non hanno sapore dice e poi costano almeno il doppio». Cambia la nazionalità, ma il parere è pressoché identico: Manisha è bengalese, in Italia da sei anni, ma giura di non aver mai messo piede in un centro commerciale. «Qui all Esquilino vendono le spezie di cui ho bisogno a un euro all etto racconta mentre le confezioni del supermercato costano almeno due euro». I consumatori si dicono, in genere, soddisfatti da qualità e convenienza. Una spiegazione la fornisce Mario, macellaio da tre generazioni: «Qui ci facciamo concorrenza a vicenda, non è difficile trovare lo stesso prodotto a un prezzo più basso da un banco all altro. E poi aggiunge è fondamentale la varietà» Novembre 2010 Reporter

3 I luoghi della spesa Realtà e problemi delle 75 strutture a sede impropria, tra orari, traffico in tilt e degrado Le bancarelle decise a resistere Vogliono una normativa più flessibile. Campo de Fiori guida la protesta Jacopo Matano Campo de Fiori, si dirà, è un mondo a parte. Qui, nel più antico dei 75 mercati rionali a sede impropria tradotto, all aperto il commercio esiste da oltre cinquecento anni, almeno da quando l antico prato fiorito che diede il nome allo slargo alla fine della via dei giubbonari ha lasciato il posto a una piazza lastricata, per volere di Papa Callisto III, nel Le bancarelle che tra alti e bassi, hanno resistito a incendi, saccheggi e cambi di regime, non si fanno intimidire da una crisi dell economia. Eppure, all ombra della statua di Giordano Bruno, fino a una settimana fa non si respirava un aria serena. Spiegano i commercianti che se il mercato è storico, lo sono anche i suoi orari, tarati sui comodi ritmi lavorativi della Roma papalina. Sabato e domenica: riposo. «Lavoriamo unicamente con i turisti, perché i romani della zona, che durante il giorno lavorano, possono venire soltanto nel tardo pomeriggio o nel weekend», spiega Osvaldo, che vende prodotti cosmetici naturali. Lui, come tanti, ha applicato una pacifica resistenza civile, anzi, commerciale, tenendo aperti banchetto e ombrellone anche nei giorni di chiusura imposta. «Ho contestato ogni verbale fin dalla prima multa euro - che ho ricevuto». Osvaldo è sicuro di aver ragione: «Farci chiudere nei MUNICIPIO PER MUNICIPIO Ce ne sono di più in centro Ultimi Prati e Flaminio Andrea Pala Sono 135 i mercati rionali sparsi per la città di Roma. Sono suddivisi in tre categorie: coperti, plateatici e sedi improprie. I primi sono quelli ospitati all interno di strutture in ferro o in muratura, i secondi sono costituiti da banconi fissi all interno di strutture semicoperte. Le sedi improprie sono invece i mercatini all aperto con bancarelle in strada o in piazza. Il centro storico è la zona di Roma con più mercati. Ne ospita 17, tra i quali il celebre e storico mercatino di Campo de Fiori. Il secondo quartiere cittadino con più punti vendita è invece il Tiburtino. Il V Municipio ospita infatti ben 11 mercati rionali. Si ferma invece a 10 il quartiere dei Parioli. Sono invece quattro le zone cittadine con il numero più basso di mercati. Al Nomentano, alle Torri, a Prati e nella Cassia-Flaminia ci sono soltanto quattro strutture. Il I Municipio ha il primato di mercatini all aperto con ne sono 13 sui 17 totali. Il XVI e il XX Municipio, Monte Verde e Cassia-Flaminia, ospitano invece soltanto questo genere di strutture. La zona con più mercati al chiuso è invece il II Municipio, con 6 esercizi ospitati in strutture coperte. Il quartiere con più strutture semicoperte è la zona di Cinecittà, con 5 mercati sugli 8 complessivi. giorni in cui tutti tengono aperto è incostituzionale». Negli ultimi mesi il Comune ha provveduto a sanare questa situazione, grazie a un patto con le associazioni di categoria che estende il permesso di apertura fino alle ore 16 della domenica. Le ordinanze, l ultima firmata dall Assessorato alle attività produttive il 12 novembre scorso per allargare l applicazione dei nuovi orari fino al 30 gennaio 2011, consentiranno al mercato di romanizzarsi, sfuggendo al rischio di diventare un presepe per turisti. Campo de Fiori, si diceva, è un mondo a parte. Ma negli altri mercati all aperto della Capitale, all Appio Latino come al Nomentano, i commercianti sperano che le concertazioni con le bancarelle del centro possano rivelarsi un apripista per le realtà periferiche. «Anche noi facciamo i conti con una gestione OMBRELLONI Spesa tra i banchi a Campo de Fiori antica dell amministrazione», dice Mauro, uno dei 35 banchi del mercato Vescovio in via Stimigliano, che spiega come le bancarelle attirino «da sempre» i clienti, «ma anche i commercianti, perché a parte l affitto della licenza, euro al mese, non ci sono molte altre spese». Il vero neo delle bancarelle resta la loro sostenibilità per il quartiere che le ospita. Traffico in tilt e sporcizia, infatti, causano le proteste dei residenti, l ultimo caso all inizio di novembre a piazza Monteleone di Spoleto, al Fleming. C è poi il degrado delle strutture, che di notte si trasformano in toilette a cielo aperto, e dei rifiuti prodotti durante il giorno. Anche qui, è Campo de Fiori a fare scuola. Gli operatori provvedono a loro spese alle operazioni di pulizia, si legge nell ordinanza comunale che estende l orario di apertura. Un virtuoso do ut des. Parla Franco Gioacchini, presidente del Co.Ri.De: «I banchi svolgono anche una funzione sociale» Ma il fruttarolo rischia di sparire «Nel dopoguerra i banchi nei rioni di Roma erano le uniche strutture per l approvigionamento della città. E anche grazie a loro che non abbiamo sofferto la fame». C è un pizzico d orgoglio nelle parole di Franco Gioacchini, presidente del Comitato Rivenditori al Dettaglio di Roma (Co.Ri.De.). Una vita dedicata al mercato, quello con la m minuscola. Gioacchini, i mercati rionali soffrono la crisi. Prospettive? «L epifania qualche mercato se lo porterà via. Non dimentichiamo che i banchi Reporter stanno ancora scontando i problemi legati al cambiamento nella distribuzione». Quali problemi? «La tempistica, ad esempio. Prima i prodotti venivano acquistati di notte ai mercati generali dell Ostiense e rivenduti al mattino, mentre oggi con il centro agroalimentare, il Car, passano più di 24 ore. Un disagio, per un settore che ha fatto del fresco un fiore all occhiello. Poi c è la questione dei farmer markets». Cioè? «La vendita diretta dei produttori. Vede, lo scambio tra il coltivatore delle campagne romane e il fruttarolo che all Ostiense avveniva nella zona romanesca - ha lasciato il posto alla vendita a km zero nei banchi aperti il weekend nei posti