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1 INFORMATIVA SULLA DESTINAZIONE DEL TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO RESA AI SENSI DELL ARTICOLO 8, COMMA 8, DEL DECRETO LEGISLATIVO 5 DICEMBRE 2005, N. 252 (fonti : sito internet curato Ministero del lavoro e della previdenza sociale e dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione) Dall inizio degli anni Novanta il sistema pensionistico italiano è stato oggetto di un articolato processo di riforma volto a contenere la spesa pensionistica in modo da garantirne la sostenibilitá finanziaria. Tale riforma rappresenta un importante evoluzione nella storia della previdenza italiana. Essa è infatti incentrata sullo sviluppo di un sistema pensionistico basato su due pilastri : il primo è rappresentato dalla previdenza obbligatoria (erogata da Inps, Inpdap, Casse professionali ecc.) che assicura la pensione di base; il secondo è rappresentato dalla previdenza complementare che è finalizzata a erogare una pensione aggiuntiva a quella di base. Le prestazioni pensionistiche che saranno pagate in particolare ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro dopo il 1º gennaio 1996 o con pochi anni di servizio a quella data, saranno inferiori di quelle pagate nel passato. Per garantire a tutti i lavoratori la possibilità di mantenere un adeguato tenore di vita anche dopo il pensionamento, la riforma ha previsto la possibilità di aderire alle forme pensionistiche complementari. L adesione alla previdenza complementare, pur non essendo obbligatoria, è quindi un interessante opportunità per garantire ai pensionati di domani un reddito di importo adeguato. Una delle novità più importanti della Riforma riguarda il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) che può essere utilizzato come fonte di finanziamento delle forme pensionistiche complementari. IL TFR Che cos è il TFR? Il trattamento di fine rapporto (anche conosciuto come liquidazione ) è la somma che viene corrisposta dal datore di lavoro al lavoratore al termine del rapporto di lavoro dipendente. Come si determina? Il TFR si determina accantonando per ciascun anno di lavoro una quota pari al 6,91% della retribuzione lorda. La retribuzione utile per il calcolo del TFR comprende tutte le voci retributive corrisposte in via continuativa in dipendenza del rapporto di lavoro, salvo diversa previsione dei contratti collettivi. Gli importi accantonati sono rivalutati, al 31 dicembre di ogni anno, con l applicazione di un tasso costituito dall 1,5% in misura fissa e dal 75% dell aumento dell indice dei prezzi al consumo ISTAT. Al momento della liquidazione, il TFR è tassato, in linea generale, con l applicazione di una aliquota IRPEF media. Per la parte di TFR che si riferisce agli anni di lavoro decorrenti dal 1º gennaio 2001, l amministrazione finanziaria provvede poi a riliquidare l imposta, applicando l aliquota media di tassazione del lavoratore degli ultimi 5 anni. LAVORATORI INTERESSATI ALLA RIFORMA Sono interessati alla riforma della previdenza complementare attuata con il d.lgs. n. 252/2005 ed entrata in vigore dal 1º gennaio 2007 tutti i lavoratori autonomi e i lavoratori dipendenti, ad esclusione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Naturalmente, la specifica disciplina sul conferimento del TFR alle forme pensionistiche complementari trova applicazione solo con riferimento ai lavoratori dipendenti. COSA SONO E QUALI SONO LE FORME PENSIONISTICHE COMPLEMENTARI Le forme pensionistiche complementari sono forme di previdenza finalizzate a erogare una pensione aggiuntiva a quella erogata dagli Istituti di previdenza obbligatoria. Tali forme sono autorizzate e sottoposte alla vigilanza di una Autorità pubblica, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP). Sono forme pensionistiche complementari: i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti, i piani

2 individuali pensionistici e i fondi pensione preesistenti, istituiti anteriormente al novembre Le forme pensionistiche complementari si distinguono anche in collettive e individuali, in base alle modalità istitutive. Nelle forme collettive l adesione viene contrattata a livello collettivo e riguarda un gruppo di lavoratori individuati in base all appartenenza ad una determinata azienda, gruppo di aziende, comparto o settore produttivo; nelle forme individuali invece l adesione avviene su base rigorosamente individuale a prescindere dal tipo di attività prestata e dall esercizio o meno di attività lavorativa. Forme pensionistiche collettive Fondi pensione chiusi o negoziali Fondi pensione aperti ad adesione collettiva Fondi pensione preesistenti Forme pensionistiche individuali Fondi pensione aperti ad adesione individuale Piani individuali pensionistici Fondi pensione chiusi o negoziali I fondi pensione negoziali nascono da contratti o accordi collettivi anche aziendali che individuano l area dei destinatari cioè i soggetti ai quali il fondo si rivolge sulla base dell appartenenza ad un determinato comparto, impresa o gruppo di imprese o ad un determinato territorio (es. regione o provincia autonoma). Fondi pensione aperti I fondi pensione aperti sono istituiti direttamente da banche, società di intermediazione mobiliare, compagnie di assicurazione e società di gestione del risparmio. Nell ambito del patrimonio della società che li istituisce, i fondi pensione aperti costituiscono un patrimonio separato ed autonomo finalizzato esclusivamente all erogazione delle prestazioni previdenziali. L adesione ai fondi aperti può avvenire in forma collettiva o individuale. Fondi pensione preesistenti I fondi pensione preesistenti sono forme pensionistiche complementari già istituite alla data del 15 novembre 1992 che presentano caratteristiche peculiari rispetto ai fondi istituiti successivamente (come ad esempio la possibilità di gestire direttamente le risorse senza ricorrere a intermediari specializzati). Con il decreto n. 62 del 10 maggio 2007 sono state emanate le norme di adeguamento dei fondi preesistenti alla disciplina del d.lgs. 252/2005. L adesione a questa tipologia di fondo avviene su base collettiva e l ambito dei destinatari è individuato dagli accordi o contratti aziendali o interaziendali. Piani individuali pensionistici Sono forme pensionistiche individuali realizzate attraverso la sottoscrizione di contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale. FONDINPS FONDINPS è una vera e propria forma pensionistica