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1 IL PICCOLO mercoledì 16 ottobre 2013 (Gli articoli della presente rassegna, dedicata esclusivamente ad argomenti di carattere economico e sindacale, sono scaricati dal sito internet del quotidiano. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti) Indice articoli REGIONE (pag. 2) Raddoppia la fame di affitti agevolati «Rotelli ha un idea, la giunta no» La battaglia sullo ius soli arriva a Palazzo Trasporto pubblico, Friuli Venezia Giulia apripista nazionale Debora in campo per i due mandati e la preferenza rosa TRIESTE (pag. 5) Lavori utili : 82 nuovi progetti Lo sbarco di Zara, 33 assunzioni Direzione del lavoro, no al trasloco GORIZIA-MONFALCONE (pag. 7) Amianto killer, 13 colpevoli (4 articoli)

2 REGIONE Raddoppia la fame di affitti agevolati di Gianpaolo Sarti TRIESTE Ormai è allarme sociale. Nel giro di una decina d anni in Friuli Venezia Giulia sono più che raddoppiate le persone che chiedono aiuto ai Comuni per pagare l affitto. E il fabbisogno complessivo sull intero territorio, cioè il totale che le famiglie domandano, è praticamente triplicato. Siamo nell ordine di milioni e milioni di euro. Sono soldi pubblici, erogati dalla Regione ai servizi sociali, grazie a fondi statali che per il 2013 Roma ha azzerato. L assessore Mariagrazia Santoro denuncia una «fortissima preoccupazione. La politica sulla casa va interamente rivista». Non parla solo di affitti, l esponente della giunta Serracchiani, ma anche di contributi per i mutui e Ater. L emergenza affitti Occorre ripercorrere l intero arco temporale che va dal 2004 a oggi per capire cosa sta succedendo. I due dati più eclatanti che saltano fuori dalle tabelle in mano agli uffici riguardano la domanda. Nel 2004 le famiglie che si rivolgevano ai servizi sociali comunali (a cui la Regione eroga i fondi) erano in totale Con la crisi e la perdita esponenziale dei posti di lavoro il numero è progressivamente aumentato. Ora, nel 2013, siamo arrivati a Un balzo che non lascia spazio a interpretazioni: ben oltre il doppio. Nel 2012 era addirittura peggio: richieste. Va da sé che anche il fabbisogno segnalato è cresciuto a dismisura, passando dai 10 milioni e 755 mila euro del 2004 agli attuali 28 milioni e 500 mila euro. Quasi il triplo. Il calo dei fondi Non è solo lo Stato che, attraverso la Regione, contribuisce. Sono anche i singoli Comuni che, come possono, mettono la loro fetta. Ma gli stanziamenti stanno diminuendo dopo l incremento a cui finora si è assistito: si va dai 578 mila del 2004 al milione e 900 mila euro del 2012; un flusso che si è allentato quest anno quando il tetto si è fermato agli 858 mila euro. La Regione è riuscita a contribuire costantemente: nel 2008, ad esempio, riusciva ancora ad assegnare tra fondi propri e statali quasi 14 milioni di (4,5 da Roma e 9 dal Fvg); nel 2011 il governo partecipava con quasi 3 milioni e la Regione faceva la sua parte con 5. Roma avara Adesso non è più così: il contributo nazionale nel 2012 si è irrimediabilmente bloccato ad appena 200 mila euro e la giunta regionale ha fatto il suo stanziando oltre 5 milioni, mentre per quest anno Roma non ha mandato nulla e il Fvg si è trovata a finanziare tutto con circa 6 milioni. Ed è questa la somma che si troveranno i Comuni. Siamo dunque ben lontano dai 14 milioni del 2008 e tutto questo a fronte di un impennata della domanda. Come dire: ci sono molti meno soldi ma, nel contempo, il bisogno lievita. I Comuni Il fabbisogno non è appannaggio di un area piuttosto che di un altra: è diffuso in tutto il Friuli Venezia Giulia. La disponibilità di 5 milioni e 957 mila euro che verrà ripartita dalla Regione investe 192 Comuni del territorio (che però avevano domandato oltre 27 milioni di euro a fronte di famiglie che si sono rivolte ai servizi sociali). Forte la richiesta da Trieste e Udine. Il capoluogo dovrebbe rispondere a domande di aiuto (ne riceverà appena 831 mila euro mentre il Comune ne assegnerà 200 mila); Udine, che ha la metà di abitanti, dovrebbe sostenere persone ma potrà ottenere soltanto 865 mila euro. La svolta casa Davanti a questi numeri la giunta Serracchiani si trova a dover rimettere in discussione le politiche abitative in atto. «È evidente che questo è un momento di fortissima preoccupazione per la Regione, nel contesto di una pesante diminuzione delle risorse», osserva Santoro. «Dobbiamo monitorare il problema per capire se è solo un momento di difficoltà in cui dobbiamo aggiungere fondi straordinari oppure se è un evoluzione strutturale. Rivedremo l itero settore annuncia l assessore su Ater, affitti e sostegno alla prima casa: tutto questo deve andare sotto una regia unica. Mi conforta il fatto che il governo sta inserendo il tema dell emergenza abitativa nella sua agenda. Noi comunque non intendiamo chiudere gli occhi di fonte a questo allarme».

