Crisi come opportunità Flessibilità come condizione Verso un osservatorio permanente delle tendenze nel settore dell abitare.

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1 Crisi come opportunità Flessibilità come condizione Verso un osservatorio permanente delle tendenze nel settore dell abitare Settembre 2009

2 Crisi come opportunità Flessibilità come condizione Verso un osservatorio permanente delle tendenze nel settore dell abitare Sommario Introduzione, modello di ricerca e obiettivi Parte prima: I Grandi Cambiamenti strutturali (..di quale Italia stiamo parlando) 1. Il sistema economico di fronte alla crisi 2. Il territorio e le reti dello sviluppo 2.1 Il Mezzogiorno 3. Ricerca e processi formativi Parte seconda Le Grandi tendenze generali (.. di quali italiani stiamo parlando) 4. Il sistema dei consumi di fronte alla crisi 5. Immigrazione e nuovi italiani 6. Il quadro demografico 6.1 Il crescente ruolo della donna 7. Casa e abitazione 8. Comunicazione e media Parte terza Vendere oggi (le dinamiche della flessibilità) 9. Flessibilità e cambiamento 10. Il marketing oltre il marketing: Branding, Retailing, Designing 11. Integrazioni e nuove aggregazioni: i modelli dinamici della flessibilità 12. Il Negozio flessibile Cosa significa metter su casa Vendere tutto l anno Ridare dignità alla convenienza Conclusioni - le dinamiche della fiducia Allegati a. Ricerca etimologica:il concetto del metter su casa b. Ipertesto demoskopico: l albero dei consumatori c. L estetica degli affetti: Verso una nuova antropologia dei consumi

3 Introduzione, modello di ricerca e obiettivi La tesi che intendiamo sostenere in questa ricerca è che di fronte alla crisi in atto possiamo (e forse dobbiamo) porci nelle condizioni degli antichi navigatori che non si facevano intimorire dall hic sunt leones delle carte geografiche esistenti, ma forti di coraggio e di curiosità provavano ad andare oltre, costruendo nuove e più consone mappe. Operando in questo modo, cercheremo di individuare tutte le possibili opportunità in gioco. Si tratta cioè di utilizzare un modello di ricerca che abbia la capacità non solo di analizzare il settore in sé, bensì di collocarlo all interno di un sistema più vasto, andando a ricercare tutte quelle tendenze che, se ben osservate e ponderate, possono alimentare percorsi di differenziazione e di sviluppo. Uscire dal settore per conoscerlo meglio, potrebbe essere uno dei titoli del nostro lavoro. Il nostro settore infatti appare come l intero universo per tutti noi che lo viviamo dall interno, ma cos è nella realtà economica generale? Cosa rappresenta in termini numerici e antropologici? Come si collega e perché ad altri più importanti settori? II settore indagato in questa ricerca non è tra i più importanti e rappresentativi per l economia del nostro Paese, ma rientra nel più ampio capitolo di spesa degli italiani e ad esso è intimamente collegato. Stiamo parlando infatti di un settore che, in termini di consumo vale meno dell 1% del totale (ca milioni di euro nel 2008, su un totale di ca milioni di euro), ma che rientra nel capitolo di spesa relativo all ABITAZIONE che è il più importante in assoluto rispetto ai consumi totali (28.6%, con milioni di euro nel 2008). Siamo partiti da questo dato perché rappresenta, nella sua sintesi brutale, tutta l articolata dinamica e di appartenenza, in modo da consentire una visione puntuale rispetto a tutti gli elementi che interagiscono sia dall alto (i valori macroeconimici) sia dal basso (i valori antropologici). Inoltre, operando in questa maniera, riusciremo a dare un senso tangibile (e quindi direttamente utilizzabile) a tutte le interconnessioni esistenti rispetto alla filiera, fino ad indicare scenari propositivi che permettano di guardare alla crisi non solo come ad una contingenza negativa assoluta, ma anche come opportunità per nuove prospettive di cambiamento. I fattori di crisi, come ci riferisce il Censis, nel suo spesso inascoltato rapporto annuale, sono sostanzialmente tre: la fragilità della nostra struttura socio-culturale; la paura; l implosione finanziaria internazionale. Rispetto a questi fattori, stiamo reagendo in due modi:

4 attraverso una tendenza alla rimozione, posizionando la crisi economica all interno del catalogo delle tante altre paure con le quali stiamo dando ad intendere di riuscire a convivere nell indifferenza attraverso una tendenza alla derubricazione, posizionando la crisi all interno di un fondamentale percepito dell attività economica che è rappresentato dalla visione per bolle (dopo quella della new economy, quella della finanza immobiliare, quella del petrolio e quella delle materie prime, ora abbiamo quella finanziaria; sono passate le altre, passerà anche questa) A giustificazione di questo modo di vedere abbiamo portato (e lo stiamo ancora portando) una serie di rassicurazioni delle quali ci stiamo compiacendo, rivalutando uno strano spirito nazionale finora mai molto coltivato. Cosa diciamo in sostanza? Diciamo che il nostro sistema economico può resistere alla crisi perché è basato sui primati: dell economia reale dell attività manifatturiera della piccola e media impresa (in Italia sono più di 5 milioni gli imprenditori) del familismo economico dei distretti produttivi delle banche locali Ma forse, anche quando alziamo i toni per affermare questi primati, si intravede sottotraccia una sorta di speriamo che io me la cavo basato su altri elementi e su altre convinzioni che di economico possiedono pochissimo. La domanda che ci dobbiamo fare, soprattutto in un ambito di ricerca come il nostro, è però un altra: e se questi primati non bastassero, a quali rischi andremmo incontro? Non è saggio quindi lasciar cadere la sfida che la crisi ci sta proponendo, non è saggio e forse nemmeno utile perché stiamo entrando in una metamorfosi profonda. Stanno mutando tante cose in Italia (lo vedremo nei primi due capitoli dedicati ai Grandi cambiamenti strutturali e alle Grandi tendenze generali ) e sarebbe sciocco non conoscerle perché questi mutamenti comportano diverse antropologie che, a loro volta, generano stili e comportamenti di acquisto differenti. Nel nostro specifico caso poi, affrontando un tema così sensibile come è quello dell abitazione, ci troveremo subito a confronto con il cambiamento in atto. Si tratta di un cambiamento strutturale che viene da lontano e che la crisi di oggi sta solo accelerando. Un cambiamento che andrà affrontato più per

5 via INNOVATIVA che per via ADATTATIVA (come cercheremo di dimostrare) e rispetto alle quali si impone un modello di FLESSIBILITA. Ciò che ci sentiamo di dire già in sede di introduzione è che: sarà molto difficile pensare di utilizzare gli strumenti operativi del passato (su tutti, quelli del marketing, per esempio), ma occorrerà un salto qualitativo (innovativo) molto forte nella direzione di nuovi strumenti orientati alla capacità di misurare in modo dinamico la realtà (commerciale, distributiva, produttiva). Questo salto di qualità riguarderà principalmente il superamento dei tradizionali punti di vista perché non è osservando ad ogni minuto il filo d erba che cresce, che riusciremo a cogliere la sua crescita. Superare i punti di vista tradizionali è il principale obiettivo della ricerca. Per realizzarlo forniremo dati e riflessioni, motivazioni e argomentazioni secondo un modello che tendenzialmente ci metterà sempre nella posizione: dalla parte dei consumatori, perché riteniamo che solo operando in questo modo riusciremo ad offrire un immagine della crisi più aderente alla realtà, che è certamente ancora in movimento, ma che sta configurando una vera e propria METAMORFOSI strutturale. Mettersi dalla parte dei consumatori significherà analizzare la filiera del nostro settore in modo da mettere in evidenza tutti i legami esistenti tra l ampio capitolo di spesa per l ABITAZIONE e i comportamenti di consumo relativi. Operando in questo modo saremo in grado di segnalare, oltre alle dinamiche che stanno alimentando i cambiamenti strutturali, anche gli scenari innovativi possibili all interno delle domande, con ricadute molto interessanti sul piano distributivo. Le fonti che abbiamo utilizzato sono diverse: ISTAT e Rapporto Censis; Ufficio Studi Confcommercio; Ufficio Studi Fondazione Fiera Milano, oltre naturalmente al nostro archivio di ricerca e CASASTILE-IL SOLE24 ORE per il retail nel mondo. Il lavoro è strutturato in tre parti: I II I grandi cambiamenti strutturali In questa parte cercheremo di fornire un quadro generale di riferimento, che potremmo definire: di quale Italia stiamo parlando. Le grandi tendenze generali