complementare cui affluisce il TFR di quei lavoratori che non hanno presentato al datore di lavoro alcuna dichiarazione in merito alla destinazione del TFR e che non hanno un fondo pensione negoziale di riferimento. A FONDINPS si applicano le stesse regole di funzionamento delle altre forme pensionistiche complementari. FONDINPS non va pertanto confuso con il Fondo per l erogazione del TFR gestito dall Inps, al quale affluisce a decorrere dal 1º gennaio 2007 il TFR dei lavoratori dipendenti da aziende con almeno 50 dipendenti che hanno deciso di non destinare il TFR ad una forma di previdenza complementare. Tale ultimo fondo infatti funziona con le stesse regole previste dall art cod. civ. per il TFR. LA SCELTA SULLA DESTINAZIONE DEL TFR Dal 1º gennaio 2007 ciascun lavoratore dipendente può scegliere di destinare il proprio TFR maturando, cioè futuro, alle forme pensionistiche complementari oppure di mantenerlo presso il datore di lavoro. Per i lavoratori già assunti alla data del 31 dicembre 2006 il termine per effettuare la scelta è scaduto il 30 giugno 2007; per i lavoratori assunti in data successiva, il termine scade dopo sei mesi dall assunzione. Non deve scegliere il lavoratore che già in data antecedente al 1º gennaio 2007 aderiva a un fondo

3 pensione versando integralmente il TFR. La scelta sulla destinazione del TFR deve essere effettuata compilando il modulo TFR 2 allegato al decreto del Ministero del lavoro 30 gennaio 2007 che deve essere consegnato dal lavoratore, compilato e sottoscritto, al datore di lavoro. Il modulo TFR 2 dovrà essere compilato dai lavoratori assunti dopo il , che non abbiano già espresso una scelta in merito alla destinazione del Tfr in relazione a una precedente attività lavorativa. Se entro il termine di sei mesi dalla data di assunzione il lavoratore non consegna il modulo al datore di lavoro si realizza un adesione automatica ai fondi pensione tramite il meccanismo del tacito conferimento del TFR (silenzio assenso). In relazione alla data di assunzione e all anzianità contributiva maturata presso gli enti di previdenza obbligatoria si aprono diverse possibilità di scelta per i lavoratori. Lavoratori assunti entro il 31 dicembre 2006 Per i lavoratori già assunti alla data del 31 dicembre 2006 il termine per effettuare la scelta sulla destinazione del TFR è scaduto il 30 giugno Lavoratori che entro il 30 giugno 2007 hanno scelto di mantenere il TFR presso il datore di lavoro Lavoratori che entro il 30 giugno 2007 hanno scelto con modalità tacita o esplicita di aderire alla previdenza complementare Lavoratori che entro il 30 giugno 2007 hanno scelto di mantenere il TFR presso il datore di lavoro I lavoratori che hanno scelto di mantenere il TFR presso il datore di lavoro potranno in qualunque momento revocare tale scelta decidendo di conferire il TFR maturando ad una forma di previdenza complementare prescelta. La successiva determinazione del lavoratore di destinare il TFR maturando ad una forma di pensionistica complementare va comunicata al datore di lavoro in forma scritta. E consentito l utilizzo di modelli diversi da quello ministeriale. ATTENZIONE! I lavoratori che in relazione a precedenti rapporti di lavoro hanno scelto di mantenere il loro TFR presso il datore di lavoro e desiderano confermare tale scelta anche in relazione al nuovo rapporto di lavoro, non sono obbligati a compilare il Modulo TFR2 ma dovranno, entro e non oltre il semestre dalla nuova assunzione, portare a conoscenza del nuovo datore di lavoro l opzione esercitata in precedenza, allegando alla comunicazione, p.e., copia del modulo TFR1 a suo tempo sottoscritto ovvero una attestazione del datore di lavoro di provenienza. In mancanza si realizzeranno nei loro confronti gli effetti del tacito conferimento del TFR, e il silenzio del lavoratore verrà interpretato come manifestazione tacita della volontà di aderire alla previdenza complementare. Per i lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, l intero TFR è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo Tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall art cod. civ.. Il versamento del TFR al Fondo Tesoreria verrà effettuato dal datore di lavoro a decorrere dal mese successivo a quello della consegna del modulo da parte del lavoratore al datore di lavoro stesso e riguarderà anche le somme maturate dal 1º gennaio 2007 fino al versamento. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria, non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto accadeva fino al ; l interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro. Lavoratori che entro il 30 giugno 2007 hanno scelto con modalità tacita o esplicita di aderire alla previdenza complementare

4 I lavoratori che hanno già scelto di aderire con modalità tacita o esplicita alla previdenza complementare non possono più revocare tale scelta che rimane efficace (salvo il caso di riscatto della posizione presso il fondo pensione) anche nell eventualità che dopo il 30 giugno 2007 instaurino un nuovo rapporto di lavoro. In occasione della nuova assunzione i lavoratori interessati avranno sei mesi di tempo decorrenti dalla data di assunzione per comunicare al nuovo datore di lavoro a quale forma pensionistica complementare intendono destinare il loro TFR ed, eventualmente, la misura del TFR da destinare alla previdenza complementare. In particolare, per quanto attiene a tale ultimo profilo, se, in relazione a precedenti rapporti di lavoro, i lavoratori di prima iscrizione a previdenza obbligatoria in data antecedente al 29 aprile 1993 avevano scelto di destinare alla forma di previdenza complementare prescelta non l intero TFR bensì la percentuale prevista dal contratto collettivo, potranno scegliere di versare al fondo pensione al quale accedono in relazione alla nuova attività lavorativa, in alternativa al 100% del TFR, la percentuale prevista dagli accordi collettivi che trovano applicazione in base al nuovo rapporto di lavoro. Gli effetti di tale scelta retroagiranno dalla data di assunzione. Tale scelta dovrà essere comunicata al datore di lavoro in forma scritta. E consentito l utilizzo di modelli diversi da quello ministeriale. Se entro il semestre decorrente dalla data di nuova assunzione tali lavoratori non comunicheranno alcuna scelta al nuovo datore di lavoro, si realizzeranno nei loro confronti gli effetti del tacito conferimento del TFR, sempre con decorrenza dalla data di assunzione. In questa