LA REGOLA DI VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE

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1 LE RIMANENZE DI MAGAZZINO PROF. GIANLUCA GINESTI

2 Indice 1 INTRODUZIONE LA REGOLA DI VALUTAZIONE DELLE RIMANENZE LA DETERMINAZIONE DEL COSTO DI ACQUISTO LA DETERMINAZIONE DEL VALORE DI MERCATO APPLICAZIONI IN CONTABILITÀ RILEVAZIONE IN CONTABILITÀ DELLE RIMANENZE DI PRODOTTI FINITI BIBLIOGRAFIA di 24

3 1 Introduzione La valutazione delle rimanenze di magazzino è strettamente collegata al principio di competenza e di prudenza. In effetti, durante l esercizio sono stati rilevati attraverso le scritture continuative costi per l acquisto dei fattori produttivi. Contestualmente, una parte di questi fattori produttivi potrebbe essere stati impiegati per la produzione di beni e servizi. In sede di chiusura dei conti appare, pertanto, necessario individuare il valore delle rimanenze ancora in magazzino, che non essendo state utilizzate nell anno devono essere stornate e rinviate agli esercizi successivi, nei quali saranno realizzati i correlati ricavi. si espongono nello stato patrimoniale seguendo quanto previsto dall'art C I del Codice Civile: 1. Materie prime, sussidiarie e di consumo; 2. Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati; 3. Lavori in corso su ordinazione; 4. Prodotti finiti e merci; 5. Acconti. Le rimanenze si espongono nel conto economico comprendendo nel valore della produzione le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti, mentre le variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo e merci sono comprese nei costi della produzione (art del Codice Civile). In estrema sintesi, le RIMANENZE di magazzino sono costi da rinviare al futuro da riepilogare nell Attivo Circolante dello Stato Patrimoniale. 3 di 24

4 2 La regola di valutazione delle rimanenze La valutazione delle rimanenze di magazzino è contenuta nell art comma 1 punto 9 del codice civile che prescrive: le rimanenze, i titoli e le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni sono iscritti al costo di acquisto o di produzione, calcolato secondo il numero 1), ovvero al valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato, se minore; tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se ne sono venuti meno i motivi. I costi di distribuzione non possono essere computati nel costo di produzione. Da quanto enunciato è chiaro che al termine di ogni esercizio il redattore del bilancio deve confrontare il costo rimanenze di magazzino con il valore desumibile dal mercato e scegliere quello più basso per il principio di prudenza La determinazione del costo di acquisto Nel costo di acquisto delle rimanenze si devono considerare oltre al prezzo effettivo di acquisto anche eventuali oneri accessori, quali ad esempio spese di trasporto, assicurazione, ecc.. Tale valore va altresì depurato da resi, abbuoni, e sconti commerciali ottenuti dai fornitori. Oltre alla determinazione del costo unitario, una problematica frequente nella valutazione delle rimanenze di magazzino è legata ai movimenti che esse subiscono nel corso dell anno per acquisti, impieghi e vendite. L articolo 2426 comma 1 punto 10 prescrive che: il costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo della media ponderata o con quelli: "primo entrato, primo uscito o: "ultimo entrato, primo uscito; se il valore così ottenuto differisce in misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell'esercizio, la differenza deve essere indicata, per categoria di beni, nella nota integrativa; Sulla base di tali indicazioni il costo dei beni fungibili in rimanenza può essere calcolato secondo 4 di 24

5 tre criteri valutativi: metodo del costo medio ponderato; metodo del primo entrato, primo uscito (FIFO); metodo dell ultimo entrato, primo uscito (LIFO). Il costo medio ponderato Il criterio del costo medio ponderato presenta due alternative: costo medio ponderato per periodo; costo medio ponderato per movimento. Si riporta un esempio di calcolo del costo medio ponderato per periodo, che implica il calcolo di una media dei costi di acquisto dei beni ponderata per la quantità acquistata. 5 di 24

6 Sulla base di tale tabella il costo medio ponderato del periodo sarà pari a ( /4000)=110.5; per cui il costo delle rimanenze finali sarà pari a 110.5* 2000= Il metodo FIFO Tale metodo considera una movimentazione delle rimanenze secondo cui si impiegano o si vendono i beni in rimanenza da più tempo disponibili. In tal modo, restano in rimanenza i beni acquistati più di recente. Si riprenda la precedente tabella. Applicando il metodo FIFO il primo scarico di euro di beni in rimanenza si riferisce interamente alle rimanenze inziali, il secondo scarico di beni di euro 1000 si riferisce per euro 500 al 1 acquisto e per euro 500 al secondo acquisto. 6 di 24