3 «Rotelli ha un idea, la giunta no» TRIESTE Tutti lo chiamano, tutti lo cercano. Suona il cellulare del consigliere regionale Bruno Marini (Gruppo misto-forza Italia) e, dall altro capo del telefono, ci sono medici e operatori sanitari. Chiedono lumi su quanto dichiarato dall ex esponente pidiellino, passato al misto, sulla proposta di Franco Rotelli (Pd) che spinge un Azienda unica, creando imbarazzo alla maggioranza di centrosinistra. Ecco la frase incriminata di Marini: «La proposta lanciata dal presidente della III Commissione Rotelli di un Azienda unica derivante dall unificazione dell Azienda ospedaliera con l Azienda territoriale senza dubbio un pregio». Quella parola «pregio» ha una spiegazione: «Al di là del merito, sul quale ci confronteremo, non credo possa esserci da parte del centrodestra e, in particolare, di quello triestino, una posizione pregiudizialmente negativa, il pregio è di rappresentare una proposta concreta di indubbia logica e razionalità, cosa che finora è totalmente mancata da parte della giunta Serracchiani, dell assessore Telesca e che non si rintraccia nel disegno di legge dell esecutivo con le finalità e i principi per il riordino dell assetto istituzionale e organizzativo». Poi l attacco alla Cgil, uno degli obiettivi di Marini assieme alla giunta: «Appare incredibile come la Cgil, che dovrebbe chiedere proposte concrete, operative e compatibili con i costi sempre crescenti, non faccia altro che rifugiarsi dietro fumosi percorsi partecipativi, improbabili confronti con mezzo mondo tipici di una mentalità tipicamente di sinistra, piena di pregiudizi ideologici ma alquanto scarsa di proposte concrete». La battaglia sullo ius soli arriva a Palazzo TRIESTE Battaglia del Pd per i diritti degli immigrati. Con una mozione, che presto sarà depositata in Consiglio regionale per la discussione e l approvazione in aula, i democratici chiedono alla presidente della Regione Debora Serracchiani e al presidente del Consiglio Franco Iacop di farsi promotori dello ius soli in Parlamento, direttamente con i presidenti della Camera e del Senato. Cioè dell attribuzione della cittadinanza a chi è nato nel territorio italiano indipendentemente dalla provenienza dei genitori. «È una scelta politica fondamentale per uno Stato democratico su cui ci siamo sempre battuti e che caratterizza il Pd, è giusto che anche la Regione faccia la sua parte», commenta il capogruppo Cristiano Shaurli. «Anche gli amministratori locali hanno aperto percorsi concreti per questo riconoscimento e attraverso questo segnale politico puntualizza il consigliere ribadiamo la volontà di attuare decisioni di civiltà soprattutto in un momento come questo». Sul progetto sono pronte in Parlamento varie proposte di legge che si pongono l obiettivo di modificare l attuale normativa esistente. Anche il governo, con il ministro Kyenge, se n è fatto portavoce e lo stesso presidente della Repubblica Napolitano aveva esortato un intervento in merito. Due anni fa, inoltre, era partita la campagna di mobilitazione L Italia sono anch io per la raccolta firme su due proposte di legge di iniziativa popolare, appoggiate da una ventina di organizzazioni che operano nel sociale e finalizzate a riconoscere la cittadinanza italiana ai giovani di origine straniera ma nati in Italia. In più si chiedeva di concedere anche agli stranieri il diritto di elettorato alle elezioni amministrative. Si parte da un dato: la loro presenza nel nostro Paese supera ormai la soglia dei 5 milioni (dati del Dossier Caritas e Migrantes 2012) e rappresentano ormai l 8,2% della popolazione. Come si rileva nella mozione del Pd, su cui sta lavorando il consigliere Franco Codega, il 22% di queste persone ha meno di 18 anni. «Molti di loro si legge nel testo sono bambini e ragazzi nati o cresciuti nel nostro Paese: in 752 mila frequentano le nostre scuole e il 44% è stato partorito in Italia. 18 mila gli alunni stranieri in Friuli Venezia Giulia, nati nel nostro Paese Tuttavia non possono accedere alla cittadinanza, se non dopo i 18 anni e dopo un lungo periodo burocratico». (g.s.)