6 In questa parte analizzeremo le dinamiche dei consumi e tutti gli elementi relativi al settore di indagine, che potremmo definire: di quali italiani stiamo parlando. III Vendere oggi In questa terza parte proveremo ad illustrare alcuni scenari di prospettiva fornendo possibili soluzioni innovative, che potremmo definire: le dinamiche della flessibilità. // L indagine fornirà elementi di riflessione e indicazioni strategiche ed operative a tutta la filiera, ma avrà soprattutto il merito di aver fornito una puntuale declinazione del concetto di FLESSIBILITA, non più e non solo fotografata nella sua dimensione valoriale ( essere flessibili giova ), ma anche nella sua dimensione dinamica ed operativa ( essere flessibili si può ). In questo lungo e insidioso lavoro di indagine abbiamo potuto fornire indicazioni concrete soprattutto nei confronti della distribuzione, grazie al contributo importante di aziende e associazioni che, comprendendo l alto valore della posta in gioco hanno saputo mettere in campo capacità e servizi innovativi. Ringraziamenti I nostri ringraziamenti vanno a Fondazione Fiera Milano, Fiera Milano, Macef, Art-Arti della Tavola e del Regalo, Federfiori, Assintel, Chic Charming Italian Chef e alle aziende Oikos, Io Inventing New Directions, Casastile - Il Sole 24 Ore Business Media, Webmobili, Esprinet, Agos, Eurostands, Matrimoni d Autore, A.Bennati & C., perché grazie al loro contributo è stato possibile allestire una mostra, nella quale abbiamo provato a mettere in scena il NEGOZIO FLESSIBILE, un modo per passare ai fatti e per attraversare il mare che divide il dire dal fare. Un mare attraversato utilizzando nuove mappe di navigazione, coerenti con il modello di flessibilità e portatrici di innovazione e di opportunità.

7 Parte Prima I GRANDI CAMBIAMENTI STRUTTURALI ( di quale Italia stiamo parlando)

8 1. Il sistema economico di fronte alla crisi Secondo molti osservatori e in particolare il Censis la crisi finanziaria rimette inesorabilmente alla prova la struttura economica e produttiva italiana, dando spazio a percorsi originali di crescita in cui difficoltà e debolezze strutturali possono diventare elementi di difesa dal grande crack finanziario. In altre parole, il nostro Paese reggerà più di altre economie industriali del mondo proprio per effetto della sua caratteristica principale che è l aciclicità. Quattro sono gli elementi che emergono: 1. Il primo è che l industria manifatturiera si mantiene su livelli elevati e l industria tradizionale tecnologicamente più avanzata non si è fermata. Insieme rappresentano un solido pilastro dell economia nazionale. Alcuni dati: il settore rappresenta il 21% del valore aggiunto complessivo contro ad esempio il 16.6% nel Regno Unito e il 14.1% in Francia l Italia registra 8.8 imprese manifatturiere per abitanti e questo risulta essere il tasso più elevato di tutta l area EURO (il doppio rispetto alla Francia e il quadruplo rispetto al Regno Unito) fino al 2008 il settore ha dimostrato tassi di crescita all export 2. Il secondo è che a fronte di un ciclo economico meno intenso del passato si è assistito ad un forte lavoro di riposizionamento e di rimescolamento, attestato sia dall apertura di nuove attività all Estero (6.000 aziende italiane) sia dall allargamento della gamma produttiva e dei servizi. 3. Il terzo è la riconferma di un modello di crescita che si può definire a CERCHI CONCENTRICI ovvero un modello spinto in avanti da un nucleo ristretto di aziende di media (o addirittura piccola) dimensione capace di trainare una molteplicità di microstrutture. In pratica, si tratta della versione più moderna del concetto di distretto territoriale, ma con una vocazione prevalente verso la ricerca di nuove aree di mercato. 4. Infine, il quarto elemento è il rapporto col sistema bancario che, con tutte le sue turbolenze, rimane molto più stabile in Italia rispetto ai principali paesi competitor. Il quadro complessivo, soprattutto se proiettato al futuro prossimo, ci sta dicendo che ci aspetta un periodo di forte tensione e di bassa crescita, ma