ipotesi il datore di lavoro trasferisce, al termine dei sei mesi dalla data di nuova assunzione, il TFR alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali, o alla forma collettiva individuata con un diverso accordo aziendale. Tale accordo, ove presente, deve essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale. Se esistono più forme pensionistiche collettive (es. fondo pensione nazionale di categoria e fondo pensione aziendale) cui il lavoratore ha facoltà di aderire, il datore di lavoro trasferisce il TFR: 1. alla forma individuata con accordo aziendale; in assenza di specifico accordo, alla forma alla quale abbia aderito il maggior numero di lavoratori dell azienda; 2. in assenza di una forma pensionistica collettiva individuabile sulla base dei criteri sopra elencati, il datore di lavoro trasferisce il TFR a FONDINPS. Trenta giorni prima della scadenza del termine per effettuare la scelta, il datore di lavoro deve comunicare al lavoratore, che ancora non abbia presentato alcuna dichiarazione, le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla quale sarà trasferito il TFR in caso di silenzio. Lavoratori assunti dopo il 31 dicembre 2006 Iscritti alla previdenza obbligatoria in data successiva al 28 aprile 1993 Iscritti alla previdenza obbligatoria in data anteriore al 29 aprile 1993 Iscritti alla previdenza obbligatoria in data successiva al 28 aprile 1993 Tali lavoratori, che non versano ancora il TFR ad una forma pensionistica complementare, possono scegliere attraverso la compilazione del modulo TFR 2-Sezione 1 di: destinare il TFR futuro alla forma pensionistica complementare prescelta. Fermo restando che il Tfr destinato a previdenza complementare è quello che matura dal periodo di paga in corso al momento della scelta, l effettivo versamento delle somme al fondo pensione avverrà con i tempi e i modi previsti dalle fonti istitutive. Per i lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, il TFR che matura dall assunzione al momento della scelta di devoluzione a una forma pensionistica complementare è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo Tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall art cod. civ.. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria non vi è nessun

5 cambiamento rispetto a quanto accadeva fino al ; l interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro; mantenere il TFR futuro presso il datore di lavoro. Per i lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, l intero TFR è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall art cod. civ.. Il versamento del TFR al fondo verrà effettuato dal datore di lavoro a decorrere dal mese successivo a quello della consegna del modulo da parte del lavoratore e riguarderà anche le somme maturate dalla data di assunzione. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria, non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto accadeva fino al ; l interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro. ATTENZIONE! I lavoratori che in relazione a precedenti rapporti di lavoro hanno scelto di mantenere il loro TFR presso il datore di lavoro e desiderano confermare tale scelta anche in relazione al nuovo rapporto di lavoro, non sono obbligati a compilare il Modulo TFR2 ma dovranno, entro e non oltre il semestre dalla nuova assunzione, portare a conoscenza del nuovo datore di lavoro l opzione esercitata in precedenza, allegando alla comunicazione, p.e., copia del modulo TFR2 a suo tempo sottoscritto ovvero una attestazione del datore di lavoro di provenienza. In mancanza si realizzeranno nei loro confronti gli effetti del tacito conferimento del TFR, e il silenzio del lavoratore verrà interpretato come manifestazione tacita della volontà di aderire alla previdenza complementare. Se entro sei mesi dalla data di assunzione, il lavoratore non esprime alcuna indicazione relativa alla destinazione del TFR utilizzando il modulo citato, si realizzano gli effetti del tacito conferimento del TFR, e il silenzio del lavoratore viene interpretato come manifestazione tacita della volontà di aderire alla previdenza complementare. La legge prevede che in tale caso il datore di lavoro trasferisca, al termine dei sei mesi dalla data di assunzione, il TFR futuro alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali, o alla forma collettiva individuata con accordo aziendale, ove presente. Tale accordo deve essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale. Per i lavoratori di aziende con almeno 50 dipendenti, il TFR maturato nel semestre di scelta è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo Tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall art cod. civ.. Se esistono più forme pensionistiche collettive (es. fondo pensione nazionale di categoria e fondo pensione aziendale) cui il lavoratore ha facoltà di aderire, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro: 1. alla forma individuata con accordo aziendale; in assenza di specifico accordo, alla forma alla quale abbia aderito il maggior numero di lavoratori dell azienda; 2. in assenza di una forma pensionistica collettiva individuabile sulla base dei criteri sopra elencati, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro a FONDINPS. Trenta giorni prima della scadenza del termine per effettuare la scelta, il datore di lavoro deve comunicare al lavoratore che ancora non abbia presentato alcuna dichiarazione le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla quale sarà trasferito il TFR futuro in caso di silenzio del lavoratore. Lavoratori che hanno già scelto con modalità tacita o esplicita di aderire alla previdenza complementare in relazione a precedenti rapporti di lavoro I lavoratori che hanno già scelto di aderire con modalità tacita o esplicita alla previdenza complementare non possono più revocare tale scelta che rimane efficace (salvo il caso in cui riscattino la posizione maturata presso il FP) anche nell eventualità che instaurino un nuovo rapporto di lavoro. In occasione della nuova assunzione i lavoratori interessati avranno sei mesi di tempo decorrenti dalla data di assunzione per comunicare al nuovo datore di lavoro a quale forma pensionistica complementare intendono destinare il loro TFR. Gli effetti di tale scelta retroagiranno in questo caso alla data di assunzione. Tale scelta dovrà essere comunicata al datore di lavoro in forma scritta. E consentito l utilizzo di modelli diversi da quello ministeriale.