più belli della Capitale e sponsorizzati dal Comune e dai media. Un coltivatore che vende due volte a settimana, però, non può esporre solo qualche cassetta. E allora va a fare la spesa all ingrosso allo stesso Car. Diceva qualcuno: faccia il cielo che ognuno eserciti il mestiere che conosce». Ma non è che il mercato ha perso un po di appeal? «Al contrario. Di fronte a una popolazione che invecchia i banchi sono il luogo più naturale per gli acquisti giornalieri, specialmente se per un po di pane e frutta in un supermercato si deve fare tanta strada. E un servizio rivolto alla frangia più debole del consumo, svolge una funzione sociale. Ma l amministrazione non sembra accorgersene». Il Comune, però, risponde con la costruzione di mercati in project financing. «Ottime iniziative, ma non bastano. Prendiamo Trionfale: bellissima struttura, ma piena di corsie commercialmente buie. E ponte Milvio? Qui l osmosi tra centro commerciale e banchi non c è stata, la struttura inaugurata nel 2008 già non funziona più. Il fascino del mercato sta anche nella sua confusione». E i coperti, invece, come si salvano? «Cambiando le regole con un po di coraggio. A Ponte Milvio si potrebbe tenere aperto fino a mezzanotte, e consentire la somministrazione dei prodotti. Ha presente la boquerìa di Barcellona?». J.M. DAVIDE BORDONI Le botteghe non chiuderanno Una rete di 4 mila banchi commerciali e 130 mercati. Quali sono gli obiettivi del comune di Roma per i mercati rionali della città? «Sicuramente valorizzazione e rilancio delle strutture - spiega Davide Bordoni, assessore alle Attività produttive di Roma - Nell ultimo anno il Comune ha impegnato circa due milioni di euro per i lavori di manutenzione e lavorato in project financing, cioè con investimenti da parte di privati». Difficile coinvolgere i privati quando i progetti vengono realizzati in tempi molto più lunghi di quelli previsti. «La tempistica dei lavori dipende da una serie di fattori e di autorizzazioni che coinvolgono più dipartimenti, per cui i tempi risultano lunghi. Per il futuro confidiamo di rendere più snelle le procedure». Le nuove strutture sono sempre più grandi e standardizzate. Che fine faranno i negozi di quartiere? «Continueranno ad avere la loro funzione originaria, cioè quella di punto di riferimento costante e privilegiato del cittadino: quelli in cui commerciante e cliente si chiamano per nome instaurando un rapporto fiduciario che è difficile riproporre nella grande distribuzione». Come mantenere la funzione dei mercati rionali in situazioni di degrado delle strutture che le ospitano? «Bisogna intervenire in primo luogo in quei casi in cui la presenza dei banchi e dei box causa problemi di viabilità e sicurezza stradale». F. I. 26 Novembre

4 I luoghi della spesa Dall Ostiense a Guidonia la megastruttura del Centro agroalimentare. Una visita all impianto Con il Car mangia tutta la Capitale Anche se a rifornirsi sono in maggioranza esercenti extracomunitari Alessio Liverziani «Quando arriva un cliente so già cosa vuole comprare, basta uno sguardo». Carlo Lolli parla per esperienza. Ha passato tutta la vita tra frutta e verdura. Il nonno e il padre erano grossisti di ortofrutta ai vecchi mercati generali di via Ostiense. Oggi gestisce l azienda di famiglia al Centro agroalimentare di Roma. «Sono 58 anni che faccio questo mestiere racconta ho iniziato a respirare l aria del mercato quando avevo quindici anni». Il Centro Agroalimentare di Roma è nato esattamente otto anni fa, nel novembre del 2002, per sostituire gli ex mercati generali. «Un connubio di illegalità, devianza e inefficienza», così Fabrizio Venturini di Cargest, la società che gestisce il Car, in merito alla vecchia organizzazione. «Oggi il Car rappresenta il cuore del commercio romano continua Venturini con 140 ettari tra ittico e ortofrutta e oltre cento milioni di euro di investimenti per la sua realizzazione». Somiglia a un enorme scalo aeroportuale. Carrelli meccanici in costante movimento. Camion che vanno e vengono. Carico e scarico di casse. All interno la vita del mercato ortofrutticolo si anima. Gli acquirenti arrivano, toccano con mano la merce, la assaggiano. Anche se i prezzi sono fissati da un listino, i commercianti si riservano un minimo di contrattazione. «È una cosa tipicamente romana confessa Lolli ma è proprio questo il bello del mercato». Un atmosfera che rischia di scomparire col passare degli anni di fronte allo strapotere commerciale dei grandi supermercati. A suo giudizio, «bisognerebbe incentivare i giovani con finanziamenti pubblici per evitare che questo patrimonio vada perso». HANGAR La merce esposta fuori dai box all interno del padiglione del Centro agroalimentare di Roma destinato ai prodotti ortofrutticoli. Cento grossisti e trecento produttori vendono frutta e verdura ai clienti provenienti da tutto il Centro Italia. La merce viene esposta fuori dai box. Migliaia di cassette di frutta e verdura accatastate una sull altra lungo il corridoio che taglia in due il gigantesco hangar. È un arcobaleno di colori. Il verde dei carciofi, l arancio dei mandarini, il marrone intenso delle castagne. «Tutti prodotti di stagione», chiosa orgoglioso Lolli. Ma non chiamateli banchi. «Questi non sono banchi del mercato precisa il grossista queste sono aziende che fatturano quattro/cinque milioni di euro all anno». Il signor Carlo è solo uno dei cento grossisti presenti nel mercato ortofrutticolo del Car. Acquistano la merce dai principali produttori italiani ed esteri per alcune varietà di prodotti e la rivendono agli operatori commerciali. Trecento, invece, gli agricoltori che producono e vendono direttamente al pubblico. Alternandosi in base alla stagionalità dei prodotti. Dal lunedì al venerdì il Car apre agli acquirenti. Il sabato e la domenica ai consumatori privati. «Al Car vengono clienti da tutto il Centro Italia», spiega Alessio De Amicis dell ufficio comunicazione Cargest. Dal Lazio, ovviamente, «ma anche da Toscana, Umbria, Campania e Abruzzo». Spesso i produttori locali, non avendo concorrenza, impongono i prezzi sul mercato. «C era per esempio un ristoratore toscano racconta De Amicis che veniva fin qui a comprare il pesce perché trovava prezzi più bassi rispetto al suo fornitore locale». Anche se a rifornirsi sono soprattutto esercenti extracomunitari. Per la maggior parte egiziani e bengalesi. I piccoli negozi gestiti da stranieri spopolano ormai in tutta la città. Sono i nuovi imprenditori dell ortofrutta. «Su 50 fatture 40 sono a nome di acquirenti egiziani», lamenta Raffaele mentre scarica