9 con caratteristiche positive tutte italiane che potranno aiutare non solo ad uscire dalla crisi senza troppi danni, ma addirittura a disegnare un nuovo assetto economico. Il nostro patrimonio di imprese, di reti e di saper fare consente di immaginare un ritorno al territorio, attraverso un intensa e rinnovata azione di accompagnamento dell impresa da parte del sistema bancario, soprattutto teso a valorizzare le produzioni e le specificità di eccellenze. Sarebbe solo un primo passo, ma molto significativo perché consentirebbe di guardare al futuro con maggiore ottimismo. Ma procediamo con ordine, e incominciamo col dire che i cambiamenti e le riorganizzazioni del settore economico non sono iniziati a partire dalla crisi, ma erano già in atto e la crisi non fa che accelerarli. Tra il 2000 e il 2006 abbiamo registrato cambiamenti significativi sia nel segno dell innovazione, sia in quello dell internazionalizzazione. Cambiamenti che hanno riguardato global player, ma anche (a cascata) medie e piccole imprese, con operazioni di acquisizione e di fusione sul mercato nazionale e su quello internazionale. Nello stesso periodo sono emerse imprese manifatturiere che sono cresciute piuttosto velocemente grazie ad azioni miste di posizionamento, innovazione e rafforzamento del servizio. Si consideri comunque che nonostante i segnali di crisi, il fatturato dell industria nel 2008 (pur in flessione) ha messo a segno un risultato positivo (+2.6% sul 2007). Più in generale, si rileva che il profilo innovativo non riguarda più solo la tecnologia impiegata e la cura nei confronti del prodotto, ma tende a comprendere: NUOVE MODALITA FORME DI CONTAMINAZIONE FORME RINNOVATE DI ASCOLTO che fanno intravedere nuove di organizzazione (dei consumatori e filiere di mercato del servizio e del delle loro nuove post vendita esigenze) Sempre in termini generali, negli ultimi due anni, ha seguito due direzioni strategiche di riposizionamento a livello globale: a- un export molto accentuato verso l oriente e il sud del mondo b- un estensione del tradizionale Made in Italy verso settori diversi (secondo una logica che include l Italian Style) Alcuni dati significativi confermano la bontà delle due scelte realizzate. Ad esempio la Federazione Russa ha aumentato la richiesta di prodotti italiani doc del +48.2%, l India del +61.6% e con valori non dissimili lo stesso si è riscontrato in Cina, in Brasile,

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11 2. Il territorio e le reti dello sviluppo Impostando la fase , l Unione Europea allargata, ha chiesto a tutti i paesi membri di stilare un Quadro Strategico Nazionale (QSN) nel tentativo di rafforzare la logica strategica della programmazione. Il documento è fondamentale ai fini di una manovra di promozione e di incentivo, ma soprattutto per rendere più efficaci gli eventuali interventi a sostegno. I temi caldi sono CRESCITA e OCCUPAZIONE e l Unione Europea indica alcune aree strategiche prioritarie: ricerca e sviluppo tecnologico innovazione imprenditorialità informazione energia e fonti rinnovabili protezione ambientale Parallelamente, e sempre all interno di questo grande piano strategico, la Commissione Europea ha più volte ribadito la fondamentale importanza dello sviluppo delle città e delle aree metropolitane, tant è vero che nel nuovo ciclo di programmazione la dimensione urbana sarà integrata nei programmi operativi proposti dagli Stati Membri. E l Italia? La sensazione generale è che i temi territoriali in Italia siano rimasti a margine presentati quasi come un capitolo a parte. Il motivo è forse da ricercarsi nel fatto che il nostro territorio non appare compatto, bensì eterogeneo. Secondo il Censis, il territorio italiano è infatti suddivisibile in Cinque Cluster Analysis molto diversi tra loro e caratterizzati dalle province. La mappa che ne deriva permette di suddividere così le province italiane: 1. province della DENSITA AFFLUENTE DEL CENTRO NORD 2. province della SOLIDITA INDUSTRIALE 3. province dell ITALIA MEDIANA 4. province del MEZZOGIORNO IN TRANSIZIONE 5. province della RAREFAZIONE e della DIPENDENZA

12 I principali elementi utilizzati per definire i Cluster sono stati due: la vitalità socio-economico l autonomia finanziaria