4 Trasporto pubblico, Friuli Venezia Giulia apripista nazionale di Stefano Bizzi GORIZIA I 951 mezzi in servizio delle quattro aziende concessionarie del trasporto pubblico locale del Friuli Venezia Giulia percorrono annualmente oltre 42milioni di chilometri trasportando poco più di un milione di passeggeri. È solo una goccia nel mare, se paragonato ai 2 miliardi di chilometri percorsi e ai 5,4 miliardi di passeggeri trasportati dai 50mila mezzi in servizio su tutto il territorio nazionale, eppure da domani a sabato sarà Gorizia ad ospitare il consueto appuntamento tecnico di AssTra, l associazione che rappresenta 178 aziende italiane di trasporto pubblico locale. L appuntamento organizzato da Apt con il patrocinio della Regione, della Provincia e del Comune di Gorizia è stato battezzato Un esperienza di confine e affronterà le difficoltà, le prospettive e le potenzialità del settore, ma avrà tra gli obiettivi anche quello di mettere in luce la particolarità territoriale regionale nel campo del Tpl, compresa quella transfrontaliera. Benché la scadenza dell attuale concessione sia alle porte e gli attori in campo siano in attesa di notizie sul nuovo affidamento del servizio, a differenza di quanto accaduto altrove, il Friuli Venezia Giulia ha precorso la riforma nazionale di riordino del settore introducendo già da tempo elementi di innovazione e razionalizzazione. Mentre nel resto d Italia i veti politici hanno tenuto bloccato il processo di trasformazione del trasporto pubblico locale, in regione la riforma è iniziata già nel 1997 e ora la nuova gara europea e il nuovo affidamento dei servizi porteranno a ridurre ulteriormente il numero delle concessionarie che, dalle attuali quattro, passeranno ad un soggetto unico. In questo senso è molto atteso l intervento in calendario venerdì mattina della presidente Debora Serracchiani. Per quanto riguarda il numero di concessionari presenti sul territorio nazionale, è curioso il confronto tra l Italia e l estero riportato nell analisi di AssTra che verrà illustrato proprio a Gorizia. Il mercato del Tpl italiano si caratterizza per una struttura industriale fortemente frammentata: da noi la quota di mercato dei primi tre operatori è pari al 26% contro il 56% del Regno Unito, il 77% della Francia e il 40% della Svezia. Alla polverizzazione del settore, si affianca poi una schizofrenia legislativa con conseguente incertezza delle regole: in circa dieci anni sono state più di venti le modifiche normative, a cui si devono poi aggiungere un referendum popolare e diversi interventi della Corte costituzionale. Il presidente di AssTra Marcello Panettoni sottolinea quanto sia essenziale risolvere al più presto il problema economico e sciogliere i nodi che soffocano il sistema. «Senza un minimo di stabilità - dice il numero uno dell associazione - è impossibile raddrizzare il volante ai trasporti pubblici locali e il rischio è una Italia dei trasporti a macchia di leopardo, con situazioni di forte disuguaglianza territoriale. Sul versante della stabilità delle risorse, AssTra ha fortemente supportato la reintroduzione di un Fondo Nazionale per il finanziamento del Tpl per garantire alle aziende un minimo di certezza economica». A causa dei tagli delle risorse, molte aziende hanno i conti in rosso. Panettoni rileva che rispetto al fabbisogno complessivo valutato dalle Regioni in 6,4 miliardi di euro annui (dato per l anno 2011) la dotazione del Fondo ammonta a 4,9 miliardi. «Rimane quindi un buco al Fnt di 1,5 miliardi di cui non è dato sapere se, come e da chi verrà coperto». Per AssTra è inoltre fondamentale intervenire con un piano pluriennale di finanziamento pubblico per sostenere il rinnovo del parco mezzi (almeno autobus all anno nel prossimo decennio) e dare così ossigeno anche al mercato svecchiando le flotte: oggi gli autobus hanno un età media di quasi 12 anni contro i 7 dell Europa. Tutto questo - e molto altro ancora sarà al centro delle due tavole rotone moderate venerdì a Palazzo Attems-Petzenstein dal direttore del Piccolo Paolo Possamai alle quali sono stati invitati anche il ministro delle Infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi, il presidente dell Anci Piero Fassino e il deputato Giorgio Brandolin.