le casse nel retrobottega. «Oggi noi italiani abbiamo perso potere d acquisto». Gli esercenti stranieri chiedono merce a basso costo per rivenderla sotto la soglia dell euro. «Puntando sulla quantità e non sulla qualità», dice Raffaele. E così ne risente tutto il mercato. «Se la domanda viene soprattutto dagli stranieri spiega il commerciante l offerta deve adeguarsi alle richieste del mercato e abbassare la qualità del prodotto». Anche perché la crisi si fa sentire. «In un anno abbiamo perso quasi il 50 per cento del fatturato». I gruppi d acquisto solidale ottengono qualità e prezzi bassi, 600 in Italia Consumatori insieme, ecco i Gas L ALTERNATIVA Il web-acquisto collettivo Qui gli sconti si comprano Ilaria Del Prete Ogni sabato una piccola folla di trenta famiglie riempie il sagrato della chiesa di San Giuliano. Aspettano che dai paesi della provincia arrivino scorte alimentari e generi di prima necessità, rigorosamente biologici. Sono i membri del gruppo d acquisto solidale (Gas) Cassia, famiglie che hanno scelto di consumare in maniera critica, con attenzione all eticità dei prodotti che entrano nelle loro case. Sfruttando il vantaggio del potere d acquisto collettivo, i gruppi riescono a ottenere prezzi vantaggiosi su tutto quello che è possibile comprare all ingrosso, spesso direttamente dai produttori. In questo modo, tramite la filiera corta, si abbattono i prezzi del trasporto e imballaggio della merce da acquistare. Quello del Gas Cassia è solo uno dei quasi quaranta gruppi d acquisto disseminati in tutta Roma, e il primo della zona nord. Nato nel 2007 da una precedente esperienza di commercio equo e solidale, condivide i principi della solidarietà nei confronti dei piccoli produttori e di salvaguardia ambientale. Il suo coordinatore, Massimiliano Mascoli, descrive così lo spirito che tiene insieme il gruppo: «È dovere dei cittadini responsabili Il coordinatore del Gas Cassia: «È dovere dei cittadini responsabili orientare i propri acquisti in modo sostenibile» orientare i propri acquisti in modo sostenibile». Quella dei gruppi d acquisto, solidali o meno, è un alternativa alla grande distribuzione che nasce da un esigenza non solo di risparmio, ma anche di qualità dei prodotti. Proprio per questo, le richieste più numerose si rivolgono al settore ortofrutticolo, ma anche al caseario e cerealicolo. Recentemente, a servizio dei consumatori più attenti ci sono anche fornitori di detergenti per la casa e la persona. I gruppi d acquisto solidale hanno una storia recente, ma in pochi anni se ne contano oltre seicento in tutta Italia, organizzati in una rete nazionale che fornisce un valore aggiunto all acquisto: quello dello scambio di informazioni e conoscenze, oltre che di socializzazione. A Roma, la prima iniziativa risale agli anni 90, con il Gruppo di acquisto di alimenti biologici ed equosolidali nato dall esperienza del Casale Podere Rosa, un associazione no profit a tutela dei diritti sociali e del lavoro. A oggi, i gruppi romani sono 36, coordinati in una rete che raggruppa tutte le esperienze laziali tramite il sito Costituire un gruppo d acquisto è quasi più semplice che andare al supermercato, e può far risparmiare fino al 50 per cento sui prezzi della distribuzione tradizionale. È sufficiente organizzarsi anche tra amici e conoscenti, magari dello stesso condominio, e contattare dei fornitori di fiducia. Per partecipare a un gruppo già esistente, invece, bisogna individuare quello più vicino e chiedere di essere inseriti nella mailing list. Il più delle volte l adesione è gratuita, a meno che non si tratti di associazioni per cui è necessaria una sottoscrizione minima. Una volta entrati a far parte del gruppo, si può partecipare alla compilazione della lista della spesa, che di solito è telematica. Ogni partecipante sceglie i prodotti di cui ha bisogno, quelli più votati sono poi richiesti ai fornitori, che una volta alla settimana effettuano la consegna. In cima alla classifica: pane, patate e latte crudo. Cena spagnola per due persone a 27 euro invece che a 64, percorso rigenerante in spa a 18 euro anziché 75, una seduta completa di igiene orale a 29 euro e non a cento. Sono le offerte della rete. I gruppi d acquisto sbarcano sul web e riescono a fare il pieno di sconti negli ambiti più svariati, dalla ristorazione al benessere, dall abbigliamento ai pannolini. Nato in America e diffuso in Italia soprattutto grazie ai social network, il sistema sfrutta il principio del potere d acquisto collettivo - proprio come succede per i gruppi d acquisto tradizionali - e consente di ricevere riduzioni che arrivano anche al 70 per cento del prezzo originale. Il meccanismo è semplice. Basta iscriversi a uno dei numerosi siti che gestiscono un servizio di proposta offerte, come o e aspettare che arrivino ogni giorno, comodamente nella propria casella , una serie di occasioni a prezzi stracciati. Una volta scelto l oggetto del desiderio, bisogna fornire il numero di carta di credito per prenotare l offerta. Da questo passaggio in poi all acquisto si aggiunge la suspence: il buono sconto sarà effettivamente rilasciato se e solo se si raggiungerà un numero di compratori tale da rendere l offerta valida. Ad esempio, per passare un weekend romantico in Umbria, con tanto di accoglienza con prosecco e cuscino di petali di rose, cena per due e beauty center, si possono spendere 169 euro, ma solo a patto che almeno 10 persone prenotino l offerta. Solo una volta superato l ostacolo, agli utenti che si sono aggiudicati il prezzo esclusivo viene addebitato l importo sulla carta di credito e inviato a casa un coupon che dovràv essere utilizzato per usufruire dello sconto. I. D. P Novembre 2010 Reporter