13 i quali insieme disegnano il seguente posizionamento Ma vediamo ora sinteticamente le caratteristiche delle cinque aree identificate. 1. Province della DENSITA AFFLUENTE del Centro Nord Sono 17 e ci vivono ca. 17 milioni di italiani (28.3% della popolazione). L area è caratterizzata dalla presenza di comuni di rango metropolitano che riescono ad attivare una serie di comportamenti capaci di generare più possibilità in molti campi. Le province di quest area sono geograficamente contenute nelle punte settentrionali dell Italia, più Firenze, Pisa, Livorno, Roma e Pescara. L area si colloca nel quadrante in alto a destra caratterizzato da un alto tasso di vitalità, da un valore medio di autonomia, ecc.. E dotato di una forte densità abitativa, da più persone scolarizzate, più laureati, da livelli elevati nei consumi culturali e turistici, da una popolazione ricca ma più anziana e da maggiore criminalità. 2. Province della SOLIDITA INDUSTRIALE Sono 19 e ci vivono ca. 11 milioni di italiani (19.5% della popolazione). E il gruppo che rappresenta il cuore produttivo del paese e si estende nella fascia pedemontana lombarda (Varese, Como, Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova), fino alle province venete, con prolungamenti in

14 Emilia Romagna e con l aggiunta delle province industriali di Prato, Ancona e Teramo. E caratterizzata dalla rilevante presenza del settore manifatturiero (meno nel settore commercio e servizi) e da vivacità socio-economica caratterizzata, a sua volta, da un alta densità, grande ricambio demografico, incremento dei residenti, forte presenza di stranieri, bassi indici di vecchiaia e di dipendenza. 3. Province dell ITALIA MEDIANA Sono 30 e ci vivono ca. 9 milioni di persone (15.5% della popolazione). Il gruppo è denominato mediano perché al suo interno sono collocate province caratterizzate da bilanci e da performance economiche sempre o poco superiori o poco inferiori rispetto alle medie nazionali. Stiamo parlando delle province piemontesi (escluso Torino), le province dell arco alpino (Sondrio, Belluno, Pordenone, Gorizia, Udine) e di tutta l Italia Centrale (Toscana, Umbria, Lazio, gran parte delle province marchigiane e abruzzesi). Sono caratterizzate da discreta vivacità e dinamica socio-economica, livelli bassi di densità, forte processo di invecchiamento (anche se grazie agli immigrati si sta tornando in controtendenza), discreta dotazione di servizi, di fruizione del prodotto culturale e del tempo libero, basso sviluppo imprenditoriale (anche se il tasso di occupazione si mantiene alto). 4. Province del MEZZOGIORNO IN TRANSIZIONE Sono 18, con 15,4 milioni di abitanti (26.2% della popolazione). Tranne Frosinone e Latina, sono tutte al Sud e comprendono la Campania, la Puglia, Cosenza e tutta la Sardegna (escluso Oristano). L area è caratterizzata da sviluppo socio-economico basso, densità abitativa forte, bassa scolarizzazione, elevato tasso di disoccupazione (specie giovanile), basso valore aggiunto pro-capite, elevata quota giovanile, basso indice di vecchiaia, sviluppo imprenditoriale molto elevato. E la parte più dinamica di tutto il Mezzogiorno d Italia. 5. Province della RAREFAZIONE e della DIPENDENZA Sono 16, con ca. 5 milioni di abitanti (8.6% della popolazione). E il Sud del Sud Italia e comprende le province del Molise, Benevento, Avellino, le province della Basilicata, tutta la Calabria, buona parte della Sicilia e la provincia di Oristano. L area è caratterizzata da un basso livello di sviluppo socio-economico, finanza locale dipendente da Regione e Stato Centrale, basso tasso di attività, elevato tasso di disoccupazione, basso livello di scolarizzazione, ridotta ricchezza, agricoltura, valore basso delle esportazioni, staticità del mercato immobiliare, bassi servizi, ridotti consumi culturali, scarsa crescita demografica, ridotto ricambio generazionale e rigidità strutturale.

15 Le cinque aree individuate dal Censis confermano un trend iniziato molti anni fa, una sostanziale differenza tra un area e l altra (come se passassimo da un paese ad un altro e non da una zona all altra dello stesso paese) e una struttura socio-economico molto più articolata rispetto alle tradizionali suddivisioni demoskopiche. Vedremo più avanti le ricadute possibili in termini di modelli commerciali operativi, mentre ora desideriamo offrire ulteriori dati che riteniamo di grande interesse proprio per il settore ABITAZIONE (e di conseguenza per il nostro specifico settore). Si parla moltissimo di immigrazione dai paesi extracomunitari e pochissimo della migrazione interna che ha letteralmente modificato il layout del nostro territorio, come le immagini satellitari dimostrano senza ombra di dubbio. Negli ultimi 15 anni c è stata una vera e propria migrazione interna che ha comportato: - una diminuzione pari al 4.2% della popolazione residente in città - un incremento pari al 10.0% nella prima cintura - un incremento pari al 14.0% nella seconda cintura Questa migrazione interna interessa molti aspetti della vita economica italiana, ma anche (e forse di più) gli aspetti della realtà antropologica perché si sta disegnando non solo un nuovo profilo geografico di marketing, ma vere e proprie diverse tipologie di consumo. In Italia dunque si stanno strutturando grandi NOVITA TERRITORIALI con ricadute forti sul piano sociale, sul piano distributivo e su quello economico propriamente detti. Attraverso meccanismi di saldatura sul territorio nazionale accanto ad alcune aree metropolitane si alternano lunghe dorsali più o meno