7 Al le rimanenze di euro sono così valutate: ad un valore di 120; ad un valore di 110. Il valore delle rimanenze con il metodo FIFO è pari a Il metodo LIFO Con il metodo LIFO si considera che i beni in rimanenza siano quelli acquistati più di recente e, quindi, nel magazzino rimarranno solo i beni entrati nei primi periodi. Riprendiamo la tabella precedente 7 di 24

8 Applicando il metodo LIFO il primo scarico di beni di euro è riferito interamente al secondo acquisto. Il secondo scarico di beni di euro è riferito per euro al terzo acquisto. Le rimanenze finali sono così valutate: 500 ad un valore di 120: ad un valore di 104: ad un valore di 100: Il valore delle rimanenze con il metodo LIFO è pari a Riepilogando i risultati dei tre metodi esaminati si desume il seguente ordine: Metodo LIFO Metodo FIFO Metodo del costo medio ponderato Si può, pertanto osservare che i valori più bassi sono ottenuti applicando il metodo LIFO, mentre quelli più alti applicando il Metodo FIFO. Il metodo LIFO propone una valutazione a costi meno recenti producendo una sottovalutazione delle rimanenze nello stato patrimoniale. Proprio a causa di questa potenziale sottovalutazione i principi contabili internazionali non ammettono il metodo LIFO La determinazione del valore di mercato La regola generale di valutazione delle rimanenze di magazzino consiste nello scegliere il valore più basso tra costo di acquisto e valore desumibile dell andamento del mercato. 8 di 24

9 Il documento n. 13 dell OIC indica che: Il metodo del minore tra costo e mercato serve appunto ad eliminare quei costi di magazzino che si prevede non possano essere recuperati in futuro. Perdite derivanti da danni, deterioramenti, obsolescenza ecc. devono essere rilevate, in conformità al criterio della prudenza, come componenti negativi del reddito nell'esercizio in cui si possono prevedere e non nell'esercizio in cui vengono alienate le relative partite di magazzino. In altri termini, ad esempio, il costo storico delle rimanenze di magazzino determinato con i criteri predetti può non essere recuperabile se i prezzi di vendita sono diminuiti, se i beni si sono deteriorati, se sono divenuti obsoleti o se hanno un lento rigiro. L'esistenza di uno o più di questi eventi deve essere determinata per ogni voce di magazzino e considerata per stimare il futuro realizzo. La rilevazione delle perdite di valore e utilità non deve però comportare una eccessiva e non giustificata riduzione di valore, la quale modificherebbe artificiosamente i risultati sia dell'esercizio in cui il magazzino viene valutato, sia di quello in cui viene venduto. Per individuare la corretta determinazione del valore di mercato da attribuire ai beni in rimanenza il principio OIC n.13 indica che per valore di mercato ai fini della valutazione delle rimanenze di magazzino si intende, come regola generale: a) il costo di sostituzione per le materie prime e sussidiarie e semilavorati (parti o componenti) d'acquisto, che partecipano alla fabbricazione di prodotti finiti; b) il valore netto di realizzo per le merci, i prodotti finiti, semilavorati di produzione e prodotti in corso di lavorazione. Il costo di sostituzione rappresenta il costo con il quale in normali condizioni di gestione una determinata voce in magazzino può essere riacquistata o riprodotta. Il costo di sostituzione dei materiali e dei prodotti acquistati si determina sulla base dell'acquisto di quantità normali effettuato in normali circostanze. Il valore netto di realizzo rappresenta il prezzo di vendita nel corso della normale gestione (ossia di un'impresa in funzionamento), al netto dei costi di completamento e delle spese dirette di vendita che possono ragionevolmente prevedersi. 9 di 24

10 3 Applicazioni in contabilità I anno di Attività. Al 31/12/12 si rilevano Rimanenze Finali di materie prime per euro. Rilevazione rimanenze finali SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + MATERIE PRIME C RIMANENZE FINALI VARIAZIONE RIMANENZE MATERIE PRIME VF + VF Nella scrittura in contabilità, il conto MATERIE PRIME C RIMANENZE FINALI è un conto economico (VE-) che registra un costo sospeso, che indica la quota di costo relativo all acquisto di materie prime non impiegate nell anno. Pertanto rappresentano un attività o investimento in attesa di essere impiegati e realizzati. 10 di 24

11 Il conto VARIAZIONE RIMANENENZE MATERIE PRIME (VE+) registra lo storno dei costi di materie prime che non sono state impiegate nell anno. La funzione di tale conto è, quindi, quella di correggere indirettamente il valore degli acquisti di materie prime fatti durante l anno e che non sono stati del tutto impiegati. Conti principali MATERIE PRIME C RIMANENZE FINALI VARIAZIONE RIMANENZE MATERIE PRIME di 24