6 Se entro il semestre decorrente dalla data di nuova assunzione tali lavoratori non comunicheranno alcuna scelta al nuovo datore di lavoro, si realizzeranno nei loro confronti gli effetti del tacito conferimento del TFR, sempre con decorrenza dalla data di assunzione. In questa ipotesi il datore di lavoro trasferisce, al termine dei sei mesi dalla data di nuova assunzione, il TFR alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali, o alla forma collettiva individuata da un diverso accordo aziendale, ove presente. Tale diverso accordo deve essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale. Se esistono più forme pensionistiche collettive (es. fondo pensione nazionale di categoria e fondo pensione aziendale) cui il lavoratore ha facoltà di aderire, il datore di lavoro trasferisce il TFR: 1. alla forma individuata con accordo aziendale; in assenza di specifico accordo, alla forma alla quale abbia aderito il maggior numero di lavoratori dell azienda; 2. in assenza di una forma pensionistica collettiva individuabile sulla base dei criteri sopra elencati, il datore di lavoro trasferisce il TFR a FONDINPS. Trenta giorni prima della scadenza del termine per effettuare la scelta, il datore di lavoro deve comunicare al lavoratore che ancora non abbia presentato alcuna dichiarazione le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla quale sarà trasferito il TFR in caso di silenzio del lavoratore Iscritti alla previdenza obbligatoria in data anteriore al 29 aprile 1993 Tali lavoratori dovranno compilare il modulo TFR2? Sezione 2 nel caso in cui siano ad essi applicati accordi o contratti collettivi che prevedano la possibilità di conferire il TFR; in caso contrario, dovranno compilare la sezione 3. Tali lavoratori possono scegliere di: mantenere il TFR futuro presso il datore di lavoro. Per i lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, l intero TFR è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall art cod. civ.. Il versamento del TFR al fondo verrà effettuato dal datore di lavoro a decorrere dal mese successivo a quello della consegna del modulo da parte del lavoratore e riguarderà anche le somme maturate dalla data di assunzione. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria, non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto accadeva fino al ; l interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro; ATTENZIONE! I lavoratori che in relazione a precedenti rapporti di lavoro hanno scelto di mantenere il loro TFR presso il datore di lavoro e desiderano confermare tale scelta anche in relazione al nuovo rapporto di lavoro, non sono tenuti a compilare il Modulo TFR2 ma dovranno, entro e non oltre il semestre dalla nuova assunzione, portare a conoscenza del nuovo datore di lavoro l opzione esercitata in precedenza, allegando alla comunicazione, p.e., copia del modulo TFR2 a suo tempo sottoscritto ovvero una attestazione del datore di lavoro di provenienza. In mancanza si realizzeranno nei loro confronti gli effetti del tacito conferimento del TFR, e il silenzio del lavoratore verrà interpretato come manifestazione tacita della volontà di aderire alla previdenza complementare. destinare il TFR futuro alla forma pensionistica complementare prescelta nella misura prevista dagli accordi o dai contratti collettivi (nel caso della sezione 2) o, laddove non vi sia tale previsione (nel caso della sezione 3), in misura non inferiore al 50%. La quota residua del TFR rimarrà presso il datore di lavoro o, qualora l azienda occupi almeno 50 addetti, sarà trasferita dal datore di lavoro al Fondo Tesoreria, che assicura le stesse prestazioni previste dall art cod. civ.. Il versamento del TFR residuo al Fondo Tesoreria verrà effettuato dal datore di lavoro a decorrere dal mese successivo a quello

7 della consegna del modello da parte del lavoratore e riguarderà anche le somme maturate dalla data di assunzione. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria, non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto accadeva fino al ; l interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro; destinare il TFR futuro nella misura del 100% alla forma pensionistica complementare prescelta. Fermo restando che il Tfr destinato a previdenza complementare è quello che matura dal periodo di paga in corso al momento della scelta, l effettivo versamento delle somme al fondo pensione avverrà con i tempi e i modi previsti dalle fonti istitutive. Per i lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, il TFR che matura dall assunzione al momento della scelta di devoluzione a una forma pensionistica complementare è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo Tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall art cod. civ.. Per il lavoratore il cui TFR sarà trasferito al Fondo Tesoreria, non vi è nessun cambiamento rispetto a quanto accadeva fino al ; l interlocutore del lavoratore resterà, sempre e comunque, il datore di lavoro. I lavoratori che aderiscono già a forme di previdenza complementare alle quali non versino alcuna quota di TFR, potranno utilizzare la sezione 2 e 3 del modulo TFR2, ma le opzioni a loro disposizione saranno ridotte. Essi potranno scegliere di lasciare tutto il TFR in azienda (prima opzione del modulo) o di versarlo integralmente al fondo pensione (terza opzione del modulo), e in quest ultimo caso dovranno necessariamente indicare, nell apposita sezione, il fondo pensione cui essi già aderiscono. Se entro sei mesi dalla data di assunzione, il lavoratore non esprime alcuna indicazione relativa alla destinazione del TFR, utilizzando il modulo citato, si realizzano gli effetti del tacito conferimento del TFR, e il silenzio del lavoratore viene interpretato come manifestazione tacita della volontà di aderire alla previdenza complementare. La legge prevede che in tale caso il datore di lavoro