5 Debora in campo per i due mandati e la preferenza rosa TRIESTE «La Regione apprezza e sostiene il difficile lavoro che stanno facendo i sindaci, e il limite dei due mandati non è in contraddizione con questa impostazione». Lo afferma la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che prende posizione sugli indirizzi dell amministrazione in tema di riforma degli enti locali. A cominciare dal delicato e dibattuto problema dei primi cittadini: «Premesso che il limite dei due mandati dovrebbe applicarsi a tutte le cariche elettive - prosegue Serracchiani - credo che un vincolo cui i sindaci non dovrebbero sottostare è quello dell'ineleggibilità, che impedisce la valorizzazione delle loro competenze in altri ambiti istituzionali, come il Consiglio regionale». «Un altro obiettivo che ci proponiamo di raggiungere - aggiunge il governatore regionale transitando alle questioni che ineriscono i meccanismi elettorali - è l'introduzione della doppia preferenza di genere, per dare agli assetti della rappresentanza uno 'scossone' che lo riequilibri». «Prepareremo una proposta di riforma che va in questa direzione - spiega l'assessore alla Funzione pubblica, Autonomie locali e coordinamento delle Riforme, Paolo Panontin - e cioè di eliminare il vincolo di ineleggibilità dei sindaci, di introdurre il limite dei due mandati consecutivi anche per il Consiglio regionale e di introdurre la doppia preferenza di genere». «Le linee guida di riforma complessiva del sistema delle Autonomie locali - ha chiarito Panontin - sono pronte per essere licenziate dalla Giunta regionale e daranno un segno tangibile dell'attenzione che viene riservata al mondo delle Autonomie locali e - conclude - in particolare ai sindaci». Confermando che il fronte dei primi cittadini è uno dei versanti più delicati di questa fase di riforma. TRIESTE Lavori utili : 82 nuovi progetti La giunta comunale di Trieste, su proposta dell assessore all Organizzazione e risorse umane Roberto Treu, ha approvato due delibere che avviano e vanno ad ampliare una serie di progetti, complessivamente ben 82, per lavori socialmente utili. Riconoscendo la validità del ricorso ai lavori socialmente utili, che rispondono a un importante funzione sociale e con l obiettivo di valorizzare le persone estromesse dal mercato del lavoro, soprattutto in questo momento di particolare crisi economia, la delibera consente di attivare e coinvolgere nei progetti ben 82 lavoratori socialmente utili (68 da avviare entro quest anno ed ulteriore 14 nel 2014), con un notevole incremento quindi, rispetto alle 27 persone che erano state finora impiegate in questo particolare settore. I progetti riguardano e interessano diversi servizi di pubblica utilità come ad esempio interventi manutentivi in alcuni impianti sportivi (Rocco, Grezar e PalaTrieste); opere di miglioramento e conservazione di immobili e strutture comunali; la pulizia e la manutenzione su aree patrimoniali pubbliche; la manutenzione di strade e piazze, nonché della relativa segnaletica; il riordino di archivi comunali; l apertura al pubblico dei Bagni Veronese e Lanterna; il rafforzamento del servizio di sorveglianza nei Civici musei letterari e nella Biblioteca civica; il supporto nelle attività amministrative dell Ufficio progetti speciali; la protocollazione e archiviazione di pratiche dell Area Risorse Economiche; la sorveglianza e il controllo nei Civici musei scientifici. Di tutti i progetti ben 39 riguardano l Area Cultura, considerata a un settore essenziale per favorire lo sviluppo e accrescere le potenzialità attrattive della città. «Anche con queste delibere - ha detto l assessore Roberto Treu - appare evidente l impegno della giunta di ricercare, pur nei limiti e nelle ristrettezze del bilancio, ogni opportunità per favorire, da un lato una maggior possibilità d occupazione e di conseguente integrazione delle retribuzioni dei lavoratori che si trovano in una condizione di difficoltà, dall altro di consentire ai cittadini di poter contare su servizi più adeguati».