5 I luoghi della giustizia Città giudiziaria Mini-tour nella struttura di Piazzale Clodio, la più grande d Europa Anche la fila è uguale per tutti Avvocati e clienti in attesa per ore davanti a uffici senza cancellieri Dove si risolvono le controversie che sorgono tra i cittadini e lo Stato. In quali palazzi si tutelano gli interessi di chi è dalla parte della ragione e si sanzionano coloro che sono dalla parte del torto. E ancora, quali sono i nervi scoperti della giustizia italiana. In questa seconda parte del numero speciale di Reporter, raccontiamo i luoghi in cui si amministra il diritto. Siamo entrati nel Tribunale ordinario della capitale, nelle sezioni penali di Piazzale Clodio, e in quelle civili del complesso di Viale Giulio Cesare. Abbiamo varcato la soglia del labirintico Palazzaccio di Piazza Cavour, sede della Cassazione, ricordando la sua storia e descrivendone l atmosfera. Abbiamo visitato il Tribunale per i minorenni di Roma, in Via dei Bresciani. Infine, abbiamo raccontato i centri della giustizia amministrativa, il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, e la pletora dei Giudici di Pace che lavorano negli uffici di Via Teulada. Servizi e disservizi, funzionalità e disfunzionalità, nella macchina della giustizia. APiazzale Clodio, superato l ingresso per i non addetti ai lavori della città giudiziaria, e oltrepassato il metal detector, a darti il benvenuto sono due opere d arte: la statua di Mercurio alato e un grosso cubo di pietra installato per commemorare Antonio Varisco, il comandante dei Carabinieri del Nucleo Traduzione e Scorte del Tribunale di Roma, ucciso dalle Brigate rosse nel Il Mercurio in volo è stato installato nel 2001, in occasione del giubileo. Sembra un paradosso, ma è proprio il protettore dei ladri ad accogliere il comune cittadino. Fortunatamente, la mitologia greco-romana attribuisce al messaggero degli dei altri significati: gli avvocati, ad esempio, possono riconoscersi nel valore dell eloquenza che gode sempre della protezione di Mercurio. Quando negli anni Sessanta è stato costruito il complesso di Piazzale Clodio, i tribunali sono stati trasferiti da Piazza Cavour, dal cosiddetto Palazzaccio. Oggi qui risiede gran parte degli uffici giudiziari della capitale. È la città giudiziaria più grande di tutta Europa. Il settore penale è inglobato in questa cittadella, ad eccezione del Collegio del Tribunale dei Ministri di Piazza Adriana e della Prima Corte d Assise: dieci sezioni penali e quattro sezioni della Corte d Assise, che giudica sui delitti più gravi, oltre alle sezioni dei gip e dei gup. Quotidianamente lavorano più di cinquanta aule: ventisette aule dibattimentali di giudici monocratici, dieci sezioni dibattimentali collegiali (con tre giudici), dodici aule dei giudici per le indagini e le udienze preliminari, e quattro sezioni d appello. Il complesso è costituito da tre edifici, A, B e C. L area è autosufficiente, come una vera e propria città. All interno non ci sono solo gli uf- L ACCESSO Da qui si entra nel complesso dei tribunali penali romani. A destra una statua che simboleggia la Giustizia fici giudiziari: ci sono edicole, negozi che vendono articoli di cancelleria, un ufficio postale, un supermercato, due bar e un agenzia di viaggi. E ancora, una filiale bancaria, una tabaccheria, biblioteche e librerie specializzate in materie giuridiche. Nei corridoi dei tre edifici ci sono file dappertutto, non solo agli sportelli informativi. Fuori delle aule dibattimentali, ci sono gli avvocati e i clienti in attesa dell udienza. Dentro, la composizione delle stanze è sempre la stessa: al centro, in fondo all aula, il banco con il giudice, assistito dall ufficiale giudiziario e dal cancelliere. Sopra la sua testa o inchiodata davanti al banco del collegio giudicante le solenni parole la legge è uguale per tutti. Alla destra del collegio giudicante, l accusa, ovvero il pubblico ministero; a sinistra, le schiere di imputati e legali, pronti ad Sui tempi e sui costi, le valutazioni di Cittadinanzattiva Dalla giustizia lumaca Danni non solo al cittadino alternarsi di fronte giudice. Ma quello che sorprende sono le code davanti alle porte delle cancellerie. Non solo di normali cittadini, ma anche di addetti ai lavori, di avvocati che devono depositare o ritirare gli atti. In una cancelleria, gli impiegati lamentano carenze di organico. Solo nell ultimo anno, ben 2070 persone hanno lasciato il posto di lavoro e non saranno sostituite. «Gli uffici si svuotano perché I tempi e i costi. Sono questi i due mali che affliggono la giustizia italiana. «O meglio, i costi conseguentemente ai tempi», sostiene Mimma Modica Alberti, la coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva. Dalla relazione del presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, esce un ritratto impietoso dei tribunali italiani. Il nostro Paese è al 156mo posto nella classifica della Banca mondiale sui tempi e costi della giustizia. Solo perché una causa civile parta nel giudizio di primo grado, passano circa mille giorni, mentre in Corte d Appello una causa dura in media giorni. Oltre tremila giorni per un fallimento. È il settore civile e amministrativo a far penare di più i cittadini. I fascicoli che riguardano, ad esempio, cause familiari, divorzi e separazioni, liti patrimoniali o denunce di errori medici si ammassano sulle scrivanie dei Giudici di Pace o dei tribunali amministrativi regionali. Non sono pochi i casi che salgono agli onori della cronaca e che rendono tangibili questi dati. E di qualche giorno fa la notizia della disavventura di un signore di Roma che aveva intrapreso un azione legale per ottenere dal Tribunale della capitale un decreto ingiuntivo per il rimborso di un debito. Era il Il suo fascicolo era stato smarrito. Quaranta anni dopo ha deciso di fare ricorso per ottenere un risarcimento danni derivante dall irragionevole durata del processo. Dal 2001 è infatti Pagina a cura di Vito Miraglia possibile ottenerlo, grazie alla cosiddetta legge Pinto che ha cercato di ridurre le lungaggini processuali obbligando lo Stato a pagare i danni. «La legge è stata adottata per evitare che l Italia pagasse le alte multe dell Unione europea», afferma la rappresentante di Cittadinanzattiva, «ma paradossalmente ha aggiunto alla lungaggine dei processi, i tempi dilatati per la riscossione del risarcimento». In più ha fatto indebitare le amministrazioni statali e regionali: fino alla serve il personale nelle aule per le udienze: per la chiamata delle cause e per l assistenza ai giudici. Per questo si creano le file fuori dagli sportelli», spiegano i cancellieri. «E di concorsi pubblici non se ne parla nemmeno», conclude uno di loro. Come ogni città, anche la cittadella giudiziaria di Piazzale Clodio, ha la sua zona residenziale, i suoi quartieri popolari e la periferia. La corte d Appello è un edificio moderno, elegante non solo all esterno ma anche al suo interno, nelle singole aule dibattimentali, a differenza delle piccole stanze riservate ai giudici monocratici, spoglie e a volte senza finestre. I sotterranei sono la periferia. Sono deserti e puoi incontrare solo qualche agente delle forze dell ordine o degli impiegati. La gente che vive il tribunale popola i piani alti dei tre edifici. Lì, nel piano interrato, ci sono gli archivi generali e le celle di sorveglianza per i detenuti in attesa dell udienza. Basta affacciarsi negli archivi così