16 urbanizzate e grandi agglomerati che coprono vaste superfici che finiscono per inglobare centri di media dimensione dotati di un loro autonomo sistema territoriale. Si tratta di un fenomeno che riguarda: il 17% della superficie italiana il 61% della popolazione il 63% delle attività produttive e del territorio il 71% del terziario avanzato e dunque di un fenomeno molto importante. Questa situazione non proviene ovviamente dalla crisi in atto, ma da molto più lontano, e configura un bisogno decisamente sottovalutato: il bisogno dell adeguamento dei modelli operativi sia in sede di previsione, sia in sede di controllo. Per capire l importanza di questo bisogno basti pensare che molte aziende italiane manifatturiere continuano a presidiare il territorio attraverso reti che fanno riferimento alle province e a definire la loro attività di marketing facendo riferimento ai dati demoskopici tradizionali, quando tutto è profondamente mutato. 2.1 Il mezzogiorno Merita un focus particolare il nostro Mezzogiorno perché continua ad essere un problema irrisolto. L Italia è infatti gravata dal peso di marcate differenze tra Nord e Sud. Non è la sola nazione ad avere una situazione simile, anche la Germania e la Spagna per certi aspetti soffrono dello stesso problema, ma da noi non si riesce a fare sistema.

17 I dati delle tavole seguenti sono chiarissimi e non necessitano di ulteriori commenti. Resta da dire che la realizzazione del federalismo fiscale potrebbe essere lo strumento più adatto per provare a realizzare un significativo cambiamento.

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19 3. Ricerca e processi formativi Un capitolo ancora dolente è quello relativo alla RICERCA sia in ambito pubblico che privato. Il nostro Paese è privo di una rete in grado di nutrire, mantenere e sostenere la ricerca. Non lo fa, né seguendo il modello americano (in base al quale le aziende private stesse fanno ricerca per lo sviluppo), né seguendo i modelli di Finlandia e Germania (dove le piccole imprese chiedono ricerca e la realizzano attraverso consorzi e progetti di collaborazione). Tra le 500 imprese europee che investono di più in ricerca: 149 sono nel Regno Unito 100 sono in Germania 66 sono in Francia 44 sono in Svezia e solo 17 in Italia E pensare che l Italia è al 7 posto al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche ed è anche al 7 posto al mondo per numero di citazioni delle stesse pubblicazioni da parte dei ricercatori. La mancanza in ricerca è molto più grave se pensiamo all innovazione come elemento portante dell uscita dalla crisi per un nuovo sviluppo: come si può fare innovazione senza ricerca? Una delle cause di tale mancanza risiede nell arretratezza del sistema industriale, ma certamente anche l incapacità di creare politiche di sostegno ha una sua grande responsabilità. Non è quindi per caso che solo 1/3 delle imprese italiane stiano innovando in modo sostanziale e visibile. La lettura delle trasformazioni del tessuto produttivo ci dice che: solo una minoranza ha attivato percorsi di innovazione articolati forse, proprio per questo, occorre ripensare agli strumenti di incentivazione delle attività di ricerca e sviluppo Ma su questo tema l Italia continua a far registrare un cronico ritardo: la spesa nelle attività di sperimentazione ammonta allo 0.5% del PIL (peggio di noi solo Portogallo e Grecia) gli addetti interni e dedicati sono pari allo 0.38% di tutti gli occupati (contro una media europea dello 0.62%) Questi pochi dati ci fanno comprendere come l approccio alla innovazione sia ancora poco incisivo e dunque poco adatto ad affrontare le sfide che le imprese italiane si stanno trovando di fronte.