trasferisca, al termine dei sei mesi dalla data di assunzione, il TFR futuro alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali, o alla forma collettiva individuata con un diverso accordo aziendale, ove presente. Tale diverso accordo deve essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale. Per i lavoratori di aziende con almeno 50 addetti, il TFR maturato nel semestre di scelta è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato (Fondo Tesoreria), gestito, per conto dello Stato, dall INPS, che assicura le stesse prestazioni previste dall art cod. civ.. Se esistono più forme pensionistiche collettive (es. fondo pensione nazionale di categoria e fondo pensione aziendale) cui il lavoratore ha facoltà di aderire, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro: 1. alla forma individuata con accordo aziendale; 2. in assenza di specifico accordo, alla forma alla quale abbia aderito il maggior numero di lavoratori dell azienda. In assenza di una forma pensionistica collettiva individuabile sulla base dei criteri sopra elencati, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro a FONDINPS. Trenta giorni prima della scadenza del termine per effettuare la scelta, il datore di lavoro deve comunicare al lavoratore che ancora non abbia presentato alcuna dichiarazione le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla quale sarà trasferito il TFR futuro in caso di silenzio del lavoratore. Lavoratori che hanno già scelto con modalità tacita o esplicita di aderire alla previdenza complementare I lavoratori che hanno già scelto di aderire con modalità tacita o esplicita alla previdenza complementare non possono più revocare tale scelta che rimane efficace (salvo il caso di riscatto della posizione presso il FP) anche nell eventualità che instaurino un nuovo rapporto di lavoro. In occasione della nuova assunzione i lavoratori interessati avranno sei mesi di tempo decorrenti dalla data di assunzione per comunicare al nuovo datore di lavoro a quale forma pensionistica complementare intendono destinare il loro TFR ed, eventualmente, la misura del TFR da destinare alla previdenza complementare. In particolare, per quanto attiene a tale ultimo profilo, se in relazione a precedenti rapporti di lavoro avevano scelto di destinare alla forma di previdenza complementare prescelta

8 non l intero TFR, bensì la percentuale prevista dal contratto collettivo, possono scegliere di versare al fondo pensione prescelto in relazione alla nuova attività lavorativa, in alternativa al 100% del TFR, la percentuale prevista dagli accordi collettivi che trovano applicazione in base al nuovo rapporto di lavoro. Gli effetti di tale scelta retroagiranno, in questo caso, alla data di assunzione. Tale scelta dovrà essere comunicata al datore di lavoro in forma scritta. E consentito l utilizzo di modelli diversi da quello ministeriale. Se entro il semestre decorrente dalla data di nuova assunzione tali lavoratori non comunicheranno alcuna scelta al nuovo datore di lavoro, si realizzeranno nei loro confronti gli effetti del tacito conferimento del TFR, sempre con decorrenza dalla data di assunzione. In questo caso il datore di lavoro trasferisce, al termine dei sei mesi dalla data di nuova assunzione, il TFR alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali, o alla forma collettiva individuata con un diverso accordo aziendale, ove presente. Tale diverso accordo deve essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale. Se esistono più forme pensionistiche collettive (es. fondo pensione nazionale di categoria e fondo pensione aziendale) cui il lavoratore ha facoltà di aderire, il datore di lavoro trasferisce il TFR: 1. alla forma individuata con accordo aziendale; in assenza di specifico accordo, alla forma alla quale abbia aderito il maggior numero di lavoratori dell azienda; 2. in assenza di una forma pensionistica collettiva individuabile sulla base dei criteri sopra elencati, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro a FONDINPS. Trenta giorni prima della scadenza del termine per effettuare la scelta, il datore di lavoro deve comunicare, al lavoratore che ancora non abbia presentato alcuna dichiarazione, le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla quale sarà trasferito il TFR in caso di silenzio del lavoratore. Contribuzione Contribuzione fondi Alle forme pensionistiche complementari si può contribuire mediante: il TFR futuro; i contributi a carico del lavoratore; i contributi a carico del datore di lavoro. Dal 1º gennaio 2007, si può aderire alle forme pensionistiche complementari anche mediante il solo conferimento del TFR futuro. Tale adesione non comporta l obbligo di versamento di altri contributi, né da parte del lavoratore né del datore di lavoro. L aderente può tuttavia decidere di versare ulteriori contributi, determinandone liberamente l importo; in tal caso, se gli accordi o contratti collettivi lo prevedono, ha diritto al versamento dei contributi a carico del datore di lavoro. Il datore di lavoro può comunque decidere, pur in assenza di accordi collettivi, di versare un contributo a proprio carico alla forma pensionistica complementare alla quale il lavoratore abbia aderito. Nelle forme pensionistiche collettive, gli accordi e i contratti possono stabilire la misura minima della contribuzione (in cifra fissa o in percentuale della retribuzione) dei lavoratori e dei datori di lavoro. Nelle forme pensionistiche individuali, il lavoratore, nel caso in cui versi contributi a proprio carico, ha diritto anche alla contribuzione a carico del datore di lavoro, nei limiti e secondo le modalità stabilite dagli accordi collettivi. Investimento contributi L adesione alla previdenza complementare comporta il versamento dei flussi contributivi (TFR ed eventuali contributi del lavoratore e del datore di lavoro) e l investimento di tali flussi.