come in qualsiasi cancelleria per accorgersi che la rivoluzione digitale è ancora una velleità. La carta e i faldoni esondano dagli armadi e invadono il pavimento. Il settore civile sembra aver compiuto più passi sulla strada dell informatizzazione. Qui a Piazzale Clodio è possibile chiedere le copie in digitale degli atti. Peccato che gli atti arrivino nel giro di qualche giorno. Gli avvocati tornano a chiedere le copie cartacee e le code fuori dagli uffici si allungano. fine del 2009, il ministero della Giustizia ha maturato un passivo di 250 milioni di euro, tra risarcimenti sborsati e debiti contratti. La conseguenza della giustizia lumaca è una crescente disaffezione dei cittadini nei confronti dei giudici, degli avvocati e delle istituzioni. I suoi effetti si possono misurare anche in termini economici. Solo nel 2007, la Cgia di Mestre ha stimato che la lentezza dei tribunali italiani è costata alle imprese di casa nostra ben 2,6 miliardi di euro. Di questi, più di 300 milioni alle sole imprese laziali. Un ostacolo che disincentiva gli investimenti degli imprenditori stranieri in Italia. Reporter 26 Novembre

6 I luoghi della giustizia Tribunale per i minorenni Più di venti udienze al giorno. «Il furto è il reato più frequente» Alla sbarra gli anni difficili Tra gli under 18 ci sono anche spacciatori e ricettatori di motorini rubati «Il rapporto umano in questo lavoro è fondamentale. Qui non parliamo di fascicoli, parliamo di minori». Così la dott.ssa Lidia Aloisi, del Tribunale per i minorenni di Roma. Da anni lavora a contatto con i minori. Prima nella sezione penale, oggi in segreteria di direzione si occupa dei procedimenti civili. «Ogni giorno ci occupiamo di minori abbandonati, discriminati o addirittura contesi dai genitori». Non si tratta di semplici scartoffie. Sulla sua scrivania ci sono centinaia di fascicoli. Ognuno di essi racconta una storia. «È normale che poi ci teniamo a sapere come va a finire». Fuori alla porta della segreteria c è una signora che aspetta per essere ricevuta dalla presidente del Tribunale, Carmela Cavallo. È un insegnante. Porta buone notizie sul caso di una bambina abbandonata. «Sta migliorando racconta a scuola prende buoni voti ma «Pochi i casi di omicidio e violenza sessuale» ha ancora qualche problema a relazionarsi con gli altri». È solo uno dei tanti casi che ogni giorno approdano al Tribunale di Via dei Bresciani, sul lungotevere, a due passi da Castel Sant Angelo. «Qui ci sono venti, venticinque udienze al giorno», dice un inserviente. «Ormai i ragazzini stanno diventando peggio degli adulti». Eppure, come spiega la dott.ssa Aloisi, la maggior parte dei procedimenti penali sono per piccoli furti o borseggi. «Soprattutto ad opera ATTESA I famigliari fuori dal tribunale di Via dei Bresciani di bambini rom». E per ricettazione. «Si tratta per lo più di ragazzini che vendono motorini rubati». Per il resto, i reati più frequenti sono atti di bullismo, risse e spaccio. «Capitano anche casi di abuso sessuale e omicidio, ma saranno uno o due all anno». In aumento, negli ultimi tempi, «il numero di giovani extracomunitari che commettono crimini». E delle complesse competenze del Tribunale, la Aloisi fa un ampio riassunto. Qui si giudicano per reati penali i minorenni che abbiano superato i 14 anni. Al di sotto di quell età i bambini non sono perseguibili. Le udienze si svolgono rigorosamente a porte chiuse a tutela della privacy dell imputato. Il Giudice per le indagini preliminari giudica da solo se rinviare o meno a giudizio l indagato, mentre il verdetto finale viene deciso da due giudici togati, affiancati da altrettanti giudici onorari, solitamente esperti in psicologia o pedagogia. In campo civile, invece, il Tribunale prende provvedimenti concernenti la protezione della persona in situazioni di pregiudizio o di abbandono, concrete o potenziali, che possono portare a limitazioni dell esercizio della potestà genitoriale (indipendentemente dal fatto che la coppia sia di fatto o sposata), all affidamento a famiglie, istituti o parenti (solo in caso di figli contesi nati da un rapporto di convivenza, perché per i figli di coppie sposate decide il Tribunale ordinario) o all adozione del minore, sia a livello nazionale che internazionale. Per questo c è una commissione ad hoc, il cosiddetto collegio abbinamenti, composto da giudici e da un pool di esperti dei servizi sociali, che valuta l idoneità all adozione della coppia che ne fa richiesta e la sua compatibilità con le esigenze del minore. Tra gli altri, ha anche il compito di deliberare nell eventualità che il giovane dato in adozione, una volta raggiunti i 25 anni di età, chieda di conoscere le proprie origini. In tal caso, sarà il Tribunale a mettere in contatto le due parti, sempre con il supporto degli psicologi dei servizi sociali. In campo amministrativo, «I ragazzini stanno diventando peggio degli adulti» infine, ha potere di adottare misure a carattere rieducativo nei confronti di soggetti che manifestano irregolarità di condotta all interno dei contesti familiare e sociale di appartenenza. Le delibere, in questo caso, non hanno carattere sanzionatorio. Gli assistenti sociali aiuteranno piuttosto il minore a ristabilire una sana rete di relazioni ai fini di un miglioramento del suo sviluppo psico-fisico all interno della comunità. Il Tribunale dispone anche provvedimenti di tutela in situazioni delicate, come nel caso di minori coinvolti in attività di prostituzione o vittime di reati a carattere sessuale. «In generale, ma soprattutto in ambito amministrativo, è fondamentale il rapporto con le Istituzioni conclude la dott.ssa Aloisi per mettere in atto percorsi rieducativi, iniziative e progetti nelle scuole e nelle comunità, anche a livello locale». Tribunale civile Avvocati lanciati come treni ma le sentenze arrivano dopo anni A tutta velocità per fare tardi FRETTOLOSI I legali indaffarati fra telefonate e verbali Un grande condominio. Abitato da avvocati. Il distretto che racchiude le due palazzine del Tribunale civile di Roma, tra Viale delle Milizie e Viale Giulio Cesare, sembra un universo parallelo alla metropoli. I legali in divisa d ordinanza per gli uomini, completo e valigetta alla mano, tailleur e cartellina porta documenti per le donne viaggiano sui marciapiedi come treni sui binari dell alta velocità. E tutti parlano solo di cause, ricorsi, sentenze. Ovunque. Alla fermata del bus, nell attesa che il semaforo pedonale diventi verde, al bar fra un caffè e un tramezzino, che si finisce di mangiare per strada. Perché l udienza