12 Scritture di chiusura dei conti SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + VARIAZIONE RIMANENZE MATERIE PRIME CONTO ECONOMICO VF + VF SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + STATO FINALE PATRIMONIALE MATERIE PRIME C RIMANENZE FINALI VF + VF 12 di 24

13 Rappresentazione nel bilancio di esercizio Conto Economico B) Costi della produzione 6) per materie prime = ) variazioni delle rimanenze di materie prime = (-) (rettifica di costi) Stato Patrimoniale Attivo. C) Attivo circolante I - Rimanenze 1) materie prime=3.500; II anno di attività. Alla fine dell anno le rimanenze di materie prime sono di euro. 13 di 24

14 Apertura conti rimanenze 1.1 SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + VARIAZIONE RIMANENZE MATERIE PRIME MATERIE PRIME C RIMANENZE INIZIALI VF + VF Nella scrittura in contabilità, il conto MATERIE PRIME C RIMANENZE INIZIALI (che ho lo stesso valore delle rimanenze finali) si riepiloga nel conto VARIAZIONE RIMANENZE MATERIE PRIME. Conti principali MATERIE PRIME C RIMANENZE INIZIALI di 24

15 VARIAZIONE RIMANENZE MATERIE PRIME Rilevazione rimanenze finali SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + MATERIE PRIME C RIMANENZE FINALI VARIAZIONE RIMANENZE MATERIE PRIME VF + VF 15 di 24

16 Conti principali VARIAZIONE RIMANENZE MATERIE PRIME RIMANENZE FINALI MATERIE PRIME di 24

17 Scritture di chiusura dei conti SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + VARIAZIONE RIMANENZE MATERIE PRIME 500 CONTO ECONOMICO 500 VF + VF Scritture di chiusura dei conti SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + STATO PATRIMONIALE MATERIE PRIME C RIMANENZE FINALI di 24

18 VF + VF Rappresentazione nel bilancio di esercizio Conto Economico B) Costi della produzione 6) per materie prime = ) Variazione rim. mat. prime = (-) 500 Stato Patrimoniale Attivo. C) Attivo circolante I - Rimanenze 1) materie prime= 4.000; 18 di 24

19 4 Rilevazione in contabilità delle rimanenze di prodotti finiti I anno di Attività. Al 31/12/12 si rilevano Rimanenze di prodotti finiti sono pari a euro Rilevazione rimanenze finali SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + PRODOTTI FINITI C RIMANENZE FINALI VARIAZIONE RIMANENZE PRODOTTI FINITI VF + VF Nella scrittura in contabilità, il conto PRODOTTI FINITI C RIMANENZE FINALI è un conto economico (VE-) che registra un costo sospeso, che indica la quota di prodotti realizzati e non venduti nell anno. Pertanto rappresentano un investimento in attesa di essere venduti. 19 di 24

20 Il conto VARIAZIONE RIMANENENZE PRODOTTI FINITI (VE+) registra lo storno del valore dei prodotti finiti che non sono state venduti nell anno. Conti principali PRODOTTI FINITI C RIMANENZE FINALI VARIAZIONE RIMANENZE PRODOTTI FINITI di 24

21 Chiusura conti SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + VARIAZIONE RIMANENZE PRODOTTI FINITI CONTO ECONOMICO VF + VF 21 di 24

22 Chiusura conti SEZIONE DARE SEZIONE AVERE VE VE + STATO PATRIMONIALE PRODOTTI FINITI C RIMANENZE FINALI VF + VF Rappresentazione nel bilancio di esercizio Conto Economico A) Valore della produzione 1) ricavi delle vendite =.. 2) Variazione rim. prod. fin. = di 24

23 Nel conto economico l aggregato A (Valore della produzione) rappresenta il valore della produzione realizzata. Pertanto, ai ricavi delle vendite vanno aggiunte anche le variazioni di prodotti finiti. Nel caso in esame, la variazione di prodotti finiti (data dalla differenza tra rimanenze finali di prodotti =2.500 e rimanenze iniziali=0) è positiva ed è indicativa del fatto che la produzione realizzata è superiore a quella venduta. Se viceversa, la differenza tra rimanenze finali e rimanenze iniziali di prodotti finiti fosse stata negativa si sarebbe iscritta tale differenza con segno negativo come variazione delle rimanenze nel valore della produzione. In questo ultimo caso la produzione realizzata sarebbe stata minore di quella venduta. Stato Patrimoniale Attivo. C) Attivo circolante I - Rimanenze Prodotti finiti= di 24

24 Bibliografia Marchi L. (a cura di), Contabilità d impresa e valori di bilancio, Giappichelli Editore, 2007 ed edizioni più recenti. Pisani M., Le rilevazioni contabili per il bilancio di esercizio, Milano, Franco Angeli, Quagli A., Bilancio di esercizio e principi contabili, Giappichelli Editore, di 24

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