9 I contributi versati vengono infatti investiti da gestori specializzati in strumenti finanziari (azioni, titoli di Stato e altri titoli obbligazionari, quote di fondi comuni di investimento) in base alla politica di investimento stabilita dalla forma pensionistica e producono nel tempo rendimenti variabili in funzione dell andamento dei mercati e delle scelte di gestione. I contributi affidati ai gestori specializzati costituiscono patrimonio separato e autonomo, destinato esclusivamente al fine previdenziale e sottratto all esecuzione da parte dei creditori del gestore. Una specifica disciplina prudenziale determina rigorosi criteri di individuazione e ripartizione del rischio nella scelta degli investimenti. La COVIP vigila sull osservanza e il rispetto di tali regole. In alcune forme pensionistiche la politica di investimento delle risorse è unica per tutti gli aderenti (fondo monocomparto) che, quindi, beneficiano allo stesso modo dei risultati della gestione finanziaria. In altre forme l investimento è differenziato su più linee di investimento (fondi pluricomparto), diverse tra loro per natura e rischiosità. In questo caso l aderente sceglie il comparto (la linea d'investimento) a cui aderire sulla base di valutazioni personali. La scelta della linea di investimento più adatta deve tenere conto delle proprie condizioni socioeconomiche, dell età, della maggiore o minore distanza dal momento del pensionamento e della propensione personale al rischio finanziario. I lavoratori più giovani potrebbero essere più propensi a scegliere linee di investimento più aggressive, a prevalente contenuto azionario, che presentano un maggior grado di rischio ma anche maggiori probabilità di alti rendimenti nel "lungo periodo". Invece, i lavoratori più vicini alla pensione potrebbero preferire l adesione ad un comparto gestito in modo più "prudente". Il rendimento atteso dall investimento è infatti fortemente correlato al livello di rischio che il lavoratore è disposto ad assumersi: a livelli di rischiosità più bassi corrispondono infatti rendimenti più bassi, viceversa, a livelli di rischio più elevato corrispondono, in generale, rendimenti più consistenti. È bene sottolineare, inoltre, che, in caso di adesione alle forme pensionistiche complementari con modalità tacite, la nuova disciplina prevede che il TFR sia conferito nella linea di investimento a contenuto prudenziale, tale da garantire la restituzione del capitale e con una politica di investimento idonea a realizzare con?elevata probabilità? rendimenti che siano pari o superiori a quelli del TFR, in un orizzonte temporale pluriennale. PRESTAZIONI La funzione della previdenza complementare è quella di permettere al lavoratore di integrare, al momento del pensionamento, la pensione di base corrisposta dagli Enti di previdenza obbligatoria con le prestazioni pensionistiche aggiuntive. Dal 1º gennaio 2007, si ha diritto alla pensione complementare dopo aver maturato i requisiti di accesso alla pensione obbligatoria, con almeno cinque anni di iscrizione ad una forma di previdenza complementare. Agli iscritti ai fondi pensione è inoltre garantito il diritto di accesso ad alcune tipologie di prestazioni anche prima del pensionamento. Prima del pensionamento Anticipazione Trasferimento della Posizione Individuale Riscatto della Posizione Individuale Anticipazione In determinati casi la legge consente, in modo analogo a quanto avviene per il TFR lasciato presso il datore di lavoro, di usufruire di anticipazioni. La somma da anticipare è calcolata sulla posizione individuale maturata, formata dai versamenti effettuati e dai rendimenti realizzati fino a quel momento. Dal 1º gennaio 2007, l iscritto può ottenere l anticipazione della posizione individuale per: spese sanitarie conseguenti a gravissime condizioni relative a sé, al coniuge e ai figli (terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche), in qualsiasi momento della partecipazione alla forma pensionistica e fino al 75 per cento della posizione individuale maturata. Le somme oggetto di tale anticipazione

10 possono essere cedute, sequestrate o pignorate solo nei casi e nella misura previsti per la pensione obbligatoria; l acquisto e la ristrutturazione della prima casa di abitazione per sé e per i figli, dopo 8 anni di iscrizione al fondo e fino al 75 per cento della posizione maturata; ulteriori esigenze dell iscritto dopo 8 anni di iscrizione al fondo e fino al 30 per cento della posizione individuale maturata Per la maturazione degli otto anni di iscrizione sono considerati tutti i periodi di partecipazione alle forme pensionistiche complementari per i quali non si sia esercitato il riscatto. Anticipazioni: causali, tempi e importi richiedibili Tipologia Quando Importo Spese sanitarie Sempre Fino al 75% Acquisto ed interventi di ristrutturazione sulla prima casa di abitazione Dopo 8 anni Fino al 75% Ulteriori esigenze dell iscritto Dopo 8 anni Fino al 30% Trasferimento della Posizione Individuale Dal 1 gennaio 2007 l'iscritto può trasferire la posizione individuale ad altra forma pensionistica complementare: in caso di perdita dei requisiti di partecipazione (ad esempio per cambiamento di attività lavorativa): l iscritto che prima del pensionamento perde i requisiti di partecipazione alla forma pensionistica complementare può, in alternativa al riscatto, trasferire la posizione individuale maturata alla forma pensionistica complementare alla quale può accedere in base alla nuova attività lavorativa; per effetto di scelta volontaria: decorsi due anni di iscrizione ad una forma pensionistica complementare, l aderente può trasferire l intera posizione individuale presso un altra forma pensionistica complementare sia collettiva che individuale. In caso di trasferimento, il lavoratore ha diritto alla prosecuzione dei versamenti alla forma pensionistica prescelta sia del TFR sia dell eventuale contribuzione a carico del datore di lavoro, nei limiti e secondo le modalità stabiliti da contratti o accordi collettivi Riscatto della Posizione Individuale Dal 1º gennaio 2007 l aderente che prima del pensionamento perde i requisiti di partecipazione alla forma pensionistica complementare, in alternativa al trasferimento della posizione ad un altra forma pensionistica complementare, può chiedere, sotto determinate condizioni, il riscatto della posizione, vale a dire la restituzione della posizione individuale accumulata; mantenere la posizione individuale accantonata presso il fondo, anche in assenza di contribuzione.