20 In generale possiamo affermare che l Italia è pervasa da energie vitali molto valide, molto capaci (a volte addirittura di eccellenza), ma anche molto isolate, non sostenute e spesso costrette ad emigrare in altri paesi. // Strettamente connesso alla ricerca, è il sistema scolastico e della formazione. La situazione generale è caratterizzata da una ormai conclamata crisi di sistema, alla quale certo non può far bene la politica di rigore e di taglio della spesa (i dati pongono di fatto l Italia all ultimo posto nella graduatoria europea) che, in assenza di un progetto educativo, rischia di aggravare ulteriormente. L Università è talmente tanto parcellizzata da non riuscire ad avere un respiro strategico e si avvia ad una vitale implosione : cresce la proliferazione dei corsi manca un sistema di valutazione certo e valido per tutti mancano i cosiddetti poli di eccellenza Il quadro è allarmante perché anche tutto il resto della filiera educativa (scuola secondaria e formazione) sembra in affanno, soprattutto alla luce delle linee adottate in sede europea che pongono la conoscenza e l apprendimento per tutti i cittadini come base per trasformare l economia europea in modo più competitivo e dinamico. Eppure sono più di le strutture che offrono servizi di orientamento, ma non esiste una sufficiente conoscenza da parte dei cittadini e così, come molto spesso ci accade, il tutto rimane nel libro delle buone intenzioni.

21 Significativi sono i dati della seguente tabella circa lo scenario della scuola tra 10 anni, secondo l atteggiamento prevalente tra i dirigenti scolastici. Sono sostanzialmente due i dati negativi che emergono: 1- la preoccupazione da parte della maggioranza dei Presidi degli atenei riguardo all organizzazione didattica (v. rischio di licealizzazione da parte degli studenti); 2- l immobilità degli studenti. Ossia, la maggior parte degli iscritti ad una università risiede nella stessa provincia nella quale ha sede la stessa università;

22 Interessante è anche quanto sta cambiando in termini di professionalità. Il concetto di professionalità sta sempre più andando verso quello di competenza (intesa come sommatoria di attributi di contenuto). Oggi la professionalità è un impegno di costruzione e di invenzione (che i singoli soggetti vivono come un elemento proprio e appartenente alla propria sfera personale). La professionalità tende quindi ad essere vissuta come investimento personale. i laureati del 2004 sono stati con % rispetto all anno precedente; il numero dei corsi universitari è cresciuto, con una crescita speciale anche per corsi particolari come: cucina, fotografia, cultura popolare, giardinaggio, sport estremo, enologia, manualità creativa i master universitari valgono 101 milioni di euro, in ambito scuola pubblica, e 87 milioni di euro, in ambito privato, con un costo medio per ogni studente che oscilla tra e euro; sono cresciute anche le iscrizioni all Università (dai 22 anni in su) anche con la motivazione di cercare un consolidamento del proprio sapere. All interno della questione studi e professionalità si segnala in forte aumento ciò che viene definito il talento femminile. Le donne studiano di più, con meno difficoltà e con risultati migliori dei loro coetanei maschi, tanto da costituire oggi una fetta preponderante, ancora non pienamente valorizzata, del nostro capitale intellettuale. Alcuni dati: le donne sono la maggioranza dei laureati (56.8% contro il 43.2%); provengono da studi liceali (74.6% contro il 61.1%); conseguono ottimi voti; hanno performance universitarie migliori: il 20.4% si laurea in corso (contro il 16.7%); il 33.6% consegue la massima votazione (contro il 23.2%); il 23% consegue la laurea con lode (contro il 16.5%) Ciò nonostante le donne sono più insoddisfatte a livello occupazionale, trovano maggiori difficoltà nella ricerca di un impiego, rimangono più spesso disoccupate (anche se si considera un campione basato su lauree forti come ingegneria, giurisprudenza ed economia). Nel mondo del lavoro (sempre facendo riferimento all universo laureate) le donne : hanno meno propensione al lavoro autonomo e a sviluppare forme imprenditoriali (gli imprenditori laureati sono il 9.3% mentre le imprenditrici sono il 3.9%); sono maggiormente presenti come dipendenti; sono maggiormente allocate attraverso contratti a progetto. Nel 2007, nonostante il profilo professionale alto, le donne laureate con il massimo dei voti costituiva il 32.9% del totale delle donne disoccupate. Rispetto all area università e formazione nonostante il contenitore sia stato rinnovato, permangono al suo interno forti asimmetrie tra l auspicato e il

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