incombe. Tutti vanno di fretta. Camminando per i corridoi del Tribunale bisogna fare lo slalom per evitare di essere urtati dagli avvocati lanciati a tutta velocità. «Per smaltire l enorme carico di cause civili le udienze sono rapidissime», spiega l avvocato Giuseppe Natoli. «Le più rapide di solito sono quelle del settore Lavoro», le classiche dispute tra dipendenti e datori di lavoro. «Più lente quelle relative agli sfratti», a causa soprattutto dei continui rinvii dei provvedimenti. Ma il Tribunale si occupa anche del diritto di famiglia (divorzi e separazioni), di recupero crediti (dal singolo, alla piccola impresa, fino al pignoramento di beni immobiliari) e di aste giudiziarie. «Poi c è il giudice tutelare per le situazioni di disagio famigliare spiega ma in questo caso non sono pratiche di contenzioso ma di pubblica utilità». In ogni sezione, lunghi corridoi dove si affacciano le aule. Nulla a che vedere con quelle dei processi penali. Le cause civili si svolgono in stanze normalissime. Quattro sedie, due per l attore e il convenuto e due per gli avvocati che rappresentano le parti in causa, e una scrivania per il giudice. «La procedura è ridotta all osso continua Natoli per quanto Pagina a cura di Alessio Liverziani il contraddittorio sia il cuore del processo, il civile si esaurisce con un rapido scambio di verbali». Gli atti scritti, in questo senso, diventano fondamentali. «Di fatto il processo civile è più burocratico rispetto al penale». Basta andare agli uffici preposti al deposito degli atti per capire quanto ci si avvicini più a un ufficio postale che a un tribunale. Allo sportello c è una fila interminabile. Molti sono qui dalle cinque di mattina per prendere il posto. «Gli uffici del Tribunale hanno gli stessi problemi di tutti gli uffici pubblici». E come al solito c è chi specula. Nelle vie limitrofe proliferano agenzie di servizi che, per qualche decina di euro, si prendono la briga di svolgere la pratica. Ma non sempre è tutto in regola. Basta chiedere, ed ecco spuntare l egiziano che, a metà prezzo, fa la fila al posto tuo. «Sono anni che sta qui scherza l avvocato a furia di studiare le carte potrebbe prendere la laurea in Legge». TEMPI E COSTI DELLA GIUSTIZIA CIVILE i giorni medi di attesa prima che una causa civile prenda il via in primo grado i giorni necessari per recuperare un credito la durata media, in giorni, dei giudizi civili davanti alla Corte d appello 740 i giorni per ottenere un giudizio di separazione 2,3 miliardi di euro il costo della lentezza della giustizia per le imprese 267 milioni di euro di risarcimenti per la lentezza dei processi 156 il posto dell Italia nella classifica mondiale sui tempi e i costi della giustizia civile 6 26 Novembre2010 Reporter

7 I luoghi della giustizia Corte di Cassazione A piazza Cavour uffici e magistrati del terzo grado di giurisdizione Il silenzio dell ultimo verdetto Sotto le imponenti volte delle aule i principi del foro non tuonano più Eloisa Moretti Clementi ERMELLINI Toghe rosse per l inaugurazione dell anno giudiziario nel palazzo di Piazza Cavour. La cerimonia si svolge nell Aula Magna La Corte di Cassazione è un tribunale silenzioso. Estrema appendice giudiziaria, sigillo definitivo di ogni processo, qui non regna l atmosfera caotica e brulicante, disordinata e vociante dei tribunali ordinari. Incastrato nel delirio urbano del Lungotevere da un lato e di piazza Cavour dall altro, il Palazzaccio è un immensa, gelida torta nuziale, circondata da bollenti pietanze. Come ai matrimoni più imponenti, chi entra qui dentro è arrivato alla fine. Il pranzo interminabile, con le sue mille portate a volte gustose, altre amare sta per terminare. La Cassazione è l extrema ratio, la torta a più piani. In questo edificio maestoso la quiete è tesa, il silenzio è quello secco del giudizio inappellabile. Ogni cosa è pesante e definitiva: i portoni lavorati in legno massello, i pavimenti di marmo a rombi scuri, le vetrate opache, le doppie scale ornate di lampioncini liberty in ferro battuto. Dietro gli infiniti portoni richiusi, la concentrazione del lavoro civico o il silenzio del vuoto. Gli avvocati, i cancellieri, non oziano chiassosi nei corridoi ma scivolano non visti, rari, trascinando silenziosi pacchi di pratiche. Nel palazzo della giustizia più oscuro e misterioso, convivono cause penali, civili, tributarie. Processi per omicidio e contenziosi amministrativi, dietro le tende di velluto pesante. In Cassazione, anche le arringhe sono più accese e appassionate. Nella prima sezione penale, oggi si potrebbe ribaltare una condanna per omicidio della Corte d Assise d Appello. L aula è poco affollata: dopo anni di processi, sono in pochi quelli che si fanno vedere fin qui. A seguire le arringhe, un pubblico di pochi, sparuti spettatori. Cinquant anni fa, quando il mondo della giustizia affascinava ancora la gente, imponendo rispetto e un certo timore reverenziale, folle di pubblico accorrevano alle arringhe dei celebri principi del foro, per ascoltare i virtuosismi oratori degli avvocati più famosi come fossero appassionanti radiodrammi. Star d altri tempi, quando i modelli erano giuristi che adoperavano le parole come armi, mescolando codice e retorica, legge e filosofia, per far assolvere o condannare. Assieme a Titta Madia, maestro e signore della parola, tra i retori più arditi c era Francesco Carnelutti, classe Per empito oratorio, ricchezza d immagini e sonorità di frasi, Indro Montanelli lo paragonava a Cicerone. La sua ars oratoria lo contrapponeva all eminente collega Piero Calamandrei, il cui stile era invece asciutto ed essenziale. Una vigilia di Natale, il giurista protrasse la sua arringa per nove ore di seguito. Erano altri tempi, allora le arringhe erano lunghe quanto i comizi di Fidel Castro, persino a Natale. Al rintocco di mezzanotte, Carnelutti si interruppe, si raccolse come in preghiera e, rivolgendosi ai giurati, chiosò con enfasi: Sentite queste campane? Esse annunziano l avvento dell Uomo disceso fra gli uomini per insegnar loro la pietà verso gli uomini. Ed io alla vostra pietà affido la testa di quell uomo. L imputato, accusato di omicidio, venne assolto. Storia dell edificio che per tre decenni ospitò anche tutti gli altri tribunali Il Palazzaccio che non è mai piaciuto Cattiva fama, suicida l architetto Calderini che lo progettò Davide Maggiore Un re, Umberto I, era presente alla posa della prima pietra, nel Un altro, Vittorio Emanuele III, all inaugurazione ufficiale, nel In 21 anni, il cantiere di quello che sarebbe stato il Palazzo di Giustizia