11 Il riscatto può essere parziale o totale e può essere chiesto nei seguenti casi e misure il 50% della posizione maturata (riscatto parziale) nel caso in cui il periodo di disoccupazione conseguente alla cessazione dell attività lavorativa sia compreso tra 12 e 48 mesi o in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria; il 100% della posizione maturata (riscatto totale) nel caso in cui il periodo di disoccupazione conseguente alla cessazione dell attività lavorativa sia superiore a 48 mesi o nel caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo. In caso di perdita dei requisiti di partecipazione, le forme pensionistiche complementari collettive (fondi pensione negoziali e fondi pensione aperti ad adesione collettiva) possono inoltre prevedere la possibilità di riscattare la posizione maturata in linea con le causali di perdita dei requisiti di partecipazione sin qui ammesse negli statuti e regolamenti, anche sulla base delle previsioni della contrattazione collettiva. Tuttavia il riscatto immediato per perdita dei requisiti di partecipazione viene tassato in misura più sfavorevole (23%) rispetto a quanto previsto negli altri casi di legge. Nell ipotesi di decesso dell aderente in costanza di attività lavorativa (cioè, prima del pensionamento), l intera posizione maturata è riscattata dagli eredi o in mancanza di questi, dai beneficiari indicati dall iscritto. In mancanza di tali soggetti, la posizione viene assorbita dal fondo o, se si tratta di forme pensionistiche individuali, è devoluta a finalità sociali secondo modalità stabilite con Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Riscatto: causali e importi Tipologia Importo stato di invalidità permanente che comporti inidoneità assoluta all attività lavorativa 100% cessazione dell attività lavorativa con conseguente inoccupazione > 48 mesi 100% morte dell iscritto prima che maturi il diritto alla prestazione pensionistica 100% perdita dei requisiti di partecipazione (tassazione meno favorevole) 100% cessazione dell attività di lavoro con conseguente inoccupazione > 12 e < 48 mesi 50% procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria 50% Al pensionamento Al pensionamento? Rendita La rendita rappresenta la prestazione normale delle forme di previdenza complementare. Infatti, la legge impone che almeno il 50% del montante maturato sia erogato in forma di rendita. L aderente che opta, in tutto o in parte, per la rendita ha solitamente diverse opzioni a sua disposizione: potrà optare per una rendita vitalizia immediata, o per una rendita che preveda la reversibilità su un altro soggetto o ancora per una tipologia di rendita che assicura la certezza del pagamento delle rate per un determinato numero di anni a prescindere dall esistenza in vita del beneficiario. Ai fini della determinazione dell anzianità di iscrizione necessaria per ottenere le prestazioni, sono considerati utili tutti i periodi di partecipazione alle forme pensionistiche complementari maturati dall aderente senza che lo stesso abbia esercitato il riscatto. Le prestazioni pensionistiche in rendita possono essere cedute, sequestrate e pignorate solo nei casi e nella misura previsti per la pensione obbligatoria. Al pensionamento? Capitale

12 Il lavoratore ha diritto a richiedere fino al 50% del montante maturato in capitale; l iscritto può scegliere di ricevere l intera prestazione in capitale se al momento del pensionamento, convertendo in rendita il 70% del montante finale, l importo della pensione complementare risulta inferiore alla metà dell assegno sociale INPS (attualmente pari a Euro 381,72 mensili). Gli aderenti ai fondi pensione da data antecedente al 29/04/1993 possono ricevere l intera prestazione in capitale, a prescindere dalla misura dell eventuale rendita; in tal caso, la prestazione in capitale viene tassata in misura più sfavorevole rispetto a quanto previsto negli altri casi, applicando le vecchie regole fiscali all intera prestazione. Ai fini della determinazione dell anzianità di iscrizione necessaria per ottenere le prestazioni, sono considerati utili tutti i periodi di partecipazione alle forme pensionistiche complementari maturati dall aderente senza che lo stesso abbia esercitato il riscatto. La prestazione in capitale può essere ceduta, sequestrata e pignorata solo nei casi e nella misura previsti per la pensione obbligatoria. Fiscalità La disciplina fiscale della previdenza complementare delinea un sistema articolato nelle tre fasi di accumulazione, investimento ed erogazione. Questo modello è conosciuto come schema?ett? (ESENZIONE, TASSAZIONE, TASSAZIONE) e distingue tra la disciplina: dei contributi; dei rendimenti; delle prestazioni. Secondo lo schema?ett? all esenzione dei contributi (entro determinati limiti di deducibilità) si accompagna la tassazione dei rendimenti prodotti nella fase di accumulo e la tassazione delle prestazioni erogate (al netto della quota corrispondente ai rendimenti già tassati e al netto dei contributi non dedotti). Al fine di favorire l adesione alle forme di previdenza complementare, la nuova disciplina entrata in vigore dal 1º