6 Lo sbarco di Zara, 33 assunzioni di Laura Tonero Tra un mese, a metà novembre, aprirà i battenti Zara. Lo sbarco del marchio più famoso del colosso Inditex è molto atteso. E darà occupazione a 35 persone. Il nuovo negozio si svilupperà sui tre piani nel palazzetto di fine Ottocento che si affaccia su via Mazzini e su via San Nicolò che diventerà l entrata principale del punto vendita. Il gruppo ispanico, leader mondiale dell abbigliamento, «ha deciso spiegano dalla Inditex Italia - di riservare a Trieste tre reparti: quello dedicato alla donna, quello all uomo e un altro riservato al marchio Zara Kids con la linea per i bambini». In previsione dell apertura anche del reparto per i più piccoli in centro città, è prevista la chiusura dello spazio occupato da Zara Kids all interno del centro commerciale Il Giulia. Il personale impegnato in via Giulia si trasferirà nella nuova location. I colloqui e l esame delle centinaia di curriculum inviati sono già iniziati da settimane. Gli annunci per la selezione dei dipendenti sono ancora pubblicati nei siti internet specializzati nella ricerca di personale. «Lo staff del nuovo negozio Zara fanno sapere dalla Inditex Italia sarà composto da 36 persone, 33 neo assunti». L azienda sta selezionando due tipi di figure: responsabili e commessi. Gli aspiranti responsabili devono avere già due anni di esperienza con la stessa qualifica nel settore. Il loro ruolo prevede il coordinamento dell attività quotidiana, la scelta di determinati prodotti per raggiungere gli obiettivi commerciali stabiliti e l organizzazione delle risorse umane. Non viene richiesta esperienza invece agli aspiranti commessi dai quali però viene pretesa la disponibilità a lavorare a tempo pieno. Il candidato ideale non deve aver inoltre svolto stage se non curriculari e deve aver conseguito diploma o laurea da meno di 12 mesi. Largo ai giovani dunque, anche al primo impegno lavorativo. «La scelta di sbarcare a Trieste ha spiegato in più occasioni il gruppo - è stata determinata dalla posizione geograficamente strategica della città, dall afflusso di triestini e sloveni nel negozio di Udine che ha da sempre testimoniato l esigenza di un punto vendita del marchio nel capoluogo giuliano». I lavori per terminare in tempo l allestimento e le rifiniture degli oltre mille metri quadrati occupati dai reparti, il magazzino e la zona casse proseguono a pieno ritmo. Abili restauratori stanno mettendo mano anche alle rifiniture delle facciate, sistemando piccoli dettagli accanto all entrata di via San Nicolò. Le imprese stanno terminando la messa a punto degli impianti e a breve procederanno con la realizzazione dell arredamento. E già stata fatto il collaudo degli ascensori. La data ufficiale dell inaugurazione, Inditex Italia non la vuole ancora comunicare perché piccoli imprevisti tecnici potrebbero far slittare di alcuni giorni l apertura. Entro un paio di settimane comunque la fatidica data che cambierà l assetto commerciale del centro città verrà svelata e il viavai di carrelli e scatoloni pieni zeppi di merce l operazione per non creare disagi potrebbe avvenire anche in orario notturno faranno intuire che al debutto del grande punto vendita mancheranno poche ore. Con lo sbarco di Zara, Inditex posiziona in un anno due importanti pedine in centro città. Lo stesso gruppo, infatti, ha occupato con Stradivarius un altro dei punti commercialmente più importanti della città andando ad insediarsi negli spazi un tempo occupati da Monti.

7 Direzione del lavoro, no al trasloco Preoccupato il presidente regionale della Confindustria, Alessandro Calligaris sul trasferimento a Venezia della Direzione regionale del lavoro. «Se da un lato come Confindustria abbiamo sempre espresso l esigenza di una razionalizzazione delle strutture e dei conseguenti costi della Pubblica amministrazione riteniamo sottolinea Calligaris che tali operazioni vadano fatte con attenzione alle ricadute sul territorio. Spostare a Venezia le funzioni e i dipendenti della Direzione regionale del lavoro non credo porti a tali benefici mentre, nel contempo, farebbe mancare un importante struttura al servizio dei cittadini e delle imprese specie in un momento così delicato per l occupazione e le imprese. La Direzione regionale del lavoro con le molteplici attività che svolge non può prescindere da una collocazione regionale, da una vicinanza con gli specifici problemi e con le peculiarità che, specie una regione come il Friuli Venezia Giulia, limitrofa ad altri Paesi si trova ad affrontare. Non si può dimenticare l attività di consulenza e supporto che viene data alla Regione, alle Associazioni datoriali, alle Organizzazioni sindacali, alle Imprese ed ai Lavoratori; attività queste che verrebbero di certo a mancare in un processo di trasferimento a Venezia e di accorpamento con altre realtà oggi regionali». La Confindustria del Friuli Venezia Giulia auspica un ripensamento da parte del Governo nazionale tale da non