romano, tra il Tevere e le attuali via Ulpiano, via Triboniano e Piazza Cavour, ha attraversato molte vicende. Che hanno portato all edificio un soprannome non proprio lusinghiero: il Palazzaccio fu allora, e tale è rimasto per tutti i romani. A cui non piaceva quel parallelepipedo rivestito di travertino, oltre 26 mila metri quadrati di area al piano terra, che ospitò i tribunali del Regno prima, quelli repubblicani poi, e oggi accoglie la Corte di Cassazione. Né si credette troppo alla promessa di una nuova giustizia, migliore di quella pontificia. Nella definizione, però, pesarono anche altre vicende, legate ai grandi lavori nella vicina zona dei prati di Castello. Qui stava nascendo un quartiere, che avrebbe messo la maiuscola al nome comune, diventando appunto Prati. E tra vigne ed edifici isolati, espropriando anche costruzioni private, il Comune acquistò un terreno di proprietà militare. Dove sarebbe sorto il Palazzo di Giustizia, tra accuse di speculazioni edilizie e di vandalismo archeologico, provenienti dall Italia e dall estero. Nel 1912 il Parlamento creò anche una commissione d inchiesta sui costi dei lavori. Altre polemiche, In 120 anni, polemiche anche sulla stabilità e sulle speculazioni che ne avrebbero accompagnato la costruzione invece, sarebbero durate, letteralmente, per secoli. Tutto cominciò proprio con la prima pietra, in cemento armato, idea all avanguardia per l epoca. Posata però su un terreno argilloso o sui materiali di riporto usati per creare un dislivello che proteggesse la zona dalle piene del fiume. Da qui i problemi per la stabilità dell edificio, che rischiava di franare a valle per il peso, dovuto soprattutto all impiego esagerato, all esterno e all interno, del travertino. Si arrivò anche all allontanamento dell architetto incaricato, il perugino Guglielmo Calderini (che negò le accuse, ma finì per togliersi la vita, aumentando forse la cattiva fama del Palazzaccio), ma le difficoltà non finirono. Nel 1970, diversi anni dopo lo spostamento di tutti i tribunali, Cassazione esclusa, a Piazzale Clodio, fu necessaria persino la chiusura del palazzo. La suprema magistratura poté tornare sugli scranni solo dopo un lungo restauro. Ma ancora tra il 2008 e il 2009 gli scavi di un parcheggio in Piazza Cavour sono stati interrotti perché mettevano a rischio le fondamenta. Sotto il livello dei pavimenti calpestati da avvocati e magistrati, però, si trova anche un altro mondo. Sono i sotterranei, dove oggi arrivano i furgoni con fascicoli e carte, ma in passato tappa obbligata anche per chi nel processo doveva affrontare un accusa. E che da sempre ha atteso lì, guardato a vista, di raggiungere le gabbie d aula destinate agli imputati delle cause penali. Un esperienza che molti avrebbero preferito evitare, ricordata con disprezzo. Sentimento che ha contribuito certamente al nomignolo del luogo. Oltre a memorie sgradite e guai, però, dal terreno sul Tevere sono emerse anche alcune tombe romane, proprio durante i lavori ottocenteschi. In una di queste, racconta il grande archeologo Rodolfo Lanciani, fu ritrovato con commozione generale un sarcofago contenente il corpo di una donna, Crepereia. Nel suo corredo una minuscola bambola d avorio. Delicata e perfetta, contrasta con le figure che dalla facciata del palazzo neobarocco guardano il Lungotevere: vari giuristi, una quadriga, la Fama. Per Roma rappresentano ormai da 120 anni il volto della Giustizia: certa, inflessibile, ma troppe volte anche immobile. AUSTERITÀ Il simbolo della giustizia spicca su uno dei frontoni Reporter Settimanale della Scuola Superiore di giornalismo Massimo Baldini della LUISS Guido Carli Direttore responsabile Comitato di direzione Direzione e redazione Stampa Amministrazione Roberto Cotroneo Sandro Acciari, Alberto Giuliani, Sandro Marucci Viale Pola, Roma tel fax Centro riproduzione dell Università Università LUISS Guido Carli viale Pola, Roma Reg. Tribunale di Roma n. 15/08 del 21 gennaio Reporter 26 Novembre

8 I luoghi della giustizia Giustizia amministrativa Con il professor Romano un analisi della riforma del processo Più tutele, ma anche più rischi Il meccanismo per sveltire il sistema può escludere parte dei cittadini TAR Un tribunale speciale CORTE DEI CONTI Vigili della cassa Roma, via Flaminia, a due passi dal Tevere, Palazzo Monorchio, con i suoi 14 mila metri quadrati di superficie distribuita in sette piani, s impone allo sguardo. È un palazzone degli anni Settanta con grandi vetrate lungo la facciata e nei lati. Era la sede della Telecom. Adesso ospita gli uffici del Tar del Lazio, uno dei più importanti organi della giustizia amministrativa, quello che ha deciso sull ammissione della lista elettorale del Pdl alle ultime regionali, lo stesso al quale si sono rivolte le associazioni ambientaliste del Lazio per bloccare l allargamento della discarica di Guidonia. Quello del Lazio non è come gli altri Tar. Basta guardare allo sterminato elenco di incarichi che gli competono. Non solo quelli territoriali, che il tribunale condivide con quelli delle altre regioni, ma anche gli incarichi speciali, dalle autority agli enti pubblici. È stato stimato che circa metà della giustizia amministrativa di primo grado passa da via Flaminia. Tutto ciò comporta un enorme del carico di lavoro e conseguenti ritardi. Sono circa 12 mila i ricorsi in arrivo ogni anno al Tar del Lazio. Li affrontano una settantina di magistrati (aumentati di un terzo nel 2003), coadiuvati da 103 unità di personale amministrativo. CONSIGLIO DI STATO Funziona da appello Il Palazzo Spada fu edificato nel 1548, per volere del Cardinale Girolamo Capodiferro. Diresse i lavori l architetto Bartolomeo Baronino, attivo nel vicino cantiere di Palazzo Farnese. In pieno centro storico, l enorme struttura attira l attenzione dei turisti, con le sue decorazioni in stucco e le sue sculture e bassorilievi, che fanno della sua facciata la più ricca del cinquecento a Roma. È la sede del Consiglio di stato, organo di giurisdizione amministrativa con funzione di appello nel contenzioso fra cittadini e pubblica amministrazione, oltre che supremo organo di consulenza giuridico-amministrativa per il presidente della Repubblica. Il Consiglio di stato, uno dei più importanti organi dell ordinamento italiano, previsto dall articolo cento della Costituzione, si articola in sette sezioni, alle quali sono assegnati i magistrati che ne fanno parte. Il Presidente è nominato con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del consiglio dei ministri. Attualmente ricopre la carica Pasquale De