gennaio 2007 prevede importanti agevolazioni fiscali. Regime fiscale dei contributi I contributi versati alle forme di previdenza complementare, escluso il TFR, sono interamente deducibili dal reddito complessivo Irpef fino ad un massimo di Euro 5.164,67 all anno. Ciò determina un risparmio in termini di minori imposte pagate pari all aliquota fiscale più elevata applicata al reddito complessivo del lavoratore. Ad esempio, ipotizzando che per un lavoratore che versa alla previdenza complementare contributi pari a 500 Euro l aliquota Irpef più alta sia del 28% (aliquota marginale Irpef, aumentata delle addizionali comunali e regionali), il costo effettivo sostenuto dal lavoratore sarà pari a 360 Euro, con un risparmio fiscale pari a 140 Euro. Ai fini dell applicazione del limite massimo di deducibilità devono essere conteggiati anche gli eventuali contributi a carico del datore di lavoro, nonché i contributi versati a favore dei soggetti fiscalmente a carico. Ai fini del calcolo delle somme deducibili non si computano le quote di TFR (trasferito dal datore di lavoro alla forma pensionistica complementare) che comunque sono esenti da imposta al momento del versamento alla forma pensionistica complementare. I contributi dedotti e le quote di TFR sono soggette ad una tassazione particolarmente agevolata nel momento in cui vengono erogati sotto forma di prestazione, anticipazione o riscatto da parte della forma pensionistica complementare. Regime fiscale delle prestazioni (Applicabile alla parte di prestazione corrispondente ai montanti accumulati dopo il 1º gennaio 2007) Le prestazioni pensionistiche erogate in forma di capitale e rendita costituiscono reddito imponibile solo per la parte che non è già stata assoggettata a tassazione durante la fase di accumulo (sono esclusi

13 dunque i contribuiti non dedotti e i rendimenti già tassati). La parte imponibile delle prestazioni pensionistiche in qualsiasi forma erogata è soggetta ad una ritenuta alla fonte a titolo di imposta (c.d. ritenuta secca che non comporta ulteriori applicazioni di imposte) nella misura del 15%, che si riduce di 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo. La misura massima della riduzione è pari al 6% per cui, in ogni caso, dopo 35 anni di partecipazione alla forma pensionistica complementare si applica l aliquota del 9% (come risulta dalla tabella seguente). Tali aliquote sono particolarmente favorevoli se confrontate con quelle ordinarie nonché con quelle previste per il TFR lasciato in azienda. Il TFR infatti è tassato, in linea generale, con l applicazione dell aliquota media di tassazione del lavoratore. Attualmente l aliquota applicata al TFR lasciato in azienda non potrà essere inferiore a 23%. Le eventuali rivalutazioni finanziarie delle rendite sono soggette ad una ritenuta alla fonte a titolo di imposta nella misura fissa del 12,5%. Anche le somme percepite a titolo di anticipazione e riscatto sono tassate unicamente per la parte già dedotta dal reddito. Le anticipazioni percepite per sostenere spese sanitarie e le somme percepite a titolo di riscatto in caso di inoccupazione (per un periodo di almeno 12 mesi), mobilità, cassa integrazione guadagni, invalidità permanente (che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo) e decesso, sono soggette ad una ritenuta alla fonte a titolo di imposta nella misura del 15%, che si riduce di 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo. La misura massima della riduzione è pari al 6% per cui, in ogni caso, dopo 35 anni di partecipazione si applica l aliquota del 9%. Le anticipazioni percepite per altri motivi (acquisto e ristrutturazione della prima casa, per altre esigenze del lavoratore), nonché i riscatti per cause diverse da quelle sopra descritte (nei limiti in cui sono consentiti dagli statuti e dai regolamenti sono invece soggette ad una ritenuta alla fonte a titolo di imposta nella misura fissa del 23%. In tutti i casi, nella determinazione dell anzianità necessaria per usufruire della riduzione percentuale dello 0,30%, si terrà conto di tutti gli anni di partecipazione alle forme di previdenza complementare che non siano stati riscattati.la tabella che segue riporta le aliquote fiscali cui sono soggette le diverse prestazioni accessibili agli iscritti a previdenza complementare. Imposizione sostitutiva per tipologia di prestazione Tipologia prestazione Prestazioni pensionistiche in rendita Prestazioni pensionistiche in capitale Anticipazioni per spese sanitarie Riscatti (parziali o totali) previsti dalla legge Riscatti per premorienza Anticipazioni per acquisto/ristrutturazione prima casa Riscatti atipici (altri riscatti da perdita dei requisiti) Imposizione sostitutiva 15% nei primi 15 anni e -0,3% per ogni anno successivo, fino al 9% 23% Regime fiscale dei rendimenti I rendimenti, vale a dire gli incrementi positivi conseguiti a seguito della gestione finanziaria delle risorse, sono soggetti all imposta sostitutiva dell 11%. Tale aliquota è più bassa rispetto a quella applicata sui rendimenti realizzati da altre forme di investimento.

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