rendere sempre più marginale la nostra regione. Sulla chiusura della Direzione regionale del lavoro interrogazione di Massimiliano Fedriga (Lega Nord) al Ministero del lavoro e Politiche sociali. «La chiusura della Direzione regionale del lavoro con sede a Trieste scrive il deputato- rientra nel contesto delle operazioni di fusione previste nello schema di riorganizzazione voluto dal Ministero competente: stando ad esso, gli uffici verrebbero trasferiti a Venezia, e 80 dipendenti friulani e giuliani rischierebbero il posto. Chiedo al Ministero di rendere noti i dati relativi al risparmio derivante dal processo di destrutturazione degli uffici regionali, di chiarire se alla riduzione del numero di Direzioni farà paio un abbattimento delle posizioni dirigenziali». GORIZIA-MONFALCONE Amianto killer, 13 colpevoli di Franco Femia I vertici dell ex Italcantieri sono responsabili della morte dei lavoratori del cantiere di Panzano deceduti per le malattie professionali legate all esposizione all amianto. Lo afferma la sentenza che ieri pomeriggio è stata emessa al tribunale di Gorizia dal giudice monocratico Matteo Trotta dopo una camera di consiglio durata sei ore e mezza, dalle 9.59 alle Tredici le condanne per omicidio colposo per una pena complessiva di 55 anni e 8 mesi. A Vittorio Fanfani, 93 anni, e Manlio Lippi, 90 anni, al vertice dell Italcantieri, le condanne più pesanti, 7 anni e mezzo di carcere; seguono poi Giorgio Tupini, 90 anni, ex presidente dell Italcantieri, 6 anni e 6 mesi; Enrico Bocchini, 90, già presidente del Cda, 6 anni e mesi; Mario Abbona, 90 anni, responsabile aziendale della sicurezza, 4 anni e mezzo; Corrado Antonini, 79 anni, ex direttore generale, 4 anni e 4 mesi; Antonio Zappi, 77 anni, vice direttore, 4 anni e 6 mesi; Aldo La Gioia, 85 anni, responsabile della produzione, 3 anni e 4 mesi; Roberto Schivi, 74 anni, direttore generale del personale, 2 anni e 8 mesi; Cesare Casini, 85 anni, vice direttore generale 2 anni e 6 mesi; due anni di reclusione sono stati infine comminati a Glauco Noulian, 89 anni, dirigente della sede centrale, a Italo Massenti, 84 anni, responsabile del settore acquisti e a Livio Minozzi, 67 anni, dirigente dell ufficio personale. Questi ultimi tre sono i soli a beneficiare della sospensione condizionale della pena. Tutti gli imputati condannati sono stati interdetti temporaneamente dagli uffici direttivi delle imprese per la durata della pena. Ventidue le assoluzioni. Come richiesto dai pm il giudice ha assolto per non aver commesso il fatto gli addetti alla sicurezza Marino Visintin e Mario Bilucaglia. Assolti anche altri cinque dipendenti dell Italcantieri - Giancarlo Testa, Roberto Picci, Peppino Maffioli, Saverio Di Macco e Vittorio Carratù - pure per non aver commesso il fatto perché privi di alcun potere decisionale o perché la loro permanenza ai vertici dell Italcantieri è stata talmente breve da non poter imputare loro alcuna responsabilità nella morte dei

8 cantierini. Assolti per non aver commesso il fatto (in un paio di casi per intervenuta prescrizione) i titolari delle ditte esterne: Amedeo Lia, Curzio Tossut, Carlo Viganò, Attilio Dall Osso, Roy Rhode, Ronald Rhode, Mario Pagliani, Ervino Lenardon, Omero Blazei, Liana Colamaria, Lino Crevatin, Renzo Meneghin, Gino Caron, Gianni Poggi e Giorgio Vanni. La sentenza conferma l impianto accusatorio della pubblica accusa - il pm Valentina Bossi al termine dell udienza si è detta molto soddisfatta della sentenza - anche se le pene sono lievemente inferiori alle richieste. Siamo certamente al processo di 1 grado, sono attesi altri due giudici (Appello e Cassazione), ma la sentenza del tribunale di Gorizia si può definire storica, perché è la prima in regione in materia di esposizione all amianto e perché fa chiarezza sulle responsabilità di chi ha permesso che nel cantiere di Panzano venisse usato fino ai primi anni Ottanta l amianto nella costruzione delle navi quando già si conosceva la sua pericolosità per la salute dei lavoratori. Una sentenza che era attesa da 15 anni, da quando a Monfalcone era sorta l associazione degli esposti che aveva chiesto a gran voce che si facesse giustizia e si desse una risposta alle centinaia di vedove che avevano visto morire i loro cari per asbestosi o tumori provocati dall amianto. Bisognerà ora attendere la motivazione della sentenza - sarà depositata entro 90 giorni - per capire meglio come e quali sono le responsabilità che vengono addossate ai dirigenti dell Italcantieri. Ma si può già affermare, anche leggendo le 12 pagine del dispositivo, che non è una sentenza generica che colpisce nel mucchio e fa di tutta l erba un fascio. Anzi il giudice Trotta, come d altra parte avevano fatto i pubblici ministeri, ha esaminato minuziosamente le posizioni degli imputati relativi agli 85 morti di cui al lungo capo di imputazione. E per alcuni decessi ed anche per le lesioni di alcune parti offese, il giudice ha dichiarato l assoluzione di