Lise, nominato lo scorso Luglio. Il Consiglio di stato, come organo di appello nella giustizia amministrativa, apre circa 9 mila fascicoli all anno. Quelli di Roma e di Napoli sono i Tar dai quali maggiormente pervengono ricorsi al giudizio di primo grado. CARDINE La prestigiosa sede del Consiglio di stato in Piazza Capo di Ferro Come sta la nostra giustizia amministrativa? Che impatto ha avuto la riforma del 2000? E quali effetti avrà quella introdotta a settembre? Reporter lo ha chiesto al prof. Salvatore Alberto Romano, docente di diritto amministrativo alla Luiss Guido Carli. Professore, quali sono i maggiori problemi della giustizia amministrativa italiana? «In questo momento ci sono problemi di lungo e di breve periodo. Il problema principale di lungo periodo è il numero di magistrati piuttosto limitato rispetto al carico di lavoro da affrontare. Per questo è difficile fare una comparazione con l estero, perché le giustizie amministrative non hanno lo stesso carico di lavoro». E quella italiana «Da noi il carico di lavoro è di gran lunga superiore a quello che di solito hanno sistemi amministrativi di altri paesi più vicini a noi, come la Francia o la Germania». Per quanto riguarda i problemi di breve periodo, invece? «Nel breve periodo i problemi principali sono quelli legati all entrata in vigore, dal 16 settembre di quest anno, del codice del processo amministrativo. La nuova normativa, per quanto confermi il disegno generale precedente, ne cambia tanti singoli aspetti. Tutto ciò comporta una serie di problematiche che riguardano la fase di transizione». Quali sono le principali novità del codice? «Sono soprattutto legate a una razionalizzazione e a una precisazione da parte della legge di ciò che prima veniva fatto a livello giurisprudenziale, quindi con maggior incertezza e con un effetto generale parziale. Già con la riforma del 2000 si era passati da una giustizia fondata sull annullamento dell atto a un sistema più articolato, che prevede più tipi di azioni, più tipi di richieste che il cittadino può avanzare alla giustizia amministrativa. E ancora da prima, dal «Il carico di lavoro è superiore a quello degli altri paesi» Pagina a cura di Enrico Messina 1999, il giudice amministrativo deve anche decidere sul risarcimento degli interessi legittimi». Quindi, ancora più lavoro «Soprattutto più tutela per il cittadino. Tutte queste novità, in parte già introdotte con la riforma del 2000, vengono adesso razionalizzate nel codice, che prevede una molteplicità delle richieste del cittadino: l annullamento, la nullità, la condanna e, seppur limitatamente, un azione di accertamento dell inadempimento dell amministrazione. Tutte queste azioni portano poi a delle pronunce diversificate e quindi a una maggiore e più piena tutela del cittadino». Giudizio positivo, dunque? «Sì, anche se, poi, che questa tutela sia veramente soddisfacente per il cittadino è ancora da dimostrare. Non è detto che tutti questi strumenti raggiungano l obbiettivo. Per esempio, tornando al risarcimento: è vero che si è creata l azione specifica, ma è anche vero che nel caso di un risarcimento relativo a interessi legittimi non vale la prescrizione quinquennale valida per il risarcimento relativo ai diritti. La domanda deve essere presentata in modo autonomo, ma solo entro 120 giorni dall atto, pena la decadenza del risarcimento. La nuova norma, dunque, da un lato ha ampliato la tutela, ma per alcuni aspetti l ha ridotta. È stata una riforma in chiaroscuro». E quella del 2000, che aveva fra gli obbiettivi l accelerazione del processo, ha funzionato? «L accelerazione passava dalla creazione di corsie preferenziali per alcune materie e da altre novità, come la possibilità di arrivare a una sentenza breve già in fase cautelare. Anche qua, però, ci sono zone d ombra: le corsie preferenziali hanno sicuramente funzionato, ma non lasciano contento chi non può utilizzarle. Se il cento per cento del lavoro del giudice è assorbito dalle preferenziali, per altre materie c è il rischio che i tempi del processo si allunghino a dismisura». «La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa [ ] al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria». «La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica». Così gli articoli 100 e 103 della Costituzione italiana illustrano le funzioni di un organo fondamentale del nostro ordinamento: la Corte dei conti, che svolge funzioni consultive, di controllo e giurisdizionali. La sede centrale è in viale Giuseppe Mazzini, in un imponente palazzo moderno. Come giudice amministrativo, la Corte dei Conti giudica in materia di contabilità pubblica. In particolare, sulla responsabilità dei pubblici funzionari che vengono chiamati a rispondere del loro operato in caso di danni patrimoniali all amministrazione. La funzione della Corte è stata estesa anche all operato degli amministratori e funzionari delle società a controllo pubblico. L organo ha giurisdizione anche in materia pensionistica. Per l esercizio delle proprie funzioni di giudice contabile, la Corte è articolata in sezioni regionali che giudicano in primo grado e in una sede centrale, a cui spetta il giudizio d appello. GIUDICI DI PACE Multifunzionali Un palazzo di sei piani in via Teulada, accanto a piazzale Clodio. Visto dal satellite, sembra una U rovesciata. È la sede del Giudice di pace di Roma. Un luogo che molti romani hanno visitato, dato il numero consistente di materie che sono affidate a questa figura: cause relative a beni mobili di valore non superiore a cinque mila euro; di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli, se il valore della controversia non supera i 20 mila euro; cause relative a questioni condominiali, eccetera. Sotto il punto di vista della giustizia amministrativa, il giudice di pace decide sulla fondatezza di un ricorso contro le multe prese dai cittadini per le violazioni del codice della strada. Nella Capitale operano 123 giudici di pace, contro i 209 previsti dalla pianta organica. A causa di questo gap, i tempi per la risoluzione delle controversie si dilatano notevolmente, anche alla luce della grande quantità di ricorsi presentati ogni anno presso la sede di via Teulada: circa tre mila. Il risultato di questa situazione è un numero elevato di pendenze, che sfiorano quota dieci per cento. Numero, però, in diminuzione, anche grazie all informatizzazione del sistema di invio di pre-ricorsi online, destinati a sostituire le classiche lettere al giudice di pace Novembre 2010 Reporter

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