tutti gli imputati per non aver commesso il fatto oppure il non doversi procedere perché il reato è prescritto. Si tratta in questo ultimo caso di decessi avvenuti fino al «Ora tutti sapranno chi ha ucciso i nostri cari» di Fabio Malacrea È durata 31 minuti la lettura della sentenza da parte del giudice monocratico Matteo Trotta: una sequenza zeppa di riferimenti tecnico-giuridici da cui si coglievano ogni tanto i nomi delle vittime e degli imputati. Quasi un tragico rosario in cui ogni grana corrispondeva un morto da amianto. Trentuno minuti di alta tensione emotiva, in un aula zeppa come mai nelle precedenti 93 udienze, tensione che non si è sciolta nemmeno nell ultima parte della lettura, la più chiara a tutti, quando Trotta ha sciorinato i nomi dei condannati e l entità della pena per ciascuno. Ci si aspettava un applauso liberatorio alla fine di tutto, che però non c è stato. Non un cenno di approvazione e tantomeno di dissenso. Solo un composto silenzio. È stata la risposta a chi riteneva che il clima creatosi attorno a questo processo potesse impedire al giudice una decisione serena e per questo era ricorso al principio della legittima suspicione. «Vede? Questi sarebbero i terroristi che volevano vendetta», dice un esposto. In fondo, a sinistra, nell aula di giustizia avevano trovato posto le vedove dell amianto, le prime ad arrivare, un quarto d ora prima dell ora fissata per la sentenza, alcune con le magliette di Amianto mai più. C era Rita Nardi, l ex presidente dell Aea, con lei Rita Sgorbissa, Anna Maria Pizzignacco, Nevia Pacco, Vanda Michelin, Laura Meneghetti, Anna Maria Declich, e altre. Aspettando, si erano quasi strette l una all altra per darsi coraggio. «Ho il cuore in gola», ha confessato Rita Nardi prima dell ingresso del giudice. All inizio della lettura le vedove si sono alzate in piedi per vedere e sentire meglio: sono rimaste quasi incredule quanto il dottor Trotta ha sciorinato una lunga serie di assoluzioni per prescrizione, atti peraltro dovuti, previsti anche nelle richieste del pubblico ministero («Queste assoluzioni sono il frutto dei ritardi accumulatisi prima che il presidente Napolitano si facesse sentire», ha rilevato Chiara Paternoster dell Aea), ma in quel momento assai preoccupanti per chi stava aspettando giustizia dopo anni di dolore, sofferenza e carte bollate. La tensione si è in parte sciolta quando Trotta ha elencato le condanne. Rita Nardi, in piedi sulla panca, ha alzato le braccia al cielo ma dalla sua bocca non è uscito neanche un sussurro. «A me non interessano le entità delle condanne - ha mormorato -, mi basta sapere che la legge li ha riconosciuti colpevoli, che sono loro ad aver causato la morte dei nostri cari. Spero che d ora in avanti trascorrano notti di sofferenza e dolore

9 come siamo state costrette a trascorrere noi». Qualche moto di dissenso, ma a denti stretti e sottovoce da parte di alcune vedove nel momento in cui il giudice ha elencato le provvisionali a favore delle parti civili mal sopportando la presenza dei sindacati («Ma dove erano quando i nostri si ammalavano?»). Alla fine della lettura, non è volata una mosca, solo qualche lacrima e abbracci liberatori. Non un applauso, non un grido o una contestazione. «Finalmente questa tortura è finita - afferma Rita Nardi. Ma non sono contenta. Non riesco a provare alcuna sensazione, se non la soddisfazione di avere avuto giustizia. Ora possiamo finalmente sapere quale è la verità, chi ha permesso che i nostri cari morissero come topi in quel cantiere». Altran mette sotto accusa il ministero L udienza è iniziata con qualche minuto di ritardo, in un aula dell ex corte di assise gremita di pubblico,rispetto all orario delle 9.30 ma nei suoi preliminari è durata meno di mazz ora. Il giudice, dopo l appello dei legale presenti (molti hanno rinunciato alla loro presenza delegando i colleghi), ha reso noto la decisione della Cassazione che aveva respinto il ricorso per legittimo sospetto presentato dall avvocato Cassiani rimandando il fascicolo al Tribunale di Gorizia. La decisione del pubblico ministero Valentina Bossi di non replicare ha accelerato senza dubbio i lavori processuali tanto che alle 9.59 il giudice Trotta si è ritirato in camera di consiglio per uscirne alle L aveva promesso, il sindaco di Monfalcone Silvia Altran, che sarebbe stata presente all ultima udienza del maxi-processo amianto. E l ha fatto, accompagnata dal suo vice Omar Greco, assiduo alle ultime udienze, e all assessore Cristiana Morsolin. Come lei c erano il sindaco di Staranzano Lorenzo Presot e l assessore ronchese Enrico Masarà, Paolo Liva, segretario provinciale della Cgil e Moreno Luxich della Rsu Fincantieri. Il sindaco Altran ha espresso contenuta soddisfazione per la sentenza. «Lasciamo da parte i trionfalismi - ha commentato -. La cosa importante è che si è segnata una tappa per un processo che si era trasformato in uno stillicidio per i famigliari delle vittime dell amianto. I giudici - ha aggiunto il sindaco - hanno svolto un lavoro serio e importante: questa sentenza avrà ora un peso notevole in altri casi analoghi e anche nei futuri processi per morti da amianto. È una sentenza che ha espresso un principio: che la salute delle persone non si baratta con il profitto. Restano purtroppo delle amare considerazioni: si potevano certamente evitare tanti decessi se il ministero della Sanità, negli scorsi anni e decenni, avesse fatto tutto ciò che poteva sul piano della prevenzione e della messa al bando dell amianto, sulla scorta delle conoscenze sulla nocività della sostanza killer che certamente aveva. E responsabilità gravi vanno anche addebitate alle istituzioni sanitarie a livello territoriale. Questa è una lezione che deve servire per evitare altre stragi impunite. «Vorrei però anche mettere in evidenza - ha concluso Altran - la civiltà della nostra gente e delle famiglie colpite dal dramma amianto che hanno accolto questa sentenza nella più assoluta compostezza. È stata la risposta migliore che si poteva dare a chi riteneva che potessero esserci delle tensioni e dei condizionamenti sui magistrati chiamati a decidere. Così non è stato. E per fortuna anche la Cassazione l ha riconosciuto consentendo al processo di chiudersi». Il presidente della Provincia Enrico Gherghetta ha accolto con commozione la sentenza. «È una buona sentenza - ha detto -, equilibrata. Non volevamo una giustizia sommaria e così non è stato. La salute non si baratta con il guadagno: questo è un principio che ora lasceremo in eredità ai nostri figli». Gherghetta anticipa una decisione importante, quella di destinare allo smaltimento dell amianto la provvisionale di 106mila euro riconosciuta alla Provincia come parte civile al processo. Presente all udienza anche Roberto Antonaz, ex consigliere regionale di Rifondazione: «Questa sentenza riporta su un piano di giustizia una vicenda terribile - ha detto - che ha avuto delle precise responsabilità. Qui non c è voglia di vendetta, solo di giustizia e speranza che altri episodi come questo possano non ripetersi. Riflettiamoci davanti al caso Ilva, a quello della Ferriera. E, se ce n era bisogno, a quello della centrale a Monfalcone. Non ho voluto mancare in questa giornata importante per tante famiglie che hanno vissuto delle tragedie al loro interno ha continuato Antonaz -. L amianto ha segnato anche la mia vita, sono figlio di un cantierino. Argomenti come i diritti dei

10 lavoratori, la loro tutela, le condizioni del lavoro erano all ordine del giorno in casa. Il fare politica, e questa politica, per me è stata una logica conseguenza».(f.m.) L associazione esposti destina i suoi fondi alla ricerca L Associazione degli esposti all amianto si è vista riconoscere dal tribunale una provvisionale immediatamente esecutiva di 25mila euro, oltre a un rimborso delle spese legali pari a euro. Denari che, sommati a un eventuale ulteriore risarcimento da fissare in separata sede, l associazione intende destinare interamente alla ricerca sui danni prodotti dall amianto e al sostentamento delle famiglie con persone colpite da malattie asbesto-correlate. Lo ha annunciato, dopo la lettura della sentenza che ha chiuso il maxi-processo, l avvocato Chiara Paternoster nella sua veste di iscritta all Aea. «È una decisione che abbiamo preso subito dopo aver conosciuto i termini della sentenza - ha detto il legale - e che vogliamo sia subito ben chiara a tutti. «Appena sarà accertata la cifra destinataci come risarcimento - continua Paternoster -, stabiliremo come e a chi assegnarla. Forniremo un puntuale riscontro alla città su come questi soldi verranno spesi». Una decisione quella di Aea, che potrebbe aprire una strada di solidarietà cui potrebbero associarsi anche i sindacati (alla Fiom-Cgil è stata riconosciuta una provvisionale di 75mila euro) e il Codacons (20mila). «C è la massima soddisfazione per la sentenza - ha aggiunto Chiara Paternoster -, anche se non si possono non stigmatizzare le tante assoluzioni per prescrizione. «Questo è il frutto - ha continuato - della lentezza con cui si è mossa la giustizia nel caso amianto negli anni passati prima che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano imprimesse una svolta decisiva richiamando al massimo impegno i magistrati delle zone coinvolte nel dramma amianto. Appello cui ha saputo dare una risposta decisiva il procuratore Beniamino Deidda. «Ci stiamo trovando di fronte - aggiunge Chiara Paternoster - alla più grave strage di civili del dopoguerra nel nostro Paese. Non si potevano chiudere gli occhi ancora a lungo. Questa sentenza, senz altro tanto sofferta anche in quest ultima fase processuale, ha finalmente espresso un principio sacrosanto destinato a fare da apripista in altri casi analoghi: la salute dei lavoratori, dei loro famigliari e dei cittadini non può essere subordinata all organizzazione del lavoro e al guadagno.(f.m.)

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